Agrodolce lancia il restyling del sito a otto anni dall’apertura e dopo un anno di grande crescita: interfaccia rinnovata, User Experience migliorata ma la stessa qualità di contenuti di sempre.
Città più sicure, Stefano De Capitani (Municipia S.p.A.): “Gestione tecnologica strumento per le PA”
Oggi la sicurezza nelle città ha una portata molto più ampia e include ambiti inediti come la cybersecurity. Per Stefano De Capitani, Presidente di Municipia S.p.A., l’unica via per una gestione efficiente è affidarsi ai nuovi strumenti digitali.
Municipia S.p.A., Stefano De Capitani: “Fondamentale distinguere tra sicurezza reale e percepita”
I rischi per una città considerata poco sicura sono numerosi. Depauperamento della popolazione, chiusura delle attività produttive, minori investimenti. Con ovvie conseguenze sia per l’economia del territorio che per i bilanci comunali. Per affrontare un fenomeno complesso come la sicurezza urbana, le Amministrazioni necessitano di un approccio integrato di gestione tecnologica. A dirlo è Stefano De Capitani, esperto di digital innovation alla guida di Municipia S.p.A., società del Gruppo Engineering leader nella trasformazione digitale delle PA. Aumentare la sicurezza nelle città, spiega, non significa intervenire solo su ordine pubblico e decoro. La definizione oggi comprende anche la sicurezza stradale e quella sociale, alle quali si è recentemente aggiunta la cybersicurezza. Tre i nodi principali da sciogliere prima di agire, secondo il Presidente di Municipia S.p.A.: il primo, fondamentale, è capire se le città si trovano di fronte ad un problema di sicurezza reale o percepita e intervenire in tal senso. Il secondo nodo riguarda invece l’identificazione della percezione individuale, condizionata da numerosi fattori come ad esempio cronaca e media.
Municipia S.p.A., Stefano De Capitani: “Con tecnologia possibile integrare i dati. Attenzione anche ai bilanci”
Quando si parla di sicurezza urbana, continua Stefano De Capitani, è necessario tenere in considerazione anche un ulteriore aspetto, quello della sostenibilità economica: “Gli investimenti devono essere sì realizzati nell’immediato – afferma il Presidente di Municipia S.p.A. – ma anche supportati dalle idonee risorse nel medio-lungo termine senza far nascere disequilibri nei bilanci locali”. È evidente dunque che in tema di sicurezza le Amministrazioni non possono più limitarsi ad interventi puramente settoriali. Per quanto concreti, per risultare efficaci devono essere compresi in un sistema di gestione che solo il digitale oggi può offrire. Stefano De Capitani porta l’esempio dell’esperienza di Municipia S.p.A.: “La società lavora a fianco delle città in un crescendo di richieste di supporto alla progettazione, sviluppo e gestione di sistemi integrati delle tecnologie. Sistemi che analizzano le informazioni raccolte nei diversi comparti e che sono capaci, mediante il riscontro centralizzato con le banche dati dell’intero comparto urbano, di dare indicazioni agli amministratori e ai decisori territoriali su base reale nell’immediato e in ambito predittivo”.
Bilancio primi 9 mesi, Francesco Starace: “Enel conferma percorso di crescita industriale”
L’AD di Enel Francesco Starace ha confermato guidance e politica dei dividendi. A breve la presentazione del nuovo Piano Strategico.
Enel, Francesco Starace: "Rispetto al 2020 investimenti a +20%"
Durante i primi nove mesi del 2021 Enel registra un andamento positivo: il Gruppo guidato da Francesco Starace segna infatti un +17% sui ricavi, che passano a 57.914 milioni, mentre gli investimenti salgono del 20,4%, toccando quota 7.901 milioni. I risultati al 30 settembre sono stati approvati dal CdA lo scorso 4 novembre. Freno per l’Ebitda e l’utile netto ordinari, che calano rispettivamente a 12.631 milioni e 3.289 milioni: "La diminuzione – scrive Enel nel comunicato stampa ufficiale – è dovuta ad eventi non ricorrenti rilevati nei primi nove mesi del 2020, come la modifica dello sconto energia in Spagna e l’andamento sfavorevole dei cambi in America Latina". A compensare la flessione negativa ci ha pensato la crescita operativa registrata nel periodo nei Mercati Finali, in Enel Green Power e in Enel X: "Nei primi nove mesi del 2021 – ha commentato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Francesco Starace – abbiamo continuato il nostro percorso di crescita industriale, registrando un miglioramento della performance operativa in tutte le nostre linee di business".
Enel, Francesco Starace: "Ebitda e utile netto 2021, obiettivi confermati"
"Abbiamo incrementato gli investimenti di oltre il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – ha continuato l’AD di Enel – investimenti che ci permetteranno di supportare la crescita e cogliere le opportunità della ripresa in corso". Nei primi mesi dell’anno il Gruppo guidato da Francesco Starace si è reso protagonista anche di un record in tema di sostenibilità ambientale. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è infatti cresciuta del 35%, arrivando a coprire il 61% della generazione totale. Passi importanti verso l’obiettivo finale, ossia la decarbonizzazione completa entro il 2050. Tutte premesse che, spiega l’AD, confermano gli obiettivi finanziari su ebitda ordinario e utile netto ordinario contenuti nel recente Piano Strategico: "Confermiamo inoltre la politica dei dividendi – ha annunciato Francesco Starace – che vede un incremento di circa il 9% dell’acconto sul dividendo che sarà distribuito a gennaio 2022".
Marco Patuano (A2A): “Per la transizione serve dialogo costante tra istituzioni e comunità”
Per realizzare la transizione green aziende e istituzioni da sole non bastano, ha spiegato il Presidente Marco Patuano durante l’evento A2A “Svolte Giuste”. Per avere successo, è necessario coinvolgere giovani e comunità.
Marco Patuano (A2A): “Territori fondamentali per il cambiamento”
Il progetto “Svolte Giuste”, recentemente promosso da A2A, consta di una serie di incontri di ascolto e dialogo organizzati sui territori in cui la Life Company opera e incentrati sulle azioni da intraprendere per la transizione ecologica. I risultati del percorso sono stati illustrati a Milano durante l’evento finale dal titolo “Il punto di vista dei territori sul futuro della transizione ecologica in Italia”. Tra i presenti anche il Presidente di A2A Marco Patuano, che ha sottolineato l’importanza dell’ascolto degli stakeholder: “Completare la transizione ecologica è una priorità globale, ma si tratta di una sfida di fronte a cui aziende e istituzioni non possono ambire a farcela da sole”. I territori sono i protagonisti del cambiamento in atto e coinvolgerli significa poter realizzare una transizione “su misura”, ha spiegato il manager. Il dialogo tra istituzioni e comunità in questo senso si rivela fondamentale: “L’iniziativa deve partire dalle istituzioni – ha continuato Marco Patuano – ma le comunità devono essere parte di questa equazione perché quando portiamo le infrastrutture vicine alle comunità queste devono essere ascoltate fattivamente”.
Marco Patuano (A2A): “Territori fondamentali per il cambiamento”
Tra i temi affrontati all’appuntamento di Milano anche il ruolo della tecnologia, che il Presidente di A2A definisce come il “grande driver strategico” verso un mondo più sostenibile. “Non possiamo continuare ad usare le risorse del nostro pianeta nel modo in cui lo stiamo facendo ma, d’altra parte, non possiamo rinunciare a quello che è stato un percorso di crescita stupendo della nostra società – ha detto Marco Patuano – siamo un paese industriale e manifatturiero, non possiamo pensare di diventare altro, dobbiamo continuare a farlo ma con grande rispetto per il territorio”. Tra le azioni da intraprendere per una transizione equilibrata un maggiore coinvolgimento dei giovani, in particolare quelli appartenenti alla cosiddetta Generazione Z. Secondo i dati di “Svolte Giuste”, gli stakeholder non solo sono aperti alle innovazioni, ma risultano anche molto attenti ai diritti delle nuove generazioni: “La Generazione Z deve essere coinvolta di più, oggi i giovani parlano troppo poco, troppo raramente. A Milano abbiamo avuto nei giorni scorsi un momento di dialogo molto forte – conclude Marco Patuano – e questo ci deve far riflettere”.
18 mila scuole riaperte grazie a Italchimica
Azienda di origini padovane specializzata in detergenti e cosmesi, Italchimica ha concorso con i suoi prodotti a sanificare istituti scolastici, ospedali e altri ambienti di lavoro, rendendoli sicuri per un ritorno in presenza.
Alessandro Fioretto, AD di Italchimica: i nostri prodotti hanno permesso ai ragazzi di tornare a scuola in sicurezza
L’azienda padovana ha fornito prodotti per la pulizia e la sanificazione a tantissime scuole, contribuendo di fatto al rientro in aula di milioni di ragazzi. “Con i nostri prodotti siamo in 18 mila scuole. E se a settembre abbiamo lavorato affinché potessero riaprire, ora continuiamo a farlo per mantenere al sicuro i nostri ragazzi e le loro famiglie”, ha affermato Alessandro Fioretto, AD di Italchimica. Igienizzanti, soluzioni disinfettanti e idroalcoliche: questi gli articoli che sono andati per la maggiore e che hanno permesso un incremento del fatturato del 38% rispetto all’anno precedente. Dall’inizio della pandemia, infatti, Italchimica ha realizzato circa 12 milioni di prodotti legati all’emergenza Covid-19, su 21 milioni di articoli in totale. Oltre agli istituti scolastici sono stati riforniti anche ospedali, Rsa, uffici, catene di supermercati e della ristorazione.
L’evoluzione di Italchimica
L’AD di Italchimica racconta con orgoglio di quando decise di avviare la sua azienda di detergenti e cosmesi. All’epoca si occupava personalmente di miscelare le proprie formule, che venivano rimestate con un grosso remo di acciaio di prima mattina, per poi essere versate nei flaconi nel pomeriggio e consegnate ai clienti la sera. Il tutto avveniva nel garage di casa. Circa vent’anni dopo Italchimica è diventata una delle più importanti aziende italiane di detergenti, con una buona fetta di clienti anche all’estero. Tra i punti di forza della società vi sono l’italianità e la qualità dei prodotti, l’estrema attenzione all’aspetto della sostenibilità. “Siamo un’azienda del cleaning professionale tutta italiana. E abbiamo l’intero processo produttivo tutto nello stesso stabilimento, in modo da mantenere un costante controllo sulla qualità dei flaconi che mettiamo in commercio”, sottolinea Alessandro Fioretto, “E poi diventare sempre più ecosostenibili. Tutta l’innovazione in sviluppo ha preso questa piega green. E da poco abbiamo anche pubblicato il primo bilancio di sostenibilità”.
Andrea Mascetti: Fondazione Cariplo, nel 2022 cresce budget per iniziative solidali e culturali
Nella programmazione 2022 di Fondazione Cariplo riflettori puntati su solidarietà, cultura e ripartenza. La Commissione Centrale di Beneficenza, di cui fa parte Andrea Mascetti, ha deciso di aumentare il budget per andare incontro alle nuove esigenze dei territori.
Andrea Mascetti: Fondazione Cariplo in campo contro le criticità post pandemia
Fondazione Calibro ha annunciato lo scorso 29 ottobre l’approvazione del Documento previsionale programmatico annuale per il 2022. Tra le novità più rilevanti l’aumento del budget complessivo destinato alle opere solidali e culturali, che raggiunge quota 150 milioni rispetto ai 138 stanziati nel 2020. La decisione è stata portata avanti dalla Commissione Centrale di Beneficenza, presieduta dal Presidente Giovanni Fosti e che tra i suoi membri vede anche Andrea Mascetti. Il motivo dell’aumento è presto detto. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria. Nella Programmazione di Fondazione Cariplo si fa riferimento a criticità emergenti come le nuove povertà, il welfare in ageing, l’occupabilità e la povertà educativa e digitale. Problematiche che dovranno essere affrontate per entrare in quello che la Fondazione definisce l’anno della ripartenza. Tra gli strumenti più importanti, secondo Fondazione Cariplo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: risorse che se ben utilizzate possono innescare un rilancio su tutto il territorio italiano.
Andrea Mascetti: gli obiettivi di Fondazione Cariplo sul fronte cultura
All’interno della Programmazione 2022 ampio spazio è dedicato al sostegno alla cultura, da sempre tema centrale nella strategia filantropica perseguita dalla Fondazione di cui fa parte Andrea Mascetti. Diverse le attività previste sul fronte. Le principali riguardano ad esempio la riqualificazione del patrimonio culturale e paesaggistico attraverso il recupero di luoghi abbandonati: 12 milioni che verranno utilizzati per favorire il riavvicinamento delle persone a percorsi culturali ed educativi. Una buona parte delle risorse, nello specifico oltre 14 milioni di euro, andranno poi alla ricerca scientifica per sostenere ricercatori, in particolare i giovani, e lo studio di temi come economia circolare, data science e biomedica. “Davanti alle sfide e alle opportunità che questo periodo storico ci pone – ha dichiarato il Presidente Giovanni Tosti – abbiamo bisogno di comunità, istituzioni e imprese forti che sappiano lavorare insieme verso un desiderio di futuro”.
Round da 1 milione per Next4Production: parla il Founder Davide D’Arcangelo
Davide D’Arcangelo è Founder di Next4 ed economista dell’innovazione. Next4Production ha chiuso in overfunding il suo aumento di capitale del valore di un milione di euro e si appresta a investire in sanità digitale e Information Technology (IT).
Davide D’Arcangelo: il successo di Next4Production
Next4Production, il club deal investor fondato da Davide D’Arcangelo, Pierluigi Sassi e Angelo Paletta, ha chiuso in overfunding il suo aumento di capitale del valore di un milione di euro. Il prossimo step sarà investire nei mercati del digital health, dell’Information Technology e dell’innovability. Davide D’Arcangelo, figura chiave per il progetto, è Founder di Next4 ed economista dell’innovazione. Nata come startup innovativa per produrre software di digital health 4.0, oggi Next4 investe in altre startup come venture builder, può così definirsi “metastartup”. Con i suoi investimenti è in grado di supportare nella crescita e nella definizione della struttura dal punto di vista del management, così da portare le startup sul mercato e promuoverle presso fondi di investimento, industries e grandi network. Nelle ultime settimane sono state attivate diverse partnership strategiche di rilievo, come quelle con Open Italy, CubeHub, WDA (Web Digital Advisor) e Select Usa.
Davide D’Arcangelo commenta i risultati raggiunti
“Siamo molto felici della fiducia che gli investitori ci hanno accordato. Quello che viviamo è un momento storico importante per tutto l’ecosistema dell’innovazione italiano ed europeo”: così Davide D’Arcangelo ha commentato il traguardo raggiunto, sottolineando inoltre l’importanza del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Secondo l’economista, “il PNRR rappresenta un’opportunità straordinaria per il sistema Paese e i nostri settori di riferimento, a partire dalla sanità digitale, ne costituiscono i pilastri fondamentali”. Il rapporto tra pubblico e privato vedrà necessariamente i suoi paradigmi rivoluzionati grazie alla transizione ecologica e digitale della Pubblica Amministrazione e delle PMI: da un lato, le imprese avranno risorse e mercato per rinnovare e sviluppare prodotti di frontiera, dall’altro, ha spiegato Davide D’Arcangelo, la Pubblica Amministrazione avrà finalmente terreno per diventare più competitiva, grazie all’innovazione che ha integrato e supportato nel suo sistema. “In questo scenario”, ha concluso il Founder, “Next4 vuole giocare un ruolo da protagonista”.
Il regolamento UE 625/2017 e i controlli in campo alimentare
Comunicato Stampa
Il regolamento UE 625/2017 e i controlli in campo alimentare
Il 25 e 26 gennaio 2022 un corso in videoconferenza permetterà di comprendere la filosofia ed i contenuti del nuovo Regolamento Europeo 625/2017 sui controlli in campo alimentare.
Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) stabilisce che nell’attuazione delle politiche e delle attività dell’Unione sia garantito un elevato livello di protezione della salute umana e animale. E per garantire questo livello di protezione è necessario anche stabilire un quadro armonizzato per l’organizzazione dei controlli nell’intera filiera agroalimentare.
A questo proposito il 14 dicembre 2019 è entrato in vigore un nuovo regolamento in materia di controlli ufficiali: il Regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari.
Lo scopo di tale Regolamento è quello di stabilire un quadro legislativo unico per l’organizzazione dei controlli ufficiali al fine di verificare la conformità alla legislazione sulla filiera agroalimentare dell’Unione europea.
Quali sono le principali novità introdotte dal Regolamento 625/2017? Come cambiano i controlli in campo alimentare e come affrontarli?
Il corso per conoscere la normativa sui controlli in campo alimentare
Per fornire informazioni agli operatori in relazione alle novità in materia di controlli l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFOS) organizza il 25 e 26 gennaio 2022 il corso di 8 ore in videoconferenza, una formazione a distanza equiparata alla formazione in presenza, dal titolo “Il regolamento UE 625/2017 ed il controllo in campo alimentare”.
L’obiettivo del corso è quello di conoscere la filosofia ed i contenuti del nuovo Regolamento Europeo 625/2017 sui controlli in campo alimentare.
Attraverso il corso i corsisti acquisiranno nozioni importanti in merito a cosa l’ente ispettivo controlla, su come affrontare i controlli, su come difendersi e contestare una eventuale sanzione.
Questi i docenti del corso:
- Matteo Fadenti: tecnico della prevenzione, consulente e formatore esperto in materia di sicurezza alimentare, redattore per diverse riviste in tema di sicurezza alimentare, consigliere nazionale AiFOS e segretario del comitato scientifico;
- Fabio Pezzaioli: tecnico della Prevenzione esperto Micologo operante nel servizio igiene alimenti ed esperto di Legionella pneumophila.
Il regolamento 625/2017 e i controlli per la filiera agroalimentare
Tra le novità introdotte dal Regolamento (UE) n.625 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 c’è l’estensione del campo di applicazione dei controlli ufficiali a tutta la filiera agroalimentare. Inoltre tale regolamento razionalizza e semplifica tutta la normativa comunitaria inglobando altre disposizioni escluse dal campo di applicazione del Regolamento 882/2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti.
Il Regolamento 625/2017 si applica ai controlli ufficiali effettuati per verificare la conformità alla normativa emanata dall’Unione o dagli Stati membri, nei seguenti settori:
- gli alimenti e la sicurezza alimentare, l’integrità e la salubrità, in tutte le fasi della filiera agroalimentare, comprese le norme che tutelano gli interessi e l’informazione dei consumatori, la fabbricazione e l’uso di M.O.C.A;
- l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM) a fini di produzione di alimenti e mangimi;
- i mangimi e la sicurezza dei mangimi in qualsiasi fase della produzione, della trasformazione, della distribuzione e dell’uso di mangimi, comprese le norme che tutelano la salute e gli interessi dei consumatori;
- le prescrizioni in materia di salute animale;
- la prevenzione e la riduzione al minimo dei rischi sanitari per l’uomo e per gli animali derivanti da sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati;
- le prescrizioni in materia di benessere degli animali;
- le misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante;
- le prescrizioni per l’immissione in commercio e l’uso di prodotti fitosanitari e l’utilizzo sostenibile dei pesticidi, ad eccezione dell’attrezzatura per l’applicazione di pesticidi;
- la produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici;
- l’uso e l’etichettatura delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite.
Le informazioni e i contenuti del corso in videoconferenza
Il corso di 8 ore “Il regolamento UE 625/2017 ed il controllo in campo alimentare” si terrà in videoconferenza nei seguenti giorni:
- 25 gennaio 2022: dalle 9.00 alle 13.00;
- 26 gennaio 2022: dalle 9.00 alle 13.00.
Questi alcuni dei contenuti del corso:
- Reg UE 625/2017: percorso normativo
- Reg UE 625/2017: analisi della norma e le novità
- Reg UE 625/2017: come cambiano i controlli
- come avviene il controllo del Servizio Igiene degli alimenti e della Nutrizione
- come affrontare un controllo del Servizio Igiene degli alimenti e della Nutrizione
- esercitazioni pratiche: come contestare una sanzione, come fare ricorso, come difendersi, casi reali.
La partecipazione al corso vale come 8 ore di aggiornamento per RSPP/ASPP, formatori qualificati seconda area tematica. Il corso è valido anche ai fini della formazione necessaria per l’iscrizione al Registro Consulenti AiFOS ambito HACCP.
Per avere ulteriori dettagli sul corso e iscriversi, è possibile utilizzare questo link:
Per informazioni:
Sede nazionale AiFOS – via Branze, 45 – 25123 Brescia c/o CSMT, Università degli Studi di Brescia – tel. 030.6595035 – fax 030.6595040 www.aifos.it – [email protected] – [email protected]
11 novembre 2021
Ufficio Stampa di AiFOS
http://www.aifos.it/
Dove organizzare una festa di laurea a Varese?

Dove organizzare una festa di laurea Varese? Le location a disposizione per le feste di laurea sono oggi numerose in tutta la regione, sebbene non tutte possono essere adatte alle esigenze specifiche o comunque non garantire lo stesso livello di comfort e benessere ai partecipanti.
Bisogna Infatti considerare che una delle cose in grado di regalare maggior senso di benessere e piacere hai invitati e sicuramente la presenza di un giardino e di una piscina. Rappresentano poi un ulteriore punto a favore la presenza di un eventuale dehor esterno è certamente una buona cucina.
Villa cocca È una realtà magica veramente ideale per qualsiasi tipo di cerimonia inclusa una festa di laurea. Questa bellissima Villa che si trova a Gavirate, in provincia di Varese, dispone di un giardino di oltre 1000 metri quadrati e una bellissima piscina al centro, con una vista meravigliosa sul prospiciente lago di Varese.
Parliamo Dunque di un luogo dall’atmosfera veramente magica è perfettamente idoneo ad ospitare la tua festa di laurea, per regalare a tutti i partecipanti un bellissimo ricordo di questo giorno così importante per te.
Questa bellissima villa saprà incantarti con la magica atmosfera che si respira ed i suoi suggestivi scorci, che rendono l’ambiente particolarmente adatto anche per scattare bellissime fotografie. Gli ospiti potranno inoltre deliziarsi con i buonissimi piatti preparati direttamente nelle cucine della location e gustare anche un buonissimo cocktail a bordo piscina nel corso della giornata.
Gorizia: Giornata mondiale contro la violenza alle donne-25 novembre 2021
In occasione della giornata mondiale contro
la VIOLENZA SULLE DONNE
“ NON NE AVEVO MAI PARLATO CON NESSUNO”
interverranno :
giovedì 25 novembre 2021
alle ore 18:00
presso il
Kulturni Center Lojze Bratuz
Viale XX settembre n°85
Gorizia
Il Presidente e Moderatore della Sezione Provinciale
dell’U.N.C.I. di Gorizia
Cav. Uff. Roberto Selva
Sig.ra Sivia Paoletti
Vice Presidente Vicario Acli provinciale di Gorizia
il Cav. Dott. Antonello Quattrocchi
e
il Cav. Dott. Nicola Salvato
La Cittadinanza è invitata a partecipare
(all’ingresso sarà controllato il possesso del Green Pass)
Paolo Gallo (Italgas): “Prezzi energia? Probabile stabilizzazione già dal prossimo anno”
Verona, l’AD di Italgas Paolo Gallo tra i relatori del XIV Forum Eurasiatico: al centro del suo intervento transizione green e andamento dei prezzi dell’energia.
Forum Verona, l’intervento di Paolo Gallo al panel su gas naturale e green economy
Il caro energia degli ultimi mesi è un fenomeno destinato a normalizzarsi entro il prossimo anno. Di conseguenza, anche le bollette di luce e gas tenderanno a stabilizzarsi. Ne è sicuro l’Amministratore Delegato di Italgas Paolo Gallo. Il manager è intervenuto alla XIV edizione del Forum Eurasiatico, tenutasi a Verona lo scorso 28 e 29 ottobre. “Ritengo che la situazione attuale legata al caro energia – ha dichiarato l’AD alla tavola rotonda dal titolo ‘Il gas naturale e la green economy’ – sia il risultato e la coincidenza di una serie di eventi contestuali”. Tra questi l’aumento della domanda dovuto alla ripresa delle attività e le difficoltà affrontate da alcuni Paesi produttori di gas, come ad esempio la Russia. L’AD di Italgas si dice tuttavia ottimista per il futuro: “Mi aspetto che nel 2022 torneremo grosso modo sui livelli di costo e di consumo dell’energia pre pandemia. Se non proprio quelli del 2019 – ha aggiunto Paolo Gallo – andremo probabilmente verso una nuova stabilizzazione”.
Paolo Gallo (Italgas): transizione, un viaggio che durerà 30 anni
Tra i fattori che contribuiranno alla normalizzazione dei prezzi, secondo l’AD, anche la transizione green: “Per quanto riguarda la transizione energetica, abbiamo iniziato un lungo viaggio che durerà 30 anni – ha sottolineato Paolo Gallo – e come in ogni grande percorso si possono avere delle difficoltà e dei problemi”. Nel suo intervento l’AD di Italgas si è poi soffermato sull’importanza di un’altra transizione, quella digitale, che il manager ha definito “precondizione tecnica” di quella sostenibile. Il Gruppo è attualmente alle prese con un progetto da oltre due miliardi di euro e che durerà fino al 2022: l’obiettivo è digitalizzare il proprio network. Un’infrastruttura completamente digitalizzata è infatti oggi indispensabile, soprattutto in previsione dell’arrivo di gas rinnovabili come idrogeno, biometano e metano sintetico: “Il percorso che ci attende è abbastanza chiaro – ha detto Paolo Gallo – e il gas naturale giocherà un ruolo chiave per sostenere il processo di decarbonizzazione”.
Esperti di consulenza aziendale: focus sulla carriera di Cristiano Poponcini
Cristiano Poponcini è titolare dello Studio Poponcini, attivo nel supporto alle aziende in difficoltà. Dottore Commercialista e Revisore Contabile, ha ricoperto diversi incarichi di rilievo per il Tribunale di Monza.
Cristiano Poponcini: formazione e prime esperienze professionali
Originario di Monza, Cristiano Poponcini è un commercialista, revisore contabile ed esperto di procedure concorsuali. Da oltre 30 anni opera nella consulenza, occupandosi in particolare di ristrutturazione e risanamento aziendale. Ha fondato lo Studio Poponcini, che dal 1993, grazie ad un team di professionisti, offre servizi alle aziende in crisi. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ottiene l’abilitazione come Dottore commercialista iscrivendosi all’Ordine di Monza e della Brianza. Una volta concluso il periodo di apprendistato, grazie alle competenze nel Diritto Fallimentare, entra nello Studio Legale Carpinelli, dove inizia a specializzarsi nell’ambito della ristrutturazione e del risanamento aziendale. Due anni più tardi decide di mettersi in proprio aprendo lo Studio omonimo e dando il via alla sua carriera come consulente a supporto delle imprese in crisi. In quel periodo Cristiano Poponcini consolida la sua esperienza anche nelle procedure concorsuali (concordati preventivi, fallimenti), oltre ad occuparsi di due diligence, attestazioni contabili e perizie di stima.
Cristiano Poponcini: gli incarichi presso il Tribunale di Monza e la carriera nell’Ordine
Dal 1996 al 1999, a latere delle attività come consulente, Cristiano Poponcini ricopre diversi incarichi per conto del Tribunale di Monza. È stato Curatore Fallimentare e Commissario Giudiziale, Consulente Tecnico del Giudice Penale e del Pubblico Ministero in ambito penale commerciale e di usura e infine Custode Giudiziario e Professionista delegato alle vendite giudiziarie immobiliari. Come esperto di procedure concorsuali, inizia ad operare anche come membro della Commissione Procedure Concorsuali presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Monza, diventandone anche Presidente. Un’esperienza che più tardi lo porterà ad essere eletto Consigliere dell’Ordine. Nel 2007 è stato chiamato da Banca d’Italia come relatore in occasione della riforma del Processo Esecutivo. Dal 2011, come mediatore civile iscritto presso la Consob, ha lavorato per la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Per oltre dieci anni, prima di dedicarsi interamente allo Studio, Cristiano Poponcini si è occupato anche di formazione professionale, svolgendo attività di relatore su temi come la Legge Fallimentare e le Procedure Concorsuali Minori e collaborando con realtà di formazione come Zucchetti Software Giuridico.
Riva Acciaio: l’economia circolare applicata alla siderurgia
Leader italiano nel settore, Riva Acciaio è stata una delle prime realtà a coniugare attività siderurgica e attenzione all’ambiente.
Riva Acciaio: come la siderurgia può contribuire alla circolarità
Con il Paese sempre più avviato verso la transizione ecologica, anche il settore siderurgico deve porsi l’obiettivo di allineare i propri processi industriali ai target nazionali ed europei sul clima. Un percorso che Riva Acciaio ha intrapreso ormai da anni, consapevole del ruolo fondamentale rivestito dalla siderurgia nello sviluppo sostenibile. È il motivo che ha portato lo storico leader dell’acciaio italiano a condividere il documento dal titolo “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”. Promosso dal Ministero dello Sviluppo economico e dal Ministero dell’Ambiente, il vademecum nasce con lo scopo di fornire un inquadramento generale sui principi dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico del Paese sul tema. Una delle sezioni principali del documento è dedicata proprio al cambiamento di paradigma che deve avvenire nel mondo dell’impresa, con focus sui nuovi modelli di produzione, il recupero e il riutilizzo dei materiali e il design dei prodotti. Chi si occupa di produrre acciaio parte da una posizione avvantaggiata: si tratta infatti di uno dei materiali più riciclabili al mondo e soprattutto capace di mantenere intatte le proprietà. Un esempio di circolarità applicata ai processi siderurgici sono gli end of waste utilizzati da Riva Acciaio, ossia rottami ferrosi che vengono impiegati per alimentare i forni elettrici degli impianti di Caronno Pertusella (VA) e di Lesegno (CN).
Riva Acciaio: la storia della società
Azienda italiana leader nel settore siderurgico, Riva Acciaio nasce in seno al Gruppo Riva e sviluppa la sua produzione su 5 stabilimenti (Caronno Pertusella (VA), Lesegno (CN), Sellero, Malegno e Cerveno in Valle Camonica (BS)). Nei 60 anni di attività si è specializzata in prodotti lunghi e acciai di qualità, investendo continuamente in innovazione attenzione all’ambiente. Il simulatore termomeccanico “Gleeble 3800” ne rappresenta il fiore all’occhiello, consentendo di effettuare test e analisi su micro-campioni che vengono poi sfruttati su larga scala. Riva Acciaio ha mantenuto standard elevati nel tempo, certificati dal Sistema di Gestione della Qualità adottato, secondo le norme UNI EN ISO 9001 e IATF16949 e secondo la norma UNI EN ISO 14001 per l’ambiente e la UNI EN ISO 45001 per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il laboratorio di ricerca dello stabilimento di Lesegno è alla base delle innovazioni in ambito siderurgico, insieme alle collaborazioni con il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l’Università di Pisa.
Osservatorio Banca Generali: semestre in crescita per il Private Banking
L’andamento positivo del Private Banking sembra essere confermato anche per i prossimi mesi. Banca Generali: diverse le variabili che hanno contribuito al fenomeno.
Banca Generali: Private Banking Index a +125 rispetto al 2020
Con l’arrivo dei vaccini e l’attenuazione dell’emergenza sanitaria, oggi sotto controllo nella maggior parte dei Paesi, l’economia sta mostrando segnali decisi di ripartenza. Il sentimento di incertezza sta lentamente lasciando spazio ad un vero e proprio entusiasmo. Un clima che oggi consente al Private Banking di proseguire nel trend di crescita. A dirlo è il Private Banking Index (PB-I) dell’Osservatorio targato Banca Generali e LIUC. Lanciato in collaborazione con BlackRock e BNPParibas, il PB-I nasce con l’obiettivo di rappresentare in maniera efficace lo stato di salute del settore. L’indice parte dal 2016 con un valore di 100 punti base. Quest’anno ha registrato un valore di oltre 125 punti rispetto al 2020, confermandone l’andamento positivo registrato fin dall’inizio, anche se in maniera leggermente contenuta. Trend che, secondo i numeri dell’Osservatorio di Banca Generali, è destinato a durare anche nel prossimo semestre.
Banca Generali: i driver della crescita del settore del Private Banking
Oggi le persone sono sempre più alla ricerca di punti di riferimento. La pandemia e l’emergenza climatica hanno generato la nascita di nuovi bisogni. Nei prossimi mesi ciò andrà ad influenzare le prospettive di crescita del Private Banking, spiega Banca Generali. Due le variabili: da un lato la disponibilità di prodotti dedicati alle nuove esigenze, dall’altra anche una cultura finanziaria sempre più diffusa. Tuttavia i driver della crescita sono 4: relazione di fiducia tra banker e cliente, tassi di interesse, l’allocazione degli investitori, il boom dei fondi sostenibili. Tra gli obiettivi principali del settore del Private Banking, sempre secondo l’Osservatorio, quello di scardinare la convinzione, radicata soprattutto in Italia, che mantenere la liquidità sui conti correnti sia una forma di investimento sicura, senza considerare gli effetti dell’inflazione e dell’aumento dei costi di gestione sul potere d’acquisto.
DIGITALmeet 2021, Alessandro Benetton ospite di “Surfing the future”
Secondo Alessandro Benetton la chiave di svolta per affrontare le sfide del futuro è riuscire a combinare la tecnologia con l’aspetto umano. Futuro che, ha detto il Presidente di 21 Invest, è in mano ai giovani.
Alessandro Benetton: il binomio tecnologia-uomo come chiave di volta per il successo
“Vediamo sempre di più la necessità di mettere assieme un cambiamento di tipo sociale, comportamentale, di modalità di consumi. Basti pensare alla disintermediazione che viviamo tutti quanti attraverso le tecnologie di oggi. Il mio punto di vista è che il successo verterà sulla capacità di mettere assieme questi aspetti di tipo tecnologico con degli aspetti di tipo umano. Alla fine, al centro, c’è sempre l’uomo”. A parlare è Alessandro Benetton, fondatore e Presidente di 21 Invest. L’imprenditore è intervenuto a “Surfing the future”, incontro promosso durante il DIGITALmeet 2021 di Padova. Giunto alla nona edizione, il festival è stata l’occasione per discutere degli effetti della pandemia sullo sviluppo del digitale, con un focus sulle potenzialità del Pnrr. Per il Presidente di 21 Invest oggi l’errore più comune riguardo il tema della tecnologia è quello di non tenere conto degli aspetti di lettura e di consapevolezza: “È venuta meno la comprensione dell’aspetto umano. È indubbio che grazie alla tecnologia, all’analisi e in generale all’empirismo è stato possibile costruire un mondo migliore, ma c’è sempre qualcuno che lo mette costantemente in discussione”. Il futuro, spiega Alessandro Benetton, passerà attraverso i giovani: “Dobbiamo dare fiducia alle prossime generazioni proprio perché possano portare questa nuova lettura in cui non c’è discrepanza tra chi è con la scienza e chi è contro, ma un qualcosa di più che faccia ritornare l’uomo al centro”.
Alessandro Benetton: il Paese è di fronte ad uno snodo, necessarie strategie a lungo termine
Il Paese, grazie alle risorse messe a disposizione dall’Europa e ai progetti inseriti nel Pnrr, ha in questo momento un’occasione più unica che rara per puntare al cambiamento, sottolinea Alessandro Benetton: “C’è un ecosistema favorevole sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della stabilità politica, grazie ai nomi prestigiosi che abbiamo a disposizione”. È necessario tuttavia anche un cambio di visione: le risorse europee devono essere utilizzate per affrontare non i problemi di oggi, ma quelli di domani: “Una parte del successo del mondo del private equity e del venture capital è dovuta a questa consapevolezza che guardare a breve termine ti fa correre dei rischi. Schumacher mi diceva sempre: ‘Per fare una curva al massimo della velocità e del confort, devi guardare il punto più lontano’. Funziona così anche nel mondo dell’impresa: bisogna guardare lontano per fare le cose giuste”. La politica e l’imprenditoria avranno un ruolo fondamentale nel processo: “Siamo all’interno di uno snodo: possiamo cogliere questa occasione di discontinuità, di reinterpretare queste nuove visioni come la sostenibilità ambientale e sociale – conclude Alessandro Benetton – puntando ad un nuovo modo di fare impresa come benzina per un disegno che può portare ad un nuovo ciclo”.
Inflazione, un incubo non soltanto per le banche centrali
Per le banche centrali è cominciato un percorso lungo una “nuova normalità”. Ma questo scenario ha dei contorni che non sono ancora ben definiti.
Di sicuro è partita la riduzione delle misure di emergenza legate alla pandemia, sotto la pressione della crescita dell’inflazione.
Tuttavia la parola chiave rimane “pazienza”, e i diversi istituti centrali stanno seguendo approcci differenti.
Il tema caldo è l’inflazione
La FED ha appena formalizzato l’annuncio del tapering, e ridurrà gli acquisti di 15 miliardi di dollari al mese. Di questo passo, a metà del 2022 finirà il suo quantitative easing. Tuttavia non parla ancora di rialzo dei tassi di interesse, malgrado la narrativa transitoria parlando d’inflazione stia cambiando.
La BCE, la Banca Centrale Svizzera e quella giapponese sono invece all’altro estremo dello spettro: per adesso non si muovono.
Un problema per banche centrali e asset manager
L’inflazione però non è più soltanto un problema delle banche centrali. Se per oltre un decennio non è stata mai considerata tra i principali rischi sui mercati finanziari, adesso il suo ruolo diventa importante anche per gli opera o fa l’interemdiario.
Sebbene le pressioni inflazionistiche siano ancora considerate in larga parte temporanee, lo scenario potrebbe cambiare. Non c’è certezza che il picco di inflazione sia temporaneo.
I nuovi strumenti protettivi
Per questo motivo gli asset strategist dei broker autorizzati si sono messi in posizione d’allerta, e stanno riallocando il portafoglio alla luce della possibilità di un’inflazione potenzialmente persistente. Tre sono le asset class privilegiate in questo scenario.
In primo luogo i bond sovrani inflation-linked (ILB), che sono strutturalemente connessi all’andamento dell’inflazione, poiché indicizzati al livello dei prezzi. il vero problema è che uesta “protezione” costa cara, visto che il loro costo in molti mercati è alto. In sostanza, offrono rendimenti che al netto dell’inflazione sono bassi o negativi.
Azioni cicliche e asset ad altro rischio
Il secondo strumento sono le azioni cicliche, ossia quelle che seguono l’andamento del ciclo economico. L’inflazione si associa a una fase espansiva dell’economia globale, e alcuni titoli tendono a performare bene in un contesto di prezzi crescenti. Sono i titoli value.
Il terzo strumento protettivo sono gli asset ad alto rendimento. Ad esempio i bond globali high yield e oppure i titoli di debito dei mercati emergenti, al limite anche gli Etf mercati emergenti. Dal momento che offrono rendimenti molto elevati, possono superare l’effetto erosivo dell’inflazione.
A prescindere da quello che scelgono di fare, va ribadito comunque che è impossibile avere certezze sul livello di inflazione dei prossimi anni, ma in molti casi è meglio muoversi per tempo piuttosto che aspettare.
Alessandro Azzi tra i protagonisti del libro “Credito e responsabilità sociale” di Elena Beccalli
Pubblicato da Vita e Pensiero, l’ultimo lavoro della professoressa Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze Bancarie – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si focalizza su come il credito, e in particolare la sua forma mutualistica, sia sempre più allineato al concetto di responsabilità sociale. Al testo ha collaborato anche Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC.
Alessandro Azzi: il sistema delle BCC come freno alla crisi
Tra gli effetti del Covid-19 l’aumento delle disuguaglianze è forse quello più evidente. Secondo gli ultimi dati Istat, attualmente in Italia oltre 5,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. La pandemia ha fatto dunque emergere nuovi bisogni che il mondo del credito ha dovuto intercettare. "Credito e responsabilità sociale" è un volume che offre una panoramica sull’impatto storico che il credito, in particolare quello mutualistico di comunità, ha avuto in termini di responsabilità sociale sui territori. Elena Beccalli, collaborando con esperti come Alessandro Azzi, Pietro Cafaro, Mario Anelli e Sergio Gatti, rivolge la sua attenzione al contributo che le forme di credito mutualistico hanno garantito sia alla finanza, aumentandone la biodiversità, ma soprattutto al concetto di "generatività efficiente". Nel testo un focus particolare è dedicato al tema dell’insolvenza, uno stato patrimoniale ancora oggi caratterizzato da una forte connotazione negativa. Tema che porta poi l’autrice ad affrontare anche il prestito di soccorso e l’accesso al microcredito per i soggetti considerati non più "bancabili". Il sistema delle BCC si conferma, soprattutto nel contesto attuale, come uno degli strumenti più efficienti per lo sviluppo dei territori sia dal punto di vista economico che sociale. La testimonianza portata da Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC, riguarda ad esempio iniziative recenti come "Mutue di Comunità", nata proprio per contrastare la crisi innescata dal Covid-19.
Alessandro Azzi: "Mutue di Comunità", un nuovo welfare è possibile
"Mutue di Comunità" è un progetto che si pone l’obiettivo di creare un nuovo sistema di welfare "allargato" destinato a clienti, dipendenti e soci delle BCC che aderiscono all’iniziativa. La volontà della Federazione Lombarda delle BCC guidata da Alessandro Azzi è quella di rinnovare il ruolo delle banche di credito cooperativo nello sviluppo delle comunità territoriali. Tramite associazioni mutualistiche costituite per affiancarsi alle BCC locali, si avrà accesso a nuove forme di sussidio e rimborso a copertura delle spese familiari nel campo della salute, della cultura e della formazione. All’impegno delle 3 associazioni mutualistiche già operanti da alcuni anni sul territorio, si aggiunge quello di 8 nuovi soggetti costituiti nel corso del 2021 e di altre 9 associazioni che nasceranno nei prossimi mesi. Ad occuparsi del coordinamento del progetto la Federazione guidata da Alessandro Azzi, impegnata anche nel supporto amministrativo e nell’assistenza comunicativa. Il progetto nasce in collaborazione con COMIPA, il Consorzio tra Mutue Italiane di Previdenza e Assistenza.
Breve storia dei Caschi Jet Bell
Bell Sports, una consociata di Vista Outdoor, è un produttore americano di caschi per moto, motocross e da rally.
L’azienda iniziò nel 1923 come Bell Auto Parts, così chiamata per la sua posizione a Bell, in California. Roy Richter iniziò a lavorare per Bell Auto Parts nel 1933 e, nel 1945, acquistò il negozio per $ 1.000.
Bell ha realizzato il suo primo casco di produzione nel 1954. È stato il risultato di mesi di ricerca e sviluppo. Richter, con l’aiuto del veterano pilota di marina Frank Heacox, ha eseguito il reverse engineering di numerosi caschi, inclusi alcuni utilizzati nell’aviazione militare.
Lo sviluppo del Bell 500
Heacox ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo dei primi prodotti di Bell Helmet, soprattutto utilizzando i caschi stesso, sia in gara che su strada. Queste esperienze con i prototipi hanno portato a molti suggerimenti utili.
Quel primo casco, chiamato Bell 500, presentava una fodera in schiuma di poliuretano all’interno di un guscio esterno in fibra di vetro laminato a mano. La laminazione e la lucidatura dei caschi a mano era relativamente costosa, ma Richter credeva che il risultato fosse un elmo più forte.
La crescita del marchio
Nel 1956, le vendite di caschi erano molto al di sopra delle proiezioni. Ciò ha portato alla formazione della Bell Helmet Company come sussidiaria di Bell Auto Parts. L’operazione del casco impiegava almeno quattro persone che lavoravano a tempo pieno producendo caschi in una struttura accanto alla sede originale di Bell Auto Parts.
Nel 1980, la società si è fusa con il produttore di caschi da football Riddell per formare Bell-Riddell. La divisione motociclistica Bell-Riddell è stata venduta nel 1991. È diventata Bell Helmets. La società rimanente è stata ribattezzata Bell Sports.
Nel 1999, la divisione corse automobilistiche è stata venduta e suddivisa in due società separate chiamate Bell Racing Company e Bell Racing Europe. Bell Sports ha riacquistato Bell Helmets nel 2002, creando Bell Powersports.
Anni recenti e nuovi prodotti come il Casco jet Bell
Nel 2005, ha riacquistato la Bell Racing Company, ed è stata a sua volta fusa in Easton-Bell Sports nel 2006. Vista Outdoor ha acquisito l’azienda nel 2016.
Da allora, la Bell ha fatto uscire una Nuova serie di caschi Jet Bell dedicati al rally con elettronica integrata, omologata Snell e attacchi hans.
Grazie ai nuovo standard più severi della Fia, riguardo ai rally, i nuovi caschi jet bell hanno la stessa alta tecnologia offerta da tutti i suoi caschi automobilistici. I nuovi caschi jet Bell garantiscono massima protezione, anche acustica con ottima qualità audio grazie all’elettronica integrata.
Terna e sicurezza della rete: nuovo protocollo tra il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma e GdF
Terna e Guardia di Finanza continueranno a cooperare per la tutela del sistema elettrico. Il Gruppo, guidato da Stefano Donnarumma, gestisce sul territorio italiano circa 75.000 km di rete elettrica in alta e altissima tensione.
Terna – GdF: con accordo la società guidata da Stefano Donnarumma rafforza l’impegno in tema di sicurezza
Terna, gestore della rete elettrica nazionale, ha recentemente rinnovato la propria collaborazione con il corpo della Guardia di Finanza. Il protocollo, recentemente firmato dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale Stefano Donnarumma e dal Comandante Generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana, prevede il prolungamento e soprattutto il rafforzamento delle attività a tutela del sistema elettrico. L’intesa riguarda non solo ambiti come la regolarità e la trasparenza delle procedure amministrative, ma anche la vigilanza delle infrastrutture strategiche. Terna ha garantito il proprio impegno nel condividere con la GdF dati, notizie e analisi utili ai fini delle azioni previste dal protocollo, materiale che il Corpo potrà consultare direttamente attraverso il proprio sistema informativo. Non solo: per assicurare la continuità di esercizio anche nei territori più complessi, il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma si occuperà di fornire dispositivi tecnologicamente avanzati ai reparti Aeronavale e Soccorso Alpino.
Terna: cosa prevede l’intesa tra il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma e la GdF per gli impianti strategici
Uno degli obiettivi principali della rinnovata collaborazione tra Terna e la Guardia di Finanza è proprio la vigilanza dedicata agli impianti strategici. Tra le attività previste in primis il monitoraggio dei siti. Nella nota diffusa dalla società guidata da Stefano Donnarumma si fa particolare riferimento agli impianti dislocati nelle zone meno agevoli, come ad esempio quelli situati in montagna o ancora i cavi sottomarini. A supporto delle azioni di tutela delle infrastrutture strategiche anche rilievi fotografici, che verranno effettuati tramite i mezzi aeronavali del Corpo. Secondo la nota ufficiale rilasciata da Terna, le due parti si impegnano a cooperare per garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali su tutto il territorio nazionale. Una sfida complessa: al momento infatti la realtà guidata da Stefano Donnarumma, tramite 4 centri di controllo, gestisce 75.000 km di rete elettrica in alta e altissima tensione, 900 stazioni e oltre 700 trasformatori.
Come viene realizzata una tuta sparco?
Come viene realizzata una tuta sparco?
L’azienda di Volpiano (provincia di Torino) è dal 1977 sinonimo di forniture di qualità per il mondo del racing: sedili sportivi, accessori, componenti utilizzati all’interno di vetture da alte prestazioni come Lamborghini, Bugatti, Aston Martin, Ferrari, Maserati, Audi, Volkswagen, Bentley (infatti, proprio da qui deriva il suo nome: Spare Part Competition). Ma è indubbiamente più nota per il suo prodotto di punta: le tute sparco da racing.
Le tute Sparco sono infatti utilizzate ovunque: dai campionati di Formula Uno – si dice che Raikkonen ne richieda 5 per ogni gara e che Hamilton non voglia tasche e cinture – al Rally amatoriale; dalla Parigi-Dakar, alle competizioni NASCAR.
Altro motivo d’orgoglio per la casa piemontese è il fatto di essere stata la prima casa produttrice di accessori da racing ad introdurre le tute ignifughe, oggi un must richiesto dalla Federazione Internazionale dell’Automobile – l’intuizione, si tramanda, sarebbe stata del padre di uno dei fondatori, che all’epoca lavorava nel settore dell’abbigliamento per i pompieri.
Un pedigree di tutto rispetto insomma: ma come vengono realizzate le tute sparco personalizzate che vediamo in Formula Uno?
Fase uno: ingegnerizzazione
La prima fase è indubbiamente quella della prototipazione della tuta secondo le richieste specifiche del cliente – solitamente è la scuderia a piazzare l’ordine per i suoi piloti. Il cliente passa un bozzetto con tutte le misure e richieste di personalizzazione all’area prototipi, dove vengono applicate tramite CAD ad un modello preesistente, e salvate per eventuali richieste future.
Fase due: modellazione
Qui avviene il vero e proprio taglio dei tessuti: una macchina ritaglia i singoli pezzi dai tessuti – distinguendo per colore – seguendo il modello realizzato tramite CAD.
Il materiale che compone ogni tuta sparco è il Nomex: un materiale dalle eccellenti proprietà ignifughe, sviluppato dalla DuPont e utilizzato anche dai vigili del fuoco. Le tute Sparco sono composte da ben tre strati di Nomex, che assicurano l’incolumità del pilota in caso di fiamme senza compromettere le necessità di traspirazione del corpo.
Durante questa fase avviene uno dei collaudi della tuta: il controllo del tessuto. Il Nomex viene controllato accuratamente palmo a palmo alla ricerca di buchi, irregolarità e falle che potrebbero compromettere l’incolumità del pilota. E poi avviene il vero e proprio – è il caso di dirlo – battesimo del fuoco: il nomex viene esposto alle fiamme per testarne le proprietà ignifughe.
Lo standard richiesto dalla Federazione Internazionale dell’Automobile per l’omologazione è di 11 secondi di resistenza al fuoco, Sparco per prassi interna ne pretende 20.
Fase tre: confezione della tuta Sparco
Nella fase di confezione, i vari tessuti vengono confezionati tra loro, rispecchiando il bozzetto fornito dal cliente.
Qui, avviene anche un altro importante controllo: la prova di trasmissione del calore. Non basta, infatti, che la tuta resista alle fiamme per più di 11 secondi (prova ignifuga) ma è anche fondamentale che non trasmetta il calore sprigionato dal fuoco, per evitare ustioni al pilota.
Inoltre, in fase di confezione particolare attenzione viene dedicata alle spalline della tuta. In caso di incidente, le spalline devono infatti offrire un punto di presa ai soccorritori per trascinare fuori il pilota dalla vettura, ed è perciò fondamentale che siano resistenti alla trazione.
Fase quattro: ricamo
La fase di ricamo è l’ultima, ma non meno importante. Qui infatti le macchine realizzano a velocità di quasi mille punti al minuto il ricamo del logo inviato dal cliente. Alcune tute richiedono quasi un milione di punti e diverse ore di lavorazione.
Alla fine, prima di essere consegnate al cliente le tute passano ad uno scrupoloso controllo di sartoria. Si controlla, metro alla mano, che le misure richieste dal cliente siano state rispettate al millimetro. Poi si controllano la qualità di ricami ed etichette: i loghi richiesti dal cliente, come l’etichetta di omologazione FIA. Infine si fa un controllo alla ricerca di fili volanti e di cuciture malriuscite.
Se la tuta passa tutti i controlli, è pronta per essere consegnata al cliente.
Clienti, che solitamente, sono più che soddisfatti con la propria tuta Sparco.
Pastiglie freno Ferodo Racing: OEM o aftermarket?
Spesso, nel mondo dei ricambi auto, ci si imbatte nella dicotomia tra OEM e Aftermarket, di frequente ridotta allo scontro qualità-prezzo. Ma ci sono produttori che hanno deciso di risolvere il problema offrendo uno standard unico di qualità elevata, come Ferodo , storica casa produttrice di pastiglie per freni.
OEM vs Aftermarket
Una tappa obbligata nella vita di ogni automobilista – da chi guida un’utilitaria ai rallysti – è la sostituzione delle pastiglie freno. E quando questo accade, le opzioni sono solo due: ricambi OEM o ricambi Aftermarket. Ma qual è la differenza?
Gli OEM (acronimo dell’inglese Original Equipment Manifacturer, lett. produttore di apparecchiatura originale) sono le parti prodotte dai fornitori ufficiali delle case produttrici di automobili e diffuse attraverso la loro rete di assistenza. Hanno un costo maggiore dovuto al ricarico sulla vendita e sono richiesti da parte delle case automobilistiche per non invalidare la garanzia sul veicolo. Essenzialmente, su questi pezzi, la stessa casa automobilistica ci mette la faccia e ne garantisce qualità e funzionamento.
I componenti Aftermarket (lett. mercato-dopo, cioè post-vendita) sono prodotti invece da varie case produttrici – anche dai fornitori ufficiali delle case – ma distribuiti al di fuori della rete di assistenza ufficiale delle case automobilistiche. Non essendoci ricarico e marchio della casa, il costo è minore ma non c’è nemmeno la garanzia ufficiale della buona qualità e del funzionamento del pezzo, se non quella dichiarata dal produttore.
Con la macchina in garanzia la scelta è obbligata: OEM. Ma se è scaduta, cosa scegliere tra OEM e Aftermarket, tra certezza della qualità e buon prezzo?
Lo standard unico di Ferodo Racing
Per sciogliere questo nodo, la storica azienda britannica di Bradford ha deciso di puntare su uno standard unico per la sua divisione racing in entrambi i mercati. Che si tratti di distributori o installatori, la qualità dei freni Ferodo Racing è sempre la stessa. Infatti tutti i pezzi – sia marchiati OEM che Aftermarket – portano una sigla comuna che assicura prestazioni e qualità identiche.
È il caso, ad esempio, delle pastiglie freno, realizzate secondo gli stessi 4 punti cardine:
- miscela del materiale d’attrito studiata per tenere conto di dimensioni, peso e velocità massima del veicolo di riferimento
- inserimento saldo nella pinza del freno
- legame forte tra piastra posteriore e materiale d’attrito
- spessori studiati per ridurre il rumore al minimo
L’aftermarket di qualità Ferodo Racing
Questa attenzione per l’Aftermarket è particolarmente evidente nelle DS-2500 e nelle DS-3000 prodotte – tra le altre cose – anche nello stabilmento Ferodo di Mondovì nella Provincia Granda.
La DS-2500 è decisamente un buon compromesso per i privati dalla guida sportiva. È adatta a gare soft ma anche all’uso su strada, data la la scarsa rumorosità (sono montate dalle Abarth alle BMW). Resiste bene al calore – il coefficiente di attrito medio tra 200 e 500°C è di 0.42 – e garantisce una buona durata nel tempo, tanto alla pastiglia che al disco.
La DS-3000, con le sue prestazioni più elevate, è invece più adatta invece a competizioni tipo turismo, rally e monoposto. Il coefficiente di attrito è del 0.48 fino a 650°C e necessita della metà del tempo per entrare a pieno regime rispetto alle 2500. L’unica pecca – va notato – è la durata, sensibilmente inferiore alle DS-2500.
In ogni caso, i due modelli di pastiglie, dato il loro ampio utilizzo nel mondo del Rally, confermano la tesi di cui si fa portatrice Ferodo. Cioè che è possibile avere un Aftermarket di qualità pari all’OEM.
Che cos’è e a cosa serve una barra duomi
Chi bazzica il mondo del tuning e del racing ne avrà sicuramente già sentito parlare: la barra duomi.
Accessorio molto usato nelle competizioni, ma anche molto dibattuto: c’è chi la ritiene imprescindibile in ambito sportivo per i suoi effetti positivi sulla tenuta stradale (specialmente in curva). Ma non manca anche chi, al contrario, la ritiene inutile (se non pericolosa).
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Cos’è una barra duomi?
Una barra duomi (nota in inglese come strut arm e da non confondere con la roll bar, cioè la barra antirollio) è un elemento longitudinale che raccorda i duomi dei gruppi molla-ammortizzatori di uno stesso asse. Solitamente utilizzati su sospensioni di tipo MacPherson (cioè quelle che permettono l’oscillazione indipendente delle ruote), possono essere montati su entrambi gli assi del veicolo, anche se nella stragrande maggioranza dei casi si tratta naturalmente dell’asse anteriore, perché quello della trazione e dello sterzo (e i duomi sono accessibile semplicemente aprendo il cofano).
I materiali solitamente sono l’acciaio (più rigido e pesante) e l’alluminio (più flessibile e leggero, e più costoso), ma non mancano varianti in carbonio.
Esistono di vari tipi di barra duomi:
- fissa: non ha possibilità di regolazione
- regolabile: ha un tirante filettato che permette di regolare la lunghezza
- con snodi: garantisce una certa flessibilità al telaio anche dopo il montaggio
- con punti di rottura: per evitare che un impatto su un lato dell’auto danneggi anche il lato opposto
Può capitare di sentir parlare di barre duomi inferiori. Si tratta sempre di elementi meccanici di irrigidimento, ma collegando i braccetti inferiori delle sospensioni non possono tecnicamente chiamarsi barre duomi. Il termine corretto per l’elemento è lower arm bar.
In breve, la barra duomi va ad intervenire su certe dinamiche strutturali del veicolo per garantire una guida più reattiva e una migliore tenuta del veicolo in curva in condizioni limite.
Il come, è una questione un po’ più complessa.
Le sollecitazioni fisiche
Sul telaio di ogni veicolo in marcia agiscono una serie di forze diverse tra loro.
La prima è quella torsionale, che si origina quando i due assi delle ruote hanno una differente angolazione. Ad esempio, su manto stradale piano non c’è fondamentalmente torsione, perché entrambi gli assi sono paralleli alla superficie. Ma quando capita di prendere la proverbiale buca con una delle ruote, allora gli assi si disallineano e il telaio è sottoposto a torsione.
Poi c’è la flessione verticale, che è conseguenza del peso del telaio e dall’eventuale carico del veicolo. Il peso dell’auto infatti poggia sui (solitamente) due gruppi ruote-assi-sospensioni, che, come ci insegna il buon Isacco Newton, esercitano forza uguale e contraria. Tuttavia, essendo i punti di appoggio collocati in testa e in coda il corpo centrale sospeso tende naturalmente a flettere sotto il suo stesso peso. È la fatica che si sente sugli addominali quando si fa il plank sul pavimento.
La flessione laterale invece si verifica durante lo sterzo. La massa del telaio procede per inerzia mentre le ruote impongono il cambio di traiettoria al veicolo. Quello che accade è che nuovamente il telaio subisce una sollecitazione che impropriamente potremmo chiamare centrifuga e che può portare, se accentuata, al ribaltamento del veicolo. Per ovviare, le auto da rally hanno solitamente un baricentro molto basso.
Cosa fa una barra duomi?
Propriamente, la barra duomi va ad agire sulla flessione laterale nei punti di attacco del gruppo ruote-asse-sospensioni, rendendo il gruppo più rigido e meno soggetto a deformazioni.
Durante una curva, infatti, le sollecitazioni non hanno la stesso impatto su entrambe le ruote, ma tendono a riguardare maggiormente la ruota sul lato esterno alla curva. Molle, ammortizzatori e braccetti riescono ad assorbire buona parte delle forze laterali e verticali che agiscono sul veicolo, ma la ruota esterna subirà un aumento maggiore dell’angolo di campanatura (angolo di camber, tra il piano di mezzeria della ruota e la verticale) per l’effetto congiunto dell’attrito e della forza centrifuga.
La barra duomi permette di trasferire queste sollecitazioni anche sul duomo opposto, dissipando la forza sulla barra e sulla sospensione meno sollecitata, riducendo l’angolo di campanatura delle ruote (e delle gomme) in curva.
Vantaggi e svantaggi
Vantaggi e svantaggi della barra duomi dipendono essenzialmente dallo scopo e dall’uso del veicolo su cui è montata.
Per un fuoristrada non avrebbe molto senso dotarsi di una barra duomi visto che è un veicolo che nasce per terreni molto accidentati e velocità controllate. Ha bisogno di sospensioni indipendenti e di un telaio flessibile.
Idem per le auto di uso comune. I benefici di un telaio e di un gruppo asse-ruote-sospensioni più rigido non sono apprezzabili nell’uso quotidiano, perciò i produttori normalmente non le montano sui veicoli in commercio.
Le velocità di crociera del traffico civile sono moderate e generalmente proporzionate alle curve: curve strette per velocità molto basse e curve dolci in autostrada. L’uso promiscuo e il manto stradale non sempre ideale rendono un telaio più flessibile la scelta ideale per il mercato di massa. Inoltre un telaio flessibile ed elastico è in grado di assorbire meglio gli urti salvaguardando l’incolumità degli automobilisti.
Per cui non stupisce che il mercato di riferimento per le barre duomi sia il mondo del racing. Qui i benefici di sospensioni più rigide si fanno sentire eccome in curva: inserimento in curva più deciso (a velocità più alta), agilità e reattività dello sterzo, comportamente in curva più prevedibile.
Vantaggi notevoli che possono fare la differenza in una competizione.
Focus sul profilo professionale di Stefania Bariatti
Stefania Bariatti è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano. Oltre ai vari incarichi come docente, grazie alle esperienze acquisite negli anni, è arrivata a ricoprire ruoli apicali presso diverse associazioni di categoria. Le sue attività si svolgono, su vari fronti, sia in Italia che in ambito internazionale.
Stefania Bariatti: l’attività accademica
Stefania Bariatti è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Divenuta ricercatrice di Diritto Internazionale nel 1983, assume il ruolo di professore ordinario nel 1994. È stata docente di Diritto dell’Unione Europea, Diritto della Concorrenza e Diritto Internazionale nelle Università di Sassari e Milano-Bicocca. Si è dedicata, a partire dal 2002, agli insegnamenti di Diritto Internazionale, Diritto Internazionale Privato e Processuale e International Insolvency Law presso l’Università degli Studi di Milano. L’impegno di Stefania Bariatti in ambito accademico comprende altri incarichi di prestigio, che la portano a tenere diversi corsi e seminari anche in università straniere. È autrice di 150 pubblicazioni in italiano, inglese, francese e tedesco: si è occupata, in particolare, di Diritto Internazionale Privato, Diritto dell’Unione Europea e Diritto Internazionale. È inoltre attiva come co-direttore della Rivista di Diritto Internazionale Privato e Processuale, nonché membro della redazione e del comitato scientifico di varie riviste scientifiche sia italiane che straniere.
Stefania Bariatti: gli altri incarichi
Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano, Stefania Bariatti ha assunto di recente gli incarichi di Board Member negli organi di governo di società quotate, così da apportare il patrimonio di competenze acquisiste presso organi accademici (Università di Sassari e Milano-Bicocca) e fondazioni no profit (CNPDS-Centro Nazionale di prevenzione e Difesa Sociale e Tecnomed). Oggi è nel Consiglio di Amministrazione di A2A S.p.A., Mediaset NV e BNL S.p.A. (Gruppo BNP Paribas), dove ricopre inoltre la carica di Presidente e membro di comitati endoconsiliari. Stefania Bariatti è stata Presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., dove è stata anche membro del comitato rischi, e di SIAS S.p.A. (Gruppo Gavio). Ha fatto inoltre parte del Consiglio di ASTM S.p.A. (Gruppo Gavio) e SIT Group S.p.A. Grazie a queste esperienze, è giunta a ricoprire ruoli apicali presso diverse associazioni di categoria. A livello internazionale ha svolto e svolge tutt’ora un’intensa attività di rappresentanza o su indicazione del Governo italiano. Dal 2011, ad esempio, è membro del Gruppo di esperti della Commissione Europea sul diritto dell’insolvenza.
Uscita de “L’individualismo radicale di Max Stirner”, libro postumo di Giovanni Feliciani
Bibliosofica Editrice pubblica l’opera postuma di Giovanni Feliciani, un nuovo studio sul filosofo tedesco Max Stirner: “L’individualismo radicale di Max Stirner”.
Non vi è una vera e propria letteratura specifica e bene articolata riguardo al pensiero e all’azione radicale. Alcuni aspetti della storia, infatti, sono stati messi all’angolo, poiché ritenuti “scomodi”.
Giovanni Feliciani, studioso ed editore, decide di non approfondire gli aspetti prettamente storici del pensiero anarchico, bensì gli elementi legati alla radicalità. In particolare, l’attenzione è rivolta al filosofo tedesco Max Stirner, senz’altro il più radicale tra i componenti della sinistra hegeliana e non solo. L’opera di Stirner verrà accolta e sviluppata dai nichilisti russi e dai terroristi anarchici.
Feliciani è, chiaramente, influenzato nei suoi studi dal filosofo tedesco, ma anche da Nietzsche e Simmel, tuttavia al centro del suo pensiero non vi è l’assenza di regole e certi stilemi più estremi di una certa corrente anarchica, ma l’individuo con le sue esigenze e privo di condizionamenti.
Tutti i libri, tutta l’attività da editore, tutta la sua vita, è stata segnata da una caparbia decisione di “andare oltre”; quindi di essere sé stessi fino in fondo.
Giovanni Feliciani (Siena, 1951 – Roma, 2017) è stato libraio, bibliotecario, ricercatore.
Ha fondato e ha diretto la Casa Editrice Bibliosofica, a Roma, presso la quale ha pubblicato: “Biblius. Libro dei Libri“(1999); “Bibliosofia. Scienza del Libro e della Lettura” (2011); “Vivere al ritmo della radicalità; nella storia“, (2015); inoltre ha curato, la raccolta di studi “La Biblioteca Pubblica. Antologia degli scritti di Virginia Carini Dainotti” (2014) e insieme ad altri il volume “La Cultura brucia. Anna e la libreria uscita nella Roma degli anni ’70” (2010). È stato cofondatore della collana di Studi Storici, Filosofici Umanistici “Tempora”.
Centri storici, sicurezza e accessibilità: il contributo di Pietro Vignali
Pietro Vignali, Sindaco di Parma dal 2007 al 2011, riflette sui nuovi bisogni emersi nelle città a causa della pandemia.
Pietro Vignali: per rilanciare le città serve un modello europeo
L’emergenza sanitaria e i suoi effetti socio-economici hanno cambiato il volto delle città. Il Covid-19 ha accentuato problematiche quali desertificazione dei centri storici, mancanza di sicurezza e quartieri periferici sempre più degradati. La riqualificazione dei centri urbani diventa dunque fondamentale in ottica di rilancio post-Covid. A dirlo è Pietro Vignali, ex Sindaco di Parma. Riguardo ai centri storici, un suggerimento arriva dai modelli europei. Grazie allo sviluppo e alla programmazione di iniziative culturali, commerciali e logistiche con la creazione di centri commerciali naturali come avevo fatto durante il mio mandato, è possibile creare un ambiente cittadino economicamente e socialmente sostenibile. Non solo. C’è bisogno inoltre di una riqualificazione del patrimonio di edilizia pubblica e di un grande piano casa che punti sull’Housing sociale, progetti che oggi necessitano di figure specializzate. L’ex Sindaco porta l’esempio del “City Manager”, introdotto negli anni del suo mandato proprio con lo scopo di rilanciare il centro storico di Parma. Si tratta di interventi che producono effetti collaterali estremamente positivi, spiega Pietro Vignali, in particolare in tema di vivibilità e sicurezza.
Pietro Vignali: Forze dell’Ordine da sole non garantiscono la sicurezza
La sicurezza urbana è uno dei temi principali affrontati da Pietro Vignali: “Non possiamo far finta di non vedere cosa succede nelle strade della città. Ma non si può pensare di risolvere i tantissimi problemi di degrado e microcriminalità solo con le Forze dell’Ordine, che sono poche e che hanno già tanti problemi più complessi di sicurezza pubblica da seguire”. Una possibile strada potrebbe essere quella di una riforma della Polizia municipale, che potrebbe garantire presidi fissi nei punti critici, sia di giorno che di notte, preservando “vivibilità e qualità della vita”, in particolare nelle città di medie dimensioni. L’ex Sindaco di Parma, che durante il suo mandato aveva elaborato la carta di Parma che era diventato un decreto legge sulla sicurezza urbana, sa bene che l’impiego delle Forze dell’Ordine da solo non è tuttavia sufficiente. Servizi mezzi pubblici migliori, accessibilità e rivitalizzazione sono gli elementi che consentono alle persone di riappropriarsi degli spazi pubblici in tutta sicurezza. Concetto valido soprattutto per i quartieri periferici, conclude Pietro Vignali, che oggi rischiano di diventare dei veri e propri ghetti.
“IL MILITE IGNOTO: ALLE RADICI DELL’IDENTITÀ ITALIANA”
In occasione del centenario della traslazione all’altare della patria della salma del milite ignoto, la rete accademica costituita da UniTreEdu, Fondazione Primato, ARS archivio storico e CE.DI.S. – Centro Studi e Ricerche sulle politiche del diritto e sviluppo del sistema produttivo dei servizi – dell’università eCampus organizza, con il patrocinio della Brigata di supporto al (HQ) NRDC-ITA, presso il Circolo Unificato dell’esercito di Milano la conferenza “Il Milite Ignoto: alle radici dell’identità italiana”.
La conferenza avrà luogo mercoledì 3 Novembre 2021 alle ore 18.00 presso il Palazzo Cusani, salone Umberto I, in via del Carmine 8 a Milano. L’incontro sarà coordinato dal Prof. Silvio Bolognini dell’Università eCampus (autore del volume sul Milite Ignoto di recentissima pubblicazione per i tipi di Mimesis Edizioni), con la partecipazione e l’intervento dei Prof. Massimo De Leonardis e Sergio Luppi dell’Università Cattolica di Milano e dei Prof. Marco Marinacci e Marina Simeone dell’Università eCampus.
Per informazioni e prenotazioni: [email protected]
L’evento sarà svolto nel rispetto delle misure riguardanti la sicurezza sanitaria attualmente in vigore con presentazione della carta verde (green pass)
Non solo stile ed eleganza ma anche sostenibilità: il Palazzo Ravasio ideato da Antonio Franchi
Antonio Franchi è alla guida di un progetto di ristrutturazione che cambierà l’anima di Palazzo Ravasio rendendola più “green”.
La mission del progetto sviluppato da Antonio Franchi su Palazzo Ravasio
Palazzo Ravasio è un antico edificio veronese la cui storia risale al 1924, anno in cui Giuseppe Ravasio acquistò il fabbricato, che fu in seguito demolito e ricostruito per realizzare un palazzo dallo stile monumentale contenente al suo interno degli appartamenti signorili. Per modernizzare l’iconico edificio ci si è affidati alla società guidata da Antonio Franchi, The Residenze, che ha messo a punto un progetto per rendere Palazzo Ravasio un esempio di edilizia ecosostenibile. Il team di The Residenze sa bene, ad esempio, che il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici sono tra i principali responsabili dell’inquinamento cittadino e per questo motivo, per la nuova versione di Palazzo Ravasio, mirano a “tagliare” la dipendenza dai fossili, orientandosi verso delle forme di energia più pulite. Un altro aspetto diventato fondamentale è il benessere umano, adesso al centro del progetto. Prestando particolare attenzione alla scelta dei materiali costruttivi e alla qualità dell’aria si garantisce un buon livello di comfort psicofisico degli occupanti. Sono questi gli obiettivi che il team guidato da Antonio Franchi intende raggiungere.
Antonio Franchi: i materiali “green” utilizzati nella ristrutturazione
Oltre all’installazione di impianti di ultima generazione e di sistemi di isolamento che ridurranno i consumi, garantendo al contempo il massimo comfort, l’intervento di ristrutturazione portato avanti da Antonio Franchi su Palazzo Ravasio prevede l’impiego di materiali ecosostenibili. L’isolamento termico, ad esempio, sarà assicurato da una controparete costituita da due pannelli isolanti in fibra di canapa vegetale e altri materiali che garantiscono anche un controllo dell’umidità e una riduzione degli inquinanti. Le pareti saranno poi rivestite con biointonaco (a base di calce naturale) e rifiniti con un’idropittura organica minerale eco-compatibile. I pavimenti in parquet saranno invece realizzati con legname biocompatibile e posati con una tecnica che non prevede l’utilizzo di collanti chimici. Persino i rivestimenti e le finestre dovranno essere ecocompatibili, con i primi prodotti con ceramica sostenibile di alta qualità e le seconde in legno lavorato con tecniche altamente sostenibili.















