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Riva Acciaio, parla l’Ing. Valerio Bisio, ex Direttore dello stabilimento di Lesegno

Riva Acciaio ha acquistato il simulatore termomeccanico “Gleeble 3800” nel 2003, uno strumento fondamentale per le attività dello stabilimento siderurgico di Lesegno. Da qui nascono collaborazioni importanti con realtà universitarie e centri di ricerca.

Riva Acciaio

Riva Acciaio: le peculiarità dello stabilimento di Lesegno

Riva Acciaio è tra gli attori più importanti a livello internazionale nel suo settore. Tra gli elementi che sicuramente hanno portato a questo successo vi è il laboratorio integrato nello stabilimento siderurgico di Lesegno: in azienda, Riva Acciaio si è attrezzata del sofisticato sistema di simulazione “Gleeble 3800”. Il Gleeble 3800 è un “simulatore termomeccanico” della società americana DSI in grado di simulare tutte le fasi di fabbricazione dell’acciaio ma anche di ogni altro tipo di lega. Riva Acciaio l’ha acquistato nel 2003. A Lesegno quindi sono stati studiati i super acciai al nichel utilizzati nel progetto “Virgo” per l’osservazione delle onde gravitazionali. Oltre ad essi, sono stati studiati gli acciai “maraging”, caratterizzati da una durezza al contempo malleabile, impiegati in Formula Uno da team del livello di Ferrari.

Riva Acciaio: parla l’Ing. Valerio Bisio

“L’acciaio è il materiale metallico più diffuso al mondo e può essere riciclato al 100% praticamente all’infinito”, ha dichiarato Valerio Bisio, Presidente del CdA di Riva Acciaio ed ex Direttore dello stabilimento di Lesegno. “Quello prodotto a Lesegno ha come punto di partenza proprio la fusione di rottami di acciaio preparati secondo la direttiva europea 333 del 2011”. In fabbrica non ci sono altoforni e convertitori alimentati con materiale ferroso e carbone: la risorsa primaria è proprio il rottame fuso mediante energia elettrica, metano ed ossigeno. Così prendono vita nuovi prodotti che Riva Acciaio sperimenta nel laboratorio, con notevoli risparmi. Come sottolineato dall’Ing. Bisio, lo stabilimento collabora con varie Università e centri di ricerca come il Politecnico di Torino e l’Università di Pisa. Qui “vengono realizzate le attività di ricerca e sviluppo del Gruppo Riva, di cui Riva Acciaio fa parte, a servizio di tutti i 5 stabilimenti italiani e internazionali in Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada”.

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Next4, siglato accordo con Ulixes Capital: il commento di Davide D’Arcangelo

Club deal nato da un’idea di Davide D’Arcangelo, Pierluigi Sassi e Angelo Paletta, Next4 è un acceleratore specializzato nel mondo dell’open innovation. Obiettivo dell’accordo con Ulixes Capital è rafforzare il posizionamento del Club Deal Investor sul mercato.

Davide D'Arcangelo

Davide D’Arcangelo: Next4 – Ulixes Capital, i dettagli della partnership

Grandi novità per Next4: il Club Deal Investor fondato dall’investor relator Davide D’Arcangelo ha reso nota la sottoscrizione di un accordo quadro con Ulixes Capital Partners, holding leader del private equity che opera attraverso investimenti mirati in startup e PMI innovative italiane. La partnership prevede lo sviluppo di progettualità comuni e potrà essere esteso, attraverso la creazione di collaborazioni verticali, agli ambiti commerciale e finanziario, oltre che a quelli relazionale e comunicativo. L’ingresso di Ulixes Capital Partners in Next4, si legge nel comunicato ufficiale, garantirà “reciproco arricchimento sia in termini imprenditoriali che di crescita di network”. Soddisfatto Davide D’Arcangelo, oggi attivo in Next4 con il ruolo di Business Developer e Innovation Manager: “Ulixes è una realtà importante nel settore del venture capital con una visione chiara del futuro e un approccio innovativo al business – ha dichiarato – Per questo siamo molto felici di questa stretta di mano e siamo certi che questa collaborazione contribuirà a farci crescere ancora sia come investitori che punti di riferimento per l’ecosistema dell’innovazione italiano”.

La fondazione di Next4 e le esperienze professionali di Davide D’Arcangelo

Next4 nasce nel 2018 grazie ad un progetto portato avanti da un gruppo di esperti di politiche industriali e di innovazione. Il Club Deal Investor opera come acceleratore e si focalizza sul mondo dell’open innovation. Nel 2019 vedono la luce già i primi progetti nel campo della sanità digitale e della sostenibilità ambientale. Tra i fondatori Davide D’Arcangelo. Originario di Roma, classe 1976, il Founder è un esperto di innovazione e politiche industriali, ed è iscritto all’Albo del MISE come Innovation Manager. Oltre ai ruoli ricoperti in Next4, opera anche come investor relator (Speri Ingegneria, AAtech e Termo S.p.A.) e advisor. Davide D’Arcangelo è conosciuto non solo nel mondo della finanza, ma anche in quello della Pubblica Amministrazione. Da oltre dieci anni opera nell’ambito dei fondi europei e della digitalizzazione. Attualmente è consulente digitale di numerosi enti pubblici (MEF, Anci, IFEL, Confindustria) ed è membro della task force nazionale di Anip-Confindustria, del Comitato Tecnico Scientifico di Anci Lazio e del Training Camp IFEL Campania.

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Ripresa: per FME Education bisogna puntare sul settore della cultura

Il settore della cultura è tra i più colpiti dalla pandemia ma sono in molti a pensare che è proprio da lì che bisognerebbe ripartire: tra questi anche la Casa Editrice FME Education.

FME Education

FME Education: ripartiamo dal nostro patrimonio culturale

Riprendersi dal periodo difficile iniziato nel 2020 prevede una strada ripida e piena di ostacoli. Diverse realtà del Paese ritengono che sarebbe di grande aiuto puntare su un settore troppo spesso dimenticato: quello della cultura. Secondo i dati del rapporto “Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, nell’Italia pre-pandemia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo generava 96 miliardi di euro, che salivano a 265,4 miliardi se si consideravano tutti gli altri settori economici attivati. Si parla del 16,9% del valore aggiunto nazionale, una cifra non da poco. Questi dati sembrano quindi supportare l’idea di chi, come la Casa Editrice FME Education, propone di ripartire proprio dal nostro enorme patrimonio culturale sviluppando una visione a lungo raggio per il settore della cultura.

FME Education: la tecnologia dalla parte della cultura

FME Education è una Casa Editrice nata a Milano nel 2013 e che si è presto affermata come punto di riferimento dell’editoria, soprattutto per quanto riguarda il segmento della formazione e della didattica che sfrutta l’innovazione tecnologica. La Casa Editrice utilizza le nuove tecnologie per diffondere il sapere e la conoscenza. Gli strumenti digitali permettono infatti di raggiungere porzioni di pubblico sempre più grandi, come si è potuto vedere nel corso dello scorso anno, quando gli eventi hanno accelerato il processo di digitalizzazione di tutti i settori. In tale contesto, FME Education è riuscita a dimostrare quanto sia non solo possibile ma oltremodo efficace un approccio che affianchi le potenzialità offerte dal presente con il patrimonio culturale italiano.

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EssilorLuxottica, l’AD Francesco Milleri sui numeri del Boost 2021: “Orgogliosi”

Sono 6.600 i dipendenti che hanno aderito al Piano di azionariato promosso dalla società guidata da Francesco Milleri.

Francesco Milleri

Francesco Milleri: EssilorLuxottica, i numeri del Boost 2021

Il 2021 si conferma l’anno di EssilorLuxottica. Il Gruppo ha rilasciato lo scorso dicembre i dati aggiornati di Boost, il Piano di azionariato diffuso che porta avanti dal 2019. L’ultima edizione ha visto l’adesione di 54.000 dipendenti, con un tasso di sottoscrizione pari al 65%, in crescita rispetto al 2020 (62%). Francesco Milleri, alla guida del colosso dell’eyewear e dell’eyecare, ha dichiarato: "Anche quest’anno Boost si conclude con successo e con un tasso di sottoscrizione in crescita". Ad oggi, negli 85 paesi coinvolti dal progetto, sono 67mila i dipendenti che posseggono una quota della società, in crescita, dunque, dai 63mila del 2020 e dai 56mila del 2019. Inoltre più di 11.000 ex dipendenti, oggi in pensione ma che tuttavia hanno scelto di continuare a partecipare al percorso dell’azienda come azionisti. "Siamo orgogliosi di questa risposta – hanno commentato Francesco Milleri e il suo vice Paul du Saillant – continueremo a costruire sulla partecipazione azionaria diffusa dei dipendenti, centrale nella cultura aziendale".

Francesco Milleri: il 2021 di EssilorLuxottica

Tra i risultati evidenziati nella nota rilasciata dal Gruppo anche l’aumento dei dipendenti azionisti membri di Valoptec, che raggiunge quota 20mila iscritti. L’associazione indipendente collabora attivamente nella definizione della strategia di EssilorLuxottica con un focus sulle Risorse Umane. "Questo andamento riflette la fiducia dei dipendenti nella strategia del gruppo – ha detto Francesco Milleri, che ha aggiunto – L’obiettivo è quello di estendere la stessa opportunità al maggior numero possibile di dipendenti in futuro". Il successo ottenuto dall’iniziativa è la ciliegina sulla torta di un 2021 dai risultati decisamente incoraggianti. Il Gruppo guidato da Francesco Milleri ha chiuso l’anno in forte ripresa economica, con un’accelerazione registrata soprattutto nell’ultimo trimestre e che ha portato al miglioramento e al consolidamento dell’Outlook. Diversi i traguardi che hanno reso particolarmente positivo il 2021 di EssilorLuxottica: tra questi la partnership siglata con Meta per la produzione dei primi smart glasses e il consolidamento dell’iniziativa "Eyes on the planet", la roadmap dedicata alla strategia dell’azienda in tema di sostenibilità e che ha tra i suoi capisaldi la circolarità, la carbon neutrality e il diritto alle cure della vista.

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Il profilo di Cristiano Poponcini, revisore e consulente aziendale

Fondatore dello Studio omonimo, Cristiano Poponcini è un revisore contabile e Dottore in Economia e Commercio specializzato in consulenza aziendale. Per diversi anni ha operato nell’ODCEC di Monza e Brianza, fino a diventare Consigliere. Numerosi gli incarichi come curatore fallimentare per conto del Tribunale di Monza e della Brianza.

Cristiano Poponcini

Cristiano Poponcini: il percorso formativo e la fondazione dello Studio

Attivo da oltre 30 anni nel settore della consulenza aziendale, organizzativa e gestionale, Cristiano Poponcini è un esperto aziendalita, Diritto fallimentare e procedure concorsuali. Ha ricoperto numerosi incarichi per il Tribunale di Monza e dal 2001 al 2008 è stato tra i protagonisti dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Monza e della Brianza. Originario di Monza, si laurea nel 1993 in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si iscrive all’ODCEC e, dopo un apprendistato presso il rinomato Studio Legale Carpinelli nell’ambito del Diritto fallimentare e del risanamento aziendale, fonda lo Studio Poponcini. Si tratta di una delle prime società tra professionisti in Italia in grado di mettere al servizio delle aziende le competenze di avvocati, dottori in Economia e Commercio e architetti. Alla consulenza aziendale, Cristiano Poponcini affianca le attività come Curatore Fallimentare e Commissario Giudiziale per il Tribunale di Monza, alle quali si aggiungono quelle di Consulente Tecnico del Giudice Penale e del Pubblico Ministero e, infine, di Custode Giudiziario e Professionista delegato alle vendite giudiziarie immobiliari. Nel 1998 viene eletto Consigliere e Segretario dell’Associazione Interprofessionale di Monza e della Brianza, organismo che rappresenta i professionisti impegnati a svolgere attività giudiziaria presso il Tribunale di Monza e della Brianza. Verrà poi nominato Presidente nel 2007.

Cristiano Poponcini: la carriera nell’ODCEC e le esperienze come relatore

In qualità di esperto di procedure concorsuali, in quegli anni Cristiano Poponcini entra a far parte della Commissione Procedure Concorsuali presso l’ODCEC di Monza e della Brianza, fino a diventarne Presidente. Incarico che decide di lasciare quando, nel 2008, viene eletto Consigliere dell’Ordine. Tra il 2012 e il 2013 è anche membro della Commissione Esami di Stato di Dottore Commercialista ed Esperti Contabili presso l’Università Bicocca di Milano. Come relatore ha collaborato sia con la Banca d’Italia, contribuendo alla riforma del Processo Esecutivo, che con diverse aziende di formazione professionale, tra le quali Zucchetti Software Giuridico. Ha tenuto corsi di aggiornamento su tutto il territorio nazionale e corsi di specializzazione presso alcuni Tribunali su tutto il territorio italiano ed è tra gli autori delle due edizioni del “Formulario Commentato della Legge Fallimentare” edito da Ipsoa. Oggi Cristiano Poponcini si dedica prevalentemente alle attività del suo Studio. Nel 2017 ha aggiunto ai suoi titoli anche quello di Dottore in Giurisprudenza grazie alla laurea conseguita presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma.

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Ares Ambiente premiata come azienda Best Performer: lo studio realizzato da ItalyPost

Specializzata nel settore dell’intermediazione dei rifiuti e nella gestione di impianti autorizzati, Ares Ambiente nasce nel 2008 a Treviolo (BG). Da allora, l’azienda conduce attività di smaltimento, recupero e trasporto di rifiuti in ottica di efficienza, economicità e trasparenza: criteri riconosciuti oggi anche dal titolo di azienda Best Performer.

Ares Ambiente

Il successo di Ares Ambiente nel Best Performer di Bergamo

Costante solidità economica e finanziaria, unita a un operato aziendale basato su responsabilità e trasparenza verso i partner e la comunità. È così che Ares Ambiente, specializzata nell’intermediazione dei rifiuti e gestione di impianti autorizzati, è riuscita a raggiungere risultati ottimi in tutti i suoi ambiti di attività. Lo attesta oggi anche lo studio realizzato da ItalyPost per il quotidiano “LombardiaPost”, che ha analizzato i bilanci delle imprese di Bergamo con rating equilibrato o ottimo su valori di fatturato ed EBITDA. In tale contesto, l’azienda fondata e guidata da Marco Domizio ha conseguito il titolo di Best Performer: l’assegnazione si è tenuta lunedì 22 novembre 2021 presso il Centro Congressi Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Viviamo da due anni nell’incertezza economica. Tuttavia non abbiamo mai fatto venire meno il nostro impegno a conferire i rifiuti delle attività produttive”, ha commentato con soddisfazione il CEO di Ares Ambiente: “Lo abbiamo fatto nel modo più efficiente possibile e secondo criteri di tracciabilità e pratiche amministrative che rispettano la normativa vigente”.

Ares Ambiente, il CEO Marco Domizio: proseguiamo nel percorso di efficienza e trasparenza

“Abbiamo raggiunto questo risultato grazie a tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a consolidare la nostra posizione nel mercato”, ha osservato il CEO di Ares Ambiente, “lavorando con la massima professionalità e con competenze che continuano a crescere e rinnovarsi”. In costante aggiornamento anche in materia di normative e autorizzazioni necessarie, l’azienda di Treviolo opera nella consapevolezza di come la gestione dei rifiuti ricopra un ruolo essenziale nell’esistenza delle persone e dell’ambiente. “È un traguardo che ci rende orgogliosi e ci spinge a mantenerci ai massimi livelli di efficienza nella gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi”, così Ares Ambiente in una nota ufficiale, in cui evidenzia il proprio impegno per “affrontare insieme le sfide del presente e proiettarci in un futuro più sostenibile per le persone e per l’ambiente, perseguendo i nostri obiettivi di trasparenza”.

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Pietro Colucci: Innovatec acquisisce Cobat, azienda leader nel recupero delle batterie

Pietro Colucci: grazie all’acquisizione di Cobat, il gruppo Innovatec potrà finalmente affacciarsi nel promettente mercato delle auto elettriche.

Pietro Colucci

Pietro Colucci: i dettagli dell’acquisizione di Cobat

Innovatec, holding di partecipazioni attiva nel settore della Clean Technology, ha rilevato il 56,45% di Cobat, realtà specializzata nella gestione dei rifiuti e nel recupero di materiali, tra i quali spiccano RAEE e batterie. L’obiettivo dell’operazione, annunciata lo scorso 1° dicembre, è quello di rendere Innovatec il player di riferimento nel recupero delle batterie a litio. La società, che vede Elio Catania come Presidente e Pietro Colucci come azionista di riferimento e membro dell’Advisory board, punta infatti soprattutto al mercato delle auto elettriche, oggi in netta espansione per effetto di una domanda sempre crescente. Cobat, oltre ad essere una delle piattaforme italiane leader nei servizi per l’economia circolare, è infatti proprietaria di numerosi brevetti industriali legati proprio agli accumulatori a litio. Nel 2020 l’azienda romana ha registrato un valore della produzione di 76,5 milioni di euro, un EBITDA di 1,8 milioni di euro e un utile netto di 0,5 milioni di euro. L’acquisizione di Cobat, avvenuta ad un corrispettivo di 9,5 milioni di euro, consentirà alla società di ampliare la propria quota di mercato nei servizi end-to-end, sviluppare nuovi progetti di economia circolare e accelerare nel percorso di transizione ecologica.

Pietro Colucci: Innovatec, con Cobat impulso alla verticalizzazione delle filiere

“Tramite questa acquisizione sinergica e strutturale – si legge nella nota di Innovatec – il Gruppo rafforza la crescita nell’economia circolare entrando su una filiera in grande sviluppo”. Nello specifico, grazie al contributo di Cobat, la società quotata alla Borsa di Milano il cui azionista di riferimento è Sostenya, società di Pietro Colucci, perseguirà diversi obiettivi. In primis continuerà nel “percorso di verticalizzazione del business per filiera ampliando la propria quota di mercato nel settore della Clean Tech”. Potrà inoltre rafforzare la propria gamma di servizi tailor made, “sempre più innovativi per la gestione della circolarità e della sostenibilità”. Innovatec intende inoltre “replicare su ogni classe di rifiuto la Piattaforma Cobat basata sulla costituzione di specifici consorzi di filiera per il recupero dei materiali in accordo con la nuova normativa sulla responsabilità estesa del produttore (Dlgs 116/2020) che permette di garantire un servizio efficiente di raccolta, stoccaggio e avvio al riciclo di qualsiasi tipologia di rifiuto”. Durante i suoi anni di attività Cobat ha contribuito a creare già 4 consorzi: Innovatec, controllata dal Gruppo Sostenya di Pietro Colucci, intende sfruttarne l’enorme potenziale: “L’integrazione con Green Up e la replicabilità del modello di business Cobat su nuove filiere di materiali – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Roberto Maggio – non potrà che portare sicuri benefici per Innovatec. L’acquisizione è un’importante focalizzazione sulla tematica della circolarità e con essa il Gruppo acquisisce esperienze sia nel recupero delle materie esauste in vista dell’elettrificazione della mobilità che nella costruzione di sistemi verticali di recupero”.

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Verona, Palazzo Ravasio: il contributo di Antonio Franchi per una città sostenibile

La sostenibilità è al centro del futuro della città di Verona. Tra le iniziative green rientra il progetto di The Residenze, realtà guidata da Antonio Franchi, per la valorizzazione di Palazzo Ravasio.

Antonio Franchi

Antonio Franchi: Verona città attenta ai temi ambientali

Storia, sostenibilità e arte sono i tre elementi che nei prossimi anni dipingeranno la città di Verona. Ormai da tempo la patria di Romeo e Giulietta è impegnata a promuovere i temi ambientali che abbracciano diversi aspetti della vita cittadina, dalla mobilità all’edilizia. Tra le iniziative orientate alla green sustainability rientra il progetto affidato alla società guidata da Antonio Franchi, The Residenze, che si occuperà degli interventi a Palazzo Ravasio, uno dei più importanti edifici storici di Verona. L’antico stabile sarà ristrutturato e valorizzato all’insegna dei principi di sostenibilità che da anni guidano l’operato dell’amministrazione veronese. L’impegno per la riduzione dell’impatto ambientale e per la promozione di una mobilità green ha consentito la creazione di una rete filoviaria, la trasformazione dei mezzi meno recenti e inquinanti dell’autoparco comunale e il passaggio al metano dei mezzi di Atm Verona. L’attuazione di tali iniziative, compreso il progetto portato avanti da Antonio Franchi, rientra nella “svolta sostenibile” menzionata più volte dal Sindaco Federico Sboarina.

Verona: il contributo di Antonio Franchi

L’intervento di ristrutturazione ideato dalla società guidata da Antonio Franchi donerà un forte contributo alla “svolta sostenibile” veronese e saranno proprio le iniziative di questo genere a diffondersi in un futuro prossimo. Anche Legambiente ha confermato l’impegno green portato avanti dalla città di Verona, premiandola per il progetto europeo “Steps”. Non solo il pubblico, ma anche il privato è attento in tal senso: l’alto numero di richieste registrate per ottenere il superbonus 110% mostra infatti la volontà dei cittadini che sono sempre più intenzionati a ridurre l’impatto delle proprie abitazioni. A Verona tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 le richieste pervenute agli uffici di Edilizia sono passate da 240 al mese a 700. “C’è ancora tanta strada da fare ma siamo su quella giusta per provare a regalare un futuro migliore alla nostra meravigliosa città”, ha commentato il Sindaco Federico Sboarina. Per il progetto di Palazzo Ravasio Antonio Franchi e il team di The Residenze si concentreranno principalmente sui dettagli, come la scelta di materiali ecologici e di fornitori specializzati in interventi di bioedilizia.

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Il bagno secondo Ideal Standard: la gamma i.life per un ambiente confortevole e moderno

Ideal Standard ha un’idea ben precisa di come debba essere l’ambiente bagno moderno: tra tecnologia, sostenibilità e un design accattivante, è nata quindi la gamma i.life.

Ideal Standard

Ideal Standard: l’idea alla base di i.life

i.life, la nuova gamma completa di soluzioni bagno offerta da Ideal Standard, punta a rendere la quotidianità ancor più sicura e confortevole. Dal design semplice ed accattivante, perfetto per la vita di tutti i giorni, i.life è stata presentata dal Chief Design Officer di Ideal Standard Roberto Palomba ed è caratterizzata da linee essenziali: il bagno deve essere un ambiente sì funzionale, ma anche rilassante e accogliente. Ed è proprio a questa idea che si è deciso di puntare, cercando di armonizzare l’aspetto estetico con le nuove tecnologie in modo da creare una linea di prodotti versatile, duratura e sostenibile: nel perfetto stile Ideal Standard, che è ormai una garanzia nel suo settore di appartenenza.

Ideal Standard: i.life e i vantaggi che offre

Grazie alla modularità, la collezione i.life offre diverse soluzioni per adattarsi alle singole esigenze del cliente che si rifanno sempre ai concetti di igiene, sostenibilità, design, durabilità e risparmio idrico. Ideal Standard infatti propone una soluzione di lavabi, vasi e bidet che si contraddistinguono per le linee morbide e per la praticità: i sanitari sono disponibili sia nella versione sospesa che a terra, i vasi sono dotati di sedile a chiusura rallentata per un funzionamento comodo e silenzioso, discreto. Tutti i vasi i.life, ad eccezione dei modelli staccati da parete, possiedono la tecnologia RimLS+, per uno scarico potente che assicura pulizia, igiene e sicurezza ad ogni utilizzo. i.life si integra perfettamente col design contemporaneo e con la ricerca tecnologica dei miscelatori Ceraplan, un fiore all’occhiello per Ideal Standard, che ha recentemente subito un’operazione di restyling per adeguarsi alle necessità della vita quotidiana moderna: una storia di ricerca costante, tradizioni e stile che si tramanda negli anni.

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Riva Acciaio allestisce il Comune di Lesegno per Natale

Lo stabilimento di Lesegno rappresenta per Riva Acciaio un importante polo produttivo: quest’anno l’azienda ha pensato di ringraziare il Comune per la sua ospitalità contribuendo ad illuminare il paese per il Natale.

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Il Natale di Lesegno con Riva Acciaio: luminarie e un albero di sei metri

L’operatore siderurgico ha deciso di collaborare con la Pro Loco di Lesegno e diversi volontari per portare un po’ di aria natalizia nel piccolo paese piemontese che ospita lo stabilimento, nonché il cuore tecnologico, di Riva Acciaio. Grazie al contributo dell’azienda è stato infatti possibile arricchire le decorazioni del centro storico e delle frazioni. La Pro Loco, guidata dal Presidente Osvaldo Martini, si è occupata dell’allestimento e della realizzazione di alcuni soggetti. Ai lavori hanno partecipato anche diversi volontari. Il sindaco Emanuele Rizzo ha espresso la sua gratitudine per la generosità dimostrata dall’azienda: “Un grazie speciale alla Riva Acciaio per il contributo economico che ci ha permesso di acquistare decorazioni che da alcuni anni mancavano e che renderanno più colorato e luminoso questo Natale 2021!”.

Riva Acciaio: le attività nel settore siderurgico

Riva Acciaio è oggi leader nel settore della produzione di acciaio, ruolo che occupa sia in Italia che all’estero. È specializzata soprattutto nei prodotti lunghi e negli acciai di alta qualità. La sua storia ha inizio nel 1954, quando i fratelli Emilio e Adriano Riva decisero di fondarla. Attualmente l’azienda conta cinque stabilimenti situati tra Lombardia e Piemonte. Gli acciai di Riva Acciaio vengono infatti prodotti in provincia di Brescia a Sellero, Malegno e Cerveno; in provincia di Varese a Caronno Pertusella; in provincia di Cuneo a Lesegno. Quest’ultimo stabilimento possiede anche un avanzato Centro di ricerca e sviluppo dove vengono utilizzati strumenti di altissima tecnologia come il simulatore termomeccanico Gleeble 3800.

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Serenissima Ristorazione racconta il suo impegno green nel contesto del MUSE Café

Novità sulla collaborazione all’insegna della sostenibilità tra Serenissima Ristorazione e il Muse di Trento. La neo inaugurata Galleria della sostenibilità è un ulteriore tassello nel dialogo con la realtà guidata da Mario Putin.

Serenissima Ristorazione

Serenissima Ristorazione: il MUSE Cafè di Trento

Un’esperienza completamente originale e all’insegna dell’innovazione quella offerta dal MUSE, Museo delle Scienze di Trento. In questo luogo scienza, green e caffè dialogano tra di loro condividendo i valori che contraddistinguono sia il museo che la sua caffetteria interna, il MUSE Café, gestita da Serenissima Ristorazione. Al proprio interno il cliente può godersi una coccola e una pausa di relax all’insegna della sostenibilità, sorseggiando una delle miscele amiche dell’ambiente facenti parte de La Reserva de ¡Tierra! Lavazza. L’esperienza è coerente con tutto quello che il visitatore vede e sente nella recentemente inaugurata Galleria della sostenibilità del museo: tale spazio espositivo di 400 mq si pone come obiettivo principale quello di avviare un tavolo di discussione comune, intermediato e sotto le lenti di ingrandimento di scienza e cultura, sugli scenari plausibili futuri che attendono il nostro Pianeta. L’impegno del museo di fare da cassa di risonanza alle tematiche interconnesse con la salvaguardia ambientale fa sì che, in questo quadro generale, diventino di primaria importanza anche le azioni di Serenissima Ristorazione: il responsabile del MUSE Cafè Paolo Martinelli, a questo proposito, spiega come si armonizza la caffetteria nel contesto valoriale del MUSE.

Serenissima Ristorazione e l’impegno per la sostenibilità ambientale

In linea con la gamma valoriale abbracciata dal MUSE, oltre a quello che è a tutti gli effetti il loro track record storico, il Gruppo guidato da Mario Putin si adopera per espandere la consapevolezza sui temi green da parte dei visitatori, ad esempio inserendo nei suoi menù diversi tipi di prodotti biologici come le miscele sostenibili La Reserva de ¡Tierra! Alteco Lavazza. Questo in particolare succede perché, come spiega bene anche Paolo Martinelli: “siano una coccola finale da regalare al nostro cliente per prolungare la sua esperienza museale oltre l’area espositiva, anche all’interno della caffetteria.” La visione di Serenissima Ristorazione non si focalizza solo su questo e allarga il proprio raggio d’azione anche a tutto quello che è km zero e sostenibile, come tra l’altro accade già da diversi anni. A questo proposito Paolo Martinelli, responsabile del MUSE Cafè, scende nello specifico di quella che è la collaborazione con il MUSE di Trento e racconta come si concretizzano tali princìpi: “Proponiamo ai nostri clienti prodotti da filiera trentina, coltivati entro trenta chilometri dal locale, biologici e certificati; utilizziamo detergenti naturali non chimici e poniamo molta attenzione all’utilizzo di tutti quegli accorgimenti che garantiscono l’assenza di spreco d’acqua, per esempio.”

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Gov-tech e trasformazione PA, Davide D’Arcangelo: le potenzialità del Public Innovation Manager

Founder di Next4 e Vicepresidente di Impatta, Davide D’Arcangelo è un professionista esperto in innovazione, cluster e reti di impresa. Il suo intervento a “Impatta sul Recovery – Innovare la PA” ha messo in luce la figura professionale del Pubblic Innovation Manager.

Davide D'Arcangelo

Abilitare il cambiamento: focus di Davide D’Arcangelo sul Pubblic Innovation Manager

Le potenzialità dell’innovation management per favorire la modernizzazione della PA sono oggi tra le questioni al centro del dibattito su come impiegare al meglio i fondi del PNRR. Questo poiché la Pubblica Amministrazione ha un ruolo importante nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Davide D’Arcangelo ha affrontato il tema intervenendo all’incontro “Impatta sul Recovery – Innovare la PA. La figura del Public Innovation Manager”, organizzato il 30 novembre da Impatta (network di imprese e professionisti coordinato da Next4 Production) e Fondazione Italia Digitale. L’evento ha visto alternarsi due momenti di confronto con esperti del settore e personalità del mondo istituzionale, tra cui il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, delega Affari Europei, Vincenzo Amendola. L’incontro ha fornito l’occasione per discutere sull’importanza della figura del Public Innovation Manager: “Un acceleratore per la PA”, ha segnalato Davide D’Arcangelo, oltre che portatore di opportunità per sviluppare nuove filiere industriali.

Davide D’Arcangelo: trasversalità e visione strategica, nuova cultura per gli enti locali

Proprio sulla figura professionale del Public Innovation Manager Davide D’Arcangelo si è soffermato per evidenziarne le potenzialità nel presente e nel futuro del Paese. “Il Public innovation manager non è solo un acceleratore per la PA”, così il Founder di Next4 nell’intervento: tale profilo professionale, infatti, applicando competenze di tipo trasversale e grande visione strategica, può diventare un “abilitatore di cambiamento” utile oggi al Paese, nonché “aprire ad una nuova filiera industriale, quella del Gov-tech”. Secondo Davide D’Arcangelo, dunque, la grande opportunità è quella di poter “creare strumenti in grado di semplificare la burocrazia”, ha evidenziato in conclusione, veicolando parallelamente “una nuova cultura negli enti locali, nuovi standard e tecnologie a servizio della Pubblica Amministrazione”.

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Francesco Milleri: sostenibilità, EssilorLuxottica punta sui futuri Chief Circular Officer

Francesco Milleri: EssilorLuxottica promuove insieme a ESSEC Business School, L’Oréal e Bouygues la nascita a livello internazionale della prima cattedra dedicata alla circular economy.

Francesco Milleri

Francesco Milleri: EssilorLuxottica, partnership per l’istituzione di una cattedra sulla Global Circular Economy

L’impegno di EssilorLuxottica a favore della sostenibilità, supportato fortemente anche dall’AD Francesco Milleri, si esprime attraverso le sempre più numerose iniziative promosse con questo obiettivo. Tra queste di recente anche l’istituzione della prima cattedra dedicata ai temi dell’economia circolare, la Global Circular Economy Chair: un progetto nato dalla collaborazione con la business school che ha sede a Parigi, una delle principali in Europa, e con L’Oréal e Bouygues. La cattedra, riservata agli studenti del Master in Management di ESSEC, punta a formare i futuri Chief Circular Officer, destinati ad accompagnare le aziende nel loro percorso verso un’economia circolare. Non a caso, a fronte di una crescente attenzione su queste tematiche, dell’evoluzione dei comportamenti d’acquisto dei consumatori e di un inasprimento delle normative del settore, le organizzazioni sono chiamate a ripensare in modo radicale i propri modelli di business: in questa prospettiva l’economia circolare fornisce una soluzione chiara e sostenibile al fine di ridurre le emissioni globali di CO2 del 45%. È qui il valore dell’iniziativa a cui contribuirà quindi anche il Gruppo guidato da Francesco Milleri: la costruzione del nostro futuro passa soprattutto attraverso la formazione dei nuovi talenti, sempre più consapevoli dell’importanza della sostenibilità e dell’implementazione di strategie globali per la trasformazione circolare. L’obiettivo è quello di formare 120 leader entro il 2025.

Francesco Milleri: onorati di collaborare con organizzazioni altamente stimate

"In EssilorLuxottica, crediamo fermamente nel potere della collaborazione", hanno sottolineato in merito l’Amministratore Delegato di EssilorLuxottica Francesco Milleri e Paul du Saillant, Vice Amministratore Delegato: "Questo è il motivo per cui siamo onorati di collaborare con organizzazioni altamente stimate come ESSEC Business School, L’Oréal e Bouygues". L’AD Francesco Milleri, nel parlare insieme al Vice AD dell’importanza del progetto, ha ricordato anche il programma globale di sostenibilità "Eyes on the Planet" lanciato da EssilorLuxottica, attraverso cui "speriamo di rispondere alle esigenze di cura della vista in evoluzione a livello globale e alla domanda di un settore che cresce sempre più rapidamente, in modo responsabile e sostenibile". La partnership che ha portato alla nascita della Global Circular Economy Chair, come evidenziato dall’AD e dal Vice AD di EssilorLuxottica, "ci aiuterà a fare importanti passi avanti in ricerca, riduzione, riutilizzo e riciclo".

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Salute e ambiente, Pietro Vignali: più incentivi e finanziamenti per le città post-Covid

Salute e ambiente sono due facce della stessa medaglia. Pietro Vignali spiega l’importanza di coniugare i due aspetti per poter supportare lo sviluppo delle città post-pandemia.

Pietro Vignali

Pietro Vignali: fondamentale la collaborazione tra ambiente e salute

Ambiente e salute vanno di pari passo: secondo l’ex Sindaco di Parma, Pietro Vignali, la tutela di questi due aspetti rappresenta una delle più grandi sfide delle città italiane post-Covid. I rischi per la salute non includono soltanto il traffico, ma anche l’inquinamento generato dal riscaldamento delle abitazioni. La contaminazione ambientale potrebbe essere gestita e limitata attraverso la concretizzazione di un grande piano casa arricchito dalle agevolazioni fiscali previste dall’ecobonus. Nelle città post-pandemia è ormai necessario potenziare la sinergia tra ambiente e salute: le isole ambientali e pedonali di via Farini e il parco urbano realizzato tra via Montebello e via Bizzozzero, ad esempio, rientrano nei progetti realizzati dall’ex primo cittadino di Parma al fine di rendere più sostenibile la città. Le iniziative green che potrebbero supportare le città italiane includono anche la trasformazione delle numerose aree dei centri urbani in parchi e luoghi di socializzazione. “Vent’anni fa – spiega Pietro Vignaliavevo coniugato l’assessorato all’ambiente con quello alla mobilità. Fu una scelta vincente”. “Ora bisogna fare un salto ulteriore che è quello di coniugare l’ambiente con la salute. Per questo avevamo, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, organizzato a Parma il quinto Vertice Mondiale su Ambiente e Salute, il primo realizzato in Italia alla presenza di più di 100 Ministri dell’Ambiente e della Salute di tutto il Mondo per parlare di come coniugare le politiche ambientali con quelle della salute soprattutto per i bambini”.

Pietro Vignali: incentivi e finanziamenti per il trasporto pubblico e privato

Sul fronte dell’inquinamento ambientale, ricorda Pietro Vignali, i divieti sono utili solo se perfezionati con ulteriori incentivi e investimenti. Nel caso delle restrizioni relative alla circolazione degli autoveicoli diesel, queste dovrebbero prevedere specifici contributi e soluzioni per tutti coloro il cui stato economico non permette la sostituzione del proprio veicolo. Non solo i mezzi privati, ma anche quelli pubblici sono determinanti per l’ambiente e per la salute. Una delle iniziative realizzate dall’allora Amministrazione di Parma, con il contributo del Ministro dell’Ambiente, ha infatti consentito di erogare agevolazioni creando diversi distributori a metano per le flotte pubbliche e trasformando oltre 75.000 auto a metano. “L’elettrico è la nuova frontiera”, dichiara Pietro Vignali. L’acquisto di moderni filobus e il collaudo di autobus elettrici nel centro storico e sulla linea 15 fanno parte dei progetti sostenibili ideati per la città di Parma. Non solo, i rappresentanti delle principali case automobilistiche europee sono stati coinvolti per un’iniziativa basata sulle auto a zero emissioni e sull’elettrico. Un finanziamento di oltre 15 milioni, inoltre, ha consentito di erogare incentivi per l’acquisto di 5mila biciclette elettriche nella città di Parma.

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Le scelte realizzate dalla società guidata da Antonio Franchi per il progetto di Palazzo Ravasio

Il team di Antonio Franchi è impegnato in un progetto davvero importante che trasformerà l’antico edificio veronese di Palazzo Ravasio in una struttura moderna ed ecosostenibile.

Antonio Franchi

Antonio Franchi: Palazzo Ravasio come esempio di edilizia sostenibile

Uno dei più importanti edifici storici di Verona, Palazzo Ravasio, diventerà presto un modello di ecosostenibilità grazie all’opera di Antonio Franchi e del suo team. La società da lui guidata, The Residenze, specializzata nel comparto immobiliare residenziale di alta gamma, si occuperà infatti del progetto di ristrutturazione e modernizzazione che interesserà il Palazzo, seguendo i principi dell’architettura sostenibile. Il benessere degli occupanti, così come la limitazione dei consumi e la riduzione dell’uso dei fossili rappresenteranno i principali obiettivi del team. Da un lato c’è quindi la consapevolezza di quanto i sistemi di riscaldamento e raffreddamento degli edifici incidano sull’inquinamento cittadino e dall’altro la presa di coscienza che il comfort è ormai un must in un mercato che mette le esigenze dell’uomo al centro di tutto.

Antonio Franchi: Palazzo Ravasio sarà tutto “green”, dagli impianti ai materiali

Secondo il team di Antonio Franchi, realizzare un edificio moderno e sostenibile significa anche prestare un’attenzione particolare alla scelta delle tecniche e dei materiali utilizzati. Palazzo Ravasio dovrà essere “green” a 360°, per cui tutto, dagli impianti ai materiali, dovrà essere estremamente ecosostenibile. Per rispondere a queste esigenze, il team ha previsto l’installazione di impianti di ultima generazione e di sistemi di isolamento che riducano i consumi garantendo al contempo il massimo comfort termico. Per quanto concerne i materiali, anche questi saranno categoricamente ecosostenibili. L’isolamento termico, ad esempio, sarà ottenuto tramite l’impiego di materiali di fibra di canapa vegetale in grado di controllare il tasso di umidità e limitare gli inquinanti. I pavimenti saranno costituiti da legno biocompatibile e certificato e saranno posati senza l’utilizzo di collanti chimici. Le pareti, infine, verranno rivestite con materie prime di origine naturale e minerali riciclati.

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Cristina Scocchia si racconta a “La Repubblica”: dall’Università Bocconi al mondo del beauty

Da Kukident a L’Oréal a Kiko: Cristina Scocchia ha portato avanti con successo le sfide professionali che le si sono presentate fin dai tempi dell’università.

Cristina Scocchia

Cristina Scocchia: dall’Università Bocconi ai primi incarichi in Procter&Gamble

Cristina Scocchia, nonostante la giovane età, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto che è iniziata prima ancora della sua laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano. Al mondo del beauty arriva (con L’Oréal e poi con Kiko) dopo un percorso di crescita importante. Dell’esperienza in L’Oréal dice in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “È stata una sfida professionale riportare la filiale alla crescita dopo anni di segni meno sui bilanci. L’Italia per l’azienda è tra i primi dieci paesi al mondo. Sono stati anni belli, adrenalinici, affascinanti”. Cristina Scocchia inizia il suo percorso in Procter&Gamble, dopo un career day particolarmente fruttuoso. “Non la conoscevo, ma due dei manager lì presenti mi dissero subito: da noi conta il merito, non importa da dove vieni, ma la tua voglia di crescere. Per me è stata una rivelazione. Ho mandato il curriculum, potevo vantare ben poco, ci ho messo anche le attività di volontariato e il periodo nei boy scout, e mi hanno assunta per uno stage di tre mesi durante l’università. Ho dato il 300 per cento. Alla fine il mio capo decise: ti assumo come se fossi già laureata, lavora tutto il giorno, studia la notte e prendi la laurea”.

Cristina Scocchia: l’ingresso nel mondo del beauty e il consiglio alle donne lavoratrici

Cristina Scocchia si occupa inizialmente di una campagna di marketing per Kukident. L’insegnamento è: lavora su un prodotto difficile, non su quello facile che tutti vogliono, per costruirti un profilo a tutto tondo. La promozione arriva insieme a nuove sfide, nel settore commerciale per l’Est Europa, Medio Oriente e Africa, dal 2004 al 2006. Entra finalmente nel mondo del beauty nel 2007, con incarichi sempre più importanti fino al ruolo di vertice del global cosmetic operations, responsabile di Max Factor in 75 Paesi del mondo. “Non avrei potuto essere più contenta”, racconta Cristina Scocchia, “sentivo l’onere di metterci la faccia, di fare scelte anche impopolari, sapendo che avrebbero reso più forte l’azienda”. La manager alle donne in carriera consiglia: “Se volete fare passi in avanti ci dovete credere. Spaventarsi per le difficoltà non aiuta, è il modo migliore per autoescludersi. Non permettete agli stereotipi di decidere per voi chi essere o chi diventare”. La manager si è battuta con successo in L’Oréal per migliorare la vita dei collaboratori attraverso l’introduzione dello smart working già nel 2014, mentre in Kiko è riuscita nel difficile compito di ristrutturare l’azienda, per riportarla ad una crescita profittevole.

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Giampiero Catone: personale della PA ai minimi storici

Nella sua battaglia contro il Reddito di Cittadinanza, Giampiero Catone mette in luce i vuoti nella Pubblica Amministrazione ed invita lo Stato a riprendere le redini in mano.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: sempre meno personale nella PA

Nonostante i recenti bandi volti a rafforzare la Pubblica Amministrazione, per Giampiero Catone si tratta solo di “un pannicello caldo sulla fronte di un settore pubblico pericolosamente sguarnito di personale”. Il giornalista riporta che i lavoratori del pubblico impiego siano infatti ai minimi storici e che l’età media dei dipendenti supera di lungo i 50 anni. Un dato che dovrebbe destare preoccupazione, soprattutto se si pensa che, a seguito di numerosi tagli, diversi servizi sono stati esternalizzati, portando il più delle volte a “uno scaricabarile di responsabilità”, favorito a sua volta da un intreccio di regole e norme che non fanno altro che rendere il sistema lento e complicato. A pagare per il mix di burocrazia e vecchiaia sono “proprio i cittadini a cui questi servizi dovrebbero essere serviti e garantiti”.

Giampiero Catone: lo Stato deve tornare ad assumere

“C’era una volta – ricorda con amarezza Giampiero Catoneuna Italia che non solo cresceva e creava opportunità di lavoro e impiego ma c’erano posti fissi dove era possibile stratificare le conoscenze, fare carriera, puntare su obiettivi personali e del sistema Paese. C’era uno Stato che assumeva con regole durature che funzionavano, tanto da permettere al lavoratore di costruire la propria identità professionale e di vita attorno a quel punto essenziale di riferimento che è il lavoro”. Oggi i salari sono diventati più bassi, i giovani passano in continuazione da un’esperienza all’altra e misure come quella del Reddito di Cittadinanza avrebbero agevolato una svalutazione del lavoro. Lo Stato, secondo Giampiero Catone, dovrebbe piuttosto indirizzare le risorse per finanziare progetti e imprese che porterebbero all’assunzione di ragazzi e professionisti, ma soprattutto dovrebbe tornare “ad essere il datore di lavoro per tutto ciò di cui il Paese ha bisogno”.

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Siderurgia: Lesegno guarda al futuro. Gruppo Riva riattiverà il ciclo continuo

Gruppo Riva: la ripartenza post pandemia prevede, entro la fine dell’anno, la riattivazione del ciclo continuo nello stabilimento di Lesegno. Le prospettive future.

Gruppo Riva

Lesegno: il 50% della produzione totale di Gruppo Riva

Con 348 addetti, lo stabilimento di Lesegno, che rappresenta il 50% della produzione italiana di Gruppo Riva, tornerà a funzionare con il ciclo continuo entro la fine dell’anno. Nel polo produttivo vengono realizzate tutte le tipologie degli acciai di qualità che, prima di essere consegnate ai clienti, vengono laminate e ulteriormente trattate con lavorazioni successive. Il grande forno fusorio ad arco elettrico è in grado di produrre una colata in meno di 60 minuti, la produzione annua può di conseguenza superare le 500.000 tonnellate. Nello specifico, l’acciaio liquido viene portato alla temperatura voluta e inizia quindi la fase di “spillaggio”: l’acciaio viene versato in una “siviera” che viene trasferita con un carroponte al forno siviera per la successiva fase di affinazione. Dopodiché, l’acciaio è trasportato all’impianto di “degasaggio” e quindi, una volta raggiunte le caratteristiche metallurgiche desiderate, la siviera contenente l’acciaio ancora liquido viene trasferita sulla macchina di colaggio che consente di produrre direttamente attraverso la solidificazione dall’acciaio liquido le cosiddette “billette”. Il semilavorato prodotto è un parallelepipedo di 160 mm di lato e con una lunghezza variabile fino a un massimo di 8.000 mm.

Gruppo Riva: le prospettive future di Lesegno

“Gli acciai prodotti a Lesegno sono destinati a tutti i settori”, hanno spiegato Valerio Bisio, Presidente del CdA di Riva Acciaio, e l’attuale Direttore Giangiacomo Olimpo. Nello specifico, la produzione è rivolta all’automotive e alle macchine movimento terra, al settore dell’oil and gas e a quello delle costruzioni. Tra marzo e aprile dello scorso anno Gruppo Riva ha sospeso le attività di produzione a causa dell’emergenza sanitaria e, nonostante la ripresa sia stata lenta e difficile, dai primi mesi del 2021 gli ordini di acquisto sono aumentati. Al crescere delle richieste, si è però incrementata anche la difficoltà nel reperire le materie prime come il rottame e le ferro-leghe. Il problema è tuttavia stato percepito soltanto in parte grazie alla presenza del Gruppo in altri Paesi europei. Lo stabilimento di Lesegno, continuano i due ingegneri, “è l’unico a livello nazionale a disporre, nel laboratorio di ricerca, di un simulatore termomeccanico come il Gleeble 3800”: il macchinario consente di simulare l’intero ciclo di produzione, risparmiando tonnellate di acciaio. Il Gruppo mira quindi al miglioramento costante della qualità del prodotto finito e degli standard richiesti dalle normative. Gruppo Riva prevede di attivare nuovamente, entro la fine dell’anno, il ciclo continuo: le quattro squadre, ruotando sui relativi turni, saranno in grado di produrre 152 ore alla settimana.

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La riforma del fisco secondo Giampiero Catone

In uno dei suoi editoriali sul quotidiano “La Discussione”, Giampiero Catone affronta il tema del fisco proponendo di fare pulizia nel magazzino fiscale in modo da poter poi ripartire con norme più semplici e sanzioni chiare.

Giampiero Catone

Giampiero Catone contro la riscossione di crediti inesigibili

“Milioni di cartelle sono di nuovo in viaggio o pronte ad essere spedite, ma per ottenere cosa?”, si domanda Giampiero Catone. Circa 153 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 118,9 miliardi dovrebbero provenire da persone decedute o imprese cessate e altri 109,5 miliardi dovrebbero giungere da nullatenenti. Per il giornalista e politico non ci sono dubbi sul fatto che “sparare ancora nel mucchio non servirà a nulla” e a dimostrarlo ci sono i numeri e l’esperienza di un sistema che da 20 anni non fa altro che stratificare debiti. “Milioni di cittadini e imprese non pagano o non riescono a pagare perché non hanno soldi”; inutile quindi continuare a sperare di riscuotere crediti che non è possibile recuperare. Sono state vane le tante iniziative volte a riottenere gli 800 miliardi di crediti a cui ammonta il Magazzino Fiscale. Anche la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5mila euro risalenti al periodo tra il 2000 e il 2015, prevista dal decreto Sostegni, è servita a ben poco dato che si trattava per la maggior parte di soldi inesigibili. Il rischio è quello di “graziare gli evasori seriali mentre chi non riesce a pagare si ritrova impigliato per decenni nelle spire del cattivo pagatore”.

Giampiero Catone: bisogna avere il coraggio per un condono tombale

Secondo Giampiero Catone, una valida alternativa consisterebbe nel “chiudere con il passato, ripulire il Magazzino fiscale e ripartire”. Insomma, per il giornalista “sarebbe più logico fare un condono tombale verso quella gran parte di soggetti che non sono in grado di pagare”, chiarendo però che “non parliamo di grandi imprese o grandi evasori fiscali”. In altre parole, bisognerebbe “avere il coraggio di azzerare tutto, per ripartire con regole chiare e stringenti”. Considerata la forte cultura anti-tasse che vi è nel nostro Paese, estirpare una simile avversione non è di certo cosa semplice e per farlo servirebbero “norme meno vessatorie verso famiglie e piccole imprese in modo che pagare il dovuto sia normale”. In conclusione, dopo essersi liberati dei crediti inesigibili, il Parlamento dovrebbe semplificare il fisco e renderlo “a misura dei cittadini e delle imprese”.

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Esposizioni universali: il saggio di Federico Motta Editore ripercorre le tappe principali

Dai Salon de beaux-arts et manifactures a Expo 2020: il saggio “Le Esposizioni universali” di Vittorio Marchis, pubblicato su “Historia” di Federico Motta Editore, ripercorre le tappe più importanti di questi grandi eventi.

Federico Motta Editore

Federico Motta Editore: il fenomeno sociale delle Esposizioni universali

Organizzate fin dal XVIII secolo, le Esposizioni universali rappresentano oggi una vetrina mondiale per pubblicizzare e valorizzare le eccellenze dei Paesi partecipanti. Il saggio “Le Esposizioni universali” di Vittorio Marchis, pubblicato su “Historia” di Federico Motta Editore, ripercorre la storia di questi eventi nati in Francia come Salon de beaux-arts et manifactures e che successivamente, con l’Impero napoleonico, sono diventate un fenomeno sociale. “Inizialmente legate a singole realtà territoriali nel 1851 il fenomeno diviene internazionale e, da occasione per promuovere l’innovazione tecnologica e di prodotto, le Esposizioni universali diventano un modo per perpetuare e diffondere un modello di progresso che acquista anche valenze politiche, artistiche e culturali”. Come ricorda il saggio edito da Federico Motta Editore, lo scopo di questi eventi, inizialmente di carattere nazionale, era la promozione di prodotti locali legati all’industria e all’artigianato. A Milano le Esposizioni vennero organizzate ogni anno dal 1806 al 1813, mentre a Torino nel 1805, nel 1811 e nel 1812.

Federico Motta Editore: da Londra 1851 a Dubai 2020

La prima Esposizione universale fu realizzata a Londra nel 1851: per l’occasione, a Hyde Park, fu installato il Crystal Palace, la gigantesca struttura progettata dal botanico e costruttore di serre Joseph Paxton. A partire da allora, come ricorda il saggio di Federico Motta Editore, queste manifestazioni furono organizzate in tutte le più importanti città come Parigi, Vienna, New York, Philadelphia e Chicago. Nel 1889, per l’evento che sancì l’inizio del Novecento, è stata invece inaugurata la Tour Eiffel, il clou dell’Esposizione di Parigi che ancora oggi attira milioni di visitatori da tutto il mondo. Nel corso degli anni, le Esposizioni universali non hanno celebrato soltanto i progressi tecnici, ma hanno permesso anche di esaltare le opere di grandi architetti, artisti e designer. Dopo l’Expo di Milano del 2015, Dubai, capitale dell’omonimo emirato, ospita l’Expo 2020 (dal primo ottobre 2021 fino al 31 marzo 2022).

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Team Service: il progetto di successo di Emilio Innocenzi

Presidente dal 1999, Emilio Innocenzi guida Team Service con impegno, passione e professionalità: da oltre 30 anni l’azienda è specializzata in ambito Facility Management e offre servizi a livello internazionale.

Emilio Innocenzi

Emilio Innocenzi: il progetto Team Service

Originario di Roma, Emilio Innocenzi (classe 1956) avvia negli anni ’80 un nuovo progetto con la collaborazione di alcuni amici e compagni di università: dal 1985 Team Service opera nel settore dei servizi agli immobili. L’attività del Gruppo, fortemente basata sui valori di affidabilità, concretezza, qualità e innovazione, permette di offrire servizi e soluzioni personalizzati ai clienti presenti sul territorio nazionale e internazionale. Ciascuna delle società consorziate è infatti specializzata in un determinato ambito professionale. L’esperienza consolidata del team in diversi ambiti quali impianti e manutenzione, servizi sanitari, ristorazione, move in e move out, reception e accoglienza, pulizia, igiene e verde ha permesso all’azienda di conquistare una posizione di leadership in questo settore. Impegno, passione e professionalità sono le tre costanti che fin dall’inizio hanno guidato l’operato di Emilio Innocenzi, nominato nel 1999 Presidente: da quel momento i successi, l’innovazione e l’espansione a livello internazionale hanno caratterizzato l’attività di Team Service.

Team Service: i risultati raggiunti da Emilio Innocenzi

Dalla sua fondazione nel 1985, Team Service ha raggiunto numerosi successi nel corso degli anni. Tra il 1987 e il 1996 la realtà guidata da Emilio Innocenzi ha registrato una fase di forte crescita integrando alla propria attività l’esperienza di numerosi professionisti con background diversi. La preziosa collaborazione con altri esperti, che hanno contribuito ad arricchire la multidisciplinarità, le competenze tecniche e i metodi offerti dal Gruppo, ha permesso di generare un forte valore aggiunto. Più tardi la crescita dell’azienda ha consentito l’inaugurazione di alcune filiali sul territorio nazionale: la prima a Milano e le successive a Pescara (1993) e Torino (1994). Non solo, negli anni ’90 il Gruppo guidato da Emilio Innocenzi ha ampliato la propria offerta, proponendo servizi e soluzioni anche nell’ambito delle pulizie, della ristorazione, del verde, della sanità e dell’ambiente. Inoltre, negli anni 2000 Cile, Stati Uniti e Spagna hanno accolto le nuove filiali del Gruppo attivo in ambito Facility Management.

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FME Education unisce il patrimonio culturale italiano con le potenzialità del presente

Guardare ai dati pre-pandemia e intraprendere percorsi per rendere maggiormente fruibile la cultura e generare nuova domanda. Consapevole delle potenzialità culturali del nostro Paese, FME Education promuove iniziative per valorizzare l’interazione tra digitale e cultura.

FME Education

FME Education: ripensare e promuovere il patrimonio storico-culturale

I dati forniti dal MiBACT relativi al periodo pre-pandemia mostrano da diversi anni un notevole e costante aumento del numero di fruitori della ricchezza del patrimonio culturale italiano. Nel 2019 i musei e i parchi archeologici statali (al primo posto il Colosseo, seguito da Pompei e Uffizi) hanno raggiunto un totale di circa 55 milioni di visitatori: i numeri attuali sono però ancora distanti da quelli pre-Covid ed è quindi necessario riprogrammare e ripensare l’intero settore culturale. A condividere tale visione è la Casa Editrice FME Education che, fin dalla sua fondazione nel 2003, promuove numerosi progetti e iniziative in ambito culturale. Fondazione Symbola, in collaborazione con Alessio Re (Fondazione Santagata per l’economia della cultura) e Giovanna Segre (Università di Torino), ha realizzato un contributo, mostrando la necessità di intraprendere percorsi diversi in grado di comprendere le potenzialità del nostro sistema culturale e cogliere le opportunità offerte dal digitale.

FME Education: coniugare il patrimonio culturale con le potenzialità tecnologiche

L’emergenza sanitaria ha accelerato la trasformazione digitale, permettendo una rapida diffusione dell’uso dei mezzi tecnologici nella stragrande maggioranza dei settori. Se anche il mondo della cultura, fortemente colpito dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, beneficiasse dei vantaggi offerti dalla tecnologia, questa contribuirebbe a facilitarne la fruibilità: il digitale rappresenta infatti un efficace asset di sviluppo e innovazione per il patrimonio culturale italiano. È quindi necessario investire nell’innovazione, coinvolgendo anche i più giovani: FME Education è tra le principali realtà impegnate nella realizzazione di progetti di qualità a supporto del patrimonio storico-culturale, con particolare attenzione verso l’innovazione tecnologica. L’intervento di Fondazione Symbola sottolinea: “Nel 2020 abbiamo assistito a un periodo iniziale in cui, causa pandemia, le realtà culturali si sono dedicate in gran parte a iniziative di tipo virtuale, anche per mantenere il dialogo e la connessione con il pubblico. Oggi, però, è doveroso entrare in un’ottica successiva, in cui il patrimonio storico-culturale non sia soltanto mostrato”.

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Gruppo Riva: statale 28, necessario intervento di messa in sicurezza

Lo stabilimento di Gruppo Riva sorge sulla statale 28 di Lesegno dove ogni giorno centinaia di mezzi effettuano manovre compromettendo di fatto la sicurezza di cittadini e lavoratori. L’azienda e le Amministrazioni dei due Comuni interessati chiedono quindi un intervento di messa in sicurezza.

Gruppo Riva

Gruppo Riva: più sicurezza sulla statale 28

Incrementare il livello di sicurezza sulla statale 28: è il contenuto della richiesta presentata da Gruppo Riva, il primo operatore siderurgico italiano. Lo stabilimento del Gruppo sorge esattamente sulla statale tra Lesegno e il Comune di San Michele Mondovì, dove un elevato numero di mezzi esegue quotidianamente manovre: è esattamente in quel tratto di strada che quasi 200 veicoli effettuano manovre di ingresso e di uscita coinvolgendo di conseguenza circa 400 volte la superficie della statale 28. La sicurezza dei lavoratori è quindi strettamente connessa alla necessità di intervento sollecitato ai relativi Sindaci. Intanto, le Amministrazioni di Lesegno e San Michele Mondovì hanno chiesto di trasformare la zona circostante in centro abitato, aumentando il numero di possibili accessi lungo la statale.

Gruppo Riva: l’incontro in Regione

Domenico Michelotti, Sindaco di San Michele Mondovì, ribadisce la necessità di intervenire rapidamente: “L’urgenza di trasformare la zona in centro abitato diventa prioritaria alla luce dell’imminente apertura di un baby parking”. L’Amministrazione di Lesegno ha suggerito la realizzazione di una rotonda al fine di far defluire il transito dei mezzi pesanti in un punto nevralgico della strada. Di conseguenza, un intervento sulla statale 28 sarebbe vantaggioso non solo per Gruppo Riva, ma anche per i due Comuni limitrofi, i quali hanno chiesto un incontro alla regione Piemonte. Il meeting si è tenuto a Torino e ha coinvolto il Vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Graglia, l’Assessore Marco Gabusi e i funzionari dell’ANAS. La sicurezza, sottolinea Franco Graglia, “è il tema sollevato dall’azienda e dalle due Amministrazioni che chiedono, su quel tratto di statale, più possibilità di accessi. Prevista solo se un’area diventa centro abitato”.

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Stefania Bariatti: il percorso professionale e accademico

Stefania Bariatti inizia la sua carriera in ambito accademico come ricercatrice di Diritto Internazionale. Con oltre 150 pubblicazioni in diverse lingue e innumerevoli incarichi di rilievo come docente e avvocato, è oggi una figura chiave nel suo settore di riferimento.

Stefania Bariatti

Stefania Bariatti: l’inizio della carriera in ambito accademico

Esperienze di rilievo in ambito accademico e legale: Stefania Bariatti si è contraddistinta negli anni per le sue competenze e l’impegno profuso, sia a livello nazionale che internazionale, per il suo settore di appartenenza, diventando una figura chiave per l’Italia e all’estero in ambito giuridico. Dopo la Laurea in Giurisprudenza nel 1979, nel 1983 diventa ricercatrice di Diritto Internazionale. È Professore ordinario dal 1994, insegnando Diritto dell’Unione Europea, Diritto della Concorrenza e Diritto Internazionale presso le Università di Sassari e Milano-Bicocca. È solo l’inizio di una carriera accademica che non si esaurisce, valica i confini nazionali e arriva fino agli atenei stranieri. Stefania Bariatti è autrice di oltre 150 pubblicazioni in italiano, inglese, francese e tedesco, su argomenti di Diritto Internazionale Privato, Diritto dell’Unione Europea e Diritto Internazionale.

Stefania Bariatti: il suo percorso in ambito internazionale

Nel 2002 Stefania Bariatti inizia ad esercitare come avvocato esperto in diritto della concorrenza, contenzioso internazionale e arbitrato commerciale internazionale. Negli anni arriva a ricoprire i ruoli di partner presso un primario studio italiano. L’esperienza acquisita e i traguardi raggiunti la porteranno ad essere scelta per dirigere lo studio di Bruxelles e le practice di diritto della concorrenza europeo ed italiano. In concomitanza con le attività in ambito accademico e professionale, di recente ha assunto incarichi di consigliere di amministrazione negli organi di governo di società quotate, portando con sé il ricco patrimonio di competenze sviluppato nello stesso ruolo presso istituzioni accademiche e fondazioni no profit. Stefania Bariatti ha ricoperto incarichi di rilievo internazionale svolti in rappresentanza o su indicazione del Governo Italiano. Rappresentante dell’Italia presso la Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato e nel Comitato di diritto civile del Consiglio dell’Unione Europea, ha svolto attività di assistenza presso il Parlamento Europeo e la Commissione Europea nella redazione di strumenti legislativi dell’Unione nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile. Dal 2011 fa parte del Gruppo di esperti della Commissione Europea sul diritto dell’insolvenza.

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House to House, nuovi posti di lavoro per la ripartenza: le persone il patrimonio più importante

House to House al fianco del Paese per la ripartenza post-pandemia: il piano di espansione prevede l’inserimento di nuove risorse, un’opportunità unica per chi aspira a una carriera nel settore.

House to House

House to House: la crescita dell’azienda che investe nelle persone

Da Treviso, dove nel 2006 è nata per iniziativa di Nicola Lunardon, House to House si è fatta strada nel settore degli elettrodomestici e dei prodotti naturali per il bucato, arrivando in pochi anni a conquistare le pagine del “Financial Times”. Testata di prestigio internazionale, nel 2019 ha inserito l’azienda trevigiana nelle 1.000 Europe’s Fastest Growing Companies per il terzo anno consecutivo riconoscendone l’importante e rapida crescita: secondo i parametri del “Financial Times”, House to House ha conquistato la 423ª posizione con un tasso di crescita del +400%. Un riconoscimento di cui parla anche “Treviso Today” in un articolo del 2019 in cui ripercorre la storia dell’azienda e i risultati raggiunti in tempi davvero rapidi. E oggi come allora, nonostante la pandemia, l’azienda guidata da Nicola Lunardon non si ferma e guarda avanti, proiettata verso nuovi traguardi.

House to House: nuovi posti di lavoro per soddisfare sempre più efficacemente le richieste dei clienti

Innovazione, sostenibilità e persone: il patrimonio più importante per House to House, nonché motore inarrestabile di crescita. Da qui, dopo la pandemia, l’azienda è intenzionata a ripartire: puntando su nuovi professionisti a cui offrire la grande opportunità di diventare specialisti del settore. Nel nuovo progetto di espansione aziendale in fase di sviluppo si prevede infatti l’inserimento di nuove risorse in tutta Italia, per riuscire a fare fronte alle richieste che arriveranno in un Paese sempre più proiettato alla ripartenza dopo lo scoppio della pandemia. House to House propone a quanti volessero intraprendere una carriera nel settore l’occasione di mettersi alla prova nonché di formarsi all’interno di H-Lab, l’Accademia di Formazione in cui vengono costantemente organizzati corsi e appuntamenti specifici per diventare dei veri specialisti, con le migliori tecniche per guadagnare di più e aumentare la propria leadership e le proprie competenze in diversi ambiti.

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Ideal Standard presenta Ceraplan e i nuovi miscelatori

Il Chief Design Officer Roberto Palomba ha reinterpretato per Ideal Standard la storica linea Ceraplan così da arricchirla dei benefici delle nuove tecnologie in merito a usabilità, durabilità e sostenibilità.

Ideal Standard

Ideal Standard lancia il restyling della collezione Ceraplan

Ideal Standard ha rivoluzionato la collezione Ceraplan grazie a un restyling completo, pensato per unire modernità e tradizione. Il risultato: una produzione di qualità basata sullo stile e sul comfort. Il classico miscelatore Ceraplan è protagonista del bagno da oltre 20 anni, ma è stato oggi reinterpretato dal Chief Design Officer di Ideal Standard Roberto Palomba, dello studio Palomba Serafini Associati. Ora è più sottile, più moderno e dalle linee morbide e arrotondate. All’interno si caratterizza per l’ingegnerizzazione tedesca. Lo stile e la tecnologia si uniscono quindi in un unico prodotto, che si inserisce in un catalogo più ampio che comprende lavabi, bidet, vasche, docce e lavelli da cucina.

Ideal Standard: le peculiarità dei nuovi miscelatori

I nuovi miscelatori Ideal Standard sono belli da vedere ma non solo. Sono pensati per essere efficaci dal punto di vista dell’utilizzo quotidiano: la bocca di erogazione, ad esempio, ha diverse altezze regolabili, mentre la finitura cromata SmartShine ne facilita la pulizia. È possibile regolare inoltre la temperatura e il flusso dell’acqua: in questo senso, Ideal Standard ha ideato un sistema che consente di preimpostare i limiti di temperatura in fase di installazione, così da tutelare gli utenti più vulnerabili. Il miscelatore Ceraplan protegge l’ambiente, in quanto progettato per favorire il risparmio di acqua ed energia (solo 51/min per tutti i modelli di lavabo e bidet). I tempi di installazione sono ridotti grazie al sistema EasyFix e EasyFix+, che prevede l’uso di componenti preassemblati. Un attento collaudo di ogni singola parte garantisce la durabilità, così da ridurre la manutenzione necessaria per tutta la vita del prodotto.

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EssilorLuxottica chiude Q3 in positivo, Francesco Milleri: “Crescita trainata da modello multichannel”

Performance solida per EssilorLuxottica, Gruppo guidato da Francesco Milleri. Decisivo il contributo di GrandVision.

Francesco Milleri

Francesco Milleri: fatturato EssilorLuxottica +33% grazie a GrandVision

Dopo un primo semestre da record, i risultati del Q3 2021 confermano l’andamento positivo di EssilorLuxottica. Nel terzo trimestre la società ha infatti registrato un fatturato che si aggira intorno ai 5,5 miliardi, segnando un +33% rispetto al periodo pre-Covid a cambi costanti. Soddisfatto Francesco Milleri, che si è detto orgoglioso della performance ottenuta dall’azienda, in linea con l’accelerazione del secondo semestre. Fondamentale nel percorso di crescita il ruolo di GrandVision, consolidata solo dallo scorso 1° luglio: "Con GrandVision, nel primo trimestre di consolidamento nel gruppo, il fatturato comparabile di EssilorLuxottica è cresciuto ancora più rapidamente – ha spiegato Francesco Milleriregistrando un aumento del 9,3% rispetto ai livelli pre-COVID". Da luglio a settembre il business retail ha infatti toccato quota 1,8 miliardi di euro, crescendo dell’11,6% rispetto al 2019.

Francesco Milleri: prodotti innovativi e iniziative commerciali alla base dei risultati positivi di EssilorLuxottica

Alla luce dei numeri del terzo trimestre, il Gruppo ha potuto aggiornare nuovamente le stime per l’anno: "Con ricavi in accelerazione, la nostra azienda ha ampliato i margini in maniera sostanziale – ha dichiarato Francesco Milleridimostrando fino a che punto può beneficiare della leva operativa". A rendere possibile il trend positivo di EssilorLuxottica, secondo l’AD, è stato il modello di business "aperto e omnichannel", al quale vanno aggiunti sia le nuove iniziative commerciali integrate che lo sviluppo di prodotti sempre più innovativi. Il Gruppo, fa sapere il manager, è sempre più impegnato nel portare avanti il programma sulla sostenibilità presentato lo scorso maggio: "Continua a consolidarsi anche ‘Eyes on the Planet’, la roadmap costruita attorno a importanti pilastri come la carbon neutrality, la circolarità, la cura della vista nel mondo, l’inclusione e l’etica". Tra le iniziative ricordate da Francesco Milleri la campagna globale sui problemi della vista tra i minori annunciata durante la Giornata Mondiale della Vista 2021.

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È nata “Parma è donna”, associazione battezzata dall’ex Sindaco Pietro Vignali

“Parma è donna” è il nome dato alla nuova associazione sostenuta dall’ex Sindaco Pietro Vignali, che promette di stare al fianco delle donne e delle famiglie per una società più equa ed inclusiva.

Pietro Vignali

Pietro Vignali: lo scopo di “Parma è donna”

Il manifesto dell’associazione è stato sottoscritto da oltre 30 persone e nello scorso mese di novembre è diventata a tutti gli effetti un’entità giuridica, fatto sancito dalla firma dell’atto costitutivo a cui ha partecipato anche l’ex Sindaco di Parma Pietro Vignali. I principali ambiti di interesse dell’associazione possono essere riassunti in welfare, sicurezza e ruolo della donna nella società. In particolare, è proprio alle donne che la nuova realtà vuole dare una mano, per aiutarle a non dover più scegliere tra carriera e famiglia e a farle sentire veramente parte attiva della società. “Le donne svolgono un ruolo cruciale nella società e nella famiglia. Per questo sono fondamentali servizi che consentano alla donna di poter svolgere questo ruolo e al contempo poter partecipare appieno alla vita sociale, culturale, economica della città coltivando le proprie ambizioni e sogni senza rinunciare al proprio tempo libero e al proprio benessere psico fisico”, ha commentato l’ex Sindaco.

Tutti gli ambiti trattati dall’associazione sostenuta da Pietro Vignali

Non soltanto la normalizzazione di un equilibrio carriera-famiglia per le donne tra i temi cari all’associazione, ma anche la maternità, l’inserimento di incentivi anziché penalizzazioni per l’assunzione delle donne, case per le giovani coppie e la formazione in giovane età per lo sviluppo di capacità imprenditoriali femminili. L’ex Sindaco Pietro Vignali si è sempre schierato a favore di politiche incentrate sulla famiglia e sull’agevolazione della vita delle donne. Nel 2010, sotto la sua amministrazione, Parma era diventata la prima città italiana ad utilizzare il “quoziente familiare”, uno strumento fiscale pensato per tener conto nella tassazione del reddito del numero di persone che compongono il nucleo familiare.

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Antonio Franchi: a Palazzo Ravasio il comfort è green

Sostenibilità e comfort guidano il progetto sviluppato da Antonio Franchi per Palazzo Ravasio. Materiali e impianti green saranno i protagonisti dell’intervento di ristrutturazione.

Antonio Franchi

Storia, comfort e sostenibilità: il progetto di Antonio Franchi per Palazzo Ravasio

Palazzo Ravasio (Verona) porta con sé decenni di storia: ragion per cui l’intervento di ristrutturazione e modernizzazione curato da Antonio Franchi (The Residenze) mira a preservare lo stile, la naturale eleganza e il valore intrinseco dell’edificio, garantendo al contempo il pieno rispetto per l’ambiente e il benessere umano. Il progetto abbraccia quindi i principi di architettura sostenibile attraverso scelte specifiche e consapevoli. La limitazione dei consumi e la diminuzione dell’uso di combustibili fossili a favore di materiali e tecniche green e di forme di energia più pulite renderanno il “nuovo” Palazzo Ravasio un edificio moderno, sostenibile e confortevole. Le attività portate avanti dal team di The Residenze e Antonio Franchi si basano sui valori di sostenibilità: la forte attenzione verso il risparmio energetico permetterà di creare un immobile in classe A, ricco di impianti di ultima generazione e di sistemi di isolamento in grado di limitare i consumi e garantire quindi il massimo comfort termico ai dimoranti.

Antonio Franchi: un impianto di riscaldamento e raffrescamento al 100% green

Le scelte green implementate dalla società guidata da Antonio Franchi prevedono l’isolamento termico sulle pareti esterne, il rivestimento delle pareti con biointonaco a base di calce naturale, l’utilizzo di idropittura organica minerale eco-compatibile alternata a un biospatolato per la finitura a parete e la messa in posa di pavimenti biocompatibili. Un’altra caratteristica sostenibile del progetto è la proposta di un impianto tecnologicamente avanzato e al 100% green: l’eliminazione di qualsiasi combustibile fossile permetterà di limitare le emissioni nell’atmosfera e di conseguenza di tutelare l’ambiente. L’utilizzo di due pompe di calore aria-acqua, alimentate unicamente da energia elettrica, consentirà il funzionamento della climatizzazione invernale ed estiva e della produzione sanitaria attraverso un meccanismo a cascata. Il sistema sarà in grado di prendere calore dall’aria esterna e portarlo all’interno delle unità abitative tramite un sistema radiante a pavimento a bassa inerzia, e per il periodo estivo svolgerà la stessa funzione, ma con un sistema di deumidificazione. Ogni dimorante avrà l’opportunità di personalizzare il proprio impianto regolando il funzionamento dei servizi e la temperatura di ogni ambiente.

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Reddito di Cittadinanza? Per Giampiero Catone non funziona

Il commercialista, politico, editore e giornalista Giampiero Catone riflette sulle motivazioni che rendono il Reddito di Cittadinanza nient’altro che uno spreco di risorse.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: ecco perché il Reddito di Cittadinanza è una misura fallimentare

Ogni anno vengono spesi 7 miliardi e 200 milioni di euro per finanziare il Reddito di Cittadinanza che, secondo Giampiero Catone, “non creano occupazione”. Per il titolare de “La Discussione”, quello che è stato promosso come uno strumento per abolire la povertà è “un errore clamoroso” che “costa ai cittadini circa 7,2 miliardi l’anno”, senza che questo vada effettivamente a migliorare l’attuale e inefficiente sistema di assunzioni e lavoro. “A testimoniare l’assurdo sperpero di risorse – argomenta Giampiero Catoneanche la relazione della Corte dei conti che ricorda come solo il 2% delle persone che hanno ricevuto il Reddito di cittadinanza è riuscito a ottenere un lavoro attraverso i centri per l’impiego. Quel posto è costato allo Stato una somma incredibile, 52 mila euro, il doppio del costo di un lavoratore di una impresa privata o assunto in un ufficio pubblico”.

Giampiero Catone: bisognerebbe puntare su welfare e lavoro

Anziché usare il Reddito di Cittadinanza come un incentivo al lavoro, Giampiero Catone afferma che sarebbe meglio “dividere le strategie”, dando da un lato degli “aiuti veri alle fasce di popolazione fragile” e dall’altro sostegno a “chi vuole lavorare, alle imprese che assumono, a giovani e adulti che intendono formarsi per un nuovo tipo di occupazione”. Di conseguenza, la chiave per un futuro migliore risiederebbe prima di tutto nella liberazione della retorica che ha accompagnato il RdC, poi nel dare aiuto a chi ne ha bisogno e facilitare “gli aiuti alle imprese per creare lavoro stabile, ben remunerato e soprattutto sicuro”. È chiaro che per il giornalista è attraverso la creazione di lavoro a tempo indeterminato che si riuscirebbe finalmente a favorire lo sviluppo, l’economia e i consumi, non incentivando il “fannullonismo” con i soldi pubblici.

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