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7 Maggio 2020

Scienza e Tecnologia

Porte automatiche, come funzionano?

In questo articolo, scritto con la collaborazione dell’azienda di installazione porte automatiche Cinque P di Piacenza, scopriamo come sono fatte e come funzionano le porte automatiche.

La maggior parte delle porte automatiche utilizza sensori di rilevamento del movimento o sensori ottici. Sono installati sui lati della porta, per attivare l’apertura / chiusura delle porte.

Molte persone tendono a credere che le porte automatiche siano un’invenzione del mondo moderno. Potrebbe sorprenderti sapere invece che le porte automatiche sono in circolazione da quasi mezzo secolo. Nel corso del tempo, queste porte sono diventate tecnologicamente più sofisticate, ma l’idea è in circolazione da un bel po’.

Tutte le porte automatiche, indipendentemente dal tipo o dal design, sono costituite da sensori che aiutano ad attivare l’apertura / chiusura delle porte quando necessario. Diamo un’occhiata ai vari tipi di sensori utilizzati nelle porte automatiche:

installazione porte automatiche

Porte automatiche con sensori di pressione

Negli anni ’60, i “tappeti di controllo” venivano usati come sensori per rilevare l’approccio dei pedoni. Questi tappeti hanno rilevato cambiamenti nel peso / pressione su una specifica area del terreno davanti e dietro le porte. Se il peso riscontrato in una determinata area fosse superiore al limite impostato (il “limite di innesco” era impostato inferiore al peso umano medio), le porte si aprivano.

Il vantaggio di usare questo tipo di sistema era, ed è ancora, che le porte rimangono aperte fino a quando c’è una pressione sul tappeto, o in altre parole, se c’è una persona in piedi / che cammina vicino alle porte. Ciò non solo facilita l’ingresso / l’uscita rapidi, ma impedisce anche alle porte di “chiudersi” su un individuo.

Porte automatiche con rilevatori di movimento o sensori ottici

In questi giorni, tuttavia, la maggior parte delle porte automatiche utilizza sensori di rilevamento del movimento o sensori ottici, che sono installati sui lati della porta, per attivare l’apertura / chiusura delle porte. Questi sensori, come suggeriscono i loro nomi, rilevano o “cercano” un movimento davanti al cancello. In questi sensori, il movimento viene rilevato da un raggio a microonde (10,5 GHz) prodotto da un’antenna installata sull’intestazione della porta e generalmente punta verso il basso e verso l’esterno.

Questi sensori sono abbastanza efficaci, ma hanno un grosso difetto: possono solo rilevare il movimento. Pertanto, una persona che sta ferma o cammina molto lentamente (come gli anziani) potrebbe non essere rilevata, il che può causare incidenti.

Sensori a infrarossi

Questi sensori specializzati utilizzano la tecnologia a infrarossi per attivare l’apertura / chiusura delle porte. Questi sensori rilevano i cambiamenti di temperatura nell’area circostante le porte, quindi quando un individuo si avvicina alle porte, la loro firma di calore viene rilevata dai sensori, che fanno aprire le porte!

Si noti che questi sensori funzionano in modo efficiente da soli, ma sensori diversi sono spesso utilizzati in varie combinazioni in un unico sistema per prevenire singhiozzi o sviste. Ad esempio, i sensori di movimento fanno il loro lavoro innescando il meccanismo di apertura non appena rilevano o “vedono” il movimento davanti alle porte. Tuttavia, se l’individuo si muove troppo lentamente o sta fermo vicino alle porte, i sensori di pressione rilevano il peso dell’individuo e impediscono alle porte di chiudersi fino a quando il peso non viene alleviato, cioè la persona si allontana da essa o passa attraverso la porta .

Come si aprono effettivamente le porte?

Dopo che i sensori rilevano la presenza di un individuo, il lavoro di apertura / chiusura effettiva delle porte deve essere completato. I sensori sono collegati a una trasmissione elettronica, che è collegata ai pannelli della porta tramite un azionamento ausiliario o una ruota dentata. L’azionamento ausiliario è collegato da cinghie di gomma che regolano i movimenti di apertura e chiusura delle porte. Nella parte inferiore di queste porte sono presenti dei rulli che consentono alle porte di scorrere in modo uniforme.

Oggigiorno le porte automatiche sono incredibilmente comode e abbastanza sicure, ma si lavora sempre per scoprire progetti migliori e più intelligenti. Non so te, ma personalmente, mi piacerebbe una porta che si apre con uno schiocco delle dita o un semplice comando parlato.

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Prodotti

Fiorista Bologna: i fiori per la Festa della Mamma

Sta per avvicinarsi la Festa della Mamma. Insieme alla fiorista di Bologna Donatella scopriamo quali sono i fiori più adatti a esprimere il nostro amore per la mamma.

Uno dei regali più graditi per la Festa della Mamma sono sicuramente i fiori, perché esprimono al meglio l’equilibrio naturale tra delicatezza e forza generatrice, tra bellezza e personalità.

Proviamo insieme alla fiorista di Bologna Donatella ad abbinare il regalo floreale alla personalità della nostra mamma.

fiorista bologna

I fiori rosa come le gerbere o le rose sono i fiori per eccellenza per esprimere il nostro affetto e la nostra gratitudine. I fiordalisi o gli anemoni che sono tipici fiori campestri si adattano alle mamme che amano la natura e hanno il pollice verde. Le orchidee invece è simbolo di raffinatezza ed eleganza quindi adatto alle mamme che amano prendersi cura di sé, ma sono molto delicati e richiedono cure particolari, quindi attenzione a sceglierle. I fiori arancioni o gialli come i girasoli o le margherite sono perfette per mamme molto attive e dinamiche mentre i fiori bianchi come il giglio, simbolo di purezza e candore, si prestano alle mamme dal carattere riservato e timido.

Fiorista Bologna: regalare una pianta

Anche le piante si prestano molto bene come regalo per celebrare la figura materna soprattutto se possiede un giardino e ama prendersi cura del verde. L’azalea, preferibilmente di colore rosa, è sicuramente la pianta per eccellenza simbolo della Festa della Mamma perché non è solo bellissima ma anche facile da coltivare e adatta sia in vaso che in giardino. L’iris è una pianta perenne simbolo della Vergine Maria quindi si presta benissimo per essere regalato in occasione di questa celebrazione. Anche una bella pianta di rose rampicanti, se c’è a disposizione abbastanza spazio, può essere un bel gesto perché rappresenta un amore eterno continuamente in crescita e che tende verso l’alto.

Qualunque sia la vostra scelta rivolgetevi alla fiorista di Bologna Donatella che saprà consigliarvi al meglio anche creando splendidi bouquet con un mix di fiori dalle mille tonalità.

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Servizi

Traslochi Roma: pianoforti e altri oggeti ingombranti e/o delicati

Scopriamo insieme alla ditta di traslochi di Roma Bagaglini, le procedure da seguire per i traslochi di oggetti ingombranti come i pianoforti

Se è arrivato il momento di cambiare casa vi sono alcuni oggetti, in genere molto ingombranti, che richiedono particolare attenzione. Fra tutti il trasloco del pianoforte, per via delle notevoli dimensioni e del peso, è tra le operazioni più complicate. Già spostarlo da una stanza all’altra richiede molto prudenza ma, se sarete scrupolosi, potrà non sorgere la necessità di rivolgersi a una ditta di traslochi specializzata. Se invece si tratta di spostarlo in un’altra abitazione, magari anche ai piani superiori di un palazzo, non è possibile rinunciare a una ditta attrezzata adeguatamente per i trasporti eccezionali. Questo perché, per darvi un’idea, un pianoforte verticale ha un peso che varia dai 170 ai 250 kg, peso che cresce ulteriormente se parliamo di una mezza coda o di un pianoforte a coda. Inoltre, il prestigio dei materiali e la meccanica particolarmente complessa necessitano di metodi di trasporto molto accurati.

Spostare il pianoforte da una stanza all’altra

Innanzitutto, è necessario sgomberare l’aria da tutto quello che può intralciare il trasporto, compresi animali domestici e bambini. Il primo consiglio è evitare di trascinare il pianoforte sul pavimento anche se dotato di rotelle perché potrebbe comunque rovinare il pavimento, soprattutto il parquet. È preferibile smontare le gambe, in modo da alleggerire lo strumento e avere la comodità di poterlo spostare verticalmente facilitando il passaggio nelle porte. Bisogna essere almeno in due, ma invece che caricarsi tutto il peso dello strumento vi consigliamo di usare delle coperte su cui adagiare il pianoforte e far scivolare quelle mentre contemporaneamente da dietro qualcuno spinge il pianoforte. In questo modo sarà molto più facile spostare lo strumento senza danneggiarlo e senza arrecare danni ai pavimenti.

traslochi roma - pianoforte

Traslocare il pianoforte in una nuova casa

Il trasloco di un pianoforte da una casa all’altra non ammette improvvisazioni e deve essere necessariamente gestita da una ditta di traslochi a Roma che abbia la giusta professionalità e soprattutto la strumentazione necessaria. Innanzitutto, il legno del pianoforte risente moltissimo dei cambiamenti di temperatura e umidità quindi anche durante il trasporto da una casa all’altra bisognerà ricreare condizioni climatiche favorevoli a che lo strumento non si deformi. Il prezzo del trasloco di un pianoforte naturalmente varia a seconda del grado di difficoltà del percorso e della distanza tra un posto e l’altro. Vi consigliamo di rivolgervi a ditte specializzate che rispettano tutti i crismi in termini di sicurezza e garanzie assicurative per non incorrere in truffe o danni gravi al vostro strumento. Bagaglini traslochi a Roma è una azienda che dispone dei mezzi e del personale adatti a questo tipo di traslochi, prendendosi cura del vostro pianoforte senza recargli alcun tipo di danno.

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Cosa aspetti? Richiedi subito un preventivo trasloco gratuito e senza impegno specificando la tua esigenza, verrai al più presto contattato dagli esperti di Bagaglini traslochi per individuare la soluzione di trasloco che più si adatta alle tue esigenze.

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Comunicati News Prodotti Servizi

FASE 2. UN SEGNALATORE PER REGOLAMENTARE GLI INGRESSI NEI PUNTI VENDITA

SMART-Q è il “semaforo” per le code che ha conquistato il mondo

Un sistema acustico-luminoso per la gestione delle code all’ingresso dei negozi e dei supermercati; un vero e proprio semaforo per permettere ai commercianti di regolamentare l’accesso e a chi è in coda di capire quando è possibile l’ingresso nel locale.

Un’idea tanto semplice quanto indispensabile per questa “Fase 2” dell’emergenza Coronavirus, in cui le parole d’ordine sono turni di ingresso, distanza di sicurezza e dispositivi di protezione.

Potrebbe sembrare poca cosa ma forse non tutti sanno che esiste un’unica azienda in Italia che produce sirene e lampeggianti nel settore industriale e automotive. È Sirena, azienda di Rosta in provincia di Torino: oltre 46 anni di esperienza, 130 dipendenti, oltre 1 milione di pezzi all’anno venduti in 72 paesi in tutto il mondo, con un fatturato di 20 milioni di Euro e un export pari al 50% del totale.

Dal medicale alla GDO, dalla vendita al dettaglio all’automotive, sono tantisismi i settori con i quali collabora Sirena, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Durante l’emergenza Sirena ha rifornito alcuni ospedali italiani con i segnalatori delle macchine per la respirazione artificiale delle terapie intensive.

Sono Made in Italy anche le sirene della scorta del Primo ministro Cinese e di molteplici veicoli prioritari quali ambulanze, Polizia municipale, protezione civile ma anche i segnalatori per tutti i mezzi agricoli e industriali della John Deere, Bosch, Manitu, CNH, Valeo, Toyota.

È Sirena a lanciare in questi giorni SMART-Q, un sistema acustico-luminoso autoalimentato per la gestione delle code, facilissimo da installare ed economico.

Proprio come un piccolo semaforo il sistema fornisce un’indicazione, a chi si trova in attesa all’ingresso di punti vendita, farmacie e supermercati, sulla possibilità di entrare o meno, considerando il numero di persone che sono presenti all’interno. Un controllo a distanza regola il semaforo, consentendone l’utilizzo anche se nel punto vendita, per le limitazioni Covid, è presente un solo operatore.

Già prevista la possibilità di installare più di un semaforo per aiutare le persone a rispettare le distanze di sicurezza in coda e sono in arrivo anche le versioni più avanzate, che consentono il conteggio automatico di ingressi e uscite per regolare automaticamente il flusso all’interno del locale.

L’idea è piaciuta sia alla GDO sia a piccoli esercizi commerciali italiani e ha già conquistato anche l’estero. Nella sede di Rosta stanno arrivando richieste e ordini dalla Germania, dal Belgio, dalla Francia e dagli Stati Uniti oltre che dal territorio nazionale.

Il mondo del commercio sa che nella Fase 2 il rispetto delle norme sarà fondamentale, sia per tutelare la salute di personale e clienti sia perché i trasgressori rischiano la chiusura o la sospensione della licenza. L’imperativo categorico è rispettare le distanze di sicurezza e garantire l’ingresso contingentato all’interno degli esercizi commerciali. I locali di 40 metri quadri potranno consentire l’accesso di una persona alla volta, oltre ad un massimo di due operatori. Se il negozio è più piccolo si dovrà rispettare il rapporto di un lavoratore e un cliente mantenendo la distanza di almeno un metro.

Le restrizioni dovute alle disposizioni di legge per il contenimento del COVID-19 potrebbero complicare il lavoro di molti commercianti che, in locali di piccole dimensioni, devono vigilare attentamente i flussi d’ingresso ma spesso non possono permettersi di assumere personale extra per farlo”. – Dichiara Fabio Salomone, direttore generale di Sirena S.p.A. – “Nel progettare SMART-Q è anche a loro che abbiamo pensato, la semplicità di funzionamento e gestione, oltre al costo contenuto, sono i punti di forza di uno strumento che può diventare una soluzione immediata ad un problema più che mai attuale. Ma SMART-Q è utilizzabile anche in realtà più grandi e complesse, penso a supermercati e centri commerciali con code anche in cassa; si possono collegare e sincronizzare più dispositivi per l’avanzamento ordinato della coda negli uffici postali, nelle farmacie, nelle banche, nei CAF e in tutte le aziende di servizi che hanno uffici con accesso al pubblico”.

 Il sistema autoalimentato di SMART-Q è composto da una colonna di segnalazione, con luce verde fissa più suono e luce rossa lampeggiante, montata su prolunga, base di appoggio e corredata di radiocomando.

Il dispositivo può essere utilizzato dallo staff interno in modo automatico oppure manuale, gestendo al meglio l’accensione del modulo rosso e del modulo verde tramite l’apposito radiocomando.

L’alimentazione del sistema avviene tramite batteria (alloggiata nella base) che garantisce 8 ore di funzionamento continuo oppure tramite la rete 230Vac/50Hz. Il sistema non richiede installazione e, grazie alla base di appoggio, è facilmente posizionabile.

www.sirena.it

 

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Comunicati Salute e Benessere

Videoconferenza: la gestione del rischio da SARS-COV2 e la fase 2

Comunicato Stampa

Videoconferenza: la gestione del rischio da SARS-COV2 e la fase 2

Il 15 e il 22 maggio 2020 un corso in videoconferenza permetterà di individuare procedure/comportamenti idonei alla gestione del rischio da SARS-COV2 durante la fase 2 di riapertura delle attività aziendali.

 

La situazione epidemiologica correlata alla diffusione del virus SARS-COV2 si sta lentamente modificando ed è stata inaugurata negli scorsi giorni, anticipata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020, la cosiddetta fase 2 dell’emergenza COVID-19.

La nuova fase prevede dal 4 maggio non solo un allentamento del lockdown, la situazione di isolamento e di blocco che stiamo tutti vivendo in relazione all’emergenza, ma anche la possibile riapertura di molte attività lavorative.

 

La videoconferenza sulla gestione del rischio da SARS-COV2

Proprio per favorire una idonea conoscenza dell’emergenza COVID-19 anche in relazione alla nuova fase epidemiologica, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFOS) organizza il 15 e il 22 maggio 2020 un corso, suddiviso in due videoconferenze da 4 ore, dal titolo “La gestione del rischio da SARS-COV2: la fase 2. Procedure, protocolli e gestione psicologica”.

 

Il corso, considerata l’evoluzione dello scenario epidemiologico e il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia di COVID-19, intende fornire spunti per la individuazione di apposite procedure/modalità comportamentali da porre in essere al fine di garantire lo svolgimento delle attività aziendali e nel contempo garantire la gestione della salute e della sicurezza dei lavoratori.

 

I tre docenti del corso in videoconferenza:

  • Matteo Fadenti: tecnico della prevenzione negli ambienti e luoghi di lavoro, con specializzazione nell’igiene e sicurezza alimentare, formatore e consulente
  • Carlo Zamponi: docente a contratto all’Università degli Studi dell’Aquila, formatore in ambito sicurezza sul lavoro
  • Andrea Cirincione: Psicologo del lavoro e delle organizzazioni con esperienza pluriennale nel settore della sicurezza sul lavoro, formatore e consulente

 

Il protocollo condiviso di regolamentazione per l’emergenza COVID-19

Per le attività che non risultano sospese il DPCM del 26 aprile 2020 richiede che siano rispettati i contenuti del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” un protocollo firmato il 14 marzo e aggiornato il 24 aprile.

 

Ricordiamo che il “Protocollo condiviso” si sofferma su numerosi aspetti relativi alla tutela della salute nelle aziende: modalità di ingresso, informazione, accesso dei fornitori esterni, gestione di una persona sintomatica, riunioni ed eventi, gestione spazi comuni, pulizia e sanificazione, precauzioni igieniche, dispositivi di protezione individuale, organizzazione aziendale, sorveglianza sanitaria, …

 

Il programma delle videoconferenze per la gestione del rischio

Il 15 e il 22 maggio 2020 si terrà – dalle 9.00 alle 13.00 – il corso, suddiviso in due videoconferenze di 4 ore ciascuna, dal titolo “La gestione del rischio da SARS-COV2: la fase 2. Procedure, protocolli e gestione psicologica”.

 

Questi alcuni degli argomenti che verranno trattati nei due moduli:

  • MODULO 1: La gestione del rischio da SARS-COV2: procedure e protocolli aziendali
    • IL COVID-19: cos’è e come si trasmette
    • La gestione del COVID-19 in ambito lavorativo
    • Il titolo x: esposizione ad agenti biologici: il documento di valutazione dei rischi
    • Il protocollo condiviso
    • Il documento tecnico INAIL
    • Procedure attuative del protocollo di gestione covid-19 in azienda
    • Le misure organizzative / gestionali: il piano degli interventi alla luce delle nuove disposizioni
    • Le attività di sanificazione ambientale
    • Il medico competente e la gestione della sorveglianza sanitaria
    • Le prestazioni garantite dall’INAIL ai suoi assicurati in caso di infezione da nuovo coronavirus di origine professionale
  • MODULO 2: Il Rischio BioPsicologico – La gestione psicologica del rischio biologico
    • L’ATTEGGIAMENTO da tenere nella “Fase 2”
    • La PAURA: differenza tra paura e ansia, sintomatologia, la “giusta paura del virus”, il circolo vizioso del processo ansiogeno
    • Le REAZIONI DIFFERENZIATE: le tipologie di ansia in funzione dell’età (più generalizzata negli adulti, più fobica nei giovani), del vissuto (le riattivazioni della memoria emotiva), del ruolo (il carico da responsabilità, controllo, supporto)
    • La CONSAPEVOLEZZA: la giusta percezione del rischio partendo dal rischio biologico
    • La COMUNICAZIONE e le RELAZIONI: suggerimenti ed esempi e Linee Guida per gestire l’impatto
    • Lo STRESS da pandemia: come funziona
    • Il DEBIASING (pensare in modo funzionale)
    • COMPORTAMENTI: la check list delle azioni corrette; cenni sulla dinamica della resilienza = si può uscire migliorati da questa crisi?
    • MALESSERE e BENESSERE ORGANIZZATIVO: check list operativa

 

La partecipazione al corso vale come 8 ore di aggiornamento per RSPP/ASPP e Coordinatori alla sicurezza e 4 ore di aggiornamento per formatori qualificati area 2 e area 3. Il corso è valido anche ai fini della formazione specifica prevista per il Manager HSE (UNI 11720:2018 – area organizzativa e gestionale) e ai fini della formazione necessaria per l’iscrizione al Registro Consulenti AiFOS (Legge 4/2013).

 

Per avere ulteriori dettagli sul corso e iscriversi, è possibile utilizzare questo link:

https://aifos.org/home/formazione/videoconferenza/rischi-tecnici-igenico-sanitari/area2/la_gestione_del_rischio_da_sars-cov2_la_fase_2

 

Per informazioni:

Sede nazionale AiFOS – via Branze, 45 – 25123 Brescia c/o CSMT, Università degli Studi di Brescia – tel. 030.6595035 – fax 030.6595040 www.aifos.it[email protected][email protected]

 

 

07 maggio 2020

 

 

 

Ufficio Stampa di AiFOS

[email protected]

http://www.aifos.it/

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Scienza e Tecnologia

Cavo USB – Scopriamo come è fatto

In questo articolo, scritto con l’aiuto del portale cavousb.it, scopriamo come è fatto un cavo USB. Oggetto che utilizziamo ogni giorno per collegare i nostri dispositivi.

I cavi USB collegano molti dei nostri dispositivi preferiti al computer, ma la maggior parte di noi non smette di pensare a cosa succede sotto il cofano o sotto la guaina isolante, in modo più preciso.

cavo usb

Il cavo USB

Ci sono alcune parti di base di un cavo USB: ci sono le due estremità di collegamento, i fili all’interno e la guaina attorno ai fili. Il cavo consente il trasferimento di dati tra il computer e il dispositivo collegato tramite USB. Spesso hanno un tallone di ferrite che aiuta a ridurre il “rumore” ad alta frequenza.

I fili

I fili stessi sono in genere fatti di rame o argento, come molti dispositivi elettronici. Questo perché entrambi i metalli sono conduttori particolarmente buoni. Se tagli un cavo USB, vedresti i piccoli fili all’interno, collegati a entrambe le estremità. Questi cavi trasmettono i dati dal punto A al punto B, passando le informazioni lungo. Anche i cavi realizzati con fibre ottiche – vetro ottico ultra-fine che “irradia” segnali avanti e indietro – stanno iniziando a entrare nel mercato.

Perlina di ferrite

Il cordone in alcuni cavi è chiamato tallone di ferrite e viene utilizzato come inibitore delle interferenze ad alta frequenza, poiché tutti i cavi emettono alcune onde radio per natura dell’elettromagnetismo. Come indica il nome, contiene ferrite, una lega di ferro comunemente usata nei magneti. Ciò può aiutare a prevenire il sovraccarico dei cavi USB e garantire un funzionamento regolare riducendo le onde radio ambientali.

Connettori

I connettori alle estremità di un cavo USB sono in genere realizzati in ottone (una lega di rame e zinco) placcati con nichel, sebbene alcuni siano anche placcati in oro. Il flusso “A” è il connettore che si collega al computer, mentre il flusso “B” va al dispositivo. I connettori hanno spesso forme diverse per evitare che gli utenti si confondano su ciò che finisce.

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