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Rifili – mostra personale di Gloria Tranchida

Il giorno 25 ottobre alle ore 18.30 si inaugura a Roma, in via del Velodromo 77 (metro A Colli Albani), la nuova sede espositiva per l’Arte Contemporanea E.Co.Point.

Questo nuovo spazio sarà focalizzato e presenterà preferenzialmente mostre di  artisti contemporanei che lavorano su temi ambientali e di eco sostenibilità.

La E.Co. Point è messa a disposizione degli artisti dalla Quality Consult, una società che opera in campo ambientale sul piano scientifico, e che ha voluto aprire le porte al mondo dell’arte per promuovere gli artisti contemporanei che si esprimono in questo ambito tematico.

 

La sede si inaugura con la mostra “RIFILI” dell’artista Gloria Tranchida (www.gloriatranchida.com ), che dal 2005 espone in Italia e all’estero le sue opere dedicate ai temi ambientali realizzate con carta e cartone riciclati.

Dopo le precedenti mostre personali sui temi di inquinamento ( ENVIRONMENT 2008 Budapest) e di risparmio energetico (EMISSION TRADING  2009 Roma), nella mostra “RIFILI” l’artista espone dodici opere dedicate al problema dei rifiuti industriali e delle sostanze tossiche e nocive. Tutte le opere nascono dal contenuto cartaceo di uno scatolone trovato dall’artista gettato sulla strada, con il quale sono stati realizzati i quadri presentati. Le opere sono intitolate con nomi di sostanze quali Diossine, Fanghi Rossi, CloroVinilMonomero, Isotopi Radioattivi…ecc.. e molte di esse sono dedicate ad eventi disastrosi che hanno visto protagoniste queste sostanze (Seveso 1976, Ungheria 2010, Porto Marghera, Fukushima 2011 ecc…).   In generale il pensiero è alla distribuzione sul territorio di questi rifiuti e a tutti coloro che  hanno pagato e continuano a pagare sulla propria pelle le conseguenze di uno smaltimento spregiudicato o sversamenti incontrollati e disastrosi nell’ambiente.

Con la presentazione di Ermete Realacci per il lato ambientale e del critico Laura Turco Liveri per il lato artistico la mostra è presentata su un piccolo catalogo che contiene anche un contributo del Prof. Mauro Majone del Dipartimento di Chimica de La Sapienza, esperto nel settore dei rifiuti industriali, ed è realizzata con la collaborazione dell’associazione Soqquadro che ne ha curato la comunicazione e l’allestimento.

 

E.Co. Point    Via del Velodromo 77

Dal 25 ottobre al 5 novembre

Inaugurazione Venerdì 25 ottobre 2013 ore 18.30

Aperta dal martedì al venerdì ore 17.30 – 19 – ingresso libero

Per informazioni : tel.3498462168      o      [email protected]

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Personale di Cristina Giargia

Presso la galleria Spazio Arte Castello è in esposizione fino al 17 ottobre la mostra personale dell’artista Cristina Giargia.

 

Dal 3 al 17 ottobre 2013

 

Giovedì 3 ottobre 2013 alle ore 18 presso Spazio Arte Castello Torino, in Piazza Castello,  inaugura la personale dell’artista Cristina Giargia, prematuramente scomparsa nel pieno dell’attività artistica, mostra voluta per portare “chicchi di amore”: quell’amore che traspare dai quadri dell’artista stessa.

Saranno presentati oltre 20 lavori, tutti estremamente espressivi e significativi di un percorso personale di autonoma sublimazione del dolore esistenziale e di originalissima espressione della femminilità nei suoi vari risvolti. La personale esporrà inoltre lo splendido catalogo d’arte a lei dedicato.

Una esposizione così ricca sarà accompagnata da vari momenti di incontro sui temi cari all’artista, con la partecipazione di relatori affermati e operanti nell’ambito delle discipline dello spirito.

 

Di seguito il calendario degli eventi, liberi e aperti a tutti coloro che, con sensibilità e amore per l’arte, desiderano condividere l’intensità di momenti unici di riflessione e amicizia.

Tutti gli incontri si svolgono presso la sede di Spazio Arte Castello/Donna Sommelier Europa in Piazza Castello 9 a Torino. Ingresso libero, gradita la prenotazione: 011 5785220

[email protected]

 

Calendario Eventi

 

Giovedì 3 ottobre ore 18 – Inaugurazione “Chicchi d’amore” personale di Cristina Giargia

6 ottobre ore 10,30: “Cristina attraverso il cuore di Marilisa”

Visita guidata alla Mostra con Marilisa Serra – Pittrice, amica e compagna di Accademia di Cristina Giargia

 

8  ottobre ore 18: Anna Maria Castagneri – Master Reiki-  “Coloro la mia vita”

“Per toccare con mano e sentire con il cuore come i colori e le loro vibrazioni sono parte di noi e influenzano la nostra vita”

 

11 ottobre ore 18: Anna Fermi scrittrice e angelologia, “I miracoli degli Angeli”

presentazione del nuovo libro da parte dell’autrice.

 

17 ottobre ore 18: Franca Di Blasi “Chicchi d’Amore … il raccolto”

Conclusione della mostra e condivisione con la mamma dell’artista Franca Di Blasi – Master Reiki.

 

Spazio Arte Castello/Donna Sommelier Europa –PiazzaCastello 9 , Torino . [email protected]

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Intervista al pittore Giorgio Pastorelli in occasione della mostra personale “Emozioni” alla “Milano Art Gallery” organizzata dal manager Salvo Nugnes

In occasione della mostra personale “Emozioni” di Giorgio Pastorelli presso la storica “Milano Art Gallery” l’artista cremonese viene intervistato e racconta la sua passione per l’arte e l’inizio della sua carriera. La mostra, organizzata dal manager Salvo Nugnes direttore di Agenzia Promoter, sarà aperta al pubblico dal 18 ottobre al 2 novembre.

1) DA COSA NASCE LA PASSIONE PER L’ARTE?

Innanzitutto, venendo da una famiglia di musicisti, ho iniziato a studiare musica fin da bambino e quindi per me la musica è stata la prima forma d’arte alla quale mi sono un appassionato, e l’ho studiata fino ai 9 anni, poi verso i 15 anni ho iniziato ad amare la pittura perché guardavo delle persone dipingere e rimanevo affascinato dalla facilità di esprimere delle cose molto belle attraverso le tele, e mi sono appassionato alla pittura, poi mi sono affezionato ad alcuni grandi artisti come Klimt, e ho iniziato a fare il liceo artistico, dopo di che è diventato il mio lavoro.

2)UN PENSIERO A COMMENTO SUL SIGNIFICATO DEL CONCETTO D’ARTE.

Beh l’arte è un modo di rendere visibile l’invisibile, quindi di rendere concreto per un attimo una sensazione, anche se pur soggettivamente parlando, è una forma di comunicazione. È l’utilizzare una tecnica, che sia la musica o che sia la pittura, che rende possibile la concretizzazione di una cosa che hai fatto.

3)QUANDO E COME HA INTRAPESO LA CARRIERA PITTORICA?

Ho cominciato la mia carriera facendo delle copie di quadri antichi, dopo il liceo è diventato il mio lavoro. Pian piano i miei quadri sono diventati una riflessione della mia attività e c’è stato un avvicinamento al dipingere, non quello che mi commissionavano ma bensì quello che sentivo di voler esprimere attraverso i miei quadri. Questo passaggio nel mio percorso artistico è avvenuto verso i 18 – 19 anni.

4) QUALI SONO LE PRINCIPALI TECNICHE CHE UTILIZZA?

Io amo dipingere ad olio, dipingo su tele preparate ovviamente da me, non quelle industriali perché mi piace prepararmi quello che mi serve. Amo dipingere ad olio perché è la forma che più mi rispecchia, poi dipingo anche ad acquarello, però mi esprimo meglio con l’olio su tela.

5) QUALI TEMATICHE PREDILIGE NEI SUOI DIPINTI?

Solitamente io sono un paesaggista, amo dipingere paesaggi, perché mi danno modo di trasmettere molte tematiche. Ad esempio, una delle mie tematiche preferite è quella di bilanciare all’interno del quadro quello che l’uomo costruisce in rispetto alla natura: mi piace cogliere un caseggiato particolare, una strada curata in un certo modo, delle costruzioni umane che però hanno una sorta di bilanciamento con la natura. Quindi dipingo il racconto di un uomo che non è aggressivo e che costruisce la città rispettando l’ambiente naturale circostante, mi piace molto pensare a questa fusione tra uomo e natura. All’interno del quadro voglio esprimere quello che è l’aria, l’essenza volatile delle cose che viviamo. Io cerco di non definire nulla di quello che faccio, cerco di lasciarlo indefinito in una sorta di divenire. La mia è una pittura in divenire, non fissa, non fotografica, potrei descrivermi così.

6) ESSENDO ANCHE MUSICISTA, UNA RIFLESSIONE DI CONFRONTO IN PARALLELO TRA ARTE E MUSICA.

Fra arte pittorica e arte musicale. Ci sono tanti discorsi che si possono fare all’interno di queste due materie; non puoi andare a suonare davanti ad un pubblico senza aver studiato lo strumento perché tutti immediatamente capiscono che non sei preparato nella materia, è immediata questa cosa, l’orecchio ha delle precise esigenze. Mentre per quanto riguarda la pittura, l’occhio si lascia ingannare, nel senso che è più difficile accorgersi se uno ha fatto o meno un percorso tecnico. Comunque secondo me le due tecniche vanno approfondite molto: per arrivare ad eseguire quello che senti devi avere una tecnica che ti consente di farlo.

Ad esempio, molte volte ci si chiede perché in pittura le persone partano dallo studio delle copie dei grandi artisti, in realtà è lo stesso percorso fatto in musica dove si parte studiando Bach, Mozart, proponendo delle vere e proprie copie.

7) È COMPIACIUTO DI ESPORRE IN MOSTRA PERSONALE NELLO STORICO CONTESTO DELLA “MILANO ART GALLARY” CON L’ORGANIZZAZIONE DEL MANAGER SALVO NUGNES?

Sono molto contento di fare questa mostra, e soprattutto di portare quello che è il mio territorio, cioè quello che vivo e quello che faccio qui nella mia città, sono contento di esporlo di portare a Milano questi miei lavori.

8) E’ LA PRIMA VOLTA CHE ESPONE A MILANO?

A Milano si, ho esposto anche all’estero e in varie città della Lombardia ma a Milano non avevo ancora avuto la fortuna di portare le mie tele, grazie al manager Salvo Nugnes sono riuscito a realizzare questa personale.

9) QUALI QUADRI VERRANO ESPOSTI ALLA “MILANO ART GALLERY”?

Alla Milano Art Gallery porto la tematica di Cremona, cioè quello che è la città di Cremona vista con i tre temi principali che sono: in primis la piazza, quindi Piazza Duomo, che è una sorta di  racconto fra quello che noi viviamo e lo sfondo che ci appartiene da sempre ed è una meraviglia del passato; la campagna intorno a Cremona, quello che è ancora, piccole stradine di campagna con in lontananza la città come profilo, e come terzo tema il fiume ovviamente, che accompagna la nostra città da sempre.

10) C’E’ UN ARTISTA PARTICOLARE O UNA CORRENTE/MOVIMENTO ARTISTICO CHE HA INFLUENZATO MAGGIORMENTE LA SUA RICERCA ED EVOLUZIONE STILISTICA?

Beh, amo tanti tipi di pittura molti sono diversi anche da quello che faccio intendo dire amo la pittura nelle sue diverse espressioni, mi piacciono molto Schiele, Klimt ma anche Michelangelo, Raffaello e Leonardo, tutti i pittori che in un certo senso portano avanti un loro ideale pittorico. Io mi rifaccio particolarmente alla pittura dell’800, con le sue pennellate vibranti con il modo romantico di esprimere la realtà, però mi piace anche la pittura moderna, la pittura astratta.

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William Stok , artista internazionale post moderno

Luglio 2013 – Lo spazio Tandini di Milano ha recentemente ospitato l’artista William Stok, italiano per nascita, londinese per adozione. L’associazione culturale, che sorge all’interno di uno dei primo edifici in cemento armato del ‘900 e che vuole essere punto di promozione e valorizzazione della cultura e dell’arte internazionale, ha dedicato una serata alla proiezione di un film dedicato alla vita dell’artista.
William Stok, artista italiano trapiantato negli anni 70 a Londra, ha esposto le sue opere nelle più prestigiose gallerie europee. A scoprirlo negli anni ‘80 è stato il critico Charles Jencks , il principale teorico dell’arte post-moderna. Sono gli anni delle opere definite “classiche”, in cui William Stok è impegnato a realizzare grandi opere su carta partendo da foto in bianco e nero ritraenti come soggetti amici e conoscenti dei quali ricalca i lineamenti su tela bianca con la sanguigna. “Mi posizionavo al centro dell’immagine ricalcata su carta, una volta poggiata sul pavimento, lasciavo che il colore riempisse gli spazi da me creati: il colore si spargeva in modo casuale ed incontrollato, creando un’affascinate gioco di chiaro scuri che io stesso non avevo cercato. Il foglio intriso dall’acqua della tempera creava delle affascinati e sinuose ondulature e tutto questo era la mia opera d’arte, che io stesso non avevo ricercato. Il colore si era impossessato di tutto. Allo stesso tempo l’immagine ricalcata si impossessava del colore contenendolo “ . Emerge dunque il tema del “contenitore” che ritroviamo sempre negli stessi anni in alcuni quadri che propongono come unico soggetto la casa: contenitore dei nostri suppellettili e di noi stessi. I quadri hanno tutti la stessa dimensione e vi è sempre un elemento fasciante di colore blu che incornicia la casa “Questi quadri vengono sempre disposti in gallerie in sequenza ed alla stessa distanza per diventare delle finestre che in galleria ricostruiscono la facciata di un edificio. Vi è anche espresso in tema del fotogramma, già esistente nei lavori classici, e che userò anche nelle mie opere successive”.
La collezione Possesion inaugura una serie di produzioni che raccolgono molti dei temi affrontati fin ora, ma presentano anche un mutamento sostanziale nel linguaggio dell’artista.
Ispirato dal movimento del “readymade” di Duchamp, William Stok sperimenta e realizza opere partendo da oggetti di uso comune per esplorare uno dei bisogni più primitivi sai del mondo animale sia di quello umano: il bisogno di possedere, accumulare, conquistare oggetti come trofei di conquista per farli diventare parte integrante del proprio vivere e quindi del proprio essere.
Oggetti che sul piano materico risultano imprigionati e sostenuti da una composizione artistica realizzata utilizzando dei tondini metallici, in realtà sul piano ideologico sono il tentativo di renderli disegni nello spazio, che acquistano attraverso il metallo nuova lucentezza. Il peso della scultura è ribaltato e gli oggetti sono liberati nell’aria. Oggetti apparentemente di uso banale rivivono come protagonisti di una visione prospettica guidata e di una composizione artistica consequenziale. Non c’è solo idea che una nuova prospettiva ovvero una nuova visione permettano a chi osserva di scoprire un nuovo significato, un nuovo stimolo poiché l’oggetto orinario non esiste più. Quello che vede, che gli si palesa davanti agli occhi è qualcosa di nuovo che fino ad allora non era mia esistito. L’occhio è lo strumento attraverso la quale possiamo “impossessarci” di un’immagine, ma allo stesso tempo anche l’immagine si sta impassendo del nostro intelletto che la sta registrando. Ogni tondino rappresenta un movimento dell’occhio del quale l’artista ne proietta idealmente la linea del suo cono visivo. A miriadi di spostamenti oculari , poiché l’occhio umano non sta mia fermo, corrisponderanno miriadi di linee di coni ottici ideali. “L’esempio è dato dalla scultura con la silhouette della figura di metallo che guardando proietta una serie di cerchi che sono la concretizzazione del punto dove l’occhio nel tempo si è fermato.”
Questo rapporto bilaterale che regola l’atto dell’osservare un oggetto ha sempre affascinato William Stok. Infatti quando era ancora studente iniziò a realizzare delle cornici di 14 metri all’interno delle quali inseriva dei veri alberi presi qua e là. L’idea che la i due oggetti fossero interconnessi era espressa da una serie di palanche che partendo dall’enorme cornice si vanno restringendo verso l’albero e si dilatavano invece dall’albero alla cornice nel tentativo di suggerire un passaggio dimensionale dall’asse dell’oggetto all’asse dell’osservatore. Le palanche anche in questo caso sono utilizzata come ripresa ideale delle linee prospettiche dei quadri rinascimentali che partono dal vertice (l’albero), per raggiungere il limiti del quadro (la cornice). La cornice è anche il piano d’incontro delle linee del cono visivo che hanno come vertice l’occhio del fruitore che si è posto di fronte alla cornice. Questo aspetto ci porta alla produzione più recente dove l’elemento “occhio” si fa soggetto prediletto delle opere successive.
Nel 2002 William Stok subisce una serie di interventi agli occhi presso il Moorfields Eye Hospital di Londra e durante questi trattamenti iniziò a fare delle ricerche e rimase affascinato dalle immagini di occhi che lo circondavano ogni giorno. Una volta dimesso questa particolare esperienza si tramutò in una serie di dipinti suggestivi ritraenti gigantografie di occhi (larghe circa 3 metri) realizzati utilizzando tempere all’uovo oppure piccole miniature a pastelli su canavas. L’aspetto intrigante di questa sua ricerca era indagare il rapporto “fisiologico” mutevole che c’è tra la cornea, l’iride e la pupilla. I dipinti realizzati non sono da considerarsi come un attento studio anatomico dell’organo della vista, ma come immagini astratte e significati o scuri che si palesano nella mente dell’artista e di chi le osserva.
In questi ultimi anni, invece, la produzione artistica di William Stok si è concentrata sulla realizzazione di dipinti e sculture di forme apparentemente astratte che suggestivamente vengono ricongiunte ad immagini di oggetti reali che in fase di creazione non erano state pensate ma che si sono progressivamente palesate nella mente dell’artista. “Non sono alla ricerca di chissà quale significato, l’oggetto reale è semplicemente un oggetto. L’aspetto interessante è come l’astratto preso singolarmente non ci dice nulla, ma una volta elaborato prima dai nostri occhi con l’atto del guardare e poi dalla nostra mente diventa qualcosa di concreto e parte della nostra memoria.” La foto affiancata all’opera pittorica o alla scultura suggerisce il “titolo”, ma mai il significato. William Stok vuole suggerirci il punto da cui tutto nasce, il significato ed il valore che uno da agli oggetti è del tutto arbitrario ed individuale.

Per ulteriori informazioni:
Ufficiostampa.it
Via Vittorio Emanuele II, 20 – 20900 Monza
T. + 39 039.2308.568 F. + 39 039.9796.304
e-mail: [email protected]

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William Stok – artista internazionale post-moderno

Luglio 2013 – Lo spazio Tandini di Milano ha recentemente ospitato l’artista William Stok, italiano per nascita, londinese per adozione. L’associazione culturale, che sorge all’interno di uno dei primo edifici in cemento armato del ‘900 e che vuole essere punto di promozione e valorizzazione della cultura e dell’arte internazionale, ha dedicato una serata alla proiezione di un film dedicato alla vita dell’artista.
William Stok, artista italiano trapiantato negli anni 70 a Londra, ha esposto le sue opere nelle più prestigiose gallerie europee. A scoprirlo negli anni ‘80 è stato il critico Charles Jencks , il principale teorico dell’arte post-moderna. Sono gli anni delle opere definite “classiche”, in cui William Stok è impegnato a realizzare grandi opere su carta partendo da foto in bianco e nero ritraenti come soggetti amici e conoscenti dei quali ricalca i lineamenti su tela bianca con la sanguigna. “Mi posizionavo al centro dell’immagine ricalcata su carta, una volta poggiata sul pavimento, lasciavo che il colore riempisse gli spazi da me creati: il colore si spargeva in modo casuale ed incontrollato, creando un’affascinate gioco di chiaro scuri che io stesso non avevo cercato. Il foglio intriso dall’acqua della tempera creava delle affascinati e sinuose ondulature e tutto questo era la mia opera d’arte, che io stesso non avevo ricercato. Il colore si era impossessato di tutto. Allo stesso tempo l’immagine ricalcata si impossessava del colore contenendolo “ . Emerge dunque il tema del “contenitore” che ritroviamo sempre negli stessi anni in alcuni quadri che propongono come unico soggetto la casa: contenitore dei nostri suppellettili e di noi stessi. I quadri hanno tutti la stessa dimensione e vi è sempre un elemento fasciante di colore blu che incornicia la casa “Questi quadri vengono sempre disposti in gallerie in sequenza ed alla stessa distanza per diventare delle finestre che in galleria ricostruiscono la facciata di un edificio. Vi è anche espresso in tema del fotogramma, già esistente nei lavori classici, e che userò anche nelle mie opere successive”.
La collezione Possesion inaugura una serie di produzioni che raccolgono molti dei temi affrontati fin ora, ma presentano anche un mutamento sostanziale nel linguaggio dell’artista.
Ispirato dal movimento del “readymade” di Duchamp, William Stok sperimenta e realizza opere partendo da oggetti di uso comune per esplorare uno dei bisogni più primitivi sai del mondo animale sia di quello umano: il bisogno di possedere, accumulare, conquistare oggetti come trofei di conquista per farli diventare parte integrante del proprio vivere e quindi del proprio essere.
Oggetti che sul piano materico risultano imprigionati e sostenuti da una composizione artistica realizzata utilizzando dei tondini metallici, in realtà sul piano ideologico sono il tentativo di renderli disegni nello spazio, che acquistano attraverso il metallo nuova lucentezza. Il peso della scultura è ribaltato e gli oggetti sono liberati nell’aria. Oggetti apparentemente di uso banale rivivono come protagonisti di una visione prospettica guidata e di una composizione artistica consequenziale. Non c’è solo idea che una nuova prospettiva ovvero una nuova visione permettano a chi osserva di scoprire un nuovo significato, un nuovo stimolo poiché l’oggetto orinario non esiste più. Quello che vede, che gli si palesa davanti agli occhi è qualcosa di nuovo che fino ad allora non era mia esistito. L’occhio è lo strumento attraverso la quale possiamo “impossessarci” di un’immagine, ma allo stesso tempo anche l’immagine si sta impassendo del nostro intelletto che la sta registrando. Ogni tondino rappresenta un movimento dell’occhio del quale l’artista ne proietta idealmente la linea del suo cono visivo. A miriadi di spostamenti oculari , poiché l’occhio umano non sta mia fermo, corrisponderanno miriadi di linee di coni ottici ideali. “L’esempio è dato dalla scultura con la silhouette della figura di metallo che guardando proietta una serie di cerchi che sono la concretizzazione del punto dove l’occhio nel tempo si è fermato.”
Questo rapporto bilaterale che regola l’atto dell’osservare un oggetto ha sempre affascinato William Stok. Infatti quando era ancora studente iniziò a realizzare delle cornici di 14 metri all’interno delle quali inseriva dei veri alberi presi qua e là. L’idea che la i due oggetti fossero interconnessi era espressa da una serie di palanche che partendo dall’enorme cornice si vanno restringendo verso l’albero e si dilatavano invece dall’albero alla cornice nel tentativo di suggerire un passaggio dimensionale dall’asse dell’oggetto all’asse dell’osservatore. Le palanche anche in questo caso sono utilizzata come ripresa ideale delle linee prospettiche dei quadri rinascimentali che partono dal vertice (l’albero), per raggiungere il limiti del quadro (la cornice). La cornice è anche il piano d’incontro delle linee del cono visivo che hanno come vertice l’occhio del fruitore che si è posto di fronte alla cornice. Questo aspetto ci porta alla produzione più recente dove l’elemento “occhio” si fa soggetto prediletto delle opere successive.
Nel 2002 William Stok subisce una serie di interventi agli occhi presso il Moorfields Eye Hospital di Londra e durante questi trattamenti iniziò a fare delle ricerche e rimase affascinato dalle immagini di occhi che lo circondavano ogni giorno. Una volta dimesso questa particolare esperienza si tramutò in una serie di dipinti suggestivi ritraenti gigantografie di occhi (larghe circa 3 metri) realizzati utilizzando tempere all’uovo oppure piccole miniature a pastelli su canavas. L’aspetto intrigante di questa sua ricerca era indagare il rapporto “fisiologico” mutevole che c’è tra la cornea, l’iride e la pupilla. I dipinti realizzati non sono da considerarsi come un attento studio anatomico dell’organo della vista, ma come immagini astratte e significati o scuri che si palesano nella mente dell’artista e di chi le osserva.
In questi ultimi anni, invece, la produzione artistica di William Stok si è concentrata sulla realizzazione di dipinti e sculture di forme apparentemente astratte che suggestivamente vengono ricongiunte ad immagini di oggetti reali che in fase di creazione non erano state pensate ma che si sono progressivamente palesate nella mente dell’artista. “Non sono alla ricerca di chissà quale significato, l’oggetto reale è semplicemente un oggetto. L’aspetto interessante è come l’astratto preso singolarmente non ci dice nulla, ma una volta elaborato prima dai nostri occhi con l’atto del guardare e poi dalla nostra mente diventa qualcosa di concreto e parte della nostra memoria.” La foto affiancata all’opera pittorica o alla scultura suggerisce il “titolo”, ma mai il significato. William Stok vuole suggerirci il punto da cui tutto nasce, il significato ed il valore che uno da agli oggetti è del tutto arbitrario ed individuale.

Per ulteriori informazioni:
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‘Disinvolti’- Personale di Julia Maurer

Felici di ospitare un’artista unica, e le sue ‘donne’, meravigliose creature mostrate attraverso i suoi occhi.

Disinvolti è l’urlo muto della bellezza che, a labbra serrate, si staglia dall’inarticolato della notte, della selva, del corallo, di un riflesso cangiante di un amplesso di fuoco, financo dal chiarore invernale di un’industria moscovita.

Il concetto di “non coinvolgimento” la fa da padrone in questa riappropriazione tutta al femminile del proprio spazio cinetico incurante dell’approvazione del contenitore culturale, o del chiacchiericcio puntiforme nel quale un sorriso beffardo e, perché no, anche cattivo non è che una percezione esterna che si ferma alla frontiera di quei grandi occhi. Occhi che non guardano per coinvolgere, né per sedurre; occhi che esistono perché sempre appena nati, in quell’impeto di conquista dello spazio esistenziale che è la nascita stessa.

Dagli sfondi appena intuibili risale una marea di autodeterminazione quasi come “dovere dell’esistenza”, senza chiedersi come, senza programmare il proprio vissuto, senza sterili pianificazioni, senza vendersi, né tantomeno svendersi in nome di chissà quale futuro benessere.

Disinvolti è qui, è adesso…
Domani chissà, ma non importa, è questo il bello.

Julia Maurer è una designer ed artista tedesca che fin da piccola mostra amore per tutto ciò che è arte.
Affascinata dai colori, dalle molteplici combinazioni possibili, le tonalità che si possono ottenere dalle varie tinte, la magia del cambiamento con un tocco le danno un senso di infinito che le permette di osservare il mondo con gli occhi del creatore che ammira, scruta, interpreta e reinterpreta.

A cura di Linda Ferrari

http://bond-art-milano.blogspot.it/

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A Villa Baragiola sarà inaugurata “Tracce”, mostra personale della pittrice Michela Banfi

Sarà inaugurata sabato 11 maggio, alle 18.00, presso lo spazio espositivo temporaneo di Villa Baragiola, la personale di Michela Banfi, artista impegnata da diversi anni in una ricerca tesa a indagare le proprietà espressive della figura umana, simbolo ed emblema di una condizione universale.
Profondamente e intimamente legata alla tradizione pittorica italiana, Michela Banfi ha maturato uno stile personale capace di mettere in relazione elementi classici e dettagli di estrema modernità, ricreando atmosfere metafisiche in cui reale e irreale si fondono e si confondono.
Muovendosi su più piani di lettura, l’artista invita l’osservatore a calarsi in una dimensione definita da coordinate spaziali e temporali che appartengono al mondo del fantastico e del meraviglioso: luminosi spazi bianchi opalescenti accolgono, come una scena teatrale, personaggi che sembrano provenire da un passato remoto, come se affiorassero alla coscienza da un sogno o da un ricordo. Un graduale disvelamento di pensieri, sensazioni e pulsioni mai sopite che ritrovano vivacità nei colori caldi e sgargianti, nelle pennellate rapide e corpose, nelle graffiature che incidono il gesso ancora fresco lasciando trasparire la materia sottostante.
Un cromatismo acceso e un sapiente accostamento di tecniche pittoriche differenti rappresentano la cifra stilistica di un percorso giunto ad una consapevole maturità, un cammino mosso dalla volontà di cogliere la vera essenza delle cose valicando i confini della realtà sensibile per approdare ai significati e ai valori più profondi dell’esistenza.
Gli affetti, i legami con gli ambienti familiari e le esperienze che conducono l’individuo verso la maturità sono infatti i temi privilegiati dall’autrice, che spesso ricerca metafore esemplificative nel repertorio fiabesco della tradizione popolare. L’interesse per la letteratura per ragazzi e per la rappresentazione simbolica nei disegni infantili deriva dalla sua esperienza di insegnante nella scuola primaria ma anche, probabilmente, dalla condizione personale di donna e di madre. L’artista racconta con piacere di aver iniziato ad inserire nei dipinti i personaggi stilizzati alla maniera dei bambini prendendo spunto dai disegni dei propri figli; disegni conservati con cura nel corso degli anni e poi rielaborati in chiave artistica, aggiungendo un interessante elemento autobiografico allo svolgimento del racconto pittorico.
La mostra presentata a Villa Baragiola intende valorizzare un’artista varesina che si è distinta per originalità creativa, studio metodico e costanza, offrendo ai visitatori un taglio specifico della produzione più recente dela pittrice. “Tracce” è infatti una selezione di quelle opere che maggiormente affrontano il delicato tema dell’identificazione dell’Io attraverso le esperienze che hanno portato alla sua definizione. In queste tele, passato e presente, reale e immaginario, oggettività e soggettività, si rispecchiano l’un l’altro completandosi a vicenda, esortando chi osserva a partecipare attivamente alla definizione del senso compiuto del messaggio racchiuso nei tanti riferimenti simbolici. Un invito, rivolto dall’autrice con grazia e delicatezza, ad abbandonarsi al piacere di contemplare scene di grande armonia, figure femminili che si muovono soavi e leggere, teneri ritratti di bambini sognanti e interni domestici animati da curiosi e accattivanti personaggi di fantasia.
Opere che rivelano un desiderio profondo di comunicare sensazioni piacevoli e rassicuranti, di riportare la mente alla spensieratezza dell’infanzia, alla fascinazione sensuale o all’incanto di certi attimi di vita gelosamente custoditi nel ricordo. Le composizioni irradiano una gioia che è altro dal disimpegno; rivelano la volontà di affermare con forza uno stato d’animo che l’uomo contemporaneo rincorre affannosamente ma che difficilmente riesce a trattenere: la capacità di cogliere non solo la bellezza della vita ma anche la sua ciclicità, una consapevolezza necessaria per poter guardare al proprio futuro con serenità e ottimismo.

MICHELA BANFI è nata e vive a Saronno (VA).
Dopo anni di insegnamento nella scuola primaria si dedica esclusivamente alla pittura, arte per la quale ha sempre avuto grande interesse fin da bambina. Nel 2004 entra a far parte stabilmente del laboratorio “FARE ARTE” di Caronno Pertusella, il cui direttore artistico è il maestro Vanni Saltarelli.
Filo conduttore della sua pittura è la figura umana come simbolo esistenziale e sociale, una continua ricerca all’interno della “dimensione uomo”.
Ha partecipato a concorsi, mostre collettive e personali, ottenendo numerosi riconoscimenti e consensi di pubblico.
Sito personale:
www.michelabanfi.it

“TRACCE” – Mostra personale di Michela Banfi
11 – 26 maggio 2013
a cura di Emanuela Rindi
con la collaborazione del Comune di Varese

INAUGURAZIONE: SABATO 11 MAGGIO, ore 18.00
Spazio espositivo temporaneo di Villa Baragiola
Via Caracciolo, 46 – 21100 VARESE
ORARI
Venerdì 10.30 – 12:30
Sabato 15:30 – 18:30
Domenica 10.30 – 12:30; 15:30 – 18:30
Gli altri giorni su appuntamento ([email protected] | Tel. 338 719 66 66).
INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “ALCHIMIE TATTILI”, mostra personale della pittrice CALINA LEFTER

Martedì 11 dicembre, alle ore 19.00, la Castelli Gallery di Milano inaugurerà la mostra personale di Calina Lefter, pittrice di origine moldava residente in Italia da alcuni anni.
Artista dalla vena poetica e introspettiva, Calina Lefter prende spunto dalla visione reale del paesaggio per creare mondi immaginari di notevole intensità lirica, arricchiti da bagliori luminosi e interessanti contrasti polimaterici. I soggetti preferiti sono paesaggi naturali di grande respiro, colti in momenti particolari del giorno e testimoni del progressivo mutare delle stagioni, oppure nature morte in interni casalinghi di impronta metafisica, in cui il tempo appare tanto dilatato da apparire quasi assente. Tutto giace sospeso tra realtà e sogno, in una dimensione intima e interiore che vive di memoria e di attesa.
Osservando con attenzione i suoi lavori si percepisce una stratificazione di materia, ma anche di significato, lenta e graduale, curata e metodica, tesa al raggiungimento finale di un’armonia compositiva in grado di attrarre lo spettatore in un contesto nuovo e sensuale. E’ difficile resistere alla tentazione di toccare con la mano le superfici tattili dei suoi dipinti: increspature di colore, dripping, e una notevole varietà di tessuti, ora morbidi, ora più rigidi, ora lisci e ora traforati, sembrano aspettare noi per riportarci col ricordo a sensazioni già vissute in precedenza. Il dialogo tra materiali tanto diversi è stretto e serrato, un gioco compositivo che rivela uno sperimentalismo vivace e appassionato intento a lasciare la materia libera di esprimersi attraverso quelle proprietà che le sono proprie.
L’artista sembra orchestrare con maestria modulazioni tonali che, succedendosi l’un l’altra, suggeriscono un ritmo brillante e ben calibrato, fatti di lunghe pause e contrappunti. Le ampie campiture di colore, animate da innumerevoli stesure di colore, si alternano a elementi dotati di una propria specificità e curati nel dettaglio, costringendo l’occhio a seguire un percorso irregolare e a soffermarsi su certi dettagli per poi, mentalmente, ricostruire una “propria” visione d’insieme che non è solo il dato visivo suggerito dalla pittrice ma una visione unica e personale.
I titoli stessi delle opere, “Gocce di stelle”, “Oggi piove”, “In attesa della cena” e “Notturno invernale”, rivelano questo desiderio di fermare un particolare attimo della propria vita, di cristallizzarne gli stati d’animo, per trasporre sulla tela un sentimento che possa essere colto e condiviso da altri. Rivelano anche sentimenti contrastanti; una delicata e avvolgente malinconia di fondo, stemperata nella visione calda e luminosa di paesaggi naturali tanto cari ed amati, dove ritemprare l’animo affaticato dagli affanni della vita quotidiana. Non si tratta di una fuga dalla realtà in senso stretto ma della ricerca di un luogo di pace e tranquillità, in cui potersi perdere e ritrovare, per poi osservare con sguardo nuovo le tante meraviglie che ci circondano.

CALINA LEFTER
Nasce a Telenesti (Moldavia) nel 1978. Nel 1988 inizia a studiare presso la scuola di pittura a Telenesti. Nel 1993 si trasferisce a Iasi dove frequenta il Liceo Artistico “Octav Bancila”. Successivamente frequenta l’Accademia d’Arte Nicolae Grigorescu di Bucarest.
Al termine di un corso di studi artistici lungo 14 anni, diventa membro dell’Unione Arti Visive.
Nel 2008 si stabilisce a Milano, dove vive e lavora.
Sito personale dell’artista:
http:www.calinalefter.com

“Alchimie tattili” – Mostra personale di Calina Lefter
11 – 19 dicembre 2012
a cura di Emanuela Rindi

INAUGURAZIONE: MARTEDI 11 DICEMBRE, ore 19.00
Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari: Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:30.
www.castelligallery.it
INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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Il pittore Paolo Caloi alla fiera arte di Padova 09 Nov. 2012

Paolo Caloi,   pittore Veronese nato nel 1960, è un artista autodidatta che, pur dipingendo sin da bambino, si è presentato al grande pubblico solamente pochi anni fa. Le sue prime opere sono datate 1970. Ha maturato due fasi evolutive: la prima ispirandosi ad Antonio Nardi, pittore veronese conoscente di famiglia, e la seconda che va considerata un interpretazione evolutiva della sua grafica. Per descriverlo in modo sintetico riporto una sua poesia che spesso lo accompagna nelle sue mostre:

Non giudicare lo spirito,

che ramingo porto con me ardito,

laddove i miei pensieri colorati

nel tuo sguardo saranno disegnati.

Possa la mia sobria fantasia,

di colore vestita in poesia,

donarti un’idea viva

che di alterità sia esclusiva.

 Paolo Caloi è Socio Membro Benemerito Accademico a Vita scelto dalla Commissione Artistica F.I.A.F.T.. con nomina di Senatore per l’anno 2010 (Federazione Italiana Arti Figurative Thyrus. Presidente Orfeo Carpinelli). Espone le sue opere in numerose città italiane in occasione di mostre ed esposizioni. Riceve continuamente premi importanti, segnalazioni ed apprezzamenti dalla critica qualificata, dal pubblico e dalla stampa. La sua arte è pubblicata in cataloghi ed annuari d’arte.

 “Paolo Caloi, con rigore stilistico, affronta l’essenzialità pittorica in completa autonomia di immagine e di ritmo. Il suo gesto espressivo è singolare ed audace il taglio prospettico, mentre induce enigmi sibillini per argomentare racconti e vibrate emozioni metafisiche. (Paolo Bonanno – Monreale Premio dei Normanni 2012)

 Seguono le sue recenti partecipazioni. Sarà presente alla prossima Fiera Arte Padova dal 09 al 12 Novembre 2012 e alla Prima Biennale di Palermo dal 10 Gennaio al 3 Febbraio 2013

 08 Dicembre 2009 Padova Premio “Padova 2009”

10-30 Aprile 2010 Torino Collettiva “Internazionale Italia Arte 2010”

06 Giugno – 4 Luglio 2010 Brugnera (PN) Collettiva “Galleria degli Stemmi”

18 Giugno – 15 Luglio 2010 Bologna Collettiva “Galleria 18”

04-17 Luglio 2010 Cremona Collettiva “Immagini Spazio Arte”

10-30 Luglio 2010 Lecce Collettiva Estate d’Arte Salentina

04-31 Dicembre 2010 Bologna Collettiva “Expo Officine Artistiche”

27 Nov – 27 Dic 2010 Portovenere Premio “Gran Gala’ dell’Arte 2010”

15-29 Dicembre 2010 Sulmona Collettiva “IndividuArt”

14-16 Gennaio 2011 Sale Bramante-Roma Premio OpenArt 2011

13-26 Marzo 2011 Roma Personale

27-30 Maggio 2011 Paladiana-Milazzo Collettiva UNICEF

08 Giugno 2012 Padova Collettiva Alterita’

20 Giugno 2012 Pracul di Daone (Tn) Hotel Chalet La Vecchia Segheria

08-14 Settembre 2012 Colle Val d’Elsa (Si) Collettiva Fantasya

15-30 Settembre 2012 Monreale Museo Arte Moderna Guglielmo II

Vi invito a visitare il suo sito www.paolocaloi.it dove potrete ammirare l’intera sua antologiaca e le relative critiche.

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Mnamon pubblica il catalogo delle opere di Giorgio da Valeggia

Milano, 11 ottobre 2012 – Il “catalogo” delle opere di Giorgio da Valeggia è scaricabile in e-book su www.mnamon.it.

Nel catalogo sono comprese 155 opere, suddivise nei periodi artistici principali dell’artista.

All’interno la prefazione di Giuseppe Possa “Una “psicopittura” tra terra e cielo”.

Le opere sono divise in periodi artistici: “Paesaggi”, “Simbolici”, “Veseva”, “Psicopittura”, “Hometti”, “Onde del sentire”, “Attesa”, “Oltre le porte”, “Paletti – Tornerò mai bambino”, “Maturazione”, “Ritratti e autoritratti”, “Ricerca nell’anima delle cose”.

Mnamon ha realizzato anche una video-intervista, nella quale Giorgio parla della sua pittura.

Giorgio da Valeggia ha voluto la realizzazione di questo catalogo in lingua italiana ed inglese e ha deciso di consentire di scaricarlo gratuitamente.

 

 

Per contattare Mnamon:

www.mnamon.it

[email protected]

                                                                                                    

                                                                     Comunicazione Mnamon – Davide Cantarella

 

 

 

 

 

 

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Naap Nuova Accademia di Arti Pratiche

NAAP è un progetto formativo aperto e in continua evoluzione che ingloba moda, arte, design, artigianato, linguaggi multimediali. Prende vita dall’incontro di vari professionisti che decidono di mettere in campo le loro specifiche competenze al servizio di ogni talento creativo.

In linea con la sua mission, NAAP favorisce uno scambio continuo tra artisti e creativi, dentro e fuori la scuola. È grazie alle sue collaborazioni con enti, istituzioni e aziende, a livello nazionale e internazionale, che l’accademia si apre al mondo, promuovendo l’incontro di culture diverse, il confronto tra le arti, la conoscenza di nuove tecniche e antiche tradizioni.

È con questo approccio didattico che i nostri studenti si formano, studiano ed imparano. D’altra parte è solo così che il talento diventa vera professione.
www.naapacademy.it

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “Tra ieri e domani”, mostra personale del pittore Andrea Parma

Giovedì 21 giugno, alle ore 19.00, la Castelli Gallery di Milano inaugurerà la mostra personale del pittore Andrea Parma, un artista che, per quanto giovane, ha già alle spalle numerose esposizioni collettive e personali, nonché la partecipazione ad un’iniziativa prestigiosa come il Premio Mondadori.
Laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera, negli ultimi anni ha affiancato all’attività di scenografo una ricerca intensa e appassionata in ambito pittorico, elaborando uno stile originale che coniuga la lezione dei grandi maestri del passato a istanze più contemporanee. Al centro della sua indagine è facile riconoscere il colore come il soggetto prediletto di un discorso che si snoda lungo i sentieri della seduzione erotica e della memoria, vissuta o immaginata, di sensazioni intime e fuggevoli che imprimono nell’animo un ricordo edulcorato e mutevole. Quasi rapito dal dolce canto delle Sirene, l’artista ritrae giovani donne in pose statiche e languide, creando atmosfere metafisiche in cui il tempo appare sospeso e il silenzio lascia spazio al libero correre dei pensieri interrotto, forse, solo da qualche parola debolmente sussurrata. Una inquieta linea scura percorre i profili quasi ad accarezzare le forme morbide e armoniose, sosta nelle zone d’ombra e si assottiglia sempre più nei punti in luce ma senza interrompersi; segue un moto lento, metodico e attento che dimostra concentrazione e il desiderio di ricreare mimeticamente l’unico dato oggettivo della scena raffigurata, ovvero il corpo della modella, riproponendo fedelmente la sua plasticità. Il gusto per la linea di demarcazione richiama alla mente il preziosismo rinascimentale della bella maniera toscana ma anche la suggestione delle stampe giapponesi e l’effetto cloisonnè tanto caro agli artisti fauves. Proprio alla tradizione fauves sembra ispirarsi l’acceso cromatismo di Andrea Parma, che sceglie di impiegare il colore in modo libero, impulsivo, e in funzione anche emotiva, oltre che costruttiva. Steso sulla tela in pennellate piatte e corpose, si dispiega in un ampissimo ventaglio cromatico che varia dai rossi sanguinei ai bruni tenebrosi, dai gialli luminosi agli azzurri cristallini, dalle pallide tonalità pastello degli incarnati alle intense tonalità fredde degli sfondi. Una varietà corale riccamente espressiva necessaria per scoprire ogni piega dell’inconscio e per svelare la tensione erotica tra la modella e il pittore, testimone – o protagonista – di una situazione che, aldilà dell’affascinante e intrigante gioco della seduzione, rivela enigmatici rapporti psicologici e inquiete solitudini. L’accostamento sapiente dei colori tende infatti a evocare la realtà, piuttosto che proporre la sua rappresentazione, lasciando l’artista libero di esprimere l’esigenza di proiettare fuori di sé tensioni vitali, dubbi e incertezze di carattere esistenziale, dando voce a quegli interrogativi che possono essere condivisi anche dallo spettatore. Gli acquerelli e le tele ad olio di piccole dimensioni, pur suggerendo raffinate indagini psicologiche, riconducono sempre e comunque l’animo di chi osserva al primo stadio della visione, ossia al piano di lettura più superficiale, puramente sensuale, piacevole ed esteticamente armonioso. Come abili ammaliatrici, le donne raffigurate in questa serie di lavori non mostrano quasi mai il volto, sottraendosi in parte al nostro sguardo curioso e indagatore e lasciandoci avvinghiati al dubbio che si tratti di un pudore veritiero o di una ritrosia artefatta.
Le opere di grandi dimensioni mostrano invece un’evoluzione artistica interessante tanto dal punto di vista dello stile che del contenuto. Il corpo femminile mantiene la sua fisicità e la sua importanza quale emblema dell’anima messa a nudo ma non è più il soggetto figurativo principale dell’opera, non è più l’unico. Come nelle raffinate tele di Klimt, il corpo incontra ora altri corpi, si fonde con essi in un intreccio vitale di identità in cui non è più possibile riconoscere il singolo individuo. La lettura si fa più complessa, più enigmatica. Nelle opere di Andrea Parma si è insinuato un discorso di analisi sociale? Oppure il gioco erotico si è articolato aprendo una finestra sulle relazioni saffiche? Quello che è certo, è che si è spezzato quell’incanto metafisico, rassicurante, suggerito dalle opere precedenti. Le figure appaiono sofferenti, contorte, rielaborate in chiave espressionista. Ora, ad essere messa a nudo non è più l’anima della figura ritratta ma la tela, che appare in tutta la sua spoglia ruvidezza, mero supporto di una pittura che si esprime con una libertà orgogliosa, ferma e sicura. I contorni vengono valicati, le linee si frammentano in segni rapidi e profondi, i colori non descrivono più curve voluttuose e sfondi decorativi ma accentuano movimenti e pose precarie. Tutto è ora in movimento, tutto è ora in divenire. E la nostra curiosità intellettuale, che fino a poco fa si compiaceva nel riconoscere i dettagli di un racconto dal tono vivace e malizioso, è chiamata a compiere uno sforzo, nel tentativo di cogliere quella Verità nascosta che Andrea Parma ci sta mostrando.

ANDREA PARMA
Nato nel 1973 a Milano, vive e lavora a Cormano (MI). Diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera negli anni ha affiancato all’attività di scenografo una intensa e personale ricerca pittorica, che ha presentato in numerose personali e collettive.
In particolare, si segnalano:
2007 – La collettiva presso MAC Marotta / Mondolfo Arte Contemporanea, Villa Valentina, Mondolfo (PU) e “L’invenzione dell’arte”, Complesso Monumentale di Sant’ Agostino, Mondolfo (PU).
2009 – “The new edge of contemporary art”, Torre Ennagonale, Imperia; Premio Artistico “L’Acqua, la Natura e le Donne,” Fortezza Firmafede, Sarzana (SP); “La fabbrica della cultura con l’upper class”, Forte dei Marmi (LU).
2010 “Dal diario di un artista vorrei essere…Kandiskij”, Forte dei Marmi (LU); “Il colore senza partito preso” Galleria Arte in Movimento, Sarzana (SP); “Corpi”, Galleria Open Art, Milano.
Sito personale:
www.andreaparma.net

“Tra ieri e domani” – Mostra personale di Andrea Parma
21 giugno – 2 luglio 2012
a cura di Emanuela Rindi

INAUGURAZIONE: giovedì 21 giugno, ore 19.00
Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari: Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:30.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

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UNA GRANDE MOSTRA DI UGO ATTARDI A LATINA: “IL VIAGGIO DI ULISSE”

Sabato 16 giugno 2012 alle ore 18, inaugura presso l’Ex Garage Ruspi a Latina la mostra UGO ATTARDI. IL VIAGGIO DI ULISSE ( a cura di Silvia Pegoraro e Carlo Ciccarelli), che sarà visitabile sino al 29 luglio 2012: 65 opere tra dipinti, sculture e disegni, tutte provenienti dall’Archivio Storico Ugo Attardi di Roma.
Alquanto interessante la sede espositiva: una grande e luminosissima autorimessa per autobus degli anni Trenta, recentemente restaurata e riqualificata dal Comune di Latina.
L’evento – che rientra nelle Manifestazioni per l’80° Anniversario della Fondazione della città di Latina – è promosso dal Consiglio Regionale del Lazio, dal Comune di Latina e dallo stesso Archivio Storico Ugo Attardi (di cui è procuratore Carlo Ciccarelli e del cui consiglio direttivo fa parte Andrea Attardi, figlio dell’artista). L’organizzazione è affidata a Ulisse Gallery Contemporary Art e all’Associazione Orizzonti Culturali di Roma.
Catalogo SILVANA EDITORIALE, con testi, oltre che dei curatori, di Andrea Attardi e dello stesso Ugo Attardi .

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Ugo Attardi (1923-2006), pittore e scultore di fama internazionale, è stato uno dei più validi e poliedrici artisti italiani del Novecento, legato a un concetto di arte come “viaggio” e ricerca interminabile . Di qui anche la sua passione per il mito, e in particolare per il mito di Ulisse, personaggio animato da un’inestinguibile sete di conoscenza e di scoperta, inquieto e tormentato come fu lo stesso Attardi.
Come scrive Carlo Ciccarelli, procuratore dell’Archivio Storico Ugo Attardi e co-curatore della mostra: “L’aspetto più importante del lascito umano ed artistico di Ugo Attardi, per chi l’abbia conosciuto, è la solida voglia di vivere che ha animato la sua vita e che traspira dalle sue opere; una voglia inevitabilmente percorsa da angosce, frutto, molto spesso, del desiderio di vincere la volgarità dei soprusi”.
Ugo Attardi è fra gli artisti contemporanei che meglio hanno saputo appropriarsi del mito attraverso le immagini, creando un eccezionale trait-d’union tra il mito stesso, il mondo dell’ignoto, del sogno e della magia, della grandezza e dell’orrore, e la realtà cruda e prosaica, spesso misera, altrettanto piena di orrore, ma non di grandezza, della contemporaneità. In essa Attardi è riuscito a svelare, proprio tramite la presenza del mito – soprattutto quello di Ulisse, che sempre lo ha particolarmente affascinato – il meraviglioso mistero che comunque, in quanto vita, presenza, carnalità e pensiero, la anima. Il mito è immagine, è figura che senza posa si agita nella mente e nell’immaginario dell’uomo, e che s’incarna nelle immagini – nelle figure – create dall’arte: per questo ad Attardi non è bastata più la ricerca astrattista, alla quale si era dedicato come co-fondatore del gruppo Forma 1 (1947) e si è sentito irresistibilmente attratto verso la figurazione :
“Ho una visione delle cose del mondo possessiva e carnale, e non riuscivo a inverarla in atti e immagini di pura astrazione: sentivo la mancanza della sottile magia della finzione, la finzione propria della figurazione”. Un percorso, un viaggio, tormentato e affascinante, quello di Attardi, che questa mostra vuole documentare.
Il suo stile si potrebbe definire, con espressione ossimorica, ma proprio per questo carica di promesse e contraddizioni, realismo visionario: un’arte che certo non cancella i fantasmi del reale, l’eterna ossessione della referenzialità, e dell’illusione ottica, ma li immerge nel magma vibrante e inarginabile dell’immaginario individuale, di una visione che è sguardo rivolto al reale, ma è sempre anche sogno, immaginazione, allucinazione, luce calda e trasfigurante, o fredda e tagliente, comunque irreale, colore e materia scultorea sontuosi, sensuali, inquietanti.
La trasfigurazione onirica del dato sensibile è potente e sorprendente, e in certi lavori il pittore-scultore Attardi sembra “scorticare” le figure, in un empito che va addirittura oltre l’istanza espressionista, ricostruendone un involucro vivo e bruciante di colori incandescenti e di forme nervose e guizzanti, un fastoso miraggio.
Attardi stupisce e disturba, persuade e violenta, grazie alla sua potente retorica visiva. Chiama in gioco meraviglia, seduzione, provocazione: processi psicologici che violano il canone classico – pur così presente alla sua visione “mitologica” – per immergerlo nell’aura fosca di una grande estetica “barocca”. Essa va a contaminare, gioiosamente o dolorosamente, comunque sempre vitalisticamente, in una sintesi originale, i suoi soggetti “classici”: prima di tutto il corpo umano. Infatti i corpi dipinti sin dalla sua prima fase figurativa (dopo quella astratta di Forma 1) esprimono una sorta di immensa “nostalgia” per la scultura, di desiderio indomabile per la corporeità tangibile della terza dimensione. Un desiderio approdato infatti, nel 1967, alla realizzazione di opere scultoree : tra il ’69 e il ’71 lavora al grandioso Arrivo di Pizarro; degli anni ’70 sono altri monumentali gruppi scultorei in legno, come quelli del ciclo Cortés e la bellezza dell’Occidente (1974-76) o Il ritorno di Cristóbal Colón (ca.1974-1980).
Incise con una precisione ossessiva e acuminata, le figure scolpite da Attardi sprigionano un “perturbante” (unheimlich…) senso di ansia e di angoscia. Con il passar del tempo, tuttavia, le loro forme febbrili vanno placandosi in una compagine più tradizionalmente “classica”, per quanto sempre tesa e vibrante, che sembra voler essere la misura ideale dei personaggi della mitologia e della letteratura classica che esse rappresentano, come il monumentale Ulisse del 1996, o l’Enea del 2003 (tra le ultime opere dell’artista).
Ma è il corpo femminile quello che in Attardi più colpisce e con più efficacia rappresenta la sua cifra espressiva e il paradigma della sua poetica. Dominanti, maestose e regali, feline e inquietanti, aggressive e languide – dalla Circe delle opere ispirate all’Odissea alle danzatrici delle Milonghe argentine, dall’altera e minacciosa Donna Cantante scolpita nel 1984, alla “regina” del quadro Mendicante implora Regina africana (1993) – le donne di Attardi incarnano la matrice stessa del mito originario, la sintesi tra il dolore e l’amore, tra la vita e la morte, tra il bello e l’osceno.

NOTA BIOGRAFICA

UGO ATTARDI (Sori, Genova, 1923 – Roma, 2006)
Nato presso Genova da genitori siciliani, all’età di un anno si trasferisce con loro a Palermo, dove il regime fascista li costringe a tornare, a causa dell’attività sindacale del padre. Fondamentale nel suo percorso d’artista l’approdo a Roma, nel 1945, dove frequenta lo studio di Guttuso, e già nel 1947 entra nel vivo del dibattito artistico partecipando (insieme ad Accardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato) alla fondazione di “Forma 1”, il primo gruppo astrattista italiano del secondo dopoguerra. Poco dopo avverte però un rinnovato impulso verso la figurazione, sia pure visionaria e problematica, e si allontana definitivamente dall’esperienza astratta, senza tuttavia dimenticarne alcune conquiste formali: dà vita a una personale poetica “classico-espressionista”, fondata su una drammatica compresenza degli opposti: bellezza “classica” e deformità, tenerezza e violenza, fisicità e onirismo.
A partire dagli anni Cinquanta partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, e tiene grandi mostre personali nei più importanti spazi espositivi italiani. Nel 1961 aderisce al gruppo “Il Pro e il Contro”, accanto a Calabria, Farulli, Gianquinto, Guccione e Vespignani.
Scrive il romanzo L’erede selvaggio, pubblicato nel 1970, e per il quale ottiene nel 1971 il Premio Viareggio per la narrativa.
Nel 1967 avvia una fervida attività di scultore e nascono, dopo L’ Addio Che Guevara del 1968, alcuni gruppi lignei tra cui L’Arrivo di Pizarro del 1969-71, e bronzi improntati a forte sensualità.
Sue sculture monumentali sono collocate nelle principali capitali europee e mondiali. Fra di esse Il Vascello della Rivoluzione (1988), a Roma, presso il Palazzo dello Sport; Nelle Americhe, del 1992, a Buenos Aires; il celebre Ulisse, del 1996, a New York; Enea (2004), presso il porto della Valletta (Malta). Il grande Cristo del 2002 è entrato a far parte delle collezioni dei Musei Vaticani.
Nel 2006 l’artista riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi il titolo di Grand’Ufficiale della Repubblica, per i suoi meriti artistici e per aver saputo diffondere e valorizzare in tutto il mondo il genio e la creatività italiani.
Muore a Roma il 21 luglio dello stesso anno.

SCHEDA TECNICA

Mostra: UGO ATTARDI. IL VIAGGIO DI ULISSE
A cura di: Silvia Pegoraro, Carlo Ciccarelli
Sede: Ex Garage Ruspi, Largo Giovanni XXIII, Latina
Periodo espositivo: 16 giugno – 29 luglio 2012
Inaugurazione: sabato 16 giugno 2012, ore 18.00
Orari: 10.00-13.00 ; 16.00-20.00
Ingresso: libero
Informazioni: Organizzazione Ulisse Gallery Contemporary Art (Via dei Due Macelli, 82 – Roma), Tel. +39.0669380596 ; Fax. +39.06.6780771 ; Email [email protected] ; Sito: www.ulissegallery.com
Catalogo: Silvana Editoriale

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Porto Ceresio inaugura “Il poetico senso della natura”, esposizione dei pittori Bruno Beccaria e Carlo Proverbio.

Sarà inaugurata sabato 28 aprile, alle 17.00, presso lo spazio polifunzionale della biblioteca comunale di Porto Ceresio, la bipersonale di Bruno Beccaria e Carlo Proverbio, visitabile fino al 6 maggio.
La mostra, incentrata su due ricerche stilistiche apparentemente distanti, intende portare all’attenzione dello spettatore le differenze, ma anche le analogie, che caratterizzano i percorsi artistici che eleggono la Natura come propria primaria fonte di ispirazione.
L’Arte è la mediatrice e riconciliatrice di uomo e natura; è dunque il potere di umanizzare la natura, di infondere pensieri, passioni e stati d’animo in tutto ciò che è oggetto di contemplazione. Intesa non come semplice oggetto di osservazione ma come riflesso del trascendente nella realtà concreta, la natura assume la valenza di uno spazio interiore, da indagare soggettivamente. Parlare di Natura, oggi, sembra comportare qualcosa di anacronistico, di superato, di dimenticato; eppure è il nostro spazio vitale e quindi l’entità verso cui, istintivamente, rivolgiamo la nostra attenzione.
Dalle opere di Carlo Proverbio traspaiono le profonde emozioni create dalle suggestioni dei paesaggi, ed in particolare degli alberi, elementi naturali semplici che diventano poesia, versi mutevoli scanditi dal trascorrere delle stagioni e dai diversi momenti della giornata. Dimostrando un notevole e appassionato sperimentalismo, negli anni si è cimentato con le tecniche più diverse, dal disegno all’acquerello, all’acrilico e all’olio, lavorando per cicli tematici che si sono succeduti con coerenza e naturalezza. Sorretto dalla volontà di portare alla luce esperienze e riflessioni sulla condizione umana, raffigura scene e soggetti di grande armonia e piacevolezza estetica che, ad uno sguardo più attento, talvolta rivelano inquietudini esistenziali, solitudini e silenzi in cui è necessario perdersi per ritrovare se stessi. Nelle opere di Proverbio il tempo è dilatato tanto da apparire quasi assente, tutto appare sospeso in un’atmosfera metafisica che affascina per la sua irrealtà e per la sensazione, che riesce a trasmettere, di valicare i confini della realtà per accedere al mondo dell’Ideale e del Meraviglioso. Di pura fantasia sono i disegni a sanguigna che saranno esposti accanto ai paesaggi; ispirati a raffinate similitudini tra l’uomo e la natura (“Cuore di castagno”, “Smorfia di larice”, “Calma di tiglio”) riprendono un tema caro all’artista, già affrontato negli anni Settanta e Ottanta nel corso del suo periodo “surrealista”: l’antropomorfismo. Fantasia, delicatezza dell’animo e una sottile ironia danno vita a personaggi curiosi e accattivanti, descritti in chiaroscuro con cura e dovizia di particolari, che svelano virtù e sentimenti tipicamente umani. “Il letto di Ulisse”, ispirato al poema omerico, racchiude in sé molti dei temi cari all’artista: il piacere provato al cospetto del corpo femminile e delle forme dell’albero, l’amore, l’inquietudine dell’attesa e il senso di solitudine di chi attende risposte e certezze.
La ricerca di Bruno Beccaria appare diametralmente opposta: nelle sue ampie tele tutto è un’esuberanza di colori, di gesti, di emozioni non stemperate dal ricordo e dalla loro valutazione razionale. Il disegno scompare per lasciare la materia pittorica libera di esprimersi autonomamente. La scena a cui assistiamo è qui, è ora, e porta con sé sensazioni fisiche, tattili, visive e sonore, perchè la vivacità dei contrasti è tale da riportare alla mente ricordi vividi, come il fruscio dei rami mossi dal vento o dei nostri passi su un sentiero nel bosco. Anche il suo percorso è strettamente legato alla Natura e sarebbe riduttivo inserirlo tra le tante correnti informali e gestuali. Dei suoi inizi figurativi rimangono la grande attenzione per la luce, il senso della prospettiva e della profondità di campo, oltre alla cura per una costruzione compositiva equilibrata; su questi principi Beccaria ha impostato un discorso autonomo e originale focalizzando l’attenzione su un dettaglio, infinitamente piccolo, dello spazio che intendeva rappresentare e intervenendo su di esso con estrema libertà immaginativa. Un filo d’erba, un intreccio di rami o il riflesso di un raggio di sole sul ghiaccio, ma anche il colore dei fiori o delle foglie, diventano così lo spunto per una ricerca che, certamente, è materica e gestuale, ma trae dichiaratamente spunto da uno spazio fisico, conosciuto e amato, non da un’idea o dalla pura sperimentazione tecnica.
I suoi quadri comunicano un’energia dirompente, in continuo movimento, che porta l’occhio a percorrere una linea leggera tracciata dal pennello, a sostare su un’increspatura di colore, ad accarezzare una stratificazione stesa pazientemente dall’artista, per poi osservare i segni e i graffi scalfiti nell’acrilico ancora fresco.
Un racconto appassionato, a tratti concitato ma non per questo privo di intensità poetica, della suggestione che la Natura è da sempre capace di esercitare sull’animo umano.

Bruno Beccaria
Nato a Varese nel 1961 ebbe in dono il suo primo cavalletto a soli 10 anni. Autodidatta, ama definirsi “Accademico dell’Immaginario”.
I primi anni presenta opere figurative di stile accademico, soggetti immediati e di facile lettura, ma la risposta che cerca non è ancora arrivata; nel 1984 la svolta decisiva: abbandonato l’accademismo per uno stile unico e personale, decide di esprimere nei dipinti i propri stati d’animo solo con i colori. Nasce così NATURAMOSSA, il progetto di Beccaria che prende a soggetto l’immagine più vitale del paesaggio prealpino in cui l’artista ama perdersi, ovvero l’erba mossa dal vento.
La sua speranza è che con le grandi tele colorate libere da ogni vincolo e regola pittorica , possa arrivare a tutti l’augurio per un futuro senza confini.
Numerose le esposizioni personali e collettive.
Sito personale: www.naturamossa.it

Carlo Proverbio
Nato a Cerro Maggiore (Mi) nel 1948, diplomatosi geometra trascorre la vita lavorativa alla “F.Tosi ” di Legnano; dal 1979 risiede ed opera ad Arcisate (VA).
L’amore e la passione per il disegno e la pittura lo conducono sedicenne ad iscriversi ad un Corso dell'”Accademia Artisti Associati”, diventando poi allievo delle scultore A. Frattini.
Una delle sue prime realizzazioni è una pala raffigurante la “Crocefissione” per l’altare maggiore della Chiesa dei Frati Cappuccini di Varese.
Nel suo percorso artistico è protagonista di numerose mostre personali, collettive ed estemporanee.
Aderisce al gruppo degli Artisti della “Pro Loco Varese” e a quello degli “Artisti del Sacro Monte”, coi quali collabora attivamente.
Due sono gli esempi di opere pubbliche realizzate: la prima è composta da due pannelli “Crocefissione” e “Cristo in Gloria” eseguita in acrilico, collocata nella cappella ai piedi della salita per la Collegiata di San Vittore ad Arcisate; l’altra, una “Madonna con Bambino” posta in una nicchia sulla parete di una casa all’angolo tra via Verdi e via Matteotti, proprio nel centro di Arcisate.
Attualmente insegna disegno presso le sedi del S.O.M.S di Brenno Useria e Viggiù.

“Il poetico senso della natura”
Mostra di pittura degli artisti Bruno Beccaria e Carlo Proverbio
a cura di Emanuela Rindi
Dal 28 aprile al 6 maggio 2012
INAUGURAZIONE: sabato 28 aprile, ore 17.00

SALA POLIFUNZIONALE della Biblioteca Comunale
Piazzale Luraschi – Porto Ceresio (VA)
Orari:
SABATO, DOMENICA E 1 MAGGIO: 10.00 – 12.30 / 14.00 – 20.30
DA LUNEDÌ A VENERDÌ: 14.00 – 20.30

INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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Luigi Boille – La pittura più pura possibile – Opere 1952-2012

La Galleria d’Arte Marchetti di Roma inaugura giovedì 12 aprile 2012 una mostra di Luigi Boille, uno dei maestri storici della pittura astratto-informale europea, il cui lavoro la galleria segue da anni: un essenziale percorso antologico – dal 1952 ad oggi – attraverso 60 anni di ricerca pittorica sempre originale e stimolante, ma anche fedele a una cifra stilistica ben precisa ed inconfondibile. Come scriveva Giulio Carlo Argan, nel 1973: “Boille, sapendo che la pittura è in crisi, si ostina a fare soltanto pittura, la pittura più pura possibile”.
In occasione della mostra verrà presentata una monografia (a cura di Silvia Pegoraro, coordinamento e apparati di Nicole Calendreau Boille) che documenterà tutto il percorso artistico di Boille, attraverso una sessantina di opere fra le più significative. Oltre il testo della curatrice, la pubblicazione (bilingue italiano/inglese) conterrà un’antologia critica con testi di Giulio Carlo Argan, Guido Ballo, Enrico Crispolti, Tullio De Mauro, Flaminio Gualdoni, Murilo Mendes, Filiberto Menna, Pierre Restany, Michel Tapié, Cesare Vivaldi .

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La mostra alla Galleria Marchetti traccia un percorso essenziale e significativo nel lavoro di Luigi Boille : una scelta di opere che scandiscono le tappe della sua avventura creativa dal 1952 – in pieno periodo informale – fino alla più recente fase espressiva, ancora in progress, e ben rappresentano le variazioni stilistiche del lavoro del maestro, che si muove dall’informale verso una poetica sempre più personale, in cui il caos delle pulsioni espressive va sempre più strutturandosi in armoniose composizioni spaziali. La monografia che accompagna la mostra rende conto di tutto questo percorso attraverso una sessantina di opere rappresentative di questo intero percorso artistico.
Nel 1964, si tenne a New York un’importante rassegna artistica internazionale, il Guggenheim International Award . A rappresentare l’Italia c’erano quattro artisti: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani e Luigi Boille, giovane artista di origine friulana che risiedeva già dal 1950 a Parigi, dove si era avvicinato alla Jeune Ecole de Paris, e dove aveva trovato il successo. A tutt’oggi la sua fama è assai più consolidata in Europa e nel mondo che in Italia, nonostante l’eccezionale qualità del suo lavoro e la sua inconfondibile cifra stilistica lo pongano al livello dei maggiori maestri italiani del secondo Novecento.
Boille raggiunge già all’inizio degli anni ’50 una maturità creativa che lo porta a realizzare un’espressione pittorica nella quale è possibile ravvisare una delle più valide, stimolanti e originali manifestazioni dell’Informale. Forse perché, come scrive il grande critico francese Pierre Restany nel 1959 , “A differenza di coloro che traggono soddisfazione da certezze momentanee, egli non è mai rassicurato dalla sua pittura. Essa lo inquieta, lo angoscia, lo fa disperare. Egli cerca attraverso ciascuna tela i possibili passaggi, gli sbocchi verso nuove situazioni.” Una frase che può essere eletta a emblema di tutto il percorso artistico di Boille, sino ad oggi: una ricerca instancabile, mossa da inesauribile curiosità e suggestione. Tutto questo colpì immediatamente anche un altro celebre critico, Michel Tapié, leggendario teorico dell’Informale come “Art autre”, che lo inserì nel gruppo dei suoi artisti prediletti, e paragonò il suo lavoro a quello di grandi espressionisti astratti americani quali Mark Tobey e Clifford Still. Altri grandi critici, fra i più influenti della storia dell’arte del Novecento, hanno nel tempo sostenuto e amato Luigi Boille (come risulta ben evidente anche dall’antologia critica presente nella monografia che accompagna la mostra) : Lionello Venturi, Guido Ballo, Cesare Vivaldi, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan… Proprio a quest’ultimo si deve un’altra affermazione-chiave per intendere l’opera del maestro friulano: “Boille, sapendo che la pittura è in crisi, si ostina a fare soltanto pittura, la pittura più pura possibile” (G.C. Argan, 1973). Pittura pura, pittura assoluta, quella di Boille, che sin dai suoi esordi, fino alle più attuali ricerche, si snoda in un labirinto infinito di colore e di luce, metafora del pulsare stesso dell’esistenza negli abissi del cosmo. Pittura ricca di “elementi barocchi” (Tapié), anche se nel lavoro di Boille il dinamismo e l’”irrazionalismo” riconducibili al barocco saranno sempre equilibrati da un senso “classico” di armonia e di nitore formale. Un lavoro sempre serrato e rigoroso, il suo, sia pure sempre aperto alle infinite suggestioni dell’immaginario. Un lavoro che si caratterizza per l’evoluzione verso una sintesi sempre più perfetta tra segno, gesto e colore, tra pensiero ed emozionalità. Da quelle che Restany definisce le “hautes pâtes” informali di Boille (anni ’50), dalla disseminazione della materia-colore e dei segni, o dal loro assemblarsi fittamente nello spazio, in una sorta di horror vacui (anni ’60 -’70), Boille si è mosso sempre di più verso la rarefazione, il libero fluttuare del segno nel colore, o nel bianco, o nel nero, senza tuttavia perdere mai la sua straordinaria ricchezza pittorica. Il segno, in Luigi Boille, è l’elemento di coesione tra pensiero e gesto, tra spazio e colore, e attraverso l’interazione di tutte queste componenti l’artista difende il ruolo centrale ed essenziale del linguaggio della pittura, come scriveva Argan nel 1973: il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione”, riuscendo davvero a realizzare quella “riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto” prefigurata da Restany nel ’58. La stessa che percepiamo anche nelle opere più recenti, come il Dittico-Zen del 2011, presentato al Padiglione Italia della LIV Biennale di Venezia, dove l’artista è tornato dopo molti anni : aveva già partecipato all’edizione del 1966, con splendide opere presentate da Cesare Vivaldi e dal poeta Murilo Mendes. Tullio De Mauro, il grande linguista che lo presenta nel catalogo di quest’ultima edizione della Biennale, traccia sinteticamente un affascinante profilo della ricerca di Boille: una “ricerca continua di risultati che a me paiono suggestive e splendenti testimonianze della sua vivida capacità di catturare nel segno pittorico l’emergere di luce, ‘fiocchi di luce’, dal buio del cosmo”. Definizione tanto acuta quanto poetica, che rinvia dunque anche al Boille amante della poesia e dei poeti. Poeti come Ezra Pound, con cui collaborò alla realizzazione di un libro d’artista con sette poesie di Pound e sette litografie di Boille (Omaggio a Ezra Pound, Rapallo, 1971). Poeti come René Char: in due suoi versi – ci ricorda De Mauro – Boille ha riconosciuto il senso di tutta la sua pittura: “Si nous habitons un éclair, / il est le coeur de l’éternel”.

Nota biografica

Nato a Pordenone nel 1926, Luigi Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel ’49. L’anno successivo si laurea in architettura, e subito dopo si trasferisce a Parigi, dove si stabilisce. Già nel ’53 la sua pittura rivela una matura e originale assimilazione dell’Informale, e ciò lo avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive.
Conosce il grande critico francese Michel Tapié, che lo inserisce nella sue ricerche sull’”Art autre” e coglie nella sua pittura “elementi barocchi”, anche se nel lavoro di Boille il dinamismo e l’”irrazionalismo” riconducibile al barocco saranno sempre equilibrati da un senso “classico” di misura e di rigore formale.
Nel 1964 Luigi Boille rappresenta l’Italia insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana al Guggenheim International Award di New York. Nel ’65, rientrato temporaneamente in Italia, a Roma partecipa alla Quadriennale, e l’anno dopo è invitato alla Biennale di Venezia, dove è recentemente tornato, partecipando alla LIV Edizione (2011).
Per quindici anni è stato in rapporti contrattuali con la Galleria Stadler di Parigi (una fra le più importanti al mondo), dove ha tenuto diverse mostre. Importante anche il rapporto con la storica Galleria del Naviglio di Milano e con il suo fondatore e titolare, Carlo Cardazzo.
Ininterrotto è l’itinerario delle sue mostre personali e collettive. Tra le più importanti, le personali alla Galleria del Naviglio (Milano) e alla Galleria Qui Arte Contemporanea (Roma), nel 1974, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1984), alla Galleria Giulia di Roma (1986), alla Galleria Roubaud (1991) e all’Istituto Italiano di Cultura a Monaco di Baviera (1992), alla Galleria L’Isola (Roma) nel 1993, allo Studio Simonis e alla Galleria Stadler (Parigi) nel 1997; le collettive Informale in Italia, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1983) , Geografie oltre l’Informale alla Permanente di Milano (1987) , Tapié et l’art informel , alla Galerie 16 di Parigi (1989).
Prima di questa, la Galleria Marchetti di Roma gli ha dedicato altre cinque mostre personali, tra il 1999 e il 2009.
Opere di Boille sono presenti nelle maggiori collezioni e musei del mondo.

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SCHEDA TECNICA

Mostra: LUIGI BOILLE – “La pittura più pura possibile” – Opere 1952-2012
A cura di: Silvia Pegoraro
Sede: Galleria d’Arte Marchetti
Indirizzo: Via Margutta 18/ A – 00187 Roma
Inaugurazione: giovedì 12 aprile 2012, ore 18.30
Periodo espositivo: 12 aprile 2012 – 19 maggio 2012
Ingresso: libero
Orari: LU 16.00-19.30 ; MAR-SA 10.30-13.00 / 16.30-19.30 (chiuso i giorni festivi)
Informazioni: tel/fax 06 3204863 – www.artemarchetti.it ; [email protected]
Catalogo: in galleria, monografia Edizioni Grafiche Turato, a cura di Silvia Pegoraro, coordinamento e apparati di Nicole Calendreau Boille.

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Caricattura il Vip

 

OTTAVO CONCORSO INTERNAZIONALE DI CARICATURA CALLIGRAFICA

Il CAUS – Centro Arti Umoristiche e Satiriche indice un bando di concorso calligrafico, ideato da Raffaele Palma e rivolto a tutti gli appassionati di calligrafia, disegno, computer grafica e umorismo.

La partecipazione al concorso è assolutamente gratuita, non comprende alcuna tassa d’iscrizione e si rivolge al pubblico più ampio.

Data la difficoltà d’esecuzione degli elaborati richiesti, potranno partecipare al concorso le solo classi dell’ultimo anno delle scuole d’istruzione superiore, quali licei artistici, tecnici, istituti d’arte, computer grafica, pubblicitari, ecc. Possono invece partecipare gli studenti universitari di qualsiasi anno iscritti alle Accademie di Belle Arti, Architettura, Design, Ingegneria, eccetera.

La commissione esaminatrice, composta d’autori professionisti, valuterà ogni opera in relazione alla difficoltà tecnica e grafica ed al suo contenuto, singolarità e originalità. Ciascun candidato può partecipare con un massimo di tre opere, realizzate con qualsiasi tecnica.

Elaborazione della caricattura calligrafica

  1. Scegliere la fotografia di personaggio famoso di qualsiasi epoca e professione, per una libera interpretazione caricaturale.
  2. Comporre tale caricatura utilizzando tutte le lettere del nome, del cognome, o di entrambi del personaggio, sino ad ottenere caricatura calligrafica di sintesi.
  3. Essa potrà riguardare l’intero corpo o il volto, ed essere frontale, di tre quarti, di profilo, o anche con prospettive non convenzionali.
  4. Su questa caricatura si dovrà poi costruire il personaggio in volume, in bianco e nero o a colori. Le due caricature (quella in sintesi e quella in volume) dovranno essere perfettamente sovrapponibili.
  5. Un file allegato in formato word, dovrà contenere la legenda con la descrizione del personaggio e l’indicazione dell’ubicazione delle singole lettere (massimo 25 righe, formato Times New Roman 14, o similare) e i dati dell’autore.

Invio del materiale e formati

Ogni concorrente avrà quindi 3 elaborati: la fotografia del personaggio, la caricatura calligrafica di sintesi e la caricatura in volume. Questi dovranno essere inviati esclusivamente in formato elettronico JPG, GIF o TIF possibilmente zippati, (valore massimo 400 Kb, a: [email protected]

Inoltre sarà premura del concorrente allegare in formato word i dati generali del personaggio e dell’autore. Ai sensi della legge 31.12.96 n° 675 tutti i dati personali pervenuti saranno trattati nel rispetto della privacy.

Gli studenti dovranno indicare anche la loro classe d’appartenenza, il nome della scuola o università con l’indirizzo completo e l’insegnante o docente di riferimento.

Gli elaborati esclusivamente cartacei, inviati tramite servizio postale, saranno cestinati

Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 30 novembre 2012. La giuria si riunirà nel primo trimestre del 2013 per la scelta delle opere migliori.

I vincitori non riceveranno alcun premio in denaro, bensì un riconoscimento virtuale, con pubblicazione delle opere in permanenza sul sito: www.caus.it.

Sarà, inoltre, dato il massimo risalto alle prime tre opere classificate, sui media specializzati e su Internet dopo il primo trimestre del 2013.

 

Guarda gli esempi: http://www.caus.it/caricattura-il-vip.shtml

Informazioni: tel. 3396057369 – [email protected]

Ufficio Stampa: Piero Ferraris

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2012: UOMO – MONDO, L’ULTIMO ROUND

Umorismo & Satira in Concorso

Torino, 1 gennaio 2012 – In attesa della catastrofe profetizzata dai Maya, sbarca on line la disfida umoristica lanciata dal Caus. Numerosissime le adesioni delle maggiori firme dell’umorismo nazionale, fra cui Origone, Trojano, Giuliano, Dalla Battista, Paparelli, Del Vaglio  ed altri.

Ciascun umorista, ha interpretato la fine del mondo in modo originale: dagli scongiuri ai veggenti; dal patteggiamento con Dio, al male incarnato nella finanza globale, nella politica sporca e nella religione corrotta. Svariate le tecniche utilizzate: disegno, collage, computer grafica, con stili quali: humor nero, satira, ironia e grottesco.

Tra i non professionisti, la giuria ha ritenuto di premiare alcune vignette inserendole tra quelle dei più noti artisti. In ordine: Gianni Da PozzoVincenzo AmpoloFabio PatriaClaudio GuastiLuigi Mondo & Stefania Del PrincipeEnrico Modròvich CortiMax Vaunter ed Enrico Arlandini.

Scarica le opere dal sito  http://facebookfunnyfightprize.weebly.com/index.html

Il Concorso “2012:  Uomo –  mondo, l’ultimo roud”,  ideato da Raffaele Palma e Piero Ferraris, è finalmente on line. Connettetevi in fretta per una sana risata; non sappiamo il giorno dell’inizio della fine. Noi, intanto, saremo impegnati nel collaudo della Navetta Spaziale “Caus Uno”, con cui abbandoneremo il pianeta.

L’adesione all’iniziativa è stata massiccia, angosciata ed ovviamente aliena da ogni speranza. Anche perché gli umoristi che hanno inviato elaborati ottimistici li abbiamo rifiutati.  Ai migliori elaborati non professionistici non  è stato riconosciuto alcun premio in denaro, titoli, preziosi… che cosa se ne farebbero gli autori?  

Massimo risalto a tutti sul sito http://facebookfunnyfightprize.weebly.com/index.htmlScoprite le opere cliccando direttamente sui nomi
Dino Aloi
Enrico Arlandini
Vincenzo Ampolo
Aldo Bortolotti
Franco Bruna
Gianni Chiostri
Lido Contemori
Gianni Da Pozzo
Paolo Del Vaglio
Milko Dalla Battista
Piero Ferraris
Giuliano
Claudio Guasti
Emilio Isca
Luigi Mondo & Stefania Del Principe
Matita di Rob
Enrico Modròvich Corti
Origone
Danilo Paparelli
Fabio Patria
Raffaele Palma
Ugo Sajini
Gianni Soria
Achille Superbi
Marino Tarizzo
Lucio Trojano
Max Vaunter
Mario Vota

 Per informazioni in extremis: CAUS – [email protected]

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REGALARE ARTE 2011: Arte sotto l’albero

Dopo le due mostre ospitate all’interno del circuito del Festival della Fotografia di Roma, “La scelta di Maria” di Chiara Coccorese e “Metropolis” di Stefano David e dopo la prima personale delle sculture di Tommaso Pellegrini
la Galleria Fondaco ripropone in collettiva le opere dei suoi artisti.

Dal 24 novembre al 24 dicembre, con due giorni di festa – venerdì 2 e sabato 3 dicembre – la Galleria Fondaco ospiterà nuovamente Arte sotto l’albero, opere a partire da € 30,00 per sostenere l’impegno di sempre: divulgare, diffondere e rendere accessibile l’arte, cogliendo ogni occasione, soprattutto quella di un regalo importante.
Gli straordinari multipli in carta e in resina di Enrico Castellani, le incisioni e le litografie mini e maxi di Maria Angeles Vila, le serigrafie dei Cuori di  Mojmir Ježek, i multipli in bronzo di Loredana Baldin e di Tommaso Pellegrini, le fotografie di Dino Ignani, di Chiara Coccorese, di Luca Donnini, di Stefano David, l’arte ri_prodotta e ri_producibile, anche di nomi già molto conosciuti come Mario Ceroli e Piero Guccione, in mostra insieme alle opere uniche di Gerdine Duijsens, di Cristiana Pacchiarotti, di Irene Campominosi,  per offrire un’ampia possibilità di scelta.

Regalare arte è alla sua terza edizione con l’idea di cogliere l’occasione del Natale per fare un regalo d’arte.
La Galleria Fondaco offre un’ampia e diversificata offerta d’arte accessibile per chi vuole arte da acquistare per se, da regalare, da utilizzare nella comunicazione.
Opere di pittura, fotografia, scultura, grafiche e oggetti d’arte, fino a 6.000,00 euro

 

GALLERIA FONDACO
ARTE SOTTO L’ALBERO
24 novembre – 24 dicembre 2011
a cura di Francesca Marino e Flora Ricordy

Venerdì 2 e sabato 3 dicembre due giorni di festa alla Galleria Fondaco.

Orario dicembre: da lunedì a sabato 10.00-13.30 e 16.00-19.00

GALLERIA FONDACO
Via degli Zingari 37 Roma
T. +39 06 4873050
[email protected] – www.fondaco.eu

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MOSTRA – “LE DONNE NELLA PITTURA DI FRED PITTINO”

Inaugura il 7 Ottobre 2011, alle 18.30, la mostra antologica del pittore Fred Pittino, dal titolo “DONNE”, presentata dall’Associazione Formae Mentis in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Cividale del Friuli.

Con questa mostra dedicata a Fred Pittino, tra i protagonisti indiscussi del ‘900 artistico friulano, viene ricordato un maestro le cui opere offrono ancora spunti alla conoscenza del mondo reale e fantastico che ha ispirato le sue tele.

Le donne nella pittura di Fred Pittino sono il tema dell’esposizione. Attraverso una selezione di 30 opere, che ripercorrono tutta la carriera artistica del pittore, vengono messi in luce alcuni tratti distintivi della sua poetica. Le donne ritratte, alcune con caratteristiche intimamente legate alla sua formazione culturale ed artistica, altre ai luoghi ed alle scelte di vita, contrappongono la dimensione locale della tradizione e dell’intimità, alla dimensione del mito e della fantasia.

La mostra si apre con un autoritratto di Fred che qui si rappresenta accanto a sua moglie Elena, la donna che è stata sempre al suo fianco nel corso della sua lunga carriera. L’esposizione si sviluppa, poi, seguendo tre distinte tematiche, che mettono in evidenza la grande attenzione del pittore per le donne sia dal punto di vista artistico che da quello umano.

Ad aprire il percorso espositivo è la DONNA REALE, legata alla vita quotidiana, la signora elegante, la domestica ma anche la suora o la giocoliera. A seguire si incontra la DONNA FANTASTICA, nata tra miti e leggende, dove Venere colloquia con Marte, le Parche tessono e tagliano i loro fili o la bella Europa viene rapita in una carnevalesca Venezia. E’ la DONNA INTIMA, infine, a chiudere la mostra, colta in momenti privati, al risveglio, quando si veste o nelle conversazioni più segrete.

Fred Pittino, in più di sessant’anni di attività, che si sviluppa nell’arco del XX secolo, ha maturato e operato con sicurezza la sua ricerca di contenuti, tecnica e linguaggio, plasmati da una grande capacità espressiva e da una  profonda umanità. Questa mostra offre un prezioso tributo alla sua arte, che ha segnato con forza un importante periodo artistico del Friuli-Venezia Giulia.

Dal 7 al 30 ottobre 2011
Cividale del Friuli – Chiesa di S. Maria dei Battuti

“DONNE
Le donne nella pittura di Fred Pittino.”

Orario di apertura:
dal lunedì al giovedì 10.30 – 12.30
venerdì, sabato e domenica 10.30 – 12.30 / 15.30 – 19.00

Hanno collaborato alla sua realizzazione: l’associazione Formae Mentis che ha organizzato la mostra; il Comune di Cividale del Friuli che l’ha sostenuta ed ospitata; la Banca popolare di Cividale e Domenico Ghini – Lavanderie Adriatiche – che hanno contribuito finanziariamente.

Per ulteriori informazioni: [email protected]

 

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Human Space. Il tuo Talento “al centro” – Parco Commerciale Le Zagare (CT)

Riconcepire il centro commerciale come spazio deputato alla cultura.
La location dove incontrare ed incontrarsi, esprimendo il proprio talento attraverso le proprie modalità creative: fotografia, design, scrittura, musica, pittura, videomaking, recitazione.
È questo il focus del contest “Human Space”, una vetrina multimediale per talenti artistici realizzata sul web: tutti i partecipanti (chiunque, senza limite d’età) potranno pubblicare online le proprie opere creative inedite sul tema del concorso, lo “spazio umano”.
Lo spazio, cioè, che vede l’uomo al centro, inteso come luogo concettuale, fisico ed emozionale, declinabile artisticamente in senso relazionale, familiare, intimo o sociale: in una parola “umano”.
I partecipanti potranno proporre le loro opere su un’apposita sezione della Fanpage Facebook de Le Zagare (http://www.facebook.com/LeZagareCatania), dal 17 giugno al 5 luglio.
Attraverso un meccanismo di “I like”, dal 5 al 20 luglio gli utenti voteranno la loro creazione preferita su una piattaforma web appositamente dedicata: questa fase di selezione individuerà 10 talenti per categoria che accederanno alla fase finale del contest.
Parallelamente sarà allestito uno spazio-galleria messo a disposizione da Le Zagare, dove i partecipanti esporranno le loro opere: ognuna sarà abbinata a un QR Code che rinvierà alla piattaforma di votazione online.
Il contest culminerà in una serata-evento, domenica 24 luglio, ore 21, in cui i tre finalisti di ogni categoria saranno votati e premiati da una giuria qualitativa, e durante la quale si esibiranno sul palco i talenti del Talent Finder Network (www.davidegugliemino.com).
Un premio sarà destinato anche ad un utente che ha partecipato alle votazioni online.

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“People/Percorsi”: al Macondo di Catania torna l’arte di qualità

L’appuntamento è di quelli da non mancare assolutamente: presso il Macondo wine and book café di Catania è in mostra dal 21 aprile una carrellata delle opere in papiro di Matteo De Domenico, in arte Dedo, che per l’occasione ha rispolverato un’intera sezione di quadri mai esposti e quindi inediti.

Dedo è un pittore estroverso e dalla carriera quantomai lunga, dato che i suoi primi lavori risalgono ai primi anni ’80. Negli anni ha sviluppato, da buon siracusano, l’arte di dipingere il papiro, trasportando in esso la sua anima etnica. Il risultato è una sezione artistica complessa e gradevole anche all’occhio meno avvezzo a questo genere di espressione.

Tra le altre attività in cui Dedo si è distinto in questi anni, troviamo un’intera sezione di quadri dedicata alla cultura reggae, confezionata sotto lo pseudonimo di Ras Dedo. Inoltre è stato anche un fumettista, un illustratore per open spaces e, ultimo ma non meno importante, un Madonnaro, genere questo con cui ha partecipato a molti eventi a tema in Italia e all’estero.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni tranne il lunedì durante gli orari di apertura del locale, situato in Via Vittorio Emanuele 95 angolo via Bonajuto, dalle 17:00 fino a tarda notte. Lo scenario suggestivo del Macondo farà da degna cornice all’evento.

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DEDICATA AL PITTORE FRED PITTINO UNA SALA DEL MUSEO DI DOGNA

E’ dedicata a Fred Pittino una sala del Museo del Territorio di Dogna (Udine), che inaugurerà Sabato 26 Marzo 2011.

Il pittore Pittino (Dogna 1906, Udine 1991), tra i protagonisti indiscussi del ‘900 artistico friulano, proprio qui ha avuto i suoi natali.

Le opere esposte sono rappresentative di tecniche che l’artista ha saputo utilizzare in oltre 60 anni di carriera, esaltandone le caratteristiche espressive e tecniche.

L’esposizione vuole, infatti, dare una visione completa della vita artistica del pittore che incomincia a dipingere nel 1925, inizialmente dedicandosi alla pittura ad olio, tecnica che sarà sempre presente nella sua produzione.
E’ proprio a questa tecnica viene dedicata la prima parte della mostra, attraverso dieci opere ad olio, che rappresentano differenti epoche e periodi e in cui vengono messi in mostra i temi cari a Pittino, dalle nature morte alle figure, dai paesaggi fino alle “allegorie”, temi presi a pretesto per sviluppare il suo linguaggio pittorico del momento.

Il percorso espositivo continua ripercorrendo l’intensa attività nel campo delle opere parietali, soprattutto di arte sacra, cui il pittore si dedicò dal 1940.
Tornato definitivamente a Udine – dopo un decennio trascorso a Milano a contatto dei maestri del Novecento e dei giovani che agivano nell’ambito di Brera e della Galleria del Milione – l’artista ricevette importanti incarichi per l’esecuzione di affreschi e mosaici.

E’ dedicata a queste tecniche la seconda parte della mostra, in cui vengono esposti opere quali un cartone del particolare di un angelo del mosaico dell’abside del Tempio di Cargnacco (Ud),una copia di un particolare del mosaico dell’abside della Chiesa di Santa Maria della Misericordia dell’Ospedale civile di Udine ed in fine due prove di affresco preparatorie al ciclo musivo realizzato nella chiesa di Flambro (Ud). 

A rappresentazione della produzione grafica di Pittino vengono presentate cinque opere su carta.
Il percorso inizia con un paesaggio a tecnica mista (raramente l’artista usa il disegno anche se colorato  come tecnica fine a se stessa ma più frequentemente come preparatoria ad altre tecniche pittoriche), per poi passare a quattro incisioni, tecnica che approfondisce dagli inizi degli anni settanta e  a cui si dedica poi con passione. Qui sono rappresentate le quattro tecniche, serigrafia, litografia, acquaforte acquatinta e linoleografia, da lui utilizzate sfruttandone le diverse caratteristiche espressive per portare avanti il suo linguaggio come temi ma soprattutto come atmosfere.

Oltre alle opere che caratterizzano questa sezione e che rappresentano più di 60 anni della storia della pittura in Friuli, nell’ultima parte dell’esposizione è stato reso omaggio anche alla sua esperienza di educatore, offerta sia aprendo il suo studio a tanti giovani allievi e curando la direzione artistica della Scuola Mosaicisti di Spilimbergo – scuola ormai nota in tutto il mondo, sia collaborando con il Circolo Artistico e con il C.F.A.P..

L’inaugurazione del Museo del Territorio di Dogna
avrà luogo Sabato 26 Marzo 2011,
alle ore 10.30.

Museo del Territorio
Vicolo del Museo, 2
33010 Dogna (Udine)

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MOSTRA – “FRED PITTINO: UN PIGLIO DA MAESTRO ANTICO”

Dal 12 al 27 Marzo 2011, organizzata dal comune di Bertiolo e nell’ambito della “62 Festa del Vino”, si terrà la mostra di pittura dedicata a Fred Pittino, pittore dognese tra i protagonisti indiscussi del ‘900 artistico friulano.

Le opere ripercorrono antologicamente tutta la carriera pittorica dell’artista. Nei 24 dipinti esposti, che coprono un arco di tempo che va dagli anni  30 agli anni 90, sono raffigurati, infatti, alcuni dei temi tra i più cari all’artista friulano quali le nature morte e le figure di personaggi di vita quotidiana, tutti soggetti legati alla propria terra.

Mostra – “Fred Pittino: un piglio da maestro antico” dal 12 al 27 Marzo 2011
Bertiolo (Ud) – 1° Piano della Scuola dell’Infanzia Statale
Orari:
Sabato dalle 20.00 alle 23.00
Domenica dalle 10.00 alle 20.00


FRED PITTINO (1906-1991)
Nasce a Dogna, in Friuli, il 18 novembre 1906.
Dopo aver ottenuto il diploma di geometra, si dedica esclusivamente alla pittura, nel 1929 tiene la sua prima personale a Udine dove un gruppetto di giovani, composto da Afro, Mirko, Grassi, Modotto, Piccini ed altri, sta dando nuovo impulso alle arti friulane.
Nel 1930, si trasferisce a Milano dove sviluppa la sua personalità a contatto dei maestri del Novecento e dei giovani, Birolli, Del Bon, Spilimbergo, Sassu, Tomea, Fontana, Conte ed altri di cui Persico è vessillifero, che in quel periodo agiscono nell’ambito di Brera e della Galleria del Milione.
Nel 1940, torna definitivamente a Udine e qui, prosegue la sua attività pittorica di cavalletto ma riceve anche importanti incarichi per l’esecuzione di affreschi e mosaici.
Offre la sua esperienza sia come educatore, aprendo il suo studio a tanti allievi e curando la direzione artistica della Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, sia collaborando con il Circolo Artistico prima e con il Centro Friulano Arti Plastiche poi.
Muore nel 1991, dopo oltre sessant’anni di pittura, con al suo attivo un notevole numero di mostre personali, la presenza alla 19’, 20’, 24’ e 25’ Biennale di Venezia, alle Quadriennali Romane, all’Art 4’73 di Basilea e ad altre mostre collettive in Italia ed all’estero.

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Il Viandante e la Sua Ombra

Il Centro Labicano per l’Arte Contemporanea CLAC

è lieto di inaugurare l’apertura dei suoi spazi con la mostra

Il Viandante e la Sua Ombra

Collettiva d’Arte Contemporanea
a cura di

Alessio Brugnoli

Artisti:

Alessandro Di Gregorio, Salvatore Melillo,

Andrea Martinucci, Dorian Rex,

Marco Rea (opere da collezione privata),

Luca Lillo, Claudia Venuto, Vincent Bios,

Valentina Majer, Marco Besana, Gloria Vanni,

Chiara Fersini, Ignazio Fresu,

Irene Salvatori, Francesca Fini, Fabrizio Jelmini

dal 25 marzo al 15 aprile 2011

Venerdì, 25 Marzo 2011 Il Centro Labicano per l’Arte Contemporanea – CLAC apre le sue porte al pubblico e lo fa con una collettiva dal titolo Il Viandante e la sua Ombra, a cura di Alessio Brugnoli.

Alessandro Di Gregorio, Salvatore Melillo, Andrea Martinucci, Dorian Rex, Marco Rea, Claudia Venuto, Vincent Bios, Ignazio Fresu, Valentina Majer, Luca Lillo, Marco Besana, Irene Salvatori, Francesca Fini, Gloria Vanni, Fabrizio Jelmini, Chiara Fersini, gli artisti invitati a confrontarsi con l’unico dialogo scritto da Nietzsche.

Un’opera, quella del filosofo, che si pone nella lunga tradizione che considera il viaggio come metafora della conoscenza del Mondo e dell’Io; eppure la tradisce, perché a differenza delle figure classiche, definite dall’aver una meta, uno scopo, il suo viandante ha rinunciato ad ogni obiettivo.

E se il Viandante non ha scopo, allora perché confrontarsi con l’ombra, se non ha bisogno di profezie o di risposte? Semplicemente per parlar a se stesso, in quel senso originale e straniante che è il sentirsi improvvisamente fuori-da-sé, il guardarsi con altri occhi, liberandosi delle maschere e delle corazze costruite ogni giorno per difendersi dalla vita.
La mostra del CLAC tenta di riprodurre per immagini, specchi ed enigmi, le riflessioni presenti all’interno del testo nietzschiano, coinvolgendo nel progetto alcuni dei più interessanti artisti italiani, sia affermati, sia emergenti, in un ampio dialogo intergenerazionale che si esprime tramite una diversità di linguaggi espressivi.

Da una parte, un gruppo d’artisti che si confrontano con l’Uomo, non più misura di tutte le cose, ma inquieto cercatore, a volte schiacciato dai propri istinti e dal peso di vivere, a volte in lotta eroica e incerta contro di questi, ma sempre impegnato in un doloroso meditare su se stessi e sul proprio ruolo nel mondo. Dall’altra, gli artisti che affrontano l’Ombra, i concetti, le parole e le cose che definiscono il nostro vivere.

Tutti accomunati dalla consapevolezza di quanto sia difficile per la Parola, il Logos, dare un senso compiuto al Reale.

Eppure questo tentativo, deve esser compiuto: e l’Arte ha proprio nella consapevolezza della possibilità di fallire il suo essere eroica e tragica.

Arte che si esprime nelle forme tradizionali della pittura e della scultura e in quelle innovative dei video e delle installazioni e delle performance, moderni riti sciamanici per rendere l’Uomo dominatore dei suoi abissi.

Il CLAC apre le sue porte al grande pubblico con l’obiettivo di instaurare con questo un dialogo giocoso e lo fa attivando, con la mostra “Il Viandante e la sua Ombra”, un colloquio tra l’Arte e i visitatori che come due buoni amici si pongono domande dirette o indirette su questioni spinose ed eternamente dibattute.

I consiglieri municipali Massimo Lucà e Gianluca Santilli hanno fortemente voluto l’apertura di questo prestigioso spazio che si presenta alla città di Roma e non solo con degli obiettivi ambiziosi:

1.   Introdurre l’area archeologica circostante -Ad Duos Lauros- nei circuiti turistici, permettendo la valorizzazione delle catacombe di San Marcellino e Pietro e dei resti dell’epoca di Costantino;

2.   Fungere da incubatore nel VI Municipio per realtà imprenditoriali come gallerie e studi d’arte;

3.   Fungere da vetrina per artisti emergenti;

4.   Permettere una conoscenza diffusa e pervasiva del contemporaneo;

5.   Collaborare con le giovani gallerie e con le riviste d’arte e di cultura.

Centro Labicano per l’Arte Contemporanea – CLAC

Il Viandante e la Sua Ombra

a cura di Alessio Brugnoli
Catalogo in mostra

dal 25 marzo al 15 aprile 2011
10-13/16-19:30 Lunedì mattina chiuso
Indirizzo: via Casilina, 675 – Roma
tel. 331 6002678

Sponsor: Misael Concept Area, Masseria Felicia Azienda Agricola

Media Partner: Albavision Società di comunicazione; Equilibri Arte Portale d’arte; Art Fellas Social network dedicato agli artisti e curatori;

Potpourri Rivista di fotografia.

Direttore Artistico:

Alessio Brugnoli

Cellulare: 3316002678

Mail: [email protected]

Ufficio Stampa:

Flavia Lanza

Cellulare: 3409245760

Mail: [email protected]

Emanuela Cinà

Cellulare: 349685303

Mail: [email protected]

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Casa Geretto: presentazione del Tour mondiale “Aperitivo in…..Confidenza”.

NEWS by IDEA FOOD&BEVERAGE

: Sabato 27 Novembre presso l’AC Hotel di Padova si svolgerà una cena di gala nella quale verrà presentato ufficialmente il Tour Mondiale “Aperitivo in…Confidenza”, alla presenza di giornalisti, sommeliers e opinion leaders. Si tratta di appuntamenti nei quali, in una piacevole atmosfera lounge, i due vini vengono proposti con i prodotti tipici di territori diversi, dimostrando, grazie alla loro duttile bevibilità, una versatile e straordinaria capacità di abbinamento.<br>
Il tour di eventi “Aperitivo in Confidenza” è partito all’inizio dell’autunno e toccherà le principali città del triveneto. Da gennaio si sposterà anche all’estero da Cleaveland, a Toronto, ad Amsterdam, a Praga, a Stoccolma fino alla tappa di Hong Kong. Il programma della serata prevede anche l’illustrazione di come è nato e si svilupperà il progetto “Confidenza”, la degustazione guidata dei vini e l’autorevole intervento dell’artista Antonio Boatto con la presentazione del suo libro filosofico “Diario Metafisico”.<br><br><br><br>

Un vino affascinante che non inganna e non delude ideale per convivialità e gusto di stare insieme. Un Refosco e un Pinot Grigio, uniti da una facilità di beva, una giusta complessità di profumi, sapori fruttati e minerali, con una sensazione finale molto piacevole.
Bevendo questi vini, si crea “confidenza”, il piacere di bere un bicchiere in compagnia e di stare insieme, come sembrano stare in perfetta armonia i tre volti ritratti nel quadro riportato in etichetta frontale; “Confidenza” è il nome dell’opera del pittore e filosofo Antonio Boatto, che dà il nome a questi due vini. Non casuale la scelta dei due vitigni: il Pinot Grigio è di gran lunga il vino bianco del nord est più famoso all’estero, e quello di Casa Geretto in particolare vanta numerosi riconoscimenti. Il Refosco, nobile uva autoctona a bacca rossa, è il vitigno che da sempre la casa vinicola ha posto come proprio prodotto bandiera. Dal “Diario Metafisico”, opera filosofica dello stesso autore, l’aforisma che appare in retroetichetta: “Se il piacere di un bicchiere d’acqua dipende dalla sete, il piacere di un bicchiere di vino dipende dal vino”. “Casa Geretto ha sempre creduto nell’importanza del connubio vino e arte”, ci dice Flavio Geretto. Sono state inoltre realizzate un numero limitato di stampe litografiche originali dell’opera, che saranno consegnate a ristoranti e winebar in Italia e all’estero che sapranno meglio valorizzare questi vini.<br><br><br>

Questo vino, per la casa vinicola veneto-friulana, segna anche l’inizio di una nuova filosofia: “il rispetto consapevole della natura”. La “Confidenza” con l’ambiente è sempre stata oggetto di attenzione per la famiglia Geretto che oggi sente l’esigenza di un impegno più forte in questo senso, nella consapevolezza che, anche piccole cose, possono aiutare a garantire un futuro “vivibile” alle generazioni future. Questi due vini sono stati vinificati senza l’utilizzo di frigoriferi per il controllo della temperatura, filtrati senza l’utilizzo di farine fossili. Non vengono utilizzati additivi chimici se non dosi leggere di anidride solforosa. Particolarmente curate anche le scelte relative al packaging: bottiglie in vetro leggero, di minore impatto ambientale, tappi sintetici riciclabili al 100%, scatole di cartone proveniente da carta riciclata. “Anche il vino come un’opera d’arte” – conclude Flavio Geretto – “è un’emozione senza bisogno di parole….Have Confidence!”.<br><br><br>

Casa Geretto. Una storia di famiglia<br><br>

Erano i primi anni ’50 quando il cav. Antonio Geretto avviò a San Stino di Livenza l’attività vinicola, portata avanti oggi dal figlio Dino e la moglie Carla, e i figli Flavio e Antonio. La produzione comprende i vini Geretto del veneto orientale e del Friuli, con l’Azienda Agricola Merk, nella zona doc Friuli Aquileia. E’ di quest’anno la Joint Venture “Memowines” con l’azienda toscana Agricola Monterinaldi, nel Chianti Classico.
Puntare su una selezione accurata dei prodotti e su vini in grado di rispecchiare al meglio l’identità del loro territorio di origine: questa è la filosofia aziendale. Oltre all’Italia è possibile trovare i vini Casa Geretto in USA, Canada, Germania, Regno Unito, Scandinavia, Belgio, Olanda, Austria e Svizzera.<br><br>

Casa Geretto Srl<br>
Via Vanoni, 3<br>
30029 S.Stino di Livenza – Ve<br>
tel 0421.460253<br>
fax 0421.314546<br>
www.geretto.it <br>

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A VEDANO OLONA MUSICA, PITTURA E TEATRO SI FONDONO IN MAGICHE NOTE COLORATE.

Il Piccolo Cantiere delle Arti Varie di Vedano Olona, gruppo artistico formato dall’attore comico Pasquale Bevilacqua, (già appartenente al trio di cabaret di Zelig Off: I Raccolti Differenziati), dall’attrice Elisa Carnelli e dallo scultore Michele Battistella, ci regalerà, ancora una volta, una serata inedita all’insegna dell’arte, della cultura e della buona musica, fedele al proprio impegno di diffondere l’arte in ogni sua forma e di valorizzare i talenti più diversi.

Sabato 23 ottobre 2010, alle 21.00, presso la sala consiliare di Villa Aliverti, il Piccolo Cantiere delle Arti Varie presenterà lo spettacolo “Note di Colore”, una singolare performance di musica, pittura e teatro, fortemente voluta dal chitarrista cantante Gabriele Alfano per rendere omaggio alla musica folk americana degli anni Settanta attraverso un approccio multidisciplinare che vedrà la partecipazione dell’attrice Simona Bramanti e della pittrice varesina Lù Demo, artista da sempre impegnata in una ricerca “emozionale” che prende spunto dal reale e dalle sue molteplici metamorfosi.

Seguendo un moto istintivo, nel corso dello spettacolo Lù Demo tradurrà le suggestioni suscitate dalle canzoni di James Taylor, Jim Croce e Simon & Garfunkel in elementi visivi: forme, segni e colori vibranti che offriranno al pubblico un contrappunto visivo al ritmo musicale e lo inviteranno a spaziare mentalmente in una nuova dimensione.

Non mancheranno effetti scenografici, come la ripresa video simultanea, a sottolineare il dialogo tra i protagonisti e il succedersi dei momenti tonali dello spettacolo.

Gabriele Alfano sarà affiancato dal bassista Marco Zago (già presidente della Filarmonica Ponchielli di Vedano Olona). Alla fotografia Tiziano Goglione e alle luci-audio e video Romeo Nazzari. La regia è di Pasquale Bevilacqua.

NOTE DI COLORE – Performance di dialogo tra le arti”

Tributo a James Taylor, Jim Croce, Simon & Garfunkel

Sabato 23 ottobre 2010, ore 21.00

Villa Aliverti – Piazzetta della Pace, Vedano Olona (VA)

INGRESSO GRATUITO.

Per ulteriori informazioni: Tel. 347-7784487

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LUCI DELLA CITTA’ – ROMA IN CHIAROSCURO –

LUCI DELLA CITTA’
– ROMA IN CHIAROSCURO –

Pittori e fotografi si sono uniti per rappresentare le varie facce di Roma: un viaggio tra cielo e terra in una città millenaria con le sue ombre e le sue luci. Città multiculturale da sempre dove il tutto ed il nulla si uniscono e si fondono, dove il passato rivive nel quotidiano per proiettarsi nel futuro.

Città in chiaroscuro in grado come poche altre di comunicare con gli artisti. Questi la ascoltano, colgono lo stimolo ed a loro volta offrono le proprie sensazioni alla platea dei romani e non solo, ciascuno secondo il proprio stile.
Il percorso della fotografa Nora Lux inizia dal ghetto Ebraico di Roma che è stato da sempre luogo di Repressione e di isolamento della comunità ebraica, per raccontare una Roma notturna Diversa,magica, invisibile,quella dei fantasmi.

Tra gli altri fotografi Luca baldassarri, Marco Lanciani,Paolo Marra,Raffaella Scaglietta, Francesco Rossi,Andrea Romagnoli

Per proseguire con le opere pittoriche di Bruna Milani,Nicolò Caito ,Carlo Bernoni, Lucia Buzi ,Francesca Oliveri, Leonardo Enea,
Claudio Codilupi, Vincenzo Illiano,Ursula Salomè,Margherita Malgorzata Zofia ,Alberto Monti ,Giuliano Governatori, Pino Salvatore e Ermanno Dosa.

Ogni artista sarà presente con almeno tre opere ed avrà a disposizione non meno di tre metri lineari. Tante micro-mostre che possiamo pensare come altrettante tessere di un unico puzzle.

PALAZZO DELLE SCIENZE
PIANO TERRA – INGRESSO VIALE LINCOLN 3 –
(NEI LOCOLI DELLA MANICA LUNGA)
ROMA – EUR-

DAL 19 AL 25 MAGGIO
DALLE ORE 9.00 ALLE 18.00
CHIUSO SABATO E DOMENICA

PRESENTAZIONE ALLA STAMPA
IL 19 MAGGIO ORE 11.30

Info:
[email protected]
TEL .3462453752
Autore : 360°Art

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CELSO DEPPI, SONDATORE E PITTORE (1919 – 1985).

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 – Tel. 06.64521396 – www.embrice.com
Con la collaborazione del Comune di Domegge di Cadore

CELSO DEPPI, SONDATORE E PITTORE (1919 – 1985).

Ex negozio Giacobbi, Piazza del Municipio. Domegge di Cadore (BL).
24 Giugno – 24 Luglio 2010.

A cura di Carla Corrado

Inaugurazione: giovedì 24 giugno 2010, ore 18

Da giovedì 24 giugno – a venerdì 24 lugli 2010.
Orario: tutti i giorni 15.00-19.00. Sabato e domenica anche al mattino: 10.00-12.30. Ingresso gratuito

Quella di Celso Deppi è una storia di emigrazione con una vocazione chiara, quanto irrisolta di pittore. Operaio per necessità, lascia circa trecento opere redatte fra il 1946 e il 1983 per se stesso e per occasionali committenti locali: il parroco, la sezione del Club Alpino Italiano, amici, familiari.
A Praga, dove la famiglia si stabilisce con un piccolo esercizio di gelateria, il suo primo contatto con l’arte figurativa: dipinti a olio, acquerelli e tempere, confinati in una dimensione fra Dilettante e Naïf, in gran parte copiati da, o più liberamente ispirati a, iconografia popolare, cartoline, fotografie.
A Roma nel 1935, e quindi il servizio militare e la guerra nei Balcani dal 1940. Rientra a Domegge nel 1945, dove si sposa nel 1947. Il connubio fra emigrazione, lavoro e pittura merita attenzione in particolare fra il 1959 e il 1973, a questi anni appartiene l’autoritratto sul lavoro. Un lavoro durissimo, quello del sondatore: segnato da colpi, rumori e vibrazioni, affrontato portando con sé – in Europa, Saudi Arabia, Italia – la sua valigetta di colori, pennelli, solventi.

Carla Corrado
.

INFO
Titolo della mostra: Celso Deppi, sondatore e pittore. (1919-1985)
Location: Ex negozio Giacobbi. Piazza del Municipio – Domegge di Cadore (BL).
Autore: Celso Deppi.
Curatrice: Carla Corrado.
Inaugurazione: giovedì 24 giugno, 2010 ore 18.00
Durata della mostra: da giovedì 24 giugno a sabato 24 luglio 2010
Orario: dal lunedì al venerdì: 15.00-19.00. Sabato e domenica: 10-12.30 e 15.00-19.00
Organizzazione: Galleria Embrice, Roma. Tel. 06.64521396. Email: [email protected].
Con la collaborazione del Comune di Domegge di Calore.
Ingresso: libero

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MERCOLEDI 19 MAGGIO INAUGURAZIONE ”LUCI DELLA CITTA’ – ROMA IN CHIAROSCURO “-

MERCOLEDI 19 MAGGIO INAUGURAZIONE
”LUCI DELLA CITTA’
– ROMA IN CHIAROSCURO “-

Pittori e fotografi si sono uniti per rappresentare le varie facce di Roma: un viaggio tra cielo e terra in una città millenaria con le sue ombre e le sue luci. Città multiculturale da sempre dove il tutto ed il nulla si uniscono e si fondono, dove il passato rivive nel quotidiano per proiettarsi nel futuro.

Città in chiaroscuro è in grado come poche altre di comunicare con gli artisti. Questi la ascoltano, colgono lo stimolo ed a loro volta offrono le proprie sensazioni alla platea dei romani e non solo, ciascuno secondo il proprio stile.
Il percorso della fotografa Nora Lux inizia dal ghetto Ebraico di Roma che è stato da sempre luogo di Repressione e di isolamento della comunità ebraica, per raccontare una Roma notturna Diversa,magica, invisibile,quella dei fantasmi.

Tra gli altri fotografi Luca Baldassarri, Marco Lanciani,Paolo Marra,Raffaella Scaglietta, Francesco Rossi,Andrea Romagnoli.
Per proseguire con le opere pittoriche di Bruna Milani,Nicolò Caito ,Carlo Bernoni, Lucia Buzi ,Francesca Oliveri, Leonardo Enea,Claudio Codilupi, Vincenzo Illiano,Ursula Salomè,Margherita Malgorzata Zofia ,Alberto Monti ,Giuliano Governatori, Pino Salvatore e Ermanno Dosa.
Ogni artista sarà presente con almeno tre opere ed avrà a disposizione non meno di tre metri lineari. Tante micro-mostre che possiamo pensare come altrettante tessere di un unico puzzle.

Inaugurazione : mercoledì 19 Maggio 2010 ore : 11:30

Dove: PALAZZO DELLE SCIENZE PIANO TERRA – INGRESSO VIALE LINCOLN 3 -(NEI LOCOLI DELLA MANICA LUNGA)
ROMA – EUR-
Orario : 9.00 ALLE 18.00 (SABATO E DOMENICA chiuso)

PRESENTAZIONE ALLA STAMPA :IL 19 MAGGIO ORE 11.30

Info:

[email protected]
TEL .3462453752
Autore : 360°ART

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Bellanima Pictura di Cinzia Fiaschi

Corte degli Accorti, Castelnuovo d’Elsa (FI)
presenta
Bellanima Pictura
La bellezza buona non ha forma di Cinzia Fiaschi
22 maggio – 20 giugno 2010

Evento in collaborazione con la Compagnia Dance in Action Painting, l’Associazione culturale Assenzio e la Corte degli Accorti, Castelnuovo d’Elsa (FI).

Performance inaugurale sabato 22 maggio, ore 18.30, presso la Corte degli Accorti – via della Repubblica, angolo vicolo RISORGIMENTO, Castelnuovo d’Elsa (FI) – con la partecipazione della pittrice-performer Cinzia Fiaschi, degli attori dell’Associazione Culturale Assenzio (Massimiliano Bardotti, Cristina Trinci, Leonardo Bianchi e Carlo Conforti) e della vocalist Titta Nesti.

Bellanima Pictura è l’ulteriore passo in avanti nella ricerca artistica ed estetica della pittrice e performer Cinzia Fiaschi. E’ una raccolta di circa 10 opere, polittici in formati diversi in tecnica mista su tela, esposti presso la Corte degli Accorti dal 22 maggio al 20 giugno. L’essenza di questa esposizione è nella sua performance inaugurale, un incontro sinestetico che coinvolge action painting, teatro e musica, forme diverse che si intrecciano per rendere omaggio all’anima bella della Pittura.

L’action painting della Fiaschi si snoda, da sempre attraverso viaggi verso l’Informale, come nuove possibilità d’interpretazione del fare pittorico. Il professor Marco Cianchi, docente di storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Firenze, parlando di lei ha confessato: “Eppure non c’è niente di facile o di ovvio, in questa operazione. Che a parte l’impegno, lo studio, l’incontro, e l’assimilazione di tecniche e saperi provenienti da altre discipline – danza, poesia, musica, filosofia – trova la sua legittimità in una tradizione che dal romanticismo europeo passa attraverso gli espressionismi di inizio novecento per raggiungere il culmine nel dopoguerra con il trionfo dell’action painting. Di questa sua fedeltà ad una delle linee principali dell’arte contemporanea non solo dobbiamo essere rispettosi, ma in un certo senso dobbiamo anche esserle grati”.

Il viaggio artistico della Fiaschi anche questa volta si contamina di linguaggi e collaborazioni. L’incipit dell’evento è affidato alla rappresentazione drammatica di un testo della Fiaschi stessa, interpretato dall’Assenzio, un’associazione culturale composta da giovani di Castelfiorentino, che ama contaminarsi di generi fino a non distinguerli più e che, per sua stessa indole, si presta ad essere l’interprete naturale di Bellanima Pictura. Sul finale poi spazio all’improvvisazione con la vocalist Titta Nesti.

Gli attori dell’Assenzio, su una scena che si confonde con il pubblico, saranno i messaggeri di un momento creativo che da sonoro diventa pittorico e viceversa. In un gioco di rimandi le voci si rincorrono, si sfiorano, si toccano, si scontrano, come colori scagliati sulla tela. Tutto sembra casuale, ma in realtà è solo il disegno perfetto dell’atto creativo, è l’informale aspetto della Bellezza.
L’assolo vocale dell’artista eclettica Titta Nesti rompe il silenzio come i gesti squarciano la tela, talvolta sfumati come sussurri, altre volte saturi come grida. Senza soluzione di continuità si inseguono voci, parole, suoni, colori, poesia, teatro, musica e action painting.

Lo spettacolo è appositamente pensato e adattato alla Corte degli Accorti, per i suoi spazi, il suo aperto panorama di ulivi adagiato sul tramonto. La Corte degli Accorti non è solo un luogo fisico, ma anche uno spazio mentale. Sotto la direzione artistica della padrona di casa, la cantautrice Chiara Riondino, si svolgono, infatti, da quasi un anno pillole artistiche di varia natura (fotografia, pittura, scultura, installazioni, musica, teatro e contaminazioni di ogni tipo) che altro non hanno in comune se non la ricercatezza, la qualità, la condivisione. “Viviamo tempi pericolosi perché noiosi, banali e grigi ed è bello pensarti macchia di colore in movimento nel mondo. In questo luogo per me carico di radici ma anche di futuro, tra gli ulivi e il cielo, sarà un onore ospitare la tua determinazione di voler lasciare un segno”. Con queste parole la Riondino saluta la performance della Fiaschi la quale risponde: “La Bellezza è l’unico approccio sentimentale per condividere fantasie e anfratti, libertà, estro, piacere, è la nostra stessa scelta di vita”.

L’appuntamento è quindi per sabato 22 maggio, ore 18.30, presso la Corte degli Accorti – via della Repubblica, angolo vicolo RISORGIMENTO, Castelnuovo d’Elsa (FI) – per la performance inaugurale di Bellanima Pictura.

L’esposizione di opere è visitabile solo su appuntamento.
Per info:
Corte degli Accorti
via della Repubblica, angolo vicolo RISORGIMENTO,
Castelnuovo d’Elsa (FI)
Tel.0571673326
[email protected]
www.myspace.com/lacortedegliaccorti
http://www.facebook.com/pages/La-corte-degli-Accorti/308610299323

Contatti:

UFFICIO STAMPA: Michela Fiaschi
Claudia Dal Ben [email protected]
www.cinziafiaschi.com

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