Guardando lo stato dell’economia messicana 12 mesi fa e guardandolo adesso, si stenterebbe a credere che sia lo stesso Paese. Soprattutto perché di mezzo c’è la pandemia.
Un anno fa le prospettive per il paese centroamericano erano terribili, ma ora la situazione è ben diversa.
La trasformazione dell’economia messicana
Tra aprile e giugno l’economia messicana è cresciuta al ritmo del 19,7% su base annua (su base trimestrale la crescita è stata invece dell’1,5%), ed è chiaramente migliorata anche la fiducia dei consumatori grazie alla riduzione delle restrizioni dovute al Covid. Inoltre la campagna di vaccinazione, anche se cominciata in ritardo, sta progredendo a ritmo sostenuto.
Il Messico ha beneficiato di “rimbalzo” anche della ripresa dell’economia USA, grazie alle consistenti rimesse dei cittadini messicani che lavorano negli Stati Uniti.
Inoltre ricordiamo che il Paese è in buona posizione nella classifica produttori petrolio al mondo, e il prezzo del barile è cresciuto rispetto a un anno fa.
Dato lo scenario, anche il Fondo Monetario Internazionale ha adeguato le sue previsioni, aumentandole. Adesso vede un’espansione del 6,3% per quest’anno.
L’atteggiamento della Banxico
Bisogna evidenziare soprattutto la condotta della Banxico (la banca centrale messicana) durante la crisi. A differenza di quasi tutte le altre banche centrali, ha tagliato i tassi di 300 punti base al 4%, ma oltre a questa misura di sostegno, non ha implementato un significativo pacchetto di stimoli fiscali in risposta al Covid. Cosa che invece hanno fatto USA ed UE.
Il Presidente Andrés Manuel López Obrador ha riallocato risorse e varato misure di austerità per l’economia messicana, senza emettere debito. Ha invece fatto ricorso a una linea di swap con la Fed per garantire il buon funzionamento dei mercati finanziari.
L’appeal del Paese è cresciuto
Una strategia senza dubbio rischiosa, ma che alla fine sta ripagando. Infatti l’economia messicana si è ripresa, e questo non è avvenuto a scapito dei conti del Paese, che sono sani. In tal senso, il contrasto con gli altri mercati della regione è molto evidente.
Questo ha un effetto secondario importante, giacché molti analisti dei broker online sottolineano quanto il mercato dei capitali è stato attirato dal Messico.
Il Messico sta vivendo un boom del private equity. E molte di queste nuove ed interessanti aziende, sebbene non ancora quotate, stanno attirando l’interesse degli investitori globali.
Tuttavia, la pandemia porta con sé una conseguenza che non si era mai vista prima sull’economia. Il dollaro americano, ovvero la valuta che è ritenuta rifugio sicuro per via della solidità dell’economia USA, anziché reagire alla crisi apprezzandosi, è andato in calo.
Nella composizione del proprio portafoglio di asset, i dividendi rimangono sempre un elemento di grande rilevanza. Negli ultimi anni il loro andamento aveva segnato un incremento pressoché costante, arrivando a toccare quota 360 miliardi di euro del 2019. La crisi pandemica ha però arrestato bruscamente questa corsa. Nel 2020 infatti i dividendi distribuiti dalle aziende europee sono arrivati a 290 miliardi, segnando una brusca frenata (-20%).
Anche gli investimenti e le esportazioni hanno avuto una ripresa discreta. E non da ultimo il mercato azionario, tornato a brillare grazie sia alla forte performance che a un universo di investimenti in crescita.
Il quadro è così fosco e incerto che neppure si può fare un confronto veritiero con l’andamento dello scorso anno. All’epoca infatti i negozi sono rimasti aperti per tutti i primi 10 giorni di gennaio, e nessuno immaginava cosa sarebbe successo qualche tempo dopo. Stavolta invece fino all’Epifania i negozi hanno aperto al pubblico a singhiozzo. E come detto, i consumatori avevano anche ben altro a cui pensare.
Nei giorni scorsi è apparso uno studio redatto da un docente australiano, Michael Smithson, che ha evidenziato come la chiusura totale – benché traumatica – è sempre preferibile a quella selettiva, per aree geografiche o settori economici. Insomma l’esatto opposto di quello che ha sempre affermato l’ex presidente USA Donald Trump, secondo il quale “se chiudi l’economia farai più danni“. Ma come giunge alle sue conclusioni il docente australiano?
Bisogna evidenziare che questa seconda tempesta di contagi si sta rivelando molto più pesante della prima, perché ci ha colpiti quando eravamo ancora in ginocchio (economicamente parlando) e stavamo faticosamente cercando di rialzarci. Le misure di lockdown ci riporteranno indietro di mesi, anche se saranno più blande delle precedenti (perché non potremmo reggere una nuova chiusura totale). Colpiranno tutti i paesi, da quelli produttori di materie prime a quelli che puntano sulla tecnologia. dai
Questo andamento è il riflesso dei fattori principali che stanno muovendo i mercati. A cominciare dai dati macro positivi. Nelle ultime settimane una serie di report macroeconomici hanno dato fiducia agli operatori. Anche se non ci riportano al periodo pre-Covid, le notizie che giungono dall’economia reale sono quasi sempre state migliori di quanto ci si aspettasse nel trimestre caratterizzato dalla quarantena. Dal punto di vista degli investitori, tali report dovrebbero riflettersi poi sui risultati delle aziende, in particolar modo sugli utili.
Serve prudenza, e questo è fuor di dubbio. I settori più attrattivi rimangono quelli meno colpiti dalla crisi, ma non basta. All’interno di essi, occorre fare una selezione di società che offrano qualità di bilancio, maggiore visibilità degli utili e brand forti. E non ce ne sono molte in giro. Ma il succo della market allocation è proprio questo. In ogni caso, è chiaro a tutti che non potrà esserci una vera ripresa finché sul mercato non ci sarà un cambio di testimone a favore di settori più colpiti dalla crisi, come consumi discrezionali, energetici, finanziari.
In tutti i settori finanziari è scoppiata la tempesta, e nessuno sa con certezza dove cascherà il prossimo fulmine, ne’ tantomeno quando tutto questo finirà. Le principali Banche centrali stanno rispondendo con delle misure rigide, che però non sembrano sufficienti a sostenere l’economia. I danni saranno gravi, e peseranno sui nostri risparmi per un bel po’. Chi in questi tempi vuole cercare di salvaguardare il proprio capitale, dovrebbe perciò fare molta attenzione alle sue mosse, tenendo presenti tre importanti consigli per non perdere la bussola, in un contesto così incerto come quello attuale.