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“Nature incontaminate”, personale di Tommaso Chiappa all’Antica Focacceria S. Francesco

Milano –  Dal 18 aprile al 31 maggio l’Antica Focacceria S. Francesco, in Via S. Paolo 15, ospiterà la mostra “Nature incontaminate” di Tommaso Chiappa, a cura di Rita Ferlisi e Mariapia Bruno. Il vernissage si terrà il 18 aprile alle ore 18.00.

L’evento fa parte di un più ampio progetto dell’artista siciliano, organizzato in collaborazione con l’Antica Focacceria S. Francesco. Il progetto comprende, oltre alla mostra milanese, anche una esposizione nella sede “storica” dell’Antica Focacceria in Via Alessandro Paternostro 58 a Palermo, in programma dal 27 aprile al 31 maggio.

Un abbinamento insolito, quello tra l’arte contemporanea e l’Antica Focacceria, giocato oltre che sulla comune appartenenza siciliana, anche sulla contaminazione creativa tra tradizioni gastronomiche e nuove forme d’arte.

Tommaso Chiappa, giovane artista palermitano trapiantato a Milano, si muove nell’ambito di una anti-poetica espressionista che predilige la dimensione metropolitana del paesaggio e dell’individuo. Il suo percorso artistico muove da una riflessione, tra ecologia ed etologia, sul senso e sulla collocazione fisica e mentale dell’uomo nell’incontro-scontro tra Natura e Cultura.

Già nella mostra “Cambiamento della Specie” (Firenze, 2012) l’artista si soffermava sulla crisi di coscienza e di spirito avvertita dall’uomo contemporaneo nel suo rapporto con il mondo naturale. “Nature incontaminate”, che è l’ideale prosecuzione di quella mostra, sposta ora il baricentro dell’indagine dall’Uomo alla Natura.

La Natura, ovvero la Terra-Gaia, imperiosa Dea ed essere vivente, organismo completo di un perfetto equilibrio evoluzionistico, non ha bisogno dell’uomo e, tuttavia lo accoglie, attendendosi in cambio un rispetto non sempre ricevuto. Nella visione dell’artista, l’uomo ha perduto la propria centralità e smarrito il proprio senso, così che la Natura diventa oggetto di una visione destrutturante estranea alla mimesi (colore e sfondo non sono mai realistici, ma fortemente simbolici).

Parte integrante dell’opera è un video in 3D, realizzato dallo Studio Pixel grafica di Palermo, con cui l’artista documenta l’opera pittorica nel suo farsi, con riferimenti alle elaborazioni multimediali della Land Art o del paesaggio urbano degli anni Novanta e Duemila di artisti come Mario Sasso, Pierre Huyghe e Anri Sala.

La mostra potrà essere visitata negli orari di apertura dell’Antica Focacceria: dal martedì al venerdì dalle ore 8.00 alle 21.30, il lunedì dalle 9.00 alle 13.00 e il sabato dalle 12.00 alle 23.00.

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“Remake”, personale di Giuseppe Bombaci alla Galleria Quadrifoglio

Siracusa – Giovedì 28 marzo alle ore 18.00 nella Galleria Quadrifoglio (Via SS. Coronati 13 – Ortigia) sarà inaugurata la mostra “Remake” di Giuseppe Bombaci, a cura di Mario Cucè. “Remake” è una sorta di antologia, nella quale l’artista presenta circa venti opere di varia grandezza incentrati sul tema della figura umana.

“Attraverso il proprio racconto – scrive Roberto Milani nel testo critico della mostra – , descrive, indaga, esalta la condizione dell’uomo. Uomo come centro dell’universo ma allo stesso tempo creatura fragile e vulnerabile”.

Quella di Bombaci è una pittura feroce, graffiante ma che sa essere anche dolce e tenera. E sopratutto colta e raffinata: tante le citazioni e le “apparizioni”, da Antonello Da Messina a Jusepe Ribera, da Diego Velasquez a Mimmo Paladino, Gino De Dominicis e altri.

L’apparente disinvoltura delle sue tele è, in realtà, il prodotto di un’intima sofferenza, meditata e vinta, che si traduce in emozioni capaci di rapire e affascinare lo spettatore.

“Il suo fare arte – scrive ancora Milani – è una eterna sfida. Vincere la superficie della tela, addomesticare un colore, gestire la composizione senza mai tralasciare la necessità impellente di trasmettere qualcosa è per lui un’esigenza. Qualcosa che arriva dal profondo, dall’anima. Ogni opera è un atto liberatorio. Ha in sé la condivisione dell’essere”.

Giuseppe Bombaci (Siracusa, 1978), diplomatosi all’Istituto statale d’Arte di Siracusa, si è formato artisticamente tra Firenze e Milano alla scuola di Romano Garutti e Giuseppe Maraniello. Attualmente vive e lavora tra Siracusa e Milano.

La mostra resterà aperta fino al 13 aprile e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 20.00.

 

Info e contatti

Quadrifoglio – Galleria d’arte contemporanea

Via SS. Coronati, 13 – Siracusa

Tel. 0931 64443

E-mail: [email protected]

Web: www.galleriaquadrifoglio.it

 

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LE XILOGRAFIE CINESI DEI CENTO FIORI (CINA 1959). (CITTÀ, LAVORO, VECCHIO E NUOVO PAESAGGIO). Schegge dal museo più veloce del mondo

In mostra da Embrice (Roma, Via delle Sette Chiese, 78, Tel. 06.64521396, www.embrice.com), dal 14 dicembre 2012 al 14 gennaio 2013, Le xilografie cinesi dei cento fiori (Cina 1959) (Città, lavoro, vecchio e nuovo paesaggio). Schegge dal museo più veloce del mondo, a cura di Carlo Laurenti e Maria Eleonora Caturegli.

Quando Mao lanciò l’effimero ‘movimento dei Cento fiori’ (“Che cento fiori sboccino, che cento scuole contendano” ne era lo slogan) gli artisti, gli scrittori, i cineasti furono invitati a sentirsi liberi di uscire dai rigidi canoni del realismo socialista statuiti nella storica Conferenza di Yen’an.
La valanga di critiche al partito portò a una brusca chiusura dell’improvvisa liberalità, a condanne e le opere vennero ritirate.
Esse riapparvero nel disgelo post rivoluzione culturale, dopo la caduta della Banda dei Quattro (Yao Wenyan, Chang Chunqiao, Jiang Qing e Wang Gongwen) nel 1977, ma sparirono presto, inosservate. Solo chi si trovava a Pechino e Shanghai poté procurarsene degli esemplari.
I negozi del Teatro esponevano allora tutti quegli oggetti che durante la Rivoluzione culturale vennero confiscati come piccolo borghesi e, di regola, bruciati. Erano considerati paccottiglia inutile passibile peraltro di recrudescenze a venire.
I privati se ne sbarazzavano con sollievo. i diplomatici accumularono allora mobilia preziosa mentre gli impecuniosi studenti si limitarono a frammenti più a buon mercato che oggi vanno a ruba nella Cina del dopo Olimpiadi, che esibisce stadi e grattacieli firmati da archi-star e treni super veloci e in cui futuri astronauti già bardati rilasciano interviste sui maxi-schermi al plasma installati in ogni casa all’ennesimo piano della miriade di condomini nuovi di zecca all’interno dei sei Raccordi Anulari della megalopoli Pechino. Al centro della quale gli antichi quartieri a un piano con i caratteristici vicoli (hutong) svaniscono liofilizzati dal vertiginoso prezzo al metro quadro, un altoforno finanziario cui soccombe l’identità collettiva.
E anche se nelle librerie faraoniche a cinque piani (Shucheng: città dei libri) vengono ammannite edizioni tradotte di tutti i classici della cultura cinese, completi di traduzione in cinese moderno nonché di audio-libro alla bisogna – divenute incongrue leccornie in questo paesaggio – si tratta per lo più di feticci simbolici, ancoraggi casalinghi al fantasma identitario la cui mancanza si fa sentire sempre più acuta.
Immani mercati delle Pulci sciorinano in tutte le città frammenti del passato recente che l’accelerazione scandita inizialmente da quelle frenetiche braccine di impuberi Guardie Rosse, come lancette dei secondi hanno dato il Tempo, facendo sì che l’Altroieri sia divenuto Pleistocene.
Il grande ritardo e l’embargo semi-secolare hanno agito da allora come un’immensa fionda e il tempo perduto è stato recuperato in un baleno, in questo riassetto ovvio, inevitabile, in questo reinserimento di un continente nell’alveo del consorzio planetario si sono perduti i connotati minuti di una cultura infinitamente complessa, strutturatissima, frattale. Una cultura deflagrata in mille direzioni, che si sbriciola sotto gli occhi increduli di tutti i tentativi in atto di molti artisti, come Feng Mengbo, di conservare una traccia di questo mondo che evapora in un baleno.

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Il pittore Paolo Caloi alla fiera arte di Padova 09 Nov. 2012

Paolo Caloi,   pittore Veronese nato nel 1960, è un artista autodidatta che, pur dipingendo sin da bambino, si è presentato al grande pubblico solamente pochi anni fa. Le sue prime opere sono datate 1970. Ha maturato due fasi evolutive: la prima ispirandosi ad Antonio Nardi, pittore veronese conoscente di famiglia, e la seconda che va considerata un interpretazione evolutiva della sua grafica. Per descriverlo in modo sintetico riporto una sua poesia che spesso lo accompagna nelle sue mostre:

Non giudicare lo spirito,

che ramingo porto con me ardito,

laddove i miei pensieri colorati

nel tuo sguardo saranno disegnati.

Possa la mia sobria fantasia,

di colore vestita in poesia,

donarti un’idea viva

che di alterità sia esclusiva.

 Paolo Caloi è Socio Membro Benemerito Accademico a Vita scelto dalla Commissione Artistica F.I.A.F.T.. con nomina di Senatore per l’anno 2010 (Federazione Italiana Arti Figurative Thyrus. Presidente Orfeo Carpinelli). Espone le sue opere in numerose città italiane in occasione di mostre ed esposizioni. Riceve continuamente premi importanti, segnalazioni ed apprezzamenti dalla critica qualificata, dal pubblico e dalla stampa. La sua arte è pubblicata in cataloghi ed annuari d’arte.

 “Paolo Caloi, con rigore stilistico, affronta l’essenzialità pittorica in completa autonomia di immagine e di ritmo. Il suo gesto espressivo è singolare ed audace il taglio prospettico, mentre induce enigmi sibillini per argomentare racconti e vibrate emozioni metafisiche. (Paolo Bonanno – Monreale Premio dei Normanni 2012)

 Seguono le sue recenti partecipazioni. Sarà presente alla prossima Fiera Arte Padova dal 09 al 12 Novembre 2012 e alla Prima Biennale di Palermo dal 10 Gennaio al 3 Febbraio 2013

 08 Dicembre 2009 Padova Premio “Padova 2009”

10-30 Aprile 2010 Torino Collettiva “Internazionale Italia Arte 2010”

06 Giugno – 4 Luglio 2010 Brugnera (PN) Collettiva “Galleria degli Stemmi”

18 Giugno – 15 Luglio 2010 Bologna Collettiva “Galleria 18”

04-17 Luglio 2010 Cremona Collettiva “Immagini Spazio Arte”

10-30 Luglio 2010 Lecce Collettiva Estate d’Arte Salentina

04-31 Dicembre 2010 Bologna Collettiva “Expo Officine Artistiche”

27 Nov – 27 Dic 2010 Portovenere Premio “Gran Gala’ dell’Arte 2010”

15-29 Dicembre 2010 Sulmona Collettiva “IndividuArt”

14-16 Gennaio 2011 Sale Bramante-Roma Premio OpenArt 2011

13-26 Marzo 2011 Roma Personale

27-30 Maggio 2011 Paladiana-Milazzo Collettiva UNICEF

08 Giugno 2012 Padova Collettiva Alterita’

20 Giugno 2012 Pracul di Daone (Tn) Hotel Chalet La Vecchia Segheria

08-14 Settembre 2012 Colle Val d’Elsa (Si) Collettiva Fantasya

15-30 Settembre 2012 Monreale Museo Arte Moderna Guglielmo II

Vi invito a visitare il suo sito www.paolocaloi.it dove potrete ammirare l’intera sua antologiaca e le relative critiche.

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UNA GRANDE MOSTRA DI UGO ATTARDI A LATINA: “IL VIAGGIO DI ULISSE”

Sabato 16 giugno 2012 alle ore 18, inaugura presso l’Ex Garage Ruspi a Latina la mostra UGO ATTARDI. IL VIAGGIO DI ULISSE ( a cura di Silvia Pegoraro e Carlo Ciccarelli), che sarà visitabile sino al 29 luglio 2012: 65 opere tra dipinti, sculture e disegni, tutte provenienti dall’Archivio Storico Ugo Attardi di Roma.
Alquanto interessante la sede espositiva: una grande e luminosissima autorimessa per autobus degli anni Trenta, recentemente restaurata e riqualificata dal Comune di Latina.
L’evento – che rientra nelle Manifestazioni per l’80° Anniversario della Fondazione della città di Latina – è promosso dal Consiglio Regionale del Lazio, dal Comune di Latina e dallo stesso Archivio Storico Ugo Attardi (di cui è procuratore Carlo Ciccarelli e del cui consiglio direttivo fa parte Andrea Attardi, figlio dell’artista). L’organizzazione è affidata a Ulisse Gallery Contemporary Art e all’Associazione Orizzonti Culturali di Roma.
Catalogo SILVANA EDITORIALE, con testi, oltre che dei curatori, di Andrea Attardi e dello stesso Ugo Attardi .

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Ugo Attardi (1923-2006), pittore e scultore di fama internazionale, è stato uno dei più validi e poliedrici artisti italiani del Novecento, legato a un concetto di arte come “viaggio” e ricerca interminabile . Di qui anche la sua passione per il mito, e in particolare per il mito di Ulisse, personaggio animato da un’inestinguibile sete di conoscenza e di scoperta, inquieto e tormentato come fu lo stesso Attardi.
Come scrive Carlo Ciccarelli, procuratore dell’Archivio Storico Ugo Attardi e co-curatore della mostra: “L’aspetto più importante del lascito umano ed artistico di Ugo Attardi, per chi l’abbia conosciuto, è la solida voglia di vivere che ha animato la sua vita e che traspira dalle sue opere; una voglia inevitabilmente percorsa da angosce, frutto, molto spesso, del desiderio di vincere la volgarità dei soprusi”.
Ugo Attardi è fra gli artisti contemporanei che meglio hanno saputo appropriarsi del mito attraverso le immagini, creando un eccezionale trait-d’union tra il mito stesso, il mondo dell’ignoto, del sogno e della magia, della grandezza e dell’orrore, e la realtà cruda e prosaica, spesso misera, altrettanto piena di orrore, ma non di grandezza, della contemporaneità. In essa Attardi è riuscito a svelare, proprio tramite la presenza del mito – soprattutto quello di Ulisse, che sempre lo ha particolarmente affascinato – il meraviglioso mistero che comunque, in quanto vita, presenza, carnalità e pensiero, la anima. Il mito è immagine, è figura che senza posa si agita nella mente e nell’immaginario dell’uomo, e che s’incarna nelle immagini – nelle figure – create dall’arte: per questo ad Attardi non è bastata più la ricerca astrattista, alla quale si era dedicato come co-fondatore del gruppo Forma 1 (1947) e si è sentito irresistibilmente attratto verso la figurazione :
“Ho una visione delle cose del mondo possessiva e carnale, e non riuscivo a inverarla in atti e immagini di pura astrazione: sentivo la mancanza della sottile magia della finzione, la finzione propria della figurazione”. Un percorso, un viaggio, tormentato e affascinante, quello di Attardi, che questa mostra vuole documentare.
Il suo stile si potrebbe definire, con espressione ossimorica, ma proprio per questo carica di promesse e contraddizioni, realismo visionario: un’arte che certo non cancella i fantasmi del reale, l’eterna ossessione della referenzialità, e dell’illusione ottica, ma li immerge nel magma vibrante e inarginabile dell’immaginario individuale, di una visione che è sguardo rivolto al reale, ma è sempre anche sogno, immaginazione, allucinazione, luce calda e trasfigurante, o fredda e tagliente, comunque irreale, colore e materia scultorea sontuosi, sensuali, inquietanti.
La trasfigurazione onirica del dato sensibile è potente e sorprendente, e in certi lavori il pittore-scultore Attardi sembra “scorticare” le figure, in un empito che va addirittura oltre l’istanza espressionista, ricostruendone un involucro vivo e bruciante di colori incandescenti e di forme nervose e guizzanti, un fastoso miraggio.
Attardi stupisce e disturba, persuade e violenta, grazie alla sua potente retorica visiva. Chiama in gioco meraviglia, seduzione, provocazione: processi psicologici che violano il canone classico – pur così presente alla sua visione “mitologica” – per immergerlo nell’aura fosca di una grande estetica “barocca”. Essa va a contaminare, gioiosamente o dolorosamente, comunque sempre vitalisticamente, in una sintesi originale, i suoi soggetti “classici”: prima di tutto il corpo umano. Infatti i corpi dipinti sin dalla sua prima fase figurativa (dopo quella astratta di Forma 1) esprimono una sorta di immensa “nostalgia” per la scultura, di desiderio indomabile per la corporeità tangibile della terza dimensione. Un desiderio approdato infatti, nel 1967, alla realizzazione di opere scultoree : tra il ’69 e il ’71 lavora al grandioso Arrivo di Pizarro; degli anni ’70 sono altri monumentali gruppi scultorei in legno, come quelli del ciclo Cortés e la bellezza dell’Occidente (1974-76) o Il ritorno di Cristóbal Colón (ca.1974-1980).
Incise con una precisione ossessiva e acuminata, le figure scolpite da Attardi sprigionano un “perturbante” (unheimlich…) senso di ansia e di angoscia. Con il passar del tempo, tuttavia, le loro forme febbrili vanno placandosi in una compagine più tradizionalmente “classica”, per quanto sempre tesa e vibrante, che sembra voler essere la misura ideale dei personaggi della mitologia e della letteratura classica che esse rappresentano, come il monumentale Ulisse del 1996, o l’Enea del 2003 (tra le ultime opere dell’artista).
Ma è il corpo femminile quello che in Attardi più colpisce e con più efficacia rappresenta la sua cifra espressiva e il paradigma della sua poetica. Dominanti, maestose e regali, feline e inquietanti, aggressive e languide – dalla Circe delle opere ispirate all’Odissea alle danzatrici delle Milonghe argentine, dall’altera e minacciosa Donna Cantante scolpita nel 1984, alla “regina” del quadro Mendicante implora Regina africana (1993) – le donne di Attardi incarnano la matrice stessa del mito originario, la sintesi tra il dolore e l’amore, tra la vita e la morte, tra il bello e l’osceno.

NOTA BIOGRAFICA

UGO ATTARDI (Sori, Genova, 1923 – Roma, 2006)
Nato presso Genova da genitori siciliani, all’età di un anno si trasferisce con loro a Palermo, dove il regime fascista li costringe a tornare, a causa dell’attività sindacale del padre. Fondamentale nel suo percorso d’artista l’approdo a Roma, nel 1945, dove frequenta lo studio di Guttuso, e già nel 1947 entra nel vivo del dibattito artistico partecipando (insieme ad Accardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato) alla fondazione di “Forma 1”, il primo gruppo astrattista italiano del secondo dopoguerra. Poco dopo avverte però un rinnovato impulso verso la figurazione, sia pure visionaria e problematica, e si allontana definitivamente dall’esperienza astratta, senza tuttavia dimenticarne alcune conquiste formali: dà vita a una personale poetica “classico-espressionista”, fondata su una drammatica compresenza degli opposti: bellezza “classica” e deformità, tenerezza e violenza, fisicità e onirismo.
A partire dagli anni Cinquanta partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, e tiene grandi mostre personali nei più importanti spazi espositivi italiani. Nel 1961 aderisce al gruppo “Il Pro e il Contro”, accanto a Calabria, Farulli, Gianquinto, Guccione e Vespignani.
Scrive il romanzo L’erede selvaggio, pubblicato nel 1970, e per il quale ottiene nel 1971 il Premio Viareggio per la narrativa.
Nel 1967 avvia una fervida attività di scultore e nascono, dopo L’ Addio Che Guevara del 1968, alcuni gruppi lignei tra cui L’Arrivo di Pizarro del 1969-71, e bronzi improntati a forte sensualità.
Sue sculture monumentali sono collocate nelle principali capitali europee e mondiali. Fra di esse Il Vascello della Rivoluzione (1988), a Roma, presso il Palazzo dello Sport; Nelle Americhe, del 1992, a Buenos Aires; il celebre Ulisse, del 1996, a New York; Enea (2004), presso il porto della Valletta (Malta). Il grande Cristo del 2002 è entrato a far parte delle collezioni dei Musei Vaticani.
Nel 2006 l’artista riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi il titolo di Grand’Ufficiale della Repubblica, per i suoi meriti artistici e per aver saputo diffondere e valorizzare in tutto il mondo il genio e la creatività italiani.
Muore a Roma il 21 luglio dello stesso anno.

SCHEDA TECNICA

Mostra: UGO ATTARDI. IL VIAGGIO DI ULISSE
A cura di: Silvia Pegoraro, Carlo Ciccarelli
Sede: Ex Garage Ruspi, Largo Giovanni XXIII, Latina
Periodo espositivo: 16 giugno – 29 luglio 2012
Inaugurazione: sabato 16 giugno 2012, ore 18.00
Orari: 10.00-13.00 ; 16.00-20.00
Ingresso: libero
Informazioni: Organizzazione Ulisse Gallery Contemporary Art (Via dei Due Macelli, 82 – Roma), Tel. +39.0669380596 ; Fax. +39.06.6780771 ; Email [email protected] ; Sito: www.ulissegallery.com
Catalogo: Silvana Editoriale

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Utilizzare l’arte come strategia d’investimento

Chi non è a conoscenza del valore posseduto dalle opere d’arte? Tutti quanti noi sappiamo riconoscere un’opera d’arte piena di valore quando la guardiamo. Tante delle creazioni che riconosciamo, oppure che si presentano essere più note, sono costantemente valutate per comprenderne ed apprezzarne il valore, se non conservarlo poi col passare del tempo. Queste sono le stesse creazioni che riuniscono un’enorme cifra di appassionati delle gallerie d’arte da ogni parte del mondo. Oggi, comunque, l’arte non significa solo questo. Difatti, oggi giorno l’arte viene usata anche come efficace metodologia per investire. Un’opera d’arte, per tutti, non raffigura più un oggetto da osservare in tutta la sua bellezza ringraziando i giochi di colore che essa possiede; essa ora è conosciuta anche per il suo valore economico. E sarà esattamente l’argomento dell’economia dell’arte lo scopo di questo articolo.

 

 

Per avere nuove entrate di denaro sono davvero tante le tipologie di investimento che potremmo intraprendere. Per ottenere del denaro potremmo, ad esempio, investire dei soldi in borsa, anche se però la borsa è veramente rischiosa come metodo per investire poiché, così come potreste acquisire un’ingente capitale, potreste altresì perderla. Bisognerebbe investire in borsa solamente nel momento in cui “si conosce il campo”, nel senso che avete capito su quali tipologie di azioni puntare e in che momento il mercato sarà in una posizione favorevole. Abbiamo in più altri investimenti più semplici, come per esempio l’investimento in oro.

 

 

Comunque sia, investire in arte oggi vuol dire che vi state adoperando per acquistare delle opere d’arte particolari che saranno capaci di farvi fruttare, poi, una quota di denaro molto elevata. Anche nell’investimento in arte abbiamo tanti metodi differenti per investire, ma quello certamente più noto è la vendita quadri. Quando andrete ad iniziare la compravendita di opere d’arte, sarete ufficialmente legati all’arte in tutte le sue forme, poiché per potersi dedicare a tale attività dovete conoscere tantissime cose sull’arte, dalla storia degli autori a quella di ogni opera.

 

 

 

Inoltre, avete anche la possibilità di divenire un vero e proprio amministratore nel settore dell’arte, poiché le opere d’arte, per essere vendute, necessitano di permessi, un luogo per organizzare l’asta, ma, principalmente, tutti coloro che hanno bisogno o vorrebbero acquistare queste opere. Sottolineando tale parte, amministrare una galleria d’arte, o altresì un’asta di opere simili a queste, non si presenta essere per nulla semplice. Si devono contattare numerosi specialisti di tale settore che, con le loro esperienze e le loro conoscenze, vi daranno una mano a gestire questo particolare evento.

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Luigi Boille – La pittura più pura possibile – Opere 1952-2012

La Galleria d’Arte Marchetti di Roma inaugura giovedì 12 aprile 2012 una mostra di Luigi Boille, uno dei maestri storici della pittura astratto-informale europea, il cui lavoro la galleria segue da anni: un essenziale percorso antologico – dal 1952 ad oggi – attraverso 60 anni di ricerca pittorica sempre originale e stimolante, ma anche fedele a una cifra stilistica ben precisa ed inconfondibile. Come scriveva Giulio Carlo Argan, nel 1973: “Boille, sapendo che la pittura è in crisi, si ostina a fare soltanto pittura, la pittura più pura possibile”.
In occasione della mostra verrà presentata una monografia (a cura di Silvia Pegoraro, coordinamento e apparati di Nicole Calendreau Boille) che documenterà tutto il percorso artistico di Boille, attraverso una sessantina di opere fra le più significative. Oltre il testo della curatrice, la pubblicazione (bilingue italiano/inglese) conterrà un’antologia critica con testi di Giulio Carlo Argan, Guido Ballo, Enrico Crispolti, Tullio De Mauro, Flaminio Gualdoni, Murilo Mendes, Filiberto Menna, Pierre Restany, Michel Tapié, Cesare Vivaldi .

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La mostra alla Galleria Marchetti traccia un percorso essenziale e significativo nel lavoro di Luigi Boille : una scelta di opere che scandiscono le tappe della sua avventura creativa dal 1952 – in pieno periodo informale – fino alla più recente fase espressiva, ancora in progress, e ben rappresentano le variazioni stilistiche del lavoro del maestro, che si muove dall’informale verso una poetica sempre più personale, in cui il caos delle pulsioni espressive va sempre più strutturandosi in armoniose composizioni spaziali. La monografia che accompagna la mostra rende conto di tutto questo percorso attraverso una sessantina di opere rappresentative di questo intero percorso artistico.
Nel 1964, si tenne a New York un’importante rassegna artistica internazionale, il Guggenheim International Award . A rappresentare l’Italia c’erano quattro artisti: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani e Luigi Boille, giovane artista di origine friulana che risiedeva già dal 1950 a Parigi, dove si era avvicinato alla Jeune Ecole de Paris, e dove aveva trovato il successo. A tutt’oggi la sua fama è assai più consolidata in Europa e nel mondo che in Italia, nonostante l’eccezionale qualità del suo lavoro e la sua inconfondibile cifra stilistica lo pongano al livello dei maggiori maestri italiani del secondo Novecento.
Boille raggiunge già all’inizio degli anni ’50 una maturità creativa che lo porta a realizzare un’espressione pittorica nella quale è possibile ravvisare una delle più valide, stimolanti e originali manifestazioni dell’Informale. Forse perché, come scrive il grande critico francese Pierre Restany nel 1959 , “A differenza di coloro che traggono soddisfazione da certezze momentanee, egli non è mai rassicurato dalla sua pittura. Essa lo inquieta, lo angoscia, lo fa disperare. Egli cerca attraverso ciascuna tela i possibili passaggi, gli sbocchi verso nuove situazioni.” Una frase che può essere eletta a emblema di tutto il percorso artistico di Boille, sino ad oggi: una ricerca instancabile, mossa da inesauribile curiosità e suggestione. Tutto questo colpì immediatamente anche un altro celebre critico, Michel Tapié, leggendario teorico dell’Informale come “Art autre”, che lo inserì nel gruppo dei suoi artisti prediletti, e paragonò il suo lavoro a quello di grandi espressionisti astratti americani quali Mark Tobey e Clifford Still. Altri grandi critici, fra i più influenti della storia dell’arte del Novecento, hanno nel tempo sostenuto e amato Luigi Boille (come risulta ben evidente anche dall’antologia critica presente nella monografia che accompagna la mostra) : Lionello Venturi, Guido Ballo, Cesare Vivaldi, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan… Proprio a quest’ultimo si deve un’altra affermazione-chiave per intendere l’opera del maestro friulano: “Boille, sapendo che la pittura è in crisi, si ostina a fare soltanto pittura, la pittura più pura possibile” (G.C. Argan, 1973). Pittura pura, pittura assoluta, quella di Boille, che sin dai suoi esordi, fino alle più attuali ricerche, si snoda in un labirinto infinito di colore e di luce, metafora del pulsare stesso dell’esistenza negli abissi del cosmo. Pittura ricca di “elementi barocchi” (Tapié), anche se nel lavoro di Boille il dinamismo e l’”irrazionalismo” riconducibili al barocco saranno sempre equilibrati da un senso “classico” di armonia e di nitore formale. Un lavoro sempre serrato e rigoroso, il suo, sia pure sempre aperto alle infinite suggestioni dell’immaginario. Un lavoro che si caratterizza per l’evoluzione verso una sintesi sempre più perfetta tra segno, gesto e colore, tra pensiero ed emozionalità. Da quelle che Restany definisce le “hautes pâtes” informali di Boille (anni ’50), dalla disseminazione della materia-colore e dei segni, o dal loro assemblarsi fittamente nello spazio, in una sorta di horror vacui (anni ’60 -’70), Boille si è mosso sempre di più verso la rarefazione, il libero fluttuare del segno nel colore, o nel bianco, o nel nero, senza tuttavia perdere mai la sua straordinaria ricchezza pittorica. Il segno, in Luigi Boille, è l’elemento di coesione tra pensiero e gesto, tra spazio e colore, e attraverso l’interazione di tutte queste componenti l’artista difende il ruolo centrale ed essenziale del linguaggio della pittura, come scriveva Argan nel 1973: il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione”, riuscendo davvero a realizzare quella “riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto” prefigurata da Restany nel ’58. La stessa che percepiamo anche nelle opere più recenti, come il Dittico-Zen del 2011, presentato al Padiglione Italia della LIV Biennale di Venezia, dove l’artista è tornato dopo molti anni : aveva già partecipato all’edizione del 1966, con splendide opere presentate da Cesare Vivaldi e dal poeta Murilo Mendes. Tullio De Mauro, il grande linguista che lo presenta nel catalogo di quest’ultima edizione della Biennale, traccia sinteticamente un affascinante profilo della ricerca di Boille: una “ricerca continua di risultati che a me paiono suggestive e splendenti testimonianze della sua vivida capacità di catturare nel segno pittorico l’emergere di luce, ‘fiocchi di luce’, dal buio del cosmo”. Definizione tanto acuta quanto poetica, che rinvia dunque anche al Boille amante della poesia e dei poeti. Poeti come Ezra Pound, con cui collaborò alla realizzazione di un libro d’artista con sette poesie di Pound e sette litografie di Boille (Omaggio a Ezra Pound, Rapallo, 1971). Poeti come René Char: in due suoi versi – ci ricorda De Mauro – Boille ha riconosciuto il senso di tutta la sua pittura: “Si nous habitons un éclair, / il est le coeur de l’éternel”.

Nota biografica

Nato a Pordenone nel 1926, Luigi Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel ’49. L’anno successivo si laurea in architettura, e subito dopo si trasferisce a Parigi, dove si stabilisce. Già nel ’53 la sua pittura rivela una matura e originale assimilazione dell’Informale, e ciò lo avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive.
Conosce il grande critico francese Michel Tapié, che lo inserisce nella sue ricerche sull’”Art autre” e coglie nella sua pittura “elementi barocchi”, anche se nel lavoro di Boille il dinamismo e l’”irrazionalismo” riconducibile al barocco saranno sempre equilibrati da un senso “classico” di misura e di rigore formale.
Nel 1964 Luigi Boille rappresenta l’Italia insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana al Guggenheim International Award di New York. Nel ’65, rientrato temporaneamente in Italia, a Roma partecipa alla Quadriennale, e l’anno dopo è invitato alla Biennale di Venezia, dove è recentemente tornato, partecipando alla LIV Edizione (2011).
Per quindici anni è stato in rapporti contrattuali con la Galleria Stadler di Parigi (una fra le più importanti al mondo), dove ha tenuto diverse mostre. Importante anche il rapporto con la storica Galleria del Naviglio di Milano e con il suo fondatore e titolare, Carlo Cardazzo.
Ininterrotto è l’itinerario delle sue mostre personali e collettive. Tra le più importanti, le personali alla Galleria del Naviglio (Milano) e alla Galleria Qui Arte Contemporanea (Roma), nel 1974, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1984), alla Galleria Giulia di Roma (1986), alla Galleria Roubaud (1991) e all’Istituto Italiano di Cultura a Monaco di Baviera (1992), alla Galleria L’Isola (Roma) nel 1993, allo Studio Simonis e alla Galleria Stadler (Parigi) nel 1997; le collettive Informale in Italia, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1983) , Geografie oltre l’Informale alla Permanente di Milano (1987) , Tapié et l’art informel , alla Galerie 16 di Parigi (1989).
Prima di questa, la Galleria Marchetti di Roma gli ha dedicato altre cinque mostre personali, tra il 1999 e il 2009.
Opere di Boille sono presenti nelle maggiori collezioni e musei del mondo.

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SCHEDA TECNICA

Mostra: LUIGI BOILLE – “La pittura più pura possibile” – Opere 1952-2012
A cura di: Silvia Pegoraro
Sede: Galleria d’Arte Marchetti
Indirizzo: Via Margutta 18/ A – 00187 Roma
Inaugurazione: giovedì 12 aprile 2012, ore 18.30
Periodo espositivo: 12 aprile 2012 – 19 maggio 2012
Ingresso: libero
Orari: LU 16.00-19.30 ; MAR-SA 10.30-13.00 / 16.30-19.30 (chiuso i giorni festivi)
Informazioni: tel/fax 06 3204863 – www.artemarchetti.it ; [email protected]
Catalogo: in galleria, monografia Edizioni Grafiche Turato, a cura di Silvia Pegoraro, coordinamento e apparati di Nicole Calendreau Boille.

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TORINO “I CONTEMPORANEI” FACOLTÀ DI ARCHITETTURA POLITECNICO DI TORINO

ITALIA ARTE E ASSOCIAZIONE CULTURALE
GALLERIA FOLCO

PRESENTANO LA MOSTRA

“I CONTEMPORANEI”

FACOLTÀ DI ARCHITETTURA
POLITECNICO DI TORINO

13 – 18 FEBBRAIO 2012
INAUGURAZIONE: Lunedì 13 Febbraio dalle ore 17

“Italia Arte” e l’Associazione Culturale Galleria Folco cureranno la mostra “I Contemporanei”, che sarà ospitata dal 13 al 18 Febbraio 2012 nella prestigiosa sede della Facoltà di Architettura e monumento storico del capoluogo piemontese. Per la prima volta questo spazio di eccezionale valore storico-artistico sarà messo a disposizione di enti privati, la casa editrice e società di organizzazione di mostre internazionali “Italia Arte” e l’Associazione Culturale Galleria Folco di Torino, riconosciuti ottimi e unici interlocutori per un evento di tale importanza ospitato dalla sede della Facoltà.

“I Contemporanei” è una mostra internazionale di arti visive contemporanee organizzata dall’Associazione Culturale Galleria Folco in collaborazione con il mensile “Italia Arte – Il meglio della cultura e del Made in Italy” e con selezionate Associazioni Culturali e Gallerie d’arte italiane e straniere. La rivista “Italia Arte” è distribuita in Italia e all’estero presso Musei, Fondazioni, Gallerie, Accademie, Università, Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura nel mondo, Enti pubblici e privati, Aziende pubbliche e private, Istituzioni politiche e artistiche nazionali e internazionali, Fiere di settore nazionali e internazionali.

La mostra gode del Patrocinio di primari enti pubblici e privati, tra cui Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma, Galleria Cassiopea di Roma, Accademia delle Belle Arti di Roma, Galleria Brehova di Praga, 33Contemporary Gallery e Zhou Brothers Art Center Foundation di Chicago, Italia Arte International Web Tv.
La mostra si terrà da LUNEDI’ 13 FEBBRAIO 2012 (CHIUSURA SABATO 18 FEBBRAIO ORE 13). L’inaugurazione si terrà LUNEDI’ 13 FEBBRAIO 2012 DALLE ORE 17. Orario mostra: 10.30-12.30 / 15.00-18.30.

Castello Reale del Valentino
FACOLTÀ DI ARCHITETTURA
POLITECNICO DI TORINO
Viale Pier Mattioli 36
Torino
Per Informazioni:
ITALIA ARTE – COMUNICAZIONE INTEGRATA
C.so Cairoli, 4 – 10123 Torino – Tel. / Fax: 011.8129776
Guido Folco – Tel. 011.8129776 – 334.3135903 Elisa Bergamino – Tel. 347.5429535
Ufficio Traduzioni, Interpretariato, Rapporti con l’Estero: Emma Gozzano
email: [email protected] – www.italiaarte.it

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Chiara Cardinali al CCC Strozzina.

Un nuovo incontro di arte contemporanea alla galleria Strozzina, ubicata nell’antico Palazzo Strozzi di Firenze. Si cercherà di stimolare la partecipazione del pubblico alla cultura contemporanea.
Chiara Cardinali, alla galleria di arte contemporanea, il 22 dicembre 2011 terrà l’incontro dal titolo “Pratiche artistiche, dispositivi educativi e forme della partecipazione”.
Ami l’ arte contemporanea? Allora non perdere l’occasione di partecipare a questo incontro organizzato alle galleria Strozzina, perché ti farà riflettere e vivere l’arte in una maniera inaspettata e coinvolgente. Chiara Cardinali sarà la guida in questo percorso per riflettere sulle pratiche partecipative nel campo dell’arte contemporanea ed indagare sull’importanza di tale partecipazione declinata secondo diverse accezioni e aree d’applicazione.
La galleria arte contemporanea e CCC Strozzina, diretta da Franziska Nori, si propone ancora una volta come piattaforma di riflessione sociale, attraverso le diverse mostre che presenta ogni anno, il coinvolgimento di artisti  internazionali, e le riflessioni con gli autori su quanto accade nella società contemporanea. Una riflessione che, partendo dalle opere di arte contemporanea allestite nella galleria, si snoda in vari momenti e in modalità diverse di interazione per affrontare l’analisi da ogni punto di vista.
La partecipazione all’incontro è gratuita, ogni informazione sulle mostre di arte contemporanea è reperibile sul sito web della galleria Strozzina.

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La fiera di arte contemporanea adatta ai piccoli

La fiera di arte contemporanea permette alle persone di scoprire i nuovi talenti nel campo dell’arte. Ogni giorno in tutto il territorio italiano ci sono esposizioni di arte contemporanea, che espongono lavori e creazioni sempre più stravaganti, ma molto apprezzate dai critici.

Per poter capire al meglio l’arte contemporanea non basta fissare il dipinto o la scultura, ma bisogna entrare in sinergia con l’autore per scoprire i suoi stati d’animo e la sua volontà nell’esprimersi.

La maggior parte delle fiere di arte contemporanea offre diversi servizi rivolti ai grandi ma anche ai piccini, per avvicinarli alla scoperta e all’insegnamento dell’arte.

Vengono organizzati all’interno delle fiere momenti di incontro tra gli utenti e gli artisti, i quali mostrano le loro opere spiegandone anche i significati più nascosti ed intrattenendosi con i possibili acquirenti per accordarsi sui prezzi e sul trasporto dell’opera in tutto il territorio italiano.

Sempre maggiore divine l’attenzione verso i più piccoli per avvicinarli sin da subito al mondo dell’arte, sono studiati laboratori ludico-didattici per farli diventare i veri protagonisti della mostra, con le loro mani, creeranno quadri e sculture secondi i propri gusti.

Una differente tipologia di arte contemporanea si è sviluppata anche nel type design e nella grafica, il massimo esponente nel XX secolo è Bruno Munari, il quale era un maestro nel campo dell’arte, della grafica e del design.

Nelle sue opere – invenzioni, dedicava sempre un grande spazio ai bambini, facendoli diventare i fruitori per le sue opere.

Nelle fiere di arte contemporanea dedicate a lui è sempre allestito uno spazio didattico dedicato ai bambini per insegnarli l’uso della carta e della pittura, attraverso proiezioni e libri – giocattolo creati posatamente dall’artista pensando a loro.

La grande presenza di fiere di arte contemporanea permette a tutte le persone di scegliere periodicamente quale visitare e in quale parte d’Italia.

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ITALIA ARTE: 33 Contemporary Gallery – Chicago 18 NOVEMBRE – 31 DICEMBRE 2011

NETWORK

From Turin To Chicago and Vice-Versa

Imagine a new art, a new future, a new world

November 18 – December 31        2011

33 Contemporary Gallery – Chicago

May 24 – July 1        2012

Museo Regionale di Scienze Naturali – Torino

 

L’IDEA DI UNA MOSTRA

In occasione delle celebrazioni per i “150Anni dell’Unità d’Italia”, il mensile “Italia Arte” e l’Associazione Culturale Galleria Folco di Torino, presentano un progetto culturale ed espositivo che vede la partecipazione di numerosi artisti contemporanei. L’obiettivo è quello di creare un percorso attraverso i cambiamenti e le correnti artistiche che oggi caratterizzano il panorama artistico nazionale, per valorizzare un aspetto importante, quello culturale, che da sempre unisce e connota l’Italia intera nel mondo. La mostra si terrà presso gli spazi prestigiosi della 33Contemporary Gallery di Chicago di Sergio Gomez, una delle realtà più ferventi e dinamiche del settore artistico statunitense. La mostra gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e del Patrocinio della Zhou Brothers Art Center Foundation.

THE IDEA OF A PROJECT

On occasion of “Turin 2011: 150 years of the Unity of Italy”, the monthly magazine “Italia Arte. Il meglio della cultura e del Made in Italy” (Italy Art. The best of culture and Made in Italy) intends promoting an artistic-cultural exchange with the 33Contemporary Gallery, leading art gallery of Chicago, directed by Sergio Gomez, to celebrate not just the one hundred and fifty year anniversary of the Unity of Italy which sees Turin, former capital of the Italian Kingdom, absolute star of the celebrations, but also – conceptually – the strong connection that has always linked our country and our connotations to the United States of America, on a path that for more than 150 years has seen the Italian and American populations deeply bound by art, tradition, history, costume and culture. The choice of Turin as the Italian exhibition headquarters for the project was also dictated by the leading role this Piedmont city plays in contemporary art at home and abroad. This partnership is part of a much bigger plan of relations that “Italia Arte” has with the Italian Culture Institutes all over the world, with Museums and Foundations of the United States and Italy, with numerous contemporary Italian artists and with Italian Associations worldwide.

 

33 Contemporary Gallery – Zhou B. Art Center – 1029 W. 35th Street – Chicago, IL 60609

ITALIA ARTE: C.so Cairoli 4 – 10123 Torino – Info: +39 011.8129776 – www.italiaarte.it – info@italiaarte

 

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Una mostra d’arte contemporanea tra sculture e dipinti

Una mostra d’arte contemporanea è il luogo ideale per scoprire nuovi artisti emergenti e per vedere sculture e dipinti create con oggetti diversi tra loro. Le sculture dei nuovi artisti divengono per la maggior parte elementi di design per arredare importanti studi o per collezioni private.

Andy Warhol è forse uno dei maggiori artisti di spicco dell’arte contemporanea. Sono famose in tutte il mondo le sue riproduzioni di Marilyn Monroe, Mao Zedong. Le icone erano riprodotte su grandi tele ognuna di un colore forte e vivace che l’artista alternava con maestria.

Una mostra di arte contemporanea molto suggestiva è senza dubbio quella di Bill Viola, grande artista statunitense nel campo delle video installazioni. All’interno delle sue mostre non si trovano tele o sculture, ma proiezioni che variano da misure molto piccole a molto grandi. Per poter visione tutte le sue opere possono volerci anche otto ore. A differenza delle altre mostre di arte contemporanea, qui è l’artista che detta le regole di tempo da dedicare ad ogni opera, la luce da utilizzare, e l’esatto percorso da dover fare. I visitatori, hanno la possibilità di accomodarsi per vedere la video installazione, dato che la durata di alcune opere può essere anche di un’ora.

Questa tipologia di esposizione, fa cambiare il concetto di arte, non più solo legata al design e alla pittura, ma la conoscenza di un arte che va al di là di ogni aspettativa.

Naturalmente a differenza delle canoniche mostre di arte contemporanea, in questo caso non è possibile scegliere un opera da esporre nella propria abitazione.

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“Monocromo”, in mostra al Museo “G. Gianetti” di Saronno (VA) dal 29 ottobre un progetto di Tommaso Chiappa

Saronno (VA) –

Tommaso Chiappa -Albero avorio, acrilico su tela 2011
Sabato 29 ottobre alle ore 17 al Museo “Giuseppe Gianetti” di Saronno (Via Carcano, 9) aprirà al pubblico la mostra “Monocromo” di Tommaso Chiappa, a cura di Mara De Fanti.
Si tratta di un progetto artistico innovativo che prevede tre inaugurazioni in rapida successione, a distanza di una settimana l’una dall’altra, in tre diverse sedi al Nord e al Sud dell’Italia.
Si comincia dal Museo Gianetti di Saronno, dove le opere dell’artista siciliano saranno esposte dal 29 ottobre al 19 novembre. E si prosegue a Palermo, dove la mostra sarà ospitata dal 6 novembre al 6 dicembre nella sede dell’Associazione culturale Stanze al Genio (Via Garibaldi 11) e dal 12 novembre al 3 dicembre nella Galleria La Piana arte contemporanea (Via Isidoro La Lumia 79).
Le tre mostre sono legate da un unico progetto, caratterizzato da un’originale ricerca estetica e da una dimensione dinamica e innovativa dell’evento.
Il titolo della mostra deriva dalla tecnica utilizzata dall’artista che dipinge a olio o ad acrilico con un solo colore. Una scelta, la sua, che è insieme concettuale ed esistenziale nella misura in cui quel colore diventa il filtro per rileggere la realtà. Al centro della ricerca artistica di Tommaso Chiappa c’è la volontà di ripensare il rapporto tra l’uomo e la natura. Sotto la spinta di una crisi mondiale che erode le basi del benessere materiale, l’artista avverte l’esigenza di un ritorno alla semplicità e all’essenzialità della natura, intesa come sorgente di spiritualità universale. «La natura – afferma Chiappa nell’intervista realizzata per il catalogo della mostra – rappresenta metaforicamente un desiderio, un volersi riappropriare degli istinti, dei modi di vivere sani che nell’era dei non-luoghi abbiamo quasi perso o non abbiamo mai approfondito».
Alla ricerca estetica l’autore della mostra abbina una dimensione dinamica e tecnologica che crea nuovi percorsi di senso. Dinamica, perché la successione e la simultaneità delle mostre nel tempo e nello spazio esprimono il divenire dei luoghi e degli uomini, in una perenne dialettica di identità e mutamento. Il visitatore, viaggiando realmente o idealmente, potrà ammirare un’unica mostra in tre luoghi diversi.
Tecnologica, in quanto la mostra comprende, oltre l’esposizione di opere pittoriche e la presentazione del libro “Monocromo” in cui l’artista racconta il proprio viaggio nell’arte, la proiezione di un video realizzato con lo studio “Pixel” di Palermo che crea un’interazione tra pittura e tecnologia, tra superfici apparentemente piatte e statiche e immagini virtualmente mobili e tridimensionali.
Tommaso Chiappa (Palermo, 1983), una laurea all’Accademia di Brera, vive e lavora tra Palermo e Milano. Ha al suo attivo diverse mostre personali e collettive che hanno ottenuto l’attenzione del pubblico e della critica (www.tommasochiappa.it).

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Percorsi d’arte italiana al Mart di Rovereto

Nell’ambito dei percorsi di riscoperta dell’arte italiana dal 2 luglio al 30 ottobre 2011 all’interno del rinomato museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto si terrà la prosecuzione della mostra del 2005 intitolata “Un secolo di arte italiana”.

Curato da Gabriella Belli e da Daniela Ferrari questo evento espositivo di riferimento arte contemporanea Verona e dintorni si suddivide in due mostre distinte che si sviluppano su due filoni culturali autonomi portando ad una esposizione completa in tutti i sensi in grado di esplorare tutti gli aspetti della storia dell’arte recente nel panorama italiano. La prima mostra vede come tema portante quello della riscoperta di quegli artisti che sono stati protagonisti del panorama culturale dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e che hanno saputo creare un contesto privilegiato e unico all’interno del panorama italiana con un percorso creativo autonomo ed originale ma purtroppo a volta dimenticato dalla critica e quindi passato in secondo piano rispetto ad altri filoni.

Questa particolare sezione della mostra che si terrà al Mart Rovereto mira per l’appunto a documentare queste personalità artistiche che hanno sviluppato la loro attività all’interno del secondo dopoguerra con particolare attenzione per i gruppi che in questo periodo si sono formati come per esempio il “Gruppo nucleare” di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Franco Bemporad, Enrico Baj, Roberto Crippa, Gianni Dova e Piero Manzoni, ma anche “Tempo 3” e “Sperimentale p.”. Un panorama molto variegato quindi che però riesce a trasmettere il fermento artistico dell’epoca. Interessanti sono inoltre le sezioni dedicate a quelle che sono state le correnti artistiche principali dell’epoca che sono state sintetizzate per l’occasione in un ritrovo di arte contemporanea verona e di tutta Italia in Razionalismo concreto, Costruttivismo e Informale ad ognuna delle quali è dedicata un’apposita sezione che raccoglie i maggiori artisti e opere che hanno continuato sulla scia degli anni trenta il percorso relativo all’astrazione e quanti invece abbandonarono questa via per esplorare altri percorsi, in particolare quelli relativi alla libertà e all’energia del gesto.

Nella sezione relativa all’informale sono esposte anche le opere di Agenore Fabbri, che furono collezionate da Feirebend, al quale è anche dedicata una mostra concorso biennale che proprio nel 2011 giunge alla sua quinta edizione e che mira a fare il punto sullo stato dell’arte italiana e su tutto il suo sviluppo. Le opere e il percorso artistico di Fabbri inoltre nel’ultimo periodo sono state oggetto di una retrospettiva esposta al Museo della Permanente di Milano curata dallo stesso Mart.

Passando alla seconda parte della mostra questa mira all’esposizione delle opere degli artisti più giovani della collezione che vengono messi in dialogo con quelli della generazione degli anni Ottanta. Gli artisti sono stati selezionati dagli stessi curatori del Mart in collaborazione con Volker W. Feierabend il quale ha basato le sue scelta su motivazioni maturate nel lungo percorso da collezionista e attraverso fasi di ricerca e selezione del Premio Agenore Fabbri. Questa parte è suddivisa a sua volta in due sezioni la prima orientata alla rappresentazione figurativa e la seconda all’astrazione.

La mostra si conclude poi con la sezione intitolata Concettualismo Ironico che, mentre tutto l’anno è stata una tendenza espressa con opere di artisti stranieri, viene declinata sul panorama artistico italiano.

A cura di Martina Celegato

Prima Posizione srl

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TOMMASO FRANCHI: LETTINI.

In mostra da Embrice (Roma, Via delle Sette Chiese, 78, Tel. 06.64521396, www.embrice.com), dal 26 maggio all’11 giugno 2011, Lettini, a cura di Paolo Balmas, la produzione seriale di Tommaso Franchi di piccoli oggetti inquietanti, appunto dei lettini. Realizzati in maniera spiritosa, intelligente, bizzarra, con spilli, fiammiferi e altre cose, insomma in maniera divertita. Oggetti caratterizzati da una curiosa fattura con certe sapienze e con certe volute trascuratezze, che fanno vedere un mestiere consumato, malgrado un’esperienza artistica creativa in senso proprio relativamente di giovane età.

Cinquanta sculture minime, dei lettini. Talvolta vuoti, talvolta occupati. Abitati da un’umanità allo stato larvale, esistenze in divenire. Bachi, bozzoli sistemati e protetti in una specie di loro grande dormitorio, a vivere delle avventure, dei movimenti, delle libertà possibili. Ciascuno con un’identità che si evolve in direzioni diverse; per ciascuno è progettata una sua storia particolare, un canovaccio: ce ne sono con più futuro e con meno futuro, di più e meno felici. Una descrizione tassonomica, gerarchizzata, anzi, a gerarchia zero, ché mette tutti nella stessa posizione orizzontale, e che finisce però sempre per riaccostarsi a temi delle nostre principali interrogazioni. Una strana situazione che ripropone il tema dell’immobilità e ci induce a chiederci se a un certo punto fra gli istinti umani non ci sia anche quello di non evolversi, un modo di non accettare la nostra fragilità, di non accettare che le cose cambino bloccando tutto formalmente. Un po’ il principio dell’arte, cioè far vivere in eterno un’immagine, una cosa che non vorremmo che cambiasse, o al contrario, la paura dell’arte, intesa come un mutamento possibile, come creazione, per cui ogni opera invita a crearne un’altra e a mantenere quell’atteggiamento di trasmissione, di desiderio che genera desiderio. Interrogativi inquietanti di carattere un metafisico, cui, Tommaso Franchi – pur negandoli, e assumendo piuttosto un atteggiamento quasi da scienziato – non può impedire di tornare a galla.

Tommaso Franchi è nato a Roma nel 1966, con una laurea in fisica e studi d’arte in Italia e Francia, ha una storia personale che lo porta a fare mestieri anche distanti dal campo artistico. Ha partecipato finora a due collettive a Venezia e a Roma. Una produzione artistica pregressa con uno sperimentalismo didattico, lo ha spinto sulle strade di alcune delle esperienza artistiche già consolidate nella storia dell’arte contemporanea.

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L’Hassler Roma incontra l’arte contemporanea

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Il prestigioso albergo di Trinità dei Monti scelto per la presentazione
del nuovo progetto editoriale “Artribune” per
The Road to Contemporary Art

Roma, venerdì 6 maggio 2011 – Un connubio originale e stimolante quello tra il prestigioso Hassler Roma, diretto da Roberto E. Wirth, e il mondo dell’arte contemporanea, in occasione della quarta edizione di “The Road to Contemporary Art”, una tra le più importanti fiere d’arte contemporanea, che coinvolge ogni anno Istituzioni, Gallerie e un sofisticato ed attento collezionismo privato al MACRO.

Domenica 8 maggio Il Palazzetto dell’Hassler Roma sarà l’esclusivo teatro per la presentazione della sfida editoriale “Artribune”: la nuova rivista, diretta da un veterano del settore, Massimiliano Tonelli, prende vita in occasione di The Road to Contemporary Art, proponendosi di diventare uno tra i principali punti di riferimento per artisti e esperti del settore.

“La tradizione dell’Hassler Roma si sposa per l’occasione con l’arte contemporanea: l’incontro tra due mondi apparentemente così lontani non può far altro che dar vita ad una contaminazione reciproca davvero preziosa” dichiara Roberto E. Wirth, Presidente e Direttore Generale del celebre albergo romano.

Con 95 stanze, di cui 13 suite, l’Hassler Roma, situato in cima alla scalinata di Trinità dei Monti e gestito da Roberto E. Wirth da oltre 33 anni, è considerato il miglior albergo della capitale secondo le classifiche delle prestigiose riviste americane Condé Nast Traveler e Travel & Leisure. Propone oggi un ambiente classico ed elegante con recenti inserimenti contemporanei, per un perfetto equilibrio tra passato e presente: il bellissimo Salone Eva con l’Hassler Bar, rappresenta il celebre salotto nel centro storico della città eterna, il luogo ideale per un tè, una colazione di lavoro o uno spuntino dopo il teatro. Durante la bella stagione apre le porte agli ospiti il Palm Court, ristorante e bar, splendido giardino incastonato nel cuore dell’albergo. Al sesto piano, il ristorante Imàgo, con una stella Michelin, dal quale si può ammirare uno dei panorami più belli del mondo assaporando una cucina italiana moderna di alto livello e di grande creatività, curata dallo Chef Francesco Apreda.

A pochi passi, poi, direttamente sulla Scalinata di Piazza di Spagna sorge Il Palazzetto, un’ambientazione unica con 4 camere suggestive, sale affascinanti, bar e ristorante, nonché un giardino e terrazze panoramiche in posizione unica sulla celebre scalinata.

L’Hassler Roma è stato fondato nel 1893 e appartiene dagli anni venti alla famiglia Wirth, il cui discendente Roberto Wirth è l’attuale Presidente e Direttore Generale, che con oltre 30 anni di direzione, è oggi il Direttore d’albergo con maggior esperienza in Italia ed è il padrone di casa di questa perla a cinque stelle categoria lusso, punto di incontro della élite politica, economica e culturale italiana e straniera.

Nel 1999, Roberto Wirth, Presidente e Direttore Generale dell’Hassler Roma, ha acquistato Il Palazzetto con l’intenzione di espandere il marchio dello storico albergo situato sulla Piazza Trinità dei Monti. Il Palazzetto rappresenta uno dei rifugi più spettacolari proprio nel cuore di Roma, lo stesso luogo dove, oltre 2000 anni fa, venivano organizzati i fastosi banchetti di Lucullo.

Per immagini in alta definizione e ulteriori informazioni:
http://italianconnections.net/hasslerroma/download

Ufficio Stampa:
IMAGINE Communication, Via G.Barzellotti, 9 – 00136 Roma
Tel. 06 39750290 – [email protected]
www.imaginecommunication.eu | italianconnections.net

HASSLER Roma, Piazza Trinità dei Monti 6 – 00187 Roma
Vivian Barsanti, Ufficio Comunicazione
Tel. 06 699 34 262 – [email protected]
www.hotelhasslerroma.com | www.imagorestaurant.com | www.ilpalazzettoroma.com

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“La Bellezza non ha Forma” dell’artista Cinzia Fiaschi

Venezia, Sabato 12 Marzo – ore 16.30
AD3 Comunicazione – Galleria ADmore in collaborazione con studio de Grenet presenta “La Bellezza non ha Forma” – Pitture recenti dell’artista Cinzia Fiaschi

“ usa gli occhi per vedere oltre, oltre la retorica quotidiana…”

La Bellezza non ha Forma è un’affermazione, una provocazione, un’ambizione, una potente suggestione. Cinzia Fiaschi artista poliedrica presenta la sua nuova collezione di opere pittoriche su tela, di chiara impronta informale, risultato di una ricerca artistica, che lei stessa definisce “senza sosta e senza arrivo”.
Al pubblico veneziano offre i suoi “spazi bianchi occupati da sfavillanti ed eccentriche policromie in tecnica mista ”in cui è possibile perdersi e ritrovarsi, come in un gioco a 3D, come in una caccia spietata alla ricerca della Bellezza, quella naturale e fantastica dell’immaginazione, del gioco, dell’assurdo, del colore, una missione senza arrivo, perché la SUA Bellezza non è una definizione a priori o una immagine precostituita, ma uno stile di vita, un approccio al sentimento, un moderno emancipato modo di vivere, intriso già nel nostro pensare agire, parlare.

La Bellezza sta dove non credi mai di vederla, sta ad ognuno di noi poi, inebriati, tentare di afferrarla.

Sabato 12 Marzo 2011 – ore 16.30
AD3 Comunicazione – Galleria Admore,
Salizada Malipiero San Marco 3188A – 30124 VENEZIA
t. 0415209245
vaporetto S. Samuele linea 2

www.cinziafiaschi.com
[email protected]
[email protected]

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ERICA STORY: PARTE L’AMERICAN TOUR 2011

E’ partito dalla MIAMI INTERNATIONAL ART FAIR presso MIAMI BEACH CONVENTION CENTER di MIAMI BEACH, FLORIDA l’American tour di Erica Story con la galleria BERENGO STUDIO di Venezia; proseguirà dal 20 al 24 gennaio all’ART PALM BEACH presso PALM BEACH COUNTY CONVENTION CENTER WEST PALM BEACH, si sposterà poi all’ ART NAPLES presso NAPLES INTERNATIONAL PAVILION dal 14 al 21 marzo per concludersi all’ART ON THE HARBOR-SARASOTA ABOARD SEAFAIR MAGE YACHT presso CAPTAIN JACK’S MARINA, dal 25 al 28 marzo.

Le opere di Erica Story saranno così ospitate da importantissime fiere dell’arte statunitensi, durante le quali gallerie americane e internazionali, collezionisti e curatori si riuniscono abitualmente per definire i nuovi standard dell’arte contemporanea, con migliaia di visitatori, espositori, collezionisti, curatori.

L’American Tour si preannuncia un momento memorabile nella carriera di Erica Story, occasione in cui faranno inoltre debutto per la prima volta le attesissime opere intitolate “Alveari”.

“Alveari” sono opere d’arte principalmente in plexiglass che rielaborano eterogeneamente i soggetti del “marchio Story”: coccodrilli, mele, chitarre. Esiste una distinzione tra la “casa alveare” e quello che contiene, un apparente contrasto tra ciò che esiste in natura e ciò che è stato creato dall’uomo e che ha permeato, a volte soggiogato, la natura stessa. Gli “Alveari” pongono all’attenzione dello spettatore il grande quesito attuale, e cioè se il vivere secondo natura per l’uomo contemporaneo significhi vivere secondo regole primordiali o significhi invece integrarsi completamente nel mondo che lo circonda e quindi secondo i criteri dell’attuale sviluppo. Bisogna chiedersi quindi se l’habitat naturale dell’uomo di oggi sia la natura o la tecnologia delle città, dei computer e di tutto quanto serve per la vita nel nostro villaggio globale. Non c’è niente di decorativo negli “Alveari” di Erica Story, ma è tutto necessario. L’artista disegna la metafora di una società complessa perfettamente strutturata, attraverso la tassellazione di figure adiacenti, giocando fra cromie, vuoti e pieni, che incanta e appaga.

Le opere sono visibili nel sito dell’artista: www.ericastory.com

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Flavio Cattaneo e Premio Terna: Mostra PT03 ingresso libero fino al 14 gennaio con 30 opere contemporanee per il 150mo dell’Unità d’Italia

Premio Terna – Mostra PT03: ingresso libero fino al 14 gennaio con 30 opere contemporanee per il 150mo dell’Unità d’Italia.
Flavio Cattaneo: “Il Premio Terna e’ una cosa concreta che lascia qualcosa di tangibile”

Il Premio Terna e’ una cosa concreta che lascia qualcosa di tangibile. Fino ad ora sono state catalogate complessivamente 10mila opere per 9 mila artisti e abbiamo cosi’ dimostrato come, a volte, non essere solo uno sponsor sia piu’ impegnativo ma lasci anche molto di piu'”. Cosi’ Flavio Cattaneo, ad di Terna, ha sottolineato la sua soddisfazione nel giorno della consegna dei premi ai 16 vincitori della terza edizione 2010 del Premio Terna per l’arte contemporanea ”(+150) Visione: Origine e Potere. Energia attraverso le Generazioni”.

Fonte (Adnkronos)

Da oggi e fino al 14 gennaio 2011, tutti i giorni dalle 10 alle 20, ingresso libero alla mostra delle  opere degli artisti vincitori della terza edizione del Premio Terna 03 per L’Arte Contemporanea “(+150) Visione: Origine e Potere. Energia attraverso le Generazioni”. 30 opere di arte contemporanea che esprimono attraverso originali metafore una visione “energetica” sui 150 anni di storia d’Italia.

La mostra è stata pensata come un percorso attraverso le opere degli artisti emergenti e big che hanno celebrato la forza della visione, dell’intuizione, la capacità di proiettare se stessi e gli altri nel futuro, prendendo spunto al contempo dall’esempio storico di visione, quella dei nostri padri che nel 1861 hanno intuito, originato e dato energia all’Unità d’Italia. Il tema dell’energia elettrica, infatti, presente fin dalla prima edizione del Premio, è forte, fondante e aggregante per la storia di ogni Paese. Attraverso l’elettrificazione ed i conseguenti sviluppo ed industrializzazione, l’Italia ha potuto costruire il proprio progresso, arrivando al benessere diffuso, alla crescita sociale e culturale della nazione.

In particolare, le tre opere di Liliana Moro, Riccardo Previdi, Ciriaca+Erre saranno esposte quali riflessione intuitiva e non didascalica sulla bandiera. “alTERNAtiva” è il nome della menzione speciale loro assegnata, nome che riassume l’idea che la bandiera, a volte scontata, possa invece essere riletta e possa ritrasmettere la sua energia originaria.

Le opere in mostra per la categoria Terawatt:

Carla Accardi con l’opera “Ombra di castagno”, Mario Airò, con “Da cosa nasce cosa (B. Munari)”, Stefano Arienti con “ATP”, Massimo Bartolini con “Triple Loop”, Carlo Benvenuto con “Senza titolo”, Maurizio Cannavacciuolo con “Soles bostoniani”, Gianni Caravaggio con “Testimone di uno spazio antico”, Fabrizio Corneli con “Altro”, Vittorio Corsini con “Esercizio 1”, Daniela De Lorenzo con “D’altro canto”, Bruna Esposito con “Neola onlus”, Carlo Guaita con “Vuoto occidentale, vuoto orientale”, Maria Lai con “No name”, Sabrina Mezzaqui con “Iniziativa”, Maurizio Mochetti con “Fili bianchi laser”, Liliana Moro con “E lucevan le stelle”, Sara Rossi con “Otto”, Luigi Serafini con “Il ritorno dei Lu-Lumps The Lu-Lumps are back”, Gianluigi Toccafondo con “Essere morti o essere vivi è la stessa cosa”.

Le opere dei vincitori della Terza edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea:

Per la categoria Terawatt, Ettore Spalletti con l’opera “Torso”
Per la categoria Gigawatt, Andrea Nacciarriti con l’opera “Boundaries”, Francesca Grilli con “Effluvia”, Marco Fedele di Catrano con “Senza Titolo”
Per la categoria Megawatt, Giancarlo Norese, con l’opera “Precarious Home”, Davide Tranchina “Big Bang #1”, Paolo Meoni con “Unità residenziale d’osservazione”.
Per il premio Musei, Marinella Senatore, categoria Gigawatt, con l’opera “Generation” e ZimmerFrei, categoria Megawatt, con “Tomorrow is the question”.
Per il premio on line, Yiquian Zhao con l’opera “C’è, non c’è, il tempo”.
Per la menzione speciale “alTERNAtiva” Liliana Moro con l’opera “E lucevan le stelle”, a Riccardo Previdi con l’opera “Test (Parrot), 2010” e Ciriaca+Erre con l’opera “Changing is natural”.

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Rassegna d’Arte Contemporanea Monreale

Rassegna d’Arte Contemporanea di Monreale

Dal 1 al 30 di novembre si svolgerà, presso le sale Museali di Piazza Guglielmo II, la manifestazione “Rassegna d’Arte Contemporanea di Monreale”. Nel misto tra arte normanna e bizantina si collocheranno le opere di importanti artisti contemporanei, che con la loro sensibilità si amalgameranno all’imponente scenario che li ospita.

Moreno Panozzo sarà uno dei partecipanti alla manifestazione, che con i suoi “Muri dell’Anima” interpreta appieno lo spirito del luogo. Piccoli mattoni ricoperti di preziosi metalli compongono la performance dell’artista, quasi a rappresentare le barriere che l’individuo erige dentro di se. Tutti ci proteggiamo dall’esterno, da ciò che può ferirci, sollevando barriere e muri nei confronti del prossimo. I metalli preziosi diventano metafora dell’apparire e il muro metafora dell’armatura che protegge ciò che non vogliamo far vedere: la nostra parte più interiore che l’artista tenta di farci esplorare tramite l’osservazione e la riflessione. Le imperfezioni del mattone sono le imperfezioni del nostro essere, siamo reattivi e porosi, pronti a recepire le vibrazioni e gli stimoli del mondo esterno, ma siamo anche rigidi e lacerati dalla vita, sempre sulla difensiva nei confronti dell’avvenire. L’artista vuole farci esplorare la nostra anima per farci rincontrare con il nostro vero io, sommerso e nascosto dietro un muro fatto di delusioni, di dolore che porta all’apparire e non all’essere. Ricercare la nostra essenza, è questo l’intento di Panozzo, che con ogni sua performance lascia a chi la osserva la possibilità di prendersi una pausa per riflettere e guardare la propria anima.

Rassegna d’Arte Contemporanea di Monreale

Dal 1 novembre 2010  al 30 novembre 2010

c/o Civica Galleria d’Arte Moderna “Giuseppe Sciortino”

Piazza Guglielmo II – Complesso Monumentale Guglielmo II

90046 Monreale (PA)

www.morenopanozzo.com

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CARLA BREEZE: “COCOA/SKY”.

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 – Tel. 06.64521396 – www.embrice.com

CARLA BREEZE: “cocoa/sky”.

Curator Carlo Severati

Opening on Friday,October 22 2010; 18.00-22.00

 From Friday October 22, 2010, to Friday November 12, 2010; 18,00-20,00 – Closed on Sundays.

Carla Breeze’s images, created from printed files, show matter as stretched and spread as in a preparation for histological testing: a transparent matter which light emphasises as colour and textures.

Since September 11th 2001, when she was not at home- a few steps away from WTC- with his husband Wayne, she devoted herself mainly to her artistic work.

She’s been always an attentive observer of American arts and crafts having a background  as a professional photographer based in New York.

In 1979 she graduated in Art History at UNM and from1984 to 1998, both in New York and Albuquerque, she worked as a phoptographer, a writer and  an artist exploring  the relationship between light and matter.

                                                     Gian Luca De Laurentiis

 

Carla Breeze costruisce immagini ottenute da stampe da file, presentando la materia stesa e spalmata, come nei vetrini istologici: una materia permeabile alla luce, che la attraversa, e la evidenzia presentandola come colore e textures.

Carla si dedica quasi esclusivamente al suo lavoro artistico da quando, la mattina dell’11 Settembre 2001 la coglie col marito Wayne, lontano casa che è a pochi passi dal WTC.

Da sempre attenta osservatrice delle american arts and crafts, con alle spalle, nella sua New York, una formazione giovanile di fotografa professionale, nel 1979 si laurea in Art History alla UNM.

Numerose pubblicazioni sull’American Art Deco, lectures e otto mostre, dal 1984 al 1998, fra NY e Albuquerque, presentano il suo lavoro diviso fra fotografia, saggistica e le prime prove artistiche basate sulla ricerca del rapporto tra luce e materia.

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La Galleria Embrice propone la mostra: CARLA BREEZE: “COCOA/SKY

 

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 – Tel. 06.64521396 – www.embrice.com

 

CARLA BREEZE: “COCOA/SKY”.

A cura di Carlo Severati

Inaugurazione: venerdì 22 ottobre 2010, ore 18.00 – 22.00

Da venerdì 22 ottobre 2010 – a venerdì 12 novembre 2010. Orario: 18 – 20, chiuso la domenica.

Carla Breeze costruisce immagini, ottenute da stampe da file, presentando la materia stesa e spalmata, come nei preparati per esami istologici: una materia permeabile alla luce, che la attraversa, e la evidenzia presentandola come colore e textures.

Si dedica quasi esclusivamente al suo lavoro artistico da quando la mattina dell’11 Settembre 2001 la coglie, col marito Wayne, lontana dalla sua casa che è a pochi passi dal WTC.

Da sempre attenta osservatrice delle american arts and crafts, con alle spalle, nella sua New York, una formazione giovanile di fotografa professionale, nel 1979 si laurea in Art History alla UNM.

Numerose pubblicazioni, lectures, e otto mostre, dal 1984 al 1998, fra NY e Albuquerque, presentano il suo lavoro diviso fra fotografia, saggistica e le prime prove artistiche basate sulla ricerca del rapporto tra luce e materia.

Carla Breeze non si preoccupa dell’arte, ma propone una riflessione artistica su materia, spazio, superficie, altezza, larghezza, profondità, luce, colore, calore: aspetti di un mondo tangibile e reale.

Ed è una materia che contraddice la Legge di Conservazione della Massa desunto dalla meccanica classica: non è vero che la materia ha una massa che non cambia anche se variano forma e volume.

E non si tratta neanche di materia eterogenea (come il granito, la cui composizione non definita emerge evidentemente alla vista), ma proprio di un qualcosa che si ricombina e si presenta diverso nei diversi luoghi dello spazio e del tempo.

I suoi elementi essenziali hanno distanze e proprietà variabili, forse si compenetrano, è sono addensati grazie a linee di energia che si intuiscono in negativo nel rapporto che si instaura tra la luce e i componenti elementari della materia.

Il colore attraversando la materia ne esalta i contorni, perché essa è composta anche di vuoto.

Un vuoto occupato dalla luce (energia/calore/colore). In questo modo il colore inizia a vivere intorno alla materia e la materia – che ne emerge – diventa segno (in questo senso le cose che fa Carla Breeze hanno a che fare con l’arte, con la rappresentazione). I segni a loro volta illuminano il colore, perché emergono dalla luce e ci navigano dentro.

Si tratta di esperimenti che hanno precedenti, da Mario De Luigi a Robert Ryman: ma che – al di là e al di qua del necessario tentativo di contestualizzazione e storicizzazione -, portano nei lavori di Carla Breeze a nuove forme di linguaggio e nuove forme di vita.

 

Gian Luca De Laurentiis

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Art Fair Pechino

Art Fair Pechino

Pechino 19 agosto 2010. Inizia la 13^ edizione della fiera d’arte di Pechino. L’artista Moreno Panozzo parteciperà a questa manifestazione insieme all’International Artists Group e la Federazione Nazionale Artisti. La manifestazione si svolgerà nel meraviglioso complesso del World Trade Center, struttura esclusiva ubicata al centro del business cinese. Verranno coinvolte gallerie da tutto il mondo, con spettatori proveniente da tutto il globo. In questa splendida vetrina Panozzo presenterà “I muri dell’Anima”, tecnica mista su argilla strutturata con rivestimenti cromatici in foglia oro, ossidi e catrami. L’artista fonde materiali poveri e ricchi per avere effetti di contrasto. Il mattone simbolo del lavoro e della fatica, ma anche della costruzione e della nascita degli edifici, viene rielaborato e ricoperto dall’oro, simbolo della ricchezza e della nobiltà. Gli opposti si attraggono e si fondono per dar vita ad una nuova ed esclusiva forma, che da oggetto dell’edilizia si trasforma in opera d’arte. Apparenza e sostanza vengono egregiamente rappresentati. Tutto ciò appare come una metafora della vita. L’artista vuole farci riflettere sul mondo contemporaneo, su come l’apparire prevale sull’essere e su come sia possibile far conciliare le due nostre essenze. Rimodellare l’essere per apparire e non rimodellare l’apparire per essere. Per Panozzo il nostro essere esteriore è espressione diretta del nostro io interiore, che nasce e si sviluppa dopo lunghe riflessioni su noi stessi e sulle esperienze, positive e negative, che la vita ci riserva.

Art Fair Pechino

Dal 19 al 23 Agosto 2010

Beijing China World Trade Center

Jian Guo Men Wai Avenue No.1, Chao Yang District, 100020.

Beijing, , China

www.morenopanozzo.com

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Il ritorno alla manualità nell’arte contemporanea

C’è ancora spazio nell’arte contemporanea e nel mondo del digitale per la manualità? Gli artisti devono tornare ad essere degli artigiani, o devono continuare a seguire la scia del minimalismo e del concettualismo?

Con l’arte concettuale, l’arte povera e il minimalismo, l’artista ha cessato di essere un homo faber, un artigiano dalla straordinaria manualità, e ha smesso anche di sporcarsi le mani, immergendole, graffiandole, rovinandole con la materia e con i colori. Ma questo non significa che non sia possibile un’inversione di tendenza, anzi: ci sono dei segnali che indicano un ritorno dell’artista alla manualità, alla produzione artigianale delle proprie opere, un ritorno insomma alle botteghe di un tempo, nelle quali i più grandi artisti del Rinascimento e di altre epoche storiche lavoravano circondati dai propri arnesi, da collaboratori e da apprendisti che desideravano apprendere la tecnica del maestro. Un ritorno agli arnesi e al lavoro manuale, nell’epoca in cui viviamo, non significa però riprendere in mano solo scalpello e pennello, significa anche riuscire a sfruttare al meglio le nuove attrezzature utensili, frutto delle più recenti innovazioni tecnologiche, che pur non essendo stati studiati appositamente per creare opere artistiche, possono comunque entrare in questo mondo, mettendosi al servizio dell’estro e della creatività dei nuovi o dei futuri maestri dell’arte contemporanea.

Il mondo dell’arte e quello della tecnologia hanno già trovato dei terreni d’incontro, come dimostra per esempio la mostra “La nuova manualità nell’era digitale”, tenutasi nella chiesa sconsacrata di San Carpoforo di Milano nel corso del 2009. Un evento nato dalla collaborazione tra due dei più importanti esponenti dei relativi mondi, che solo all’apparenza si muovono su binari paralleli, ossia l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Bosch Elettroutensili, che ha messo a disposizione dei laboratori dell’Accademia un’ampia scelta di utensili. Con la coordinazione di Gaetano Grillo, artista e docente presso la stessa Accademia, 25 giovani artisti hanno potuto esporre le proprie opere, create con elettroutensili Bosch, Skil e Dremel, con l’intento dichiarato di dimostrare come sia possibile un ritorno alla manualità utilizzando anche degli elettroutensili di ultima generazione. I giovani artisti che hanno presentato le proprie opere hanno utilizzato, tra l’altro, levigatrici, trapani e pistole a spruzzo, avvalendosi solo di strumenti con tecnologia al litio, per unire all’intento creativo anche la volontà di contribuire attivamente alla salvaguardia dell’ambiente: gli elettroutensili al litio, infatti, contengono il 70% in meno di metalli pesanti rispetto agli attrezzi alimentati con batterie al nichel cadmio, e producono il 40% di anidride carbonica in meno. Le opere realizzate sono state poi valutate da una giuria presieduta dal direttore dell’Accademia, che ha premiato gli artisti più meritevoli con dei kit completi di elettroutensili, ad incoraggiare questi giovani talentuosi a continuare sulla strada della manualità per esprimere la propria creatività.

Il ritorno alla manualità nell’arte, sembra dirci l’evento, è dunque possibile, anche grazie alle aziende operanti in settori completamente diversi da quello artistico, come quello della vendita elettroutensili, e che permettono all’artista di entrare in una nuova dimensione del fare, per molti versi diversa rispetto a quella degli artisti/artigiani di un tempo, ma con degli innegabili punti di contatto.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Biokip Gallery’s “Nothing To Lose” art-show @ Assab One

… il profumo contagioso della libertà, l’odore acido dei fumogeni, la disordinata fretta della trasformazione, l’elegante compostezza del potere, il suono ipnotico dei sogni, il rumore cupo e grezzo dei sampietrini, l’attesa fiduciosa del cambiamento, la fredda puntualità del “nulla è cambiato”, il sapore dolce dell’illusione, quello amaro del disincanto…

L’insoddisfazione, l’ansia ed il malcontento che ci tengono compagnia oggi, figli dell’incertezza come unica certezza, non sono poi così diversi da quelli che hanno portato i giovani di un paio di generazioni fa a “fare il ‘68”.
In fondo, il mondo che si cercava di ri-costruire nel ’68 era basato su ideali e valori così solidi da rasentare l’utopico ma, a piantargli gli occhi dritti negli occhi a quel mondo ora, si fissa una realtà in cui davvero pochi se la cavano.
Gli squali hanno ancora più fame di prima, il numero di pesci piccoli cresce giorno su giorno (come la sfiducia nel sistema); forse forse qualcosa è andato storto, e in più ci si aiuta di meno, ci si conosce di meno, ci si sorride di meno. Insomma, l’attuale situazione sociale sembra un flash-back del ’68: essere è avere, volere il potere, l’infinito finito di un trito dovere.
I giovani del ’68 assomigliano ai giovani d’oggi, invischiati tra nepotismi, spintarelle, raccomandazioni e favoritismi vari, ma decisi e pronti a muoversi per cambiare le cose, che così non va, che così non si può.
Lo scopo della Biokip Gallery è di incanalare questo fermento così energico (senza prediche e sofismi, ma con ironia e complicità) nella retta via, quella scomoda e difficile, ma l’unica coerente e costruttiva.

La nuova esposizione della Biokip Gallery “Nothing To Lose” non vuole essere una vuota critica contro chi “ha fatto il ‘68”, né vuole generalizzare o banalizzare la generazione in questione. La coerenza, l’impegno, la voglia di fare-cambiare, l’energia creativa di certe persone (quelle che davvero “hanno fatto il ’68, protagoniste di rivoluzioni umane e culturali) sono solo da rispettare e da ammirare.
Piuttosto, ”Nothing To Lose” sarà una sorta di déjà vu creativo, un sogno rivelatore, oppure una “post eventum”, ma soprattutto l’invito, a tutti i giovani e non, di prendere solo il meglio del ’68 (che di buono ce n’è stato) per non ricommettere gli errori di ieri, così che oggi si possa sul serio cambiare il domani. In fin dei conti, sarà un inno alla speranza, una speranza ribelle e rumorosa, una speranza che non s’aspetta le cose cambino da sole, ma una speranza che s’ingegna in prima linea per (cercare di) migliorare la società in cui viviamo.

Info e lista artisti su: www.biokip.com/nothingtolose

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“CatARSi” di Claudia Cei prorogata fino al 7 febbraio alla Sala dei Putti di Pietrasanta

Su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta (LU) prosegue fino al 7 febbraio alla Sala dei Putti del Chiostro di Sant’Agostino, la mostra “CatARSi”, a cura di Alice Barontini, in un allestimento di grande livello con ventidue quadri e sette sculture di Claudia Cei.

Inaugurata il 16 gennaio dall’Assessore Daniele Spina, la mostra raccoglie alcune delle opere più significative del percorso della giovane artista livornese realizzate dal 2005 ad oggi.
La prima parte della Sala dei Putti offre al visitatore quattro dipinti su tela e due su lamiera del periodo delle Forze Perenni, quando il soggetto d’elezione della ricerca di Claudia erano catene arrugginite e schiavetti, gabbie per uccelli e trappole per topi. Soggetti che imprigionano il corpo ma che più propriamente esprimono il disagio dell’anima e il desiderio di rompere questi legami, sottolineato dall’unione di due tele o pannelli di ferro che sono il supporto su cui la pittrice realizza i propri dipinti di grandi dimensioni ad olio ed acrilico.
Due sculture in bronzo indicano l’ingresso della seconda sala: una Minotaura, disinvolta con una tavolozza in mano, e un Minotauro che si copre il volto in atteggiamento quasi imbarazzato.
Entrano così in gioco nuovi vincoli da spezzare con lacci di una Camicia di forza e cinghie di una sedia elettrica (il cui titolo riprende El sueño de la razón produce monstruos della serie di acqueforti Los Caprichos di Goya), una ghigliottina e un corpo di Ermafrodito che con un gesto approssimativamente vezzoso sembra interrogare lo spettatore sul suo essere uomo o donna.
Nel proseguimento del percorso di purificazione catartica ci accompagna il mito del Minotauro e del Labirinto in una rivisitazione del tutto personale a cui l’artista è giunta dopo una lettura, a suo dire “fulminate”, di Los reyes di Julio Cortázar. Estremamente particolare e di carattere il riproporre opere considerate pietre miliari della storia dell’arte come i ritratti dei Duchi di Urbino e dei Coniugi Arnolfini di grandi Maestri come Piero della Francesca e Jan van Eyck: un’operazione audace e più che riuscita, capace di dimostrare il vero talento dell’autrice e che svela l’ARS evidenziato nel titolo della mostra e l’idea di un cammino di conoscenza ed evoluzione spirituale attraverso l’Arte.
Un’arte che sembra veramente aprire verso nuove vie poiché Claudia Cei ci guida verso il fondo della Sala dei Putti come verso l’altare di una cappella su cui è esposto in bella evidenza, anziché un crocifisso, un Autoritratto allo specchio posto su un cavalletto per pittori, ai cui lati sono proposte due opere che, a sorpresa a mio avviso, suggerisco una via d’uscita da un’ipotetica stanza, un interno che persiste, come collocazione generale dei soggetti, in pressoché tutte le opere esposte nella seconda sala.
Minotauri che trascinano i propri crani scarnificati e fuori misura, specchi che svelano volti sfigurati e maschere che non velano la verità interiore di un volto, teste che si aprono per osservare il proprio vuoto interiore; le sculture in gesso e rete metallica danno rilevo al nitore e alla trasparenza delle tele e delle tavole sagomate, ricoperte di uno stucco bianco che lascia intravedere la preparazione del fondo dorato, reminiscenza sacra della tradizione delle icone bizantine.
Claudia Cei sottopone con forza alla nostra attenzione temi dolenti della nostra contemporaneità, un aiuto a pensare attraverso un’immagine della bellezza che guida verso il segreto dell’esistenza e che ingentilisce l’inenarrabile “male oscuro” da cui tutti noi vorremmo liberarci.

Pietrasanta, Chiostro di Sant’Agostino – Sala dei Putti
Orario: 16-19, chiuso il lunedì

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