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SAPORI DI PUGLIA A MILANO: IL RISTORANTE I SALENTINI

L’Italia del Gusto ha provato il ristorante di via Solferino

Milano, 15 febbraio 2021- L’Italia del Gusto ha provato la cucina del Ristorante I Salentini a Milano, situato nel cuore del famoso quartiere centrale di Brera, con lo scopo di promuovere le eccellenze pugliesi.

Facendo due chiacchiere con il titolare de i Salentini Antonio Ingrosso, si è compreso che il ristorante ha aperto i battenti per diffondere la cultura enogastronomica pugliese in una vetrina di prestigio come la città meneghina: il Salento è un territorio con peculiarità specifiche e vanta una tradizione enogastronomica di livello, sia di terra che di mare, che va promossa e comunicata , non di certo dispersa.

Per la parte di mare, il ristorante I Salentini propone all’attenta clientela del pesce che proviene direttamente dalla flotta peschereccia di Gallipoli, che si traduce in piatti come la bresaola di pesce spada, il s.daniele di tonno e la mortadella di bottarga.

Per la parte di terra, altrettanto ricca, impossibile non apprezzare eccellenze (ingredienti identificati con Presidio Slow Food) come le Fave di Carpino del puré di fave bianche con cicoria, il Caciocavallo Podolico del Gargano e il Capocollo di Martina Franca.

Poi, in piatti come la minestra di cicorina selvatica con cotiche di maiale e le polpette al sugo della nonna con la ricotta schianta emergono ancora di più i forti valori di tradizione enogastromica di un territorio magnifico, bagnato sia dallo Ionio che dall’Adriatico.

Ora, secondo le parole di Antonio Ingrosso, locali come I Salentini, vocati a una cucina di tradizione con un tocco d’innovazione vista anche la zona di ubicazione a Milano, dovrebbero avere una ripresa che segua pari passo a un calo della pandemia Covid-19.

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IL TAKE AWAY E IL DELIVERY DEL TUTTO ARTIGIANALE DELL’OSTERIA DELLA STAZIONE L’ORIGINALE A MILANO

4 chiacchiere tra Borghi d’Europa e Gunnar Cautero, nume tutelare dell’ottima Osteria specializzata in cucina friulana autentica



Milano, 14 Gennaio 2021- Siamo ad inizio 2021 e, nonostante la seconda ondata della pandemia Covid-19, Borghi d’Europa continua a lavorare alacremente per promuovere le tante eccellenze enogastronomiche e culturali del Belpaese.

La Redazione milanese di Borghi d’Europa si è recata alla nota e ottima Osteria della Stazione l’Originale, specializzata in cucina friulana autentica, per fare quattro chiacchiere con Gunnar Cautero, nume tutelare del locale di Via Popoli Uniti .

L’incontro è stato molto utile sia per capire il momento attuale della ristorazione meneghina e nazionale, che sapere se è possibile bypassare o addirittura superare la crisi generata dalla pandemia.

Per Gunnar Cautero, l’intero comparto della ristorazione avrebbe dovuto usare questo periodo nero per riassettarsi e fare delle attente riflessioni, specialmente quei locali tipici (proprio come l’Osteria della Stazione) con gestione unica senza soci o catene in franchising/multiproprietà, soprattutto in tema di sprechi alimentari, che sono peggiori della crisi stessa.

Infatti, secondo un’italian style decisamente pessimo, solo pochi ristoratori hanno fatto effettivamente tali riflessioni, gettandosi così nello sconforto, in balia di una crisi nera.

Una mossa strategicamente giusta per poter continuare a lavorare e a proporre piatti di livello alla clientela, anche nelle fasce arancione e rossa,è stata quella di attuare il take away e il delivery a domicilio.

Gunnar Cautero propone il servizio di take away e delivery nel suo locale tipico, ma in veste molto artigianale: infatti ha dovuto allargare il menù, adattandolo al servizio consegna (la parte delivery la fa lui di persona senza l’ausilio delle famose app),in modo che il cliente si ritrovi a casa pietanze succulente così come al tavolo e, se consegnate durante il pomeriggio per la sera, con la possibilità di poter riscaldare il piatto scelto, senza perdere nulla in termini di qualità.

La Clientela, vecchia e nuova, smaniosa di poter gustare diverse prelibatezze, apprezza particolarmente il Frico totalmente friulano, che ha esordito per l’asporto il 13 Dicembre 2020, l’Arista di Mangaliza (tipologia di maiale ungherese allevata a Cividale del Friuli da cui si ricavano salumi strepitosi) e gli Cjarsons al Greiser Zahre (formaggio di malga alle erbe di Sauris) con salsa al topinambur e dragoncello.

Di certo non dev’essere stato facile per lo Staff dell’Osteria della Stazione riorganizzare completamente il lavoro, focalizzandosi sull’asporto di qualità, va fatto pertanto un plauso per la reazione avuta in un momento buio e triste per tutto il settore, con la speranza che il 2021 abbia veramente una svolta positiva!
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LE COCCOLE GUSTOSE DELL’AGRICOLA MARRONE IN VISTA DEL NATALE





Nuove lodevoli proposte e iniziative da parte della Cantina di La Morra



Milano, 27 Novembre 2020- L’Agricola Gian Piero Marrone si trova all’Annunziata di La Morra, nel cuore del Barolo Docg, ed è una cantina di qualità amante del buon e bello vivere, con un legame speciale col territorio langarolo, giunta oggi alla quarta generazione in termini di conduzione.

Borghi d’Europa ha già testato da vicino le notevoli etichette di Marrone, degne rappresentanti di un terroir spettacolare, che si può ammirare dalla terrazza e dai balconi della cantina stessa.

L’Agricola Marrone è ottimamente organizzata per accogliere il popolo degli enonauti: in questo periodo difficile causato dalla seconda ondata della pandemia Covid-19, in vista di un’auspicabile riapertura dell’intera zona per le imminenti festività, nel pieno rispetto delle distanze verrebbe garantito un tavolo ogni 4 persone, potendo anche suddividere gruppi più ampi, che potrebbero così gustarsi senza patemi e in piena sicurezza i vari vini in abbinamento alle pietanze proposte dallo Chef Paolo.

Per la famiglia Marrone è fondamentale far risaltare la bellezza e le peculiarità del territorio langarolo: per questo motivo sono iniziate alcune nuove e interessanti collaborazioni, come quella con Marco Robaldo e la sua famiglia, per raccontare e far vivere in prima persona il mondo della nocciola, direttamente a Cravanzana (www.cuordinocciola.com), poi con Marco Revelli di Cycling Nature (www.cyclingnature.it), per permettere alla gentile clientela di vivere le Langhe in sella a una bicicletta all’aria aperta, con una guida cicloturistica di prim’ordine, ed infine con Daniele Stroppiana, Marta e i loro cani, alla ricerca dei famosi tartufi conosciuti in tutto il mondo, assieme a ragazzi giovani e appassionati, che hanno dedicato la loro vita e le loro conoscenze all’essere local.

Oltre a ciò, per coccolare maggiormente il palato e gli occhi in ottica natalizia, sono stati fatti dipingere a mano dei magnifici magnum, grazie all’abilità di Elisa Chiarle, parente della famiglia Marrone e appassionata dell buon vino e del buon cibo. Questi magnum unici possono essere acquistati e spediti in tutta Italia, ed è altamente consigliato prenotarli con largo anticipo, visto che occorre molto tempo a dipingere le bottiglie una ad una.

E’ poi possibile farsi spedire per mail o nelle scatole regalo con vini e prodotti tipici dei speciali voucher per delle visite future, nelle quali si potrà capire bene il territorio del Barolo Docg (con passeggiate in vigna) e provare le grandi etichette dell’Agricola Marrone, magari partecipando anche a delle classi di cucina.

Borghi d’Europa apprezza molto tutte queste iniziative e proposte, che testimoniano il grande amore della famiglia Marrone per la propria zona e quanto sia importante valorizzarla e comunicarla nel modo migliore, anche e soprattutto in periodi duri come quello attuale.

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TIPICITA’ CALABRESI: IL SALUMIFICIO SAN GIACOMO NELLA SILA PICCOLA


Milano, 5 Novembre 2020- L’Italia del Gusto, attiva come sempre, ha recentemente provato i panini gourmet d’alta qualità di Sbunda, piccola realtà calabrese in centro a Milano, dove ogni singolo prodotto è made in Calabria al 100%.
Tipicità davvero strepitose che sono un piacere per il palato e richiamano una forte tradizione: tra queste c’è indubbiamente il Salumificio San Giacomo, sito nel paesino di Cicala nel Catanzarese, ai piedi della Sila Piccola, che produce dagli anni ’60 salumi artigianali come la celebre nduja, la spianata, il capocollo, la pancetta tesa, il guanciale e la salsiccia stagionata.
Uno dei punti vincenti di questi splendidi prodotti, che sono venduti online, in azienda e all’estero e che si possono trovare tra gli ingredienti per comporre il panino gourmet da Sbunda, è che vengono conservati in modo assolutamente naturale, usando solamente sale e pepe per dare un po’ di sprint in termini di gusto ai salumi e poi l’affumicatura naturale, che avviene con legno di faggio proveniente dai boschi della Sila Piccola in una cella di affumicatura, ingrandita ed ammodernata ad hoc nel 2018.
Il Salumificio San Giacomo opera quindi in piena sinergia con l’ambiente locale, con l’obiettivo semplice e vincente di proporre prodotti dal gusto calabrese autentico, ed è per questo che l’Italia del Gusto ha deciso di comunicarli attraverso i propri progetti d’informazione mirati.

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Franco Toros, la sua famiglia, i suoi vini del Collio a Borghi d’Europa…..

La rete internazionale Borghi d’Europa sviluppa il progetto ‘Cormons, Terra della Sostenibilità’,nel più ampio percorso de ‘L’Europa delle scienze e della cultura’, patrocinato dalla IAI (Iniziativa
Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica) e da ESOF2020,Trieste Città Europea della Scienza.

Nel viaggio che giornalisti e comunicatori hanno fatto nel settore del vino, vi è stato l’incontro con
Franco Toros, viticoltore che, lasciatecelo dire con le parole di molti suoi Colleghi, rappresenta un
punto di eccellenza indiscutibile nel panorama enoico del Collio.
“ Non si tratta – commenta Renzo Lupatin, presidente di Borghi d’Europa-, di attribuire cappelli o
bicchieri o di fare le solite tirate a pagamento sulle aziende : ma di dire pane al pane e vino al vino !”
“Uomo dal temperamento schivo ama il silenzio e la compagnia della vigna, aggirandosi sempre tra i filari per prendersi costantemente cura di loro”.
Era stato il bisnonno di Franco,Edoardo, agli inizi del ‘900 a piantare le proprie radici a Novali,nel cuore del collio friulano : “…appena giunto in questa terra, con lungimiranza, seppe capire le sue vere potenzialità, e iniziò a lavorarla in un epoca in cui le famiglie contadine coltivavano un po’ di tutto.”
L’arte del vino e della vigna gli è stata poi tramandata da papà Mario che, assieme allo zio Edoardo, imparò ad amare questi luoghi cesellando i vini con il sapere di antiche generazioni.
Il valore e l’importanza della famiglia sono un altro dei baluardi dell’azienda : “…la moglie Rosanna, cuore della famiglia (si sa che sono le donne a portare i pantaloni….); le ultime arrivate Eva, Cristina ed Erika, figlie di Franco e future cesellatrici dei suo vini; e lo zio Renato (ottimo norcino!), sempre pronto a dare una mano al fratello Franco. “

La stalla antica è stata trasformata in cantina e oggi, a ricordo di quei lontani periodi e delle fatiche degli antenati , resta un vecchio pozzo, dal quale è ancora possibile attingere acqua. Il tocco finale è stato dato da Franco, che ha voluto creare un angolo dove collocare le botticelle, per far riposare il vino al riparo dagli sbalzi della temperatura, scavandolo nel profondo delle colline di Novali.

“ Quel che mi ha colpito – commenta Bruno Sganga, giornalista eno-gastronomo, già coordinatore
delle iniziative editoriali di Luigi Veronelli-, nel corso dell’intervista multimediale presso l’Enoteca
di Cormons, è la forte determinazione e l’infinita passione di Franco per il suo lavoro : non ci sono
tentennamenti, vi è spazio solo per i vini d’eccellenza, senza se e senza ma”.

Ci sovviene il ‘camminare la terra’ di veronelliana memoria : “Dov’è Franco?” la risposta sarà sempre la stessa: “E’ in vigna….. “

Il tempo vola e le interviste diventano un racconto nella Storia.
Oggi volevamo capire il personaggio.
Lui, ci è riuscito.A farsi capire, con autorevolezza!

Il prossimo appuntamento lo dedicheremo ai vini.
Tutto promette bene……

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ESOF2020 : al via le dieci settimane d’informazione promosse dalla rete internazionale Borghi d’Europa – La sostenibilità nella filiera del vino : l’incontro con RoncSoreli a Prepotto


Trieste è stata scelta per l’organizzazione di ESOF2020, la più rilevante manifestazione europea focalizzata sul dibattito tra scienza, tecnologia, società e politica. La manifestazione si svolgerà a Trieste dal 2 al 6 settembre. La candidatura era stata proposta dalla Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze

ESOF (EuroScience Open Forum) è un marchio di EuroScience, Your Voice on Research in Europe, Associazione non-profit tra ricercatori. L’ESOF si tiene ogni 2 anni: Trieste segue Stoccolma (2004), Monaco di Baviera (2006), Barcellona (2008), Torino (2010), Dublino (2012), Copenhagen (2014), Manchester (2016) e Tolosa (2018).
La rete internazionale Borghi d’Europa, nel quadro del progetto L’Europa delle scienze e della cultura, patrocinato da ESOF2020 e dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), propone un percorso informativo sui temi della sostenibilità nella filiera agroalimentare.
Inizia in questi giorni un viaggio d’informazione articolato in dieci settimane, che farà tappa
in diverse Regioni italiane e Paesi Europei, per incontrare il mondo della comunicazione e
far conoscere gli obiettivi e le iniziative di ESOF2020.
“ I temi della sostenibilità – osserva Renzo Lupatin,presidente di Borghi d’Europa-, non vengono affrontati con i paroloni o le disquisizioni filosofiche, ma ‘intervistando’ le aziende che praticano la
sostenibilità quotidianamente.E’ così che abbiamo incontrato l’azienda agricola RoncSoreli di
Prepotto,Terra dello Schioppettino.”
Flavio Shiratti :
“Secondo l’accezione più classica della definizione, consideriamo il vigneto un ecosistema integrato con l’ambiente circostante. Pertanto dedichiamo risorse e attenzioni affinchè sia in grado di mantenere, anche in futuro, i processi ecologici che avvengono al suo interno. Il tutto per poter garantire, anche alle prossime generazioni, la possibilità di beneficiare del potenziale enologico del sito.”
Viene posta, quindi,grande attenzione al terreno, alla sua fertilità naturale, rinnovata annualmente con concimazioni organiche. Vengono conservate le preziose aree boscate che incorniciano l’azienda fornendo rifugio ad insetti e animali. Viene applicata la difesa integrata nella lotta ai parassiti della vite. L’azienda interviene solamente secondo calendari dettati dalle condizioni climatiche, affinchè non avvenga lo sviluppo dei patogeni.
“Tutto questo- continua Schiratti-, richiede un grande sforzo che facciamo ben volentieri, per offrire un prodotto naturale che sia la massima espressione del nostro territorio.”
Sono stati questi principi che hanno spinto l’Azienda ad andare anche oltre. Nel 2016 si è infatti concluso il percorso di conversione al biologico di una parte dei vigneti e RoncSoreli ha quindi ottenuto, per gli stessi, la certificazione di operatore biologico..

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Prepotto, Terra Europea della Sostenibilità


I giornalisti e i comunicatori di Borghi d’Europa stanno degustando in questi giorni lo schioppettino
di Prepotto, declinato secondo le diverse sensibilità dei produttori locali.
Nel mentre l’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto elegge il suo nuovo Presidente,
un rinnovato interesse per questo vino semplicemente straordinario (che aveva ‘stregato’ anche Luigi
Veronelli), cresce e richiede nuove strategie unitarie di comunicazione.

“Nel 1977 il Consiglio comunale di Prepotto si riunì in seduta straordinaria, con all’ordine del giorno la difesa dello Schioppettino che stava scomparendo, deliberando all’unanimità la richiesta che fosse inserito almeno nell’elenco dei vitigni autorizzati, cosa che avvenne nel 1981.
Due anni dopo, il regolamento CEE 3582/83 lo incluse fra i vitigni raccomandati per la provincia di Udine e nel 1987 si ottenne la denominazione di origine.
Nel territorio di Prepotto, lo Schioppettino, chiamato anche “Ribolla nera” o “Pokalça”, è un vitigno che si è conservato nei secoli, sopravvivendo alle travagliate vicende politiche ed economiche che hanno interessato questa terra di confine e di contatto fra tradizioni agricole italiche, germaniche e slave.”

Borghi d’Europa sviluppa un Percorso Internazionale chiamato ‘Eurovinum,Il Paesaggio della vite e
del vino’, che ha lo scopo di creare degli itinerari di conoscenza e valorizzazione attraverso iniziative
destinate ad ‘informare chi informa’.
Così verranno create nel corso del 2020 alcune occasioni di incontro con lo schioppettino : a Milano
in occasione di Milano,Vetrina del Buon e Bello Vivere ; a Trieste in occasione di ESOF2020 ; in
alcuni territori di Eurovinum (Delta del Po, Terre della Piave, Svizzera e Austria).
La scelta delle cantine sarà affidata al giudizio insindacabile dei giornalisti della stampa professionale, sottarendola alle pressioni locali e alle eventuali polemiche che, in questi casi, non
mancano mai.

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A Milano, all’Osteria della Stazione, Borghi d’Europa presenta le iniziative del progetto L’Europa delle Scienze e della Cultura, Patrocinato dalla IAI


Borghi d’Europa ha scelto l’Osteria della Stazione a Milano per presentare il progetto ‘L’Europa delle Scienze e della cultura’, patrocinato dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica- Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), che si sviluppa per tutto il 2020 in oltre dieci Paesi europei.
“L’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI)- osserva Renzo Lupatin,Presidente di Borghi d’Europa-
è un forum intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico-ionica.
La IAI ha origine il 19 – 20 maggio 2000 con la firma ad Ancona, da parte dei Ministri
degli Affari Esteri di 6 Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Slovenia), della “Dichiarazione di Ancona” sulla cooperazione regionale quale strumento di promozione della stabilità economica e politica e del processo di integrazione europea.
Ai 6 membri originari si sono aggiunti l’Unione di Serbia-Montenegro nel 2002 (in seguito alla scissione del 2006, sia la Serbia sia il Montenegro hanno mantenuto la membership nell’Iniziativa) e la Macedonia del Nord nel 2018, la cui adesione è stata promossa dall’Italia nel corso del suo anno di presidenza dell’Iniziativa. Ad oggi la IAI conta 10 membri, la Repubblica di San Marino è entrata a far parte dell’Iniziativa nel 2019 durante la Presidenza montenegrina”.

Nel 2020 si svolge ESOF2020,Euroscience Open Forum -Trieste Capitale europea della Scienza,
mentre la città croata di Fiume è la capitale europea della cultura.
Così Borghi d’Europa propone ogni mese degli incontri di informazione, per raccontare le storie delle comunità in cammino.
Il 22 di gennaio, si confrontano le Terre di confine : la Valtellina, con la sua viticoltura eroica e
il Friuli Venezia Giulia, con la straordinaria esperienza di Friulando, una rete che nasce da cinque aziende friulane che amano il proprio territorio. Il Friuli Venezia Giulia è un piccolo fazzoletto di terra incastonato in un angolo d’Italia, tra Austria e Slovenia, con tanta storia, cultura, natura, e una grande tradizione enogastronomica in gran parte ancora da scoprire.
‍”Vi accompagneremo lungo percorsi emozionali e sensoriali. Insieme a noi friulani, visiterete colline e montagne, sarete guidati alla scoperta di nuovi sapori, paesaggi inaspettati e profumi inebrianti. Scoprire il Friuli e innamorarsene sarà questione di un attimo!”
Ma non poteva mancare un tocco di mare : il progetto Destinazione Delta del Po porterà a Milano
il racconto delle ostriche rose. L’impianto di coltivazione del prelibato mollusco presente in Italia è situato nella Riserva della Biosfera del delta del Po nella Sacca di Scardovari, la più grande laguna del Po, situata tra le foci del Po delle Tolle e il Po di Gnocca, un punto magico dove il grande fiume e il mare Adriatico si scindono in un abbraccio dando vita ad un ambiente unico per l’allevamento di vongole e cozze.

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O SPUMANTE EXTRABRUT VALTELLINESE LA PERLA IN ABBINAMENTO CON LE ECCELLENZE FRIULANE

Una piacevole serata d’informazione condotta dall’Italia del Gusto

Milano, 11 Marzo 2019- Il percorso chiamato “Milano vetrina del Gusto”, ideato e curato dall’Italia del Gusto, grazie al lavoro certosino svolto dalla propria Redazione milanese, si è arricchito di un appuntamento veramente interessante presso l’Osteria della Stazione l’Originale, che continua a essere teatro di eventi a tavola dedicati a territori meno conosciuti, ma con un patrimonio storico-culturale e agroalimentare ben definito.

Gunnar Cautero, nume titolare del locale dalla cucina friulana al 100%, ha proposto 3 piatti incredibili, che si sono sposati alla perfezione con alcune bolle Metodo Classico insolite.

In particolare, gli spaghettoni col ragù di cervo hanno valorizzato alla grande (e viceversa) la bella acidità dello Spumante Extrabrut La Perla di Marco Triacca, una chicca della Valtellina, grande territorio vitivinicolo, spesso comunicato dall’Italia del Gusto.

Lo Spumante La Perla è realizzato con uve di Pignola al 100%, raro autoctono a bacca rossa, di solito usato come complemento del Nebbiolo Chiavennasca.

Marco Triacca lavora sapientemente il mezzo ettaro di Pignola che possiede, raccogliendo le uve un po’ prima del periodo naturale di maturazione (sarebbe a ottobre), in modo da avere un bel tenore di acidità, visto che l’uva Pignola è un po’ meno vigorosa rispetto al Nebbiolo.

Lo Spumante viene affinato sui lieviti per circa 24 mesi e poi succesivamente degorgiato mettendo tra i 2 e i 3 grammi di zucchero nella liqueur d’expedition: il risultato finale è appunto un Extrabrut di qualità con circa 2,5 g/L di zucchero, che ben si abbina anche con primi piatti di una certa levatura e che tra 2 anni in etichetta avrà la dicitura di Spumante Alpi Retiche, grazie al nuovo disciplinare Igt dell’agosto 2017 “Alpi Retiche Spumante Metodo Classico”.

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Eventi

2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale’ : la Valtellina


La rete internazionale Borghi d’Europa è impegnata a sviluppare alcuni percorsi di informazione
in occasione de ‘2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale’.
La Valtellina è una delle alte terre che conosce gli interventi del network europeo, grazie alla disponibilità dimostrata da alcune aziende del settore vitinicolo, che hanno permesso il decollo
del progetto.
” Saranno sette mesi di ascolto e di buona informazione – osserva Renzo Lupatin,presidente di
Borghi d’Europa-. Attraverso le interviste ad oltre cento protagonisti della filiera agroalimentare
e turistica, la Valtellina verrà raccontata con taglio multimediale riguardo al suo Patrimonio Culturale,
al Patrimonio del Cibo e al Patrimonio Naturale”.

Cantina Nera e Azienda agricola Caven Camuna ; l’Azienda Vitinicola La Perla di Marco Triacca;
l’Azienda Agricola Le Strie. Queste le tre aziende che hanno attivato il percorso di informazione
di Borghi d’Europa, che toccherà anche il Canton Grigioni, con la Val Poschiavo.

” Nell’ultima settimana di giugno si svilupperà il secondo intervento d’informazione di Borghi d’Europa in Valtellina. Contiamo entro la fine dell’anno di mettere assieme dei risultati informativi imponenti : almeno 20 trasmissioni multimediali e la pubblicazione di 500 servizi ( tv,online e stampa).Poche chiacchiere e fatti certi !”

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ESPERIENZA E TRADIZIONE: LA MACELLERIA MUUU DI WALTER SIRTORI A MILANO

L’Italia del Gusto, sempre molto attiva a Milano nella ricerca di eccellenze dell’agroalimentare, ha avuto il piacere di visitare e fare quattro chiacchiere con Walter Sirtori, nume titolare della Macelleria Muuu, situata in via Paolo Sarpi 27, nel cuore “cinese” della città meneghina.
Si tratta di una macelleria a conduzione familiare al 100%, in quanto fondata dal nonno dell’attuale titolare quasi 70 anni fa, che offre alla gentile clientela una vasta varietà di carni di razze e provenienze diverse, sia bianca che rossa, come la fassona piemontese e la frisona nazionale, oltre ad altre carni bovine, suine, polli, conigli, tacchini e capretti.
Materie prime d’alta qualità, selezionate meticolosamente da piccoli produttori che da generazioni allevano con metodo tradizionale , affiancate da altri prodotti come formaggi, le farine cereali e legumi, provenienti da aziende agricole che hanno scelto il metodo di coltivazione biodinamica o biologico certificato.
Nella chiacchierata, Walter Sirtori ha ricordato come a Milano fino agli anni ’80 ci fossero circa 1200 macellai, mentre ora ce ne sono circa 200: la causa di questo calo drastico nel numero è attribuibile alla G.d.o., che ha sostituito con una forma di cibo tutta uguale le varie tipicità offerte dalle macellerie.
Poca differenzazione qualitativa quindi: per restare competitivi molti macellai, tra cui lo stesso Walter Sirtori hanno puntato impeccabilmente sulla diversità del prodotto, offrendo così un vero e salutare servizio.
Dopo Expo 2015, si è verificato un cambiamento nel modo di alimentarsi che ha portato il cliente o il turista ad essere più consapevole e attento verso ciò che mangia

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Milano,Vetrina del Gusto : le ferrovie dimenticate

Borghi d’Europa ,in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018,
mette in campo diverse ‘Azioni’ che toccheranno oltre 20 borghi e territori italiani ed
europei, al fine di ‘informare chi informa’.
Ogni borgo e territorio verrà letto e proposto secondo le ‘chiavi’ culturali dei Percorsi
Internazionali che Borghi d’Europa propone ( sono ben dieci : I Percorsi della Fede,
La Montagna dell’Informazione,Abitare per Vivere, le Vie della Birra,le Vie del Caffè,
le Vie d’Acqua, Le Vie dei Norcini, I Borghi della Storia, Le ferrovie (non) dimenticate,
I Mulini del Gusto e le Vie del Pane).
La speciale unità di informazione nazionale, promuove, in particolare, l’iniziativa Milano,Vetrina del Gusto, per confrontare e ‘raccontare’ le diverse esperienze territoriali.
La prima azione riguarda il tema delle ferrovie dimenticate (il 4 marzo viene proposta infatti da
Co.Mo.Do -Cooperazione per la Mobilità dolce, la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate).
Borghi d’Europa partecipa da molti anni a questa iniziativa, alla quale viene dedicata una
intera puntata della trasmissione multimediale L’Italia del Gusto (Sky,La 9 Italia, web), con una intervista a Gunnar, nume tutelare della Osteria della Stazione,l’Originale (vicino alla Stazione Centrale) e uno spazio (La Bottega dei Ricordi), dedicato all’antica trattoria pizzeria Le Passere di via Padova.Seguiranno poi le visite gustose nei pressi della Stazione di Porta Genova, per il progetto
I Borghi del Gusto lungo le strade ferrate.
I temi de ‘2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale’, ci porteranno al Padiglione Ferroviario
del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

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L’ITALIA DEL GUSTO INIZIA IL 2018 A MILANO PARTECIPANDO A DUE GROSSI EVENTI


L’Italia del Gusto vanta un’esperienza più che ventennale nel raccontare e comunicare suis generis le realtà d’eccellenza della filiera agroalimentare del nostro Belpaese e ha saputo trasmettere questi valori “giornalistici” anche all’estero, attraverso la creazione nel 2009 dell’Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto, che si ispira al “fare rete” del Consiglio d’Europa.
Parlando di eventi del gusto importanti, questo 2018 è iniziato alla grande, specialmente a Milano, dove l’Italia del Gusto opera alacremente con la redazione della sua testata web Borghi d’Europa, che ha partecipato prima al grande banco d’assaggio targato Ais Milano, come sempre all’Hotel Westin , focalizzato verso i vini dell’Abruzzo, poi alla presentazione alla stampa della settima edizione di Olio Officina Festival, ideato e diretto da Luigi Caricato, ricavandone spunti molto interessanti.
L’Abruzzo, regione vitivinicola importante e ben conosciuta da Borghi d’Europa, sin dall’anno di Expo 2015 (dove fece nel Chietino una campagna d’informazione sul vino e le tipicità alimentari), ha confermato lo spessore dei propri vini, specialmente nel Pecorino per i bianchi e come rosso il Montepulciano.
Un bianco molto intrigante e unico, è stato il blend MILLESIMATO IGP COLLINE TEATINE BIANCO, formato da uve di Pecorino, Falanghina e Trebbiano, proposto dall’Azienda Nicola di Sipio di Ripa Teatina (Ch), assieme al Montepulciano di Gioia del Sole, sempre di Ripa Teatina, che produce anche ottimo olio, un Leccino Gentile.
Notevoli anche i vini della Cantina di Ortona (Ch), di Torre Zambra di Villamagna (Ch), dell’Azienda Agricola Olivastri Tommaso di San Vito Chietino, quelli della Tenuta Pescarina, posseduta dalla famiglia Cerulli Irelli dalla fine dell’800, ed infine i vini della Cantina Barone Cornacchia di Torano Nuovo, nel Teramano.
Per quanto riguarda invece Olio Officina Festival, che si terrà al Palazzo delle Stelline a Milano dall’1 al 3 febbraio p.v. , durante la conferenza stampa di presentazione Luigi Caricato ha rimarcato quanto l’olio sia un elemento cardine della cultura culinaria italica, che trae importanza sin dalla pianta e dalla terra.
Proprio per questo il tema portante delle settima edizione di Olio e Officina Festival è “Io sono un Albero”, dove l’albero è vita.
Nell’arco dei tre giorni della manifestazione ci saranno circa 60 oli in degustazione e naturalmente Borghi d’Europa non mancherà di esserci.

oooOOOooo

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La Nuova CML a Cimadolmo


La Nuova CML è la storia della famiglia Casonato a Cimadolmo

Ci ricordiamo bene il 1993, anno nel quale Rolando Anzanello,giornalista e scrittore, storico

collaboratore de La Tribuna di Treviso, direttore dei settimanali locali Gente a Nordest e

Comunità, corrispondente del quotidiano L’Indipendente fondato da Vittorio Feltri, dedicava

alla storia umana e imprenditoriale di Mario Pio Casonato una intera pagina del suo giornale.

La CML nasce nel 1978 dal fondatore Mario Pio Casonato come meccanico manutentore

per poi specializzarsi nelle attrezzature per le troticolture.

L’azienda evolve nel 1986 con la trasformazione in società SNC e l’ingresso del primogenito,

Ci ricordiamo bene il 1993, anno nel quale Rolando Anzanello,giornalista e scrittore, storico

collaboratore de La Tribuna di Treviso, direttore dei settimanali locali Gente a Nordest e

Comunità, corrispondente del quotidiano L’Indipendente fondato da Vittorio Feltri, dedicava

alla storia umana e imprenditoriale di Mario Pio Casonato una intera pagina del suo giornale.

La CML nasce nel 1978 dal fondatore Mario Pio Casonato come meccanico manutentore

per poi specializzarsi nelle attrezzature per le troticolture.

L’azienda evolve nel 1986 con la trasformazione in società SNC e l’ingresso del primogenito,

per poi completarsi con l’entrata del quarto figlio nel 1996. Dopo un crescente sviluppo in vari settori la decisione di creare la NUOVA CML S.r.l. nel 2009 gestita dai 4 fratelli Casonato.

L’articolo di Anzanello viene a legittimare una storia di laboriosità, di impegni e sacrifici,

per altro segnati dal successo produttivo e commerciale.

Certamente quel che non è mai mancato alla famiglia Casonato è la creatività e il ‘geniaccio’

imprenditoriale, insieme ad un corredo di valori mai dimenticati.

Ad oggi la società risponde alle più svariate richieste di automazioni e forniture in più settori : edilizia impermeabilizzazioni automazioni prototipi in genere ; settore vitivinicolo energie rinnovabili arredo urbano interno arredo urbano esterno…

“Abbiamo- ci dicono i fratelli-, un parco macchine efficiente e moderno, macchine

attrezzate con componenti selezionati e forniti dalle migliori marche sul mercato. tutte le realizzazioni subiscono un attento controllo qualità, sia nel corso delle lavorazioni sia

durante l’assemblaggio.È così che possiamo garantire la qualità totale della produzione,

riuscendo quindi a dare adeguata soluzione alle aspettative del mercato e alle richieste

del cliente, al quale garantiamo anche assistenza dopo la vendita del prodotto.

I pezzi di ricambio vengono consegnati in tempo immediato; il nostro magazzino è

molto fornito, capace di soddisfare le richiese in ogni momento.

Come Nuova Cml srl dedichiamo un grande impegno ad ogni fase della lavorazione,

dalla consulenza iniziale al progetto alla produzione e alla fase post-vendita. Siamo

impegnati anche nella ricerca delle migliori condizioni di lavoro: l’area produzione è

dotata di sicurezze elettriche e meccaniche, l’emissione polveri è contenuta, il livello

di rumorosità molto basso.”

E, da queste parole, il pensiero ci corre a quella mitica intervista al Fondatore. Se la

laboriosità della gente veneta è storica e proverbiale, qui, a Cimadolmo, con i Casonato,

si è fatta semplicemente valore.

Così va bene !

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LE VIE DEL CAFFE’ DI BORGHI D’EUROPA: LA TORREFAZIONE CAFE DI VIGNOLA


Realtà del Modenese scoperta a Milano Golosa
Milano, 5 Novembre 2017- Tra i vari progetti informativi di Borghi d’Europa, uno dei più interessanti è quello denominato “Le Vie del Caffè”, volto a dare voce alle piccole torrefazioni di qualità italiane e non, che spesso restano nel dimenticatoio o sono addirittura sconosciute a causa delle grosse realtà industriali.
Alla rassegna enogastronomica Milano Golosa, Borghi d’Europa ha avuto il piacere di conoscere una torrefazione di Vignola (Modena), Cafe, nata circa 2 anni fa dall’incontro dei 3 soci, una dei quali è un’intenditrice di caffè: alla base c’è una forte passione, unita alla volontà di creare una realtà artigiana del fare del buon caffè.
Questo progetto, strettamente legato al territorio (cosa peraltro importantissima), ha avuto sin da subito un ottimo dei riscontri positivi da parte della clientela. Per poter proporre prodotti d’alta qualità, viene acquistato il caffè verde, grazie al quale poi in laboratorio il torrefatore crea le miscele e tosta. Alla base di una buona miscela, c’è infatti l’origine del caffè verde (ad esempio dall’Africa e dal Centro America) ele caratteristiche organolettiche di esso.
I prodotti di punta di Cafe sono le 4 miscele della linea M’ama, dedicate a consumatori in grado di apprezzare le differenze tra le miscele, mentre il target della clientela è suddiviso tra ristoranti molto attenti alle scelte delle materie prime, negozietti di prodotti di nicchia (come vino, miele e confetture) e distributori che servono ristoranti italiani all’estero.

Nel futuro prossimo, questa torrefazione continuerà ad investire partecipando a rassegne agroalimentari come Milano Golosa, che possono far aumentare la visibilità dell’azienda stessa e di conseguenza far assaggiare il loro prodotto…un ottimo caffè!

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Un po’ di storia della birra belga


Il Belgio può essere considerato un paradiso per gli amanti della birra grazie a più di 1500 birre originali, molte delle quali si bevono in un bicchiere speciale, unico per quella specifica birra. La forma di ogni bicchiere è pensata per migliorare l’esperienza di degustazione della birra a cui fa riferimento il bicchiere stesso. Questa attenzione maniacale che hanno i belgi nei confronti dei diversi tipi di birra ricorda la raffinata ossessione degli amanti del vino: infatti, quando si parla di birra, i belgi sono molto seri.
Dal 2016 la Cultura della Birra Belga è stata iscritta nell’elenco del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. I motivi? Fare e amare la birra fa parte della cultura belga, che ricopre un ruolo significativo nella vita quotidiana e nelle occasioni festive, il numero di varietà, la lunga storia e il fatto che le competenze vengono tramandate dai maestri birrai.
Gli intenditori preferiscono la birra belga per la sua unicità, la varietà, il suo sapore e la corposità. In Belgio sono tantissime le birre tra cui scegliere, si possono assaggiare quelle al sapore di lampone o ciliegia, le birre bianche, le fiamminghe “oud” rosse e scure, le birre trappiste e quelle provenienti da abbazie oltre alle due tipologie forse più famose: la lambic e la geuze.

Quello che ha reso il Belgio famoso per le sue birre eccezionali, dalla corposità unica e prodotte con metodi assolutamente innovativi, è la combinazione che unisce la tradizione che risale a secoli fa e la passione che ancora oggi i produttori di birra mettono nella ricerca della perfezione. Non c’è quindi da sorprendersi se i mastri birrai belgi vengono regolarmente premiati nei più importanti concorsi internazionali dedicati alla birra.

Tutto ha inizio grazie alle donne

L’arte della fabbricazione della birra risale all’inizio stesso della civiltà ed ebbe origine in Mesopotamia nel 9000 a.C. Nel corso dei secoli, la birra arrivò in Gallia attraverso l’Egitto e l’Impero Romano. Dal momento che la fabbricazione della birra veniva fatta inizialmente in casa, i primi mastri birrai furono le donne.
Abbazie e monaci

Nel Medioevo le abbazie divennero centri di sapere per quanto riguardava agricoltura, allevamento e alcuni lavori artigianali fra cui, appunto, la fabbricazione della birra. Ai monaci era consentito berne piccole quantità data la scarsa salubrità dell’acqua. Nell’Europa meridionale si beveva quotidianamente vino, per questa ragione i monaci di queste regioni si concentrarono sulla coltivazione della vite e sulla produzione del vino. Nelle Fiandre, non essendoci un clima favorevole, i monaci si dedicarono alla produzione birra. Grazie a loro, la produzione della birra passò da un’attività domestica ad una vera e propria attività artigianale.

Erbe e luppolo

È proprio durante il Medioevo che le birre furono aromatizzate per la prima volta con una mistura vegetale chiamata “gruit”. I birrai dovevano acquistare la mistura direttamente presso le “gruithuis” (vedi la Gruuthuuse a Bruges) ma le abbazie, che erano esentate da questo obbligo, decisero di passare all’utilizzo di un altro ingrediente, il luppolo, che aiutava a preservare la birra garantendone una durata maggiore. Nell’XI secolo, l’Abbazia Benedettina di Affligem ebbe un ruolo rilevante nell’introduzione e diffusione della coltivazione del luppolo nelle Fiandre.

Nel 1364, l’Imperatore Carlo IV promulgò il decreto il “Novus Modus Fermentandi Cerevisiam”, nel tentativo di migliorare la qualità della birra con il suo “nuovo” metodo di fabbricazione che obbligava i birrai ad usare i coni essiccati del luppolo. Il decreto doveva essere rispettato in tutto il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica a cui appartenevano il Brabante e le Fiandre Imperiali (Rijks-Vlaanderen), la regione ad est della Schelda. Nelle Fiandre, la regione ad ovest della Schelda, il diritto d’uso del “gruit” fu ritirato. Questa divisione portò ad una diversificazione della cultura della birra belga. I birrai delle Fiandre Imperiali e del Brabante producevano birre luppolate, che duravano più a lungo, mentre nel resto delle Fiandre continuò l’uso del “gruit” , perciò i birrai acidificavano la birra per conservarla più a lungo. Questo portò allo sviluppo delle birre bruno-rossastre.

Verso la qualità e l’esportazione

Nei secoli XVI e XVII furono introdotte sempre più regole per garantire la qualità delle birre. In Germania, il decreto “Reinheitsgebot” (1516) imponeva che la birra fosse prodotta esclusivamente con orzo, luppolo ed acqua mentre nel Brabante fiammingo, in un conto della città di Halle del 1559 si fa chiaramente riferimento al mosto per la produzione della birra “lambic”. A partire dal XII secolo, iniziò la produzione di birre regionali come la “gerstenbier” (birra d’orzo) di Anversa, la “Leuvense witte” (birra bianca di Lovanio), le birre brune di Diest e Oudenaarde, e le “caves” (birre invecchiate in cantina) di Lier. A poco a poco, i birrai iniziarono ad esportare le birre al di fuori della loro regione.

Alla fine del XVIII secolo decaddero i privilegi delle abbazie, ovvero quando nel 1783 l’Imperatore Giuseppe II le fece chiudere perché usurpavano i diritti dei birrai. Diverse abbazie con i loro birrifici furono distrutte durante la Rivoluzione Francese.

Il XIX secolo vide l’inizio di un nuovo capitolo della storia della birra con l’introduzione della pilsner ceca nel 1839, un successo immediato nel mondo delle birre scure velate. Durante la Rivoluzione Industriale, gli studiosi approfondirono il processo di fabbricazione della birra mediante fermentazione e la coltura dei lieviti in generale.
La produzione di birra in tempo di guerra

La Prima Guerra Mondiale inferse il colpo finale a numerosi birrifici belgi poiché qui le forze di occupazione tedesche confiscarono tini di rame, attrezzatura e veicoli. Solo metà dei quasi 3.200 birrifici sopravvisse. In seguito ai birrifici rimasti che lentamente si erano ripresi, la crisi economica degli anni ’30 e gli effetti della Seconda Guerra Mondiale inflissero un nuovo e duro colpo. Nel 1946 si contavano solo 775 birrifici sopravvissuti.

Nei decenni successivi numerosi microbirrifici chiusero a causa della forte concorrenza e dell’alto costo dell’investimento necessario per nuovi impianti, mentre i grandi birrifici consolidavano il mercato nazionale con acquisizioni.

Birre speciali

In seguito al movimento dei Figli dei Fiori alla fine degli anni ’60, furono riscoperte le birre speciali belghe, in particolare nel 1977, il guru della birra inglese Michael Jackson (1942-2007) accese le luci della ribalta sulla birra belga. Questo portò ad un riconoscimento generale della cultura della birra belga nei decenni a seguire.

Fra il 1985 e il 2000 iniziarono ad emergere birrifici di medie e grandi dimensioni e furono aperti microbirrifici locali soprattutto per la produzione di birra destinata all’esportazione, in alcuni casi su richiesta di importatori stranieri alla ricerca di birre belghe esclusive.

Dalla fine del secolo scorso, l’interesse per le birre speciali autentiche non ha cessato di crescere. L’industria della birra belga vanta ora alcune delle marche più conosciute e popolari. Le birre trappiste diventano sempre più esclusive per la produzione limitata dei monasteri e le particolari birre speciali di birrifici locali e a conduzione familiare sono largamente apprezzate. In un primo momento questa tendenza ha interessato le birre lambic ma si sta oggi diffondendo fino ad includere le birre fiamminghe bruno-rossastre, le birre brune, le bionde forti e le birre ben luppolate.

Negli ultimi anni, birrai amatoriali hanno iniziato a condividere sempre di più le loro birre con il pubblico, vendendole direttamente a clienti o a ristoranti e pub locali.

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IL BORGOBRUFA SPA RESORT: PIACERE PER IL CORPO E PER LA MENTE IN UN TERRITORIO SPLENDIDO


I giornalisti che hanno partecipato al Press Tour dal 12 al 14 luglio c.m. presso il Borgobrufa Spa Resort, sono rimasti ammaliati dalla bellezza del posto e dall’eccelsa qualità dei servizi offerti, oltrechè dalla preparazione professionale e lo spirito d’accoglienza dello staff del Resort stesso.
Borgobrufa si erge nell splendide colline umbre di Brufa nel Comune di Torgiano (Pg), ed è nato nel 2001 dalla brillante intuizione dell’imprenditore Andrea Sfascia che, assieme alla moglie Ivana, dopo essersi trasferito a Torgiano e aver lavorato per anni nel mondo dell’agricoltura, ha dapprima costruito una Country House dotata di 10 camere, area accoglienza, piscina e ristorante, mentre poi nel 2006 è diventato un Resort, con la creazione di 6 suite e la nascita del Borghetto, per un totale di 50 camere e l’ingrandimento della parte ristorante, fatto per contenere sino a 250 persone, senza dimenticare la realizzazione della sala congressi e di uno dei primi centri benessere in Umbria.
Un altro anno chiave è stato il 2011, quando è stata realizzata l’attuale Spa,la più grande di tutta l’Umbria, con piscina interna ed esterna, impianti moderni e i relativi percorsi benessere e trattamenti per la mente e il corpo: molto importante è la bravura del personale dell’area Spa, guidato dalla Responsabile Chiara Polinori.
Altrettanto preparati sono la Responsabile dell’Ufficio Prenotazioni Sophie Berretta, il Responsabile dell’area Marketing Alvaro Angeli, della parte ristorazione Mimmo Scotto D’Antuano e naturalmente la Direttrice di Borgobrufa, Annamaria Palomba, che coordina l’eccellente lavoro dell’intero staff e l’andamento di questo fantastico Spa Resort.
Non va dimenticato poi lo chef capo Ciro D’Amico che sa soddisfare i palati della clientela con piatti e specialità tipicamente umbre, abbinate a degli ottimi vini: infatti la prima sera del Press Tour i giornalisti hanno cenato con dei piatti sfiziosi e degustato ottime etichette umbre.
Ad ora Borgobrufa è un 4 stelle e conta perlopiù una clientela proveniente dalla vicina Roma, dalla Puglia e dalla Campania, ma nel 2018 sono previsti degli ingenti lavori di ammodernamento che lo porteranno ad essere un 5 stelle: dopo averlo toccato con mano, siamo sicuri che non potrà altro che migliorare la già ottima qualità globale che presenta e quindi attirare una clientela anche dall’Italia Settentrionale e perché no dall’estero.
Borgobrufa Spa Resort e il suo splendido territorio: un chiaro esempio del bello vivere!

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MILANO VETRINA DEL GUSTO: LA DEGUSTAZIONE DEI “VINI DEL MARE” E IL PROGETTO “INOBEL”


Borghi d’Europa ha presenziato a entrambi gli appuntamenti targati Ais Milano
Milano, 3 Giugno 2017- L’Ais di Milano continua a promuovere con grande passione e abilità eventi di livello, banchi d’assaggio e seminari volti a comprendere meglio i grandi vini e i loro territori.
Naturalmente, la redazione milanese dei Borghi Europei del Gusto non è rimasta insensibile di fronte a degli appuntamenti tanto prestigiosi, partecipando, sempre presso l’Hotel Westin Palace in zona Repubblica, al banco d’assaggio de “I Vini del Mare” lunedì 29 maggio u.s. e alla serata di martedì 30 maggio u.s. dedicata al progetto Inobel, riguardante alcune grandi etichette del Gruppo Italiano Vini.
La degustazione dei vini del Mare ha permesso ai comunicatori dei Borghi Europei del Gusto di capire le peculiarità di diversi vini italiani coltivati in zone costiere e di come il mare incida su di essi.
Sono stati pertanto degustati il Montepulciano dell’Azienda Marchigiana Angeli di Varano, il Vermentino Sardo Dod di Santadi, della zona del Sulcis, la Biancolella della Cantina Ischitana Tommasone, il Pinot Bianco e il Riesling della Tenuta De Stefenelli di Bertinoro (Fc), l’Albana di Romagna dell’Azienda Agricola Fiorentini di Castrocaro Terme, il Fiano e l’Aglianico di Verrone Agricoltori di Agropoli (Salerno), il Vermentino Toscano di Terenzuola di Fosdinovo (Ms) e lo Chardonnay, il Pinot Grigio e il Refosco dell’Azienda Agricola Ai Galli della famosa zona veneziana del Lison Pramaggiore.
La serata dedicata invece al progetto Inobel, che racchiude 12 etichette pluripremiate di nove Cantine italiane del Gruppo Italiano Vini, è stata molto piacevole, grazie alla maestria del bravo relatore Ais Davide Garofalo e agli interventi degli enologi Cristian Ridolfi (Cantina Santi), Sandro Cavicchioli (Cavicchioli), Christian Scrinzi (Fontana Candida & Re Manfredi) e Luigi Seracca (Castello Monaci.
Nel corso della serata, i partecipanti hanno potuto degustare il Lambrusco Rosè del Cristo di Sorbara Brut 2010 di Cavicchioli di San Prospero (Mo), il Frascati Superiore Riserva Docg 2011 Luna Mater di Fontana Candida di Monte Porzio Catone (Rm), il Primitivo Artas del Salento Igt 2014 di Castello Monaci (Le), l’Aglianico del Vulture Doc 2001 di Re Manfredi nel Potentino, lo Sfursat 5 Stelle Docg 2005 di Nino Negri dalla Chiavennasca e ultimo l’Amarone Docg 2003 di Santi di Illasi (Vr).
Ad ogni grande vino, secondo le proprie caratteristiche, è stato assegnato un premio Nobel Italiano: questo è il progetto Inobel, un’iniziativa originale ed elegante, volta a valorizzare al meglio questi incredibili vini!

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LA COOPERATIVA AGRICOLA VALLI UNITE DI COSTA VESCOVATO E LE SUE ECCELLENZE


Parte della Redazione milanese della testata web Borghi d’Europa ha fatto una delle sue visite gustose in uno dei territori ricchi di patrimonio enogastronomico, come i Colli Tortonesi, precisamente presso la Cooperativa Agricola Valli Unite di Costa Vescovato (Al).
Questa Cooperativa è oggi cantina (con tanto di spaccio vendita), fattoria didattica, agriturismo che fa della ristorazione uno dei suoi punti di forza e struttura ricettiva per chi vuole immergersi totalmente nell’atmosfera dei Colli Tortonesi.
La storia di Valli Unite è basata sulla scelta fatta dai 3 Soci Fondatori e amici di dedicarsi all’allevamento negli anni ’70, quando questa pratica era molto rischiosa: una forte cultura dell’alimentazione sana e passione per il territorio unita a delle idee hanno fatto sì che Valli Unite vedesse la luce.
Oggi Valli Unite conta circa 30 persone che lavorano e vivono il territorio in maniera armoniosa: oltre ai vini (ottenuti da metodo rigorosamente biologico) e all’allevamento, spiccano la produzione di cereali da mangime e per alimentazione umana (grano, farro ed orzo) trasformati in farine, l’apicoltura con vendita di miele, la produzione di salumi con carni suine e la vendita di carne bovine di razza piemontese.
I comunicatori di Borghi d’Europa, prima della visita alla Cantina e alla spaccio vendita, hanno potuto soddisfare i propri palati a pranzo con un antipasto di salame cotto, salame al pepe e pancetta stagionata, con un succulento primo di agnolotti al sugo di stufato di manzo ed un secondo piatto di stufato di manzo e carotine cotte, abbinate al Bianco “San Vito”, una Doc di uve Timorasso selezionate del 2014.
Come vini infatti Valli Unite produce il famoso bianco autoctono Timorasso (riscoperto come vitigno grazie a un’intuizione geniale di Walter Massa) in tre versioni, poi lo spumante di uve Cortese “Allegretto”, il Bianco fermo di Uve Cortese e un Rosato, mentre come rossi spiccano la Barbera,assaggiato dai giornalisti a Livewine allo stand di Valli Unite, la Croatina e il Dolcetto.
La giornata si è rivelata davvero proficua per i giornalisti nella loro visita gustosa, perché hanno potuto toccare con mano da vicino come si lavora bene un territorio e lo si valorizza in tavola e non.

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La Pasticceria Cuccato di Montagnana a Borghi d’Europa 2017

La storica Pasticceria Cuccato di Montagnana è stata inserita dai giornalisti e dai comunicatori della rete dei borghi europei del gusto, nei percorsi di informazione di Borghi d’Europa 2017, che continueranno a far conoscere la Bassa Padovana in Italia e in Europa.
Francesca e Andrea racconteranno le loro dolci delizie nel corso della trasmissione multimediale L’Italia del Gusto, al volgere delle stagioni.
Così, mentre si chiude con successo il Carnevale, decollano le iniziative di informazione legate
alla storia del territorio.
Borghi d’Europa 2017 prevede ben tre percorsi per la provincia di Padova :
Vigonza, Borgo del Gusto ( in occasione della candidatura di Vigonza per l’Itinerario
Culturale ATRIUM, L’architettura nei regimi totalitari del XX secolo) : servizi informativi e stages
di informazione ; Comunicare nelle Terre delle Basse ; Padova in Cucina : incontri a convivio,con i protagonisti della storia e della cultura ; Partecipazione di Padova in Cucina a stages in altre zone e borghi,per presentare le proprie tipicità.

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LE BACCHE DI GOJI ITALIANO PRESENTATE AL RISTORANTE BIO.IT A MILANO


La redazione di Borghi d’Europa ha presenziato all’evento stampa pre Golosaria sul Goji Italiano, 100% made in Italy
Milano, 8 Novembre 2016- Le bacche rosse di Goji biologiche possiedono molte virtù per il benessere e la salute di ogni persona: per esempio fanno bene alla vista, alla pelle, ai capelli, all’apparato circolatorio, a quello respiratorio, a quello digerente, oltre a contenere molte più vitamine A, B e C di tanti altri alimenti quali carni, latte altri frutti rossi.
Nel Sud Italia ci sono decine di aziende che producono bacche di Goji Italiano di qualità, che formano la Filiera Multiregionale del Goji Italiano e attraverso la Rete d’imprese Lykion, che tratta la commercializzazione della bacca fresca e trasformata.
La Rete Lykion ha presentato alla stampa specializzata questo prodotto altamente qualitativo lo scorso venerdì 4 novembre, presso il Ristorante Bio.it in centro a Milano, prima di partecipare all’importante rassegna Golosaria, dal 5 al 7 novembre u.s. .
A questo evento stampa ha presenziato la Redazione di Borghi d’Europa, che al termine della conferenza, ha avuto il piacere di capire meglio la versatilità del Goji Italiano, degustandolo in diverse pietanze, preparate dallo chef Enzo Cannatà.
Va inoltre sottolineto che le bacche di Goji Italiano si possono trovare in varie confetture extra, come ad esempio la confettura extra di Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP e bacche fresche bio di Goji Italiano o la marmellata extra di Bergamotto con bacche fresche bio di Goji Italiano.

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Borghi Europei del Gusto lungo i Percorsi della Fede: spiritualità e antichi sapori in Emilia Romagna


Luoghi e storie saranno presentati nel corso della rassegna “Borghi d’Europa”, in programma dal 1 al 4 dicembre nella Bassa Padovana e Bassa Veronese

FORLI’-CESENA – Antichi sapori rivivono lungo le strade su cui, nei secoli, sono passati pellegrini e viaggiatori spinti dalla ricerca di spiritualità.

Il progetto “I Percorsi della Fede”, ricco di avvincenti itinerari turistici a carattere culturale, si intreccia infatti con l’associazione internazionale Azione Borghi del Gusto, che ha sede a Padova, pronta ad avviare una serie di eventi specifici in Emilia-Romagna.
L’iniziativa emiliano-romagnola è patrocinata da UCSI ER (Unione Cattolica Stampa Italiana sezione Emilia Romagna): i santuari presi in esame sono l’Abbazia di Santa Maria del Monte di Cesena (FC), l’Eremo di Montepaolo di Dovadola (FC), il Santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo (BO), il Santuario di Bocca di Rio (BO) e il Santuario della Madonna di San Luca (BO).

Delegati e rappresentanti dell’Emilia Romagna per “I Percorsi della Fede” presenteranno i luoghi e i siti dal punto di vista storico, culturale e produttivo nel corso della rassegna informativa “Borghi d’Europa”, che si terrà nella Bassa Padovana e nella Bassa Veronese dal 1 al 4 dicembre prossimo.

Associazione Internazionale
Azione Borghi Europei del Gusto
L’Associazione Internazionale “Azione Borghi Europei del Gusto” è nata nel 2007 dalla collaborazione fra La Rotta dei Fenici, Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, e la rete di informazione “L’Italia del Gusto”, con lo scopo di valorizzare e promuovere la conoscenza, lo sviluppo e la diffusione delle culture locali in tutte le loro espressioni.
Il progetto intende unire e collegare borghi e territori europei poco conosciuti e valorizzati, per creare una rete di scambi culturali e istituzionali di ampio respiro.
In particolare, mira alla salvaguardia di quelle terre di cui normalmente non si parla nelle pagine dei giornali, dei territori e dei borghi meno conosciuti in Italia e in Europa.

Nel marzo del 2009 il progetto si è trasformato in “Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto”, che fonda la sua operatività su una rete aperta alla partecipazione di enti locali (Comuni, Unioni di comuni, Comunità collinari, Consorzi) e associazioni che operano nelle comunità locali stesse, che si impegnano a incrociare e confrontare le proprie esperienze e le proprie politiche, ispirandosi ai principi dell’interculturalismo del Consiglio d’Europa.

Nel 2009 erano 30 i borghi e i territori italiani aderenti. In Europa, l’associazione è presente in 15 Stati. È organizzata per unità tematiche che sono chiamate “Azioni”: Azione Terre della Storia, Azione Aquositas (Terre d’Acqua), Azione Tavola di Budoia (terre di montagna), Azione Collinando (terre di collina), Azione I Binari del Gusto, Azione EuroVinum (Terre del Vino). Ogni Azione interessa un circuito di borghi e territori.

Ogni Azione è aperta alla partecipazione di tutte le Reti italiane ed europee che desiderano partecipare, per segnalare iniziative e progetti che l’Azione stessa provvederà a fare conoscere e a comunicare, mediante un’attività di ufficio stampa locale, regionale, nazionale e internazionale.

INFO:
Roberta Brunazzi
347 4160827
[email protected]

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L’An de la fan a Cappella Maggiore


L’AN DE LA FAN
21 E 22 MAGGIO – CAPPELLA MAGGIORE

La rievocazione storica del passaggio dei profughi in ricordo dell’occupazione del 1917, si è tenuta
a Cappella Maggiore nei giorni 21 e 22 maggio.
Sabato si è svolta la presentazione e l’apertura della rievocazione storica con lo schieramento dei Reggimenti di Tradizione austro ungarici con bandiera reggimentale, profughi e prigionieri – presso il campo militare Villa Garbellotto – Via della Paglia
Domenica la partenza dei carri profughi e del gruppo reparto salmerie della sezione A.N.A. di Vittorio Veneto, scortati dalle truppe di occupazione austro ungariche provenienti dal Trentino Alto Adige, Austria e Slovenia, in uniforme storica.
Nel corso della manifestazione ha funzionato il servizio enogastronomico con specialità culinarie di una volta : i figadei con la polenta e la tosea (rigorosamente di AgriCansiglio), la fortaia coe spondoe e altre specialità. La cucina è stata curata dal team di cucina del ristorante pizzeria Tabialà di Cappella Maggiore che , nell’occasione,ha tenuto chiuso il proprio locale.

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L’IRLANDA A MILANO, VETRINA DEL GUSTO: IL PUB MULLIGANS


Milano, 11 Aprile 2016- Continuano le iniziative d’informazione delle Associazioni Borghi Europei del Gusto e l’Altratavola a Milano, volte a valorizzare le tipicità irlandesi in Italia: stavolta è stato visitato il Pub Mulligans di Via General Govone 38.
Correva l’anno 1994 quando i fratelli Giuseppe e Alviero Bertoni, dopo un’accurato viaggio in Irlanda per comprendere la vera cultura del pub, decisero di trasformare la Trattoria Porta Bella di famiglia, esistente dal 1968, nell’attuale Mulligans, elegante birreria irlandese.
La scelta fatta dai due fratelli Bertoni si è rivelata vincente, perché mossa dalla passione per l’enogastronomia e dalla voglia di fare qualcosa di diverso: nel 1999 il Mulligans ha ricevuto l’ambito titolo di Accademia della Birra.
Le birre più importanti di questo pub sono la Guinness, la Harp, le 2 Kilkenny ( cream e strong ale) e altre come la East Ipa Brooklyn. A rotazione vi sono poi delle birre a pompa, originali real ale in cask da 41 l a doppia apertura (più usati da nessuno).
La clientela più esigente ed esperta può trovare anche un’impareggiabile carta dei whisky in mescita (circa 100) , mentre in collezione il locale dispone di circa 1200 etichette. Giuseppe Bertoni ha spiegato che come irish pub sono proprietari dell’unica botte venduta in Italia di Bushmills Millennium, un distillato di 25 anni puro malto, concepito per brindare al nuovo millennio.
Passando alla cucina, il Mulligans propone la classici piatti della tradizione irlandese come il manzo alla guinness, la shepherd’s pie o il colcannon, un pasticcio di origine celtica, fatto di verze, patate con salsiccia.
Quando si entra in questo pub si rimane colpiti dall’arredamento, che rispecchia il perfetto stile dublinese tra ampi tavoli, divanetti morbidi, gli alti sgabelli del bancone in legno massello, originali lampade in vetro marmorizzato, un vero caminetto e boccali appesi ovunque, per la gioia dei veri appassionati del gusto irlandese.

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Bikel by Saiel interviene in Europa sui temi della mobilità elettrica

Il tema delle ciclovie e del recupero delle ferrovie dismesse è sempre stato al centro delle iniziative di informazione della rete dei borghi europei del gusto.

L’Azione I Binari del Gusto mette insieme un circuito di borghi lungo le ferrovie dimenticate.

Da oltre cinque anni la rete partecipa alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, promossa
da Co.Mo.Do., una confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità alternativa, tempo libero e attività outdoor. Un tavolo allargato di discussione e proposta sui temi della mobilità dolce, dell’uso del tempo libero, del turismo e dell’attività all’aria aperta con mezzi e forme ecocompatibili.

Nel suo percorso la rete ha incontrato l’azienda Bikel ,che nasce dalle esperienze imprenditoriali dei fratelli Baggio, in quel di Gaiarine (Treviso),con la Saiel srl (che da sempre si occupa di impianti elettrici, mobilità elettrica,ecc.).

La passione per la bicicletta e la cultura professionale hanno portato alla nascita di Bikel.

“Ormai le e-bike, cioè le biciclette a pedalata assistita da un motore elettrico, hanno fatto tantissima strada nella tecnologia e nel design, anche grazie a una richiesta del mercato che aumenta ogni giorno. Il costo del carburante e dei parcheggi, la mancanza di costi fissi (niente bollo, assicurazione o casco), il desiderio di un modo di muoversi più sano e rispettoso dell’ambiente, hanno determinato il successo delle biciclette elettriche anche in Italia, sull’esempio dei paesi del Nord Europa.Per chi vuole andare al lavoro senza problemi in abiti da ufficio, per chi desidera pedalare e tenersi in forma senza faticare troppo, per chi cerca un contatto con la natura nel tempo libero ma non ha l’allenamento fisico per affrontare salite e sterrati, oppure che di vuole semplicemente andare a fare la spesa o accompagnare il bambino all’asilo o a scuola, in tutta tranquillità e sicurezza: c’è una e-bike per ogni esigenza e Bikel vi propone tutte le migliori marche e i modelli più recenti.”

Chi possiede già una bicicletta di qualità, con un apposito kit è possibile modificarla e utilizzarla come una bici elettrica, risparmiando sul costo iniziale di acquisto. Bikel utilizza i componenti delle migliori marche, in particolare motori Bfang / 8FUN e batterie Samsung / Panasonic, con i relativi ricambi, per garantire la massima qualità, le migliori prestazioni ed un’autonomia ai massimi livelli.

Inoltre Bikel offre una Garanzia 24 mesi su tutte le componenti elettriche e meccaniche e di 12 mesi sulle batterie. La garanzia ha validità dalla data comprovata da un documento fiscale valido (ricevuta fiscale o fattura d’acquisto) per il periodo previsto dalla legge vigente (Decr. Leg. 2/02/02 n. 24 attuativo della Direttiva 1099/44/CE) ovvero pari a 24 mesi, in caso di acquisto con ricevuta fiscale, o 12 mesi in caso di acquisto con fattura fiscale.

Per tutti questi buoni motivi la rete dei Borghi Europei del Gusto ha inserito le tematiche della mobilità elettrica tra i temi delle iniziative del IX Festival Europeo sulle Ferrovie Dimenticate ( 6 marzo-30 aprile),chiedendo a Bikel, by Saiel di partecipare attivamente,incontrando il mondo dell’informazione a Milano, Gaiarine (con uno stage organizzato in Azienda) e realizzando un materiale didattico sulle energie rinnovabili.

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Emanuele Spader e la porchetta ( romana e trevisana)


La Porchetta è un prodotto tipico dell’Italia centrale, la sua storia si perde nella notte dei tempi, si narra che l’Imperatore Nerone fosse un estimatore della porchetta prodotta nell’area dei Castelli Romani. La Porchetta di Ariccia ha ottenuto il riconoscimento Riconoscimento IGP: Reg. 567/2011.

La notorietà della Porchetta di Ariccia risale al 1950 quando i porchettari di Ariccia allestirono la prima “Sagra della Porchetta di Ariccia”, con lo scopo di celebrare e far conoscere questo prodotto ariccino. Da allora ogni anno ad Ariccia si svolge la Sagra della Porchetta di Ariccia, suggestiva e caratteristica dove viene offerta la porchetta su banchi addobbati a festa da venditori vestiti con gli abiti tradizionali ariccini, il culmine della Sagra avviene con il tradizionale lancio dei Panini con Porchetta.

Emanuele Spader, titolare del Salumificio Spader in quel di Mosnigo di Moriago della Battaglia,si è fatto conoscere ed apprezzare per la sua porchetta alla trevigiana.

Come specialità trevigiana la porchetta nasce solo nel 1919, tenuta a battesimo da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei Trecento a Treviso.

La porchetta trevigiana, da considerarsi una preparazione moderna, è molto diversa dalla ricetta del centro Italia. Si presenta, infatti, come una specie di prosciutto ottenuto da un maiale che abbia meno di un anno, può essere con ossa o disossata, ma sempre a forma cilindrica. Presenta internamente una colorazione bianchiccia, con delle parti in cui è evidente la speziatura, mentre esternamente si presenta dorata.

È molto fragrante, saporita e gustosa e può essere arricchita di altri sapori e, soprattutto negli ultimi tempi, riprendendo la tradizione in auge nel Rinascimento, la cultura e la bravura di numerosi cuochi sa regalare risultati di grande interesse. A soddisfazione dei buongustai ricordiamo che la porchetta non è un alimento grasso, poiché nella fase di cottura i grassi vengono sciolti dal calore e raccolti in leccarde o in speciali vaschette. Una volta pronta, la porchetta va servita fredda e, nonostante sia (deve essere) priva di additivi e conservanti, rimane saporita e fragrante almeno per due settimane se mantenuta in luogo refrigerato.

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La Stiria : il cuore verde dell’Austria

L’Ente Turistico della Stiria è intervenuto alle giornate internazionali di Comunicare per Esistere
a Buje (Croazia), per presentare le eccellenze della regione.

La Stiria è il Land più verde dell’Austria, nel suo cuore verde, con oltre il 60% di boschi e foreste. Il paese delle montagne e delle foreste, del vino e dei giardini, delle città e dei divertimenti. In Stiria tutto è tipico. In primo luogo è naturale la cordialità degli uomini e poi i numerosi prodotti che crescono tutto intorno: zucche, mele o lo straordinario vino, i cui grappoli maturano lungo le pendici disposte a sud.
I 117 ristoranti e trattorie Kulinarium e i loro numerosissimi colleghi ovunque nel paese sanno esattamente come deve essere preparata e cucinata la tenera carne Almo, originaria della Stiria, in che modo devono essere servite le numerose pietanze che si ottengono da questo giardino della natura e come viziarvi in tutti i modi possibili.
A proposito: il cuore verde dell’Austria non vi vizierà solo dal punto di vista gastronomico. Ogni paesaggio è in sé un piacere per gli occhi.
Imponente e montuoso a Nord, dove si staglia il massiccio dei Dachstein, con i suoi quasi 3.000 mt di altezza. Lì inizia il Salzkammergut. Dove si staglia anche il più recente parco nazionale austriaco, quello del Gesäuse con le sue gole mozzafiato. Dove in inverno gli sciatori possono contare su 741 km di piste, dove vi aspettano alcuni dei migliori rifugi dell’intero arco alpino e dove anche lo sci di fondo sta diventando sempre più popolare in 15 premiate località.
A sud, dove le dolci colline dei vigneti lasciano spazio a straordinarie passeggiate e i “Buschenschanken” invitano a una golosa pausa. Dove il prosciutto Vulcano e la zucca e le fonti calde sono impiegate per rilassarsi nell’acqua calda, con grande piacere. Oppure nei giardini in cui si coltivano le mele della Stiria. Giri in bicicletta, escursioni, passeggiate: lasciatevi viziare dall’ospitalità della Stiria.
Ma la Stiria è al tempo stesso la terra del divertimento e delle città: Graz è la capitale del gusto e la città della cultura. “Elevate il vostro spirito” nello Schlossberg, con la sua storica torre dell’orologio, lasciatevi stupire dai celebri tetti di colore rosso, patrimonio dell’Umanità, oppure visitate il teatro dell’opera o uno dei numerosi locali, dopo esservi concessi una visita presso il “friendly alien”, nella Kunsthaus. E poi stupitevi del fascino tutto mediterraneo di questa pulsante città, la seconda dell’Austria. E come, malgrado ciò, abbia saputo conservare il proprio verde.
Ma il verde è il colore della stessa Stiria, verde come il cuore che ha adottato come proprio simbolo.

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Un salto alla Cantina di Sergio Moro, a Col San Martino


Il lavoro dei giornalisti e dei comunicatori della rete dei borghi europei del gusto, prende spunto molto spesso, dalle segnalazioni di amici e conoscenti, amanti del buon e bello vivere.

Così dopo due incontri ( alla Pizzeria Miregò di Miane e ‘La Becaria di Andrea’ di Follina), si è realizzata la visita gustosa all’Azienda Agricola di Sergio Moro, in via Crede a Col San Martino (Farra di Soligo).

E’ una passione antica quella che anima la famiglia : nel 1960 Domenico Moro e la sua famiglia

giunsero come mezzadri sulla terra ove ancor oggi è collocata l’azienda. Successivamente, nel 1972,

divennero proprietari,fondando l’azienda agricola Moro Fratelli. I figli Sergio e Luigino hanno accompagnato per molti anni l’azienda nella storia del Prosecco. Nel 1992 l’impresa si è divisa, creando così l’azienda agricola Sergio Moro.

Ne parliamo con Sergio e con il figlio Erik nella cantina (ultimata nel 2010) : un esempio della laboriosità intelligente delle nostre genti.

“ Coltiviamo soprattutto Glera,il vitigno che darà vita al vino Prosecco. Le uve,lavorate in purezza durante la vinificazione,esaltano le peculiarità che i terreni argillosi dell’azienda sono in grado di

donare,quali sali minerali ed aromi, che accompagnano la maturazione del vino, conferendogli

carattere ed autenticità.”

I vini di casa Moro richiamano in modo diretto il terroir da cui traggono origine.

Vogliamo ricordare il Valdobbiadene Porsecco Superiore docg extra dry ; il Praà Alt (spumante brut) : il Beato (tranquillo) ; il Prosecco doc (frizzante) ; il Belveder (frizzante sur lie, col fondo) e il Collerosso ( da vitigni cabernet franc e merlot).

L’Azienda Agricola Sergio Moro è stata invitata a partecipare dalla rete dei borghi europei del gusto

alle iniziative di informazione intese a valorizzare queseto territorio benedetto e le sue espressioni migliori.

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Il Salumificio Spader a Comunicare per Esistere


Emanuele Spader è il titolare del SALUMIFICIO SPADER ,un’azienda artigianale nata circa 15 anni fa, che in
questi ultimi anni, si è imposta nel settore alimentare con una costante crescita e sviluppo commerciale.
Guidata dal giovane titolare, che l’ha avviata all’età di 23 anni, sfruttando le conoscenze del padre nel settore da oltre 50 (consulente tecnico di produzione per nomi di grosso spessore nel mondo delle industrie produttrici di
salumi cotti e crudi, italiane ed estere), si è specializzata nella produzione di prodotti locali tipici.
Contestualmente a questo forte sviluppo commerciale, l’azienda ha proceduto nel corso di questi ultimi anni a consistenti ammodernamenti ed investimenti nella struttura. In parte per esigenze logistiche e in parte per la voglia di migliorare il forte connubio tra qualità e tecnologia, ora l’azienda si sviluppa in un innovativo laboratorio di 1.200 mq con impianti e strutture d’ultima generazione.
Questo ha favorito l’evoluzione qualitativa d’alcuni prodotti, che hanno permesso al SALUMIFICIO SPADER di puntare ad un mercato con una clientela dai palati raffinati e con esigenze sempre maggiori grazie ai quali è nata la collaborazione con la nota CANTINA BISOL di Valdobbiadene (TV), con cui sono stati creati alcuni prodotti dedicati alla loro clientela, che ricopre maggiormente l’alta ristorazione e gastronomia nazionale e internazionale come ad esempioAIR DOLOMITI del gruppo LUFTHANSA (prodotti SPADER inseriti nei menu di businessclass e firstclass) o l’associazione SLOW FOOD e altri operatori del mondo horeca.

I PRODOTTI, derivano tutti da scrupolosi controlli nella scelta degli ingredienti, la rigorosa selezione dei fornitori e la massima cura nella fase di lavorazione, che ci consentono di garantire l’elevata qualità dei nostri
salumi. Il tutto sempre nel rispetto della tradizione e delle antiche ricette di produzione.
Cavallo di battaglia di quest’azienda, è senza dubbio la PORCHETTA TREVIGIANA,
che ricopre il 60% della produzione aziendale,anche se negli ultimi anni,l’azienda si è specializzata
nella produzione di altri articoli rivolti a tutto il territorio nazionale ed estero come la pancetta bacon cruda affumicata, la pancetta stufata singola e doppia, il salame tipo napoli piccante,la lingua salmistrata cotta a bauletto suina e bovina,manzo cotto tipo roastbeef inglese di fesa e sottofesa, il guanciale nazionale stagionato.

Il nuovo stabilimento sorge a Moriago della Battaglia un piccolo paese a pochi chilometri da Valdobbiadene immerso nelle note colline del PROSECCO DOCG, nel cuore della regione Veneto.

Il Salumificio Spader partecipa quale partner di informazione alle iniziative di Comunicare per Esistere, il progetto sostenuto dalla rete dei borghi europei del gusto.

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Osteria All’Anfora – la vostra grande famiglia a Padova


Aperta dal 4 dicembre 1992, e sita in Via dei Soncini vicino a Piazza delle Erbe a Padova, questa tipica osteria veneta è gestita dal simpatico Alberto che, insieme ai suoi collaboratori sa regalarvi un sorriso e 4 chiacchiere tutti i giorni.

Si inizia la mattina con le colazioni, con gli aperitivi prima del pranzo, il cui menù viene scritto a mano ogni giorno, per poi arrivare al pre serata con le ombre, non i soliti spritz; e per chi vuole, anche a cena potrete deliziare le vostre papille gustative.

La forza dell’osteria? La grande famiglia scelta da Alberto: persone che da anni lo affiancano in questo lavoro tra clienti italiani e stranieri di tutte le età, un team affiatato e dove la sincerità la fa da padrona.

Ogni giorno il buon Alberto si reca al mercato e compra personalmente gli ingredienti protagonisti dei suoi piatti, che tra un’ombra e l’altra accompagneranno i vostri momenti di convivialità all’interno di questo locale.

E allora venite a provare, Buon appetito!

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