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Intervista a Giovanni Gelmetti, ideatore della Giax Tower, sul Festival del Cinema

1)      Si è tenuta la 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia, al Lido di Venezia.

Era presente al vernissage di apertura?

Certo che sì. Amo ogni ramo della cultura e dell’arte, è molto interessante seguire eventi di tale spessore come la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, soprattutto per la straordinaria sensibilità che alcuni registi, dimostrano con il proprio estro creativo.

 

2)      Dal momento che è fotogenico, Le piacerebbe recitare la parte di un imprenditore in un film?

Sinceramente non ci ho mai pensato, anche perché non me l’hanno ancora chiesto. Se mi venisse proposto, chissà… magari accetterei!

 

3)      Quale il Suo regista preferito?

Francis Ford Coppola, che ho avuto anche la fortuna di conoscere a New York e Steven Spielberg, ma devo dire che ce ne sono di molto bravi in Italia, ad esempio Gabriele Muccino e Ferzan Özpetek.

 

4)      Le piacerebbe far realizzare un documentario dedicato al progetto Giax Tower?

Sa che ci stiamo lavorando? I criteri con il quale è costruita sono innovativi e di particolare interesse, soprattutto in questo periodo, in quanto ha come principi base la salvaguardia dell’ambiente e l’eco-compatibilità, offrendo però soluzioni abitative all’avanguardia.

 

5)      Ha avuto modo di visitare la 55. Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia?

Naturalmente. Come dicevo prima, quando non lavoro, seguo le iniziative cultural artistiche di questo calibro. Anche l’anno scorso, ho visitato la Biennale curata da Sgarbi.

 

6)      Le piacerebbe esporre un plastico o una scultura della Giax Tower alla prossima Biennale d’arte a Venezia?

Beh, questa è una delle domande più simpatiche ed originali che mi abbiano mai fatto.. Bella idea! Direi di metterci subito al lavoro!

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Il noto imprenditore immobiliare Giovanni Gelmetti risponde ad alcune domande sul concorso di Miss Italia

Il rinomato imprenditore immobiliare, Giovanni Gelmetti, ideatore del grattacielo di moda a Milano, la Giax Tower, è stato raggiunto telefonicamente per una breve intervista sul sempre attuale concorso di Miss Italia.

 

1-      Dott. Gelmetti, in aprile 2013 c’è stata la querelle di Miss Italia che ha fatto discutere molto, ne hanno parlato il Presidente della Camera Dott.ssa Laura Boldrini, il Prof. Francesco Alberoni e molti altri. Il risultato è stato la cancellazione della finale del concorso da Rai 1, che invece è stata trasmessa su La7. Cosa ne pensa di questo “cambio di residenza”.

Beh, certamente è stato un grosso cambiamento, dato che Rai 1 è sempre stata considerata la “casa” di Miss Italia. LA7 ha avuto questa preziosa opportunità di trasmettere uno degli eventi più seguiti a livello nazionale e, da quanto ho saputo, il canale televisivo ha già confermato per quest’anno e per i prossimi anni, visto gli straordinari riscontri.

 

2-      Miss Italia è anche un po’ la storia di noi italiani, esiste dal 1939 anche se è approdato in televisione solo nel 1979, ed è molto seguito in tutto il Paese. C’è qualche Miss che ricorda in particolar modo e che l’ha colpita?

Sono rimasto colpito da tutte le vincitrici del titolo più ambito d’Italia, in quanto ognuna di loro ha una bellezza caratteristica, unica ed inimitabile, e tutte sono molto brillanti, capaci e piene di talento. Sono riuscite a tuffarsi da questo trampolino per poi approdare nel mondo della televisione, della moda, del cinema, dello spettacolo, riscuotendo grandi successi, come nel caso di Cristina Chiabotto, Denny Mendez, Martina Colombari, Roberta Capua, Miriam Leone e moltissime altre ancora.

 

3-      Abbiamo saputo dell’invito a far parte della giuria delle selezioni regionali del concorso di Miss Italia 2014. Accetterà di giudicare la donna più bella d’Italia?

Con mio stupore, sono stato contattato dall’organizzazione che mi ha proposto appunto di essere uno dei giurati della tappa lombarda del concorso. Sono rimasto molto lusingato da ciò e spero che i miei numerosi impegni lavorativi mi permettano di accettare l’invito.

 

4-      C’è giunta notizia che Le hanno chiesto di mettere a disposizione la Giax Tower per organizzare le prossime selezioni regionali di Miss Italia. Darà il suo ok?

Per l’edizione di quest’anno sarà difficile, ma di sicuro ci penserò per i prossimi anni!

 

5-      È vero che un noto regista italiano vorrebbe girare delle scene del suo film, in lavorazione, nel parco e negli spazi del Suo grattacielo? Ci da qualche anticipazione?

Sì e sono molto compiaciuto di questa nuova opportunità per la Giax Tower. Ovviamente però, non posso dare alcuna anticipazione, sarà una sorpresa!

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Piero Chiambretti intervista su Radio Rai Uno l’Avv. Pier Luigi Pirandello

L’illustre Avv. Pier Luigi Pirandello, nipote del grande scrittore Luigi e figlio dell’artista Fausto Pirandello, intervistato da Piero Chiambretti su Radio Rai Uno, esprime il suo parere sulle trasmissioni radio e sull’ultima edizione del Festival di Sanremo.

 

D. Avv. Pirandello, abbiamo avuto notizia della sua recente intervista radiofonica con Piero Chiambretti; come è nata l’interessante opportunità di questa sua diretta su Radio Rai Uno?

R. L’idea è stata del manager Salvo Nugnes, mia vecchia conoscenza con il quale abbiamo realizzato diverse mostre di quadri di mio padre Fausto, tra il quale il Festival dei Due Mondi di Spoleto.

 

D. E’ stata la sua prima intervista rilasciata in radio?

R. No, mi hanno già intervistato in occasione di una trasmissione sul Comune di Anticoli-Corrado, in quanto mio padre Fausto Pirandello, pittore, ha vissuto in questo paese del Lazio, a 60 km da Roma sulla via Tiburtina, e ha sposato una bella Anticolana. Quindi conosco bene questo comune e ne ho parlato spesso. I suoi abitanti sono molto affettuosi con gli artisti, e viceversa. Nella sua piazza principale c’è la bellissima fontana disegnata da Arturo Martini; il paese ospita anche un importante Museo al quale molti artisti hanno donato le loro opere, tra cui mio padre.

 

D. Era emozionato all’idea di essere sentito da numerosissimi ascoltatori?

R. Si molto, perché mi chiedo sempre se rispondo bene o male. Ho il dubbio che mi angoscia l’anima, di dire cose non proprio esatte. Sapere di essere ascoltato mi emoziona parecchio.

 

D. E’ un abituale ascoltatore della radio? Cosa segue più spesso, musica o programmi?

R. Si, sono un abituale ascoltatore della radio. Ascolto molte interviste, specialmente quelle del Prof. Stefano Mensurati, che il sabato conduce l’interessante trasmissione “A tu per tu”, sempre su Radio Uno.

 

D. Quali sono stati gli spunti dell’intervista fatta da Chiambretti? Su quali argomenti avete conversato?

R. In questo periodo si parla spesso di molti giovani che vanno all’Estero e poi rimangono lì. Quando mio nonno Luigi Pirandello se ne andò dal Bel Paese, si laureò a Bonne e poi tornò in Italia. Allora era forse più semplice trovare lavoro tornando dall’Estero. Invece ora ho molti miei amici che sono ancora a Berlino, Londra o Parigi. Anche mio padre è andato a Parigi e io sono nato a lì. Molti artisti, il meglio della pittura italiana, soprattutto nel primo dopoguerra, hanno vissuto a Parigi, perché si riconoscevano nella capitale francese. Mio papà ha deciso poi di tornare in Italia, così come anche mio nonno dalla Germania. Insomma, secondo me bisogna sempre tornare e stare vicino a questa Nazione, che ha delle belle tradizioni artistiche. Soltanto che il mercato dell’arte è più importante forse a Parigi o a Londra e New York che non a Roma, purtroppo, e anche questo infine è importante.

 

D. Ha visto la recente performance sanremese? Le è piaciuta l’impostazione globale della manifestazione?

R. L’ho vista, molto interessante. Fabio Fazio ha diretto perfettamente il Festival, mi è piaciuto.

 

D. Ha mai assistito di persona al Festival canoro?

R. No, sono un ometto tranquillo, se mi invitano vengo, se no non vado a bussare. Mi farebbe piacere, ma ormai sono vecchio. Sono un bravo ragazzo o meglio un bravo vecchietto, ho 86 anni; mi piace assistere alle manifestazioni artistiche e questo Festival di Sanremo è stato un evento artistico di primissimo piano.

 

D. Condivide la scelta sulla vittoria di Arisa? Quali altri cantanti le sono piaciuti?

R. Mi sembra sia stata una bellissima vittoria, un nome nuovo, è importante che vadano avanti i giovani talenti. Erano comunque tutti cantanti di ottimo livello. Poi la regia era molta buona, con la Littizzetto e Fazio, che mi piace molto e fa interviste interessanti, anche nella sua trasmissione  “Che Tempo che Fa”.

 

D. Le piace la musica in generale?

R. La musica mi piace, prediligo soprattutto quella classica. Adoro Beethoven, l’”Eroica” mi piace moltissimo, uno dei suoi brani più commoventi.

 

D. Un commento sul confronto in parallelo tra arte e musica.

R. La musica è uno degli aspetti più importanti dell’arte. E’ forse la prima forma artistica, anche dal punto di vista cronologico, perché quello di cantare è un bisogno insito nell’uomo, un’attività per liberare l’anima dai problemi che ci assalgono.

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Il noto Dott. Bruno Bassetto intervistato sul mondo della chirurgia estetica e sulla sua formazione nell’ambito

Intervistato il Dott. Bruno Bassetto, specialista in chirurgia Estetica e Plastica, conosciuto in tutto il Veneto per la sua bravura, la sua passione e dedizione per il lavoro, coronato da più di 5000 interventi specialistici e numerose pubblicazioni sulla chirurgia Estetica.

Dove ha studiato?

Mi sono laureato in medicina e chirurgia e specializzato in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Università degli Studi di Padova.

Cosa l’ha portata ad entrare nel mondo della chirurgia Estetica?

Alla fine del mio corso di studi ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il Prof. Gianfranco Girardi, Primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza, che mi ha aiutato e fatto appassionare a questa specialità. Il Prof. Girardi è stato uno dei pionieri della chirurgia plastica ed Estetica in Italia e all’estero.

Quali sono le doti che un chirurgo plastico deve avere?

Resistenza allo stress, accurata preparazione ed esperienza, sicurezza, capacità decisionale, senso dell’Estetica, capacità organizzativa, sensibilità alle esigenze del paziente, capacità di selezionare il personale di supporto, capacità di valutare l’opportunità o meno dell’intervento richiesto e il risultato ottenibile.

Dal 1984 al 2002 ha lavorato nel Reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza dove ha ricoperto le funzioni di dirigente medico di I livello e di vice primario. Come ricorda questi anni lavorativi?

Sono stati anni di importante formazione professionale e collaborazione con importanti professionisti nell’arte della chirurgia Estetica sia italiani che stranieri. In Ospedale, ho acquisito le fondamentali nozioni e conoscenze per poter essere un chirurgo estetico capace e quindi di successo. Sicuramente sono stati anni molto impegnativi e faticosi che mi hanno fatto acquisire molta sicurezza per risolvere anche le eventuali complicanze degli interventi.

Ha lavorato anche negli Stati Uniti?

No, ho frequentato il reparto del Dott. Argenta ad Ann Harbour, Michigan.

Dove esercita la Sua professione?

A Marostica, presso la mia Clinica di chirurgia Estetica, presso la casa di cura Villa Berica di Vicenza. Visito a Padova, presso la casa di cura Diaz, a Trento in un ambulatorio e a Vicenza presso il Poliambulatorio SEFAMO.

Quali le pubblicazioni a cui ha collaborato?

Ho collaborato nelle seguenti pubblicazioni: Otoplastica secondo Mustardè (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) e Correzione Funzionale ed Estetica del naso a sella (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) entrambe con M. Pegoraro e L. Friede.

Quale il congresso in Italia più importante a cui ha partecipato?

In Italia i congressi più importanti sono quelli annuali delle mie Società: SICPRE e AICPE a cui partecipo sempre.

Quale il congresso all’estero più importante a cui ha partecipato?

Quello a Stoccolma del Dott. Per Hedén sulla Mastoplastica additiva.

E’ appassionante il suo lavoro?

Sicuramente si.

Che consigli darebbe ad un giovane chirurgo?

Essere consapevole che, prima di operare pazienti sani per motivi estetici, deve avere una preparazione notevole basata su anni di pratica chirurgica, guidata da Maestri nel settore. Sembra tutto facile ma, nella branca specialistica di chirurgia Estetica, non c’è niente di semplice o di improvvisato!

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Speciale intervista a Katia Ricciarelli in occasione del suo atteso spettacolo “Altro di me” presso il prestigioso Pala Banco di Brescia il 21 Marzo

L’atteso evento nasce dalla sinergica collaborazione organizzativa di due importanti società: la Free Event e l’Agenzia Promoter.

1) Innanzitutto ci racconta quando e come ha avuto l’idea per questo speciale spettacolo?

L’idea trova la prima fonte ispiratrice nel mio libro “Altro di me non saprei narrare” scritto in chiave autobiografica e contenente la stupenda prefazione introduttiva di Vittorio Sgarbi. Ho pensato alla possibilità di trasformarlo in performance teatrale, in uno show in forma di recital cantato e musicato, che potesse generare emozione e coinvolgimento del pubblico, per raccontare la mia storia di vita ampliando e rivisitando la dimensione strettamente narrativa contenuta nel testo.

2) E’ vero, che ha chiesto la collaborazione di Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime per la realizzazione del progetto?

Ho scelto due eccellenti nomi, maestri della storia dello spettacolo, come autori, Costanzo e Vaime e mi sono affidata alla loro consolidata esperienza professionale. Mi sono rivolta a Costanzo regalandogli una copia del libro, per sapere da lui se poteva essere buona l’idea di farlo diventare uno show da palcoscenico. Costanzo a sua volta ne ha parlato a Vaime ed entrambi l’hanno considerata un’opportunità molto interessante da sviluppare e hanno coinvolto il talentuoso regista Marco Mattolini. 

3) Come si svolge lo spettacolo?

Premetto, che non si tratta di un concerto di musica lirica nel senso stretto del termine, anche se ovviamente non mancherà la musica con un repertorio, che va dall’aria d’opera alla romanza da salotto, alla canzone d’autore, con l’accompagnamento di cinque musicisti d’eccezione. E’ una commedia frizzante, divertente, ricca di episodi inediti e dialoghi entusiasmanti, nel corso della quale il pubblico potrà assistere a una Katia Ricciarelli in una veste forse più insolita, ma sicuramente più accattivante. Lo show è stato concepito come un dialogo libero e aperto, in cui parlo di me a un giovane tenore, che è venuto a farsi ascoltare durante un’audizione. Gli svelo e gli descrivo vicende e aneddoti della mia vita privata e professionale, come se aprissi e leggessi dinanzi a lui le pagine di un diario virtuale.

Il tenore, che mi accompagna sul palco è Francesco Zingariello, una voce magnifica del panorama lirico, una personalità di grande spicco tra le nuove generazioni canore, che ho voluto accanto proprio per queste sue virtuose doti innate, offrendogli l’occasione di cimentarsi in uno show al di fuori dei tradizionali schemi. A rendere ancora più emozionante lo spettacolo ci saranno delle proiezioni di immagini e foto inedite, tratte dal mio album dei ricordi, per rivelare i momenti e gli attimi di intimità vissuti insieme a coloro, che hanno reso speciale la mia vita.

4) Oltre a Zingariello, chi la affianca durante la performance?

Altro tassello significativo dello spettacolo è la partecipazione straordinaria dei due ballerini Simona De Nittis e Sebastiano Meli, che faranno da coreografica cornice all’esibizione mia e di Zingariello. Sono una presenza preziosa per valorizzare l’alternanza tra il canto e le conversazioni dialogate e generare suggestive atmosfere di contorno di notevole impatto per gli spettatori

5) E’ compiaciuta di esibirsi a Brescia, in un contesto artistico-culturale così illustre come il Pala Banco?

Brescia mi ha sempre accolto benissimo e ci ritorno molto volentieri ad esibirmi. E’ una città vivace, sensibile, attenta e partecipe alle iniziative artistico-culturali in generale. Sono assai compiaciuta di portare il mio spettacolo all’interno di una struttura di pregio come il Pala Banco e sono certa, che sarà una serata di piacevole intrattenimento e il pubblico bresciano mi riserverà una calorosa accoglienza.

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Agenzia Promoter: 5 febbraio 2014 prima giornata nazionale contro lo spreco alimentare, le considerazioni del noto manager Salvo Nugnes

1) L’opinione pubblica è mobilitata su questo imponente problema etico-sociale; come considera questa iniziativa nazionale istituita dal Ministero dell’Ambiente?

E’ certamente un modo per tenere alto il livello d’attenzione popolare su una questione di così delicata gestione. Ritengo, sia assolutamente prioritario recuperare lo spreco alimentare, che gli anni del consumismo sfrenato hanno trasmesso quasi come uno stile di vita abitudinario, un ménage domestico di uso comune. Poi, è necessario innescare una concreta azione preventiva per bloccarlo sul nascere.

Questo meccanismo di prevenzione deve partire già dall’ambito educativo famigliare per poi estendersi alle scuole e creare un’informazione precisa e dettagliata sull’argomento.

 

3) Pensa sia positiva la partecipazione ufficiale da parte del WWF, che prenderà parte anche alla consulta sul tema, che si tiene a Roma?

Direi, che il ruolo attivo del WWF è fondamentale per sottolineare il forte danno provocato dalla spreco alimentare sulla biodiversità, che si ripercuote su vari settori, con un sistema produttivo globale, che disperde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali prima, che giungano sulle tavole. Il WWF poi è impegnato per sviluppare specifiche iniziative di sensibilizzazione, collaborando con aziende della grande distribuzione e food service.

 

4) A suo parere, quanto pesa la responsabilità dei consumatori sullo spreco?

Direi, che purtroppo assume una portata rilevante, poiché da una statistica recente emerge come i consumatori spendono in media 360,00 € all’anno in cibo, che poi viene buttato senza essere consumato. Da questi dati inoltre, si comprende come il peso ambientale di ciò che viene sprecato dipende non soltanto dalla quantità, ma anche dal tipo di alimento, ad esempio la carne comporta uno spreco assai maggiore rispetto alla pasta in uguale quantitativo. E’ indispensabile, anche in previsione dell’Expo 2015 dedicato al tema della nutrizione del pianeta, valutare un radicale cambio di rotta nelle abitudini acquisite erroneamente.

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Fotogiornalisti e Nuove tecnologie

Quali sono le nuove sfide e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie?

Cerchiamo di saperne di più da Alessandro Fiocchi, amministratore con Andrea Vignoli del portale FotoModena, che ha deciso di dedicarsi a 360 gradi a raccontare, luoghi, eventi e protagonisti della sua Modena.

In questa breve chiacchierata ci parla della sua esperienza, più che ventennale, nel mondo del fotogiornalismo.

Salve Alessandro, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. E’ importante portare alla luce esperienze positive come la tua!

I. Quando e come ha avuto inizio la tua passione per la fotografia?

A. “Fin da bambino (avevo 7 anni) sono stato attratto dalla fotografia, ma la certezza la ebbi dopo qualche anno, quando sono entrato per la prima volta nella redazione di un quotidiano a 16 anni”.

I. E quando hai capito che questa passione poteva diventare anche una professione?

A. “Il passaggio è avvenuto dopo aver collaborato per qualche anno con un quotidiano locale”.

I. Ti occupi di fotogiornalismo a Modena, da cosa è stata dettata questa scelta?

A. “Credo che il fotogiornalismo permetta di raccontare alla gente quello che accade nel mondo esterno a 360 gradi”. Inoltre, scegliendo di lavorare in una specifica realtà geografica si ha la possibilità di conoscere il territorio e di farsi conoscere. E’ da 25 anni che lavoro a Modena e provincia e ormai vengo riconosciuto e aiutato nel mio lavoro di giornalista da tutti, dal vigile urbano al sindaco al vescovo”.

I. Chi sono i tuoi principali clienti?

A. “In modo particolare nel mio lavoro mi rivolgo soprattutto agli editori, a qualche privato e stiamo cercando anche di acquisire tra i nostri clienti alcune associazioni culturali, di beneficenza e anche sportive”.

I. Oggi, secondo te, quali sono i fattori che determinano il successo di un fotografo professionista?

A. “La determinazione nella risoluzione dei mille problemi che comporta svolgere un servizio fotogiornalistico e l’abilità nell’offrire ai propri clienti sempre qualcosa in più. Per questo è necessario essere sempre aggiornati sulle novità e sugli strumenti che possono supportare un fotogiornalista a svolgere al meglio il proprio lavoro”.

I. Pensi che le tecnologie possano fornire un notevole aiuto?

A. “Negli ultimi 10 anni sono state fondamentali per migliorare il modo di lavorare. Per me l’esigenza è nata nel momento in cui ho avuto bisogno di realizzare un sito che facilitasse il download delle foto. E’ stato per soddisfare questa esigenza che ho deciso, sotto il consiglio di un utilizzatore, di affidarmi a MomaPIX. Grazie al quale ho potuto offrire agli utenti del mio sito la possibilità di scaricare un numero considerevole di immagini in modo fluido e veloce”.

I. Questo ci fa molto piacere…e quindi, consiglieresti MomaPIXe perché?

A. “Si, lo consiglierei perché è il modo più intelligente per avere un sito internet sempre aggiornato e con una capacità di inserire un numero elevato di immagini, inoltre è possibile adattare il software a specifiche esigenze, sfruttando al meglio le sue potenzialità per migliorare il processo di lavoro”.

I. Qual è secondo te il futuro della professione di fotogiornalista?

A. “Ritengo che per garantire un futuro al fotogiornalismo sia necessario garantire la serietà e la veridicità delle foto e delle notizie che vengono pubblicate. La comunicazione, attraverso le nuove tecnologie è sicuramente importante e avrà sempre più spazio nelle nostre vite ma deve essere sottoposta a controllo. L’obiettivo ultimo è informare la gente e fare sempre delle fotografie il più emozionanti possibili”.

Grazie mille Alessandro per la tua disponibilità e per aver condiviso con noi la tua esperienza e il tuo modo di vivere questa professione.

In bocca al lupo a tutti i fotogiornalisti!

 

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Fotografi 2.0 si nasce…o ci si diventa!

Il digitale, i social network, il commercio elettronico hanno profondamente cambiato la professione dei fotografi: come affrontare le sfide del futuro?

E’ la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. C’è chi, quando incontra qualche difficoltà, vede tutto nero e si fa fagocitare dalla negatività. E chi, al contrario, sfrutta i periodi di crisi come opportunità.

Lo stesso principio vale per la professione di fotografo: molti hanno cessato la propria attività, rimanendo attaccati ad uno stereotipo che non esisteva più. Altri, invece, non si sono arresi al cambiamento ma l’hanno cavalcato, reinventandosi il mestiere per stare al passo coi tempi.

 Abbiamo avuto il piacere di ascoltare la testimonianza di un fotografo professionista che ce l’ha fatta: Giuliano Bernardi, 37 anni di esperienza nel campo, tra i primi utilizzatori di MomaPIX. 

Nell’intervista, ci racconta come è riuscito a rimanere sulla strada del successo in questi anni di profondi mutamenti.

I. Giuliano, innanzitutto grazie per la tua disponibilità all’intervista. E’ importante portare alla luce esperienze positive come la tua! Puoi raccontarci quando e  come hai iniziato la tua carriera di fotografo! Nello specifico, a quali settori si rivolge la tua attività di fotografo?

G. “La mia attività si rivolge principalmente alla fotografia nel settore turistico, ovvero servizi alle scuole di sci, gare di sci, eventi sportivi invernali ed estivi in montagna, matrimoni, cerimonie, eventi culturali, stampa digitale, archivio fotografico, servizi fotografici per alberghi, depliants, virtual tours e riprese e montaggio video.”

I. Insomma, una passione sviluppata davvero a 360 gradi, complimenti! Secondo te, quali sono i fattori che determinano il successo di un fotografo professionista?

G. “Per avere successo bisogna cercare di dare il massimo della qualità ed essere sempre aggiornati all’evoluzione della tecnologia hardware e software. Questo è il motivo per cui, diversi anni fa, ho deciso di rivolgermi a MomaSoft. Senza un team qualificato che pensa a mantenere il mio sito sempre aggiornato, avrei fatto fatica a restare al passo coi tempi”.

 I. E questo fa molto piacere a noi! Cosa trovi utile nell’utilizzo di MomaPIX?

G. “MomaPIX mi permette di mostrare e vendere online sia servizi sportivi che eventi culturali. Il suo utilizzo è semplice ed intuitivo, tutti i miei collaboratori riescono a caricare i servizi con facilità.”

 I. …Allora dicci anche se consiglieresti MomaPIX e perché!

G. “Consiglierei MomaPIX a chi vuole dare un servizio completo, al giorno d’oggi molti clienti chiedono se possono vedere online  le foto che sono state scattate loro, quindi un fotografo che vuole essere aggiornato dovrebbe usare questo servizio senza indugio, sia che lavori per privati, sia per agenzie.”

I. Quali sono per te i vantaggi di un e-commerce?

G. “Nel mio caso, i vantaggi sono diversi. Ad esempio, la possibilità di un concorrente di una gara di vedere le proprie foto dopo poche ore, anche se è tornato a casa in un’altra città o in un altro stato. Oppure i turisti che si sono dimenticati di comprare le foto direttamente in negozio mentre erano in vacanza.

Io ho la possibilità di avere un negozio aperto 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, aumentando le mie occasioni di vendita. I miei clienti hanno a disposizione un servizio efficiente che permette loro di acquistare foto digitali e stampe comodamente seduti in poltrona da casa, che si tratti della garetta di sci del bambino o della foto della lezione con il maestro di sci.  Il mio cliente più lontano è stato un atleta di fama internazionale di corsa in montagna, che ha acquistato le foto dalla Nuova Zelanda!”

I. Certo, fino a qualche anno fa questa era fantascienza…cosa è cambiato in questi anni nella professione del fotografo?

G. “Beh, con il digitale lavorare è molto più facile ma, proprio per questo, la professione ha perso l’aurea che aveva. Bisogna adattarsi al cambiamento: io nel corso degli anni ho chiuso 4 punti vendita, investendo sull’e-commerce a costi molto più bassi”.

I. Quale pensi sia il futuro della professione di fotografo?

G. “Credo che la professione di fotografo sarà sempre più difficile, per diversi fattori quali la sempre maggior facilità di ottenere foto di buon livello con gli apparecchi fotografici, gli smartphones sempre più performanti, il cambiamento indotto dai social networks per il quale tutti si sentono fotografi, grafici e videomaker, e per il cambiamento di mentalità delle nuove generazioni, che non cercano più la qualità ma piuttosto la fruibilità e condivisibilità delle immagini.”

I. C’è qualche consiglio che daresti ai giovani che vogliono avviarsi alla professione di fotografo?

G. “Se a un giovane piace la fotografia, consiglierei di portare avanti la passione come hobby, prima di pensare a farne la sua professione. Bisogna essere consapevoli che il vecchio stereotipo del fotografo non esiste più, i professionisti non possono prescindere dal confrontarsi con le nuove sfide dell’evoluzione tecnologica, dovranno essere fotografi 2.0 e fare la differenza. In tutta sincerità, credo che di fotografi professionisti ne rimarranno pochi, attorniati da una marea di fotoamatori più o meno evoluti.”

Grazie ancora a Giuliano per averci raccontato la sua esperienza…e forza e coraggio a tutti i fotografi che devono dare una nuova marcia alla loro attività!

 

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Federica Brignone Racconta

Un pomeriggio di tardo autunno, dopo l’allenamento sul ghiacciaio del Presena al Passo del Tonale, Federica Brignone viene intervistata da Aminata Gabriella Fall (atleta della nazionale del Senegal). Il tentativo dell’atleta del Senegal di carpire dei segreti dalla campionessa italiana si trasforma in un allegro racconto della Federica privata, dei suoi sogni e del suo futuro oltre al suo rapporto con lo sport e la sua vita di atleta. Ne emerge un ritratto semplice e umano di una ragazza che vive la sua vita con intensità ed entusiasmo e che vede il divertimento in gara e negli allenamenti di tutti i giorni come elemento fondamentale della sua professione di campionessa.

Guarda l’intervista:
http://www.sciitalia.it/news/1206-federica-brignone-racconta

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L’AVV. MARCO CARRA AFFRONTA GRANDI TEMI DI ATTUALITÀ: FEMMINICIDIO E STALKING

 

Marco Carra, affermato avvocato e Consigliere regionale della Lombardia, da sempre attivo nell’ambito del sociale e molto vicino alla comunità, affronta, in un’intervista esclusiva, i grandi temi di attualità del femminicidio e dello stalking.

 

1-UNA RIFLESSIONE SUL CRESCENTE AUMENTO DEI FEMMINICIDI?

Il crescente aumento dei femminicidi è il frutto della crisi economica, morale, etica dovuta ad un ventennio dominato da una  cultura politica  che ha umiliato, svilito denigrato l’essere donna. Tocca agli uomini per primi farsi carico della necessità di spazzare via quella cultura patriarcale ancora così radicata nel nostro Paese. Il femminicidio è un’emergenza sociale, una “strage” e proprio per questo, la politica, a tutti i livelli deve farsene carico. Secondo i dati nazionali più recenti nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise 81 donne, di cui il 75% nel contesto familiare o affettivo.

 

2-QUALI PENSA POSSANO ESSERE LE CARENZE EDUCATIVE CHE SCATENANO QUESTE STRAGI INGIUSTE?

Bisogna rompere le barriere culturali di una società che per certi aspetti è ancora primitiva e arretrata e, al contempo, agire sul fronte istituzionale perché come ha recentemente affermato Laura Boldrini: “Nessuna nuova norma ha senso se non cammina insieme a un profondo cambiamento del nostro modo di pensare, parlare, guardare”. Nessuna forma di repressione e nessun decreto, nemmeno il più repressivo porteranno a risultati se non si insite sulla prevenzione a partire dalla scuola. Bisogna formare i giovani sin dall’infanzia educandoli al rispetto del genere, all’affettività, alla sessualità promuovendo incontri di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università. Un’ottima soluzione potrebbe essere quella di includere nei programmi scolastici di ogni grado, una disciplina finora inedita, una sorta di “educazione sentimentale” incentrata sul rispetto reciproco, sulla parità tra i sessi, sul controllo delle emozioni più intense.

3-COSA DOVREBBE FARE LO STATO PER BLOCCARE QUESTE CONTINUE VIOLENZE?

Incrementare e favorire la nascita di centri antiviolenza, fare in modo che i pochi che esistono non chiudano i battenti per mancanza di fondi, promuovere centri di ascolto e aiuto per uomini abusanti, agevolare la nascita di osservatori che monitorino i femminicidi dicendoci quanti sono davvero e come avvengono. Solo attraverso un monitoraggio preciso del fenomeno si potrà avere un quadro realistico del fenomeno a cui far seguire provvedimenti opportuni ed efficaci.

 

4-COSA DOVREBBE FARE LA FAMIGLIA IN AMBITO FORMATIVO PER INCULCARE I GIUSTI ORIENTAMENTI COMPORTAMENTALI FIN DALLA GIOVANE ETÀ?

La famiglia per prima, deve educare i giovani alle sessualità e al rispetto dei generi crescendo maschi e femmine allo stesso modo a partire dalla partecipazione alla vita familiare e domestica.

La dimensione familiare deve mettere al centro l’affettività e rispetto della differenza dei generi facendo si che queste componenti siano il motore della crescita emotiva delle nuove generazioni. E’ necessario che i genitori educhino i figli al rifiuto e li abituino fin dalla più tenera età all’autonomia emotiva.

 

5-COME VEDE LA CONDIZIONE DELLE DONNE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI? C’È MAGGIOR TUTELA E PREVENZIONE DEI REATI?

Il primo dato su cui riflettere, paradossalmente, è relativo all’occupazione. Una donna che lavora, che è economicamente indipendente più difficilmente rimane vittima di un marito o compagno violento. Sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica è il primo imprescindibile step per la realizzazione delle parità di genere e per una vera emancipazione. In Italia siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità, vero strumento di tutela e della prevenzione dei reati di genere. Per prevenire il femminicidio si deve intervenire anche sulle politiche del lavoro, facendo sì che anche le donne italiane, raggiungono lo stesso grado di occupazione e ed emancipazione sociale. I dati sul femminicidio sono ricchi di luci ed ombre. Un fatto rimane: la violenza di genere esiste, ma i dati più allarmanti non sono in Italia. È la evoluta Germania ad avere il primato con 350 vittime nel 2009, pari al 49,6% delle 706 vittime di omicidio totali e un indice di rischio pari a 0,8 per 100 mila donne residenti, seguita dalla Francia (288 vittime, pari al 34,3% e un indice pari a 0,9) e dal Regno Unito (245, pari al 33,9% e un indice pari a 0,8). Nel dato complessivo per una volta non abbiamo noi la maglia nera.

 

6-UN COMMENTO SULLO STALKING E SULLE VITTIME CHE POI SPESSO DIVENTANO ANCHE OGGETTO DI VIOLENZA FISICA E FEMMINICIDIO.

Un problema serio, un fenomeno in crescita anche quello dello stalking che spesso si traduce nell’atto estremo del femminicidio. Anche in questo caso la prevenzione e l’aiuto alle vittime si deve alle svariate iniziative di collaborazione con le associazioni e i centri antiviolenza, in un lavoro di “rete” utile per la protezione di chi subisce violenze, aggressioni o stalking. In caso di stalking, va ricordato il ruolo di fondamentale importanza della Polizia di Stato  per la vittima, che può cadere nell’errore di isolarsi o di sottovalutare il problema. Al contrario, il confronto con gli operatori di Polizia consente di predisporre mirate strategie di protezione. Sinergia e lavoro di squadra tra centri antiviolenza, forze dell’ordine, personale medico e attenzione legislativa sono le uniche armi vincenti per combattere lo stalking evitando che degeneri nella forma più estrema di violenza.

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Le persone dietro ai nostri vini: STEFANO PERTILE è il “Socio del Mese”

Sul sito cantineriondo.com è possibile trovare le interviste ai soci del Gruppo Collis.

Oltre il paesino collinare di San Briccio e oltre la famosa “Tenuta Sant’Antonio”, la strada finisce alla casa di famiglia del nostro socio Stefano Pertile. Il giovane Stefano gestisce 17,8 ha. di vigneto di cui 6 ha sono in collina a 260 mt. di altitudine. Qui il terreno calcareo è il suolo ideale per l’uva del vino Valpolicella DOC: Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara e anche Cabernet Sauvignon sono le varietà coltivate a pergoletta o a spalliera. L’appezzamento in zona San Briccio è stato acquistato dal Sig. Paolino, padre di Stefano, negli anni ’90: la famiglia Pertile si è associata nel 1992 alla Cantina di Colognola ai Colli, oggi parte del Gruppo Collis, e il Sig. Paolino con i suoi 68 anni ancora oggi lavora la campagna con il figlio.

Gli altri vigneti di proprietà sono situati nella zona pedemontana di San Martino Buon Albergo, dove il terreno di origine vulcanico produce un ottimo Soave DOC con una spiccata nota minerale tipica delle uve Garganega e Trebbiano di Soave. A testimonianza dell’origine vulcanica del suolo si possono notare in quella zona dei grandi sassi neri utilizzati anche nella costruzione delle abitazioni.

Durante la nostra visita troviamo Stefano impegnato nel lavoro di defogliazione sui vigneti in collina per esporre i grappoli al sole autunnale prima della vendemmia. Le cassette per la selezione dell’uva destinata all’appassimento (250 – 300 quintali anche per quest’anno), sono già pronte per la raccolta che inizierà tra pochi giorni. Stefano è un pò preoccupato quest’anno per l’elevato tasso di umidità che lo ha costretto a trattare i vigneti più frequentemente. La tecnica tradizionale e biologica dello zolfo ventilato è quella che il nostro socio predilige: essa crea una nuvola di polvere che si pone sulla vite proteggendola dallo iodio e da altre avversità, arricchendo al contempo il terreno di sostanze nutritive.

Stefano è un appassionato del vino Valpolicella e questo si riflette nella cura che ogni giorno riserva alla coltivazione di queste varietà. Al tempo stesso il nostro socio è molto incuriosito dall’uva Chardonnay: ci rivela che gli piacerebbe provare a coltivarlo sul terreno calcareo in collina che dovrebbe garantire ottimi risultati. Chissà che l’anno prossimo non sia il momento buono per sperimentare qualcosa di nuovo? Per quest’anno, infatti, Stefano ci confessa di non avere altri programmi particolari per la sua azienda e nemmeno per la sua vita privata: dopo essersi sposato con Laura lo scorso aprile (Congratulazioni agli sposi!) e aver terminato la costruzione della loro nuova casa, quello che ci vuole è proprio un pò di meritato riposo!!

«Bisogna sapere anche godersi la vita e non pensare al lavoro ogni minuto della giornata…» ci dice Stefano facendoci ricordare per un istante la mission del Gruppo Collis: raccogliere, lavorare, trasformare le ottime uve conferite dai soci del Consorzio in vino eccellente da vendere in tutto il mondo, lasciando in tranquillità chi dedica la vita alle vigne giorno dopo giorno.

Volete proprio sapere cosa fa il nostro amico Stefano per staccare la spina e rilassarsi? Appena possibile infila il suo paio di rollerblade, un po’ di buona musica nelle orecchie e pattina senza pensieri lungo le rive del fiume Adige in centro città a Verona. Per fortuna ci sembra un tipo molto equilibrato!!!

Alla prossima intervista!
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IN OCCASIONE DELL’ INAUGURAZIONE STRAORDINARIA DELL’ATELIER “IL GIOIELLIERE DI VENEZIA” INTERVISTA AL MAESTRO ORAFO MAURIZIO DE MARCHI

 Maurizio de marchi, grande maestro orafo, specializzato in gemmologia, è stato intervistato in occasione dell’imminente e attesissima apertura del suo straordinario atelier “il gioielliere di Venezia“.

 DOVE E QUANDO VERRÀ INAUGURATO IL NUOVO ATELIER DI VENDITA DE MARCHI “IL GIOIELLIERE DI VENEZIA”?

L’atelier inaugurerà a Venezia (Salizada San Samuele n° 3145) vicino al prestigioso contesto di piazza san marco. Il vernissage si terrà sabato 16 novembre dalle 18.00 alle 22.00 e sarà un evento unico nel suo genere.

COME NASCE L’IDEA DEL BRAND DISTINTIVO COL NOME DI “IL GIOIELLIERE DI VENEZIA“?

Il Gioielliere di Venezia” è un brand di alta gioielleria, ispirato dal mio amore per la città di Venezia. Una città suggestiva sia per il suo multiculturalismo sia per la sua ricchezza di colori. Colori presi come modello e ricreati poi con pietre preziose nelle mie creazioni. Oltre alla grande passione che nutro, “il Gioielliere di Venezia” è stato ispirato dai miei clienti, personalità dal buon gusto elegante e molto esigenti, facenti parte di antiche famiglie veneziane, che hanno riconosciuto il brand come tale, in quanto venivano da me per farsi realizzare, su committenza, straordinari e autentici gioielli di artigianato, che rispettassero le loro richieste, il loro modo di essere, i lori gusti.

SI OCCUPA LEI IN PRIMA PERSONA DELLA CREAZIONE DEI GIOIELLI?

Tutte le mie creazioni partono da una bozza, vengono progettate e realizzate da me. L’ispirazione viene tutta dalla passione che metto in quello che faccio, una passione che è iniziata a sbocciare sin da quando ero un adolescente. Giovane, grintoso, ma con già le idee chiare sul percorso che stavo per intraprendere. Come già anticipato, realizzo gioielli anche su commissione, partendo direttamente dal disegno del committente o anche da pietre preziose e gioie di proprietà, dopo aver fatto un’accurata intervista al cliente per scoprirne i gusti, lo stile, il modo di essere e per capire quali i materiali adatti a lui.

EFFETTUA ANCHE SERVIZIO DI LABORATORIO PER LA MANUTENZIONE E RIPARAZIONE DEI GIOIELLI?

Si, effettuo qualsiasi tipo di manutenzione e riparazione, capacità maturata in anni di esperienza lavorativa.

QUAL E’ IL SUO CLIENTE IDEALE?

Io punto tutto sulla donna indipendente, che si reca in gioielleria per acquistare o farsi creare un gioiello, a suo gusto e piacere, invece che voler solamente attirare l’attenzione dell’uomo che vuole fare un dono a sua moglie, figlia, amica… La figura della donna emancipata è in tutta la mia comunicazione.

QUALE LA FILOSOFIA DEL SUO ATELIER?

Il mio atelier è un vero e proprio salotto culturale, elegante e raffinato, in puro stile veneziano. La parola chiave infatti è proprio “Cultura”. Sono assolutamente contrario all’ideologia, ormai radicata, di comprare i gioielli, solo per la firma che porta. Purtroppo la gente è sempre più focalizzata nei brand che sono più conosciuti a livello mediatico, di pubblicità. Io con il mio lavoro e il mio atelier, voglio portare avanti il concetto di “Cultura delle pietre”, perché ognuna ha una provenienza, una storia, un significato, un’anima, così come le gemme, le perle, i diamanti e tutti i materiali preziosi che compongono un gioiello. Inoltre, continueremo a creare ottime sinergie e collaborazioni con artisti, studiosi, critici d’arte, intellettuali e scrittori e poeti, come Roberto Mussapi, che mi ha dedicato una magnifica poesia, visibile su sito www.ilgioiellieredivenezia.it.

TUTTO E’ CURATO NEI MINIMI DETTAGLI. ANCHE IL LOGO DEL BRAND HA UN SUO SIGNIFICATO?

Certamente. Il colore giallo del logo esprime energia, gioia, calore, come la grinta, la personalità e la passione che metto nel mio lavoro, punti fondamentali che trasmetto alle creazioni che nascono dal mio studio accurato. Il blu invece simboleggia l’eleganza, la raffinatezza e la perfezione. Tutte caratteristiche che si riflettono nei miei gioielli.

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Dea Orh Art Gallery di Praga: Intervista al rinomato artista Braco Dimitrijević in occasione del vernissage della sua mostra

Intervistato Braco Dimitrijević, uno dei più importanti e premiati artisti a livello internazionale, nonché pioniere dell’Arte Concettuale, originario di Sarajevo. Le sue opere sono state presentate nei contesti delle gallerie e dei musei più influenti del mondo, come la Sperone Westwater di New York, la Tate Gallery di Londra, il Museo Ludwig di Colonia, l’Israel Museum di Gerusalemme. L’artista, cha ha partecipato ben sette volte alla Biennale di Venezia e tre volte alla Documenta di Kassel, inaugurerà la mostra personale Giovedì 24 Ottobre 2013, presso la rinomata Dea Orh Art Gallery di Praga. Dea Orh Gallery e una delle più importanti e prestigiose gallerie private della Repubblica Ceca, l’unica ad aver creato una piattaforma teorica e pratica per gli studi di potenzialità, tecniche, tecnologie e filosofie relative al medium della pittura nella produzione artistica contemporanea. Nel processo di continua ricerca, la parte teorica si trasforma in pratica, tramite la realizzazione di straordinarie mostre d’arte in loco, nonché la partecipazione ad esposizioni e fiere internazionali, come la Biennale d’Arte di Venezia e la Art Basel. L’obiettivo principale è quello di valorizzare e dar spazio soprattutto agli artisti del panorama ceco, ma non solo. Come Braco Dimitrijević, la Dea Orh supporta anche artisti dall’estero, al fine di dar loro il giusto valore e merito.

 

Di seguito l’intervista all’artista.

1- Si considera un artista ispirato dall’arte informale o da una particolare corrente/movimento artistico?

Diciamo che sono ispirato da un’attività culturale. L’artista contemporaneo è obbligato a riferirsi all’eredità culturale che ha ricevuto.

2- Quando e come è iniziata la sua carriera artistica?

Ho tenuto la mia prima mostra all’età di 10 anni, durante la quale ho esposto 40 oli su tela. Successivamente ho continuato, ma mi rendevo conto che la pittura non riusciva ad esprimere la complessità del mio pensiero. Ho dunque smesso e mi sono dedicato alle competizioni di sci alpino, che per me, a quei tempi, rappresentava la possibilità di potermi esprimere nello spazio. Negli anni ’67 e ’68 ho incominciato con gli interventi nello spazio urbano con mio lavoro “passanti casuali”.

3- Lei parla del suo famoso  progetto denominato “Casual Passer-By”; da cosa è stato ispirato e come lo ha realizzato?

Ho iniziato pensando ai geni dei tempi passati, precursori dei tempi, come El Greco, Kafka e molti altri. Geni riconosciuti solo in seguito per l’importanza ed il valore della loro opera, ma incompresi ai loro tempi. Mi sono ispirato al fatto che c’è molta gente, anche ai nostri giorni, non in sintonia con il loro periodo storico, che quindi resta incompresa; gente che magari è geniale, ma che resta sconosciuta, nascosta nell’ombra. Ritengo che ogni persona possa essere geniale, fino a prova contraria. Il mio desiderio è proprio quello di dare visibilità a queste persone, promuoverle, per cui nelle mie installazioni inserisco soggetti sconosciuti, partendo proprio dal presupposto che ognuno di noi possa esser geniale.

4- La grandiosa mostra allo zoo di Parigi nel 1998 e il progetto di connessione tra animali e opere d’arte;

Parto dalla relazione cosmica tra l’essere vivente in generale e l’arte. Gli animali sono esseri viventi e io ho voluto e voglio tuttora mostrare e far capire come gli animali e la loro psicologia non sia molto diversa da quella degli umani, anzi. Nell’installazione delle gabbie di gatti selvatici  a Parigi erano state inserite opere d’arte. all’interno della gabbia dei leoni. Io ho fatto ricostruzione della mostra Degenerate Art della Monaco di Baviera del anno 1936, in gabbia dei leoni, quali  non le avevano distrutte. Mentre l’essere umano distruggeva, l’animale aveva un atteggiamento più civile rispetto all’uomo di quel periodo. In queste installazioni si mettono a confronto gli animali, gli oggetti o le opere d’arte. Vengono messi a confronto due modelli culturali: quello del mondo occidentale e quello del mondo animale che vive in armonia con la natura. Dopotutto, se qualcuno guarda la terra dalla Luna, non vi è alcuna distanza tra il Louvre e lo zoo!

5- Il lavoro di installazioni denominato “Triptychos Post Historicus”? Quanti esemplari sono stati prodotti?

Ho fatto 500 installazioni in vari musei del mondo, come al Tate Gallery, Guggenheim Museum di New York, Louvre, Musee Orsay o Musee National d Art Moderne Centre Georges Pompidou. Trattasi di trittici: la prima parte del trittico è rappresentata da un quadro storico che rappresenta un valore spirituale e storico, la seconda parte da un oggetto del quotidiano, la terza parte dalla frutta, che esiste senza convenzioni culturali perché appartiene alla natura e quindi esiste indipendentemente dall’uomo. Il trittico rappresenta il Cosmo in piccolo, la trinità di valori diversi che coesistono.

6- Quali sono le sue prossime mostre e che opere verranno esposte?

Esporrò a Praga dal 25 Ottobre al 20 Novembre 2013 e poi a Parigi. A Praga, alla Dea Orh Art Gallery, esporrò quadri e sculture recenti, tra i quali un trittico: una citazione di Brâncuşi, affiancata ad un trombone, per quanto riguarda l’oggetto quotidiano e, come frutto, una noce di cocco.

7- Come concepisce l’arte?

Vedo l’arte come una passeggiata, una lunga passeggiata durante la quale l’artista migliora il mondo.

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Intervista all’artista Luigi Galligani in occasione del pienone alla Milano Art Gallery per la sua mostra personale al cui vernissage ha presenziato Vittorio Sgarbi

In seguito al successo ottenuto dalla mostra personale “Mitologia Contemporanea” di Luigi Galligani, presso la storica Milano Art Gallery, l’artista viene intervistato e racconta in prima persona la sua mostra. La personale, inaugurata il 19 settembre, sarà in loco fino al 15 ottobre 2013.

 

1) È soddisfatto degli ottimi consensi, che sta ricevendo la sua mostra personale “mitologia contemporanea” presso la rinomata “milano art gallery”?

Certo, sono molto contento degli ottimi consensi che ha ottenuto la mia mostra alla Milano Art Gallery. Un pubblico importante ed attento ha visitato la mostra in occasione dell’inaugurazione. Devo ringraziare il Dott. Nugnes che ha lavorato molto bene e le proposte che mi ha fatto di prossime mostre fungono da ulteriore stimolo.

2) Il titolo “mitologia contemporanea” a cosa si ispira?

Il titolo mitologia contemporanea si ispira alle mie opere. Il tema centrale è il mito rivissuto in chiave contemporanea, attuale. È dal 2000 che mi dedico al Mito (prima la tematica era il paesaggio marino, poi è stato quasi logico e naturale l’accostamento a tale) con la mia opera “Le tre Grazie” che tra l’altro è esposta alla Milano Art Gallery. Il mito, sia pur rivissuto e rivisto in un contesto attuale, mi aiuta a nobilitare la figura umana.

3) Quali opere sono esposte in mostra?

In mostra sono esposte Le tre grazie, Minerva con scudo e lancia e La testa di Medusa, Partenope, Afrodite, Diana, Cerere, e Busto di Circe in due varianti in terracotta e marmo nero del Belgio.

4) È stato compiaciuto della presenza del professor vittorio sgarbi, durante il vernissage inaugurale della mostra, che ha espresso significativi commenti?

È stata molto importante per me la presenza del Prof. Sgarbi al vernissage della mia mostra. Ho molta stima di lui, è molto colto e condivido la sua passione per la cultura classica. È stato molto importante per me poterlo avvicinare e poter avere uno scambio con lui.. Ha fatto puntualizzazioni importanti riguardo al mio lavoro dicendo anche che il Mito classico è perennemente attuale e che va rivissuto, rivisitato in chiave contemporanea. E questa è l’essenza , l’ispirazione del mio lavoro.

5) Quali riflessioni di sgarbi sulla sua arte l’hanno maggiormente colpita?

Il fatto che una parte del pubblico abbia riconosciuto che le mie opere sono ricche di spessore e che quindi ci sono dietro notevoli riflessioni. Lavoro sulla dimensione della figura umana, per farle ritrovare spessore, lavoro sui valori, diversamente ed in controtendenza con quello che spesso viene proposto anche dai mass media. Siamo circondati da immagini senza spessore, in una società troppo materialista che ha smarrito tutto. Le mie sono opere che fanno pensare, servono per rimetterci in discussione e questo una parte del pubblico l’ha capito.

6) A quali nuove opere sta attualmente lavorando e quali sono i progetti futuri?

Sto lavorando a Dafne in cera, statua grande di oltre due metri che diventerà in bronzo. I progetti nel prossimo futuro prevedono la partecipazione ad Arte Padova dove esporrò con altri artisti che hanno esposto alla Milano Art Gallery, tra cui anche Amanda Lear.

 

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INTERVISTA AL NOTO ARTISTA LUIGI GALLIGANI IN OCCASIONE DELLA MOSTRA PRESSO LA PRESTIGIOSA MILANO ART GALLERY

In occasione della personale del rinomato artista toscano contemporaneo Luigi Galligani il cui vernissage è previsto per Giovedì 19 Settembre 2013 alle ore 18.30, presso la prestigiosa Milano Art Gallery in via G. Alessi 11 a Milano, l’artista rilascia un’intervista dove racconta la sua passione e il suo approccio verso l’arte.

 

1. Come concepisce l’arte?

Ho un visione figurativa, sono affascinato dal mito mediterraneo, la storia, il mito, sono il mio filo conduttore dal quale traggo spunto per raccontare i miei pensieri e i drammi di oggi. Nel 2000 ho iniziato a lavorare ad un nuovo progetto e cioè creare un nuovo umanesimo, dove l’uomo torni ad esser al centro, la prima opera di questo progetto è Le Tre Grazie.

 

2.  Quando e come nasce la vocazione per l’arte scultorea? E per l’arte pittorica?

Negli anni 70.. dapprima come disegnatore e scultore solo in seguito mi sono dedicato anche alla pittura.

 

3. Quali sono le sue principali fonti di ispirazione?

Il paesaggio marino è la fonte di ispirazione delle mie figure. Il mare è visto anche come paesaggio astratto e metafisico, come mondo che riemerge. Figure femminili, mitologiche, sirene, Afrodite, Minerva, divinità che racchiudono in se tematiche psicologiche a me care e comunque sempre attuali. Altre figure: Bacco e Arianna, Tritone… alcune sono figure insidiose in sé, altre avvertono insidie.

 

4. Ci sono delle tecniche strumentali e delle linee guida che utilizza sia nella pittura che nella scultura?

Parto dal disegno, che devo realizzare e concludere in completa solitudine. Sono poi un modellatore di materiali di tutti i materiali che si prestano ad esser modellati: argilla, gesso, cera , bronzo. Per quanto riguarda la tecnica pittorica, quella che prediligo è l’olio.

 

5. Un commento sulla sua prestigiosa mostra personale alla storica galleria milanese “Milano Art Gallery” che inaugura il 19 settembre?

Sono molto lieto di poter esporre le mie opere in questa sede così prestigiosa.

 

6. Ha già fatto altre esposizioni a Milano? Le piace come contenitore artistico culturale?

Sì non sarebbe la prima volta che espongo a Milano. Nel 1991 ho esposto alla Galleria Cortina, tre anni fa al Circolo della Stampa dove mi è stato conferito il Premio per La Scultura, e due anni fa alla Galleri Shubert.

Ritengo comunque che gli spazi della Milano Art Gallery siano molto belli e si confacciano alle mie opere soprattutto con i soffitti a volta che danno movimento all’insieme, ora sono impegnato con una mostra a Marina di Pietrasanta alla Franco Mare Beach Club, fino al 10 settembre. Alcune opere esposte in questa mostra poi saranno presenti a Milano con l’aggiunta di qualche altra.

 

7. Come è avvenuto il contatto con l’organizzatore della mostra il noto manager Salvo Nugnes agente di tanti personaggi ed artisti di spicco?

Tramite una comune conoscenza con il prof. Sgarbi che è stata lo spunto per conoscerci poi mi è stata fatta la proposta.

 

 

 

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Le persone dietro ai nostri vini: LUIGI DANZI è il “Socio del Mese”

Sul sito cantineriondo.com è possibile trovare le interviste ai soci del Gruppo Collis.

Nella zona est della Valpolicella, in particolare nella vallata verde e incontaminata di Mezzane, incontriamo Luigi Danzi con la moglie Roberta: i coniugi gestiscono 4,5 ettari di vigneti divisi fra colline con terreno calcareo fino a 200m di altitudine e una zona pedemontana con terreno più argilloso.

Luigi continua il lavoro di suo padre che ha acquistato il terreno negli anni ‘70 dopo aver lavorato per molti anni come “mezzadro” (mezzadro era chi tradizionalmente lavorava la terra di altri e veniva pagato con la metà del raccolto). I suoi vigneti sono principalmente coltivati con Corvina, Corvinone e Rondinella – tutte uve destinate al vino Valpolicella – attraverso sistemi tradizionali di allevamento a spalliera, pergola veronese e, nei vigneti più nuovi, la pergola trentina. I sistemi di allevamento alti vengono scelti per la facilità di lavorazione a mano e anche in parte per ridurre la possibilità che l’uva venga mangiata dai cinghiali, un problema molto sentito in questa zona vicinissima alle montagne e al Parco Naturale della Lessinia. Questa zona ricca di fauna è popolata anche da caprioli che recentemente hanno recato danni alla corteccia dei tanti ciliegi di proprietà del nostro amico Luigi che ci rivela la sua tecnica innovativa per “tenere alla larga” la fauna locale: di notte lascia una radio accesa nei vigneti a tutto volume! Non vi sembra già di vedere i cinghiali che ballano a ritmo di musica?!?! Pensate che un paio di anni fa Luigi è stato fra i primi a notare la comparsa di impronte enormi sui vigneti in collina. Le orme sono state poi riconosciute dal Corpo Forestale dello Stato come quelle di un orso solitario. Chissà se la tecnica della radio funziona anche contro gli orsi!!!

La famiglia di Luigi fa parte del Gruppo Collis dal 1985: con orgoglio il nostro “Socio del mese” ci racconta di essere stato uno dei primi conferenti a mettere l’uva ad appassire per la produzione dell’Amarone. All’epoca faceva l’appassimento a casa su tradizionali “graticci” fatti di bambù, mentre ora tutto l’appassimento viene eseguito nei “fruttai” del Gruppo Collis in condizioni di temperatura e umidità controllate. L’anno scorso ha conferito 200 quintali di uva da appassimento, invece la vendemmia quest’anno si presenta scarsa come quantità anche se di ottima qualità, se il mese di settembre rimarrà bello fino alla fine. Come il suo collega Zeno, anche Luigi apprezza molto l’appoggio dei tecnici di Collis che inviano regolarmente istruzioni ai soci sui trattamenti da eseguire in vigna tramite sms.

Quando non sta lavorando nel vigneto o curando i suoi mille ulivi, il nostro amico Luigi dedica molto tempo alla ristrutturazione della sua casa che risale al 1730 con parti addirittura più antiche. Il poco tempo libero che ha a disposizione lo trascorre con la moglie e le tre figlie di 18, 17 e 8 anni. Ogni tanto lo vediamo anche in bicicletta che si allena per il Giro d’Italia…beh, quasi!!

Ringraziamo il nostro socio Luigi…l’uomo che fa ballare i cinghiali!!

Alla prossima intervista!
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Intervista al manager Salvo Nugnes Direttore di Agenzia Promoter sulla scelta vincente di organizzare importanti eventi artistico culturali a Milano anche nel periodo estivo

1)     Innanzitutto ricordiamo lo strepitoso successo del vernissage inaugurale della mostra della mitica Amanda Lear svoltosi il 31 luglio alla “Milano Art Gallery”;

 Direi, che la scelta coraggiosa di collocare un evento così altisonante per Milano nel pieno dell’estate ci ha assolutamente premiato ancora una volta. All’inaugurazione, oltre ai tanti vip e volti celebri, tra cui Elio Fiorucci, Alviero Martini erano presenti centinaia di persone, un pubblico davvero entusiasta venuto apposta per omaggiare la cara amica Amanda ed elogiarne il brillante talento pittorico. La mostra durerà fino al 24 agosto e lo storico contesto della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano è pronto per ricevere il folto gruppo dei visitatori.

2)     Perché la scelta di organizzare iniziative così prestigiose anche durante il periodo estivo?

 Penso, che a prescindere dal periodo stagionale, la voglia di partecipare a eventi e iniziative interessanti e arricchenti in ambito artistico culturale è sempre ai massimi livelli. Abbiamo ormai consolidato questa formula di successo e la gente la apprezza e interviene molto volentieri con un passa parola eccezionale. Ricordo come il 31 luglio 2012 sempre nel contesto della “Milano Art Gallery” abbiamo fatto un trionfale vernissage della mostra dedicata al grande maestro Gillo Dorfles il decano ultracentenario dei critici italiani, con un’affluenza di pubblico straordinaria e numerosi esponenti di spicco del panorama attuale, come Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Claudio Brachino, Alessandro Sallusti. E non dimentichiamo gli eventi del festival artistico letterario “Cultura Milano.it” che organizzo da tanto tempo anche nei mesi estivi alla “Milano Art Gallery” e in altre rinomate sedi cittadine con consenso unanime.

3)     Pensa che ormai le vacanze estive siano diventate meno rigide e rigorose come periodo di collocazione e quindi le città non si svuotano più come un tempo? 

Senza dubbio le abitudini e lo stile di vita si sono trasformati e la prassi consolidata della vacanza estiva fatta in un certo periodo preciso e definito è ormai decaduta, lasciando spazio a una visione più elastica e libera. Le ferie hanno collocazione eterogenea e frazionata durante l’arco dell’anno e quindi tanta gente in estate rimane in città e desidera trovare situazioni d’intrattenimento stimolanti e diversificate per rilassarsi e stare in gruppo divertendosi in modo sano e salutare.

4)     La crisi economica globale influisce sulla scelta delle vacanze? 

Ovvio anche la crisi e la scarsa disponibilità economica hanno un forte peso e hanno contribuito al decentramento del calendario vacanze fuori città. Di rimando le scelte collettive sono più forzate in generale e giocate al risparmio, privilegiando ferie brevi o rinuncia totale nei casi più estremi. I sondaggi in materia sono eloquenti e le città in estate rimangono assai popolate da un target vasto e vario di gente.

5)     Oltre a Milano in quali città ha organizzato eventi estivi di rilievo con positivo riscontro d’affluenza?

 Posso menzionare Padova, dove all’interno del Festival Artistico Letterario “Cultura Padova.it“, da me ideato, abbiamo organizzato in piena estate eventi davvero speciali con la compianta Margherita Hack, Umberto Veronesi, Vittorio Sgarbi, che hanno ricevuto un’accoglienza meravigliosa in contesti gremiti di pubblico, dal Palazzo della Ragione al Caffè Pedrocchi è stata una vera standing ovation per loro.

6)     C’è un segreto per descrivere la formula vincente di questi successi estivi così clamorosi nell’ambito degli eventi?

 Nessun segreto, ma semplicemente cito il nostro motto propulsore trainante di rendere la cultura e l’arte accessibili a tutti, in modo concreto e tangibile. Infatti, ogni evento è ad ingresso gratuito e le mostre sono visitabili ad ingresso libero. Pensiamo, adesso più che mai, alle consistenti difficoltà sociali. Bisogna dare un supporto reale e offrire a tutti l’occasione di un contatto diretto e ravvicinato con artisti e personaggi illustri senza discriminazioni e selezioni economiche di alcun genere.

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SOCIO DEL MESE: le persone dietro ai nostri vini

Da questo mese sul sito cantineriondo.com è possibile trovare le interviste ai soci del Gruppo Collis.

Poco dopo aver imboccato con l’auto una stradina in terra battuta di campagna nel Comune di Colognola ai Colli di Verona, ti si presenta uno strano paesaggio: serre e serre di piante. Ad accoglierti una persona che dallo sguardo vedi subito sprizzare simpatia, cordialità e amore per la terra: si tratta di Zeno Dalla Chiara.

Oltre ad occuparsi di coltivazione di piantine di ortofrutta da vendere all’ingrosso ai vivai è orgoglioso dei due campi di ciliegie, coperti dall’innovativo telo antipioggia. Zeno è socio del Gruppo Collis dal 1990, anche se la famiglia Dalla Chiara coltiva uva nella zona da almeno 500 anni – una tradizione che spera di continuare anche se i suoi eredi sono ancora piccoli (11 e 7 anni).

13 ettari di vigneto di sua proprietà si trovano nelle colline dell’est veronese caratterizzate da un impasto medio, tendente all’argilloso/limoso con vigne allevate a pergola veronese. Si tratta per la maggior parte di Garganega, mentre 3.000 m di coltivazione sono dedicati allo Chardonnay. Infatti il vino preferito dal nostro socio è proprio il Garganega frizzante, anche se confessa di non disdegnare un buon bicchiere di Prosecco o di Moscato assieme agli amici, visto che l’ospitalità fa parte del suo carattere.

Zeno ci racconta del sostegno molto sentito degli agronomi del Gruppo Collis che seguono tutte le fasi dello sviluppo dell’uva, con i loro consigli tecnici e pratici per arrivare a un’ottima vendemmia. L’annata 2013 secondo lui mostra buone prospettive anche se un inizio estate freddo e piovoso l’ha resa un pò tardiva.

Finita l’intervista lasciamo Zeno al suo lavoro, ringraziandolo per la cordialità e augurandogli di trovare un pò di tempo per dedicarsi ai suoi hobbyquello della pesca e del teatro per bambini. Pochi giorni fa infatti, presso il Comune di Mezzane, abbiamo avuto il piacere di vederlo nello spettacolo “Il Mago di Oz” in cui il nostro primo “SOCIO DEL MESE” ha interpretato il ruolo dell’uomo di paglia. Grande Zeno!

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Novella Donelli – Ufficio Stampa Jit
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Il noto chirurgo estetico Bruno Bassetto, della Clinica Marostica Salus, parla dell’estetica dei vip – Agenzia Promoter

Intervistato riguardo la bellezza e l’estetica dei vip il Dott. Bruno Bassetto, specialista in chirurgia Estetica e Plastica, conosciuto in tutto il Veneto per la sua bravura e coronato da più di 5000 interventi specialistici e numerose pubblicazioni sulla chirurgia Estetica.

 1)     Cosa ne pensa dei personaggi vip che ricorrono alla chirurgia estetica “fai da te”?

La showgirl Loredana Lecciso, per esempio, ha iniettato nelle sue labbra, da sola, con una siringa un “siero ringiovanente”.

Penso sia indispensabile che certe operazioni siano eseguite da un professionista e mai improvvisate. Probabilmente la Lecciso si era iniettata da sola un filler fai da te e quindi in modo erroneo.

I materiali di riempimento che servono per riempire le labbra, chiamati anche “filler”, sono di due tipi: “riassorbibili” dal nostro organismo a base di acido ialuronico, e quindi sicuri per la salute e approvati dalle linee guida internazionali o “permanenti”. Quelli permanenti possono dare delle reazioni di intolleranza o ipersensibilità non facilmente gestibili e quindi possono essere molto rischiosi. Il rischio aumenta se questi prodotti vengono iniettati da medici non molto esperti. Le labbra sono strutture molto importanti del viso che devono essere morbide, sensuali, proporzionate con il viso.

2)     Ricorda qualche altro vip che è stato vittima di iniezioni eseguite male?

La diva croata Nina Moric è sicuramente una vittima di iniezioni eseguite in modo non professionale e con prodotti non adeguati per la sede. Devo ricordare che il silicone iniettabile in Italia è vietato mentre in alcuni Paesi limitrofi può ancora essere usato. Il silicone è una delle cause delle labbra cosiddette a “canotto” e con varie deformità. Le labbra sono un elemento del viso molto importante richiamano sensualità, attrazione etc., e quindi devono essere trattate con prodotti assolutamente non tossici, riassorbibili e che, se la paziente desidera, devono tornare reversibili. Molte altre Dive del cinema hanno delle labbra deformi a causa di prodotti non idonei (silicone) iniettati in modo irresponsabile.

Quindi meglio rivolgersi sempre ad una clinica e a un medico Specialista in chirurgia Plastica, Ma i costi sono esosi per rifarsi?

Assolutamente no! Il costo è proporzionato alla professionalità del medico, alla qualità e alla sicurezza del prodotto.L’ambiente dove viene eseguito il trattamento deve essere conforme alle normative mediche. Deve essere un ambulatorio chirurgico o medico autorizzato dalle autorità competenti. La chirurgia estetica è una branca specialistica che spesso viene “occupata” da medici non competenti o che magari si dedicano ad altre specialità attratti dal facile guadagno…. Anche fare un filler non sempre è facile. Ci vuole preparazione, responsabilità, precisione e continuo aggiornamento. Tutto questo, si traduce inevitabilmente in un costo un po’ superiore, ma ne vale la pena.

3)     Parliamo di Aumento del seno. Nella maggior parte dei casi si tratta di interventi realmente necessari?

Il più delle volte sì. Il medico deve seguire i desideri della paziente la quale non va dal medico, a sottoporsi ad un intervento, se non sente fortemente il problema, il disagio della sua condizione. Il medico ha il dovere di ascoltare la paziente e di indirizzarla nelle giuste scelte. Se l’aumento del seno non ha alternativa verrà eseguito nel modo migliore possibile con le protesi migliori. Un’attrice di fama internazionale diceva che quando aveva una seconda non aveva nessuna proposta di lavoro, ma con una quarta le proposte piovevano dal cielo…

 4)     Quale un modello di vip, del mondo dello spettacolo, per le donne che si rifanno?

Belen Rodriguez è sicuramente uno di questi.

5)     Commenta qualche ritocco di personaggi vip?

Adriana Lima, modella brasiliana che la Tim ha scelto per la campagna pubblicitaria del servizio “Tim Turbo“, già bellissima prima ora è più femminile e sensuale. Effettivamente prima della mastoplastica additiva Adriana Lima aveva un fisico troppo poco arrotondato nei punti giusti.

Patrizia Pellegrino non si è rifatta le labbra in modo evidente. Su di lei è stato fatto un ottimo lavoro, in quanto i tratti del viso si sposano perfettamente con le labbra.

 6)     Lei cosa pensa di una tale diffusione?

La chirurgia estetica, se fatta con ragionevolezza, è estremamente utile. La chirurgia Estetica è una branca della chirurgia Plastica che aiuta e che ha aiutato milioni di persone in tutto il mondo a stare meglio con se stessi e in mezzo agli altri. Con i miei interventi ho aiutato molte persone a stare meglio con se stesse, che ancor oggi mi ringraziano perché si sentono realizzate e più sicure del loro aspetto in seguito alle loro scelte.

7)     Cos’è per lei la bellezza?

Citando Oscar Wilde: “O si è un’opera d’arte o la si indossa!”.

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Rossella Regina: ” Dopo il successo di “Got talent”, sono ancora in attesa del grande passo”

Così Rossella Regina, talento calabro-bolognese dal bel canto e la vulcanica verve

Chi, guardando le foto, si sia chiesto se si tratti di lei, non tarderà a rendersi conto del fatto che, nonostante il doppio cambio di abito e location, la parrucca e gli occhiali sono proprio quelli della finalista di Italia’s got talent 2013, Rossella Regina.
rossella regina, intervista, italia’s got talent 2013, coeconews
Foto di Merli, Ruggeri, Sangiorgi, Tosi

Barcamenatasi di recente tra interviste ed eventi live, e attualmente alle prese con variegati shooting che la vedono al centro delle ambientazioni più esclusive, oltre che con in dosso abiti eccezionali (la location degli scatti in questione è l’Antico Borgo dei Boschi di Bisano di Monterenzio, in provincia di Bologna, una tenuta di 90 ettari comprendente un borgo di casali del 1600, oggi agriturismo, oltre che azienda agricola, circolo sportivo dilettantistico, servizio di pensione e addestramento canino e allevamento di lagotti, cani da tartufo; gli abiti sono, invece, del celebre Scissorlab, sartoria teatrale bolognese che ha all’attivo centinaia di collaborazioni con artisti del calibro di Zucchero, Sting e Polansky), Rossella attende ancora di poter fare il ‘grande passo’, quello che le consentirebbe di dedicarsi esclusivamente all’attività artistica.
rossella regina, intervista, italia’s got talent 2013, coeconews
Foto di Merli, Ruggeri, Sangiorgi, Tosi

Ma forse alla fine, mi mancherebbe anche quel tran tran quotidiano fatto dei ritmi che tutti conosciamo – commenta l’ilare calabra d’adozione bolognese – …la sveglia, le corse mattutine, i ritagli di tempo libero nei quali incastonare a pioggia i vari incontri ‘extra’, tra amici e contatti artistici…Sono sicuramente una che nel tempo libero ha bisogno di fare quante più cose possibili perché la nullafacenza rilasserà pure, ma a me stressa di brutto! – conclude con immancabile ironia.
rossella regina, intervista, italia’s got talent 2013, coeconews
Foto di Merli, Ruggeri, Sangiorgi, Tosi

E mentre ci elenca le date delle sue prossime apparizioni pubbliche, che l’hanno già vista nel piemontese e presto in Puglia (12 luglio) e in Trentino (10 agosto), la cantante-cabarettista che ha stupito per il suo talento tanto i giudici di gara (Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Gerry Scotti) quanto il pubblico a casa, ci rivela qualche simpatico aneddoto relativo alla finale del programma, che la ha vista, attorniata da otto prestanti ballerini in smoking, prima, venir fuori da una gigantesca conchiglia dorata ripiena di palloncini sulle note di ‘Vorrei che fosse amore’ di Mina, poi, accomodarsi leziosamente nell’angolo di un salottino kitsch accennando ‘Come tu mi vuoi’ della medesima interprete:
rossella regina, intervista, italia’s got talent 2013, coeconews
Foto di Merli, Ruggeri, Sangiorgi, Tosi

In occasione della finale, a causa sia del freddo del dietro le quinte della semi-finale (a tal proposito ricordo che Simone Annicchiarico, passando dietro al palco, mi vide seduta su di un divano, sotto il tiepido fascio di luce di un mega-faro cinematografico, nel vano tentativo di coprirmi con un telo rosso, lasciato lì da qualcuno esibitosi prima di me…Si avvicinò e dopo avermi chiesto in un romanesco da manuale ‘Ma che stai a ‘ffa’, si chinò per aiutarmi a coprirmi meglio), sia per il fuggi-fuggi tra Roma e Bologna, casa-ufficio-stazione, ecc. ecc. rimasi, insomma, senza voce, proprio quando mi sarebbe servita. Ciò fece sì che non riuscii mai a provare il brano con il Maestro Vessicchio.

La sera della prova generale, incontrai per caso il Maestro in corridoio e lui volle controllarmi, quasi fosse un medico, il collo…’Tu non ti preoccupare’ – disse – ‘stai rilassata’.

Picchiettò con le dita sui lati del collo, idem in corrispondenza della nuca, poi enunciò ‘Sono sicuro che sarà un success. Tu canta come hai sempre fatto. Mi gioco la reputazione’.

E un successo vero è stato, per la 34enne di Laino Borgo, piccolo comune dell’entroterra cosentino, che si augura nuove opportunità di settore a partire da settembre: Ormai le trasmissioni le ho fatte quasi tutte – commenta scherzosamente – mancherebbe giusto ‘Chi l’ha visto?’

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INTERVISTA AL DOTT. BRUNO BASSETTO, SPECIALISTA IN CHIRURGIA ESTETICA E PLASTICA

Intervistato il Dott. Bruno Bassetto, specialista in chirurgia Estetica e Plastica, conosciuto in tutto il Veneto per la sua bravura, la sua passione e dedizione per il lavoro, coronato da più di 5000 interventi specialistici e numerose pubblicazioni sulla chirurgia Estetica.

Dove ha studiato?

Mi sono laureato in medicina e chirurgia e specializzato in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Università degli Studi di Padova.

 

Cosa l’ha portata ad entrare nel mondo della chirurgia Estetica?

Alla fine del mio corso di studi ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il Prof. Gianfranco Girardi, Primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza, che mi ha aiutato e fatto appassionare a questa specialità. Il Prof. Girardi è stato uno dei pionieri della chirurgia plastica ed Estetica in Italia e all’estero.

 

Quali sono le doti che un chirurgo plastico deve avere?

Resistenza allo stress, accurata preparazione ed esperienza, sicurezza, capacità decisionale, senso dell’Estetica, capacità organizzativa, sensibilità alle esigenze del paziente, capacità di selezionare il personale di supporto, capacità di valutare l’opportunità o meno dell’intervento richiesto e il risultato ottenibile.

 

Dal 1984 al 2002 ha lavorato nel Reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Vicenza dove ha ricoperto le funzioni di dirigente medico di I livello e di vice primario. Come ricorda questi anni lavorativi?

Sono stati anni di importante formazione professionale e collaborazione con importanti professionisti nell’arte della chirurgia Estetica sia italiani che stranieri. In Ospedale, ho acquisito le fondamentali nozioni e conoscenze per poter essere un chirurgo estetico capace e quindi di successo. Sicuramente sono stati anni molto impegnativi e faticosi che mi hanno fatto acquisire molta sicurezza per risolvere anche le eventuali complicanze degli interventi.

 

Ha lavorato anche negli Stati Uniti?

No, ho frequentato il reparto del Dott. Argenta ad Ann Harbour, Michigan.

 

Dove esercita la Sua professione?

A Marostica, presso la mia Clinica di chirurgia Estetica, presso la casa di cura Villa Berica di Vicenza. Visito a Padova, presso la casa di cura Diaz, a Trento in un ambulatorio e a Vicenza presso il Poliambulatorio SEFAMO.

 

Quali le pubblicazioni a cui ha collaborato?

Ho collaborato nelle seguenti pubblicazioni: Otoplastica secondo Mustardè (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) e Correzione Funzionale ed Estetica del naso a sella (Rivista Italiana di Chirurgia Plastica) entrambe con M. Pegoraro e L. Friede.

 

Quale il congresso in Italia più importante a cui ha partecipato?

In Italia i congressi più importanti sono quelli annuali delle mie Società: SICPRE e AICPE a cui partecipo sempre.

 

Quale il congresso all’estero più importante a cui ha partecipato?

Quello a Stoccolma del Dott. Per Hedén sulla Mastoplastica additiva.

 

E’ appassionante il suo lavoro?

Sicuramente si.

 

Che consigli darebbe ad un giovane chirurgo?

Essere consapevole che, prima di operare pazienti sani per motivi estetici, deve avere una preparazione notevole basata su anni di pratica chirurgica, guidata da Maestri nel settore. Sembra tutto facile ma, nella branca specialistica di chirurgia Estetica, non c’è niente di semplice o di improvvisato!

 

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APRE I BATTENTI SICILIA24NEWS GUARDANDO ALLE ELEZIONI, INTERVISTA ESCLUSIVA A CLAUDIO FAVA

È online Sicilia24news, il quotidiano che punta il suo occhio virtuale sulla Regione siciliana e sui suoi mille volti. Dalla cultura alle sfide dello sport, dalla politica alla salvaguardia dell’ambiente, Sicilia24news non si occupa solo di notizie ma anche di approfondimenti.

Interviste esclusive accompagneranno i fatti di cronaca e le vicende politiche, con un particolare focus sulle elezioni che metteranno nuovi vertici all’Assemblea regionale siciliana.

Per il suo esordio e in vista dell’appuntamento elettorale del 28 ottobre, Sicilia24news ha intervistato l’on. Claudio Fava, ex candidato alla presidenza della Regione, ora in corsa per la vice presidenza al fianco di Giovanna Marano. “Con lei, stiamo lanciando una sfida sul lavoro che è uno dei punti centrali del nostro programma – ha detto Fava alla redazione di Sicilia24news – E’ una donna che ha condotto numerose battaglie civili e politiche in tema di occupazione, che racconta di un vero e proprio impegno a trecentosessanta gradi. In Sicilia, un ragazzo su due è disoccupato e la sua competenza, unita alla sua estrema disponibilità, sarà preziosa. Inoltre, anche la mia vice presidenza non sarà certo di facciata, intendo impegnarmi al massimo”. Al di là dell’importantissima tematica dell’occupazione, Fava riferisce che il programma della coalizione verte su “un nuovo modello di sviluppo per la Regione siciliana”. “Vogliamo puntare sul taglio degli sprechi partendo dai vertici – spiega Fava – e sulla cura dei diritti della cittadinanza.

Ci muoveremo in diversi settori che vanno dai trasporti, alla cultura all’istruzione perché pensiamo che i siciliani abbiano diritto al meglio”.

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Realvanity – le ragioni di un successo online

Realvanity.com si sta rivelando una delle iniziative più interessanti del panorama del commercio online nel settore del fashion. Scopriamo le ragioni di questo successo assieme al fondatore e amministratore Giovanni Scoma.

Domanda: Lei proviene da un’esperienza imprenditoriale nel settore dell’abbigliamento. Come è nata l’idea del sito Realvanity?
Giovanni Scoma: Realvanity nasce da un’idea che ho fatto mia: vendere capi firmati a prezzo di stock sfruttando l’immensa visibilità offerta da internet. L’esperienza pluriennale nel campo della commercializzazione degli stock di abbigliamento e della gestione di vari punti vendita ha conferito a me ed al mio staff una profonda conoscenza del mercato e della vendita al pubblico. Due anni di attenta pianificazione e preparazione e otto mesi di attività hanno quindi confermato la validità del nostro lavoro.

D: Quali difficoltà ha incontrato?
GS: Gli ostacoli che abbiamo dovuto superare sono stati molti, in primis i pregiudizi infondati sull’e-commerce. Gli italiani sono da sempre restii a fare acquisti su internet, anche quando i rischi sono inesistenti, le condizioni chiare e i prezzi accessibili, come nel caso di Realvanity.
Stranamente è una forma di diffidenza che riscontriamo molto meno nei nostri clienti all’estero.
Il sito poi, per la natura stessa del commercio elettronico, ha bisogno di continue campagne promozionali e di un marketing aggressivo e dinamico: non è stato facile assemblare un team capace e professionale che gestisca spedizioni e logistica, il customer service ed il marketing. La soddisfazione dei clienti – che siamo riusciti a fidelizzare grazie alla professionalità ed attenzione al dettaglio tipica del nostro gruppo – ci ripaga ampiamente degli sforzi compiuti.

D: Come vede il futuro di Realvanity.com?
GS: Il futuro è per definizione incerto, ma se dovessi basarmi sui dati di crescita dell’ultimo anno direi che le prospettive sono interessanti. In un settore in cui c’è una concorrenza spietata e nella contingenza economica tutt’altro che rosea, Realvanity vanta una crescita mensile che spazia dal 15% al 20%, con una base di clienti in costante aumento. Non possiamo comunque permetterci di dormire sugli allori, il prezzo da pagare per il successo è il continuo impegno.

D: Secondo lei quali sono le ragioni di questa crescita?
GS: Le ragioni sono da ricercarsi nei nostri prezzi estremamente competitivi e nella grandissima varietà della nostra offerta.
Inoltre, garantiamo l’originalità dei capi che vendiamo: il pubblico è sempre più attento al problema delle imitazioni e delle contraffazioni e premia chiarezza e trasparenza al riguardo.
Abbiamo scelto di non limitarci ai nomi più importanti del Made in Italy, ma di seguire anche marchi forse meno popolari nel Belpaese ma di sicuro richiamo all’estero.
Brand come Dsquared2, Turk e Velvet potrebbero non suonare familiari ai consumatori italiani ma sono conosciutissimi a New York, Parigi o perchè no, a Tokyo o Seoul. La varietà dei nostri canali di acquisto è senz’altro uno dei nostri principali punti di forza, ma se vogliamo rappresenta anche un nostro piccolo tallone d’Achille. In certi casi non riusciamo ad offrire ai nostri clienti tutte le taglie di un particolare articolo.
Ad ogni modo questo non ci ha comunque mai impedito di soddisfare le richieste della clientela.

D: Secondo lei il Made in Italy ha ancora un ruolo di primo piano nell’abbigliamento?
GS: La moda italiana è ancora richiestissima in tutto il mondo. Abbiamo clienti da ogni parte del globo ed effettuiamo quotidianamente spedizioni in cinque continenti – e molte di queste sono capi Made in Italy.
Le grandi firme italiane come Gucci, Valentino, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli e Prada vanno per la maggiore, chiaro esempio di come la moda italiana faccia scuola nel mondo.

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Ognuno veste come merita: incontro con Gianni Mura, stilista


Siamo tornati da Gianni Mura. Ci accoglie con il sorriso di sempre. L’occhio cade immancabilmente sull’accessorio che indossa. I colori sembrano più intensi del solito. “La cravatta ha una sua visualità cromatica”, spiega, “ma, badate, è anche la bella giornata che ne esalta i colori”. Ironico come sempre, Gianni Mura, lui è uno che considera la moda un fatto individuale e, partendo da questa convinzione, crea la camicia su misura a modo suo, con una sorta di demolizione di confini. Pone i canoni base, ma offre al cliente la possibilità di siglare un design personalizzato. In questo modo, lo stilista trasforma l’assetto della moda in un look in cui ognuno possa riconoscersi. Rivoluzionario, audace, soprattutto geniale. Ha compreso la potenzialità delle persone e ha posto le basi per coglierne la personalità. Uno studio degno di un minitrattato di psicologia, animato dall’estro dello stilista. E non stiamo esagerando. Prima di tutto, perché la notorietà se l’è creata a suon di sacrifici come tutti i self-made men. In secondo luogo, perché i capi dozzinali non fanno per lui. Gianni Mura si è sempre distinto per il buon gusto e per i pezzi unici e ora, a Milano, è considerato un punto di riferimento. Il suo atelier di Via Torino 54 è il ritrovo degli appassionati della moda in tiratura personalizzata.
E la cravatta? Chi ama questo accessorio? È il professionista o una persona speciale?
Speciale sì. Chi porta la cravatta è persona di buon gusto e socievole, ma non esiste una barriera sociale tra uomini che amano vivere la vita senza una sorta di castrazione ideologica. Ciascuno deve esprimere quello che è. Il rango e la professione non dividono. Il professionista e l’operaio che sanno portare la cravatta non si distinguono
Chi rifiuta la cravatta è anticonformista?
Penso di no. Qualcuno lo dice semplicemente perché non sa cosa dire. Spesso sono persone sole. Sole nella vita, sole, appunto, tra la gente. Ma l’anticonformismo è un’altra cosa
Parliamo di cose frivole, di curiosità. Se non abbiamo capito male, lei dice che ognuno veste come merita. È così?
Si e così è. Ognuno veste come merita. Ne è la riprova che ognuno sceglie per se stesso
Di chi o di cosa è innamorato Gianni Mura?
Se innamorato vuole dire amare tutto, dalla famiglia al lavoro alla vita. Si, sono innamorato
E la droga?
Assolutamente bandita. Non ho mai avuto bisogno di cercare lo sballo per apprezzare la realtà. Ho sempre avuto l’adrenalina naturale. Anche qui, come per la cravatta, si tratta di avere stile e carattere. Anzi, guardi, le svelo la risposta a una domanda che non mi è mai stata posta: se dovessi paragonarmi a un ballo, sarebbe il rock and roll
Com’è Gianni Mura caratterialmente?
Sono trasparente come l’aria. Niente ruoli dark che prevedono lati diversi dalla mia personalità. Ho iniziato da giovane e, oggi, esagerando un po’, potrei definirmi maestro. La ricetta? Prima di tutto avere fiducia in se stessi. Sentirsi a proprio agio nel corpo e con ciò che il corpo indossa
Torniamo alle donne: con chi farebbe una pazzia?
Beh! Le rigiro la domanda: se una bella ragazza, magari dell’est, fresca di laurea e non solo, le dicesse che ha un biglietto in più per assistere a un balletto in teatro e le chiedesse di accompagnarla, lei sceglierebbe queste o una delle tante avance anonime?
E sua moglie?
Mia moglie non si tocca. Per questo non disdegno qualche fugace e prelibato antipasto. Vede, qui c’è scelta su tutti i fronti. Il mio atelier non è frequentato da sfaccendati o persone precarie
Le amicizie?
Poche, importanti (per noi) e rigorosamente selezionate da mia moglie. Contano anche le frequentazioni giuste. Con la bella gente che entra nel mio atelier non ci sono problemi. Ma fuori bisogna stare attenti. Si vedono comportamenti strani, lontani dalla nostra cultura, come dice mia moglie, a distanze siderali
Progetti per il futuro?
Tanti, tanti, tanti!
Atelier Gianni Mura
Via Torino 54
20123 Milano – Italy
Tel. +39 02 72010618
[email protected]
http://www.giannimura.it
______________________________
Marco Mancinelli
Gianni Mura Press Office
[email protected]

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Una conversazione con Bob Thurman

Robert Thurman detiene la cattedra di studi buddhisti alla Columbia University, è un traduttore di testi antichi e ambasciatore della causa del Tibet negli Stati Uniti. Non solo, è stato anche il primo americano a vestire l’abito arancione dei monaci e il primo durante il periodo della Beat generation a diventare amico del quattordicesimo Dalai Lama Tenzin Gyatso, con cui ha condiviso numerosi ritiri spirituali e altrettante discus¬sioni filosofiche. Proprio in virtù di questo suo profondo legame con il Tibet e la filosofia/religione buddhista domenica 22 Novembre 2009 sarà protagonista di un incontro che si terrà a Milano, al Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo, 14. Questo incontro, dal titolo “Una nuova dimensione spirituale dopo la crisi: il messaggio del buddismo tibetano“, Robert Thurman terrà un intervista con la partecipazione del giornalista Marcello Foa, co-fondatore dell’ Osservatorio europeo di giornalismo. L’incontro, a cui seguirà un rinfresco e che comincerà alle 11.30, è a prenotazione obbligatoria. Per info sul costo del biglietto chiamare il numero +41 765 71 72 73 oppure inviare un e-mail a [email protected].
Per arrivare al teatro: Tram 16, 29, 30; Autobus 62, 77; MM3 (Fermata Porta Romana)
Fermata RadioTaxiATM – Via Pier Lombardo 14
Parking garages “convenzionati”:
-Megliola – Via Pier Lombardo, 26 – Telefono 02 5461734
-Parking Car Service – Via Pier Lombardo, 29 – Telefono 02 54108062
-Garage Bottauto – Via Carlo Botta, 37 – Telefono 02 5510410.
I gratta e sosta in vendita alla biglietteria.

An interview with public participation coordinated by journalist Marcello Foa, co-founder of the European Observatory of Journalism. “A new spiritual dimension after the crisis: the message of tibetan buddhism”.  SUNDAY NOVEMBER 22, 11:30AM Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo, 14, 2013, Milano (Refreshments will be served).
Tickets: 25/30 Euros for ticket (THSF Tibetan Flag Pin Gift). For reservations, contact +41 765 71 72 73/ [email protected]

How to reach the theatre: Tram 16, 29, 30; Autobus 62, 77; MM3 (Fermata Porta Romana)
Fermata RadioTaxiATM – Via Pier Lombardo 14
Parking garages “convenzionati”:
-Megliola – Via Pier Lombardo, 26 – Telefono 02 5461734
-Parking Car Service – Via Pier Lombardo, 29 – Telefono 02 54108062
-Garage Bottauto – Via Carlo Botta, 37 – Telefono 02 5510410
The scratch and park tickets are available from the biglietteria.

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Alessandro Marchesi, Mediolanum Comunicazione: una buona strategia di vendita comincia on line

E’ in edicola l’intervista ad Alessandro Marchesi, direttore commerciale Alboran – divisione di Mediolanum Comunicazione – nel numero odierno di ‘Espansione’ che gli dedica un’intera pagina. ‘Attenti al sito!’ è il titolo del pezzo che va a sottolineare come un sito ben progettato e ben realizzato possa essere la pietra angolare di una moderna strategia di vendita e come si debba cambiare modo di pensare “Uscendo dalla vecchia logica ‘all image’ e trattando sempre più il web come una chance concreta per vendere”. Inoltre aggiunge riguardo la tipologia di aziende che possono trarre benefici dalla loro presenza in rete: “L’approccio vincente è strategico per tutti, non conta il fatturato dell’azienda. Tutti possono trarre enormi vantaggi da una pianificazione che tenga presente l’importanza delle azioni on line”. Con un’ultima ma fondamentale precisazione Marchesi sottolinea come la presenza in rete debba essere attiva perché ormai esserci per esserci non ha più alcun senso.

L'articolo del giornale Espansione

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Cavalleretti Group racconta l’attività di taglio laser lamiere: l’intervista

Cavalleretti Group è un’azienda che si occupa con successo da diversi anni del taglio laser di lamiere, del taglio tridimensionali e di lavorazioni tipiche di un’officina meccanica. Con sede in provincia di Ferrara, l’azienda ha dimostrato negli anni la propria volontà d’innovarsi e di diventare leader nel settore della carpenteria metallica.
Di seguito si riporta un estratto dell’intervista rilasciata dal titolare dell’azienda a tal proposito.

Di cosa si occupa Cavalleretti Group?
Siamo un’azienda specializzata nell’ambito del taglio laser bidimensionale, del laser tridimensionale e tubo. Nella nostra sede di Ferrara svolgiamo anche lavorazioni di stampaggio, piegatura ed assemblaggio per vari settori come elettrodomestico, arredamento, automotive, illuminazione ed arredamento.

Quali sono i servizi da voi offerti e con che valore aggiunto?
Compresi nei nostri servizi di trattamento dei metalli e operazioni di rifinitura, i clienti possono trovare la professionalità, la competenza e l’esperienza con cui possiamo dare una consulenza mirata. Inoltre possiamo sostenere il cliente nelle diverse fasi di sviluppo del prodotto, avvalendoci anche di un valido supporto di progettazione interna. Siamo inoltre in grado di studiare, progettare e realizzare non solo il semilavorato ma l’intero prodotto finito in tutte le sue diverse componenti e relativo assemblaggio.

L’importanza di saper cogliere l’innovazione e portarla in azienda è un principio essenziale per una realtà che si vuole imporre nel proprio mercato di riferimento. Quali sono gli investimenti da voi effettuati in tale direzione?
La nostra volontà di investire nell’innovazione è sempre stata funzionale nell’offrire ai nostri clienti i migliori servizi nell’ambito della carpenteria metallica. La scelta di seguire il progresso tecnico e tecnologico e farlo nostro ci ha permesso di crescere e consolidarci nel taglio laser di lamiere e nelle altre lavorazioni di metalli. Noi investiamo continuamente in macchinari di ultima generazione e nelle nuove tecniche produttive per aumentare e consolidare il nostro valore aggiunto.

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