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“Spoleto incontra Venezia”: Grandi apprezzamenti per Anna Sticco nota come la pittrice di Maria Callas

E’ terminata con indiscusso successo la vetrina internazionale della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” con l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes, svoltasi dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. Le location veneziane ospitanti scelte per la pregevole iniziativa sono state due secolari dimore nobili, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. Nel corposo gruppo dei talentuosi artisti in esposizione Anna Sticco, conosciuta come la pittrice di Maria Callas si è distinta ricevendo notevoli encomi.

 

Parlando della sua concezione sull’arte spiega: “L’arte per me è un mezzo indispensabile, uno strumento prezioso e fondamentale per esprimere me stessa, per comunicare il mio moto dell’anima nella sua essenza più intima e introspettiva. Il mio stile è assolutamente personale e personalizzato. L’arte influisce in modo radicale in ogni mia scelta“. Sulla tecnica da lei prediletta dice: “Uso in prevalenza la tecnica mista, tenendo l’acrilico come base principale integrata con la china, i gessetti, le matite, il collage, la foglia oro 24 carati, cercando di compiere una ricerca sperimentale eterogenea e in continua evoluzione“.

 

Raccontando la sua fervida passione per l’icona del bel canto per antonomasia rivela: “Nel 2006 mentre ero a Parigi ho avuto una vera folgorazione, un’illuminazione imprevista e inaspettata, sentendomi catturare e conquistare da un magnifico manifesto della Callas esposto all’Opera e da lì ho iniziato un percorso di ricerca approfondita, che mi ha portato a contatto con persone e ambienti a lei vicini e sono diventata anche una collezionista appassionata dei suoi cimeli e oggetti a lei più cari appartenuti“.

 

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Spoleto incontra Venezia: Grandi elogi per le opere di Luciano Longo

Si è conclusa di recente con consensi unanimi la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” che sotto l’esperta curatela di Vittorio Sgarbi, ha riunito in esposizione collettiva rinomati esponenti del panorama attuale. L’evento diretto dal manager produttore Salvo Nugnes si è svolto dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, nella meravigliosa cornice veneziana di due incantevoli edifici di epoca secolare, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. Tra gli artisti presenti al pittore Luciano Longo sono stati riservati particolari elogi di apprezzamento. 

Nel descrivere l’espressione stilistica, che lo caratterizza è stato dichiarato “Nessuno degli oggetti è presente nei quadri per lo scopo dell’utilizzo oppure come il risultato di esso, ma solo per gli occhi attenti. La nostra vista viene soddisfatta, perché ciò che ci appare è solo cibo per lo sguardo. Ma soltanto per gli occhi, in quanto i registri dell’anima e dello spirito si riempiono di una particolare essenza, che supera l’umano. Così non solo gli occhi, che definiscono la vista, ma lo fa l’offuscamento e lo schiarimento dell’esistenza stessa. Gli oggetti salutano l’essere transitorio delle cose terrene presentandosi in una realizzazione inebriata, in una maturità inasprita. I temi sono silenziosi, contenuti“.

L’arte monologica di Longo è seriamente impegnata nella ricerca di una verità di un livello più alto: si chiude in nature morte, ma è grazie a questo, che dialoga con l’assoluto, che si rinnova continuamente trovando in questo anche la transitorietà dell’essere. I dipinti sono collegati geneticamente uno con l’altro. Il tema della natura morta di tempo in tempo richiama quella disponibilità, quell’abilità e quella conoscenza del mestiere, nel quale l’autore è capace di dire nuovamente ciò che in un altro momento aveva già detto in modo differente.

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“Spoleto incontra Venezia”: Si consolida il successo del pittore spoletino Alessandro Testa

La grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” a cura di Vittorio Sgarbi si è tenuta dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 con forte risalto mediatico. Allestita nell’emozionante atmosfera di Venezia presso due strutture di antichissima tradizione nobiliare, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes ha coinvolto numerose personalità di prestigio del panorama odierno. Tra i rinomati artisti presenti il pittore Alessandro Testa ha ottenuto ottimi riscontri a favore con le sue opere di matrice astratta, dove l’elemento cromatico assume una rilevanza di primo piano.

 

Nel commentarne lo stile espressivo è stato scritto “Per lui la pittura è essenzialmente simbolo di colore, che s’intreccia, si espande e si dipana all’interno del quadro come un arcobaleno variopinto, trasformandosi in un prezioso strumento per suscitare emozioni e sensazioni, così come in efficace e potente mezzo per generare un legame armonioso ed inscindibile, tra se stesso e le immagini realizzate. Dipinge di getto, senza schemi dogmatici predefiniti, senza filtri, senza barriere emotive. Le opere sono il frutto di una miscela di ribellione e caparbietà, tenacia e disperazione con una vena di speranza e positività, che affiora nel tripudio colorato“.

 

Testa spiega: “Nell’atto di dipingere il mio intento primario è quello di lanciare un messaggio da poter condividere con lo spettatore“. Sgarbi, che l’ha paragonato a Tancredi ha sottolineato: “Testa lavora con gestualità marcata e incisiva, istintiva quasi nervosa e irrazionale, graffiando le superfici limacciose e materiche delle tele, con macchie distribuite a sprazzi di colori volutamente contrastanti“.

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Spoleto incontra Venezia: Grandi elogi per le opere della scultrice Amalia Borin

All’interno della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes la scultrice Amalia Borin ha conseguito positivi riscontri con le sue creazioni dal variopinto cromatismo. L’evento allestito nel contesto di due edifici veneziani di aristocratica origine secolare, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich, si è svolto dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014.

Sul talento creativo della Borin è stato dichiarato “La Borin svela l’arcano dell’universo con un agile linguaggio artistico, che è nato dal talento della ricerca. Ogni sua opera è un messaggio tematico, che trasmette al fruitore rispetto per l’universo e per la vita, ma anche per il pensiero e per la fantasia dell’uomo. Nella scultura riesce perfettamente a coniugare figurativo e astratto, classico e moderno, passato e presente, oriente e occidente”.

Nelle sue opere si genera una vera e propria danza cromatica. Una danza, che arriva a definire l’armonia del segno e contraddistinta dall’acceso simbolismo, che traccia infiniti misteri essenziali. Un significato esplicito, che si lega a un significato, che invece va ricercato. I suoi nastri colorati ricordano i fiumi e i canali di quella terra d’origine, che in qualche modo a distanza ricorda, rivolgendole quasi dedicandole la poesia di questa esplosione tonale.

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“Spoleto incontra Venezia”: Riceve ottimi elogi la pittura d’ispirazione orientale di Stella Maris Garro Pecchioli

In occasione della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” svoltasi nello splendido capoluogo lagunare dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 con l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi, è stato particolarmente elogiato il talento pittorico di Stella Maris Garro Pecchioli. L’evento diretto dal manager produttore Salvo Nugnes è stato accolto tra le mura di due grandiosi edifici aristocratici, il Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich.

 

Sull’espressione artistica della Garro Pecchioli è stato dichiarato “I movimenti ascendenti di piante fiorite e girasoli raggianti, dominati decisamente dagli inchiostri gialli, verdi e neri, ma al contempo tenui, sono veramente affascinanti. Figure, che si allontanano con tenacia verso l’alto, ma in un movimento delicatamente circolare di spirale appena accennata. Dipinti, che sanno coniugare i contrasti cromatici con la loro contemporanea delicatezza in un gioco sapiente di tinte decise, ma delicate. Così anche il movimento delle figure predilige in taluni casi una circolarità ascendente o profonda in altri. La sensazione che se ne riceve è quella di una felice e armoniosa -commistione- di contrari. Lavori dal sapore orientale estremo, con il tocco e il carattere di un’artista fine, che è riuscita abilmente a reinterpretare quel gusto secondo un determinato umore e un peculiare carattere tipicamente occidentale”.

 

Le originali trasparenze irregolari e patinate dei fogli di carta di riso utilizzati come superficie di base, mostrano le pennellate variopinte inchiostrate e impresse dall’autrice. Si delineano tratteggi stesi in senso circolare o anche ascendente, rossi e neri, neri e gialli, scale graffiate di grigio e neri, colori accoppiati talvolta miscelati e punteggiati di cromia dorata, ma sempre molto discreti e sobri nelle sfumature tonali. Le forme circolari rievocano gioiose girandole fantastiche o simbolici occhi interiori, che scrutano virtualmente nascosti, in un io vorticosamente turbato, una qualche interessante realtà da apprendere, attirare oppure fuggire, allontanare.

 

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Intervista al noto cantante napoletano Luca Maris sulla canzone dedicata in occasione dell’Expo 2015 di Milano

Intervistato il noto cantante napoletano Luca Maris, artista a tutto tondo, divulgatore della cultura musicale napoletana e italiana nel mondo. Cantante, autore, compositore, arrangiatore, si sente a suo agio in ogni suo ruolo: ognuno di essi gli provoca forti emozioni, che riesce poi a trasmette al suo pubblico.

D: Ha mai fatto delle tournée canore fuori Italia?

R: Sì, ho fatto alcune serate in Svizzera, Spagna, Francia, Germania.

D: Quale paese straniero attualmente considera più adatto ad accogliere la sua “arte musicale e canora”?

R: La Svizzera perché plurilingue, neutrale e giudica in base alla qualità delle opere musicali, allo spessore dell’artista e senza inutili pregiudizi.

D: Ha mai pensato di tradurre le sue canzoni in lingua straniera e magari incidere un cd apposito da esportare fuori Italia?

R: Ho già tradotto delle mie opere musicale in spagnolo, inglese e portoghese.

D: Ha pensato di creare una sinergia tra l’Expo e le sue performance canore? Tipo dedicare un brano simbolico all’Expo, esibirsi a Milano nel periodo del grande evento ecc…

R: Il brano per Expo l’ho scritto diverso tempo fa. Sono del parere che bisogna pensare sempre: “Non si sa mai. Magari mi chiamano e mi chiedono una canzone per quell’evento” e quindi per Expo ho già la canzone pronta nel cassetto. Per ora è un buon demo, ma nel caso in cui interessasse, basterà solo fare l’arrangiamento professionale in studio. Sarebbe bello diventasse l’inno ufficiale dell’Esposizione Universale e sicuramente mi farebbe piacere anche esibirmi nel periodo del grande evento.

D: Pensa, che l’Expo di Milano, con la forte risonanza mediatica che riscuote già da adesso, possa fungere da motore trainante positivo anche per il comparto musicale nazionale di rimando?

R: Sì, Expo può fungere da motore trainante positivo non solo per la musica italiana, ma anche per tutta l’economia in generale. Può aiutare a unire e confrontare la musica e i diversi mercati.

D: Le piacerebbe duettare con una cantante milanese doc come Ornella Vanoni? Oppure scriverle un pezzo da interpretare?

R: Ornella Vanoni è una delle più belle, originali e riconoscibili voci della storia della musica italiana quindi sicuramente duetterei con lei e gli scriverei anche un pezzo, se me lo chiedesse.

D: Sappiamo, che lei è da sempre molto attivo anche per le iniziative a scopo benefico solidale; ci racconta al riguardo come unisce musica e finalità etico sociali di elevato spessore?

R: Sento come un dovere in questo mio viaggio di vita fisica di “dare una goccia al mare”, di aiutare nel mio piccolo, mettendomi a servizio delle nobili cause benefiche e sostenendo le persone bisognose: Ciò mettendo anche a disposizione le mie opere musicali con la discografia per raccogliere fondi da destinare alle varie cause, oppure attraverso i miei interventi sia personali che musicali.

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A “Spoleto incontra Venezia” le straordinarie creazioni orafe di Luciano Mario Rossi

Tra i protagonisti presenti alla grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata dal professor Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes, spicca il rinomato maestro orafo e scultore Luciano Mario Rossi con le sue pregiate creazioni artigianali. L’esposizione è stata allestita presso il sontuoso Palazzo Falier, residenza aristocratica del XV secolo situata sulla riva del Canal Grande a Venezia, fino al 24 Ottobre 2014. Accanto a lui nomi del calibro di Dario Fo, José Dalì, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, e altri rinomati esponenti del panorama attuale.

Rossi rivolge l’attenzione al gioiello sentito quasi come fosse una scultura da indossare e come espressione di una raffigurazione scultorea. Un’espressione unica e irripetibile, che denota un continuo studio sul segreto dell’eleganza, della bellezza, della sensibilità, della forma, dell’innovazione, sono mossi dall’intenzionalità sottesa di dare risalto a nuove prospettive, sia derivanti dalle esperienze contemporanee sia recuperate e tramandate da quelle passate. Il “piccolo formato prezioso” trattiene in sé tutti i significati, i contenuti e i messaggi della poetica dell’artista ed è frutto di un’elaborazione appassionata e di grande fascino, che sperimenta svariati accostamenti cromatici, materiale e tecniche incisorie. I suoi gioielli d’eccellenza rispecchiano le intrepide e coraggiose battaglie e sfide della vita, sono un simbolico “diario di bordo” dove annotare i percorsi intrapresi e le riflessioni esistenziali. Le geniali idee progettuali e l’abilità strumentale esecutiva sono in sinergico equilibrio e generano oggetti meravigliosi, che sanciscono lo sviluppo progressivo di evoluzioni delle magistrali capacità di lavorazione.

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Grande evento alla Milano Art Gallery con Alessandro Sallusti presenta l’anteprima “Milano – Il fascino di una metropoli” suggestivo volume fotografico della nota artista Mari Pia Severi

Importante evento in anteprima nazionale alla storica galleria milanese “Milano Art Gallery” situata in Via Alessi 11 a due passi dal Duomo, con la presentazione del nuovo volume fotografico dal titolo “Milano – Il fascino di una metropoli” della talentuosa artista Maria Pia Severi, per l’occasione affiancata dal direttore Alessandro Sallusti, che ha realizzato il testo di prefazione introduttiva. L’incontro, previsto in data Mercoledì 5 Novembre alle ore 18.00, sarà introdotto dal manager produttore Salvo Nugnes.

Spiegando il messaggio, che vuole divulgare attraverso i suoi originali scatti d’autore la Severi afferma: “Vorrei coinvolgere le persone nelle emozioni, che provo io fotografando. Inoltre, vorrei lasciare libero sfogo all’interpretazione delle mie foto. Ogni città che visito deve diventare prima ‘mia’ in ogni senso, culturale, storico e visivo. Ogni volume che esce ‘sull’ultima nata’ è per me sempre il più bello”. Ecco come fotografo: “Seguo il mio istinto sempre e ho creato uno stile considerato rivoluzionario di foto in movimento“.

Nel commentarne le abili doti creative il professor Vittorio Sgarbi ha dichiarato su di lei: “La Severi ci inghiotte nello spazio attrattivo delle sue forme. Propone immagini fotografiche, che non documentano, ma evocano. Negli scatti della Severi non i luoghi, ma la percezione dei luoghi, la memoria indefinita non delle situazioni e dei particolari, ma delle sensazioni, come ciò che resta di un sogno. Le fotografie sono una sfida alla memoria, il tentativo di fotografare i ricordi, la natura anche imprecisa, ma decisiva“. E prosegue evidenziando: “Come chi si sveglia all’improvviso e ricorda soltanto i frammenti di un sogno, percependone il senso, la continuità narrativa. Esse sono dentro di noi. Nel ricordarle non abbiamo una conoscenza compiuta, ma una conoscenza intuitiva. Di questa dimensione, di questa intuizione la Severi vuole restituire una corrispondenza fotografica. Così la sua tecnica appare impressionistica e divisionistica come la trascrizione di un sogno. Contro la distanza dei luoghi impone la perdita del fuoco, rinunciando alla nitidezza, che è propria della riproduzione fotografica“.

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Spoleto incontra Venezia: eccellenti riscontri per Stella Maris Garro Pecchioli e la sua arte orientale

In occasione della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” svoltasi nello splendido capoluogo lagunare dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, con l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi, è stato particolarmente elogiato il talento pittorico di Stella Maris Garro Pecchioli. L’evento, diretto dal manager produttore Salvo Nugnes, è stato accolto tra le mura di due grandiosi edifici aristocratici, Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich.

Sull’espressione artistica della Garro Pecchioli è stato dichiarato “I movimenti ascendenti di piante fiorite e girasoli raggianti, dominati decisamente dagli inchiostri gialli, verdi e neri, ma al contempo tenui, sono veramente affascinanti. Figure, che si allontanano con tenacia verso l’alto, ma in un movimento delicatamente circolare di spirale appena accennata. Dipinti, che sanno coniugare i contrasti cromatici con la loro contemporanea delicatezza in un gioco sapiente di tinte decise , ma delicate. Così anche il movimento delle figure predilige in taluni casi una circolarità ascendente o profonda in altri. La sensazione che se ne riceve è quella di una felice e armoniosa 

‘commistione’ di contrari. Lavori dal sapore orientale estremo, con il tocco e il carattere di un’artista fine, che è riuscita abilmente a reinterpretare quel gusto secondo un determinato umore e un peculiare carattere tipicamente occidentale”.

Le originali trasparenze irregolari e patinate dei fogli di carta di riso utilizzati come superficie di base, mostrano le pennellate variopinte inchiostrate e impresse dall’autrice. Si delineano tratteggi stesi in senso circolare o anche ascendente, rossi e neri, neri e gialli, scale graffiate di grigio e neri, colori accoppiati talvolta miscelati e punteggiati di cromia dorata, ma sempre molto discreti e sobri nelle sfumature tonali. Le forme circolari rievocano gioiose girandole fantastiche o simbolici occhi interiori, che scrutano virtualmente nascosti, in un Io vorticosamente turbato, una qualche interessante realtà da apprendere, attirare oppure fuggire, allontanare.

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“Spoleto incontra Venezia”: Positivi riconoscimenti per l’arte materico informale di Daniela Grifoni

Nella vetrina internazionale della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata dal critico Vittorio Sgarbi con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes tanti gli artisti affermati in esposizione dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, presso due sedi veneziane altisonanti, il Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich. Nel novero selezionato degli illustri partecipanti la pittrice Daniela Grifoni ha ricevuto notevoli consensi, con le sue creazioni d’impronta materica e informale.

 

Raccontando i suoi esordi in campo artistico dice: “Avendo una madre pittrice e una sorella drammaturga teatrale mi sono aperta completamente al mondo della pittura da circa 20 anni. Mi cimento anche nell’elaborazione di particolari scenografie da destinare all’ambito dello spettacolo e del teatro. Ho coniato un termine speciale il -magmatismo- per indicare quell’energia intrinseca, che qualifica la mia espressione stilistica, concepita come una struttura formale in dinamica inversione, dalla forma plastico cromatica al senso percettivo. Considero metaforicamente il processo creativo analogo a quello di uno scrittore, che compone un testo”.

 

Sulla Grifoni è stato scritto “Rivendica una presa di distanza dai dettami dell’espressionismo astratto e dalla degenerazione del concetto di -creazione spontanea e subcosciente-. La vulcanica e camaleontica memoria visiva le permette di cogliere immagini classiche, rapportandosi a esse seppur inconsciamente e rielaborandole in chiave di armonie compositive, che catturano la libera fuoriuscita della pasta cromatica e donano all’opera una visione contestuale di frizzante esuberanza e ordinata e lineare compostezza, con inedite fusioni di plasmi tonali, magmi in discesa e plastiche combinazioni ad effetto tridimensionale di fuoco-terra-colore”.

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Grandi apprezzamenti per gli scatti di luce di Jacqueline Domin a “Spoleto incontra Venezia”

 

La grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” è giunta al termine ottenendo vastissimi consensi generali nei due pregiati contesti espositivi a Venezia in cui è stata allestita dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. L’evento, a cura di Vittorio Sgarbi con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes, ha radunato esponenti illustri del panorama attuale. Nel novero dei partecipanti la rinomata fotografa Jacqueline Domin ha proposto con ottimi apprezzamenti i suoi originali scatti d’autore.

La Domin lavora senza l’utilizzo del flash, le bastano i riflessi prodotti dai riverberi naturali, poiché si affida alla straordinaria potenzialità della luce. Sul particolare stile che la contraddistingue e la rende inconfondibile è stato scritto “Nelle immagini traspare una luminosità, che trasforma i paesaggi in icone, in raffigurazioni di stile sacro. Il suo occhio arguto e perspicace si lascia guidare dal biancore cangiante per poi insinuarsi nei pori naturali e negli anfratti nascosti, tra i velati spazi d’acqua e le onde verdeggianti delle pianure erbose. Si avvale di tonalità colorate sempre di una gradazione sopra o sotto la cromia reale, capaci di allacciare i fili segreti che uniscono il macrocosmo al microcosmo, l’infinitamente piccolo all’infinitamente enorme, in un intreccio compositivo di equilibrata armonia d’insieme“.

Le raffigurazioni della Domin trasmettono emozioni e suggestioni dal potente impatto visivo. Maestra dell’arte fotografica di formazione autodidatta, attraverso l’uso delle sfumature cromatiche e dei bagliori luminosi esalta il messaggio introspettivo contenuto nell’attimo fuggente immortalato e lo rende eterno e sempre presente. Le opere fanno riflettere l’osservatore mediante il sapiente uso della dicotomia del gioco tra luci e ombre, chiaro-scuro. L’obiettivo diventa il filtro per cogliere e trasfigurare il reale, personalizzandone la proiezione e fissandola nel tempo con vigorosa forza rievocativa.

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Spoleto incontra Venezia: Grandi elogi per le opere del giovanissimo pittore Alessandro Serra

É ormai giunta alla conclusione con forte successo la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” sotto l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi con la direzione del manager Salvo Nugnes, che si è tenuta nell’emozionante atmosfera veneziana di due storici edifici nobiliari, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. Tra i talentuosi artisti presenti il giovane pittore Alessandro Serra ha conseguito notevoli riconoscimenti elogiativi. 

Serra spiega nel descrivere le sue fonti d’ispirazioni primarie: “Le figure delle mie opere di proposito appena un po’ naif, non sono protagoniste dell’opera stessa, sono lasciate fuori scena. Esse sono un contorno come la cornice del quadro. I veri soggetti sono: il pensiero e la riflessione delle figure stesse e l’atmosfera astratta, dove il mio spirito protagonista è interprete di profonde sensazioni. L’arte dialoga con il nostro mondo interiore, ma si manifesta attraverso un lavoro manuale, costituendo un ponte tra i nostri sogni più intimi e la vita concreta“.

Molto significative le riflessioni da lui pronunciate, dalle quali si può capire il filo conduttore trainante della sua interessante ricerca sperimentale, che sfocia in un genere espressivo con una mescolanza armoniosa di Astrattismo, figurativo, fantastico, onirico e surreale.  Al riguardo afferma: “L’arte mi dà la libertà e la possibilità di sperimentare mondi interiori, segreti, di rivivere tratti di vite precedenti, di volare nell’immaginazione e sentirmi per un momento creatore, per ritornare subito presente e comprendere ‘il mio fare arte’. Ma soprattutto l’arte mi dà gioia e mi fa stare bene. La forte emozione si accende quando dipingo e ascolto musica. I suoni scelti per ogni opera sembrano lanciati dal cielo, arrivando dritti al cuore e mi fanno sognare e dipingere“.

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Giuseppe Oliva a “Spoleto incontra Venezia”: il mare e le nuvole come infinito e libertà

La grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata di Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes, svoltasi dal 28 Settembre al 24 Ottobre ha conseguito ampio successo di pubblico e di critica, racchiusa all’interno di due secolari strutture aristocratiche veneziane, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. Tra i nomi di spicco presenti, il noto pittore Giuseppe Oliva ha partecipato con una corposa interessante serie di originali opere di impronta materico-astratta.

Sgarbi nel commentarne l’estro artistico ha dichiarato “Artista denso e intenso nella pittura a spatola, che si muove sopra una gamma molto astratta, quasi come si può vedere nei quadri di Cassis”.

Oliva spiega “L’emozione più bella quando si dipinge è la gioia di rappresentare le proprie emozioni più profonde, le sensazioni della tua vita a cui ti senti maggiormente affezionato, da cui difficilmente ci si può separare e che fanno e faranno sempre parte del tuo essere e della tua vita. Il mare, gli azzurri, il celeste, il blu fanno parte del mio DNA, come informazioni cromatiche e sensazioni di momenti emozionali vissuti da siciliano, davanti allo specchio di un mare sempre cangiante minuto dopo minuto, fantastico esempio di un divenire, che ti proietta sempre e costantemente verso il futuro o la visione di un infinito, che ti dà il senso della libertà e l’assoluta mancanza di ogni tipo di vincolo o costrizione o il veleggiare delle nuvole, che ti danno il senso della vita che procede comunque pur consapevoli di andare incontro a qualche temporale. Sensazioni, che accumuli e che soltanto con il trascorrere del tempo vengono fuori rievocando momenti della tua vita”.

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“Spoleto incontra Venezia”: La pittrice Luana Tuis ottiene ampio consenso elogiativo

Si è conclusa con strepitosi riscontri mediatici la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” a cura del Professor Vittorio Sgarbi, allestita dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 a Venezia, presso due magnifici edifici nobiliari, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich, con l’organizzazione del manager produttore Salvo Nugnes. Nel nutrito ed esclusivo novero dei partecipanti la pittrice Luana Tuis ha proposto con successo le sue coinvolgenti creazioni.

 

Nel descriverne la spiccata capacità elaborativa è stato scritto “Lo stile compositivo unitario e omogeneo è caratteristica saliente principale delle opere. Alcune tonalità cromatiche qualificabili come ‘neutre’ vengono amalgamate in impasti e mescolanze, che danno risalto alle forme raffigurate in una visione panoramica d’insieme allargata, tersa e luminosa. Spiccano qua e là cromie più incisive, marcate e squillanti dei gialli, rossi, verdi. Avverte da subito il fascino dei fiumi, dei laghi, delle paludi, tematiche che predilige, poiché nutrono profonda affinità con il suo animo, che forse s’identifica in questi soggetti, distendendosi e placandosi oppure talvolta sconvolgendosi tumultuosamente. Per lei la superficie dell’acqua è in stretto rapporto con il cielo e con la vegetazione”.

 

La Tuis nativa della Svizzera dimostra una passione e un talento precoce per il disegno e il colore. Dei suoi esordi in campo artistico racconta “A 12 anni ho iniziato a dipingere la porcellana e a 13 anni ho realizzato il mio primo ritratto dedicato alla nonna materna. A 15 anni mi sono cimentata nell’uso della tecnica ad olio. Prediligo il figurativo come mezzo di espressione e mi piace anche realizzare opere in stile trompe-l’oeil, su pannelli, tele, quadri su tela o telaio oppure operando direttamente sulla parete. I colori che adopero sono tutti lavabili, garantiti a lungo termine e di agevole manutenzione”.

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Il rinomato Palazzo Doria D’Angri a Napoli come la Reggia di Caserta culla dei pregiati modelli architettonici tra cui Luigi e Carlo Vanvitelli, Fedele e Alessandro Fischetti, Costantino Desiderio, e…

Il rinomato Palazzo Doria D’Angri a Napoli come la Reggia di Caserta, ammirati da turisti e visitatori provenienti da tutto il mondo, vantano tra i progettisti esponenti di grande spicco: nomi del calibro di Luigi e Carlo Vanvitelli, Fedele e Alessandro Fischetti, Costantino Desiderio, Girolamo Starace, Giacinto Diano, Gennaro Di Fiore e Francesco Longhetti, che hanno progettato e modellato le nobili e possenti strutture, abbellendole e decorandole con coreografici affreschi di intensa suggestione. Queste regali dimore rappresentano un significativo “pezzo” della Storia D’Italia giunto fino ai giorni nostri, che ci rende fieri e orgogliosi nel senso di appartenenza patriottico.

In particolare, il Palazzo Doria D’Angri, completato nel 1787, si trova a Napoli in posizione nevralgica, precisamente in Piazza Sette Settembre, nelle vicinanze limitrofe di contesti assai rinomati, tra cui la Piazza Del Gesù, il Teatro San Carlo, il Palazzo Reale, la Chiesa di Santa Chiara, lo storico Bar Gambrinus. Al suo interno si possono visionare, in ottimo stato di conservazione opere eccelse come “L’allegoria con Mercurio, la sapienza e la poesia” avvolgente nella sua lucentezza, che è collocato nella volta del primo piano nobile del Palazzo. Il boudoir e la famosa Sala degli Specchi racchiudono ancora intatte le decorazioni originarie, tra cui spicca “L’allegoria dell’aurora” creata da Alessandro Fischetti e Costantino Desiderio e inserita sulla volta del boudoir in ornati di stucco ad opera di Gennaro Fiore. Le particolari caratteristiche dell’edificio e l’impeccabile conservazione lo rendono fruibile per molteplici opportunità di utilizzo, dagli eventi istituzionali e pubblici alle cerimonie private. Con i suoi 1100mq è estremamente adatto per accogliere: mostre d’arte, incontri culturali, conferenze, congressi, convention, comizi di varia tipologia, esposizioni museali, accademie e istituti artistici, filiali universitarie, caffè letterari con biblioteca.

Il 7 settembre 1860, dalla balconata centrale del Salone degli Specchi Giuseppe Garibaldi ha proclamato l’Unità D’Italia, con l’annessione del Regno delle due Sicilie allo Stato Italiano appena fondato, decretando la consacrazione simbolica di questo luogo, che ha acquisito fama di portata internazionale, con molteplici testimonianze dirette tramandate nei secoli, che hanno ispirato anche un celebre sceneggiato Rai con importanti attori protagonisti, tra cui Franco Nero e Philippe Leroy.

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Spoleto incontra Venezia: affermazione e consenso di pubblico per l’arte di Claudio Messini

Il poliedrico artista Claudio Messini si è inserito con ampio successo nell’eterogeneo e selezionato novero di presenze rinomate partecipanti alla grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” svoltasi dal 28 Settembre al 24 Ottobre, nell’incantevole cornice veneziana di due pregiate dimore antichissime, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. L’esposizione è stata curata dal Professor Vittorio Sgarbi, con la direzione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes. Messini è anche un talentuoso uomo di teatro, attore e regista, poiché ha fondato il noto gruppo de “I Gotturni” che negli anni ha ottenuto positivi apprezzamenti in campo nazionale e internazionale.

Sull’eclettismo pittorico, che lo contraddistingue è stato scritto “Nell’affascinante parallelismo tra teatralità e arte, che caratterizza il suo percorso esistenziale e professionale, risiede un tassello fondamentale per cogliere e comprendere pienamente la peculiare ricerca di sperimentazione stilistica, attraverso cui si incanala e si orienta la versatile e camaleontica capacità ideativa e progettuale. Da un lato, sviluppa l’intento di stupire e sorprendere lo spettatore, che assiste allo scenario recitato sul palcoscenico, dall’altro riesce a conquistare l’osservatore con l’intensità delle opere pittoriche, all’insegna di un tripudio congiunto di emozionante coinvolgimento e immediato impatto emotivo”.

Messini afferma che è l’istinto a spingerlo a dipingere e che l’atto creativo gli trasmette un insieme di forti e coinvolgenti emozioni non ben decifrabili e inquadrabili: entusiasmo, soddisfazione, esaltazione ma anche dubbi, quando la creazione finale non soddisfa pienamente le aspettative da lui perseguite. Per lui la pittura è insita nel suo DNA altrettanto quanto la recitazione e costituisce una componente primaria e imprescindibile della sua esistenza. Sull’arte dichiara “L’arte è tutto ciò che esplode dall’intelligenza umana ed in questo senso è indefinibile”.

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Palazzo Doria D’Angri a Napoli come la Reggia di Caserta: custodisce i pregiati modelli architettonici ammirati nel mondo per i magnifici affreschi decorativi

Il rinomato Palazzo Doria D’Angri a Napoli come la Reggia di Caserta, ammirati da turisti e visitatori provenienti da tutto il mondo, vantano tra i progettisti esponenti di grande spicco: nomi del calibro di Luigi e Carlo Vanvitelli, Fedele e Alessandro Fischetti, Costantino Desiderio, Girolamo Starace, Giacinto Diano, Gennaro Di Fiore e Francesco Longhetti, che hanno progettato e modellato le nobili e possenti strutture, abbellendole e decorandole con coreografici affreschi di intensa suggestione. Queste regali dimore rappresentano un significativo “pezzo” della Storia D’Italia giunto fino ai giorni nostri, che ci rende fieri e orgogliosi nel senso di appartenenza patriottico.

In particolare, il Palazzo Doria D’Angri, completato nel 1787, si trova a Napoli in posizione nevralgica, precisamente in Piazza Sette Settembre, nelle vicinanze limitrofe di contesti assai rinomati, tra cui la Piazza Del Gesù, il Teatro San Carlo, il Palazzo Reale, la Chiesa di Santa Chiara, lo storico Bar Gambrinus. Al suo interno si possono visionare, in ottimo stato di conservazione opere eccelse come “L’allegoria con Mercurio, la sapienza e la poesia” avvolgente nella sua lucentezza, che è collocato nella volta del primo piano nobile del Palazzo. Il boudoir e la famosa Sala degli Specchi racchiudono ancora intatte le decorazioni originarie, tra cui spicca “L’allegoria dell’aurora” creata da Alessandro Fischetti e Costantino Desiderio e inserita sulla volta del boudoir in ornati di stucco ad opera di Gennaro Fiore. Le particolari caratteristiche dell’edificio e l’impeccabile conservazione lo rendono fruibile per molteplici opportunità di utilizzo, dagli eventi istituzionali e pubblici alle cerimonie private. Con i suoi 1100mq è estremamente adatto per accogliere: mostre d’arte, incontri culturali, conferenze, congressi, convention, comizi di varia tipologia, esposizioni museali, accademie e istituti artistici, filiali universitarie, caffè letterari con biblioteca.

Il 7 settembre 1860, dalla balconata centrale del Salone degli Specchi Giuseppe Garibaldi ha proclamato l’Unità D’Italia, con l’annessione del Regno delle due Sicilie allo Stato Italiano appena fondato, decretando la consacrazione simbolica di questo luogo, che ha acquisito fama di portata internazionale, con molteplici testimonianze dirette tramandate nei secoli, che hanno ispirato anche un celebre sceneggiato Rai con importanti attori protagonisti, tra cui Franco Nero e Philippe Leroy.

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Spoleto incontra Venezia: l’infinita bellezza della natura nelle fotografie di Jacqueline Domin

La nota fotografa Jacqueline Domin è stata scelta per far parte della schiera di artisti coinvolti nella prestigiosa mostra curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes dal titolo “Spoleto incontra Venezia“. L’esposizione è allestita a Venezia dal 28 settembre al 24 ottobre 2014 presso Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich. In questa intervista la fotografa rivela le proprie emozioni sui soggetti da lei ritratti negli scatti e le sue idee sull’arte contemporanea.

D: Che sensazione prova a staccarsi da un pezzo venduto?
R: L’emozione e sensazione che ho provato nell’istante dello scatto è lì nella fotografia e resterà dentro di me per sempre. Quell’immagine andrà ad un’altra persona che vivrà la sua propria emozione guardandola. L’idea mi rende felice.

D: Qual è il lavoro a cui è più affezionata? Perché?
R: Non potrei scegliere. Ogni fotografia è stato davvero un attimo unico.

D: Come vede l’arte rispetto la crisi dei giorni d’oggi?
R: Imbavagliata e abbandonata.

D: Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il Suo lavoro?
R: Nessun artista. Mentirei altrimenti.

D: Quale messaggio vuole trasmettere con la Sua arte?
R: Credere in quello che si fa, amandolo fino in fondo con gioia.

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Jacqueline Domin a Spoleto incontra Venezia : «L’arte è una meravigliosa liberazione da tutti i freni inibitori».

Uno dei nomi chiamati a far parte della celebre mostra veneziana “Spoleto incontra Venezia, curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes, è quello della fotografa Jacqueline Domin. L’esposizione è allestita fino al 24 Ottobre 2014, presso Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich, a Venezia. Nell’intervista essa rivela la sua idea di arte e l’emozione che prova nel momento in cui decide di immortalare la bellezza della natura.

D: Per Lei l’arte è stata una valvola di sfogo nella vita?

R: L’arte nel mio caso non è né uno sfogo né una valvola. Lo sfogo è qualcosa di troppo pieno, che deborda, quasi rabbioso. No, non mi sfogo con l’arte.

D: A quale corrente artistica si ispira?

R: Non mi ispiro a nessuna corrente artistica.

D: Qual è l’emozione più forte che Le ha dato creare una Sua opera?

R: Quella di oltrepassare a volte soglie a me sconosciute, quando la luce, in un attimo di gloria, trasforma qualunque cosa in esseri splendenti, rivelando segreti che rimanevano invece nascosti nell’ombra.

D: Come concepisce l’arte?

R: Una meravigliosa liberazione da tutti i freni inibitori, osando, aprendo il cuore senza pregiudizi, lasciandosi andare in una realtà diversa da tutto quello che credevamo di conoscere.

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La celebre fotografa Jacqueline Domin espone i suoi scatti a “Spoleto incontra Venezia”

Nell’esclusivo comparto dei talentuosi artisti scelti per partecipare alla grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” a cura di Vittorio Sgarbi con la direzione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes, rientra la fotografa Jacqueline Domin con le sue originali immagini d’autore di suggestivo impatto emozionale. L’esposizione di portata internazionale si svolge a Venezia all’interno di due location di prestigio, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich, dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 e ospita personalità importanti tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì.

La Domin spiegando il suo modo di fare e concepire l’arte sottolinea “L’arte per me è una meravigliosa liberazione da tutti i freni inibitori, osando, aprendo il cuore senza pregiudizi, lasciandosi andare in una realtà diversa da tutto quello, che credevamo conoscere. L’ispirazione artistica è uno stato intimo di felicità pura, di pienezza e di voglia di partecipare. Il messaggio subliminale inserito nei miei scatti fotografici è che siamo figli dell’acqua e delle stelle, arrivati per ultimi su questo splendido pianeta. Non siamo superiori a nessuno, rispettando il diverso per quello che realmente è faremmo del bene anche noi stessi di rimando”.

Sul ruolo dell’arte nella società attuale spiega “L’arte oggi è come una simbolica boccata d’ossigeno. Qualunque forma d’arte in un mondo così velocizzato e automatizzato ti permette di soffermarti, lasciandoti andare alle emozioni e alla riflessione. Io mi considero una testimone e una grande osservatrice nel mondo dell’arte contemporanea”.

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Treviso: conferito all’architetto Cesare Feiffer il premio di merito alla carriera

Durante la raffinata serata di gala per i festeggiamenti dei 150 anni della Croce Rossa, che si è svolta in data venerdì 10 Ottobre a Treviso nell’Auditorium Fondazione Cassamarca di Treviso con il concerto della rinomata orchestra “I Solisti Veneti” diretta dal Maestro Claudio Scimone, il noto architetto Cesare Feiffer è stato insignito di un premio istituzionale di merito alla carriera dall’Assessore alla Cultura Luciano Franchin e dal Prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu “Per l’intensa attività operativa nel settore della conservazione del patrimonio architettonico ambientale”.

Feiffer è docente di restauro architettonico presso la facoltà di architettura dell’Università di Roma Tre e dal 1999 dirige la famosa rivista di settore «Recupero e Conservazione».

Feiffer ha dichiarato: «Ho sempre cercato di unire la riflessione critica sui temi della disciplina del restauro alla pratica professionale». Questo significativo messaggio di riflessione espresso è frutto della sua quotidiana esperienza di architetto-restauratore, che non dimentica di dare importanza e fondamento critico ad ogni azione e tiene sempre presente l’obiettivo finale dell’intervento di restauro che consiste nella conservazione della materia del manufatto. Feiffer dimostra concretamente le tesi da lui perorate facendo parlare i suoi progetti e le sue realizzazioni, dietro la cui eleganza e apparente semplicità si cela in realtà un complesso e sistematico meccanismo organizzativo scandito da tempi, successive fasi d’avanzamento e continui movimenti di confronto con la committenza.

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Treviso: Mariateresa Nugnes, avvocato e giudice di pace, ospite alla serata di gala per festeggiare i 150 anni della Croce Rossa Italiana

In occasione della serata di gala organizzata per festeggiare i 150 anni della Croce Rossa Italiana, svoltasi nel rinomato Auditorium Fondazione Cassamarca, a Treviso, in data Venerdì 10 Ottobre 2014, l’affermato avvocato nonché Giudice di Pace Mariateresa Nugnes ha preso parte al prestigioso evento nell’esclusivo parterre delle presenze istituzionali di spicco invitate a presenziare. Accanto a lei il Prefetto del comprensorio provinciale trevigiano Maria Augusta Marrosu, l’Assessore alla Cultura Luciano Franchin, l’Assessore al Sociale, Sanità e Casa Liana Manfio e altre importante personalità. 

Durante l’iniziativa si è tenuto un coinvolgente concerto dal vivo della famosa Orchestra “I Solisti Veneti” il popolare gruppo da camera, con fama mondiale, capitanato dal celebre fondatore l’esimio Maestro Claudio Scimone, premiato con targa ad honorem alla carriera, a cui è giunto il significativo messaggio di congratulazioni della divina del bel canto Katia Ricciarelli, sua allieva prediletta. Il soprano ha dichiarato con caloroso affetto “Scimone è un uomo e un professionista straordinario, di cui conservo indelebili nel tempo tanti bei ricordi e a cui auguro ogni bene in positivo. Sono lieta di questo meritato riconoscimento“.

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Napoli: Palazzo Doria D’Angri non solo Storia Nazionale ma anche confortevole luogo di meeting, eventi artistici e politici

All’interno dell’inestimabile patrimonio storico, artistico e culturale del nostro Paese, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, senza dubbio bisogna includere il secolare Palazzo Doria D’Angri a Napoli, in Piazza Sette Settembre, che alla stregua della Reggia di Caserta, è stato mirabilmente progettato dagli illustri architetti Vanvitelli Luigi e Carlo, rispettivamente padre e figlio. Altri rinomati professionisti dell’epoca, che hanno fornito il loro prezioso e autorevole contributo nella realizzazione di questo maestoso capolavoro e degli spettacolari affreschi in esso custoditi sono Fedele e Alessandro Fischietti, Costantino Desiderio, Girolamo Starace, Giacinto Diano, Gennaro Di Fiore e Francesco Longhetti. Il palazzo si trova in un crocevia di particolare rilievo strategico: vicinissimo a Palazzo Reale, al Teatro San Carlo, allo storico bar Gambrinus, alla Piazza del Gesù e alla Chiesa di Santa Chiara.

 

Va poi ricordata la speciale valenza simbolica che riveste e che si è tramandata fino ad oggi, poiché dal balcone centrale del suggestivo Salone degli Specchi, l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi si è affacciato per annunciare l’annessione ufficiale del Regno Borbonico delle due Sicilie al novello Stato Italiano. Correva l’anno 1860, precisamente il 7 Settembre. Anche un pregiato ritratto realizzato dal famoso artista Wenzel Franz e conservato presso il Museo Civico di Napoli ne illustra la scena epocale con il Palazzo, che si erge sontuoso nel massimo splendore.

 

Attualmente questa prestigiosa struttura, di superficie pari a 1100 mq, perfettamente conservata, si presta per essere utilizzata con versatile funzionalità. Infatti, è un luogo assolutamente congeniale per ospitare scuole e accademie d’arte, meeting, riunioni e congressi, sedi universitarie, esposizione museale, eventi culturali e artistici, mostre, caffè letterario con annessa biblioteca, iniziative e manifestazioni di carattere politico.

 

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Jacqueline Domin: la fotografia naturalista dell’artista francese in mostra a Spoleto incontra Venezia

La nota fotografa Jacqueline Domin è stata scelta per far parte della schiera di artisti coinvolti nella prestigiosa mostra curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes dal titolo “Spoleto incontra Venezia“. L’esposizione è allestita a Venezia dal 28 settembre al 24 ottobre 2014 presso Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich. In questa intervista la fotografa rivela le proprie emozioni sui soggetti da lei ritratti negli scatti e le sue idee sull’arte contemporanea.

 

D: Che sensazione prova a staccarsi da un pezzo venduto?

R: L’emozione e sensazione che ho provato nell’istante dello scatto è lì nella fotografia e resterà dentro di me per sempre. Quell’immagine andrà ad un’altra persona che vivrà la sua propria emozione guardandola. L’idea mi rende felice.

 

D: Qual è il lavoro a cui è più affezionata? Perché?

R: Non potrei scegliere. Ogni fotografia è stato davvero un attimo unico.

 

D: Come vede l’arte rispetto la crisi dei giorni d’oggi?

R: Imbavagliata e abbandonata.

 

D: Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il Suo lavoro?

R: Nessun artista. Mentirei altrimenti.

 

D: Quale messaggio vuole trasmettere con la Sua arte?

R: Credere in quello che si fa, amandolo fino in fondo con gioia.

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Maria Pia Severi: a “Spoleto incontra Venezia” la fotografia in movimento dell’artista emiliana

Grande partecipazione di Maria Pia Severi a “Spoleto incontra Venezia”, le grandi mostre curate dal Prof. Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes, negli storici contesti di Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich a Venezia. Le splendide ed originali opere fotografiche della Severi sono in esposizione nei due meravigliosi edifici, dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014.
Di seguito, l’intervista alla rinomata artista.

D: Che sensazione prova a staccarsi da un pezzo venduto?
R: Sapendo che di ogni pezzo venduto me ne restano altri cinque direi che non mi dispero affatto: arriverà spero il momento che li venderò tutti! Ogni artista è felice quando il suo lavoro viene apprezzato e retribuito.

D: Qual è il lavoro a cui è più affezionata, e perché?
R: Ogni Città che visito deve diventare prima “mia”, in ogni senso, culturale, storico e visivo. Ogni volume che esce sull’ultima nata è per me sempre il più bello. Poi me ne dimentico e passo ad altro, nel senso che non sto a crogiolarmi sul nuovo volume da me creato.

D: Come vede l’arte rispetto la crisi dei giorni d’oggi?
R: Ritengo che, ora come ora, la fotografia tende ad avere la prevalenza sulla pittura, poiché costa meno e può essere più bella e decorativa di un brutto dipinto, magari più costoso.

D: Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il Suo lavoro?
R: Nessuno, sebbene io sia da sempre stata amante e collezionista di opere d’arte. Ho sempre fotografato ciò che mi piaceva. Nel 1984, quando fu pubblicato il mio primo libro Sotto il segno di Modena, apparve palese che ritraevo prevalentemente figure femminili che passavano per le vie di Modena e che, colte dal mio obiettivo, si trasformavano in “personaggi” mentre Modena appariva solo sullo sfondo. Fu Franco Vaccari, che aveva già esposto alla Biennale di Venezia ed era stato definito da Bonito Oliva sul settimanale L’Espresso un “artista extravagante”, che mi spinse a pubblicarlo ed in più mi fece il menabò e la prefazione. All’epoca facevo foto con la mia Kodak Instamatic. Sottolineo che all’epoca, giovane procuratrice, scattavo le mie foto recandomi in ufficio, eppure ogni giorno, anche se ripetevo la stessa via, tutto mi sembrava nuovo e diverso. Sotto il segno di Modena fu definito, anche dagli altri artisti modenesi ‘il più bel libro mai fatto su Modena”. Trascorso il tempo dell’avvocatura, cercai un nuovo stile. Andando in macchina con mio marito, cercavo di fotografare paesaggi di lato, il più delle volte non riprendevo nulla, ma le foto “a tutta velocità” che riuscivo a fare mi entusiasmavano. Allora cercai di riprodurre col movimento delle braccia questa realtà e così nacque il mio nuovo stile che applico, con varianti, anche ora. Ecco come fotografo. Seguo il mio istinto sempre ed ho creato uno stile all’epoca rivoluzionario, di foto in movimento. Franco Vaccari mi aiutò a confezionare anche i due libri successivi Emozioni Capresi-Inverno e Venezia è Sogno, di cui mi fece anche le relative prefazioni, sottolineandomi che chi aveva beneficiato di una sua prefazione, avrebbe certamente avuto un futuro d’Artista.

D: Quale messaggio vuole trasmettere con la Sua arte?
R: Vorrei coinvolgere le persone nelle emozioni che io provo fotografando. Inoltre vorrei lasciare libero sfogo all’interpretazione delle mie foto. In altre parole vorrei che le mie foto fossero intriganti. Il complimento più bello che mi fanno è quando colgono nelle mie foto qualcosa di diverso dalla realtà. La fantasia che si scatena a guardare le mie foto è illimitata ed io mi diverto molto ad ascoltare anche le più strambe interpretazioni! Così ha anche fatto il professor Vittorio Sgarbi a Spoleto! Si ricorda Vittorio?

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“Spoleto incontra Venezia”: L’arte è difficile da definire così si esprime Claudio Messini, a voi l’intervista

L’artista Claudio Messini, già presente con successo a “Spoleto Arte”, riscuote ampi gradimenti anche alle grandi mostre di “Spoleto incontra Venezia” curate dal critico Vittorio Sgarbi e dirette dal manager produttore Salvo Nugnes, dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, presso gli storici e pittoreschi edifici Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich. In questa intervista, Messini parla della sua esperienza a Venezia e del suo amore per l’arte.

D: È la prima volta, che espone a Venezia?
R: Sì, confermo che è la prima volta che porto le mie opere nel capoluogo Veneto.

D: È compiaciuto di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?
R: Certamente per Dario Fo ed Eugenio Carmi, ad esempio. Molti altri artisti ho avuto modo di conoscerli in occasione di Spoleto Arte, presso Palazzo Leti Sansi.

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell’arte e della cultura, con fama internazionale?
R: Indubbiamente accostare le due location costituisce un impatto significativo. Entrambe evocano arte e bellezza.

D: Quando e com’è avvenuto il suo approccio al mondo dell’arte?
R: Il mio approccio col mondo dell’arte risale alla prima giovinezza. Ho seguito studi artistici e poi mi sono dedicato alle arti figurative e al teatro.

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale?
R: Diciamo che le definizioni non mi sono consuete e, inoltre, l’arte è difficilmente definibile.

D: Ci sono degli artisti e/o delle correnti, che apprezza in modo particolare?
R: Il Novecento è estremamente vario e vasto, ma dovendo citare un nome direi Mirò, senza nulla togliere ad altri grandi.

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Alessandro Testa espone le sue creazioni in occasione di Spoleto incontra Venezia a cura di Vittorio Sgarbi

La vetrina internazionale della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” che vanta l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi, si svolge dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 nella stupenda città lagunare dentro due sedi di altisonante rilevanza istituzionale, il Palazzo Falier e il Palazzo Rota-Ivancich. La direzione organizzativa dell’evento è del noto manager produttore Salvo Nugnes. Tra le presenze di spicco Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì. Il rinomato pittore spoletino Alessandro Testa sulla scia del successo della precedente mostra di “Spoleto Arte” rientra nel selezionato elenco degli artisti partecipanti alla pregevole iniziativa, con una serie di interessanti dipinti dall’impronta cromatica variopinta e dalla matrice astratta informale.

Testa commentando le fonti, che più lo ispirano nella costante ricerca stilistica di sperimentazione spiega “Non mi ispiro a nessuna corrente artistica specifica, perché la mia pittura è totalmente istintiva e mai predefinita a monte. Tuttavia, vari critici ed esperti in materia hanno considerato il mio modo di dipingere affine a eccelsi maestri come Pollock e Tancredi e questo paragone certamente non può che compiacermi e lusingarmi. Inoltre, mi affascinano parecchio anche Mirò e Kandinskij, che reputo modelli primari come guida di riferimento”.

Raccontando i suoi esordi nel mondo dell’arte dice “Per molti anni mi sono dedicato alla scultura in legno e bassorilievi in rame poi quasi improvvisamente ho sentito la voglia tramite la pittura di esprimere i miei sentimenti, la rabbia verso le ingiustizie, le insoddisfazioni così come le gioie e la felicita. Non potrei davvero più fare a meno dell’arte anche come valvola di sfogo emotivo. Nel creare le opere provo sempre emozioni speciali, straordinarie, quasi indescrivibili e sempre in crescendo. Per me l’arte è potersi esprimere in tutti i modi, con libertà e senza condizionamenti”.

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La necessità del messaggio nella musica italiana: intervista al cantautore Luca Maris

Il valore del celebre artista napoletano Luca Maris, cantante, autore, compositore, arrangiatore, è riconosciuto in tutta Italia, anche a Venezia, dove di recente è stato invitato in occasione del vernissage della grande mostra “Spoleto incontra Venezia“. Il suo primo album, “Quante storie…”, è stato subito ben accolto dal mercato italiano e internazionale ed è stato inserito nelle playlist di vari network nazionali, compresa Rai Isoradio, mentre il secondo lavoro “Fuori e dentro noi” è stato realizzato a scopo di beneficenza a favore della ONLUS “Un cuore per tutti…tutti per un cuore!” per contribuire all’aiuto dei bambini cardiopatici nel mondo. In quest’intervista egli rivela le sue idee riguardo al mondo della musica nel panorama italiano ed internazionale, raccontando anche i suoi progetti per il futuro.

 

D: Come vede l’attuale mercato della discografia a livello nazionale e internazionale?

R: A livello nazionale lo vedo scarso: in giro si possono sentire sempre meno canzoni intese come vere opere musicali e di spessore culturale. Purtroppo si sentono quasi esclusivamente solo canzonette per far soldi e basta; senza parlare poi dei testi: sono spesso deprimenti e li capisce solo chi li ha scritti e forse chi li canta. Anch’io molte volte faccio fatica a capirli perché per me non hanno un senso di linguaggio logico. A livello internazionale, invece, si ascolta della buona musica poiché si bada più alle opere musicali di sostanza che alla “musica di plastica”, al contrario di quanto si fa purtroppo oggi in Italia.

 

D: A quali progetti futuri si sta dedicando?

R: Sto preparando il mio nuovo cd che racchiude una piccola raccolta del mio recente passato discografico e qualche nuovo pezzo. All’interno ci sarà anche un brano che mi piacerebbe cantare al prossimo Festival di Sanremo 2015. È sempre stato il mio sogno fin da bambino, da quando uscii dalla tremenda esperienza fisica personale del coma; per me e per mia madre Rosa sarebbe come rivivere quell’esperienza passata, ma questa volta regalandole lacrime di gioia anziché quelle causate dalla paura di perdere un figlio.

 

D: C’è un cantante o un gruppo italiano o straniero, con cui in futuro vorrebbe iniziare a collaborare?

R: Come artista italiano Massimo Ranieri, mentre in ambito internazionale mi piacerebbe collaborare con i Gotthard, un gruppo rock svizzero.

 

D: Se avesse a disposizione tre aggettivi per definirsi in qualità di artista poliedrico, quali userebbe?

R: Generoso, Creativo, Essenziale.

 

D: Come si può inculcare nelle generazioni più giovani l’amore per la musica, concepita come linguaggio comunicativo universale?

R: I giovani dovrebbero entrare in modo più serio e meno superficiale nel mondo della musica, ma anche nella vita stessa: sono due mondi vasti e senza confini e dovrebbero anche rappresentare per loro un messaggio educativo e di riflessione che può appartenere a tutti, basta avere la voglia di applicare e rispettare le regole della vita e della musica. Bisognerebbe però, a mio modesto parere, non avere pregiudizi per niente e per nessuno perché ogni creatività, come ogni essere vivente, può essere per noi un’esperienza da vivere e che ci può insegnare qualcosa nel bene e nel male: alla fine la musica, come la vita, è un linguaggio universale che appartiene a tutti.

 

D: Quali consigli/suggerimenti potrebbe dare alle nuove leve di cantanti/cantautori?

R: Di essere disposti a fare tanti sacrifici e rinunce per intraprendere questo percorso professionale, senza dubbio non facile, e di essere disposti ad aspettare il proprio momento.

 

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In concomitanza con i 150 anni della Croce Rossa a Treviso Vittorio Gucci riceve il Premio alla carriera dal Prefetto Maria Augusta Marrosu e dall’Assessore al Sociale Liana Manfio

Lo scorso 10 Ottobre 2014, il noto imprenditore, cantautore e showman Vittorio Gucci è stato insignito di un prestigioso Premio alla carriera, consegnatogli a Treviso, presso l’Auditorium Fondazione Cassamarca, dal Prefetto Maria Augusta Marrosu e dall’Assessore al Sociale Liana Manfio. Di seguito l’intervista che ha rilasciato Gucci, ideatore del prestigioso Concorso Nazionale “26MotiviPerFareArte”.

 

D: Ci è giunta notizia del prestigioso premio, di cui è stato insignito a Treviso, in occasione della serata di gala per i festeggiamenti dei 150 anni della Croce Rossa. E’ compiaciuto di aver ricevuto il riconoscimento dall’Assessore al Sociale e dal Prefetto di Treviso? Quale motivazione è scritta nella pregiata targa Premio?

R: Per l’impegno nell’imprenditoria giovanile e l’innovatività del Progetto #26MotiviPerFareArte.

 

D: Come si è svolta la serata?

R: C’era un bellissimo concerto di musica classica dell’Orchestra “I Solisti Veneti” diretti dal Grande Maestro Claudio Scimone per la ricorrenza del 150 Anni della Croce Rossa Italiana e a metà serata sono stato premiato.
D: Insieme a lei hanno premiato anche il famoso maestro Claudio Scimone, fondatore dei “Solisti Veneti”. Ha pensato di creare una futura sinergia con questo personaggio di grande levatura?

R: Mi piacerebbe molto. Magari di fare un Festival di Sanremo insieme diretto dal Maestro stesso!
D: Sappiamo, che attualmente si sta dedicando a un progetto molto importante, il concorso denominato “#26motiviperfarearte” da lei ideato. Come si stanno svolgendo le selezioni degli artisti partecipanti?

R: Benissimo, siamo a circa 800 opere ricevute sino ad oggi e tutte molto belle. Sarà davvero difficile scegliere tra questi giovanissimi talenti!
D: Ci racconta qualche anticipazione sulla serata, che sta organizzando al rinomato “Gattopardo Café” di Milano in data 26 Ottobre?

R: Sarà una serata di allegria. Musica, gadget e tanti giovani che verranno a conoscerci . #26MotiviPerFareArte è tutto questo!!

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Intervista a Vittorio Gucci, ideatore del concorso 26motiviperfarearte, sugli sport promozionali sulle reti Mediaset

Una nuova intervista rilasciata da Vittorio Gucci, musicista e showman che, dopo aver calcato le scene di programmi come Domenica Cinque, Saturday Night Live e aver scritto canzoni per interpreti come Ornella Vanoni e Gianni Morandi, ha deciso di esprimere l’arte anche attraverso altri canali e forme espressive. Da qui nasce il Concorso Nazionale “26MotiviPerFareArte” iniziativa rivolta ai giovani artisti dai 18 ai 26 anni, totalmente gratuta. I 26 vincitori saranno selezionati da una giuria d’eccezione formata da nomi come Vittorio Sgarbi, Cristiano De André, Giorgio Forattini, Alessandro Meluzzi, Antonio Vandoni, Jo Squillo e Stefano Bidini, ed avranno la possibilità di godere di grandiose opportunità per il loro futuro.

Di seguito l’intervista all’intraprendente Gucci:

D: Abbiamo visto che è partita alla grande sulle reti Mediaset la campagna di spot promozionali per il concorso da lei ideato “#26motiviperfarearte”; per quanto tempo e in quali fasce sarà possibile vederla? Come è nata l’idea per questo particolare spot?

R: Devo dire che, anche se ho fatto giusto qualche puntata televisiva di programmi vari, la mattina che ho visto, per puro caso, lo spot in onda, non ci credevo! Un’emozione unica, ‘finalmente’ mi sono detto. Quante notti insonni, e quante altre ne farò, ma la soddisfazione mi spinge sempre più avanti, più veloce di un Frecciarossa! Quando ho pensato e scritto lo spot volevo una cosa immediata e che arrivasse subito ai giovani e a chi lo guardava. Beh, devo dire che ci siamo riusciti. Il sito è stato visitato da 130.000 persone in una settimana, migliaia le mail arrivate e circa 700 le opere sino ad oggi in nostro possesso.

D: Sappiamo, che di recente è stato anche in carcere a Bollate per tenere una conferenza di presentazione del concorso; come è stata questa esperienza? E’ vero che tra i 26 artisti vincitori ci sarà anche un detenuto? Cosa vincerà di preciso?

R: È stato bellissimo andare a trovare i detenuti del carcere di Bollate e parlare loro del mio progetto. Nessuno vincerà niente di “materiale” dal concorso, questo vorrei che si sapesse, ma cercheremo nel nostro piccolo di dare una possibilità a tutti coloro che parteciperanno e grandi opportunità ai 26 prescelti. Certo sarà dato un 3% di royalties sulle vendite dei capi d’abbigliamento e sugli accessori realizzati con l’opera del singolo artista, ma secondo me la cosa più importante è che l’artista si possa realizzare grazie al concorso. Poi tutto arriva da sé, no?

D: Ci spiega la sinergia a scopo benefico solidale creata con la comunità Exodus di Don Antonio Mazzi? Anche in quel contesto sarà scelto un vincitore; quale premio avrà?

R: Don Antonio è una persona meravigliosa, che ha passato la vita ad aiutare chi ne ha realmente bisogno. Per noi è un onore poter essere suoi umili collaboratori. Anche loro, come il carcere avranno le royalties sulle vendite ed una “possibilità di riscatto”! 

D: Come si sta muovendo per intercettare i ragazzi delle accademie e degli istituti scolastici?

R: Grazie ai contatti che ci ha fornito la segreteria del Ministero dell’Istruzione, abbiamo mandato la presentazione del concorso a circa 400 Istituti, Licei e Accademie. Comunque, dopo gli spot su Mediaset…il delirio!

D: Abbiamo avuto notizia, che sta organizzando una festa a tema arte e musica, che si terrà il 26 ottobre al rinomato “Gattopardo Cafè” di Milano ci racconta come si svolgerà? Verranno dati anche dei gadgets in omaggio? Sarà possibile iscriversi al concorso in loco durante la festa?

R: La festa servirà a far conoscere ai giovani ulteriormente il concorso e a passare una serata di musica e allegria, perché #26MotiviPerFareArte è anche questo!

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