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Interface Globe Italia: TV HOTEL – TV OSPEDALI


Il gruppo Interface Globe Italia, ad oggi, è una delle aziende leader nella distribuzione di apparecchi audiovisivi professionali prodotti e firmati dai più grandi brand internazionali. Interface gestisce oltre 110.000 stanze situate nelle catene alberghiere più prestigiose, nelle più svariate strutture ricettive, nonché nei grandi ospedali italiani. Il successo e la diffusione dei prodotti distribuiti dipende, oltre che dalla grande professionalità di un’azienda che tutela ogni singolo cliente, dalle offerte altamente competitive concernenti l’acquisto dei prodotti e il noleggio operativo.

Le TV per Hotel
Gli apparecchi televisivi studiati per rifornire il settore alberghiero presentano profonde differenze con quelli destinati ad un uso prettamente casalingo. Le TV per hotel vengono infatti dotate di funzionalità accessorie quali il canale d’informazione e la centrale di gestione. Il primo è un canale di grande utilità, che consente agli ospiti dell’albergo di reperire le informazioni più importanti sulla città e sull’albergo stesso. Per avere accesso a tali pagine, non è necessario che il televisore sia collegato ad alcuna rete internet o intranet. Chi gestisce queste pagine, non avrà alcun problema a fornire informazioni sempre aggiornate e ad introdurre le notizie di rilievo riguardanti albergo e locazione. All’utilità del canale informativo si aggiunge la comodità offerta dalla centrale di gestione, un mezzo che rende la possibilità all’albergatore di gestire, aggiornare ed effettuare la manutenzione dell’intero parco televisori, attraverso uno strumento che funziona in remoto. Senza dover entrare nelle stanze e disturbare la quiete e l’intimità di alcun cliente, è possibile operare sui televisori da un pc collegato alla rete, attraverso il quale è semplicissimo configurare o aggiornare le pagine informative o i nuovi canali TV. È possibile, inoltre, installare alcuni widget alla propria centrale di gestione, capaci di aggiornare talune informazioni attinenti al cambio valute o alle previsioni del tempo. Il sito www.interfaceglobe.com offre la possibilità di richiedere informazioni aggiuntive e preventivi senza impegno attraverso un pratico form. Ogni risposta verrà fornita entro poco tempo, insieme alla carta servizi gratuita Interface Globe.

Tante differenti soluzioni per gli alberghi
TV Hotel Base promette di offrire sempre la proposta migliore al prezzo più basso del mercato. Servizi opzionali, supporto e garanzie completano un’offerta imbattibile.
TV Hotel Pro è semplicemente la più moderna e completa piattaforma esistente. Dispone di canali TV, internet wireless, film in pay-per-view, Web Tv, servizi Hotel ed estratto conto.
Smart TV Hotel consegna un accesso internet veloce ed affidabile, per pc e smartphone.

Le TV per Ospedali
Interface Globe è azienda leader anche nella fornitura di TV per Ospedali, i quali possono offrire un servizio di primissimo livello ai propri pazienti, con l’opportunità di aggiungere alla normale offerta anche i canali pay-tv, a prezzi molto convenienti. Ogni televisore pensato appositamente per questo impiego è pienamente integrabile con i sistemi ospedalieri (il paziente può anche chiamare il personale) ed è dotato di un telecomando estremamente facile da pulire, per non pregiudicare l’igiene dell’ambiente. Inoltre, il paziente potrà usufruire di internet e di moltissime applicazioni.

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Creatività e user experiece


La user experience di un sito è fondamentale per un sito di successo.

Ma come si misura la user experience?

Il processo solitamente è lungo, si inizia con l’analisi dei competitors per prendere spunto ed analizzare come si comportano le altre aziende in target. Questa prima analisi serve per capire i punti di forza e di debolezza. Successivamente va studiata la navigazione e qui inizia l’analisi della ux, perché una buona user experience non è tale se la navigazione e la distribuzione dei contenuti non sono di semplice consultazione per l’utente. Se il sito nasce da zero e non si hanno dati analitici da consultare bisogna lavorare col persona design, cioè creare delle persona che identificano i gruppi di utenti. Accanto a questo è utile creare un prototipo del sito in modo da poterlo analizzare e verificare in una fase ancora embrionale del progetto se le interazioni e i layout funzionano e permettono ai clienti di trovare facilmente le informazioni che ricercano.

Il prototipo è molto vantaggioso rispetto ai vecchi mock-up, prima cosa perché è lo scheletro del sito funzionante, e quindi è navigabile, molte funzionalità di base sono implementate, almeno a livello visivo e di ingombri. Questo consente in uno studio della user experience, di far testare questo prototipo ad un gruppo di utenti in target, cosi da avere dati aggiuntivi che possono indicarci quali aspetti funzionano e quali possono essere migliorati.

Solo dopo queste analisi, e questi test, il sito può iniziare ad essere lavorato graficamente.
La creatività è fondamentale, perché anche in questo caso, l’esperienza utente, dipende in buona parte anche dalla cura del dettaglio, dai colori, dalla scelta degli elementi visivi.

Per siti internet di eccellenza ci vogliono art director e direttori creativi al top, ed è per questo che molti siti internet pur avendo una buona navigazione non hanno la brand image che l’azienda merita.

In questi casi ci vogliono digital agency di esperienza, che hanno maturato al proprio interno una forte propensione alla customer experience.

Dopo aver disegnato il sito, e proposto al cliente, inizia lo sviluppo.
In tutto questo processo oggi, serve anche un seo specialist, meglio se strategist, al fine di affiancarsi alle varie figure professionali, e consigliarle su come si può mediare tra user experience e seo compatibilità.

Specialmente nella stesura dei contenuti e nella loro distribuzione qualche piccolo accorgimento, rende un sito seo compatibile, e meglio indicizzabile.

Essere primi sui motori di ricerca oramai non serve più se l’utente quando atterra su una pagina non trova le informazioni che cercava e si trova a proprio agio, magari navigando anche altre pagine del sito.

Una user experience positiva, aumenta le conversioni, migliora l’indicizzazione, incrementa le visite da ritorno, e migliora il roi.

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Fe-el web agency : nuovo sito nuova comunicazione


Esce il nuovo sito di fe-el digital agency, con molte novità.
rinnovato nel web design e nella user experience, si propone con una comunicazione nuova, e con molti nuovi servizi.

Attraverso le analisi che Fe-el svolge prima della realizzazione del sito, come la prototipazione ed il person design, la web agency di Milano da valore ad ogni progetto.

Il persona design, permette di capire sin dall’inizio quale sia il target, le abitudini degli utenti e cosa si aspettano del sito web o dall’ecommerce. Attraverso questa tecnica fe-el digital agency milano, anticipa quelli che possono essere i risultati delle analitycs dopo mesi dall’uscita di un sito, migliorando si da subito la user experience, e favorendo il miglior design per quel pubblico.

Successivamente viene realizzato un prototipo del sito internet o dell’applicazione, in modo da restituire al cliente un modello navigabile capace di sintetizzare quale sia la navigazione e le aree del sito.
Il prototipo può essere fatto testare ad un pubblico in target in modo da avere feedback importanti sull’esperienza utente.

Solo dopo queste fasi Fe-el  Web agency Milano, inizia la realizzazione della creatività e lo sviluppo.
Queste tecniche innovative riducono drasticamente le revisioni del sito per migliorare la ux e la navigazione, facendo risparmiare tempo e denaro all’azienda.
Fe-el utilizza da anni questo tipo di servizi per i propri clienti, alcuni dei quali, hanno migliorato del 1000% il rendimento di un nuovo sito rispetto al predecessore.

Fe-el web agency Milano, inoltre ottimizza ogni suo sito per la seo, curando in maniera maniacale la navigazione, la user experience, la semantica html, i contenuti. Attraverso il link building successivamente fe-el posiziona i siti web nelle prima pagine dei motori di ricerca per le keywords più in target.

I siti internet di fe-el sono unici e ad hoc, creati per soddisfare le esigenze dei clienti, e per massimizzare la brand image, ed il rendimento.

Fe-el da valore ai tuoi progetti.

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Prestito su pegno: Credito Siciliano


Dare in garanzia, come pegno, un bene di valore per avere in prestito del denaro è un modo semplice e veloce per accedere a un credito. Per accedere al prestito su pegno, infatti, è sufficiente presentare un bene di valore di proprietà, senza fornire altre garanzie, che viene immediatamente valutato da un perito specializzato.
Il credito su pegno è, quindi, un finanziamento concesso dalla banca che permette, al termine dello stesso, di riscattare il bene di proprietà presentato come garanzia. Il funzionamento è molto semplice: per tutta la durata del finanziamento, dai tre ai sei mesi, il cliente resta proprietario del bene dato in pegno e alla scadenza concordata potrà decidere se riscattare il bene oppure rinnovare il pegno, pagando gli interessi maturati. Il tasso di interesse resta fisso per tutta la durata del credito, così come le spese previste ( mantenendo così la possibilità di un riscatto successivo). Nel caso in cui alla scadenza del pegno questo non venisse rinnovato né il bene riscattato, dopo trenta giorni dalla scadenza il bene sarà venduto tramite asta pubblica e qualora il ricavato dalla vendita fosse superiore al credito offerto dalla Banca, l’eccedenza di denaro resterà a disposizione del portatore della polizza per i successivi 5 anni.
Il credito su pegno è un “servizio bancario” che offre ai clienti l’opportunità di ottenere un prestito in modo semplice e veloce, ma con la serenità di una valutazione trasparente da parte di periti, oltre che nella massima riservatezza grazie agli sportelli “dedicati”.
La linea InPegno : credito su pegno del Credito Siciliano fornisce ai suoi clienti la possibilità di richiedere un credito su pegno; essa fonda le sue origini nel “Monte Grande di Prestito S. Agata” istituito a Catania nel 1807 che dopo oltre duecento anni di storia è confluito nel Credito Siciliano.
La pluriennale esperienza maturata dal Credito Siciliano consente di offrire oggi, attraverso un supporto serio e professionale ai clienti in totale affidabilità e sicurezza, un servizio ad alto valore sociale per il territorio permettendo la sua diffusione in tutte le regioni italiane. Questo processo di espansione nazionale è iniziato nel 2009 con l’apertura della filiale di Roma, Via Parigi, per proseguire nel dicembre 2012 con l’apertura del secondo sportello pegni fuori dal territorio isolano a Torino, in Piazza della Repubblica. Il 18 marzo 2014, infine, è stata inaugurata la filiale “InPegno” di Milano, in Largo Paolo Grassi.
All’inaugurazione hanno presenziato Giovanni De Censi e Miro Fiordi, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato del Credito Valtellinese, oltre naturalmente ai vertici del Credito Siciliano.
La nuova agenzia di Milano, specializzata nella custodia e stima dei preziosi e nell‘attività di credito su pegno, si aggiunge agli sportelli già operanti in Sicilia a Palermo, Catania, Messina, Siracusa e Trapani, perseguendo il processo di espansione nazionale di agenzie di credito su iniziato nel 2009 con l’apertura di Roma e proseguito nel 2012 a Torino.
Oggi quindi il Credito Siciliano offre il suo servizio di Credito su Pegno attraverso quattro “agenzie dedicate” presenti a Catania, Roma, Torino e Milano e quattro “sportelli pegno” dislocati presso le Filiali capozona di Messina, Palermo, Siracusa e Trapani.

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Credito su Pegno


Dare in garanzia, come pegno, un bene di valore per avere in prestito del denaro è un modo semplice e veloce per accedere a un credito. Per accedere al prestito su pegno, infatti, è sufficiente presentare un bene di valore di proprietà, senza fornire altre garanzie, che viene immediatamente valutato da un perito specializzato.
Il credito su pegno è, quindi, un finanziamento concesso dalla banca che permette, al termine dello stesso, di riscattare il bene di proprietà presentato come garanzia. Il funzionamento è molto semplice: per tutta la durata del finanziamento, dai tre ai sei mesi, il cliente resta proprietario del bene dato in pegno e alla scadenza concordata potrà decidere se riscattare il bene oppure rinnovare il pegno, pagando gli interessi maturati. Il tasso di interesse resta fisso per tutta la durata del credito, così come le spese previste ( mantenendo così la possibilità di un riscatto successivo). Nel caso in cui alla scadenza del pegno questo non venisse rinnovato né il bene riscattato, dopo trenta giorni dalla scadenza il bene sarà venduto tramite asta pubblica e qualora il ricavato dalla vendita fosse superiore al credito offerto dalla Banca, l’eccedenza di denaro resterà a disposizione del portatore della polizza per i successivi 5 anni.
Il credito su pegno è un “servizio bancario” che offre ai clienti l’opportunità di ottenere un prestito in modo semplice e veloce, ma con la serenità di una valutazione trasparente da parte di periti, oltre che nella massima riservatezza grazie agli sportelli “dedicati”.
La linea InPegno : credito su pegno del Credito Siciliano fornisce ai suoi clienti la possibilità di richiedere un credito su pegno; essa fonda le sue origini nel “Monte Grande di Prestito S. Agata” istituito a Catania nel 1807 che dopo oltre duecento anni di storia è confluito nel Credito Siciliano.
La pluriennale esperienza maturata dal Credito Siciliano consente di offrire oggi, attraverso un supporto serio e professionale ai clienti in totale affidabilità e sicurezza, un servizio ad alto valore sociale per il territorio permettendo la sua diffusione in tutte le regioni italiane. Questo processo di espansione nazionale è iniziato nel 2009 con l’apertura della filiale di Roma, Via Parigi, per proseguire nel dicembre 2012 con l’apertura del secondo sportello pegni fuori dal territorio isolano a Torino, in Piazza della Repubblica. Il 18 marzo 2014, infine, è stata inaugurata la filiale “InPegno” di Milano, in Largo Paolo Grassi.
All’inaugurazione hanno presenziato Giovanni De Censi e Miro Fiordi, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato del Credito Valtellinese, oltre naturalmente ai vertici del Credito Siciliano.
La nuova agenzia di Milano, specializzata nella custodia e stima dei preziosi e nell‘attività di credito su pegno, si aggiunge agli sportelli già operanti in Sicilia a Palermo, Catania, Messina, Siracusa e Trapani, perseguendo il processo di espansione nazionale di agenzie di credito su iniziato nel 2009 con l’apertura di Roma e proseguito nel 2012 a Torino.
Oggi quindi il Credito Siciliano offre il suo servizio di Credito su Pegno attraverso quattro “agenzie dedicate” presenti a Catania, Roma, Torino e Milano e quattro “sportelli pegno” dislocati presso le Filiali capozona di Messina, Palermo, Siracusa e Trapani.

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E-commerce, digital agency, web marketing, seo, e possibilità di successo.

e-Commerce, costi e metodologia

Il costo di un e-commerce è una variabile che è difficilmente descrivibile in breve. I fattori per cui un e-commerce può costare poco o molto sono funzione di che tipo di business si è intenzionati a fare, e sopratutto se si vuole fare business o meno. Un fondamento è lo studio che c’è a monte della costruzione dell’ecommerce. L’analisi dei competitors ad esempio è fondamentale per capire il mercato di riferimento, identificare i punti di forza e di debolezza, mettere in luce alcuni aspetti del budget che si deve impiegare per entrare in un mercato. L’analisi della navigazione e della distribuzione dei contenuti è necessaria per avere un e-commerce usabile in riferimento al target potenziale. Permette inoltre di creare una user experience positiva ed appagante. Già in questa fase si dovrebbe studiare la strategia SEO, dato che l’indicizzazione è uno dei fattori che può determinare il successo o meno di un e-commerce, specialmente se il brand è nuovo ed ha bisogno di farsi conoscere. La creatività è fondamentale per restituire una brand image di alto livello, e per migliorare il ROI. Tutti gli elementi creativi devono aiutare la call to action, e guidare l’utente all’acquisto. La home page deve essere studiata approfonditamente per trasmettere i valori del brand e far visualizzare i prodotti più importanti. Inoltre è la pagina delegata a far in modo che l’utente effettui le prime scelte a livello di navigazione per cui deve essere chiara e possibilmente mettere in luce le offerte e le sezioni, nonché la quantità e la qualità dei prodotti disponibili. Le sezioni di prodotto, devono avere una ottima creatività, delle immagini esplicative e dei contenuti in grado di introdurre l’utente, e migliorare l’ indicizzazione. Nella sezione i prodotti devono essere ordinati secondo strategia.

La scheda prodotto

La scheda prodotto deve avere delle foto in grado di trasmettere tutte le caratteristiche del prodotto in vendita, ed avere dei contenuti esaustivi e persuasivi in grado incrementare il ROI. Solitamente nella scheda prodotto, è presente una descrizione breve di introduzione e una descrizione completa che descriva il prodotto nel dettaglio e in tutte le sue parti. Spesso si adottano i tab per segmentare i contenuti al fine di fornire all’utente più informazioni possibile. Questo perchè un utente non deve abbandonare la pagina per cercare informazioni altrove magari tramite i motori di ricerca, ma compia l’azione di conversione. E’ fondamentale che la scheda prodotto sia studiata come una landing page, l’azione che l’utente deve effettuare è quella di mettere il prodotto nel carrello, creatività, contenuti e navigazione devono essere studiate a questo fine.

E-commerce e web marketing: SEO per e-commerce, PPL, DEM, SOCIAL MEDIA

Un ecommerce per vendere deve essere alimentato, cioè deve avere traffico. Il traffico lo si acquista attraverso vari canali. Attraverso il Seo per ecommerce, cioè l’indicizzazione organica, attraverso la pubblicità pay per click, attraverso delle dem, o attraverso delle campagna social. Una digital agency deve essere in grado di fornire tutti questi servizi per permettere all’ecommerce di inziare a vendere ed essere conosciuto. Una digital agency deve suggerire strategie di scontistica o coupon per migliorare il rendimento, e incrementare la clientela o la fidelizzazione.
Il costo di un ecommerce dipende da molti fattori, e per avere successo non ne potete tralasciare neanche uno. Siete soddisfatti del vostro e-commerce? Volete iniziare la vostra nuova attività?
Scegliete la digital agency che meglio può creare, sviluppare e far crescere il vostro e-commerce,.
Non date niente per scontato perchè i risultati nel settore ecommerce si vedono solo se ben supportati e consigliati. Frazionare è la peggiore delle soluzioni, perchè non riuscirete ad avere una strategia completa ed efficace, e faticherete a far incastrare tutte le varie anime che daranno vita alla vostra attività online. Scegliere un partner in grado di far fronte alle sfide future è essenziale, ed è il momento giusto.

E-commerce: è il momento giusto

In questo momento in italia il costo per entrare in un settore è molto basso e salirà vertiginosamente quanto il mercato ecommerce sarà maturo. Scegliete in fretta e scegliete bene. Molte sono le offerte a basso costo, ma per costruire un negozio online ci vogliono molte figure professionali ed esperienza pluriennale.

E-commerce: grandi aziende

Il comparto ecommerce è in crescita, ma la gran parte delle vendite è dovuta alle grandi aziende, le piccole stentano a crescere proprio per la mancanza di professionalità delle agenzie che non hanno mai lavorato ad alto livello.

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Libreria di design italiano: MinimumBook. Librerie Componibili

Libreria di design italiano: MinimumBook

Il design italiano è riconosciuto e imitato in tutto il mondo. Fin dai primi anni del ‘900 il design italiano si è diffuso ed è stato associato a eleganza e alta qualità.
Tante le correnti del design italiano che negli anni hanno influenzato lo stile degli arredi e la vita quotidiana: dal Razionalismo al Pop, poi l’interior design post-moderno fino ad arrivare alle produzioni delle firme della moda. Tra gli oggetti del design italiano, la libreria diventa un’icona, disegnata e creata dai migliori designer per interpretare stili di vita, sogni e realtà.
Oggi il design italiano si afferma ancora in modo capillare, aprendo il mondo ai laboratori di idee grazie a internet. Il design italiano riscopre le tradizioni artigianali, prende forma con materiali pregiati e si ripropone al mondo attraverso Internet.
Le più belle librerie di design italiano, grazie alla Rete, sono finalmente a portata di tutti, grazie all’abbattimento dei costi di intermediazione e al crescente desiderio di completare con creatività e autonomia l’assemblaggio dell’oggetto acquistato.

Così ha fatto MinimumBook, un brand di design italiano, creato da Giuseppe Amato, artista e designer. MinimumBook à la libreria di design italiano realizzata con materiali pregiati e lavorati a mano secondo le regole dell’ebanisteria classica italiana. Una libreria di design italiano ready-made interamente realizzata con materie prime rare di provenienza italiana, espandibile e trasformabile in ogni momento in base alla combinazione dei materiali e alla destinazione d’uso.

Libreria di design italiano in un solo clic.

Tutti i modelli di librerie di design italiano MinimumBook sono disponibili online sul sito www.minimumbook.com, in cui è possibile trovare tutte le informazioni sui diversi modelli disponibili.
– la libreria Lavagna, il primo modello di libreria componibile  di design italiano firmato MinimumBook, è stata pensata per i collezionisti e per le grandi biblioteche. Questa libreria di design italiano unisce il pregio del legno di quercia stagionato in radice con il fascino della lavagna di ardesia di cava per segnare appunti, citazioni e note.
– La libreria componibile Volterra, la libreria componibile  di design italiano ideata per i libri più importanti. Una libreria di design italiano interamente realizzata con materie prime rare di provenienza italiana, caratterizzata da tre barre in acciaio e da un set di fermalibri in alabastro di Volterra per proteggere i volumi più delicati e una lavagna in ardesia.
– La libreria componibile Sospesa è la libreria componibile di design italiano pensata per occupare gli spazi più insoliti con i libri. Questa libreria di design italiano non poggia mai per terra e, grazie al sistema di fissaggio in acciaio inox, consente di disporre i libri anche sopra ai mobili già presenti in casa.
– La libreria  componibile Barrique, concepita come la biblioteca dei vini, è la nuova libreria di design italiano ideata per le collezioni di vini, un elemento di design unico con un esclusivo ripiano a ribalta per i libri.
Completano la bellezza e le funzionalità delle librerie di design italiano MinimumBook alcuni accessori in serie limitata, numerata e firmata: la lavagnetta di ardesia disponibile nei vari formati in base alla libreria acquistata, il set di fermalibri di alabastro, il ripiano più profondo e la penna MinimumBook.
Per arricchire l’offerta delle librerie di design italiano MinimumBook, presto saranno disponibili anche sportelli, cassetti, il tavolo, la scrivania, il leggio, la lampada, il portalampada, plutei di ardesia, plutei in legno marchiato a fuoco, gambe da centro stanza per la Libreria Volterra e tanto altro ancora…

Libreria di design italiano MinimumBook: materia e cultura.

La matrice fondamentale delle librerie di design italiano MinimumBook è il legno di Quercia in Radice®, scelto per la poetica dell’imperfezione della sua trama, per l’aspetto vissuto delle sue fessure, dei nodi e delle tracce lasciate dai tarli. In contrasto con queste superfici aride, giocano un ruolo fondamentale la luce riflessa dell’acciaio levigato, la mutevole trasparenza dell’alabastro di Volterra e il nero compatto della lavagna di ardesia.
Ogni libreria di design italiano MinimumBook è realizzata interamente a mano, secondo le regole dell’ebanisteria classica italiana.

Personalizzazione e creatività.

Tutti i modelli possono essere progettati su misura per qualsiasi esigenza specifica o personalizzati con gli accessori in serie numerata, ispirati dalla storia e dalla cultura italiana.
Inoltre, con la libreria di design italiano MinimumBook è possibile realizzare una grande varietà di mobili e strutture da assemblare in modo semplice e intuitivo, cambiando, ad esempio, la disposizione delle mensole. Occorrono soltanto un trapano, una chiave per stringere i dadi e un pizzico di creatività.

Il progetto MinimumBook: una libreria di design italiano unica.

MinimumBook è la libreria di design italiano che accoglie idealmente i volumi ritrovati dopo il naufragio di Eratostene di Cirene.
Una nave di grammatici e filologi del II sec. a.C. naufraga in Sicilia. La nave, con i suoi preziosi volumi a bordo, viene sepolta dalla sabbia; se ne perdono le tracce per oltre 2000 anni.
Nel XVIII Sec. un archeologo siciliano, riscopre il sito e l’antico progetto di Eratostene di Cirene: diffondere la parola scritta in tutto il mondo allora conosciuto. Il sogno di Eratostene di Cirene si traduce oggi con la progettazione ad opera di Giuseppe Amato dell’intero complesso architettonico: la cartiera, gli archivi e la biblioteca.
Il progetto di una MinimumBook conserva dunque l’antica ambizione di diffondere la parola scritta nel mondo, recuperando i valori e la storia della tradizione artistica e artigianale.
Un concept declinato in ogni modello di libreria di design italiano MinimumBook e di tutto ciò che ruota intorno al libro.

Design Italiano

La libreria di design italiano MinimumBook nasce nel 2012 e oggi è nelle case di tutto il mondo, acquistabile esclusivamente online sul sito https://www.minimumbook.com .

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Web Agency e innovazione


Oggi il nostro mondo è in continua trasformazione e i cambiamenti stanno avvenendo ad un ritmo sempre maggiore. Internet ha modificato la trasmissione delle informazioni cambiando radicalmente il modo di comunicare e di relazionarsi. Tanti lavori sono scomparsi per lasciare spazio a nuove professioni. I 4 profili più richiesti oggi, 10 anni fa non esistevano.

La ricetta per sopravvivere e fare business in un mondo come questo è quella di evolversi e crescere continuamente. Darwin sosteneva che non è la specie più forte che sopravvive, ma quella che si adatta meglio ai cambiamenti, e oggi vediamo che questa affermazione è più che mai attuale.

Prendiamo l’esempio delle web agency, cosa è cambiato nel lavoro e negli skill rispetto a 10 anni fa?

La risposta è … non proprio tutto, ma quasi. Quando Internet ha cominciato a prendere piede nel business le web agency si affiancavano alle aziende per creare la loro presenza online, consigliando e guidando le aziende nelle scelte di comunicazione. Le web agency erano gli esperti che conoscevano come organizzare i contenuti per renderli più fruibili agli utenti, come creare una grafica coerente con il brand e come sviluppare pagine html.

Oggi non è più così, tutti abbiamo conoscenza del mondo internet perché ogni giorno utilizziamo servizi home banking, prenotazione aerei o treni online, ma anche banalmente utilizziamo internet per fare la spesa. Il web è entrato prepotentemente a fare parte della nostra vita e con la diffusione dei social network e dei blog i clienti entrano in contatto diretto con le aziende. Le web agency devono cambiare il loro ruolo e diventare dei mediatori in questo rapporto. E’ un cambiamento difficile perché al posto di creare semplici  progetti, le web agency devono ascoltare e interpretare quello che i clienti dicono attraverso i canali digitali.

Le web agency devono creare un rapporto continuativo e di fiducia con i brand e devono affiancarli nella creazione della strategia digitale. Inizialmente con la pianificazione degli obiettivi e poi attraverso l’interpretazione dei dati e dei risultati.

La pianificazione degli obiettivi è molto importante perché da qui si capisce che cosa il brand si aspetta dalla strategia social:

–         Aumentare le visite

–         Accrescere la fedeltà al brand

–         Chiedere ai clienti giudizi e suggerimenti sui prodotti e sull’azienda

sono solo alcuni esempi.

Definiti gli obiettivi il compito della web agency è quella di suggerire e fornire gli strumenti per mettere in contatto il brand con i propri clienti. Ogni strumento ha una sua funzione: il blog, twitter, facebook, linked’in, pintarest, foursquare sono alcuni degli strumenti con cui i brand possono creare delle relazioni con i propri clienti. Spesso però si pensa che basti creare la pagina aziendale su questi tool per fare social marketing, ma non è così.

E’  a questo punto che entrano in gioco le nuove professionalità delle web agency. Per ottenere i risultati desiderati è importante impostare una strategia di marketing che coinvolga a 360° l’esperienza del cliente. Una comunicazione globale e ben strutturata permetterà ai clienti di entrare in contatto diretto con l’azienda e di fornirgli le informazioni che si aspetta. Spesso le web agency devono aiutare anche i brand ad impostare il modo con cui comunicano con i propri clienti. Le aziende sono spesso troppe condizionate dalla propria realtà e non riescono ad astrarsi e ha parlare ai propri clienti con un linguaggio semplice e diretto.

All’interno delle web agency vanno quindi coltivate nuove professionalità tra cui il social marketing, il copy strategico, il seo che si uniscono a quelle tradizionali di vendita e di comunicazione persuasiva.

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Fare SEO, sperimentazione e unicità.


Fare SEO dopo Penguin 2.0, non è più difficoltoso, è diverso. In precedenza le tecniche usate dai Seo Stretegist, erano quasi tutte uguali, con qualche eccellenza, cioè chi aveva un reparto di linkbuilding per popolare di link blog, webzine e forum, intrattenendo discussioni e posizionando gli anchor text in maniera strategicamente studiata.

Oggi è cambiato un pò tutto, il numero di backlink conta di meno, conta di più la qualità del link e la qualità del contenuto nella quale è presente il link. Si è spostato quindi il lavoro dal data entry alla stesura di contenuti multipli e di qualità. In realtà nessuno conosce con precisione quale sia procedura da seguire per salire nelle serp e posizionarsi in prima pagina per le parole competitive, tutti si basano su intuizioni, sperimentazione, informazioni rilasciate da google, condivisione delle esperienze con altri seo strategist. Le basi per fare SEO onsite sono oramai conosciute dal grande publico, anche se molti aspetti sfuggono ai più proprio perchè si va dall’ html, alla semantica costruttiva, ai title h1, h2, h3, alle Url (quindi occorre un buon strumento sef se si usano cms o ecommerce), per poi passare al copy vero e proprio, quindi con le problematiche della keyword density, l’ importanza del titolo, e i meta. E’ tutto chiaro e cristallino, chi lavora meglio e con scrupolo a tutti questi dettagli ha una buona probabilità di essere bene indicizzato, e di salire nelle serp nella ricerca organica.

Il problema è la reputation, il vecchio link building. Ecco, ne avrete letti di articoli su come fare link building post Pengiun 2.0, alcuni hanno scartato gli articol marketing, altri le web direcory, insomma, non c’è una procedura precisa da seguire, ma sono molte le possibilità. Ultimamente sembrano state declassate le directory a pagamento, google ne aveva molto parlato in passato senza fare niente, mentre con l’ ultimo rilascio sembra che abbiano messo in atto questa nuova regola, no directory a pagamento, o comunque pochissime rispetto a quelle naturali che sono sempre meno efficaci, più per la modalità con cui vengono popolate che per lo strumento in se per se.

Ad ogni modo è un argomento dove quello che contano a parte le teorie sono i risultati, e quindi la sperimentazione. Sperimentare vuol dire avere tempo, budget, e siti su cui poter testare le diverse tecniche. La parola d’ordine di Penguin 2.0 è qualitàripetitivitàunicità del contenuto. Per fare questo occorre scrivere molto e bene, per accaparrarsi l’utente e gli spider, scrivere il solito argomento attraverso diverse interpretazioni rendendo il contenuto unico o quasi. Ovviamente se si devono popolare 3000 directory è impossibile creare 3000 contenuti e titoli, e sottoporli, anche perchè ci vorrebbe una quantità di link builder e copy, il cui costo sarebbe pribitivo anche per molte grandi aziende. La bravura stà nel trovare la giusta formula affinche i contenuti non vengano considerati spam, e siano profiqui alla campagna SEO.

Fare SEO non è matematica, anche se c’è chi cerca di trovare formule che si prestino a qualsiasi sito, a quasiasi parola chiave e a qualsiasi categoria, la verità è che ogni lavoro è un lavoro custom che parte dall’analisi del dominio e dei sui trascorsi, alla creazione di una strategia che solitamente si consuma nell’ arco di 3-6 mesi. Le migliori ovviamente sono quelle che usano tutti gli strumenti disponibili, con cura e prudenza, anche se è possibile osare senza eccedere.

Fare SEO è un lavoro quotidiano, dove l’esperienza gioca un ruolo fondamentale, e ripeto la sperimentazione. Un SEO che non fa esperimenti, è un SEO che non cresce, e questo settore è in continua evoluzione, cambia un algoritmo e vanno spostate le risorse. Le grandi aziende Seo hanno avuto grandi mutamenti, con cambiamenti radicali, sia strategici che operativi, dovendosi reinventare. Alcune professionalità sono dovute evolvere altre sono state ridimensionate.

Molti seguono corsi per avere risultati, ma sono pressoche inutili, perchè un seo strategist, non svela mai i segreti con cui raggiunge i risultati, un apprendista seo se non si aggiorna per conto proprio non crescerà mai rimanendo sempre uno dei milionesimi SEO search engine optimizer in circolazione.
Sperimentaazione e Unicità sono le uniche armi per migliorare il posizionamento.
http://ecommerceseomarketing.blogspot.it

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Ecommerce, recensioni professionali


Le recensioni dei siti ecommerce sono quasi sempre molto mirate: si trovano recensioni generaliste che parlano di ecommerce come si parla di una vacanza, mentre altre sono specifiche, cioè trattano argomenti inerenti ad una specializzazione ben precisa e parlano ad un target delimitato. Si passa dallo studio dell’usabilità per ecommerce, a come si crea una creatività in linea con il brand e che richiami la call to action, a come si rende veloce un ecommerce magento, quindi si parla di sistemistica.

Sono poche le recensioni di ecommerce che si spingono oltre, che parlano, cioè, del contenuto dell’ecommerce, di come sono distribuiti i contenuti in funzione del target e di come l’ecommerce rispecchia il brand. Ultimamente, però, stanno uscendo recensioni sempre più dettagliate e che portato il lettore a capire come sia fatto il sito ecommerce ancora prima di vederlo. Non sono molte ma, navigando in rete, qualcosa riusciamo a trovare.

Fare una recensione di un ecommerce non è cosa semplice in quanto il settore commerciale può cambiare notevolmente la chiave di lettura, in particolare la consistenza dei contenuti e la loro qualità in funzione del prodotto che viene venduto.

Generalmente un sito ecommerce ha una home page che presenta, nella maggior parte dei casi, i migliori prodotti, i più venduti, i più apprezzati ecc, e le sezioni che solitamente sono molto povere, mentre dovrebbero essere ricche di contenuti proprio perché hanno la funzione di far entrare il cliente nell’area che ha scelto. L’ecommerce, quindi, nella scheda prodotto dovrebbe essere esaustivo ed capace di introdurre l’argomento attraverso un header e dei contenuti scritti appositamente per far capire all’utente dove sta entrando e cosa troverà, o, più semplicemente, per spiegare quell’area di prodotti a chi è destinata, una sorta cartello che descrive in maniera rapida ed intuitiva cosa stiamo guardando. Nella realtà la scheda prodotto, in molti siti ecommerce, è un clone di molti altri, mentre la scheda prodotto è fondamentale specialmente per alcuni settori merceologici.

Ecco perché: la scheda prodotto è il prodotto più la spiegazione del prodotto, ed è la pagina dell’ecommerce delegata alla call to action più importante, cioè il metti il prodotto nel carrello, in questa pagina è fondamentale che le foto parlino e rappresentino il prodotto visto dagli occhi dell’utente, e quindi bene in risalto, in più è necessario avere un contenuto introduttivo e dei contenuti specifici di prodotto.
I contenuti specifici di prodotto sono essenziali per non perdere l’utente. Se l’ utente è interessato al prodotto ma non trova abbastanza informazioni a riguardo, lascia l’ecommerce e si getta su google o bing alla ricerca di quelle nozioni che non ha trovato sull’ecommerce, ed è un cliente perso. E’ fondamentale che il potenziale cliente, affinchè avvenga la conversione, trovi sulla scheda prodotto tutte le informazioni necessarie ed esaustive perchè acquisti in maniera rapida senza pensare troppo e sia soddisfatto.
La velocità dell’ecommerce è un altro aspetto da smarcare: esistono ecommerce letissimi che non permettono all’utente di apprezzare prodotti e contenuti, e quindi il tasso di abbandono si alza ulteriormente.

Un altro aspetto che solitamente non viene trattato nelle recensioni è il rapporto che c’è tra l’ecommerce ed il negozio fisico, o tra l’ecommerce e la catena cui fa rireferimento. Questo è fondamentale perché non solo è un indicatore di quanto sia coerente la brand image, ma anche della strategia adottata per la vendita dei prodotti. Se volessimo alzare il tiro, ma questo è quasi impossibile da ottenere perché andrebbe monitorato un ecommerce per mesi, sarebbe interessante anche capire quali strategie pubblicitarie sono state adottate, google adwords, dem, landing page, scontistica, prodotti lancio, offerte a tempo, stretegie su social media marketing ecc.

Recensioni di ecommerce fatte bene ne troviamo sempre meno a causa del fatto che molte sono più article marketing che servono per promuovere il prodotto più che dare informazioni interessanti a chi opera nel settore, o a chi interessa il mondo dell’ecommerce. E’ impossibile effettivamente scindere la parte descrittiva dell’ecommerce senza accennare alle potenzialità e quindi fare in qualche modo pubblicità, ma sarebbe ipoteticamente interessante arrivare al limite, cioè presentare un ecommerce per le sue caratteristiche senza fare article marketing. La soglia è breve, perché è molto semplice incappare in una virtù e renderla argomento, ma la partita si gioca proprio su questo. Invitare il lettore a visitare il sito per rendersi conto di quanto è stato scritto invece è naturale e proficuo per chi scrive, perché le sue parole siano capite e confermate.

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Ecommerce B2c un mercato in espansione


Oggi in Italia si parla molto di ecommerce b2c (business to consumer), cioè orientati alla vendita a consumatori e non al commercio tra aziende (b2b – business to business).

I motivi sono tanti ma il principale è sicuramente la posizione di arretratezza del nostro paese rispetto alle altre realtà Europee. L’obiettivo del precedente governo (quello guidato da Monti) era quello di portare entro il 2015 l’Italia ad un utilizzo degli ecommerce b2c almeno del 50%, oggi è circa il 35%. L’attuale governo sta portando avanti questo obiettivo e sta incentivando le aziende ad aprire i propri ecommerce b2c. Ad esempio la Camera di Commercio di Milano ha indetto un bando che ha scadenza 20 settembre 2013 per la digitalizzazione delle imprese in cui viene offerto un contributo del 50% a fondo perduto ad aziende che decidano di portare la loro realtà commerciale su internet e a società IT che abbiano idee innovative nel settore digitale.

L’iniziativa è lodevole, soprattutto in un momento di crisi come questa, e sta spingendo tante realtà ad orientarsi verso l’ecommerce b2c. C’è però un problema: il fatto di non avere spese di locazione, di personale e, in alcuni casi, neanche quelle di magazzino spinge a fare delle analisi superficiali al momento dello start up. L’idea delle aziende è quella che basta essere online per vendere di più e in tutto il mondo. Purtroppo non è così. Realizzare un ecommerce online b2c richiede lo stesso impegno iniziale di una qualsiasi altra attività, anche se con modalità differenti.

Il consiglio è quello di creare un accurato business plan dove si definisce chiaramente quale è il prodotto e quali sono i punti di forza e debolezza. La realtà di tutti i giorni ci insegna che se un’azienda ha un buon prodotto è più facile che il cliente lo compri e che resti affezionato alla marca. Questo è un argomento molto importante perché, come per la vendita tradizionale, la fedeltà e quindi il passaparola che ne deriva, è fondamentale per far funzionare un ecommerce b2c. I social Network hanno “alzato il volume” di questi messaggi, ampliando la possibilità di diffondere il proprio apprezzamento per un prodotto o un servizio a tutta la cerchia dei propri amici. Ma il rovescio della medaglia è che hanno anche aumentato la possibilità di critica, quindi le aziende devono cambiare attitudine nei confronti del proprio business e dei propri clienti. Soprattutto gli ecommerce b2c devono aprire un canale diretto con i propri clienti, facendoli partecipare alla creazione dei propri prodotti e essendo disposti anche a subire critiche, che devono essere prese come dei suggerimenti a migliorare e a far crescere il proprio business.

Il secondo passo nella pianificazione dell’ecommerce b2c è quello dell’analisi dei competitors. E’ molto importante capire quali realtà ci sono e come sono percepite dai clienti di quel settore. Questa analisi che per l’apertura di un’attività fisica richiedeva poco tempo (un giro nella zona e due chiacchere con i negozianti storici) su internet è molto complessa. Non solo bisogna valutare quali sono i competitors diretti (quelli che fanno gli stessi prodotti) ma anche come e cosa fanno per promuovere la propria attività quali iniziative marketing portano avanti, come si comportano nei social network. Il tutto in una dimensione globale o ,a causa del costo delle spese di spedizione, almeno europea. Bisogna vedere se il prodotto esiste già, quale è il suo prezzo, quali sono i principali ecommerce b2c che vendono quel determinato prodotto e molte altre informazioni. Spesso capita che le aziende guardino solo competitors di pari dimensioni alle loro, ma su internet non funziona in questo modo. Amazon e Zalando diventano competitors del piccolo negozio che vende scarpe perché è un articolo che vendono anche loro e con una visibilità enorme. Questo è il punto chiave degli ecommerce b2c. Come i centri commerciali e le grosse catene stanno pian piano facendo chiudere i negozi a gestione familiare, così le grosse multinazionali hanno maggiore visibilità sul web e “oscurano” tanti altri ecommerce. Con oscurano intendiamo dire che sono prime nei motori di ricerca, nelle pubblicità di Facebook, nei banner promozionali e in tutte le forme di pubblicità online.

E allora cosa devono fare le piccole attività che vogliono fare un ecommerce per incrementare le proprie vendite?
Primo fra tutto, affidarsi ad una società seria per la realizzazione dell’ecommerce b2c. Internet non è un “gioco da ragazzi”, oggi è un lavoro serio. Non si può fare affidamento a persone improvvisate, o meglio si può però si è quasi sicuri (e diciamo quasi per non essere troppo drastici) che l’ecommerce b2c non venderà. L’esperienza su internet e la conoscenza dei comportamenti del cliente sono fondamentali per la buona riuscita di un ecommerce. Creare una user experience (esperienza di navigazione) positiva è alla base della finalizzazione dell’acquisto e fidelizzazione del cliente. E’ un po’ come quando si entra in un supermercato nuovo, se si riescono a trovare i prodotti subito e sono ben presentati è probabile che uno ci torni, se si trovano corsie strette, non si trova niente e si è costretti a far più volte il giro del negozio per rintracciare la merce ricercata probabilmente si comprerà una volta e inoltre se ne parlerà anche male con gli amici.

Secondo aspetto sono gli investimenti pubblicitari, che spesso devono vedere un badget superiore a quello della creazione dell’ecommerce. Ebbene si, perché il vero lavoro dell’agenzia (e anche la bravura e l’esperienza) si vedono una volta che l’ecommerce b2c è online. E’ in quel momento che vanno fatte le campagne adWords per far trovare il negozio dai clienti e la social strategy per affiliare gli amici.
Vendere online è possibile ma come con tutto bisogna impegnarsi, pianificare e affidarsi a persone competenti.

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Dieta, Benessere e privazioni.


Sta per finire l’estate e il rientro dalle ferie solitamente è un periodo di buoni propositi, primo tra tutti perdere quei chili di troppo che “inspiegabilmente” si sono accumulati durante le settimane di vacanza.

L’estate dovrebbe essere un periodo in cui si fa più movimento, dove ci sono più frutti e ortaggi di stagione che favoriscono un’alimentazione corretta e quindi la naturale perdita dei chili di troppo accumulati durante i mesi invernali, ma purtroppo non è così.
Finita l’estate ci si trova ad avere un paio di chili di più. Il motivo è che sempre più persone associano il cibo ad una gratificazione. Quindi come “premio” per una nuotata al mare ci si concede un gelato con panna, e poi la giustificazione comune è quella che durante l’inverno si fanno tante rinunce che in vacanza ci si può concedere di più.

Questi sono atteggiamenti molto comuni che derivano da un errato rapporto con il cibo e dall’ associazione sbagliata tra il concetto di dieta e quello di privazione.

Per far si che una dieta funzioni e che si scelga un regime alimentare che mantenga il peso nel tempo bisogna cambiare prima di tutto delle convinzioni consolidate.

Come ho già detto la dieta viene vista sempre come una privazione, un periodo “triste”, una costrizione di comportamenti non naturali per il nostro corpo.

Questo avviene perché spesso si scelgono le diete in base a quella che è di moda in quel momento o seguendo il comportamento dei vip.

Il problema è che la gente comune ha tempi e impegni diversi dai vip. Quello che dovrebbe guidare la scelta di un regime alimentare orientato alla perdita di peso è la semplicità di poterlo seguire quotidianamente in base agli impegni che uno ha.

I tempi di una casalinga sono diversi da quelli di una persona che lavora fuori casa, in più un single avrà più tempo (forse) di una madre di famiglia quindi la prima domanda da porsi al momento di scegliere una dieta è “sono in grado di seguirla semplicemente per un periodo lungo?” se la risposta è affermativa va bene, altrimenti non conviene neanche iniziarla, perché sarebbe un ulteriore conferma per il cervello che le diete sono faticose e complicate.

Un altro elemento da tenere presente, che solitamente non viene considerato ma è importantissimo, è il benessere del nostro corpo. Durante la dieta vengono forniti al corpo tutti i macro e microelementi di cui ha bisogno? Questo è fondamentale per poter affrontare la dieta in modo corretto, perché se cambiando regime alimentare questo provoca affaticamento e mancanza di energia e ovvio che la nostra mente percepirà la dieta come un qualche cosa di “sbagliato” e quindi da evitare.

La mente può diventare alleata o nemica del nostro corpo a seconda delle informazioni che riceve: se da un comportamento ha una sensazione di benessere invierà messaggi al corpo per continuare a comportarsi in quel modo, è vero però anche il contrario, se un atteggiamento provoca malessere, il messaggio sarà quello di smettere di compiere quella determinata azione.
Questo è un concetto molto importante che è alla base di tutti i nostri comportamenti. Per spiegarlo meglio prendiamo ad esempio due differenti regimi alimentari: la soluzione Herbalife per la perdita di peso e una dieta iperproteica (molto in voga ultimamente). Vediamo come potrebbe affrontare la giornata di dieta tipo una madre di famiglia lavoratrice.

Ore 7.30 : Colazione
Herbalife ha studiato una soluzione per la colazione equilibrata che fornisce tutti gli alimenti necessari per affrontare la giornata con energia e vitalità. La colazione consiste in un bicchiere d’acqua con due tappi di succo di aloe concentrato Herbalife per reidratare il corpo, un frullato fatto con 250 ml di latte (di soia o riso) e il sostituto del pasto Hebalife Formula 1 disponibile nei gusti di cacao, cappuccino o crema e biscotti, e un infuso alle erbe Herbalife al gusto di pesca o limone. La dieta iperproteica suggerisce di mangiare due uova cotte con fagioli o un altro tipo di legumi. Per le nostre abitudini alimentari la soluzione Herbalife è percepita meglio dal nostro corpo, sia perché più simile alla colazione italiana tradizionale, sia perché meno impegnativa da preparare. La soluzione iperproteica alla lunga potrebbe inoltre generare un sovraccarico di lavoro per il fegato e quindi una sensazione di affaticamento. Il corpo quindi invierà messaggi negativi al momento di fare colazione che alla lunga spingeranno la persona ad abbandonare a tornare alla colazione tradizionale.

Ore 13.00: Pranzo
Solitamente il pasto viene fatto al bar con un panino o con dei cibi preparati. Quando si affronta una dieta bisogna preparare il cibo da casa e portarlo in ufficio, perché solo così si è sicuri che gli ingredienti siano “permessi” dal tipo di dieta scelto. Per il pranzo Herbalife proporne delle barrette sostitutive del pasto al gusto di cioccolato o di yogurt e frutti rossi molto pratiche che forniscono gli stessi nutrimenti di un pasto tradizionale ma sono molto più semplici da preparare. La dieta iperproteica propone un pranzo a base di carne e verdura (da preparare la sera prima o la mattina). Mangiare una barretta Herbalife rispetto ad un pranzo completo potrebbe sembrare meno appagante ma la sensazione di sazietà ed energia post pranzo che si ha mangiando queste barrette rispetto al classico affaticamento che si genera quando si mangiano carboidrati (pizze o panini) farà cambiare presto questa convinzione. Inoltre preparare il cibo da casa è molto più impegnativo di mettersi una barretta Herbalife in borsa.

Ore 20.00: Cena
Con il regime perdita di peso Herbalife a cena si può mangiare quello che si vuole (ovviamente senza abbuffarsi) quindi è semplice per una madre di famiglia preparare un’unica cena per tutti. Con la dieta iperproteica anche la sera bisogna mangiare solo proteine e verdure, questo vuol dire che spesso bisogna preparare differenti menu per cena a seconda dei membri della famiglia. Senza contare che va pensato e preparato anche il cibo per il pranzo del giorno successivo. A meno che uno non ami cucinare per due o tre ore anche in questo caso la mente percepirà la dieta Herbalife come più semplice e comoda.

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Press Release e Article Marketing di Qualità!


Gli article marketing sono stati per molto tempo ritenuti essenziali dai seo strategist per migliorare l’indicizzazione dei siti o degli ecommerce. Dopo penguin 2.0 le cose sono un pò cambiate, in diversi ambienti gli article marketing e le press release studiate appositamente per fare SEO, sono ritenute poco efficaci, sia per la quantità eccessiva di link in uscita dei siti su cui vengono pubblicati gli articoli, rispetto a quelli in ingresso, sia perchè molti articoli sono ritenuti spam da parte di google. Le opinioni sono divise. In Italia non ci sono molti siti di article marketing o press release, e i più hanno veramente pochi link in ingresso di qualità, penalizzando cosi il processo di indicizzazione.

Se stai leggendo questo articolo sei su uno dei migliori, ma ad ogni modo la questione rimane aperta. Il problema è che in molti scrivono articoli troppo brevi e troppo pieni di parole chiave superando cosi la soglia entro la quale google ritiene spam un articolo.

Alla base quindi del problema c’è, uno, la mancanza di una cultura seo: tutti vogliono risultati in tempi brevi, e questo non è possibile tecnicamente, due, la mancanza di siti di qualità. Questo rende molto difficile effettivamente l’uso di article marketing e press release come fonte di indicizzazione. Molti tentano di stillare liste, ma durano veramente poco tempo, perchè nell’ ultimo hanno in troppi hanno chiuso, ed altri limitato le registrazioni. Non sono sufficienti.

Come si può superare l’ostacolo, dopo che le web directory hanno perso il loro potenziale e blog e webzine sono blindati, non pubblicano link di nessun genere?
E’ un bel problema che molti seo strategist si saranno posti, e sicuramente avranno trovato rimedio. La soluzione più veloce, ma anche la più costosa è scrivere articoli di qualità in modo da sfruttare al massimo il potenziale dei pochi siti che consentono la pubblicazione, e diversificare, cioè scrivere più articoli in modo da non far ritenere spam il contenuto pubblicato. Questo permette ai siti che pubblicano di incrementare il loro valore, e contemporaneamente migliorare la qualità della strategia seo con l’effetto di salire
velocemente nelle serp.

Quindi chi vende campagne seo a basso costo, fa due azioni sbagliate, uno, peggiora la qualità generale dei siti ospitanti gli articoli, due, non migliora il posizionamento nelle serp.
Con penguin 2.0 il contenuto vale molto e quindi dedicarsi a scrivere articoli interessanti,
unici, ed efficaci per il pubblico è fondamentale per essere ben visti dagli spider. Al
contrario, chi scrive articoli poco efficaci fa male al sistema in generale.
Possiamo quindi affermare che gli article marketing e le press release che da alcuni vengono ritenuti una pratica poco efficace in termini di roi, è una mezza verità.
Non tutti gli article marketing e le press release sono poco efficaci, non tutti i siti che le
pubblicano sono considerati spam.

Rimane comunque il problema che molti per pescare link si appoggiano a siti di scarsissima
qualità ottenendo dei risultati altrettanto pessimi.

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Ecommerce o commercio elettronico, riusciranno le piccole imprese a competere?


I recenti dati del settore digital in italia mettono in evidenza che siamo all’inizio di una nuova fase. I nuovi compratori stanno aumentando notevolmente, e le imprese stanno iniziando ad affrontare il tema dell’ internazionalizzazione. Nella storia italiana l’ ecommerce ha avuto diverse fasi, inizialmente si sono affacciate a questo mercato solo quelle società di servizi che sviluppano la maggior parte del proprio business attraverso un sito web ed Internet (pure player) rivolgendosi ad un consumatore tecnologico, poi si sono affermati i modelli multicanale o Click & Mortar dove il consumatore poteva acquistare sia attraverso la distribuzione tradizionale che digitale.
Nel luglio 2012 l’osservatorio Netcomm/Human Highway ha messo in risalto un incremento di quasi 3 milioni di nuovi acquirenti online.
La crisi sicuramente ha contribuito a questo fenomeno rompendo di indugi e spingendo i consumatori a fare un balzo del 30% negli acquisti online, grazie anche a forti sconti dovuti alla forte riduzione dei costi di gestione.
L’ ecommerce italiano rimane comunque molto arretrato rispetto a tutti gli altri paesi occidentali. Solo il 15% degli italiani fanno acquisti online, e sono molteplici i freni inibitori, la scarsa cultura tecnologica, il ritardo della scuola, la pessima diffusione della banda larga, il ritardo dell’ offerta sono solo alcuni dei motivi principali.

L’ ecommerce B2c è un terreno molto competitivo, e lo diventerà sempre di più, con l’ aumentare della maturità del mercato. I costi per acquisire clienti saranno sempre maggiori e la screscità sarà condizionata dalla capacità di investimento. Purtroppo le dimensioni conteranno sempre in maniera più incisiva, più che altro per il potere di negoziazione nei confronti dei fornitori che poi determina la capacità di essere competitivi in termini di prezzo mantenendo margini di guardagno ragionevoli.
Riusciranno piccoli imprenditori e aziende a cogliere l’opportunità del momento, conquistarsi notorietà e una fetta di mercato abbastanza consistente da poter competere e crescere? Riusciranno le imprese ad affiancarsi ad un partner che sappia guidarle negli investimenti?

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