Ditta individuale situata in Lombardia, con fatturato compreso tra 100 mila e 500 mila euro, attiva nell’Edilizia o nel Commercio. E’ questo l’identikit dell’impresa con titolare straniero operante in Italia che emerge da uno studio realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information. Nello specifico, a fine 2011 erano oltre 477.000 le imprese con titolare non italiano operanti nel nostro Paese. La maggioranza di queste (il 66,6% per la precisione) era costituita da ditte individuali mentre il 17,2% del totale era rappresentato da società di persone e il restante 16,2% da società di capitali. Entrando maggiormente nel dettaglio, il 18,4% delle imprese con titolare non italiano ha registrato un fatturato inferiore a 100 mila euro, il 41% del totale si posiziona tra i 100 mila e i 500 mila euro, il 19,2% tra 500 mila e 1 milione di euro, il 14,9% tra 1 milione e 5 milioni di euro, il 2% tra 5 milioni e 10 milioni di euro mentre il restante 3,7% fattura oltre 10 milioni di euro. Sulla base dello studio di CRIBIS D&B, la maggiore concentrazione di imprese con titolare non italiano si trova in Lombardia (20,3% del totale), seguita da Lazio (10,7%), Emilia Romagna (9,8%), Toscana (9,7%), Veneto (9,5%) e Piemonte (8,4%). Se si guarda però alla penetrazione di queste imprese rispetto al totale di quelle operanti sul territorio regionale, spiccano Friuli Venezia Giulia e Toscana, dove rispettivamente il 12,8% e il 12,4% delle imprese operanti sul territorio presenta titolari non italiani, seguite da Lombardia (11,2%), Liguria (10,9%) ed Emilia Romagna (10,6%). Quasi un terzo degli imprenditori stranieri presenti nel nostro Paese opera nel settore del Commercio al dettaglio (il 30,9% del totale) a fronte del 26,5% presente nell’Edilizia, del 17,3% nei Servizi vari. Il 9,9% è invece attivo nell’Industria e produzione, il 6% nel Commercio all’ingrosso, il 3,6% nei Trasporti e distribuzione, il 3,1% nei Servizi Finanziari, il 2,6% nell’Agricoltura. Se si guarda però alla penetrazione rispetto alla totalità delle imprese operante in un comparto economico, il settore con la maggiore incidenza di imprese con imprenditore non italiano risulta essere l’Edilizia, con una quota del 15%, seguito dal Commercio al dettaglio, con il 12,2%, e dal Commercio all’ingrosso, con il 10,2%. “Dalla nostra Analisi – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di Cribis D&B – si osserva come a fine 2011 tra le imprese con titolare non italiano la percentuale di quelle puntuali risultasse essere sopra la media ma, al contempo, che anche quelle che presentavano gravi ritardi nel pagamento delle fatture dei propri fornitori fossero decisamente più numerose rispetto alla media italiana. Ma la maggior fragilità delle imprese con titolare straniero si riflette anche in una maggiore probabilità di generare insoluti commerciali nei prossimi 12 mesi. Questa criticità dipende, evidentemente, non tanto dal fatto che il titolare sia non italiano quanto, piuttosto, dalla prevalente presenza di queste imprese in settori caratterizzati in questa fase congiunturale da maggiori difficoltà, come ad esempio l’Edilizia”. In effetti, a fine dicembre 2011 il 69,1% delle imprese con titolare non italiano si caratterizzava per una rischiosità media di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, contro una media italiana pari al 45,6%. Per l’11,9% delle imprese con titolare straniero, invece, si osservava un’alta rischiosità (contro una media italiana del 10,9%), per il 16,3% una rischiosità medio-bassa (contro una media italiana del 37,7%), per appena il 2,7% una rischiosità bassa (contro una media italiana del 5,8%). “Le dinamiche che si registrano tra le imprese con titolare non italiano rispecchiano le criticità che caratterizzano questa fase di congiuntura economica negativa – aggiunge Marco Preti -. D’altro canto, i dati relativi all’anno appena concluso confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e, soprattutto, più ‘fluido’, cioè maggiormente caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato. Sul sito di CRIBIS D&B è possibile scaricare l’analisi completa ed ottenere informazioni sui servizi di Business Information.
OSSERVATORIO RISCHIOSITÀ: UN’IMPRESA SU 10 IN ITALIA HA UN’ALTA PROBABILITÀ DI GENERARE INSOLUTI COMMERCIALI
A fine dicembre 2011 il 10,93% delle imprese italiane ha registrato un’alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, un dato in preoccupante crescita rispetto alle rilevazioni dei trimestri precedenti (a fine 2010 le imprese più rischiose rappresentavano, infatti, il 9,96% del totale). Per il 45,56% del totale delle imprese, invece, si è osservato un livello di rischiosità media, per il 37,68% medio – bassa, mentre appena il 5,83% si è collocato nella classe di rischiosità bassa. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla rischiosità commerciale realizzato da CRIBIS D&B, società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che analizza il grado di affidabilità delle imprese italiane e la loro capacità di fronteggiare gli impegni presi nei confronti dei propri fornitori, con la conseguente probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi. L’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 3 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano assolutamente superate. Al contrario, molte imprese che a fatica erano riuscite a non soccombere durante la prima fase della congiuntura economica negativa, anche grazie all’impiego diretto di capitali propri, sono entrate in crisi nel corso del 2011 per l’impossibilità di apportare nuove risorse in grado di sostenere ulteriormente l’attività. Dall’analisi comparata degli ultimi anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità aziendale. Rispetto alla rilevazione di marzo 2008, quando le imprese italiane caratterizzate da un’elevata rischiosità rappresentavano l’8,89% del totale, alla fine dell’anno appena concluso questa quota è salita fino a toccare uno dei livelli più alti degli ultimi 4 anni, pari al 10,93%. Tra il 2008 e il 2011 anche la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di 10,61 punti percentuali e ha raggiunto il 45,56% del totale. Al contempo si è progressivamente ridotta la quota di imprese con una rischiosità bassa (-3,7 punti percentuali in 4 anni) e con una rischiosità medio-bassa (-8,85 punti percentuali in 4 anni). Analizzando nel dettaglio le imprese che nel 2011 si caratterizzavano per un livello di rischiosità elevata, il 78,84% di queste già presentava lo stesso livello di rischiosità l’anno precedente, così come il 63,64% nel 2009 e il 39,10% nel 2008. Il 32,54% delle imprese, invece, tre anni fa apparteneva alle due classi con rischiosità più contenuta (bassa e medio-bassa), a dimostrazione di una situazione di deterioramento dell’affidabilità delle imprese italiane. Il livello di rischiosità più elevata si registra nel settore del Commercio all’ingrosso (18,72%), seguito dall’Industria estrattiva (15,60%), dai Trasporti e distribuzione (13,78%) e, infine, dall’Edilizia (13,60%). Solo nel caso dell’Agricoltura e dei Servizi vari l’alta rischiosità non supera l’8,2%.
Dall’analisi di CRIBIS D&B emerge che il rischio elevato caratterizza maggiormente le realtà più piccole e potenzialmente fragili. Sono infatti le micro imprese a mostrate le percentuali più elevate di alta rischiosità (11,48%), seguite dalle piccole imprese (10,94%) e dalle medie (9,19%). Le grandi imprese, infine, presentano una rischiosità elevata del 6,06%, ben inferiore alla media nazionale.
“I dati che abbiamo rilevato relativamente all’intero 2011 confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e, soprattutto, più ‘fluido’, cioè maggiormente caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato – illustra Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B“. Diventa, quindi, oltremodo fondamentale conoscere meglio le imprese con le quali si fanno affari e adottare un’efficace politica di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consenta di individuare i segnali che vengono dal mercato e dalla propria clientela. Per questo emerge con forza l’enorme importanza per ogni impresa di integrare i propri dati interni con informazioni esterne che consentano di cogliere tempestivamente i cambiamenti e le criticità, prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio ancora, in procedure in corso”. “Per fornire risposte concrete in questo scenario ancora caratterizzato da una grande incertezza, CRIBIS D&B investe costantemente nella qualità delle informazioni e in soluzioni, come CRIBIS.com, che consentono alle imprese di semplificare le loro operazioni quotidiane e di sfruttare al meglio l’enorme patrimonio informativo che viene messo a loro disposizione” conclude Preti.
Sul sito di CRIBIS D&B è possibile consultare e scaricare gratuitamente l’Osservatorio sulla Rischiosità 2011, analisi completa con tutti i dati sul livello di rischiosità delle imprese italiane.
Fallimenti in Italia: nel 2011 + 4% rispetto al 2010 ma +25% sul 2009
Nell’anno appena concluso in Italia si sono registrati 11.707 fallimenti, con una crescita del +4% rispetto agli 11.289 casi del 2010 ma un ben più preoccupante +25% rispetto ai 9.383 casi del 2009, quando la crisi economica aveva già cominciato a manifestarsi in tutta la sua gravità.
Nel quarto trimestre 2011, in particolare, i fallimenti sono stati 3.313, in crescita rispetto ai primi 3 trimestri dell’anno quando i casi rilevati erano stati rispettivamente 2.908 (a fine marzo), 3.301 (a fine giugno) e 2.185 (a fine settembre).
E’ quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.
La maggior parte dei fallimenti in Italia ha coinvolto realtà della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente da gennaio a dicembre 2011 sono state 2.613 le procedure concorsuali rilevate in questa regione, di gran lunga la più interessata dal fenomeno. Seguono, con meno della metà di casi, Lazio e Veneto rispettivamente con 1.215 e 1.122 casi. Più distanti Campania (1008), Emilia Romagna (899), Toscana (857), Piemonte (843) e Sicilia (601). Sono quelli dell’edilizia e del commercio i settori in cui si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 12 mesi dell’anno appena concluso. Il più colpito è risultato essere il comparto della “costruzione di edifici” (1.378), seguito da commercio all’ingrosso di beni durevoli (917), installatori (916), servizi commerciali (702), commercio all’ingrosso di beni non durevoli (650). Secondo l’analisi di CRIBIS D&B nel 2011 un numero elevato di fallimenti ha coinvolto anche imprese del settore immobiliare (479 casi), dell’industria manufatti in metalli (459), dei trasporti e servizi merci su gomma (451), ma anche ristoranti e bar (446)
“Il quadro che emerge dall’osservazione di questi dati – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – fornisce una ulteriore conferma del momento di estrema difficoltà che stanno vivendo le imprese italiane, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Del resto, gli avvenimenti che hanno contraddistinto il secondo semestre 2011 hanno peggiorato ulteriormente uno stato di salute di molte imprese, già minato da una crisi economica che perdura ormai da oltre 3 anni”. In questi ultimi anni sono cambiati i mercati di approvvigionamento, l’organizzazione della produzione, le politiche di prezzo e commerciali, che obbligano le imprese ad un rapido adattamento ai nuovi equilibri di mercato – aggiunge Preti -. Ma non tutte ci riescono, sia a causa di fattori endogeni sia per l’incapacità di adottare efficaci politiche e procedure di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali. A maggior ragione in questa delicata fase, ogni impresa dovrebbe integrare le proprie informazioni interne con business information e indicatori di rischio che consentano di cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio ancora, in procedure in corso”.
CSC e Aria Systems annunciano il lancio di CSC CloudBill™ sul mercato europeo
CSC (NYSE: CSC) e Aria Systems annunciano oggi la disponibilità della soluzione di CSC CloudBill™ anche per le aziende che operano nel mercato dell’on-line europeo. CloudBill è la soluzione di CSC per la gestione di abbonamenti e fatturazione che consente alle aziende dell’on-line di incrementare l’efficienza dei processi di monetizzazione di prodotti e servizi. Erogata in modalità as-a-service dai Trusted Cloud Data Center di CSC, è basata sulla piattaforma SaaS di Aria Systems. A differenza di quanto fornito da soluzioni di grandi dimensioni e particolarmente costose o da specifiche soluzioni di nicchia, CSC CloudBill è l’unica piattaforma di monetizzazione che copre l’intero customer lifecycle, dalla gestione degli abbonamenti alla fatturazione, in un ambiente completamente as-a-service. Dal connubio delle leadership di CSC nei settori consulting, systems integration e cloud, e di mercato della piattaforma di Aria, CSC CloudBill offre alle aziende uno strumento di gestione della fatturazione e degli abbonamenti a costi estremamente contenuti e totalmente flessibile. Inizialmente, le due aziende forniranno ai clienti europei una soluzione che consente loro di entrare rapidamente in nuovi mercati, gestire complessi modelli di pricing, accelerare il time-to-market e ottimizzare le strategie di vendita, con un impatto positivo su ricavi e cash flow.
“Nell’attuale scenario del mercato dell’e-commerce, sempre più caratterizzato da velocità e ipercompetitività, le aziende devono accelerare il time-to-market, offrire prodotti e servizi differenziati e generare ricavi regolarmente. E dall’unione di due aziende con competenze allo stato dell’arte nei rispettivi settori non poteva che nascere una soluzione per la gestione degli abbonamenti e della fatturazione user-friendly ed efficace, in grado di rispondere a tutte queste esigenze, con costi di accesso al servizio contenuti”, ha dichiarato Mary Jo Morris, President del Technology and Consumer Group di CSC. “CSC vanta oltre 25 anni di esperienza in questo settore, offrendo soluzioni per la fatturazione allo stato dell’arte, in grado di rispondere alle esigenze di clienti di tutti i settori; CloudBill consolida best practices decennali in uno strumento di gestione intuitivo e integrato”. “Il mercato europeo del billing è pronto per una trasformazione cloud-based”, ha aggiunto Mike Morini, President e CEO di Aria Systems. “Il servizio CloudBill di CSC, basato su piattaforma Aria, è perfetto per le aziende che intendono lanciare nuovi servizi caratterizzati da recurrent revenues in un ambiente PCI-compliant”. Nel 2011, CSC e Aria Systems avevano già annunciato la sigla di un accordo globale per l’erogazione di servizi cloud per la gestione degli abbonamenti e delle recurrent revenues. Come parte dell’accordo, CSC ha adottato la piattaforma di Aria Systems come layer di CloudBill e l’annuncio di oggi ribadisce l’impegno di entrambe le aziende ad offrire una soluzione cloud-based altamente competitiva.
Per maggiori informazioni sui servizi cloud di CSC: www.csc.com/cloud.
CRIBIS lancia la nuova versione di Cream, per misurare la reputazione sul web
Cream, il servizio di CRIBIS per il monitoraggio e l’analisi della reputazione sul web, si rinnova. La nuova release di Cream introduce molte innovazioni che nascono dall’analisi dei bisogni dei clienti che in questi mesi lo hanno scelto per monitorare in maniera efficace la propria reputazione sul web , integrando le analisi del servizio nelle loro strategie di marketing.
Cream è ora in grado di valutare anche l’andamento del sentiment nel tempo: attraverso lo strumento Sentiment Trend è infatti possibile monitorare i giudizi espressi online su una particolare parola chiave, misurando il modo in cui cambiano nel tempo. Il monitoraggio del Sentiment Trend permette di capire le reali percezioni dei clienti riguardo ad un brand o ad un prodotto, e quindi di apportare nei giusti tempi le correzioni al piano marketing, dando una direzione più efficace alla strategia aziendale. Ma capire come cambia la reputazione web nel tempo non basta: è infatti necessario anche riconoscere le fonti sul web in cui il sentiment si sta costruendo. Per questo la nuova versione di Cream introduce Source View, il grafico a torta che permette di visualizzare la distribuzione delle citazioni all’interno delle varie fonti. Si tratta di un grafico interattivo, attraverso cui si può accedere direttamente ai documenti che Cream ha rintracciato nella sua analisi della reputazione sul web. Inoltre, nella gestione della propria reputazione online un elemento chiave è la tempestività: solo agendo in tempo è possibile gestire le crisi e rendere più efficaci le decisioni. Ecco perché con la nuova versione Cream offre la possibilità di impostare degli alert personalizzati, in modo da essere sempre informati sulle variazioni che subiscono le keyword nel corso del monitoraggio. Tutte le novità della nuova versione di Cream sono messe a disposizione gratuitamente dei clienti e permettono di misurare la reputazione web in maniera ancora più efficace, tempestiva ed intuitiva.
Cream è un prodotto di CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information che garantisce informazioni economiche e commerciali approfondite su aziende di tutto il mondo.
Sul web Babbo Natale batte Befana
Stando a quanto si dice nel web – tra siti internet, blog e social network – Babbo Natale batte la Befana nelle preferenze degli italiani. È Santa Claus, il simpatico barbuto che distribuisce doni alla vigilia di Natale con la sua slitta, ad aggiudicarsi la sfida sotto l’albero, con una miglior reputazione online rispetto all’arzilla vecchietta che fa visita ai bambini a cavallo di una scopa volante all’Epifania. Lo dimostra l’analisi realizzata utilizzando le chiavi di ricerca “Babbo Natale” e “Befana” su Cream, il sistema di monitoraggio che analizza la reputazione online in oltre 12.000 fonti web realizzato da CRIBIS D&B, la società del gruppo CRIF specializzata nella business information che garantisce informazioni economiche e commerciali su aziende di tutto il mondo.
Cream, infatti, consente di individuare e tenere sotto controllo in modo automatico i contenuti e le conversazioni online su qualsiasi parola chiave. E grazie a Cogito®, il software semantico che comprende il significato delle parole e delle frasi, realizza anche un “Report Sentiment” per misurare il valore della reputazione in rete.
L’analisi di Cream sulla “Christmas Battle” ha monitorato le due parole chiave dal 15/11/2011 al 15/12/2011. Babbo Natale, con un indice sintetico pari a 39, ottiene un sentiment online assolutamente positivo risultando associato con frequenza sul web a concetti come “bello”, “magico”, “buono” o “simpatico”. Inferiore appare invece l’indice sintetico della Befana (27), che comunque ottiene una buona reputazione online. Ma a Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E così, più in generale appare molto positivo il sentiment online di tutte le parole chiave legate alle festività. Da “Panettone” a “Pandoro”, da “Torrone” a “Bollicine”, l’analisi di Cream su tutte queste keyword restituisce una buona reputazione.
Da Sara Vita una soluzione per dar valore al denaro
Risparmiare è sempre più un problema per le famiglie italiane, che secondo uno studio di Confcommercio negli ultimi 20 anni hanno ridotto del 60% la loro capacità di accantonare denaro. Pochi soldi strappati al carovita che nessuno ha voglia di mettere a rischio con investimenti azzardati. Ma oggi fortunatamente far fruttare il proprio capitale in tutta sicurezza è possibile.
Sara Vita, compagnia del Gruppo Sara Assicurazioni specializzata nella tutela della famiglia, nella previdenza e nel risparmio, ha pensato a Money Up, una nuova soluzione assicurativa con un rendimento minimo garantito dell’1,5% l’anno (in realtà, dal 2006 al 2010 il rendimento annuo medio netto è stato del 3,68%, ma nel futuro questi risultati potrebbero variare), senza rischi sull’investimento e senza doverlo vincolare a lungo, in grado di far crescere i capitali investiti, anche minimi, in modo programmato e prudente in un momento in cui continua l’incertezza dei mercati finanziari. Per iniziare infatti basta un investimento di 5.000 euro, a cui possono seguire versamenti integrativi a partire da 2.000 euro. Chi poi decide di investire più di 25 mila euro può usufruire dell’Opzione cedola, che permette, dal secondo anno, di incassare ogni anno il rendimento ottenuto dal capitale: investendo 25 mila euro, ad esempio, dal secondo anno si potrà contare su una cedola annua netta di circa 600. Money Up è una scelta sicura e senza rischi, e di questi tempi non è poco. Grazie al rendimento minimo garantito, il capitale investito cresce non meno dell’1,5% ogni anno in funzione dei rendimenti delle Gestioni Separate Sara Vita, che hanno sempre beneficiato di tassi nettamente sopra le medie di mercato e l’inflazione. I risultati ottenuti vengono consolidati ogni anno e reinvestiti, in modo che il capitale possa solo crescere.
Money Up non vincola il denaro investito, riscattabile già dopo 6 mesi. I costi di gestione decrescono in proporzione al capitale versato, che non è pignorabile, non è sequestrabile ed è esente da tasse di successione. Inoltre, Money Up può essere messo a garanzia di un prestito ed essere destinato anche a persone non legate da vincoli di parentela, come nel caso delle coppie di fatto, perché non rientra nell’asse ereditario.
Infine, per i soci ACI c’è un’ulteriore convenienza grazie al Fondo Soci, che nel periodo dal 2006 al 2010 ha riconosciuto un rendimento annuo netto pari al 3,86% (a fronte del 3,68% di Fondo Più).
Protezione e sicurezza a portata di mano con le polizze Sara Linea pronta
Gli italiani sono un popolo sottoassicurato rispetto ai più evoluti paesi europei. Basti pensare che in Italia la polizza casa viene sottoscritta dal 20% delle famiglie (rispetto al 75% di Gran Bretagna e Olanda), mentre la polizza salute è diffusa solo tra il 5% della popolazione (a fronte del 90% di Olanda e Francia). Un dato che si spiega con la complessità delle formule assicurative in commercio in Italia e con il costo, spesso ritenuto troppo elevato. Tutelarsi con una buona polizza, però, può rivelarsi una scelta vincente, specie nei periodi di crisi, quando i risparmi si assottigliano e basta un imprevisto per intaccare il tenore di vita familiare.
Per questo Sara Assicurazioni lancia oggi sul mercato Sara Linea pronta, tre soluzioni assicurative studiate per un’ottimale gestione globale del rischio in ambito personale e familiare:
– Sara Casa pronta, la polizza casa semplice ed efficace che tutela l’abitazione e il patrimonio familiare
– Sara Difesa pronta, l’assicurazione infortuni H24 facile e veloce
– Sara Tutela pronta, la polizza vita che è un gesto d’amore concreto verso chi si ama.
Tre formule essenziali e veloci per entrare nel mondo assicurativo e garantirsi le coperture fondamentali per il singolo come per la famiglia a fronte di un investimento contenuto e sostenibile, con un rapporto prezzo/prestazioni davvero insuperabile. Con Sara Linea pronta la copertura assicurativa si attiva immediatamente, senza dover compilare complicati questionari o sottoporsi a visite mediche: e, in caso di sinistro, anche l’indennizzo arriva subito, con la massima trasparenza.
SARA ASSICURAZIONI
Sara Assicurazioni, Assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club di Roma, è una compagnia fortemente innovativa ma di lunga tradizione, in grado di dare risposte puntuali alle esigenze e alle aspettative dei clienti. Sara si posiziona come compagnia assicurativa per la famiglia, punto di riferimento per tutte le esigenze legate alla sicurezza patrimoniale, personale e del tenore di vita dell’individuo. Primo esempio europei di joint venture tra un’associazione di consumatori – l’ACI – e una compagnia di assicurazione, Sara è nata nel 1946 con l’obiettivo di mettere a disposizione degli automobilisti un’ampia gamma di servizi assicurativi. Nell’assetto azionario di Sara ancora oggi l’ACI è socio di maggioranza con il 54%.
Insurance Marketing Awards 2011, tre premi a Sara Assicurazioni
Roma, novembre 2011 – Sono tre importanti riconoscimenti quelli ottenuti da Sara Assicurazioni all’Insurance Marketing Awards 2011, la manifestazione che premia i migliori progetti nell’ambito del marketing assicurativo con l’obiettivo di unire le eccellenze e favorire lo scambio di idee e di know how nel settore. Un grande risultato per Sara Assicurazioni, che si è dovuta confrontare con i progetti presentati dalle più importanti compagnie assicurative domestiche e multinazionali. La giuria composta da cinque esperti del settore ha riconosciuto meritevoli tre iniziative che hanno saputo interpretare strategicamente i segnali di un mercato complesso, mantenere un saldo controllo dei budget e garantire risultati tangibili per l’azienda.
In particolare Sara Assicurazioni si è aggiudicata il riconoscimento più ambito, il Gran Premio IMA 2011, con Sara 10 e lode, il programma di incentivazione rivolto al personale di front end delle agenzie. Si è poi aggiudicata il Premio speciale per il miglior progetto di Corporate social responsability con Sara Safe Factor, l’iniziativa itinerante per la promozione della guida sicura nelle scuole condotto in collaborazione con ACI, ACI Sport e SEAT che coinvolge gli studenti in età da patente. Infine, ha ottenuto un attestato di merito per l’iniziativa di cross selling “Presenta un Amico” associata a SaraFree, la prima polizza auto a consumo che consente di pagare in base ai chilometri effettivamente percorsi dalla propria auto.
SARA ASSICURAZIONI
Sara Assicurazioni è una compagnia fortemente innovativa ma di lunga tradizione, in grado di dare risposte puntuali alle esigenze e alle aspettative dei clienti. Sara si posiziona come compagnia assicurativa per la famiglia, punto di riferimento per tutte le esigenze legate alla sicurezza patrimoniale, personale e del tenore di vita dell’individuo. Primo esempio europei di joint venture tra un’associazione di consumatori – l’ACI – e una compagnia di assicurazione, Sara è nata nel 1946 con l’obiettivo di mettere a disposizione degli automobilisti un’ampia gamma di servizi assicurativi. Nell’assetto azionario di Sara ancora oggi l’ACI è socio di maggioranza con il 54%.
Fallimenti delle imprese: in Italia +35,5% in due anni
Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell’8,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2010, quando erano state 7.879 imprese ad aver portato i libri in tribunale, e del 35,5% rispetto allo stesso periodo 2009, quando i casi registrati erano stati 6.323.
E’ quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.
Un quarto dei fallimenti in Italia riguarda imprese della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente sono state 1.872 le procedure concorsuali da gennaio a settembre 2011 in questa regione, di gran lunga la più interessata dal fenomeno. La seguono, con meno della metà di fallimenti, Lazio e Veneto rispettivamente con 848 e 812 casi.
Più distanti Campania (762), Emilia Romagna (697), Piemonte (635), Toscana (632) e Sicilia (455).
Sono quelli dell’edilizia e del commercio i settori in cui si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 9 mesi dell’anno in corso. Il più colpito è il comparto della “costruzione di edifici” (1003), seguito da commercio all’ingrosso di beni durevoli (668), installatori (653), servizi commerciali (534), commercio all’ingrosso di beni non durevoli (496).
Un numero elevato di fallimenti riguarda anche il settore immobiliare (355), l’industria manufatti in metalli (347), i trasporti e i servizi merci su gomma (339), i ristoranti e i bar (323).
“Il quadro che emerge dall’osservazione di questi dati – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – conferma il perdurare dello stato di sofferenza in cui versano le imprese, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Alla luce di questo è plausibile prevedere un futuro sempre più caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento dei mercati di riferimento. Per questo diventa oltremodo fondamentale che le imprese adottino efficaci politiche e procedure di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali. Più precisamente ogni impresa dovrebbe integrare le proprie informazioni interne con business information e indicatori di rischio che consentano di cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio, in procedure in corso. Molti problemi potrebbero essere gestiti per tempo e in modo preventivo”.
TEMPI DI PAGAMENTO, IMPRESE ITALIANE PIU’ PUNTUALI NEL TERZO TRIMESTRE 2011
Continui segnali di ripresa dalle imprese italiane nel corso del 2011. La puntualità nei tempi di pagamento nel terzo trimestre del 2011 è infatti ulteriormente migliorata rispetto al primo semestre dell’anno. Nello specifico, a fine settembre il 46,03% delle imprese italiane ha saldato i fornitori entro i tempi di pagamento stabiliti, facendo segnare un miglioramento rispetto al primo semestre dell’anno, quando le imprese virtuose erano state il 42,98%, ma soprattutto un netto passo in avanti rispetto alla fine del 2010, quando solo il 37,5% del totale (il livello più basso dal 2007) era risultato puntuale.
Questa, in sintesi, la principale evidenza che emerge dall’aggiornamento al 30 settembre sui tempi di pagamento delle imprese italiane, presentato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information.
La puntualità nel rispettare gli impegni nei pagamenti nei confronti dei propri fornitori è, dunque, migliorata dopo un 2010 da dimenticare e un inizio di 2011 carico di incertezze: secondo l’aggiornamento al 30 settembre 2011 dello Studio sui comportamenti di pagamento realizzato da CRIBIS D&B, il 46,03% delle imprese ha pagato alla scadenza dei tempi di pagamento, il 47,91% ha saldato entro il ritardo minimo di 30 giorni (modalità di pagamento più utilizzata) mentre il 3,61% tra i 30 e i 60 giorni di ritardo. Nella categoria dei ritardi gravi l’1,4% delle imprese ha saldato le fatture ai propri fornitori tra i 60 e i 90 giorni di ritardo, lo 0,65% tra i 90 e i 120 giorni mentre il rimanente 0,40% del totale ha superato il limite dei 4 mesi.
“Nel corso dei primi 9 mesi del 2011 abbiamo osservato un graduale miglioramento nei tempi di pagamento delle imprese italiane, anche se siamo ancora lontani dai livelli del 2007. Un trend che dovrà essere verificato nei prossimi trimestri, vista la recrudescenza della crisi economica che si è consolidata negli ultimi mesi – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS D&B –. Condizionato dalla congiuntura economica negativa, il contesto economico si sta caratterizzando per una maggiore fluidità, intesa come maggiore dinamicità e velocità nei cambiamenti, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato. In questo scenario – continua Preti – è sempre più fondamentale che le imprese adottino un’efficace politica di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consenta di individuare i segnali che vengono dal mercato e dalla propria clientela. Soprattutto è fondamentale riuscire ad intercettare quei segnali deboli, cioè quei cambiamenti di comportamento che possono consentire di intercettare per tempo i mutamenti nel proprio contesto competitivo”. “I comportamenti di pagamento sono uno dei più importanti segnali dello stato di salute e dell’affidabilità delle proprie controparti – illustra Preti -. Unite alle informazioni commerciali tradizionali e ai dati interni, consentono di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire tempestivamente con azioni di prevenzione e limitazione del rischio e, soprattutto, di fare previsioni dei propri flussi di cassa. Del resto, la competitività delle imprese si è spostata dal Conto Economico allo Stato Patrimoniale e, in particolare, al Working Capital, che rappresenta la capacità dell’impresa di autofinanziare i propri investimenti e la propria crescita. In questo contesto, spostare il focus dalla gestione del singolo cliente alla gestione del portafoglio, anche in termini di impatto sulla finanza aziendale, potrà consentire alle imprese di migliorare i processi interni e di prendere decisioni, anche sul singolo cliente, più consapevoli e quindi più efficaci”.
E’ disponibile sul sito di CRIBIS D&B la versione completa dello studio sui tempi di pagamento delle imprese, che comprende anche i dati sulle differenze nei tempi di pagamento tra Nord e Sud, i tempi di pagamento delle imprese italiane per settore, area geografica e dimensione.
LOTTA ALLE MALATTIE GENETICHE TELETHON AMPLIA LA SUA RETE SUL TERRITORIO: NASCE IL COORDINAMENTO PROVINCIALE DI MILANO
Da oggi in poi tutti coloro, cittadini, enti pubblici o imprese, che nella provincia di Milano intendono contribuire alla lotta alle malattie genetiche avranno un valido punto di riferimento: il Coordinatore Provinciale Telethon. Il Vice Presidente Omero Toso, ha infatti nominato Francesco Tarantini, Coordinatore Provinciale Telethon di Milano. Si allarga così la rete di volontari che Telethon sta dispiegando dal 2004 sul territorio nazionale con l’obiettivo di promuovere la mission e sviluppare la raccolta fondi provinciale della Fondazione. Salgono quindi a 77 le province coperte dai referenti istituzionali Telethon. Dopo la firma della nomina, il Vice Presidente Telethon Omero Toso ha così espresso la sua soddisfazione “Sono molto contento che Francesco Tarantini sia entrato a far parte della squadra territoriale Telethon, sono convinto che rappresenterà un valido riferimento per gli enti, le associazioni e le aziende che si vorranno schierare al fianco della Fondazione nella dura lotta contro le malattie genetiche”. Francesco Tarantini ha conseguito la laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, è professore a contratto all’Università degli Studi di Milano e coordinatore SITRA alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Ha risposto con grande entusiasmo alla campagna di ricerca volontari di Telethon dando la propria disponibilità a ricoprire il ruolo di Coordinatore Provinciale a Milano, con l’obiettivo di promuovere eventi di divulgazione scientifica e iniziative di raccolta fondi sul territorio per diffondere il messaggio di Telethon.
CREDIT MANAGEMENT SEMPRE PIU’ STRATEGICO PER LE IMPRESE ITALIANE
Sette aziende su dieci hanno registrato almeno un insoluto di pagamento significativo nell’ultimo anno mentre quattro su dieci denunciano un allungamento dei tempi di riscossione: in una situazione economica difficile come quella attuale, il credit management diventa sempre più strategico ma anche più complesso per le imprese italiane, che se da una parte implementano i processi di gestione delle informazioni per le decisioni sul credito, dall’altra sono costrette a studiare nuove strategie per la gestione del capitale circolante (cioè l’ammontare delle risorse che compongono e finanziano l’attività operativa di una azienda). E il tempo medio di incasso (il cosiddetto “Day sales outstanding” o Dso) è ormai un parametro cruciale nella determinazione degli obiettivi finanziari.
Sono questi alcuni dei risultati del rapporto di ricerca 2011 dell’Osservatorio CRIBIS D&B – FORMAT sulla gestione del credito commerciale, che ha analizzato il credit management e l’utilizzo del Dso tra le imprese italiane con oltre 10 addetti o con un fatturato superiore ai 2,5 milioni di euro, attraverso interviste telefoniche somministrate ad un campione rappresentativo di 1000 Direttori Finanziari, Direttori amministrativi e imprenditori.
Il ruolo del credit management
Dall’indagine si evidenzia come, di fronte alle difficoltà economiche degli ultimi tre anni, la maggiore attenzione alla necessità di autofinanziamento e di una ottimizzazione della gestione della liquidità (il cosiddetto “cash”) si sia tradotta in una forte focalizzazione sulla gestione del credit management: per il 42,2% delle imprese italiane la gestione dei crediti commerciali ha infatti assunto un ruolo decisionale “determinante”. Per il 32,2% ha assunto invece un ruolo “consultivo” mentre per il 25,6% del totale un ruolo puramente “organizzativo”.
Dso e credit management
L’indagine evidenzia infatti come la focalizzazione sul “cash” si sia tradotta in una maggiore sensibilità delle imprese italiane nei confronti del Day sales outstanding: per 4 imprese su 10, infatti, il tempo medio di incasso influisce in maniera «molto» o «abbastanza» elevata sulla determinazione degli obiettivi finanziari, per il 33,5% solo «moderatamente» e per il 26,4% «poco».
Inoltre, il 77,5% delle imprese dichiara di aver effettuato l’ultima revisione delle procedure interne e delle politiche di credit management negli ultimi 12 mesi. Le principali linee guida adottate dalle imprese per salvaguardare l’esposizione finanziaria dal rischio di ritardo nei pagamenti sono gli interventi sulle modalità (per il 56,9% del totale) o sui termini di pagamento (54,6%), ma anche la variazione dei limiti di tollerabilità dello scaduto (45,6%) e la modifica delle regole di blocco degli ordini (33,8%).
Per fronteggiare eventuali maggiori necessità di liquidità, invece, il 47,6% delle imprese tende a ripensare le modalità di pagamento mentre il 46,4% a porre maggiore attenzione all’autofinanziamento. Ma c’è anche un 38% delle imprese che aumenta il ritardo con il quale a sua volta paga i propri fornitori.
Ancora, poco più della metà delle imprese effettua il monitoraggio di indicatori di performance (KPI). Nel processo «order to cash» (inteso come il processo aziendale che va dalla ricezione dell’ordine d’acquisto, alla la fornitura del bene al cliente e alla fatturazione, fino all’incasso del credito) vengono utilizzati in prevalenza i seguenti indicatori: previsioni di incasso, scaduto, Dso, previsioni dei tempi reali di pagamento e trend dei pagamenti.
Tutti i risultati della ricerca 2011 dell’Osservatorio CRIBIS D&B – FORMAT sul rapporto tra credit managent e imprese italiane sono sul sito di CRIBIS D&B, società del gruppo CRIF specializzata in soluzioni di business information e credit management.
BLOG E SOCIAL NETWORK CAMBIANO LE ABITUDINI D’ACQUISTO ANALISI DELLA REPUTAZIONE WEB CON CREAM DI CRIBIS D&B
Internet sta cambiando la modalità del processo di acquisto dei consumatori: il 39% di loro prima di comprare un bene o un servizio cerca in rete notizie e recensioni di altri internauti. E’ cresciuta – dal 35% del 2010 al 41% del 2011 – la percentuale di chi considera blog, forum e community come i canali più affidabili, i siti istituzionali stanno perdendo il loro appeal e solo il 30% oramai li ritiene una fonte affidabile. L’80% dei decision maker in ambito IT dichiarano che il passaparola sul web è la fonte più attendibile nel processo decisionale di acquisto. Questo, in sintesi, quanto emerso dall’intervento di Fabio Lazzarini, Marketing Manager di Cribis D&B, al Social Media Week, la sette giorni milanese dedicata al mondo del web.
Di fronte a questo nuovo scenario le aziende investono però mediamente solo il 5% del budget di marketing sui social media e solamente il 43% ha aperto una pagina su facebook, uno dei canali web più visitati. Eppure, online branding e lead generation sono i principali obiettivi dei marketers B2B, perché la popolarità del web ha fatto decollare gli investimenti pubblicitari online e l’interattività ha fatto nascere nuovi modelli, come l’engagement, ponendo al centro di ogni azione di marketing la costruzione di una forte relazione con il cliente. Ma come rendere realmente efficaci le azioni di marketing? Come destreggiarsi fra pubblicità, social media, monitoraggio e analisi della reputazione web? Come possono le aziende avere sempre sotto controllo dove e come di parla di loro, dei loro prodotti o dei concorrenti? Una soluzione è senz’altro Cream, l’innovativo servizio di analisi della reputazione web e misurazione del sentiment online realizzato da CRIBIS D&B, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, che misura il livello e la qualità della reputazione in rete di un’azienda (la propria, oppure un competitor, un cliente, un fornitore) o di un brand.
Frutto della partnership tecnologica con Expert System, leader in Europa nello sviluppo di software semantici per la comprensione e l’analisi delle informazioni, con Cream CRIBIS D&B mette a disposizione un servizio in grado di intercettare, monitorare e analizzare in tempo reale le opinioni espresse via web da consumatori, clienti e utenti su un’azienda, il suo marchio, i suoi prodotti e servizi, ma anche i competitor, i partner e i mercati di riferimento.
Accessibile a imprese di qualsiasi dimensione, Cream consente di individuare agevolmente e tenere sotto controllo in modo totalmente automatizzato i contenuti e le conversazioni online per capire non solo di chi o di che cosa si parla ma anche, e soprattutto, come se ne parla. Il software su cui si basa il servizio, sviluppato da Expert System, è infatti in grado di comprendere il significato delle parole sul web eseguendo un’analisi semantica dei giudizi espressi, per poi creare un Report Sentiment che misura la reputazione online.
Procurement, funzione sempre più strategica per il business
FALLS CHURCH, Va., 14 dicembre 2010 – CSC (NYSE: CSC) ha annunciato oggi i risultati della seconda edizione del Barometro SRM (Supplier Relationship Management), una ricerca volta ad analizzare il ruolo e le sfide della funzione Acquisti all’interno della supply chain. I risultati dell’indagine, raccolti da TNS-Sofres, la più grande società al mondo specializzata in ricerche di mercato custom, sono stati analizzati da CSC per delineare tendenze e prospettive delle Direzioni Acquisti operanti in grandi aziende Europee e Nordamericane. L’edizione di quest’anno rivela una nuova dimensione della funzione: le sue performance hanno assunto un valore sempre più importante all’interno delle imprese, anche grazie alla disponibilità di un maggior numero di strumenti in grado di dare un considerevole contributo alla determinazione dei risultati economico-finanziari nonché all’attuazione delle strategie aziendali.
L’evoluzione della funzione Acquisti
Il Barometro mostra che la recente crisi finanziaria ha allargato l’ambito della funzione Acquisti. Di conseguenza i buyer, in passato considerati semplici negoziatori, stanno giocando un ruolo sempre più importante all’interno delle aziende e sono di fatto considerati esperti in grado di proporre soluzioni, quali ad esempio l’ottimizzazione dei processi aziendali o il miglioramento del design di prodotto, al Management e ai clienti interni così come ai fornitori. Di fatto, il ruolo più complesso e strategico acquisito dai Direttori Acquisti ha comportato una rifocalizzazione della funzione su attività a maggior valore aggiunto, quali la negoziazione di contratti strategici, l’analisi delle spese, il marketing degli acquisti, l’interazione diretta con i clienti interni.
Le rivoluzioni tecnologiche guidano la trasformazione della funzione Acquisti
Il Barometro SRM mostra anche che i dipartimenti Acquisti stanno facendo ampissimo uso delle nuove tecnologie per sostenere l’importanza crescente del loro ruolo e dello stesso processo di acquisto. Ad esempio, stanno implementando un numero sempre maggiore di tool IT per ottimizzare il workflow e automatizzare il processo procure-to-pay. L’automazione di processi transattivi libera risorse che possono essere destinate ad attività più strategiche e in grado di generare maggior valore. I dipartimenti Acquisti implementano, infatti, sempre più massicciamente strumenti collaborativi interni e esterni, attraverso cui comunicano con i fornitori, con le comunità locali e con la blogosfera, e per il 58% delle aziende tali nuovi modelli di interazione hanno un’alta priorità.
L’IT è, inoltre, utilizzato per ottenere dati e informazioni cruciali per l’ottimizzazione del valore strategico degli acquisti. Strumenti per l’analisi dei costi, l’e-sourcing, il monitoraggio della qualità dei fornitori (scorecard) e la gestione del ciclo di vita dei contratti sono esempi eloquenti di tecnologie ad alto rendimento.
All’inseguimento delle best practice
L’indagine mostra che la salute finanziaria e la solidità dei fornitori, soprattutto in Europa, è divenuta una delle prime priorità dei dipartimenti Acquisti ed è costantemente monitorata rafforzando le partnership con i fornitori chiave (come indicato dal 59% degli intervistati). L’improvvisa flessione dell’economia, unita alla crisi del credito, ha determinato il fallimento di moltissime aziende negli anni 2008 e 2009. L’obiettivo ora è monitorare e gestire il rischio ormai noto, in modo da evitare l’interruzione della supply chain a causa di simili accadimenti. Di conseguenza, il 60% delle imprese intervistate ritiene che la relazione con i fornitori stia fortemente evolvendosi.
MASTER UNIVERSITARIO IN GIURISTA D’IMPRESA CORSO INTERDISCIPLINARE ALL’ATENEO DI GENOVA
Genova, dicembre 2010 – Per l’ottavo anno consecutivo, forte del grande successo ottenuto nelle passate edizioni, la facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Genova, in collaborazione con la facoltà di Economia, promuove il Master universitario in “giurista d’impresa”, figura professionale che svolge attività di assistenza giuridica in tutti i campi del diritto legati alla vita in azienda.
Tra i partner esterni coinvolti nel corso, oltre al Centro Studi di Diritto Finanziario e alla Fondazione
“Antonio Uckmar”, prestigiosi studi legali e di consulenza del lavoro nonché aziende di ogni settore
leader nei propri mercati di riferimento, come la multinazionale CSC.
Il Master, della durata di 10 mesi a partire da febbraio 2011, intende formare operatori di qualsiasi settore aziendale o di mercato, offrendo un know-how interdisciplinare mirato a un inserimento qualificato nel mondo del lavoro o a un innalzamento della propria posizione lavorativa.
I candidati devono essere laureati in Scienze giuridiche (o Giurisprudenza, secondo il vecchio ordinamento), Scienze economiche (Economia), Scienze politiche, Scienze del servizio sociale, Operatore giuridico d’impresa (è valido anche il diploma del vecchio ordinamento), comprese le lauree specialistiche.
Le iscrizioni vanno presentate entro il 10 gennaio.Sono disponibili 25 posti, 14 dei quali coperti da borse di studio totali o parziali erogate, tra gli altri, da CSC, Fondazione Paolo Fresco, Inpdap, Associazione Mauro De Andrè e dal Centro Servizi della Facoltà di Giurisprudenza.
Con l’obiettivo di rafforzare il processo formativo degli studenti, è prevista anche la possibilità di effettuare stage negli uffici legali esteri di multinazionali operanti in Italia, i cui costi di vitto e alloggio sono coperti da borse di studio erogate dalle medesime società.
Per informazioni ed iscrizioni www.perform.unige.it, oppure www.master.giuristaimpresa.unige.it.
ActivePath e CSC: un’alleanza strategica
NEW YORK – 9 Dicembre 2010 – ActivePath™, proprietaria di 2Way Email Banking Systems, e CSC (NYSE: CSC), leader globale nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi in tutti i principali settori di mercato, annunciano la nascita di un’alleanza strategica nell’ambito della quale CSC integrerà la soluzione sviluppata da ActivePath™ alle Banche e alle Istituzioni finanziarie operanti in Francia, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Italia e Portogallo.
Renan Levy, CEO di ActivePath, ha commentato: “Siamo davvero soddisfatti di aver avviato questa partnership strategica con CSC. Insieme offriremo a banche e Istituzioni finanziarie soluzioni per l’invio, sicuro e protetto, di alert, comunicazioni di customer service, promozioni commerciali e ogni altro tipo di messaggistica, che includono anche attività transazionali.
In questo modo i player finanziari possono aumentare la propria efficienza grazie alla sostituzione delle lente e obsolete comunicazioni cartacee con sistemi di emailing ad interazione in tempo reale, potenziando in tal modo l’efficacia delle attività di marketing e incrementando i livelli di customer service, benefici che incidono direttamente e positivamente sui risultati economico-reddituali dell’impresa”.
“Il settore dei Financial services si trova oggi ad affrontare continuamente nuove sfide per ridurre i costi, migliorare la customer experience, rafforzare la customer loyalty e incrementare i profitti – ha affermato Jean-Louis Gross, Vice President della Western Region europea di CSC. La competizione cresce a ritmi serrati e la necessità di adeguarsi a normative e policy di sicurezza rende tali sfide ancora più complesse, in particolare quando si sceglie di passare a sistemi di comunicazione elettronica, più efficienti e meno costosi”.
“Lavorando insieme – aggiunge Gross – CSC e ActivePath offrono a player bancari e finanziari soluzioni tecnologiche sicure e consolidate, in grado di supportarli nell’affrontare tali sfide e nel cambiare il modo di “fare banca””.
CSC
CSC è leader globale nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi in tutti i principali settori di mercato, vantando competenze e referenze all’avanguardia nelle aree Business Solutions & Services e Global Outsourcing Services. Con headquarters a Falls Church (Virginia, USA), CSC è un’azienda con oltre 94,000 dipendenti che nell’anno fiscale chiusosi a aprile 2010 ha fatto registrare ricavi per 16.1 miliardi di dollari.
Facendo leva su un’ampia gamma di competenze, esperienze e referenze, CSC offre ai clienti soluzioni ad hoc per gestire al meglio problematiche complesse, focalizzandosi sul loro core business, collaborando attivamente con ognuno di essi, aiutandoli a incrementare l’efficienza e l’efficacia dei propri processi operativi.
CSC è vendor-independent, garantendo a clienti e partner una trasparenza e una integrità che producono risultati tangibili e concreti. Da oltre 50 anni, le maggiori aziende internazionali si affidano a CSC perché trovano risposte concrete alle proprie necessità di business process e IT outsourcing, systems integration, consulting.
Per maggiori informazioni: www.csc.com/it
Gestione del personale e consulenza giuslavoristica. Per le aziende del Triveneto nasce ADP Nord Est
Una forte alleanza a tre per dare una marcia in più alle pmi del Nord Est, alle prese con una crisi che impone la necessità costante di controllare ogni costo aziendale e ottenere il massimo ritorno dagli investimenti. Un dato su tutti: le aziende venete che pagano puntualmente i fornitori sono diminuite di ben 5 punti percentuali in pochi mesi, passando dal 50,3% del 2009 all’attuale 45,3%, come stima un’indagine specifica di CRIBIS D&B.
Servono nuovi servizi, nuove idee, anche per essere maggiormente competitivi al momento della ripresa economica. Per questo tre nomi di spicco nel campo del lavoro – due profondamente radicati nel Triveneto, per notorietà e competenze, come lo Studio Legale Spolverato Barillari e lo Studio Cuneo & Gambalonga, consulenti in campo giuslavoristico e nella gestione delle risorse umane, esperti di diritto del lavoro, di contrattualistica e di gestione di aziende in crisi; il terzo, ADP,
con esperienze e know how internazionali nella gestione in outsourcing del personale, uniti a un’approfondita conoscenza dei problemi locali – hanno deciso di unire le forze e di dare vita ad
ADP Nord Est.
L’obiettivo è fornire strumenti utili, efficaci e di facile utilizzo alle pmi del Nord Est e permettere loro di governare con successo i molteplici aspetti legati alla gestione dei dipendenti: dal pagamento degli stipendi alla pianificazione e il controllo dei costi legati al personale, dall’assistenza legale nelle controversie di lavoro, o nelle procedure di crisi, alla formazione e all’aggiornamento sulla legislazione vigente, in continua evoluzione. Il tutto con costi certi e sempre sotto controllo, senza il
rischio di incorrere in sanzioni, con l’opportunità di affidare all’esterno, a strutture competenti, tutte o parte delle attività legate alla gestione del personale, e ricevere quando necessario supporto
legale e informativo.
Vediamo chi sono i protagonisti di questa partnership a tre, certamente innovativa per il mondo del Nord Est.
Lo Studio Legale Spolverato Barillari (www.spolverato.com), coordinato dagli avvocati Gianluca Spolverato e Gianni Barillari, ha sede a Padova e si occupa di organizzazione e gestione dellerisorse umane, previdenza e legislazione sociale, relazioni sindacali e contrattazione collettiva.
Segue aziende di medie e grandi dimensioni di tutto il Triveneto, offrendo assistenza giudiziale e stragiudiziale nella definizione delle controversie di lavoro. Da questa esperienza è nata Spolverato
HR, che si occupa di ricerca sui temi del diritto del lavoro, previdenziale e sindacale e organizza eventi di formazione e aggiornamento per le imprese e per i professionisti. Attualmente l’organico è costituito da 20 collaboratori. I consulenti del lavoro Mario Cuneo e Giancarlo Gambalonga (www.studiomariocuneo.it) da oltre vent’anni sono professionisti di riferimento del Tribunale di Padova, con incarichi nei contenziosi in materia di lavoro e previdenziale e nell’ambito delle più importanti procedure concorsuali. L’esperienza acquisita nella consulenza del lavoro, nella gestione del personale, e nelle prestazioni professionali riferite a fallimenti, concordati preventivi e amministrazioni straordinarie, ha dato la spinta alla costituzione di un team di professionisti specializzati nelle suddette aree nonché in riorganizzazioni aziendali, salvataggi di imprese, acquisizioni/cessioni, relazioni sindacali, assistenza nell’ambito delle procedure di cassa integrazione e mobilità. Oggi lo studio Cuneo & Gambalonga segue oltre 700 aziende del Triveneto, coordinando una cinquantina di collaboratori e professionisti.
Infine ADP(www.it-adp.com), multinazionale americana quotata a New York, che dal 1949 si occupa di payroll (paghe e contributi) e servizi di amministrazione delle risorse umane in outsourcing, ovvero gestione “chiavi in mano” di presenze/assenze, trasferte/note spese, budget e
costo del lavoro, archiviazione documentale. In Italia è attiva dal 1967 e conta circa 350 collaboratori. Ogni mese ben 540.000 dipendenti di oltre 500 aziende di ogni dimensione vengono pagati grazie ai sistemi di ADP, che vanta tre specifiche soluzioni e linee di business: per pmi, per aziende medio-grandi, per multinazionali.
IAOP: Quint Wellington Redwood tra i 6 migliori sourcing advisor del mondo
Amsterdam, aprile 2010 – IAOP, l’Associazione Internazionale di Outsourcing Professionals, ha rilasciato l’elenco dei migliori outsourcing advisors del mondo per il 2010. Quint è al sesto posto tra i primi 10 sourcing advisor che guidano la classifica. Le aziende sono state giudicate in base a quattro caratteristiche essenziali: dimensioni e crescita; valutazione da parte dei clienti; competenze organizzative; capacità di management.
Secondo il report IAOP, Quint si distingue dai suoi competitors di mercato grazie al suo profilo aziendale unico e alle sue chiare competenze: “Quint Wellington Redwood – è stato il giudizio – è riconosciuto come uno dei pochi outsourcing advisor con una vera unicità di servizio, dimostrata dalle ottime referenze fornite dai clienti. L’unicità di Quint sta nell’ampiezza dei suoi servizi di consulenza, relativi a definizione di strategie di sourcing, mediazione, benchmarking, gestione della transition, due diligence, gestione di contratti e governance, che ne rendono completo il portafoglio. Il motto di Quint è ‘Osate accettare la sfida’: Quint chiede ai suoi clienti di accettare la sfida di tirare fuori il meglio dalle strategie di outsourcing. Quint, dal canto suo, mette i propri consigli strategici. Varie pubblicazioni in tutto il mondo mostrano le capacità eccellenti di Quint nel campo dell’outsourcing e nella sourcing governance”.
Hans van Herwaarden, CEO di Quint Wellington Redwood: “Questa classifica ci rende estremamente orgogliosi e conferma una volta di più che Quint è un sourcing advisor veramente unico e internazionale, capace di offrire ben più dei soliti servizi di sourcing. Quint è in grado di portare ovunque nel mondo l’IT Management Advancement, come viene vissuto e apprezzato ogni giorno dai nostri clienti, che danno di noi giudizi lusinghieri perché sanno che i loro buoni risultati ci stanno veramente a cuore. Quint è considerata una società capace di innovare l’industria della consulenza direzionale, come è provato dai concreti progressi fatti insieme ai clienti. Il ranking di IAOP, in particolare i commenti veramente positivi, confermano la nostra posizione unica”.
IAOP
L’Associazione Internazionale di Outsourcing Professionals (IAOP) raccoglie i principali clienti al mondo di outsourcing, i provider e gli advisor in una associazione globale attiva, di peso e in crescita, per scambiare idee sulla leadership, condividere le pratiche migliori e formare reti di consulenza per massimizzare la loro efficienza, usando l’outsourcing come strumento di gestione.
www.outsourcingprofessional.org.
Quint Wellington Redwood
Quint Wellington Redwood è un’importante società di consulenza globale che si dedica a risolvere le sfide tecnologiche nelle aziende. Lavorando in più di 49 paesi e in quattro continenti, Quint offre strategie, sourcing e gestione di servizi a organizzazioni di tutte le industrie, creando e mettendo in atto le migliori pratiche del mondo. Quint è stata fondata per aiutare le organizzazioni a sfruttare meglio i servizi IT, senza aggiungere nuove tecnologie, ma semplicemente gestendo meglio i servizi IT esistenti. La mission di Quint, “Osate accettare la sfida”, riflette il desiderio dell’azienda di fornire a se e ai clienti soluzioni uniche che portano risultati veri, permettono ai clienti di superare la concorrenza e di avere un ritorno misurabile sull’investimento. La visione innovativa di Quint sta nel reinventare non solo le organizzazioni dei suoi clienti, ma anche l’industria stessa della consulenza.
www.quintgroup.com
CENTESIMI DI SOLIDARIETA’: CON ADP LA BENEFICENZA VIENE DALLA BUSTA PAGA
Si chiama “Centesimi di solidarietà” ed è l’iniziativa di Corporate Social Responsability di ADP Italia, filiale italiana della multinazionale americana specializzata nella gestione in outsourcing dell’amministrazione del personale.
Tutto ruota intorno al concetto di payroll giving – non a caso il core business dell’azienda è proprio il payroll, cioè l’elaborazione delle buste paga – e consente di donare in beneficenza i centesimi del proprio stipendio, quelli che vengono dopo la virgola, perché quasi mai il netto è rappresentato da una cifra tonda.
Quei pochi centesimi, da 1 a 99, possono fare la differenza se convogliati tutti in un progetto no profit, specialmente quando, come in questo caso, ADP interviene a raddoppiare la somma. Chi in azienda deciderà di aderire non dovrà pensare più a nulla, provvederà la società a prelevare in automatico i centesimi di mese in mese, attraverso un apposito programma, e a devolverli all’associazione scelta dall’associato tra quelle coinvolte nel progetto.
Già avviata con successo in Francia sotto il nome di “Arrondi solidarie” e in Spagna (“Pon TU granito de arena”, rivolta in particolare ad associazioni di micro-credito locali e internazionali o ad ONG, per sostenere lo sviluppo economico e creare nuovi posti di lavoro), l’iniziativa sta per partire anche in Italia, dove ci si aspettano buoni risultati.
Per ora la proposta è rivolta ai soli dipendenti (anzi, associati, perché è così che si chiamano, nel mondo, le persone che prestano lavoro in ADP, per sottolinearne l’appartenenza e l’attenzione) ma presto si estenderà anche ai clienti della società, in modo che tutta la rete di contatti sviluppata dall’azienda possa condividere il valore della solidarietà. In Francia questo è già avvenuto con Eutelsat, che a fronte di 500 stipendi elaborati e del raddoppio della cifra raccolta, stima di donare in un anno 9.000 euro.
In Italia ADP dà lavoro direttamente a 350 persone, ma mensilmente ben 540.000 dipendenti vengono pagati grazie ai sistemi ADP. “Se ognuno donasse in media 50 centesimi, che poi le aziende provvederebbero a raddoppiare, si raggiungebbero cifre di tutto rispetto, anche superiori al milione di euro”, commenta Fabien Breget, amministratore delegato di ADP Italia.
L’iniziativa “Centesimi di solidarietà” rientra in un impegno più ampio di ADP nella responsabilità sociale d’impresa, che ha il suo fulcro nella casamadre americana, da molti anni impegnata in progetti che vogliono contribuire allo sviluppo economico e a migliorare la qualità della vita dei dipendenti e dei loro familiari, delle comunità locali e della società in senso più ampio. Si tratta di attività di volontariato e di raccolte di fondi, sia permanenti e che temporanei, per dare risposte immediate ad emergenze come i recenti terremoti de L’Aquila e di Haiti.
“L’obiettivo è essere parte attiva nella società, rispondere ai bisogni di chi ci sta intorno e rendere l’azienda sostenibile da tutti punti di vista – conclude Breget –. Non facciamo tutto questo per sentirci dire bravi, ma per costruire, con azioni concrete, fiducia in noi e intorno a noi e per condividere con altri quello in cui crediamo”.
