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1 Giugno 2015

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PRN: Lenvatinib aumenta in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta complessivo se usato con everolimus nel carcinoma a cellule renali in fase metastatica

Lenvatinib aumenta in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta complessivo se usato con everolimus nel carcinoma a cellule renali in fase metastatica

 
[2015-06-01]
 

HATFIELD, Inghilterra, June 1, 2015 /PRNewswire/ —

DESTINATO ESCLUSIVAMENTE AI MEDIA DELL’UE: NON DESTINATO AI MEDIA DI SVIZZERA/STATI UNITI 

Importanti dati relativi a studi di Fase II per uso sperimentale su lenvatinib nel carcinoma renale saranno presentati a una sessione orale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 

Uno studio clinico di Fase II su lenvatinib in pazienti affetti da carcinoma a cellule renali in fase metastatica impiegato in combinazione con everolimus indicano un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione, prolungata in modo significativo, rispetto a entrambi i trattamenti in monoterapia. La PFS mediana con lenvatinib più everolimus è stata di 14,6 mesi, rispetto a 5,5 mesi per everolimus in monoterapia (HR 0,40; 95% CI: 0,24-0,68; p<0,001) e 7,4 mesi per lenvatinib (HR 0,61; 95% IC: 0,38-0,98; p=0,048).

Il tasso di risposta complessivo (ORR) in entrambi i gruppi lenvatinib in combinazione con everolimus e lenvatinib in monoterapia ha evidenziato un miglioramento rispetto al gruppo everolimus in monoterapia (lenvatinib in combinazione con everolimus: 43% vs everolimus in monoterapia: 6%; p<0,001, lenvatinib in monoterapia: 27% vs everolimus in monoterapia: 6%; p=0,007). L’ORR viene definito come la percentuale di pazienti per i quali si osserva una riduzione delle dimensioni del tumore di una quantità predefinita per un periodo di tempo minimo. In uno degli studi su uno degli endpoint di sicurezza, la sopravvivenza complessiva (OS), un’analisi aggiornata condotta nel dicembre 2014 ha confermato che lenvatinib in combinazione con everolimus prolunga l’OS, rispetto a everolimus in monoterapia (HR 0,51 [95% IC=0,30-0,88], p=0,024). Per lenvatinib in combinazione con everolimus, gli eventi avversi correlati al trattamento (TEAE) più comuni riferiti nel gruppo lenvatinib in combinazione con everolimus sono stati diarrea, inappetenza e spossatezza. I TEAE di grado 3 o superiore (in base ai Common Terminology Criteria for Adverse Events) più comuni comprendevano diarrea, ipertensione e spossatezza.[1]

Questi dati saranno presentati in occasione di una sessione orale al 51° congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) lunedì 1º giugno alle ore 11:45 CST (Abstract n. 4506).

Il carcinoma a cellule renali è la forma più comune di tumore renale. Il trattamento standard per il carcinoma a cellule renali in fase metastatica o avanzata è la terapia farmacologica molecolare mirata, progettata per interferire con le specifiche molecole necessarie per la crescita e la progressione del tumore. Ciononostante, rimane una malattia per la quale esistono ben poche opzioni terapeutiche per i pazienti. La sopravvivenza libera da progressione è importante, perché prolunga il periodo di tempo prima che si osservi una progressione del tumore e migliora la prognosi generale dei pazienti.

Everolimus è un trattamento raccomandato dalle linee guida del National Comprehensive Cancer Network come terapia di seconda linea per il carcinoma a cellule renali non operabile in fase metastatica o avanzata. Attualmente per questa indicazione non esistono terapie approvate in nessun paese.

“Per chi convive con il carcinoma a cellule renali questi dati rappresentano un incoraggiante passo avanti. In particolare, il potenziale beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione sarà accolto con favore sia dai pazienti che dai medici in questa area terapeutica con importanti esigenze insoddisfatte. Le attuali opzioni terapeutiche presentano dei benefici di limitata durata e i risultati positivi dello studio dimostrano il possibile ruolo di lenvatinib per i pazienti affetti da carcinoma renale in fase avanzata,” ha commentato James Larkin, specialista in Oncologia clinica presso il Royal Marsden, Londra.

“Eisai si impegna ad esplorare i potenziali benefici di lenvatinib al fine di apportare un ulteriore contributo ai pazienti affetti da carcinoma e alle loro famiglie,” ha commentato Kenichi Nomoto, Presidente dell’Oncology Product Creation Unit in Eisai Inc.

Al congresso sono state presentate anche altre analisi di lenvatinib nel trattamento del tumore della tiroide in stadio avanzato, usando dati ottenuti dallo studio di Fase III SELECT presentato all’ASCO nel 2014. SELECT è uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, multicentrico per pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo in fase progressiva.[1],[2] Tali dati sono stati presentati in un poster sabato 30 maggio:

  • I risultati di uno studio volto a determinare l’efficacia e la sicurezza di lenvatinib nel trattamento di pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo I-131 con e senza precedente terapia mirata al VEGF (Abstract n. 6013). In questo studio lenvatinib ha dimostrato un’efficacia comparabile nei pazienti con e senza pregressa esposizione a terapia mirata al VEGF, con profili di sicurezza simili. Oltre il 75% dei pazienti arruolati nello studio SELECT erano naïve al trattamento con gli inibitori della tirosin-chinasi ed hanno registrato una sopravvivenza libera da progressione di 18,7 mesi con lenvatinib quando impiegato come primo inibitore di vari recettori della tirosin-chinasi, rispetto ai 3,6 mesi del braccio di trattamento con placebo.
  • I risultati di uno studio volto a esaminare i biomarcatori farmacodinamici della risposta e della resistenza nello studio di Fase III di lenvatinib nel carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo I-131, SELECT (Abstract n. 6014). In questo studio le modificazioni della tiroglobulina sono risultate correlate alla riduzione delle dimensioni del tumore e al tasso di risposta complessivo nel braccio lenvatinib dello studio SELECT. Livelli aumentati di VEGF e FGF23 possono indicare che lenvatinib sta agendo su queste reti di segnalazione nei pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo nello studio SELECT.
  • I risultati di uno studio che esamina l’effetto dell’età e del trattamento con lenvatinib sulla sopravvivenza complessiva di pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo I-131 nello studio SELECT (Abstract n. 6048). I risultati dell’analisi dello studio SELECT indicano che l’effetto dell’età è completamente mitigato dal trattamento con lenvatinib, determinando una sopravvivenza complessiva migliore per i pazienti con età >65 anni trattati con lenvatinib.

Lenvatinib, scoperto e messo a punto da Eisai, è un agente terapeutico molecolare mirato in formulazione orale, caratterizzato da una potente selettività trispecifica e da un meccanismo di legame che lo differenzia dagli altri inibitori della tirosin-chinasi (TKI). Lenvatinib inibisce simultaneamente le attività di varie molecole differenti tra loro, come i recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR), i recettori del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), RET, KIT e i recettori del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR).[3],[4] Lenvatinib è da considerarsi il primo TKI in grado di inibire simultaneamente le attività chinasiche di FGFR 1-4 e VEGFR 1-3. Inoltre, è stato scoperto che lenvatinib possiede una nuova modalità di legame (Tipo V) per l’inibizione delle chinasi, diversa rispetto a quella dei composti esistenti.[5]

In data odierna la Commissione europea (CE) ha rilasciato l’autorizzazione all’immissione in commercio di Lenvima® (lenvatinib) per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma tiroideo differenziato (DTC) (papillare, follicolare, a cellule di Hürthle) e refrattario allo iodio radioattivo (RAI), progressivo, localmente avanzato o metastatico.

Lenvatinib ha ottenuto l’approvazione per il trattamento del carcinoma tiroideo refrattario negli Stati Uniti e in Giappone e la domanda di approvazione è stata presentata alle autorità competenti in Svizzera, Corea del Sud, Canada, Singapore, Russia, Australia e Brasile. Lenvima ha ottenuto la designazione di farmaco orfano in Giappone per il trattamento del carcinoma tiroideo, negli Stati Uniti per il trattamento del carcinoma tiroideo follicolare, midollare, anaplastico e papillare localmente avanzato o metastatico e in Europa per il carcinoma tiroideo follicolare e papillare.

Lo sviluppo di lenvatinib conferma la mission di Eisai nel settore human health care (hhc), l’impegno dell’azienda a sviluppare soluzioni innovative per la prevenzione e la cura delle malattie e per l’assistenza sanitaria e il benessere delle persone in tutto il mondo. Eisai opera nel settore terapeutico oncologico, dedicandosi a soddisfare le esigenze insoddisfatte dei pazienti e delle loro famiglie.

Note per gli editori  

Lenvatinib (E7080) 

Attualmente Eisai sta conducendo studi clinici con Lenvima per diversi tipi di tumori, come il carcinoma epatocellulare (Fase III), il carcinoma a cellule renali (Fase II), il carcinoma polmonare non a piccole cellule (Fase II) e il carcinoma dell’endometrio (Fase II).

Informazioni sulla nuova modalità di legame (Tipo V) di Lenvatinib[5]

Gli inibitori chinasici sono classificati in vari tipi (dal Tipo I al Tipo V), a seconda del sito di legame e della conformazione assunta dalla chinasi bersaglio in complesso con l’inibitore stesso. La maggior parte degli inibitori tirosin-chinasici attualmente approvati è di Tipo I o Tipo II, tuttavia l’analisi strutturale cristallografica ai raggi x di lenvatinib ha dimostrato un nuovo modo di inibizione della chinasi, Tipo V, diverso rispetto ai composti esistenti. L’analisi cinetica di lenvatinib ha inoltre confermato la sua rapida e potente inibizione dell’attività chinasica, suggerendo che possa essere attribuita alla sua nuova modalità di legame.

Informazioni sullo studio SELECT[1]

Lo studio SELECT (Study of (E7080) LEnvatinib in Differentiated Cancer of the Thyroid) era una sperimentazione di Fase III multicentrica, randomizzata, in doppio cieco, controllata con placebo, volta a confrontare la PFS di pazienti affetti da carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo ed evidenze radiologiche di progressione della malattia nei 13 mesi precedenti, trattati con una dose orale un volta al giorno di lenvatinib (24 mg) rispetto al placebo. Nello studio, condotto da Eisai in collaborazione con il gruppo SFJ Pharmaceuticals, sono stati arruolati 392 pazienti in oltre 100 centri in Europa, Nord America e Asia.

I partecipanti sono stati stratificati in base all’età (≤65 o >65 anni), la regione e il numero (≤1) di terapie mirate al VEGFR e sono stati randomizzati con un rapporto 2:1 a lenvatinib o placebo (24 mg/die, ciclo di 28 giorni). L’endpoint primario era la PFS, valutata mediante revisione radiologica indipendente. Gli endpoint secondari dello studio includevano il tasso di risposta globale (ORR), la sopravvivenza globale (OS) e la sicurezza.

I sei eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) più comuni di lenvatinib, di qualsiasi grado, erano ipertensione (67,8%), diarrea (59,4%), stanchezza (59,0%), inappetenza (50,2%), calo ponderale (46,4%) e nausea (41,0%). I TRAE di grado 3 o superiore (Criteri terminologici comuni per gli eventi avversi) includevano ipertensione (41,8%), proteinuria (10,0%), calo ponderale (9,6%), diarrea (8,0%) e inappetenza (5,4%).

Analisi di sottogruppo presentate al meeting annuale dell’European Thyroid Association nel settembre 2014 indicano che lenvatinib mantiene un beneficio in termini di PFS in tutti i sottogruppi predefiniti di pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo in progressione. In particolare, il beneficio in termini di PFS osservato in 195 pazienti con carcinoma differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo in progressione in Europa (lenvatinib n=131 e placebo n=64) era simile alla PFS della popolazione complessiva dello studio (HR=0,24, [IC 95%, 0,16-0,35]).[6] La PFS mediana con lenvatinib e placebo era rispettivamente di 18,7 mesi e 3,7 mesi.

Due recenti sottoanalisi dello studio SELECT sono state presentate al congresso dell’Endocrine Society (ENDO) del 2015. La prima analisi riporta i risultati della fase di estensione in aperto dello studio SELECT e intende valutare il passaggio dei pazienti nel braccio placebo al periodo di trattamento facoltativo in aperto con lenvatinib. I risultati indicano che grazie al trattamento in aperto con lenvatinib i pazienti passati alla terapia dal braccio placebo hanno ottenuto una PFS mediana di 12,4 mesi. Sebbene notevoli, le tossicità sono state generalmente gestite con farmaci, interruzioni della dose e riduzioni della dose.

Il secondo abstract esamina la correlazione tra anomalie tiroidee e il loro effetto sugli esiti di sicurezza ed efficacia nello studio SELECT. L’analisi indica che sebbene un aumento dei livelli di ormone tireotropo (TSH) sia una complicanza frequente, non è stata individuata alcuna correlazione diretta con la terapia con lenvatinib e non ci sono evidenze che i livelli di TSH influiscano sulla risposta al trattamento con lenvatinib.

Informazioni sul carcinoma a cellule renali 

Il carcinoma a cellule renali (RCC) è un tipo di tumore renale che si sviluppa nel rivestimento dei tubuli convoluti prossimali, i tubicini molto piccoli presenti nei reni che filtrano il sangue e rimuovono i prodotti di scarto. Oltre che nei tubuli prossimali, questa forma di cancro si sviluppa anche nei dotti collettori corticali. Gli unici tumori renali non inclusi nella definizione di RCC sono i tumori della pelvi renale e dell’uretere.

L’RCC rappresenta circa il 90% di tutte le neoplasie maligne renali e il 2-3% di tutti i casi di tumore, con un’incidenza massima nei paesi occidentali. Negli ultimi due decenni e fino a poco tempo fa, la sua incidenza a livello mondiale è aumentata del 2% ogni anno.[7]

Informazioni sul cancro tiroideo 

Per cancro tiroideo si intende un tumore che si forma nei tessuti della ghiandola tiroide, situata alla base della gola, accanto alla trachea.[8] Presenta un’incidenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini, di solito in una fascia d’età compresa tra 40 e 50 anni al momento della diagnosi.[7]

Ogni anno in Europa più di 52.000 persone si ammalano di carcinoma della tiroide.[6] L’incidenza di questo tumore è aumentata considerevolmente negli ultimi dieci anni, rispettivamente del 69% fra gli uomini e del 65% fra le donne.[9] Le tipologie più diffuse di cancro alla tiroide, il carcinoma papillare e il carcinoma follicolare (che comprende anche quello a cellule di Hürthle) sono classificate come carcinomi tiroidei differenziati (DTC) e rappresentano circa il 90% del totale.[9]I casi rimanenti rientrano nelle tipologie midollari (5-7%) o anaplastiche (1-2%).[10]

Informazioni su Eisai Co., Ltd. 

Eisai Co., Ltd è una casa farmaceutica leader a livello mondiale nel settore Ricerca e Sviluppo con sede centrale in Giappone e delinea come missione aziendale l’impegno di “dare priorità ai pazienti e alle famiglie e incrementare i benefici per la salute” definita da Eisai stessa la filosofia della “human health care” (hhc). Con oltre 10.000 dipendenti operativi nella rete mondiale di siti di R&S, siti di produzione e consociate addette alla commercializzazione, ci impegniamo a mettere in pratica la nostra filosofia hhc offrendo prodotti innovativi in diverse aree terapeutiche in cui esistono molteplici esigenze non soddisfatte, tra cui l’oncologia e la neurologia. 

In qualità di casa farmaceutica mondiale, la nostra missione si estende ai pazienti di tutto il mondo, attraverso i nostri investimenti e iniziative basate su partenariati al fine di migliorare l’accesso ai farmaci nel paesi in via di sviluppo e nei paesi emergenti.

Per ulteriori informazioni su Eisai Co., Ltd., visitare il sito web http://www.eisai.it

Bibliografia 

  1. Schlumberger M et al. Lenvatinib versus placebo in radioiodine refractory differentiated thyroid cancer. NEJM 2015; 372: 621-630. Available at http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1406470 Accessed: May 2015
  2. Schlumberger M et al.  A phase 3, multicenter, double-blind, placebo-controlled trial of lenvatinib (E7080) in patients with 131I-refractory differentiated thyroid cancer (SELECT). ASCO 2014 abstract #E450
  3. Matsui J, et al. Clin Cancer Res 2008;14:5459-65
  4. Matsui J, et al. Int J Cancer 2008;122:664-671
  5. Okamoto K, et al. Distinct Binding Mode of Multikinase Inhibitor Lenvatinib Revealed by Biochemical Characterization. ACS Med. Chem. Lett 2015;6:89-94
  6. Newbold K et al. Phase 3 study of (E7080) Lenvatinib in Differentiated Cancer of the Thyroid (SELECT): Results and subgroup analysis of patients from Europe. Presented as a digital poster at ETA 2014.  
  7. Ljungberg et al. Guidelines on Renal Cell Carcinoma. Available at: http://uroweb.org/wp-content/uploads/10-Renal-Cell-Carcinoma_LR-LV2-2015.pdf . Accessed: May 2015
  8. National Cancer Institute at the National Institute of Health. Available at: http://www.cancer.gov/cancertopics/pdq/treatment/thyroid/Patient/page1/AllPages#1 Accessed: May 2015
  9. Cancer Research UK. Thyroid cancer incidence statistics. Available at: http://www.cancerresearchuk.org/cancer-info/cancerstats/types/thyroid/incidence/uk-thyroid-cancer-incidence-statistics Accessed: May 2015
  10. Thyroid Cancer Basics. 2011. Available at: http://www.thyca.org . Accessed: May 2015

 

Data di preparazione: maggio 2015

Codice lavoro: Lenvima-UK0024b

 

Company Codes: Frankfurt:EII, OTC-PINK:ESALY, Bloomberg:4523@JP, Bloomberg:EII@GR, RICS:4523.F, RICS:4523.T, ISIN:JP3160400002
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PRN: Lo studio SIRFLOX presentato al meeting annuale ASCO 2015

Lo studio SIRFLOX presentato al meeting annuale ASCO 2015

 
[2015-06-01]
 

CHICAGO, June 1, 2015 /PRNewswire/ —

 

Gli sperimentatori clinici riportano un miglioramento significativo di 7,9 mesi del dato di sopravvivenza senza progressione nel fegato in pazienti con carcinoma colorettale metastatico non-resecabile (mCRC) trattati in prima linea con microsfere in resina SIR-Spheres® con ittrio-90 più chemioterapia   

Nel corso dell’annuale meeting dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) tenutosi a Chicago, sono stati presentati i benefici registrati nello studio SIRFLOX, derivanti dall’utilizzo direttamente nel fegato di microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, in aggiunta all’attuale terapia chemioterapica sistemica, nel trattamento in prima linea del carcinoma colorettale metastatico non-resecabile (mCRC). Il Professore Associato Peter Gibbs, co-sperimentatore principale dello studio SIRFLOX e consulente di oncologia medica presso il Royal Melbourne Hospital, in Australia, ha presentato i risultati osservati nei 530 pazienti che hanno partecipato allo studio controllato randomizzato SIRFLOX. Tali risultati aprono nuove possibilità di combinare radiazioni mirate alle metastasi epatiche con un trattamento chemioterapico sistemico in prima linea del mCRC.

     (Logo: http://photos.prnewswire.com/prnh/20150119/724485 )

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“Abbiamo osservato che, mentre nei pazienti con mCRC sottoposti al solo trattamento chemioterapico in prima linea, il tumore epatico ha ricominciano a crescere dopo un tempo mediano di 12,6 mesi, nei pazienti che hanno anche ricevuto il trattamento in prima linea con le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, il tumore nel fegato è rimasto sotto controllo per un tempo mediano di 20,5 mesi. Il beneficio di trattamento di ulteriori 7,9 mesi dovuto al regime terapeutico combiato in prima linea SIRFLOX è stato statisticamente significativo, con un valore p di 0,002 e un rapporto di rischio di 0,69. Nei pazienti trattati con microsfere in resina con ittrio-90, questo dato si traduce in una riduzione del 31% del rischio di progressione del tumore nel fegato”, ha detto il Prof. Gibbs.  

“Questa scoperta è di grande rilievo,” ha spiegato Gibbs, “dal momento che, quasi sempre, il fegato è l’organo di prima diffusione del cancro del colonretto. Mentre la metà dei pazienti con diagnosi iniziale di cancro colorettale sopravvive a seguito della rimozione chirurgica del tumore primario prima che la malattia diffonda in altri distretti anatomici, le metastasi epatiche sono la causa del decesso della maggior parte dei restanti, numerosissimi, pazienti in cui, ogni anno, il tumore si diffonde e che sono inoperabili.”

Il Prof. Gibbs ha anche fatto notare ai partecipanti del Congresso ASCO che i tassi di risposta al trattamento epatico sono risultati significativamente più elevati nei pazienti che hanno ricevuto le microsfere di resina con ittrio-90 in combinazione al trattamento chemioterapico in prima linea, consistente in un regime a base di FOLFOX, con o senza aggiunta di bevacizumab. “In questo gruppo abbiamo osservato un tasso di risposta epatica del 78,7%, rispetto al 68,8% del gruppo sottoposto a sola chemioterapia. Questo dato si è dimostrato statisticamente significativo, con valore p di 0,042. Inoltre, il tasso di risposta completa nel fegato nei pazienti SIRFLOX che hanno ricevuto le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, anche se relativamente basso al 6,0%, è stato più di tre volte maggiore rispetto al tasso di risposta completa di 1,9% rilevato nei pazienti sottoposti a sola chemioterapia. La significatività statistica di questo risultato è molto elevata, con valore p di 0,02” ha dichiarato il prof. Gibbs.

Discussione sulle implicazioni dei risultati di SIRFLOX da parte degli altri sperimentatori clinici partecipanti allo studio   

Nella conferenza stampa successiva alla presentazione dello studio SIRFLOX da parte del Prof. Gibbs, il Prof. Guy van Hazel, co-sperimentatore principale dello studio SIRFLOX, professore di medicina presso l’University of Western Australia di Perth, ha detto che “lo studio SIRFLOX ha fornito dati utili a convalidare l’impiego in prima linea della radioterapia interna selettiva, o SIRT, con microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 nei casi di mCRC. Fino a oggi non erano stati realizzati studi clinici randomizzati sufficientemente estesi, capaci di fornire evidenze di primo livello a sostegno dell’uso di questo trattamento in prima linea”.

“Questo passo in avanti è importante per gli oncologi medici ed i pazienti, dal momento che, prima dello sviluppo delle microsfere in resina con ittrio-90, la radioterapia non era tra le opzioni di trattamento dei tumori al fegato. Benché non ci sia mai stato dubbio sull’efficacia della radioterapia nel fegato, la difficoltà di gestire gli effetti delle radiazioni nel tessuto epatico sano ha sempre impedito che tale approccio potesse essere considerato un “partner paritario” da affiancare a quello chirurgico e chemioterapico nel trattamento dell’mCRC, come invece accade per quasi tutte le altre forme di cancro,” ha aggiunto il Prof. Van Hazel.

Nel corso della conferenza stappa, lo sperimentare principale per l’Europa dello studio SIRFLOX, il prof. Volker Heinemann, direttore del Comprehensive Cancer Center presso l’University of Munich in Germania, ha detto che “gli oncologi medici, specialmente a livello di comunità, iniziano soltanto adesso a riconoscere che il trattamento locale, così come quello sistemico, delle metastasi epatiche è una valutazione di estrema rilevanza clinica per la gestione efficace di questo genere di tumori difficili da curare, capace di aprire anche la strada a interventi chirurgici potenzialente terapeutici sul fegato in alcuni di quei casi precedentemente ritenuti inoperabili.”

“L’effetto delle microsfere in resina con ittrio-90 sul tasso di sopravvivenza senza progressione nel fegato, come riportato nello studio SIRFLOX, è molto evidente”, ha continuato il prof. Heinemann. “Benché in assenza di dati sufficienti a calcolare il beneficio di sopravvivenza generale o di un dato significativo per l’endpoint primario di sopravvivenza senza progressione in qualsiasi sito, i risultati dello studio SIRFLOX suggeriscono che gli oncologi che trattano l’mCRC possono ora considerare un precoce utilizzo delle microsfere in resina con ittrio-90 rispetto a quanto fatto finora. Ciò vale sicuramente per quei pazienti nei quali la malattia metastatica è stata diagnosticata soprattutto a livello epatico.”

Ha poi aggiunto che “con lo studio SIRFLOX, ogni oncologo medico nel corso della propria pratica clinica potrà constatare e verificare l’evidenza di primo livello.”

Lo sperimentatore principale statunitense dello studio SIRFLOX, il dott. Navesh K. Sharma, docente di Radioterapia oncologica e diagnostica/Radiologia interventistica presso l’University of Maryland Medical Center, il maggiore centro statunitense dello studio SIRFLOX, ha affermato che “con i suoi 530 pazienti arruolati, SIRFLOX rappresenta il più esteso studio randomizzato mai condotto che ha visto combinate procedure di radiologia interventistica e di chemioterapia in ambito oncologico”.

“Da oltre 10 anni negli Stati Uniti e nel resto del mondo, i medici eseguono procedure SIRT con microsfere in resina con ittrio-90. Abbiamo sempre ritenuto che questo fosse un approccio unico per somministrare elevate dosi di radiazioni nei tumori al fegato, mirandole in modo da preservare il tessuto epatico sano. È importante osservare che i benefici clinici osservati nello studio SIRFLOX con l’aggiunta di microsfere in resina con ittrio-90 alla chemioterapia in prima linea nel trattamento dell’mCRC, sono accompagnati ad un livello accettbile di eventi avversi. Gli oncologi, specialmente gli oncologi radiologi, sono stati tradizionalmente molto cauti nell’irradiare grandi volumi di tessuto epatico, consapevoli degli effetti avversi associati a questo tipo di trattamenti. Lo studio SIRFLOX ha evidenziato in modo obiettivo non solo che con questo approccio possiamo irradiare il fegato, in sicurezza, con elevate dosi di radiazioni, ma che è possibile farlo anche in associazione ad una concomitante chemioterapia. In generale, l’approccio concomitante con chemio-radioterapia ha rappresentato uno delle modalità più efficaci per il trattamento del cancro, soprattutto quelli di origine gastrointestinale”, ha detto il dott. Sharma.

Come ulteriore evidenza della potenziale rilevanza clinica del regime chemio-radioterapico combinato sperimentato nello studio SIRFLOX, ASCO ha selezionato i risultati di SIRFLOX inserendoli tra i soli 71 abstract, scelti tra le diverse migliaia presentati al meeting, come documenti rappresentativi del “Meglio di ASCO”.  I documenti raccolti nel “Meglio di ASCO” saranno oggetto di discussione continua in presentazioni ufficiali di follow-up che i maggiori oncologi nazionali organizzeranno nei prossimi mesi, nei rispettivi Paesi, per i colleghi oncologi che non hanno potuto partecipare al Congresso ASCO di Chicago.  

SIRFLOX è il primo di un gruppo di tre studi che valutano i risultati derivanti dall’utilizzo delle microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 in aggiunta alla chemioterapia in prima linea nel trattamento dell’mCRC. Gli altri studi sono il FOXFIRE, uno studio clinico realizzato nel Regno Unito il cui arruolamento è terminato nel mese di novembre 2014, e il FOXFIRE Global, uno studio internazionale il cui arruolamento è terminato a gennaio 2015. I risultati dei tre studi, che hanno arruolato complessivamente più di 1.100 pazienti con mCRC, verranno combinati in una valutazione pre-pianificata del beneficio di sopravvivenza complessiva prodotto dall’aggiunta di microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 alla chemioterapia di prima linea diretta all’mCRC. La divulgazione dei risultati combinati è attesa per il 2017.

I co-sperimentatori principali dello studio FOXFIRE sono il prof. Ricky Sharma, Clinical Senior Lecturer in Oncologia presso l’University of Oxford, Regno Unito, e il dott. Harpreet Wasan dell’Hammersmith Hospital e dell’Imperial College Trust, Londra, Regno Unito. Il prof. Sharma ha anche partecipato in qualità di discussant per lo studio SIRFLOX al Meeting annuale ASCO di Chicago. Il prof. Peter Gibbs è lo sperimentatore principale dello studio FOXFIRE Global.

Informazioni sulle microsfere SIR-Spheres di resina di ittrio-90   

Le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 sono un dispositivo medico utilizzato nella procedura di radiologia interventistica nota come Radioterapia interna selettiva (SIRT) o radioembolizzazione, che consente di mirare elevate dosi di radiazioni direttamente su siti tumorali epatici. Il trattamento consiste nell’impiego di decine di milioni di particelle di resina radioattive impregnate con l’isotopo Y-90, il cui diametro è inferiore a quello di un capello umano.  I radiologi interventisti iniettano queste particelle di resina, o microsfere, nell’arteria epatica tramite un catetere inserito nell’arteria femorale attraverso un’incisione inguinale. Le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, restano intrappolate nei capillari circostanti i foci tumorali epatici, da qui emettono elevate dosi di radiazioni beta a corto raggio (in media 2,5 mm, massimo 11 mm massimo) dirette al tumore e risparmiando il tessuto epatico sano.  Il basso peso specifico delle microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, consente al flusso ematico di distribuire uniformemente la radioattività all’interno e intorno ai foci tumorali epatici.

Le principali autorizzazioni regolatorie relative alle microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 includono l’approvazione pre-commercializzazione completa della FDA statunitense, quella dell’Unione Europea (marchio CE) e la certificazione di valutazione di conformità dell’Australian TGA.  

Le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 hanno ottenuto anche la completa approvazione pre-commercializzazione (PMA) della FDA e, negli Stati Uniti, vengono fornite con indicazione di trattamento per i tumori epatici metastatici non-resecabili secondari a carcinoma primario coloratale, in abbinamento alla chemioterapia intra-arteriosa epatica con floxuridina. Le microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90 sono approvate per il trattamento dei tumori non operabili in Australia, nell’Unione Europea (marchio CE), in Argentina (ANMAT), in Brasile e in diversi Paesi asiatici, tra cui India e Singapore.  

Informazioni su Sirtex   

Sirtex Medical Limited (ASX:SRX) è una azienda sanitaria globale con sede in Australia la cui missione è quella di migliorare i risultati di trattamento in persone con il cancro. Il nostro attuale prodotto di punta è costituito dalle microsfere in resina SIR-Spheres con ittrio-90, una radioterapia mirata diretta al cancro al fegato. Attualmente sono state somministrate più di 50.000 dosi, in oltre 800 centri medici di almeno 40 Paesi, per il trattamento di pazienti con cancro al fegato.  

Per ulteriori informazioni, visitare il sito web http://www.sirtex.com.

SIR-Spheres® è un marchio registrato di Sirtex SIR-Spheres Pty Ltd.

Reference:   

Gibbs P et al. 2015 ASCO Annual Meeting; J Clin Oncol 2015; 33 (Suppl): Abs 3502.

107-U-0515

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PRN: PharmaMar completa il reclutamento dei pazienti per ADMYRE, lo studio a fini registrativi di fase III con APLIDIN® (plitidepsina) per il trattamento del mieloma multiplo

PharmaMar completa il reclutamento dei pazienti per ADMYRE, lo studio a fini registrativi di fase III con APLIDIN® (plitidepsina) per il trattamento del mieloma multiplo

 
[2015-06-01]
 

MADRID, June 1, 2015 /PRNewswire/ —

Lo studio cardine valuterà l’efficacia della plitidepsina associata a dexametasone rispetto al solo dexametasone in pazienti affetti da mieloma multiplo recidivo o refrattario  

PharmaMar ha annunciato in data odierna di aver completato con successo il reclutamento dei pazienti per ADMYRE, lo studio cardine di fase III su APLIDIN® (plitidepsina) per il trattamento del mieloma multiplo. Lo studio, che inizialmente prevedeva l’inclusione di 250 pazienti, ne ha arruolati 255 in 71 centri medici in tutto il mondo, divisi fra Stati Uniti, Europa, Asia, Sud America, Australia e Nuova Zelanda. Si prevede che sarà nel 2016 presentata una richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio in Europa.

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ADMYRE è uno studio prospettico, cardine, randomizzato (2:1), in aperto e multicentro che mette a confronto la plitidepsina in abbinamento al dexametasone rispetto al solo dexametasone in pazienti affetti da mieloma multiplo recidivo o refrattario e che si sono sottoposti in precedenza ad almeno tre terapie, ma non più di sei. I pazienti devono aver ricevuto precedentemente bortezomib e lenalidomide. In un’analisi ad interim, l’Independent Data Monitoring Committee (IDMC) ha consigliato il completamento dello studio ADMYRE di fase III senza alcuna modifica, dal momento che non è stato segnalato alcun problema di sicurezza e che lo studio ha raggiunto senza problemi il traguardo di efficacia stabilito alla luce della valutazione dei dati derivati da 60 pazienti valutabili.

In questo studio a fini registrativi, l’endpoint primario è la sopravvivenza libera da progressione (PFS), che sarà utilizzata per mettere a confronto l’efficacia della plitidepsina in abbinamento a dexametasone rispetto al solo dexametasone. Gli endpoint secondari valuteranno il tasso di riposta tumorale, la durata della risposta e la sopravvivenza globale.

“Il nostro composto rappresenta un farmaco capostipite nel paradigma terapeutico del mieloma multiplo” ha affermato il dott. José María Fdez. Sousa-Faro, Presidente di PharmaMar. “Siamo al lavoro per portare questa innovativa scoperta terapeutica un passo più vicina ai nostri pazienti.”

Informazioni su PharmaMar  

PharmaMar, con sede principale a Madrid, è un’azienda biofarmaceutica leader a livello mondiale nel miglioramento delle cure per il cancro attraverso la scoperta e lo sviluppo di farmaci antitumorali innovativi di origine marina. L’azienda vanta una lunga lista di farmaci candidati e un solido programma di ricerca e sviluppo. YONDELIS® è il primo farmaco antitumorale di origine marina ed è disponibile in commercio in 81 Paesi per il trattamento dei sarcoma avanzati dei tessuti molli come singolo agente e per il cancro ovarico recidivante platino-sensibile in combinazione con DOXIL®/CAELYX®. PharmaMar sviluppa e commercializza YONDELIS® in Europa e vanta tre programmi di sperimentazione clinica in sviluppo per diversi tipi di tumori solidi ed ematologici, PM1183, plitidepsina e PM60184. PharmaMar è un’azienda biofarmaceutica globale con filiali in Germania, Italia, Francia, Svizzera e Stati Uniti. Per ulteriori informazioni su PharmaMar, visitate la pagina http://www.pharmamar.com.

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