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Economia argentina in crisi, ecco la ricetta del neopresidente Milei

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  • 11 Febbraio 2024

Quando ha vinto le elezioni presidenziali in Argentina, Javier Milei sapeva benissimo di aver ereditato una situazione assai pesante. L’economia argentina è in stagnazione, fortemente indebitata e senza possibilità di accesso al credito. Occorrono riforme strutturali importanti, anche se la priorità è evitare che l’inflazione vada totalmente fuori controllo.

Il quadro drammatico dell’economia Argentina

economia argentinaSecondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia argentina negli ultimi 12 anni non è cresciuta per niente. Per di più il prodotto interno pro capite è crollato, per via dell’incremento della popolazione e del tasso di cambio ufficiale fortemente sopravvalutato rispetto al dollaro americano.

Basta pensare che per convertire i propri pesos in dollari, gli argentini devono ricorrere al mercato parallelo, dove il tasso di cambio è il triplo di quello ufficiale e nessun broker affidabile ormai include il cambio USDARS tra quelli negoziabili.

La corsa dell’inflazione

Negli ultimi quattro anni il tasso di inflazione annuale è stato all’incirca del 60%. Quando verranno calcolati i dati finali del 2023, risulterà un indice dei prezzi al consumo superiore al 200% annuale.
Una discreta fetta della popolazione è al di sotto della soglia della povertà, mentre per via della gestione scriteriata delle precedenti amministrazioni, il Paese si è indebitato ad un livello che non è più sostenibile. Il vero problema tuttavia non è il deficit bensì come finanziarlo, anche perché gli investitori ormai non si fidano più.

Brutta gatta da pelare per Milei

Il primo passo che dovrà compiere Milei sarà quello di arginare la corsa dell’inflazione. La sua proposta per arrivare al deficit zero in un solo anno, è aumentare le tasse del 2% del Pil e ridurre le spese del 3% del Pil, tagliando i sussidi economici, gli investimenti in opere pubbliche, i trasferimenti discrezionali alle province, le spese operative, la spesa per pensioni e benefici pensionistici.

Nel frattempo il governo sta liberalizzando l’economia argentina, rimuovendo i controlli sulle importazioni ed eliminando gli inefficaci controlli sui prezzi. Ha poi svalutato il peso, portando il tasso di cambio ufficiale da 365 a 800 pesos per dollaro, in tal modo riducendo il divario tra il tasso ufficiale e quello parallelo.
A prescindere dal funzionamento di queste ricette, non sarà possibile rilanciare l’economia argentina con strategie a breve termine, serviranno ricette strutturali e questo richiederà molto tempo.

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Prezzi dell’energia in rally anche per la lentezza sulle rinnovabili

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  • 15 Ottobre 2021

Da inizio estate a oggi, la corsa dei prezzi dell’energia è stata un susseguirsi di accelerate. E gli effetti si sono visti anche in bolletta, dal momento che a inizio ottobre sono scattati dei rincari superiori tra 17 e 30% per gas ed elettricità.
Ma il caro energia si sta ripercuotendo sull’intero mondo produttivo, proprio adesso che invece servirebbe che viaggiasse a briglie sciolte dopo la crisi Covid.

Lo shock dei prezzi dell’energia

energia rinnovabileL’energia che costa cara è però frutto dei nostri errori, perché la soluzione contro la corsa dei prezzi dell’energia la conosciamo da tempo ed è una soltanto: accelerare sulle rinnovabili.
L’Unione Europea da tempo spinge perché tutti seguano questo percorso, e si è fissato come obiettivo ambizioso di transizione energetica la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.

Nucleare? No grazie

Evidentemente però il 2030 è una data ancora troppo lontana per alleviare i nostri problemi di oggi, che sono pesnatissimi e rischiano di frenare la ripresa post-Covid per diverso tempo. Adesso servono strategie a breve termine, che non però possono passare per il nucleare, come chiesto da dieci Paesi europei alla Commissione. Sarà pure una tecnologia a emissioni zero, ma il nucleare di nuova generazione richiede anni e una maturità tecnologica.

L’Italia sta messa male

Nel frattempo i prezzi dell’energia rimangono molto elevati, con il petrolio che resta sopra quota 80 dollari al barile e oscilla tra diversi frattali positivi, mentre il costo del gas è ostaggio del “braccio di ferro” tra Mosca e Bruxelles.

L’Italia in questo quadro come si colloca? Male. Per centrare gli obiettivi del Pnrr, dovremo installare 70mila megawatt di energie rinnovabili. In pratica circa 7mila l’anno. Il nostro percorso invece procede a un ritmo di 1000 megawatt all’anno. Di questo passo, per centrare il target fissato da Bruxelles, ci servirebbero 40 o 50 anni in più. Colpa anche dalla burocrazia, che da noi impiega 5 anni per autorizzare un parco eolico, mentre altrove basta un anno.

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