Nonostante alcuni intoppi lungo il percorso per la transizione energetica, il processo va avanti e questo ha importanti implicazioni sulla domanda di alcuni metalli. Primo fra tutti il rame, che potrebbe vivere una situazione di deficit di offerta nel corso del 2025.
Cosa innesca il deficit di offerta
La domanda di metallo rosso è destinata a crescere in futuro (da questo essenzialmente deriva la prospettiva di un deficit di offerta). Infatti il rame serve per la realizzazione di veicoli elettrici, per la creazione di sistemi a energia solare ed eolico. La richiesta è forte anche da settori in forte crescita, come i data center per l’intelligenza artificiale (AI) e le esigenze della difesa.
Tutto questo senza considerare la domanda che arriva da settori industriali più tradizionali come l’edilizia, il manifatturiero e i beni di consumo durevoli. Questi ultimi riceveranno impulso dall’avvio del ciclo di tagli ai tassi di interesse da parte delle banche centrali.
Il ruolo della Cina
Insomma è probabile che i lagging indicator dei consumi di rame in Europa e negli Stati Uniti migliorino. Questa domanda crescente compensa il declino causato dalla crisi immobiliare cinese, seconda economia più grande del mondo (che ha vissuto una contrazione dell’attività industriale per il quinto mese consecutivo). Va precisato però che dal gigante asiatico sono arrivate recentemente notizie positive per la domanda di rame, visto il tentativo di rilanciare l’economia attraverso un massiccio pacchetto di stimoli governativi.
L’offerta aumenta, ma non basta
Dal lato dell’offerta la situazione è invece diversa, perché non riesce a tenere il passo della domanda, nonostante l’aumento della fornitura dalle miniere (comunque ridotta). Probabilmente a breve ci sarà anche una riduzione entro la fine del 2024 o l’inizio del 2025, poiché la maggior parte delle fonderie di rame stanno subendo perdite, a causa delle tariffe di trattamento (TC) storicamente basse. Ecco allora che le forniture sempre più limitate di rame, nei prossimi sei-dodici mesi, potrebbero portare a un deficit di oltre 200.000 tonnellate nel 2025.
Rischio boom per il prezzo
La conseguenza sul prezzo sarebbe inevitabile, con previsioni che per il rame sul London Metal Exchange (LME) raggiungono anche una media di 10.500 e 11.000 dollari per tonnellata, rispettivamente nel 2025 e nel 2026.
Ricordiamo che il 2024 fin qui è stato particolarmente volatile, ossia con ampie escursioni di prezzo. Nella prima parte dell’anno il prezzo del rame ha corso fino a 11.000 dollari tonnellata, con l’indicatore RSI in ipercomprato, poi è precipitato a 8.700, quindi è risalito a oltre 10.000 dollari nel mese di settembre.
Ha fatto notizia, ad esempio, l’acquisto della miniera di Khoemacau, in Africa, da parte della China Minmetals, il potente gruppo statale cinese. L’acquisto è costato circa 1,88 miliardi di dollari, e fa parte di un piano strategico che la Cina sta portando avanti da tempo per insediarsi in Africa e Sud America.
Come detto, la causa principale di questo scivolone sono le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. Infatti il paese orientale consuma ogni anno 24 milioni di tonnellate di metallo rosso, quasi la metà del consumo globale. Se le esportazioni dei prodotti cinesi caleranno, inevitabilmente i prezzi del rame scenderanno ancora tanto come sta già succedendo. Nelle ultime settimane i prezzi al London Metal Exchange (LME) sono arrivati a toccare i 7.316 dollari a tonnellata. Un calo di oltre il 12% con l’