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Legalizzazione droghe leggere: è giusto?

Legalizzazione droghe leggere: premessa

In questi ultimi anni si parla di legalizzare le droghe leggere. Infatti dopo la proposta di legge sulla legalizzazione delle droghe leggere la possibilità di detenere legittimamente nella propria abitazione cannabis si fa purtroppo sempre più vicina.

L’iniziativa è sostenuta da ben 218 parlamentari appartenenti a tutti i partiti tranne la Lega. Infatti in un’intervista Salvini ha dichiarato nei giorni scorsi che preferirebbe legalizzare la prostituzione piuttosto che la legalizzazione delle droghe leggere.

Legalizzazione droghe leggere svantaggi

Sono in molti a sostenere i danni derivati dall’uso delle droghe leggere sul proprio organismo. Infatti pare che la quantità di principio attivo della cannabis è passata dal 5% degli anni ’70  al 50% di oggi. Un dato veramente allarmante visto e  considerato che ci sono molti giovani che ne fanno un largo uso. Oramai non esistono più droghe leggere, la cannabis attualmente è diventata superpotente e gli effetti che ne produce sono devastanti.

L’abitudine di fumare marijuana aumenta il rischio di cancro e non solo, ma danneggia gravemente i polmoni, danneggia le facoltà cognitive aumentando anche il rischio di incidenti stradali.

Legalizzazione droghe leggere: è giusto?

Oltre ai rischi appena menzionati, non bisogna escludere gli effetti a medio e a lungo termine che la marijuana potrebbe provocare sulla funzionalità del cervello stesso e sul sistema immunitario. Per questa ragione sono in molti a sostenere che i politici non dovrebbero legalizzare le droghe leggere ma cercare invece di combattere il fenomeno.

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Fiscal Compact: leggi e vicissitudini

Tecnicamente, il Fiscal Compat è un trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla “governance” dell’Unione Europea. Esso prevede una serie di norme e vincoli economici che hanno come obiettivo quello di contenere il debito pubblico di ciascun paese. Oltre che essere considerato uno fra i trattati più complicati nella storia dell’Unione Europea e dell’euro, esso è tutt’oggi uno fra i dibattiti politici più ricorrenti.

A causa di periodi di crisi, le nazioni europee hanno dovuto indebitarsi notevolmente. Viste le entrate fiscali ridotte rispetto alla norma, le suddette nazioni hanno offerto interessi sempre più alti agli investitori per ricevere denaro in prestito.

Molti fra gli esperti nel settore hanno dubitato che quei debiti create dalle nazioni stesse non potessero essere mai ripagati. Ad esempio, recentemente la Grecia fu costretta a fare un parziale default che ha permesso alla nazione stessa di rinegoziare le condizioni del suo debito. Non solo: anche Spagna, Portogallo e Cipro hanno subito un processo simile.

Le attività e i problemi del fiscal compact

Fino a qualche anno fa, ogni paese appartenente all’euro produceva una sorta di “reazione a catena” per quanto riguarda i debiti pubblici. Ad esempio, se Spagna o Grecia avevano giornate economicamente negative, esse avrebbero prodotto ripercussioni a livello fiscale anche sull’Italia. Proprio nel bel paese, durante il governo Berlusconi si perse la maggioranza probabilmente a causa di questi problemi fiscali.

Molti furono gli economisti che, in conseguenza di questi disastri, avrebbero detto che l’euro sarebbe scomparso nel giro di pochi mesi. Successivamente al Fiscal Compact, una buona parte economica di ogni nazione dell’euro venne donata ad un ente sovranazionale, ovvero l’Unione Europea. Gran parte degli stati europei firmarono, esclusi alcuni quali Gran Bretagna e Repubblica Ceca.

Le cose più importanti di questo trattato sono l’equilibrio tra entrate ed uscite di ciascun stato dell’euro con l’inserimento del pareggio di bilancio; il vincolo dello 0,5 di deficit strutturale rispetto al PIL; l’obbligo di mantenere al 3% tra deficit e PIL; l’obbligo di ridurre il rapporto di 1/20esimo all’anno per raggiungere un rapporto standard del 60%.

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Le norme della responsabilità civile dei magistrati

La responsabilità civile, una delle responsabilità giuridiche più ampie e complesse nel campo del diritto, comprende tutte le norme di cui un soggetto è tenuto a mantenere basandosi sul costo della lesione ad un interesse altrui.

Tale responsabilità si fonda su un gran numero di norme, tutte contenute all’interno del codice civile italiano. Tuttavia, ci sono altre disposizioni previste per specifiche fattispecie, fra cui la disciplina del “fatto illecito”, descritto dall’art. 2043 come un atto che obbliga a chiunque arrechi un danno “ingiusto” a terzi di fornire un risarcimento a colui che lo subisce.

Per quanto riguarda invece la responsabilità civile dei magistrati, l’obbligazione a rispettare le norme è solitamente più marcata di quella di un normale cittadino. La responsabilità che il magistrato assume nei confronti delle parti processuali o di altri soggetti a causa d’inosservanze presenta maggiori responsabilità rispetto ai doveri civili di un cittadino.

Norme e leggi della responsabilità civile dei magistrati

Oggigiorno, i magistrati “rispondono penalmente, civilmente e disciplinarmente delle azioni commesse a danno dei cittadini nell’esercizio delle loro funzioni” (art.28, Costituzione). Detto ciò, i magistrati sono soggetti a determinate norme e leggi da rispettare esattamente come i cittadini.

Tuttavia, per un cittadino che deve essere risarcito per eventuali danni causati dallo stato c’è bisogno di nove gradi di giudizio, di cui tre gradi per decidere la procedibilità della domanda. Altri tre occupano il risarcimento danni allo stato e i tre rimanenti sono necessari per la rivalsa dello stato verso il magistrato che è soggetto a controllo di responsabilità civile.

Come specifica la costituzione, “Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto […] con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale.”.

Considerando le leggi costituzionali, il cittadino può esercitare il proprio malcontento verso un danno arrecatoli da magistrati, pur rispettando le norme e i procedimenti che esso comporta. Questi ultimi hanno subito alcune modifiche a causa di alcune sentenze a cambi legislativi, come ad esempio la legge n.18 con la quale si è modificata la legge tradizionale del 1988.

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