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I liberi professionisti possono acquistare buoni pasto? Vantaggi, normativa, codice promo per acquisti online

La fatturazione elettronica ha digitalizzato delle procedure che erano rimaste ferme per anni. Stop fatture manuali, con la fatturazione elettronica tutto viene tracciato e non si corre il rischio di perdere un documento. Ci sono però alcuni problemi, visto che la procedura implica dei tempi e non tutti, soprattutto piccole aziende sono riusciti ad attrezzarsi.

Almeno per quanto riguarda il vitto dei liberi professionisti e ditte individuali una soluzione c’è: quella dei buoni pasto. Invece di dover chiedere la fatturazione elettronica ad ogni pranzo presso un ristorante, con la conseguenza di dover gestire decine di fatture (con costi non irrilevanti), si può risparmiare tempo rivolgendosi a un provider che fornisca buoni pasto. In questo modo le fatture da portare in deduzione sono quelle di acquisto dei ticket che poi saranno portate in deduzione a norma di legge.

A richiesta del commercialista si può conservare lo scontrino dei ristoranti, da allegare alle fatture di acquisto di buoni pasto.

Quanto possono scaricare ditte individuali e liberi professionista?

Le ditte individuali e i lavoratori autonomi possono dedurre fino al 75% delle spese sostenute per servizi come quello del ticket restaurant. Per i liberi professionisti c’è un’ulteriore specifica di cui tenere conto: il limite del 75% non deve superare il 2% del fatturato annuo. L’IVA della fattura è al 10% ed è interamente detraibile.

Per ordinare buoni pasto in modo pratico e veloce si può ricorrere al sito e-commerce Dayshop (www.dayshop.it). Si tratta di un sito responsive che è l’ideale per gli acquisti di buoni pasto da parte di ditte individuali e liberi professionisti, perché non è necessario registrarsi e con quattro semplici passi si può concludere la transazione.

Day gruppo Up, tra i leader italiani nel settore servizio di benessere alle imprese, ha sviluppato più di dieci anni fa DayShop, primo nel settore B2B. Dà il benvenuto ai clienti che vogliono effettuare un acquisto sul sito e-commerce con il Codice Promozionale CHC19. Tutti i clienti che effettueranno un ordine inserendo il codice CHC19 riceveranno via mail un voucher omaggio Cadhoc.

Cadhoc è un altro servizio di Day gruppo Up, fringe benefit da destinare agli incentivi verso clienti e dipendenti.  Il libero professionista potrà utilizzare il codice ricevuto per acquisti presso partner come Amazon, Zalando, Mediaworld, o per fare benzina presso Q8 e Ip.

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Aprire partita iva per liberi professionisti nel 2018

Sei un libero professionista che nel 2018 deve passare da ritenuta d’acconto a partita IVA: segui questa guida su come aprire partita IVA e scegliere il regime fiscale più adatto!

Regime forfettario o ritenuta d’acconto?

Hai iniziato la tua attività con ritenuta d’acconto? Sai che questa ha dei limiti importanti che non possono essere infranti. Tali limiti impongono:

  • di non superare i 5000€ di reddito annuo;
  • di non superare i 30 giorni di collaborazione occasionale per ogni committente;
  • di non pubblicizzare l’attività;

Lavorare con ritenuta d’acconto non è un lavoro continuativo. Come potrai notare non si devono mai superare i 30 giorni di lavoro continuativo per lo stesso committente! Scegliere la partita IVA è il passo migliore per avviare la tua attività in modo continuativo e sicuro, senza nessuna limitazione. Ma quale regime fiscale scegliere? E come si apre partita IVA?

Regime forfettario, ordinario e semplificato.

Spesso il concetto di partita IVA spaventa molto i liberi professionisti. Eppure esiste oggi un regime fiscale, agevolato, che può essere un ottimo inizio per la tua attività. Il regime forfettario, infatti, permette di godere di benefici importanti sulle imposte. L’unica imposta da pagare sarà pari al 5% dell’imponibile, nei primi cinque anni, e del 15% negli anni a seguire. L’imponibile su cui calcolare le imposte è determinato da una percentuale definita coefficiente di redditività, che varia in base all’attività lavorativa. Sia il coefficiente di redditività, sia il tetto di fatturato annuo sono definiti dal codice ATECO della tua attività. Il tetto di fatturato si aggira intorno ai 30.000€ e anche questo varia in base all’attività lavorativa. Aderire al regime forfettario, però non è possibile sempre e per conoscere le tue possibilità fiscali puoi usufruire della consulenza gratuita di Fiscozen che gratuitamente ti accompagnerà nelle fasi di decisione, apertura e gestione della tua partita IVA. Con https://www.fiscozen.it/ gratuitamente in sole 24h.

Come aprire partita IVA?

Per aprire la partita IVA è necessario compilare il modulo AA9/12 con tutti i dati che rappresentano la tua attività. Dovrai indicare il regime fiscale che hai scelto, il codice ATECO della tua attività e una serie di dati personali e fiscali che ti rappresentano. Il modello è da consegnare all’Agenzia delle Entrate e può essere fatto in tre modi differenti:

  • personalmente presso un Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, consegnando il modello AA9/12, con carta d’identità;
  • attraverso una raccomandata a qualsiasi Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con i medesimi documenti;
  • online, sul sito dell’Agenzia delle Entrate compilando i medesimi documenti.

Ho aperto partita IVA

La tua partita IVA è pronta, puoi iniziare la tua attività e rilasciare le prime fatture. Dovrai procurarti un modello per le fatture e iniziare a conservare ogni documento fiscale rilasciato ai tuoi committenti. Con Fiscozen avrai a disposizione una piattaforma dedicata che ti permetterà di gestire la tua fatturazione, di avere l’analisi e le statistiche di spesa per gestire al 100% la tua attività, con l’ausilio di commercialisti partner per la dichiarazione dei tuoi redditi. Tutto comodamente da casa, online, da pc, smartphone e tablet! C’è però un ultimo passo da compiere, l’iscrizione alla cassa previdenziale. Se la tua attività non prevede una cassa previdenziale dedicata dovrai iscriverti alla gestione separata INPS.

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Mutui: solo il 5,3% dei mutui concessi in Italia è sottoscritto dal popolo delle partite iva

Il “popolo delle partite iva” conta ormai di più di tre milioni di persone di cui una percentuale sempre maggiore è rappresentata, più che da veri e propri imprenditori, da lavoratori precari costretti alla professione autonoma dal bisogno di lavorare. Anche per questo motivo, per loro, l’acquisto di una casa è un percorso arduo. Secondo Mutui.it (www.mutui.it) solo il 5,3% dei mutui concessi in Italia vede tra gli intestatari un autonomo con partita iva. L’indagine, svolta in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), è partita dall’analisi di oltre 6.000 domande di mutuo e relative erogazioni concesse in Italia da gennaio ad agosto 2013, e ha evidenziato come chi ottiene un finanziamento ci riesce perché disposto a finanziare solo una piccola parte del valore dell’immobile.
«Quando chi chiede un mutuo è un soggetto autonomo con partita iva – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda – sa già che dovrà affrontare maggiori difficoltà rispetto ad altri lavoratori: le banche sono più propense ad erogare un mutuo solo a fronte di una cospicua liquidità. Questo è il motivo per cui il loan to value medio scende sotto la soglia “psicologica” del 50%.»
Effettivamente, la percentuale del valore dell’immobile acquistato col mutuo erogato agli autonomi si ferma a poco più del 40%; l’importo medio erogato ammonta a circa 123.000 euro e con questo si finanzia, nel 71% dei casi, l’acquisto della prima casa. La durata del mutuo che si riesce ad ottenere è di 20 anni mentre l’età media del primo firmatario è di 44 anni: segno che occorre aver messo da parte parecchi risparmi prima di essere certi di ottenere un finanziamento. Per quanto riguarda i tassi, la preferenza assoluta va al tasso variabile, scelto dal 68% dei mutuatari con partita iva.
Sintomatica della difficoltà di molti autonomi ad avere accesso al mutuo è la differenza tra le domande e le concessioni: nello stesso periodo considerato, tra le richieste di mutuo inviate alle banche gli autonomi rappresentano ben il 12% del totale, mentre le erogazioni vedono questa categoria di lavoratori come marginale (5,3%).
Da notare che l’immobile acquistato ha un valore medio ben più alto del mutuo tipo italiano: circa 300.000 euro, a riprova che i protagonisti della compravendita sono perlopiù imprenditori con una buona disponibilità economica.

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