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Il diritto sbarca su Facebook con La Legge Per Tutti

Gli sciamani sono più che una legenda. Anzi, per molte popolazioni rappresentano un punto di riferimento imprescindibile.

Si racconta che uno di loro fosse più influente di altri, avendo persuaso la popolazione del suo villaggio che l’unico modo per curare le malattie era interpellare gli spiriti. Solo lo sciamano aveva la capacità di stabilire un contatto con il mondo ultraterreno e quindi, per qualsiasi malanno, rivolgersi a lui era l’unica possibilità di guarigione.

Un giorno un giovane si procurò una ferita ad una gamba ma non andò dalla sciamano, poiché non aveva nulla da offrire in cambio del suo operato. Così aspettava il sopraggiungere della morte, certo di non sopravvivere senza l’intercessione degli spiriti.

Tuttavia, nello stupore generale, il giovane si riprese. Lo sciamano, allora, lo portò nel suo capanno per studiarne la guarigione: per fare ciò, riaprì la ferita ormai rimarginata, la gamba andò in cancrena e l’uomo morì qualche giorno dopo.

Lo stregone, visto quanto accaduto, chiamò a raccolta la popolazione del villaggio e, mostrando il corpo senza vita del ragazzo, ebbe a dire: “guardate, è morto. Non esiste malattia da cui si possa guarire senza il mio contatto con gli spiriti”.

L’inconsapevolezza rende fragili.

Così come fragile è l’italiano medio di fronte alla legge. E non perché non abbia provato ad avvicinarsi alle norme, non perché le abbia rifiutate ma semplicemente perché non è mai stato messo nelle condizioni di poterle comprendere.

La produzione normativa nel nostro Paese è sconfinata, i contenuti sono tutt’altro che nitidi e privano il comune cittadino della possibilità di essere consapevole.

La Legge per Tutti” ha da poco tagliato il traguardo dei 10.000 fan su facebook. L’obiettivo del portale è quello di declinare le leggi nel linguaggio degli uomini, scardinando quella barriera costituita da una stesura troppo tecnica e complessa per poter essere compresa anche dai non addetti ai lavori.

Attraverso internet e i social network, questo sito di informazione giuridica persegue l’intento di conferire chiarezza alla legge, restituendola di fatto agli uomini. Perchè non sempre c’è bisogno dello sciamano.

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Quante leggi si devono rispettare per lavorare al pc?

La vecchia legge 626 in ambito di sicurezza, ora D.Lgs 81/08, prevede diverse normative per tutelare coloro che lavorano al Pc.

Il Pc è diventato lo strumento di lavoro fondamentale per il 90% dei lavoratori, però, affinchè non sia dannoso per la propria salute, è stata introdotta una legge che tuteli il lavoratore dal Pc.

 

Prima di tutto, si deve fare una pausa ogni 2 ore per riposare la vista.

 

Il Pc per essere in una posizione corretta non deve avere abbagliamenti sullo schermo, è necessaria un’illuminazione sufficiente, ma nello stesso tempo contenuta, le fonti d’illuminazione devono essere perpendicolari allo schermo e le luci artificiali schermate.

Inoltre, la postazione deve distare almeno un metro dalle finestre, che dovrebbero essere schermate con tende regolabili.

Anche il tavolo deve essere conforme alla legge: è necessario che la superficie di lavoro sia ampia e di color chiaro, si possano distendere le gambe tranquillamente e che sia un piano stabile, non soggetto a vibrazioni.

Utilizzare una sedia regolabile sia in altezza che con lo schienale e possibilmente con dei braccioli; per garantire maggiore comodità sarebbe ideale che ci sia un’imbottitura spessa e semirigida ed un rivestimento traspirante.

Se ritenete che il vostro ufficio non rispetti questi punti, sarebbe consigliato contattare degli esperti, come Antincendio Sestese, che verifichino i rischi presenti all’interno dell’ufficio ed aiutino a risolverli.

Abbiamo parlato della postazione ideale ma non della postura corretta che deve tenere un lavoratore. Ecco i punti da rispettare: il sedile deve essere regolato in modo da essere il più vicino possibile al tavolo e sarebbe ideale appoggiare gli avambracci al piano di lavoro con i polsi in linea. Si consiglia, inoltre, di tenere la schiena dritta ed appoggiata allo schienale con i piedi che posano a terra o su un poggia piedi. È importante che le spalle non siano contratte.

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Il Renminbi, nuova moneta per gli scambi con la Cina (di L. Lambrecht)

La valuta cinese, denominata Renminbi (RMB) o Yuan (CNY), sta diventando sempre più internazionale. L’utilizzo del Renminbi come moneta di scambio per il commercio estero con la Cina, porta con sé nuove opportunità, specialmente in tempi in cui la richiesta di una moneta affidabile e solida sta acquisendo sempre più importanza.

Ma quale impatto avranno questi cambiamenti sulle aziende d’oltreoceano e quali sono i benefici nell’effettuare scambi commerciali in RMB?

Il volume degli scambi in RMB è aumentato considerevolmente: nel 2010 si calcolava attorno ai 500 miliardi di CYN, che sono solo il 2% del totale del commercio cinese. Nel primo trimestre del 2011 il volume ha raggiunto il 7%.

La domanda è in crescita e l’importanza degli scambi in RMB aumenterà anche per le imprese.

Con la Cina al primo posto al mondo per esportazioni, infatti, queste nuove possibilità hanno di certo chiari e considerevoli effetti sia sulle imprese cinesi che sugli importatori/esportatori esteri.

I vantaggi per gli importatori stranieri sono la riduzione dei costi, una maggiore trasparenza dei prezzi, una miglior rapporto coi fornitori, un maggior numero di fornitori. I vantaggi per gli esportatori stranieri sono la semplificazione del cambio valuta e della tesoreria, l’ampliamento del portfolio clienti, le sopravvenienze attive.

I vantaggi per le imprese cinesi sono una maggiore trasparenza dei prezzi, la semplificazione, la riduzione di rischi e costi legati al cambio, una maggiore efficienza.

Per le aziende cinesi si ha una semplificazione della contabilità e della relativa documentazione, meno burocrazia nei rapporti con le autorità Governative, una migliore efficienza operativa.

Alcune previsioni sostengono che ci vorranno più di cinque anni prima che il RMB diventi una valuta convertibile liberamente. Per ottenere un vantaggio competitivo sui rivali, le imprese dovrebbero essere pronte a valutare le opportunità che questi cambiamenti portano con sé.

Il ruolo del RMB nel commercio transfrontaliero di certo aumenterà celermente nei prossimi anni. Ci sono grandi opportunità per le aziende d’oltreoceano, bisogna solo coglierle.

Per maggiori informazioni circa l’evolversi dell’economia cinese, visita la Rassegna Stampa di China Briefing.

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IVA in China: a Shanghai un Progetto Pilota per la riforma

Il Primo Ministro cinese Wen Jiabao ha tenuto un incontro esecutivo del Consiglio di Stato il 26 ottobre nel quale è stato deciso l’avvio di un progetto pilota nella Municipalità di Shanghai per l’approfondimento della riforma dell’IVA.

All’incontro è stato deciso che il progetto pilota per l’approfondimento della riforma dell’IVA verrà implementato in certe zone e in certi settori industriali dal 1 gennaio 2012. L’obiettivo è quello di risolvere il problema della doppia tassazione dei beni e delle provvigioni, migliorare il sistema della riscossione e sostenere lo sviluppo di una moderna industria di servizi. La business tax, che viene applicata alle industrie di queste zone, verrà sostituita dall’imposta sul valore aggiunto.

Inoltre, all’aliquota standard del 17%  e a quella ridotta del 13%, il progetto pilota aggiungerà due altre aliquote di 11% e 6%. La politica preferenziale della “business tax” originaria nelle industrie pilota potrà essere estesa e regolata in base alle caratteristiche dell’IVA; l’IVA pagata durante il progetto potrà essere dedotta in base alla normativa vigente.

Il progetto comincerà inizialmente nel settore dei trasporti e in certi servizi moderni nella Municipalità di Shanghai. Quando le condizioni saranno mature, alcuni settori industriali verranno scelti per l’attuazione del progetto su scala nazionale.

 

Per informazioni sempre aggiornate circa l’evolversi delle leggi fiscali cinesi, visita la Rassegna Stampa di China-Briefing.

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Un aiuto al Memoriale della Shoah da parte dell’associaizone lodigiana per lo studio del risorgimento

 

Marco Baratto , nato a Milano nel  1974, Laureato in Legge presso l’Università Cattolica di Milano. Presidente della Biblioteca Comunale  Mulazzano dal 1995 al 2005, che per suo volere prende la denominazione di Biblioteca Comunale “Primo Levi” in ricordo del grande scrittore sopravvissuto ai campi di sterminio. Dal 2006 è membro del “Souvenir Napoléonien “. Nel 2009 fonda l’Associazione Lodigiana per lo Studio del Risorgimento e nel 2010 è commissario straordinario per il Lodigiano dell ‘Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. In occasione del In occasione del 150°anniversario dell’Unità d’Italia, ha dato alle stampe “Storie di Lombardia” riproposizione , in forma , in forma ampliata e corredata da un appartato di note, alcuni saggi, scritti nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno come tema conduttore la Storia della Lombardia in età napoleonica e risorgimentale” . In occasione della “giornata della memoria” e per venire in contro all’appello per la realizzazione del museo della Shoah,a Milano sul Binario 21 della stazione centrale di Milano , e tristemente legato alla deportazione degli ebrei italiani e milanesi, in particolare, il Dottor Marco Baratto, ha deciso che la metà del ricavato netto del volume “Storie di Lombardia Raccolta di saggi sulla Lombardia in età Napoleonica e Risorgimentale” che verranno realizzate saranno devolute al progetto di Museo del Binario 21 a Milano. Il Dottor Baratto, ritiene un tale gesto una atto di civiltà che anche Milano possa dotarsi di un luogo della memoria e al contempo rendere onore, in quest’anno giubilare dell’unità italiana, anche alla comunità ebraica italiana che tanto sangue ha versato per l’unità e l’indipendenza della Patria.

Per acquistare il volume Storie di Lombardia Raccolta di saggi sulla Lombardia in età Napoleonica e Risorgimentale” è possibile farlo tramite internet al sito www.lulu.com  oppure http://www.lulu.com/spotlight/mbaratto

 

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Nuove norme per la tutela dei cani

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  • 18 Aprile 2007

Saranno più rigide le regole per chi possiede un animale domestico. Ad averlo deciso è il ministro Livia Turco. Un ordinanza studiata appositamente per tutelare quanto possibile i nostri fedeli amici cani, ma anche il cittadino.

Il provvedimento Livia Turco è denominato ” tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani” ed è stato pubblicato proprio adesso, Gennaio 2007, sulla Gazzetta Ufficiale. Tra le novità introdotte troviamo il divieto di tagliare la coda, le orecchie e le corde vocali e il divieto dell’uso di collari elettrici, reputati “fonte di paura e sofferenza” per gli animali. Ma non è tutto. Il ministro ha infatti anche stabilito che, per alcune razze generalmente considerate molto pericolose e violente, si debba imporre in ogni luogo pubblico l’uso del guinzaglio e della museruola; l’ordinanza inoltre esorta anche i proprietari a vegliare con attenzione i loro cani e obbligandoli a munirsi di una polizza assicurativa. Si autorizzano i veterinari a decidere eventuali soppressioni qualora, a loro parere, un cane si rivelasse “troppo aggressivo”. Questo ultimo provvedimento ha scatenato non poche polemiche dalla Lav, Lega antivivisezione. La Lav ha fatto appello alla legge 281 del 1991 in materia di animali domestici la quale stabilisce, tra l’altro, che “i cani possono essere soppressi solo se gravemente malati, incurabili o soltanto se la loro pericolosità è comprovata, indipendentemente dalla razza”.

Ci sono anche aspetti positivi dell’ordinanza che migliorano la situazione dei cani, come ad esempio il divieto di tagliare la coda e le orecchie che per un cane sono veri e propri strumenti di comunicazione, e delle corde vocali, già vietate dalla legge contro i maltrattamenti. E sopratutto è finalmente risolata la controversa questione dell’uso dei collari elettrici, ore definitivamente al bando poiché considerati strumenti di tortura piuttosto che un modo di contenere un carattere esuberante (come promesso da alcune pubblicità ingannevoli) vista la reazione aggressiva da parte degli animali. I cani non hanno bisogno di essere educati con i collari elettrici. E’ il padrone che deve far comprendere, con atteggiamenti sensati e coerenti, al suo “amico” quale sia il giusto comportamento.

Il giudizio però non può essere positivo quando nella nuova ordinanza si accenna alle razze ritenute pericolose. L’ordinanza definisce “aggressivo” un cane che abbia almeno una volta tentato di fare male a una persona o ad altri animali senza un reale motivo ovvero senza essere mai stato in alcun modo provocato. E’ una distinzione importantissima perchè l’aggressività immotivata per gli animali è un evento molto rara. Quello che non si può accettare di buon grado di questa ordinanza è che a decidere per la soppressione, ovvero se un cane è pericoloso, sia il veterinario. L’ordinanza lascia in questo modo intendere che chi non è in grado o non vuole più mantenere il proprio cane o se lo considera particolarmente aggressivo e pericoloso per sé e per gli altri trovando un veterinario accondiscendente può farlo abbattere. Rendiamoci conto che è quasi impossibile trovare cani pericolosi e molto comune trovare cani gestiti male. E’ necessario che coloro che decidono, nell’arco della loro vita, di adottare un cane, capissero di avere delle responsabilità come se si trattasse di un figlio.

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