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GVM Care&Research: nuove metodologie per correggere l’alluce valgo al D’Amore Hospital di Taranto

GVM CARE & RESEARCH: al D’Amore Hospital di Taranto la rivoluzione delle nuove metodologie  per correggere l’alluce valgo, che permetterà di ridurre la mobilità passiva verso strutture fuori Regione.

 

Attraverso queste innovative prestazioni – erogabili in anestesia locale – il D’Amore Hospital si conferma centro pilota e di riferimento in Puglia per la chirurgia mininvasiva del piede.

 

Taranto, 10 aprile 2012 – La rivoluzione della chirurgia ortopedica, in particolare per quanto riguarda l’alluce valgo, arriva alla Casa di Cura D’Amore Hospital di Taranto attraverso l’introduzione delle più innovative tecniche di correzione di questo tanto fastidioso quanto diffuso problema al piede.

 

Tra le meno invasive e più utilizzate – che  si stanno peraltro diffondendo a macchia d’olio in Europa grazie soprattutto all’azione scientifica dello spagnolo Mariano De Prado  – spicca  la tecnica percutanea, che permette la correzione dell’alluce valgo e di tutte le affezioni ad esso correlate (dito a martello, metatarsalgie, deformità del quinto dito e molte altre patologie del piede) mediante l’uso di un apposito strumentario molto simile a quello usato in odontoiatria, e che, introdotto attraverso un semplice forellino della cute, consente di effettuare direttamente sull’osso resezioni scheletriche ed osteotomie di riallineamento, attraverso l’ausilio di immagini radioscopiche generate da un apparecchio di brillanza.
L’assoluta assenza di incisioni chirurgiche e del conseguente dolore post operatorio, oltre all’immediata ripresa della deambulazione – il recupero è accelerato, con la possibilità di compiere l´intervento in anestesia locale e di muovere i primi passi a distanza di poche ore dall´intervento -, rendono questa tecnica particolarmente gradita ai pazienti, presso i quali è comunemente conosciuta come “tecnica dei buchini”, o erroneamente scambiata con la correzione al Laser per via della totale assenza di cicatrici.

 

Le nuove tecniche risultano mininvasive nel vero senso della parola, a tal punto da richiedere, per la correzione del difetto, esclusivamente un piccolo foro sulla pelle, appena dietro l’articolazione sofferente.

 

Di qui la errata convinzione, diffusa soprattutto tra i non addetti ai lavori, che la correzione avvenga attraverso un raggio laser e che l’osso non venga affatto tagliato.

 

“Gli eccellenti risultati offerti dall’impiego di questa nuova tecnica dipendono però anche dall’operatore, al quale è richiesta una perfetta conoscenza dell’anatomia del piede” spiega il Dott. Donato Panetta, Responsabile U.O. di Ortopedia Casa di Cura D’ Amore Hospital di Taranto, che aggiunge “Lavorando a cielo chiuso, il medico deve evitare che le frese danneggino le strutture anatomiche, in particolare tendini o nervi sensitivi. Tant’è che, se da una parte la tecnica ha riscosso largo consenso tra i pazienti, tra gli specialisti che si occupano da decenni di chirurgia del piede c’è molta prudenza e qualche perplessità. Solo in mani esperte i danni  e le complicazioni sono ridotte al minimo.”

 

“Non esiste una tecnica migliore delle altre.” conclude Panetta, “Esistono invece deviazioni dell’alluce che è preferibile correggere con una tecnica piuttosto che con un’altra. Sarà quindi il chirurgo a  scegliere  la tecnica più appropriata per ogni tipo di deformità del piede in base a numerose caratteristiche presentate dalla patologia nello specifico e dal paziente in generale.  Nella chirurgia dell’avampiede si ottengono attualmente risultati eccellenti sia nella chirurgia percutanea che in quella aperta, sempre che si osservino le premesse precedenti. E’ imprescindibile infatti che l’intervento sia praticato da un chirurgo ortopedico esperto in chirurgia del piede, in ambiente clinico adeguato, con una sala operatoria perfettamente equipaggiata e con una scrupolosa assistenza anestesiologia, evitando pericolose “catene di montaggio”, legate alla rapidità della tecnica. In ogni caso, per ottenere da qualsiasi procedimento chirurgico le massime aspettative di successo, dovrà sempre mettersi al centro la scelta concorde dei due attori protagonisti dell’atto terapeutico: Paziente e Medico.”

 

Tra le ricadute positive che avrà l’introduzione di queste nuove tecniche di correzione dell’alluce valgo al D’Amore Hospital, vi sarà anche quella molto importante di contribuire a contrastare la spesa della Sanità pugliese dovuta al fenomeno della “mobilità passiva” dei pazienti verso centri di eccellenza siti in altre regioni d’Italia, in particolare quelle del centro – nord.

 

 

GVM Care & Research è una holding operante nei settori della sanità, della ricerca, dell’industria biomedicale e del benessere termale con l’obiettivo di promuovere il benessere e la qualità della vita. Il Gruppo opera in Italia attraverso 23 ospedali di alta specialità e 4 poliambulatori, accreditandosi come partner del Sistema Sanitario Nazionale. Il gruppo comprende anche tre strutture sanitarie all’estero – in Francia, Polonia e Albania – nonché le tre storiche e prestigiose realtà del benessere di Castrocaro Terme: Grand Hotel delle Terme e Spa, Terme di Castrocaro e Clinica del Ben Essere; infine, Eurosets, azienda italiana leader internazionale nella produzione di dispositivi medici per l’autotrasfusione, la Cardiochirurgia e l’Ortopedia.

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Taranto, 10 aprile 2012

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Ettore Sansavini all’Aiop Giovani: “La collaborazione fra pubblico e privato fondamentale per il futuro della sanità”

Mentre a Londra il dottor Bruno Biagi – vice presidente di GVM Care & Research e direttore generale del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, lo scorso 15 marzo ha partecipato alla Conferenza di Healthcare Europa dal titolo “Growing through the storm” (“Crescere in mezzo alla tempesta”) rappresentando l’Italia, Il Presidente di GVM Care & Research Ettore Sansavini è intervenuto agli Stati Generali Aiop Giovani di Bologna.

Dieci anni fa nacque la Sezione Aiop Giovani, riservata ad associati o figli di associati di età inferiore a quaranta anni sul modello di Confindustria, di cui Aiop è parte integrante. Il decimo anniversario dell’associazione, e allo stesso tempo lo scadere dei mandati di alcuni dirigenti non più rieleggibili per raggiunti limiti di età, ha stimolato l’organizzazione degli Stati Generali Aiop Giovani, svoltisi il 20 marzo scorso nella Sala Plenaria di Unindustria Bologna.

La scelta di questa sede non è stata casuale: l’Emilia Romagna fu, infatti, la prima regione a stipulare con Aiop un accordo di accreditamento innovativo, che ha in parte contribuito a fare di questo Sistema Sanitario Regionale uno dei migliori dal punto di vista dei risultati di salute e della sostenibilità. Durante la prima sessione degli Stati Generali Aiop Giovani, svoltasi al mattino e riservata ai soli associati, sono state elaborate le Tesi, condensato di dieci anni di attività e progetti per il futuro.

La sessione pomeridiana, aperta al pubblico, ha visto, fra gli altri, l’intervento di Ettore Sansavini, Presidente di GVM Care & Research e membro del Comitato Esecutivo di Aiop Nazionale. Sansavini ha avuto parole d’apprezzamento per le Tesi svolte dai giovani imprenditori di Aiop, definendole «la riprova di un’innata vitalità del nostro comparto, perché i temi posti rappresentano la vera svolta per un rinnovamento dell’apparato, dei processi decisionali e conoscitivi sui quali, sino ad ora, si è retta la politica sanitaria del Paese».

Il Presidente di GVM ha poi proposto alcune sue considerazioni di ordine generale, ma con un riferimento ai possibili scenari di breve e medio periodo. Per carattere, mi ritengo un ottimista, quindi leggo le criticità come un qualcosa che non si deve passivamente subire, bensì da cogliere con interesse, poiché le crisi sono di per sé selettive, quindi anche premianti, e perché disegnano nuovi scenari, quindi sono fonte di opportunità».

«Desidero ribadire agli esponenti politici che i loro obiettivi in materia sanitaria potranno trovare in noi imprenditori dei partner altrettanto affidabili, purchè l’ospedalità pubblica abbandoni azioni pregiudizialmente protezionistiche e si apra a un costante confronto su basi esclusivamente clinico-scientifiche – ha rimarcato infine Sansavini –  Sottolineo il profilo scientifico come dato di fatto: la produzione scientifica dell’ospedalità privata ha quantomeno eguagliato quella pubblica. E’ quindi un interlocutore essenziale per le politiche di sviluppo ed innovazione».

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