Nel giro di un anno la Federal Reserve americana ha compiuto una importante svolta a U riguardo alla manovra dei tassi di interesse. Da un atteggiamento spavaldo da “falco”, i policy maker americani sono invece diventati tutti “colombe”.
La virata sui tassi di interesse
Ma è davvero una mossa necessaria? Che tipo di strategia sta seguendo la banca americana? Dobbiamo ricordare che nel corso del 2018, la FED ha ritoccato per ben 4 volte al rialzo il costo del denaro, annunciando questo stesso lancio anche per il futuro. Ma dall’inizio del 2019 è cambiato tutto, e adesso i mercati vedono sempre più vicino un taglio dei tassi di interesse, forse già a luglio prossimo. Il dibattito sulle prossime mosse della banca centrale americana non riguardano più il “se”, ma il “quando” ci sarà il primo ritocco.
Non è infatti un caso che i mercati stiano già “prezzando” l’evento penalizzando il dollaro. Chi sa cos’è il trading forex e come funziona, avrà notato un deciso calo della quotazione del biglietto verde nelle ultime settimane. Al contrario, il prezzo dell’oro tende a salire (è ai massimi di 5 anni). Per gli investitori non c’è quindi alcuni dubbio che la FED si stia orientando verso politiche più accomodanti, ovvero di abbassamento dei tassi di interesse.
La strategia della Federal Reserve
Quel che invece è più incerta, è la strategia che c’è dietro questa virata. Molti analisti ritengono che la mossa del board FED possa essere di tipo preventivo. In pratica non è finalizzata a dare supporto immediato all’economia a stelle e strisce, ma a predisporre le condizioni per farlo, nel caso in cui dovessero concretizzarsi dei rischi al ribasso. Va ricordato infatti che il tema della guerra dei dazi è tanto centrale quanto incerto. Nessuno al momento sa dire con certezza se le tensioni tra USA e Cina si affievoliranno o si acuiranno. Non ci sono segnali sicuri e affidabili che lo scenario si evolverà in un senso o nell’altro. Le conseguenze nel primo caso sarebbero di un certo tipo, nel secondo sarebbero del tutto opposte. La FED quindi vuole cautelarsi.
A sostegno di questa ipotesi ci sono dei dati importanti. La FED infatti, nel suo outlook economico non ha formulato alcun cambiamento circa le previsioni di crescita. Anche nel meeting di giugno, il FOMC (organo di politica monetaria della FED) ha detto di attendersi un’inflazione molto vicina al target. L’unica novità rispetto al passato, sono le maggiori incertezze in merito all’outlook. La strategia della FED sarebbe quindi quella di “prevenire è meglio che curare”. Del resto è proprio questa espressione che ha usato lo stesso presidente della Federal Reserve, Powell, in conferenza stampa.
Andiamo per ordine, perché per capire le dinamiche del mercato dell’argento occorre capire cosa accade al dollaro. Come detto, la Federal Reserve americana ha deciso di portare i tassi al 2,25%. Questo annuncio non segna l’addio definitivo all’era della politica monetaria “accomodante“, ma di fatto spiana la strada a questo momento che arriverà nel 2019. L’anno prossimo infatti dovrebbero esserci altri 3 ritocchi al costo del denaro, in barba alle critiche di Trump. Il presidente USA infatti ha apertamente detto di sperare che la Fed non sia troppo solerte nel battere il percorso di normalizzazione. Una richiesta evidentemente caduta nel vuoto.
Anche se l’incertezza resta, tuttavia ci sono delle implicazioni a breve, medio e lungo termine che possono essere tratte. L’ultima riunione della FED aveva già ampliato le aspettative di inflazione in aumento, sottolineando che un aumento era comunque atteso. Ciò dovrebbe rendere scontato l’incremento di 25 punti base (+0,25%) dei tassi a marzo. E di conseguenza dovrebbe accendersi la spia rossa per chi fa investimenti sull’euro-dollaro, la maggiore delle
Ma da primavera in poi lo scenario è cambiato. Le riforme preannunciate da Trump non si sono viste, i dati macro non sono stati troppo positivi e il dollaro ha cominciato a ridiscendere. L’