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Swaziland – la terra degli orfani di AIDS

L’AIDS non solo uccide ma lascia dietro di se tante vittime che, pur non toccate dal virus, sono destinate alla sofferenza: gli orfani di AIDS.

In Swaziland sono più del 10% della popolazione: bambini che non possono riscattare la loro situazione, senza accesso al cibo e all’istruzione, senza possibilità di ricevere cure adeguate e destinati, con ogni probabilità a seguire le orme dei genitori che non hanno mai conosciuto.

Nello Swaziland non esistono strutture educative in grado di accoglierli e spesso l’unica possibilità di sopravvivenza e l’unica speranza di un futuro diverso risiede nel lavoro delle ONLUS che continuano spesso nell’ombra a portare aiuto da anni a popolazioni ormai allo stremo.

COSPE ad esempio ha permesso in 13 anni di lavoro su Shewula che 7.500 orfani potessero accedere alle scuole informali nate in seguito a progetti internazionali. Queste scuole hanno lo scopo di fornire assistenza ed educazione in fase prescolare, due pasti giornalieri e la possibilità di un destino diverso dalla totale emarginazione. Il Ministero per l’educazione dello Swaziland grazie all’aiuto e alla collaborazione degli organismi internazionali ha realizzato 9 Centri per l’infanzia all’interno dei quali COSPE porta avanti i suoi progetti educativi facendo si che quasi tutte le scuole formali garantiscano istruzione gratuita a tutti i bambini, continuando a sostenerle affinché offrano un’educazione di qualità e risolvano i problemi legati alla mancanza di insegnanti e strutture.

Insieme all’ospedale Meyer di Firenze e al Good Shepherd Hospital di Siteki COSPE è impegnata a lottare contro la trasmissione dell’HIV da madre a figlio, garantendo servizi di prevenzione, trattamento, cura e supporto per far nascere sempre più bambini liberi dall’HIV/AIDS.

Per aiutare COSPE a fare la differenza: http://www.donailtuocinquepermille.it/

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Formazione per professori e genitori in Zambia grazie a CCS

Erano oltre 70  i partecipanti al corso di formazione sull’educazione e la gestione scolastica tenuto da CCS Italia Onlus a Chipata, in Zambia.
Il corso, creato  e coordinato dallo staff locale di CCS Italia era rivolto a genitori e insegnanti di 12 scuole sostenute dalla onlus genovese su tutto territorio di tutta la provincia di Chipata. Hanno partecipato con grande entusiasmo al laboratorio 36 rappresentanti degli insegnanti e 36 rappresentanti dei genitori.

Nel 2011 un sondaggio condotto nell’area di intervento di CCS aveva messo in luce i principali problemi riguardanti la gestione della scuola e dell’istruzione, sulla cui risoluzione si è ora concentrato il laboratorio. I temi affrontati sono stati la chiara individuazione e valorizzazione del ruolo dei genitori nell’educazione dei figli, l’aggiornamento degli insegnanti circa il contenuto del vigente Education Act, il ruolo e le funzioni specifiche dei comitati scolastici e delle associazioni di insegnanti e genitori, la possibilità di partecipazione concreta dei genitori alla gestione della scuola e, infine, l’amministrazione generale, le risorse umane e materiali, la gestione finanziaria della scuola.

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“Cresce” la scuola di CCS a Nhangalale

Vincenzo Di Franco e la famiglia si sono recati insieme ai collaboratori di CCS Italia Onlus in visita al villaggio di Nhangalale, luogo sta prendendo forma “Una Scuola per Nico”, il complesso scolastico per il quale si sono mobilitati in moltissimi, dalla famiglia Di Franco ai tifosi della Sampdoria (Nico era uno di loro), alla società, la squadra stessa, e i molti genovesi e i sostenitori di CCS che hanno scelto di sostenere la costruzione della scuola.

Nel piccolo villaggio di Nhangalale, in Mozambico, stiamo costruendo un complesso scolastico di tre aule, una segreteria amministrativa, un blocco di servizi igienici di cui potranno beneficiare circa 390 bambini del villagigo e  dei villaggi limitrofi.

Mentre vi scriviamola famiglia Di Franco ha appena festeggiato con i bimbi di Nhangalale l’asticella del budget che è arrivata a quota 81%: ormai mancano poco più di 10.000 euro, contiamo ancora sul vostro aiuto per completare l’opera al più presto!

Segui le news dal mondo di CCS Italia e scopri come l’alleanza ACRA CCS ci aiuterà a fare ancora di più!

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Un pozzo per i bambini di Machocomane

La scuola primaria di Machocomane ha avuto finalmente accesso all’acqua potabile. Dal mese di maggio infatti CCS Italia ha finanziato la costruzione di un nuovo pozzo e l’installazione di una pompa all’interno del cortile della scuola.

Tra tutti gli alunni beneficiari dei progetti di CCS nel distretto di Vilankulo, quelli di Machocomane erano gli unici a soffrire ancora per l’assenza di una fonte di acqua sicura nella scuola, e nella comunità in generale. Alunni e genitori erano costretti finora ad utilizzare l’acqua disponibile in una vicina laguna, che causava diversi problemi di salute riscontrati nelle visite mediche periodiche organizzate da CCS, tra cui l’alta percentuale di diffusione della schistosomiasi che, dopo la malaria, è la seconda malattia tropicale con maggiore prevalenza nel mondo.

Come previsto dal regolamento nazionale mozambicano, la trivellazione del pozzo è stata preceduta dalla creazione e formazione da parte dello staff di CCS di un comitato comunitario che avrà in gestione la fonte, in modo da garantirne il suo uso corretto e un’adeguata manutenzione.

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Coopi: Il sogno di padre Serafino è realtà con il sostegno di Terna e di Cooperazione Internazionale

«Cosa può aver convinto un’azienda che si trova a circa 10 mila chilometri di distanza da Kami e senza alcun interesse in Bolivia a scegliere proprio il nostro lavoro per farne un racconto sulla solidarietà?», si domanda padre Serafino, che ha dato a Kami una radio e una sala parto, un convitto e professori, vaccini per gli animali e un ospedale, ed è ormai più boliviano che piemontese. La risposa a questa domanda la dà l’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo: «L’idea di padre Serafino, di produrre e trasmettere energia elettrica non solo per l’uso locale, ma per distribuirla all’esterno della comunità ponendo le basi di un più esteso sviluppo sostenibile è una straordinaria intuizione di imprenditoria sociale. Che per realizzare l’idea occorresse una linea elettrica ha poi destato un particolare interesse tra alcuni nostri colleghi, volontari orgogliosi e determinati. Il risultato non poteva che essere raccontato».

MILANO – Kami dista dall’Italia 10.460 chilometri. In linea d’aria. Arrampicato a 4 mila metri di altitudine sulle Ande boliviane, questo villaggio nel dipartimento di Cochabamba, è nel cuore del Paese più povero dell’America Latina. Qui, in Bolivia, è andato a morire il Che. E qui, a Kami, i mineros scavano la montagna e muoiono per estrarre briciole di tungsteno, che valeva 3 dollari al chilo finché era utilizzato per dare luce nelle lampadine e che vale 10 dollari da quando è impiegato dall’industria bellica. Un chilo di pasta, a Kami, costa 5 dollari.

UTOPIA – Anche se il Che qui non è mai arrivato, un salesiano piemontese, padre Serafino, ha fatto sua l’utopia del Comandante: «Siamo realisti, vogliamo l’impossibile». Arrivato nel 1985 a Kami, su una Toyota guidata da padre Michelangelo, padre Serafino ha iniziato a sognare strade asfaltate, acquedotti, scuole, ospedali e viadotti. E, nel 1993, la ricostruzione di una vecchia centrale idroelettrica. Il sogno si è avverato. E oggi la centrale idroelettrica costruita nei primi del Novecento ma abbandonata nel 1978, grazie all’aiuto dei volontari di Coopi, organizzazione non governativa italiana di cooperazione internazionale e al supporto di Terna, che ha sostenuto negli anni il progetto, è diventata una centrale e una linea elettrica di 37 chilometri in un luogo davvero impossibile. Tra precipizi e case di lamiera è avvenuto un miracolo grazie alla cocciutaggine dei salesiani e alla loro missione.

LA STORIA – Grazie a tutti i volontari – geologi, elettricisti, tecnici, operai – che hanno creduto al loro sogno. Grazie al sostegno economico di un’azienda che alla fine dell’impresa ha scelto di raccontare con un libro e in una mostra tutta la storia della centrale di Kami. Energia è sviluppo è il titolo della mostra con raccolta fondi per progetti in Malawi ed Etiopia (dal 28 novembre al 7 gennaio 2012 allo Spazio Pwc Experience in via Monte Rosa 91 a Milano), dove vengono esposte le fotografie scattate da Daniele Tamagni e raccolte nel libro Kami, la missione dell’energia (Silvana Editoriale) che ricostruisce con immagini e testi il percorso che ha trasformato l’idea di padre Serafino in realtà, azzerando la distanza tra l’Italia e la Bolivia.

Fonte: Corriere Della Sera

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