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Gli Allevatori Italiani di Cani Vendono su Internet

Non solo beni e servizi oggi trovano spazio nei negozi virtuali che popolano la rete, ma anche animali domestici. Il fenomeno non è nuovo ma sicuramente lo è il fatto che siti che fino a ieri si erano occupati esclusivamente della vendita di prodotti nuovi e usati, dalle automobili agli accessori da campeggio, oggi propongono, in sezioni dedicate, la vendita di cani, gatti, pesci e animali esotici.

Con particolare riferimento alla vendita dei cani, annunci di cuccioli sono presenti in una moltitudine di siti e portali dedicati e, in considerazione dell’eterogeneità di tali media, non è semplice orientarsi e verificare l’attendibilità e la credibilità degli inserzionisti.

Un’ulteriore elemento che potrebbe generare confusione nella ricerca e nell’orientamento degli annunci di cuccioli di cani è rappresentato dalla mescolanza di inserzioni provenienti da privati, allevatori occasionali e professionali.

Vi è un ultimo elemento da considerare con attenzione: dalle ultime statistiche in Italia sono presenti oltre 7.000.000 di cani e il mercato della vendita dei cuccioli è in forte espansione, con la conseguenza di essere sempre più soggetto al fenomeno delle importazioni illegali.

È indubbiamente encomiabile l’adozione di un cucciolo da un rifugio o da un canile ma non è questo il caso che prenderemo in considerazione, piuttosto vogliamo mettere l’accento sul fenomeno degli annunci dei cani di razza da parte degli allevatori.

Gli allevatori professionali di cani spesso non desiderano pubblicare gli annunci dei loro cuccioli negli stessi siti, e all’interno delle stesse categorie, nei quali vengono pubblicati quelli dei privati; motivo per il quale qualora fossimo intenzionati ad acquistare un cane di razza orientandoci attraverso Internet, un primo criterio di scelta, quantomeno nella scelta del sito, potrebbe essere quello di selezionarlo in funzione dell’esclusiva presenza degli allevatori quali unici inserzionisti.

Come possiamo fare adesso per trovare il nostro cucciolo? come possiamo riconoscere un allevamento di cani serio?

A nostro giudizio il buon allevatore:
-alleva un numero di razze di cani limitato;
-copre le proprie fattrici una o al massimo due volte l’anno;
– permette di vedere i genitori dei soggetti oltre che le cucciolate;
– mostra la denuncia del modulo A e B e i pedigree dei genitori;
– fa un solo prezzo, non uno con pedigree (il pedigree non è un optional) e uno senza; i cuccioli dovranno essere tutti dichiarati e la dichiarazione all’ENCI per il pedigree non costa centinaia di euro come molti fanno credere ma solamente 15€.
– Non cede mai il cucciolo prima dei 60gg (alcuni anche 90gg);
– Di solito i cuccioli sono già sverminati e con vaccinati;
– I cani sono ben equilibrati e socializzati;
– I box devono essere ben ampli e puliti;
– Forniscono gli esami per esenzioni da displasia e da oculopatie dei genitori;

-Diffidate degli allevamenti multi razza (8/10/40 razze) e diffidate degli allevamenti che propongono di procurare qualsiasi cane, potrebbero essere “trafficanti di cani” che importano illegalmente cuccioli dall’Est.

-Contattate direttamente l’allevatore e visitare l’allevamento

Adesso non rimane altro da fare che sedersi al computer e cominciare la ricerca per poter trovare un allevamento di cani di razza che offra le migliori garanzie e soddisfi le nostre aspettative.

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Democratic Wear Coin: il progetto più amato dai fashion blogger e da tutti gli amanti della moda

Può la moda essere democratica? Secondo il Gruppo Coin sì ed è per questo che qualche mese fa ha deciso di creare una iniziativa senza precedenti: il progetto Democratic Wear Coin. L’idea è quella di offrire al pubblico prodotti di qualità alla cifra irrisoria di 10 euro, coinvolgendo e supportando stilisti e designer emergenti provenienti da ogni parte del pianeta e rendendo partecipi del progetto anche i fashion blogger che attraverso i loro blog hanno sostenuto l’idea del colosso della moda sponsorizzando attivamente l’iniziativa.

Dopo i jeans disegnati dallo stilista Yuka Morinishi e andati sold out in sole 4 ore, il Gruppo Coin si prepara a far parlare ancora una volta di sé. A partire da sabato 25 settembre saranno venduti i tutti i negozi Coin le rain jackets disegnate da Sarah Stevenson e le sneakers create da Francisco Javier Perez Fagoaga.
Prosegue, quindi, l’iniziativa lanciata lo scorso aprile da Coin che ha coinvolto anche numerose fashion blogger provenienti da tutta Italia che attraverso il loro blog di moda hanno parlato del progetto ericevuto in anteprima i democratic jeans.

Dopo i pantaloni arrivano dunque le scarpe da ginnastica e la giacca per affrontare l’autunno nel migliore dei modi. La rain racket è stata creata dalla stilista di moda canadese Sarah Stevenson, nata a Toronto e diplomata presso l’istituto europeo di design (IED) che, entusiasta del progetto di Coin, ha deciso di partecipare creando un capo in limited edition e di cui molte fashion blogger presto parleranno alla cifra di 10 euro. Le sneakers, invece, sono state create dalladesigner messicano Francisco Javier Perez Fagoaga, nato a Città del Messico e diplomato presso l’Istituto Marangoni di Milano, una delle più prestigiose accademie di moda a cui molte fashion blogger ambiscono ad entrare.

Capi, quindi, di qualità, che rispettano il protocollo etico dell’azienda e che hanno l’obiettivo di conquistare anche quella fetta di mercato che ama la moda ma è sempre attenta al rapporto qualità prezzo. Entrambe gli special items creati in limited edition da Coin verranno messi in vendita il 25 settembre a 10 euro, tutti i capi saranno contrassegnati dal particolare rosso che caratterizza l’intera collezione Democratic Wear di Coin e di cui numerose fashion blogger hanno già iniziato a parlare sui loro blog. I prodotti creati sono in totale 5000 pezzi.

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La sicurezza di bambini e animali domestici nel piscine private esterne: prevenire è meglio che curare

Possedere una piscina esterna è sicuramente un gran piacere ma purtroppo comporta anche delle grandi responsabilità in quanto implica una manutenzione periodica ed una pulizia che devono essere eseguiti con metodo e rigore per evitare uninvecchiamento prematuro degli elementi che la compongono. Oltre a questo fattore già di per sé estremamente oneroso si deve pensare anche ai possibili incidenti che potrebbero verificarsi ai nostri figli, nipoti o vicini di casa di giovane età che, durante il gioco, potrebbero accidentalmente cadere all’interno della vasca con conseguenze disastrose. L’annegamento nelle piscine private esterne è un fattore estremamente diffuso che accade con una frequenza assai maggiore rispetto a quello che potreste pensare.

Lo strumento principale per prevenire l’annegamento da parte dei bambini è sicuramente la vigilanza ma dobbiamo tenere in considerazione il fatto che un bambino può annegare in un tempo brevissimo pari ad esempio al tempo necessario per rispondere ad una telefonata inaspettata oppure al suono del campanello da parte del postino. Vietare l’accesso alle zone limitrofe della piscina è sicuramente un buon inizio ma si sa che i bambini sono spesso imprevedibili e raramente ascoltano i genitori specie quando si tratta di giocare. Alternativamente per seguire l’attività dei bambini ci si può dotare di un sistema di video sorveglianza ma vorrebbe dire dover fissare costantemente un monitor per essere certi che bambini non cadano accidentalmente all’interno della vasca.

Il modo migliore per ridurre i fattori di stress connessi alla gestione della propria piscina esterna è quello di dotarsi di coperture telescopiche per piscine ovvero di una struttura attraverso la quale proteggere la propria piscina esterna dall’accesso abusivo o accidentale da parte dei bambini più piccoli e/o animali domestici.

Le coperture telescopiche sono infatti delle strutture prefabbricate che vengono montate sopra la piscina esterna e che possono essere spostate al lato della propria piscina nei periodi estivi o nei momenti in cui desideriamo lasciare aperta la nostra piscina che assicurano i più elevati standard di sicurezza. L’estetica del giardino non viene minimamente intaccata dall’introduzione di questo complemento di arredo in quanto i materiali impiegati per la costruzione del coperture per piscine sono altamente estetici e si integrano perfettamente con l’ambiente esterno. Le coperture per piscine sono di norma realizzate con acciaio e policarbonato (alveolare o trasparente) in funzione delle esigenze del cliente e su varie colorazioni disponibili: bianco, verde oppure colore finto legno e oltre agli aspetti della sicurezza nei confronti dei bambini permettono di estendere notevolmente il periodo di utilizzo della vasca in quanto evitano il disperdersi del calore accumulato durante la giornata mantenendo l’acqua ad una temperatura notevolmente più calda rispetto ad una piscina non coperta.

Circa gli accorgimenti che possono essere adottati nei confronti dei bambini nell’attesa di dotarsi di una copertura telescopica per piscine possiamo per esempio ricordare di non permettere ai bambini di nuotare soli senza la supervisione di un soggetto adulto e tenere sempre a mente che bastano pochi secondi perché un bambino cada nel piscina. Nelle condizioni migliori si dovrebbe interporre un ostacolo al giardino e la piscina presente attraverso una recinzione amovibile dovrà essere saldamente ancorata al terreno. Onde evitare di dover lasciare bambini incustoditi per esempio nel caso di una telefonata sul telefono di casa si potrebbe pensare di dotarsi di un apparecchio senza fili così da poter rispondere al telefono anche in prossimità della vasca e poter sempre tenere sott’occhio l’attività dei piccoli. Il nuoto è inoltre un’attività sportiva estremamente importante e sarebbe opportuno pensare di iscriverli ad un corso così da essere certi che possono essere in grado di nuotare in caso di cadute accidentali.

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Cani da appartamento, come scegliere il cane ideale

Abbiamo deciso di adottare una cane, un generoso amico che ci ripagherà con la sua lealtà per tutta la vita, ma viviamo in appartamento e non abbiamo un piccolo giardino. Non facciamoci scoraggiare, ci sono molte razze di cane che si adattano bene alla vita da appartamento. Ci sono alcune caratteristiche di base che devono soddisfare per poter vivere serenamente in una casa di città; eccone alcune. Il nostro nuovo amico a quattro zampe deve essere di taglia piccola, avere un carattere docile e facile da gestire, e avere un fabbisogno giornaliero di esercizio fisico relativamente basso. Non sempre abbiamo a disposizione uno spazio adatto a far correre il nostro cane libero senza guinzaglio, pertanto un cane che soddisfi queste caratteristiche sarà felice anche con delle piccole passeggiate urbane. Ma quali sono, secondo gli esperti, le razze di cane più adatte alla vita da appartamento? Eccole qui elencate:
Il Bichon frisé ama stare con i bambini, è di indole tranquilla, apprende facilmente se addestrato e non abbaia molto.
Il Boston Terrier, dolce ed affettuoso con il padrone, abbaia poco ma è scontroso con gli altri cani. Obbediente e fedele, il Boston è anche un buon cane da guardia.
Il Boxer è una delle razze di cani che ha dimostrato particolare adattamento alla vita d’appartamento. Brevi passeggiate ogni giorno sono sufficienti per mantenerlo felice e sano.
Il Cairn Terrier si adatta ad ogni ambiente di vita, l’essenziale è che gli si offra costantemente compagnia e che ci si prenda cura di lui in ogni momento.
Il Chihuahua, viste le sue dimensioni, è adatto anche al più piccolo degli appartamenti.
Cocker Spaniel, ha solo bisogno di esercizio di base e di solito trascorre le sue giornate ciondolando per casa pacificamente, in attesa del ritorno del suo proprietario.
I cani Bassotto, gambe corte, apprezzano una bella camminata o corsa nel parco, ma preferiscono di gran lunga sonnecchiare in un bel letto caldo.
Il Maltese, cane di piccole dimensioni, è molto docile e mansueto.
Il Carlino non ha bisogno di cure particolari e ama dormire tutto il resto della giornata dopo aver fatto esercizio.
Altre razze di <A href=”http://www.cani.com/pet-news/pet-news-cani-da-appartamento.asp”>cani da appartamento</A>  sono; il Barboncino, il piccolo Levriero Italiano, lo Schnauzer medio e nano, lo Scottish Terrier, lo Yorkshire Terrier, il Welsh Corgi Pembroke. In alternativa possiamo anche decidere di fare un giro presso un canile per trovare il nostro fedele amico; spesso si trovano cani desiderosi di affetto che assomigliano alle razze di cani da noi preferite, e saranno davvero felici di donarci il loro amore. Per avere un’idea quale cane possa soddisfare le nostro aspettative e sufficiente visionare le numerose foto di cani presenti in alcuni siti specializzati; ogni cane è diverso e anche il suo aspetto può trasmettere istintivamente affetto. Condividere la propria vita con un cane è un’esperienza unica per tutti, ma diversa per ognuno. Avere un cane è una grande responsabilità e non bisogna sottovalutare l’impegno che richiederà ogni giorno per i prossimi 10-15 anni. Il cane è un essere vivente dotato di estrema sensibilità, intelligenza, voglia di cooperare e di appartenere ad un gruppo. Se siete davvero pronti ad assumervi questo impegno, se avete valutato attentamente tutti i pro e i contro, se siete disposti a cambiare la vostra vita con l’arrivo del cane, allora siete pronti per fare una delle esperienze più appaganti della vita.

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La nuova borsa di Bulgari definita dai fashion blogger come la it bag del futuro

La casa italiana Bulgari, per omaggiare lo stile e l’eleganza di Isabella Rossellini, una delle più famose icone fashion di stile dei nostri tempi, ha creato la Isabella Rossellini Bag la nuova borsa di Bulgari.

Figlia d’arte di due leggende del cinema, Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, Isabella Rossellini cresce in un ambiente intellettuale e aperto al mondo che le permetterà poi di entrare sia nel mondo della moda che in quello del cinema. Osannata dai fashion blogger, Isabella Rossellini è una bellezza rara che si distingue per il suo charme e la sua naturale eleganza. Numerosi blog di moda l’hanno descritta come una icona di moda con innato gusto per il bello. E grazie al suo talento, Isabella viene notata da Bulgari con il quale intreccia una solida e stimolante amicizia.

In occasione del 125° anniversario di Bulgari, un evento di cui hanno parlato fashion blogger di tutto il mondo sui loro blog di moda, nel 2009 Isabella, da sempre impegnata nel campo umanitario, ambientalista e sociale, supporta la partnership stretta fra Bulgari e Save the Children, prestando il suo volto, assieme a quello di altre numerose star, per lo scatto fotografico di moda con l’anello creato dalla Casa per il sostegno del progetto Riscriviamo il Futuro. Si consolida così un grande sodalizio che proprio nel 2010 porta Isabella Rossellini a collaborare nuovamente con Bulgari, ma questa volta non per una raccolti fondi a scopo umanitario, bensì per la realizzazione di una borsa.

“Siamo estremamente contenti di aver lavorato con una donna come Isabella” ha dichiarato Francesco Trapani, CEO del Gruppo Bulgari “[…] e siamo entusiasti del risultato ottenuto”.

Decisi a creare un modello in grado di raccontare una storia, una personalità, i designer di Bulgari hanno collaborato con Isabella per la realizzazione di una borsa essenziali, sobria e glamour. Nasce così la borsa Isabella, una borsa definita dai blog di moda come una IT Bag contemporanea e seducente. Per i fashion blogger la borsa riflette il fascino della musa ispiratrice ed è creata con materiali esclusivi e pregiati.

Dotata di una chiusura centrale realizzata con pietre preziose, la borsa ha una forma ovale e riprende i grafismi di alcuni bracciali vintage particolarmente cari alla sua creatrice. La borsa, che molti fashion blogger hanno potuto toccare con mano, è disponibile in diversi colori e materiali. C’è il modello in vernice nero, quello in canvas color fango, quella in pelle color cioccolato, quella in cavallino color nocciola e quello in bianco e nero che riprende un motivo zebrato e moderno.  La borsa è già disponibile in tutti i negozi Bulgari.

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Fashion Blogger: il fenomeno emergente nel mondo della moda

Hanno un computer di ultima generazione, non escono di casa senza Blackberry e macchina fotografica e sono dotati di uno spiccato senso per la moda e per lo stile: sono i fashion blogger, i nuovi volti della moda che conta.

Di ogni età, sesso, etnia e religione, i fashion blogger sono l’ultima novità nel mondo della moda. Per lo più giovanissimi, chiaccherano di moda e tendenze sui loro blog condividendo chicche e notizie interessanti con cybernauti provenienti da ogni angolo del web.

Ma nonostante siano uniti dalla stessa passione per la moda, non osate affermare che i fashion blogger sono tutti uguali. Ci sono, infatti, i fashion blogger appassionati di street style che sul loro sito mostrano foto scattate a passanti o ad addetti ai lavori fuori dalle sfilate e dai backstages, i fashion blogger che propongono i proprio outfit quotidiani, i fashion blogger specializzati in illustrazioni e disegni e i fashion blogger che sui loro blog di moda scrivono notizie punto e basta.

Avvistati per la prima volta nei front row delle sfilate primavera estate 2009, i fashion blogger hanno ben presto invaso il mondo della moda portando una ventata di aria fresca nel polveroso e statico fashion world. Indipendenti, intraprendenti e senza peli sulla lingua, i fashion blogger non hanno paura di dire la loro ed esprimere la propria opinione. Seguitissimi sul web e costantemente aggiornati sulle ultime tendenze e sugli ultimi must have di stagione, i fashion blogger hanno fatto di internet il loro trampolino di lancio diventando nel giro di pochissimo tempo personaggi influenti ed autorevoli, tant’è che in molti da perfetti sconosciuti sono riusciti ad entrare a far parte di riviste o a collaborare con stilisti e brand.

Negli ultimi mesi sono sorti vari corsi e si sono tenute numerose conferenze sul fenomeno fashion blogger che ha attirato l’attenzione di vari giornalisti e persino tg. Mentre negli Stati Uniti e nel resto dell’Europa i fashion blogger sono considerati come un pilastro importante all’interno della moda, in Italia il fenomeno ha fatto molta fatica a prendere piede. Nonostante l’iniziale titubanza e, se vogliamo, anche la leggera diffidenza, oggi i fashion blogger sono riusciti ad ottenere considerazione e rispetto. A meno tre settimane dall’inizio della settimana della moda milanese, sono molti gli stilisti e i brand che hanno già mandato loro l’invito.

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Il risparmio energetico in casa: come realizzarlo con semplici accorgimenti

Nel corso di questi tempi si assiste sempre maggiormente all’attuazione di politiche volte al risparmio energetico o in generale che pongono come obiettivo principale quello di ridurre sensibilmente più elevati livelli di inquinamento che sono presenti nelle grandi metropoli italiane o in generale nelle città. Ciò che pochi sanno è che alti livelli di inquinamento sono prodotti attualmente non solo dalle automobili che rappresentano effettivamente un fattore di rilievo ma le nostre case contribuiscono ad inquinare per circa il 30% dei livelli totali.

In questi ultimi anni si è assistito anche ad una maggior attenzione nei confronti le tematiche ambientali, vedi anche la certificazione energetica degli edifici, ma soprattutto stiamo vivendo un periodo di importante progresso tecnologico riguardo i materiali edilizi che compongono la nostra casa e che possono essere adottati per delle politiche di risparmio energetico. Gli interventi possibili sono molteplici e non sono necessariamente onerosi. Il primo fattore che importante considerare per il risparmio energetico della nostra abitazione è quello che riguarda l’isolamento termico delle superfici disperdendoti ovvero di quelle aree che sono a contatto con l’esterno oppure con ambienti non riscaldati. L’isolamento delle mura della casa può essere realizzato dall’interno, dall’esterno oppure nell’intercapedine che una parte di muro che sta tra l’esterno e interno della nostra abitazione.

La soluzione migliore è quella di praticare il cosiddetto cappotto ovvero porre gli strati isolanti all’esterno dell’abitazione e questo è molto conveniente in tutti quei casi in cui si deve anche procedere ad un rifacimento la facciata. L’isolamento dall’interno è invece la soluzione più semplice per coloro ai quali desiderano avere le soluzioni di risparmio energetico molto economiche ma l’effetto collaterale è quello di ridurre leggermente lo spazio abitabile all’interno dell’abitazione. La terza soluzione è, come spesso accade, una giusta mediazione tra le due soluzioni precedenti e può essere realizzata mediante l’iniezione di materiali isolanti direttamente nell’intercapedine della nostra abitazione, sempre con lo stesso sia presente. Circa le parti da isolare si ricorda sempre la definizione di superficie disperdente che appunto una zona della nostra abitazione a contatto con un’aria fredda. Il risparmio energetico nell’abitazione deve passare necessariamente dall’isolamento di coperture quali ad esempio il tetto che è il maggiore responsabile della perdita di calore durante i mesi invernali ed è la causa del surriscaldamento nei mesi estivi.

Dopo aver attuato queste semplici procedure di risparmio energetico nella nostra abitazione è necessario procedere ad una nuova taratura dell’impianto termico così che lo stesso lavori in maniera proporzionata con le prestazioni termiche raggiunte con queste semplici operazioni.
Un ulteriore aspetto estremamente rilevante per quanto riguarda il risparmio energetico nelle case riguarda i serramenti e le superfici vetrate. I primi sono spesso fonte di importanti infiltrazioni di aria fredda che causano un ricambio di aria eccessivo e pertanto nei mesi invernali contribuiscono notevolmente ad abbassare la temperatura dell’aria interna. In questo caso inserire delle guarnizioni spugna può essere sufficiente per arginare le perdite più importanti. I vetri sono l’ulteriore superficie da tenere in considerazione: se il vetro singolo bisognerebbe procedere alla sostituzione con un vetro doppio oppure in alternativa tentare un isolamento per mezzo di una tenda pesante. Ulteriore fattore di analisi deve essere il cassonetto contenente la nostra tapparella che spesso consiste di una semplice strato di legno raramente isolato. Anche in questo caso i negozi di ferramenta più vicino saprà suggerirci una soluzione bassissimo costo per adottare una tecnica di risparmio energetico.

Per verificare l’effettivo risparmio conseguito con questi semplici accorgimenti si potrà per esempio procedere alla certificazione energetica dell’abitazione così da verificare mediante calcoli accurati il risparmio energetico che potrà essere fatto. Alcuni appartamenti situati nella zona di Milano, in prossimità del Duomo, vero centro nevralgico della metropoli milanese, mediante la certificazione energetica Milano sono riusciti a conseguire risparmi energetici nell’ordine del 20% della bolletta totale dell’abitazione

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Continuare a nuotare nella propria piscina anche in autunno? Perchè no ! Basta installare una copertura telescopica per piscina

Stiamo uscendo in questi giorni da un mese di agosto che non è stato molto clemente per quanto concerne le condizioni meteorologiche ed è ancora presto per pensare al brutto clima autunnale tuttavia è il momento giusto per pensare alle coperture telescopiche per piscine.

Le coperture telescopiche per piscine sono strutture prefabbricate altamente tecnologiche e realizzate con materiali altamente isolanti che vi permettono di nuotare nella vostra piscina privata anche nei mesi autunnali durante i quali il clima non richiede certo un rinfrescante bagno. Le piscine private all’aperto infatti presentano un problema congenito ovvero il fatto che possono essere utilizzate solo ed esclusivamente nelle stagioni calde per via del fatto che la temperatura esterna nelle stagioni intermedie quali primavera ed autunno è spesso troppo rigida per permetterci di affrontare serenamente un bagno all’aperto ma di una piscina privata è un grande lusso ed è un peccato dovervi rinunciare solo per via delle condizioni meteorologiche a volte non favorevoli. Oltretutto dotarsi di piscina privata ed utilizzarla solo nei mesi estivi (durante i quali possiamo peraltro essere in vacanza non è proprio il massimo…).

Le coperture per piscine risolvono questo problema in quanto permettono di creare una microclima assolutamente favorevole al nuoto anche in presenza di giornate fredde oppure di pioggia battente. I materiali con cui vengono realizzate le coperture telescopiche per piscine sono solitamente il policarbonato oppure il plexiglas, due elementi in grado di garantire elevati livelli di isolamento termico combinando anche le esigenze estetiche fisiologiche in un giardino in cui è presente una piscina esterna. Questi materiali sono inoltre altamente resistenti agli urti ed alle pressioni e garantiscono una tenuta estremamente elevata in caso di intemperie quali ad esempio il vento oppure neve. Le ampie superfici vetrate che riparano la piscina privata coperta mediane una copertura telescopica per piscina permettono ai raggi solari o comunque alla luce solare di dare all’ambiente un importante “apporto gratuito di calore” che rimane poi intrappolato all’interno della copertura telescopica. Detto apporto gratuito si trasforma appunto in aria calda ed anche in acqua a temperatura superiore anche di 7 o 9 gradi rispetto ad una piscina priva di copertura telescopica.

Come se non bastasse gli aspetti positivi nell’utilizzare una copertura telescopica non si esauriscono con la possibilità di utilizzare la propria piscina esterna nelle stagioni intermedie, esistono infatti soluzioni tecniche a basso costo in grado di garantire un riscaldamento dell’aria e dell’acqua anche negli invernali. Questi sistemi sono basati solitamente su riscaldamenti a pompa di calore che permettono di mantenere una temperatura ideale anche nei rigidi mesi invernali garantendo bassi livelli di consumo.

Preparatevi dunque per bagni assolutamente fuori stagione grazie alle coperture telescopiche per piscine!

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Il patrimonio edilizio ed i principi di risparmio energetico nelle caldaie

L’attuale patrimonio degli edifici presenti sul nostro territorio nazionale presenta un problema molto grave per quanto concerne gli aspetti energetici in particolare per quanto riguarda il riscaldamento degli edifici. L’introduzione del decreto relativo all’ attestato di certificazione energetica degli edifici ha permesso l’avvio di una importante fase di censimento attraverso la quale le regioni stanno prendendo atto di una situazione disastrosa dal punto di vista energetico. Per quanto concerne gli aspetti delle riscaldamento si presentano le due soluzioni classiche ovvero la caldaia autonoma ed il riscaldamento centralizzato. La prima soluzione seppure possa sembrare molto efficiente dal punto di vista dei consumi perché può essere semplice la gestione individuale del calore presenta comunque dei problemi molto evidenti in quanto la singola caldaia moltiplicata per il numero di appartamenti che compongono un edificio (specie se di ampie dimensioni ) produce valori di inquinamento nettamente superiori a caldaia centralizzate. Gli edifici che invece adottano la soluzione opposta ovvero quella della caldaia centralizzata hanno per la maggior parte impianti termici obsoleti e sovradimensionati che causano consumi sproporzionati specie se paragonate al più moderne tecnologie per il riscaldamento degli edifici. L’aspetto peggiore di tutto questo ambito è che manca una vera propria cultura del risparmio energetico perché pochi sanno che una singola caldaia centralizzata in grado di offrire alti rendimenti termici è notevolmente più economica e meno inquinante della vecchia caldaia centralizzata ancora presente nella maggior parte degli edifici presenti sul territorio. Le moderne tecnologie per il riscaldamento degli edifici infatti riescono ad accoppiare ai tradizionali combustibili fossili anche le fonti pulite ovvero rinnovabili a costi di installazione che vengono ripagati nel corso di pochi anni. In questo ambito rientra anche il discorso collegato a certificazione energetica degli edifici, un documento molto in voga negli ultimi tempi che è entrato sempre più a far parte il dizionario comune per via del fatto che si rende necessario per diversi scopi. Capofila del certificazione energetica è stata la regione Lombardia che sin dal lontano 2008 ha introdotto l’obbligo di certificazione, per mezzo di professionisti abilitati, degli edifici. Inizialmente si rendeva necessario produrre certificato energetico nel caso di trasferimento titolo oneroso delle villette, successivamente si è esteso l’obbligo anche le singole unità mobiliari ed ora, da giorno 1 luglio 2010 quest’obbligo di certificazione energetica è stato esteso anche ai casi di affitto (certificazione energetica affitto). Ogni regione ha una propria normativa in materia e pertanto il certificatore energetico, ovvero il professionista della certificazione energetica, dovrà operare secondo le normative presenti la singola regione dove è situato l’immobile. Vale la pena di menzionare che in alcune regioni vige una normativa di carattere nazionale che manleva il proprietario dell’immobile da questa specifica incombenza permettendogli di fare una autocertificazione attraverso la quale dichiara l’edificio a prestazioni termiche assolutamente scarse. Per sapere se si rientra in questo tipo di obbligo è necessario verificare presso la propria ragione l’emanazione di direttiva apposita per quanto concerne gli aspetti della certificazione energetica degli edifici.

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La certificazione energetica: obiettivi del certificato energetico

Anche gli edifici così come gli elettrodomestici devono garantire delle prestazioni energetiche efficienti ovvero devono garantire dei livelli di consumo di combustibile tali da non impattare eccessivamente sull’ambiente che ci circonda. I valori di consumo degli immobili vengono stabiliti, in linea generale, dal decreto ministeriale 26 giugno 2009 che un provvedimento normativo che completa quanto stabilito dal decreto legislativo 192/2005 che a sua volta deriva da una direttiva per ed in particolare da 2002/91/CE. La certificazione energetica assume diversi aspetti in funzione delle singole regioni nelle quali si trova l’immobile ma in linea di massima questo documento, la cui durata legale è di 10 anni, deve essere redatto da un professionista abilitato ed iscritto ad un apposito albo professionale. Il certificatore energetico, questo è il nome del professionista della certificazione energetica, eseguirà una sede di calcoli sull’immobile con lo scopo di inserirlo all’interno di una classe energetica di consumo che parte dalla lettera A+ fino ad arrivare alla lettera G. Questo documento deve essere prodotto in diversi casi quali ad esempio il trasferimento di zone rosa dell’immobile oppure, dal giorno 1 luglio 2010, anche nei casi di affitto. I costi di questa operazione variano e cadono sempre comunque sulla testa del venditore che deve garantire la rispondenza dell’immobile, attraverso una serie di documenti, che devono essere per forza consegnati all’acquirente oppure al locatario. La pratica della certificazione energetica mediante la quale viene prodotto il certificato energetico , nonostante ad uno scopo molto nobile, di rivista come una vera e propria tassa specie in un ambito in cui le Istituzioni cercano di dribblare le proprie responsabilità come ad esempio la regione Lombardia che, se da un lato si presenta come regione virtuosa avendo applicato per prima gli obblighi imposti dalla comunità europea relativamente alla certificazione energetica degli edifici proprio nel mese di agosto si è resa protagonista dell’ennesima proroga connessa agli adempimenti normativi ed in particolare il 4 agosto 2010 è stato concesso un anno di tempo in più per quanto riguarda la certificazione energetica degli edifici pubblici oppure adibiti ad uso pubblico con superficie superiore ai 1000 m quadri che sarebbe dovuto entrare in vigore proprio nel mese di luglio del medesimo anno. Detta proroga sarà peraltro molto probabilmente rinnovata dal momento che la normativa non prevede sanzioni di alcun tipo in caso di mancata certificazione energetica degli edifici stessi.

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Obbligo di consultazione degli RLS: modalità, occorrenze e sanzioni in caso di mancato adempimento

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale (anche chiamato RLS) è una figura dell’organigramma alla sicurezza aziendale così come viene richiesto l’attuale normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro (il decreto legislativo 81/2008 recentemente modificato, corretto ed integrato dal decreto legislativo 106/2009).

Sebbene il termine RLS stia entrando sempre più a fare parte del gergo di coloro i quali, a vario titolo, devono avere a che fare con le tematiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è bene ricordare che questa figura non è nuova al dettato normativo in quanto le prime tracce compaiono nell’ambito dello statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) all’interno del quale viene ricordato che i lavoratori, mediante le loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e le malattie professionali (…) successivamente viene introdotto formalmente con il decreto legislativo 626/1994 ma solo il decreto legislativo 81/2008 darà a questa figura così importante la giusta luce. Ricordiamo per dovere di cronaca che chiunque, tranne nei casi espressamente previsti per legge, può diventare il RLS della propria azienda, previa la frequentazione di un corso RLS della durata minima di 32 ore (è bene ricordare che alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro prevedono una durata maggiore per la formazione del RLS).

Un aspetto ampiamente sottovalutato nell’ambito della consulenza sicurezza sul lavoro riguarda il fatto che il RLS debba essere “consultato” preventivamente in relazione ad una serie di aspetti che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro in azienda. La pena per questa mancata consultazione è una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1000 a euro 3000.

Sebbene questo aspetto possa essere esaurito con il semplice paragrafo di cui sopra è bene analizzare con dettaglio il significato del termine “consultare” in quanto spesso non vengono seguite le prassi più corrette per questo specifico adempimento. Il primo modo di fraintendere e sostanzialmente quello più diffuso è quello che riguarda il fatto di credere che il RLS, mediante la consultazione, debba partecipare alle scelte in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Questa specifica interpretazione è sicuramente errata in quanto si deve ricordare che l’unico ed il solo responsabile degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro è il datore di lavoro o il dirigente e pertanto le decisioni spettano unicamente a questi due soggetti. Il termine consultazione deve intendersi quale processo per la condivisione delle informazioni decisionali con l’obiettivo di acquisire da parte del soggetto interessato il maggior numero di informazioni possibili al fine di operare una scelta corretta dal punto di vista giuridico e rispettosa delle maestranze rappresentate appunto dal RLS.

La consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per sicurezza aziendale è richiesta su numerosi aspetti estremamente importanti e che riguardano l’applicazione del dettato normativo in materia di sicurezza sul lavoro. Possiamo ricordare ad esempio alcuni punti di importanti tra i quali la consultazione e la partecipazione nell’ambito delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nell’ambito della redazione del documento di valutazione dei rischi, nell’ambito della designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, all’attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente ed in generale il RLS ed essere consultato in merito all’organizzazione dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Gli aspetti sopraelencati sono solo alcuni punti che richiedono la consultazione del RLS ma ricordiamo che questo aspetto deve necessariamente essere preso in considerazione pena sanzioni amministrative poco piacevoli.

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L’alta tecnologia nelle coperture telescopiche per piscine

Le coperture telescopiche per piscine sono delle strutture prefabbricate realizzate con materiali tecnici in grado di offrire prestazioni termiche senza paragoni per quanto riguarda l’isolamento degli ambienti. La maggior parte delle coperture telescopiche viene realizzata utilizzando tre materiali principali.

Il primo materiale impiegato nella realizzazione delle coperture telescopiche invernali è il policarbonato che è un tecno polimero dalle proprietà fisiche meccaniche e tecnologiche estremamente importanti e che spesso viene utilizzato quale sostitutivo del vetro specie nei casi in cui viene richiesta una alta protezione delle superfici agli urti. L’utilizzo del policarbonato nelle coperture telescopiche è da intendersi quale sostitutivo del vetro in quanto ha un costo inferiore pur garantendo una elevata resistenza alle pressioni (pensiamo per esempio che la nostra copertura telescopica potrebbe rimanere sepolta sotto un cumulo di neve).

Un ulteriore vantaggio dell’impiego di questo materiale riguarda la resistenza meccanica ovvero la resistenza del materiale ad un urto viene e valutata circa 250 volte superiore alla resistenza del vetro che, oltretutto, rompendosi potrebbe comportare problemi ben più seri quali ad esempio le ferite oppure lo spargimento di materiale vetroso all’interno della vasca della piscina. Il policarbonato utilizzato nelle coperture telescopiche è inoltre estremamente leggero e pertanto lo scorrimento dei coperture per piscine è agevole anche in presenza di coperture di dimensioni importanti. La trasparenza offerta dalle coperture telescopiche in policarbonato è notevole in quanto questo materiale si presta molto quale sostitutivo del vetro per la realizzazione di ampi superfici illuminanti e soprattutto la sua alta resistenza nei confronti del tempo lo rende particolarmente adatto all’impiego in strutture che devono essere esposte alle intemperie.

Le strutture vetrate delle coperture per piscine vengono inoltre protette con elementi filtranti dei raggi UV così da portare a due vantaggi notevoli: il primo è che volendo si può prendere sole al riparo dai raggi solari semplicemente rimanendo al di sotto della copertura telescopica l’altro riguarda invece il fatto che il mancato passaggio dei raggi UV limita notevolmente il proliferare di tutti quei microrganismi che di norma proliferano le piscine e che vengono nutriti dai raggi solari.

Una alternativa al policarbonato impiegato le coperture telescopiche invernali per piscine è di norma il plexiglas (polimetilmetacrilato) ovvero una materiale plastico formato da polimeri di diversi elementi chimici.Questo materiale sviluppato verso fine degli anni 30 offre una trasparenza superiore al vetro ed inoltre una alta resistenza meccanica. Al fine di garantire una struttura resistente e nel contempo leggera da muovere viene impiegato l’alluminio, un elemento chimico che la tavola periodica che offre una buona duttilità ma soprattutto che offre un’altissima resistenza all’ossidazione e che pertanto garantisce che l’estetica della copertura telescopica invernale possa rimanere intatta nel corso degli anni di vita del prodotto.

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La sicurezza sul lavoro nella attività di ufficio. Una piccola guida agli aspetti pratici della sicurezza sul lavoro in ufficio

Con il termine “sicurezza sul lavoro” si intendono quegli insiemi di adempimenti di carattere burocratico e di carattere pratico che sono rivolti alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro. La normativa italiana attualmente in vigore è il decreto legislativo 81/2008 così come è stato corretto ed integrato dal decreto legislativo 106/2009 pertanto il primo passo (e soprattutto il più formale) per comprendere appieno gli obblighi normativi imposti relativamente a questo specifico aspetto sarebbe quello di leggere attentamente il decreto sopraccitato così da avere una visione completa degli obblighi di legge. Per coloro i quali non intendono prendere visione di un documento tecnico composto da oltre trecento pagine può essere utile la lettura di questo documento che sintetizza in maniera semplice (e senza troppe pretese) gli adempimenti minimi imposti nell’ambito dell’attività di ufficio.

Innanzitutto il passo fondamentale è quello di nominare un responsabile del servizio di prevenzione protezione (RSPP) che è obbligatorio in tutte le aziende. Per questo specifico adempimento conviene conferire un incarico RSPP esterno ad un soggetto abilitato ed in possesso dei requisiti di legge così da essere certi che tutti gli adempimenti vengano portati avanti da un professionista della sicurezza sul lavoro. Questo soggetto unitamente al datore di lavoro, al medico competente ed al RLS dovrà redigere un documento denominato valutazione dei rischi aziendali (ovvero documento l’interno del quale vengono elencati i fattori di rischio presenti in azienda e le misure utili per ridurre o eliminare gli specifici problemi individuati). Successivamente a questa fase il datore di lavoro, sempre mediante il supporto del RLS aziendale, dovrà scegliere quei soggetti da destinare all’attività di prevenzione incendi, di primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro che dovranno frequentare degli appositi corsi antincendio e corsi primo soccorso al fine di ottenere i relativi attestati nonché di apprendere le procedure da adottare in caso di specifica emergenza. Sempre in tema di adempimenti l’attività di ufficio solitamente comporta il rischio da videoterminale pertanto è necessario nominare un medico competente che provveda alle visite mediche periodiche previste per i soggetti che trascorrono più di 20 ore la settimana sul personal computer.

Circa gli adempimenti di carattere pratico che devono essere posti in essere in tutte le aziende deve essere presente almeno una cassetta di medicazione i cui contenuti variano in funzione del numero di lavoratori presenti in azienda (si compra di solito in farmacia o viene fornita direttamente dalla società che presta il servizio di consulenza sicurezza sul lavoro). Per quanto concerne la normativa antincendio devono essere presenti un numero di estintori sufficiente e gli stessi devono essere sottoposti a regolare manutenzione periodica da parte di una ditta specializzata in manutenzione estintori.

Le sedie e gli arredi utilizzati oggi nella maggior parte degli uffici sono conformi al dettato normativo ma è bene ricordare che è obbligo del datore di lavoro quello di fornire idonee attrezzature conformi alla normativa vigente ed in particolare sono necessarie sedie girevoli a cinque razze con schienale regolabile. L’uso dei personal computer portatili deve essere necessariamente integrato con tastiera e mouse esterni così da migliorare l’ergonomia del posto di lavoro dei videoterminalisti. Tornando sulle tematiche antincendio è necessario che le vie di fuga siano proporzionate con l’occupazione dello stabile ed in particolare è necessaria una porta di emergenza apribile verso l’esterno nel caso in cui l’occupazione dell’ufficio superi una soglia determinata nell’ambito del decreto che regolamenta la prevenzione incendi.

Quelli sopra elencati sono solo alcuni adempimenti minimi in materia di salute sicurezza sul lavoro e della presente guida non si poneva come obiettivo quello di di trattare in maniera esaustiva quanto strettamente necessario per legge in quanto, molto spesso, gli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro variano da azienda ad azienda pertanto è bene comunque rivolgersi a società di consulenza per la sicurezza sul lavoro che sapranno gestire e pianificare tutti gli adempimenti minimi previsti per legge così da evitare di incorrere in spiacevoli sanzioni amministrative e penali.

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Certificazione energetica e affitti: le nuove procedure da luglio 2010

Alla fine ci siamo arrivati. Trascorsi molti anni dalla sua introduzione e passate numerose vicissitudini, la certificazione energetica è diventata dal giorno 1 luglio 2010 operativa a tutti gli effetti estendendo l’obbligo di certificazione anche per quegli immobili che sono oggi oggetto di un contratto di affitto. Ripercorriamo però qualche piccolo passo e precisiamo innanzitutto che cosa intende la normativa per certificazione energetica o in generale per certificazione energetica edifici. La certificazione energetica è, in parole semplici, un documento cartaceo che attesta il valore di consumo di un determinato immobile oggetto della valutazione e viene prodotta da un professionista abilitato mediante un primo sopralluogo volto a rilevare alcuni dati tecnici dell’edificio al quale segue una fase di calcoli nella quale vengono elaborati i dati rilevati nella prima fase. Il processo di calcolo è il primo aspetto del quale discutere in quanto, se fino a questo punto il discorso poteva sembrare semplice lineare, da qui in poi le cose si complicano notevolmente in quanto esistono numerose varianti a questo metodo di calcolo ed in particolare esistono differenze a livello regionale ed a livello nazionale. Alcune regioni quali ad esempio la Lombardia (per esempio il discorso che riguarda certificazione energetica milano è molto complesso) ed il Piemonte utilizzano un proprio procedimento di calcolo, altre regioni ne utilizzano un altro. Logica conseguenza di questa discrepanza nel metodo di calcolo è che a fronte degli stessi dati inseriti otterrò un valore di consumo diverso da regione a regione anche a parità di immobile. Ciò è anche vero da un certo punto di vista in quanto un edificio situato a Milano dovrà fisiologicamente consumare più energia di un edificio situato a Roma per via delle diverse condizioni climatiche ma ciò che è fondamentalmente diverso è proprio il modello di calcolo che produce valori differenti proprio sul singolo immobile. Dal giorno 1 luglio 2010 è scattato l’obbligo che riguarda la certificazione energetica afitto ovvero quel procedimento tale per cui il documento cartaceo, che viene comunque registrato all’interno di un catasto regionale, deve essere prodotto ed allegato in occasione della stipula o del rinnovo di contratti di affitto o in generale di contratti di locazione. Le tipologie edilizie soggette a questo tipo di obbligo sono tutte: dagli appartamenti (anche monolocali) agli uffici fino ai capannoni ed agli edifici industriali. Non esistono particolari deroghe o possibilità in quanto la certificazione energetica nel caso di affitto deve essere prodotta sempre nel caso in cui vi sia un impianto termico. In alcune regioni tuttavia è possibile produrre una autocertificazione o autodichiarazione per la certificazione energetica attraverso la quale il proprietario stabilisce che l’immobile si trova in una classe energetica ad alto consumo e il discorso finisce così. Al di là dei rischi connessi ad una autocertificazione, troppo spesso sottovalutati, questa procedura è consentita solo in alcune regioni ma ad esempio non è permessa nella regione Lombardia dove la certificazione energetica, anche per gli affitti, è in vigore a tutti gli effetti.

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Durata incarico RLS: procedure per la gestione nel tempo del RLS aziendale

Come certamente noto alla maggior parte dei lettori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale (RLS) deve necessariamente seguire un corso RLS della durata minima di 32 ore di cui 12 ore sui rischi specifici presenti in azienda. Quest’ultima affermazione rappresenta un primo scoglio applicativo in merito ad un corretto rispetto del testo di legge in quanto è pur vero che esistono alcune realtà lavorative nelle quali i profili di rischio sono talmente ridotti da rendere praticamente impossibile una trattazione degli argomenti specifici e riguardanti i rischi presenti in azienda per  12 ore. Pensiamo ad esempio ad un ufficio di piccole dimensioni in cui i profili di rischio sono oggettivamente riconducibili a poche tematiche classiche (video terminale e problemi posturali, stress e procedure da ufficio) la cui trattazione in 12 ore sarebbe eccessivamente prolissa.

Tralasciando questo specifico tema, un ulteriore aspetto di interesse per quanto riguarda il RLS è da ricercarsi nell’ambito del tema che regolamenta la durata dell’incarico del rappresentante stesso. Ancora oggi si trovano diverse aziende italiane che hanno in carica un rappresentante dei lavoratori per sicurezza aziendale eletto o designato prima dell’introduzione del decreto legislativo 81/2008. Questa situazione merita sicuramente una analisi in quanto una simile durata dell’incarico del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza potrebbe portare a conseguenze per il datore di lavoro specie se il RLS stesso non dovesse mai aver seguito, nel corso degli anni (come imposto per legge) il corso aggiornamento RLS. Ricordiamo che è fatto esplicito obbligo a partire dall’introduzione del decreto legislativo 81/2008 l’obbligo aggiornamento annuale per il rappresentante dei lavoratori per sicurezza di andare mediante una frequentazione di appositi corsi aventi durata di 4 ore per le aziende da 15 a 50 lavoratori e di 8 ore per aziende che contano oltre 50 lavoratori. Se è pur vero che un RLS di vecchia nomina potrebbe conoscere con estrema familiarità le diverse problematiche che si possono presentare all’interno di un’attività lavorativa si deve anche riconoscere che la mancanza di una rielezione formale con cadenza triennale andrebbe in contrasto con la libertà di scelta dei singoli lavoratori circa i soggetti volti a farne loro rappresentanza nei confronti del datore di lavoro che appunto uno degli obiettivi principali della figura del RLS.

Sempre sull’argomento che riguarda la durata dell’incarico del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ci si deve rifare sostanzialmente al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro che regolamenta questo specifico aspetto. Si deve tuttavia precisare che se il RLS fa parte delle RSU queste devono essere necessariamente rielette ogni tre anni e pertanto in occasione di tale rinnovo si procederà ad una nuova designazione del RLS mediante l’affissione in apposito albo sindacale, almeno tre mesi prima della decadenza triennale, di un documento che invita i lavoratori alle nuove elezioni RSU. La prassi da seguire è pertanto molto semplice ed in pratica consiste nel far frequentare al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale il corso di aggiornamento annuale per gli anni in cui è incarica, al termine del mandato triennale (si ricorda sempre una verifica nell’ambito del proprio contratto collettivo naturale di lavoro) si dovrà procedere ad una nuova elezione oppure ad una nuova designazione nell’ambito delle RSU. Se il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è in carica da un tempo superiore ai tre anni si deve immediatamente procedere ad una ulteriore elezione formale che potrà eventualmente portare alla rielezione del precedente RLS ma per non incorrere in sanzioni è necessario comunque seguire questa specifica procedura che rappresenta oggi la via più prudente per gestire questo aspetto. Se il RLS eletto o designato è un soggetto differente dal precedente dovrà seguire l’iter formativo adeguato ovvero seguire uno dei corsi RLS per la propria attività lavorativa.

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Scelta e classificazione degli estintori di incendio

Molto spesso ci si trova, nell’ambito dell’esercizio della propria attività lavorativa, di fronte ad un quesito abbastanza tipico ovvero quello che riguarda la corretta scelta degli estintori di incendio da impiegare nel proprio ambito lavorativo. Il tema è di norma trattato nel corso antincendio che è obbligatorio in tutte le aziende.  Si deve innanzitutto precisare che la scelta dell’estintore di incendio più idoneo deve essere fatta in relazione a diversi fattori ma comunque in generale il numero e la capacità e distingue anche degli estintori devono rispondere ai valori indicati nell’allegato 5 del decreto ministeriale 10 marzo 1998 (“Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”), un testo di legge molto datato ma che ancora oggi, alla luce del decreto legislativo 106/2009, è ancora pienamente in vigore.

Circa la scelta ed il posizionamento degli estintori di incendio è bene tenere in considerazione una serie di fattori tra i quali possiamo identificare le dimensioni dell’edificio ove ha sede l’attività lavorativa, la destinazione d’uso dei locali, l’affollamento massimo, il specifico pericolo di incendio che emerge a seguito della consulenza sicurezza sul lavoro, le caratteristiche delle sostanze presenti e la loro quantità, etc, etc…

Dopo aver preso in considerazione questi specifici fattori sarà necessario comprendere con maggiore precisione la tipologia di materiali presenti così da poter regolare l’agente estinguete degli estintori sullo specifico rischio generato da dette sostanze. Vi sono infatti radicali differenze tra materiali solidi, materiali liquidi, gas, sostanze metalliche oppure attrezzature elettriche.

Oltre ad un attento esame del decreto ministeriale 10 marzo 1998 nel quale vi è stabilito che la scelta degli estintori portatili e carrellati deve essere determinata in funzione della classe di incendio e del livello di rischio del luogo di lavoro ci si può rifare a questa semplice guida valevole per la maggior parte delle attività di ufficio: per attività a basso rischio di incendio un estintore 34A – 144 B ogni duecento metri quadri circa può essere sufficiente a condizione che la distanza che una persona deve percorrere per utilizzare un estintori non superi i 30 m.

Consigliamo pertanto di utilizzare estintori a polvere in quanto si prestano per la maggior parte degli usi da ufficio. Per quanto concerne la zona che contiene le apparecchiature elettriche dobbiamo ricordare il principio di funzionamento dell’estintore polvere e pertanto suggerire l’introduzione di bombole ad anidride carbonica che contengono appunto CO2 compresso e liquefatto. L’uso di questo specifico agente, come viene ha preso di norma nell’ambito del corso antincendio, vi permette di salvaguardare le attrezzature non danneggiate dall’incendio. Per attività a medio rischio oppure ad alto rischio ci si deve rifare necessariamente al certificato di prevenzione incendi che disporrà i punti più idonei nei quali collocare idranti, nastri, estintori di incendio.

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Le tematiche della sicurezza sul lavoro nel monito del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano

In occasione del 54-esimo anniversario della tragedia di Marcinelle in Belgio il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ricorda con amarezza il triste evento in cui nel 1956 morirono 262 lavoratori di cui circa la metà italiani emigrati alla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie. L’evento rappresenta la terza più cruenta disgrazia nella storia dei lavoratori emigrati dall’Italia dopo quella di Monongah e di Dawson e viene ricordato oggi con un discorso che richiama l’attenzione di tutti circa gli aspetti e le tematiche estremamente importanti della sicurezza sul lavoro.

L’amara tragedia si inserisce all’interno di un contesto italiano post bellico e molto disagiato in cui l’accordo tra l’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi e il premier belga Achille Van Acker diede il via alla mobilitazione di numerosi cittadini italiani verso le terre del Belgio che, al contrario di quelle del nostro paese, erano ricche di materie prime e di minerali ma assolutamente prive di manodopera. Il fenomeno nel nostro paese era invece esattamente opposto ovvero territori privi di materie prime di rilievo ed una disoccupazione assai diffusa che spinse migliaia di italiani verso il benessere prospettato dalle diverse capitali europee. Purtroppo bel caso di Bois du Cazier le sorti dei nostri compatrioti furono tragiche per via di un incendio che coinvolse l’intera fabbrica.

L’evento dannoso ed in generale le tematiche dell’incendio nelle fabbriche riportano alta l’attenzione in materia di sicurezza sul lavoro, tematica che oggi viene ancora spesso disattesa oppure male applicata in molte realtà aziendali del territorio italiano.

La sicurezza sul lavoro, con l’introduzione del decreto legislativo 81/2008 e delle sue successive modifiche ed integrazioni, è diventata una tematica molto complessa e le cui sanzioni amministrative e penali sono di tutto rilievo. Per una corretta applicazione dell’attuale Legge è necessario avvalersi di società consulenza sicurezza sul lavoro di comprovata esperienza oppure in alternativa armarsi di Santa Pazienza e prendere visione del Testo Unico. Gli obblighi ricadono interamente in capo al datore di lavoro ed è pertanto obbligo di quest’ultimo che creare un ambiente di lavoro sicuro e salubre all’interno del quale devono poter operare tutti lavoratori. Tra gli adempimenti minimi si ricorda l’obbligo di conferire un incarico RSPP esterno (il responsabile del servizio prevenzione e protezione può anche essere un soggetto interno ma questo tipo di prassi è seguita solo nelle microaziende) ovvero di una persona in grado di supportare il datore di lavoro in tutte quelle scelte tecniche e giuridiche circa gli adempimenti imposti dall’attuale dettato normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Altro adempimento minimo riguarda la redazione di un documento di valutazione dei rischi aziendali (DVR) ovvero di un documento scritto all’interno del quale vengono formalizzati e presi in analisi i possibili fattori di rischio presenti in azienda. All’interno allo stesso documento dovranno essere anche formalizzate le misure volte a ridurre o eliminare i fattori di rischio individuati. Circa l’obbligo di nominare un medico competente lo stesso si rende necessario solo in determinati casi previsti sempre della Legge. Il medico del lavoro effettuerà le visite specialistiche e di base secondo la periodicità descritta in un documento che prende nome di “piano sanitario”. L’ultimo degli adempimenti riguarda gli aspetti della formazione che sono sicuramente molto rilevanti per quanto riguarda la concreta creazione di un ambiente di lavoro sicuro. La formazione accurata in materia di sicurezza sul lavoro è infatti il primo passo da compiere per diffondere la cultura della sicurezza all’interno della propria azienda ed in ogni ramo della stessa.

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Le tematiche della sicurezza sul lavoro in capo al datore di lavoro: obblighi e responsabilità

consulenza sicurezza sul lavoroCome certamente noto alla maggior parte dei lettori le tematiche del sicurezza sul lavoro hanno assunto, in questi ultimi anni ed a seguito dell’introduzione del decreto legislativo 81/2008 e sue successive modifiche ed integrazioni, una notevole importanza nell’ambito della gestione a norma di legge in azienda. La normativa sopraindicata è diventata estremamente complessa e ambito specifico destinato professionisti in grado di fornire un servizio di consulenza sicurezza sul lavoro degna di questo nome e questo servizio estremamente strategico tra l’azienda non può essere affidato in alcun modo a consulenti improvvisati che si affacciano sul mercato con offerte commerciali palesemente in contrasto con il servizio in grado di assicurare il datore di lavoro da certezza che la consulenza venga svolta a regola d’arte. Ciò non significa che il consulente debba necessariamente esporre al cliente parcelle dall’importo rilevante ma che, nell’ambito dell’offerta presenti sul mercato, oggi sono presenti diversi player che offrono servizi di “consulenza” ha dei prezzi impossibili da praticare nell’ambito del servizio svolto regola d’arte. Questo specifico aspetto della qualità è estremamente importante in quanto la normativa è ora di carattere penale e pertanto datore di lavoro, nella scelta della società consulenza sicurezza alla quale affidarsi deve necessariamente operare una scelta basata su giusto compromesso fra qualità del servizio e costo della parcella valutando, se del caso, anche le aziende nei confronti delle quali è stato operato, nel corso dei tempi di servizio di consulenza.

Per coloro i quali desiderassero avere un riepilogo, seppur sommario, degli adempimenti minimi in materia di sicurezza sul lavoro ricordiamo che fondamentalmente gli aspetti che richiedono l’attenzione del datore di lavoro possono essere raggruppati in quattro macro categorie ci apprestiamo ad elencare:

  • nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP): in relazione a questo specifico argomento il datore di lavoro o optare per due soluzioni. La prima è quella di nominare o meglio di dare un incarico RSPP esterno alla propria azienda ed in possesso dei titoli di legge per ricoprire tale incarico. Questo servizio ha di norma un costo fisso annuale che varia in funzione della specifica responsabilità che viene conferita al professionista esterno che assumerà tale incarico. La seconda possibilità è invece quella che il datore di lavoro assuma, in prima persona, detto incarico previa la frequentazione di un corso di formazione sicurezza della durata di 16 ore. Quest’ultima soluzione ben si presta alle piccole realtà aziendali intendono contenere i costi di gestione ma si avvicina più ad un mero adempimento burocratico che ad una vera propria gestione del sicurezza nel corso dei tempi;
  • nomina del medico competente per la sapienza sanitaria: la sapienza sanitaria è uno degli obblighi in capo al datore di lavoro e prevede la nomina di medico competente che effettuerà visite mediche generiche e specialistiche e connesse alla specifica attività svolta nell’ambito dell’azienda. Non si tratta di un obbligo per tutte le aziende ma solo per quelle che presentano specifici rischi per richiedere da visita medica lavoratore;
  • redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR): questo specifico documento è il punto nevralgico di tutta la normativa in materia di salute sicurezza sul lavoro e non può essere omesso. Molto spesso si incontrano offerte commerciali che prevedono la redazione del documento “on-line” ma sebbene costo del servizio sarà allettante la qualità del prodotto finito sarà quasi certamente molto scarsa ed eventualmente contestabile da parte dell’autorità competenti qualora non fossero presenti contenuti minimi oppure qualora i contenuti non fossero in linea con l’effettiva realtà aziendale;
  • formazione sicurezza sul lavoro: gli aspetti formativi sono estremamente importanti nell’ambito dell’implementazione il sistema di gestione per la sicurezza sul lavoro in quanto la formazione e l’elemento alla base per prevenire e ridurre gli infortuni in azienda. Al fine di poter stabilire i percorsi minimi che devono essere seguiti all’interno dell’attività lavorativa è necessario fare un’analisi dei fabbisogni formativi (rilevazione dei cambiamento atteso, definizione delle competenze da acquisire in relazione ai destinatari della formazione) rivolta sia agli obblighi di legge sia a quanto è necessario a prendere in relazione alla specifica attività svolta all’interno dell’azienda.
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I corsi antincendio per la sicurezza sul lavoro e la formazione periodica degli addetti antincendio: il punto sulla normativa

L’attuale panorama normativo in materia di salute sicurezza sul lavoro, il decreto legislativo 81/2008 ricorda al datore di lavoro che in tutte le aziende devono essere designati uno o più addetti antincendio che abbiano seguito il corso antincendio previsto per legge. Detto corso di formazione a una durata minima di viene stabilita da un decreto ministeriale risalente all’anno 1998 ma che ancora pienamente in vigore e che suddivide le aziende italiane in tre diverse categorie o, meglio dire, classi di rischio incendio. In generale la maggior parte delle aziende italiane rientrano nell’ambito delle attività che devono seguire il corso antincendio basso rischio e quindi una formazione che ha una durata di quattro ore e che deve trattare alcuni aspetti generali quali ad esempio l’incendio la prevenzione e la protezione antincendio e le procedure da adottare in caso di incendio. Terminati questi due argomenti introduttivi il corso antincendio verterà su tematiche un po’ più pratiche quale esempio gli estintori portatili e le relative istruzioni d’uso.

Alcune aziende italiane possono invece trovarsi nell’ambito delle attività a medio rischio e quindi dovranno seguire un corso di formazione della durata di otto ore con anche una parte di esercitazione pratica che viene di norma organizzata all’interno di un campo prove opportunamente attrezzato dove verrà dato fuoco ad un contenitore nel quale presente una piccola quantità di benzina. Compito della detta antincendio in corso di formazione sarà quello di intervenire a livello pratico per “domare” l’incendio innescato appositamente dal formatore. Le attività che rientrano nell’ambito di questo tipo di obbligo sono quelle soggette a certificato prevenzione incendi pertanto per comprendere se l’azienda rientra in questa specifica categoria è sufficiente verificare la presenza di questo documento all’interno dell’azienda.

Le altre attività che non rientrano in queste prime due categorie sono le attività ad alto rischi incendio ma sono solitamente aziende quali ad esempio casa di cura o teatri o in generale posti estremamente affollati nei quali le tematiche che vengono esposte nell’ambito dei corsi antincendio hanno effettivamente un’estrema di rilevanza per la salvaguardia numero molto ingente di persone. Ma gli obblighi formativi in materia di antincendio non si esauriscono con la prima formazione agli addetti perchè questi devono comunque frequentare, periodicamente e in generale con cadenza almeno triennale, un corso aggiornamento antincendio per recuperare in etichetta con una tematica estremamente importante è rivolta alla salvaguardia dell’incolumità le persone presenti sul luogo di lavoro.

Il corso antincendio è uno dei corsi previsti dall’attuale normativa in materia di salute sicurezza sul lavoro e deve essere svolto da professionisti della formazione in grado di comunicare e di insegnare correttamente le procedure da attuare in caso di emergenza. Circa il numero di addetti che devono frequentare i corsi antincendio, la normativa non aiuta molto datore di lavoro la scelta del numero dei partecipanti. In quest’ambito il ruolo del proprio consulente sicurezza è fondamentale per guidare datore di lavoro in un ambito normativo che è diventato territorio di professionisti anche in considerazione delle pesanti sanzioni di carattere penale cui va incontro in caso di omissione in toto o in parte gli obblighi di legge in materia di salute sicurezza sul lavoro. Per la scelta del numero degli addetti si  consiglia sempre il buon senso che prevede la formazione di numero minimo di lavoratori che sia compatibile o comunque in generale congrua con l’attività lavorativa svolta, con i turni e con i reparti presenti all’interno dell’azienda.

Per esempio si consiglia di formare almeno lavoratore per piano e comunque non meno di  due lavoratori per aziende che contano meno di 15 addetti e in generale un 10% della forza lavoro, sempre tenendo in considerazione le suddivisione per reparti e per piani, per aziende oltre numero sopraindicato. I corsi antincendio ricoprono pertanto ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza in azienda ci si deve ricordare che le sanzioni in caso di mancata formazione sono estremamente importanti pertanto è bene porre rimedio sin da  subito in quelle aziende che abbiano omesso, per qualsivoglia motivo, la frequentazione dei corsi antincendio da parte dei propri lavoratori.

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I corsi RLS ed il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale, di norma comunemente chiamato RLS, è quel soggetto chiamato a svolgere la fondamentale funzione di tramite tra i lavoratori e le struttura gerarchica di gestione ai fini della prevenzione in azienda e che per questo deve seguire un corso per RLS. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale non è un soggetto di parte datoriale e quindi non li possono essere accollate le responsabilità inerenti l’organizzazione aziendale del datore di lavoro ai fini della salute sicurezza sul lavoro. Il RLS è quel soggetto eletto o designato dai lavoratori per rappresentarli nei confronti del datore di lavoro per tutte le tematiche aziendali che riguardano per sicurezza sul lavoro e che vengono riportate dei lavoratori stessi perché vengano esposte e gestite dal datore di lavoro e per questo motivo deve seguire i corsi RLS previsti dall’attuale dettato normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La figura dell’RLS è una figura di carattere pseudo sindacale che gode di una serie di diritti riservati norma ai membri del sindacato infatti questi deve disporre del tempo necessario per svolgere il proprio incarico senza perdita di retribuzione non che dei mezzi degli spazi necessari per eseguire le funzioni le facoltà che gli vengono riconosciute dalla legge. Egli non può subire alcun tipo di pregiudizio a causa dello svolgimento della produttività e in generale sui confronti dovrà essere applicate le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.

Circa il profilo della responsabilità si ricorda che le attribuzioni di tale soggetto sono previste nell’articolo 50 del legislativo 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni delle quali si evince un’esclusione di qualsivoglia responsabilità, finanche professionale, nella sua azione è infatti non esercita, nell’ambito della propria funzione di RLS, alcun potere di gestione o di consulenza in funzione del datore di lavoro, unico e primo responsabile della sicurezza di aziendale.

I corsi RLS sono quindi degli strumenti di fondamentale importanza per tutti i soggetti coinvolti nell’ambito del sistema di gestione della sicurezza sul lavoro. Per il datore di lavoro il fatto che la formazione RLS venga svolta presso strutture competenti e dalla comprovata esperienza in materia di formazione rappresenta una garanzia in quanto al modo di essere certo che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale possa svolgere il proprio compito con competenza e padronanza della materia. Lo stesso dicasi nei confronti dei lavoratori che si vedranno rappresentare da una persona competente il cui corso RLS (che deve avere una durata minima di 32 ore) è stato veramente utile per la gestione della salute sicurezza sul lavoro in azienda. Per il RLS stesso frequentare un corso RLS tenuto da docenti qualificati ed in grado di trasmettere le proprie competenze ai discendi è molto importante in quanto la durata del corso di 32 minimo è tale da richiedere anche docenti professionisti in grado di gestire un corso di una simile durata. Circa gli obblighi periodici relativi ai corsi aggiornamento RLS si ricorda che la normativa e recente circolare del ministero del lavoro dispongono obbligo di aggiornamento annuale per tutti i rappresentanti dei lavoratori per sicurezza aziendale, indipendentemente dal numero di lavoratori presenti in azienda in quanto in detta circolare viene chiarito il comportamento da adottare e le aziende che occupano meno di 15 lavoratori. L’importante è sempre quello di avvalersi di un consulente sicurezza di comprovata esperienza, ma questo argomento tratteremo nel prossimo articolo.

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Coperture telescopiche per piscine: un modo nuovo di vivere la propria piscina

Per coloro i quali non conoscono ancora quest’innovazione collegata al mondo delle piscine veniamo subito precisare che le coperture telescopiche per piscine nulla hanno a che fare con i classici teli che vengono posizionati sopra la piscina al fine di tentare di mantenere la stessa più pulita durante periodi di mancato utilizzo. Le coperture per piscine sono strutture telescopiche altamente resistenti alle intemperie che permettono di estendere l’utilizzo della piscina ad un arco temporale dell’anno estremamente più ampio. La struttura in policarbonato e plexiglas altamente isolante permette infatti di mantenere una temperatura dell’acqua e dell’ambiente interno estremamente confortevole anche in quelle “mezza stagioni” durante le quali l’utilizzo della propria piscina privata potrebbe essere difficoltoso per via delle temperature esterne poco confortevoli se non addirittura proibitive. Le coperture per piscine (alte o basse) agiscono quindi creando un microclima sopra la piscina e presentano numerosi vantaggi oltre ad essere un complemento di arredo da giardino unico ed estremamente elegante.

Le coperture invernali per piscine sono altamente personalizzabili in funzione delle esigenze del cliente che potrà trovare nel nostro catalogo tutte le coperture per piscine su misura in grado di adattarsi a qualsiasi forma e dimensione. L’elevato grado di personalizzazione permette inoltre di studiare soluzioni in grado di armonizzarsi integralmente con il territorio che le circonda così da ottenere una struttura valida sia funzionalmente sia esteticamente. Tra gli altri vantaggi non possiamo dimenticare che utilizzo delle coperture telescopiche invernali fa risparmiare molto tempo a provvedere alla piscina in quanto sono necessari molti meno interventi di manutenzione per via del fatto che la copertura non permette l’ingresso nella vasca di tutti quegli elementi che solitamente cadono accidentalmente all’interno la piscina. Parliamo ad esempio di foglie, insetti e rami e che sono tutti elementi che disturbano l’estetica da piscina e che richiedono intervento manuale per una pulizia adeguata. Ulteriore fattore di estrema importanza riguarda il fatto che sono necessari meno prodotti chimici con conseguente miglioramento delle qualità dell’acqua ed un maggior rispetto dell’ambiente.

L’aspetto che forse maggiormente interessa interpretare di piscine e quello della sicurezza delle persone e degli animali che potrebbero accidentalmente cadere dentro l’acqua. Le coperture per piscine, per mezzo di una porta con chiave, ovviano al problema del sicurezza riservando l’accesso all’area della vasca e garantendo quindi la tranquillità assoluta.

I tempi tecnici necessari per avere la propria copertura dipendono fondamentalmente alcuni parametri per i quali il periodo dell’anno nel quale viene ordinato prodotto e la tipologia di prodotto scelto. Se lo stesso rientra nell’ambito della casistica più ordinaria i tempi necessari per avere prodotto finito variano dalle due alle quattro settimane mentre nel caso in cui il progetto richieda una personalizzazione potrebbe essere necessario più tempo.

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L’aggiornamento periodico del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: comprendere il dettato normativo 81/2008 e s.m.i

Tra le tante modifiche introdotte dal testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i) spiccano gli aspetti della formazione e dei relativi aggiornamenti periodici con particolare riferimento all’obbligo di aggiornamento periodico della formazione per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

L’articolo 37 comma 11 stabilisce infatti che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (di seguito anche RLS) segua, con cadenza almeno annuale, un corso aggiornamento RLS la cui durata è variabile in funzione del numero di lavoratori presenti in azienda e di altri aspetti che andremo ad analizzare.

In particolare la prima ed importante suddivisione è tra aziende che contano tra i 15 ed i 50 lavoratori e le aziende che contano oltre 50 lavoratori. Per la prima tipologia vige un obbligo di aggiornamento annuale che deve essere compiuto mediante frequentazione di un corso la cui durata non deve essere inferiore alle 4 ore o comunque in linea con gli accordi previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro dello specifico settore in cui opera l’azienda, per la seconda tipologia la durata dei corsi di aggiornamento RLS non deve essere inferiore alle 8 ore annuali.

Ambito attualmente poco chiaro della normativa riguarda l’obbligo, presunto o stabilito per legge, di aggiornamento per le aziende che occupano fino a 15 lavoratori. Sebbene non esista formale obbligo così come stabilito nell’ambito dell’articolo 37 comma 11 si ritiene che in dette aziende ci si debba rifare ai casi previsti dall’articolo 37, comma 6 e cioè che la formazione debba essere eseguita in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi e che pertanto venga eseguita sulla base dei rischi contenuti nell’ambito della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro (in collaborazione con il RLS stesso). Questa linea guida è stata di recente consolidata anche da un’interpretazione del Ministero del Lavoro.

Circa i contenuti minimi che debbano essere trattati nel corso RLS per l’aggiornamento annuale ci troviamo nuovamente nell’ambito di un vuoto legislativo che, informalmente, lascia al datore di lavoro o al RLS stesso la scelta degli argomenti in relazione ai quali eseguire la formazione periodica (ciò a condizione che non sia stato stabilito nulla in sede di contrattazione collettiva nazionale, caso in cui si deve prendere in esame quanto stabilito dal proprio contratto di lavoro).

Un ulteriore argomento di difficile interpretazione riguarda la casistica in cui il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale non abbia seguito con rigoroso rispetto delle scadenze, nel corso degli anni successivi all’entrata in vigore del decreto legislativo 81/2008, la formazione periodica imposta dal dettato normativo. In questo caso si ritiene di doversi rifare a quanto stabilito in altri ambiti della legge con particolare riferimento alla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro ove viene stabilito che il mancato aggiornamento nei termini previsti per legge comporta l’annullamento totale della formazione pregressa pertanto raccomandiamo con forza il rispetto delle scadenze e soprattutto di ricordare l’importanza del corso aggiornamento RLS che deve essere visto non come un mero adempimento normativo ma bensì come un momento di crescita personale e professionale per quanto concerne la padronanza delle proprie competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro anche alla luce di un testo di legge estremamente tecnico soggetto a diverse modifiche occorse dalla propria emanazione originale.

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