Dotare la propria azienda di un software di disaster recovery è oggi più che mai necessario. In uno scenario in cui la criminalità informatica è all’ordine del giorno, in cui un buco nel sistema di sicurezza del proprio data center viene scoperto troppo tardi, quando i danni sono ormai pressoché irreversibili, bisogna prevedere anche le eventualità di calamità naturali come terremoti che possono devastare le server farm e far perdere così anni di lavoro e documentazioni aziendali. Oppure più comunemente un virus potrebbe infettare l’intera rete aziendale e deteriorare dei dati importanti memorizzati negli hard disk dell’ufficio. Una volta che il disastro è avvenuto è vitale per l’azienda avviare i processi di recupero dati, bisogna quindi avere un piano d’emergenza che permetta di riportare sulla carreggiata il business e farlo ripartire in piena funzionalità.
La continuità operativa e il disaster recovery non sono state prese molto sul serio dalle pubbliche amministrazioni italiane, infatti entro il 25 Aprile scorso, secondo quanto deliberato dall’art. 50 del Codice dell’Amministrazione Digitale, le pubbliche amministrazioni si sarebbero dovute adeguare al supporto della continuità operativa e al disaster recovery. Ma spesso il passo tra teoria e pratica è molto lungo e solamente poche PA hanno aderito alla legge. Eppure non si fa altro che parlare di informatizzazione, di infrastrutture tecnologiche e di server cloud.
Questo fatto ovviamente rallenta tutto il processo di digitalizzazione e di materializzazione dei documenti, mantenendo così il livello di burocrazia ai soliti livelli. L’importanza dell’attuazione di una continuità operativa e di software di disaster recovery, la si può notare già in questo periodo in cui alcune aziende dell’IT italiano si sono offerte di fornire il proprio programma di disaster recovery, a costo di produzione alle aziende colpite dal sisma in Emilia Romagna e che rischiano di perdere dati e documenti aziendali di anni di lavoro.
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