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Un’icona, molte voci

A 50 anni dalla sua morte, la scoperta di scritti privati di Marilyn Monroe è il punto di partenza del documentario “Love, Marilyn”,  diretto nel 2012 da Liz Garbus, acclamata regista di opere di successo come “Bobby Fischer against the world” e “The Execution of Wanda Jean”. Glenn Close, Uma Thurman, Ellen Burstyn, Marisa Tomei e tanti altri grandi attori, leggono brani tratti dai diari segreti di Marilyn, e interpretano persone che hanno lavorato con lei o l’hanno conosciuta.

Diva Universal ha presentato in esclusiva Prima TV questo documentario che offre una visione inedita della vita privata dell’iconica bionda.

Marilyn Monroe. Il suo vero nome è Norma Jean Baker ed è nata il primo giugno 1926 nel reparto per persone indigenti di un ospedale di Hollywood. Senza padre, la piccola Norma Jean è presente quando gli infermieri portano sua madre afflitta da schizofrenia all’ospedale psichiatrico di Norwalk. Un’infanzia terribile, segnata da violenze e trascuratezze tra orfanotrofi e affidi, è la premessa di un’esistenza disordinata e difficile, ma anche il motore del suo desiderio di riscatto. Quando infatti, nel 1945 un reporter militare la scova mentre lavora in fabbrica, l’adolescente, ritrosa e sempre a disagio, si trasforma nella modella che tutti i fotografi sognano. Quelle foto pubblicate dalla rivista “Yank”, sarebbero state le prime di una lunga serie. Solo un anno dopo, decolorati i capelli e firmato un contratto con la 20th Century Fox, Norma Jean Baker diventa Marilyn Monroe, e un pubblico sempre più vasto comincia ad amarla e seguirla lungo tutta la sua straordinaria carriera. Nonostante l’insicurezza e l’inaffidabilità professionale, sono ben 32 i film girati dall’attrice in soli 15 anni, in un crescendo d’interpretazioni memorabili. Susan Strasberg, attrice americana, racconta così Marilyn: «Lei aveva creato il personaggio Marilyn Monroe, era il suo sogno. Era solita dirmi che: “È una sorta di mostro, di Frankenstein. L’ho creato ed ora sono costretta a interpretarlo ed è strano essere vittima della propria creazione.” Quando volle liberarsene, Hollywood voleva che continuasse ad interpretare il ruolo della “bionda” perché li faceva arricchire!».

Poco prima della sua morte nell’estate del ’62, la vita di Marilyn è completamente in subbuglio. La depressione dovuta ai numerosi aborti naturali e al fallimento del suo terzo matrimonio è aggravata da uno stato di profonda solitudine. Un anno prima, dopo un fugace flirt con John F. Kennedy, tra lei e suo fratello Bobby inizia un’intensa relazione. La sua eclatante apparizione al compleanno del presidente mette in imbarazzo l’intera famiglia Kennedy e Bobby la scarica. Col peggiorare della sua depressione la Fox è in procinto di annullarle il contratto. Solo Joe DiMaggio continua ad esserle vicino ma, improvvisamente dopo l’ennesimo ricovero, le sue condizioni fisiche e mentali volgono al peggio e nella notte tra il 4 e il 5 agosto, dopo una frettolosa autopsia, la versione ufficiale è: “probabile suicidio per overdose di barbiturici”. Joe DiMaggio è l’unico a farsi avanti per reclamare la sua salma. L’8 agosto del ’62 al Westwood Memorial Park Cemetery hanno luogo i funerali. Joe invita solo pochissimi amici e parenti dell’attrice e si preoccupa di farle avere sempre nuovi fiori: per 20 anni e tre volte la settimana, una fioraia continuerà a mettere nuove rose sulla sua tomba.

 

Barbara Braghin

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