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Milano Art Gallery: il mondo al femminile nella pittura di Stefania Buccio Gonzato

L’artista Stefania Buccio Gonzato sarà presto protagonista di una mostra personale, dal titolo “Donne, visioni, sogni” prevista dal 13 al 27 maggio 2016 e allestita all’interno della rinomata galleria “Milano Art Gallery” di Bassano del Grappa, in via portici lunghi 37, nel centro storico del paese e a due passi dalla conosciutissima piazza della libertà. La pittrice, sarà poi in esposizione anche nella grande mostra collettiva di Spoleto Arte, ospitata presso Palazzo Leti Sansi, dal 25 giugno al 24 luglio 2016. Entrambi gli eventi sono organizzati dal manager della cultura Salvo Nugnes.

Delineando le caratteristiche particolari, che spiccano nello stile della Buccio Gonzato, la curatrice Elena Gollini dice “La pittura della Buccio Gonzato si pone tra illusione introspezione. Illusione di vivere una realtà, come fosse sempre ancora del tutto da scoprire e da conoscere fino in fondo e introspezione, come chiave di lettura della propria esistenza come artista e come persona”.

E ancora sottolinea “Le sue immagini figurative evocano al loro interno significati simbolici e allusioni sottese. I suoi volti e corpi femminili, descritti nei tratti fisionomici con elaborazione peculiare e personale vagamente retrò, hanno una valenza profonda, oltre la pura descrizione estetica e rappresentano delle -icone moderne- tra realtà e fantasia, calate in una metamorfosi spirituale e terrena, che le rende uniche e speciali”.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: STEFANIA BUCCIO GONZATO PROPONE LE SUE RAFFIGURAZIONI FEMMINILI

È imminente l’apertura ufficiale della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” allestita nello storico Palazzo Falier, residenza nobiliare del XV secolo, situata sulle rive del Canal Grande a Venezia, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Stefania Buccio Gonzato è tra gli artisti designati per partecipare all’importante evento, che resterà in loco dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014 con la presenza d’eccezione di nomi altisonanti tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì e altri noti esponenti.

 

La Buccio Gonzato, si pone davanti alle tele come se stesse scrivendo un libro di racconti, descrivendo il suo mondo circondato dagli affetti familiari. Un paesaggio intriso di emozioni sue proprie, basato su un’introspezione femminile, talvolta anche piacevolmente ludica e giocosa, che invita a condividere con lo spettatore. Nei quadri imprime storie di donne, delle loro amicizie, della reciproca solidarietà delle madri e delle figlie, esortando a ricordare ed assaporare la serenità generata dai sentimenti più semplici, spontanei e genuini. Tratteggia uno stile dall’inconfondibile personalizzazione, che recupera l’illustrazione e l’Arte Naïf e congiunte insieme, definendo delle realtà marcatamente accentuate e amplificate, in cui le figure sono sempre ritratte in primo piano e appaiono visibilmente ingrandite e ingigantite, rispetto al contesto d’ambientazione di contorno, creando un’intenzionale sproporzione dimensionale.

 

Commentandone le peculiari caratteristiche espressive il Professor Sgarbi spiega “Un mondo accessibile a pochi, quello delle donne. Portatrici di vita, amazzoni nel combattimento, grintose e astute giocatrici nelle vita, eppure fragili come cristalli appena le scopri. La Buccio Gonzato ci mostra quel mondo attraverso le sue tele incastonandolo in brevi storie di vita quotidiana. Le sue sono donne generose, dalle forme morbide, i capelli voluminosi e gli occhi grandi. Sono piene di speranze, truccate, agghindate come bambole, con in testa cappelli talvolta troppo vistosi. Vogliono apparire, essere osservate, ammirate e amate”. E prosegue “L’artista pone la scena tutta in primo piano, comprimendo corpi e spazi. Solo ogni tanto c’è una stretta via di fuga verso la città. Con una netta linea nera delinea i profili di volti, architetture e oggetti. Con colori corposi vivaci e brillanti, riempie le ampie zone così tracciate. Non si cura delle proporzioni. Esagera, sfiora la caricatura: è la nostra attenzione, che vuole”.

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