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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI LAURA SCARINGI

A seguito della positiva partecipazione alle mostre di “Spoleto Arte” Laura Scaringi è stata selezionata nell’esclusivo parterre di artisti presenti al prestigioso appuntamento di “Spoleto incontra Venezia” che sarà allestito dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. La location ospitante è l’aristocratica residenza veneziana di Palazzo Falier, posto sul famoso Canal Grande, in posizione centralissima. La curatela dell’evento è sotto l’autorevole guida di Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes.

 

Il collage artistico è uno dei generi più apprezzati e utilizzati dai pittori di tutte le epoche. Attraverso esso la Scaringi si inserisce nell’ambito di una tecnica particolarmente versatile e moderna, di forte diffusione, che occupa una posizione specifica ben precisa e definita, influendo negli ultimi decenni in modo consistente sulla metamorfosi evolutiva avvenuta nell’arte contemporanea.

 

Con il collage esterna la più completa e libera creatività e fantasia stilistica, dimostrando una capacità esecutiva impeccabile. Realizza opere originalissime, dotate di intensa forza espressiva e raggiunge degli effetti visivi assai coinvolgenti per il fruitore. Dall’esecuzione dettagliata e scrupolosa scaturiscono rappresentazioni finite e compiute, mai improvvisate, frutto della profonda dimensione emotiva, che le permette di mettersi in contatto diretto con la sfera interiore più intima e sconosciuta del suo io, arricchendo di vivace suggestione emozionale le immagini rievocate.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI LUCIANO TREVISAN

Tra gli artisti in mostra a “Spoleto incontra Venezia” ci sarà Luciano Trevisan, assieme a nomi di spicco come Dario Fo, Eugenio Carmi e José Dalì. L’esposizione si terrà a Palazzo Falier, nobile dimora veneziana sul Canal Grande, dal 28 settembre al 24 Ottobre 2014, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager Salvo Nugnes. Di seguito, l’intervista:

 

D: Come nasce l’occasione di partecipare a questo importante evento espositivo?

R: Primo motivo: sono stato invitato. Secondo motivo: la mostra a cura di Vittorio Sgarbi è garanzia di competenza, serietà e prestigio. Terzo motivo: l’abbinamento di due Città d’Arte come Spoleto e Venezia esaltano l’iniziativa dell’esposizione dandole un valore internazionale, inoltre la mostra si svolge in concomitanza con la 14a Biennale Internazionale di Architettura. Quarto motivo: la bellissima sede espositiva di Palazzo Falier con i suoi originali liagò. Quinto motivo: l’importante adesione del Presidente della Repubblica.

 

D: E’ la prima volta che espone a Venezia?

R: Per la 54a Esposizione della Biennale, il Prof. Paolo Levi inviò la segnalazione del mio lavoro artistico al Coordinamento Organizzativo Arthemisia Group di Roma, ma ci fu un disguido e la documentazione arrivò in ritardo. Questa è la prima volta.

 

D: Quali opere esporrà e quale orientamento tematico seguono?

R: Esporrò 6 opere: Pietà (2005); Il costo del petrolio (2007); Luci di Natale (2007); Dacci oggi il nostro pane quotidiano (2014); Gaza (2014); Madre Teresa di Calcutta (2013). Per quanto riguarda l’orientamento tematico rispondo con queste parole: i miei quadri sono camere di vita. Apriamo la porta ed entriamo. Ci troviamo di fronte alla rappresentazione di una realtà che conosciamo, ma che per comodità facciamo finta di non vedere. Avvenimenti che ci richiedono delle risposte. I miei quadri sono l’agenda dove ho scritto con il pennello oltre 40 anni di avvenimenti e disattenzioni dell’uomo.

 

D: Quando e come è avvenuto il suo approccio al mondo dell’arte?

R: Da bambino il mio giocattolo preferito era la matita, la superficie di marmo bianco del grande tavolo di casa è stato il mio primo foglio dove esprimere le mie emozioni. Passione che poi si è concretizzata con lo studio e il lavoro. Ho frequentato dapprima l’Istituto di Belle Arti di Vercelli, ho proseguito i miei studi a Milano alla Scuola del Castello Sforzesco, e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo un’ulteriore esperienza di studio a Zurigo, sono tornato a Milano e mi sono diplomato anche come Tecnico Pubblicitario Professionista. Ho costruito immagini coordinate per centinaia di aziende leader: dal marchio alla modulistica, dal progetto di arredo di uffici, punti vendita, centri commerciali, stand, disegni industriali di prodotti, alla comunicazione pubblicitaria, ma ho sempre trovato il tempo anche per continuare l’ attività di pittore. A volte lo sfrenato mondo del consumismo mi ha portato a realizzare quadri di denuncia come “I vitelli d’oro” del 1970 oppure “Natura morta” del 1971, ecc.

 

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell’arte e della cultura, con fama internazionale?

R: Spoleto, una città ricca di storia, arte e cultura, conosciuta nel mondo anche per le manifestazioni  come il Festival dei Due Mondi; Venezia città lagunare unica al mondo, conosciuta non solo per le sue grandi opere d’arte, per il suo Carnevale e in modo particolare per le Biennali, esempio di ricerca culturale e innovazione nei vari settori dell’arte. L’incontro di queste due realtà culturali in concomitanza con la 14a Biennale Internazionale di Architettura, in un momento storico di incertezze e difficoltà economiche internazionali, è un grande segnale per la cultura Italiana sulla strada del Cambiamento e dello Sviluppo.

 

D: E’ compiaciuto di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?

R: La scelta della mia partecipazione a questa mostra abbinata a illustri nomi di artisti, è motivata dalla certezza che questa iniziativa culturale verrà seguita da molte persone, così i messaggi dei miei quadri denuncia avranno modo di arrivare al grande pubblico.

 

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale?

R: È complicato oggi definire la parola “arte”. Tutto è arte: in questa corsa sfrenata del nostro tempo è difficile soffermarsi e vedere, per poi pensare. Oggi un quadro viene giudicato un’icona ferma e superata. Oggi si sente il bisogno di sperimentare: reazioni visive, provocazioni, “performance”, come i manichini impiccati ad un albero, dove l’artista non ha eseguito la costruzione del soggetto, né ha provveduto a collocarlo; così come il pescecane, il teschio, il letto sfatto; oggi basta avere le idee, non serve più saper dipingere o scolpire, siamo diventati tutti artisti, così ci ha insegnato la TV, e il mercato delle aste guidate.

 

D: Ci sono degli artisti e/o delle correnti, che apprezza in modo particolare?

R: Certamente sono erede della pittura del ‘900, ma ogni giorno incontro gli artisti che hanno stimolato in me l’amore per l’arte; frequento visivamente le loro mostre, rileggo la storia del loro percorso. Artisti vicini al mio modo di pensare, pittori che hanno dipinto la vita, il costume, le disattenzioni del loro tempo, come: Bosch, Bruegel, Hogarth, Goya, Munch, Hopper. In modo particolare apprezzo: Giotto, Beato Angelico, Piero della Francesca, Antonello da Messina, Caravaggio, Velazquez.

 

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Intervista al noto pittore Intervista all’artista Alessandro Testa in occasione delle mostre di Spoleto incontra Venezia

Il noto pittore Alessandro Testa esporrà le sue opere alla prestigiosa mostra di “Spoleto incontra Venezia” che avrà sede nella storica residenza nobiliare di Palazzo Falier, edificio affacciato sul Canal Grande. L’esposizione sarà curata da Vittorio Sgarbi, con la direzione di Salvo Nugnes, e si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. Di seguito, l’intervista all’artista. 

D: Come nasce l’occasione di partecipare a questo importante evento espositivo?

R: L’occasione nasce dopo aver partecipato e apprezzato l’organizzazione e il successo della mostra ”Spoleto Arte” tenutasi dal 27 Giugno al 24 Luglio 2014, presso Palazzo Leti Sansi, a Spoleto.

D: È la prima volta che espone a Venezia?

R: No, ho esposto in diverse mostre collettive, tra le quali “Venezia Misteriosa 2^ edizione “presso Ca’ Zanardi nel 2010, “Carnevale di Venezia” nel 2011, Magazzini del Sale Bucintoro 1882 (L’Apocalisse) nell’anno 2012.

D: Quali opere esporrà e quale orientamento tematico seguono?

R: Presenterò 12 opere, che seguono l’orientamento pittorico dell’Astrattismo. 

D: Quando e come è avvenuto il suo approccio al mondo dell’arte?

R: La mia esperienza artistica inizia sin dal 1979, con la produzione di bassorilievi e sculture in legno e rame figurativi. Pittoricamente parlando, invece, dal 2005, perché con la pittura astratta riesco a esprimere meglio tutta la mia energia e rabbia.

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell’arte e della cultura, con fama internazionale?

R: Sono due città che ospitano l’arte a tutto tondo.

D: È compiaciuto di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?

R: Certamente sì. Ne sono onorato.

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale? 

R: La mia modesta opinione è che l’arte andrebbe apprezzata in ogni sua sfaccettatura in quanto non è mai statica, ma evolve con i tempi.

D: Ci sono degli artisti e/o delle correnti, che apprezza in modo particolare?

R: Io sono affascinato soprattutto dal mitico Jackson Pollock e dai grandi pittori Joan Mirò, Vasilij Kandinskij e Tancredi Parmeggiani.

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SPOLETO INCONTRA VENEZIA: IN ESPOSIZIONE L’ECLETTICA PITTRICE AIDA ABDULLAEVA

L’eclettica pittrice Aida Abdullaeva, già presente alle grandi mostre di “Spoleto Arte” ottenendo ottimi consensi, rientra nel novero dei rinomati artisti partecipanti all’attesissimo evento di “Spoleto incontra Venezia” sotto l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi e con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. La location ospitante designata è l’elegante Palazzo Falier, nel cuore della meravigliosa città lagunare affacciato sul Canal Grande e si svolgerà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014.

 

Nei dipinti emerge una spiccata raffinatezza dei soggetti, che suggerisce all’osservatore un nuovo modo di ascoltare la propria voce interiore e di analizzare le passioni e i turbamenti. Si evidenzia la marcata emozione visiva, che prescinde dal fattore puramente razionale, parlando e comunica direttamente tramite l’istinto più spontaneo e il moto dell’anima, che ne guidano la mano sulla tavolozza.

 

Le opere sono sinonimo di totale completa libertà creativa e contengono una progettualità cromatica, che predilige tonalità brillanti, all’insegna della piena vitalità dinamica dell’immagine rievocata. Questa peculiare connotazione distintiva viene enfatizzata dalla costante ricerca di perfezionamento della costruzione elaborativa, per ricavare una resa d’effetto, in cui l’immediato impatto estetico, di elevata intensità, consente collegamenti sul piano esistenziale e spirituale, che l’occhio sensibile dello spettatore deve saper recepire e interpretare.

 

Aida concepisce l’arte come un filtro allusivo per veicolare e rispecchiare desideri, vicende, segreti, tormenti, problematiche, che supera il magnetismo spettacolare e quasi teatralizzato dello scenario e diventa portavoce simbolico di sguardi indagatori, che nel silenzio meditativo della suggestione impongono domande e attendono risposte.

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NICOLA SACCO: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

In occasione delle prossime mostre “Spoleto incontra Venezia” che si terranno dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, con la curatela di Vittorio Sgarbi e l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, sarà possibile ammirare l’interessante produzione pittorica del locrese Nicola Sacco. L’esposizione avrà luogo nel contesto della nobile dimora di Palazzo Falier, che si trova a Venezia sul Canal Grande.

 

Sacco oltre a dipingere è anche un esperto scultore di legno. La fonte d’ispirazione principale e costante è data dalla viscerale passione per la natura, di cui ha compiuto uno studio accurato e completo, attraverso la rappresentazione di flora e fauna tipiche delle nostre località, del mediterraneo, che considera soggetti misteriosi e affascinanti nel contempo. Predilige gli aspetti del paesaggio agricolo e montano. La trasposizione in opera avviene a seguito di una rilettura, che mette in risalto la personalità e il punto di vista dell’artista.

 

Tramite le sue narrazioni visive proietta l’osservatore un mondo assai variegato e ricco di colori. Il linguaggio cromatico davvero ricercato e tematiche di rilievo, che ne evidenziano l’indole dall’intenso spessore. Nicola Sacco è riuscito a elaborare una segnica assolutamente personalizzata, avvalendosi soprattutto di tonalità e sfumature calde e avvolgenti. La luce domina sull’oscurità, che viene solo accennata, ma le tenebre e il buio scompaiono. Le tele sono strumento per esprimere e divulgare profondi sentimenti emozionali, di cui sacco diventa portavoce con la propria ricerca stilistica.

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ANGELICA CIOPPA PROPONE LA SUA ELEGANTE ARTE FLOREALE

A fronte del meritato successo ricevuto in occasione delle mostre di “Spoleto Arte” la pittrice Angelica Cioppa sarà presente nel contesto espositivo di “Spoleto incontra Venezia” che avrà l’esperta curatela del professor Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. La pregiata iniziativa artistica si svolgerà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, all’interno di un rappresentativo palazzo veneziano d’epoca, il Falier, affacciato direttamente sul Canal Grande.

 

Le raffigurazioni della Cioppa si dilatano e si espandono occupando ampio spazio di colore, steso con pennellate forti e decise, per creare tonalità sferzanti e prorompenti, che si estendono mostrando una matericità pura, incontaminata, spesso caratterizzata da una voluta tendenza alla deformazione, che genera una sorta di distacco, una forma di estraneità del fiore stesso rispetto al contorno pittorico circostante, elevandolo in posizione dominante, di nevralgica e focale centralità, come protagonista assoluto dello scenario circostante.

 

L’impatto estetico è ricco di intrinseca misteriosità naturale, dalla seduttiva ed enigmatica raffinatezza. Il mondo fiorito viene recuperato dalla fantasia ideativa dell’artista come fosse una leggenda virtuale densa di magiche presenze multiformi, rigogliose e floride nell’essenza sostanziale del loro essere ed esistere, ma rispecchianti anche un inevitabile destino di precarietà, poiché il fascino insito viene intaccato dall’inesorabile scorrere del tempo, che ne preannuncia il triste destino, come accade per ogni cosa bella.

 

Le incantevoli e delicate riproduzioni non sono mai eseguite in stile puramente copiativo e decorativo, ma si accostano a significativi messaggi lanciati allo spettatore, in virtù di un’esperta capacità rielaborativa e di una dettagliata analisi personale. I suoi fiori sembrano chiedere l’accondiscendente simpatia di chi li osserva, in un moto appassionato di sopravvivenza, quali creature vive e palpitanti, da preservare e custodire nel loro massimo splendore.

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MARIA PETRUCCI: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

Reduce dalle recenti mostre di “Spoleto Arte” dove ha conseguito positivi riscontri ad elogio, la scultrice Maria Petrucci si appresta a partecipare a un’altra importante iniziativa artistica di portata internazionale, un evento già attesissimo denominato “Spoleto incontra Venezia” con la curatela di Vittorio Sgarbi, che si svolgerà dal 28 Settembre al 24 Ottobre, nel magico scenario veneziano. La direzione è gestita dal manager produttore Salvo Nugnes. La location ospitante scelta è il maestoso Palazzo Falier, affacciato sul Canal Grande.

 

La propensione stilistica coerente e consapevole di perseguire un filone legato alla tradizione scultorea di origine popolare all’antica tematica di matrice agreste e naturalistica, consacra le sue incantevoli riproduzioni come autentiche opere d’arte, permanenti e indelebili nel tempo, che viene scolpito e rimane quasi inglobato e cristallizzato all’interno di esse, interrompendo la scansione cronologica, per renderle eternamente presenti e sempre attuali agli occhi dello spettatore.

 

Il legno, designato come materiale prediletto di lavorazione, per le acclarate virtù di duttilità e versatilità, viene forgiato con eccelsa capacità manuale e diventa una sorta di simbolico diario di vita, sul quale incidere e raccontare i pensieri, svelando le riflessioni emozionali e gli stati d’animo, che pervadono l’artista durante l’azione esecutoria. Nell’atto creativo la Petrucci dimostra impeccabile e approfondito studio analitico ed esperte cognizioni, che si riflettono nelle armoniose proporzioni dei soggetti raffigurati, che emergono dalla spazialità della massa indistinta e indefinita. Tali entità inermi acquistano una vibrante vitalità e si slanciano in proiezioni, di fluttuante e sinuoso dinamismo.

 

Nella suggestiva narrazione si può cogliere la radice della cultura realista d’impronta esistenziale, che compare anche nel resto dell’eterogenea produzione, dove i dipinti a olio, i paesaggi caratterizzati da elementi sperimentali e gli oggetti tipici dell’arcaica civiltà agricola e contadina, forniscono preziosi ricordi da far rivivere e fissare nella memoria delle generazioni future.

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MONIKA MECARELLI: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

Si preannuncia un’iniziativa altisonante la corposa esposizione artistica di “Spoleto incontra Venezia” presso il prezioso contesto di Palazzo Falier, a Venezia, affacciato proprio davanti al Canal Grande, che avrà l’egida curatoriale del critico Vittorio Sgarbi e la direzione del manager Salvo Nugnes. L’evento si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. Nel novero degli artisti scelti per partecipare, spiccano nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì, accanto a esponenti di talento del panorama attuale, come Monika Mecarelli, che porterà in visione la sua arte ispirata dal misticismo simbolico, rivisitato in formula di originale personalizzazione.

 

La Mecarelli si dedica all’ambito figurativo spaziando dall’acquerello alla grafica, dalla decorazione per arredo di alto design alla pittura, incluso quella su tessuto sul quale realizza opere con soggetti derivanti dalle immagini sacre, con particolare riferimento all’iconografia ortodossa russa. Di recente, ha orientato la sua ricerca sperimentale verso uno stile d’impronta più moderna e contemporanea.

 

Nelle sue creazioni si delineano tragitti ordinati o di complessa articolazione, che le fitte trame metalliche imprimono sulle tele ancora intatte. Questi incroci vogliono esprimere insieme il concetto di dilemma e quello di soluzione, come se una delle due forze superasse l’altra, in una sfida simulata virtualmente. Il metallo racconta e descrive l’energia di un periodo, nel quale risultava quasi necessario e imprescindibile attribuire una chiave interpretativa di esercizio esistenziale irrinunciabile.

 

Le sequenze d’intreccio, senza opporsi tra loro, generano emozioni transitorie e bloccano rendendo definitivo l’attimo sublime della casualità, fermandolo nel suo moto mai scontato. Talvolta, comprimono e danno ordine al variabile fluire del tempo, del suono, dello sguardo, nell’intento di formare connessioni di armonico equilibrio per inglobare l’elemento mutevole all’interno di una memoria inconfutabile e ben tangibile. In tale prospettiva l’uso del colore diventa quasi sempre superfluo, nel percorso di traduzione dell’attimo istantaneo, che lo trasforma in -cose- accorpando visioni essenziali, ma ricche di profondi contenuti comunicativi, da condividere con il fruitore.

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Barbara Pazzaglia esporrà le sue creazioni in occasione di Spoleto incontra Venezia a cura di Vittorio Sgarbi

Conto alla rovescia per l’appuntamento attesissimo di “Spoleto incontra Venezia” che apre i battenti in data 28 Settembre e prosegue fino al 24 Ottobre 2014, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Si annunciano presenze d’eccezione tra gli artisti esposti, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì. L’allestimento è tra le mura del secolare Palazzo Falier, nobile dimora veneziana sul Canal Grande. 

L’artista Barbara Pazzaglia partecipa all’esclusivo evento con una serie interessanti di dipinti di matrice impressionista. Nel raccontarsi e nel descrivere il suo percorso stilistico spiega “Sono una pittrice impressionista, intenzionale, vitalista. Ho l’atteggiamento intenzionale degli impressionisti, anche se ho l’istinto dell’action painter. Ogni linea è perciò una vera esperienza con la storia unica. Essa non illustra è piuttosto la percezione della sua stessa attuazione. La mia attenzione si rivolge ai piaceri, che scaturiscono dalle impressioni, dalle sensazioni, dalla percezione, dal corpo, dall’intelletto. L’impressione è un modo di guardare un’opera d’arte e per gli artisti è un modo per escogitarla e inventarla. Quindi la percezione è un pensiero, un’elaborazione, riguarda l’intelletto. La mia pittura lascia immaginare attraverso l’impressione e suscita la curiosità della percezione. La natura è per me fonte d’ispirazione primaria. I colori sono molti importanti, così come l’impianto del quadro, la sua struttura e le emozioni, che comunica”. E aggiunge “Il Bianco è sempre presente come luce intera, somma di colori puri, è l’assenza di confini, l’infinito. Poi il Rosa, spesso colore del cielo al crepuscolo o all’alba molto amato da Freud e Goethe, anche colore dei fiori e le rose dell’incarnato. Poi il Verde, il colore delle piante vitali nella loro fotosintesi clorofilliana. Poi il Celeste, colore del cielo e del mare. Mi ispiro anche ai colori della cosmesi come Warhol”.

Sgarbi nel commentarne il talento dice “La Pazzaglia sa e vuol sempre sapere su se stessa. Si confronta continuamente con l’ambito della riflessione colta, con pieno profitto. L’inclinazione impressionistica, che si riconosce è da intendere letteralmente piuttosto, che nel senso attribuito dal lessico critico più consueto, volendo sondare i termini della corrispondenza tra la percezione ottica e la sua conversione, che è appunto l’impressione, in reazione emotiva. Tanto più si concentrerà sulla disanima di questi meccanismi, preservando il candore dell’ispirazione, che ancora la sostiene dalla tentazione dell’eccesso intellettualistico, tanto più le sue opere riusciranno a coinvolgerci con i loro sermoni pronunciati sottovoce, simili ai piccoli, semplici incanti di certi racconti esoterici”.

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SPOLETO INCONTRA VENEZIA: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI ALESSANDRO TESTA

In occasione delle rinomate mostre di “Spoleto incontra Venezia” l’affermato pittore spoletino Alessandro Testa porterà le sue variegate visioni pittoriche di matrice astratta informale. L’iniziativa di livello internazionale, è curata dal professor Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. L’esposizione si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, tra le storiche pareti del Palazzo Falier, splendida struttura risalente al XV secolo, situata nel cuore di Venezia, sul Canal Grande.   Testa, ha già partecipato con successo a “Spoleto Arte” ricevendo significativi commenti ad elogio anche da parte del curatore Sgarbi, che lo ha accostato al gusto stilistico di Tancredi, come fonte ispiratrice, che lo guida dichiarando “Lavora con gestualità marcata e incisiva, istintiva quasi  nervosa e irrazionale, graffiando le superfici limacciose e materiche delle tele, con macchie distribuite a sprazzi di colori volutamente contrastanti”.   Per lui la pittura è essenzialmente simbolo di colore, che si intreccia, si espande e si dipana all’interno del quadro come un arcobaleno variopinto, trasformandosi in un prezioso strumento per suscitare emozioni e sensazioni, così come in efficace e potente mezzo per generare un legame armonioso ed inscindibile, tra se stesso e le immagini realizzate.   Sul suo campo d’applicazione spiega “Non so dipingere, cerco solo di creare per lanciare un messaggio da condividere con il fruitore”.

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“CLARA BRUNELLI”: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

Grande attesa per le mostre di “Spoleto incontra Venezia” curate dal Professor Vittorio Sgarbi, che si svolgeranno dal 28 Settembre al 24 Ottobre, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Location ospitante è il secolare Palazzo Falier, che si affaccia sul suggestivo Canal Grande veneziano. Nel corposo elenco di presenze importanti, si inserisce Clara Brunelli, che esporrà la sua arte ispirata dal “Cosmicismo” termine particolare, con cui indica il suo modo di dipingere, con uno schema personalizzato e rivisitato, che si discosta volutamente da quello scientifico.

 

Per “Cosmicismo” si intende un orientamento di pensiero, dove l’elemento astronomico e cosmologico, inteso come raffigurazione di curvatura di elevate dimensioni, dello spazio tempo, delle galassie, delle orbite dei cosmici, dell’esistenza delle meteoriti, è predominante. Ogni opera della Brunelli è certificata dall’autenticità del frammento di meteorite classificata H5/6 e chiamata Hah 296, del tipo condrite ordinaria con età approssimativa di oltre 4,5 miliardi di anni, caduta sulla Terra qualche centinaio di anni fa. I suoi quadri sono realizzati con colori ad olio ed impreziositi dalla minuta segmentazione dell’intrigante pietra, che percorrendo e attraversando nebulose, galassie, pianeti e costellazioni, è arrivata a posarsi nel deserto, in cui lei stessa l’ha rinvenuta.

 

Nelle creazioni non c’è nulla di casuale, i paesaggi, le tonalità cromatiche, le emozioni vissute personalmente e trasferite sulle tele, si basano su esperienze e ricordi custoditi e rielaborati in prima persona. Da autodidatta, che agisce sempre con spiccata fantasia, spontaneità e immediatezza, manifesta la fervida passione per le meteoriti e per i luoghi misteriosi da cui provengono, mediante la variegata produzione artistica a tema.

 

La Brunelli spiega “Raffiguro le immagini di meteoriti, che bucano l’atmosfera a velocità cosmica e che frantumandosi mentre la loro anima fonde, diventano -Polvere di stelle- , testimonianze di eventi e di mondi sconosciuti immensamente lontani. Frammenti, che precipitano in scenari desolati di rocce emergenti dalla sabbia rovente. Luci abbaglianti, miraggi incantati, gelidi cieli notturni, che sovrastano il silenzio e le incognite dell’oscurità, addolciti dal richiamo magico delle stelle e delle galassie”.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: IL PITTORE ALESSANDRO SERRA ESPONE IL SUO MAGICO E MISTERIOSO SURREALISMO FIGURATIVO

La prestigiosa compagine artistica culturale di “Spoleto incontra Venezia” sta per aprire i battenti con la curatela di Vittorio Sgarbi, all’interno della secolare struttura aristocratica di Palazzo Falier, affacciato sul Canal Grande veneziano, con l’esposizione straordinaria di esponenti illustri come Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì. La grande mostra si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 sotto la direzione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes.

L’artista Alessandro Serra, che rientra nel selezionato novero dei partecipanti, propone una pittura molto personalizzata, sempre alla ricerca del sublime e proiettata verso l’elemento magico e misterioso. La sua creatività è libera e spontanea, non catalogabile in base a stereotipi figurativi e concettuali predefiniti. Onora e ammira i fondamentali valori trasmessi dai sommi maestri del passato come Caravaggio, Michelangelo, Van Gogh, Kandinskij, Monet, Goya, ma conserva la sua identità perseguendo uno stile autonomo e indipendente.

Dalle significative considerazioni si coglie il filo conduttore del dinamico percorso intrapreso “L’arte mi dà la libertà e la possibilità di sperimentare mondi interiori e segreti, di rivivere tratti di vite precedenti, di volare nell’immaginazione e sentirmi per un momento creatore, per ritornare subito presente e comprendere -Il mio fare arte-. Ma soprattutto l’arte mi dà gioia e mi fa stare bene”. E aggiunge “La forte emozione si accende quando dipingo e ascolto musica. I suoni scelti per ogni opera sembrano lanciati dal cielo, arrivando dritti al cuore mi fanno sognare e dipingere”.

Predilige la tecnica pittorica ad olio su tela per l’estrema duttilità di lavorazione e l’inesauribile possibilità di ottenere molteplici effetti cromatici, poiché i colori possono essere sovrapposti, sfumati, trasformati e corretti di continuo, senza che si perda l’immediatezza e la freschezza percettiva del tocco.

Il genere espressivo è una mescolanza in alchimia di figurativo, astratto, fantastico e surreale. Serra spiega “Le figure delle mie opere, di proposito, appena un po’ naif, non sono protagoniste dell’opera stessa, sono lasciate fuori scena. Esse sono un contorno come la cornice del quadro. I veri soggetti sono: il pensiero e la riflessione delle figure stesse e l’atmosfera astratta, dove il mio spirito protagonista è interprete di profonde sensazioni. L’arte dialoga con il nostro mondo interiore, ma si manifesta attraverso un lavoro manuale, costituendo un ponte tra i nostri sogni più intimi e la vita concreta”.

Egli si pone come obiettivo prioritario lo sviluppo personale, il miglioramento attraverso l’amore per la conoscenza di se’ e di tutti gli strumenti necessari al raggiungimento di un “Fare artistico” di elevata qualità costituito da piccoli e semplici passi affrontati gradualmente, sentendo il desiderio e il bisogno di crescita espressiva.

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“LUIGI PICCIONI”: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

Il noto pittore spoletino Luigi Piccioni a fronte della positiva partecipazione a “Spoleto Arte”  è stato inserito nell’elenco ufficiale degli artisti delle mostre di “Spoleto incontra Venezia“, che si terranno dal 28 Settembre 2014 con l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi, presso il nobile Palazzo Falier, posto sul Canal Grande a Venezia, in posizione centralissima. L’evento, diretto dal manager produttore Salvo Nugnes, resterà allestito in loco fino al 24 Ottobre 2014, con l’esposizione di artisti del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì.

 

Piccioni vive e interpreta la cultura pittorica e la passione per l’arte con la radicata e vivace energia appartenente ai “Figli dell’Umbria“. È cresciuto e si è formato dapprima in un ambiente di stampo figurativo tipico di Spoleto, poi è entrato in contatto con l’ambito artistico romano degli anni Settanta, approcciandone i canoni e le tematiche distintive.

 

Nel commentarne il talento, Sgarbi ha dichiarato “Passato attraverso l’esperienza dell’Astrattismo, Piccioni ritorna alla figurazione con sobria eleganza. Le sue doti di disegnatore sono amplificate dall’utilizzo di supporti non convenzionali”.

 

Il suo racconto biografico è assimilabile a un romanzo narrato su tela, il suo modo di esprimere l’estro creativo e di concepire l’elaborazione dei dipinti suscita immediato coinvolgimento emozionale nel fruitore e trasmette un variegato Universo interiore, traducendolo in visioni spettacolari, che sembrano rievocazioni di attimi e istanti di caos, che si sta evolvendo e trasformando gradualmente in una dimensione di cosmo armonioso, avvolto da bellezza pura e sublime.

 

Possiede la preziosa dote di saper tradurre la sfera interiore e spirituale in raffigurazioni, celebrative della dinamica e fantasiosa immaginazione del vissuto più intimo e introspettivo. Utilizza anche elementi di supporto, derivanti da materiali riciclati e di recupero, dimostrando radicata competenza tecnica e consolidata versatilità strumentale. Riproduce coinvolgenti rievocazioni dal fascino accattivante e dall’avvolgente atmosfera, che attirano e catturano lo spettatore, suscitandone da subito la curiosità ad approfondire i significati e le tematiche, alla base della sua ispirazione creativa e conquistandone l’attenzione interattiva.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI MARIO TONINO

Spoleto incontra Venezia” è un appuntamento imperdibile, previsto dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, nell’incantevole cornice veneziana, che convoglierà in esposizione nomi illustri, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì. La curatela è affidata al professor Vittorio Sgarbi, mentre del comparto organizzativo si occupa il manager produttore Salvo Nugnes.

 

Tonino ha ideato e sviluppato una ricerca personale, riguardante l’espressività della materia, nel suo essere energia, che lo stimola a fondare nel 2010 un movimento artistico denominato “Dunstschleier Kunst“, concepito come simbolico contenitore di innovative e avveniristiche esperienze. Il termine “Dunstsclheier” è composto dall’unione dei sostantivi “Dunst” che significa vapore e “scleier” che significa velo. Nel linguaggio comune viene utilizzato per indicare quella foschia luminosa delle mattine estive o tardo-primaverili e per sintetizzare la luminosità diffusa, leggera e vibrante. Ricondotto alla sperimentazione di Tonino, si traduce nella rappresentazione della luce, considerata come protagonista assoluta e dominante.

 

Le opere rifulgono e splendono avvolte e pervase da suggestiva luminescenza. Non è la luce intesa in pittura nel senso più tradizionale, ma una speciale “luce nella luce” che in un ambiente aperto attraverso la sua intensità variabile, scandisce i movimenti dinamici dell’insieme, infondendo forza e leggerezza. Tonino riscopre l’essenza dell’unione tra uomo e contesto materico circostante, ristabilendo un equilibrio, poiché l’uomo non è un maestro, che sottomette la materia, ma interagisce con essa, studiandone le caratteristiche distintive e le potenzialità. Si instaura un nuovo approccio, nella profonda coscienza della finitudine del genere umano e nella consapevolezza del potenziale razionale e spirituale da indirizzare nelle scelte migliori.

 

Nel commentare il suo originale percorso l’artista dice, quasi declamando in versi poetici “Attratti ruotiamo fagocitando dolore e luce, niente ci resiste mentre molli ruotiamo nel mondo. Fuoco di colore arde il volto di plastica, brucia l’ipocrisia, che ci fa da cornice”.

 

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: MARINA COMLOMBO PROPONE LA SUA ARTE PITTORICA

Inizia il conto alla rovescia per la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” che si terrà dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. L’allestimento è all’interno dello sfarzoso Palazzo Falier, edificio del XV secolo costruito sul canal grande a Venezia e vedrà l’esposizione di personaggi di lustro, tra cui ario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì. In questo prestigioso parterre l’artista Marina Colombo porterà le sue emozionanti proiezioni pittoriche, guidate dal realismo magico, onirico e fantastico.

 

Fin dall’infanzia, la Colombo dimostra un’innata predisposizione per il disegno. All’inizio del percorso si cimenta nella riproduzione di quadri del passato, con particolare predilezione verso l’arte impressionista. Il salto di qualità nella formazione avviene grazie alla frequentazione della scuola della rinomata pittrice e scultrice Giuliana Randighieri, che le permette di esaltare a valorizzare al meglio le sue potenzialità.

 

Nelle tele emerge l’intenso estro creativo e le virtuose doti strumentali acquisite. L’uso della luce solare, che si riverbera come una cascata luminosa, è considerata la fonte primaria e indispensabile per l’ispirazione e sta alla base della vasta produzione, dove compaiono il mare, i paesaggi, le nature morte, così come il Duomo di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele e altri luoghi importanti e di preziosa valenza nel suo vissuto.

 

La finalità principale è l’inserimento di una dimensione proveniente dal sogno, interpretato in chiave favolistica e fiabesca, che si insinua nella realtà rappresentata ed esprime un linguaggio codificato legato al simbolismo e a messaggi subliminali, che accanto al sorprendente effetto cromatico, generano forti emozioni nello spettatore. Non si limita a emulativi e pedissequi esercizi di semplice narrazione descrittiva, ma imprime nelle raffigurazioni un proprio simbolico “marchio” distintivo e connotativo, che le rende inconfondibili e di originale impostazione.

 

La Colombo riesce ad accostare con delicata e aggraziata armonia d’equilibrio compositivo molteplici tonalità, forme, linee sinuose, che si snodano e si intrecciano a comporre e costruire strutture dove è insito un senso di movimento in costante e continuo divenire, inserito in un processo ineffabile e inarrestabile, come fosse carpito in uno scatto istantaneo, prodotto dall’attimo fuggente, catturato e trasferito sulla tela. Il suo intento è riuscire a fissare in eterno quella speciale “scintilla sfuggente” frutto dell’alchimia tra sensazione e sentimento, che non appartiene alla pura matericità e che lei ricerca con accorato ardore e inesauribile passione, nel viaggio fantasioso, intrapreso per conviverne appieno con il fruitore il patos e il coinvolgimento intimo.

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“GRANDE MOSTRA A CURA DI VITTORIO SGARBI”: SPOLETO INCONTRA VENEZIA, IN ESPOSIZIONE I SUGGESTIVI LAVORI SCULTOREI DI FRANCESCO SICLARI

In occasione dell’attesissima grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” sarà possibile visionare gli interessanti lavori scultorei realizzati da Francesco Siclari. L’evento, curato da Vittorio Sgarbi con la direzione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes, è fissato dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014, nella splendida cornice veneziana dell’aristocratico Palazzo Falier, affacciato sul Canal Grande, con l’esposizione straordinaria di esponenti di pregio come Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì.

 

Siclari è conosciuto e apprezzato anche come talentuoso pittore. Fin da bambino si cimenta con il disegno, poi passa alla china, alla tempera, all’acquerello e infine ai colori ad olio. Nell’approccio con la scultura conserva e mantiene intatta quella feconda vena di lirismo aulico, che ha da sempre pervaso la sua poliedrica produzione, dimostrando di mantenersi saldamente ancorato ad un’ispirazione sostenuta dalla spiccata sensibilità interiore, che ne guida la mano e l’azione esecutoria, collocando le sue opere in una formula di realismo attraversato dal magico incanto emozionale.

 

È un artista molto prolifico, che negli anni si è dedicato alacremente a un’attività densa di approfondimenti, stimolazioni visive e contenutistiche, restando sempre fedele alla propria linea di condotta, che consiste nell’individuazione di un filone di verismo attento alla dimensione della realtà, ma tradotto e riconducibile a un’autentica narrazione poetica, che lo influenza. È sostenuto da una tecnica formale ad alto livello, possiede strumenti espressivi ineccepibili, che nascono da un’istintiva e innata capacità elaborativa e da una padronanza acquisita e consolidata dall’esperienza teorica e pratica, oltre che dagli insegnamenti appresi dai maestri, che l’hanno preceduto. Si rende fautore di rappresentazioni realistiche, dalla massa materica corposa e densa, dai volumi pieni e ben marcati, che nel contempo offrono il plus valore di prestarsi ad un’eterogenea interpretazione personale e soggettiva.

 

Applica con fermezza il proposito di infondere verità e veridicità alle sue visioni, nella scrupolosa e doviziosa esecuzione dai risultati eccellenti, pur contornandole di emozioni e percezioni sprigionate dall’ego più intimo e profondo, che gli consente di condividere con l’osservatore quei sentimenti reconditi, quel senso di fantasia onirica, quel gusto per la dimensione di afflato romantico, che riempiono le sue creazioni di energia vitale, di calore umano, di vivace positività.

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Fabrizio Berti esporrà le sue creazioni in occasione di Spoleto incontra Venezia a cura di Vittorio Sgarbi

Si conferma un appuntamento internazionale imperdibile, la grande mostra denominata “Spoleto incontra Venezia” prevista dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, sotto la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. L’evento, allestito nell’esclusivo Palazzo Falier, di secolare costruzione affacciato sul Canal Grande a Venezia, è arricchito da personaggi illustri in esposizione, tra i cui Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Carmi, José Dalì. Nel parterre delle presenze importanti è stato selezionato Fabrizio Berti, pittore e scultore dalla formazione accurata e completa, che gli ha permesso di approcciare una coinvolgente formula espressiva dal carattere intimista, ricevendo ampi consensi d’apprezzamento. 

Nel percorso di ricerca Berti approfondisce dapprima la pittura e il disegno, frequentando appositi corsi con il noto maestro Enrico Irmici. Inizia poi l’indagine sperimentale sulla commistione delle varie tecniche, tra cui l’acquerello e la gouache. In quel periodo viene inquadrato come “impressionista puro”. In seguito comincia con il lavoro scultoreo, attraverso la modellazione della creta e dell’argilla, riuscendo a elaborare una finitura personalizzata dal sorprendente impatto visivo, in cui la superficie delle sculture risulta perfezionata da una speciale cromia, paragonabile al bronzo.

Concepisce l’arte come mezzo strumentale e considera il suo fare arte come una missione, una forma di vocazione assoluta e innata, una missione trasmessa fin dalla nascita, finalizzata a suscitare emozioni nello spettatore, per dare voce alla dimensione interiore e all’anima. Guardando le opere si viene trasportati in un viaggio iniziatico di illuminazione esistenziale e spirituale per unificare quella scintilla primordiale, che dal caos genera il cosmo, l’ordine e l’armonia del creato e sostiene e conferisce il significato primario a ogni essere vivente. Egli dichiara “Io ho promesso di vivere d’arte anche dopo la mia morte” assimilando l’arte al fremito interiore, alla propulsione vibrante, che è il linguaggio cosmico per metterci in contatto e in comunicazione con il Dio creatore.

È dunque indispensabile congiungere la sua esperienza filosofica estetica all’evoluzione della spiritualità intesa come riscoperta del sé, della sfera introspettiva, che diventa l’essenza stessa del vivere, la fonte d’ispirazione imprescindibile per lo studio approfondito sulla forma, sulla figura e sul colore. Emerge la sintesi formale della narrazione, che si trasforma in ricordo e memoria del vissuto, con una costante evoluzione fatta sull’analisi della percezione interna della “ratio” in relazione al senso di infinito, che trapela dalla condizione ineluttabile della morte. In lui vita e morte, Eros e Thanatos si equilibrano, si intrecciano e trovano spiegazione nel suo lavoro e nel coinvolgimento estremo, per il quale spiega “Si immedesima nell’arte, che è vocazione e nell’osservatore, che nella visione riscopre il vero senso del contemplare, cioè io guardo, perché’ dall’opera si irradia quell’infinito, che mi conosce fin dall’inizio dei tempi”.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: STEFANIA BUCCIO GONZATO PROPONE LE SUE RAFFIGURAZIONI FEMMINILI

È imminente l’apertura ufficiale della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” allestita nello storico Palazzo Falier, residenza nobiliare del XV secolo, situata sulle rive del Canal Grande a Venezia, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Stefania Buccio Gonzato è tra gli artisti designati per partecipare all’importante evento, che resterà in loco dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014 con la presenza d’eccezione di nomi altisonanti tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì e altri noti esponenti.

 

La Buccio Gonzato, si pone davanti alle tele come se stesse scrivendo un libro di racconti, descrivendo il suo mondo circondato dagli affetti familiari. Un paesaggio intriso di emozioni sue proprie, basato su un’introspezione femminile, talvolta anche piacevolmente ludica e giocosa, che invita a condividere con lo spettatore. Nei quadri imprime storie di donne, delle loro amicizie, della reciproca solidarietà delle madri e delle figlie, esortando a ricordare ed assaporare la serenità generata dai sentimenti più semplici, spontanei e genuini. Tratteggia uno stile dall’inconfondibile personalizzazione, che recupera l’illustrazione e l’Arte Naïf e congiunte insieme, definendo delle realtà marcatamente accentuate e amplificate, in cui le figure sono sempre ritratte in primo piano e appaiono visibilmente ingrandite e ingigantite, rispetto al contesto d’ambientazione di contorno, creando un’intenzionale sproporzione dimensionale.

 

Commentandone le peculiari caratteristiche espressive il Professor Sgarbi spiega “Un mondo accessibile a pochi, quello delle donne. Portatrici di vita, amazzoni nel combattimento, grintose e astute giocatrici nelle vita, eppure fragili come cristalli appena le scopri. La Buccio Gonzato ci mostra quel mondo attraverso le sue tele incastonandolo in brevi storie di vita quotidiana. Le sue sono donne generose, dalle forme morbide, i capelli voluminosi e gli occhi grandi. Sono piene di speranze, truccate, agghindate come bambole, con in testa cappelli talvolta troppo vistosi. Vogliono apparire, essere osservate, ammirate e amate”. E prosegue “L’artista pone la scena tutta in primo piano, comprimendo corpi e spazi. Solo ogni tanto c’è una stretta via di fuga verso la città. Con una netta linea nera delinea i profili di volti, architetture e oggetti. Con colori corposi vivaci e brillanti, riempie le ampie zone così tracciate. Non si cura delle proporzioni. Esagera, sfiora la caricatura: è la nostra attenzione, che vuole”.

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Alle mostre di Spoleto incontra Venezia le incantevoli creazioni di Anna Maria Artegiani

Nel pregevole parterre di presenze rinomate scelte per esporre nella grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” spicca Anna Maria Artegiani, con le sue visioni pittoriche misticheggianti. L’evento, curato da Vittorio Sgarbi e diretto dal manager produttore Salvo Nugnes, si terrà dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, nell’incantevole atmosfera del capoluogo veneto, tra le sfarzose mura secolari di Palazzo Falier, affacciato lungo le sponde del Canal Grande. 

La Artegiani, profondamente sensibile e proiettata ad approfondire i valori connessi al mondo spirituale, dalla metà degli anni Ottanta, intraprende una lunga e doviziosa ricerca, che la conduce ad interessarsi alle somme tradizioni sapienziali d’Oriente e d’Occidente e ad accostarsi ad un graduale progressivo cammino interiore esistenziale, coniugando in perfetta fusione sinergica arte e spiritualità. Le sue opere offrono spunti di meditazione personale, che vanno ben oltre l’impatto estetico delle rappresentazioni e delineano un universo di simbologie e messaggi dal significato esoterico trascendentale, una sorta di codice cifrato, che l’artista riproduce sulle tele per dare forma e dimensione a una voce interna, proveniente dalla sfera introspettiva, per comunicare e raccontare le esperienze vissute con le conseguenti percezioni emozionali e sensoriali scaturite dagli stimoli circostanti, per esternare la vocazione e propensione verso il viaggio di elevazione e di ascesa contemplativa dello spirito.

La sua pittura, che ha ricevuto anche la prestigiosa testimonianza ad encomio di Franco Battiato, è paziente, precisa e meticolosa, paragonabile allo stile tipico dei pittori di icone. L’impronta compositiva dal fascino accattivante ne dimostra l’indiscusso talento e la rara e preziosa sensibilità progettuale ed esecutiva. L’afflato mistico dei dipinti è rafforzato dalla menzione di particolari citazioni e testi, composti da autori appartenenti alle varie tradizioni spirituali, che contribuiscono ad avvalorare ed enfatizzare l’insieme artistico culturale, fungendo da preziose testimonianze dirette d’accompagnamento.

La solida e lineare costruzione del disegno, evidenzia una struttura figurativa sobria, essenziale, dai contorni semplici e minimali, ma di estrema raffinatezza ed eleganza, che recuperando gli antichi concetti filosofici esistenzialisti, si arricchisce di connotazioni di ancestrale memoria, assumendo sfumature dal carattere distintivo di sacrale e ascetica religiosità. La Artegiani vuole spronare lo spettatore ad immettersi nel sentiero dei mistici dell’Est e dell’Ovest, ricordando i saggi e lungimiranti insegnamenti del maestro Ibn Al-Arif, che predicava “Si estingue ciò che non è mai stato, e sussiste ciò che non ha mai cessato di esistere”.

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“GRANDE MOSTRA A CURA DI VITTORIO SGARBI”: SPOLETO INCONTRA VENEZIA, IN ESPOSIZIONE L’ARTE DI DANIELA BIGANZOLI

Durante la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” Daniela Biganzoli, conosciuta con lo pseudonimo di Dab, sarà presente con la sua arte quantistica, che la guida e la indirizza nel dinamico percorso di ricerca e sperimentazione. L’esposizione di richiamo internazionale, curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes nell’antichissimo contesto veneziano di Palazzo Falier sul Canal Grande, si terrà dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014. Tra le pregiate opere, si potranno ammirare anche quelle appartenenti a personaggi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri autori di spicco.

 

Dalle significative riflessioni della Biganzoli è possibile comprendere al meglio la radice portante del suo modo di concepire l’arte e fare arte: “Mi esprimo attraverso l’arte quantistica col nome di Dab. Mi rivolgo agli aspetti più misteriosi e comunque non ancora del tutto messi in luce dalla scienza. La mia attenzione è rivolta in particolare al microcosmo, al mondo delle particelle subatomiche, ad una realtà invisibile e immateriale dove non possiamo conoscere gli oggetti, ma solo le loro relazioni. Una realtà dove tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi. Mi servo dell’arte quantistica per riunire concetti scientifici e spirituali in una visione olistica, che tutto abbraccia. I richiami simbolici spesso presenti nelle mie opere aiutano nella comprensione e contemporaneamente ricollegano ad un lontano passato, fondendo tutto nell’uno, come principio armonizzante”.

 

Incentra le sue opere inedite trans-disciplinari su una concezione nuova e stimolante, che ha come punto focale di riferimento la sintesi comunicativa tra i numerosi linguaggi derivanti dall’arte e dalla scienza, nonché dal dialogo instaurato dagli scienziati più avanguardisti con l’ambito artistico e filosofico. Questo risultato è ottenuto rielaborando l’influsso delle teorie fisiche più recenti e stimolanti, valutando però la complessità della realtà circostante e le interazioni di tali dottrine con i campi applicativi delle altre scienze, per integrarne gli aspetti spazio temporali salienti e individuare i più misteriosi e ancora sconosciuti.

 

Tra i concetti primari richiamati nelle composizioni, la complementarietà, considerata basilare per ogni aspetto della vita si ritrova anche nella fisica. Infatti, secondo il Premio Nobel Niels Bohr “Gli aspetti ondulatori e quelli corpuscolari della materia e della luce, sono due facce dello stesso fenomeno”.

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Marilena Lacchinelli espone alle attesissime mostre di “Spoleto incontra Venezia”

Marilena Lacchinelli si inserisce nella pregiata cornice delle mostre di “Spoleto incontra Venezia” curate da Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes, dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, presso il sontuoso Palazzo Falier, che si trova a Venezia sul famoso Canal Grande. L’evento attesissimo, sarà inaugurato Sabato 27 Settembre.

La Lacchinelli è un’artista autodidatta, che utilizza la pittura a olio ma ama anche sperimentare tecniche diversificate, inserendo il colore come elemento puro e protagonista e usando vivaci tocchi luminosi. Le rose, considerate nelle molteplici declinazioni, sono tra le raffigurazioni predilette. Vengono ritratte con delicato lirismo poetico, attraverso primi piani assai ravvicinati, scandagliandone le geometrie più minuziose, cogliendone nell’essenza compositiva la femminilità, la vitale solarità, la magica sensualità insita in esse.

Il talento creativo della Lacchinelli consiste nel rievocare un’espressione floreale e naturalistica che appare familiare e rassicurante, incantando l’osservatore per la seducente eleganza e lasciando percepire una dimensione di bellezza perfetta e ideale, di fascino sensibile e delicato, simbolo di freschezza e leggiadria, manifestazione sublime di innalzamento e ascesa spirituale.

Stende il colore con variopinta e multiforme duttilità e stimola il fruitore con originali visioni fatte di luci e di silenzio, lasciando scaturire dinamiche suggestioni. La pittrice spiega “L’arte migliora il mondo quando esprime emozioni, dall’arte traggo arte. Il concetto è la cornice affascinante di un bel dipinto. L’artista agisce per il bene comune della pittura e per creare un mondo migliore. L’incontro con l’arte rende ricchi, l’emozione educa il cuore all’amore per l’arte. Mi auguro, che il tempo emotivo contribuisca ad emanare un dolce profumo”.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI BACCO ARTOLINI

Novero delle presenze importanti selezionate per esporre alla grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” prevista dal 27 Settembre al 24 Ottobre nell’incantevole cornice veneziana del nobile Palazzo Falier, affacciato sul Canal Grande, si inserisce il pittore Filippo Artolini, conosciuto con lo pseudonimo di Bacco Artolini, con la sua arte figurativa d’ispirazione esotica e surreale. L’autorevole curatela dell’evento è affidata a Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager Salvo Nugnes. All’attesissima iniziativa sono coinvolti nomi rinomati del calibro di Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Carmi, José Dalì.

 

Artolini, fin dall’infanzia manifesta una spiccata attitudine per le arti visive e in particolare per la pittura, che gli consente di esprimere in modo efficace e spontaneo gli stati d’animo e la personale concezione delle cose e del mondo, attraverso l’uso di colori forti e densi. Tra i principali soggetti protagonisti dei suoi quadri ci sono elementi recuperati dalla dimensione della natura e del paesaggio, come animali, motivi floreali, piante e abitazioni di campagna, che spesso hanno tonalità compositive accese e sgargianti.

Negli anni si rafforza il marcato interesse verso l’ambiente naturale, che lo spinge ad intraprendere un corso di studi presso la facoltà di scienze naturali. Questa conoscenza più approfondita dell’anatomia animale gli consente di migliorare la qualità dei disegni, mentre la curiosità lo porta a sperimentare varie tecniche, come l’acquerello e l’acrilico.

 

Collabora con alcune associazioni ambientalistiche di portata internazionale, che promuovono la propria denominazione e le rispettive attività svolte avvalendosi anche dei suoi lavori artistici, tra cui spiccano cartoline dalle immagini variopinte e suggestive, che vengono vendute al pubblico. Il suo impegno è finalizzato di convogliare talento e sensibilità creativa a contatto con realtà e culture differenti da quella di provenienza, per arricchire e arricchirsi, ispirare e ispirarsi, proiettato sul continuo rinnovamento, dato dal confronto di matrice cosmopolita e alimentato dalla viscerale passione pittorica.

 

Artolini spiega “Concepisco il viaggio come la mia primaria fonte stimolante per espandere la mia arte oltre i confini. Il viaggio mi coinvolge, mi sprona e mi trascina in una giostra di nuove atmosfere, nuovi odori, nuove forme, nuove emozioni”. Nei dipinti predilige inserire animali esotici o dall’aspetto antropomorfo, volutamente immessi in scenari surreali, dissonanti, dal sapore onirico. Gli spazi e le figure risultano dilatati e deformati in base a insolite prospettive dimensionali, tra l’immaginario del sogno e la fantasia ludica, offrendo allo spettatore un contesto, che appare come sospeso dentro una “bolla” di cromie vitali ed esuberanti, in cui, paradossalmente la “follia interpretativa” è ammessa e la logica viene oscurata dall’estro fantastico, che prevale. Nelle tele emerge uno spirito propulsore, che ha mantenuto e conservato intatte la genuinità e l’istintività tipiche dell’età fanciullesca, che indifferente alle regole e alle convenzioni riesce a esternare idee e sensazioni in maniera più autentica e diretta.

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“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: TRA GLI ARTISTI PARTECIPANTI ANNALISA PICCHIONI

In occasione della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” a cura di Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager Salvo Nugnes, Annalisa Picchioni è stata scelta tra i rinomati artisti partecipanti con la sua arte ispirata dall’astrattismo intimista. L’iniziativa di portata internazionale si terrà dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014 nel sontuoso Palazzo Falier sul Canal Grande a Venezia, coinvolgendo nomi altisonanti come Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì.

 

La Picchioni durante gli anni di studio accademico approfondisce la tecnica dell’incisione tramite il metodo Hayter con la stampa simultanea a colori. In parallelo con la crescente passione per la fotografia continua la sperimentazione con la pittura, inserendo lastre di plexiglass per conferire una struttura tridimensionale alle rappresentazioni.

 

In lei emerge la capacità di donare alle forme tratti decisi, che poi si confondono nelle sfumature tonali. Sullo sfondo inserisce le cromature pastello per armonizzare i contorni geometrici delle raffigurazioni. L’intento è di lasciare molta libertà al tratteggio, pur marcando le linee poiché come spiega “Vorrei far visionare quel mondo interiore ricco di sogni e magie e metterlo in contrapposizione con quello -costruito- che è alla luce di tutti”.

 

Nelle composizioni partendo da un pensiero, che diventa un “modulo” di base ne accentua la ripetizione per sottolineare come le ossessioni e i sogni si pongono e si impongono ripetutamente nelle nostra mente. Le cromature accese e le tinte brillanti rendono visibile quella, che si pone come unica e fondamentale variante: il punto d’osservazione, l’alter ego della percezione onirica, che viene dilatato nell’analisi microscopica di un dettaglio o viene riequilibrato in una prospettiva di visione d’insieme.

 

L’apparente disordine delle forme e dei segni è un universo in sviluppo progressivo, che si armonizza. Lo spettatore percepisce la dimensione luminosa, perché vede l’ombra dell’immateriale, che nella sua irrealtà genera emozioni, evocando il movimento dell’anima e il fluire dei sentimenti nel fremito delle sensazioni impresse nelle opere e condivise, come la magia dei ricordi dimenticati e recuperati, che fanno sentire vivi e suscitano inaspettate reazioni nella memoria dei sensi.

 

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“ALFREDO PAPA”: IN MOSTRA A “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

In occasione dello svolgimento di “Spoleto incontra Venezia” curato da Vittorio Sgarbi e diretto dal manager produttore Salvo Nugnes, Alfredo Papa proporrà la sua arte pittorica di matrice naturalista. L’evento con richiamo mediatico internazionale, è previsto dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, nella magica cornice di Venezia, dentro la secolare dimora nobile di Palazzo Falier, posta sulla riva del Canal Grande. Saranno esposte opere di grande pregio appartenenti a personalità importanti, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi rinomati.

 

La tematica principale di Papa è il paesaggio, con immagini che hanno forza espressiva potente, piena di luce, per porre l’accento sulle bellezze della natura, che compongono gli elementi del suo poetico sogno iconografico. Nei dipinti c’è un perfetto equilibrio tra forma, colore e contenuto, delineando un rapporto molto stretto tra l’artista e il fruitore, perché entrambi tentano di immedesimarsi nella ricerca di emozioni intime, racchiuse nell’unico intenso desiderio di trovare e vivere la serenità del proprio cuore e della propria anima.

 

È un pittore dall’impronta moderna e dalla visione innovativa, pur avvalendosi delle esperienze tramandate da alcuni illustri maestri francesi. Ci presenta un mondo in dimensione positiva, ecologicamente sano e puro: la bucolica campagna con i cavalli, i boschi lussureggianti, che si perdono nell’orizzonte dei cieli azzurri, i paesaggi rigogliosi, che nascono dalle memoria e contengono le variopinte sfumature cromatiche delle stagioni, i fiori e le nature morte, che spaziano nelle gamma tonale dell’arcobaleno. Non gioca con la tavolozza colorata, ma crea istintivamente un armonioso bilanciamento delle cromie, in una miscela di linee e suggestivi effetti luminosi.

 

Riesce a trasmettere una patina di enigmatico misticismo, di misterioso silenzio, che simboleggia il risuono della voce interiore impressa sulle tele, con una velata sensazione di pace e un sentimento di nostalgica solitudine. Gli spunti nascono spesso da fotografie, che scatta con l’intento di catturare il sentimento dell’attimo, il significato profondo di quel particolare istante.

 

Parlando del concetto di arte afferma “L’uomo ha bisogno di esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni, il canale più efficiente è l’arte, senza di essa non potremmo esprimere appieno le nostre emozioni. L’uomo senza passione è vuoto. I cinesi chiamavano il vuoto -Wu Wei- termine con il quale si allude all’essenza del -pieno-. Perciò dove vi è il vuoto bisogna colmarlo. Solo così possiamo cogliere l’armonia e l’essenza della vita”.

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La pittura informale di Giuseppe Oliva in mostra a “Spoleto incontra Venezia”

Il pittore Giuseppe Oliva, già presente con successo a “Spoleto Arte” sarà nel novero degli artisti selezionati per le grandi mostre di “Spoleto incontra Venezia” allestite nella spettacolare cornice della città lagunare con la curatela del critico Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes, dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014. Il famoso Palazzo nobiliare Falier, affacciato sul Canal Grande, accoglierà una collettiva di altissima portata, con l’esposizione di opere appartenenti a personaggi altisonanti, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e un’inedita carrellata fotografica in omaggio a Pier Paolo Pasolini.

Il percorso di Oliva si inserisce nel recupero del viscerale legame d’unione con i contesti marini puri e incontaminati, luoghi incantevoli dalle ammalianti atmosfere che ricordano la sua adorata terra d’origine, la Sicilia, rievocati con una vena di appassionato lirismo poetico. Attraverso i dipinti rielabora con la mente vivaci spunti di riflessione esistenziale, che appartengono al variegato cammino delle memoria trasferito sulle tele.

In ogni dettaglio minimale, in ogni minuzioso particolare, trova elementi integranti che diventano parte di un tutto unitario e omogeneo, nel quale la dimensione di macrocosmo si trasforma in microcosmo e viceversa. Si delinea una fusione perfetta tra la densa consistenza della materia e l’armoniosa mescolanza delle sfumature tonali stese con vigorosa abilità gestuale. Sgarbi lo ha definito “Artista denso e intenso nella pittura a spatola, che si muove sopra una gamma molto astratta, quasi come si può vedere nei quadri su Cassis”.

La sua è una pittura scultorea: utilizza spatolate materiche e sferzanti, stende con generosa abbondanza colori intensi, corpulenti, capaci di raffigurare i pezzi di mare, di dare voce alle brezze marine, di restituire profumi di erbe, di prati, di boschi, di paesaggi rigogliosi, immersi nel silenzioso fluttuare delle nuvole, spronando lo spettatore a entrare in una emozionante prospettiva fantastica, in un itinerario onirico tra sogno e realtà.

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Alle mostre di Spoleto incontra Venezia le pregevoli creazioni di Lucia Ida Viganò

Appuntamento con crescente risonanza mediatica quello della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager Salvo Nugnes, che dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, vedrà riuniti insieme nomi illustri come Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Carmi, José Dalì e altre presenze eccellenti, all’interno del secolare Palazzo Falier, risalente al XV secolo, edificato sulle rive del Canal Grande a Venezia. Tra i partecipanti è stata selezionata anche la pittrice Lucia Ida Viganò, con le sue coinvolgenti composizioni, caratterizzate dal cromatismo di stampo classico e tradizionalista, rivisitato in formula nuova e diversificata, con intensi contenuti esistenziali. 

Nei quadri della Viganò le rappresentazioni vengono ricondotte e ricollocate concettualmente in un apposito spazio ben definito e delineato, nell’intento di rielaborare e inquadrare le strutture architettoniche classicheggianti perseguendo un innovativo linguaggio, costituito da cromatismi e accostamenti tonali di originale impatto, che superano e travalicano la realtà usuale, accorpati ad una significativa simbologia, che le rende rievocazioni di natura figurativa avvolte da enigmatico mistero, da carpire e decifrare nel particolare messaggio cifrato e codificato insito in esse.

L’artista nel descrivere il senso della ricerca da lei compiuta afferma “Nella mia esperienza ho individuato tre forme di pensiero individuale, che sviluppano ciascuna l’osservazione e la riflessione nelle forme dell’oggettivazione descrittiva e della soggettivazione analitica, che sono: la figurazione, l’intelligenza emotiva e quella cognitiva, formale o strutturale. Nelle mie opere cerco di ridurre in una sintesi formale, segnica, cromatica e gestuale le componenti di queste tre forme di pensiero e creare una composizione conformante la gioia interiore dell’anima nei confronti del reale. Dietro le mie opere c’è quindi una riflessione e una ricerca specifiche, volte ad indagare i linguaggi e il pensiero ricondotti al contenuto formale del quadro”. E prosegue precisando “La mia ricerca formale e strutturale del linguaggio pittorico non è mera speculazione destinata ad esistere come oggetto decorativo. Nei quadri parlo con segni e colori, il linguaggio del pensiero nella sua integrità, per convincermi e convincere, che la vita anche nella sua più tetra sfortuna deve essere percepita non secondo i meccanismi, che portano allo sconforto e alla condizione di depressione dolente, ma con una volontà ribelle e vitale di rimanere gioiosi e festanti fino all’estremo, più in là possibile”.

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Alle mostre di Spoleto incontra Venezia le incantevoli creazioni di Alessandro Testa

In occasione delle rinomate mostre di “Spoleto incontra Venezia” l’affermato pittore spoletino Alessandro Testa porterà le sue variegate visioni pittoriche di matrice astratta informale. L’iniziativa di livello internazionale, è curata dal professor Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. L’inaugurazione ufficiale si terrà Sabato 27 Settembre con uno sfarzoso vernissage. L’esposizione durerà fino al 24 Ottobre 2014, allestita tra le storiche pareti del Palazzo Falier, splendida struttura risalente al XV secolo, situata nel cuore di Venezia, sul Canal Grande. 

Testa, ha già partecipato con successo a “Spoleto Arte” ricevendo significativi commenti ad elogio anche da parte del curatore Sgarbi, che lo ha accostato al gusto stilistico di Tancredi, come fonte ispiratrice, che lo guida dichiarando “Lavora con gestualità marcata e incisiva, istintiva quasi  nervosa e irrazionale, graffiando le superfici limacciose e materiche delle tele, con macchie distribuite a sprazzi di colori volutamente contrastanti”.

Per lui la pittura è essenzialmente simbolo di colore, che si intreccia, si espande e si dipana all’interno del quadro come un arcobaleno variopinto, trasformandosi in un prezioso strumento per suscitare emozioni e sensazioni, così come in efficace e potente mezzo per generare un legame armonioso ed inscindibile, tra se stesso e le immagini realizzate.

Sul suo campo d’applicazione spiega “Non so dipingere, cerco solo di creare per lanciare un messaggio da condividere con il fruitore”.

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Alle mostre di Spoleto incontra Venezia le incantevoli creazioni di Maurizio Scarpellini

Nel pregiato contesto espositivo di “Spoleto incontra Venezia” sarà possibile visionare l’arte pittorica di matrice surrealista di Maurizio Scarpellini. L’evento di forte risonanza mediatica, verrà inaugurato Sabato 27 Settembre e proseguirà fino al 24 Ottobre 2014, dentro l’antica cornice di Palazzo Falier, situato a Venezia sul coreografico Canal Grande. La curatela è del Professor Vittorio Sgarbi, con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. 

Il cammino di formazione di Scarpellini inizia in giovanissima età, poiché la madre, a sua volta talentuosa pittrice e scultrice, gli infonde l’amore e la passione per l’arte e lo stimola ad intraprendere la carriera artistica. L’approccio con il disegno tecnico avviene presso l’Istituto Galileo Galilei di Roma, dove consegue il diploma.

La sua poliedrica e multiforme evoluzione creativa, si avvicina alla pittura dopo essersi cimentato con un materiale molto particolare, il marmo antico, realizzando piani cosmateschi, che si possono ammirare nelle pavimentazioni delle principali Chiese e Cattedrali di Roma. Verso la fine degli anni Novanta, si confronta con l’espressionismo astratto, utilizzando elementi e materiali assai eterogenei, dal filo spinato ai tessuti di stoffa, dal legno ai metalli, come il ferro e l’acciaio Inox. Poi dal 2000, si rivolge in modo definitivo alla sfera del surrealismo, abbracciandone i concetti cardine, rivisitati in chiave di vivace e dinamica interpretazione personale. Predilige l’uso dell’acrilico per riprodurre forme e soggetti in dimensione tridimensionale, che si alternano a sfondi di paesaggi. La sua originale produzione è arricchita anche da sculture, ricavati da legna e tronchi recuperati sul mare, grazie al proprio atelier galleria, che si trova sulla spiaggia romana di ardea.

Scarpellini spiega “Il mio laboratorio è una villa sul mare, da me ristrutturata, per accogliere appassionati d’arte. Mi reco lì quotidianamente per trovare la giusta ispirazione e progettare sempre idee innovative. È un posto unico, speciale, dove mi sento particolarmente ispirato soprattutto durante la stagione invernale”.

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Alle mostre di Spoleto incontra Venezia le incantevoli creazioni di Nino Perrone

Durante lo svolgimento delle mostre di “Spoleto incontra Venezia” curate da Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes dal 27 Settembre al 24 Ottobre 2014, sarà possibile ammirare l’arte pittorica del maestro Nino Perrone, che vanta una lunga carriera coronata da numerose esposizioni e importanti riconoscimenti. La cornice d’ambientazione è il secolare Palazzo Falier, edificio di origine aristocratica risalente al XV secolo, che si affaccia nel suggestivo Canal Grande di Venezia. 

Diplomatosi presso l’Istituto d’Arte a Bari, dapprima apprende le basi fondamentali della scultura, per poi approfondire la formazione in ambito pittorico, approdando nel prestigioso studio dei fratelli Spizzico. Rivolge particolare attenzione allo studio della variopinta gamma tonale, orientandosi versi aspetti figurativi e naturalistici e applicando i tecnicismi strumentali scultorei per la preparazione delle tele.

Nei quadri trionfa uno spumeggiante e sfolgorante tripudio di tinte cangianti, un’esplosione di vibranti e dinamici fasci luminosi, intensi bagliori, sfumature colorate declinate dal guizzante movimento ritmato, cadenzato da perfetta e impeccabile armonia dell’insieme strutturale. Perrone non lascia mai nulla al caso, ogni pennellata è ben dosata e meditata dall’arguto e sagace senso del cromatismo e degli equilibri sostanziali della composizione.

La consolidata maturità espressiva trova la sua fonte ispiratrice nello sperimentalismo e nell’espressionismo informale. La piena capacità di padronanza sulla materia denota l’acquisita esperienza strumentale, che associata all’acuta intuizione ideativa e progettuale lo indirizza verso una forma pittorica enigmatica, accattivante, misteriosa, seducente.

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Dopo il grandissimo successo ottenuto a “Spoleto Arte”, le opere di Miriam Covielli Lucchini verranno esposte nell’imperdibile mostra di “Spoleto incontra Venezia”

Una presenza molto significativa quella di Miriam Covielli Lucchini, conosciuta con lo pseudonimo di Mi.co.lu. nel novero dei nomi importanti designati per partecipare alle grandi mostre di “Spoleto incontra Venezia” previste dal 27 Settembre al 24 Ottobre nella magnifica città lagunare, all’interno di un edificio di secolare tradizione, il Palazzo Falier, affacciato lungo il corso del Canal Grande. L’evento è affidato all’esperta curatela di Vittorio Sgarbi e diretto dal manager Salvo Nugnes.

 

Mi.co.lu. inizia il suo percorso nel mondo dell’arte a metà degli anni Ottanta, riversando in questa innata passione l’eco delle precoci esperienze esistenziali, dure e forti da affrontare e superare. Frequenta la scuola d’arte e si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Successivamente consegue la specializzazione in discipline plastiche all’Accademia di Brera.

 

Il recupero, attraverso il filtro razionale, dei ricordi e delle memorie delle vicende di vita pregresse, diventa il fulcro portante, il pilastro cardine sul quale si orienta la propria ricerca stilistica, esprimendosi in svariati ambiti applicativi. La pittura, il disegno e la scrittura tracciano e accompagnano simbolicamente con profonda incisività la sua formazione evolutiva, artistica e umana.

 

Nella sua produzione si delinea il messaggio di riflessione, che la guida, recuperando l’antica concezione, diffusa tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, per cui gli artisti stanchi di indirizzarsi verso la natura e il mondo naturale, tendevano a rivalutare e rivalorizzare la posizione dell’uomo e dell’umanità, approfondendo e scandagliando l’analisi interiore e psicologica, per individuare i motivi scatenanti del mal d’essere e del mal di vivere, così fortemente radicato in essi.

 

E’ nell’impronta di Van Gogh e di Munch, che si può collocare l’ispirazione di Miriam Covielli Lucchini. Che spiega “Pittura e scrittura dialogano insieme, si accompagnano, si sorreggono in reciproca sinergia per tacito accordo. La mia pittura si impone, non è sommessa, ma volutamente urlata e gridata con vigoroso e prorompente slancio, attraverso la distorsione, la deformazione, la lacerazione della realtà operata mediante segni crudi e colori urlanti”.

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