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Le novità editoriali primaverili della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

“I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri, si scopre di avere le ali.”Helen Hayes

Carissimi lettori, oggi vogliamo parlarvi delle novità editoriali degli scorsi mesi primaverili della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, ormai al suo undicesimo anno di attività letteraria.

Sono venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

Ma ora vi lasciamo alle novità editoriali per i mesi primaverili, anticipandovi che fra qualche giorno presenteremo anche le novità riguardanti gli e-book Rupe Mutevole!

La primavera di Rupe Mutevole:

“Tutto barcondola” di Daniele Locchi

tutto barcondola nasce dalle parole di Eva, la figlia del nostro autore Quando ci siamo conosciuti nel suo locale mi ha raccontato questo  dolcissimo aneddoto:

“Io e lei, soli. Una sera, Eva 8 anni guarda fuori dalla finestra.

Chissà cosa guarda un bimbo a 8 anni.

– Babbo?

– Sì?

– C’è vento là fuori.

– Eh sì, davvero!

– Tutto… tutto… Barcondola!

– Eh?

– Barcondola, babbo.

Quando pubblicherò il mio primo libro di poesie lo chiamerò così. Tutto, ma proprio tutto barcondola.

Poesie scritte nelle notti, forse nei giorni strani di chi vive con forza la vita.

Padre figlio fratello amico, o solo osservatore dei nostri giorni.

Occhi critici su come viviamo il nostro tempo, personaggi noi, su di un palcoscenico troppe volte creato per non mettersi in gioco. Adulti adolescenti, e giovani spiazzati senza troppe convinzioni.

 

 

“Coppia con gatti” di Raffaela Millonig

Magia di un Giorno d’Autunno. Paolo e Raffaela lo sapevano che quell’impulso del tutto nuovo per loro e irrazionale, che in una sera d’ottobre li spinse ad accogliere un gatto e a portarselo a casa, in realtà veniva da molto lontano? Probabilmente no, loro non avevano mai avuto gatti e solo da poco avevano deciso di formare una coppia stabile. Cosa che però a un gatto non sfugge! Come sa sempre se quella è una “coppia à chat”. I gatti, sempre, nelle antiche Civiltà, sono stati il “genius loci”, i protettori della Casa, della Coppia, della Famiglia, coloro che, secondo antichissime credenze, formano un magico cerchio protettivo attorno all’abitazione dove vive chi li ha accolti e li ama. Una magia giunta attraverso un filo d’oro fino ad oggi, quella che fece dire al grande poeta Rainer Maria Rilke: “La vita con un gatto, ripaga”.

Immagine di copertina di Gianni Cestari

 

“Periplo” di Nicol Manicardi

Periplo: “Circumnavigazione di un continente o di un’isola; estensione: itinerario circolare, con qualsiasi mezzo sia compiuto: compiere un periplo in aereo”  “Nella letteratura greco-latina, descrizione di un viaggio marittimo, con dati geografici, tecnici e commerciali su mari, porti e città”.  Così Nicola Manicardi ha titolato il suo libro. E penso che nella  citazione del dizionario della lingua italiana stia, una, delle spiegazioni del senso dei versi di questo poeta. Poi. Si sa. Ogni poeta ha un suo mondo a parte. Nascosto. Inspiegabile. Che per sempre resterà suo e solo suo. E penso sia giusto così … Navigare. In un mare di carta. Circumnavigare una stanza. I capelli di una donna. Un bosco. Che anche se non c’è… c’è. Il bosco della nostra anima. Dove gli alberi non si ammalano mai. Dove incontrare una fata diventa una cosa normale. E incontrare un uomo diventa una cosa anormale. Navigare. Da poeta. Su una foglia. E dentro di lei trovare miriadi di infiniti. Circumnavigare se stessi. Affrontando il rischio di tempeste che mai avremmo immaginato. Onde giganti. Che rimpiccioliscono o dilatano la nostra mente. Il nostro pensiero.

Prefazione a cura di Enrico Nascimbeni

 

“Lettera a una figlia” di Enrico Vergoni

Sono l’insieme di fragili e innumerevoli Poesie, dolci e incantevoli immaginazioni di attimi racchiusi nel cuore… Infiniti sentimenti che sembrano danzare mentre si allineano e si rincorrono, susseguendosi in tutte quelle tenere frasi che parlano del mare, del cielo e di Dio.

Leggendo questo libro e scorrendo tra le pagine, sento che mi avvolgo con delle forti, immense e suggestive emozioni; mi rapiscono, coinvolgono e sprigionano infinite sensazioni in un ritmo incalzante di frasi che l’autore usa come i battiti del cuore.

Sembra quasi una magia, perché tutto intorno risuona come il suono dei rintocchi del pendolo quando quell’orologio che scandisce il tempo, segnala ogni attimo vissuto e tutti quei ricordi che sono impressi nella mente…

Nessuno potrà mai dissolvere.

Dalla prefazione di Marina Risté

 

“Senza titolo” di Enrico Nascimbeni

Non darei questa lirica libera di Enrico per tutta la poesia contemporanea. Libera perché questi versi urlano di consapevolezza (finalmente), e la consapevolezza è l’unica qualità che ci rende davvero liberi; il resto, compresi equità sociale, benessere e bla bla bla sono solo parole che siamo maestri a srotolare e a inseguire, ma che restano lì, avvinghiate a un sogno di prosperità dell’anima che in realtà è la parafrasi del vuoto interiore e l’annullamento del pensiero. Questi versi ricordano e spazzano via un mondo (e poi non dovremo aspettare ancora molto perché avvenga, ci penseranno i barbari, distruttori di civiltà e ripetitivi ideatori di calendari lunari): lo spazzano via con una staffilata definitiva, con un diluvio di parole evocate che scrosciano insieme al diluvio di una pioggia primordiale, quella che comincia all’alba e sai che non finirà, che trascinerà tutto, che lascerà un fango molle e spugnoso dapprima – sotto il quale soffocheranno i giocattoli della civiltà – e poi secco e immobile, a stringere in una morsa eterna il mare di aggettivi, l’oceano di inutilità di cui ci siamo circondati e nel quale ci siamo perduti, schiavi liberati fuori, ma schiavi dannati dentro.

 

“Ragnatele di silenzi” di Nadezhda Georgieva Slavona

Il romanzo di Nadezhda Slavova, con un linguaggio chiaro,  scarno,  coinvolgente,  lontano da ogni enfasi retorica, e con grande profondità e lucidità, ritrae il periglioso e rovinoso percorso evolutivo di due giovani, legate e segnate da un segreto tremendo, donandoci un racconto intenso sul piano emotivo,  maledettamente realistico nella critica, velata ma spietata, verso le falsità della moderna società. È  una lettura che entra nelle dinamiche della famiglia, a volte minata da profonde lacune emotive, e che riesce a trasportare il lettore nel baratro del “silenzio” e del dolore insieme ai protagonisti, facendo percepire l’oscurità della solitudine e il “male di vivere”.

Tratto dalla prefazione di Francesco Martillotto

 

“Grido” di Claudio Fiorentini

Iniziare da questa poesia incipitaria significa andare da subito a fondo nella poetica di Claudio Fiorentini.

Un dire di assoluta novità architettonica per valenza metrica e cospirazioni intime, dove il verso, con andare fluttuante e modulato, cerca di farsi geografia fisica di un animo intimamente graffiato da una irrequietezza esistenziale.

Ricerca, scavo, analisi attenta e perspicace di pensieri che, con stratagemmi metaforici, si srotolano sul volto e scolano cadendo nelle rughe. Claudio si sdoppia per leggersi meglio; si vuol vedere come persona estranea, come immagine allo specchio per ritrarsi con ironia ecuriosità, con ardore e intensità epigrammatica, raffrontandosicon la vita, il tempo, l’amore, la nullità dell’esistere, e il divenire implacabile dell’essere che non dà punti di riferimento a cui appigliarsi.

Dalla prefazione di Nazario Pardini

 

“Il Messaggio di R.D.I. – Il Risveglio della Divinità Interiore” di Akhenaton Reincarnato

(…) Fu del tutto inaspettato l’incontro che ebbi in quella sera calda di maggio, ritrovai, infatti, una ragazza che non vedevo da tempo, bastarono poche parole per comprendere che quell’incontro avrebbe illuminato tutta la mia vita! Seppi da lei, medium, d’avere anch’io tale dono e fu bellissimo, rimasi estasiato, l’anima sussultò come mai prima di allora. Il cuore scoppiava in petto, tutto ciò rappresentava una conferma di vita per l’intero mio trascorso. Così avvenne… in una stazione, scendemmo dal treno da porte adiacenti senza rendercene conto e incrociammo gli sguardi, poi lei si avvicinò a me istintivamente cercando rapidamente un dialogo. Passarono quattro ore, in un istante, i dialoghi divennero sole vivificante e nuova forza per la vita. Quando il cielo mostrò il suo primo indaco, capimmo che si era davvero fatto tardi. Accompagnai quindi la ragazza a casa facendomi dare le opportune indicazioni stradali visto che non sapevo neppure dove abitava. In quegli attimi pensai alla meraviglia che stava accadendo: due vite s’intrecciavano e quell’evento annullava anni d’incognito. Il saluto fu tutt’altro che formale, testimone il lungo abbraccio che ci vide coinvolti… Sorrisi un’ultima volta prima di lasciarla con lo sguardo, lei istintivamente, scrisse il suo recapito telefonico su di uno spazio libero nel medesimo foglio ove poco prima erano stati tracciati i messaggi medianici. Concluse dicendomi che ci saremmo rincontrati da lì a breve. Le sensazioni che provai, durante il viaggio di ritorno a casa, furono un tutt’uno con la musica rilassante che la radio trasmetteva. Così tutto cominciò per me…

 

“La sciarpa di seta” di Max Rente

Questo romanzo è pieno di mille sfumature e sensazioni meravigliose che non possono fare a meno di esplodere con l’immenso amore di due giovani che sopravvivono soltanto per ritrovarsi; il loro è un desiderio infinito, intenso e splendente di luce, che li nutre da lontano e non li fa cedere agli avvenimenti della vita. Un romanzo stupendo dal sentimento appassionato, travolgente e dolce che ti fa assaporare la vita in ogni momento di tristezza o felicità che viene descritto molto bene e con l’armonia di un artista; la storia è scorrevole, narrata in un modo profondo, deciso e struggente che manifesta una forza che soltanto un grande amore può suscitare. Questo romanzo è scritto con il cuore, con la voce di un’anima pura che vuole dare un messaggio al lettore, una speranza dove può riconoscere ciò che il destino gli ha riservato; è qualcosa che non immagini possa riuscire a far trionfare un sentimento stupendo da rendere il dono della vita, la cosa più preziosa che possa avere una persona.

Dalla prefazione di Marina Risté

Copertina di Luca Allegrini

 

“Un unico cielo il solo vero” di Stefania Miola

“Di tanto morirò ” canta Ivano Fossati. Ma forse di amore non si muore. Ma si vive. Questa è la prima sensazione che ho avuto leggendo le poesie di Stefania Miola. Una sensazione di buon profumo di muschio e “vecchie lavande”. La scrittura scivola dolcemente. Una scrittura che non cerca vocaboli strabilianti (te ne sono grato Stefania). Ma vocaboli veri. Sinceri. Parole vere. Leggere. Senza compiacimenti che personalmente mi spaccano altamente i maroni. Perché ritengo la poesia cosa complicatamente semplice. Come l’amore. Forse.

“Senza carne, Senza ossa, Danzo fra le foglie animate da una dolce brezza.” (Il silenzio dell’anima).

Ecco in questa poesia a mio si parere può benissimo identificare e sfiorare l’opera di Stefania. Una danza arcaica dove sembra dimorare l’ eterna domanda: chi sono io? Poche parole. Secche come foglie. Bellissime. Danzate bene.

 

“Senza speranza e senza disperazione” di Emidio Paolucci

A cosa serve la poesia? A catturare i tuoi deserti… E’ la prima immagine alla quale si rimane inchiodati sfogliando le pagine di questa raccolta, immagine fulminante di verità. Perché c’è un deserto grande quanto un oceano nel quale si prosciuga la vita di chi è in carcere, ed è il vuoto di vita affettiva e sessuale. Che è pena che si aggiunge a pena, che è punizione aggiuntiva di corpi. Cosa che in molti paesi in Europa e fuori dall’Europa è stata superata, ma in Italia ce la teniamo ben stretta, come struttura inconscia dell’apparato repressivo. Noi, di qua dalle mura, neppure pensiamo a quale grande tortura, che si aggiunge alla pena della detenzione, sia questa privazione, che è compressione violenta e devastante di pulsioni naturali, che porta malattie, che porta dolore. Una privazione che si traduce in negazione della persona, se nei tempi e nei modi della relazione anche affettiva e sessuale tutti noi costruiamo la nostra persona e la nostra vita, se noi siamo quello che vediamo nello sguardo dell’altro e in quello ci riconosciamo. Proviamo a immaginare quali torsioni della personalità ne derivano, quale lacerazione. Annullare questo dolore negandolo, porta spesso alla negazione della vita stessa…

Dalla prefazione di Francesca Carolis

 

“Il fratello di Marta” di Maurizio Giardi & Marco Mannori

Questo romanzo si apre con una dedica. “A tutti coloro che si sentono soli”. Quindi. è dedicato a tutto il genere umano. Quello pensante. S’intende. E già qui la lista si assottiglia. Già siamo sul romanzo di élite. E scritto come si scriveva una volta. Sembra battuto su una Olivetti. Oppure racchiuso in un disordinato ammasso di fogli di carta spiegazzata. Dalla prefazione di Enrico Nascimbeni

Immagine di copertina di Teodolinda Caorlin

 

“Dialoghi col vento” di Salvatore Angius

Mi sono chiesto se veramente esistono ancora dei ragazzi come Salvatore Angius. Se veramente esistono ancora dei poeti come Salvatore. La risposta è sì. E vivaddio la cosa mi riempie di gioia. Il cuore di Salvatore abita su un “ermo colle”, lo sguardo di Salvatore coglie “infiniti silenzi”. Leggere i suoi versi è come immergersi in uno di quei quadri dimenticati in un corridoio dimenticato. Quelli che per una vita. Sebbene fossi passato di lì un milione di volte. Non avevi mai attentamente guardato. Poi viene quel giorno che lo guardi e… Diventi tutt’uno con il quadro. Forse perché tutti in questo terzo millennio volgare abbiamo bisogno di momenti di antica bellezza. Salvatore intende così la poesia. Le rime scivolano come sapone dalle mani. Croce, atroce, voce…

E le rima si fa moderna. Pensieri. Desideri, veritieri, vivi e veri. E così la poesia diventa sublime. Le parole diventano suoni. Montaliane parole-suono. “Cocci aguzzi di bottiglia” scriveva Montale meriggiando “pallido e assorto”.

Dalla prefazione di Enrico Nascimbeni

 

“Una pioggia di emozioni” di Giuseppe Stillo

“E scrivere d’amore…scrivere d’amore…anche se si fa ridere…anche quando la guardi…quando la perdi…l’importante è scrivere…” canta Vecchioni ne “Le lettere d’amore” dedicata a Fernando Pessoa. Quando ho letto i versi di Pino Stillo ho pensato a questa poesia-canzone sul poeta portoghese.  I versi di Pino sono liberazione dei suoi tormenti. Nudità del poeta vero di fronte a tutto e tutti. “Solo chi non scrive mai lettere d’amore fa veramente ridere”.  E per la madonna queste poesie sono vere. Sono amiche dei boschi e delle carezze. Sono fragili come farfalle. Una fragilità che Stillo non nasconde. Non costruisce. Ma suda dalla sua fronte senza inganni o, peggio, banali e vuoti compiacimenti dei falsi scribacchini da social.

Dalla prefazione di Enrico Nascimbeni

 

“Ruvide carezze” di Michela Giavarini & Luca Santilli

Così scopriamo piano piano, la storia di questa ragazza: la definisco ragazza, ma potrebbe avere una qualsiasi età, perché la violenza sulle donne non ha età. Scopriremo le sue disillusioni, le ferite quelle dell’anima e fisiche, inferte ahimè, come avviene, quasi sempre, fra le mura domestiche. Non c’è un perché, non amo dare giustificazioni alla violenza, spesso troppe volte giustificata da un’infanzia difficile.

“Mi vedrai spogliata della maschera indossata/ per apparire come avrei voluto essere/ felice e spensierata,/ non triste e sola come sono.// Dolorosa finzione/ sorrido/ vado avanti/ impenetrabile/ trattengo le lacrime,/ fino a quando nel buio della notte/ sgorgano libere/ a stregare le stelle del cielo.”

 

“El Arbol las mariposas” di Delia L. Sant

Illustrazioni di Silvia Campaña Graphic designer Svein Olav Thunaes

Versione in lingua spagnola della fiaba già edita da Rupe Mutevole “L’albero delle farfalle”

 

Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’e-mail ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia ad: [email protected]

 

Written by Alessia Mocci

Addetta stampa ([email protected])

 

Info

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

https://www.facebook.com/RupeMutevole

 

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Le novità editoriali primaverili della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

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Le novità editoriali per marzo 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciassette le collane editoriali della casa editrice, diciassette sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”.

 

Ecco le novità per il mese di marzo 2012:

 

“Fiori d’inverno” di Fiorella Pecorale

 

Collana “Radici”, letteratura abruzzese. Ed è con infinto orgoglio, che mi appresto a presentarvi una giovanissima abruzzese la quale, quasi paradossalmente, scrive fiabe tradizionali, perfetto connubio tra civiltà multimediale e riscoperta, o meglio valorizzazione di un sapere antico, quasi millenario, che non vuole però arrendersi ad essere surclassato da una tecnologia non sempre amica. Fiorella vive immersa nella contemporaneità, ride, scherza, “gioca” nella vita di tutti i giorni come tanti suoi coetanei, ma vuole comunque stringersi attorno al fuoco di emozioni incantevoli, stupire ancora con le parole, con la semplicità delle sue storie che affondano le loro Radici nella notte dei tempi, tutti coloro, grandi e piccini, che vorranno avvicinarsi al suo mondo. Il virtuale, cioè, non ha ancora vinto la sua scommessa con il futuro, in cui c’è da ben sperare che le nostre amate fiabe non verranno accantonate, o per essere precisi, cestinate in chissà quale angolo remoto della memoria. L’Abruzzo è questo, una terra variopinta di cui la piccola Fiorella può essere indicata quale emblema.

 

 

“Sguardi incostanti” di Luca Villani, Tamara Pes, Mabadèmi e Rolando Vernaglione.

 

Collana “Trasfigurazioni”. La leggerezza di uno sguardo casuale, un particolare che per un millesimo di secondo diventa l’unica partizione di veduta possibile che, pian piano, si espande ricoprendo ogni definita cognizione. Un verso, uno sguardo, uno sguardo, un verso.
Quattro differenti percezioni che si cimentano in un’aperta comparazione poetica, eterogenei pensieri che scivolano attraverso le pagine per collimare negli anfratti dell’inconscio, sviluppando in modo parallelo un discorso sulla caducità della memoria, sull’instabilità dell’impressione, sull’incostanza dello scenario.
Angolazioni policrome educate dalla narrazione sensibile del disporre in versi le proprietà dissimili della mente, una padronanza di riconoscimento che avviene in quell’attimo di creazione assoluta, una padronanza di visione del particolare seguita dall’obiettivo prettamente umano di universalizzare la propria concezione.
“mutO eCo”, “Steli imperfetti”, “Ripide ombre” e “Bianca” sono i panorami finemente orditi dagli autori presenti nella raccolta: Luca Villani, Tamara Pes, Mabadémi e Rolando Vernaglione.

 

 

“Parole dell’altro orizzonte” di Rosine Irénée Nobin

 

Collana “Poesia”. Si deve ad un sostanziale trilinguismo la singolare tonalità delle liriche di Rosine Nobin, creola-francese divenuta, per scelta e per amore, italiana.

Soggiacente a tutto è ovviamente il colorismo gemmeo del creolo. Dalle sue griffes e gradazioni discendono, in linea diretta, prima il francese e poi l’italiano, l’uno e l’altro in uno stato di traduzione e filiazione intima dal seme originario.

La lingua franco-europea – specialmente l’italiano di queste poesie – è in sostanza l’uguale idioma plastico di base, materiato di cose e luci, intarsiato coi riflessi del sole e del cielo, profumato di zucchero e vaniglia ed aromi tropicali.

È lo stesso idioma che arricchisce i testi di una colorita sintassi compositiva, delle figure serpentine e guizzanti, dei segni di puntuazione e di ritmica.

(…) La radice è un pezzo di memoria, ma anche una parte di realtà concreta, attuale. I lontani territori dell’infanzia ingenerano nostalgia e visioni vaste, nelle quali si riflettono fiori policromi d’eterna bellezza e mari argentati.

 

 

“Donne altrimenti amate” di Aldo Boraschi

 

Collana “Trasfigurazioni”. Teletua è una piccola televisione privata della Riviera ligure. La redazione è scarna e si assottiglia di più un giorno di febbraio: una giornalista viene sgozzata in un carruggio a stretto ridosso della Cattedrale della Madonna dell’Orto, a Chiavari. Per gli inquirenti il caso è chiuso, l’assassino è un serial killer trovato nei pressi del luogo del delitto. Ma la tenacia del suo collega Fabio Riccò riuscirà a dare un volto al vero colpevole. Un noir che si snoda tra le località più o meno note del Tigullio. Un racconto coniugato al femminile: donne legate da un sottile, quasi invisibile, filo d’amore dato e ricevuto. Sono Donne Altrimenti Amate…

 

 

“Il drago e le nuvole” di Claudia Muscolino

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Claudia Muscolino è briosa e multicolore, ma profonda, speciale, una penna che coinvolge e cattura nell’immediato impatto alla lettura. Una fisionomia precisa dell’autrice emerge maggiormente nei componimenti in cui il tema è di più ampio respiro, oppure laddove si sviluppano brandelli e spunti nuovi per altri significati nascosti, forse nelle erinni o nelle eumenidi, che lei cita sapientemente influenzata dagli studi classici. La particolarità di tale stile sta nella densità riflessiva, mai un verso vuoto, mai l’inezia del non dire, anzi. Ogni tema, infatti, ne annuncia un altro, il filtro è sempre l’inquietudine, il vivere acceso e ricco di situazioni, di accadimenti, di sintagmi che a volte strattonano sì il concetto, ma lo mettono ancor più a nudo, vincendolo nella sua essenza. Emotivamente molto attiva la Muscolino, sicura, femmina al cento per cento, propria della natura, donna a tutto tondo, con la sensibilità che viene data in dono ad ogni creatura che può regalare la vita a un figlio.

 

 

“Amore che viene dal profondo” di Paolo Coscione

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sull’oggetto di ricerca di Paolo Coscione non sussiste il dubbio: l’amore è dominante e quanto mai precario. Eppure è raro sentirlo tanto fortemente in una raccolta. E’ come quando cerchiamo di scoprire come si cucina una pietanza che non fa parte della nostra regione: sarà l’acqua, sarà l’aria, ma la farinata non è buona in Lombardia come è speciale in Liguria. Pur seguendo le giuste dosi dell’impasto. Esattamente così mi ha conquistato questa silloge prevalentemente in rima, che tra l’altro non è nemmeno una rima baciata o alternata, ma definibile in rima libera, sciolta dalle briglie delle battute e dai canoni rigidi. Bella proprio perché scritta in tal modo, capace di farci percepire quella sorta di bello inteso come benessere, piacere, soddisfazione, compiacimento e quant’altro. Ma cosa ci fa un Autore così nelle mie collane? Non è inquieto, non è dannato, non è perduto o disperato …. Ma certo, il linguaggio cambia, la sostanza no. Coscione è un quieto apparentemente inconfutabile, per disposizione d’animo, per indole, per leggi coerenti di causa ed effetto, ma grattando sotto, tra quelle righe e rime che lui anima così metodicamente, io ho scoperto un inquieto alternativo. L’amore che viene dal profondo è quel fondo, è quel movimento zitto che lacera e fa capire che questa penna non è l’assidua frequentatrice della fredda ragione, bensì la più verosimile versione della disperazione allo stato puro, onde per cui non certo cheta.

 

 

“Un sogno di libertà” di Ettore Compagnino

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ettore Compagnino ci regala ancora una storia tutta da respirare, da vivere nelle parole di un libro appassionante e piacevole, ricco di sorprese e di colpi di scena intimistici, di sbocchi e vie d’anima che inducono a pensare, a mettersi in discussione. Si arriva a cercare se stessi senza rendercene conto, quasi sorridendo, e poi quel sorriso si trasforma in pensieri importanti, che ci servono per dare il meglio di noi stessi. Il sogno di libertà è un po’ quello di tutti noi, l’utopia che inseguiamo quotidianamente e grazie alla quale manteniamo l’energia esistenziale, ovvero ciò che ci serve in questo percorso misterioso chiamato vita. Ma spesso non ce ne accorgiamo, i giorni si susseguono inerti e certe sfumature ci sfuggono, rimangono ai lati dei nostri occhi scivolando lontano, nel niente. Eppure basterebbe soffermarsi un poco, solo un poco, a guardare … La magia di quanto ci sta attorno è tutta lì da cogliere, mai staccata dalla nostra pelle, così come la quotidianità, i litigi, le carezze, le modulazioni che si muovono in direzioni diverse, contrarie, ma che ci fanno bene, perché tale è il nostro essere. Il senso di ciò che in realtà siamo, ma dove coglierlo? Qui, anche qui, in questo libro pieno di toni, di passi impensabili, che forse non avremmo immaginato mai di poter fare, ma i nostri piedi ci illuminano le strade. Se le sappiamo vedere. Ecco quello che ho provato leggendo Un sogno di libertà, consapevole ora di conoscerne l’essenza, l’impulso e la coralità dei valori.

 

 

“Sogni d’armonia” di Diego Civita

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sulle ali del sogno si staglia la raccolta di Diego Civita, sul volo di un uomo-gabbiano che è cosciente della propria paura di vivere (insita in ogni uomo) e, al tempo stesso, della propria maledetta voglia di farlo, di esistere, di appercepirsi. È così che comincia questo viaggio non viaggio, questo cammino interiore e profondo, inquieto sicuramente, veloce e lento, come ogni esperienza gratificante, pulita, piacevole da sentire addosso. Un uomo attivo, eclettico, questo autore, il quale non smette di stupire se stesso e chi gli sta attorno. Non si lascia sopraffare mai dalla malinconia distruttiva, al contrario egli cerca di renderla evocativa, capace di far indugiare il pensiero e portare alla luce il lato positivo, quello che poi va a costruire, a formare nuove idee, nuove cose. Come una vacanza dalla quale è difficile staccarsi perché piena di peripezie, di rivelazioni, di scoperte. Magari c’è intrigo, rischio, pericolo, però ci si affeziona lo stesso, anzi, la si ama di più questa vacanza, proprio per le caratteristiche sanguigne, mai banali, stimolanti, ricche. Ecco che dunque, l’autore, si avventura in un percorso estremamente complicato, avverso, durissimo, in salita. E di certo pensa una, due, mille volte, di tornarsene da dove è venuto, impigrendosi nel limbo della non conoscenza.

 

 

“Girare intorno al vento” di Ester Donatelli

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Le emozioni, le passioni, i sentimenti sono attimi di universo, anima nuda, magma incandescente, essenza pura in cui l’io esprime se stesso, libero e padrone, non servo né servile, come forza vitale, lievitante e generatrice, che farà di noi dei “bambini eterni”, che si nutrono di quello che siamo, di quello che facciamo, che ci amano e che amiamo perché, nonostante l’avanzare degli anni, ci fanno godere del sole che brucia sulla pelle, del fiume che racconta e del mare, paladino di balene, che solo sa saziare l’incontrollabile sete dell’Universo, bambini che sempre ci consoleranno e che, pochi istanti prima di morire, ci faranno alzare la mano a salutare la terra. Questa è la poesia, la mia poesia, il modo di essere di quegli uomini che vorranno viversi e vivere la vita, innocenti e casti, come quel Dio che mosse la prima volta il mondo.

 

 

“Certi amori non cominciano mai” di Italo Carvello

 

Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. talo Carvello Classe 1953, calabrese di nascita e romano d’adozione. Terapista della Riabilitazione e psicomotricista, inizia la carriera artistica come attore nel 1990 e già nel ’95 esordisce come autore e regista nel teatro.
Come attore interpreta ‘La Straniera’ di Hervè Ducrux e Gaia Bastreghi.
Come Autore ed attore, in teatro Nobili si diventa, Claustrum Felicitatis, Opera Fratris, Opera Pueris, The Fred & Garbo Magic Show, L’autobus del Sorriso, Monelli in Biblioteca,
Come attore, Das Goethe Kabinett in lingua originale di C. Hamp – Lo pianto della Madonna di Jacopone da Todi, regia Hervè Doucrux e Gaia Bastreghi – Notturni di H. Ducroux – Ferie Latine di Hervè Ducroux, Monelli in Biblioteca di Italo Carvello.
Nell’editoria:
– The Geap Lunner’s Il Fikissimo Voice
– Il Sacrificio Inevitabile
– Tony Iacco Story” pubblicazione periodica in testate di categoria. Oggi diversabile, funziona come le luci dell’albero di natale: Adesso si, adesso no: gli amici lo chiamano: Sua Intermittenza!
Questo libro è stato scritto nella fase”adesso sì “.
Quello della fase “Adesso no” Non esiste. Inutile cercarlo. Non c’è te l’assicuro! Continua la propria attività creativa come autore per l’editoria e, per il teatro, promuove l’attività della “Compagnia di Teatro Attivo” della quale è presidente. è divorziato. Vive e lavora (si fa per dire) ad Albano e nel territorio dei Castelli e della provincia di Roma. Dice di se stesso:
“C’è il modo di dire: Chi non ha buona testa…ha buone gambe. Io non ho buone gambe, per cui ho buona testa!”

Per le novità editoriali per il mese di febbraio 2012:

http://oubliettemagazine.com/2012/02/29/le-novita-editoriali-per-febbraio-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

 

Link utili per ordinare i libri e per visitare i siti di riferimento:

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

 

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

Le novità editoriali per marzo 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

 

 

 

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Comincia con un fiore per caso il mio giardino di Valeria Corsi, Rupe Mutevole

Non ho più pelle/ da lasciare/ su cortecce/ accartocciate.// Non ho più sguardi/ da rinunciare/ su cieli tersi/ e onde e mare.// Non ho più bocca/ da assaporare/ aspri umori/ sbrodolati freddi.// Non ho più sensi/ da sgretolare/ nel buio amaro/ della tua ombra.” – “Vado via”

Quattro strofe inizianti con una decisa anafora, una negazione ripetuta “non ho più” per sancire un patto tra l’Io poetico e la sua volontà. Non si ha più pelle, sguardi, bocca e sensi, qualcosa di importante ha stravolto il sentire dell’Io, qualcosa che ha mostrato un’altra via, un’altra dimensione dell’esistere.

Comincia con un fiore per caso il mio giardino”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Valeria Corsi (febbraio 1952, Milano). La raccolta si divide in quattro capitoletti “Specchia il ricordo di antiche primavere”, “Lacrima…odissea di sotterraneo pianto”, “Cioccolato e mente annunciano il sorriso della terra” e “Accadrà di nuovo che il cielo chiami per nome”.

Caratterizzata da una quasi totale mancanza di punteggiatura, l’autrice inserisce in questa raccolta un’inquietudine ragionata e caparbia che non si da pace di fronte alla quotidianità degli eventi. Si intravede un amore perduto, un amore che ha portato via con se anche i fiori di campo, simbologia della freschezza della stagione primaverile e dunque del sentimento amoroso.

Per una volta vorrei/ ascoltare parole/ insensate, di quelle/ che rotolano vorticose/ anche in piano/ s’arricciano sulle labbra/ sbrodolando in aria/ come bolle di sapone.// Per una volta vorrei/ rincorrere il vento/ anche quando non suona/ come flauto di Pan/ anche senza farfalle/ e neppure una lacrima/ di cielo in vapori di ricordi/ […]” – “Essere”

Ed anche nella lirica “Essere” troviamo la figura retorica della ripetizione tanto cara all’autrice. Quel “per una volta” che determina un periodo temporale vago e limitato, un periodo simile ad una richiesta dell’Io nei confronti del tempo: l’Io ha bisogno di novità, l’Io è stanco delle giornate che si susseguono, nella sua mente colori e sensazioni si manifestano nuove in ogni istante.

Accade a volte/ anche nell’orizzonte/ che il pero/ smetta di fiorire/ e non resti che terra/ buona per nuova vita/ che l’alba sveli/ tra le zolle/ dolore disfatto/ frantumato sbriciolato/ concime naturale/ a nuova impresa/ vento verrà/ prima di sera/ deciderà la notte/ quale esistenza/ quale rimembranza/ prima che uno sguardo apra/ sopra orizzonte nuovo.// […]” – “Orizzonte”

 

Notizie su Rupe Mutevole:

http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

 

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Intervista di Alessia Mocci a Giuseppe Visigalli ed al suo Inezie d’inchiostro, Rupe Mutevole

“Inezie d’inchiostro nasce dalla spontaneità e dalla semplicità del mio vivere quotidiano…”

Parole che nascono dalla profondità dell’autore, da una profonda sincerità nei confronti dei suoi lettori che sbalordisce, che interessa.

 

Inezie d’inchiostro”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Giuseppe Visigalli.

 

Dalla prefazione del libro:

“Felice di te” (tratto dalla lirica che apre questa silloge) avrebbe potuto essere il titolo di questa raccolta, in quanto racchiude un linguaggio volutamente positivo nonostante la necessità di Giuseppe Visigalli di lacerare per certi versi il sistema tradizionale della scrittura. Ma “Inezie d’inchiostro” è più centrato, a mio avviso, per via del costante percorso verso la propria dimensione poetica, una ricerca molto personale, incentrata sul pathos autentico, sui conflitti interiori che frugano a fondo per scovare espressioni sempre più calzanti alla verità.

 

L’autore si è mostrato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande. Buona lettura!

 
A.M.: Chi è Giuseppe Visigalli?

Giuseppe Visigalli: Giuseppe Visigalli è una buona persona: è un medico veterinario che
si occupa di Animali Esotici e di Oftalmologia…ma è un medico veterinario che ama il cielo e che voleva pilotare gli aerei …e pur amando il suo attuale lavoro …voleva sentire le emozioni degli Uccelli e del silenzio tra le nubi ed il sole.

A.M.: Da quanto tempo scrivi in versi?

 

Giuseppe Visigalli: Diciamo da ragazzo anche se i primi scritti conservati risalgono al 1978
(sono nato nel settembre 1961).

A.M.: “Inezie d’inchiostro”. Dove nasce il titolo della tua raccolta?

Giuseppe Visigalli: “Inezie d’inchiostro” nasce dalla spontaneità e dalla semplicità del mio vivere quotidiano… L’inezia intesa come una vita ordinaria, la mia e non straordinaria, lo
straordinario è invece come le mie poesie nascano da sole in qualunque potenziale momento e in qualunque potenziale ora del giorno o della notte.

A.M.: Come definiresti la tua raccolta utilizzando cinque aggettivi?
Giuseppe Visigalli: Spontanea appunto perché ogni lirica richiede pochi o nessun ritocco dopo la prima stesura di getto.
Rappresentativa di me stesso perché solo leggendo i miei scritti e comprendendoli mi si conosce davvero.
Dolce perché sono molte le immagini di dolcezza e di tenerezza dipinte in diversi pezzi.
Schietta perché se devo esprimere un concetto, un’immagine dura o reale o piacevole o triste lo faccio senza girarci troppo in tondo.
Sofferta perché molte liriche sottendono momenti o ricordi che fanno male per rimpianti o rimorsi; in altri casi sofferta perché esprimo spesso nei miei scritti emozioni forti positive o negative…

A.M.: C’è una lirica de “Inezie d’inchiostro” che ti è più cara?
Giuseppe Visigalli: Sono molto legato all’ultima nata ma voglio bene come discepole a tutte le
liriche…forse quella dedicata al mio adorabile papà mi è rimasta dentro a darmi la forza per andare avanti per me e per lui.

A.M.: Se potessi scegliere, qual è la città nella quale il tuo scrivere avrebbe maggiore ispirazione?
Giuseppe Visigalli: Forse Venezia od un’ altra città di mare…anche se io amo più la montagna, ma il mare mi dà emozioni forti e mi supporta.
A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Giuseppe Visigalli: Bene per ora …certo che la consiglierei!!!
A.M.: Hai in programma qualche presentazione del libro? Ci puoi anticipare qualcosa?

Giuseppe Visigalli: Purtroppo non ho tempo…per attività non retribuite salvo i miei
aggiornamenti…da quando due anni fa sono separato devo lavorare moltissimo e rincasare tardi.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Giuseppe Visigalli: “Un petalo dei tuoi occhi sarà sempre un fiore intero per me” (l’ho scritta
ora!)

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

Intervista di Alessia Mocci a Giuseppe Visigalli ed al suo “Inezie d’inchiostro”, Rupe Mutevole

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Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta poetica Unico Assedio, Rupe Mutevole

Unico Assedio”, edito nel febbraio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica nella quale sono presenti quattro autori che si confrontano a suon di versi. Christian Iacomucci con  “Carnet”, Stefania Mercatali con “Olimpo Travel”, Lorenzo Campanella Morana con “Sinfonie di Mondi” e Laura Cuppone con “Tempesta Perfetta” sono i protagonisti di “Unico Assedio, una stanza aperta senza spazio e tempo nella quale parole ed inchiostro si incontrano per narrare le loro storie fantastiche ed i voli pindarici.

 

Gli autori sono stati molto disponibili nel rispondere a qualche domanda sulla loro attitudine letteraria. Buona lettura!

 

 

 

 

A.M.: Da quanto tempo scrivi?

 

Christian Iacomucci: Fin da subito ho capito che la scrittura era un mezzo con cui sarei andato d’accordo, attraverso il quale avrei potuto esprimere tutto quel che sentivo di possedere in termini di fantasia, inventiva, immaginazione. A praticarla con impegno e costanza ho iniziato intorno ai 15/16 anni. Possiedo un mucchio di quaderni da allora. Credo che un giorno dovrò decidermi ad un rogo auto-censurante.

 

Stefania Mercatali: Scrivo da quando percorro i sentieri più remoti di me stessa, come potrei scoprire l’esterno se non affronto il mio dualismo interiore! Quindi cominciare a scrivere mi ha messo in contatto con passato, presente e futuro della mia vita e come conseguenza ineluttabile, quella degli altri.

 

Lorenzo Campanella Morana: Fin da piccolo scrivevo storie, strane, bizzarre ed ingombravo d’inchiostro interi quaderni. Il mio rapporto con la scrittura è stato sempre “sentito”, vero e non può può essere rappresentato come l’immagine su uno specchio, ma bensì come il legante naturale, che unisce la frammentarietà del mio essere. E poi, è una vera passione creare delle opere d’ Arte, quelle su carta, che possono navigare nell’infinito di fantasiosi lidi.

Laura Cuppone: Non ricordo esattamente quando ho cominciato, ma dal 2007 scrivo su un sito di poesie e racconti. Successivamente ho aperto due blog, angoli dove cerco di condividere  anche altre passioni.

 

A.M.: Cos’hai provato quando hai tenuto in mano la raccolta poetica?

 

Christian Iacomucci: Ho trovato il plico dei libri ad attendermi in casa una notte in cui rientravo da Firenze, non esattamente sobrio, sicché ho guardato meglio il giorno dopo. Ben fatto. Un bel tempismo per lenire i postumi.

 

Stefania Mercatali: Piacere ed insieme a questo libro è maturata una bella conoscenza con uno degli altri coautori.

 

Lorenzo Campanella Morana: A dirti la verità, ho avuto particolari sensazioni, questo perché stringere tra le mani una propria creazione è veramente bello. Mio padre, poi, è contento di questo libro. È una persona che consiglierei a tutti di incontrare.

Laura Cuppone: Una sensazione diversa da quella che si prova leggendosi su un monitor. Molto emozionante direi.

 

A.M.: C’è fra tutte le tue poesie pubblicate una preferita?

 

Christian Iacomucci: Credo che questa silloge funga da apripista a qualcosa che mi frulla per la testa da anni, coniugare cioè la poesia all’arte pittorica. Ma non dico altro al riguardo. Delle poesie presenti sulla raccolta al momento preferisco quelle che ho scritto su Giorgione, Picasso, El Greco e Rembrandt. E quella su Bertocci, ma per un motivo innanzi tutto umano: un omaggio ad un artista che ho la fortuna di avere per amico e col quale ho avuto l’onore di collaborare in “&”, il mio secondo libro.

 

Stefania Mercatali: Athena: incontrata durante il viaggio ad Atene nel Luglio 2011. La sua ombra scura mi ha seguita attraverso le strade moderne della città greca, indicandomi i segni del suo passaggio attraverso le epoche. Il suo tempio svetta a dominio della città e gli ulivi, nati dalle viscere della terra, sfavillano nelle giornate estive, in una danza arcaica al ritmo di qualche nenia ambulante. Colloqui senza tempo.

 

Lorenzo Campanella Morana: Non ci sono poesie preferite, come non ci sono figli prediletti, se si è vero genitore! Ogni Poesia, ogni Aforisma è un Mondo a sé, nella sua banalità ed unicità.

Laura Cuppone: No, le poesie sono come “figlie”. Si può preferire una figlia ad un’altra?

 

A.M.: Qual è la raccolta all’interno di “Unico Assedio” che ti ha colpito maggiormente?

Christian Iacomucci: “Olimpo Travel” di Stafania Mercatali. Uno stile ben marcato e personale.

Stefania Mercatali: Certamente “Carnet” di Christian Iacomucci, la sua combinazione pittura e poesia mi ha ammaliato. Mi piace molto come ha trasfigurato la sua visione di pittura in parole, credo di essere andata a guardare ogni dipinto che ha citato, per capire quali labirinti di pensieri e storie il disegno gli stimolava. 

 

Lorenzo Campanella Morana: Non ho letto ancora “Unico Assedio” con molta attenzione; non ci sono intere raccolte che mi colpiscono, casomai poesie o delle scelte. Un piccolo esempio di Bellezza creativa nel più largo, ma allo stesso tempo, breve, campo della poesia è il componimento “Eros” di Stefania Mercatali.

Laura Cuppone: Ogni raccolta scelta ha il suo fascino, la sua direzione poetica, il suo conio espressivo, la sua incombente leggerezza. Tutte e quattro insieme calzano a pennello.

 

A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori che potrebbero apprezzare “Unico Assedio”?

 

Christian Iacomucci: Trovo orrendo il concetto di target. Spero non ve ne sia uno specifico. E comunque questo non spetta agli autori dirlo. L’artista crea senza pensare al destinatario. L’artista deve pensare alla propria arte; chi sceglie di sostenerlo ha il dovere di pensare al resto. In primo luogo sapendolo individuare, non raccattando su ogni dilettante che quotidianamente si sveglia scopertosi “poeta”.

 

Stefania Mercatali: Poeti amatoriali e qualche curioso, inutile negare l’evidenza che la poesia è parte integrante della vita di ognuno, ma pochi le danno la mano!

 

Lorenzo Campanella Morana: Il pubblico al quale piacerebbe “Unico Assedio” è variegato, può trattarsi di giovani, come di persone più mature. La cosa più importante è che siano persone ricche di sensibilità e che dedichino un po’ del loro tempo al pensiero, all’interiorità, perché di questi tempi è utile.

Laura Cuppone: Difficile pronosticare sulla poesia o sul suo tentativo di penetrazione spirituale o intellettuale. Spero venga apprezzata nella sua variegata totalità.

 

A.M.: Preferisci scrivere direttamente su tastiera oppure tenendo stretta in mano una penna?

 

Christian Iacomucci: Ho iniziato ad utilizzare il pc molto recentemente, in concomitanza ad un certo cambiamento del mio stile. Cercavo la semplicità ed il computer ha contribuito con la sua immediatezza. Certe cose però abbisognano della lentezza dell’inchiostro per essere elaborate, anche perché su carta rimangono i tanti passaggi, ed a volte è utile aver sottomano le minute. Sullo schermo c’è solo l’“adesso”, non rimane niente delle varie stesure.

Stefania Mercatali: Con la mia stilografica finisco sempre per riportare tutto ciò che scrivo su carta, ma oggi uso anche la tecnologia. Per la silloge “Olimpo Travel”, arrivata a 50 componimenti, non mi sono mai stancata di informarmi e senza internet probabilmente ci sarebbero voluti decenni e grattacieli di testi da consultare.

 

Lorenzo Campanella Morana: Se scrivo tenendo in mano una penna, mi vengono più idee, è più naturale, è più evocativo e simboleggia il rapporto di Simbiosi narrativa più profondo, tra il “creatore di un nuovo mondo” ed il mondo stesso che “prende vita, danzando sul tappeto bianco del foglio”. Ciò mi provoca una sorta di rivoluzione interna, costellata da germogli di fantasia e fiammate di passione.

Laura Cuppone: Matita e penna sono i miei strumenti preferiti come i tovaglioli di carta i  biglietti dell’autobus se non ho altro…

 

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Christian Iacomucci: Per ora ho trovato persone molto disponibili e professionali. Nel sordido mondo della piccola editoria credo sia una delle poche attendibili, a patto che non si mettano a pubblicare mille testi all’anno per puro lucro. E spero altresì che gli autori vengano supportati in maniera adeguata per quanto concerne diffusione, promozione, iniziative. Attendo fiducioso.

Stefania Mercatali: Sono soddisfatta e potrei consigliarla. Rupe Mutevole offre una opportunità ad uno scrittore o presunto tale!

 

Lorenzo Campanella Morana: Grazie a te, Alessia, ho iniziato a dialogare con questo mondo, quello delle pubblicazioni.  Non posso far altro che ringraziare Rupe Mutevole.
Certo, la consiglierei ad un amico che vuole pubblicare qualche sua arte, ma non solo per la Casa editrice, bensì anche per l’esperienza creativa ed innovativa di mettere insieme le “invenzioni” di quattro autori.

 

Laura Cuppone: Chi fa della letteratura divulgazione d’arte, in genere, trovo faccia cultura e Rupe Mutevole è una  casa editrice  pronta ad accogliere lo scrittore al suo stato puro a donare emozione al lettore investendo solo sulla capacità d’osservare e l’esperienza nell’ascoltare.

 

A.M.: Hai qualche novità per il 2012 che vuoi condividere con noi?

Christian Iacomucci: Prossimamente uscirà un mio libro di poesia sempre per Rupe Mutevole, curato da Silvia Denti. Il titolo è “Senza Titolo”. Sarò poi fra i curatori del premio artistico “Biennale premio Artemisia 2012” e parallelamente porto avanti una formazione musicale di matrice rock-cantautorale (batteria, contrabbasso ed io alla chitarra classica e voce) per il quale compongo i pezzi alla chitarra e scrivo i testi. Vediamo un po’…

Stefania Mercatali: Ho cominciato un progetto di poesia “visiva”, trascrivo i miei versi su una carta speciale, la pelle e quindi immortalo questa visione con la fotografia.

 

Lorenzo Campanella Morana: Ci sono tante idee. Vorrei sperimentare tante cose, ma per ora ho un obiettivo principale: l’Esame di Maturità.

Laura Cuppone: Credo che ciò che si legga la prima volta sia una novità, mi affido a questo e cerco di non farmi sopraffare dalle mode e di leggere ciò che mi attrae in quel momento.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

 

Christian Iacomucci: Come una donna che scivola/ Tra i complimenti e via/ Quanto ho inseguito la musica/ Tra i temporali, io…” Paolo Conte

 

Stefania Mercatali: I colori maturano la notte”  Alda Merini

 

Lorenzo Campanella Morana: “La scrittura non è una penna che getta inchiostro su un foglio, ma far volare la fantasia, sul tappeto volante delle idee, così, liberamente, senza regole.” Lorenzo Campanella

Laura Cuppone:L’umiltà è oasi di grandezza.” L’ho scritto perché credo fermamente nel privilegio dell’umile e del semplice di cogliere profondità inaspettate che la forzata ricercatezza e il cinismo della superbia  non raggiungeranno mai. Buona lettura!

 

La foto di copertina “La porta” è una creazione di Fabio Costantino Macis

http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

 

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta poetica “Unico Assedio”, Rupe Mutevole

 

 

 

 

 

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Stagioni poetiche, di Antonio de Lieto Vollaro, Cristina Parente, Lorenzo Traggiai e Gabriele Fabiani

Odo, il gocciolar dei miei pensieri,/ a volte tenebrosi, altri leggeri,/ gioiosi o intriganti/ li sento,/ a volte cadere,/ come gocce pesanti,/ di un acquazzone estivo,/ o come cristalli di neve,/ poggiarsi soffici,/ dentro il mio ego.// […]” – “Nel silenzio…”

Antonio de Lieto Vollaro accarezza i suoi pensieri assimilandoli all’acqua, elemento necessario per la vita. Pensieri mutevoli, pensieri che si travestano nelle stagioni, ora in temporali estivi ora in quelli inverali; pensieri che cercano di comprimersi in diverse dimensioni per nascere ancora sotto il segno dell’Io poetico.

 

Stagioni poetiche”, edita nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro piccole e delicate sillogi “Vibrazioni Poetiche” di Antonio de Lieto Vollaro, “Graffiti Notturni” di Lorenzo Traggiai, “Polvere Poetica” di Gabriele Fabiani ed “Urla la vita” di Cristina Parente. Brevi raccolte che accedono alla realtà naturale per modificarla piegandola con le svariate possibilità del verso e, dunque, della comunicazione.

 

Schizzano/ miriadi di luci ai/ bordi di occhi/ fissi su sfuocati/ punti rossi./ La leva è spinta/ decisa avanti/ tirata./ Il vento/ allunga le gocce/ di rugiada/ mentre il calore del maglione/ asciuga gocce/ di rabbia/ […]” – “08-10-2005”

Brevitàs, concisione del verso, ogni parola è razionata abilmente con durezza per affermare la possibilità di movimento, di immersione nelle modalità della musicalità. Vediamo come Gabriele Fabiani riesca a giocare abilmente con le parole narrando attentamente ed in poche lettere l’ambiente descritto.

 

Presenza lontana/ annidata in giorni di luce/ quando mi sedevo sulle tue gambe/ e ascoltavamo il suono delle parole/ la paglia ora è spenta, luccica l’erba,/ profuma la lavanda mossa dal vento/ È rimasto il nostro libro di fiabe/ che tu mi leggevi d’estate/ […]” – “La sedia vuota”

Un’amabile malinconia si intravede nelle parole di Cristina Parente, “La sedia vuota” celebra il ricordo lontano, ma ancora ben presente, di un’estate mai scordata e che si annida nella mente come se fosse l’oggi. Un’estate nella quale la parole d’ordine era: ascoltare la dolcezza della fiaba ed assorbirla per il futuro.

 

i neon ronzanti/ insegnano allo straniero/ locali tipici e artigianali// era un po’ che non avevamo/ un sabato per noi due/ da spendere in cena e in centro/ con la notte che scioglie/ le luci nelle pupille/ e il molo che rimedia all’odore dell’acqua/ […]” – “Città chimica”

Una poetica moderna ed accattivante portata avanti da Lorenzo Traggiai, che ci intrattiene con la sua “Città chimica” colma di luci e di arcaiche zone nelle quali innamorarsi nuovamente. Un autore descrittivo e discorsivo che abilmente colora gli ambienti e le condizioni sociali senza lasciarsi trasportare dall’enfasi della sua giovane età.

 

La copertina di “Stagione Poetiche” è una creazione del fotografo Fabio Costantino Macis.

http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

 

Per leggere un’intervista ai quattro autori presenti in “Stagioni Poetiche”:
http://oubliettemagazine.com/2012/01/30/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-della-raccolta-stagioni-poetiche-rupe-mutevole-edizioni/

 

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

 

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Intervista di Alessia Mocci a Roberto Bertero ed al suo L’ostinata poesia, Rupe Mutevole

Poesia ed ostinazione, un giovane autore ed la sua prima raccolta poetica. “L’ostinata poesia”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è la via del sogno di Roberto Bertero, autore prolifico impegnato nella ricerca di uno stile proprio sin dall’adolescenza.

Una conquista dunque, una vittoria che il Bertero dedica alla madre, prima sostenitrice di una poetica coinvolgente.

L’autore ci racconta come la poesia sia divenuta un’amica durante gli anni della crescita e come questa sia sempre stata affianco alle sue emozioni negative e positive.

 

Roberto è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua raccolta. Buona lettura!

 

 

 

A.M.: Quando nasce la tua passione per la poesia?

 

Roberto Bertero: Ero un bambino quando scrissi le prime “bozze” di poesia, la prima credo fosse dedicata alla mia maestra delle scuole elementari, ricordo che a causa di questa presi una nota per la distrazione che inevitabilmente aveva creato a me e ad altri. Ricordo anche che mi arrabbiai molto con la maestra perché pensavo di aver avuto un pensiero carino.

Crescendo, come ragazzo molto timido non riuscivo facilmente a crearmi delle amicizie, penso quindi di aver avuto la necessità di creare qualcosa di mio, un momento nel quale sentirmi veramente me stesso senza maschere ne blocchi; queste sono state le mie poesie, sono state quel momento e lo sono ancora e più che mai. Molti scrivono poesie o diari da adolescenti poi però tutto finisce, io ho sentito come esigenza naturale quella di continuare a scrivere.

La scrittura è parte dei me, del mio essere più profondo, io chiamo la poesia: “Il mio dialetto”.

Naturalmente il mio stile è molto cambiato nel corso degli anni, anche perché ho sentito il desiderio di creare un mio stile che non mi facesse assomigliare a nessun altro; anche se ho dei punti di riferimento per quanto riguarda lo stile, penso di aver trovato un linguaggio originale, questo non per essere diverso a tutti i costi ma perché credo che nell’arte, in tutte le arti, sia necessario creare qualcosa di nuovo.

 
A.M.:  Cosa hai provato quando, per la prima volta, hai stretto fra le mani “L’ostinata poesia”?

 

Roberto Bertero: Devo ancora realizzare di essere l’autore di un libro, questo poiché è stato ed è un sogno realizzato, forse il più grande dei miei sogni. Quando ho stretto fra le mani il mio libro la gioia è stata enorme, mi sono chiesto a quante persone sarebbe potuto piacere e quante avrebbero capito veramente lo spirito di quelle parole e del libro in generale.

Ho immaginato le persone davanti ad un caminetto acceso seduti in poltrona con il mio libro in mano intenti a leggerlo, ne ho immaginate le espressioni del volto e persino lo stato d’animo.

Questo perché lo scopo di questo libro è non solo realizzare un mio sogno ma entrare nelle case delle persone e far si che si emozionino che sorridano o riflettano e possibilmente quando la loro lettura giunge all’ultima parola abbiano ritrovato un po’ di se stessi in quei pensieri.

 

A.M.: Che cosa simboleggia il titolo della tua raccolta?

 

Roberto Bertero: Il titolo simboleggia essenzialmente tre concetti.

Rappresenta l’ostinazione di essere ciò che si è nonostante la corrente vada nella direzione opposta, non ho mai voluto seguire la massa, questo non significa che mi ritenga superiore anzi, in molti casi è proprio il contrario.

Semplicemente non penso sia necessario essere “accettati” a tutti i costi ma trovo essenziale seguire le proprie inclinazioni e non vergognarsi mai di ciò che si è anche quando questo significa essere “impopolari” ai più.

Un’altra tematica riguarda il mio rapporto con la poesia; considero la poesia quasi una persona reale, mi rendo conto che può essere strano come concetto ma ho un rapporto di amicizia con la mia poesia che lei ricambia e ha ricambiato non lasciandomi mai nella buona e nella cattiva sorte per cosi dire, in questo senso “ostinata” è come se non si fosse mai arresa e non mi avesse permesso di arrendermi.

Simboleggia anche l’ostinazione di vivere, di continuare a raccontarmi, di non perdere la speranza anche nei momenti più duri, di perseverare nel conoscere nel voler scoprire e nel lottare.

 

 

A.M.: Quali sono le tematiche portanti de “L’ostinata poesia”?

 

Roberto Bertero: In questo libro ci sono io, nel bene e nel male, ci sono i miei momenti, le riflessioni sulla mia vita e sul mondo che ci circonda. Questo libro contiene tutte le mie malinconie, i miei tormenti ma anche riflessioni su realtà che mi stanno strette su cose che vedo e sento e considero insensate.

C’è una critica feroce contro un certo tipo di mentalità in voga oggi in questo mondo dove si diventa popolari troppo in fretta e si sparisce dalla vita della gente ancora più velocemente anche se non ho mai desiderato diventare popolare in quel senso, contro il mondo dei “reality show” e della tv che vive sulle lacrime e sulle disgrazie della gente.

I miei affetti sono molto presenti, io non avrei neanche pubblicato questo libro senza l’aiuto e il sostegno della mia famiglia ed i miei amici.

La musica è presente in molti miei scritti essendo un grande appassionato di quasi tutta la musica o per meglio dire di quasi tutti i generi musicali anche se sono piuttosto difficile, mi piace ascoltare gli artisti che sperimentano e hanno un loro stile e non ascolto quelli che sfornano musica come in catena di montaggio.

 

 

A.M.: A chi dedichi questa tua vittoria editoriale?

 

Roberto Bertero: La dedico a mia madre prima di tutto, questo perché è stata colei che più di tutti ha creduto in me, alla poesia che considero la mia “migliore amica” ed ai miei amici che sono la mia famiglia.

 
A.M.: Hai altre passioni oltre lo scrivere in versi?

 

Roberto Bertero: Come ho già detto la musica è la mia passione da quando sono nato praticamente, ne ascolto tanta e sono uno “strimpellatore” se cosi posso dire, suono pianoforte e chitarra, un mio sogno sarebbe avere una collezione di strumenti musicali ed una grande sala prove insonorizzata con tutta la strumentazione.

Mi piace l’arte, tutta l’arte, la pittura, la scultura, il teatro ed il cinema.

Sono amico di quello che considero un grande artista contemporaneo che si chiama Riccardo Alessandro e  ha realizzato il disegno della copertina del libro.

Mi piace viaggiare anche se non posso farlo come vorrei vedere luoghi persone e realtà nuove e, quando lo faccio mi piace memorizzare gli odori, assaggiare i cibi locali e magari portarmi a casa qualche cosa che mi ricordi il viaggio, anche solo una foglia od un pezzo di legno.

 


A.M.:
Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

 

Roberto Bertero: Rupe Mutevole è una casa editrice seria e trovo che faccia un lavoro magnifico dando la possibilità a tanti nuovi autori di realizzare il proprio sogno. La consiglierei di sicuro senza alcun dubbio.

 


A.M.:
Hai novità per il 2012? Qualche presentazione della raccolta?

 

Roberto Bertero: Sto continuando a scrivere, scrivo tutti i giorni perché per me è una necessità e non un hobby.

Sto organizzando una festa-presentazione per il 31 di marzo e poi avrei intenzione di farne altre ma in questo momento non vi so dire di più.

Ho voglia di pubblicare un altro libro e forse lo farò se i miei versi ne saranno “degni”.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

 

Roberto Bertero: Una frase che considero straordinaria è tratta da una canzone di Fabrizio De André “via del campo”, un pezzo che adoro scritto da un autore che straordinario:

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” incredibile il mondo chiuso in questa frase!

 

 

 

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

http://oubliettemagazine.com/2012/03/21/intervista-di-alessia-mocci-a-roberto-bertero-ed-al-suo-lostinata-poesia-rupe-mutevole/

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Nicoletta Nuzzo vince il premio sui rapporti intergenerazionali della VIII Edizione del Concorso Città di Trieste

C’era solo un luogo dove tu potevi avvicinarti di nuovo a quel cielo libero che avevi  conosciuto  e che ti mancava.

Era sulla terrazza di quella casa senza tetto del Sud. Lì apparivi a te stessa, con il vestito a pieghe  da statua con radici profonde.

Con il viso diventato maschera primordiale, immobile e senza più sofferenza.

 Di nuovo di pietra, senza il cuore in fiamme.  Di pietra antica e sapiente. E riposante. Per un attimo il bucato di mutandine e magliette appeso al filo dietro di te era dimenticato, insieme a loro quattro bambine colpevoli di un’innocenza che ti soffocava. Adesso era possibile dentro di te il gelo ristoratore dell’inverno”. (da “La stanza di Virginia”)

 

Un altro importante riconoscimento per l’autrice Nicoletta Nuzzo che non smette di stupire. Ricordiamo, infatti, nel novembre 2011 il primo premio nella sezione poesia della XII Edizione del Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne” congiunto al XIX Premio “Donna e Poesia” dedicato all’artista cilena Maria Teresa Guerrero (Maité), con “Portami negli occhi”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni,

 

Il racconto “La Stanza di Virginia” è risultato vincitore del premio della VIII Edizione del Concorso “Città di Trieste” nella sezione sui rapporti intergenerazionali nell’ambito del Concorso Internazionale di Scrittura Femminile 2012; premio promosso dalla Consulta Femminile di Trieste.

 

La premiazione sarà il giorno 8 marzo 2012 alle ore 17  in occasione della “Giornata internazionale della donna” presso la sede del Consiglio Comunale di Trieste, Piazza Unità d’Italia n. 4. 

 

A.M.: Come hai reagito alla premiazione? Te l’aspettavi?

Nicoletta Nuzzo: Lo desideravo molto, provo un’attrazione particolare per i Concorsi di
scrittura femminile…dalle donne  ho tratto l’autorizzazione  a scrivere e trovare  risonanze e sintonie con loro mi dà molta forza. Sarà questo un  8 marzo davvero speciale per me, e poi a Trieste, una città che ho sempre sognato  di conoscere. 

 

Ricordiamo la motivazione, firmata da Anna Maria Robustelli, per il Primo Premio nella sezione Poesia della XII Edizione del Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”:

 

Nel grembo / il nido è tiepido / di parola.” Da questi bellissimi versi di Nicoletta Nuzzo vorrei cominciare, per soffermarmi soprattutto sul valore ieratico, portatore di mistero sacro che ancora la poesia veicola. Portami negli occhi, diviso in sette sezioni, dai titoli densi di significato (Madre, Mare, D’amore…), si muove con leggerezza da un componimento all’altro conservando un’aspettativa, un vuoto colmato dallo sguardo e dal pensiero, ben evidente in questa breve poesia che dalla pienezza di un grembo si sposta per analogia all’immagine di un nido e da questo

evoca un calore gravido di parola. Questa fiducia in momenti dell’essere che ci donano un senso di pienezza è ben presente nel libro (Voglio il pieno /e tornare in superficie /come una onda che / si perde e si scioglie /mentre tocca) e rappresenta la freschezza di questa raccolta, in cui l’irripetibilità del momento e lo stupore del vivere sono spesso documentati con candore e pudore (Allora ti ho toccato/ ed era la prima volta / che toccavo qualcosa che non ero io).

 

Viene sempre cercato il calore dei rapporti, la tenerezza di ciò che ci lega ad un’altra persona che è dono prezioso (Quando torni / e trovi le mie tracce / non pulisci / non metti in ordine / sono presenze / piccole promesse di / ritorno). Si ha coscienza di quanto siano essenziali certi attimi (Nostalgia), e certi tempi del nostro vivere sono così esemplari che vanno ricordati attraverso gli oggetti posti su un comò di una stanza, diligentemente menzionati (Di nuovo succede. / E’ un altro

addio. / Ha già attraversato la stanza, / è passato sul comò / sul piccolo specchio / sul pettine / sulle forbicine / sulla bottiglietta blu / di acqua di rose Roberts, / adesso svanisce / senza che io possa fermarlo / questo giorno). Spesso la poesia delle donne è fatta degli oggetti della casa con cui l’altra metà del cielo ha occasione di avere grande dimestichezza. Vorrei ricordare a questo proposito la

grande poeta irlandese Eavan Boland che nella bella poesia An Elegy For My Mother In Which She Scarcely Appears ha sviluppato questa poetica, ricordando vecchi alari ed altri oggetti della casa di sua madre che oramai nessuno più rievoca.

 

È poesia anche la notazione della nostra fragilità nello sviluppo del tempo: Sulla mia guancia / l’aria fresca di dicembre, / la quercia trattiene ancora le ultime foglie, / io sono un fungo appena nato / che chiede di durare. È poesia sentirsi uniti al verde delle piante che cresce e spande bellezza:

dell’abbraccio / di nuovo il fiore / mentre gli occhi / nel cuore sorridono / verdi di gratitudine. Ed è  poesia gioire nell’estasi delle parole, un’arte che in passato è stata negata alle donne: Ho portato / cibo / braccia/ voce / dentro alle parole /è lì che trasmigro / quando non ci sono.

Qualche volta si è colti quasi da un sentimento d’egoismo, ma è un sentimento sul quale è giusto sostare: … pienamente sola / al mattino sulla sabbia / pienamente scorbutica e sazia come un granchio.

La vita, si sa, è una ricerca nella quale ci capita di inseguire un disegno (… raccolgo tracce / che inseguo con pazienza / alla ricerca del disegno) e a volte dimentichiamo l’armatura e ci sentiamo fiorire (Disobbediente).

Anche verso la fine del libro è vivo e vibrante il desiderio di pienezza e la ricerca di una parola-madre con un grembo in cui rimpicciolirsi, che doni senso, si proietti a costruire qualcosa, e attivi i sensi alla ricerca di un significato (Sola). Questa disposizione impregna la poesia di speranza e infonde quel calore che abita il “nido tiepido”. La Nuzzo indugia sul mistero del mondo e delle cose, gli dà voce, lo percorre e si ferma ad ascoltarlo. È un invito a vivere la vita con più rispetto.

 

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

 

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Intervista di Alessia Mocci ad Alima Meli ed al suo Lettera a Tommaso, Rupe Mutevole

Lo dedico a mia madre, che ci ha lasciati subito dopo aver letto la stesura definitiva e avermi assicurato che sarebbe stato un successo… speriamo…

 

Alima Meli è alla sua seconda pubblicazione dopo l’esordio con il romanzo “Dopo ti te nessuno”. “Lettera a Tommaso”, edito nel febbraio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, conferma lo stile e la personalità dell’autrice che continua il suo narrare di un personaggio molto particolare, Hasya, una donna con una vita colma di sentimento ed sperimentazioni senzienti. “Lettera a Tommaso” è un insieme di indagine sul passato di Hasya, di verità che per troppo tempo sono state nascoste, di inganni e bugie che ora si manifestano alla luce del giorno con una lunga lettera confidenziale a Tommaso, l’amore perfetto della protagonista.

 

Alima Meli nel rispondere alle domande ci ha svelato tantissimo del suo romanzo e ci ha anche dato qualche anticipazione sul prossimo. Buona lettura!

 

 

A.M.: Nella tua biografia scrivi: “A casa mia erano bandite tre frasi: “non ce la faccio”, “non sono capace”, “ho paura”[…]”. Quanto sono stati utili questi divieti?

 

Alima Meli: Il metodo educativo imposto da mio padre, aveva come obiettivo crescere figli forti e  preparati alle avversità della vita. Secondo lui, solo affrontando ed attraversando le paure è possibile esorcizzarle e solo cercando di superare noi stessi possiamo renderci conto di quanto siano ampie le nostre possibilità e di quanto sia responsabile la nostra mente nel creare limiti che sembrano invalicabili. È stata una scuola di vita a volte molto dura, ma ho avuto modo di apprezzarne i risultati in seguito, quando mi sono trovata in situazioni difficili e le ho potute superare grazie agli insegnamenti di mio padre.

 
A.M.:  “Dopo di te nessuno” è la tua prima pubblicazione. Raccontaci qualcosa.

 

Alima Meli: Due sono i romanzi che ho pubblicato ad oggi: “Dopo Di Te Nessuno” e “Lettera a Tommaso”.

I due romanzi vedono protagonista Hasya e la sua vita ricca di emozioni, di esperienze e colpi di scena. Sono due libri che viaggiano separatamente, l’uno non è il sequel dell’altro ed anche se molteplici sono i riferimenti che legano le due vicende narrate, i due romanzi non necessitano di essere letti in sequenza.

“Dopo Di Te Nessuno” è il primo pubblicato, narra la storia d’amore tra Hasya e Manish, una storia che sembra scritta nel destino: due anime gemelle che si incontrano, si sentono immediatamente attratte l’una dall’altra e decidono da subito di condividere sogni e progetti di vita. Due anime che si abbandonano completamente alla passione, in un tempo che, quando sono insieme, sembra fermarsi a contemplare il loro amore. Finché qualcosa non si incrina e l’uomo tanto amato comincia a manifestare un lato nascosto, trasformandosi da compagno premuroso di un tempo, ad uomo violento e prevaricatore. Hasya è sempre stata una donna forte e combattiva, quindi cerca disperatamente di capire le ragioni di questo cambiamento, affronta la violenza fisica e psicologica che Manish scatena contro di lei e cerca di risolvere tutte le difficoltà e lo sconcerto che stanno distruggendo il suo matrimonio, attraverso l’amore e sola. Ma a chi la conosce bene non può sfuggire il suo cambiamento, così iniziano le bugie, dette agli altri per prendere tempo, per renderle convincenti in primo luogo a se stessa, nella speranza che le cose possano davvero cambiare e migliorare.

Ma Hasya purtroppo finirà in un baratro molto profondo, cadrà in una forte depressione dalla quale cercherà di risollevarsi intraprendendo un percorso difficile di rinascita e senza l’utilizzo di farmaci, che la porterà a riscattare se stessa e la sua dignità di donna violata.
“Dopo Di Te Nessuno” è un racconto che si snoda tra passato e presente alla ricerca delle ragioni che a volte spingono gli uomini alla violenza e le donne a coltivare amori malati, sopportando angherie di ogni tipo, pur di non riconoscere il fallimento dei propri progetti e il naufragare delle speranze.

 

“Lettera a Tommaso” è il mio secondo romanzo. Narra la vicenda di una verità non detta, una verità negata che peserà come un macigno sulla coscienza della protagonista Hasya per ben 25 anni.

Hasya al tempo degli accadimenti aveva vent’anni, si chiamava Veronica e viveva una storia d’amore perfetta con Tommaso. Una scottante rivelazione da parte di Niccolò, fratello di Tommaso, mette Veronica in una posizione ambigua e la getta nella totale incapacità di gestire una situazione più grande di lei. Veronica si lascia sopraffare dalla paura, mente a se stessa e a Tommaso, e le menzogne, come un sasso gettato nell’acqua, creeranno una serie di onde che coinvolgeranno molte persone, sconvolgendone la vita, procurando sofferenza e disegnando nuovi destini.

Venticinque anni dopo, Veronica che nel frattempo ha cambiato nome diventando Hasya, si ritrova a riflettere sull’insuccesso delle due storie d’amore più importanti della sua vita: quella con Tommaso ed il matrimonio con Manish. Hasya analizza e mette in relazione il naufragio dei due legami, arrivando alla conclusione che la mancanza di verità sia stata la sola causa dei due fallimenti.

Hasya decide di pareggiare i conti con il passato e di regalare a Tommaso la verità, quella verità che lei gli aveva più volte negato ai tempi della disfatta della loro storia d’amore.

Quindi gli scrive una lunga lettera, in cui gli spiega tutto quello che è accaduto e come sono andate realmente le cose. Ma dopo venticinque anni, quali reazioni potrebbe avere Tommaso ricevendo una verità che potrebbe sconvolgere equilibri e certezze, ormai acquisite e consolidate? Hasya si pone questo interrogativo e non riesce a decidere se spedire la lettera a Tommaso sia effettivamente la cosa giusta. Il tempo e l’esperienza, le hanno insegnato che la verità, bella o brutta che sia, è pur sempre la verità e rende libere le persone di operare scelte basate sul vero e non manipolate da bugie od omissioni. Ma nonostante ciò la paura ancora una volta intralcia le decisioni di Hasya.

A questo punto ci pensa il destino a risolvere la situazione di stallo facendo incontrare Hasya, Tommaso e Manish. Da questo incontro emergeranno molti aspetti e situazioni che saranno spunto di riflessioni, di revisioni del passato e getteranno una nuova luce sul presente, permettendo ai protagonisti di scegliere il proprio futuro sulla base di una nuova chiarezza portata dalla verità.

 
A.M.: Da “Dopo di te nessuno” a “Lettera a Tommaso” quanto è cambiato il tuo stile?

 

Alima Meli: Sono molto fedele al mio stile di scrittura e per il momento non ho intenzione di cambiarlo, lo sto utilizzando anche per il terzo romanzo in lavorazione. Sono una “cantastorie”, il mio stile è molto diretto e poco descrittivo, il carattere dei personaggi e le loro interazioni, emergono dai dialoghi e dalle riflessioni più che dalla narrazione. Preferisco scrivere in prima persona ed al presente, quindi le emozioni vengono vissute e condivise in diretta dai protagonisti e dai lettori. Mi piace quando i lettori mi dicono di aver gioito o pianto o di essersi arrabbiati insieme ai protagonisti dei miei romanzi. Io definirei il mio stile con una parola: emozionale.

 
A.M.: Quali sonno le tematiche affrontate in “Lettera a Tommaso”?

 

Alima Meli: Lettera a Tommaso tratta diversi temi: l’ambiguità delle manipolazioni, i danni causati dalle menzogne, lo stress psicologico di chi subisce stalking, il dolore causato dal tradimento, la paura di non essere compresi, la paura del giudizio e la forza della verità che rende liberi e non ammette dubbi.

 
A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che sarà attratto da “Lettera a Tommaso”?

 

Alima Meli: Io sono convinta di scrivere libri che si rivolgono principalmente alle donne, ma penso che anche Lettera a Tommaso mi stupirà come Dopo Di Te Nessuno, che con mia sorpresa è stato molto apprezzato anche dal pubblico maschile.

 

A.M.: A chi dedichi questo tuo ultimo trionfo editoriale?

 

Alima Meli: Lo dedico a mia madre, che ci ha lasciati subito dopo aver letto la stesura definitiva e avermi assicurato che sarebbe stato un successo… speriamo…

 
A.M.: Oltre alla letteratura hai altre passioni di cui ci vuoi parlare?

 

Alima Meli: In verità ho molti interessi: innanzi tutto sono interessata all’essere umano in ogni sua manifestazione, sono affascinata dalla mente, dalle sue possibilità e peculiarità. Mi piace indagare i percorsi psicologici che muovono le azioni di noi umani, le reazioni e le conseguenze del nostro agire. Mi interesso di esoterismo, teosofia, chiaroveggenza, astrologia e medianità. Sono molto affascinata dalle teorie sulla vita dopo la morte, infatti il mio prossimo romanzo tratterà proprio questo argomento.

 
A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

 

Alima Meli: Rupe Mutevole, quindi Cristina e Mauro che sono i titolari e Silvia Denti, la editor che segue la collana “La Quiete e L’Inquietudine” in cui è stato inserito “Lettera a Tommaso”, stanno seguendo la pubblicazione, la distribuzione e la promozione del mio romanzo con passione e professionalità. Sono contenta di averli incontrati e di aver pubblicato con loro. Spero che la nostra collaborazione prosegua anche per il futuro con la stessa energia positiva. Quindi sì, Rupe Mutevole è una casa editrice che consiglio sicuramente.

 

A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro? Ci puoi anticipare qualcosa?

 

Alima Meli: Il libro, uscito da pochi giorni, è stato presentato subito a San Remo,  nell’ambito della trasmissione Dopo Festival 2012 che è andata in onda su Canale Italia e nei giorni scorsi sono stata invitata a presentarlo a Tele TV in una trasmissione condotta da Roberto Salvini.

In programma per Aprile c’è la presentazione ufficiale a Milano, alla Libreria del Corso, in Corso Buenos Aires e a Parma alla Feltrinelli e poi seguiranno altre presentazioni in librerie e in ambiti televisivi.

 

 

A.M.: Un’agenda ricca di impegni per Alima Meli! Le auguriamo di riuscire in tutto! Alima continua con questa tenacia ed il successo arriverà di sicuro.

 

 

Presentazione della casa editrice:

http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

 

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

Intervista di Alessia Mocci ad Alima Meli ed al suo “Lettera a Tommaso”, Rupe Mutevole

 

 

 

 

 

 

 

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Intervista di Alessia Mocci a Rossana Asaro ed al suo Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden, Rupe Mutevole Edizioni

La poesia non è un libero movimento dell’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è l’espressione della personalità, ma la fuga dalla personalità”. – Thomas Stearns Eliot

 

 

Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e L’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Rossana Asaro (Mazara del Vallo, 1964). Insegnante di lingua inglese, Rossana è presente con le sue liriche in diverse raccolte antologiche i cui proventi sono stati devoluti in beneficienza. Un titolo che meraviglia: “Kikina” simbolicamente rappresenta l’amore in tutti i suoi aspetti: filiale, coniugale, passionale, per il prossimo; “Kikina” metaforicamente rappresenta  l’autrice e la sua rinnovata voglia di vivere, amare e trasmettere le sue emozioni.

Rossana Asaro è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua nuova raccolta poetica. Buona lettura!

 

 

 

 

A.M.: Da quanto tempo componi versi?

 

Rossana Asaro: Sin da quando ero bimba. Mi è sempre piaciuto comporre versi per diletto, perché mi piaceva gratificare le persone alle quali dedicavo le mie poesie…scrivevo poesie per immortalare i momenti importanti della mia vita od in occasioni particolari, ricorrenze  come compleanni o la festa della mamma e del papà. Andavo in brodo di giuggiole quando la maestra  leggeva le mie poesie al resto della classe, mi sentivo gratificata, era una piccola rivalsa verso i miei compagni che a differenza di me eccellevano in matematica…e pensare che i miei genitori sono entrambi insegnanti di matematica. Ricordo bene che all’interno della classe sussistevano queste dinamiche, queste competizioni positive che ci hanno stimolato molto nel nostro percorso di crescita culturale.

Col tempo scrivere poesie è diventato un habitat mentale.

Attraverso le parole poetiche si evocano i ricordi, si vivono emozioni, la nostra anima ci svela ciò che noi razionalmente non cogliamo, ci si sente liberi. La poesia è, infatti, a mio parere, espressione dell’anima e della personalità  dell’autore ecco perché cito ma non condivido, il pensiero di un grande poeta moderno “La poesia non è un libero movimento dell’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è l’espressione della personalità, ma la fuga dalla personalità”. – Thomas Stearns Eliot

 

 

A.M.: Essere un poeta nel 2012. Che cosa significa per te?

 

Rossana Asaro: Poeta? …dice a me?  Chiunque riesce a dialogare con la propria anima, a coglierne le sfumature ed a registrare le proprie emozioni è un poeta.

Problematiche socio-economiche oggi, purtroppo,  lasciano poco spazio ai  momenti di introspezione, di relazioni sociali autentiche, di slancio per le emozioni e gli affetti…e anche l’intelligenza dei giovani  è orientata verso altri orizzonti,  modelli  astratti, tecnologici, che mirano alla produttività e spengono la creatività e l’immaginazione. Spesso davanti ad esperienze dolorose si cerca di sfuggire dalla realtà ci si barrica dietro un muro di indifferenza, noia, o peggio aggressività.

Non tutti colgono il linguaggio poetico, a volte per usare un latinismo chi scrive si sente “Nemo propheta in patria”. Nell’era dell’apparire anziché dell’ essere, la poesia invece è un mezzo indispensabile per imparare a cogliere le sfumature, l’essenza delle cose, per imparare a vivere le emozioni, a conoscersi, a orientarsi.

Cogliere l’attimo, immortalarlo per poi riviverlo è appagante, catartico, terapeutico. Scrivere poesie è come liberare l’anima, farla volare nel cielo come un aquilone che segue il vento delle emozioni. Ho cercato di sensibilizzare anche i miei alunni a leggere ed a comporre poesie, a giocare con le parole, come  un puzzle della mente che tassello dopo tassello prende forma. Ho provato a trasmettere loro il mio  entusiasmo ed a  destare in loro curiosità.

Mi hanno posto tante domande in merito alla poesia, per loro ho provato a sintetizzare il mio sentire attraverso questi versi:

Come aquiloni…/ Si liberano i miei pensieri/ nell’etereo spazio/ nel respiro di un attimo/ sottratto alle emozioni,

come aquiloni… alla ricerca della libertà/ nel vento di un vuoto/ che cerca la sua dimora./ Vagano/ …fulgidi…/ oltre l’astratto confine dell’io/ come schegge di quarzo puro/ …incontaminate…/ fino a che si dirada l’opaca luce/ e la penna orgogliosa inalba/ …fedele…/ un racconto nuovo./ Gorgoglia  civettuola l’ispirata fonte/ tra le note accorate del suo sentire/ che  veste  i colori dell’anima,/ sapide gocce di nube/ e irradiati bouquet di sorrisi./ Fantasiose/ foglie di parole ritraggono/ …attente…/ i fragori dell’epopea della vita.”

Il mio augurio è che attraverso le  note della mia anima possa regalare al lettore qualche emozione.

 

 

A.M.: “Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden”. Come mai un titolo così articolato? Puoi spiegare la scelta del  titolo così articolato?

 

Rossana Asaro: Molto volentieri. Il fato mi ha fatto incontrare una persona che era stata in Perù nella foresta amazzonica e mi ha raccontato degli Indios, della loro filosofia di vita, dei loro stili di vita e mi ha mostrato diverse  foto. Sono rimasta molto colpita dall’immagine di  un fiore che gli indigeni chiamano “Kikina”. Un fiore di estasiante bellezza, dalle sfumature violacee, vellutato, dai contorni smerlati, con un’infiorescenza di colore chiaro al suo interno che nel mio immaginario rappresentava il miracolo della procreazione e della creazione al tempo stesso. Ne ho immaginato l’essenza inebriante, coinvolgente, ammaliante…

Un fiore così bello non poteva che avere il suo habitat naturale nell’Eden e ho percorso con Dante l’ultimo tratto del suo viaggio.

Rivivendo ora quel viaggio virtuale in quel Paradiso terrestre aggiungerei un sottotitolo al libro: Palingenesi.

 

 

A.M.: C’è nella raccolta  una lirica alla quale sei maggiormente legata?

 

Rossana Asaro: Sono tante le poesie della raccolta  alle quali sono molto legata, per l’attimo contingente in cui sono state scritte, per l’emozione che ancora suscitano in me, perché serbano particolari ricordi.  “The nel deserto” tuttavia, ha sancito il mio debutto in poesia perché ha ricevuto il plauso di un autorevole poeta che ho sempre considerato un riferimento letterario.

 

 

A.M.: A chi dedichi questa vittoria editoriale?

 

Rossana Asaro: Dedico questa raccolta  ai miei figli “Fede e Peppe, pupille dei miei occhi” come menzionato all’interno del libro. A loro ma anche ai miei alunni verso i quali ho dei doveri morali sento di fare un augurio di continuare ad emozionarsi sempre, anche per le piccole cose, di osservare con gli occhi dell’anima, con la spontaneità e la naturalezza di fanciulli sempre.

Cito a questo proposito un passo di Pascoli tratto da “Il Fanciullino” per me una lezione di vita:

Noi cresciamo ed egli resta piccolo, noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare ed egli tiene fissa la sua antica , serena meraviglia, noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, lui fa sentire tuttavia e sempre  il suo tinnulo squillo come di campanello

Mi auguro di riuscire a trasmettere ai miei lettori le mie emozioni tanto da trasformare questa pubblicazione in una vittoria letteraria.

 

 

A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto o film che hai visto?

 

Rossana Asaro: L’ultimo romanzo? “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini. Un romanzo avvincente, coinvolgente, emblematico, memorabile.

La cornice storica, l’assedio di Sarajevo, fa da sfondo alla storia d’amore dei protagonisti assediati da egoismi e conflitti  personali. È un romanzo storico e sociale al tempo stesso che dimostra come nonostante il male della storia, l’amore in tutti i suoi aspetti trionfa, proprio come nelle poesie della mia raccolta.

L’ultimo film che ho visto, rigorosamente al cinema, è stato “La chiave di Sara” tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay, diretto dal francese Gilles Paquet-Brenner, che fa riflettere sulla pagina più triste della storia dell’umanità, l’Olocausto. Un’indagine dolorosa tra passato e presente di una giornalista americana incaricata dal giornale per cui lavora di scrivere un articolo sulla vicenda del rastrellamento in Francia, degli Ebrei che poi furono deportati nei campi di sterminio.

Una storia toccante che viaggia su due binari. Un’esperienza dolorosa per la giornalista anche sul piano personale e sentimentale. Puntualmente anche a scuola affrontiamo il tema della Shoah, “per non dimenticare”, tra i film che ho visto “La chiave di Sara” è stato quello che è riuscito ad  affrontare la tematica in modo del tutto originale anche attraverso i risvolti psicologici ed umani della protagonista.

 

 

A.M.: Cosa ne pensi dei network? Li utilizzi per far conoscere la tua passione ormai concretizzata per la poesia?

 

Rossana Asaro: L’utilizzo dei network mi ha permesso di mettermi in contatto con i diversi siti di poesia, di confrontarmi, di analizzare poesie di altri autori, di fare commenti, di partecipare a raccolte antologiche ed a concorsi letterari, di dialogare scambiando reciproche esperienze ed emozioni, di far parte di gruppi letterari e culturali.

Certo pubblicizzerò il mio libro nei diversi siti.

 

 

A.M.: Come ti trovi con la casa Editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

 

Rossana Asaro: Con la casa Editrice Rupe Mutevole mi sono trovata benissimo.

Ho riscontrato grande cordialità e professionalità. Sin da quando ho ricevuto la mail con la conferma che le mie poesie erano pubblicabili, sono stata consigliata nei diversi step, la scelta della copertina per esempio, i caratteri, le combinazioni, ecc…

Ho trovato molto suggestiva la descrizione del paesaggio bucolico tra Parma e la Liguria dove è ubicata la Casa Editrice Rupe Mutevole che per l’appunto deve il suo nome ai colori cangianti  dei tramonti  che caratterizzano la zona.

La curatrice Silvia Denti verrà a Mazara del Vallo per la presentazione del libro colgo l’occasione per esprimerle tutta la mia stima e gratitudine anche per questo supporto morale.

 

 

A.M.: Hai qualcosa nel cassetto pronto per la prossima pubblicazione?

 

Rossana Asaro: Sì, ho molte idee. A pagina 9 del libro  ho voluto inserire un frammento di Madre Teresa di Calcutta “la vita è un inno cantala”, quello sarà il leit motif della mia prossima raccolta.

 

Notizie su Rupe Mutevole:

http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

 

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

Fonte:

Intervista di Alessia Mocci a Rossana Asaro ed al suo “Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden”, Rupe Mutevole

 

 

 

 

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Presentazione de Confessioni…di un pazzo di Simone Tomassini, Rupe Mutevole, 18 novembre 2011, Como

Sarà venerdì 18 novembre 2011 la prima presentazione del romanzo “Confessioni…di un pazzo” del big della musica Simone Tomassini. Il romanzo è uscito in libreria il 10 novembre 2011 ed è stato pubblicato dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Letteratura di confine”.

 

Inizierà alle ore 18:00 presso la Feltrinelli di Como in via Cesare Cantù n°17.

 

L’evento sarà moderato dal giornalista de “la Provincia” e del “Corriere del Ticino” Alessio Brunialti. Sarà presente l’autore Simone Tomassini con le copie del suo “Confessioni…di un pazzo”  così da lasciare una dedica su ogni copia.

 

“Confessioni…di un pazzo” è ambientato nelle strade e ponti di New York e la protagonista indiscussa è la musica come libertà artistica. I personaggi principali sono Filo e Jennifer. Filo è un ragazzo dalla mente libera e dalle enormi potenzialità musicali mentre Jennifer non ha mai badato al concetto di pensiero libero ed, il fortuito incontro con il musicista le cambierà notevolmente la vita.

 

Estratto da “Confessioni…di un pazzo”:

 

Non dovresti avere paura di realizzare i tuoi sogni, dovresti avere paura di non aver sogni da realizzare! Se non desideri nulla, probabilmente sei al riparo dalle delusioni. Ma quanto può durare? Se non sei disposta a piangere, non aspettarti neanche di ridere.

 

Facile per lui. Lui non desiderava una casa elegante, una macchina di lusso e bei vestiti, come la maggior parte della gente. Lui veniva da un altro pianeta. I suoi desideri gli facevano conquistare la libertà, mentre per la maggior parte delle persone, al contrario, i desideri diventano una gabbia; spesso, quando si realizzano, non ci si ricorda neanche più perché li avevamo inseguiti.

 

Un evento da non perdere per le fans del cantautore ma, anche, per tutti i curiosi che amano la lettura e le serate piene di sorprese!

 

Ci saranno presentazioni del libro a Milano, Firenze, Roma ed in altre città italiane!

 

Se desiderate ricevere direttamente a casa “Confessioni…di un pazzo vi lascio il link per l’ordinazione della vostra copia:

http://www.reteimprese.it/cat_A40124B53096C0

www.simonetomassini.com

 

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

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Rupe Mutevole Edizioni alla Fiera del libro di Trino per la festa di San Bartolomeo, 25-30 agosto 2011, Trino (VC)

Amici autori, artisti, musicisti, scultori, poeti! Ecco una bella notizia che allieterà la vostra estate!

A partire dal 25 agosto fino al 30 compreso, a Trino, nel vercellese, si terrà l’annuale festa di San Bartolomeo, patrono del luogo che, come vuole la tradizione, viene festeggiato alla grande con numerose iniziative, soprattutto culturali.

Il Comune di Trino Assessorato Promozione Turistica e Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Provincia di Vercelli, organizza, durante i festeggiamenti della Festa Patronale di Trino (Edizione 2011), una mostra del Libro presso i locali del Teatro Civico. La manifestazione denominata “CentoCinquantaLetterario”, avrà come tema portante i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Avrà inizio giovedì 25 Agosto 2011 alle ore 19.00, con l’inaugurazione della suddetta mostra e con la presenza delle Autorità Locali, Regionali e Nazionali . Per allietare la serata verrà offerto uno spettacolo teatrale nella piazzetta antistante la mostra: “V.E.R.D.I.” organizzato da Enrica Magnani Bosio, dell’associazione Circolo Reale Carlo Alberto.

La mostra prevede la presenza di numerose Case Editrici provenienti dal Piemonte e da tutta Italia, che allestiranno all’interno del Teatro Civico i loro stand e promuoveranno il loro materiale. Durante la manifestazione, che sarà fruibile al pubblico da Venerdì 26 Agosto a Martedì 30 Agosto dalle ore 10.00 alle ore 22.00, si terranno ogni giorno numerosi appuntamenti con autori e personaggi di spicco della cultura nazionale.

Ospiti d’eccezione della manifestazione saranno: Remo Bassini direttore de “LA SESIA”, Rolando Picchioni presidente della Fondazione Salone del Libro di Torino, Gavino Angius scrittore, Paolo Ferrero scrittore, Alessandra Comazzi opinionista de “LA STAMPA”, Marinella Venegoni giornalista de “LA STAMPA”, Fossale Giorgio Assessore alla Cultura del Comune di Vercelli (con allestimento di uno spazio dedicato ad “ARCA”) e molti altri. All’interno del Teatro Civico di Trino verrà allestita una Mostra pittorico-fotografica dell’artista Mirna Rivalta, oltre che la consueta mostra pittorica della Famija Trineisa, e verrà esposta nel fuaiè d’ingresso la mostra delle figurine dei 150 anni d’Italia realizzata dal Comune di Trino, dove Bruno Ferrarotti (storico locale) e Massimo Novalli (giornalista de “La Repubblica”) presenteranno il libro “LA CAMBIALE DEI 1000” sui 150 anni.

Durante le serate, prima dell’orario di chiusura della mostra verranno organizzati intrattenimenti musicali e di lettura riguardanti il periodo risorgimentale. Nei giorni di Sabato e Domenica il direttore Remo Bassini e Gavino Angius terranno corsi di scrittura e giornalismo gratuiti al pubblico. Infine Lunedì 29 Agosto saranno ospiti presso il Comune di Trino i Sindaci dei Comuni Cavouriani, per la firma del Patto di Amicizia, che si terrà presso i locali della mostra. Le presentazioni dei libri avverranno tutti i giorni, non solo all’interno del Teatro Civico, ma bensì verrano sfruttati tutte le aree e i locali più caratteristici del nostro Comune (Sinagoga, Sala Cavour, Palazzo Paleologo, Biblioteca Civica e Chiese trinesi).

All’ingresso della mostra, durante l’apertura,  sarà presente anche uno stand delle Poste Italiane dove sarà possibile acquistare materiale commemorativo ai 150 anni dell’Unità d’Italia e Cavour, sarà attivo anche un servizio Filatelico Temporaneo con Annullo Speciale. L’iniziativa è perciò volta a promuovere tutto il territorio Vercellese e Piemontese.

Quindi, all’interno di tale appetibile palinsesto, anche i nostri interventi con gli autori di Rupe Mutevole ( vi renderemo noti  poi i nominativi precisi), presentati da Silvia Denti, uno per uno, con possibilità di dibattiti e maggiore conoscenza degli autori stessi, interviste, letture ed esposizione dei libri.

Tutto questo ed altro ancora, probabilmente altri personaggi noti daranno la loro conferma nel presenziare e vi terremo aggiornati.

Link presentazione casa editrice Rupe Mutevole:

http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni


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Intervista di Alessia Mocci a Federica Ferretti ed alla sua collana Echi da Internet, Rupe Mutevole Edizioni

“Echi da Internet” è la nuova collana editoriale della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, la curatrice è Federica Ferretti. La collana intende raccontare il Nuovo Mondo ed il Nuovo Popolo. Un’idea abbastanza originale ed alternativa che ha come oggetto Internet ed il popolo che popola questo mondo virtuale.

Racconti di chat visti come antichi pettegolezzi di lavandaie che si recano al mercato in piazza; la rete ormai è più reale della realtà ed “Echi da Internet” ha scelto di dare spazio alla seconda vita che ognuno di noi ha.

Suddivisa in 4 sottocollane troviamo: “Arte in cucina”, “Gocce di memoria”, “Al bivio (La luce in fondo al Tunnel), “Contemporanea”.

Federica Ferretti è stata molto disponibile nell’illustrarci la sua collana editoriale e nell’invitare tutti a partecipare alle nuove selezioni. Buona lettura!

A.M.: Perché nasce la collana editoriale  “Echi da Internet”?

Federica Ferretti: La collana “Echi da Internet” nasce per   rappresentare umori e sensazioni della  odierna realtà multimediale, fornire cioè  una panoramica  linguistica d’insieme di una società in continuo mutamento,  dove cogliere il colore delle voci che ogni giorno occupano la piazza, si incontrano, si conoscono, si “amano”, ci riempiono la vita, può essere fonte di notevole arricchimento…la rete viene rappresentata a tutto tondo, in ogni modo, secondo il linguaggio che è proprio di ognuno di noi, secondo le sue inclinazioni, le contaminazioni che più gli si addicono.

A.M.: Quando nasce la collana?

Federtica Ferretti: La nostra storia: abbiamo promosso un’iniziativa sul n. 15, 13 aprile 2011, di Donna Moderna, ospitati nella rubrica Amiche di Salvataggio, perché abbiamo creduto nella possibilità di una letteratura alternativa, multisfaccettata. Quest’idea, nelle sua profonda bellezza, non poteva non premiarci,  così, dai vari  spunti e suggerimenti  di quelle voci, sono nate le sottocollane:

Arte in cucina: non  racconterà solo delle vostre doti culinarie, ma rappresenterà il vostro modo di esprimervi nella cucina pensata ed assaporata nel tempo, secondo le   varie tradizioni di cui non possiamo  nè vorremmo, dimenticarci.

Gocce di memoria: è il file rouge tra passato e presente, nel segno  della nostra cultura…un emozionante viaggio  a ritroso, nella storia della nostra terra.

Al bivio( La Luce in fondo al Tunnel ): raccoglie il vissuto quotidiano, le  vicende di vita vera che in qualche modo ci solleticano gli occhi ed il cuore nella gravità dei loro aspetti e nell’aspirazione dellla loro risoluzione.

Contemporanea: accoglie a braccia aperte i nuovi scrittori di Non Conventional Literature

A.M.: Quanto è importante il linguaggio internettiano nella scrittura? E nell’oralità?

Federica Ferretti: Così, Echi da Internet, si  dovrebbe caratterizzare per uno stile di certo più asciutto, concreto,  …dico dovrebbe perché, come ho avuto modo di constatare leggendo e valutando i vari dattiloscritti inviati,    nel linguaggio internettiano, di certo più immediato, in realtà molti  riescono ad esprimere comunque perle di pura poesia…che mi piace definire letteratura  non convenzionale…Secondo me,  ciò lascia degli strascichi… o perlomeno si riflette irrimediabilmente nel parlato, specie  quando  il tempo sembra ormai  sfuggirci.

A.M.: “Tu non sei bionda” è la vostra prima pubblicazione. Come sta reagendo il pubblico di lettori?

Federica Ferretti: La prima pubblicazione, “Tu non sei bionda”, è quella che, sin dalla scrittura, si impone come  una rappresentazione schietta di un dialogo virtuale a due, perciò, possiamo dire che  risente maggiormente della cultura multimediale, specie quando si  decide di vivere in maniera virtuale anche e forse soprattutto un sentimento d’amore e d’amicizia… con tutti i rischi, ma pure   emozioni… che ne possono scaturire…

A.M.: Rupe Mutevole è stata al Salone Internazionale del Libro di Torino suscitando notevoli consensi. Che ne pensi dell’esperienza? È stata positiva?

Federica Ferretti: L’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino  ha coinvolto positivamente noi tutti, è stata  senz’altro il trampolino di lancio per molte ed importanti iniziative,  ridando parallelamente  smalto e tempra ad ognuno dei progetti già avviati e non può che avere lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori.  Quando ripartiamo?

A.M.: Quali sono i criteri di scelta per la pubblicazione di un manoscritto in “Echi da Internet”?

Federica Ferretti: Pubblicare con “Echi da Internet” è molto semplice in verità…cerchiamo l’anima vera della gente, che, (è questo  forse il grande merito di INTERNET), molto spesso emerge nella rete, dove, complice l’anonimato in cui è possibile rifugiarsi, si esprime nella sua più intima essenza….cari scrittori virtuali,  vi accogliamo nel mondo delle parole soffocate nel cuore e nell’anima;  urlate forte al cielo ma non ancora pronunciate di fronte all’oggetto del nostro sentire;  vi accogliamo tra le innumerevoli possibilità che le parole offrono, tra i sogni sopiti e le speranze che hanno appena preso corpo. Dai racconti di vita vissuta, ai saggi storici, o leggendari, musicali, pittorici, e perché no, di arte culinaria… daremo particolare risalto alle voci femminili che vogliono raccontare il loro rapporto con il virtuale, il loro navigare controcorrente, l’esito di ogni approdo, felice o doloroso che sia stato.

A.M.: Qualche consiglio per gli esordienti che desiderano pubblicare?

Federica Ferretti: Ciò che mi sento di poter consigliare a chi si avvicina alla meravigliosa esperienza della scrittura, è di lasciarsi guidare dalla penna sul proprio foglio, con enorme spontaneità. Ciò non vuol dire  perdersi in inutili giri di parole, od allucinanti elucubrazioni…credo invece che uno degli ingredienti per la riuscita di un’opera letteraria, sia la semplicità espressiva…seguite il vostro istinto.

A.M.: Ci sono altre novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

Federica Ferretti: Per quanto riguarda le novità, siamo interessati ad aprirci su vari altri fronti…da una parte, lanciare l’idea di una sottocollana più squisitamente dedicata all’arredamento od al savoir fare femminile: SWEET HOME…e dall’altra, avviare un approccio più scientifico…magari una sottocollana dedicata alla psico-musico-terapia…insomma, ragazzi, scriveteci…ce n’è davvero per tutti i gusti!!!

Entusiasmo e piedi per terra: ecco ciò che si percepisce dopo aver letto le risposte di Federica Ferretti, una bella apertura mentale e tanta voglia di crescere.

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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