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E’ nato ME, il nuovo magazine online dedicato ai Producer e DJ
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La giungla, così come è nel nostro immaginario, è fatta di vegetazione fitta, dove non batte mai il sole a causa di un intricato intreccio di liane e alberi. I suoni della fauna interrompono il silenzio di un posto, solo all’apparenza, disabitato.
Ma c’è un’altra giungla, caratterizzata non da vegetazione fitta, ma da cemento, grattacieli, grandi e piccole strade attraversate da milioni di persone che si muovono come formiche.
E’ la giungla urbana. Quella delle grandi metropoli. Quella che non dorme mai. Quella frenetica, caotica. Quella a 160 BPM. Ecco, questa è la “jungle” di Lynch Kingsley. Contaminata dalla footwork ed attualizzata alle nuove sonorità.
Il 9° episodio del The Tape podcast, ci porta quindi nel caos metropolitano dove non è possibile fermarsi. Quindi, premiamo play e cominciamo muoverci!
http://www.beatmachinerecords.com/thetape/tape-episode-9-lynch-kingsley/
TRACKLIST
01. Rockwell – *)* [808] [Exit Records]
02. dBridge – Move Way [R&S Records]
03. Machinedrum – Gunshotta (Fracture’s Astrophonica Remix) [Ninja Tune]
04. Omni Trio – Torn [Moving Shadow]
05. LTJ Bukem – Horizons (Philip D. Kick’s Footwork Jungle Edit) [Self-released]
06. Dream Continuum – Set It [Planet Mu]
07. Dj Clent – Red Legendz [Booty Tune]
08. Dawn Day Night – Alcoholic Dance Flow [Astrophonica]
09. Yamamoto Kotzuga – Lost Keys & Stolen Kisses [Highlife Recordings]
10. Salva – Rest In 3-Piece [Friends Of Friends]
11. Walton – Frisbee [Hyperdub]
12. XXXY – Open Your Eyes [Orca Recordings]
Beat Machine Records è inoltre lieta di annunciare la prossima uscita (in formato CD e digitale) di TIME-LAPSE, album di debutto di Lynch Kingsley che includerà i remix di Go Dugong e SertOne.
Di seguito un miniMix di anteprima con 3 tracce che saranno incluse nell’album:
https://soundcloud.com/beatmachinerecords/time-lapse-minimix
Dal 5 Novembre su Beatport.com e Discopiù.it
A dicembre in tutti i music stores
A sole due settimane dall’uscita è già secondo nella classifica di vendite di Beatport.com
Uscito lo scorso 5 novembre, I Like you è il disco d’esordio di Vincent Martini.
Il brano, uscito su etichetta Gardenia Records e distribuito da Global Net, vede la promozione e la produzione artistica
di Vincenzo Nappi, fondatore di Passion Night Management.
Già presente su Beatport.com, dove è 2^ nelle classifiche di vendita, e su Discopiù.com, a dicembre il brano sarà presente nei migliori negozi di musica.
Produttore, remixer e disc jockey di origini nolane, Vincent Martini, all’anagrafe Vincenzo Martino Colacori, giunge alla sua prima esperienza discografica per nulla sprovvisto dei requisiti indispensabili ad interagire con il mondo della
club music.
Cresciuto a colpi di Cerrone , Boney M e Donna Summer, eredita la passione per la musica e per il giradischi in adolescenza e direttamente da suo padre. Comincia presto a selezionare i primi dischi, ad ascoltare le tendenze da dance
floor più disparate e, prima di ogni cosa, a rompere un numero infinito di puntine.
Tentato dalla musica e dalla passione per l’hi-tech, ha trascorso buona parte del suo tempo a lavorare, cimentandosi in mestieri a cui non avrebbe mai pensato se non avesse dovuto acquistare la prima consolle!
Attento osservatore delle mode notturne, seppur molto giovane, ha da sempre reputato la figura del disc – jockey pari a quella di un mediatore dove alla cura dell’immagine mai ossessiva da una parte, ha unito la sua innata capacità di
selezionare i giusti colpi di cassa e le atmosfere per la pista da ballo.
Attratto da sempre dalle sonorità puramente dance, dalle cadenze tipiche dell’house e dalle sue figurazioni ritmiche
elaborate, Martini fonde a queste i suoni della musica australiana e francese, strizzando l’occhio alla tech house di
matrice inglese.
Il suo liveset è ciò che un musicista definirebbe “un’ improvvisazione”. Lontano da scalette e da qualsiasi altro
tecnicismo preserale, ama improvvisare nella scelta dei brani, selezionandoli così come il vento tira, in una successione
di suggestioni ed emozioni attinte unicamente dagli elementi della serata: la musica che scorre e il pubblico che danza.
A tale proprosito, in una recente intervista in occasione dell’uscita di I Like You su Beatport.com, Vincent si è soffermato sulla pericolosità dei sabato notte, invitando a dosare il divertimento in maniera giusta, equilibrata e senza eccessi: “L’ unico consiglio che sento di poter dare a chiunque voglia trascorrere una stupenda notte danzante è divertirsi non perdendo mai di vista i due elementi a mio avviso fondamentali, il senso del giusto limite e del pudore. Non credo sia necessario violare le norme sociali o, peggio ancora, oltrepassare i limiti della propria condizione personale. Gli unici diversivi della notte devono essere la musica e tutte le emozioni che essa può regalare. Il mio motto è: Enjoy music, no drugs! Nulla di più semplice! E’ bene vivere il divertimento in modo sano ed onesto.”
I LIKE YOU è il frutto della curiosità di fondere i suoni e le influenze dei generi che animano la club music e di costruire un proprio universo musicale fatto di ritmiche trascinanti. Un viaggio verticale, attraverso quelle sonorità che più di altre hanno richiamato la sua attenzione, spingendolo ad esplorare.
Nel progetto trova posto la voce del perfomer e cantante Lee Rush e le note dell’arrangiatore Daniele Franzese.
Per il carattere grintoso della voce e di un riff dal sound attuale e accattivante, il brano ha già richiamato l’attenzione di alcuni network. Tra questi spicca Night Zone di Radio Punto Zero dove Vincent è stato ospite.
I Like you è disponibile in 6 versioni, tra cui la versione originale e la Club Martini Dub
Contatti:
Sito web: www.vincentmartini.com
Myspace: www.myspace.com/vincentmartinidj
Facebook: Vincent Martini
Promozione, Produzione artistica ed esecutiva a cura di Passion Night Management – www.passionnightmanagement.com
Lunedì 30 agosto alle ore 21:30, i Cotton Candy suoneranno in concerto dal vivo a Torino, presso i Ronchi Verdi Health & Sport Club, Corso Moncalieri 416/16.
La band elettro-pop si esibirà in occasione del Trofeo nazionale di tennis giovanile “Topolino”, suonando diversi indimenticabili successi degli anni ’80, più il brano “Mondi invisibili”, estratto dal loro primo album.
Il concerto, intitolato “I love ‘80”, sarà preceduto da un apericena, con inizio alle ore 19:30 circa, con consumazione e buffet.
Costo dell’ingresso: 15 euro.
I Cotton Candy rappresentano una delle novità più promettenti del panorama musicale italiano: il 19 giugno di quest’anno si sono infatti aggiudicati la vittoria al concorso Note Nuove del Gavirate Music Festival (Gavirate, VA), garantendosi la partecipazione alle tappe finali che si terranno a Lignano Sabbiadoro, a settembre 2010.
Da pochissimo, la produzione artistica della band è in mano a Jeffrey, cantante degli Eiffel 65.
Gli anni ’80, le meraviglie, forse illusorie, certamente malinconiche, senz’altro gioiose, della loro infanzia, della prima musica ascoltata, si manifestano per accenni; riferimenti alla New Wave sono tradotti nel contemporaneo, nel post-rock, nell’attualità. E-pop: il pop elettronico che suonano, fresco, di plastica, d’impatto, radiofonico.
Dettagli dell’evento: http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=123808597668360
Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/tastecottoncandy#ixzz0xzBwR3GM
Email: [email protected]
Cel. Responsabile Artistico (Dario Dissette): 338 8384861
La musica elettronica è ormai molto diffusa e ha “contaminato” molti altri generi, ma la sua origine è più antica di quanto si possa immaginare.
Al giorno d’oggi termini quali sintetizzatore, drum machine, M-Audio Audiophile 2496 sono diventati di uso comune quando si parla di musica, e non solo di musica elettronica, ma anche se tali termini si sono diffusi in epoca abbastanza recente, non tutti sanno che le prime sperimentazioni con l’elettronica in campo musicale sono avvenute molti anni fa. Il primo strumento elettronico risale addirittura al 1897, anno in cui Thaddeus Cahill, un avvocato e imprenditore americano, brevettò il telharmonium, un colosso di 200 tonnellate che, nell’intento del suo inventore, avrebbe dovuto trasmettere la musica tramite le linee telefoniche. Il progetto di Cahill non ebbe un grande successo, e venne anzi archiviato nel 1908. L’americano rimane comunque nella storia come uno dei precursori dell’elettronica applicata alla musica.
Qualche anno più tardi, più precisamente nel 1917, vide la luce uno strumento elettronico che viene tuttora utilizzato, ossia il theremin. Inventato da Leon Termen, lo strumento era dotato di due antenne che servivano per controllare l’altezza e il volume del suono. Un altro strumento entrato nella storia, ossia l’organo Hammond, fece la sua comparsa nel 1935. Lo strumento, che prese il nome dal suo inventore, Laurens Hammond, ottenne un clamoroso successo, e ancora oggi Hammond è considerato come l’organo per antonomasia. Sono questi i primi germi della musica elettronica, i progenitori che hanno dato vita ad una discendenza che comprende ormai diversi tipi di strumenti, dai campionatori alle M-Audio Keyrig 25.
Facciamo ora un piccolo salto in avanti, verso gli anni Sessanta. È questo il decennio dei sintetizzatori analogici, come il Moog (che prende il nome dal suo inventore, Robert Moog), che venne realizzato nel 1964. Il sintetizzatore Moog giocò un ruolo fondamentale nella produzione di uno dei primi dischi di musica elettronica di successo, Switched on Bach di Wendy Carlos. L’evoluzione dei sintetizzatori continuò anche nel decennio successivo: negli anni Settanta nacquero infatti i primi sintetizzatori digitali, come per esempio il Synclavier (1977). Qualche anno più tardi la versione aggiornata del Synclavier avrebbe ottenuto un notevole successo anche nel mondo del cinema e in quello della produzione di musica pop.
Bisogna però aspettare gli anni Ottanta per assistere ad un successo anche commerciale della musica elettronica e degli strumenti utilizzati per comporla. E fu proprio a causa della massiccia diffusione di questo genere di strumentazione che, negli anni Ottanta, si rese necessario un accordo tra i vari produttori per trovare un linguaggio standard. Da questa esigenza nacque l’interfaccia MIDI (letteralmente Musical Instrument Digital Interface, ossia interfaccia musicale per strumenti digitali), il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici prodotti anche da diverse aziende, che viene ancora oggi utilizzato nella produzione di musica digitale e per la realizzazione di strumenti e accessori quali l’M-Audio Midisport.
I veloci e continui sviluppi tecnologici che si sono avuti negli anni successivi, e che continuano a caratterizzare l’epoca in cui viviamo, non hanno fatto che incoraggiare ulteriormente l’evoluzione e la diffusione degli strumenti elettronici, rendendoli accessibili anche ad un pubblico più vasto, e ampliando il loro campo di applicazione alle più diverse forme di arte audiovisiva.
Articolo a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl – posizionamento sui motori ricerca
L’edizione del 2010 del Sonar ha in serbo una bella sorpresa per tutti i suoi fan: per la prima volta lo storico festival raddoppia!
Quando una cosa piace, si sa, non se ne ha mai abbastanza. È probabilmente per questo motivo che gli organizzatori del Sonar, storico festival di musica elettronica e arti multimediali che si svolge ogni anno a Barcellona (e che sicuramente piace) hanno avuto la bella idea di raddoppiare: per la prima volta nella sua storia, infatti, il Sonar non si terrà solamente nel capoluogo della Catalogna, ma anche a La Coruña, in Galizia. Due città invase dall’arte e dalla musica, da interfacce audio digitali quali l’M-Audio Torq Conectiv Vinyl/CD Pack e da consolle, e soprattutto dal popolo dell’elettronica, che mai come quest’anno in Spagna troverà pane per i propri denti.
L’edizione 2010 del Sonar si svolgerà tra il 17 e il 19 giugno, giorni in cui le città spagnole si preparano ad accogliere decine di migliaia di visitatori. Nelle edizioni passare Barcellona è stata invasa da circa 80.000 persone, ma non serve essere dei veggenti per prevedere che quest’anno, complice il dislocamento del festival anche a La Coruña, queste cifre potrebbero crescere in modo esponenziale. Una bella evoluzione per questo festival, che si avvia ormai verso il conseguimento della maggiore età (l’evento è stato organizzato per la prima volta diciassette anni fa) senza però lasciar trasparire i segni del tempo. Al contrario, i termini che meglio identificano il festival sono ancora novità e innovazione, modernità e sperimentazione: insomma, nonostante il passare degli anni, il Sonar non accenna affatto a diventare qualcosa di vecchio e scontato, rimanendo anzi fedele allo spirito e al progetto che lo hanno fatto nascere.
La musica è sicuramente l’elemento centrale del festival, e difatti Barcellona e La Coruña saranno invase da tastiere master come l’M-Audio Midair 25 e da tutti gli altri “ferri del mestiere” usati dai musicisti che si esibiranno durante la tre giorni spagnola, ma il Sonar si presenta come un evento di più ampio respiro, capace di mixare (e anche in questo si può intravedere lo spirito innovatore e in continuo movimento del Sonar) diversi mezzi espressivi, dalla musica al cinema, passando attraverso diversi tipi di arte multimediale. Oltre ai (numerosi) concerti e DJset, il programma del Sonar prevede anche show ed installazioni di artisti internazionali, affermati ed emergenti, SonarCinema, ossia la sezione dell’evento dedicata alla presentazione di produzioni audiovisivi, e SonarMàtica, il settore espositivo del festival, dedicato quest’anno alla robotica, con l’esposizione di oggetti più che mai innovativi.
E la musica? Per quanto riguarda questa parte essenziale, basilare, vitale dell’evento, il Sonar quest’anno ha messo a segno dei gran bei colpi: ad esibirsi sul palco del Sonar ci saranno, fra gli altri, i Chemical Brothers, con il loro carico di strumenti, tra i quali mixer del genere dell’M-Audio NRV 10, che costituiscono la loro immensa consolle e che permette al duo di creare suoni ormai inimitabili, gli LCD Soundsystem, che proporranno il proprio mix di dance e punk, gli Air, il duo francese che propone un genere che potremmo definire come pop elettronico e contemplativo, i Roxy Music, uno di quei gruppi che hanno fatto la storia della musica pop, e Jónsi, il cantante dei Sigur Rós.
Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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A sentirlo sembra un ossimoro, invece è un genere musicale ormai diffusissimo, che dimostra come mondi apparentemente distanti possano unirsi dando vita ad una nuova forma d’arte.
Stiamo parlando della musica elettronica, il terreno d’incontro tra musica e strumenti informatici e tecnologici, un connubio che ormai ha invaso quasi tutti gli altri generi musicali. Gli strumenti elettronici, come i software musicali e le tastiere elettroniche come l’M-Audio Oxygen 49, sono ormai utilizzati da band e musicisti appartenenti ai generi più disparati, ma si parla di musica elettronica per riferirsi a quei musicisti che fanno di sintetizzatori e software i propri principali strumenti.
Di sicuro l’avvento dell’elettronica ha cambiato il nostro modo di pensare alla musica, spazzando via l’immagine tradizionale che avevamo di una band, con chitarrista, bassista, batterista, tastierista e cantante, e anzi molti sono coloro che ancora storcono il naso di fronte a chi definisce i suoni prodotti tramite strumenti informatici come musica, o addirittura arte. Sicuramente non è possibile risolvere in poche righe la diatriba tra i puristi della musica tradizionale e coloro che invece sono a favore della tecnologia applicata al mondo dell’arte e della musica, ma fedeli all’adagio secondo il quale la verità sta nel mezzo, possiamo dire che anche gli strumenti elettronici e i software musicali come l’M-Audio Latigo Software, all’apparenza quanto di più disumano e freddo possa esistere al mondo, se diretti con umanità e creatività, possono incontrare l’universo dell’arte e della musica, due delle più ovvie espressioni dell’animo umano. Non serve andare molto lontani, né essere degli esperti di questo genere musicale per avere delle dimostrazioni di come a volte anche le canzoni scritte tramite l’ausilio del computer possano suonare come un’appendice dell’anima e del cuore di un musicista: prendete ad esempio uno degli album più famosi e acclamati degli anni Novanta, quell’OK Computer dei Radiohead che già nel titolo presentava una vera e propria dichiarazione di intenti, e con cui si accettava la possibilità di suonare anche con strumenti diversi dalla classica chitarra. Pochi sono i dischi che riescono a suonare ugualmente intensi alle orecchie degli ascoltatori, colpendoli nel profondo e arrivando a commuoverli. Ma gli esempi potrebbero essere veramente molti, da Bjork, che nei suoi dischi, è riuscita a coniugare suoni di arpa, violini e strumenti a fiato con l’elettronica, raggiungendo dei risultati strepitosi, ai Prodigy, che propongono un mix di elettronica, dance e techno dando il loro meglio durante le esibizioni live, degli energici spettacoli che riescono a coinvolgere ogni singolo spettatore.
Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, e bisogna dire che i più moderni strumenti, pur avendo reso possibile la creazione di musica anche a chi di musica non sa nulla, non ha mai tenuto una chitarra in mano o non ha mai posato le proprie dita sulla tastiera di un pianoforte, da soli non possono sicuramente fare arte. Non basta un M-Audio Profire 2626 a fare di uno smanettone un musicista, dietro ci deve essere innanzitutto un essere umano, dotato di creatività, sensibilità e talento, tutte cose che nessuno strumento informatico riuscirà mai a riprodurre. Del resto, una fender stratocaster suonata da un incapace potrebbe mai produrre i suoni creati da Jimi Hendrix? A voi la risposta…
Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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