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Gianni Mura cresce ma va all’estero

Camicia su misura. Il design tutto italiano viaggia via web e sbarca in Albania. Non per guadagnare di più” – precisa Gianni Mura – “ma per difendere il mio brand da nuovi rincari che, senza dubbio, ricadrebbero sul cliente. Intendo continuare a essere un imprenditore sano e rassicurante, ma il momento di forte tensione nazionale non lascia spazio a ricette miracolose. Limitare il total look si può, ma il binomio cravatta e camicia non è in discussione e, pur di soddisfare le richieste, intendo metterci tutto me stesso”. Manodopera straniera, dunque, per un pezzo del Made in Italy di Gianni Mura che si concede all’intervista con disinvolta ironia: “Condivido e convivo con le idee della gente e ne accetto anche i consigli” – afferma – “qualche migliaio di clienti, di gente corretta che, a giro, contribuisce, fra l’altro, a uno scambio culturale ricco di contenuti, non posso che tutelarla. Se la richiesta cresce è mio compito trovare una soluzione. Difenderli anche dal clima di sfiducia che si è venuto a creare nel nostro paese lo ritengo necessario”. Dunque, qualità e prezzo invariati nella maison dello stilista, ma solo se la camicia si lavora altrove. “Una decisione sofferta ma inevitabile, visto la fine che fanno fare ai nostri soldi”, continua Gianni Mura, “Perlomeno, fuori dall’Italia, ci consentono di lavorare in serenità. Niente pressioni di alcun genere. Basta vedere cosa succede da noi se un utente paga il Fisco con un solo giorno di ritardo e basta anche vedere le poltrone che riescono a inventarsi. E, forse, non per ultimo, arriva anche il fantasioso studio di settore. Neppure vi è distinzione tra una persona facoltosa e un lavoratore che ha perso il lavoro o un pensionato che vive con poco e che, forse, è riuscito a farsi una casa dopo una vita di sacrifici. Nessun consultorio specifico per valutare casi di disperazione. Restituire fiducia a un imprenditore e confortarlo nella prospettiva della ripresa economica è roba da favola. Purtroppo, le leggi sono partorite dai nostri politici. I partiti si sono alternati tutti e tutti hanno sostenuto simili leggi o hanno fatto finta di non vedere. Più che prestare attenzione alla gente e gestire gli squilibri, erano presi dalle vergognose risse di poltrona. Cos’altro dovrei aspettarmi? Le prospettive di crescita e i bei discorsi non mancano neppure ora. Avere fiducia si può, certo, ma solo coi fatti. E io, per tornare a produrre in Italia, aspetto una nuova coscienza. Aspetto i fatti”. “Una parte di Agosto verso i Balcani” aggiunge Gianni Mura “sarà la mia estate 2012, dove farò una nuova esperienza e dove, sicuramente, vedrò barche di italiani battenti bandiere straniere. Altra gente che scappa e, suo malgrado, sottrae al nostro Paese pezzi di economia. Penso che questo nuovo giro di tasse sottragga all’Italia più di quanto riesca a portare. La gente è stanca e non parlo di coloro che possiedono megabarche di dubbia provenienza e che spesso la fanno franca, ma di chi afferma: in passato, ci siamo buttati nel lavoro rischiando prestiti familiari e bancari. Eravamo sani contribuenti e dal lavoro onesto arrivava la casa e, in qualche caso, anche la barca. Seppure sottoposti a tensioni, eravamo orgogliosi e gratificati. E, oggi, che dovremmo goderci in serenità i nostri sacrifici, diventiamo bersaglio di un Fisco cieco e punitivo”. E Gianni Mura conclude: “Hanno aspettato che l’economia andasse in pezzi per stanare qualche evasore totale e, anziché prendere i soldi da questi e dal giro vorticoso degli sprechi di denaro pubblico, hanno spremuto i soliti contribuenti e soffocato quel poco di economia che ancora esisteva”.

 
Gianni Mura Press Office
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Gianni Mura e il successo nel 2012

Gianni Mura e il successo nel 2012
 
Qualche nuovo posto di lavoro destinato a giovani talenti che non decolla e un total look che viene ridotto all’essenziale è quanto Gianni Mura, in una battuta, decide di attuare. “Lo scorso anno tirava e sembrava promettere bene. Forse vi era un po’ di incoscienza, ma vi era anche fiducia”, afferma. “Ora il pessimismo dilaga. Hanno messo in ginocchio l’economia e l’economia era in piedi in virtù dei soldi che hanno tolto alla gente. Sembra un’equazione di matematica: la gente non spende perché non ha più soldi e chi li ha non spende per paura. Negozi che chiudono e conseguenti posti di lavoro perduti. Troppo rischioso produrre un eventuale utile che servirebbe solo a far rosicchiare il fisco. Troppo rischioso essere ottimista”. Per un istante, rimane silenzioso, ma, poi, riprende: “pazienza se qualche nuovo posto di lavoro muore sul nascere. Ci tenevo, ma, il dopo Cortina invita anche a evitare location importanti dove il calo del consumo ha segnato la percentuale più alta. Purtroppo, una parte dei miei obiettivi di poter offrire un total look sartoriale tutto Made in Italy a costi contenuti rimane congelato. Un’economia nera dove sembra si voglia, tra l’altro, mortificare il lusso mette solo paura. Mi chiedo se l’esercito dei senza lavoro non sia destinato a crescere anche su questo fronte. Intanto, stiamo a vedere cosa succede ed eventualmente ci penseranno i posteri a riavviare i motori per far decollare quella parte di progetto ancora da realizzare. In principio, era la cravatta a catturare l’attenzione dello stilista, ma, poi, ha introdotto la camicia su misura e, oggi, nonostante la crisi, il successo continua, ma”, sottolinea, “il malumore si respira insieme all’aria. Alla sofferenza del settore si sommano i controlli che sono dappertutto. Spremono dove possono”. “Grazie al cielo, la professionalità non conosce paura e neppure si impara dall’oggi al domani”, continua Gianni Mura, “e capisco subito quando il capo indossato dal cliente necessita di un accorgimento particolare”. Selettivo. Crede nel lavoro di squadra. Riconosce l’altrui genialità e chiarisce: “in un mondo dove sembra abbiano mummificato il su misura, io scelgo lo stile personalizzato”. Mai sottotono, tra il divertito e il compiaciuto spiega: “avrei voluto spaziare, il lavoro non mi ha mai spaventato, ma purtroppo sono costretto a proseguire con cautela. Come i tempi impongono”. Ci offre un caffè,  ride. Ci guarda e, a bassa voce, spiega: “mi sento fortunato ad avere questo tipo di panchina. Il tempo, qui, è fluido e vivo ogni giorno nuove emozioni, tanto che mia moglie è solita ripetermi dovresti pagare tu tutta quella bella gente che è solita frequentare il nostro Atelier e che ascoltarli o consigliarli su foggia e colori rappresenta per te uno svago più che un lavoro“. Gli chiediamo di che anno è, ma risponde che non sono gli anni che contano e glissa la domanda. Parla ancora lui. Ci racconta di un ginocchio che non gli consente più di sciare. Arrivano dei clienti che saluta confidenzialmente e, dopo uno scambio di battute, porge loro delle cartelle contenenti campioni di tessuti relativi alle camicie. Comprendiamo che si tratta di riordini. Afferra una biro e una copia commissione, dopo aver ostentato una stilografica di pregio che ammira compiaciuto ma che ripone attentamente nel taschino interno della giacca perché, dice: “funziona meglio in Svizzera”. Ci spiace lasciarlo durante i suoi flash di battute, ma per noi è arrivata l’ora di congedarci. Oltre alla produzione di cravatta di alto profilo e di eccellenti camicie su misura, Gianni Mura osa e non intende rinunciare a un rinnovamento di marketing circoscritto allo spazio di Via Torino 54. Ci mette anche l’abito su misura e afferma: “Un brand di livello in un contesto che premi ancora il cliente chi altro poteva inventarlo se non un sardo testardo di nome Gianni Mura?”.

Gianni Mura Press Office

 

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Gianni Mura e i suoi design

Nel suo Atelier di Via Montenapoleone si legge: “la moda è creata dai grandi, i particolari dal grande te stesso”. Un altro aneddoto recita: “se qualche disegno di moda ti colpisce, profanalo, inserendo il particolare adatto alla tua personalità”. Sono solo alcuni esempi di un Gianni Mura che racconta se stesso: “la mia devozione, fin da giovane, al capo sartoriale mi consentiva di spaziare su  particolari e colori che ad altri potevano risultare audaci o non potevano permettersi. Poi arriva il pronto moda per tutti e, mio malgrado, ho dovuto adattarmi a un look di massa. I vecchi sarti invecchiavano e smettevano di lavorare, altri risultavano eccessivi di costo e altri ancora preferivano stare dietro un banco di vendita ad aspettare il cliente piuttosto che fare amicizia con ago e rocchetti. Il mondo cambia, mi dicevo, e io non potevo farci nulla. Pensavo che, in fondo, la gente avesse poche idee e si piegasse alle regole di mercato. In soccorso, arriva Milano. In una grande città, si sa, piove di tutto e bisogna saper discernere luoghi e persone. Ma penso anche che questa sia la città che più di ogni altra aiuti a capire il senso delle cose. Apparentemente distante, senza dubbio selettiva. Come una donna di classe, non si offre, ma, se riesci a capirla, premia le tue capacità. Sfrutto le mie intuizioni e punto sulla mia esperienza di marketing creando un rapporto diretto con il consumatore finale. Alla cravatta di alta tessitura, rigorosamente griffata Made in Italy, abbino la produzione della camicia su misura. Accanto alla sobrietà classica che è la linea preferita dai grandi professionisti; promuovo un look mirato diretto a una fascia di persone dal denominatore comune: innovazione e buon gusto. Dove, in una selezione naturale, il protagonista è il cliente che ha idee. Una semplice base che, di volta in volta, invito a completare. Una moda pensata da se stessi per se stessi è il messaggio che emerge con forza ed è la prerogativa che distingue l’identità del brand. Come un pittore che disegna i propri sogni, ogni persona aggiunge il proprio contributo secondo il proprio stile. E fiocca la genialità del singolo. Fiocca la creatività. Fioccano le richieste. Scopro tanti design. Scopro veri cultori di stile. Emergono messaggi spontanei di fantasia e di buon gusto che, magari, colui che è costretto a stare dietro una scrivania ne ha da vendere. Un inconsapevole e gratificato cliente-collaboratore, portavoce di un patrimonio che racchiude un mix di potenzialità eccezionali e che spontaneamente si confronta con gli altri per ispirarsi a vicenda. Quasi un tacito accordo tra le parti e uno spirito di club che mi consente, fra l’altro, di fare il pieno di elogi da parte di vecchi e nuovi clienti relativamente alla varietà di stili e particolari delle “sempre fresche”, consegne a vista. Quale soddisfazione sentire il cliente che dice: “posso fare il tipo di collo o abbottonatura o altro, che vedo in questa camicia piuttosto che quello della rivista che mi sono portato dietro?” La camicia è quella che il cliente non ritira subito per mancanza di tempo e che, nel frattempo diventa modello ideale per altri. Un tam tam di messaggi innovativi davvero straordinari in cui c’è sempre qualcun altro che si riconosce”. Parte da qui, l’idea di spazio sartoriale uomo-donna, creato in Via Montenapoleone 17. Stesso concetto di moda accessibile a tutti. Stesso copione. Difficile stare dietro a quest’uomo dal carisma fermo ancorchè geniale. Fondamentalmente edonista, con la sua convinzione di possedere l’intuizione di quello stile che  fa la differenza. Difficile anche dargli torto quando i riscontri sono palesi. Di sicuro, il suo è un percorso intenso e gratificante in un infinito mix di idee che stimolerebbero chiunque, ma quale altra persona può essere Gianni Mura e meglio di Gianni Mura?

Ufficio Stampa Gianni Mura

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GIANNI MURA E L’ELITE

L’umorismo è intatto e l’entusiasmo, se possibile, cresciuto. Gianni Mura si (ri)scopre e procede nei suoi obiettivi di total look . “Perlomeno, sono uno che sa cosa fare da grande”, esordisce, sorridente e scanzonato e prosegue, “per portare avanti questo progetto ho dovuto rinunciare a impegni cinematografici, di politica e trascurare programmi di beauty comfort. Ma per fortuna sono uno che si sa adeguare…”. Stiamo al gioco delle sue battute e gli domandiamo chi è il suo consigliere e perché ha lasciato la Sardegna: “mia moglie, anima femminile e testa pensante, è lei la mia grande consigliera, insieme al mio manager e collaboratori, naturalmente. Il trasferimento è invece legato alla selettività. Ha mai sentito parlare del popolo dei creativi, dei cervelli in fuga? Le èlite, in ogni settore, emigrano e io  non sono venuto a Milano con la valigia legata a spago…”. Riemerge il suo istinto provocatorio, la sua capacità di stupire, spiazzare, sorprendere. Un Gianni Mura che disorienta e incanta. Torna serio e riprende: “Voi penserete che voglio ingrandirmi, ma così non è. Ho semplicemente deciso di attivare un processo che, fra qualche anno, familiari e collaboratori dovranno portare avanti con la stessa passione che ci ho messo io e che mi auguro di avere trasmesso anche a loro. Quello che ho ricavato in Via Montenapoleone è un luogo raffinato di dialogo e confronto tra gente di varia personalità e provenienza accomunati dalla passione della moda e della individualità. Veri designer di raffinata cultura, i miei clienti. Le basi sono quelle che le tendenze dei grandi stilisti propongono. I particolari sono quelli che ogni persona di buon gusto sceglie per se stesso”. Domandiamo a Gianni Mura cosa ne pensa dei grandi stilisti e gli artisti da passerella: “loro sono in grande”, risponde. “Io non potrei creare una collezione per tutti. Mi perderei. Sono per l’individualità. Per quel particolare che fa la differenza”. Però ammette: “li apprezzo molto e amo guardarli in televisione, quando posso, alla sera. Oppure assistere a qualche sfilata, ma non imitarli. Loro dialogano virtualmente. Io dialogo dal vivo. Quanto tempo toglierei a me stesso e ai miei clienti? Amo la gente da vicino. La clientela che sono riuscito a creare è in linea con il mio pensiero e questo mi gratifica. Il mio è un rapporto diretto e paritario con tutti. Pensi che non riesco a rispondere agli inviti di rete (almeno per ora) e me ne duole. Conquisto dal vivo a discapito dei social networks”. Pagine spontanee in un concetto di marketing  privilegiato che comprendono le sue scelte. Il polo d’attrazione esistente tra Gianni Mura e la moda che racconta è condivisa da una città dove arte, business e buon gusto convivono e si fondono.

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Lo stilista Gianni Mura sceglie i clienti

Via Montenapoleone 17 - Milano
Con un percorso unico nel suo genere, Gianni Mura dà vita alle sue concettuali storie di moda e, dimostrando uno spirito di club, decide di avvalersi di maestri di alto livello. “Unire talenti è sempre stato il mio sogno nel cassetto”, spiega, “e ora anche gli agognati abiti di alto livello sartoriale sono una realtà. I pezzi costruiti sulla persona, massima espressione di stile, sono realizzabili in Via Montenapoleone 17, per raccontare un uomo che non rinuncia a essere se stesso”. E Gianni Mura precisa: “i miei clienti conoscono il sapiente gioco dei dettagli che si fonde in armonia con l’eccellenza della qualità. Il maestro Emilio Sasso, legato a una tradizione sartoriale molto forte, non è solo un sarto di grande scuola e di provata esperienza, ma è anche una persona che sa consigliare, valutare, creare. Gli spazi sono concepiti fedeli all’essenza della persona per metterla in condizione di procedere a un look come fosse nel salotto di casa propria”. Un su misura per tanti, dunque, quasi fossero affidabili anticipazioni delle prossime tendenze. “Ed è pensando a quelle modifiche che il cliente immagina quando vede un capo in vetrina”, afferma, “che ho deciso di disegnare i confini tra l’abito seriale e il capo sartoriale. Quello che ho realizzato in Via Montenapoleone è un laboratorio che racconta storie individuali”. Un percorso deciso insieme allo stilista Emilio Sasso, maestro e sostenitore convinto del capo su misura, il quale afferma a sua volta: “negli abiti di serie manca sempre qualcosa in cui potersi riconoscere totalmente. Il mio lavoro ha i canoni dell’unicum con un’attenzione alla diversità della richiesta. L’esigenza del cliente è importante almeno quanto l’intuizione di chi esegue”. Coerenza e inedita originalità, quindi, nel team di Gianni Mura. Il suo modo di fare marketing attraversa nuovi linguaggi e molti spunti di riflessione. Lo stilista procede con la chiara intenzione di mantenere una promessa fatta a se stesso. “Produrre il meglio, produrre Made in Italy” con una sola regola: “nei miei clienti non deve mai venir meno l’autostima”. Chiediamo a Gianni Mura come sono le sue giornate: “in versione mix”, risponde, “in ogni giornata c’è sempre qualcosa di bello, basta scremare e tenere ciò che ti piace”. Fa così anche con i clienti? “Non so…però”, ride, “saper scegliere le persone, specie di questi tempi, è un segreto e in un certo qual modo sì, scelgo anche i clienti (oltre ai collaboratori). È come creare una squadra, ma, all’incirca, senza scarto. C’è da premettere che il su misura è richiesto da bella gente. Evidentemente, ho saputo leggere tra le righe del mercato e sono felice del risultato finora ottenuto. Quando si è in linea con valori di buon gusto riesce facile anche il dialogo tra le persone”. E a proposito di ciò che questo progetto significa per lui, Gianni Mura spiega: “quando sono al lavoro sono come a casa mia o al bar con gli amici. Quale panchina più appagante?”. E alla domanda se crede nella fortuna, risponde: “senza un pò di fortuna è più difficile, ma sono convinto che noi poniamo le basi per tutto, anche per essere agevolati dalla fortuna”.


Marco Mancinelli
Gianni Mura Press Office
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