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Giampiero Catone: “PNRR? Serve coinvolgimento di chi opera ed è presente sui territori”

Giampiero Catone: per “mettere a terra” il Piano è necessaria la partecipazione di tutto il tessuto imprenditoriale, PMI in primis. Il Direttore de “La Discussione” torna sul tema dopo il richiamo del Presidente Mattarella.

Giampiero Catone (La Discussione)

Giampiero Catone: PNRR un’occasione per sostenere PMI e piccoli Comuni

I ritardi accumulati dal Paese sulle scadenze del 31 marzo e il monito lanciato dal Presidente Sergio Mattarella sul palco della conferenza nazionale delle Camere di Commercio di Firenze hanno riportato il PNRR al centro del dibattito. Giampiero Catone, Direttore del quotidiano “La Discussione”, è intervenuto sul tema pubblicando un editoriale nel quale sostiene l’importanza di un coinvolgimento reale e fattivo delle piccole e micro realtà imprenditoriali. Per realizzare il Piano e favorire la messa a terra di progetti e investimenti — circa 200 miliardi tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti ultra agevolati — bisogna potenziare i sostegni per le PMI e i piccoli Comuni, così da incentivarne gli strumenti cooperativi. Un appello, ricorda Giampiero Catone, condiviso dalle stesse associazioni di categoria, dalle imprese e dagli artigiani.

Giampiero Catone: “Il monito di Mattarella un appello di unità

Ed è proprio riprendendo le parole del Presidente di Confartigianato che Giampiero Catone accende i riflettori sul ruolo strategico dei territori e delle realtà che vi sono presenti ed operano. “Marco Granelli parla di una cultura del territorio, promuovendo un ‘alleanza della biodiversità’ che auspica possa essere implementata operativamente. Serve una grande sforzo che parta dal basso”. Il tempo per tergiversare è finito e non è detto che, nonostante le recenti rassicurazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’Europa sia disposta ad adeguarsi alle tempistiche del Belpaese. L’appello di Mattarella e il suo “mettersi alla stanga” in merito all’attuazione del PNRR, conclude Giampiero Catone, va considerato come un vero e proprio richiamo all’unità, un invito a “partecipare, progettare e realizzare, lo sforzo comune di crescita dell’Italia”.

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Giovani e lavoro: una bomba sociale pronta ad esplodere. L’editoriale di Giampiero Catone

In un recente editoriale pubblicato su “La Discussione”, Giampiero Catone torna a parlare di giovani e lavoro, una bomba sociale che si continua a ignorare.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: il progetto del Presidente Giorgia Meloni per i giovani

La crescita dell’occupazione è in cima alla lista delle priorità dell’attuale Governo. Sebbene, come sottolineato dal Premier Giorgia Meloni in un tweet, abbiamo raggiunto un “record storico di occupati” con “il valore più alto da gennaio 2004”, c’è ancora tanto da fare, soprattutto per i giovani. “Ora al lavoro per migliorare i dati sull’occupazione giovanile, incentivando misure come la decontribuzione per gli under 36 fatta in legge di bilancio. Avanti così”, scrive infatti la Presidente. Un maxi piano da miliardi di euro, comprensivo di fondi per finanziare 21 programmi regionali e sei programmi nazionali, servirà a rilanciare occupazione e sviluppo e a dare l’opportunità a giovani e donne di rimettersi in gioco. Tanti incentivi e sgravi per le imprese: così dovrebbe allargarsi la platea degli occupati. “Per fare un vero salto in avanti – aggiunge Giampiero Catone nel suo editoriale – è necessario inserire nel tessuto produttivo chi può contribuire allo sforzo di crescita del Paese e questo lo si fa con il lavoro”.

Giampiero Catone: è ora di restituire il futuro ai giovani tramite scelte concrete

In Italia, il 23% dei ragazzi non ha né una prospettiva, né un progetto di vita lavorativa. Il numero dei “neet” (i giovani che non sono né lavoratori, né studenti) è tra i più alti in Europa. Sono milioni i giovani che non vedono un futuro e che si sentono fuori dal sistema produttivo. “Sono disorientati e senza garanzie economiche”, scrive il Direttore del quotidiano Giampiero Catone. “È urgente creare condizioni per assumere perché sono necessari mansioni tradizionali e nuove professionalità. Con l’assunzione però vanno garantite buste paga remunerative che siano davvero soddisfacenti. Questo oggi non accade”, aggiunge, ed è un “motivo di forte disimpegno”. Da qui, la necessità di un progetto che possa disinnescare quella “bomba sociale che continuiamo a ignorare”.

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Giampiero Catone: Allarme rosso! In Italia ci sono più pensionati che lavoratori

Il Direttore del quotidiano “La Discussione”, Giampiero Catone, ha pubblicato un editoriale in cui mette in guardia sulla pericolosità di aver raggiunto, in Italia, il punto in cui il numero dei pensionati supera quello dei lavoratori. Ad essere a rischio è l’intero sistema.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: raggiunto un punto critico

Lo chiama “allarme rosso”, Giampiero Catone, il fatto che la platea dei pensionati abbia superato quella dei lavoratori. 22 milioni e 759mila assegni contro 22 milioni e 554mila addetti: questi i numeri che segnano il raggiungimento di un punto critico. “Non è normale, per un Paese che si annovera come potenza economica del G7, che ha una storia industriale di primo piano, che primeggia nell’export, che ha settori come l’agroalimentare che produce eccellenze, che valgono oltre 522 miliardi di euro”, afferma amareggiato il Direttore del quotidiano. Tra le cause che hanno concorso a mettere in atto una tale contraddizione c’è anche la “forte denatalità che, da almeno 30 anni, caratterizza il nostro Paese”. Il risultato è che, tra il 2014 e il 2022, la fascia di popolazione in età più produttiva (25-44 anni) si è ridotta di oltre un milione e 360mila unità. La domanda che, a questo punto, sorge spontanea è: per quanto tempo ancora il Paese potrà reggere questo peso?

Giampiero Catone: le proposte di Marcegaglia e Fracassi

Il carattere emergenziale che assume la situazione si evince anche dai discorsi fatti da figure di rilievo come Emma Marcegaglia, ex Presidente di Confindustria, e Gianna Fracassi, Vicepresidente Generale della CGIL. Giampiero Catone riporta le parole di Marcegaglia, tra l’altro anche imprenditrice a capo di una holding leader nella produzione di acciaio, la quale afferma: “Se non vogliamo il lavoro povero in Italia, bisogna subito mettersi intorno a un tavolo, governo e parti sociali, come nel 1993 con Ciampi. E tornare a parlare di riforme: lavoro, salari, produttività, cuneo fiscale, formazione, politiche attive”. Sulla stessa linea Gianna Fracassi, che sottolinea: “Per invertire la rotta occorre poi stabilizzare l’economia ripartendo dalla domanda pubblica e da un maggior peso economico dello Stato attraverso quindi la promozione dell’occupazione, di un fisco equo e progressivo, nuovo welfare e di nuovi diritti, soprattutto per i giovani e per le donne, che restano i soggetti più esposti”.

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Lavoro, sostegno alle pmi e investimenti: l’editoriale di Giampiero Catone

In un recente editoriale pubblicato su “La Discussione”, Giampiero Catone sostiene la necessità di destinare le risorse del PNRR alle piccole e medie imprese. Tra le priorità del Governo anche favorire gli investimenti privati.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: il PNRR come strumento di tutela delle pmi

Un deciso cambio di passo sulla destinazione dei fondi del PNRR e la creazione delle migliori condizioni per favorire il ritorno degli investimenti privati. In un’editoriale pubblicato sul quotidiano “La Discussione”, il Direttore Giampiero Catone chiede al nuovo Governo “una visione nuova e diversa da ciò che finora è stato propagandato”. A partire dalle risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, finora appannaggio dei potentati economici: “Troppi fondi sono stati assegnati a grandi imprese che hanno svolto la parte del leone, mentre quasi nulla è stato destinato a favore delle piccole imprese e delle Associazioni di categoria che le rappresentano – scrive Giampiero Catonedimenticando che proprio le micro, piccole e medie imprese rappresentano il vero motore produttivo e occupazionale dell’Italia”. Piccole realtà oggi alle prese con il rincaro dell’energia e la mancanza di personale specializzato, che vanno ad aggiungersi all’inefficienza della PA e alla pressione fiscale: “Il Piano di Ripresa deve essere quindi indirizzato a promuovere, favorire e sostenere l’impegno di milioni di piccoli imprenditori, di aziende che sono la forza del Paese e del suo Prodotto interno lordo”.

Giampiero Catone: “Su capacità di risparmio Italia a due velocità, ridurre disuguaglianze

Nel suo editoriale, Giampiero Catone affronta poi il tema del risparmio e della necessità di promuovere gli investimenti privati. Di fronte al divario sempre più crescente tra i nuclei a basso reddito e quelli medio-alti evidenziato di recente dal Governatore della Banca d’Italia, il Governo deve agire al più presto per ridurre le disuguaglianze: “Abbiamo chi può lasciare in banca risorse economiche notevoli e chi è costretto per andare avanti a fare debiti – spiega il Direttore de “La Discussione” – Due Italie troppo diverse. Il Governo può e deve intervenire creando più appeal e redditività negli investimenti tra pubblico e privato, dare sostegni alle famiglie e lavoratori autonomi in difficoltà”. Un obiettivo complesso ma che può essere raggiunto, secondo Giampiero Catone, intervenendo in primis sulla fiscalità e incentivando l’occupazione. Con i 235 miliardi del Piano di Ripresa l’Italia ha tutte le carte in regola per incamminarsi verso un percorso di crescita e sviluppo durevole e soprattutto far tornare i risparmiatori a investire nel Paese, così da moltiplicare l’effetto delle risorse europee.

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Rincaro prezzi, Giampiero Catone: Governo tuteli imprese e famiglie

Nel suo editoriale, Giampiero Catone mette in luce le attuali problematiche economiche e i rischi derivanti dall’incremento dei prezzi. Famiglie e PMI italiane i soggetti maggiormente colpiti.

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Giampiero Catone

Giampiero Catone, mobilitare nuovi fondi a tutela di famiglie e imprese

Nel contesto attuale in cui ci troviamo emerge l’urgenza di tutelare in particolar modo le famiglie e le piccole-medie imprese italiane: oggi rappresentano infatti i soggetti maggiormente colpiti dall’impennata dei prezzi. Come evidenziato da Giampiero Catone dai risultati di un’analisi eseguita dalla CGIA di Mestre risulta necessario stanziare una somma pari a 35 miliardi di euro a sostegno di imprese e famiglie italiane. “Se quei 35 miliardi non saranno trovati entro fine anno per arginare i prezzi dell’energia – avverte la CGIA – arriva il rischio che moltissime imprese e altrettante famiglie non siano nelle condizioni di pagare le bollette e, conseguentemente, di vedersi chiudere la fornitura, è molto elevato”. Il Governo è quindi tenuto a mobilitare ingenti risorse finanziarie non solo per ridurre le tensioni, ma anche per evitare che l’intero sistema vada in blocco. Se così non fosse c’è il rischio concreto che le imprese si vedano costrette a bloccare la produzione provocando chiusure a catena con ricadute gravi.

Giampiero Catone: caro energia, il rischio recessione è concreto

La guerra e la crisi economica sono oggi i due temi maggiormente discussi anche a livello europeo. L’impennata dei prezzi nel nostro Paese, che grava soprattutto su cittadini e imprese italiane già in difficoltà, fa crescere il timore di una possibile recessione capace di mettere in subbuglio l’intero sistema produttivo e distributivo. Giampiero Catone riporta le parole della Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise secondo cui “il caro energia è un propellente per un effetto domino che travolge famiglie, imprese, occupazione, consumi”. “Il caro energia inarrestabile – aggiunge il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – rende più concreti i rischi di recessione”. In tale scenario si aggiunge un altro argomento allarmante: i cosiddetti “margini di garanzia” dei contratti di distribuzione di gas, elettricità e acqua perfezionati dalle società retail che fanno da intermediari tra le utility e gli utilizzatori finali. Con un incremento dell’indice del rischio di liquidità del 138%, la situazione italiana è piuttosto allarmante e a livello europeo, conferma Giampiero Catone, “saranno necessari oltre 1.500 miliardi di dollari” per sostenere tali margini.

l 138%, la situazione italiana è piuttosto allarmante e a livello europeo, conferma Giampiero Catone, “saranno necessari oltre 1.500 miliardi di dollari” per sostenere tali margini.

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Crisi economica, Giampiero Catone: “La parola d’ordine è mettere in sicurezza famiglie e imprese”

A fronte dell’attuale situazione economica a cui imprese e famiglie italiane devono far fronte, il Governo ha l’obbligo di intervenire con misure concrete. L’editoriale di Giampiero Catone.

 Giampiero Catone, politico e editore italiano

Caro energia, Giampiero Catone: rischio recessione e stop forniture

Se per oltre due anni le emergenze legate alla pandemia hanno minato la quotidianità del mondo intero, oggi il nostro Paese si ritrova a dover affrontare le conseguenze della guerra e della crisi economica. L’attuale impennata dei prezzi non fa altro che gravare progressivamente su cittadini e imprese. Giampiero Catone riporta le parole del Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo cui “il caro energia inarrestabile rende più concreti i rischi di recessione”: una violenta instabilità potrebbe generare effetti gravi sul sistema produttivo e distributivo. “Il caro energia – aggiunge la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise – è un propellente per un effetto domino che travolge famiglie, imprese, occupazione, consumi”. A questa situazione delicata si aggiunge un altro elemento allarmante, ovvero i cosiddetti “margini di garanzia” dei contratti di distribuzione di gas, elettricità e acqua perfezionati dalle società retail che fanno da intermediari tra le utility e gli utilizzatori finali. In Europa, sottolinea Giampiero Catone, “saranno necessari oltre 1.500 miliardi di dollari” per sostenere tali margini. In Italia le finanziarie hanno un ruolo strategico e di conseguenza la situazione risulta essere ancora più complicata. I dati confermano l’incremento dell’attuale indice del rischio di liquidità al 138%.

Giampiero Catone, la necessità di nuove risorse a sostegno di famiglie e imprese

Tutela delle famiglie e delle piccole-medie imprese italiane: è la parola d’ordine necessaria a sostenere i soggetti che più subiscono gli effetti dell’incremento dei prezzi. Una maggiore sicurezza dovrebbe essere garantita dal Governo attraverso l’erogazione di ingenti risorse finanziarie. Da un’indagine realizzata dalla Cgia di Mestre, riporta Giampiero Catone, emerge la necessità di destinare una cifra di 35 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese italiane. Gli investimenti non solo limiterebbero le tensioni, ma potrebbero inoltre ovviare al problema di un eventuale arresto del sistema. È reale il rischio che le imprese siano indotte a interrompere la produzione, causando chiusure a catena e inevitabili ripercussioni. “Se quei 35 miliardi non saranno trovati entro fine anno per arginare i prezzi dell’energia – sottolinea la Cgia – arriva il rischio che moltissime imprese e altrettante famiglie non siano nelle condizioni di pagare le bollette e, conseguentemente, di vedersi chiudere la fornitura, è molto elevato”.

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Fisco, Giampiero Catone: chi pagherà i crediti inesigibili? Meglio il condono tombale

Nella tempesta dei prezzi in salita si fanno strada le cartelle esattoriali, pronte a bussare alla porta di migliaia di italiani. Ma quanti sono i contribuenti che potranno davvero saldare i propri debiti? Il punto della situazione nell’editoriale di Giampiero Catone pubblicato su “La Discussione”.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: chi sono i debitori italiani?

Oltre ai grandi evasori e alle grandi aziende statali, l’esercito dei contribuenti in debito con lo Stato è costituito in buona parte da singoli cittadini e piccole realtà, le stesse che in questo momento si trovano a fare i conti con le abnormi stangate su bollette e carrello della spesa. Proprio a loro sono indirizzate le 13 milioni di cartelle in spedizione in questi giorni e alle quali si aggiungono altre 2,5-3 milioni di cartelle che saranno affidate ad Agenzia delle Entrate Riscossione entro il 2022. Secondo una stima, nel magazzino fiscale ci sarebbero inoltre 900 miliardi di crediti inesigibili, in quanto derivanti da bollette a carico di persone decedute, di imprese fallite e di cittadini che non hanno le risorse per pagare. Un’altra importante informazione da tenere a mente riguarda, secondo Giampiero Catone, il debito delle famiglie, che a fine 2021 ammontava a 574,8 miliardi di euro (21,9 miliardi in più rispetto al 2020). Alla luce dei recenti dati, la Cgia avverte che c’è il rischio di usura. Sono già migliaia le piccole imprese che rischiano il fallimento e sarebbero proprio loro le realtà più esposte.

Le proposte di Giampiero Catone: dalla riforma del Crif al condono tombale

In Italia, quando un cittadino ha un debito, seppur di poco conto e anche se venisse pagato, può sempre scattare la segnalazione al Centro rischi finanziari (Crif). Ed essere negli elenchi della Centrale rischi finanziari significa “avere il conto corrente bloccato, non potere accedere a nessuna linea di credito”. Insomma, si è fuori dalla società civile senza alcuna possibilità di riemergere dai debiti. Per uscire da un sistema che “ha molti limiti ed è invasivo al punto di soffocare il cittadino o l’impresa in momentanea difficoltà”, sarebbe necessario riformare completamente tale strumento. Per quanto concerne invece il tema delle cartelle fiscali, Giampiero Catone invoca il condono tombale come unica soluzione, chiarendo però che è “giusto e necessario che il Governo approvi nuove regole, realizzi un fisco che sappia essere tempestivo, semplice e giusto”. “Sarà necessario azzerare il passato per ridare fiducia verso il futuro”, afferma. E ancora: “Gli italiani non sono un popolo di evasori ma di cittadini e di imprese che pagano. Che seppure in difficoltà possono avere l’opportunità per recuperare”. Propendere per una tregua fiscale significherebbe dare un segnale forte a cittadini e imprese in difficoltà.

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Giampiero Catone: c’è vento di crisi, il Governo tuteli imprese e famiglie

Giampiero Catone evidenzia in un editoriale su “La Discussione” i rischi derivanti dall’innalzamento dei prezzi e sottolinea la necessità da parte del Governo di intervenire per aiutare imprese e famiglie ad affrontare questo difficile momento.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: lo spettro della recessione e lo stop alle forniture

Venti di crisi economica e guerra, che sembravano appartenere al passato, oggi bussano alla nostra porta. Il rincaro dei prezzi pesa sempre di più sulle spalle di cittadini e imprese, quasi sull’orlo di un precipizio. La paura più grande è che dietro l’angolo si nasconda una recessione pronta a scatenare il caos sul sistema produttivo e distributivo. “Il caro energia è un propellente per un effetto domino che travolge famiglie, imprese, occupazione, consumi”, sottolinea la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. È anche il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ad osservare che “il caro energia inarrestabile rende più concreti i rischi di recessione”. Un’ulteriore preoccupazione deriva dai cosiddetti “margini di garanzia” dei contratti di distribuzione di gas, elettricità e acqua messi a punto dalle società retail che fanno da intermediarie tra i possessori delle fonti energetiche e gli utilizzatori finali. Per sostenere tali margini in Europa, osserva Giampiero Catone, “saranno necessari oltre 1.500 miliardi di dollari” e in Italia la situazione è ancora più complessa dato il ruolo strategico delle finanziarie. Attualmente, l’indice del rischio di liquidità è aumentato del 138%.

Giampiero Catone: la necessità di nuovi fondi per tutelare imprese e famiglie

Nello scenario che ci si pone davanti, urge più che mai tutelare le famiglie e le piccole-medie imprese, ovvero i soggetti più esposti all’impazzito innalzamento dei prezzi. Per garantire loro maggiore sicurezza, il Governo deve mettere in campo ingenti disponibilità finanziarie. Riportando i risultati di un’analisi eseguita dalla Cgia di Mestre, Giampiero Catone individua nella cifra di 35 miliardi di euro la somma necessaria a sostenere le imprese e le famiglie italiane. La Cgia mette in guardia sulle conseguenze: “Se quei 35 miliardi non saranno trovati entro fine anno per arginare i prezzi dell’energia arriva il rischio che moltissime imprese e altrettante famiglie non siano nelle condizioni di pagare le bollette e, conseguentemente, di vedersi chiudere la fornitura, è molto elevato”. Questi fondi sono necessari, oltre che per ridurre le tensioni, per evitare che il sistema vada in blocco. Altrimenti c’è il rischio che le imprese siano costrette a bloccare la produzione, innescando chiusure a catena, con ripercussioni gravissime.

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Versamento tasse e scadenze, Giampiero Catone: molti italiani in difficoltà

C’è tempo fino all’8 agosto per pagare le rate della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” originariamente in scadenza nel 2021. “Chi riuscirà a saldare i debiti?”: l’approfondimento di Giampiero Catone sul quotidiano “La Discussione”.

Giampiero Catone

Scadenze imminenti, Giampiero Catone: “Quale futuro per chi non rispetta i termini di pagamento?”

8 agosto e 30 novembre 2022: ecco le prossime scadenze da segnare in agenda. Per il termine del 31 luglio 2022 sono previsti i cinque giorni di tolleranza che consentono agli italiani di effettuare i pagamenti entro e non oltre il prossimo 8 agosto. “Vedremo a ottobre – scrive Giampiero Catonequanti cittadini ce l’avranno fatta a saldare i debiti. Perché il popolo dei morosi più che di furbi e furbetti è una folla di persone in difficoltà i cui redditi sono stati negli ultimi due anni falcidiati”. Lo scorso 14 dicembre, ricorda il giornalista, oltre 500mila contribuenti non sono riusciti a saldare le rate 2020 e 2021 sospese durante i mesi della pandemia. Persone “decadute – precisano gli analisti finanziari – dai benefici di Rottamazione-ter e Saldo e stralcio e generando al contempo un ammanco per l’erario di 2.45 miliardi di euro”. Oggi, a mesi di distanza, la situazione economica delle famiglie e delle imprese italiane non sembra però essere migliorata. Cosa succederà a coloro che non riusciranno a rispettare i termini di pagamento? “Chi non paga”, spiega Giampiero Catone, “decade dai benefici delle sanatorie con la conseguenza che i versamenti effettuati saranno acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto”. “La restante parte del debito – aggiunge – potrà essere riscossa immediatamente dall’Agenzia delle entrate riscossione ed il carico residuo non potrà essere ulteriormente rateizzato”.

Giampiero Catone: “Chiudere per ripartire”

Sono circa 140 milioni le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate pronte a essere inviate: negli ultimi 20 anni i debiti totali accumulati da un numero considerevole di italiani con l’Agenzia superano i 1.000 miliardi. “Possibile – scrive Giampiero Catoneche si possano recuperare, e noi l’auspichiamo, più o meno 30 miliardi, che possono andare a sostegno di stipendi, pensioni e imprese, ma sarebbe un giro complesso, lungo, con il rischio che una parte dei soldi – come già accade – non andranno nemmeno alle fasce sociali più in difficoltà”. Secondo i dati, il 90% dei debiti è ormai irrecuperabile o già al centro di azioni esecutive, un condono tombale sarebbe quindi una concreta via d’uscita. “Chiudere per ripartire, perché altrimenti famiglie e imprese “chiudono” solo, senza poter ripartire”. “La Crif – continua Giampiero Catonedeve essere riformata e se ha ragione di esistere questa deve essere a favore del cittadino e non ostinatamente e burocraticamente contro persone e imprese”. “Essere pronti ad affrontare la realtà con saggezza – conclude – è quello che si chiede alla politica e, in particolare a un Centrodestra che aspira a Governare”.

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Le difficoltà degli ospedali esaminate da Giampiero Catone in un editoriale

Il punto di Giampiero Catone sull’attuale situazione della sanità in Italia: “Ospedali in forte difficoltà per la grave carenza di personale. Liste d’attesa impossibili, interventi gravi rinviati. Un milione e mezzo di persone senza nemmeno il medico di famiglia. Intanto si parla dei test universitari di selezione per le facoltà di medicina a numero chiuso”.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: allarme sanità, gli ospedali in “codice rosso”

È un editoriale lucido e critico quello di Giampiero Catone dedicato al tema della sanità pubblica nel Paese. Un argomento gravoso ma necessario da affrontare, anche perché il messaggio di SOS da parte delle corsie sguarnite di personale è oggi sempre più forte. Per quale motivo, allora, bloccare gli accessi per chi vuole studiare medicina? “Un metodo inventato per fare selezioni più o meno alla rinfusa che ha creato un vuoto di professionisti”, si legge nell’articolo: “L’idea era quella di bloccare gli accessi di troppi aspiranti medici. Una selezione preventiva che non ha certo giovato al sistema sanitario nazionale”. Sarebbe bello e razionale, invece, che la selezione avvenisse con “esami veri, durante il percorso di studio e di formazione che sono la garanzia della preparazione dei medici. Invece blocchiamo tutto prima”. A fare da contraltare, ancora in negativo, anche “percorsi demenziali, spesso labirintici e irrisolvibili” che segnano l’accesso dei pazienti al sistema sanitario. Per Giampiero Catone “la sanità è nel baratro senza che si dica chiaramente il perché. Gli ospedali sono alle prese con un caos pericoloso. Dalle corsie ospedaliere sempre più in affanno arrivano gli SOS da ogni parte d’Italia per la carenza di medici”.

Giampiero Catone: assunzioni e superamento dei limiti di spesa, alcune considerazioni

La riflessione di Giampiero Catone ritorna poi sulla questione dei test d’accesso, citando il fatto che, per l’anno accademico 2022/2023, sarà data più attenzione alle materie disciplinari e meno alla logica e alla cultura generale. “Vedremo quanti ragazzi si sottoporranno al quiz di ingresso”, scrive, “quanti supereranno l’esame, infine il dato del ‘numero chiuso’. Magari tra pochi anni ci accorgeremo che metà dei medici presenti nelle nostre corsie di ospedale saranno stranieri, laureati in Paesi che nemmeno sanno cosa siano i test di ingresso. Dovremmo affidarci a professionisti che ci auguriamo sappiano l’italiano”. Ma cosa fare per arginare una crisi così ampia che parte dall’accesso agli studi e giunge alle basi del sistema sanitario? Come riportato nell’editoriale, le associazioni professionali chiedono di “assumere tutto il precariato che si è sviluppato nel settore durante la pandemia e quindi andare oltre i limiti imposti alla spesa sul personale”, allargando la platea delle assunzioni anche “a medici specializzandi a partire dal terzo anno”. Un ulteriore elemento per il cambio di rotta, osserva in conclusione Giampiero Catone, è auspicare che “con i fondi dedicati alla sanità dal Piano nazionale di Ripresa si possa imboccare una nuova strada”.

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Agenzia delle Entrate, debiti non riscossi a 1.100 miliardi: il commento di Giampiero Catone

Cresce in maniera vertiginosa il conto italiano delle tasse non pagate. Per Giampiero Catone il “nodo è arrivato al pettine” e istituzioni e partiti dovranno offrire risposte adeguate.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: “Famiglie oneste in difficoltà, si colpiscano illegalità ed evasori seriali”

Una situazione “difficile, per non dire esplosiva” quella descritta da Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, nella sua recente Audizione in Commissione sul Federalismo fiscale alla Camera. In Italia, la somma dei debiti fiscali non riscossi ha infatti superato quota 1.100 miliardi di euro. Un insoluto, spiega Giampiero Catone, figlio non solo di “furbetti o evasori seriali” ma anche di un contesto economico sempre più insostenibile che continua a colpire soprattutto famiglie e piccole imprese. “Anche le persone oneste e laboriose sono senza soldi – scrive il giornalista in un editoriale dedicato al tema sul quotidiano “La Discussione” – non riescono ad arrivare a fine mese e non possono pagare. La nostra proposta è realistica: si faccia un condono in aiuto di famiglie e imprese. Si colpiscano le illegalità e i grandi evasori seriali”. Gli interventi attuati dai Governi negli ultimi anni, dalla rottamazione al saldo e stralcio, non hanno ottenuto l’effetto desiderato. L’emergenza Covid-19 la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con un totale di quasi 22 anni di debiti iscritti a ruolo non recuperati: “Ancora più imbarazzante – aggiunge Giampiero Catoneil calcolo totale di cartelle, dalle 130 alle 140 mila con 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo. Impossibile inoltre che con 8 mila dipendenti l’Agenzia delle Entrate sia in grado di gestire, una situazione così ampia”.

Giampiero Catone: “La politica assicuri gli strumenti per affrontare il tema delle tasse”

La palla ora passa alla politica e ai partiti, che dovranno decidere come affrontare la questione: “È necessario, per il direttore Ruffini, un intervento legislativo. Solo le Camere possono decidere cosa fare e come attuare una svolta. Cosa che da tempo – sottolinea Giampiero Catonesollecitiamo anche noi. Siano le istituzioni e, soprattutto, la politica e i partiti a dire cosa è necessario fare e quali strumenti mettere in campo”. In un momento storico estremamente delicato, caratterizzato da disagio sociale crescente, aumento della povertà, caro energia e precarizzazione, bisognerà tutelare il più possibile le fasce in difficoltà: “Il Parlamento colpisca le grandi aziende di Stato che hanno dilapidato miliardi e creato buchi economici spaventosi. Ma salvi le piccole imprese, le famiglie e quanti possono ancora credere in uno Stato che sappia ripartire con regole certe e soprattutto eque”, conclude Giampiero Catone.

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Guerra in Ucraina e crisi economica: la riflessione di Giampiero Catone su “La Discussione”

“La guerra imporrà restrizioni anche in Italia. L’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina porta con sé l’orrore di morti, di feriti, di persone inermi in fuga, la distruzione delle infrastrutture, delle città e dell’agricoltura, e provocherà anche un effetto domino su tutti i Paesi dell’Unione”: lo ha sottolineato Giampiero Catone in un editoriale su “La Discussione”.

Giampiero Catone

Siamo preparati a una possibile economia di guerra? L’editoriale di Giampiero Catone

Il prolungarsi del conflitto condurrà verso mesi difficili e a dir poco imprevedibili, con tutti gli scenari che rimangono validi. Anche quelli più duri, come un’eventuale economia di guerra nel nostro Paese. Lo ha ricordato Giampiero Catone in un editoriale pubblicato il 13 marzo su “La Discussione”: un approfondimento lucido che esorta a considerare scelte rapide e concrete nel breve periodo. “Dal mondo dell’autotrasporto, della pesca, delle molteplici attività agroalimentari arrivano segnali quotidiani di forte preoccupazione, di tensioni e di inasprimento di decisioni”, scrive nell’intervento. “Il blocco delle materie prime che farà scattare il fermo della produzione di imprese e industrie. Il prezzo dell’energia, di gas, benzina, gasolio, che sale e continua a crescere da settimane, mandando in crisi i budget delle famiglie e le risorse delle piccole imprese”: sono questi alcuni degli effetti economici già provocati in Italia dal conflitto russo-ucraino. Per Giampiero Catone è lecito dunque chiedersi se quella in arrivo sarà “un’economia di guerra” e, soprattutto, se saremo pronti ad affrontarla.

Giampiero Catone: prendere atto che il mondo è cambiato, lo faccia anche la politica

Tra produzione industriale in calo, mancanza di materie prime e relativo aumento dei prezzi, GCO che inizia a razionare le vendite e autotrasportatori pronti allo sciopero, lo scenario che si presenta dinanzi non è di certo dei più rosei. Come evidenziato da Giampiero Catone, uno studio di Fondazione Eni-Enrico Mattei ha messo in guardia sul “rischio più che concreto di un razionamento, cioè dei ‘distacchi programmati’ che si tradurrebbero in black out della corrente elettrica e tagli alle erogazioni di gas per uso industriale o per uso civile (riscaldamento e gas per cucinare)”. E per ristabilire la nostra produzione servirebbero almeno due anni. La conseguenza è presto detta: “Prepararsi all’economia di guerra nelle prossime settimane inizierà a prendere forma, con meno gradi per il riscaldamento, con viaggi in meno in auto, cambi di orari negli uffici, con illuminazione pubblica che sarà ridotta, e visto che andiamo verso l’estate, bisognerà ridurre l’aria condizionata, i viaggi, le gite e le vacanze”. Inflazione, taglio dei consumi e recessione potrebbero accompagnarci nel lungo periodo: l’invito di Giampiero Catone è prenderne atto quanto prima per prepararsi al meglio e “alleviare lo shock delle rinunce a cui non siamo più preparati”. “Il mondo è cambiato”, si legge in conclusione all’editoriale, “dovremmo ritornare a vivere con più attenzione, sobrietà e fiducia verso noi stessi e verso ciò che decideremo. Prendere coscienza dei problemi non è un male, lo faccia anche la politica, che in questi anni ha inseguito ogni chimera e velleità retorica, per non sapere attuare scelte chiare e a beneficio del Paese”.

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Giampiero Catone: da Palazzo Chigi arriva lo stop al caro ombrellone

Giampiero Catone interviene su quanto deciso nel Consiglio dei Ministri in merito alla riforma delle concessioni balneari, autorizzando le nuove regole per la gestione e le gare di assegnazione dei lidi.

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Giampiero Catone: i termini della riforma

Con la riforma il Consiglio di Stato intende rinvigorire la legge sulla Concorrenza, evitando all’Italia sanzioni da parte dell’Ue e sollecitando al contempo le imprese balneari a migliorare i servizi e impostare tariffe più eque e competitive. Giampiero Catone spiega che uno dei principali requisiti nei bandi di gara per le nuove concessioni, che dovrebbero avere luogo a partire dal 1° gennaio 2024, sarà consentire a tutti l’accesso al mare. Sebbene infatti tale disposizione sarebbe già prevista per legge, sulle spiagge italiane regnano abusi e violazioni. “La costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito” sarà pertanto regola inviolabile per le gare. Sono diverse le nuove norme a cui dovranno quindi attenersi i balneatori, l’Esecutivo però assicura che tutelerà gli investimenti fatti e le piccole imprese, con particolare attenzione per quelle realtà che costituiscono la principale fonte di reddito di famiglie e individui.

Giampiero Catone: gli scontri nel Consiglio dei Ministri

Il dibattito all’interno del Consiglio dei Ministri sulla questione è alquanto accesso. Giampiero Catone riporta il botta e risposta tra il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni e il leader della Lega Matteo Salvini. Gentiloni afferma che “riassegnare tramite gare le concessioni esistenti, facendolo in maniera da tenere conto degli investimenti fatti finora” rappresenti la soluzione migliore, ribadendo che le gare debbano essere fatte “senza favorire soggetti rispetto ad altri, o un modello di gestione rispetto ad un altro”. Per Salvini si tratta di “un’invasione di campo anti-italiana da parte di un commissario europeo nominato dall’Italia” e ritiene indegna l’ipotesi di far rischiare a 30mila imprenditori e 300mila addetti il lavoro e anni di sacrifici. Giorgia Meloni ha invece invitato il Governo a trattare con Bruxelles per “disapplicare” la direttiva Bolkestein. Intanto, le sigle sindacali e di categoria insorgono, accusando Palazzo Chigi di voler liquidare le spiagge italiane.

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Giampiero Catone: personale della PA ai minimi storici

Nella sua battaglia contro il Reddito di Cittadinanza, Giampiero Catone mette in luce i vuoti nella Pubblica Amministrazione ed invita lo Stato a riprendere le redini in mano.

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Giampiero Catone: sempre meno personale nella PA

Nonostante i recenti bandi volti a rafforzare la Pubblica Amministrazione, per Giampiero Catone si tratta solo di “un pannicello caldo sulla fronte di un settore pubblico pericolosamente sguarnito di personale”. Il giornalista riporta che i lavoratori del pubblico impiego siano infatti ai minimi storici e che l’età media dei dipendenti supera di lungo i 50 anni. Un dato che dovrebbe destare preoccupazione, soprattutto se si pensa che, a seguito di numerosi tagli, diversi servizi sono stati esternalizzati, portando il più delle volte a “uno scaricabarile di responsabilità”, favorito a sua volta da un intreccio di regole e norme che non fanno altro che rendere il sistema lento e complicato. A pagare per il mix di burocrazia e vecchiaia sono “proprio i cittadini a cui questi servizi dovrebbero essere serviti e garantiti”.

Giampiero Catone: lo Stato deve tornare ad assumere

“C’era una volta – ricorda con amarezza Giampiero Catoneuna Italia che non solo cresceva e creava opportunità di lavoro e impiego ma c’erano posti fissi dove era possibile stratificare le conoscenze, fare carriera, puntare su obiettivi personali e del sistema Paese. C’era uno Stato che assumeva con regole durature che funzionavano, tanto da permettere al lavoratore di costruire la propria identità professionale e di vita attorno a quel punto essenziale di riferimento che è il lavoro”. Oggi i salari sono diventati più bassi, i giovani passano in continuazione da un’esperienza all’altra e misure come quella del Reddito di Cittadinanza avrebbero agevolato una svalutazione del lavoro. Lo Stato, secondo Giampiero Catone, dovrebbe piuttosto indirizzare le risorse per finanziare progetti e imprese che porterebbero all’assunzione di ragazzi e professionisti, ma soprattutto dovrebbe tornare “ad essere il datore di lavoro per tutto ciò di cui il Paese ha bisogno”.

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La riforma del fisco secondo Giampiero Catone

In uno dei suoi editoriali sul quotidiano “La Discussione”, Giampiero Catone affronta il tema del fisco proponendo di fare pulizia nel magazzino fiscale in modo da poter poi ripartire con norme più semplici e sanzioni chiare.

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Giampiero Catone contro la riscossione di crediti inesigibili

“Milioni di cartelle sono di nuovo in viaggio o pronte ad essere spedite, ma per ottenere cosa?”, si domanda Giampiero Catone. Circa 153 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 118,9 miliardi dovrebbero provenire da persone decedute o imprese cessate e altri 109,5 miliardi dovrebbero giungere da nullatenenti. Per il giornalista e politico non ci sono dubbi sul fatto che “sparare ancora nel mucchio non servirà a nulla” e a dimostrarlo ci sono i numeri e l’esperienza di un sistema che da 20 anni non fa altro che stratificare debiti. “Milioni di cittadini e imprese non pagano o non riescono a pagare perché non hanno soldi”; inutile quindi continuare a sperare di riscuotere crediti che non è possibile recuperare. Sono state vane le tante iniziative volte a riottenere gli 800 miliardi di crediti a cui ammonta il Magazzino Fiscale. Anche la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5mila euro risalenti al periodo tra il 2000 e il 2015, prevista dal decreto Sostegni, è servita a ben poco dato che si trattava per la maggior parte di soldi inesigibili. Il rischio è quello di “graziare gli evasori seriali mentre chi non riesce a pagare si ritrova impigliato per decenni nelle spire del cattivo pagatore”.

Giampiero Catone: bisogna avere il coraggio per un condono tombale

Secondo Giampiero Catone, una valida alternativa consisterebbe nel “chiudere con il passato, ripulire il Magazzino fiscale e ripartire”. Insomma, per il giornalista “sarebbe più logico fare un condono tombale verso quella gran parte di soggetti che non sono in grado di pagare”, chiarendo però che “non parliamo di grandi imprese o grandi evasori fiscali”. In altre parole, bisognerebbe “avere il coraggio di azzerare tutto, per ripartire con regole chiare e stringenti”. Considerata la forte cultura anti-tasse che vi è nel nostro Paese, estirpare una simile avversione non è di certo cosa semplice e per farlo servirebbero “norme meno vessatorie verso famiglie e piccole imprese in modo che pagare il dovuto sia normale”. In conclusione, dopo essersi liberati dei crediti inesigibili, il Parlamento dovrebbe semplificare il fisco e renderlo “a misura dei cittadini e delle imprese”.

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Reddito di Cittadinanza? Per Giampiero Catone non funziona

Il commercialista, politico, editore e giornalista Giampiero Catone riflette sulle motivazioni che rendono il Reddito di Cittadinanza nient’altro che uno spreco di risorse.

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Giampiero Catone: ecco perché il Reddito di Cittadinanza è una misura fallimentare

Ogni anno vengono spesi 7 miliardi e 200 milioni di euro per finanziare il Reddito di Cittadinanza che, secondo Giampiero Catone, “non creano occupazione”. Per il titolare de “La Discussione”, quello che è stato promosso come uno strumento per abolire la povertà è “un errore clamoroso” che “costa ai cittadini circa 7,2 miliardi l’anno”, senza che questo vada effettivamente a migliorare l’attuale e inefficiente sistema di assunzioni e lavoro. “A testimoniare l’assurdo sperpero di risorse – argomenta Giampiero Catoneanche la relazione della Corte dei conti che ricorda come solo il 2% delle persone che hanno ricevuto il Reddito di cittadinanza è riuscito a ottenere un lavoro attraverso i centri per l’impiego. Quel posto è costato allo Stato una somma incredibile, 52 mila euro, il doppio del costo di un lavoratore di una impresa privata o assunto in un ufficio pubblico”.

Giampiero Catone: bisognerebbe puntare su welfare e lavoro

Anziché usare il Reddito di Cittadinanza come un incentivo al lavoro, Giampiero Catone afferma che sarebbe meglio “dividere le strategie”, dando da un lato degli “aiuti veri alle fasce di popolazione fragile” e dall’altro sostegno a “chi vuole lavorare, alle imprese che assumono, a giovani e adulti che intendono formarsi per un nuovo tipo di occupazione”. Di conseguenza, la chiave per un futuro migliore risiederebbe prima di tutto nella liberazione della retorica che ha accompagnato il RdC, poi nel dare aiuto a chi ne ha bisogno e facilitare “gli aiuti alle imprese per creare lavoro stabile, ben remunerato e soprattutto sicuro”. È chiaro che per il giornalista è attraverso la creazione di lavoro a tempo indeterminato che si riuscirebbe finalmente a favorire lo sviluppo, l’economia e i consumi, non incentivando il “fannullonismo” con i soldi pubblici.

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