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Francesco Attardo inaugura la sua personale “Indagando la materia”

 

Domenica 29 settembre 2013 alle 18.00, presso la sala espositiva del Tresa Bay Hotel di Ponte Tresa, sarà inaugurata la personale di Francesco Attardo, artista di origini siciliane, residente in Canton Ticino da molti anni.

La mostra, patrocinata da Ponte Tresa Italia e da Ponte Tresa Svizzera, organizzata dalla Galleria Alter Ego con la collaborazione di Rindi Art, intende presentare al pubblico gli esiti più recenti di un percorso pittorico complesso, eppure serrato, che ha condotto l’autore attraverso molteplici esperienze tecniche e stilistiche; esperienze che si sono succedute in maniera fluida, ponendosi di volta in volta come ponte tra il passato e il futuro.

Mosso dal desiderio di rendere omaggio alla sua terra natale, inizialmente Francesco Attardo si avvicina alla pittura per fermare sulla tela le immagini più care della sua Noto: scorci cittadini assolati e semideserti, descritti con sapienti visioni prospettiche e con un gusto coloristico attento a cogliere gli effetti luminosi delle diverse ore del giorno. L’artista interpreta questi luoghi calandoli in una dimensione metafisica, quasi astratta, calma e silenziosa, che certo riflette in una certa misura la nostalgia del migrante ma, allo stesso tempo, valorizza la rara bellezza dei panorami siciliani. L’armonia con cui costruisce piani, volumi e linee di forza all’interno dei paesaggi già rivela l’attenzione per la geometria che lo porta, negli anni seguenti, ad approfondire la conoscenza dell’Astrattismo Geometrico ispirandosi, in particolare, a Mondrian e Vasarely. E’ questa una fase di grande sperimentalismo formale, che consente all’autore di dare liberamente voce alla propria espressività e di elaborare quello stile unico e personale che oggi contraddistingue la sua produzione.

I lavori più recenti sono certamente ascrivibili all’astrazione ma è evidente come si tratti di una forma di astrattismo che, memore delle esperienze iniziali, prende spunto dall’elemento naturale; lo stesso artista ama sottolineare come nelle sue tele animate da colori accesi e sgargianti si colgano ancora i riflessi della terra natìa: i blu dei cieli limpidi, le tonalità dorate delle costruzioni in tufo, i colori rosati dei tramonti mediterranei. L’applicazione sulla tela di materiali estranei alla pittura come, ad esempio, trame tessili dalle spiccate qualità tattili, legni, polveri e spesse mani di candido gesso che vengono poi movimentate a spatola, incise e graffiate, consentono di ampliare il discorso e di declinarlo in infinite modulazioni, evocando riflessioni, ricordi e stati d’animo.

Per mano dell’artista, la tela diventa uno spazio narrativo che consente ad Attardo di raccontarsi e, quindi, di raccontare le mille sfaccettature di una passione mai sopita: la passione per la propria Terra, la passione per l’Arte o, forse, piuttosto, la passione per la Vita stessa.

 

Sito personale dell’artista:

http://francescoattardo.ch

 

Esposizioni principali:

1976 – VIII Biennale del Pittore Dilettante – Villa Malpensata, Lugano.

1976 – Collettiva Pittori Ticinesi – Galleria al Ponte, Ponte Tresa.

1977 – Personale – Galleria La Bettola, Lugano.

1978 – Collettiva Pittori Ticinesi – Galleria l’Elicottero, Lugano.

1979 – Mostra d’Arte Contemporanea nel 90° della Fondazione – Villa Malpensata, Lugano.

2010 – Collettiva Pittori Ticinesi – Casa Pasquee Massagno, Lugano.

2010 – Collettiva Pittori Ticinesi – Sala Arbedo, Castione.

2013 – Personale “Tra colore e materia” – Galleria Alter Ego – Ponte Tresa.

INDAGANDO LA MATERIA – Mostra personale di Francesco Attardo

29 settembre – 20 ottobre 2013

 

INAUGURAZIONE: DOMENICA 29 settembre, ore 18.00

Sala espositiva – Tresa Bay Hotel

Via Lugano, 18 – 6988 Ponte Tresa – SVIZZERA (CH)

ORARI

Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00

INGRESSO LIBERO

 

Per informazioni: Galleria Alter Ego | www.alteregogallery.com | [email protected]

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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A Villa Baragiola sarà inaugurata “Tracce”, mostra personale della pittrice Michela Banfi

Sarà inaugurata sabato 11 maggio, alle 18.00, presso lo spazio espositivo temporaneo di Villa Baragiola, la personale di Michela Banfi, artista impegnata da diversi anni in una ricerca tesa a indagare le proprietà espressive della figura umana, simbolo ed emblema di una condizione universale.
Profondamente e intimamente legata alla tradizione pittorica italiana, Michela Banfi ha maturato uno stile personale capace di mettere in relazione elementi classici e dettagli di estrema modernità, ricreando atmosfere metafisiche in cui reale e irreale si fondono e si confondono.
Muovendosi su più piani di lettura, l’artista invita l’osservatore a calarsi in una dimensione definita da coordinate spaziali e temporali che appartengono al mondo del fantastico e del meraviglioso: luminosi spazi bianchi opalescenti accolgono, come una scena teatrale, personaggi che sembrano provenire da un passato remoto, come se affiorassero alla coscienza da un sogno o da un ricordo. Un graduale disvelamento di pensieri, sensazioni e pulsioni mai sopite che ritrovano vivacità nei colori caldi e sgargianti, nelle pennellate rapide e corpose, nelle graffiature che incidono il gesso ancora fresco lasciando trasparire la materia sottostante.
Un cromatismo acceso e un sapiente accostamento di tecniche pittoriche differenti rappresentano la cifra stilistica di un percorso giunto ad una consapevole maturità, un cammino mosso dalla volontà di cogliere la vera essenza delle cose valicando i confini della realtà sensibile per approdare ai significati e ai valori più profondi dell’esistenza.
Gli affetti, i legami con gli ambienti familiari e le esperienze che conducono l’individuo verso la maturità sono infatti i temi privilegiati dall’autrice, che spesso ricerca metafore esemplificative nel repertorio fiabesco della tradizione popolare. L’interesse per la letteratura per ragazzi e per la rappresentazione simbolica nei disegni infantili deriva dalla sua esperienza di insegnante nella scuola primaria ma anche, probabilmente, dalla condizione personale di donna e di madre. L’artista racconta con piacere di aver iniziato ad inserire nei dipinti i personaggi stilizzati alla maniera dei bambini prendendo spunto dai disegni dei propri figli; disegni conservati con cura nel corso degli anni e poi rielaborati in chiave artistica, aggiungendo un interessante elemento autobiografico allo svolgimento del racconto pittorico.
La mostra presentata a Villa Baragiola intende valorizzare un’artista varesina che si è distinta per originalità creativa, studio metodico e costanza, offrendo ai visitatori un taglio specifico della produzione più recente dela pittrice. “Tracce” è infatti una selezione di quelle opere che maggiormente affrontano il delicato tema dell’identificazione dell’Io attraverso le esperienze che hanno portato alla sua definizione. In queste tele, passato e presente, reale e immaginario, oggettività e soggettività, si rispecchiano l’un l’altro completandosi a vicenda, esortando chi osserva a partecipare attivamente alla definizione del senso compiuto del messaggio racchiuso nei tanti riferimenti simbolici. Un invito, rivolto dall’autrice con grazia e delicatezza, ad abbandonarsi al piacere di contemplare scene di grande armonia, figure femminili che si muovono soavi e leggere, teneri ritratti di bambini sognanti e interni domestici animati da curiosi e accattivanti personaggi di fantasia.
Opere che rivelano un desiderio profondo di comunicare sensazioni piacevoli e rassicuranti, di riportare la mente alla spensieratezza dell’infanzia, alla fascinazione sensuale o all’incanto di certi attimi di vita gelosamente custoditi nel ricordo. Le composizioni irradiano una gioia che è altro dal disimpegno; rivelano la volontà di affermare con forza uno stato d’animo che l’uomo contemporaneo rincorre affannosamente ma che difficilmente riesce a trattenere: la capacità di cogliere non solo la bellezza della vita ma anche la sua ciclicità, una consapevolezza necessaria per poter guardare al proprio futuro con serenità e ottimismo.

MICHELA BANFI è nata e vive a Saronno (VA).
Dopo anni di insegnamento nella scuola primaria si dedica esclusivamente alla pittura, arte per la quale ha sempre avuto grande interesse fin da bambina. Nel 2004 entra a far parte stabilmente del laboratorio “FARE ARTE” di Caronno Pertusella, il cui direttore artistico è il maestro Vanni Saltarelli.
Filo conduttore della sua pittura è la figura umana come simbolo esistenziale e sociale, una continua ricerca all’interno della “dimensione uomo”.
Ha partecipato a concorsi, mostre collettive e personali, ottenendo numerosi riconoscimenti e consensi di pubblico.
Sito personale:
www.michelabanfi.it

“TRACCE” – Mostra personale di Michela Banfi
11 – 26 maggio 2013
a cura di Emanuela Rindi
con la collaborazione del Comune di Varese

INAUGURAZIONE: SABATO 11 MAGGIO, ore 18.00
Spazio espositivo temporaneo di Villa Baragiola
Via Caracciolo, 46 – 21100 VARESE
ORARI
Venerdì 10.30 – 12:30
Sabato 15:30 – 18:30
Domenica 10.30 – 12:30; 15:30 – 18:30
Gli altri giorni su appuntamento ([email protected] | Tel. 338 719 66 66).
INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “ALCHIMIE TATTILI”, mostra personale della pittrice CALINA LEFTER

Martedì 11 dicembre, alle ore 19.00, la Castelli Gallery di Milano inaugurerà la mostra personale di Calina Lefter, pittrice di origine moldava residente in Italia da alcuni anni.
Artista dalla vena poetica e introspettiva, Calina Lefter prende spunto dalla visione reale del paesaggio per creare mondi immaginari di notevole intensità lirica, arricchiti da bagliori luminosi e interessanti contrasti polimaterici. I soggetti preferiti sono paesaggi naturali di grande respiro, colti in momenti particolari del giorno e testimoni del progressivo mutare delle stagioni, oppure nature morte in interni casalinghi di impronta metafisica, in cui il tempo appare tanto dilatato da apparire quasi assente. Tutto giace sospeso tra realtà e sogno, in una dimensione intima e interiore che vive di memoria e di attesa.
Osservando con attenzione i suoi lavori si percepisce una stratificazione di materia, ma anche di significato, lenta e graduale, curata e metodica, tesa al raggiungimento finale di un’armonia compositiva in grado di attrarre lo spettatore in un contesto nuovo e sensuale. E’ difficile resistere alla tentazione di toccare con la mano le superfici tattili dei suoi dipinti: increspature di colore, dripping, e una notevole varietà di tessuti, ora morbidi, ora più rigidi, ora lisci e ora traforati, sembrano aspettare noi per riportarci col ricordo a sensazioni già vissute in precedenza. Il dialogo tra materiali tanto diversi è stretto e serrato, un gioco compositivo che rivela uno sperimentalismo vivace e appassionato intento a lasciare la materia libera di esprimersi attraverso quelle proprietà che le sono proprie.
L’artista sembra orchestrare con maestria modulazioni tonali che, succedendosi l’un l’altra, suggeriscono un ritmo brillante e ben calibrato, fatti di lunghe pause e contrappunti. Le ampie campiture di colore, animate da innumerevoli stesure di colore, si alternano a elementi dotati di una propria specificità e curati nel dettaglio, costringendo l’occhio a seguire un percorso irregolare e a soffermarsi su certi dettagli per poi, mentalmente, ricostruire una “propria” visione d’insieme che non è solo il dato visivo suggerito dalla pittrice ma una visione unica e personale.
I titoli stessi delle opere, “Gocce di stelle”, “Oggi piove”, “In attesa della cena” e “Notturno invernale”, rivelano questo desiderio di fermare un particolare attimo della propria vita, di cristallizzarne gli stati d’animo, per trasporre sulla tela un sentimento che possa essere colto e condiviso da altri. Rivelano anche sentimenti contrastanti; una delicata e avvolgente malinconia di fondo, stemperata nella visione calda e luminosa di paesaggi naturali tanto cari ed amati, dove ritemprare l’animo affaticato dagli affanni della vita quotidiana. Non si tratta di una fuga dalla realtà in senso stretto ma della ricerca di un luogo di pace e tranquillità, in cui potersi perdere e ritrovare, per poi osservare con sguardo nuovo le tante meraviglie che ci circondano.

CALINA LEFTER
Nasce a Telenesti (Moldavia) nel 1978. Nel 1988 inizia a studiare presso la scuola di pittura a Telenesti. Nel 1993 si trasferisce a Iasi dove frequenta il Liceo Artistico “Octav Bancila”. Successivamente frequenta l’Accademia d’Arte Nicolae Grigorescu di Bucarest.
Al termine di un corso di studi artistici lungo 14 anni, diventa membro dell’Unione Arti Visive.
Nel 2008 si stabilisce a Milano, dove vive e lavora.
Sito personale dell’artista:
http:www.calinalefter.com

“Alchimie tattili” – Mostra personale di Calina Lefter
11 – 19 dicembre 2012
a cura di Emanuela Rindi

INAUGURAZIONE: MARTEDI 11 DICEMBRE, ore 19.00
Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari: Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:30.
www.castelligallery.it
INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “Tra ieri e domani”, mostra personale del pittore Andrea Parma

Giovedì 21 giugno, alle ore 19.00, la Castelli Gallery di Milano inaugurerà la mostra personale del pittore Andrea Parma, un artista che, per quanto giovane, ha già alle spalle numerose esposizioni collettive e personali, nonché la partecipazione ad un’iniziativa prestigiosa come il Premio Mondadori.
Laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera, negli ultimi anni ha affiancato all’attività di scenografo una ricerca intensa e appassionata in ambito pittorico, elaborando uno stile originale che coniuga la lezione dei grandi maestri del passato a istanze più contemporanee. Al centro della sua indagine è facile riconoscere il colore come il soggetto prediletto di un discorso che si snoda lungo i sentieri della seduzione erotica e della memoria, vissuta o immaginata, di sensazioni intime e fuggevoli che imprimono nell’animo un ricordo edulcorato e mutevole. Quasi rapito dal dolce canto delle Sirene, l’artista ritrae giovani donne in pose statiche e languide, creando atmosfere metafisiche in cui il tempo appare sospeso e il silenzio lascia spazio al libero correre dei pensieri interrotto, forse, solo da qualche parola debolmente sussurrata. Una inquieta linea scura percorre i profili quasi ad accarezzare le forme morbide e armoniose, sosta nelle zone d’ombra e si assottiglia sempre più nei punti in luce ma senza interrompersi; segue un moto lento, metodico e attento che dimostra concentrazione e il desiderio di ricreare mimeticamente l’unico dato oggettivo della scena raffigurata, ovvero il corpo della modella, riproponendo fedelmente la sua plasticità. Il gusto per la linea di demarcazione richiama alla mente il preziosismo rinascimentale della bella maniera toscana ma anche la suggestione delle stampe giapponesi e l’effetto cloisonnè tanto caro agli artisti fauves. Proprio alla tradizione fauves sembra ispirarsi l’acceso cromatismo di Andrea Parma, che sceglie di impiegare il colore in modo libero, impulsivo, e in funzione anche emotiva, oltre che costruttiva. Steso sulla tela in pennellate piatte e corpose, si dispiega in un ampissimo ventaglio cromatico che varia dai rossi sanguinei ai bruni tenebrosi, dai gialli luminosi agli azzurri cristallini, dalle pallide tonalità pastello degli incarnati alle intense tonalità fredde degli sfondi. Una varietà corale riccamente espressiva necessaria per scoprire ogni piega dell’inconscio e per svelare la tensione erotica tra la modella e il pittore, testimone – o protagonista – di una situazione che, aldilà dell’affascinante e intrigante gioco della seduzione, rivela enigmatici rapporti psicologici e inquiete solitudini. L’accostamento sapiente dei colori tende infatti a evocare la realtà, piuttosto che proporre la sua rappresentazione, lasciando l’artista libero di esprimere l’esigenza di proiettare fuori di sé tensioni vitali, dubbi e incertezze di carattere esistenziale, dando voce a quegli interrogativi che possono essere condivisi anche dallo spettatore. Gli acquerelli e le tele ad olio di piccole dimensioni, pur suggerendo raffinate indagini psicologiche, riconducono sempre e comunque l’animo di chi osserva al primo stadio della visione, ossia al piano di lettura più superficiale, puramente sensuale, piacevole ed esteticamente armonioso. Come abili ammaliatrici, le donne raffigurate in questa serie di lavori non mostrano quasi mai il volto, sottraendosi in parte al nostro sguardo curioso e indagatore e lasciandoci avvinghiati al dubbio che si tratti di un pudore veritiero o di una ritrosia artefatta.
Le opere di grandi dimensioni mostrano invece un’evoluzione artistica interessante tanto dal punto di vista dello stile che del contenuto. Il corpo femminile mantiene la sua fisicità e la sua importanza quale emblema dell’anima messa a nudo ma non è più il soggetto figurativo principale dell’opera, non è più l’unico. Come nelle raffinate tele di Klimt, il corpo incontra ora altri corpi, si fonde con essi in un intreccio vitale di identità in cui non è più possibile riconoscere il singolo individuo. La lettura si fa più complessa, più enigmatica. Nelle opere di Andrea Parma si è insinuato un discorso di analisi sociale? Oppure il gioco erotico si è articolato aprendo una finestra sulle relazioni saffiche? Quello che è certo, è che si è spezzato quell’incanto metafisico, rassicurante, suggerito dalle opere precedenti. Le figure appaiono sofferenti, contorte, rielaborate in chiave espressionista. Ora, ad essere messa a nudo non è più l’anima della figura ritratta ma la tela, che appare in tutta la sua spoglia ruvidezza, mero supporto di una pittura che si esprime con una libertà orgogliosa, ferma e sicura. I contorni vengono valicati, le linee si frammentano in segni rapidi e profondi, i colori non descrivono più curve voluttuose e sfondi decorativi ma accentuano movimenti e pose precarie. Tutto è ora in movimento, tutto è ora in divenire. E la nostra curiosità intellettuale, che fino a poco fa si compiaceva nel riconoscere i dettagli di un racconto dal tono vivace e malizioso, è chiamata a compiere uno sforzo, nel tentativo di cogliere quella Verità nascosta che Andrea Parma ci sta mostrando.

ANDREA PARMA
Nato nel 1973 a Milano, vive e lavora a Cormano (MI). Diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera negli anni ha affiancato all’attività di scenografo una intensa e personale ricerca pittorica, che ha presentato in numerose personali e collettive.
In particolare, si segnalano:
2007 – La collettiva presso MAC Marotta / Mondolfo Arte Contemporanea, Villa Valentina, Mondolfo (PU) e “L’invenzione dell’arte”, Complesso Monumentale di Sant’ Agostino, Mondolfo (PU).
2009 – “The new edge of contemporary art”, Torre Ennagonale, Imperia; Premio Artistico “L’Acqua, la Natura e le Donne,” Fortezza Firmafede, Sarzana (SP); “La fabbrica della cultura con l’upper class”, Forte dei Marmi (LU).
2010 “Dal diario di un artista vorrei essere…Kandiskij”, Forte dei Marmi (LU); “Il colore senza partito preso” Galleria Arte in Movimento, Sarzana (SP); “Corpi”, Galleria Open Art, Milano.
Sito personale:
www.andreaparma.net

“Tra ieri e domani” – Mostra personale di Andrea Parma
21 giugno – 2 luglio 2012
a cura di Emanuela Rindi

INAUGURAZIONE: giovedì 21 giugno, ore 19.00
Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari: Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:30.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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La Galleria Alter Ego inaugura “Visiografika”, mostra personale della fotografa Katia Mandelli Ghidini

Domenica 20 maggio 2012, alle ore 18.00, la galleria d’arte Alter Ego di Ponte Tresa inaugurerà “Visiografika”, esposizione personale di Katia Mandelli Ghidini, fotografa svizzera attiva da diversi anni nell’ambito della fotografia di reportage e, ultimamente, impegnata in una ricerca artistica sperimentale di notevole interesse.
La mostra, a cura di Emanuela Rindi, proporrà al pubblico gli esiti più recenti di un percorso volto ad indagare le potenzialità espressive del mezzo fotografico in chiave astratta, elevando giochi di luce, colori, velature e trasparenze da semplici dettagli del reale a protagonisti indiscussi dell’immagine.
L’astrattismo di Katia Mandelli Ghidini suggerisce spazi d’atmosfera di un mondo sconosciuto, scenografie intensamente colorate che ridonano alle forme la loro originaria mancanza di chiarezza, lasciando all’osservatore la libertà di attribuire all’opera un significato del tutto personale e soggettivo e trarne una propria soddisfazione, interiore o puramente estetica. Benchè la fotografia sia principalmente riconosciuta come un’arte della realtà, dotata di forza espressiva e specificità teorica proprio in virtù della sua capacità di raffigurare fedelmente il mondo come lo vedono i nostri occhi, si sta affermando con forza sempre maggiore l’idea che quel particolare approccio mentale all’immagine che contraddistingue la pittura astratta possa trovare pari capacità d’espressione, e pari dignità artistica, nella fotografia.
Convinta della necessità di valorizzare il carattere emozionale dei propri lavori, l’autrice ha intrapreso uno studio attento che l’ha portata ad elaborare un progetto basato sul colore e sulle sue implicazioni simboliche e psicologiche. Ogni singola immagine della sua ricca collezione sembra infatti voler raccontare con trasporto la specificità e l’unicità irripetibile della sua esperienza umana, liberando la sensazione da ogni riferimento spazio/temporale. Sarebbe impossibile, ma soprattutto sarebbe riduttivo, ricondurre l’opera a quel dettaglio del reale da cui ha preso vita. Quel dettaglio si è dissolto per lasciare spazio ad una macchia indistinta, ad una linea, ad una sfumatura: elementi capaci di suggerire sensazioni tattili, difficili da descrivere razionalmente ma riconoscibili istintivamente dalla parte più profonda del nostro spirito.
Osservando le sue fotografie, la nostra curiosità che non trova facili risposte si adagia piacevolmente sulla delicatezza delle tinte pastello, sulla vivacità delle tonalità sature e sulle linee, talvolta sinuose e sensuali, tracciate su un mistero tanto enigmatico quanto affascinante.
Il desiderio di riuscire a stabilire con l’osservatore un dialogo, di creare un legame empatico, ha accompagnato Katia in una appassionata ricerca tecnica e creativa che è ormai giunta a piena maturità e di cui, in futuro, sarà interessante seguire gli sviluppi.
Come sottolinea Walter Ghidini in catalogo: “…nasce così visiografika, necessità interiore di ricerca e di analisi al cui arricchimento l’artista lavora costantemente, ben sapendo di non potervi mai ascrivere la parola fine”.

Sito personale di Katia Mandelli Ghidini:
www.visiografika.com

“Visiografika” – Mostra fotografica personale di Katia Mandelli Ghidini
Dal 20 maggio al 3 giugno 2012

Vernissage: DOMENICA 20 maggio 2012, ore 18.00
Presentazione di Emanuela Rindi

Galleria d’arte Alter Ego
Via Lugano 1 – 6988 Ponte Tresa (Svizzera)
www.alteregogallery.com

Orari di apertura:
Da Martedì a Sabato: 11.00-18.00
Domenica: 10.30-13.00
Lunedì CHIUSO
(altri orari su appuntamento)

Per info e prenotazioni:
+41(0)793572548 oppure +39 3495259573
[email protected]

Ufficio Stampa: Rindi Art
[email protected]

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Porto Ceresio inaugura “Il poetico senso della natura”, esposizione dei pittori Bruno Beccaria e Carlo Proverbio.

Sarà inaugurata sabato 28 aprile, alle 17.00, presso lo spazio polifunzionale della biblioteca comunale di Porto Ceresio, la bipersonale di Bruno Beccaria e Carlo Proverbio, visitabile fino al 6 maggio.
La mostra, incentrata su due ricerche stilistiche apparentemente distanti, intende portare all’attenzione dello spettatore le differenze, ma anche le analogie, che caratterizzano i percorsi artistici che eleggono la Natura come propria primaria fonte di ispirazione.
L’Arte è la mediatrice e riconciliatrice di uomo e natura; è dunque il potere di umanizzare la natura, di infondere pensieri, passioni e stati d’animo in tutto ciò che è oggetto di contemplazione. Intesa non come semplice oggetto di osservazione ma come riflesso del trascendente nella realtà concreta, la natura assume la valenza di uno spazio interiore, da indagare soggettivamente. Parlare di Natura, oggi, sembra comportare qualcosa di anacronistico, di superato, di dimenticato; eppure è il nostro spazio vitale e quindi l’entità verso cui, istintivamente, rivolgiamo la nostra attenzione.
Dalle opere di Carlo Proverbio traspaiono le profonde emozioni create dalle suggestioni dei paesaggi, ed in particolare degli alberi, elementi naturali semplici che diventano poesia, versi mutevoli scanditi dal trascorrere delle stagioni e dai diversi momenti della giornata. Dimostrando un notevole e appassionato sperimentalismo, negli anni si è cimentato con le tecniche più diverse, dal disegno all’acquerello, all’acrilico e all’olio, lavorando per cicli tematici che si sono succeduti con coerenza e naturalezza. Sorretto dalla volontà di portare alla luce esperienze e riflessioni sulla condizione umana, raffigura scene e soggetti di grande armonia e piacevolezza estetica che, ad uno sguardo più attento, talvolta rivelano inquietudini esistenziali, solitudini e silenzi in cui è necessario perdersi per ritrovare se stessi. Nelle opere di Proverbio il tempo è dilatato tanto da apparire quasi assente, tutto appare sospeso in un’atmosfera metafisica che affascina per la sua irrealtà e per la sensazione, che riesce a trasmettere, di valicare i confini della realtà per accedere al mondo dell’Ideale e del Meraviglioso. Di pura fantasia sono i disegni a sanguigna che saranno esposti accanto ai paesaggi; ispirati a raffinate similitudini tra l’uomo e la natura (“Cuore di castagno”, “Smorfia di larice”, “Calma di tiglio”) riprendono un tema caro all’artista, già affrontato negli anni Settanta e Ottanta nel corso del suo periodo “surrealista”: l’antropomorfismo. Fantasia, delicatezza dell’animo e una sottile ironia danno vita a personaggi curiosi e accattivanti, descritti in chiaroscuro con cura e dovizia di particolari, che svelano virtù e sentimenti tipicamente umani. “Il letto di Ulisse”, ispirato al poema omerico, racchiude in sé molti dei temi cari all’artista: il piacere provato al cospetto del corpo femminile e delle forme dell’albero, l’amore, l’inquietudine dell’attesa e il senso di solitudine di chi attende risposte e certezze.
La ricerca di Bruno Beccaria appare diametralmente opposta: nelle sue ampie tele tutto è un’esuberanza di colori, di gesti, di emozioni non stemperate dal ricordo e dalla loro valutazione razionale. Il disegno scompare per lasciare la materia pittorica libera di esprimersi autonomamente. La scena a cui assistiamo è qui, è ora, e porta con sé sensazioni fisiche, tattili, visive e sonore, perchè la vivacità dei contrasti è tale da riportare alla mente ricordi vividi, come il fruscio dei rami mossi dal vento o dei nostri passi su un sentiero nel bosco. Anche il suo percorso è strettamente legato alla Natura e sarebbe riduttivo inserirlo tra le tante correnti informali e gestuali. Dei suoi inizi figurativi rimangono la grande attenzione per la luce, il senso della prospettiva e della profondità di campo, oltre alla cura per una costruzione compositiva equilibrata; su questi principi Beccaria ha impostato un discorso autonomo e originale focalizzando l’attenzione su un dettaglio, infinitamente piccolo, dello spazio che intendeva rappresentare e intervenendo su di esso con estrema libertà immaginativa. Un filo d’erba, un intreccio di rami o il riflesso di un raggio di sole sul ghiaccio, ma anche il colore dei fiori o delle foglie, diventano così lo spunto per una ricerca che, certamente, è materica e gestuale, ma trae dichiaratamente spunto da uno spazio fisico, conosciuto e amato, non da un’idea o dalla pura sperimentazione tecnica.
I suoi quadri comunicano un’energia dirompente, in continuo movimento, che porta l’occhio a percorrere una linea leggera tracciata dal pennello, a sostare su un’increspatura di colore, ad accarezzare una stratificazione stesa pazientemente dall’artista, per poi osservare i segni e i graffi scalfiti nell’acrilico ancora fresco.
Un racconto appassionato, a tratti concitato ma non per questo privo di intensità poetica, della suggestione che la Natura è da sempre capace di esercitare sull’animo umano.

Bruno Beccaria
Nato a Varese nel 1961 ebbe in dono il suo primo cavalletto a soli 10 anni. Autodidatta, ama definirsi “Accademico dell’Immaginario”.
I primi anni presenta opere figurative di stile accademico, soggetti immediati e di facile lettura, ma la risposta che cerca non è ancora arrivata; nel 1984 la svolta decisiva: abbandonato l’accademismo per uno stile unico e personale, decide di esprimere nei dipinti i propri stati d’animo solo con i colori. Nasce così NATURAMOSSA, il progetto di Beccaria che prende a soggetto l’immagine più vitale del paesaggio prealpino in cui l’artista ama perdersi, ovvero l’erba mossa dal vento.
La sua speranza è che con le grandi tele colorate libere da ogni vincolo e regola pittorica , possa arrivare a tutti l’augurio per un futuro senza confini.
Numerose le esposizioni personali e collettive.
Sito personale: www.naturamossa.it

Carlo Proverbio
Nato a Cerro Maggiore (Mi) nel 1948, diplomatosi geometra trascorre la vita lavorativa alla “F.Tosi ” di Legnano; dal 1979 risiede ed opera ad Arcisate (VA).
L’amore e la passione per il disegno e la pittura lo conducono sedicenne ad iscriversi ad un Corso dell'”Accademia Artisti Associati”, diventando poi allievo delle scultore A. Frattini.
Una delle sue prime realizzazioni è una pala raffigurante la “Crocefissione” per l’altare maggiore della Chiesa dei Frati Cappuccini di Varese.
Nel suo percorso artistico è protagonista di numerose mostre personali, collettive ed estemporanee.
Aderisce al gruppo degli Artisti della “Pro Loco Varese” e a quello degli “Artisti del Sacro Monte”, coi quali collabora attivamente.
Due sono gli esempi di opere pubbliche realizzate: la prima è composta da due pannelli “Crocefissione” e “Cristo in Gloria” eseguita in acrilico, collocata nella cappella ai piedi della salita per la Collegiata di San Vittore ad Arcisate; l’altra, una “Madonna con Bambino” posta in una nicchia sulla parete di una casa all’angolo tra via Verdi e via Matteotti, proprio nel centro di Arcisate.
Attualmente insegna disegno presso le sedi del S.O.M.S di Brenno Useria e Viggiù.

“Il poetico senso della natura”
Mostra di pittura degli artisti Bruno Beccaria e Carlo Proverbio
a cura di Emanuela Rindi
Dal 28 aprile al 6 maggio 2012
INAUGURAZIONE: sabato 28 aprile, ore 17.00

SALA POLIFUNZIONALE della Biblioteca Comunale
Piazzale Luraschi – Porto Ceresio (VA)
Orari:
SABATO, DOMENICA E 1 MAGGIO: 10.00 – 12.30 / 14.00 – 20.30
DA LUNEDÌ A VENERDÌ: 14.00 – 20.30

INGRESSO LIBERO

Ufficio Stampa: Rindi Art | [email protected]

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “ombrebianche/animerosse”. Per la prima volta in mostra le fotografie di Federica Brunini.

Saper raccontare è un’arte che richiede uno spiccato senso critico, capacità di analisi, sensibilità e fantasia, ma anche e soprattutto il piacere di ricreare e condividere le emozioni che una determinata esperienza ha impresso sul nostro spirito. E’ indubbiamente uno spirito libero e curioso quello che anima Federica Brunini, giornalista e scrittrice di successo, che da anni si occupa di viaggi, costume e tendenze, alla ricerca di personaggi, storie e luoghi da vivere e raccontare. Vivace e instancabile globe-trotter, convinta che il confronto con l’ignoto sia la più preziosa delle opportunità per comprendere tanto il mondo esterno quanto la parte più profonda di noi stessi, ha trasformato il viaggio in una predisposizione d’animo costante, in uno stile di vita guidato dal desiderio di svelare le apparenze, di sovvertire verità consolidate, di riconoscere l’incanto e la poesia anche nel quotidiano. La scrittura e la fotografia consentono all’autrice di trattenere le impressioni e di rielaborarle, razionalmente, in un secondo momento. Come ogni buon narratore, ha il talento di saper delineare con pochi tratti incisivi personaggi e atmosfere lasciando tuttavia un certo margine di indefinitezza, in grado di esaltarne il fascino e il mistero.
Le fotografie selezionate per ombrebianche/animerosse rivelano un carattere introspettivo, un percorso di ricerca interiore che trae forza dal dialogo tra entità bipolari, realtà opposte ma mai antagoniste. Il titolo stesso, con la sua delicata e poetica ironia, invita a partecipare alla definizione di una dimensione nuova, complessa e articolata, che è possibile comprendere solo seguendo il suggerimento dell’autrice: procedendo per antinomie. Ecco allora affiorare alla nostra coscienza concetti ed emozioni legati all’anima, all’essenza che rende unica ciascuna persona, in contrapposizione all’ombra, che in termini fisici potremmo identificare come la parte meno caratterizzante dell’individuo. Il condizionale è d’obbligo, perché nulla esclude che si possa valutare la contrapposizione sul piano morale, attribuendo all’ombra un significato negativo. Da qui prende il via un gioco intellettuale ed emozionale che ci conduce ad osservare le opere ora singolarmente, ora accostate l’una all’altra, alla ricerca di quelle risposte che possano soddisfare i dubbi che sorgono progressivamente, e ad approfondire le nostre riflessioni su diversi piani di lettura. Il contrasto acceso dei colori, il bianco e il rosso che dominano contrastandosi, lascia affiorare in noi sensazioni legate ad esperienze passate, mentre i soggetti ritratti sembrano rivolgersi alla nostra razionalità.
Le fotografie sui toni del bianco raffigurano personaggi calati in ariosi e candidi paesaggi innevati. Sono immagini silenziose, di un lirismo delicato eppure intenso, che trasmettono un senso di pace ma anche di inquietudine. La morbidezza della sfocatura, che intenzionalmente ci impedisce di riconoscere luoghi e volti, sembra relegare la scena in un tempo remoto, nell’ambito del ricordo, in cui tutto appare indefinito e ovattato.
Anche nelle fotografie giocate sui toni del rosso il tempo è dilatato tanto da apparire quasi assente, ma lo spazio è definito con precisione e la realtà ci colpisce proprio per la sua vivacità. L’occhio si sofferma sui dettagli, indugia sulle superfici, cerca gli elementi di maggiore interesse per identificare e comprendere la scena che ci si presenta. Federica Brunini ci svela scene d’interno che racchiudono un racconto o, meglio, cattura la nostra attenzione mostrandoci il fotogramma di una vicenda che si svolge sulle note dell’incanto e della seduzione. Una giovane donna dai tratti nordici ci osserva, e si lascia osservare, consapevole del proprio fascino. Si mostra e si nega, lasciandoci nel dubbio e nell’incertezza ma inevitabilmente soggiogati dall’atmosfera intima e avvolgente: gli ampi tatuaggi sulla pelle chiara, la linea armoniosa del suo profilo, il foulard rosso che le trattiene i capelli biondi e la scarpetta d’oro languidamente abbandonata sul tappeto rivelano la fascinazione provata dall’autrice. Una fascinazione che, ora, ha conquistato anche noi.

FEDERICA BRUNINI. Appassionata di viaggi e socio-antropologia, lavora come giornalista per il settimanale Diva & Donna e ha scritto sulle pagine de L’Espresso, de Il Corriere della Sera, Vanity Fair, Traveller, Glamour, Gulliver. Per Diva & Donna ha monitorato le vicende dei reali d¹Inghilterra, finendo per appassionarsi. In particolare, ha seguito giorno per giorno la Kateide, la storia di Kate Middleton, futura regina borghese del Regno Unito, che le ha ispirato il romanzo Sarò Regina. La vita di Kate Middleton come me l’ha raccontata lei (Sonzogno).
Globe-trotter instancabile, ha vinto il Premio Neos Giovani come miglior giornalista di viaggi in Italia under 35 e ha pubblicato i libri Il manuale della viaggiatrice, Il piccolo libro verde del viaggio e Travel Therapy – Il viaggio giusto al momento giusto (Morellini).
Parallelamente, ha avviato una proficua carriera di fotografa, studiando negli Usa con professionisti del calibro di Jay Maisel e Joe McNally. In Italia, ha collaborato con il fotografo statunitense Bob Sacha realizzando il reportage Kitchen Stories. Sue fotografie sono apparse su Glamour, L’Espresso, Diva e Donna, Profili dell’Est.
Sito personale: www.federicabrunini.com

“ombrebianche/animerosse” – Mostra fotografica di Federica Brunini
8 – 28 febbraio 2012
a cura di Emanuela Rindi
INAUGURAZIONE: mercoledì 8 febbraio, ore 19.00
Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari: Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:45.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

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La Castelli Gallery inaugura “anomaliAmilano”, all’insegna dell’ironia surreale di Simone Berrini

Sarà inaugurata giovedì 22 dicembre, alle ore 19.00, presso la Castelli Gallery di Milano, la prossima personale di Simone Berrini, giovane artista varesino che ha già ottenuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero. Pittore, grafico e musicista, negli anni Berrini ha definito e condotto un’originale ricerca artistica capace di declinarsi in espressioni creative differenti, strette fra loro da un dialogo serrato eppure sorprendentemente autonome. Sin dagli esordi, legati all’ambito fumettistico, ha sviluppato i temi e gli elementi stilistici che oggi contraddistinguono i suoi dipinti: il gusto per la caratterizzazione dei personaggi, l’accuratezza formale, la ricerca di un equilibrio armonico all’interno della composizione e, soprattutto, l’analisi dei comportamenti umani, osservati con ironia e disincanto.
“anomaliAmilano” presenta una selezione delle opere dedicate agli “anomàli”, animali umanizzati che assumono su di sé vizi, abitudini, mode e atteggiamenti dell’uomo contemporaneo, mostrandone la debolezza e le contraddizioni. Lo fanno con quella leggerezza, ma anche con quella lucidità, che solo un umorismo intelligente e sottile è in grado di suggerire. Le immagini di Simone Berrini vivono di analogie, parallelismi e rimandi simbolici; destabilizzando l’osservatore con accostamenti apparentemente privi di logica, invitano a riflettere sui motivi (forse non del tutto consapevoli) che hanno guidato le scelte dell’autore, alla ricerca di verità nascoste o, almeno, delle cause che hanno portato ad una situazione così paradossale. I dipinti trasmettono infatti la sensazione di essere dei “fotogrammi” di un racconto, l’istantanea di una realtà che, per quanto immaginaria, è governata da leggi e dinamiche proprie.
Nel mondo surreale di Berrini è possibile incontrare un canguro in ciabatte, un dalmata con la cravatta, un gorilla con la giacca di pelle, un pesce che fuma, una capra di montagna col piercing, una scimmia con la maglia dei giocatori di basket o una coccinella coi tacchi a spillo; personaggi posti rigorosamente al centro della scena, fissi o in movimento in uno spazio indefinito, bidimensionale, prevalentemente caratterizzato da un motivo ornamentale che si ripete sempre identico a sé stesso, in modo da offrire un fondo neutro che non sottragga al soggetto la sua forza espressiva.
I dipinti sono privi di una connotazione spaziale ma non del dato temporale: proprio perchè legati alla moda, i personaggi dichiarano apertamente la propria contemporaneità. Sono qui, di fronte a noi, e ci osservano al di là dello specchio. Chissà se stanno ridendo di noi e delle nostre inutili manie, se nei loro occhi sta passando un’ombra di rimprovero o se ci stanno chiedendo spiegazioni. Chissà. Forse stanno semplicemente pensando che, tutto sommato, non era poi così divertente indossare i nostri panni.

Simone Berrini, nato nel 1977 ad Angera, sul Lago Maggiore.
Nel 1996 si diploma presso il Liceo Artistico “Frattini” di Varese, e nel 2002 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera con votazione 110/110 con lode, in seguito ad aver discusso la tesi dal titolo “Andrea Pazienza: sfondamentalismi” (della quale una parte verrà pubblicata sulla rivista di arte moderna NUOVA META). Nel febbraio 2008 supera gli esami d’ammissione per il Master di Light Designer presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, entrando così a far parte del progetto Quadro di Alta Formazione Integrata “L’opera, il museo, la città”, che porta a termine con votazione 110/110.

Conosce Enrico Baj e frequentando il suo studio di Vergiate, acquisisce un modo nuovo di vedere la vita con quell’ironia pungente che si riflette con tutto l’impeto nell’opera d’Arte.
A partire dal 1994 numerose esposizioni collettive, a cui seguono dal 1998 significative personali, che presentano al pubblico le sperimentazioni che comprendono opere oltre che pittoriche anche di scultura, fotografia e performance.
Nel 2004 prende parte con la creazione di una “art card” ad esposizione presso lo “Sharjah Art Museum” negli Emirati Arabi Uniti.
Per tre volte (nelle edizioni 2001, 2005 e 2006) il suo nome rientra tra quelli selezionati in occasione del “Premio Ghiggini Arte” indetto dalla prestigiosa galleria omonima sita in Varese.
Nel 2009 inizia la collaborazione con la rinomata galleria d’arte newyorkese AGORA GALLERY sita nel quartiere di Chelsea nel cuore di Manhattan. In questa occasione si trasferisce per qualche tempo a New York partecipando nel mese di dicembre all’esposizione “THE ODYSSEY WITHIN” presso la galleria.
Il 2010 si apre con la partecipazione di quattro lavori recenti sempre realizzati su pannelli di policarbonato e presentati dalla Galleria Poliedro di Trieste all’“ANTIK & KUNST”, l’Arte Fiera di Sindelfingen nei pressi di Stoccarda. A settembre torna in Germania con sette nuovi lavori della serie anomàli esposti presso la Galerie in Zentrum di Stoccarda.
Diverse sue opere fanno parte di collezioni private in Italia, Svizzera, Inghilterra, Spagna, Giappone.
Sito personale:
www.anomalibestiali.com

“anomaliAmilano” – Mostra personale di Simone Berrini
Dal 22 dicembre al 10 gennaio 2012
a cura di Emanuela Rindi

INAUGURAZIONE: giovedì 22 dicembre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:45.
CHIUSURA: 25-26 dicembre 2011; 1 gennaio 2012.

INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art
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La Galleria Alter Ego inaugura “La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra”, mostra personale dell’artista Gianni Martinetti

Domenica 4 dicembre 2011, alle ore 18.00, la galleria d’arte Alter Ego di Ponte Tresa inaugurerà “La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra”, esposizione personale di Gianni Martinetti, artista svizzero attivo da molti anni sia nel campo della scultura che della pittura.
La mostra intende ripercorrere i momenti salienti di una ricerca sperimentale complessa e poliedrica che ha condotto l’autore ad elaborare una propria personale cifra stilistica affrontando molteplici tecniche e tematiche e sottolineare, anche nel titolo, la sentita spiritualità che ne ha sempre guidato il percorso.
Il Sole e la Terra rimandano infatti metaforicamente ai dualismi che caratterizzano la nostra vita, imponendoci scelte e limiti ma offrendo, allo stesso tempo, ideali a cui aspirare; entità contrapposte come la luce e l’ombra, lo spirito e la materia, il desiderio di libertà e i condizionamenti della società rappresentano da sempre gli opposti che costringono l’uomo occidentale ad un incessante dibattito interiore. In questa analisi sulle contrapposizioni che caratterizzano l’esistenza, un elemento che sembra mancare nell’indagine di Martinetti è il dolore, nell’accezione maggiormente drammatica, che cede invece volentieri il passo alla gioia, ad una serenità faticosamente conquistata e ora orgogliosamente raffigurata. L’intera produzione dell’autore rimanda alla pace interiore e all’ottimismo nei confronti del futuro; un messaggio che traspare con forza ancora maggiore negli ultimi lavori, più essenziali dal punto di vista formale e più personali sotto il profilo tematico.
Osservando in successione temporale le singole opere scultoree, si ha l’impressione di assistere allo svolgimento di un percorso umano, oltre che artistico, verso una consapevole maturità. L’espressione del viso del giovane “Scugnizzo”, una statua del 1978 realizzata in legno e riprodotta in bronzo, trasmette una profonda malinconia ma anche la ferma volontà di superare le difficoltà di un destino avverso; il “Viandante”, forse l’espressione più esplicita della condizione umana, indossa un drappeggio complesso, che riflette la luce in maniera vibrante, rendendo la figura inquieta, seppur certa della propria meta (il crocefisso sul petto rivela che si tratta di un pellegrino); il “San Giovanni”, colto in meditazione con un libro aperto sulle ginocchia, appare invece come un personaggio che ha raggiunto un saldo equilibrio spirituale, grazie alla staticità della composizione e ad un trattamento minimale della superficie, che comunicano la sua calma e la sua concentrazione. Tramite un lungo processo di sintesi, Martinetti è giunto a esiti sempre più essenziali, aerei e leggeri, come il “Portatore d’acqua”, una figura ispirata alla tradizione cristiana e rappresentata come un giovane sorridente che sorregge, in equilibrio precario, un recipiente traboccante di acqua, intesa come energia positiva, speranza e luce, o come “L’Angelo della presenza”, una slanciata scultura in gesso dalle ali spalancate che si protende in avanti per offrire calore e sicurezza.
In ambito pittorico, l’artista si discosta dalla tradizione figurativa classica per dedicarsi ad un astrattismo che vive unicamente di giochi di luce e di colore. Al centro della sua pittura, ancora una volta, ritroviamo l’incessante ricerca di quell’essenza unica, meravigliosa e inafferrabile che Martinetti stesso definisce “una delle tante risorse di noi esseri umani che spesso non ci rendiamo conto di avere: la luce interiore che ci anima”.

GIANNI MARTINETTI è nato a Lugano il 14.11.1949.
Il suo primo approccio con l’arte risale al 1975 quando, da autodidatta, inizia a scolpire il legno. In seguito, sperimenta materiali come l’argilla e il gesso. Solo negli ultimi anni inizia a dedicarsi alla pittura, scoprendo un’espressione artistica che appaga il suo profondo bisogno di dialogare con se stesso.

“La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra” – Mostra personale di Gianni Martinetti
Dal 4 al 18 dicembre 2011

Vernissage: domenica 4 dicembre 2011, ore 18.00
Presentazione di Emanuela Rindi

Galleria d’arte Alter Ego
Via Lugano 1 – 6988 Ponte Tresa (Svizzera)
www.alteregogallery.com

Orari di apertura:
Lunedì – martedì – mercoledì: 15.00-17.30
Giovedì – venerdì – sabato: 11.00-18.00
Domenica: 10.30-13.00
(altri orari su appuntamento)

Per info e prenotazioni:
+41(0)793572548 oppure +39 3495259573
[email protected]

Ufficio Stampa: Rindi Art
[email protected]

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Le “Emozioni” della scultrice Elisabetta Pieroni in mostra allo spazio d’arte Corte dei Brut

Dal 1 dicembre al 10 gennaio 2012, lo spazio d’arte Corte dei Brut di Gavirate (VA) ospiterà la prossima personale di Elisabetta Pieroni, nota scultrice varesina impegnata da alcuni anni in una ricerca personalissima in ambito ceramico; un’artista che ha scelto di dare voce alla propria espressività creativa intraprendendo un percorso autonomo, necessariamente moderno, sempre e comunque nel solco e nel rispetto di una tradizione artigianale che, a distanza di secoli, continua a mantenere inalterato il proprio fascino.

La mostra, dal titolo “EMOZIONI”, presenterà i lavori più recenti, sculture e altorilievi raffiguranti paesaggi idilliaci e dimensioni oniriche, figure antropomorfe e animali fantastici, alberi maestosi e città immaginarie che sembrano appartenere ad un fiabesco medioevo.
Rifiutando qualsiasi forma di idealismo o di metafisica a favore di un profondo esistenzialismo, l’artista focalizza la propria ricerca sul valore specifico dell’esistenza individuale umana e sul suo carattere precario, riscoprendo la forza persuasiva delle metafore e la suggestiva aura dei simboli.
I paesaggi antropizzati costituiti da ponti, torri, vicoli tortuosi, irte scalinate e case accoglienti vanno quindi interpretati come l’emblema dell’esperienza umana, colta nei momenti cruciali di passaggio, nello sforzo richiesto dal superamento delle difficoltà e nella cura degli affetti familiari. Significativa è, in questo senso, la raffigurazione dell’ulivo, albero spirituale per antonomasia, protagonista di molti dei lavori di Pieroni: caratterizzato da robuste radici, si erge in maniera sinuosa e contorta, quasi sofferente, ma animato da una ferma e fiduciosa volontà che lo spinge a perseguire la propria realizzazione.
L’apparente semplicità dei soggetti raffigurati è forse il segreto dell’immediatezza con cui l’artista riesce a trasmettere il proprio messaggio, ma a questa semplicità fa da contrappunto uno studio attento e meticoloso del materiale scelto come medium artistico; la ceramica, infatti, non lascia spazio all’improvvisazione ma richiede notevoli competenze manuali, tecniche, fisiche e chimiche; competenze che Elisabetta Pieroni ha acquisito in molti anni di esperienza, iniziando a lavorare giovanissima.
Nelle sue composizioni sembra definire lo spazio come a voler costruire una “geografia dell’anima”, invitando lo spettatore a calarsi nell’opera e a riconoscere all’interno della composizione archetipi universali e simboli appartenenti alla cultura cristiana, fusi in una visione serena e luminosa dell’esistenza.
Su un repertorio iconografico personale ormai consolidato, ultimamente Elisabetta Pieroni ha imbastito un’appassionata ricerca tecnica e polimaterica; le iridescenze date dai nuovi smalti impiegati dialogano con materiali estranei all’ambito ceramico come frammenti di specchio, inserti di rame e ottone, supporti in plexiglass trasparente e aeree spirali realizzate con il filo di ferro.
Nelle suggestive sale della Corte dei Brut saranno esposte anche le più recenti opere di design: vasi, ciotole e lampade in ceramica, vere e proprie sculture luminose, che sottolineano un infaticabile sperimentalismo tecnico, stilistico e materico di cui, in futuro, sarà interessante seguire gli sviluppi.

Sito personale dell’artista:
www.elisabettapieroni.it

“EMOZIONI” – Mostra personale di Elisabetta Pieroni
a cura di Emanuela Rindi
Dal 1 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012

Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 19.00

Spazio d’arte Corte dei Brut
Via Campi Leoni, 1
Groppello di Gavirate – Varese
www.cortedeibrut.org

INGRESSO LIBERO

ORARI
Feriali: 19.00 – 23.00
Festivi: 12.00-14.00 | 19.00 – 23.00
(Visitabile con l’artista su appuntamento)

Per informazioni:
349 2832988

Ufficio Stampa: Rindi Art
[email protected]

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La Castelli Gallery di Milano inaugura “SENZA PELLE”, mostra personale dell’artista varesina Lù Demo

Domenica 20 novembre, alle ore 19.00, presso la Castelli Gallery di Milano, sarà inaugurata “SENZA PELLE”, esposizione personale della pittrice varesina Lù Demo, artista da sempre impegnata in una ricerca segnica, gestuale e semantica, che prende spunto dal reale e dalle sue molteplici metamorfosi.
L’esposizione ripercorre gli ultimi anni della produzione dell’artista, mostrando il progressivo affermarsi di una cifra stilistica personalissima, caratterizzata da un’energia vibrante e da colori densi e tersi che si stagliano su luminosi fondi bianchi, invitando l’osservatore a calarsi in una dimensione lirica in cui tutto appare in continuo divenire.
L’immediatezza del gesto, la sua spontanea sicurezza e l’abile resa di particolari effetti cromatici sono in realtà l’esito di un’applicazione costante e di una riflessione profonda sul potere comunicativo dell’arte attraverso simboli, metafore e archetipi universali capaci di rappresentare la condizione umana, colta nei momenti salienti dell’esistenza.
E’ un viaggio dell’anima, quello intrapreso da Lù Demo; un viaggio lungo, tortuoso e faticoso nei meandri della memoria. Le immagini, i pensieri e le sensazioni che l’artista riporta alla luce si trasformano in forme, le forme in colori e i colori, a loro volta, si trasformano sulla tela in forme vive, palpitanti e autonome, strette tra loro in un dialogo serrato e in un equilibrio perennemente instabile.
Le prepotenti increspature della materia pittorica, le delicate sfumature, le improvvise gocciolature e le pennellate decise si fondono in un insieme complesso, contrastato, eppure sorprendentemente armonico. Lunghe pause e contrappunti sottolineano una gestualità meditata, guidata da un moto interiore e da una musicalità che, osservando attentamente i dipinti, si ha quasi la sensazione di percepire.
E’ una pittura elegante, ma talvolta aspra e violenta; gioiosa, eppure tragica; metodica ma orgogliosamente libera; una pittura sempre e comunque animata da una profonda inquietudine esistenziale.
Uno spiccato senso del movimento attribuisce alle composizioni un dinamismo prorompente e soluzioni formali particolarmente emblematiche (pensiamo al moto ascensionale di “Resurrezione” o a quello centrifugo di “Vis genetrix”).
Da sempre affascinata dal legame tra immagine e parola, l’Autrice correda i dipinti di titoli misteriosamente evocativi e, talvolta, di poesie, costruendo un raffinato dittico di rimandi, livelli di lettura e giochi di specchi.
I titoli spesso rimandano alle asprezze della vita e alla fragilità umana (“Fiordeldolore”, “Senza pelle”, “I giorni di argilla”) ma il messaggio è sempre di speranza e di amore per la vita; per dirlo con le parole dell’Autrice, “(…) eppure / c’è ancora colore / nel dolore”.

Lù Demo è nata a Varese il 27 giugno 1965, si è diplomata al Liceo Artistico Statale “A. Frattini” di Varese e all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nella sezione Pittura, con un’audace tesi sul Surrealismo.
Docente di Discipline Pittoriche e Storia dell’Arte, è attiva anche nell’ambito sociale.
Iscritta ufficialmente all’A.N.P.E.S. (Albo Nazionale Pittori e Scultori – professionisti dell’Arte moderna e contemporanea), ha avuto esperienze anche nel campo della grafica, dell’illustrazione e della fotografia.
L’attività espositiva inizia nel 1983 e continua costante, a livello nazionale ed internazionale, sino ad oggi. È stata scelta per il “Progetto Resurrezione” a Scopoli (1998), per la grande mostra itinerante “Le Vele della Speranza” (1999), per Murnauer begegnung – Malsimposium’98 a Murnau (D), per la Biennale internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze (1999), per il VI e il VII Premio Biennale d’Arte Contemporanea Torre Stozzi (2002-2005) e per tutte le edizioni del Premio d’Arte Internazionale “Festa D’Estate – Sacro, Misterico, Magico” a cura dell’associazione Alkaest di Città di Castello (PG).
Dal 2010 fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese.
Sito personale:
www.ludemo.altervista.org

“SENZA PELLE” – Mostra personale di Lù Demo
Dal 20 novembre al 1 dicembre 2011
a cura di Emanuela Rindi

Inaugurazione: domenica 20 novembre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:45.
INGRESSO LIBERO
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Dipingere su tela con le bombolette spray: a Milano la Castelli Gallery inaugura “Madame B”, mostra personale di Alessandro Zenok Lombardo.

Da sempre attenta ai giovani talenti emergenti e alle nuove tendenze artistiche che animano il panorama culturale italiano, la Castelli Gallery di Milano decide di dedicare la prossima esposizione a “Madame B”, personaggio femminile di grande fascino nato dalla fantasia di Alessandro Lombardo, in arte Zenok.
Writer, grafico e pittore, già negli anni Novanta Zenok si è distinto come uno dei protagonisti più promettenti dell’Aerosol-Art, disciplina artistica ormai giunta ad una propria dignità e autonomia stilistica. In anni più recenti, il giovane autore ha intrapreso un percorso sperimentale che lo ha condotto a elaborare un linguaggio autonomo, capace di congiungere la propria esperienza, maturata sui muri del contesto urbano, alla tradizione pittorica più classica, rappresentata dal quadro; una scelta che, per molti versi, rappresenta una sfida artistica e concettuale.
Con entusiasmo e libertà immaginativa, ma sempre con coerenza e rispetto per la tradizione, Alessandro si è cimentato con una realtà del tutto nuova, caratterizzata da dimensioni notevolmente ridotte e da una fruizione più intima e personale, che ha richiesto l’elaborazione di soggetti, temi e stili appropriati. Personaggi colorati, caricaturali, ironici e dall’aspetto fumettistico hanno iniziato ad affollare l’angusto spazio delimitato dalla cornice finchè, tramite un attento lavoro di sintesi e di riduzione, non è comparsa lei: Brigitte, “Madame B”, l’enigmatica e magnetica protagonista degli ultimi dipinti. E’ comparsa sulla scena con quella sicurezza che possiedono solo le grandi dive e con la determinazione di chi intende lasciare un’immagine indelebile di sé nei ricordi di chi l’ha incontrata.
Brigitte non corrisponde ai canoni classici e collettivi di “bellezza”: il naso imponente ed arcuato, l’enorme occhio languido e i fianchi formosi la rendono però “unica” e interessante, capace di catturare l’attenzione dello spettatore e di invitarlo a indulgere nell’osservazione del dipinto alla ricerca di particolari che ne rivelino la personalità. Madame B è semmai un’icona di stile e di femminilità, un’ammaliante seduttrice che si svela con sapiente e misurata maestria rivelando, di opera in opera, un carattere poliedrico e inafferrabile. Brigitte appare sempre a proprio agio nelle differenti situazioni in cui viene raffigurata, mantiene la propria compostezza anche mentre ci osserva, imperturbabile e distante, languidamente sdraiata su un letto o su una poltrona, ricordandoci le immagini più intense di Valentina disegnate da Guido Crepax e Milo Manara. Ma è nei contesti meno intimi, come i bar o i salotti, presumibilmente affollati, che mostra appieno la propria sensualità, fiera e consapevole: gli abiti raffinati che mettono in risalto il collo sottile e le spalle, gli ampi cappelli a tesa larga che in parte ne nascondono il viso, la ricercatezza dei gioielli e del trucco rivelano la cura con cui si è preparata all’appuntamento, l’attenzione con cui ha scelto il lato di sé che intendeva mostrare. Il gusto per i dettagli, in particolare per gli accessori, per la centralità e la caratterizzazione della figura femminile e, soprattutto, per il dinamismo impresso alla composizione da linee di forza oblique, rimandano all’opera di una pittrice che ha dedicato un’ampia parte del proprio lavoro alla fascinazione femminile: Tamara De Lempicka.
Brigitte non ha forse la fisicità delle donne dell’artista polacca ma ne riprende la posa innaturale, lo sguardo ora distratto ora malizioso, la ricercatezza e, più di ogni altra cosa, la modernità, ossia il desiderio di essere ritratta come un emblema di questo spazio e di questo tempo. La forza comunicativa del personaggio risiede proprio nella sua contemporaneità, per quanto ideale.
Madame B sembra volerci guidare nel gioco della seduzione per svelarcene il fascino; seduta al tavolo, difronte ad un calice di vino, ci osserva silenziosa domandandosi, forse, se ci abbandoneremo con la fantasia alla bellezza del suo mondo dai colori vivaci e sgargianti, cogliendone l’aspetto più ludico e superficiale, o se sceglieremo di cogliere quelle verità spesso taciute che appartengono tanto al suo mondo quanto al nostro: la fragilità nascosta dietro al velo della vanità, l’incessante ricerca dell’altro e il timore del suo giudizio, la malinconia e la struggente solitudine dei momenti di attesa.

ALESSANDRO “ZENOK” LOMBARDO nasce il 18 dicembre del 1978 a Campi Salentina, in provincia di Lecce.
Cresciuto in un ambiente aperto e creativo (entrambi i genitori sono esperti maestri vetrai) non segue un percorso scolastico prettamente artistico ma l’innato talento e la sua forte vena artistica lo spingono fin da giovanissimo ad intraprendere un percorso di studio e di ricerca da autodidatta.
Libero dai rigidi schemi delle scuole d’arte, nei primi anni 90 si affianca al neonato movimento dell’Aerosol-art facendosi notare per il suo lettering e per i suoi personaggi che diventano da subito punto di riferimento stilistico per tanti giovani graffitisti italiani e che gli permettono di confrontarsi con graffitisti di fama internazionale.
Dal 1996 ad oggi, molte le partecipazioni ad eventi e manifestazioni di importanza nazionale, numerose le apparizioni su riviste specializzate, interviste, commissioni televisive ed esibizioni dal vivo.
Nel 2004 realizza le prime opere su tela con la tecnica dello spray per l’evento internazionale “Airbrush 04” a Milano. Da lì a poco, molti progetti prendono vita e dalla strada, animando luoghi senza identità né colore, viene accolto nelle gallerie d’arte, maturando uno stile distinto e riconoscibile.
Sito personale:
www.alessandrozenok.com

“Madame B” – Mostra personale di Alessandro Zenok Lombardo
Dal 5 al 16 novembre 2011
a cura di Emanuela Rindi

Inaugurazione: sabato 5 novembre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 2:00.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art
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Colori e atmosfere di mondi lontani alla Castelli Gallery di Milano con le “Fotografie di viaggio” di Massimiliano Ghetta.

Sarà inaugurata giovedì 20 ottobre 2011, alle ore 19.00, presso la Castelli Gallery di Milano, “Fotografie di viaggio”, mostra personale di Massimiliano Ghetta.
Per Massimiliano la fotografia è la sintesi di diverse passioni, per l’immagine, per la tecnica fotografica, per la narrazione e soprattutto per il viaggio. E’ lo strumento principe per tentare di catturare sensazioni, colori e luce incontrati in giro per il mondo. Per preservare e raccontare la conoscenza e la percezione di persone e paesaggi differenti.
La mostra espone alcune delle sue migliori immagini realizzate in pellicola e in digitale in momenti diversi del suo percorso fotografico. Un’indagine visiva e cognitiva che il fotografo sa trasformare in racconto, invitando lo spettatore a calarsi nella spazio rappresentato per condividere l’esperienza soggettiva vissuta dall’autore, percorrendo con lo sguardo la composizione alla ricerca di quegli elementi simbolici, seducenti o fortemente caratteristici che ne hanno guidato le scelte artistiche.
L’obiettivo della mostra non consiste nella volontà di descrivere dettagliatamente l’aspetto di una regione geografica o di una popolazione, quanto piuttosto di mostrare il caleidoscopio di emozioni che rendono ogni attimo di un viaggio e, più in generale, della nostra vita unico e irripetibile. Delle mete raggiunte rimangono soprattutto i ricordi più intimi e profondi: il senso di meraviglia provato al cospetto di un nitido orizzonte che separa i colori cupi del mar baltico dal cielo carico di nubi; la solitudine, i colori accesi e le curve sinuose delle eleganti dune sahariane; il grigiore e la rigida severità delle architetture razionaliste sovietiche in contrasto con l’azzurro brillante e terso di un cielo luminoso o, ancora, la delicata bicromia creata dalla silhouette di un ponte, percorso da due figure femminili, che si staglia in controluce sulla tonalità rosata del tramonto. Immagini che suggeriscono stati d’animo contemplativi, sentimenti che lasciano il posto ad una vivace curiosità quando passiamo ad osservare le fotografie che ritraggono persone con tratti somatici e abbigliamenti non occidentali in cui, oltre le apparenze, riconosciamo facilmente atteggiamenti a noi famigliari. La solennità dei riti religiosi, la maternità, l’amicizia, il gioco, il lavoro, la gioventù e la vecchiaia che, di volta in volta, vengono immortalate e riproposte nelle loro espressioni più significative, ci ricordano che la nostra identità si rafforza grazie al confronto con l’altro e che ogni viaggio è un’esperienza preziosa, l’opportunità di intraprendere un nuovo percorso alla scoperta del mondo ma, soprattutto, alla scoperta di noi stessi.

MASSIMILIANO GHETTA
Fotografo e altro, vive e lavora a Milano. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali, tra cui il Venice International Photo Contest (2006 secondo premio nella categoria Emotions) e l’ IPA – International Photography Awards che, per l’edizione 2011, gli ha assegnato il terzo premio nella categoria Architettura storica con “Soviet relics in Baltic countries”.
Sito personale:
www.massimilianoghetta.com

“FOTOGRAFIE DI VIAGGIO” – Mostra personale di Massimiliano Ghetta
Dal 18 ottobre al 2 novembre 2011
a cura di Emanuela Rindi

Inaugurazione: giovedì 20 ottobre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 2:00.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art
[email protected]

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Il ritmo sensuale della pittura alla Castelli Gallery di Milano con “ROSSO REGGENTE”, mostra personale di Nicoletta Magnani.

Mercoledì 5 ottobre 2011, alle ore 19.00, la Castelli Gallery di Milano inaugurerà “Rosso Reggente”, a cura di Emanuela Rindi, mostra personale di Nicoletta Magnani, eclettica artista varesina dalle personalissime soluzioni e invenzioni compositive che le permettono di trasporre sulla tela i ritmi della musica e le sensazioni del corpo.
Da sempre affascinata dal rapporto tra entità universalmente contrapposte e dal confine, spesso labile, che distanzia dicotomie apparentemente inconciliabili, negli anni Nicoletta Magnani ha individuato soggetti e tematiche psicologiche che le consentissero di elaborare un proprio percorso espressivo avvalendosi di tecniche e linguaggi propri di diverse discipline, dalla pittura alla musica alla scrittura.
In ambito pittorico, musicalità e gusto per il racconto sembrano guidare la mano dell’artista nel descrivere situazioni in cui il reale e l’immaginario si fondono in un’unica visione, dando vita ad una dimensione del tutto nuova in cui la razionalità si confronta con la soggettività portando alla luce quella parte dell’Io più profonda e misteriosa.
Figure femminili solitarie e malinconiche, disegnate in chiaroscuro con perizia iperrealista, vengono così sospese in uno spazio indefinito, liquido, permeato da un’energia vibrante che, non essendo costretta nella cornice, si espande nello spazio circostante, richiamando con forza straordinaria la partecipazione dello spettatore. Una partecipazione, però, sempre richiesta e mai imposta. Al rigore formale della resa anatomica fanno da contrappunto colorati e fantasiosi elementi grafici bidimensionali che si muovono nello spazio liberi e sinuosi; un vivace contrappunto visivo che determina soprattutto il “ritmo” della fruizione dell’opera, suggerendo a chi osserva di alternare momenti di stasi e di riflessione, scaturiti dall’osservazione del soggetto, a piacevoli momenti di abbandono in cui seguire il leggero movimento ondivago che caratterizza l’intera composizione.
Da sempre alla ricerca di nuove formule espressive e nuovi progetti in cui convogliare e far dialogare tra loro i suoi molteplici interessi, recentemente Nicoletta ha dato vita ad un ciclo che potremmo definire “pittorico-musicale”, il cui primo esemplare sarà esposto in anteprima alla Castelli Gallery.
Si tratta di “BWV 1008”, dipinto che riprende un fotogramma tratto dal film “Il danno” di Louis Malle, interamente progettato e realizzato durante l’ascolto della seconda Suite per violoncello di Bach, BWV 1008; un progetto che prevede la realizzazione di altre cinque opere pittoriche ispirate alle rispettive Suite del celebre compositore e di cui, in futuro, sarà interessante seguire gli sviluppi.

Nata a Reggiolo, nell’Emilia, e residente a Varese da molti anni, Nicoletta Magnani è flautista, violoncellista e apprezzata cantante, scrive poesie e racconti brevi, è laureata in Architettura al Politecnico di Milano ed è entrata a far parte di diritto nel Circolo degli Artisti di Varese. I suoi quadri sono stati pubblicati su prestigiose riviste, come Elle Decor e Grazia Casa, ed ha partecipato a concorsi artistici e letterari.
Sito personale dell’artista:
www.nicolettamagnani.it

“ROSSO REGGENTE” – Mostra personale di Nicoletta Magnani
Dal 5 al 15 ottobre 2011
a cura di Emanuela Rindi
Inaugurazione: mercoledì 5 ottobre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 2:00.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art
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Le “ATMOSFERE” di Elisabetta Pieroni in mostra alle Sale Nicolini di Varese.

Si intitolerà “ATMOSFERE” la prossima personale di Elisabetta Pieroni, artista impegnata da alcuni anni in una ricerca personalissima in ambito ceramico, che ha scelto di dare voce alla propria espressività creativa intraprendendo un percorso autonomo, necessariamente moderno, sempre e comunque nel solco e nel rispetto di una tradizione artigianale antica.
L’esposizione, patrocinata dal Comune di Varese, presenterà i lavori più recenti, sculture e altorilievi raffiguranti paesaggi idilliaci e dimensioni oniriche, figure antropomorfe e animali fantastici, alberi maestosi e città immaginarie che sembrano appartenere ad un fiabesco medioevo, e mostrerà un aspetto ancora poco conosciuto della intensa attività della giovane ceramista: la sua attenzione per il design. Vasi e lampade in ceramica, vere e proprie sculture luminose, sottolineano un infaticabile sperimentalismo tecnico, stilistico e materico, presentando interessanti motivi di continuità con la produzione propriamente artistica. Nella poetica di Elisabetta Pieroni, anche l’oggetto di uso comune può farsi portatore di messaggi universali ed esistenziali, se impreziosito da quegli elementi simbolici tanto cari all’autrice. Il repertorio iconografico personale che ha elaborato in questi anni, ricco di riferimenti alla cultura cristiana, recentemente si è arricchito di elementi nuovi che rimandano alla cura degli affetti familiari, all’amore coniugale, alla comunicazione tra le persone; elementi immediatamente riconoscibili e, proprio per questo, dotati di uno straordinario potere evocativo, da cui traspare la volontà di rapportare l’esistenza individuale ad un ordine superiore, mettendo in luce i valori spirituali che guidano l’Uomo verso la propria realizzazione.

“ATMOSFERE”
Mostra d’arte di Elisabetta Pieroni
a cura di Emanuela Rindi
Dal 30 aprile all’ 8 maggio 2011
Inaugurazione: Sabato 30 aprile, ore 17.00

Sale Nicolini
Via Nicolini, 2 – VARESE

Orari:
Da lunedì a venerdì: 17.00 – 19.00
Sabato: 15.30 – 19.00
Domenica: 10.30-12.30 ; 15.30-19.00
INGRESSO LIBERO
Per informazioni: 349 28 32 988

Sito personale dell’artista:
www.elisabettapieroni.it

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TESTIMONI DELL’INVISIBILE: la “ricerca emozionale” della pittrice Lù Demo in mostra a Castronno.

Sarà inaugurata domenica 3 aprile, alle ore 18.00, presso la Sala Polifunzionale di Castronno (VA), la mostra personale della pittrice varesina Lù Demo, artista da sempre impegnata in una ricerca segnica, gestuale e semantica, che prende spunto dal reale e dalle sue molteplici metamorfosi.

L’esposizione, a cura di Emanuela Rindi, ripercorre gli ultimi anni della produzione dell’artista, mostrando il progressivo affermarsi di una cifra stilistica personalissima, caratterizzata da un’energia vibrante e da colori densi e tersi che si stagliano su luminosi fondi bianchi, invitando l’osservatore a calarsi in una dimensione lirica in cui tutto appare in continuo divenire.

L’immediatezza del gesto, la sua spontanea sicurezza e l’abile resa di particolari effetti cromatici sono in realtà l’esito di un’applicazione costante e di una riflessione profonda sul potere comunicativo dell’arte attraverso simboli, metafore e archetipi universali capaci di rappresentare la condizione umana, colta nei momenti salienti dell’esistenza.

E’ un viaggio dell’anima, quello intrapreso da Lù Demo; un viaggio lungo, tortuoso e faticoso nei meandri della memoria. Le immagini, i pensieri e le sensazioni che l’artista riporta alla luce si trasformano in forme, le forme in colori e i colori, a loro volta, si trasformano sulla tela in forme vive, palpitanti e autonome, strette tra loro in un dialogo serrato e in un equilibrio perennemente instabile.

Le prepotenti increspature della materia pittorica, le delicate sfumature, le improvvise gocciolature e le pennellate decise si fondono in un insieme complesso, contrastato, eppure sorprendentemente armonico. Lunghe pause e contrappunti sottolineano una gestualità meditata, guidata da un moto interiore e da una musicalità che, osservando attentamente i dipinti, si ha quasi la sensazione di percepire.

E’ una pittura elegante, ma talvolta aspra e violenta; gioiosa, eppure tragica; metodica ma orgogliosamente libera; una pittura sempre e comunque animata da una profonda inquietudine esistenziale.

Uno spiccato senso del movimento attribuisce alle composizioni un dinamismo prorompente e soluzioni formali particolarmente emblematiche (pensiamo al moto ascensionale di “Resurrezione” o a quello centrifugo di “Vis genetrix”).

Da sempre affascinata dal legame tra immagine e parola, l’Autrice correda i dipinti di titoli misteriosamente evocativi e, talvolta, di poesie, costruendo un raffinato dittico di rimandi, livelli di lettura e giochi di specchi.

I titoli spesso rimandano alle asprezze della vita e alla fragilità umana (“Fiordeldolore”, “Senza pelle”, “I giorni di argilla”) ma il messaggio è sempre di speranza e di amore per la vita; per dirlo con le parole dell’Autrice, “(…) eppure / c’è ancora colore / nel dolore”.

Lù Demo è nata a Varese il 27 giugno 1965, si è diplomata al Liceo Artistico Statale “A. Frattini” di Varese e all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nella sezione Pittura, con un’audace tesi sul Surrealismo.

Docente di Discipline Pittoriche e Storia dell’Arte, è attiva anche nell’ambito sociale.

Iscritta ufficialmente all’A.N.P.E.S. (Albo Nazionale Pittori e Scultori – professionisti dell’Arte moderna e contemporanea), ha avuto esperienze anche nel campo della grafica, dell’illustrazione e della fotografia.

L’attività espositiva inizia nel 1983 e continua costante, a livello nazionale ed internazionale, sino ad oggi. È stata scelta per il “Progetto Resurrezione” a Scopoli (1998), per la grande mostra itinerante “Le Vele della Speranza” (1999), per Murnauer begegnung – Malsimposium’98 a Murnau (D), per la Biennale internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze (1999), per il VI e il VII Premio Biennale d’Arte Contemporanea Torre Stozzi (2002-2005) e per tutte le edizioni del Premio d’Arte Internazionale “Festa D’Estate – Sacro, Misterico, Magico” a cura dell’associazione Alkaest di Città di Castello (PG).

Dal 2010 fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese.

Sito personale:

www.ludemo.altervista.org

TESTIMONI DELL’INVISIBILE”

Mostra d’arte di Lù Demo

a cura di Emanuela Rindi

Dal 3 al 17 aprile 2011

Inaugurazione: Domenica 3 aprile, ore 18.00

Finissage – “Aperitivo con l’Autore”: Domenica 17 aprile, ore 18.00

Sala Polivalente

Piazza del Comune, 3 – CASTRONNO (VA)

Orari:

Da lunedì a venerdì: 17.00 – 19.00

Sabato e domenica: 16.30 – 19.00

INGRESSO LIBERO

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L’ESISTENZIALISMO DI ELISABETTA PIERONI ED ANDREA SCACCIOTTI, TRA ASTRATTISMO E FIGURAZIONE.

Sarà inaugurata sabato 2 aprile, alle 17.00, presso la biblioteca comunale di Porto Ceresio (VA), la bipersonale di Elisabetta Pieroni e di Andrea Scacciotti, due giovani artisti che, pur in ambiti distinti come la scultura e la pittura, condividono una convinta e appassionata ricerca estetica sul significato più profondo della vita. Rifiutando l’impersonalità dell’arte concettuale, scelgono di porre al centro del loro lavoro la fragilità dell’animo umano, i dubbi, le incertezze e le situazioni di conflitto che attanagliano l’esistenza. Nelle loro opere la materia di diventa un vero e proprio strumento di indagine, capace di rappresentare l’eterna mutevolezza delle situazioni e delle emozioni. Le tecniche tradizionali offrono una trama sicura su cui impostare un vivace discorso polimaterico: Andrea Scacciotti si abbandona alla libertà creativa unendo all’olio e all’acrilico materiali naturali e industriali come sabbie, legni, cemento e materiali plastici, ottenendo interessanti effetti tattili, mentre Elisabetta Pieroni arricchisce le sculture e i bassorilievi ceramici con elementi estranei alla tradizione come rame, frammenti di specchi, plexiglass e sensuali volute in fil di ferro, in gradi di accentuare il movimento della composizione e di creare particolari bagliori metallici.

Lo sperimentalismo tecnico di entrambi gli autori accentua l’inquietudine che traspare dai lavori. Scacciotti ci offre emblematiche visioni cosmiche in cui il caos e la ragione appaiono strette in un conflitto irrisolvibile, profondità abissali squarciate da improvvisi lampi di luce e superfici piane idealmente segnate dal tempo e dagli eventi: graffi, crepe, increspature, lacerazioni simboliche dell’anima e della materia.

Dalle opere di Elisabetta Pieroni traspare invece la volontà di rapportare l’esistenza individuale ad un ordine superiore, mettendo in luce i valori spirituali che guidano l’Uomo verso la propria realizzazione. Il repertorio iconografico che ha elaborato in questi anni, ricco di riferimenti alla cultura cristiana, si è arricchito di elementi nuovi che rimandano alla cura degli affetti familiari, all’amore coniugale, alla comunicazione tra le persone; elementi immediatamente riconoscibili e, proprio per questo, dotati di uno straordinario potere evocativo. I paesaggi sereni e idilliaci, costituiti da ponti, torri, vicoli tortuosi, irte scalinate e case accoglienti che ha raffigurato in molteplici varianti stanno gradualmente lasciando spazio a composizioni essenziali, caratterizzate dall’alternarsi di forme astratte e figurative e da un movimento leggero, ondivago e irrequieto, in continua espansione.

Note biografiche:

Elisabetta Pieroni, classe 1979, è impegnata da alcuni anni in una ricerca personalissima in ambito ceramico, scegliendo di dare voce alla propria espressività creativa intraprendendo un percorso autonomo, necessariamente moderno, sempre e comunque nel solco e nel rispetto di una tradizione artigianale che, a distanza di secoli, continua a mantenere inalterato il proprio fascino.

Vive e lavora a Varese.

Andrea Scacciotti, classe 1973, dopo una parentesi dedicata al figurativo, ha incentrato il proprio percorso artistico sull’uso del colore e del segno. Oggi la sua pittura si va sempre più indirizzando verso la sperimentazione di materiali vari e tecniche miste, realizzando opere dalla texture ricca e complessa.

Vive e lavora tra Varese e il Canton Ticino.

ELISABETTA PIERONI e ANDREA SCACCIOTTI”

Mostra d’arte

a cura di Emanuela Rindi

Dal 2 al 10 aprile 2011

Inaugurazione: Sabato 2 aprile, ore 17.00

Intervento musicale: Denise Misseri

Biblioteca comunale – PORTO CERESIO (VA)

Orari:

Da lunedì a venerdì: 16.00 – 19.00

Sabato: 16.00 – 19.00

Domenica: 10.30-12.30 ; 15.30-19.00

INGRESSO LIBERO

Per informazioni:

Pieroni: 3492832988 www.elisabettapieroni.it

Scacciotti: 3495259573 www.alteregogallery.com

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INCANTO E DISINCANTO: le suggestioni emotive della pittrice Nicoletta Magnani in mostra a Varese.

Sarà inaugurata sabato 27 novembre, presso lo Spazio Mercantile di Varese alle ore 18.00, la prossima personale, a cura di Emanuela Rindi, di Nicoletta Magnani, artista che recentemente si è distinta alle mostre “EroticaMENTE” a Taormina e “Sentimental Eros” a Torino per l’originalità e la delicata sensualità dei suoi dipinti, liberamente ispirati a celebri opere cinematografiche.
Nel recente e interessante openspace di Viale Valganna, ricavato da un ex opificio, fino al 5 dicembre sarà possibile ammirare una raffinata selezione di opere realizzate negli ultimi dieci anni da un’artista eclettica che dipinge da sempre ma si occupa anche di musica, grafica e comunicazione; nata a Reggiolo, nell’Emilia, e residente a Varese da molti anni, Nicoletta Magnani è infatti flautista, violoncellista e apprezzata cantante, scrive poesie e racconti brevi, è laureata in Architettura al Politecnico di Milano ed è entrata a far parte di diritto nel Circolo degli Artisti di Varese. I suoi quadri sono stati pubblicati su prestigiose riviste, come Elle Decor e Grazia Casa, ed ha partecipato a concorsi artistici e letterari.
Il momento inaugurale della mostra si rivelerà una preziosa occasione per apprezzare il suo talento poliedrico anche in ambito musicale e ascoltare alcune canzoni tratte dal suo repertorio, di cui ha scritto i testi e composto le melodie.
In ambito pittorico, Nicoletta Magnani è impegnata in una ricerca molto particolare, volta a stabilire un dialogo tra due mondi contrapposti, ossia tra la realtà sensibile, razionale, e il mondo onirico. Da questo singolare connubio prende vita una dimensione surreale ricca di spunti letterari e suggestioni emotive, in cui si incontrano il notevole virtuosismo iperrealista e l’astrattismo delle forme.
Figure solitarie e malinconiche vengono sospese in uno spazio indefinito, liquido, permeato da un’energia vibrante che, non essendo costretta nella cornice, si espande nello spazio circostante, richiamando con forza straordinaria la partecipazione dello spettatore. Una partecipazione, però, sempre richiesta e mai imposta.
In un epoca in cui è sempre più difficile distinguere cosa sia arte da ciò che non lo sia, Nicoletta Magnani si riappropria di tecniche antiche, non tanto per materiali impiegati quanto piuttosto per una metodologia di lavoro che valorizza l’originalità dell’opera, il pezzo unico, il fatto a mano, e anche il ruolo che l’artista ha sempre svolto nella società, ossia assumendosi il compito di leggere e comunicare la realtà in modo nuovo attraverso la poesia e la piacevolezza estetica.

“INCANTO e DISINCANTO”
Mostra d’arte di Nicoletta Magnani
a cura di Emanuela Rindi
27 novembre – 5 dicembre 2010
Inaugurazione: sabato 27 novembre, ore 18.00

Spazio Mercantile
Viale Valganna 30 – VARESE
Recapiti telefonici: 0332.1690338 – 348.8343081/2
www.spaziomercantile.it
[email protected]

Orari:
Da lunedì a venerdì: 10.00-12.30; 14.30-18.00
Sabato e domenica su prenotazione
INGRESSO LIBERO

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