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Riforma del lavoro: le misure proposte dalla Fornero

La riforma del lavoro voluta da Monti e Fornero apporterà delle modifiche alla flessibilità in entrata nel mercato del lavoro e darà il via libera alla flessibilità in uscita, grazie alla revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede solo l’indennizzo in caso di licenziamenti per motivi economici ritenuti dal giudice ingiustificati. La riforma del lavoro andrà avanti nel suo iter, sotto la forma del disegno di legge, modalità che garantisce la discussione in Parlamento, come richiesto dal Pd, ma nel frattempo, è stata già approvata dal Consiglio dei Ministri ed ha incassato l’appoggio dei partiti e dei sindacati, nonostante l’importante ritocco dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.  Numerosi gli ambiti che saranno interessati dalla riforma. Per quanto riguarda i contratti di accesso al lavoro, il governo rafforza quelli di apprendistato. L’assunzione di nuovi apprendisti sarà collegata all’avvenuta stabilizzazione di quelli precedenti (50% nell’ultimo triennio), si prevede una durata minima di sei mesi per il contratto e si alza il rapporto tra apprendisti e lavoratori esperti. Si darà anche il via ad una stretta sulle partite Iva e sulle associazioni in partecipazione, consentite solo in caso di associazione tra familiari di primo grado (genitori o figli) e il coniuge. Viene introdotta una definizione più stringente di “progetto”, con la volontà di limitare i cosiddetti contratti co.co.pro. In questi casi, isognerà enfatizzare la componente professionale e limitare le mansioni ripetitive in modo tale che il lavoratore possa crescere professionalmente. Sarà vietato l’inserimento di clausole che permettono il recesso del contratto prima della fine del progetto. Se mancherà un progetto specifico e reale, il contratto a progetto verrà considerato di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Per quanto riguarda i licenziamenti, disciplinati dall’articolo 18, la riforma del lavoro Fornero prevede tre regimi sanzionatori per il licenziamento individuale illegittimo: il giudice sarà chiamato a disporre per la reintegrazione nel posto di lavoro, solo nel caso di licenziamento discriminatorio e in pochi casi di licenziamento disciplinare considerato ingiusto. Nel caso di licenziamento per motivi economici ritenuto scorretto dal giudice, il datore di lavoro potrà essere condannato al semplice pagamento di un’indennità, senza prevedere il reintegro del lavoratore. In questi due casi, l’indennizzo potrà variare tra le 15 e le 27 mensilità. Se il licenziamento economico è strumentale e il lavoratore riesce in qualche modo a provare che è invece di natura disciplinare o discriminatoria, il giudice potrà intervenire a tutela del lavoratore. Per favorire i giudizi sulle controversie in materia di licenziamento, è prevista l’introduzione di una procedura più veloce.  L’indennità di mobilità e le diverse indennità di disoccupazione saranno sostituite da una nuova assicurazione sociale per l’impiego, denominata ASPI, destinata ad entrare a pieno regime nel 2017. Ne potranno usufruire oltre i lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti, purché possano contare su 2 anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro svolte negli ultimi due anni.

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Riforma del lavoro: la Camusso immobile, si affida al Parlamento

La riforma del lavoro, così come presentata nel testo stilato dal Governo, continua a non piacere ai lavoratori e al sindacato Cgil, tanto che la leader della sigla sindacale, Susanna Camusso, aveva annunciato nei giorni scorsi uno sciopero generale di protesta contro le modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ma inaspettatamente lo sciopero della Cgil è stato rinviato, in quanto la Camusso, forse titubante sul da farsi, ha preferito definirsi fiduciosa del fatto che in Parlamento saranno sicuramente apportate le necessarie modifiche alla riforma del lavoro, riportando l’articolo 18 alla sua imprtante funzione originaria, lasciandolo inalterato. La rappresentante della Cgil ha poi risposto alle dichiarazioni minacciose del premier Monti (“Se il Paese non è pronto a questo passo, il governo potrebbe anche lasciare”) dichiarando: “Noi siamo sereni perché ora la parola spetta al Parlamento sovrano, al quale chiederemo sicuramente di intervenire per introdurre il reintegro nei casi di licenziamenti illegittimi”. Su questo punto convergono le proteste di tutte le sigle sindacali: Cgil, ma anche Cisl e Uil, seppure con sfumature differenti, chiedono di continuare a garantire al lavoratore, il diritto al reintegro nel proprio posto di lavoro in tutti quei casi in cui il licenziamento risulta essere ingiustificato. Per alcuni, la scelta della Camusso di rimandare lo sciopero è sbagliata. I lavoratori stessi non hanno gradito la mossa dei propri rappresentanti della Cgil, per cui, in questi giorni, si sono verificati diversi scioperi spontanei e a quanto pare, il fenomeno potrebbe verificarsi anche nei prossimi giorni. Tra l’altro, i lavoratori che hanno intrapreso queste azioni spontanee, non capiscono come faccia la Camusso a contare sul Parlamento, dato che fino ad ora, le Camere hanno sempre appoggiato le riforme del governo, compresa quelle sulle pensioni.  Intanto il premier Monti fa sapere da Tokyo di non essere assolutamente preoccupato degli scioperi legati alla disapprovazione, da parte dei lavoratori, della riforma del lavoro: “Non mi aspetto che ci siano revoche. Credo faccia parte della fisiologia normale dei rapporti sociali”.

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Milleproroghe 2012: le principali misure del decreto

Il Milleproroghe 2012 è stato approvato in via definitiva con 336 voti a favore, 61 contrari e 13 astensioni.
Le misure che hanno trovato spazio all’interno del testo del decreto sono molte e spaziano dalle pensioni agli aumenti delle sigarette, fino a norme di natura più sociale che sbloccano fondi per intervenire a favore di popolazioni che necessitano di aiuti economici.
Per quanto riguarda le pensioni, il Milleproroghe 2012 ha stabilito che i lavoratori precoci ed esodati resteranno fuori dall’applicazione della riforma Fornero. Dei primi fanno parte coloro che potranno lasciare il lavoro con 42 anni di anzianità, anziché 62, mentre i secondi sono i lavoratori che hanno accettato incentivi economici dall’azienda in crisi e si sono licenziati con la prospettiva di andare in pensione entro i due anni successivi e che, a causa delle nuove norme Fornero, stavano vedendo scomparire questa possibilità.  Se le risorse non dovessero essere sufficienti per supportare tali disposizioni, potrebbe scattare un aumento dei contributi che le imprese versano per gli ammortizzatori sociali. Le risorse economiche per supportare i precoci e gli esodati, arriveranno anche da un incremento dell’aliquota di base dell’accisa sui tabacchi, che dovrebbe portare nelle casse dello stato entrate in misura non inferiore a 15 milioni di euro per l’anno 2013 e 140 milioni annui a decorrere dal 2014. In tema di pensioni, è stato altresì confermato che la riforma Fornero non si applica nemmeno ai lavoratori che, al 31 ottobre 2011, risultino essere in congedo per assistere figli affetti da gravi disabilità, a condizione che maturino, entro 24 mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito di anzianità contributiva non inferiore a 40 anni. Sono prorogati, inoltre, i benefici pensionistici per quelle persone che, durante la loro carriera, hanno dovuto lavorare in condizioni pericolose a causa di esposizione all’amianto. Il decreto sblocca anche fondi consistenti in favore di popolazioni che hanno subito gravi disagi e necessitano di aiuti economici: in particolare si parla di 150 milioni in tre anni devoluti in favore degli esuli libici cacciati nel 1970 da Gheddafi, di 70 milioni di euro destinati agli alluvionati di la Spezia, Massa Carrara e Genova, Livorno, Ginosa, Metaponto e Messina. E’ prevista anche la concessione di 3 milioni di euro alla Fondazione Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. Infine, il Milleproroghe 2012 sposta al 31 maggio il termine per l’adozione del decreto economico volto a classificare tutte le società non quotate controllate dal Tesoro e a stabilire un tetto ai compensi dei manager dello stato, ad oggi troppo elevati.

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Turrini (MAW Men At Work) a Pari o Dispare: la crisi apre opportunità di lavoro alle donne.

Un convegno istituzionale di grande profilo su iniziativa dell’associazione “Pari o Dispare” si svolge giovedì 26 dalle 15.30 alle 19.00 nella sala Zuccari del Senato, aperto dal saluto del Presidente Renato Schifani e l’intervento del Ministro del Lavoro e Politiche Sociali, con delega alle Pari Opportunità, Elsa Fornero.
In tanti hanno colto l’invito dell’associazione che da anni si distingue per la proposta e la riflessione sui temi della parità e inclusione sociale. Con la Presidente Cristina Molinari, nomi di assoluto rilievo: Emma Bonino, Vice Presidente del Senato alla quale sono affidate le conclusioni; Annamaria Tarantola Vice Direttore Generale Banca d’Italia; Paolo Reboani, Amministratore Delegato Italia Lavoro; Senatrici Rita Ghedini, Maria Ida Germontani, Anna Bonfrisco.

Tra gli interventi tecnici che tracceranno la domanda del mercato e le esigenze delle donne si annunciano le relazioni di Francesco Turrini Amministratore Delegato della MAW, Barbara Saba Membro del Consiglio Direttivo di Valore D; Anna Puccio Direttore Generale Gruppo Cooperativo CGM; Graziella Gavezotti Amministratore Delegato Edenred; RobertoCicciomessere, Consulente Italia Lavoro;  Rita Cutini, Comunità di S.Egidio, Esperta in tematiche sociali; Luisa Pronzato,  Corriere della Sera , coord. 27ma Ora

Usa espressioni forti Francesco Turrini della MAW, chiamato proprio a dire come vede il mercato del lavoro, che parla alle donne dal suo osservatorio privilegiato di Amministratore Delegato della Agenzia di Lavoro a capitale interamente italiano, che vanta il 90% dello staff al femminile. “La crisi ha innanzitutto colpito le costruzioni e l’industria, proprio i settori in cui le richieste delle aziende prediligono gli uomini rispetto alle donne; reggono invece: servizi alle imprese, commercio e servizi alle persone, dove le richieste sono confrontabili o, nel caso dei servizi alle persone, superiori per le donne. Ancora più importante – prosegue Turrini – è il forte disallineamento tra le richieste di personale delle aziende e la disponibilità di risorse del mercato. Sono posizioni nuove! Un numero elevato di queste posizioni vacanti può essere occupato dalle donne” assicura Turrini.

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