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il campione del mondo di kick boxe in uno spot da “brivido”

Kazim Carman, già campione europeo e mondiale di Kick boxe, sarà il testimonial per un prodotto dietetico affiancato dall’attrice e modella Olga Shapoval (Boris, Don Matteo).
Kazim non è nuovo alla recitazione, è stato infatti per anni interprete della più famosa fiction della televisione turca… e la regia è affidata a un “maestro del brivido” come Domiziano Cristopharo, autore di film come THE MUSEUM OF WONDERS con Mariagrazia Cucinotta, VIRUS con Paola Barale e TRANSPARENT WOMAN con Roberta Gemma.
Ma i “brividi” in questione li assicurerà la neve, più che la trama: ambientato nelle suggestive vette di Engelberg (Svizzera), lo spot sarà una sfida estrema alle intemperie e alle basse temperature. Il tema dello spot sarà firmato da due nomi di prestigio: Il maestro Salvatore Sangiovanni (Royal London Academy) e Susan diBona una delle compositrici americane più attive in europa.

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Paola Barale torna al cinema in un horror “contagioso”!

Dopo l’adventure-game  Pechino Express, la bionda sta per tornare in TV su Italia 1 con FLIGHT 616 e sul grande schermo nel film “Virus: Extreme Contamination”,  girato in Kosovo da Domiziano Cristopharo.


La sceneggiatura è di Antonio Tentori, noto scrittore che ha collaborato in passato con alcune delle più importanti icone del genere come Lucio Fulci e Dario Argento, e racconta la storia di uno scienziato italiano che  raggiunge il Kosovo per studiare l’impatto di un meteorite che pare abbia provocato dei danni sul posto. Giunto sul luogo, l’uomo scopre che il corpo celeste è stato spostato presso una base militare vicina, dove tutte le persone si sono trasformate in creature mostruose.

Colpito dalla sua “bionda musa”, Cristopharo torna a girare a maggio con ancora Paola Barale, affiancata dal modello Julien Mbiada in Calabria, in una produzione italo/francese che si affianca a Filmon Aggujaro (già produttore di Virus) su una sceneggiatura di Andrea Cavaletto (Dylan Dog, Hidden in the woods) di cui però al momento si sa poco. Molto riserbo circonda attualmente il progetto che si denota interessante se non altro perché la Barale sarà, per la prima volta, protagonista assoluta ed unico personaggio “vivo” in scena.

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E.N.D. l’inizio della fine

Lo aspettavo da tempo… ebbi modo di vedere online E.N.D.  il primo pluripremiato capitolo di questa serie nata per il web, ma che ha avuto la fortuna di approdare al cinema… ora la ONE SEVEN MOVIES, una label specializzata nel distribuire film italiani in USA, ne ha curato la distribuzione in una edizione arricchita da simpatici extras e tante “palmette”… e così, per vedere un film italiano ambientato in italia e girato in italia, ho dovuto aspettare anche stavolta che uscisse all’estero. Bizzarrie del BELPAESE.

Così, il pilota della serie diventa ora il primo dei 3 capitoli che compongono un film.

E.N.D.  – che significa FINE ma è anche l’anagramma della formula chimica della cocaina – è un film in 3 capitoli, o meglio… un film che ci porta ad assistere a 3 momenti di una epidemia “zombesca”:l’inizio, la diffusione del “contagio” e la situazione nel momento massimo di esso. Il finale si lascia aperto ad un sequel (o ad altre puntate per la famosa webserie).

Di originale c’è l’impianto che parte come un film commedia, dove l’incursione zombesca viene solo appena suggerita… ed il metodo di contagio che passa per una partita “tagliata male” di cocaina. Peccato che questo incipit geniale (e chi mi legge sa che non scrivo facilmente questa parola), venga poi trascurato nel resto del film. Maggiori richiami ad esso, specie nel finale, avrebbe giovato alla coerenza narrativa e avrebbe consacrato l’opera a piccolo cult. Ma purtroppo, non siamo al cult.

Non è un brutto film, sia chiaro, ma si perde spesso e… la colpa non è nella discontinuità degli episodi – come quasi sempre accade nei film episodici/collettivi – qui la qualità è sempre alta, e la differenza strutturale dei 3 segmenti è più che giustificata.

Quel che non va è la narrazione generale, che si contorce su se stessa in barocchismi inutili, dimenticandosi che si sta facendo un film (a quanto vediamo) di impianto zombie si, ma di nuova generazione (e quindi non proprio politico, quanto più di intrattenimento) che cade laddove l’autore vuoleautoincensarsi in significati che – tolta la metafora della cocaina – non stanno né in cielo né in terra… e questo proprio a causa della leggerezza con cui il tema della droga è stato non-trattato; se fosse stato più di un semplice pretesto avrei accettato di tutto dagli autori. Ma così no.

Il primo segmento (di Luca Alessandro, Allegra Bernardoni e Federico Greco) quindi è insolitamente senza zombie e senza horror; è recitato e fotografato bene e nell’insieme incuriosisce e convince.

Il secondo segmento è oggettivamente il migliore: Domiziano Cristopharo ricorda le lezioni di Fulci e Romero, non si prende sul serio, non vuole nemmeno avere una trama (sebbene la firma dello script sia di Antonio Tentori) in quanto, collocato fra 2 momenti (inizio e “fine”) il suo racconto cerca solo di rappresentare una fuga disperata verso il nulla… una fuga inutile, in quanto gli zombie qui non muoiono (come nel bellissimo RITORNO DEI MORTI VIVENTI) e la fuga si riduce solo ad un istinto umano che rallenta il  destino dei protagonisti. Ottimi effetti speciali, atmosfere cupe nonostante il sole che spacca le pietre, credibili le interpretazioni… e un commento musicale (di Antony Coia) che sembra farci tornare agli anni 80 migliori. Meno buoni alcuni piccoli interventi digitali che però non son abusati.

Il terzo segmento, diretto da Federico Greco (stavolta da solo) ha una buona idea di partenza, che oscilla fra l’horror ed il grottesco, ma che sembra non voler prendere mai una posizione… ed infine quando la prende… prende quella sbagliata. Il finale cappa e spada fra i due “antagonisti” (a parte che il film non racconta di un atavico odio fra i due, che sembrano ritrovarsi qui, ma senza essersi mai incontrati) sfiora il ridicolo nella recitazione e nei CONTENUTI dei dialoghi… poi, presenta una macchinosa soluzione per eliminare gli zombie che… io non faccio spoiler, ma se così fosse, in un mondo dove i pochi umani son assediati, questi ultimi sidecimerebbero da soli. Per di più (senza apparente motivo narrativo) questo episodio presenta una inutile soluzione per “ferire” gli zombie attraverso l’estrazione del cuore. Si, FERIRE, ma senza ucciderli… e allora mi chiedo: perchè dovrei arrischiarmi di venire contagiata/uccisa per levare il cuore a uno zombie durante una lotta, quando magari potrei fare di meglio decapitandolo con una motosega o tagliandogli le gambe? Bah. Alessio Cherubini (Eaters, Anger of the dead) nel ruolo dello zombie/capo resta impresso per potenza visiva e make up.

Il film vale una visione spensierata, se non altro per il senso di cupo che lascia… e questo è buono; lascia però anche molte domande a cui non si ha risposta… e questo è meno buono. 6 su 10.

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