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Un Executive Master per la Corporate University di Mediolanum

Per fornire ai manager (e professionisti)della Banca sempre il più alto livello di formazione (e aggiornamento professionale)

Un nuovo programma di Alta Formazione, l’Executive Master in Business & Banking Administration, arricchisce ulteriormente e si aggiunge alla già consistente e qualificata offerta formativa di Mediolanum Corporate University (MCU) e della sua Scuola di Formazione Manageriale, creata per promuovere e sviluppare competenze manageriali e imprenditoriali, l’innovazione gestionale e la valorizzazione delle persone, ai più alti livelli manageriali.
Il Master, rivolto a manager, dirigenti e talenti di Mediolanum ha durata biennale (è prevista una nuova edizione ogni anno, per un massimo di trenta partecipanti), e si articola in corsi, seminari e sessioni formative sia attraverso lezioni in aula, presso la sede della Mediolanum Corporate University a Milano3, sia attraverso attività di formazione a distanza, oltre a momenti di discussione e lecture con accademici e figure di spicco della cultura e del mondo imprenditoriale.
I corsi del Mediolanum M.b.a. si suddividono in propedeutici (come Economia aziendale, macro-economia, matematica finanziaria), fondamentali (tra cui Business strategy, Marketing, Organizzazione aziendale, Corporate finance), di specializzazione (ad esempio, in Private Banking, Pianificazione e controllo, People management, Economia degli intermediari finanziari), e corsi ‘Elective’ (che comprendono Corporate governance e Social responsability, Fiscalità e Diritto d’impresa, Negoziazione e leadership), per fornire ai manager Mediolanum sempre il più alto livello di formazione e aggiornamento professionale all’interno dello scenario dei mercati bancari e finanziari.
Il Master è stato sviluppato e progettato di concerto con la SDA Bocconi, e  quindi si avvarrà di un corpo docente proveniente in toto da una delle piu’ importanti Business School mondiali, che , inoltre, rilascerà il titolo di Master Executive ai partecipanti che avranno superato positivamente gli esami finali.
“ Oggi l’impegno sul fronte della diffusione di una cultura finanziaria sempre più consapevole esige un’educazione finanziaria e  una formazione manageriale, professionale e comportamentale continua. – dichiara Oscar di Montigny, amministratore delegrato di MCU – Questo, infatti, è l’obiettivo centrale che si pone la nostra Corporate University con la sua Scuola di Formazione Manageriale, creata per promuovere e sviluppare le competenze manageriali e imprenditoriali, l’innovazione gestionale e la valorizzazione delle persone. Il nuovo master è un percorso particolarmente dedicato ai più alti  potenziali e manager specialist del Gruppo.”

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Mediolanum Corporate University Incontra l’Eccellenza: “Non siamo fatti per rischiare”

Una conferenza del prof. Paolo Legrenzi sulla finanza comportamentale

Il segreto del successo del Family Banker?  Applicare da sempre i princìpi di una disciplina relativamente giovane, la finanza comportamentale, una scienza nata ufficialmente una trentina di anni fa come branca della psicologia cognitiva e poi diventata specialità nell’integrazione con l’economia classica. Quell’economia che nel tempo ha sviluppato modelli matematici pressoché perfetti. O meglio: che sarebbero perfetti se noi, uomini e donne del ventunesimo secolo, fossimo robot totalmente razionali, immuni da sentimenti e emozioni. Fossimo insomma numeri, sempre universalmente uguali a noi stessi.

Ma così non siamo, e le depressioni e le euforie dei mercati ne sono la prova e la conseguenza. “La finanza comportamentale si basa  sulla comprensione del rapporto tra i modi di pensare da economisti e il funzionamento della mente umana” spiega Paolo Legrenzi, docente di psicologia cognitiva all’IUAV, l’università che dell’Istituto universitario di architettura di Venezia fondato nel 1926 ha mantenuto il nome, ma allargato le competenze. In una lezione durata una mattina e un pomeriggio il professore ha parlato di finanza comportamentale a un pubblico eterogeneo composto anche di Family Banker, nell’ambito del ciclo “Mediolanum Corporate University Incontra l’Eccellenza”.

Apparentemente “la finanza comportamentale è una cosa semplice” ha esordito il professore, già docente in Svizzera, Gran Bretagna e a Princeton (la cosiddetta “università dei premi Nobel”) perché si occupa della gente comune, dei suoi comportamenti nei confronti del denaro e del risparmio. È una scienza sperimentale” che come tale a priori non fornisce modelli né enuncia princìpi, ma trae deduzioni dall’osservazione del comportamento del risparmiatore medio.

E cosa ci dice questa osservazione?

“L’osservazione ci mostra che il risparmiatore è un individuo ben più complesso da come se lo immagina la finanza tradizionale “dice il professore. “Per esempio: soffriamo per una perdita più di quanto riusciamo a gioire per un guadagno equivalente. Si chiama effetto dotazione: una cosa vale di più se la perdiamo. Di qui la nostra preferenza per gli investimenti che ci fanno guadagnare di meno, ma anche perder di meno”.

Altro elemento: “Siamo portati a scegliere ciò che conosciamo, anche se questo limita molto la nostra possibilità di guadagno”. Per esempio: uno dei cardini della finanza è l’investimento diversificato, meno rischioso di quello correlato. Ma diversificare significa investire anche in mercati che non conosciamo personalmente, e questo cozza contro la nostra educazione. “Siamo stati educati a decidere dopo aver conosciuto e ponderato le alternative. Fin da piccoli ci insegnano che la saggezza non si concilia con la sperimentazione di nuove vie, nuove soluzioni”. Un paradosso, ma tant’è.

Terzo elemento: “Prendiamo decisioni che riguardano il futuro in base alla nostra esperienza del passato” osserva lo studioso “ma possiamo rappresentarci il passato in tanti modi differenti”. Per valutare correttamente un evento, dovremmo aver presente l’intera serie storica in cui esso si inserisce “ma questo in finanza è praticamente impossibile, perché la nostra vita è sempre troppo corta per inquadrare quell’evento, per capire per esempio se si tratta di un fatto normale o di un fatto eccezionale”.

Tutto ciò s’inquadra nella nostra riluttanza ad affrontare il rischio: “Non siamo fatti per rischiare. Il mondo è diventato più complesso di quanto la nostra mente sia in grado di controllarlo, è evoluto più in fretta di noi”.

Una riprova? “Più diventiamo colti, meno ci accorgiamo della nostra ignoranza. Più conosciamo un pericolo, tanto più lo sottostimiamo”, con tutti i rischi, anche economici, che ciò comporta. Un’arroganza che può costar cara, una superficialità che il mondo della finanza non perdona. Sembra un controsenso, ma per affrontare complessità e insidie moderne (anche) finanziarie, in mancanza di un’intelligenza sovrumana, dovremmo ricorrere al “so di non sapere” degli antichi greci. E, affidarsi a chi, come un Family Banker, di mercati, borse, indici sa tutto quanto è necessario. E la finanza comportamentale, come ha riconosciuto il prof. Legrenzi, la pratica empiricamente da sempre.

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