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Sclerosi multipla e ccsvi: come affrontare il decorso post-operatorio

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  • 14 Maggio 2012

E’ recentemente apparso sulla rivista medica Vascular della Società Internazionale di Chirurgia Vascolare un’interessante articolo intitolato Sorveglianza e terapia medica dopo il trattamento endovascolare per l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale. Nell’articolo si legge che in base ad alcune ricerche condotte da un’equipe dell’Università dell’Ontario, il legame esistente tra la ccsvi e la sclerosi multipla sta diventando di sempre più difficile definizione a causa della mancanza di un livello di evidenza accertato.

La ricerca canadese, quindi, non fa che accentuare l’incertezza già forte sull’efficacia e la sicurezza di interventi endovascolari ai quali sempre più spesso si sottopongono i pazienti affetti da sclerosi multipla. In molti paesi, infatti, questo tipo di trattamento non è ancora disponibile e per questo molti malati di sclerosi multipla si recando in determinati paesi dove si sottopongono all’intervento con il rischio però che vengano loro impiantati degli stent venosi, senza contare che in buona parte dei casi dopo l’operazione non vengono adeguatamente istruiti sul percorso post-operatorio da seguire.

Per questo gli autori della ricerca propongono alcune soluzioni di tipo provvisorio e in generale delle raccomandazioni pratiche importanti al fine di controllare e sorvegliare il processo post-operatorio e la cura medica da seguire almeno fino a quando non saranno disponibili delle notizie più certe.

La ricerca canadese, quindi, non fa altro che confermare la necessità di avviare quanto prima possibile lo studio multicentrico Brave Dreams promosso dalla Regione Emilia Romagna e finalizzato a fornire delle risposte certe per quanto riguarda la teoria del Prof. Zamboni in merito alla possibile correlazione tra la sclerosi multipla e la ccsvi.

Appare pertanto deludente la recente decisione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla di negare il finanziamento allo studio promosso negli anni precedenti; in tal modo i malati vengono abbandonati all’incertezza e spesso finiscono con l’affidarsi a medici non sempre preparati.

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