In base alle ultime rilevazioni statistiche, attualmente in tutto il territorio italiano più di sei milioni e mezzo di persone operano nel settore del volontariato in modo “informale” mentre per altri 1,7 milioni di persone le attività si svolgono nell’ambito di oltre 44 mila organizzazioni no-profit.
A un quarto di secolo dall’approvazione della Legge Quadro sul Volontariato (n° 266/91) un settore tanto importante e strategico si meritava da tempo una riforma organica e al passo coi tempi: ed è proprio questo che è avvenuto nei giorni scorsi. Dopo un iter di approvazione durato circa due anni, con il via libera definitivo della Camera è entrata finalmente in vigore a fine maggio la nuova normativa riguardante il Terzo Settore.
Il testo si basa su tre parole chiave ricorrenti ed emblematiche del volontariato: Impegno, Solidarietà e Partecipazione. Il “patrimonio di idee, valori e competenze” dei milioni di volontari italiani, come è stato descritto dalla vicepresidente della Camera dei Deputati Martina Sereni, è stato finalmente valorizzato e riconosciuto da un aggiornamento normativo di cui si avvertiva da molto tempo l’esigenza.
Tante sono state le novità introdotte dalla nuova legge, ma alcune cose non sono cambiate: ad esempio l’assicurazione obbligatoria per il volontariato che le associazioni no-profit devono stipulare a tutela dei propri aderenti. Invariate anche le caratteristiche delle polizze, che devono essere sempre comprensive di responsabilità civile (RCO – RCT) e tutela contro infortuni e malattie.
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