Pane e pasta, oltre a rappresentare i piatti cardine del regime alimentare italiano e rappresentare l’Italia nel mondo, sono dei piatti che, se preparati nel modo giusto hanno un forte valore energetico e rappresentano un piatto completo.
Proprio per questo numerose sono le norme che distinguono le varie tipologie di prodotti vista che la riproduzione in svariate forme è all’ordine del giorno e avere la garanzia di prodotti freschi e genuini è un nostro diritto e dovere. Proprio al mese di settembre 2010 si riferisce infatti la norma in questo settore del Ministero dell’Economia e delle Finanze che hanno aggiornato la tabella di ciò che può essere venduto direttamente dalle aziende agricole includendo ora al suo interno anche la vendita prodotti alimentari come pane, pizza, cialde, rustici e altre specialità salate che ora potranno essere sfornate direttamente dall’agricoltore e vendute al pubblico. Un passo importante non solo per la comodità che può derivare da questa concessione ma soprattutto per la certezza di genuinità e freschezza dei prodotti. Con questa norma infatti, come ha sottolineato anche Coldiretti a riguardo, il consumatore ha la certezza di portare in tavola prodotti che hanno avuto una lavorazione completamente naturale e avvenuta nel luogo d’origine con la certezza di assicurarsi con certezza un prodotto veramente Made in Italy sia esso pane, pasta o un semplice panino farcito, in un mercato, come quello italiano in cui la metà della farina risulta importata dall’estero a costi irrisori e senza nessun tipo di certificazione alimentare e di altro genere. Proprio la certezza della produzione della farina il loco dovrebbe infatti spingere al recupero dell’acquisto di panificati e derivati, consumo che era molto diminuito nel primo semestre del 2010.
Questa normativa rappresenta anche un modo per tornare alle nostre origini e riscoprire tecniche di lavorazione alimentare rimaste inalterate nel tempo e di cui pochi sono rimasti i custodi. Tecniche che oramai sono tutelate a livello comunitario. Oltre a un’opportunità di qualità a favore del consumatore, che tale diventa bypassando la fase del cliente lato, questa norma introduce un’opportunità di integrazione del reddito anche per le imprese agricole in particolare per quelle che coltivano grano, svalutato negli ultimi anni, che possono introdurre anche attività di ristorazione agrituristica. Molte sono infatti le realtà che si sono avvicendate nella specializzazione di questi servizi per particolari target di consumatori turisti producendo ristori per percorsi ciclo turistici, marce, gite culturali o ricolte alla riscoperta della campagna e delle sue enormi potenzialità.
E’ indubbio infatti che il settore della ristorazione in generale stia sempre più puntando a realtà che integrano il bisogno del ritorno alla natura con quello della necessità di confort e accoglienza. Ecco il perché del diffondersi d strutture agrituristiche che integrano diverse realtà e diverse tipologie di servizi avvicinandosi a volte ai bar, per la produzione di panini imbottiti, tramezzini e altre delizie del tutto naturali, a volte a centri benessere con l’installazione di infrastrutture come piscine, mostre e percorsi che permettono di soddisfare anche le esigenze particolari nel rispetto dell’ambiente, della qualità del servizio e soprattutto della persona.
A cura di Martina Celegato
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