200 miliardi di euro, questa sarebbe la cifra che si potrebbe risparmiare se si digitalizzassero i processi secondo uno studio del Politecnico di Milano. L’efficienza è la strada da percorrere per abbattere dei costi enormi ma la mole di documenti che si dovrebbero dematerializzare è ingente: parliamo di 600 miliardi di fogli, non proprio una cifra facile da maneggiare. La conservazione sostituiva dei documenti cartacei tuttavia porterebbe a un risparmio economico significativo, sotto varie forme. Si abbatterebbero meno alberi, si emetterebbe meno CO2, ci sarebbe un costo abbattuto alle voci carta e materiale; togliendo anche i costi di manodopera e archiviazione si arriva così ai 200 miliardi ipotizzati. All’anno. Se pensiamo che una manovra finanziaria da 30 miliardi si traduce in un bagno di sangue di tasse, il numero sicuramente fa impressione. La sola pubblica amministrazione grazie alla digitalizzazione potrebbe risparmiare 43 miliardi di euro l’anno. Potrebbe essere questa una potente leva anticrisi? Sicuramente sì, ma la strada che porta alla dematerializzazione è lunga e tortuosa e passa per l’ammodernamento di processi e alla formazione del personale, molto spesso non in grado di utilizzare in modo basilare semplici strumenti informatici.
Nel convegno “Italia Digitale: è possibile”, questi e altri dati vengono portati alla luce per rimarcare tuttavia non solo l’arretratezza di molti flussi burocratici, anche le virtù di oltre 60.000 imprese che durante il 2011 hanno portato fatture in conservazione sostitutiva o si sono scambiate documenti in formato elettronico.
La strada è quindi strutturarsi. Non è facile, ma è fruttifera nel lungo periodo. Saremo in grado di percorrerla?
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