Nel Testo Unico Bancario, contenuto all’interno del decreto legislativo 385 dl 1995 e successive integrazioni (che, ricordiamo, è il testo di riferimento italiano per il settore credito) prevede che l’attività di erogazione di finanziamenti e prestiti non sia delegata unicamente alle banche, ma anche ad altre aziende in possesso di determinate caratteristiche e che siano – ovviamente – iscritte negli appositi registri della Banca d’Italia. Queste aziende sono chiamate ‘Società finanziarie’, e possono anche esser chiamate come enti finanziari o intermediari del credito e svolgono l’attività di assunzione di partecipazione, prestano servizi di pagamento ed erogano differenti tipologie di finanziamento.
La presenza di queste aziende ha giocato un ruolo fondamentale nell’evolversi del mercato del credito italiano: il peso delle finanziarie e dei mediatori creditizi è andato man mano aumentando, e molti istituti bancari si sono dotati di apposite divisioni oppure hanno – man mano – acquisito altre società per svolgere tale attività. In questo modo, ai colossi del credito come le banche si sono affiancate numerose aziende di varia dimensione nelle varie forme societarie: S.p.A., società a responsabilità limitata, cooperative o società in accomandita. In tal modo si è creata una grande concorrenza che – pian piano – migliorato le condizioni dei finanziamenti, riducendone i tassi e i costi. E grazie alle norme fissate dalle istituzioni in merito alla privacy, alla lotta al riciclaggio ed alla trasparenza, lo scenario del credito si è evoluto ed è stato in grado di dare maggior sicurezza finanziaria.
I prodotti che possono essere erogati dai mediatori creditizi sono di varia tipologia, possono esser prestiti, finanziamenti finalizzati, mutui o carte di credito, carte revolving e carte di debito, ed ognuno è in possesso di vantaggi o svantaggi e – a seconda della struttura che li eroga – possono variare le condizioni in quanto a tassi, spese e servizi aggiuntivi.
Fonte: www.lefinanziarie.it
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