Comunicati

Consiglieresti ad un amico di lavorare nella tua azienda?

L’organizzazione umana
Dalla gestione delle risorse umane
alla gestione umana delle persone

Facciamo un piccolo esperimento? Proviamo a chiedere alle persone che conosciamo: sei felice del tuo lavoro e ti senti a tuo agio nella tua azienda tanto che consiglieresti ad un amico di lavorarci?
Quanti risponderanno con un entusiastico SI?
Eppure qualsiasi imprenditore conosce la differenza che c’è tra il lavorare con persone soddisfatte e serene in un buon clima, e persone demotivate o stressate in un clima sfiduciato o addirittura conflittuale.
Perché, sentiamo dichiarare da più parti che le persone sono la vera leva di successo delle aziende, ma quando parliamo con loro, ci rendiamo conto che la qualità della vita lavorativa sta impoverendosi sempre più? La centralità dell’Uomo, le componenti emotive di chi lavora, la qualità delle relazioni in azienda, cedono spesso il passo al profitto, ai numeri e a rapporti formali e stereotipati.
L’aspetto grottesco di tutto ciò è che nel perseguire il profitto e i risultati a breve termine, a scapito della qualità della vita lavorativa, si finisce nel lungo termine a compromettere quegli stessi profitti cui si mira con tanta veemenza.
Difficile comprendere cosa abbia reso così trascurato in azienda l’aspetto emotivo nei rapporti di la-voro e ancora più difficile trovare una causa univoca che abbia dato inizio a questa deriva.
Una leadership carente? L’assenza di meritocrazia? La sopravvivenza di una cultura prevalentemente taylorista? Un miope orientamento al profitto o una ancor più miope tendenza ai risultati a breve termine?
Il quadro dell’analisi è complesso e la sensazione è che non via sia una sola causa scatenante ma tante cause radicate che si influenzano reciprocamente; l’aspetto consolante è che molte delle soluzioni possibili sono già a portata di mano e si basano su strumenti gestionali posseduti e conosciuti da tutti, anche se non sempre adoperati correttamente.
Perché il management debba dedicare molta della propria energia ad una gestione delle persone più attenta e umana è presto detto.
La tecnologia, termine con il quale intendiamo non solo i computer, le macchine ma principalmente i software che alimentano tali macchine è ormai accessibile a tutti e consente performance che prescindono dalle dimensioni, dagli investimenti, dalla localizzazione.
Oggi un alimentarista intraprendente può vendere in tutto il mondo, prodotti etnici o specialità culinarie con l’aiuto di un PC e di un buon sito Web. Non è dunque sulla tecnologia che un’azienda può contare, per differenziarsi da una concorrenza sempre più agguerrita e mutevole.
La scelta di prodotti e servizi è, grazie alla Rete, vasta e non più limitata da vincoli di spazio e tempo, i clienti possono fare confronti istantanei e sono giustamente diventati più attenti e esperti.
Oggi l’unico fattore che può fare la differenza rimane l’Uomo; trascurare questa verità significa tra-scurare l’essenza stessa del lavoro dei nostri tempi.
Ho provato ad analizzare le cause di questo fenomeno in un libro edito di recente, “L’Organizzazione umana” da Libreria Universitaria Editrice. L’intento è stato quello di invitare tutti a riflettere su quanto sarebbe bello ma anche profittevole, dar vita a luoghi di lavoro dove si incontrino e collaborino donne, uomini insomma persone e non “risorse umane”.
Le opinioni e i pensieri di chi avesse voglia di leggerlo, saranno molto graditi.

Massimo Tommolillo, [email protected]

 

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