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Bio economia: ecco che il nuovo avanza

A parlare per la prima volta di Bio-economia è stato l’economista rumeno Georgescu Roegen che, già nel 1970, sosteneva che qualsiasi scienza che si occupa del futuro dell’uomo, come la scienza economica, deve tener conto delle leggi della fisica, secondo le quali alla fine di ogni processo l’energia, la materia prima, perde parte della sua qualità, e quindi non è riutilizzabile allo stesso modo nel processo successivo.

Introduzione alla Bio-economia

Durante il XVIII e il XIX secolo l’Europa ha avuto cambiamenti radicali, soprattutto causati dalla rivoluzione industriale, che ha favorito un grande sviluppo economico. Con l’arrivo del XX secolo abbiamo raccolto tutti i benefici che ci hanno donato la chimica, la tecnologia e la medicina, rendendoci la vita più agiata e sicura.

Fino ad ora però la maggior parte dell’energia prodotta e delle materie prime utilizzate derivano dall’utilizzo e dalla combustione di carbone, petrolio e gas, che una volta estratti dal sottosuolo e utilizzati, deperiscono costringendoci a tornare alla ricerca e all’estrazione delle stesse.

L’avvento di una economia sostenibile

Nell’ultimo decennio, invece, siamo entrati in una nuova fase, di “transizione”, in cui le preoccupazioni fanno largo alla ricerca di una strada verso l’ecologia, verso una economia più sostenibile. Ecco perché lo Stato è sempre più disponibile a concedere dei microcrediti a chi è interessato ad investire in questa energia.

Questa fase nasce nel momento in cui abbiamo iniziato a prendere coscienza che non è possibile prevedere fin quando potremo continuare ad estrarre ed utilizzare queste risorse, che non sono infinite, come un tempo si credeva. E con l’aumento smisurato della domanda e dei prezzi non si puo’ che riflettere su soluzioni alternative.

La necessità di una economia “bio”

A parlare per la prima volta di Bio-economia è stato l’economista rumeno Georgescu Roegen che, già nel 1970, sosteneva che qualsiasi scienza che si occupa del futuro dell’uomo, come la scienza economica, deve tener conto delle leggi della fisica, secondo le quali alla fine di ogni processo l’energia, la materia prima, perde parte della sua qualità, e quindi non è riutilizzabile allo stesso modo nel processo successivo.

La prima fonte di energia trascurata e sottolineata dall’economo polacco nei suoi studi sulla bioeconomia, è l’energia del sole, che non è altro che un flusso e che quindi ci arriva in quantità per noi illimitate e che quindi non possiamo togliere a nessuna delle generazioni future. Un invito alla riflessione il suo sull’errore che si commette ogni qualvolta che si sostituisce, quando non è indispensabile, l’energia solare con quella fossile. Bioeconomia che necessita di essere applicata in tutti i processi produttivi, da quello alimentare, al chimico fino a quello industriale.

Agricoltura e bio-economia

Un aiuto sostanziale alla pratica di forme di economie solidali e ecologiche ci è data dal potenziamento del settore agricolo, l’unico capace di produrre risorse biologiche rinnovabili e trasformandoli in alimenti, mangimi, prodotti per il benessere, ed energia. Difendere l’agricoltura andando oltre l’agricoltura quindi.

Sfruttare, cioè, questo intreccio con altre attività capaci di produrre, trasformare, valorizzare e allo stesso tempo rilanciare un settore in continuo declino, ma con un potenziale da capogiro. Bio-economia, quindi, la chiave per sfruttare ciò che abbiamo da sempre, ciò che è trascurato e ciò che l’uomo sta distruggendo: la natura.

Bio-economia, infine, come presa di coscienza che la terra in cui viviamo ha dei limiti ben definiti, che è la razza umana, che se vuole sopravvivere, si deve adeguare alle esigenze del pianeta, e non il contrario.

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