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“Estetica Paradisiaca” al Gran Finale dell’Esposizione Triennale di Arti Visive di Roma

a assenza di manipolazione chimica, denotano l’estremizzata  interpretazione di chi vuole gestire con particolare salvaguardia la tematica, per un prodotto  finale o output, di sublime accordo. (I.P.)

 

E’ questa la personalissima lettura con cui la Carletti ha affrontato il vincolo tematico di “Estetica Paradisiaca” presente al  Gran Finale dell’Esposizione Triennale di Arti Visive di Roma, esposizione appena conclusa sotto la direttore artistica del Dott. Daniele Radini Tedeschi a sua volta coadiuvato per l’ottenimento del  notevole  successo registrato, dall’associazione culturale “La Rosa dei Venti” e dai  migliori storici, critici  come anche cattedratici universitari.  Una full  immersion d’arte insomma,  che raggiunge  però il suo  culmine in  un  padrino d’eccezione;  il noto Prof. “Philippe Daverio”. La Mostra-Evento si è svolta presso gli straordinari ambienti della Biblioteca Nazionale Centrale di Viale Castro Pretorio, luogo di  pienezza sapienziale  per eccellenza dove non potevano certamente mancare spunti per una riflessione culturale che scavasse anche nel complesso mondo dell’arte.

All’interno di un contesto così peculiare, Maria Carletti si è mostrata con un approccio artistico completamente differente da quel figurativismo che la vide protagonista già alla Triennale del duemilaundici. Da una interpretazione pittorica di “Leda e il Cigno” con cui Ella allora omaggiò il Buonarroti, possiamo infatti riscoprire oggi l’Artista con un’opera al quanto anticonvenzionale,  ardita per esecuzione tecnica e decisamente concettuale.  La medesima,  si pone in rapporto ad una elevata capacità di sublimazione di chi sa spingersi addirittura quasi oltre il moderno e dove l’abilità dell’artista sembra sussistere nel tramutare  un concetto che punta a ciò che non esiste  in una sensazione in grado di sprigionare ugualmente, una grande concretezza  con cui poter far rientro a casa.

L’opera che  ha riscosso notevole attenzione da parte di critica e pubblico corrispondendo così le aspettative e convincendo proprio per la peculiare  pregnanza tematica, è stata recensita sull’Editoriale Giorgio Mondadori, volume scientifico presentato come Strenna di Natale presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale che riprende le fila della mostra.

 

 

Sicuramente un evento culturale che sarà ricordato a lungo dal suo pubblico per aver sfilato in passerella l’eterno conflitto intimistico tra “Benefico” e “Malefico”, tra  quel  “Male di Vivere” proprio della vita terrena  e quel “Sogno di Vivere” inteso come spazio ideale in cui annoverare invece le nostre esigenze tradite. E’ pacifico come, a fronte di quanto affermato, comune denominatore resti comunque una vena di ribellione dell’artista, una contestazione sua, a volte rabbiosa o marcata altre ancora velata ma sempre dettata da quella tipica passione animatrice che è in  grado di  risaltare  l’irrequietezza  umana  sia per ciò  che non approviamo  del reale  sia  per  ciò che risulta per noi inafferrabile o irrealizzabile. Un’edizione caratterizzata da un’arte  forse per questo,  particolarmente struggente.

 

Numerosi artisti di fama internazionale, noti professionisti del mondo dell’informazione e dello spettacolo hanno preso parte alla manifestazione artistica che chiude sotto riflettori e flash questo duemilaquattordici.

 

A cura di Ilaria Pettinelli.

 

 

 

 

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