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Emanuele Venezia

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Al Cinema Trevi fino al 13 marzo 2013, “Mariangela Melato, l’ultima attrice”

Per rendere omaggio alla grande attrice meneghina recentemente scomparsa, il Cinema Trevi offre una ricca retrospettiva con i suoi grandi successi.
Mariangela Melato scomparsa esattamente due mesi fa, viene celebrata al Cinema Trevi con un’ampia rassegna, iniziata l’1 marzo 2013 si concluderà il 13 marzo. Il programma ricco di titoli è composto da lavori cinematografici e teatrali in cui l’attrice ha dato prova del suo indiscutibile talento. Mariangela Melato è stata un’attrice a tutto tondo, capace di interpretare ruoli comici, drammatici e grotteschi, passando con disinvoltura dal cinema, al teatro, alla televisione e lavorando sempre sotto la direzione di maestri altrettanto grandi. L’unione tra il suo talento e quello di chi la dirigeva ha prodotto capolavori che mantengono intatta l’attualità concessa solo all’Arte. Diceva di se “Mi considero un’attrice nel senso antico della parola, e un’attrice deve poter fare tutto[…] usando in modo diverso sempre i soliti ingredienti: la faccia, gli occhi, la bocca, il corpo. Senza troppi travestimenti”. E questo lei lo ha sempre fatto camuffando il suo io interiore, restituendo all’esterno personaggi sempre nuovi che non deludevano mai.

Venerdì 1 marzo ’13
Ore 17.00 Thomas…gli indemoniati di Pupi Avati (1970)
Ore 19.00 L’Invasione di Yves Allégret (1970)
Ore 21.00 La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (1971)

Sabato 2 marzo ’13
Ore 17.00 Il generale dorme in piedi di Francesco Massaro (1972)
Ore 19.00 Mimì metallurgico ferito nell’onore di Lina Wermüller (1972)
Ore 21.00 Film d’amore e d’anarchia: ovvero “Stamattina alle 10 in via Dei Fiori nella nota casa di tolleranza..” di Lina Wermüller (1973)

Domenica 3 marzo ’13
Ore 17.00 Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wermüller (1973)
Ore 19.00 Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico di Lina Wermüller (1986)

Martedì 5 marzo ’13
Ore 17.00 La poliziotta di Steno (1974)
Ore 19.00 Sterminate “Gruppo Zero” di Claude Chabrol (1974)

Mercoledì 6 marzo ’13
Ore 17.00 Attenti al buffone di Alberto Bevilacqua (1975)
Ore 19.00 Ultimatum alla polizia di Marc Simeon (1974)
Ore 21.00 Todo modo di Elio Petri (1976)

Giovedì 7 marzo ’13
Ore 17.00 Caro Michele di Mario Monicelli (1976)
Ore 19.00 Casotto di Sergio Citti (1977)
Ore 21.00 Il gatto di Luigi Comencini (1977)

Venerdì 8 marzo ’13
Ore 17.00 La presidentessa di Luciano Salce (1977)
Ore 19.00 Saxofone di Renato Pozzetto (1978)
Ore 21.00 Il petomane di Pasquale Festa Campanile (1983)

Sabato 9 marzo ’13
Ore 17.00 Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci (1980)
Ore 19.00 Aiutami a Sognare di Pupi Avati (1981)
Ore 21.15 Bello mio bellezza mia di Sergio Corbucci (1982)

Domenica 10 marzo ’13
Ore 17.00 Un uomo per bene di Maurizio Zaccaro (1999)
Ore 19.00 L’albero di Guernica di Fernando Arrabal (1975)
Ore 21.00 Orlando Furioso di Luca Ronconi (1973)

Martedì 12 marzo ’13
Ore 17.00 Dimenticare Venezia di Franco Brusati (1979)
Ore 19.00 Il buon soldato di Franco Brusati (1983)

Mercoledì 13 marzo ’13
Ore 17.00 Panni Sporchi di Mario Monicelli (1999)
Ore 19.00 Vieni via con me di Carlo Ventura (2005)
Ore 21.00 Lo chiameremo Andrea di Vittorio De Sica (1972)

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Giuseppe Taffarel Il documentario tra poetica dell’immagine e riscoperta delle radici perdute 29 gennaio – 2 febbraio 2012

Il 29 gennaio si apre al cinema Trevi, per proseguire in più spazi romani legati alla cultura del documentario, un omaggio al documentarista veneto Giuseppe Taffarel, scomparso il 9 aprile 2012 poco dopo aver festeggiato i novant’anni. L’omaggio, promosso da Officina Filmclub-Roma, vede in collaborazione Cineteca Nazionale, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio, Casa della Memoria e della Storia, le associazioni Apollo 11 e Cineclub Detour, e FUORI ORARIO – Rai Tre. L’evento è patrocinato dal DAMS di Padova e dal Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica dell’Università degli Studi di Padova, e realizzato in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna, Cineteca Lucana, Aniene Film Festival, Comune di Valstagna (VI).

Dopo aver combattuto nella Resistenza veneta nel ’43, insieme agli amici Emilio Vedova e Roberto Sonego, a circa 20 anni Taffarel si trasferisce a Roma dove si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica, partecipa alla scrittura di numerose sceneggiature e intraprende la carriera di attore cinematografico che lo vede in circa una ventina di titoli tra cui Achtung! Banditi! di Lizzani (1951). Alla fine degli anni ’40 collabora con Glauco Pellegrini e Rodolfo Sonego alla realizzazione di documentari ed è aiuto regia in Ceramiche umbre di Glauco Pellegrini (1949), il primo documentario sperimentale a colori della Ferraniacolor, prodotto dalla Lux Film. Nel 1960 – dopo aver teorizzato la nascita del “nuovo cinema documentario” con Antonioni e l’amico coetaneo Vittorio De Seta – dirige il suo primo film, La croce. Da allora fino all’inizio degli anni ’80, realizza oltre trecento documentari. In tutte le sue opere lo sguardo antropologico/etnografico confluisce nell’estetica dell’immagine, con momenti di assoluta liricità. La sua capacità di osservare la vita, afferrando i fili che collegano la storia del singolo essere umano alla grande storia dell’umanità, è riconoscibile in una ventina di cortometraggi di stile neorealista. Questi documentari possono essere considerati delle piccole perle nella storia del cinema, come i da poco restaurati e digitalizzati a cura del Comune di Vastagna Fazzoletti di terra (1962), L’alpino della Settima (1969) e Via Crucis (1972).

La giornata di apertura al cinema Trevi prevede alle 21.00 un incontro dal titolo Giuseppe Taffarel. Il documentario tra poetica dell’immagine e riscoperta delle radici perdute, che vedrà interventi di Enrico Colelli, Luigi Di Gianni, Michele Fornelli, Carlo Lizzani, Cecilia Mangini, Mirco Melanco, Andrea Meneghelli, Giuliano Montaldo. E anche le altre sedi vedranno numerose partecipazioni e testimonianze.

sedi:
Cinema Trevi (martedì 29 gennaio)
Apollo 11 (mercoledì 30 gennaio)
Archivio Audiovisivo Movimento Operaio (giovedì 31 gennaio)
Casa della Memoria e della Storia (venerdì 1° febbraio)
Cineclub Detour (sabato 2 febbraio)

Programma al cinema Trevi (ingresso gratuito):

ore 16.30

Ceramiche umbre di Glauco Pellegrini (1949, 10′)

Primo film documentario italiano a colori, prodotto dalla Lux Film, che si specializzò in quegli anni in una grande opera di divulgazione del patrimonio artistico italiano attraverso la realizzazione di numerosi documentari (per altro palestra cinematografica di registi, sceneggiatori, direttori della fotografia).

a seguire

Achtung! Banditi! (1951)

Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: C. Lizzani, Rodolfo Sonego, Giuseppe Dagnino, Ugo Pirro, Massimo Mida, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Giuliani G. De Negri; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Edith Bieber; musica: Mario Zafred; montaggio: Enzo Alfonsi; interpreti: Gina Lollobrigida, Andrea Checchi, Lamberto Maggiorani, Vittorio Duse, Giuseppe Taffarel, Bruno Berellini; origine: Italia; produzione: Cooperativa Spettatori Produttori Cinematografici; durata: 96′

Carlo Lizzani dirige un film che racconta la guerra partigiana combattuta sui pendii dell’Appennino ligure. Mentre Genova sta per essere liberata, un gruppo di partigiani tenta di rubare delle armi contenute all’interno di una fabbrica occupata dai nazisti. Nel film accanto a Gina Lollobrigida e Andrea Checchi sono protagonisti Giuseppe Taffarel (nel ruolo del Comandante Vento) e Giuliano Montaldo (nel ruolo del Commissario Lorenzo). Tra gli sceneggiatori del film il bellunese Rodolfo Sonego, compagno di Taffarel sia nella guerra partigiana sia nell’avventura che li vedrà emigrare verso Roma alla ricerca di un lavoro che, nel 1946, era piuttosto un’intuizione che una realistica avventura da affrontare.

ore 18.30

La montagna del sole di Giuseppe Taffarel (1966, 13′)

Il cortometraggio narra delle difficili condizioni di vita di una comunità di contadini montanari delle prealpi bellunesi-trevigiane alla metà degli anni Sessanta (quando il progresso industriale del nord-est era ancora un miraggio). Riuniti in un gruppo, che comprende anche dei bambini, sono costretti a risalire la ripida cima della montagna per tagliarne l’erba fino all’ultimo filo sulla roccia. Il fieno serve a nutrire i bovini, unica fonte di sopravvivenza durante il freddo inverno. Da ricordare la scena della discesa della slitta da un rapidissimo pendio e il rovesciamento della stessa con lo sbalzo dell’ottantenne protagonista (nella parte dell’ammalato portato a valle per le cure) coinvolto nella pericolosa caduta. La scena, filmata da Taffarel con un certo cinismo, porta sullo schermo il fatalismo di un’azione accaduta durante le riprese, ma non preventivata.

a seguire

Montegrappa ’44 di Giuseppe Taffarel (1966, 17′)

Il film ricostruisce le fasi del rastrellamento del Monte Grappa nel 1944 e la conseguente rappresaglia che costò la vita a 141 partigiani impiccati e 600 fucilati e deportati. Bassano del Grappa fu teatro allora dell’impiccagione dimostrativa di 31 partigiani. Nel documentario sono mostrati i parenti delle vittime, nelle loro case e in attività quotidiane, mentre la voce fuori campo restituisce le loro dichiarazioni. Oggi in molti portano ancora fiori sugli alberi, ma i giovani sembrano indifferenti, qualcuno ha disegnato una svastica su un muro.

a seguire

Via Crucis di Giuseppe Taffarel (1972, 17′)

Taffarel approfondisce il tema della silicosi, malattia che ha colpito centinaia di emigranti bellunesi nelle miniere del Nord Europa. Lo fa grazie alla testimonianza di un bambino che ogni giorno rimane per ore sulla tomba del padre di cui non ha memoria. Il ragazzo lo interroga e, misticamente, sente le risposte del genitore che gli risponde dall’oltretomba anche se la morte, nella sua crudeltà, non permette ritorni. La poetica del racconto si scontra, volutamente, con la cruda inchiesta sociale riguardante la malattia e il suo decorso, pressoché mortale, di numerosi bellunesi, ex emigrati, protagonisti del documentario.

a seguire

la proiezione prevista da programma di Sui sentieri del 18 (1975, 22′)

è sostituita dalla proiezione di L’ultimo contadino di Giuseppe Taffarel (1975, 18′)
La vita e il lavoro di una famiglia contadina di Auronzo, attraverso l’analisi della drammatica realtà determinata dallo spopolamento della montagna veneta; i piccoli centri sono abbandonati, a causa delle maggiori prospettive economiche offerte dalle città di pianura, con la perdita fatale di una dimensione culturale e sociale e di identità ben definite.

a seguire

La solitudine di Giuseppe Taffarel (1966, 23′)

Cortometraggio preparatorio a un lungometraggio non realizzato. La vita di un barbone a Roma. L’anziano suona la chitarra per strada tra i passanti. Sotto un ponte del Tevere si fa un letto di cartoni; una vecchia lo raggiunge, lava dei fazzoletti nel fiume e lui le si avvicina. La sera le propone di “fare società”, ma la mattina lei è scomparsa. Da sotto, vede sul ponte la vecchia allontanarsi con un uomo. Ancora scende al fiume dove alcuni ragazzi giocano a pallone. Dall’altro lato del fiume vede la vecchia che si prepara sotto il ponte per la notte, la chiama, lei non risponde.

a seguire

Il contadino che viene dal mare di Giuseppe Taffarel (1967, 13′)

Il film girato a Bagnara Calabra racconta la vita di due agricoltori obbligati alla faticosa realizzazione di campi a terrazzamento su pendii ripidissimi situati al di sopra del golfo, il cui mare riserva piccole fonti di guadagno ottenute dalla pesca artigianale. Il film si conclude con l’immagine della figlia del contadino intenta a studiare matematica. Il sogno del padre è che i suoi sacrifici possano permettere alla figlia di vivere una vita lontana dalle difficoltà di quel mondo contadino. Taffarel riesce a cogliere questo desiderio paterno con la poetica dell’immagine che lo contraddistingue.

ore 20.30

Giuseppe Taffarel – L’altro volto del neorealismo di Michele Fornelli e Enrico Colelli (2012, 30′)

Documentario biografico prodotto dal Laboratorio di videoscrittura del DAMS – Università di Padova, docente il prof. Mirco Melanco.

Con interviste, dichiarazioni e brani di numerosi suoi film, questo documentario biografico nasce da un lavoro di ricerca di oltre due anni e spiega l’opera di Giuseppe Taffarel. Attore, sceneggiatore e prolifico regista di documentari, l’autore ha vissuto a lungo sapendo ben guardare la vita degli altri, cercando di capire e cogliere i fili tra la piccola invisibile storia e la grande storia. Per questo oggi i suoi documentari rimangono come piccole perle nella storia del cinema, trasformando la vita e il dolore di persone comuni in poetica dell’immagine.

ore 21.00 Incontro su

Giuseppe Taffarel. Il documentario tra poetica dell’immagine e riscoperta delle radici perdute

con Enrico Colelli, Luigi Di Gianni, Michele Fornelli, Carlo Lizzani, Cecilia Mangini,

Mirco Melanco, Andrea Meneghelli, Giuliano Montaldo

ore 22.00

Fazzoletti di terra di Giuseppe Taffarel (1963, 13′)

In questo piccolo capolavoro molto amato dallo stesso Taffarel, il regista racconta la realtà contadina di una famiglia della Valbrenta, ispirandosi al concetto etico/morale ereditato dalla guerra partigiana che si fonda sul principio di giustizia sociale. Il cortometraggio spiega il logorante lavoro che i due coniugi protagonisti eseguono instancabilmente per sottrarre piccoli pezzi di terreno alla montagna per poi coltivarli a tabacco. L’insoddisfazione è un sentimento silenzioso, il duro lavoro.

a seguire

La croce di Giuseppe Taffarel (1960, 10′)

Il primo film diretto da Taffarel vede come protagonista la vita intima e segreta dei montanari noti per trasportare sulle spalle la croce, una grande slitta di legno, fino alla cima del monte Visentin. Dopo una marcia di circa sette ore, e con il sopraggiungere della neve, il protagonista raccoglie il fieno lasciato a essiccare lungo i pendii durante l’estate e lo porta a valle con la slitta, scendendo per sentieri impervi e pietrosi. Il contadino controlla la veloce discesa verso valle gestendo con abilità e fatica l’enorme peso che ha sulla schiena. Sono immagini di cruda realtà, girate con abilità tecnica ed estetica.

a seguire

Il ritorno di Barbagiovanni di Giuseppe Taffarel (1960, 10′)

Protagonista è il triste Giovanni Segat detto “Barba” che in veneto è un nomignolo ad indicare “vecchio zio”. Ex-minatore di Marcinelle in Belgio, malato di silicosi e ritornato a Fais, frazione montana in comune di Vittorio Veneto, in seguito alla morte della moglie Maria e del figlio Bepi. Giovanni, rimasto in compagnia della sola malattia, vive nel luogo natio carico di ricordi nostalgici. L’uomo sembra conscio che la sua realtà rimarrà tale fino alla morte.

a seguire

Un alpino della settima di Giuseppe Taffarel (1969, 18′)

È un documentario intimista la cui trama si basa sull’impossibile promessa che un figlio fa alla madre morente di trovare i resti del padre morto durante i combattimenti della Grande Guerra sui monti sovrastanti Auronzo di Cadore, tra i quali si esaltano per magnificenza le Tre Cime di Lavaredo. Le riprese panoramiche sono spettacolari, mentre il racconto parla della ricerca ossessiva e disperata del protagonista, dal momento che in una sola settimana, sul monte Piana, morirono circa quarantamila soldati. Il dolore dell’inutilità di una guerra tanto feroce quanto vana permea l’intero documentario.

a seguire

Il bosco delle castagne di Giuseppe Taffarel (1971, 19′)

La Resistenza partigiana nel bellunese è narrata nella sua più realistica atrocità. Taffarel da ex-partigiano racconta dei suoi compagni impiccati dalla rappresaglia nazista partendo proprio dal Bosco delle Castagne, sovrastante la città di Belluno, dove furono giustiziati suoi compagni nei primi mesi del 1945. Il racconto scava nella memoria del sacrificio di tanti ragazzi ventenni che sono morti per un ideale basato soprattutto sul concetto di giustizia sociale. Il film termina con le parole del Rettore dell’Università degli Studi di Padova Concetto Marchesi, antifascista militante.

Cinema Trevi, vicolo del puttarello, 25 – Roma

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Cinema Trevi, dal 15 al 23 Gennaio 2013, “Alberto Sordi, storia di un italiano (prima parte)”

Il prossimo febbraio saranno già 10 anni dalla scomparsa dell’Albertone Nazionale. Ed il Cinema Trevi proporrà la punta di quell’iceberg che è stata la sua produzione artistica.

Sono già passati dieci anni dalla scomparsa di quella maschera della commedia italiana che è stata Alberto Sordi. Nel corso della sua carriera la sua partecipazione come attore è stata una delle più prolifiche e proprio su questa vastità che il Cinema Trevi realizza nel decimo anniversario della sua scomparsa un’imponente rassegna divisa in due parti. La prima parte sarà proiettata da 15 al 23 gennaio 2013 e la seconda nel mese di febbraio in cui effettivamente cade la ricorrenza della sua scomparsa. Da alcuni osannato, da altri criticato, ma mai esule dall’essere osservato. La sua capacità di cogliere, restituire e forse anche compiacersi di quei difetti degli italiani per lui più che un lavoro e stata una missione. Ha fatto parte di quella generazione di attori e registi che hanno fatto grande il nostro cinema. Le sue commedie strappavano risate e poi la sciavano quell’amaro in bocca, perché i suoi personaggi non erano mai completamente buffi, o più verosimilmente la sua comicità veniva proprio da quell’alone di tristezza e miseria che gli girava intorno. In fondo si è sempre riso, guardando qualcuno che scivola su di una buccia di banana e mai quando sale sul carro dei vincitori. “Nessuno più di Sordi ha saputo caratterizzare così bene l’uomo medio…Sordi è riuscito a mettere in mostra il lato storto, ridicolo del carattere italiano e lo ha colpito. Ha fatto della satira che molti considerano crudele; secondo me invece questa satira nasce da una forza morale. […] E’ un attore comico che ha dentro tutta l’amarezza che s’indigna di fronte a vizi e vorrebbe che non esistessero. Allora colpisce e gode a frustare e, pur facendo della sua satira un po’ cattiva, moralizza”(Vittorio De Sica).

martedì 15 gennaio
ore 17.00 Casanova farebbe così di Carlo Ludovico Bragaglia (1942)
ore 19.00 Le miserie del signor Travet di Mario Soldati (1945)
ore 21.00 Il delitto di Giovanni Episcopo di Alberto Lattuada (1947)

mercoledì 16 gennaio
ore 17.00 Arrivano i dollari di Mario Costa (1957)
ore 19.00 La bella di Roma di Luigi Comencini (1955)
ore 21.00 Un eroe dei nostri tempi di Mario Monicelli (1955)

giovedì 17 gennaio
ore 17.00 Sotto il sole di Roma di Renato Castellani (1948)
ore 19.00 I vitelloni di Federico Fellini (1953)
ore 21.00 Lo sceicco bianco di Federico Fellini (1952)

venerdì 18 gennaio
ore 17.00 Mamma mia, che impressione di Roberto L. Bavarese (1951)
ore 19.00 Bravissimo di Luigi Filippo D’Amico (1955)
ore 21.00 Gastone di Mario Bonnard (1960)

sabato 19 gennaio
ore 17.00 Il moralista di Giorgio Bianchi (1959)
ore 19.00 Il seduttore di Franco Rossi (1954)
ore 21.00 Il diavolo di Gian Luigi Polidoro (1963)

domenica 20 gennaio
ore 17.00 Lo scapolo di Antonio Pietrangeli (1955)
ore 19.00 Vacanze d’inverno di Camillo Mastrocinque (1959)
ore 21.00 La grande guerra di Mario Monicelli (1959)

lunedì 21 gennaio
chiuso

martedì 22 gennaio
ore 17.00 I due amici di Guy Hamilton (1961)
ore 19.00 Tutti a casa di Luigi Comencini (1960)
ore 21.00 Una vita difficile di Dino Risi (1961)

Cinema Trevi – vicolo del Puttarello, 25 Roma – telefono: 066781206

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Omaggio a Ennio Flaiano presso il cinema Sala Trevi di Roma

La Sala Trevi di Roma – Cineteca Nazionale, rendere omaggio alla notevole produzione di Ennio Flaiano. Da martedì 18 dicembre 2012 a domenica 23 dicembre 2012

A quarant’anni esatti dalla sua scomparsa, il cinema Trevi lo celebra con un’ampia retrospettiva. Ennio Flaiano per sua stessa definizione è stato “Giornalista e sceneggiatore, autore anche di un romanzo. Scrittore minore satirico nell’Italia del Benessere”. Tra le sue qualifiche autoriali, lui stesso mette in seconda posizione, ciò che più gli ha dato visibilità. La sua produzione è stata vastissima e ricca di opere che sono state e sono tuttora oggetto di interesse in tutto il mondo. Basti pensare a titoli come, Peccato che sia una canaglia, La dolce vita o Tempo di uccidere tratto dal suo stesso romanzo che gli valse il “Premio Strega, 1947”. Difficilmente classificabile, spesso sfuggente, riusciva a cogliere l’essenza di ciò che lo circondava senza farsi coinvolgere. Diceva “Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso” è una delle innumerevoli battute che lo hanno reso celebre per il suo sarcasmo, sicuramente consapevole delle sue capacità lanciava frecciate ermetiche ai buoni intenditori che le avrebbero intese. La sua era una creatività inarrestabile e come spesso sono i geni, o vogliono farci credere, senza criterio. “Nelle sedute di sceneggiatura con Flaiano, tra chiacchiere, critiche e divagazioni sul soggetto, c’era da ricavare materia per condire dieci film; e sarebbe andato tutto perduto se fosse toccato a lui di ricavarne il succo. Ho fatto centinaia di riunioni di sceneggiatura con Flaiano […] ma di pagine scritte da lui ne ho viste ben poche”, così lo descriveva Suso Cecchi D’Amico. Spesso avanti sui tempi, così avanti da non essere capito dai più, come era successo per il suo “Un marziano a Roma” che non ottenne il successo sperato perché appunto troppo lungimirante, al punto che riletto adesso stupisce per la sua attualità. Autore tormentato tanto nel lavoro quanto nella vita, progetti ambiti e mai realizzati, una figlia affetta da una grave malattia, danno a Flaiano quel carico di inquietudini che lo consacra definitivamente all’arte.

martedì 18 dicembre 2012
Ore 17.00 La freccia nel fianco, 1951 di Alberto Lattuada
Ore 19.00 Roma città libera, 1946 di Marcello Paglero
Ore 21.00 Fuga in Francia, 1948 di Mario Soldati

mercoledì 19 dicembre 2012
ore 17.00 Parigi è sempre Parigi, 1951 di Luciano Emmer
ore 19.00 Guardie e ladri, 1951 di Mario Monicelli e Steno
ore 21.00 Il bidone, 1955 di Federico Fellini

giovedì 20 dicembre 2012
ore 17.00 Peccato che sia una canaglia, 1954 di Alessandro Blasetti
ore 19.00 Le notti di Cabiria, 1957 di Federico Fellini
ore 21.00 La ragazza in vetrina, 1961 di Luciano Emmer

venerdì 21 dicembre 2012
ore 17.00 La romana, 1954 di Luigi Zampa
ore 19.00 Dov’è la libertà, 1954 di Roberto Rossellini
ore 21.00 Calabuig, 1956 di Luis G. Berlanga

sabato 22 dicembre 2012
ore 17.00 Giulietta degli Spiriti, 1965 di Federico Fellini
ore 19.30 La dolce vita, 1960 di Federico Fellini
a seguire Le tentazioni del dottor Antonio (episodio da Boccaccio’70), 1962 di Federico Fellini

domenica 23 dicembre 2012
ore 17.00 Un amore a Roma, 1960 di Dino Risi
ore 19.00 Colpo rovente, 1970 di Piero Buffi
ore 21.00 Tempo di uccidere, 1989 di Giuliano Montalto

Cinema Trevi – vicolo del Puttarello, 25 Roma – telefono: 066781206

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Petri e Zurlini, ovvero come gli opposti si attraggono

I due registi in programma al Cinema Trevi il 12 e 13 dicembre 2012
Sono passati trent’anni dalla scomparsa dei maestri Vittorio Zurlini ed Elio Petri. In questa ricorrenza, la sala Trevi in collaborazione con la Cineteca Nazionale dedica ad entrambi una mini-retrospettiva, rispettivamente mercoledì 12 dicembre 2012 a Vittorio Zurlini e giovedì 13 dicembre a Elio Petri. Due rette parallele che si incrociano all’interno della sala Trevi. Due registi apparentemente contrapposti: il primo inizia giovanissimo a percorrere il tortuoso sentiero cinematografico e nonostante i suoi successi, le sue idee lo costringeranno ad un ruolo da outsider. Infatti, le produzioni che lo affiancheranno saranno spesso emergenti, ma questo non gli impedirà di mietere consensi tanto tra le fila del pubblico quanto tra quelle della critica. Le sue sono scelte narrative forti, dettate dall’impegno civile che lo costringeranno ad alternare momenti di successo, a momenti di silenzio. Vittorio Zurlini, diverso per formazione, per approccio, per fonti di ispirazione, ha condotto, un vita artistica apparentemente opposta a quella di Petri, ma non così tanto in fin dei conti. Si forma prima al C.U.T di Roma, poi al Piccolo di Milano. I suoi progetti avranno spesso un’origine letteraria, ed avrà modo di lavorare affiancato dalle più illustri produzioni della sua epoca, consentendogli di portare a casa dei premi prestigiosi come, nel 1962 il “Leone d’oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia” perCronaca Familiare. L’ ironia della sorte ha voluto che questi due maestri, apparentemente così diversi scomparissero ad appena due settimane l’uno dall’altro.

Il programma di mercoledì 12 prevede a partire dalleore 17.00, Estate Violenta (1959), è il film con cui Zurlini lega il suo nome a quello della Titanus. Ambientato a Riccione, durante la seconda guerra mondiale. Carlo (Jean Louis Trintignant) è uno studente universitario, che grazie al rinvio per motivi di studio e alle amicizie del padre, un gerarca fascista, riesce ad evitare di partire per il fronte. Roberta (Eleonora Rossi Drago) è una giovane vedova, sfollata anche lei in quell’ameno luogo insieme alla figlia e la madre. I due si conoscono in maniera del tutto casuale, ed intraprendono una relazione dapprima clandestina e poi esplicitata che desta un certo scandalo, e porterà i due ad un’assunzione di responsabilità che li spingerà a separarsi. Eleonora Rossi Drago (Roberta) per questa sua interpretazione riceverà il “Nastro d’argento come miglior attrice,1960”. Alle ore 19.00 La ragazza con la valigia (1961) anche questa pellicola è prodotta dalla Titanus. Aida (Claudia Cardinale) è una ragazza“facile”, che durante un’estate di corteggiamenti e raggiri trova al suo fianco Lorenzo (Jacques Perrin), un sedicenne perdutamente innamorato di lei che come gli altri, scoperta la natura facile della ragazza, decide di abbandonarla al suo destino. Alle 21.15 La prima notte di quiete (1972), Daniele (Alain Delon) è un giovane supplente di lettere dall’aspetto bohèmien, con un oscuro passato, Vanina (Sonia Petrova) è una sua allieva, attraente e brillante con un passato non meno turpe del suo docente. I due intraprendono una tormentata storia d’amore, che culminerà in un tragico epilogo. Filo conduttore di queste tre storie sono i luoghi, la riviera Romagnola, luogo caro a Zurlini, che fa da sfondo a tutti e tre i film. L’inquietudine dei protagonisti, sono alla base del lavoro di ricerca artistica, su cui Zurlini fonda la sua impronta narrativa. Giovedì 13 dicembre è il turno di Petri. La retrospettiva a lui dedicata si apre alle 17.00, con A ciascuno il suo (1967), tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia e magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté. Il film è un giallo tipicamente siciliano, all’interno del quale si muovono personaggi omertosi, malavitosi legati ad apparenti persone perbene. Insignito di numerosi premi, come la “Palma d’oro a Cannes per la sceneggiatura, 1967” e ben quattro “Nastri d’argento, 1968”alla regia, alla sceneggiatura, al miglior attore protagonista e al miglior attore non protagonista. Il film segna l’inizio del sodalizio tra due uomini schierati politicamente e socialmente, da un lato, l’attento Petri, dall’altro il camaleontico Volonté che proprio sotto la regia di Petri darà vita al personaggio che più gli diede affermazione come attore mimetico. http://www.youtube.com/watch?v=P13mbOMaIrU
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, (1970), in programma alle ore 19.00. “Ci avevano detto che saremmo finiti in carcere, un’autentica bomba.”Questa fu la dichiarazione di Ugo Pirri, che firmò la sceneggiatura insieme a Petri, ricordando l’uscita in sala del film. La pellicola racconta la vicenda di un Commissario di polizia (Volontè) che per futili motivi uccide la sua amante e dissemina sul luogo del delitto numerosi indizi. Pur quando sia innegabile il coinvolgimento del Commissario nell’omicidio, l’apparato di cui fa parte si rifiuta di vederlo, ed anzi lo promuove. L’opera di Petri, fu un vero e proprio caso mediatico, perché non solo attaccava aspramente un’istituzione pubblica come la Polizia di Stato, ma pure perché uscì nelle sale poco dopo la “Strage di Piazza Fontana” e la morte di Pinelli.

Il quotidiano “Lotta Continua” sosteneva che il personaggio interpretato da Volontè, traesse ispirazione dalla figura del Comm. Calabresi. L’incredibile successo riscosso dal film, permise a Petri e Volontè di concorrere e vincere, per le rispettive categorie, i premi più ambiti a cui un’artista cinematografico possa ambire. “Oscar come miglior film straniero, 1971”, “Gran premio della giuria di Cannes, 1970”, “Nastro d’Argento miglior regia, 1971”, “Nastro d’Argento miglior attore protagonista, 1971”,“David di Donatello miglior attore protagonista, 1970”, “David di Donatello miglior regia, 1970”. A chiudere la rassegna dedicata a Petri, alle ore 21.15, verrà proiettato Buone notizie (1979), un giallo a tratti grottesco con Giancarlo Gianni, Angela Molina e Paolo Bonacelli. Il film prodotto insieme allo stesso Giannini, sarà anche l’ultima pellicola girata dal maestro che faceva tanto parlare di se, senza voler parlare di se.

Cinema Trevi – vicolo del Puttarello, 25 Roma – telefono: 066781206

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