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Tiffany in piazza: consumismo o stile?

L’idea innovativa dell’ufficio Marketing di Tiffany Italia è stata quella di far realizzare una boutique in piazza Duomo a Milano, alla base dell’albero di Natale che, come tutti gli anni, viene allestito nel periodo di Natale.
La proposta è stata presentata al Comune di Milano, e ovviamente alcuni si sono detti a favore e altri contro.

Le principali accuse hanno riguardato l’impatto visivo e l’ostentazione della ricchezza, in un periodo di crisi economica.
Riguardo al primo punto, mi sembra che l’idea di richiamare con la forma della struttura i pacchi Natalizi renda il tutto molto integrato con l’ambiente e con l’elemento dell’albero di Natale, che sarebbe stato comunque presente (ogni anno è finanziato da una società sponsor). Il colore verde acqua del Brand non attrae così tanto l’attenzione da portare in secondo piano il Duomo; e poi si potrebbe non esserne colpiti?… la facciata appena ristrutturata lascia veramente senza fiato.
Tra i sostenitori troviamo l’assessore all’arredo urbano, Maurizio Cadeo «L’unica cosa che so – ha dichiarato il 3 dicembre – è che domani, come promesso ai milanesi, accenderò l’albero in piazza Duomo e tutte le altre installazioni luminose del festival Led».
Il sindaco Moratti, all’inizio contrario, aveva permesso l’esposizione dei prodotti all’interno, ma vietato la possibilità di acquisto. All’inaugurazione, infatti, i clienti che hanno scelto di acquistare si sono dovuti poi recare presso il vicino punto vendita, per il ritiro della merce e il pagamento.

I nostri commenti sull’evento nell’area news di creativi quadrati

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Pollock: genialità o furbizia?

In questo periodo Il Moma di New York dedica una esposizione a Pollock artista concettuale che fa sempre riflettere su cosa è arte e cosa non lo è.
Per introdurre questo tema ecco un aneddoto di vita familiare:
Una volta chiamò la moglie nel suo studio a Springs, Long Island, per farle vedere ciò che aveva appena fatto e le chiese: “è un quadro?” Non “è un buon quadro o un grande quadro”: non era nemmeno certo che fosse un quadro! Questo fatto chiarisce quanto lui e i suoi colleghi fossero all’avanguardia e stessero lavorando ai confini di un territorio inesplorato.
Kandinsky (link wikipedia) circa 30 anni prima sosteneva che il punto è l’elemento originario della pittura e specialmente della grafica.
Ogni opera pittorica o grafica è formata da punti, linee e superfici di fondo. Quello che fa la differenza non è la scelta o la tipologia degli elementi compositivi ma la tensione interna dell’opera.
Secondo questa visione, può essere definita arte la homepage di un sito tanto come un quadro.
Kandinsky scrisse “le opere si distinguono da una combinazione casuale di forme per la loro espressione compositiva, cioè la somma internamente organizzata delle tensioni necessarie”. Può ancora adesso essere considerata veramente una regola per scindere tra un lavoro meccanico-tecnico e un’opera che esprime idee, un’opera unica, viva. Che faccia emozionare.
E’ chiaro che per il quadro generare emozioni è l’unico scopo, mentre nel design l’estetica è intrinsecamente legata al suo aspetto funzionale.
La difficoltà, in questo caso, è riuscire a conciliare la tensione interna dell’opera con il risultato comunicativo (link comunicazione strategica). Ci sono elementi funzionali che devono essere comprensibili e utilizzabili, senza rovinare le proporzioni dell’insieme.
Il fatto funzionale però può essere ridotto a degli standard ed essere verificato da dei test, la qualità artistica no.
Solo alcune persone oltre all’elemento funzionale apprezzano anche quello non materiale, per gli altri l’arte non esiste.
Alcuni teorici dell’arte del passato dividevano il campo della pittura da quello della grafica per l’origine tecnica, la grafica antica veniva realizzata attraverso matrici esempi sono la litografia la serigrafia ecc
Distinguevano infatti le opere puramente fate a mano da quelle stampate, figuriamoci adesso con tutte le tecnologie che gli artisti hanno a disposizione quante sottocategorie creerebbero.

Se siete interessati ad approfondire questi argomenti e vi ho incuriosito abbastanza sicuramente vi risulterà illuminante la lettura di punto linea superfice di Kandinsky.

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La tavoletta grafica è utile?

Come in tutti i lavori creativi la parte più difficile è portare dalla visione mentale alla realtà l’idea che si ha avuto spesso realizziamo varie soluzioni non soddisfacenti prima di arrivare alla definitiva. Questo causa un enorme perdita di tempo e un aumento dello stress lavorativo perché le consegne si sa vanno sempre finite per ieri.

Alcuni strumenti possono però aiutare, noi di CQ abbiamo provato ad inserire nelle fasi di progetto l’elaborazione di schizzi realizzati con la tavoletta grafica anche se ormai la tendenza è quella di eliminare il disegno manuale.

Il messaggio dato da alcune università di design infatti, è che il primo passaggio progettuale del disegno non è essenziale. Questa corrente degli ultimi 10 anni sminuiva il disegno considerandolo un metodo superato dalla tecnologia e ha portato all’eliminazione dei corsi di studio di disegno dal vivo (mano libera) che sviluppano la capacità di disegnare senza strumenti come il compasso o il righello la squadra ecc.
Sono stati mantenuti solo pochi corsi di disegno tecnico (geometria descrittiva) gli altri sono stati sostituiti con corsi di software di fotoritocco, impaginazione, 3D e rendering.
Il disegno ora, nei casi in cui viene usato, è solo per un uso interno, per chiarirsi le idee, sia perché non è integrato con le fasi di progettazione sia perché non si è capaci di improvvisare.
L’abilità nel disegno ha invece due grandi valori: uno concettuale l’altro pratico.
Quella concettuale è che sviluppa la parte destra del cervello, legata alle funzioni intuitive, sintetiche, analogiche e spaziali, tipiche dei processi creativi.
Dal punto di vista pratico invece non si ha più l’abilità di farsi comprendere. Mostrare le proprie idee/soluzioni in poco tempo al cliente , al modellista o al resto del team di lavoro durante un brainstorming (link a strategic design di CQ). Chi avrebbe il coraggio di eseguire uno schizzo alla lavagna davanti a tutti? Eppure sarebbe la soluzione più rapida e semplice.
Uno aiuto alla risoluzione di questi problemi è dato dalla nuova generazione di tavolette grafiche in commercio negli ultimi tempi.
La mia esperienza viene dal modello della wacom in formato A4 acquistato l’anno scorso.
Devo dire che il suo uso fa riprendere anche se in modo diverso la confidenza con una penna invece che con un mouse e invoglia a cimentarcisi.
Sono così sensibili che generano un tratto sul video di uno spessore proporzionato alla pressione. Anche la punta della penna può essere scelta a seconda del risultato che si vuole ottenere.
L’esperienza è molto coinvolgente e dopo un breve periodo di pratica in cui ci si abitua a non guardare il foglio/tavoletta ma direttamente il video si hanno dei risultati paragonabili a quelli su carta con la comodità di non dover essere scansionati.
Noi usiamo la tavoletta accoppiata ad un software di grafica professionale come Adobe Photoshop per aumentare le possibilità di simulare differenti tipi di tratti e carte. Sconsigliamo invece di usarla in sostituzione del mouse, se non in una prima fase di esercizio, perché rallenta il lavoro.

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COME DIVENTARE ARTISTI

Forse vi sarà capitato di chiedere a qualcuno che disegnava molto bene dei consigli o delle tecniche per migliorare e aver ricevuto la risposta: “non so come faccio…” “mi viene istintivo..”  ecc

Questo per chi vuol cominciare è molto disincentivante e rischia di allontanare persone che invece potrebbero riuscire, facendogli credere di non essre portati per il disegno.
Non c’è niente di magico o d’innato! Studi scientifici confermano che è qualcosa di più profondo è una diversa capacità visivo-percettiva che alcuni possiedono e altri possono allenare.
Non bisogna quindi focalizzarsi sulla mano ma sulla vista.
E’ il particolare modo di vedere e memorizzare che permette la riproduzione e l’eventuale elaborazione personale.
Come per un pianista la manualità aiuta, ma è l’orecchio ad essere fondamentale.
Tutti noi abbiamo un potenziale creativo e quindi la possibilità di esprimerlo nel disegno basta capire quale è il processo per farlo emergere.
Vi è una teoria, brillantemente illustrata da Betty Edwards dell’Università della California. La professoressa Edwards che insegna disegno all’università ha voluto approfondire anche la parte scientifica del processo perché vedeva che alcuni malgrado l’impegno non avevano nessun risultato.
Come tutti sanno, il cervello è diviso in due emisferi: quello di destra controlla la parte sinistra del corpo e quello di sinistra la parte destra. Le funzioni e quindi i processi cognitivi però sono molto diversi.
Da ricerche svolte nel 1970 da Jene Levy emerse che l’emisfero destro ha un modo di elaborare rapido, sintetico, spazio-percettivo, mentre il sinistro è logico e analitico.
Ricerche svolte negli ultimi anni hanno confermato questa tesi: i due emisferi lavorano effettivamente in maniera diversa, a volte si dividono i compiti, altre interferiscono entrando in conflitto.
Nel caso del disegno che è una capacità spazio percettiva, chi riesce a concentrarsi e ottenere un buon risultato è perché usa la parte destra isolando la sinistra.
Vi sono mai capitate illuminazioni improvvise? bè queste derivano dall’emisfero destro.
Per sviluppare questo emisfero non bisogna fare interferire il sinistro! Non è facile ma con dei semplici esercizi si può allenare la mente.
Se vi interessano queste tecniche potete trovare delle applicazioni sul libro “disegnare con la parte destra del cervello” edito Longanesi & co
Quello che è importante è capire che tutti possono riuscire a sbloccarsi e arrivare a esprimere le loro idee o emozioni attraverso dei disegni o addirittura svolgere un lavoro creativo tanto sognato come noi di Creativi Quadrati.

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