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vitamina b12: gli alimenti che la contengono e perchè è importante in gravidanza

La vitamina b12 è una preziosa sostanza “tuttofare” del nostro organismo. Una sua carenza è causa di stanchezza cronica, debolezza, depressione, perdita di energia e anemia megaloblastica. Questi sintomi vanno interpretati come una richiesta d’aiuto espressa dal corpo umano, che se ignorati possono degenerare in danni neurologici molto più seri.

Forse qualcuno si starà già preoccupando e in questo momento vorrà sapere dove e come reperire il proprio personale serbatoio di vitamina b12; niente paura, la vitamina b12 è sintetizzata da speciali batteri che si trovano in alimenti di uso quotidiano. Chiunque segua una dieta equilibrata e ben bilanciata – a meno di gravi patologie pregresse – ha già le sue fresche scorte di vitamina b12 accumulate nel fegato, l’organo che funge da “magazzino” di  b12.

Gli alimenti in cui trovare la vitamina b12 sono essenzialmente quelli di derivazione animale che oltre alle carni comprendono dunque anche le uova e i latticini. La vitamina b12 NON è presente nei vegetali, questo significa che chi osserva un regime alimentare di stampo vegano dovrebbe tenere sotto controllo i propri valori.

Una persona in salute, in media ha bisogno di 2,4 mg di vitamina b12 al giorno. Nelle donne in gravidanza il fabbisogno sale leggermente fino a 2,6 mentre nel periodo dell’allattamento la richiesta dell’organismo della madre è di 2,8 mg.
Le fonti in assoluto più ricche di vitamina b12 sono i molluschi come le vongole e il fegato animale:
In un piatto di 100 grammi di vongole cotte ci sono  84 mg di vitamina b12.

Davvero parecchio se si considera che a noi ne bastano tre al giorno per ritenerci soddisfatti. La vitamina b12 tuttavia non è tossica, pertanto bisogna preoccuparsi più della sua mancanza che di un eccesso. Il corpo umano è in grado di sbarazzarsi della quantità di cui non ha bisogno tramite le urine e di immagazzinare nel fegato le e preziose scorte da cui attingere in periodi di carenza. In un uomo e una donna in salute possono trascorrere anche più di 10 anni prima che si manifestino i sintomi di una carenza, proprio perchè anche se non  assunta direttamente dagli alimenti, essa si trova già “in noi”.
Anche i vegani possono ricavare la vitamina di cui hanno bisogno nutrendosi di alimenti fortificati. Per lo più si tratta di cereali e pietanze alla soia, la cui dose di vitamina b12 aggiunta è riportata nell’etichetta del prodotto.

Vitamina b12 nel primo trimestre di gravidanza: effetti benefici sui neonati

Da uno studio realizzato nei paesi bassi e pubblicato sulla rivista Early human develpoment, condotto su circa 3000 madri, è emerso che i figli di donne con valori di vitamina b12 nella norma piangono meno di quelli le cui madri manifestano carenze. Il periodo “fatale” risulterebbe essere il primo trimestre di gravidanza, durante il quale un deficit di vitamina b12 potrebbe “segnare” il carattere del nascituro.

In media, il 5% delle madri con deficit di b12 ha partorito figli che piangevano molto, contro l’1% delle mamme in salute. eccesso

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I sintomi più comuni nella sindrome di Turner

Sterilità e un’altezza inferiore alla media sono segnali associabili a numerose condizioni, oltre che difetti fisici di eziologia non patologica.
Quando insieme alla sterilità e alla bassa statura si osservano anche malformazioni alla forma del torace, collo palmato, attaccatura dei capelli bassa, numerosi nei e il paziente lamenta frequenti infezioni al tratto uditivo, potremmo essere in presenza della cosiddetta sindrome di Turner, una malattia genetica rara che affligge la popolazione femminile.

La sindrome di Turner è provocata dall’assenza di uno dei due cromosomi sessuali nel feto, ed è rilevabile già in fase embrionale mediante amniocentesi o prelievo dei villi. Va al tempo stesso evidenziato come la diagnosi prenatale sia di fatto abbastanza infrequente, poiché dai comuni test effettuati nei primi trimestri di gravidanza le particolarità delle “Turner” non risaltano lampantemente.
Anche nella prima infanzia la sintomatologia può erroneamente essere attribuita a particolarità  dell’individuo e anomalie fisiche di natura benigna. L’altezza, che in una ragazza con sindrome di Turner si arresta mediamente sempre sotto il metro e cinquanta, nei primi tre anni di vita osserva un corso regolare. Solamente dopo qualche anno vengono riscontrati i primi rallentamenti allarmanti che spingono i genitori a interrogarsene.

Tuttavia è con il sopraggiungere della pubertà che i sintomi della sindrome di Turner divengono abbastanza invalidanti da non poter più essere ignorati. Le ragazze non presentano i caratteristici tratti sessuali, il seno non sviluppato, in alcuni casi la peluria più ispida e folta della norma.
Costituisce valore aggiunto per una diagnosi l’assenza di mestruazioni in corrispondenza del quattordicesimo anno d’età. L’amenorrea è il segnale che convince i genitori a rivolgersi a uno specialista endocrinologo. Quando – ma i casi sono estremamente rari – per qualche motivo la diagnosi non dovesse arrivare nella pubertà, fattore discriminante per individuare la sindrome di Turner è la sterilità. La sterilità è il sintomo più frequente nelle donne Turner, che lascia poco spazio ad altre ipotesi.

Il quadro generale dei sintomi è comunque soggetto a variazioni da soggetto a soggetto. Alcune pazienti manifestano difetti congeniti cardiaci e una pressione sanguigna alta. Il diabete di secondo tipo è stato osservato con minor incidenza, ma in rapporto alla popolazione sana la frequenza è maggiore.
Psicologicamente vi sono alcuni elementi, quali la tendenza all’isolamento, insicurezza cronica, disturbi dell’ attenzione, scarsa propensione alle materie matematiche,  che possono essere associati alla sindrome di Turner, ma che rientrano in una sintomatologia già riscontrata nello studio di molteplici patologie.

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