FS, Gianfranco Battisti: “2019, il migliore anno della storia del Gruppo”
Ricavi e utile netto da record per la società guidata da Gianfranco Battisti. Il Gruppo conferma la volontà di investire nel Paese, coniugando sia crescita che sostenibilità.
Progetti per strade e ferrovie: il Piano di Gianfranco Battisti
Ferrovie dello Stato si riconferma come una delle società italiane più solide. Il Gruppo guidato da Gianfranco Battisti ha infatti registrato un 2019 estremamente positivo, definito dall’Amministratore Delegato come “il migliore della storia”. Un risultato raggiunto grazie alla razionalizzazione dei costi e alla crescita dei ricavi operativi, con un incremento complessivo del 3%, ossia 363 milioni di euro in più rispetto al bilancio precedente. Ma gli obiettivi di Ferrovie non si fermano, soprattutto in considerazione della crisi causata dall’emergenza sanitaria. “La vera sfida è il 2020 che la pandemia rischia di rendere uno dei più difficili per l’economia italiana. Per questo la società che gestisce i treni italiani si sta preparando alla ripresa con l’accelerazione del piano di investimenti sulle infrastrutture ferroviarie e sulle strade. Si tratta di 20 miliardi di euro – ha dichiarato Gianfranco Battisti – già nel Piano Industriale che saranno spesi con la velocizzazione delle gare e degli appalti”. Un investimento che verrà finalizzato entro il 2020 e che andrà a sostenere lo sviluppo dei settori trasporto, infrastruttura e logistica.
Trasformazione digitale e sicurezza: la strategia di Gianfranco Battisti
La crescita di FS nel 2019 ha avuto il merito di sostenere il PIL italiano, le cui previsioni non sono di certo rosee, ma allo stesso tempo, illustra Gianfranco Battisti, ha inciso anche sulla sostenibilità: “Con un valore economico distribuito pari a 10,2 miliardi di euro, un contributo dell’1,4% al Pil italiano e minori emissioni pari a 2,6 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera”. Adesso, oltre agli investimenti annunciati, la strategia di Ferrovie dello Stato verterà su digitale e sicurezza, in modo da riuscire a tenere il passo in un settore profondamente sconvolto dalla pandemia. I pilastri: la ricerca di misure preventive sempre più efficaci da un lato e l’aggiornamento della customer experience dall’altro. Attraverso questi cambiamenti, conclude Gianfranco Battisti, il Gruppo proseguirà gli obiettivi del Piano Industriale 2019 – 2023 cercando di integrare sia la trasformazione digitale che la transizione verde: con l’augurio che tali misure possano riportare l’economia del Paese sui giusti binari.
Il noleggio a lungo termine: la soluzione che sta conquistando il mercato dell’auto
È cosa nota. Il mercato dell’auto è una delle arene più competitive in assoluto. Per rimanere in gioco bisogna continuare a fare scommesse rischiose, perché la posta in gioco ha un buon numero di zeri. Non sorprende quindi che i player storici pianifichino fusioni e che i nuovi attori (sul mercato occidentale) abbiano le spalle coperte già prima di entrare, come la Tesla di Elon Musk e i colossi cinesi come Great Wall.
Eppure c’è un settore che continua a crescere con costanza e che rappresenta un investimento sicuro per i produttori: è il mercato del noleggio a lungo termine.
Ma per capire perché dobbiamo fare un passo indietro.
Breve storia del mercato dell’automotive
Per gran parte della sua storia, il mercato dell’automobile è stato dominato essenzialmente da un solo modello di business: l’acquisto. E se guardiamo indietro, è ben comprensibile il perché.
In Europa, e ancor prima in America, con la fine della seconda guerra mondiale e il susseguente arrivo del boom economico si sono schiuse le porte di un mercato sterminato. Centinaia di milioni di persone che desideravano un auto per uso proprio, avevano finalmente i mezzi economici per acquistarla. La domanda sembrava inesauribile, i profitti destinati a salire. Erano i tempi in cui la FIAT assumeva gli operai appena scendevano dal treno, in cui si costruivano le autostrade, in cui la benzina costava poco e i costi di produzione erano estremamente contenuti.
Pian piano però la situazione è cambiata, e il mercato è giunto a maturazione. I costi di produzione e la concorrenza per le case produttrici sono cresciuti, la domanda dei clienti è calata a fronte di un’offerta sempre maggiore e diversificata. Comprensibilmente, l’acquisto è diventata una scelta sempre più ponderata da parte di un cliente sempre più informato: “Quanto mi costerà questa auto nei prossimi 5 anni?”; “Se decido di cambiarla, riuscirò a venderla?”; “L’uso che intendo farne giustifica l’acquisto?”.
Il noleggio a lungo termine
Detto questo, diventa più facile capire il successo crescente del lungo termine. È infatti una formula che viene incontro alle esigenze dei clienti in un mercato saturo di diverse soluzioni. Ma come funziona?
Essenzialmente come il noleggio normale su un periodo di tempo più lungo. Il cliente non entra in possesso della macchina, ma la prende, appunto, a noleggio dietro il pagamento di un canone mensile. È una scelta per lui vantaggiosa per almeno quattro motivi:
- Delega scartoffie burocratiche e parte delle spese al noleggiatore: assicurazioni, bolli, tagliandi e manutenzione
- Non deve preoccuparsi della svalutazione dell’usato, non essendo di sua proprietà
- L’auto sarà sempre affidabile a livello tecnico e non ci saranno costi extra
- È una formula flessibile. Il cliente ha un contratto da cui può recedere quando vuole.
Le case automobilistiche invece guadagnano soddisfacendo una domanda di auto che non si allinea all’acquisto tradizionale. E possono tarare la propria produzione tenendo conto di questa esigenza del mercato, producendo meno e in maniera mirata.
In questo modello di business un ruolo chiave è giocato infine dall’intermediario. Le case automobilistiche non sono naturalmente in grado di accogliere e processare in maniera diretta le richieste dei clienti: sarebbero troppe e troppo impegnative da seguire nel dettaglio. Come per la vendita devono appoggiarsi ad un concessionario, che unisca expertise tecnico e conoscenza del territorio. Qui entrano in campo attori come Gimax, l’azienda torinese che ha fatto del noleggio lungo termine a torino uno dei punti di forza del suo business. Ponendosi tra cliente e produttore, riesce a coniugare le richieste specifiche del primo con l’offerta del secondo in modo da trovare la soluzione migliore per entrambi.
Energia, il valore delle infrastrutture per l’Italia: webinar con Stefano Donnarumma, AD di Terna
Accorciare e rendere certe le tempistiche autorizzative per far ripartire l’economia con gli investimenti: le parole dell’AD e DG di Terna Stefano Donnarumma, intervenuto lo scorso 22 luglio nel corso del webinar “Infrastrutture energetiche per la ripresa dell’Italia e per lo sviluppo del Mediterraneo”.
Terna, l’AD e DG Stefano Donnarumma: i nostri investimenti per una ripartenza all’insegna della sostenibilità
Il valore delle infrastrutture energetiche per lo sviluppo del Mediterraneo e la ripresa dell’Italia: l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna Stefano Donnarumma ne ha parlato lo scorso 22 luglio intervenendo al webinar organizzato da Confindustria Energia sul tema. L’AD ha evidenziato l’importanza di contribuire ad accelerare gli investimenti infrastrutturali nell’ottica di far ripartire il Paese: “I nostri progetti di sviluppo per un sistema elettrico sicuro, efficiente e decarbonizzato rappresentano un immediato volano per l’economia italiana”. Basterebbe lasciar parlare i numeri: come rileva Stefano Donnarumma “ogni miliardo di investimenti realizzato da Terna ne genera circa 3 di Pil” oltre a creare “svariate centinaia di posti di lavoro”. Oggi però “un nostro progetto importante si conclude in circa 10 anni, di cui 7 di autorizzazioni e 3 di realizzazione”. È quindi nell’interesse di tutti “accorciare e rendere certe le tempistiche autorizzative”: questo l’auspicio che l’AD e DG di Terna ha lanciato nel corso del suo intervento. In merito durante il webinar si è parlato anche dell’eventuale piano di investimenti per il Sud su cui il gruppo è al lavoro insieme a Snam e CDP: “Un possibile intervento da cinque miliardi potrebbe generare sino a diecimila posti di lavoro, tra diretti e indotto, proprio nelle regioni dove ce n’è più bisogno”.
Il ruolo dell’Italia quale hub energetico del Mediterraneo: l’impegno di Terna nelle parole di Stefano Donnarumma
“Terna giocherà un ruolo chiave nella transizione energetica anche grazie allo sviluppo delle interconnessioni con l’estero, che permetteranno al nostro Paese di rafforzare il proprio ruolo quale hub energetico del Mediterraneo”: lo ha sottolineato nel corso del webinar di Confindustria Energia “Infrastrutture energetiche per la ripresa dell’Italia e per lo sviluppo del Mediterraneo” l’AD e DG Stefano Donnarumma. “Dobbiamo sempre guardare alla prospettiva dello sviluppo delle fonti rinnovabili con senso etico e la volontà di creare un mondo più sostenibile” ha aggiunto l’AD facendo notare come ci siano “le possibilità ma bisogna essere molto bravi a farlo”. In questa prospettiva Terna ha predisposto nei prossimi dieci anni oltre 14 miliardi di euro di investimenti per lo sviluppo e l’ammodernamento della rete di trasmissione elettrica nazionale: l’ottica è di abilitare la transizione energetica e favorire la piena integrazione delle rinnovabili in un sistema sempre più complesso. Per raggiungere l’obiettivo è altrettanto necessario però, come indicato dall’AD Stefano Donnarumma, accelerare ulteriormente sulla digitalizzazione: parte di queste risorse si riverserà in questo ambito.
Delivery di Qualità il Catering Ritorna alle Origini per Salvarsi dal Lockdown
Il delivery una parola che negli ultimi anni si è fatta largo nel settore della ristorazione a domicilio grazie anche ad un vecchio paradigma rilanciato da Internet.
Nell’anno del lockdown il delivery è stato consacrato come uno dei settori del rilancio di una economia sprofondata a favore del distanziamento e delle regole che sono state introdotte un po’ ovunque a causa del lockdown imposto.
Analizzando meglio si scopre che il delivery non è altro che la versione light del catering, un servizio che ha origine sulle prime lunghe tratte ferroviarie durante le quali era necessario fornire un sostentamento alimentare ai passeggeri.
Il catering si è diffuso rapidamente fin dai suoi primi utilizzi, in quanto in grado di soddisfare le necessità alimentari in luoghi e in situazioni in cui non vi era altra possibilità.
Negli ultimi anni questo settore della ristorazione era andato ben oltre le sue originali aree di competenza diventando uno dei punti fermi per settori come il wedding.
Settori che in italia hanno rappresentato per anni la possibilità di attirare stranieri disposti a spendere cifre importanti pur di sposarsi e festeggiare il proprio matrimonio in italia.
Basti pensare al livello raggiunto da servizi come i catering Firenze che sono più volte saliti agli onori della cronaca per matrimoni ed eventi di altissimo livello commissionati da facoltosi stranieri.
Oggi tutto questo è al momento sospeso dalla strategia del lockdown, a causa delle regole di distanziamento non è possibile organizzare matrimoni ed eventi con un gran numero di persone almeno in luoghi pubblici.
Questo stato di cose ha completamente fermato matrimoni, feste ed eventi di un certo tipo facendo di fatto sprofondare un settore che per l’italia era molto strategico in quanto permetteva di attrarre un turismo di alto livello.
In questo contesto alcune aziende di catering stanno cercando di reinventarsi tornando alle origini, non più l’organizzazione completa di eventi o feste ma la semplice consegna a domicilio di cibo e bevande.
Per riuscire ad imporsi nel settore del delivery alcune aziende di catering propongono menu di alta qualità cercando di andare ad intercettare quel target di clientela che prima del lockdown commissionava anche un servizio all inclusive.
Affidati agli esperti delle Cremazioni Roma
La cremazione è un servizio sempre più presente nei listini prezzi pompe funebri Roma ed è una pratica sempre più diffusa anche in Italia. Questa pratica prevede la combustione del feretro nel forno crematorio con la conseguente riduzione a cenere. Trascorsa qualche ora si separano le ceneri dalle parti metalliche e se le dispongono in un’urna, che sarà consegnata ai parenti del defunto.
Ricordiamo che per procedere alla cremazione della salma è necessaria l’attestazione della volontà del defunto, che può essere espressa in tre modi diversi:
- con testamento registrato dal notaio;
- con testamento olografo, datato e firmato;
- con l’iscrizione ad un’associazione pro cremazione riconosciuta o a una società di cremazione.
In questo ultimo caso è necessario compilare un modulo e pagare una quota di iscrizione annuale o una tantum. Allo stesso modo si può decidere di disperdere le ceneri o affidarle a un parente, al coniuge o a un amico. Chi si iscrive a una società pro cremazione ha modo di far rispettare la sua volontà anche in caso di opposizione da parte dei parenti.
Come funziona la cremazione
Se il defunto è iscritto a società o associazioni pro cremazione le pompe funebri devono esserne informate, mentre una volontà non espressa per iscritto può essere riportata dal coniuge o dal parente più stretto entro il sesto grado. Se ci sono più parenti con opinioni contrastanti prevale la decisione della maggioranza assoluta dei familiari di pari grado.
In questo caso la manifestazione del desiderio del defunto di essere cremato deve essere resa nel comune di residenza del defunto o in quello di residenza del dichiarante davanti all’ufficiale di stato civile.
La cremazione del feretro sarà poi effettuata in uno dei poli crematori esistenti sul territorio, che si concentrano soprattutto nel Nord Italia.
Costo della cremazione
Per quanto riguarda il costo cremazione Roma è importante sapere che la cremazione è un servizio pubblico a cui si aggiunge il costo del funerale completo, religioso o civile. Il prezzo della cremazione a Roma varia da forno a forno, tuttavia non supera i massimali di 509,03€+IVA, cifra che si adegua annualmente sulla base del tasso di inflazione.
Non mancano i casi di Comuni che applicano una cifra ridotta, facendosi carico di parte delle spese. Nei costi della cremazione a Roma sono comprese anche le spese per l’istruttoria della pratica di affidamento delle ceneri o della loro dispersione, oltre che ad altre spese connesse al servizio funebre.
I vantaggi della cremazione
Uno dei principali vantaggi della cremazione è la riduzione degli spazi necessari alla sepoltura tradizionale, che trasforma i cimiteri in edifici e luoghi dalle dimensioni importanti. Cremare il corpo del defunto, soprattutto in una grande città come Roma, significa avere la certezza della disponibilità di un loculo.
Oltre a questo, come si può vedere dai listini prezzi pompe funebri Roma, il costo della cremazione è decisamente più basso rispetto alla tradizionale sepoltura e anche chi non ha optato subito per questa soluzione può provvedere in un momento successivo. La cremazione, inoltre, è:
- igienica ed ecologica;
- rispettosa del dolore dei parenti;
- permette di essere sempre vicino ai propri cari, se si conservano le ceneri in casa.
Non tutti oggi scelgono la sepoltura tradizionale e le migliori agenzie di pompe funebri sono aggiornate su pratiche, costi e autorizzazione per procedere alla cremazione del corpo del defunto.
RomaWebLab | Web Agency Roma
Come arredare casa coi tappeti agra
Caratteristiche dei tappeti agra
Il disegno agra, che, come spiegato poco sopra, riprende quello classico indiano o quello persiano rivisitato, è solamente di tipo floreale e rende questo tipo di tappeti estremamente elegante e raffinato.
Oltre al disegno ci sono alcune caratteristiche peculiari che accomunano tutti i tappeti agra. Prima tra tutte il tipo di nodo, che in questo caso è un nodo Ghiordes simmetrico, chiamato così per la città turca in cui è stato utilizzato per la prima volta. Questo tipo di nodo da ai tappeti una consistenza piuttosto robusta, per questo viene utilizzato solitamente nei tappeti più spessi. Un’altra caratteristica comune a questo tipo di tappeti è l’ordito semidepresso: quelle che comunemente viengono chiamate “frange” e si trovano a lato del tappeto, sono in realtà dei fili che costituiscono la struttura dei tappeti e non sono altro che l’ordito, che viene lasciato più lungo rispetto ai fili annodati e realizza quindi una frangia ornamentale che contorna i lati del tappeto. Per la realizzazione di un agra vengono utilizzate, inoltre, due fili di trama in cotone, lane filate esclusivamente a mano e colori vegetali. Si tratta di tappeti molto eleganti e discreti, dai colori spesso tenui e perfetti per adattarsi a ogni ambiente della casa. Per gli amanti del colore, invece, ci sono una serie di tappeti agra rossi che daranno nuova vita anche alle stanze più cupe.
Dove mettere i tappeti agra
I tappeti agra si possono trovare in diverse forme e dimensioni: questo li rende particolarmente adatti per arredare i diversi ambienti della casa, dallo studio alla camera da letto, dal corridoio all’ingresso. Il formato Kelley, lungo e stretto, è perfetto per essere utilizzato in corridoio o come scendiletto. Il formato Jastik, dalle dimensioni limitate, è perfetto per gli ambienti piccoli, come la cameretta dei bambini o un piccolo studio. Da non sottovalutare l’idea di utilizzare i tappeti di piccole dimensioni per creare una composizione, magari un trittico, che con i tappeti agra risulterà molto elegante grazie ai loro colori chiari e tenui. Il colore chiaro che caratterizza questi tappeti li rende inoltre perfetti per le stanze poco illuminate, perché donerà maggiore luminosità dando anche l’impressione di una stanza più grande e ampia: è perfetto quindi per le camere con una sola finestra! I tappeti di dimensioni maggiori, invece, possono essere messi in soggiorno o in sala da pranzo, con mobili scuri e a contrasto per dare all’ambiente uno stile forte e deciso o con mobili chiari per un ambiente più soft e armonico. Grazie ai loro colori chiari e all’estetica pulita e ordinata, sono tappeti che si adattano facilmente anche allo stile moderno.
Come è cambiata la ristorazione negli ultimi 100 anni
Sei nei pressi di Roma e non sai dove andare a mangiare stasera? Da Gradisca, il ristorante – pizzeria a Ciampino, puoi trovare un italianissimo menù che dà risalto non solo alla cucina tipicamente romana ma spazia tra le ricette più caratteristiche del Bel Paese.
Tradizione e arte culinaria italiana balzano all’occhio una volta seduti al tavolo di questo Ristorante – Pizzeria dai tratti caldi e accoglienti, la cui attenzione si rivolge indistintamente sia a grandi che piccini.
Gradisca, a Ciampino, ti offre un servizio di ristorazione davvero completo.
Puoi scegliere se trascorrere il tuo tempo sia con piatti tipicamente da Ristorante, sia degustando una buona pizza, sia di fronte ad una succulenta bistecca, sia per un piccolo o grande aperitivo con gli amici.
Il Ristorante, in particolare, vuole prestare la massima attenzione alla scelta delle materie prime utilizzate per la composizione dei vari piatti, ricercando così sempre il massimo negli standard qualitativi. Il calore e la cordialità del posto sono i due elementi che contraddistinguono il servizio rivolto al cliente, al quale vengono proposte solo ed esclusivamente le migliori etichette nazionali di vino.
Gli stessi princìpi che regolano l’attività di ristorante vengono trasportati nella Pizzeria. In particolare, per la realizzazione delle pizze, Gradisca si rivolge unicamente a fornitori locali in grado di procurare ingredienti propri del territorio, prestando la massima attenzione alla loro freschezza e stagionalità. Inoltre, la varietà di gusti e davvero ampia. Potrai infatti trovare pizze tradizionali, innovative o ordinarne una su richiesta particolare, sempre se non vuoi lasciarti tentare dalla famosisssima pinsa.
Il sapore della tradizione accompagna anche la Bisteccheria di Gradisca.
Oltre a poter assaggiare i classici tagli di bistecca, Gradisca propone infatti un’ampia scelta di carni locali e internazionali. Si spazia infatti dalla tipica Chianina all più esotica Danese, riconoscibile per il suo intenso color rossastro e apprezzata in tutto il mondo per la fragranza e il giusto strato di grasso.
Infine, la scelta di aprire al pubblico anche solo come luogo dove poter condividere con gli amici un simpatico aperitivo. L’intenzione di Gradisca a Ciampino, è quella di dedicare a te e alla tua compagnia un happy hour senza rivali in zona. Si tratta di una tipica e autentica esperienza gourmet che insiste sulla qualità e la scelta delle matrie prime nonchè sulla presentazione dei piatti stessi. La scelta di sfiziosi stuzzichini varia da stagione a stagione, tenendo sempre e comunque conto degli ingredienti più freschi e di stagione.
Gradisca, Ristorante – Pizzeria a Ciampino, ti offre i suoi servizi nel caso in cui decida di organizzare una festa e non sappia dove trascorrere la serata. Compleanni, lauree, feste aziendali o private, cenoni di Natale! Lascia che la professionalità e la cordialità del preparatissimo staff di Gradisca, allestisca per te la tua festa e la renda un momento indimenticabile.
Gli orari di apertura vanno dalle 19 all’una di notte, mentre l’orario dedicato all’aperitivo è dalle 18 alle 20. I giorni di apertura sono dal Mercoledì al Lunedì con Martedì unico giorno di chiusura.
12-13 sett_NUOVE IBRDE JEEP®: LANCIO E TEST DRIVE AL MOTOR VILLAGE DI ARESE
RENEGADE 4XE E COMPASS 4XE: L’IBRIDO PLUG-IN SECONDO JEEP®
Questo weekend al Motor Village di Arese lancio e test drive dei nuovi modelli elettrificati di Jeep®
Sarà un weekend di novità green quello al Motor Village di Arese! Sabato 12 e domenica 13 settembre la concessionaria FCA di Arese ospita il lancio di Renegade 4xe e Compass 4xe, i nuovi modelli elettrificati di Jeep® per la regione EMEA, nati in Italia e pionieri dell’evoluzione “verde” del brand.
Per tutti gli appassionati questo fine settimana sarà l’occasione per vedere da vicino le nuove vetture e scoprirne le funzionalità. Non solo, grazie ai test drive organizzati dal Motor Village sarà possibile vivere in prima persona un’esperienza di guida diversa ed innovativa, alla scoperta di tutte le novità delle ibride plug-in Jeep® 4xe.
Divertimento di guida, eco tecnologie, connettività ed elettrificazione, i nuovi modelli 4xe possono essere 100% elettrici: vetture ideali per la guida quotidiana in città, grazie alla batteria da 11,4 KWh abbinata al motore elettrico da 60 cavalli in grado di assicurare in media 50 km di autonomia in modalità puramente elettrica a zero emissioni.
Anche l’off-road non teme confronti con le tradizionali 4×4 Jeep: grazie ai due motori elettrici con funzione powerloop la trazione 4×4 è sempre disponibile nell’utilizzo in off-road prolungato per avventure estreme senza pensieri.
Qualche altro dato, 4xe è sinonimo di:
- prestazioni (fino a 240 CV di potenza)
- divertimento di guida (velocità massima pari a 130 km/h in modalità solo elettrica e a 200 km/h in modalità ibrida)
- efficienza (con consumi pari a circa 2 litri/100 km in modalità ibrida)
- responsabilità ambientale (con emissioni di CO2 inferiori a 50 g/km nella modalità ibrida).
Per tutti gli amanti delle quattro ruote, o anche solo per i curiosi, l’appuntamento è per questo fine settimana, dalle 9.30 alle 19, al Motor Village di Arese.
Prenota subito il tuo test drive: 02 6943 0940.
ASPI: il ritratto professionale di Roberto Tomasi
Da febbraio 2019 Roberto Tomasi ricopre la carica di Amministratore Delegato: sotto la sua guida ASPI ha lanciato un piano di trasformazione basato su sostenibilità, digitalizzazione e R&S.
Roberto Tomasi: formazione e prime esperienze professionali
Ingegnere Meccanico laureato presso l’Università di Padova, Roberto Tomasi intraprende un percorso formativo manageriale: segue con successo sia l’Executive Program della Harvard Business School (Massachussetts) che l’International Executive Program presso INSEAD (Francia), conseguendo anche il Master in Finance e Project Control della SDA Bocconi. Successivamente, entra a far parte del corpo tecnico dell’esercito presso la divisione mezzi militari della IVECO, a Bolzano. In seguito opera per la divisione Heavy Duty di FIAT AVIO, grazie alla quale ottiene un importante incarico a livello internazionale, ossia la partecipazione alla realizzazione in Siria di un impianto di energia elettrica. Conclusasi l’esperienza in FIAT, Roberto Tomasi inizia una breve collaborazione con una società di produzione di macchine tessili, la Nuovo Pignone – Gruppo GE: è il 1996 quando entra a far parte di Enel in qualità di Direttore delle Unità di Business delle Centrali di produzione di energia elettrica in Liguria.
Da Enel ad ASPI: gli incarichi di Roberto Tomasi
Il rapporto tra Roberto Tomasi ed Enel durerà fino al 2015. Durante i vent’anni passati nel Gruppo, il manager ha ricoperto numerosi incarichi di elevata responsabilità. Cinque anni dopo il suo ingresso in azienda, ricopre il ruolo di Responsabile dell’Area Cicli Combinati del Gruppo, con la gestione di oltre 7.000 MW installati. Nel 2004 assume l’incarico di Senior Vice President come responsabile del Procurement delle Grandi Commesse, mentre nel 2006 quello di Vice President della Business Unit di Ingegneria del Gruppo. In quegli anni arricchisce le sue esperienze in Russia, Spagna e Slovacchia, coordinando oltre mille risorse in ambito internazionale. L’ultimo incarico nella multinazionale dell’energia è quello in qualità di Responsabile della Generazione a Carbone, che dura pochi mesi, Roberto Tomasi viene nominato Co-Direttore Generale di Autostrade per l’Italia (ASPI), diventando poco dopo Consigliere del CdA sia del Gruppo che di altre controllate. Tra la fine del 2018 e gli inizi del 2019 viene nominato prima Direttore Generale e infine Amministratore Delegato. Pochi mesi fa la società ha dato il via al Piano di Trasformazione, che si concluderà nel 2023, caratterizzato da un importante “change management” con l’obiettivo di dare priorità alla sicurezza sulle strade, al mondo della ricerca e dello sviluppo e infine alla mobilità sostenibile per la creazione di una “green infrastructure”.
La formazione in presenza per redigere le schede dati di sicurezza
Comunicato Stampa
La formazione in presenza per redigere le schede dati di sicurezza
Il 7 ottobre 2020 si terrà a Brescia un corso in presenza per acquisire idonee conoscenze e capacità per redigere correttamente le Schede di Dati di Sicurezza (SDS) ai sensi del regolamento REACH.
Roma, DATA – Se una delle più importanti misure di prevenzione è costituita dalla formazione dei lavoratori, dalla conoscenza dei rischi e delle buone prassi per gestirli, non c’è dubbio che in questi mesi, a causa dell’emergenza COVID-19, una parte della formazione, laddove non svolta in remoto, si sia arrestata.
In relazione all’attuale evoluzione epidemiologica è dunque importante poter ripartire oggi anche con la formazione in presenza e con riferimento ai tanti rischi non biologici a cui sono soggetti i lavoratori, ad esempio in relazione all’esposizione ai rischi chimici. Rischi che, come ricordato dalla campagna europea 2018-2019 “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose” rappresentano una minaccia significativa per la salute e la sicurezza in molti luoghi di lavoro.
E uno strumento importante per favorire la prevenzione di questi rischi è la Scheda Dati di Sicurezza (SDS) che – disciplinata dal Regolamento 830/2015/UE, che modifica e aggiorna l’Allegato II del Regolamento REACH – garantisce la trasmissione delle informazioni necessarie alla gestione in sicurezza di una sostanza chimica.
Esistono in Italia nuovi corsi di formazione in presenza per conoscere e redigere le schede dati di sicurezza in conformità con quanto indicato nei regolamenti europei?
Il corso in presenza per la redazione delle schede dati di sicurezza
Per fornire agli operatori idonee competenze e conoscenze per redigere le Schede di Dati di Sicurezza, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFOS) organizza per il 7 ottobre 2020 a Brescia un corso di 8 ore dal titolo “La redazione delle schede di dati di sicurezza secondo il regolamento REACH”.
Questi gli argomenti che verranno affrontati durante il corso:
- Analisi del Regolamento 830/2015/UE (allegato II – Regolamento REACH)
- Verifica delle richieste presenti sia di carattere generale che di ogni sezione delle SDS e delle informazioni minime richieste e modalità di recupero delle medesime
- Tecniche di classificazione previste dal Regolamento CLP principalmente per i rischi della salute
- Esempi di calcolo per le miscele e di verifica dei singoli end point tossicologici
- Verifica di alcune SDS presenti in mercato
- Esercitazione di redazione guidata di una SDS di una miscela
Le schede dati di sicurezza e il Regolamento REACH
Il 31 maggio 2018 è entrato in vigore, in tutte le sue parti, il Regolamento REACH (Regolamento 1907/2006/CE) che concerne la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche.
Il Regolamento, che ha l’obiettivo di migliorare la protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente, si applica, in particolare, a tutte le sostanze chimiche fabbricate, importate, vendute, usate in quanto tali o all’interno di miscele e prodotti.
Nel Regolamento REACH la Scheda Dati di Sicurezza (SDS) rappresenta un importantissimo strumento di tutela per ricavare e trasferire le informazioni di pericolosità di sostanze e di miscele. Chi compila la SDS deve tenere presente che tale scheda deve informare il lettore in merito ai pericoli di una sostanza o di una miscela e fornire informazioni su come stoccare, manipolare e smaltire in modo sicuro la sostanza o la miscela in questione. Ed è quindi necessario che la compilazione sia fatta da persone competenti che abbiano ricevuto una formazione adeguata.
Le informazioni per il corso di formazione a Brescia
Per fornire tutte le competenze adeguate alla redazione delle SDS si tiene il corso di 8 ore in presenza “La redazione delle schede di dati di sicurezza secondo il regolamento REACH” che avrà luogo il 7 ottobre 2020 a Brescia dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 presso AiFOS Service in via Branze 45, c/o CSMT, Università degli studi di Brescia.
Il docente del corso è Alessandro Fregni, consulente e formatore esperto di rischio chimico e regolamenti REACH e CLP
La partecipazione al corso vale come 6 ore di aggiornamento per RSPP/ASPP, Formatori qualificati (area 2) e Coordinatori alla sicurezza. Il corso è valido anche ai fini della formazione specifica prevista per il Manager HSE (UNI 11720:2018 – area tecnica in materia di sicurezza sul lavoro) e ai fini della formazione necessaria per l’iscrizione al Registro Consulenti AiFOS (Legge 4/2013).
Per avere informazioni e iscriversi al corso è possibile utilizzare questo link: https://aifos.org/home/formazione/corsi-qualificati/rischi-specifici/rischi-specifici/la_redazione_delle_schede_di_dati_di_sicurezza_secondo_il_regolamento_reach
Per informazioni:
Sede nazionale AiFOS – via Branze, 45 – 25123 Brescia c/o CSMT, Università degli Studi di Brescia – tel.030.6595035 – fax 030.6595040 www.aifos.it – [email protected] – [email protected]
10 settembre 2020
Ufficio Stampa di AiFOS
http://www.aifos.it/
Cosa sono i tappeti kilim patchwork e perché devi averne uno
Il patchwork è una tecnica che consiste nel cucire assieme pezzi diversi di stoffa, spesso di diverse dimensioni, per un risultato stravagante e moderno. Essendo una lavorazione che richiede materie prime di diverse forme e dimensioni, si presta perfettamente per il riciclo e il riutilizzo di qualsiasi tipo di stoffa, e anche, in questo caso, dei tappeti. Si tratta infatti di una tecnica che viene utilizzata per dare nuova vita a tappeti che altrimenti adrebbero buttati perché usurati o rovinati, tra i più particolari possiamo trovare i patchwork kilim, che utilizzano appunto ritagli dei famosi tappeti kilim.
Tappeti kilim: origini e storia
Questo tipo di tappeto è originario del medio oriente e viene prodotto nelle zone che vanno dai Balcani al Pakistan. La sua particolarità è che viene tessuto, e non intrecciato come i classici tappeti, e proprio per questo non è raro vederli appesi al muro come arazzi. Essendo fatto di tessuto e senza pelo, inoltre, si presta particolarmente bene per essere usato per la realizzazione di tappeti patchwork. Purtroppo però l’assenza di pelo li rende molto più delicati degli altri tappeti, e non c’è quindi da sorprendersi se ci sono giunti pochi tappeti kilim dal passato: anche per questo motivo vengono realizzati i patchwork kilim, per dare nuova vita a questo tipo di tappeto che si rovina facilmente e che deve quindi essere tenuto con estrema cura. Questo fa sì che i kilim siano piuttosto difficili da reperire, soprattutto se di buona fattura, e ha contribuito ad aumentarne negli anni il valore commerciale: ci sono zone del medio oriente che producono questo tipo di tappeto esclusivamente per l’esportazione. Solitamente vengono realizzati in filo di cotone, canapa o lana.
Perché acquistare un patchwork kilim
I tappeti kilim, come abbiamo spiegato poco sopra, sono tappeti molto delicati e per questo, nel corso degli anni, hanno acquistato un certo valore per i collezionisti. Un primo valido motivo per acquistarne un patchwork di kilim è senza dubbio questo: si tratta di una tipologia di tappeto che difficilmente perde valore e può essere sempre rivenduto con facilità, rappresentando un ottimo investimento. In secondo luogo si tratta di tappeti estremamente versatili: essendo, infatti, composti da ritagli di più tappeti, non hanno un unico disegno e un unico schema di colori, ma racchiudono al loro interno diverse fantasie che danno vita a un design unico ed esclusivo che li rende perfetti sia per un arredamento classico sia per uno moderno. Trattandosi poi di un tappeto realizzato dall’unione di diversi tappeti, ognuno di essi è unico nel suo genere: non troverete mai un patchwork kilim uguale a un altro, è perfetto quindi per chi desidera un po’ di unicità ed esclusività nella propria abitazione. Il fatto che si tratti di tappeti senza pelo li rende perfetti come tappeti double face: questo significa che questo tipo di tappeto ha lo stesso disegno da entrambe le parti, e può quindi essere girato in caso si sporcasse o si rovinasse da un lato. Se siete amanti dei tappeti d’epoca, infine, non potete non apprezzare questa tipologia di tappeti, che nasce con l’intenzione di recuperare e riutilizzare tappeti che altrimenti andrebbero buttati e quindi persi per sempre.
Profilo biografico di Roberto Casula, manager Eni
La laurea in Ingegneria Mineraria, i primi incarichi in Agip S.p.A., le posizioni di rilievo internazionale ricoperte in Eni: formazione ed esperienze professionali di Roberto Casula, ingegnere e manager.
Roberto Casula, il percorso formativo e professionale: dalla laurea agli anni Novanta
Roberto Casula, originario di Cagliari, si laurea in Ingegneria Mineraria nel 1988 presso l’università della città sarda. La sua carriera prende il via in Agip S.p.A. dove fino al 1991 lavora come Reservoir Engineer. In questo ruolo si dedica inizialmente a prove di produzione e acquisizione di dati sui pozzi petroliferi. In seguito arriverà a occuparsi più specificatamente di reservoir modelling, supervisionando la modellizzazione numerica del comportamento dinamico dei giacimenti. Nel 1992 si trasferisce in Luanda per lavorare in qualità di Reservoir Engineer e Petroleum Engineer all’interno della consociata Agip Angola Ltd. Nel 1994 ne diventa Chief Development Engineer. È il 1997 quando Roberto Casula rientra in Italia, chiamato a ricoprire in Eni il ruolo di Development and Production Coordinator: tale incarico lo vede coordinare le attività operative e di business legate ai Paesi dell’Africa Occidentale e Centro-Asiatica.
Roberto Casula, il percorso formativo e professionale: dagli anni 2000 a oggi
Responsabile dei Servizi Tecnici di progetto per le attività in Iran, Roberto Casula viene nominato nel 2001 Dirigente e Project Director del progetto Giant South Pars Gas fasi 4-5, incarico che lo porta a trasferirsi a Teheran. Nel 2004 rientra nuovamente in Italia: in Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A., consociata del gruppo con sede a Gela, opera nel ruolo di Managing Director coordinando le attività di esplorazione e produzione sul territorio. Nel 2005 si trasferisce nuovamente all’estero, in Libia: a Tripoli lavora per conto di Eni Nord Africa BV come Managing Director. Nominato a fine 2007 Senior Vice President per la Regione Sub-Sahariana, arriverà a ricoprire la posizione di Presidente delle tre consociate Eni in Nigeria. Nel 2011 Roberto Casula diventa Executive Vice President in Africa e Medio Oriente. Tre anni dopo, Eni, riconoscendogli i traguardi conseguiti nel corso della sua carriera, gli affida il ruolo di Chief Development Operations & Technology Officer: un incarico di rilievo, a diretto riporto dell’AD, che lo ha portato a coordinare per conto del Gruppo attività tecniche e operative, di progettualità, ricerca e sviluppo.
Smart Working e VoIP al tempo del COVID
Milano, 09 Settembre 2020.
In questo tempo di “nuova normalità” e di Smart Working, arriva anche in Italia l’idea a supporto dell’economia e produttività aziendale di una delle aziende leader in Europa per quanto concerne le telecomunicazioni VoIP.
Dopo Regno Unito Germania ed Europa del Nord, TelcaVoIP International porta anche in Italia la propria idea di VoIP e Smart Working a supporto di aziende ed enti che come ben sappiamo si trovano oggi a dover affrontare non solo il contenimento dei costi ma anche la propria presenza sul mercato e sopratutto la propria reperibilità telefonica in tempi di Smart Working.
Ecco allora che l’azienda di telecomunicazioni Inglese propone alle aziende ed enti l’adozione del proprio sistema di telefonia VoIP in cloud che prevede tra l’altro anche la gestione Smart Working tramite App Mobile sia per Android che IOS.
Le aziende e gli enti che adotteranno l’innovativa soluzione VoIP, avranno il vantaggio di non dover pagare più alcun canone per le proprie numerazioni telefoniche che verrebbero “portate” gratuitamente all’interno della nuova infrastruttura VoIP. Senza dubbio un bel vantaggio economico se pensiamo che in Italia ancora il 70% delle aziende è legata ancora alla obsoleta tecnologia ISDN o ancor peggio RTG. Inoltre, per le aziende presenti su mercati NON ITALIANI, TelcaVoIP International fornirà sempre gratuitamente una numerazione telefonica VoIP del paese con il quale si intrattiene il business.
Perchè in tempi di mercati globali e Smart Working, è importante esserci ed essere ovunque.
Al Parco Ittico Paradiso arriva una nuova specie: tre esemplari di capre orobiche autoctone
Sono arrivati al Parco tre esemplari di capra orobica autoctona, due femmine e un maschio, una preziosa specie protagonista, insieme a tutte le caprette della fattoria, domenica 13 settembre al Parco Ittico Paradiso di un nuovo laboratorio educativo che, dopo il grande successo della giornata sulle Libellule e sulle Damigelle, torna a coinvolgere i più piccoli, in totale sicurezza.
Domenica 13 settembre i bambini verranno accompagnati in un viaggio “in fattoria” alla scoperta di questi animali comuni ma le cui peculiarità sono sconosciute ai più. I bambini potranno così scoprire e prendersi cura degli esemplari presenti al parco aiutando il personale addetto e conoscendo le nuove arrivate al parco: le capre orobiche. Da questa settimana infatti il Parco Ittico ospita tre esemplari, due femmine e un maschio, di questa particolare specie tipicamente originaria delle Orobie e caratterizzata da corna imponenti che si torcono verso i lati, mantello dai colori più svariati e un pelo lungo che sfuma dal nero al grigio.
I laboratori avranno una durata di tre quarti d’ora e, nell’area dedicata, i bambini oltre a conoscere da vicino i due esemplari protagonisti del laboratorio avranno a disposizione materiale creativo, per creare dei piccoli lavoretti a tema, disposto su grandi tavoli per permettere il distanziamento sociale e che ad ogni uso verrà disinfettato dal personale addetto.
Durante i laboratori, i bambini verranno divisi in piccoli gruppi e sarà possibile iscriversi direttamente al Parco nella postazione dedicata. All’interno del Parco, vengono rispettate tutte le norme di sicurezza vigenti per il protocollo Covid-19 che prevedono: l’utilizzo di dispenser igienizzanti disponibili all’ingresso e all’uscita, e nella zona dei laboratori, la sospensione del servizio navetta – con la possibilità di avvicinarsi al Parco in auto, percorrendo l’ultimo tratto a piedi –, e l’obbligo di mascherina.
In caso di maltempo gli eventi saranno rimandati a data da destinarsi. Per info: www.parcoittico.it 02/9065714 – [email protected]. Per rimanere aggiornati sui prossimi eventi visitare la pagina Facebook e Instagram del Parco.
Una coppia di anelli eterni: le fedi nuziali
Uno dei momenti più attesi e romantici di ogni matrimonio è senza dubbio quello dello scambio degli anelli, un gesto apparentemente semplice con cui però i due innamorati si impegnano in una promessa di amore eterno. Questo è un momento in cui tutto sembra essere perfetto, ma chi si è sposato sa quanto sia difficile e complessa la scelta della fedi nuziali.
I futuri sposi, infatti, sono consapevoli del fatto che dovranno portare al dito la fede nuziale finché morte – o divorzio – non li separerà. Risulta quindi di grande importanza scegliere il modello di anello che si adatti perfettamente allo stile sia dello sposo che della sposa.
Per non sbagliare, alcuni optano per dei modelli più semplici, composti da due anelli di forma e colore identici, ma, ovviamente, di dimensioni diverse per lui e per lei. Sempre più sposi scelgono però di optare per una coppia di fedi nuziali caratterizzata da due anelli differenti: per lui un anello semplice e tradizionale, per lei, invece, un anello impreziosito dall’aggiunta di una piccola pietra preziosa o di un piccolo diamante.
Il materiale più gettonato è senza dubbio l’oro in tutte le sue variazioni di colore; oltre al tipico oro giallo risultano, infatti, di grande tendenza le fedi nuziali in oro rosa, in oro bianco e nel cosiddetto oro champagne. Molto raffinate ed eleganti sono anche le fedi bicolore, spesso in oro e argento, e le preziosissime fedi in platino.
Alcuni consigli per scegliere le fedi
La scelta è quindi vastissima e, per non essere colti impreparati una volta arrivati in gioielleria, è necessario farsi un’idea generale, magari spulciando tra i vari cataloghi cartaceri e online. Se siete persone che si fanno prendere facilmente dall’ansia, cercate di pianificare l’acquisto delle fedi nuziali con un certo anticipo. In questo modo avrete la possibilità di ponderare con tranquillità la vostra scelta e di consultarvi con i vostri gioiellieri di fiducia. Se volete poi personalizzare i vostri anelli nuziali con l’incisione dei vostri nomi, di una data o di una parola significativa per la coppia, il consiglio è quello di rivolgersi a una gioielleria con almeno due o tre mesi di anticipo.
La regola principale resta comunque quella di non seguire le mode del momento. Scegliete una coppia di anelli che rispecchi la vostra personalità e che possa abbinarsi con facilità non solo con i vostri altri gioielli, ma anche con i vostri look migliori. Evitate, inoltre, di acquistare gioielli scomodi, pesanti e difficili quindi da indossare.
Chi deve acquistare le fedi nuziali
Infine, una volta stabilito il modello perfetto, si deve decidere a chi spetta il compito di acquistare le fedi. Se in passato, infatti, questo compito era una prerogativa del futuro marito, oggi le situazione è diversa e la coppia tende a dividersi equamente le spese. Le migliori fedi nuziali possono infatti raggiungere cifre importanti, soprattutto se sommate a tutti gli altri costi che comporta una cerimonia nuziale ben ideata.
Sarà quindi sempre molto apprezzato il generoso gesto di un testimone di nozze o di un famigliare che si mostra disposto a sobbarcarsi questa importante spesa.
Private Equity: il profilo professionale di Nicola Volpi, CEO di Movidea
Ritratto biografico e professionale di Nicola Volpi: oggi CEO di Movidea e Consigliere di Amministrazione di Pagani Automobili, è riuscito ad affermarsi nel settore del Private Equity grazie alla consolidata esperienza e un track record di successi.
Nicola Volpi: laurea, specializzazioni e incarichi professionali
Laureato in Business Administration presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, Nicola Volpi avvia il suo percorso professionale dopo aver conseguito la specializzazione in Finance presso la SDA Bocconi. Inizia a lavorare come analista per conto di Sefimeta S.p.A. (Gruppo Montedison) e in seguito arriva in Sanpaolo Finance, Investment Bank del gruppo San Paolo (oggi Banca Intesa) nel ruolo di Responsabile della divisione di Leverage Finance. Si fa strada nel settore organizzando a partire dal 1987 le prime operazioni di Buy-Out in Italia. È il 1995 quando decide di intraprendere una nuova avventura professionale all’interno di una delle prime realtà a occuparsi di Private Equity nel nostro Paese, Schroder Ventures Italy, di cui due anni dopo diventa partner. Nel 1999 crea insieme ad altri soci Permira, che con fondi gestiti per oltre 40 miliardi di euro arriva ad affermarsi rapidamente nel settore del Private Equity inserendosi tra i grandi operatori nel mondo. Nel 2005 è chiamato a ricoprire l’incarico di Chief Executive Officer di Permira Associati S.p.A. e successivamente viene incluso nell’Executive Committee per coordinarne lo sviluppo di Permira nel mondo. In questi anni, sotto la guida di Nicola Volpi, Permira finalizza operazioni di acquisizione e dismissione su aziende attive a livello internazionale: per citarne alcune, Ferretti Yachts, Marazzi, Valentino, Sisal, TFL, Veneta Cucine.
Movidea e Pagani Automobili S.p.A.: le attuali esperienze professionali di Nicola Volpi
Il presente professionale di Nicola Volpi porta il nome di Movidea, holding di partecipazioni di cui è co-fondatore. La società di investimento opera nel settore dei beni e dei servizi di lusso in ambito italiano e internazionale, a supporto di realtà con importanti idee di business attraverso l’immissione di capitali dei Soci e di know-how strategico, finanziario ed economico. Oggi ne è Presidente e Amministratore Delegato. Fa parte, inoltre, del Consiglio di Amministrazione di Pagani Automobili S.p.A.: nel 2013 ne è diventato azionista, con ruoli di indirizzo strategico e supporto alla crescita. Tra il 2014 e il 2018 ha operato nel Board di FC Internazionale S.p.A. Appassionato di sport, musica, arte moderna e viaggi, Nicola Volpi ha fondato Campo Base, un club di appassionati con cui da oltre dieci anni organizza avventure in giro per il mondo in posti insoliti, a contatto con la natura.
12-19/09 IPF Week 2020: Voci Sott’Acqua presenta la video animazione “Vivere con l’IPF si può”
In occasione della Settimana Mondiale dell’IPF, che si svolge quest’anno dal 12 al 19 settembre, finalizzata a portare l’attenzione sulla Fibrosi Polmonare Idiopatica per sensibilizzare sulla patologia, informare e farla conoscere anche in un’ottica preventiva, Voci Sott’Acqua aderisce alle iniziative in programma presentando la video animazione “Vivere con l’IPF si può” realizzata da Reverb, con il contributo non condizionato di Boehringer Ingelheim, appositamente per questa ricorrenza.
“Vivere con l’IPF si può” racconta, attraverso un approccio poetico e delicato, come cambia la vita di una famiglia di fronte a una diagnosi di Fibrosi Polmonare Idiopatica e quali siano gli innumerevoli accorgimenti che si possono mettere in atto per affrontarla senza demoralizzarsi e mantenendo una qualità della vita buona e soddisfacente.
Le tematiche trattate nell’animazione sono il frutto del lavoro svolto nel corso di questi anni da Voci Sott’Acqua a fianco dei pazienti, dei parenti e delle associazioni pazienti sparse sul territorio italiano.
Voci Sott’Acqua è, infatti, un progetto di comunicazione e sensibilizzazione di Reverb realizzato con il contributo non condizionato di Boehringer Ingelheim, nato nel 2017 e sviluppatosi nel corso di questi 3 anni attraverso la realizzazione di uno spettacolo teatrale, di interviste video e foto racconti, di cortometraggi e video animazioni, di interviste in strada e dell’attivazione di canali social dedicati che hanno portato alla creazione della più grande community d’Italia dedicata all’IPF. Per raccontare la patologia non solo in modo corretto e rispettoso ma anche con la volontà di fornire suggerimenti effettivamente utili, il progetto si è sviluppato avvalendosi di interviste ai pazienti, ai loro caregivers e ai medici specializzati, sempre con un taglio propositivo e reattivo. A fronte di una patologia che toglie il fiato e porta a rinunciare a tantissime delle attività della propria quotidianità, è possibile trovare degli stratagemmi da mettere in atto per mantenere uno stile di vita soddisfacente, continuando a passare momenti di serenità e soddisfazione con i propri cari? Cercando di trovare delle risposte possibili a questa domanda, Voci Sott’Acqua continua il suo percorso di sensibilizzazione e ascolto, mettendo in atto da quest’anno, a fronte dell’emergenza sanitaria in atto a causa del Covid-19, delle nuove strategie di comunicazione, per essere sempre a fianco dei pazienti.
Il video su Vimeo: https://vimeo.com/454689403/c6608dfb94
LA FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA
La Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF) è una patologia polmonare di cui non si conoscono le cause che colpisce principalmente gli uomini sopra i 60 anni: gli alveoli si riempiono di tessuto cicatriziale che rende impossibile lo scambio di ossigeno e anidride carbonica del sangue. Si tratta di una malattia che non ha una cura risolutiva e porta alla morte nel giro di alcuni anni, l’unica speranza di guarigione è il trapianto dei polmoni che si può però effettuare solo in alcuni casi. Esistono diversi farmaci che rallentano notevolmente lo sviluppo della malattia e i suoi effetti sul corpo, allungando le aspettative e la qualità della vita dei pazienti. La diagnosi precoce è fondamentale per poter intervenire efficacemente.
Per informazioni sul progetto Voci Sott’Acqua:
vocisottacqua.org – Fb e Instagram: vocisottacqua – email: [email protected]
Reverb srl:
n dono per la città che rinasce: il volume fotografico di Alex Persico
Alto e basso. Ieri e oggi. Bianco e nero. È una città dalle plurime sfaccettature quella che emerge da «Insolite Visioni. La passione per il volo. Bergamo dall’alto», il volume fotografico edito da Grafica & Arte firmato da Alex Persico, fotografo specializzato in fotografie aeree, che in occasione del trentennale della sua carriera ha deciso di regalare a Bergamo un reportage inedito e profondo, dall’alto valore simbolico. Il volume di Persico, nelle librerie e sui principali siti di e-commerce, cattura infatti l’immagine di una Bergamo desiderosa di tornare alla normalità dopo essere stata travolta dall’emergenza Covid-19.
Ripresa con l’uso di droni – strumento a cui Persico, iscritto al registro ENAC come operatore riconosciuto, si è avvicinato fin dal 2010 -, Bergamo appare ancora più autentica in questo suo scatto di rinascita. Una città che dietro ogni tetto o facciata inneggia alla vita. Il lavoro di Persico si realizza, infatti, per assonanze e contrapposizioni: immagini di edifici storici, immobili rispetto al passaggio del tempo, si alternano a quartieri in rapida trasformazione, che puntano veloci al futuro.
Gli scatti sono stati realizzati in vari periodi dal 2010 ad oggi e ripropongono i paesaggi di un viaggio che inizia a partire dallo svincolo autostradale di Bergamo, da dove si biforcano due arterie che originano il grande anello della circonvallazione nel quale si intersecano le direttrici per l’aeroporto e per il centro della città. La lettura fotografica parte dunque dalla periferia, raggiunge la stazione dei treni, prosegue verso il centro e Città alta e scende lungo i borghi storici e le periferie industriali.
Il volume si completa con una selezione di fotografie tratte dalla pubblicazione “Bergamo dal cielo”, realizzata tra il 1981 e il 1985 da Grafica & Arte con le fotografie di Piero Orlandi, scatti nati da vertiginose riprese aeree, come si usava fare un tempo che dialogano con gli scatti realizzati con i droni. Una sperimentazione che troverà ulteriore espressione in una mostra in programma per la primavera 2021.
«Volevo dedicare a Bergamo, città che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare una grande prova, un ricordo che, in un certo senso, fosse immortale, come solo la fotografia sa essere. Ho scelto così di intraprendere un viaggio ad altitudini elevate in cui, grazie alla tecnologia, la città potesse mostrarsi con uno sguardo diverso. E mi sono accorto che è proprio con questa visione dall’alto che Bergamo si è saputa rivelare molto di più di quanto non faccia nella prospettiva orizzontale cui siamo solitamente abituati. Mi sono poi affidato all’utilizzo della scala di grigi con cui ho amalgamato e sfumato il paesaggio. Il bianco e nero non solo ha definito i contorni, ma ha dato forma alle emozioni contrastanti che tutti noi abbiamo vissuto in questi mesi» – anticipa l’autore, Alex Persico.
Il libro vuole quindi essere un modo per celebrare la bellezza e il fascino della città di Bergamo con un occhio moderno, cogliendo le trasformazioni che in questi anni l’hanno attraversata.
Facebook: Alex Persico
Instagram: persicoalex
Linkedin: Persico Alessandro
L’autore – Fotografo professionista fin dal 1990, Alex Persico lavora in maniera autonoma e fonda AP Fotografia, esito della pluriennale esperienza e della sua passione per l’arte del fotografare. Al passo con i tempi, con le nuove tecnologie e il mutamento sociale, Alex abbraccia l’era del digitale sfruttando tutte le sue possibilità fino a sviluppare progetti e lavori tecnologicamente avanzati, specializzandosi e diversificando la sua attività in quattro ambiti: fotografia aerea, virtual tour 3D, shooting aziendali e fotografia d’architettura. Il suo interesse per la tecnologia l’ha portato ad esplorare le innumerevoli possibilità della fotografia aerea mediante l’utilizzo del drone, uno strumento a cui Persico si è avvicinato fin dal 2010, utilizzando SAPR autorizzati.
A2A, i piani di crescita in Italia: l’AD Renato Mazzoncini ne parla al “Corriere della Sera”
A2A è pronta a dare il suo contributo per trasformare il Paese sostenendo i territori che più sono indietro: l’intervista del “Corriere della Sera” all’AD e DG Renato Mazzoncini.
L’impegno di A2A per la ripresa del Paese: l’intervista del “Corriere della Sera” all’AD Renato Mazzoncini
“Siamo un’azienda con salde radici in Lombardia ma con attività e impianti in tutto il Paese. Possiamo dare il nostro contributo per lo sviluppo delle aree rimaste più indietro”: A2A vuole crescere in Italia, come rivela l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Renato Mazzoncini intervistato dal “Corriere della Sera” lo scorso 19 luglio. Ora che con il Green Deal il ruolo delle multiutility è sempre più centrale per la trasformazione delle nostre città e dell’economia, il Gruppo punta ad accelerare su “transizione energetica, economia circolare; reti; smart city; mobilità elettrica; ciclo idrico integrato”, senza però rinunciare alla sua vocazione “di società al servizio dei territori”. In questo scenario A2A sa dunque di poter giocare una partita molto importante per tutto il Paese: “Consolidati tutti i servizi essenziali, ci arrivano due richieste: smart city e mobilità elettrica, due ambiti in cui possiamo crescere”. Nell’intervista l’AD Renato Mazzoncini sottolinea inoltre come la necessità di crescita sia legata “a una serie di economie di scala tipiche di questo settore”. Per un’azienda che come aggregato registra 1,2 miliardi di margine operativo lordo attestandosi tra le prime trenta quotate italiane significa soprattutto guardare a quei singoli business ancora piccoli: “L’acqua rappresenta il 3% del nostro fatturato e il 5% del nostro Ebitda. Va certamente sviluppato. Così come le reti: elettrica, connettività, reti di calore e teleriscaldamento 4.0. Il gas, elemento importante della transizione. E poi l’elettrificazione del riscaldamento e la mobilità elettrica. Senza scordare lo sviluppo del libero mercato. E infine il tema dell’economia circolare. Per chiudere il ciclo dei rifiuti servono impianti. In Italia mancano”. In particolare servono impianti di trattamento della Forsu e soluzioni per le ceneri inerti prodotte dai termovalorizzatori: “Stiamo valutando con il mondo dei manufatti per l’edilizia la possibilità di trovare delle joint venture”.
Renato Mazzoncini, AD di A2A: aiuteremo il Paese a crescere occupandoci delle aree che sono più indietro
“A2A si vuole occupare anche di acqua. Abbiamo una piccola società oggi all’interno del gruppo, A2A Ciclo Idrico, che mi piacerebbe far crescere se ci saranno le opportunità. Ci sono enormi investimenti da fare sulla rete idrica” spiega al “Corriere della Sera” Renato Mazzoncini specificando inoltre come il Gruppo possieda “il know how, la struttura societaria e la capacità di investimento che possono essere utili per lo sviluppo della rete idrica del Sud“. Secondo l’AD, ora che “c’è a disposizione una liquidità enorme, ci sono i fondi di investimento e i fondi che arriveranno dall’Ue con il Green Deal”, il Gruppo può contribuire significativamente al rilancio dell’Italia: “Serve qualcuno che riesca a scaricarli a terra. A2A può da un lato mettere una propria quota di fondi e dall’altro può essere un booster di investimenti altrui. L’Italia per ripartire ha bisogno di infrastrutture: ospedali, scuole, binari e strade, reti elettriche, idriche e gas”. Renato Mazzoncini evidenzia inoltre come durante l’emergenza A2A con i suoi 12 mila dipendenti abbia cercato “di non rallentare gli investimenti”. E ora guarda avanti: “Il nostro programma è essere un’azienda nazionale, che non esclude ulteriore crescita nel Nord. Però possiamo aiutare a trasformare il Paese occupandoci dei territori che sono più indietro”.
Qualifiche e traguardi professionali di Rodolfo Belcastro, Chief Communications Officer di SACE
Formazione ed esperienze professionali di Rodolfo Belcastro, Chief Communications Officer di SACE: oggi lavora inoltre come Adjunct professor e speaker in diversi programmi di alta formazione manageriale presso la LUISS Business School.
Rodolfo Belcastro: la laurea in Scienze della Comunicazione e i primi anni nel giornalismo
È Palermo, la città in cui è nato nel 1975, ad assistere alla crescita formativa e professionale di Rodolfo Belcastro, attuale Chief Communications Officer di SACE. Si laurea in Scienze della Comunicazione presso l’ateneo della città siciliana e in seguito decide di specializzarsi in ambito giornalistico: all’interno della stessa Università frequenta la Scuola di Giornalismo biennale, Master valido come praticantato che gli apre le porte del settore. Collabora inizialmente come freelance con diverse testate tra cui l’Agenzia di Stampa Italpress e il Giornale di Sicilia occupandosi di TLC, tecnologia, innovazione e cronaca: è lui a seguire a New York il “MacWorld Conference & Expo”, l’evento annuale del mondo Apple. In contemporanea si interessa anche di comunicazione finanziaria, corporate e istituzionale e nel 2000 è chiamato a gestire le relazioni esterne e i rapporti istituzionali per il gruppo CIT – Compagnia Italiana Turismo S.p.A. in Sicilia, nata per promuovere l’Italia come destinazione di turismo internazionale. È il 2004 quando, superato l’esame da giornalista, Rodolfo Belcastro inizia a lavorare per conto della prima Agenzia di Stampa Associata italiana, l’ANSA, all’interno della Redazione Interni, Cronache Italiane.
Rodolfo Belcastro: gli incarichi professionali ricoperti di recente e l’impegno in SACE
In ANAS dal 2007 nel ruolo di Responsabile dei Rapporti con i Media Nazionali nella Direzione Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali, Rodolfo Belcastro supervisiona numerosi progetti in ambito Media Relations, Corporate e Crisis Communication, Comunicazione Istituzionale, Infomobilità, occupandosi anche di notiziari radiofonici e televisivi e di sicurezza stradale. Tra il 2012 e il 2016, in quanto socio professionista Ferpi, è inoltre impegnato nel fornire consulenza manageriale a realtà specializzate nel settore infrastrutture, oil & gas, Epc ed energia: oltre a gestire progetti di comunicazione (strategica, corporate e istituzionale) e a realizzare analisi di scenario, le supporta in ambiti quali strategia comunicativa, contenuti, reputazione e ufficio stampa. Nel dicembre del 2015 entra in Cassa Depositi e Prestiti in qualità di Responsabile del “Reputation Management”: nell’ottica di valorizzare e tutelare l’immagine aziendale e delle Società del Gruppo, alle attività tradizionali affianca il social media management e la gestione delle relazioni con influencer e opinion leader online e offline. Nel febbraio 2018 il Gruppo CIR nomina Rodolfo Belcastro Direttore della Comunicazione: Media Relations, Digital Communications, Sustainability and Corporate Shared Value, Internal Communication e Corporate Identity, in coordinamento con le attività di comunicazione delle controllate Sogefi, KOS e GEDI. Oggi incaricato di guidare il team che cura la comunicazione di SACE, si interessa nello specifico di Brand, Digital and People Communications, Ufficio Stampa ed Editorial Desk, Eventi, Sponsorship e Sostenibilità. Opera inoltre come Adjunct professor e speaker in diversi programmi di alta formazione manageriale presso la LUISS Business School.
Moby Spa, Tirrenia e Toremar: Gruppo Onorato Armatori predispone il “care manager” a bordo
“La certezza e la serenità di un viaggio sicuro” per i passeggeri dei traghetti Moby Spa, Tirrenia e Toremar, compagnie del Gruppo Onorato Armatori: mascherine, guanti, percorsi creati appositamente per garantire il distanziamento e una nuova figura a bordo, il “care manager”.
Moby Spa, Tirrenia e Toremar: i traghetti del Gruppo Onorato Armatori navigano in sicurezza con il “care manager”
“Con queste iniziative vogliamo dare ai nostri passeggeri la certezza e la serenità di un viaggio sicuro”: nelle parole di Achille Onorato, Amministratore Delegato del Gruppo Onorato Armatori, emerge l’attenzione che Moby Spa, Tirrenia e Toremar riservano ai passeggeri in viaggio. Mai come oggi infatti, alla luce di quanto il mondo sta vivendo in questi mesi, è fondamentale garantire loro la massima sicurezza. Mascherine, guanti e separazioni in plexiglass, la creazione di percorsi in grado di assicurare il distanziamento: i traghetti di Moby Spa, Tirrenia e Toremar sono stati dotati di tutti i dispositivi necessari, senza trascurare le accortezze essenziali per poter viaggiare in sicurezza. È stata istituita inoltre una nuova figura, il “care manager”, che, come si legge in una nota, “sarà a disposizione di tutti i passeggeri per qualsiasi esigenza o necessità dal momento del loro imbarco fino a quello dello sbarco: indicazioni sanitarie, mascherine, controllo sul distanziamento negli spazi comuni”. A ogni membro dello staff, inoltre, all’inizio di ciascun turno sarà misurata la temperatura corporea e saranno fornite loro le mascherine.
Dare ai nostri passeggeri la certezza e la serenità di un viaggio sicuro: l’impegno di Moby Spa, Tirrenia e Toremar
Garantire ai passeggeri le condizioni di poter viaggiare in massima sicurezza è l’impegno che Moby Spa, Tirrenia e Toremar, compagnie del Gruppo Onorato Armatori, portano avanti in questi mesi su diversi fronti. Oltre ad assicurare, attraverso la creazione di percorsi ad hoc, la distanza di un metro, sono stati attivati appositi protocolli a bordo dei traghetti. In particolare nella sala poltrone l’accesso è “contingentato” con posti lasciati liberi: meno passeggeri per evitare affollamenti. Bar e ristoranti sono aperti, ma i passeggeri possono scegliere di consumare colazione, pranzo o cena in cabina per ridurre le occasioni di contatto. Anche in sicurezza il motto del Gruppo Onorato Armatori rimane “la vacanza inizia dal viaggio” sulle navi Moby Spa, Tirrenia e Toremar.
Installazione caldaie Digital Clima: consigli e indicazioni
L’installazione della caldaia può essere un compito molto più complesso di quanto si pensi: sono molte le variabili infatti da considerare. Prima di tutto è necessario scegliere il tipo di caldaia più idonea alle esigenze del cliente: è chiaro che il sistema di riscaldamento di un piccolo appartamento non sarà mai al livello di uno sistema che deve coprire un centro commerciale, per dire. Molto importante è quindi la potenza (espressa in KW) e successivamente anche le funzioni di produzione di acqua sanitaria calda, indispensabile al giorno d’oggi in maniera ottimale. Successivamente è bene pensare anche se investire su una caldaia a condensazione, la quale richiede sicuramente un esborso elevato, ma assicura prestazioni migliori, un inquinamento minore e dei consumi molto più limitati, rappresentando un buon investimento a lungo termine per quanto riguarda i costi della bolletta. Altra variabile da considerare è sicuramente il posizionamento: infatti una caldaia può essere posta sia internamente che esternamente all’abitazione, ognuna delle soluzioni con i propri pregi e difetti. Se la caldaia viene montata esternamente essa avrà sicuramente meno problemi dal punto di vista dello spazio, nonostante le macchine odierne siano molto più piccole rispetto al passato, e può aiutare in caso di tubature costruite esternamente. In generale però è la soluzione interna quella più ottimale, visto che permette di riparare la caldaia da possibile agenti atmosferici e permette in generale anche dei consumi più contenuti. Si tratta quindi di valutare un insieme di alternative molto importanti, da valutare possibilmente insieme ad un professionista. Se l’investimento iniziale risulta troppo onoroso, potete rivolgervi a Digital Clima: l’azienda originaria di Tivoli offre infatti l’installazione caldaie a Rate a Roma con delle offerte veramente vantaggiose, visto che sono compresi anche tutta una serie di servizi utili per esempio alla prima accensione, oppure relativi all’immissione del Bollino Blu per la conformità della caldaia alle norme.
Il mondo sta cambiando: le considerazioni dell’AD di Eni Claudio Descalzi all’evento Ispi
L’intervento di Claudio Descalzi al Med Virtual Dialogue di Ispi e Ministero degli Esteri: l’AD di Eni parla anche del ruolo e della responsabilità dei Paesi più sviluppati nel contribuire alla crescita degli altri.
Claudio Descalzi: decarbonizzazione e transizione energetica un obiettivo positivo e cruciale per il futuro dell’Europa
Il Coronavirus: “Una ragione per accelerare la transizione verso un’energia a basse emissioni di carbonio”. È l’AD di Eni Claudio Descalzi, intervenuto lo scorso 15 luglio al Med Virtual Dialogue, a ribadire quanto già espresso in diverse occasioni da quando lo scorso febbraio l’emergenza sanitaria è scoppiata nel nostro Paese. Confrontandosi con Fatih Birol, Executive Director dell’International Energy Agency, in occasione dell’evento promosso da Ispi e Ministero degli Esteri, l’AD ha ricordato come sia importante “capire bene cosa sta succedendo e soprattutto cosa succederà perché siamo stati impattati duplicemente: da una parte la riduzione della domanda e dall’altra la variazione dei costi”. La crisi però “non ha intaccato le new energy”: transizione energetica e decarbonizzazione rimangono “un obiettivo positivo e cruciale per il futuro di un continente come l’Europa”. Le rinnovabili, per quanto essenziali, “ancora non bastano a soddisfare il fabbisogno energetico e ad assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici”: in questa prospettiva il gas gioca quindi un ruolo importante per il mix energetico. Claudio Descalzi ha inoltre evidenziato come la transizione energetica avrà successo solo se si manterranno le infrastrutture “perché non possiamo cambiare tutto”. La decarbonizzazione sarà sempre più essenziale “e dobbiamo accelerare la nostra trasformazione e credo che l’emergenza Covid-19 abbia enfatizzato questo problema”. Importante quindi è comprendere sin da ora che “il mondo sta cambiando e il futuro sarà differente”: bisogna “essere efficienti nello studiare differenti modi di finanziamento e nuovi modelli regolativi”.
Med Virtual Dialogue, Claudio Descalzi: continuiamo a lavorare per garantire l’accesso all’energia in Africa
Un ulteriore tema approfondito nel corso del webinar con l’AD di Eni Claudio Descalzi e l’Executive Director dell’International Energy Agency Fatih Birol riguarda il ruolo dei Paesi più sviluppati nell’incentivare la transizione energetica anche in aree geopolitiche quali il Mediterraneo, il Nordafrica e l’Africa subsahariana, il Medio Oriente. “Il 40% della radiazione solare nel mondo brilla sull’Africa, ma solo l’1% viene utilizzato nel continente per produrre energia. Ecco perché sono necessari investimenti” ha evidenziato l’AD di Eni ribadendo fortemente l’intenzione di continuare a lavorare per garantire l’accesso all’energia in diversi Paesi: “Continuiamo a fornire gas al Ghana, al Congo, all’Angola… Questo è il modo nel quale possiamo aiutare e dall’altra parte dobbiamo implementare l’utilizzo di energia sostenibile per rimpiazzare il gas. Dobbiamo investire lì per cambiare e rendere possibile l’accesso energetico”. Claudio Descalzi ha parlato anche della Libia, in cui si è recato la scorsa settimana: “Ci sono enormi problemi a livello di elettricità e di gas, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento delle attività produttive”. Considerando la situazione, le attività di Eni in Libia, “Paese centrale per il Nordafrica e per il Medio Oriente”, procedono bene: “Ricordo che la Libia per noi è una nazione importantissima, soprattutto nella produzione del gas”.
Come ritornare in forma dopo il periodo della gravidanza?
Ritornare in forma dopo il periodo della gravidanza è una priorità per tantissime donne, che desiderano perdere i chili presi in questo bellissimo periodo della propria vita e tornare ad avere un aspetto seducente. Vi sono per questo tanti accorgimenti che è possibile adottare per riuscire a tornare alla forma smagliante di un tempo.
Sicuramente una buona abitudine è quella di passeggiare per almeno 20/30 minuti almeno 3-4 volte a settimana, così da ricominciare a ottenere un tono muscolare soddisfacente e bruciare qualche caloria. Bisogna comunque avere pazienza perché i chili accumulati durante la gravidanza possono essere smaltiti in un arco di tempo che solitamente va dai 9 ai 12 mesi, quindi non è una cosa immediata. Quando le passeggiate inizieranno ad essere insufficienti per avvertire la fatica, sarà possibile iniziare a fare della corsa leggera due o tre volte a settimana, con sessioni che all’inizio saranno di 15 minuti ma che con il passare delle settimane possono aumentare di livello e intensità.
A questo tipo di esercizio è possibile associare della ginnastica dolce, che ha lo scopo di andare a recuperare per intero l’elasticità delle articolazioni e dei muscoli senza per questo andare ad affaticare particolarmente il corpo.
All’esercizio fisico è possibile anche associare una buona dieta che preveda un po’ di tutto limitando però grassi, zuccheri e tutto quello che in generale è classificabile come poco sano. Mangiare bene infatti, ci consentirà di recuperare la forma molto più velocemente. È possibile anche bere dell’apposita tisane drenanti che aiuteranno sicuramente ad eliminare le tossine in più e a smaltire la massa adiposa sull’addome.
In ultima analisi è possibile anche fare dei massaggi drenanti che possono favorire l’eliminazione dei liquidi e dunque il dimagrimento. A questo proposito sul sito mammaoggi.it trovi interessanti approfondimenti che ti spiegano ancora più in dettaglio come perdere i chili accumulati durante la gravidanza e tornare rapidamente in forma.
Come è fatta una piastra per capelli?
Cos’è e come è fatta la piastra per capelli. In questo articolo proviamo a rispondere a queste e altre domande.
Le piastre per capelli, o ferri per capelli, sono state utilizzate per decenni da donne che cercano di dare ai loro capelli un aspetto elegante e diverso. Si applicano direttamente sui capelli e, se riscaldati, funzionano esattamente come un ferro da stiro tradizionale. Correndo lungo la lunghezza dei capelli, queste piastre per capelli producono il fascino del bastone che molti bramano. Ma di cosa sono fatte esattamente queste piastre per capelli?

Storia della piastra per capelli
Come con qualsiasi tipo di dispositivo, le piastre per capelli si sono evolute nel corso degli anni. In questo, anche i materiali utilizzati per realizzarli. Quelli che usiamo oggi sono tipicamente realizzati in ceramica, ma in passato erano realizzati in alluminio. Le piastre per capelli erano in uso già nel 1870, questi primi modelli furono creati in alluminio riscaldato o metallo. Quando il metallo veniva riscaldato su una qualsiasi fonte che produceva calore, veniva poi applicato direttamente sui capelli, spesso bruciando e bruciando i capelli ed emettendo un odore tutt’altro che gradevole.
Materiali
Oggi, ci sono ancora diversi materiali utilizzati per le piastre per capelli. I tipi meno costosi sono realizzati in metallo in bobina. Il tipo più comune di metallo della bobina utilizzato per questi è quindi il rame. Dal dispositivo di piastra per capelli, il rame viene quindi riscaldato dalle bobine nella testa del ferro e le piastre di rame vengono quindi fatte passare attraverso i capelli. Questi tipi di ferri per capelli sono chiamati riscaldatori metallici a bobina.
Considerazioni sulla piastra per capelli
Le piastre rivestite in ceramica sono utilizzate nelle piastre per capelli di qualità superiore. Questi materiali ceramici sono noti non solo per essere i più sicuri per i capelli, ma anche per fornire i migliori risultati. La ceramica Sedu, infatti, è oggi una delle più utilizzate e trasformate in materiali per ferri da stiro. Sono venduti in molti stili, modelli e con diverse capacità di riscaldamento, ma tutti sono incentrati sulle piastre in ceramica.
Identificazione
Ci sono anche piastre in titanio che vengono utilizzate in molte delle marche di alta qualità di piastre per capelli. Le piastre in titanio sono generalmente resistenti alle fessurazioni, distribuiscono uniformemente il calore e funzionano bene per portare a termine il lavoro. Possono essere riscaldati nel modo del metallo della bobina o attraverso il metodo TC, facendo affidamento sulla chimica degli ioni per ottenere le giuste temperature. In questo secondo caso, sono rivestiti in ceramica.
Potenziale
Le piastre di una piastra per capelli, indipendentemente dai materiali di cui sono fatte, a volte sono ulteriormente rivestite in uno scudo protettivo diverso dalla ceramica. Questi rivestimenti possono essere in teflon, che è durevole e resistente alle scheggiature ma non troppo grande per i capelli. La tormalina è anche un rivestimento utilizzato per molti piatti ed è simile alla qualità delle piastre rivestite in ceramica e migliore per i tuoi capelli.
East Market, al via domenica 27 settembre la sesta stagione del mercatino vintage
Al via domenica 27 settembre la sesta stagione di East Market, il mercatino vintage milanese dedicato a privati e professionisti, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare.
Dopo il periodo di lockdown, East Market torna in completa sicurezza con i suoi 300 selezionati espositori da tutta Italia con migliaia di oggetti insoliti e stravaganti. Dai più ricercati capi d’abbigliamento vintage all’artigianato più raffinato, dai più rari dischi in vinile ai colorati complementi d’arredo.
Negli oltre 6000 MQ dell’ex fabbrica aeronautica in zona Mecenate le possibilità non conoscono limiti. Grazie al gusto e alle proposte degli espositori si possono trovare articoli di collezionismo, accessori, mobili, modernariato, usato, pulci, design, scarpe e borse, libri, fumetti, poster, riviste e stampe, elettronica, militaria, giochi e videogiochi, riciclo e riuso, stranezze varie, piatti, porcellane e utensili e molto altro ancora.
Tante le novità per la nuova stagione 2020/21.
La “Custom Area”, ovvero, una sezione dedicata a tutti gli espositori dell’abbigliamento che si occupano di customizzare capi e accessori. Sarà quindi possibile customizzare e personalizzare sul posto i prodotti acquistati a proprio gusto oppure scegliere tra le soluzioni preallestite.
Il servizio “Personal Shopper”, ovvero, la possibilità di prenotare un assistente esperto di vintage e conoscitore di East Market, che possa seguire e consigliare il cliente negli acquisti passo dopo passo.
Il “Servizio Spedizioni”, ovvero, un desk dedicato alle spedizioni in Italia e all’estero per tutti coloro che volessero spedire oggetti di grande volume come mobili o complementi d’arredo, difficilmente trasportabili in modo autonomo.
Tra gli espositori della prossima edizione ci saranno le lampade di Placida Lettis Luce, una selezione di pregiati oggetti d’arredo dagli Anni ’50 agli Anni ’80 restaurati e dal raffinato fascino industriale. Le creazioni floreali di Marta Sorrentino, che è specializzata in composizioni di varie dimensioni all’interno di vasi, spugne o frutta. Vecchie Storie Serigrafia, invece, crea felpe oversize e tavole da skate fatte a mano unendo grafica e illustrazione, ma, anche t-shirt, poster e decorazioni.
Come da tradizione East Market si distingue per un connubio di moda, fai da te, mercato del riciclo che strizza l’occhio alle nuove tendenze del fashion e della musica, con multiformi articoli e idee sempre diverse. L’idea di vintage che propone East Market è anche cultura e consapevolezza del riciclo. Non solo valorizzare il senso estetico e funzionale degli oggetti, ma anche informare e sensibilizzare il pubblico sugli aspetti ecologici sottesi a questa cultura. Bello ma anche funzionale, utile ma anche riutilizzato, dove limitare la produzione industriale con il recupero di prodotti ancora belli e funzionati significa razionare le risorse del pianeta e limitare l’inquinamento.
Accompagnano il mercatino le aree food & beverage. East Market Diner, dove si trova la caffetteria e la bakery con prodotti da forno dolci e salati, due bar sempre aperti per tutta la durata della manifestazione e la food area. In quest’ultima sono a disposizione del pubblico numerosi truck con un’offerta sempre diversa di cucina internazionale e street food, senza dimenticare la tradizione italiana e anche molte proposte per vegani, celiaci e kids. East Market adotta la politica #plasicfree ovvero una policy ecologista che bandisce completamente tutta la plastica nel food e beverage. Per cibi e bevande, infatti, sono disponibili solo materiali eco friendly e riciclabili.
Completano la manifestazione i DJ set con il meglio delle selezioni musicali del momento e del passato.
Tutte le informazioni e le novità sono su facebook.com/eastmarketmilano, eastmarketmilano.com e instagram.com/eastmarketmilano/.
domenica 27 settembre
dalle 10 alle 21
Via Mecenate, 88/A – Milano
Ingresso Euro 3 (gratis fino 14 anni)
Infoline +393920430853
Rifiuti solidi: il problema (crescente) dello smaltimento
Siamo sommersi dai rifiuti. Secondo le stime di uno studio pubblicato nel 2017 su Science Advances, entro il 2050 gli oceani potrebbero contenere più plastica che pesci.
Oggi, già 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari e negli oceani di tutto il mondo.
Negli ultimi 60 anni, si stima che siano sono state prodotte 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Avanti di questo passo, nel 2050 le discariche del mondo conterranno 12 miliardi di tonnellate di rifiuti fatti di questo materiale, un volume equivalente al peso di 35 mila Empire State Building.
Questo senza contare tutti gli altri rifiuti prodotti e non sempre del tutto riciclabili – o riciclati nel modo corretto. Secondo l’ISTAT, nel 2018 in Italia la raccolta differenziata ha raggiunto una quota del 55,5%. Questo vuol dire che poco più della metà dei rifiuti prodotti finiscono per entrare nel ciclo dello smaltimento e del riciclo.
Questa percentuale è assai inferiore alla quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti imposta per legge e fissata al 65% – si veda la norma contenuta nel “Testo unico ambientale”, in particolare l’articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152.
Esiste poi ancora una grande disparità fra i tipi di rifiuti. Per esempio, la plastica viene differenziata dall’87,1% delle famiglie italiane, il vetro dall’85,9% e la carta dall’86,6%. Si tratta di volumi importanti, soprattutto se confrontati con quelli riferiti solo a un decennio fa. Tuttavia, come abbiamo appena visto dai dati riportati poco sopra, numeri simili non sono sufficienti per permetterci di dormire sonni tranquilli.
Occorre considerare che le percentuali di raccolta differenziata viste per la plastica, il vetro e la carta si riducono in modo notevole per i rifiuti più nocivi, come l’alluminio e le batterie, per esempio: per questi tipi di prodotti, la differenziata si arresta a volumi inferiore al 50%.
Nonostante gli sforzi di molti Paesi nel mondo – Italia inclusa – nell’incentivare la buona pratica della raccolta differenziata, la mole enorme di scarti prodotta ogni giorno da imprese e famiglie rischia di condurre il mondo verso una deriva letale.
Cosa fare, quindi? L’incentivo per una differenziata sempre più spinta è fuori discussione. Occorre educare tutti i cittadini, le nuove generazioni come le più anziane, a smaltire nel modo corretto ogni tipo di rifiuto, nessun escluso.
Incentivare il ritiro “porta a porta” dei rifiuti più ingombranti potrebbe essere un altro piccolo tassello da inserire nel quadro generale, al pari di una più capillare diffusione dei centri di raccolta, soprattutto quelli dedicati al conferimento dei rifiuti pericolosi.
Queste sono solo alcune delle idee che potrebbero aiutare a ridurre il volume di rifiuti oggi non smaltiti nel modo corretto.
Importante è anche poter contare su aziende specializzate nel trasporto di rifiuti solidi, fondamentali, oggi più che mai, per assicurarne lo smaltimento rapido e regolare.
La carriera e i successi di Mauro Sentinelli
Mauro Sentinelli ha lasciato al mondo delle telecomunicazioni una grande eredità industriale e ai suoi ex colleghi e collaboratori un importante esempio umano. In segno di riconoscimento, la sala riunioni del CdA di TIM è a lui intitolata.
Mauro Sentinelli: le principali tappe della carriera
Figura professionale di massimo rilievo in TIM e nel settore della telecomunicazione mobile a livello europeo, Mauro Sentinelli è stato un manager innovativo, appassionato e visionario. Ha promosso il modello di abbonamento ricaricabile nel nostro Paese, facendone un business di larga scala e consentendo così la diffusione del cellulare tra tutta la popolazione. Entrato in SIP (attuale Telecom Italia) nel 1974 come ingegnere di ricerca e sviluppo, ha fondato nel 1983 il Global System for Mobile Communications (GSM), uno standard diffuso tutt’oggi. Nominato Responsabile di sviluppo nella business unit Servizi Radiomobili, Mauro Sentinelli ha ideato il primo servizio cellulare in Italia a tecnologia analogica TACS. Nel 1996 ha contribuito alla nascita e alla diffusione del servizio prepagato “Tim Card”. È stato Direttore Generale del Gruppo TIM dal 1999 al 2004 e ha fatto parte del CdA di Barthi Airtel, primo gestore mobile indiano. Durante gli ultimi anni della sua carriera, è stato Consigliere di Amministrazione di compagnie di telecomunicazioni, aziende per le energie rinnovabili e fondazioni filantropiche.
Mauro Sentinelli: i riconoscimenti e l’interesse accademico
Grazie al suo impegno e alla sua intuizione vincente in merito alla diffusione del servizio prepagato “Tim Card”, Mauro Sentinelli si è aggiudicato l’Outstanding Markering Award della GSM MoU Association. Durante il suo mandato come Direttore Generale del Gruppo TIM, ha ricevuto inoltre altri importanti riconoscimenti: il titolo di “uomo marketing” nel 2000, il premio “Roll of Honour for lifetime Achievement Award” della GSM nel 2002, il titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2000 e di Commendatore nel 2002. Nel 2006 è diventato Grand’Ufficiale. Mauro Sentinelli è sempre rimasto strettamente legato agli ambienti accademici, tanto da frequentare professori e studenti e trovare nuove contaminazioni, ispirazioni ed idee. Si è così tenuto sempre aggiornato sulle nuove tecnologie e sull’evoluzione del mercato. Tale attività l’ha portato a diventare Affiliate Member della University of California (UCLA, USA) nel 2008, centro nevralgico in cui nacquero i protocolli di rete alla base di Internet. In segno di riconoscimento, gli è stata di recente intitolata la sala riunioni del CdA di Tim.
Telecomunicazioni: carriera e traguardi del manager Mauro Sentinelli
Mauro Sentinelli ha lasciato al mondo delle telecomunicazioni una grande eredità industriale e ai suoi ex colleghi e collaboratori un importante esempio umano. In segno di riconoscimento, la sala riunioni del CdA di TIM è a lui intitolata.
Mauro Sentinelli: le principali tappe della carriera
Figura professionale di massimo rilievo in TIM e nel settore della telecomunicazione mobile a livello europeo, Mauro Sentinelli è stato un manager innovativo, appassionato e visionario. Ha promosso il modello di abbonamento ricaricabile nel nostro Paese, facendone un business di larga scala e consentendo così la diffusione del cellulare tra tutta la popolazione. Entrato in SIP (attuale Telecom Italia) nel 1974 come ingegnere di ricerca e sviluppo, ha fondato nel 1983 il Global System for Mobile Communications (GSM), uno standard diffuso tutt’oggi. Nominato Responsabile di sviluppo nella business unit Servizi Radiomobili, Mauro Sentinelli ha ideato il primo servizio cellulare in Italia a tecnologia analogica TACS. Nel 1996 ha contribuito alla nascita e alla diffusione del servizio prepagato “Tim Card”. È stato Direttore Generale del Gruppo TIM dal 1999 al 2004 e ha fatto parte del CdA di Barthi Airtel, primo gestore mobile indiano. Durante gli ultimi anni della sua carriera, è stato Consigliere di Amministrazione di compagnie di telecomunicazioni, aziende per le energie rinnovabili e fondazioni filantropiche.
Mauro Sentinelli: i riconoscimenti e l’interesse accademico
Grazie al suo impegno e alla sua intuizione vincente in merito alla diffusione del servizio prepagato “Tim Card”, Mauro Sentinelli si è aggiudicato l’Outstanding Markering Award della GSM MoU Association. Durante il suo mandato come Direttore Generale del Gruppo TIM, ha ricevuto inoltre altri importanti riconoscimenti: il titolo di “uomo marketing” nel 2000, il premio “Roll of Honour for lifetime Achievement Award” della GSM nel 2002, il titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2000 e di Commendatore nel 2002. Nel 2006 è diventato Grand’Ufficiale. Mauro Sentinelli è sempre rimasto strettamente legato agli ambienti accademici, tanto da frequentare professori e studenti e trovare nuove contaminazioni, ispirazioni ed idee. Si è così tenuto sempre aggiornato sulle nuove tecnologie e sull’evoluzione del mercato. Tale attività l’ha portato a diventare Affiliate Member della University of California (UCLA, USA) nel 2008, centro nevralgico in cui nacquero i protocolli di rete alla base di Internet. In segno di riconoscimento, gli è stata di recente intitolata la sala riunioni del CdA di Tim.






