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Come funzionano i trita carte


I trita carte sono strumenti automatizzati che vengono solitamente adoperati in ufficio o in ambienti dove vi sono numerosi documenti con dati sensibili. La funzione primaria di queste macchine è infatti quella di polverizzare testi in cui compaiano dati sensibili di individui in modo da evitare che essi arrivino in mano a sconosciuti. Il furto di identità è un reato molto comune e facilmente fattibile da parte di soggetti con cattive intenzioni.
Per eliminare qualsiasi traccia dei propri dati stampati su carta, i documenti dei clienti vengono solitamente polverizzati dopo un certo periodo direttamente dai professionisti che ne hanno il possesso in quel momento. Questo obbligo è diventato legge in modo da preservare l’unicità di identità dei cittadini.
Per distruggere un documento con un distruggi documenti è sufficiente inserire il foglio di carta nell’apposito foro, singolarmente o in blocco, in modo da arrivare le lame che, in base al tipo di impostazione dell’oggetto, iniziano a spezzettare il foglio in mille pezzi.
Il fatto di tagliare riduce quindi la possibilità che un malintenzionato che, anche riuscendo a recuperare i rifiuti in cui gli uffici cestinano i vecchi documenti che tengono da anni in archivio, riesca a ricostruire come fosse un puzzle il documento di testo tagliuzzato e ridotto in polvere.
Vediamo meglio quindi come funziona il meccanismo che rende possibile questo sistema e rende questo lavoro veloce e preciso senza far perdere tempo ai professionisti che lavorano con gli stessi documenti e che ne avranno altrettanti da studiare, in quanto quelli che vengono buttati via sono spesso solo quelli vecchi.

 

Perché i trita carte

 

La diversità nei trita carte sta principalmente nel loro modo di tagliare i materiali, le alternative non sono molte ma vi è comunque una differenza interessante tra le due. In pratica quando si deve affrontare la propria scelta di acquisto, si verrà messi di fronte a scegliere tra un distruggi documenti con taglio a strisce o a frammenti. Il taglio a strisce, come anche suggerisce il nome, è caratterizzato da un taglio regolare ed è relativamente facile ricostruire il documento originale per un malintenzionato che dovesse accidentalmente ritrovare tutti i pezzi necessari.
Il taglio a frammenti è invece molto più performante perché riduce in pezzi appunto frammentati il documento e ne rende molto più impegnativa la ricostruzione, salvaguardando maggiormente l’utilizzatore.
È quindi consigliabile sceglie un distruggi documenti con taglio a frammenti per la sua sicurezza che garantisce direttamente un risultato migliore.

 

E i dischi rigidi?

Con il passare degli anni, i dati hanno dato la precedenza alle memorie virtuali rispetto ai fogli di carta stampata. Chi si occupa di preservare questo tipo di elementi ha quindi dovuto trovare un sistema all’avanguardia che permettesse di rimuovere le tracce di vecchie memorie con dischi fisici quali hard disk, o per esempio pennette USB o SSD. I casi di fronte ai quali ci troviamo davanti ora sono estremamente diversi rispetto a quelli di vento anni fa ma il concetto alla base è lo stesso. Sono stati quindi ideati sistemi simili per funzionamento ai tritacarte ma con motori più potenti capaci di distruggere anche dischi rigidi e di per sé proteggendo i dati sensibili che risiedevano prima apparentemente per sempre nelle memorie di archiviazione.

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Tesi su salute, sicurezza e sostenibilità: ancora attivo il bando 2020

Comunicato Stampa

Tesi su salute, sicurezza e sostenibilità: ancora attivo il bando 2020

 

Per tre mesi, fino al 31 ottobre 2020, è ancora possibile partecipare al nuovo premio indetto dalla Fondazione AiFOS per le migliori tesi di laurea su salute, sicurezza sul lavoro e sostenibilità.

 

In considerazione della necessità di ripensare a strategie nuove per la sicurezza sul lavoro e per la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle nostre politiche, è un ottimo segno che, a distanza di poco tempo dal bando del “Premio tesi di laurea nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro e sostenibilità”, siano già arrivate, agli organizzatori e malgrado le difficoltà dettate dall’emergenza COVID-19, ben 48 tesi di laurea (32 in materia di salute e sicurezza e 16 in materia di sostenibilità).

Tesi di laurea che sono arrivate da atenei e territori nazionali molto diversi: Brescia, Bergamo, Pavia, Torino, Udine, Verona, Milano, Firenze, Bologna, Roma, Salerno, L’Aquila, Chieti-Pescara, Molise, Foggia, …

 

Rimane ancora molto tempo – entro il 31 ottobre 2020 – per l’invio degli elaborati e la speranza è quella di poter arrivare alla quantità e qualità di elaborati che hanno caratterizzato l’edizione del 2019: 212 tesi (109 sulla salute e sicurezza sul lavoro e 103 sulla sostenibilità).

 

Le informazioni sul bando tesi di laurea 2020

Per analizzare e favorire nuove strategie in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e in materia di sostenibilità, la Fondazione AiFOS, in collaborazione con l’Associazione AiFOS, ha infatti indetto il Bando Tesi di Laurea 2020 per tesi, discusse tra il primo novembre 2019 ed il 31 ottobre 2020, che trattino i seguenti temi:

  • Salute e sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro, declinata in uno dei seguenti ambiti:
    • ambito giuridico, normativo, organizzativo;
    • ambito tecnico, ingegneristico, medico;
    • ambito psicologico, educativo, formativo, relazionale.
  • Sostenibilità in ambito lavorativo, declinata in uno o più dei seguenti argomenti: benessere organizzativo, parità di genere, lavoro dignitoso, diversity management, conciliazione vita-lavoro, corretta gestione ambientale e consumo aziendale responsabile.

 

I destinatari del premio e le tesi premiate nel 2019

Ricordiamo che il “Premio tesi di laurea nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro e sostenibilità” è rivolto agli studenti laureati/laureandi autori di tesi di laurea triennale, specialistica, magistrale, dottorati di ricerca o master di primo livello e secondo livello, che non siano già risultati tra i vincitori nelle precedenti edizioni del premio.

 

La Commissione valutatrice selezionerà:

  • 3 tesi di lauree triennali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, una per ciascuno dei tre ambiti individuati (ambito giuridico, normativo, organizzativo; ambito tecnico, ingegneristico, medico; ambito psicologico, educativo, formativo, relazionale);
  • 3 tesi di lauree magistrali/master di primo livello in materia di salute e sicurezza sul lavoro, una per ciascuno degli ambiti individuati;
  • 1 tesi di dottorato/master di secondo livello in materia di salute e sicurezza sul lavoro rientrante in uno degli ambiti individuati;
  • 1 tesi in materia di sostenibilità.

E le 8 tesi selezionate avranno diritto non solo alla pubblicazione della tesi sui siti di Fondazione AiFOS e di AiFOS, a un abbonamento ai “Quaderni della Sicurezza” e a un attestato di partecipazione, ma anche ad un riconoscimento economico di € 500,00.

 

A titolo esemplificativo segnaliamo i titoli delle tesi premiate nell’edizione del 2019:

  • La sicurezza negli appalti e la qualificazione delle imprese esecutrici operanti nel comparto ceramico (Università di Bologna)
  • Integrazione tra i sistemi di gestione per la sicurezza e pensiero snello: teoria ed esempi reali (Università di Padova)
  • Relazioni intercorrenti tra qualità del sonno e cronotipo nei conducenti di automezzi della regione Sardegna (Università di Cagliari)
  • Rischio esplosioni in ambienti confinati. Analisi e valutazione delle cause e degli effetti negli edifici industriali (Università di Padova)
  • Il bornout in ambito istituzionale (Università Pontificia Salesiana)
  • Rilevanza e percezione del rischio: indagine sugli incidenti domestici (Università degli Studi dell’Aquila)
  • I luoghi di lavoro tra vecchi problemi e nuovi rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori: dagli spazi confinati al lavoro da remoto (Università di Bergamo)
  • Economia circolare un approccio sistemistico per il bene comune (Università di Palermo).

 

La partecipazione al premio tesi di laurea

La partecipazione è completamente gratuita e il termine ultimo per l’invio degli elaborati è fissato al 31 ottobre 2020. Entro il mese di dicembre 2020 verrà comunicato l’elenco delle tesi vincitrici del premio.

 

Si invitano, dunque, i laureandi di tutte le università italiane ad elaborare e presentare le proprie tesi alla segreteria del Premio e i docenti a valorizzare i lavori di studenti meritevoli tramite la diffusione del bando di concorso.

 

Il link per poter scaricare il bando di concorso e la domanda di partecipazione alla selezione:

https://www.fondazioneaifos.org/index.php/premio-tesi-di-laurea

 

Segreteria del Premio: Fondazione AiFOS c/o CSMT, Università degli Studi di Brescia, via Branze, 45 – 25123 Brescia Tel. 030.6595037 Fax 030.6595040 [email protected]

 

 

16 luglio 2020

 

 

Ufficio Stampa Fondazione AiFOS

[email protected]

www.fondazioneaifos.org

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Ambiente

Edilizia: la progettazione che fa bene all’ambiente

Nel 2019 il settore edilizio è stato la causa del 39% di emissioni di CO2. Quale impatto può avere una svolta sostenibile del settore sull’ambiente? Quali sono i fattori e gli elementi da non sottovalutare?

 

Energia rinnovabile: la sfida delle fonti pulite

Una delle prime soluzioni adottate dalla progettazione edilizia per combattere inquinamento, smog e produzione di CO2 è la costruzione di sistemi in grado di ridurre sensibilmente l’impatto sull’ambiente.
Tra le risposte che il settore ha saputo offrire, la costruzione di pannelli solari in grado di produrre energia da fonti rinnovali, come il sole, e pulite. Questo ha permesso di integrare all’estetica dell’edificio soluzioni green in grado di abbattere la produzione di sostanze inquinanti.

Un’altra importante innovazione è la fotocatalisi,  la possibilità di costruire edifici la cui superficie decompone i materiali inquinanti.

 

Materiali: dall’ambiente e per l’ambiente

È proprio il caso di dirlo. Molto spesso la soluzione più efficace è quella più vicina a noi. Per ridurre l’impatto edilizio sull’ambiente negli ultimi anni il settore ha cercato di introdurre sempre di più nei progetti materiali di origine naturale, come il legno. Non solo. La riduzione dell’impatto ambientale non si calcola solamente in termini di” tipologia di materiale”, ma anche secondo la provenienza del materiale, l’energia utilizzata per estrarlo, lavorarlo e trasportarlo.

 

Superfici green: l’aiuto fondamentale dalle piante

Il Bosco Verticale di Milano ne è la conferma: non c’è aiuto più grande nella lotta all’inquinamento ambientale delle piante. La progettazione di un edificio oggi giorno non può prescindere da una progettazione “verde” che consideri piante, alberi e fiori da integrare all’intero progetto. Lo strato di vegetazione ha infatti impatti positivi sull’ecosistema attorno all’edificio, ma anche notevoli vantaggi sull’edificio stesso: umidità, qualità dell’aria e caldo vengono infatti regolati dall’azione delle piante

 

MBSolutions è uno studio di progettazione a Fidenza da sempre attento a ridurre l’impatto dell’edilizia sull’ambiente. In fase di progettazione i temi della sostenibilità ambientale ed energetica e la ricerca di materiali eco sostenibili sono la chiave per dare vita a progetti davvero vincenti.

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Ambiente News

Da domani on line «La voce sul futuro del pianeta» la nuova rassegna sul canale podcast di Rinnovabili.it

Dal venerdì 3 luglio su Spotify il nuovo appuntamento settimanale di Rinnovabili.it una rassegna per essere sempre aggiornati sul mondo dell’ecologia e della sostenibilità ambientale con il commento del direttore Mauro Spagnolo

 

Rinnovabili.it (www.rinnovabili.it), il quotidiano sulla sostenibilità ambientale diretto da Mauro Spagnolo, approda su Spotify con un nuovo canale, denominato il podcast di Rinnovabili.it, dedicato alla transizione ecologica e all’innovazione verde. La programmazione del Canale della storica testata inizia da questa settimana, venerdì 3 luglio, con il Notiziario di Rinnovabili.it – La voce sul futuro del pianeta – una rassegna delle notizie che maggiormente hanno infiammato il dibattito verde settimanale che sarà regolarmente pubblicata ogni venerdì. Un veloce e puntuale aggiornamento sulle potenzialità e gli ostacoli dal mondo delle rinnovabili, dell’edilizia verde, dell’economia circolare, dell’agrifood, della tutela ambientale e della mobilità sostenibile, cercando curiosità, novità e progetti in grado di sostenere la grande trasformazione in atto. Il notiziario “La voce sul futuro del pianeta” sarà accompagnato dal commento di Mauro Spagnolo e permetterà agli ascoltatori di tenersi sempre informati, con una modalità nuova e più flessibile, sui grandi temi della sostenibilità ambientale.

 

Il nuovo progetto audio renderà disponibile on-line anche un altro format: Le interviste di Rinnovabili.it, una rassegna di approfondimenti con i grandi personaggi del nostro settore – scienziati, imprenditori, politici – che racconteranno la loro “visione” sul processo di decarbonizzazione, le loro storie virtuose o le criticità poco conosciute nel mondo della sostenibilità in tutte le sue declinazioni.

Il podcast è già disponibile su Spotify con la prima pubblicazione, e da questa settimana anche sul sito del quotidiano, nella sezione dedicata.

 

Rinnovabili.it è la testata on-line sulla sostenibilità, l’efficienza energetica e l’uso delle fonti rinnovabili diretta da Mauro Spagnolo. Nata nel 2007, da oltre 13 anni fornisce ogni giorno un servizio informativo completo e puntuale nell’ambito di dieci sezioni tematiche (Ambiente, Energia, GreenBuilding, Economia circolare, Mobilità, Agrifood, Innovazione, Cultura, GreenEconomy, Turismo sostenibile) oltre a 16 Blog monografici, una newsletter settimanale e un periodico mensile. Attraverso la sua rete tecnica si occupa da anni di formazione, progettazione e innovazione tecnologica.

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Ambiente Attualità e News

Fiocchi rosa e azzurri a Le Cornelle: il parco festeggia la nascita e l’arrivo di nuovi esemplari di specie a rischio


Sono giorni speciali per il Parco Faunistico Le Cornelle che saluta l’arrivo dell’estate tingendosi di rosa. Merito della nascita di una piccola Tamarino dalla chioma di cotone e dell’arrivo di quattro nuove femmine di pinguino di humboldt. Esemplari di specie a rischio estinzione che grazie al Parco sono ora protette e pronte a vivere in un ambiente sicuro e adatto alle loro esigenze.

La cucciola di Tamarino è la terza arrivata in una famiglia in cui erano nati precedentemente due maschietti. Come da tradizione per la specie, la neonata è piccola e leggera (si pensi che da adulti i Tamarini pesano appena tra i 260 e i 350 grammi!). Ha, però, una folta chioma di “capelli” bianchi che le ricoprono completamente la testa. Ed è proprio questa caratteristica capigliatura a indicare se la cucciola è allarmata o arrabbiata: in tal caso, infatti, i peli si gonfiano. La mamma ha avuto una gravidanza serena, durata circa 5 mesi, e ha dato alla luce una piccolina ghiotta di insetti e frutta. A prendersi cura di lei saranno, oltre ai genitori, anche i fratellini che si occuperanno del suo svezzamento e della sua crescita. Un atteggiamento tipico per la specie che, a causa della deforestazione e della caccia, è sempre più a rischio estinzione. Per questo, la nascita di nuovi cuccioli a Le Cornelle è un evento tanto importante.

Tanto speciale che Le Cornelle fa parte anche del programma di riproduzione, studio e scambio dell’EEP (European Endangered Species Programme) che coinvolge tutti i Parchi Faunistici del mondo per disporre di esemplari selezionati adatti alla reintroduzione e alla riproduzione. In questo modo, gli esemplari ritenuti idonei vengono mappati geneticamente attraverso il pelo favorendo l’accoppiamento. Esattamente come accade ai Tamarini del Parco che si sono distinti per avere un valore genetico con un’alta valenza riproduttiva e quindi conservativa della specie.

Ad accompagnare la nascita della piccola di Tamarino, l’arrivo di quattro giovani femmine di Pinguino di Humboldt che sono state trasferite al Parco da uno zoo francese. Nello stesso momento tre pinguini maschi hanno lasciato il parco per creare una nuova colonia in uno zoo in Macedonia, con tre esemplari di pinguini femmina ad attenderli. Si tratta di animali che solitamente vivono lungo le coste dell’America del Sud, dal Perù al Cile. Alte quasi 70 cm, si nutrono principalmente di pesce azzurro, sono eccellenti nuotatrici e amano la monogamia. Proprio per questo sono arrivate al Parco dove sono presenti complessivamente 11 esemplari di questa specie: qui, potranno incontrare “i pinguini della loro vita”, formando coppie stabili pronte per la riproduzione. Qualora dovesse avvenire l’accoppiamento, ci si attende che maschi e femmine si alternino durante la cova che solitamente avviene in aree riparate dal sole. Una volta nati, i piccoli, verranno accuditi dai genitori fino allo svezzamento che solitamente va da 55 a 120 giorni.

Ma non finisce qui, perché il Parco dopo aver festeggiato la nascita di due cuccioli di fenicottero, in questi giorni sono nati due pulcini di Hocco Messicano e di una femmina di Antilope Maria Gray. Quest’ultima è nata dopo una gestazione di circa 8 mesi e pesa circa 5kg. Ha un manto rossastro. Gli Hocco, invece, sono uccelli molto grandi, lunghi fino a 100 cm, con il becco giallo e la cresta riccioluta. Trascorrono la maggior parte del tempo a terra, ma nidificano sugli alberi. Come i pinguini, sono monogami e anche loro sono ritenuti una specie da salvaguardare a seguito delle minacce originate dalla caccia e dalla distruzione del loro habitat naturale.

 

IL CONTEST

Scegli con noi il nome della piccola di Tamarino. Partecipa al contest sulla pagina Facebook del Parco Le Cornelle. Per 7 giorni dal 6 al 12 luglio potrai esprimere la tua preferenza commentando il post con il video della nuova arrivata. Il 14 luglio lo staff comunicherà i tre nomi selezionati e a seguire i fan potranno votare il nome preferito con i like, scegliendo il vincitore.

Per ogni post è possibile indicare solo un nome. Se uno o più fan suggeriranno lo stesso nome, passerà il turno quello che lo ha scritto per primo e farà fede la data e l’ora riportate nel commento sulla pagina.

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Ambiente News Società

Isola Bergamasca: la rete idrica del territorio efficiente e di qualità


Uniacque è il nuovo gestore del servizio idrico integrato nell’Isola Bergamasca. Subentrata da novembre 2019 a Hidrogest, la Società si occupa del ciclo integrato dell’acqua (acquedotto, fognatura e depurazione) a 360°, prendendosi carico, oltre alla manutenzione ordinaria per garantire la continuità e la qualità dei servizi, sia degli interventi infrastrutturali, sia degli interventi di manutenzione straordinaria.

Anche nell’Isola Bergamasca gli obiettivi di ammodernamento delle reti, di riduzione delle perdite e di limitazione dell’impatto ambientale sono per Uniacque delle priorità. Per questo da inizio anno la società è impegnata quotidianamente nell’Isola Bergamasca nei lavori previsti dal piano provinciale degli investimenti, che riguardano i settori acquedotto, fognatura e depurazione sul territorio per l’approvvigionamento idrico potabile, l’ammodernamento delle reti e degli impianti e l’eliminazione delle acque parassite. Questi Interventi comportano un iter complesso di autorizzazioni sulla base della pianificazione fatta dall’Ufficio di Ambito, Ente di Governo dell’acqua su scala provinciale, ai quali si aggiungono gli interventi di manutenzione straordinaria, come il miglioramento degli impianti e delle reti, oltre all’efficientamento del servizio per il risparmio energetico, interventi questi molto spesso imprevisti. Come per tutto il territorio gestito da UNIACQUE, anche i 28 comuni dell’Isola Bergamasca potranno disporre del servizio di pronto intervento, implementato nel rispetto di tutti gli standard ARERA, l’autorità amministrativa che tutela gli interessi di utenti e consumatori per i servizi di pubblica utilità.

Uniacque continua i lavori programmati per il 2020, con investimenti stimati, in aggiunta agli ordinari costi di gestione, per un totale di €3.500.000, di cui €1.500.000 per gli interventi di piano e €2.000.000 per quelli di manutenzione straordinaria.

La procedura di subentro all’ex gestore del servizio idrico necessita ancora di un periodo di allineamento, al fine di implementare anche nell’Isola Bergamasca e nella Valle San Martino gli standard garantiti da Uniacque su tutto il territorio bergamasco. Un servizio che si completa con l’attivazione per i cittadini dell’Isola di due numeri verdi, di cui quello per le emergenze (800 123955) è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 ed è dedicato alla soluzione di eventuali guasti o emergenze, mentre l’altro (800 269595) è destinato alla richiesta di informazioni, secondo quanto previsto dalle linee guida ARERA. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.uniacque.bg.it e sulla pagina facebook della Società.

«L’acqua è un bene primario fondamentale per ogni comunità la cui gestione presuppone una grande responsabilità. Occuparsi del servizio idrico integrato significa, infatti, lavorare per assicurare un’acqua di qualità a tutti i nostri clienti. Portiamo direttamente nelle loro case un’acqua sicura, controllata, buona da bere. Un’acqua che crea lavoro direttamente sul territorio, visto che impieghiamo più di 400 persone, e che stimola l’economia, dato che abbiamo in programma importanti investimenti infrastrutturali. Investimenti che nascono dal territorio e che generano un beneficio diretto sul territorio stesso. Con questo spirito intraprendiamo questo nuovo percorso, certi di poter operare al meglio per garantire alla comunità una risorsa preziosa e di qualità» – dichiara Paolo Franco, presidente di Uniacque. 

Uniacque nasce nel 2006 per volontà dei sindaci bergamaschi che ritennero di tutelare il bene acqua dalle speculazioni di mercato, ha realizzato sinora investimenti per quasi 150 milioni di euro e ha in programma opere per l’Isola Bergamasca per oltre 4 milioni di euro l’anno seguendo il profilo di investimenti d’ambito già assestati ad oltre 25 milioni di euro l’anno, per garantire la corretta erogazione del servizio in tutta la provincia. Uniacque si occupa di captare l’acqua da sorgenti e pozzi, trattarne la potabilità, trasportarla nelle abitazioni, raccoglierla dopo l’utilizzo, depurarla per restituirla ai fiumi e manutenere le reti e gli impianti. Un ciclo integrato, realizzato nel pieno rispetto dei parametri previsti dall’autority ARERA così da rispondere al fabbisogno della cittadinanza assicurando la massima qualità dell’acqua.
Nel territorio dell’Isola Bergamasca e della Valle San Martino, Uniacque opera nei 28 comuni di Almenno San Bartolomeo, Ambivere, Barzana, Brembate, Brembate Sopra, Bonate Sopra, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco D’Adda, Capriate San Gervasio, Caprino Bergamasco, Carvico, Chignolo D’Isola, Cisano Bergamasco, Madone, Mapello, Medolago, Palazzago, Ponte San Pietro, Pontida, Presezzo, Roncola, Solza, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Suisio, Terno D’Isola, Torre de Busi, Villa D’Adda.

 

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Ambiente Volontariato e società

15 Giugno: Giornata Mondiale del Vento


Utilizzo del vento come fonte di energia rinnovabile a sostegno di un pianeta più sano.

La Giornata Mondiale del Vento (Global Wind Day) si festeggia in tutto il mondo il 15 giugno, al fine di promuovere l’energia del vento come fonte pulita e inesauribile. Il Global Wind Day è organizzato dall’EWEA (European Wind Energy Association) e dal GWEC (Global Wind Energy Council), in collaborazione con associazioni nazionali e società coinvolte nella produzione di energia eolica, che organizzano eventi in molti paesi del mondo. Un appuntamento ricco di iniziative volto a fornire ai cittadini maggiori informazioni sull’eolico, un settore in costante crescita.

Secondo i dati Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento), sul territorio nazionale sono installati 6.909 aerogeneratori di varia taglia per un totale di potenza installata pari a 9.944 MW. La quota di energia prodotta nel 2018 è stata di circa 17,3 TWh, pari al fabbisogno di 17 milioni circa di persone. Un buon dato, ma ancora molto lontano dalla potenza installata in paesi come Spagna (23.494 MW nel 2018) e Germania (59.300 MW). Grazie al vento, sono stati risparmiati circa 21 milioni di barili di petrolio, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni risparmiate di CO2. Secondo Anev, ad oggi l’Italia ha già raggiunto gli obiettivi rinnovabili 2020, con una penetrazione di 17,5% sui consumi complessivi al 2015 rispetto ad un target al 2020 di 17%. L’obiettivo da raggiungere entro il 2030, ambizioso ma perseguibile, è del 28% di rinnovabili sui consumi complessivi.

Per questo i volontari de La Via della Felicità vogliono lanciare un messaggio a supporto delle fonti rinnovabili e della cura del pianeta. “Ci sono molte cose che le persone possono fare per aiutare a prendersi cura del pianeta. Si inizia con l’impegno personale. Si prosegue suggerendo agli altri di fare altrettanto. L’Uomo ha raggiunto la capacità potenziale di distruggere il pianeta. Ora deve essere portato al punto di essere in grado di salvarlo e di agire per farlo. Dopotutto è il posto in cui viviamo.” (tratto da La Via della Felicità, guida al buon senso scritta da L. Ron Hubbard).

A sostegno di ciò i volontari da anni in molte parti d’Italia organizzano attività di raccolta rifiuti, pulizie delle spiagge e progetti di promozione per la cura del pianeta.

Ufficio Stampa
La Via della Felicità

 

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Ambiente Scienza e Tecnologia

Il fascino delle lanterne: illumina il tuo gazebo con eleganza


Quando la stagione delle giornate all’aperto e delle cene in giardino si avvicina, ci sembra sempre che manchi quel tocco in più per rendere magici i nostri momenti. Arredare gli spazi aperti non è sempre semplice, richiede soluzioni creative, che siano sufficientemente d’impatto ma non rovinino l’armonia della natura e dell’ambiente circostante.

Una buona idea per rivoluzionare il look dei nostri gazebo e dei nostri giardini è cambiarne l’illuminazione serale e notturna tramite delle lampade da esterno.

Questo tipo di arredo, nella sua semplicità, è molto utile a cambiare l’aspetto dello spazio o a suddividerlo e a rendere immediatamente l’atmosfera più accogliente e suggestiva, facendo sentire le persone a proprio agio.

Andiamo dunque a conoscere alcune delle soluzione più pratiche e appaganti per le nostre rilassanti serate estive: una lampada da soffitto esterno, infatti, deve coniugare al design e ad un’illuminazione efficace anche un dispendio energetico ridotto, poiché rimarrà accesa per molte ore.

 

Come illuminare il proprio gazebo

 

Nel caso in cui si possieda una struttura adeguata, una scelta molto di classe potrebbe ricadere su una lampada a sospensione che troneggi al di sopra del tavolo adibito alla cena o alle serate tra amici. Se si cerca qualcosa di meno impattante e più soft, magari per creare un’atmosfera romantica, una buona soluzione potrebbe essere installare fila di lampade: negli ultimi anni è di gran moda anche nei locali più esclusivi dato il suo forte effetto scenico e le atmosfere suggestive che si creano.

Se invece si ricerca un’illuminazione sì soffusa ma soprattutto con consumi più contenuti, una soluzione moderna e innovativa è rappresentata dal Led. Questo è disponibile in commercio innanzitutto in pratiche strisce, di materiali, modelli e colori differenti, facili da installare su diverse superfici e da adattare al proprio gazebo come più si preferisce. Si può scegliere di illuminare l’intero perimetro della struttura per un’aria più elegante e di classe, o invece optare per soluzioni più creative grazie alle molte varianti disponibili che permettono di giocare con materiali e colori.

Un’ultima idea per il gazebo potrebbe riguadare i faretti: questi, oltre ai classici da posizionare a terra, esistono da soffitto. Sono magari una scelta di minore impatto estetico, ma garantiscono una buona illuminazione e una facile abitabilità degli spazi.

 

Luci per le occasioni importanti

 

Un gazebo oltre che per le normali serate in famiglia può essere uno splendido ambiente anche per le occasioni più importanti, come compleanni, anniversari, matrimoni e feste in generale. In questi casi si può ricorrere a soluzioni più eleganti e fantasiose per stupire i propri invitati e donare la giusta luce a dei momenti che saranno senz’altro memorabili.

Anche in questo caso giocare con i Led potrebbe coniugare stile e bassi consumi: sfruttare i diversi materiali, forme e colori e posizionare le lampade a dovere potrebbe trasformare totalmente uno spazio quotidiano in uno per le grandi occasioni.

Per momenti più romantici e chic, le catene di luci, anche queste disponibili in commercio in tutte le fogge, potrebbero essere la soluzione che stavi cercando. Infine in questi casi anche una scelta di design per le lampade da tavolo potrebbe fare la differenza e rendere la vostra serata davvero magica.

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Ambiente

Caldo d’inverno e fresco d’estate grazie alle cucce termiche per cani


Tutti noi vorremmo sempre tenere il nostro cane il più vicino possibile. Per la maggior parte delle persone non è solo un animale domestico, ma rappresenta un amico, un figlio, un fratello. A tutto questo si aggiungono le esigenze di spazio: c’è chi tiene il proprio cane in appartamento e chi invece ha la possibilità di farlo scorrazzare all’aperto nel proprio giardino. In entrambi i casi è importantissimo garantire al proprio animale domestico il rifugio migliore possibile, una cuccia che sia funzionale, confortevole e magari anche bella da vedere. Una caratteristica particolarmente importante è che questa mantenga caldo nei mesi invernali e doni un fresco sollievo nelle estati più infuocate: andiamo quindi ad analizzare le caratteristiche principali delle cucce termiche per cani.

Vediamo quali materiali e caratteristiche possono garantire a ciascuna razza di cane autentico comfort e un isolamento termico ottimale.

 

HPL multistrato: il materiale per cucce che stavi aspettando

 

Sebbene già le cucce in legno garantissero una sensazione di benessere e un buon isolamento termico grazie alle loro proprietà, la tecnologia ha recentemente donato un materiale che performa ancora meglio: l’HPL multistrato.

Questo garantisce un grande isolamento termico, perfetto sia per le cucce da esterno che per quelle da interno; una lunga durata nel tempo anche grazie alla resistenza ai morsi e ai graffi dei nostri amici animali più vivaci.

Questo tipo di cuccia termica può essere montata ad incastro senza il supporto di alcun tipo di attrezzo, perfetta anche per chi non è proprio un amante del fai da te. Il tetto apribile consente una facile manutenzione e una pulizia rapida, per cui bastano dei normalissimi detergenti per la casa. A queste cucce sono integrabili accessori per ogni esigenza: ciotole per cibo e acqua e targhette di riconoscimento ad esempio, facilmente montabili anche queste grazie ad un gioco di incastri.

Ultima ma non meno importante caratteristica, le cucce termiche per cani in HPL mulistrato sono interamente made in Italy, disponibili in svariate fantasie e colori, perché una cuccia oltre che confortevole e funzionale può essere anche un tocco di stile aggiuntivo per il proprio giardino o per la propria casa. Il nostro cane si merita il meglio del meglio, perché accontentarsi?

 

Una cuccia termica per cani di ogni razza

 

Nel momento in cui si sceglie una cuccia per cani, oltre che dell’isolamento termico, è necessario tenere conto di altre caratteristiche.

La prima per importanza riguarda indubbiamente le dimensioni: ogni cane a seconda dell’età e della razza, ma anche del carattere e del temperamento, avrà esigenze diverse. Le dimensioni non riguardano solo l’interno della cuccia, che è comunque fondamentale. È bene anche tenere conto del tipo di ingresso (singolo o doppio, ad esempio) e dell’altezza del gradino utile per accedere alla cuccia, che non deve essere né troppo alto né troppo basso per non ostacolare l’ingresso del nostro amico a 4 zampe.

Un’altra caratteristica di cui tenere conto riguarda la collocazione della cuccia: quelle da esterno sono costruite per resistere alle intemperie, mentre nella scelta di una da interno si dovrà ulteriormente badare al suo design e al suo stile per armonizzarla bene con il resto dell’arredamento.

In ogni caso ogni cane è diverso ed è bene garantire il suo benessere in base a cosa ci sembra lo faccia sentire a suo agio: inutile sottolineare che regalargli una bella cuccia calda d’inverno e fresca d’estate, resistente e dotata di accessori non può mai essere un errore.

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Climate Change: Lyreco aderisce al progetto ForestaMI per compensare le emissioni di CO2 di alcune attività dell’azienda


La natura che durante il lockdown si è riappropriata degli spazi urbani è stata motivo di stupore, soprattutto per i lombardi, fortemente colpiti fisicamente e moralmente dall’emergenza sanitaria. Dare a flora e fauna la possibilità di rimanere in città e convivere con gli esseri umani anche in questa fase 2 – e nelle future – è uno dei motivi che ha spinto Lyreco Italia, azienda leader nella distribuzione di soluzioni e servizi per l’ambiente di lavoro, a scendere letteralmente in campo per il nostro Pianeta. A Parco Nord Milano, un gruppo di dipendenti – nel totale rispetto e tutela della salute collettiva e individuale – in rappresentanza dell’azienda, insieme alle squadre dell’ente no-profit Rete Clima, ha piantato 150 alberi con l’obiettivo di compensare, lungo il ciclo di vita arboreo, le emissioni di CO2 generate dal sito internet aziendale e dalla convention annuale tenutasi lo scorso gennaio e contribuire alla Fase 2 della natura urbana.

Durante la convention, a cui hanno partecipato oltre 500 persone, sono stati emessi 26.668 kg di anidride carbonica, calcolati sommando le emissioni relative all’allestimento dell’evento, il riscaldamento della location, l’elettricità utilizzata e gli spostamenti dei partecipanti, compensati con la piantagione di 50 alberi. Le visualizzazioni al sito web relative all’anno 2019, che ammontano a 18.221.436, sono compensate invece con la piantagione di 10 alberi. Un impegno che Lyreco ha deciso di rafforzare ulteriormente, piantando altri 90 alberi.

In questo modo sia la convention annuale sia il sito web hanno ottenuto il rilascio del marchio ambientale emissioni CO2 zero® da parte di Rete Clima, ETS (Ente del Terzo Settore) di natura non profit che promuove azioni di Corporate Social Responsibility e di sostenibilità nel settore privato e degli appalti pubblici.

«I drammatici impatti del cambiamento climatico ci ricordano, oggi più che mai, il nostro dovere nel rispettare l’ambiente che ci circonda» – dichiara Gregory Lienard, Chief Executive Officer Lyreco Group.

L’iniziativa contribuisce così ad ampliare il polmone verde di Milano, sposando l’obiettivo del progetto ForestaMI, promosso dal Comune di Milano, Città metropolitana di Milano e Regione Lombardia, in collaborazione con Fondazione Comunità Milano Onlus, Politecnico di Milano, Fondazione Falck e Sistemi Urbani/Gruppo Ferrovie dello Stato italiane: piantare 3 milioni di alberi entro il 2030 e ridurre la temperatura percepita in città.

Paolo Viganò, Presidente di Rete Clima risponde: «Ringraziamo Lyreco che ha supportato questa attività di forestazione urbana come forma di impegno aziendale per il miglioramento del territorio locale e per la tutela del clima globale, come strumento di azione-comunicazione ambientale. Promuovere queste azioni di miglioramento urbano tramite forestazione ha peraltro un valore oggi ancora maggiore, in quanto il COVID-19 ci ha mostrato in maniera chiara come la mancanza di tutela della natura possa generare effetti negativi sull’uomo, sulla società e sull’economia».

«Abbiamo iniziato il percorso della sostenibilità da 10 anni a questa parte, in maniera pioneristica, dando l’esempio nel nostro settore. Abbiamo sviluppato una selezione di prodotti totalmente green, con tutte le certificazioni del caso, riconosciute sia a livello europeo, sia a livello mondiale. Ora però, crediamo che la cultura della sostenibilità debba fare un passo avanti verso l’economia circolare. È un impegno che ci vedrà in prima linea nei prossimi 5 anni, con l’obiettivo di diventare, entro il 2025, la prima azienda, nella nostra industry, con una forte presenza di prodotti riciclabili. Così potremo ricercare soluzioni che preservino questo pianeta per le future generazioni» – commenta Simone Schiavetti, Direttore Generale di Lyreco Italia.

 

LA STRADA GREEN DI LYRECO

La piantagione di 150 alberi è solo l’ultima iniziativa tra quelle già adottate dall’azienda nel campo della sostenibilità. Lyreco, infatti, sta sviluppando soluzioni per l’ambiente di lavoro completamente life recycle, con l’obiettivo di diventare la prima azienda del settore Workplace che aderisce completamente al sistema dell’economia circolare.

Cinque, in particolare, i campi d’azione perseguiti: la creazione di una gamma di prodotti interamente pronta al riciclo e di conseguenza un servizio di raccolta e riutilizzo degli stessi, l’eliminazione di tutti gli articoli in plastica monouso dagli uffici, la definizione di uno standard di Economia Circolare per il settore Workplace e la sostituzione di tutti i packaging non riciclabili, non riutilizzabili e non compostabili. Misure che in parte sono già state attivate: i toner esausti, ad esempio, vengono ritirati, rigenerati e riutilizzati dando loro una seconda vita (un’iniziativa che conta già più di 1.000 referenze); in sede sono stati istallati dei dispenser per l’acqua e a tutti i dipendenti sono state fornite delle borracce ecosostenibili – e, grazie anche alla collaborazione dei fornitori, ai packaging tradizionali si stanno sostituendo imballaggi con scatole Lyreco certificate FSC a ridotto impatto ambientale e pronte al riciclo.

Inoltre, in Lyreco anche il trasporto è sempre più sostenibile: l’azienda dispone infatti di 10 mezzi di trasporto full electric, 22 a gas naturale e 4 linee notturne alimentate a LNG (Liquid Natural Gas). Tra gli importanti risultati in termini di sostenibilità, nel 2019, Lyreco è stata la prima azienda del suo settore a ottenere per i suoi cataloghi la certificazione Ecolabel: il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea (Ecolabel UE) che contraddistingue prodotti e servizi che, pur garantendo elevati standard prestazionali, sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita.

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Ambiente Salute e Benessere

Covid-19 – Allarme rifiuti per smaltire milioni e milioni di mascherine e guanti

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  • 23 Maggio 2020
Covid-19 Smaltimento Mascherine e inquinamento ambientale

Si profila un allarme-rifiuti: come smaltire milioni e milioni di mascherine e guanti?

Mentre le diatribe sulle mascherine “di Stato” scatenano un tsunami di polemiche che tracimano sui mass media, nessuno o quasi sembra interessarsi a un problema che l’impiego massiccio di questo dispositivo protettivo (e di altri come guanti in lattice e bottiglie di disinfettante) porta inevitabilmente con sé: il loro corretto smaltimento.
Che – se non affrontato subito ed efficacemente – rischia di trasformarsi molto velocemente in un’emergenza.

I dipartimenti regionali di Legambiente hanno già lanciato l’allarme, spiegando che con l’uscita dal lockdown e inizio della fase 2, con la riacquistata possibilità di fare sport e passeggiate il rischio che  guanti e mascherine verranno abbandonati ovunque è terribilmente concreto. E si tratta di dispositivi monouso, prodotti con materiali non sempre riciclabili, circostanza che aumenta esponenzialmente  la quantità di scarti prodotti, che – come insegnano tristemente molte altre esperienze, su tutte quella delle bottiglie di plastica – rischiano di alimentare il problema dell’inquinamento ambientale, in particolare quello marino. 

Con un’ulteriore aspetto problematico:  a fronte dell’attuale impossibilità di mappare i tutti i portatori asintomatici del coronavirus,  mascherine e guanti sono infatti da considerarsi rifiuti potenzialmente infetti che, come tali, richiedono procedure di smaltimento specifiche. Ma, al riguardo, le informazioni e le indicazioni non si può dire che abbondino, ove si escludano quelle dell’Iss, l’Istituto superiore di sanità, che nelle sue linee guida ricorda che il coronavirus può contaminare questi rifiuti “per un intervallo temporale che va da pochi minuti a un massimo di 9 giorni”.  Le indicazioni per smaltirli sono ovviamente di due tipi: laddove siano presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, l’Iss raccomanda di interrompere la raccolta differenziata e che tutti i rifiuti prodotti dal nucleo domestico siano considerati e gestiti come “rifiuto indifferenziato”. Per la raccolta, debbono essere impiegati almeno due sacchetti (uno dentro l’altro) di idonea resistenza meccanica, che debbono essere opportunamente chiusi con legacci o nastro adesivo, e conferiti negli appositi contenitori stradali e/o esposti al di fuori dell’abitazione secondo il calendario di raccolta.

I soggetti che non sono positivi al virus e che non sono in quarantena obbligatoria dovranno invece rispettare le procedure di differenziazione dei rifiuti rispettando le regole di conferimento del proprio Comune, ma a titolo precauzionale si raccomanda di conferire nel rifiuto indifferenziato fazzoletti, rotoli di carta usata, mascherine e guanti, anche in difformità delle specifiche regole di differenziazione del proprio comune, avendo l’accortezza di utilizzare il doppio sacchetto (uno dentro l’altro) in relazione alla resistenza meccanica dei sacchetti, utilizzando guanti monouso per la chiusura dei sacchetti, effettuata mediante legacci o nastro adesivo. Tali procedure consentirebbero di gestire tutti i rifiuti potenzialmente infetti nella frazione “indifferenziata”, in modo che siano indirizzati verso impianti di termodistruzione e incenerimento, minimizzando la manipolazione.

Legambiente, in uno dei suoi classici e sempre buoni richiami al civismo e al rispetto dell’ambiente, invita intanto a smettere immediatamente “con la pratica di gettare per terra questi presidi sanitari. Quand’anche non infetti, vanno sigillati in sacchetti dedicati e smaltiti nell’indifferenziato”.

Resta il fatto che il problema esiste e si farà sempre più pressante, anche perché gli operatori che abitualmente ritirano i rifiuti urbani non sono preparati a gestire quelli pericolosi e contaminati e solo a Roma i contagiati tra questi lavoratori sono almeno una ventina, e due i morti in Italia. Alcune stime prevedono che lo smaltimento quotidiano salirà presto a circa 20 milioni di mascherine al giorno e toccherà al ministero dell’Ambiente prendere una decisione definitiva per la classificazione di questo tipo di rifiuto.

A giudizio di alcuni esperti della catena dello smaltimento, le mascherine e i guanti andrebbero classificati come rifiuti tossici. Con lo stesso codice (15.02.02*) di assorbenti, filtri dell’olio, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose. Se così fosse, non ci sarebbe neanche la capienza per contenerli negli attuali impianti destinati a questo tipo di scarti. 

Entrambe le questioni sono state sollevate con urgenza da Unicircular (Unione imprese economia circolare) e Fise Assoambiente, allarmate dai possibili danni ambientali e dalla flessibilità delle regole di smaltimento domestico, in un momento dove l’attenzione per la raccolta dei rifiuti può essere considerato un argomento secondario.

La questione è comunque arrivata all’attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a essi correlati (meglio noto con il più sbrigativo nome di Commissione Rifiuti) che ha svolto un’audizione in videoconferenza del presidente dell’Istituto superiore di sanità  Silvio Brusaferro. Resta da vedere se, in che tempi e quali decisioni saranno prese per fare fronte a un problema che – certamente – non si risolverà da sé.

FONTE: rifday.it
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