Autore: articolinews

  • Salute e ambiente, Pietro Vignali: più incentivi e finanziamenti per le città post-Covid

    Salute e ambiente sono due facce della stessa medaglia. Pietro Vignali spiega l’importanza di coniugare i due aspetti per poter supportare lo sviluppo delle città post-pandemia.

    Pietro Vignali

    Pietro Vignali: fondamentale la collaborazione tra ambiente e salute

    Ambiente e salute vanno di pari passo: secondo l’ex Sindaco di Parma, Pietro Vignali, la tutela di questi due aspetti rappresenta una delle più grandi sfide delle città italiane post-Covid. I rischi per la salute non includono soltanto il traffico, ma anche l’inquinamento generato dal riscaldamento delle abitazioni. La contaminazione ambientale potrebbe essere gestita e limitata attraverso la concretizzazione di un grande piano casa arricchito dalle agevolazioni fiscali previste dall’ecobonus. Nelle città post-pandemia è ormai necessario potenziare la sinergia tra ambiente e salute: le isole ambientali e pedonali di via Farini e il parco urbano realizzato tra via Montebello e via Bizzozzero, ad esempio, rientrano nei progetti realizzati dall’ex primo cittadino di Parma al fine di rendere più sostenibile la città. Le iniziative green che potrebbero supportare le città italiane includono anche la trasformazione delle numerose aree dei centri urbani in parchi e luoghi di socializzazione. “Vent’anni fa – spiega Pietro Vignaliavevo coniugato l’assessorato all’ambiente con quello alla mobilità. Fu una scelta vincente”. “Ora bisogna fare un salto ulteriore che è quello di coniugare l’ambiente con la salute. Per questo avevamo, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, organizzato a Parma il quinto Vertice Mondiale su Ambiente e Salute, il primo realizzato in Italia alla presenza di più di 100 Ministri dell’Ambiente e della Salute di tutto il Mondo per parlare di come coniugare le politiche ambientali con quelle della salute soprattutto per i bambini”.

    Pietro Vignali: incentivi e finanziamenti per il trasporto pubblico e privato

    Sul fronte dell’inquinamento ambientale, ricorda Pietro Vignali, i divieti sono utili solo se perfezionati con ulteriori incentivi e investimenti. Nel caso delle restrizioni relative alla circolazione degli autoveicoli diesel, queste dovrebbero prevedere specifici contributi e soluzioni per tutti coloro il cui stato economico non permette la sostituzione del proprio veicolo. Non solo i mezzi privati, ma anche quelli pubblici sono determinanti per l’ambiente e per la salute. Una delle iniziative realizzate dall’allora Amministrazione di Parma, con il contributo del Ministro dell’Ambiente, ha infatti consentito di erogare agevolazioni creando diversi distributori a metano per le flotte pubbliche e trasformando oltre 75.000 auto a metano. “L’elettrico è la nuova frontiera”, dichiara Pietro Vignali. L’acquisto di moderni filobus e il collaudo di autobus elettrici nel centro storico e sulla linea 15 fanno parte dei progetti sostenibili ideati per la città di Parma. Non solo, i rappresentanti delle principali case automobilistiche europee sono stati coinvolti per un’iniziativa basata sulle auto a zero emissioni e sull’elettrico. Un finanziamento di oltre 15 milioni, inoltre, ha consentito di erogare incentivi per l’acquisto di 5mila biciclette elettriche nella città di Parma.

  • Cristina Scocchia si racconta a “La Repubblica”: dall’Università Bocconi al mondo del beauty

    Da Kukident a L’Oréal a Kiko: Cristina Scocchia ha portato avanti con successo le sfide professionali che le si sono presentate fin dai tempi dell’università.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: dall’Università Bocconi ai primi incarichi in Procter&Gamble

    Cristina Scocchia, nonostante la giovane età, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto che è iniziata prima ancora della sua laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano. Al mondo del beauty arriva (con L’Oréal e poi con Kiko) dopo un percorso di crescita importante. Dell’esperienza in L’Oréal dice in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “È stata una sfida professionale riportare la filiale alla crescita dopo anni di segni meno sui bilanci. L’Italia per l’azienda è tra i primi dieci paesi al mondo. Sono stati anni belli, adrenalinici, affascinanti”. Cristina Scocchia inizia il suo percorso in Procter&Gamble, dopo un career day particolarmente fruttuoso. “Non la conoscevo, ma due dei manager lì presenti mi dissero subito: da noi conta il merito, non importa da dove vieni, ma la tua voglia di crescere. Per me è stata una rivelazione. Ho mandato il curriculum, potevo vantare ben poco, ci ho messo anche le attività di volontariato e il periodo nei boy scout, e mi hanno assunta per uno stage di tre mesi durante l’università. Ho dato il 300 per cento. Alla fine il mio capo decise: ti assumo come se fossi già laureata, lavora tutto il giorno, studia la notte e prendi la laurea”.

    Cristina Scocchia: l’ingresso nel mondo del beauty e il consiglio alle donne lavoratrici

    Cristina Scocchia si occupa inizialmente di una campagna di marketing per Kukident. L’insegnamento è: lavora su un prodotto difficile, non su quello facile che tutti vogliono, per costruirti un profilo a tutto tondo. La promozione arriva insieme a nuove sfide, nel settore commerciale per l’Est Europa, Medio Oriente e Africa, dal 2004 al 2006. Entra finalmente nel mondo del beauty nel 2007, con incarichi sempre più importanti fino al ruolo di vertice del global cosmetic operations, responsabile di Max Factor in 75 Paesi del mondo. “Non avrei potuto essere più contenta”, racconta Cristina Scocchia, “sentivo l’onere di metterci la faccia, di fare scelte anche impopolari, sapendo che avrebbero reso più forte l’azienda”. La manager alle donne in carriera consiglia: “Se volete fare passi in avanti ci dovete credere. Spaventarsi per le difficoltà non aiuta, è il modo migliore per autoescludersi. Non permettete agli stereotipi di decidere per voi chi essere o chi diventare”. La manager si è battuta con successo in L’Oréal per migliorare la vita dei collaboratori attraverso l’introduzione dello smart working già nel 2014, mentre in Kiko è riuscita nel difficile compito di ristrutturare l’azienda, per riportarla ad una crescita profittevole.

  • Giampiero Catone: personale della PA ai minimi storici

    Nella sua battaglia contro il Reddito di Cittadinanza, Giampiero Catone mette in luce i vuoti nella Pubblica Amministrazione ed invita lo Stato a riprendere le redini in mano.

    Giampiero Catone

    Giampiero Catone: sempre meno personale nella PA

    Nonostante i recenti bandi volti a rafforzare la Pubblica Amministrazione, per Giampiero Catone si tratta solo di “un pannicello caldo sulla fronte di un settore pubblico pericolosamente sguarnito di personale”. Il giornalista riporta che i lavoratori del pubblico impiego siano infatti ai minimi storici e che l’età media dei dipendenti supera di lungo i 50 anni. Un dato che dovrebbe destare preoccupazione, soprattutto se si pensa che, a seguito di numerosi tagli, diversi servizi sono stati esternalizzati, portando il più delle volte a “uno scaricabarile di responsabilità”, favorito a sua volta da un intreccio di regole e norme che non fanno altro che rendere il sistema lento e complicato. A pagare per il mix di burocrazia e vecchiaia sono “proprio i cittadini a cui questi servizi dovrebbero essere serviti e garantiti”.

    Giampiero Catone: lo Stato deve tornare ad assumere

    “C’era una volta – ricorda con amarezza Giampiero Catoneuna Italia che non solo cresceva e creava opportunità di lavoro e impiego ma c’erano posti fissi dove era possibile stratificare le conoscenze, fare carriera, puntare su obiettivi personali e del sistema Paese. C’era uno Stato che assumeva con regole durature che funzionavano, tanto da permettere al lavoratore di costruire la propria identità professionale e di vita attorno a quel punto essenziale di riferimento che è il lavoro”. Oggi i salari sono diventati più bassi, i giovani passano in continuazione da un’esperienza all’altra e misure come quella del Reddito di Cittadinanza avrebbero agevolato una svalutazione del lavoro. Lo Stato, secondo Giampiero Catone, dovrebbe piuttosto indirizzare le risorse per finanziare progetti e imprese che porterebbero all’assunzione di ragazzi e professionisti, ma soprattutto dovrebbe tornare “ad essere il datore di lavoro per tutto ciò di cui il Paese ha bisogno”.

  • Siderurgia: Lesegno guarda al futuro. Gruppo Riva riattiverà il ciclo continuo

    Gruppo Riva: la ripartenza post pandemia prevede, entro la fine dell’anno, la riattivazione del ciclo continuo nello stabilimento di Lesegno. Le prospettive future.

    Gruppo Riva

    Lesegno: il 50% della produzione totale di Gruppo Riva

    Con 348 addetti, lo stabilimento di Lesegno, che rappresenta il 50% della produzione italiana di Gruppo Riva, tornerà a funzionare con il ciclo continuo entro la fine dell’anno. Nel polo produttivo vengono realizzate tutte le tipologie degli acciai di qualità che, prima di essere consegnate ai clienti, vengono laminate e ulteriormente trattate con lavorazioni successive. Il grande forno fusorio ad arco elettrico è in grado di produrre una colata in meno di 60 minuti, la produzione annua può di conseguenza superare le 500.000 tonnellate. Nello specifico, l’acciaio liquido viene portato alla temperatura voluta e inizia quindi la fase di “spillaggio”: l’acciaio viene versato in una “siviera” che viene trasferita con un carroponte al forno siviera per la successiva fase di affinazione. Dopodiché, l’acciaio è trasportato all’impianto di “degasaggio” e quindi, una volta raggiunte le caratteristiche metallurgiche desiderate, la siviera contenente l’acciaio ancora liquido viene trasferita sulla macchina di colaggio che consente di produrre direttamente attraverso la solidificazione dall’acciaio liquido le cosiddette “billette”. Il semilavorato prodotto è un parallelepipedo di 160 mm di lato e con una lunghezza variabile fino a un massimo di 8.000 mm.

    Gruppo Riva: le prospettive future di Lesegno

    “Gli acciai prodotti a Lesegno sono destinati a tutti i settori”, hanno spiegato Valerio Bisio, Presidente del CdA di Riva Acciaio, e l’attuale Direttore Giangiacomo Olimpo. Nello specifico, la produzione è rivolta all’automotive e alle macchine movimento terra, al settore dell’oil and gas e a quello delle costruzioni. Tra marzo e aprile dello scorso anno Gruppo Riva ha sospeso le attività di produzione a causa dell’emergenza sanitaria e, nonostante la ripresa sia stata lenta e difficile, dai primi mesi del 2021 gli ordini di acquisto sono aumentati. Al crescere delle richieste, si è però incrementata anche la difficoltà nel reperire le materie prime come il rottame e le ferro-leghe. Il problema è tuttavia stato percepito soltanto in parte grazie alla presenza del Gruppo in altri Paesi europei. Lo stabilimento di Lesegno, continuano i due ingegneri, “è l’unico a livello nazionale a disporre, nel laboratorio di ricerca, di un simulatore termomeccanico come il Gleeble 3800”: il macchinario consente di simulare l’intero ciclo di produzione, risparmiando tonnellate di acciaio. Il Gruppo mira quindi al miglioramento costante della qualità del prodotto finito e degli standard richiesti dalle normative. Gruppo Riva prevede di attivare nuovamente, entro la fine dell’anno, il ciclo continuo: le quattro squadre, ruotando sui relativi turni, saranno in grado di produrre 152 ore alla settimana.

  • La riforma del fisco secondo Giampiero Catone

    In uno dei suoi editoriali sul quotidiano “La Discussione”, Giampiero Catone affronta il tema del fisco proponendo di fare pulizia nel magazzino fiscale in modo da poter poi ripartire con norme più semplici e sanzioni chiare.

    Giampiero Catone

    Giampiero Catone contro la riscossione di crediti inesigibili

    “Milioni di cartelle sono di nuovo in viaggio o pronte ad essere spedite, ma per ottenere cosa?”, si domanda Giampiero Catone. Circa 153 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 118,9 miliardi dovrebbero provenire da persone decedute o imprese cessate e altri 109,5 miliardi dovrebbero giungere da nullatenenti. Per il giornalista e politico non ci sono dubbi sul fatto che “sparare ancora nel mucchio non servirà a nulla” e a dimostrarlo ci sono i numeri e l’esperienza di un sistema che da 20 anni non fa altro che stratificare debiti. “Milioni di cittadini e imprese non pagano o non riescono a pagare perché non hanno soldi”; inutile quindi continuare a sperare di riscuotere crediti che non è possibile recuperare. Sono state vane le tante iniziative volte a riottenere gli 800 miliardi di crediti a cui ammonta il Magazzino Fiscale. Anche la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5mila euro risalenti al periodo tra il 2000 e il 2015, prevista dal decreto Sostegni, è servita a ben poco dato che si trattava per la maggior parte di soldi inesigibili. Il rischio è quello di “graziare gli evasori seriali mentre chi non riesce a pagare si ritrova impigliato per decenni nelle spire del cattivo pagatore”.

    Giampiero Catone: bisogna avere il coraggio per un condono tombale

    Secondo Giampiero Catone, una valida alternativa consisterebbe nel “chiudere con il passato, ripulire il Magazzino fiscale e ripartire”. Insomma, per il giornalista “sarebbe più logico fare un condono tombale verso quella gran parte di soggetti che non sono in grado di pagare”, chiarendo però che “non parliamo di grandi imprese o grandi evasori fiscali”. In altre parole, bisognerebbe “avere il coraggio di azzerare tutto, per ripartire con regole chiare e stringenti”. Considerata la forte cultura anti-tasse che vi è nel nostro Paese, estirpare una simile avversione non è di certo cosa semplice e per farlo servirebbero “norme meno vessatorie verso famiglie e piccole imprese in modo che pagare il dovuto sia normale”. In conclusione, dopo essersi liberati dei crediti inesigibili, il Parlamento dovrebbe semplificare il fisco e renderlo “a misura dei cittadini e delle imprese”.

  • Esposizioni universali: il saggio di Federico Motta Editore ripercorre le tappe principali

    Dai Salon de beaux-arts et manifactures a Expo 2020: il saggio “Le Esposizioni universali” di Vittorio Marchis, pubblicato su “Historia” di Federico Motta Editore, ripercorre le tappe più importanti di questi grandi eventi.

    Federico Motta Editore

    Federico Motta Editore: il fenomeno sociale delle Esposizioni universali

    Organizzate fin dal XVIII secolo, le Esposizioni universali rappresentano oggi una vetrina mondiale per pubblicizzare e valorizzare le eccellenze dei Paesi partecipanti. Il saggio “Le Esposizioni universali” di Vittorio Marchis, pubblicato su “Historia” di Federico Motta Editore, ripercorre la storia di questi eventi nati in Francia come Salon de beaux-arts et manifactures e che successivamente, con l’Impero napoleonico, sono diventate un fenomeno sociale. “Inizialmente legate a singole realtà territoriali nel 1851 il fenomeno diviene internazionale e, da occasione per promuovere l’innovazione tecnologica e di prodotto, le Esposizioni universali diventano un modo per perpetuare e diffondere un modello di progresso che acquista anche valenze politiche, artistiche e culturali”. Come ricorda il saggio edito da Federico Motta Editore, lo scopo di questi eventi, inizialmente di carattere nazionale, era la promozione di prodotti locali legati all’industria e all’artigianato. A Milano le Esposizioni vennero organizzate ogni anno dal 1806 al 1813, mentre a Torino nel 1805, nel 1811 e nel 1812.

    Federico Motta Editore: da Londra 1851 a Dubai 2020

    La prima Esposizione universale fu realizzata a Londra nel 1851: per l’occasione, a Hyde Park, fu installato il Crystal Palace, la gigantesca struttura progettata dal botanico e costruttore di serre Joseph Paxton. A partire da allora, come ricorda il saggio di Federico Motta Editore, queste manifestazioni furono organizzate in tutte le più importanti città come Parigi, Vienna, New York, Philadelphia e Chicago. Nel 1889, per l’evento che sancì l’inizio del Novecento, è stata invece inaugurata la Tour Eiffel, il clou dell’Esposizione di Parigi che ancora oggi attira milioni di visitatori da tutto il mondo. Nel corso degli anni, le Esposizioni universali non hanno celebrato soltanto i progressi tecnici, ma hanno permesso anche di esaltare le opere di grandi architetti, artisti e designer. Dopo l’Expo di Milano del 2015, Dubai, capitale dell’omonimo emirato, ospita l’Expo 2020 (dal primo ottobre 2021 fino al 31 marzo 2022).

  • Team Service: il progetto di successo di Emilio Innocenzi

    Presidente dal 1999, Emilio Innocenzi guida Team Service con impegno, passione e professionalità: da oltre 30 anni l’azienda è specializzata in ambito Facility Management e offre servizi a livello internazionale.

    Emilio Innocenzi

    Emilio Innocenzi: il progetto Team Service

    Originario di Roma, Emilio Innocenzi (classe 1956) avvia negli anni ’80 un nuovo progetto con la collaborazione di alcuni amici e compagni di università: dal 1985 Team Service opera nel settore dei servizi agli immobili. L’attività del Gruppo, fortemente basata sui valori di affidabilità, concretezza, qualità e innovazione, permette di offrire servizi e soluzioni personalizzati ai clienti presenti sul territorio nazionale e internazionale. Ciascuna delle società consorziate è infatti specializzata in un determinato ambito professionale. L’esperienza consolidata del team in diversi ambiti quali impianti e manutenzione, servizi sanitari, ristorazione, move in e move out, reception e accoglienza, pulizia, igiene e verde ha permesso all’azienda di conquistare una posizione di leadership in questo settore. Impegno, passione e professionalità sono le tre costanti che fin dall’inizio hanno guidato l’operato di Emilio Innocenzi, nominato nel 1999 Presidente: da quel momento i successi, l’innovazione e l’espansione a livello internazionale hanno caratterizzato l’attività di Team Service.

    Team Service: i risultati raggiunti da Emilio Innocenzi

    Dalla sua fondazione nel 1985, Team Service ha raggiunto numerosi successi nel corso degli anni. Tra il 1987 e il 1996 la realtà guidata da Emilio Innocenzi ha registrato una fase di forte crescita integrando alla propria attività l’esperienza di numerosi professionisti con background diversi. La preziosa collaborazione con altri esperti, che hanno contribuito ad arricchire la multidisciplinarità, le competenze tecniche e i metodi offerti dal Gruppo, ha permesso di generare un forte valore aggiunto. Più tardi la crescita dell’azienda ha consentito l’inaugurazione di alcune filiali sul territorio nazionale: la prima a Milano e le successive a Pescara (1993) e Torino (1994). Non solo, negli anni ’90 il Gruppo guidato da Emilio Innocenzi ha ampliato la propria offerta, proponendo servizi e soluzioni anche nell’ambito delle pulizie, della ristorazione, del verde, della sanità e dell’ambiente. Inoltre, negli anni 2000 Cile, Stati Uniti e Spagna hanno accolto le nuove filiali del Gruppo attivo in ambito Facility Management.

  • FME Education unisce il patrimonio culturale italiano con le potenzialità del presente

    Guardare ai dati pre-pandemia e intraprendere percorsi per rendere maggiormente fruibile la cultura e generare nuova domanda. Consapevole delle potenzialità culturali del nostro Paese, FME Education promuove iniziative per valorizzare l’interazione tra digitale e cultura.

    FME Education

    FME Education: ripensare e promuovere il patrimonio storico-culturale

    I dati forniti dal MiBACT relativi al periodo pre-pandemia mostrano da diversi anni un notevole e costante aumento del numero di fruitori della ricchezza del patrimonio culturale italiano. Nel 2019 i musei e i parchi archeologici statali (al primo posto il Colosseo, seguito da Pompei e Uffizi) hanno raggiunto un totale di circa 55 milioni di visitatori: i numeri attuali sono però ancora distanti da quelli pre-Covid ed è quindi necessario riprogrammare e ripensare l’intero settore culturale. A condividere tale visione è la Casa Editrice FME Education che, fin dalla sua fondazione nel 2003, promuove numerosi progetti e iniziative in ambito culturale. Fondazione Symbola, in collaborazione con Alessio Re (Fondazione Santagata per l’economia della cultura) e Giovanna Segre (Università di Torino), ha realizzato un contributo, mostrando la necessità di intraprendere percorsi diversi in grado di comprendere le potenzialità del nostro sistema culturale e cogliere le opportunità offerte dal digitale.

    FME Education: coniugare il patrimonio culturale con le potenzialità tecnologiche

    L’emergenza sanitaria ha accelerato la trasformazione digitale, permettendo una rapida diffusione dell’uso dei mezzi tecnologici nella stragrande maggioranza dei settori. Se anche il mondo della cultura, fortemente colpito dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, beneficiasse dei vantaggi offerti dalla tecnologia, questa contribuirebbe a facilitarne la fruibilità: il digitale rappresenta infatti un efficace asset di sviluppo e innovazione per il patrimonio culturale italiano. È quindi necessario investire nell’innovazione, coinvolgendo anche i più giovani: FME Education è tra le principali realtà impegnate nella realizzazione di progetti di qualità a supporto del patrimonio storico-culturale, con particolare attenzione verso l’innovazione tecnologica. L’intervento di Fondazione Symbola sottolinea: “Nel 2020 abbiamo assistito a un periodo iniziale in cui, causa pandemia, le realtà culturali si sono dedicate in gran parte a iniziative di tipo virtuale, anche per mantenere il dialogo e la connessione con il pubblico. Oggi, però, è doveroso entrare in un’ottica successiva, in cui il patrimonio storico-culturale non sia soltanto mostrato”.

  • Gruppo Riva: statale 28, necessario intervento di messa in sicurezza

    Lo stabilimento di Gruppo Riva sorge sulla statale 28 di Lesegno dove ogni giorno centinaia di mezzi effettuano manovre compromettendo di fatto la sicurezza di cittadini e lavoratori. L’azienda e le Amministrazioni dei due Comuni interessati chiedono quindi un intervento di messa in sicurezza.

    Gruppo Riva

    Gruppo Riva: più sicurezza sulla statale 28

    Incrementare il livello di sicurezza sulla statale 28: è il contenuto della richiesta presentata da Gruppo Riva, il primo operatore siderurgico italiano. Lo stabilimento del Gruppo sorge esattamente sulla statale tra Lesegno e il Comune di San Michele Mondovì, dove un elevato numero di mezzi esegue quotidianamente manovre: è esattamente in quel tratto di strada che quasi 200 veicoli effettuano manovre di ingresso e di uscita coinvolgendo di conseguenza circa 400 volte la superficie della statale 28. La sicurezza dei lavoratori è quindi strettamente connessa alla necessità di intervento sollecitato ai relativi Sindaci. Intanto, le Amministrazioni di Lesegno e San Michele Mondovì hanno chiesto di trasformare la zona circostante in centro abitato, aumentando il numero di possibili accessi lungo la statale.

    Gruppo Riva: l’incontro in Regione

    Domenico Michelotti, Sindaco di San Michele Mondovì, ribadisce la necessità di intervenire rapidamente: “L’urgenza di trasformare la zona in centro abitato diventa prioritaria alla luce dell’imminente apertura di un baby parking”. L’Amministrazione di Lesegno ha suggerito la realizzazione di una rotonda al fine di far defluire il transito dei mezzi pesanti in un punto nevralgico della strada. Di conseguenza, un intervento sulla statale 28 sarebbe vantaggioso non solo per Gruppo Riva, ma anche per i due Comuni limitrofi, i quali hanno chiesto un incontro alla regione Piemonte. Il meeting si è tenuto a Torino e ha coinvolto il Vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Graglia, l’Assessore Marco Gabusi e i funzionari dell’ANAS. La sicurezza, sottolinea Franco Graglia, “è il tema sollevato dall’azienda e dalle due Amministrazioni che chiedono, su quel tratto di statale, più possibilità di accessi. Prevista solo se un’area diventa centro abitato”.

  • Stefania Bariatti: il percorso professionale e accademico

    Stefania Bariatti inizia la sua carriera in ambito accademico come ricercatrice di Diritto Internazionale. Con oltre 150 pubblicazioni in diverse lingue e innumerevoli incarichi di rilievo come docente e avvocato, è oggi una figura chiave nel suo settore di riferimento.

    Stefania Bariatti

    Stefania Bariatti: l’inizio della carriera in ambito accademico

    Esperienze di rilievo in ambito accademico e legale: Stefania Bariatti si è contraddistinta negli anni per le sue competenze e l’impegno profuso, sia a livello nazionale che internazionale, per il suo settore di appartenenza, diventando una figura chiave per l’Italia e all’estero in ambito giuridico. Dopo la Laurea in Giurisprudenza nel 1979, nel 1983 diventa ricercatrice di Diritto Internazionale. È Professore ordinario dal 1994, insegnando Diritto dell’Unione Europea, Diritto della Concorrenza e Diritto Internazionale presso le Università di Sassari e Milano-Bicocca. È solo l’inizio di una carriera accademica che non si esaurisce, valica i confini nazionali e arriva fino agli atenei stranieri. Stefania Bariatti è autrice di oltre 150 pubblicazioni in italiano, inglese, francese e tedesco, su argomenti di Diritto Internazionale Privato, Diritto dell’Unione Europea e Diritto Internazionale.

    Stefania Bariatti: il suo percorso in ambito internazionale

    Nel 2002 Stefania Bariatti inizia ad esercitare come avvocato esperto in diritto della concorrenza, contenzioso internazionale e arbitrato commerciale internazionale. Negli anni arriva a ricoprire i ruoli di partner presso un primario studio italiano. L’esperienza acquisita e i traguardi raggiunti la porteranno ad essere scelta per dirigere lo studio di Bruxelles e le practice di diritto della concorrenza europeo ed italiano. In concomitanza con le attività in ambito accademico e professionale, di recente ha assunto incarichi di consigliere di amministrazione negli organi di governo di società quotate, portando con sé il ricco patrimonio di competenze sviluppato nello stesso ruolo presso istituzioni accademiche e fondazioni no profit. Stefania Bariatti ha ricoperto incarichi di rilievo internazionale svolti in rappresentanza o su indicazione del Governo Italiano. Rappresentante dell’Italia presso la Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato e nel Comitato di diritto civile del Consiglio dell’Unione Europea, ha svolto attività di assistenza presso il Parlamento Europeo e la Commissione Europea nella redazione di strumenti legislativi dell’Unione nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile. Dal 2011 fa parte del Gruppo di esperti della Commissione Europea sul diritto dell’insolvenza.

  • House to House, nuovi posti di lavoro per la ripartenza: le persone il patrimonio più importante

    House to House al fianco del Paese per la ripartenza post-pandemia: il piano di espansione prevede l’inserimento di nuove risorse, un’opportunità unica per chi aspira a una carriera nel settore.

    House to House

    House to House: la crescita dell’azienda che investe nelle persone

    Da Treviso, dove nel 2006 è nata per iniziativa di Nicola Lunardon, House to House si è fatta strada nel settore degli elettrodomestici e dei prodotti naturali per il bucato, arrivando in pochi anni a conquistare le pagine del “Financial Times”. Testata di prestigio internazionale, nel 2019 ha inserito l’azienda trevigiana nelle 1.000 Europe’s Fastest Growing Companies per il terzo anno consecutivo riconoscendone l’importante e rapida crescita: secondo i parametri del “Financial Times”, House to House ha conquistato la 423ª posizione con un tasso di crescita del +400%. Un riconoscimento di cui parla anche “Treviso Today” in un articolo del 2019 in cui ripercorre la storia dell’azienda e i risultati raggiunti in tempi davvero rapidi. E oggi come allora, nonostante la pandemia, l’azienda guidata da Nicola Lunardon non si ferma e guarda avanti, proiettata verso nuovi traguardi.

    House to House: nuovi posti di lavoro per soddisfare sempre più efficacemente le richieste dei clienti

    Innovazione, sostenibilità e persone: il patrimonio più importante per House to House, nonché motore inarrestabile di crescita. Da qui, dopo la pandemia, l’azienda è intenzionata a ripartire: puntando su nuovi professionisti a cui offrire la grande opportunità di diventare specialisti del settore. Nel nuovo progetto di espansione aziendale in fase di sviluppo si prevede infatti l’inserimento di nuove risorse in tutta Italia, per riuscire a fare fronte alle richieste che arriveranno in un Paese sempre più proiettato alla ripartenza dopo lo scoppio della pandemia. House to House propone a quanti volessero intraprendere una carriera nel settore l’occasione di mettersi alla prova nonché di formarsi all’interno di H-Lab, l’Accademia di Formazione in cui vengono costantemente organizzati corsi e appuntamenti specifici per diventare dei veri specialisti, con le migliori tecniche per guadagnare di più e aumentare la propria leadership e le proprie competenze in diversi ambiti.

  • Ideal Standard presenta Ceraplan e i nuovi miscelatori

    Il Chief Design Officer Roberto Palomba ha reinterpretato per Ideal Standard la storica linea Ceraplan così da arricchirla dei benefici delle nuove tecnologie in merito a usabilità, durabilità e sostenibilità.

    Ideal Standard

    Ideal Standard lancia il restyling della collezione Ceraplan

    Ideal Standard ha rivoluzionato la collezione Ceraplan grazie a un restyling completo, pensato per unire modernità e tradizione. Il risultato: una produzione di qualità basata sullo stile e sul comfort. Il classico miscelatore Ceraplan è protagonista del bagno da oltre 20 anni, ma è stato oggi reinterpretato dal Chief Design Officer di Ideal Standard Roberto Palomba, dello studio Palomba Serafini Associati. Ora è più sottile, più moderno e dalle linee morbide e arrotondate. All’interno si caratterizza per l’ingegnerizzazione tedesca. Lo stile e la tecnologia si uniscono quindi in un unico prodotto, che si inserisce in un catalogo più ampio che comprende lavabi, bidet, vasche, docce e lavelli da cucina.

    Ideal Standard: le peculiarità dei nuovi miscelatori

    I nuovi miscelatori Ideal Standard sono belli da vedere ma non solo. Sono pensati per essere efficaci dal punto di vista dell’utilizzo quotidiano: la bocca di erogazione, ad esempio, ha diverse altezze regolabili, mentre la finitura cromata SmartShine ne facilita la pulizia. È possibile regolare inoltre la temperatura e il flusso dell’acqua: in questo senso, Ideal Standard ha ideato un sistema che consente di preimpostare i limiti di temperatura in fase di installazione, così da tutelare gli utenti più vulnerabili. Il miscelatore Ceraplan protegge l’ambiente, in quanto progettato per favorire il risparmio di acqua ed energia (solo 51/min per tutti i modelli di lavabo e bidet). I tempi di installazione sono ridotti grazie al sistema EasyFix e EasyFix+, che prevede l’uso di componenti preassemblati. Un attento collaudo di ogni singola parte garantisce la durabilità, così da ridurre la manutenzione necessaria per tutta la vita del prodotto.

  • EssilorLuxottica chiude Q3 in positivo, Francesco Milleri: “Crescita trainata da modello multichannel”

    Performance solida per EssilorLuxottica, Gruppo guidato da Francesco Milleri. Decisivo il contributo di GrandVision.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: fatturato EssilorLuxottica +33% grazie a GrandVision

    Dopo un primo semestre da record, i risultati del Q3 2021 confermano l’andamento positivo di EssilorLuxottica. Nel terzo trimestre la società ha infatti registrato un fatturato che si aggira intorno ai 5,5 miliardi, segnando un +33% rispetto al periodo pre-Covid a cambi costanti. Soddisfatto Francesco Milleri, che si è detto orgoglioso della performance ottenuta dall’azienda, in linea con l’accelerazione del secondo semestre. Fondamentale nel percorso di crescita il ruolo di GrandVision, consolidata solo dallo scorso 1° luglio: "Con GrandVision, nel primo trimestre di consolidamento nel gruppo, il fatturato comparabile di EssilorLuxottica è cresciuto ancora più rapidamente – ha spiegato Francesco Milleriregistrando un aumento del 9,3% rispetto ai livelli pre-COVID". Da luglio a settembre il business retail ha infatti toccato quota 1,8 miliardi di euro, crescendo dell’11,6% rispetto al 2019.

    Francesco Milleri: prodotti innovativi e iniziative commerciali alla base dei risultati positivi di EssilorLuxottica

    Alla luce dei numeri del terzo trimestre, il Gruppo ha potuto aggiornare nuovamente le stime per l’anno: "Con ricavi in accelerazione, la nostra azienda ha ampliato i margini in maniera sostanziale – ha dichiarato Francesco Milleridimostrando fino a che punto può beneficiare della leva operativa". A rendere possibile il trend positivo di EssilorLuxottica, secondo l’AD, è stato il modello di business "aperto e omnichannel", al quale vanno aggiunti sia le nuove iniziative commerciali integrate che lo sviluppo di prodotti sempre più innovativi. Il Gruppo, fa sapere il manager, è sempre più impegnato nel portare avanti il programma sulla sostenibilità presentato lo scorso maggio: "Continua a consolidarsi anche ‘Eyes on the Planet’, la roadmap costruita attorno a importanti pilastri come la carbon neutrality, la circolarità, la cura della vista nel mondo, l’inclusione e l’etica". Tra le iniziative ricordate da Francesco Milleri la campagna globale sui problemi della vista tra i minori annunciata durante la Giornata Mondiale della Vista 2021.

  • È nata “Parma è donna”, associazione battezzata dall’ex Sindaco Pietro Vignali

    “Parma è donna” è il nome dato alla nuova associazione sostenuta dall’ex Sindaco Pietro Vignali, che promette di stare al fianco delle donne e delle famiglie per una società più equa ed inclusiva.

    Pietro Vignali

    Pietro Vignali: lo scopo di “Parma è donna”

    Il manifesto dell’associazione è stato sottoscritto da oltre 30 persone e nello scorso mese di novembre è diventata a tutti gli effetti un’entità giuridica, fatto sancito dalla firma dell’atto costitutivo a cui ha partecipato anche l’ex Sindaco di Parma Pietro Vignali. I principali ambiti di interesse dell’associazione possono essere riassunti in welfare, sicurezza e ruolo della donna nella società. In particolare, è proprio alle donne che la nuova realtà vuole dare una mano, per aiutarle a non dover più scegliere tra carriera e famiglia e a farle sentire veramente parte attiva della società. “Le donne svolgono un ruolo cruciale nella società e nella famiglia. Per questo sono fondamentali servizi che consentano alla donna di poter svolgere questo ruolo e al contempo poter partecipare appieno alla vita sociale, culturale, economica della città coltivando le proprie ambizioni e sogni senza rinunciare al proprio tempo libero e al proprio benessere psico fisico”, ha commentato l’ex Sindaco.

    Tutti gli ambiti trattati dall’associazione sostenuta da Pietro Vignali

    Non soltanto la normalizzazione di un equilibrio carriera-famiglia per le donne tra i temi cari all’associazione, ma anche la maternità, l’inserimento di incentivi anziché penalizzazioni per l’assunzione delle donne, case per le giovani coppie e la formazione in giovane età per lo sviluppo di capacità imprenditoriali femminili. L’ex Sindaco Pietro Vignali si è sempre schierato a favore di politiche incentrate sulla famiglia e sull’agevolazione della vita delle donne. Nel 2010, sotto la sua amministrazione, Parma era diventata la prima città italiana ad utilizzare il “quoziente familiare”, uno strumento fiscale pensato per tener conto nella tassazione del reddito del numero di persone che compongono il nucleo familiare.

  • Antonio Franchi: a Palazzo Ravasio il comfort è green

    Sostenibilità e comfort guidano il progetto sviluppato da Antonio Franchi per Palazzo Ravasio. Materiali e impianti green saranno i protagonisti dell’intervento di ristrutturazione.

    Antonio Franchi

    Storia, comfort e sostenibilità: il progetto di Antonio Franchi per Palazzo Ravasio

    Palazzo Ravasio (Verona) porta con sé decenni di storia: ragion per cui l’intervento di ristrutturazione e modernizzazione curato da Antonio Franchi (The Residenze) mira a preservare lo stile, la naturale eleganza e il valore intrinseco dell’edificio, garantendo al contempo il pieno rispetto per l’ambiente e il benessere umano. Il progetto abbraccia quindi i principi di architettura sostenibile attraverso scelte specifiche e consapevoli. La limitazione dei consumi e la diminuzione dell’uso di combustibili fossili a favore di materiali e tecniche green e di forme di energia più pulite renderanno il “nuovo” Palazzo Ravasio un edificio moderno, sostenibile e confortevole. Le attività portate avanti dal team di The Residenze e Antonio Franchi si basano sui valori di sostenibilità: la forte attenzione verso il risparmio energetico permetterà di creare un immobile in classe A, ricco di impianti di ultima generazione e di sistemi di isolamento in grado di limitare i consumi e garantire quindi il massimo comfort termico ai dimoranti.

    Antonio Franchi: un impianto di riscaldamento e raffrescamento al 100% green

    Le scelte green implementate dalla società guidata da Antonio Franchi prevedono l’isolamento termico sulle pareti esterne, il rivestimento delle pareti con biointonaco a base di calce naturale, l’utilizzo di idropittura organica minerale eco-compatibile alternata a un biospatolato per la finitura a parete e la messa in posa di pavimenti biocompatibili. Un’altra caratteristica sostenibile del progetto è la proposta di un impianto tecnologicamente avanzato e al 100% green: l’eliminazione di qualsiasi combustibile fossile permetterà di limitare le emissioni nell’atmosfera e di conseguenza di tutelare l’ambiente. L’utilizzo di due pompe di calore aria-acqua, alimentate unicamente da energia elettrica, consentirà il funzionamento della climatizzazione invernale ed estiva e della produzione sanitaria attraverso un meccanismo a cascata. Il sistema sarà in grado di prendere calore dall’aria esterna e portarlo all’interno delle unità abitative tramite un sistema radiante a pavimento a bassa inerzia, e per il periodo estivo svolgerà la stessa funzione, ma con un sistema di deumidificazione. Ogni dimorante avrà l’opportunità di personalizzare il proprio impianto regolando il funzionamento dei servizi e la temperatura di ogni ambiente.

  • Reddito di Cittadinanza? Per Giampiero Catone non funziona

    Il commercialista, politico, editore e giornalista Giampiero Catone riflette sulle motivazioni che rendono il Reddito di Cittadinanza nient’altro che uno spreco di risorse.

    Giampiero Catone

    Giampiero Catone: ecco perché il Reddito di Cittadinanza è una misura fallimentare

    Ogni anno vengono spesi 7 miliardi e 200 milioni di euro per finanziare il Reddito di Cittadinanza che, secondo Giampiero Catone, “non creano occupazione”. Per il titolare de “La Discussione”, quello che è stato promosso come uno strumento per abolire la povertà è “un errore clamoroso” che “costa ai cittadini circa 7,2 miliardi l’anno”, senza che questo vada effettivamente a migliorare l’attuale e inefficiente sistema di assunzioni e lavoro. “A testimoniare l’assurdo sperpero di risorse – argomenta Giampiero Catoneanche la relazione della Corte dei conti che ricorda come solo il 2% delle persone che hanno ricevuto il Reddito di cittadinanza è riuscito a ottenere un lavoro attraverso i centri per l’impiego. Quel posto è costato allo Stato una somma incredibile, 52 mila euro, il doppio del costo di un lavoratore di una impresa privata o assunto in un ufficio pubblico”.

    Giampiero Catone: bisognerebbe puntare su welfare e lavoro

    Anziché usare il Reddito di Cittadinanza come un incentivo al lavoro, Giampiero Catone afferma che sarebbe meglio “dividere le strategie”, dando da un lato degli “aiuti veri alle fasce di popolazione fragile” e dall’altro sostegno a “chi vuole lavorare, alle imprese che assumono, a giovani e adulti che intendono formarsi per un nuovo tipo di occupazione”. Di conseguenza, la chiave per un futuro migliore risiederebbe prima di tutto nella liberazione della retorica che ha accompagnato il RdC, poi nel dare aiuto a chi ne ha bisogno e facilitare “gli aiuti alle imprese per creare lavoro stabile, ben remunerato e soprattutto sicuro”. È chiaro che per il giornalista è attraverso la creazione di lavoro a tempo indeterminato che si riuscirebbe finalmente a favorire lo sviluppo, l’economia e i consumi, non incentivando il “fannullonismo” con i soldi pubblici.

  • 18 mila scuole riaperte grazie a Italchimica

    Azienda di origini padovane specializzata in detergenti e cosmesi, Italchimica ha concorso con i suoi prodotti a sanificare istituti scolastici, ospedali e altri ambienti di lavoro, rendendoli sicuri per un ritorno in presenza.

    Italchimica

    Alessandro Fioretto, AD di Italchimica: i nostri prodotti hanno permesso ai ragazzi di tornare a scuola in sicurezza

    L’azienda padovana ha fornito prodotti per la pulizia e la sanificazione a tantissime scuole, contribuendo di fatto al rientro in aula di milioni di ragazzi. “Con i nostri prodotti siamo in 18 mila scuole. E se a settembre abbiamo lavorato affinché potessero riaprire, ora continuiamo a farlo per mantenere al sicuro i nostri ragazzi e le loro famiglie”, ha affermato Alessandro Fioretto, AD di Italchimica. Igienizzanti, soluzioni disinfettanti e idroalcoliche: questi gli articoli che sono andati per la maggiore e che hanno permesso un incremento del fatturato del 38% rispetto all’anno precedente. Dall’inizio della pandemia, infatti, Italchimica ha realizzato circa 12 milioni di prodotti legati all’emergenza Covid-19, su 21 milioni di articoli in totale. Oltre agli istituti scolastici sono stati riforniti anche ospedali, Rsa, uffici, catene di supermercati e della ristorazione.

    L’evoluzione di Italchimica

    L’AD di Italchimica racconta con orgoglio di quando decise di avviare la sua azienda di detergenti e cosmesi. All’epoca si occupava personalmente di miscelare le proprie formule, che venivano rimestate con un grosso remo di acciaio di prima mattina, per poi essere versate nei flaconi nel pomeriggio e consegnate ai clienti la sera. Il tutto avveniva nel garage di casa. Circa vent’anni dopo Italchimica è diventata una delle più importanti aziende italiane di detergenti, con una buona fetta di clienti anche all’estero. Tra i punti di forza della società vi sono l’italianità e la qualità dei prodotti, l’estrema attenzione all’aspetto della sostenibilità. “Siamo un’azienda del cleaning professionale tutta italiana. E abbiamo l’intero processo produttivo tutto nello stesso stabilimento, in modo da mantenere un costante controllo sulla qualità dei flaconi che mettiamo in commercio”, sottolinea Alessandro Fioretto, “E poi diventare sempre più ecosostenibili. Tutta l’innovazione in sviluppo ha preso questa piega green. E da poco abbiamo anche pubblicato il primo bilancio di sostenibilità”.

  • Andrea Mascetti: Fondazione Cariplo, nel 2022 cresce budget per iniziative solidali e culturali

    Nella programmazione 2022 di Fondazione Cariplo riflettori puntati su solidarietà, cultura e ripartenza. La Commissione Centrale di Beneficenza, di cui fa parte Andrea Mascetti, ha deciso di aumentare il budget per andare incontro alle nuove esigenze dei territori.

    Andrea Mascetti

    Andrea Mascetti: Fondazione Cariplo in campo contro le criticità post pandemia

    Fondazione Calibro ha annunciato lo scorso 29 ottobre l’approvazione del Documento previsionale programmatico annuale per il 2022. Tra le novità più rilevanti l’aumento del budget complessivo destinato alle opere solidali e culturali, che raggiunge quota 150 milioni rispetto ai 138 stanziati nel 2020. La decisione è stata portata avanti dalla Commissione Centrale di Beneficenza, presieduta dal Presidente Giovanni Fosti e che tra i suoi membri vede anche Andrea Mascetti. Il motivo dell’aumento è presto detto. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria. Nella Programmazione di Fondazione Cariplo si fa riferimento a criticità emergenti come le nuove povertà, il welfare in ageing, l’occupabilità e la povertà educativa e digitale. Problematiche che dovranno essere affrontate per entrare in quello che la Fondazione definisce l’anno della ripartenza. Tra gli strumenti più importanti, secondo Fondazione Cariplo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: risorse che se ben utilizzate possono innescare un rilancio su tutto il territorio italiano.

    Andrea Mascetti: gli obiettivi di Fondazione Cariplo sul fronte cultura

    All’interno della Programmazione 2022 ampio spazio è dedicato al sostegno alla cultura, da sempre tema centrale nella strategia filantropica perseguita dalla Fondazione di cui fa parte Andrea Mascetti. Diverse le attività previste sul fronte. Le principali riguardano ad esempio la riqualificazione del patrimonio culturale e paesaggistico attraverso il recupero di luoghi abbandonati: 12 milioni che verranno utilizzati per favorire il riavvicinamento delle persone a percorsi culturali ed educativi. Una buona parte delle risorse, nello specifico oltre 14 milioni di euro, andranno poi alla ricerca scientifica per sostenere ricercatori, in particolare i giovani, e lo studio di temi come economia circolare, data science e biomedica. “Davanti alle sfide e alle opportunità che questo periodo storico ci pone – ha dichiarato il Presidente Giovanni Tosti – abbiamo bisogno di comunità, istituzioni e imprese forti che sappiano lavorare insieme verso un desiderio di futuro”.

  • Round da 1 milione per Next4Production: parla il Founder Davide D’Arcangelo

    Davide D’Arcangelo è Founder di Next4 ed economista dell’innovazione. Next4Production ha chiuso in overfunding il suo aumento di capitale del valore di un milione di euro e si appresta a investire in sanità digitale e Information Technology (IT).

    Davide D'Arcangelo

    Davide D’Arcangelo: il successo di Next4Production

    Next4Production, il club deal investor fondato da Davide D’Arcangelo, Pierluigi Sassi e Angelo Paletta, ha chiuso in overfunding il suo aumento di capitale del valore di un milione di euro. Il prossimo step sarà investire nei mercati del digital health, dell’Information Technology e dell’innovability. Davide D’Arcangelo, figura chiave per il progetto, è Founder di Next4 ed economista dell’innovazione. Nata come startup innovativa per produrre software di digital health 4.0, oggi Next4 investe in altre startup come venture builder, può così definirsi “metastartup”. Con i suoi investimenti è in grado di supportare nella crescita e nella definizione della struttura dal punto di vista del management, così da portare le startup sul mercato e promuoverle presso fondi di investimento, industries e grandi network. Nelle ultime settimane sono state attivate diverse partnership strategiche di rilievo, come quelle con Open Italy, CubeHub, WDA (Web Digital Advisor) e Select Usa.

    Davide D’Arcangelo commenta i risultati raggiunti

    “Siamo molto felici della fiducia che gli investitori ci hanno accordato. Quello che viviamo è un momento storico importante per tutto l’ecosistema dell’innovazione italiano ed europeo”: così Davide D’Arcangelo ha commentato il traguardo raggiunto, sottolineando inoltre l’importanza del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Secondo l’economista, “il PNRR rappresenta un’opportunità straordinaria per il sistema Paese e i nostri settori di riferimento, a partire dalla sanità digitale, ne costituiscono i pilastri fondamentali”. Il rapporto tra pubblico e privato vedrà necessariamente i suoi paradigmi rivoluzionati grazie alla transizione ecologica e digitale della Pubblica Amministrazione e delle PMI: da un lato, le imprese avranno risorse e mercato per rinnovare e sviluppare prodotti di frontiera, dall’altro, ha spiegato Davide D’Arcangelo, la Pubblica Amministrazione avrà finalmente terreno per diventare più competitiva, grazie all’innovazione che ha integrato e supportato nel suo sistema. “In questo scenario”, ha concluso il Founder, “Next4 vuole giocare un ruolo da protagonista”.

  • Esperti di consulenza aziendale: focus sulla carriera di Cristiano Poponcini

    Cristiano Poponcini è titolare dello Studio Poponcini, attivo nel supporto alle aziende in difficoltà. Dottore Commercialista e Revisore Contabile, ha ricoperto diversi incarichi di rilievo per il Tribunale di Monza.

    Cristiano Poponcini

    Cristiano Poponcini: formazione e prime esperienze professionali

    Originario di Monza, Cristiano Poponcini è un commercialista, revisore contabile ed esperto di procedure concorsuali. Da oltre 30 anni opera nella consulenza, occupandosi in particolare di ristrutturazione e risanamento aziendale. Ha fondato lo Studio Poponcini, che dal 1993, grazie ad un team di professionisti, offre servizi alle aziende in crisi. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ottiene l’abilitazione come Dottore commercialista iscrivendosi all’Ordine di Monza e della Brianza. Una volta concluso il periodo di apprendistato, grazie alle competenze nel Diritto Fallimentare, entra nello Studio Legale Carpinelli, dove inizia a specializzarsi nell’ambito della ristrutturazione e del risanamento aziendale. Due anni più tardi decide di mettersi in proprio aprendo lo Studio omonimo e dando il via alla sua carriera come consulente a supporto delle imprese in crisi. In quel periodo Cristiano Poponcini consolida la sua esperienza anche nelle procedure concorsuali (concordati preventivi, fallimenti), oltre ad occuparsi di due diligence, attestazioni contabili e perizie di stima.

    Cristiano Poponcini: gli incarichi presso il Tribunale di Monza e la carriera nell’Ordine

    Dal 1996 al 1999, a latere delle attività come consulente, Cristiano Poponcini ricopre diversi incarichi per conto del Tribunale di Monza. È stato Curatore Fallimentare e Commissario Giudiziale, Consulente Tecnico del Giudice Penale e del Pubblico Ministero in ambito penale commerciale e di usura e infine Custode Giudiziario e Professionista delegato alle vendite giudiziarie immobiliari. Come esperto di procedure concorsuali, inizia ad operare anche come membro della Commissione Procedure Concorsuali presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Monza, diventandone anche Presidente. Un’esperienza che più tardi lo porterà ad essere eletto Consigliere dell’Ordine. Nel 2007 è stato chiamato da Banca d’Italia come relatore in occasione della riforma del Processo Esecutivo. Dal 2011, come mediatore civile iscritto presso la Consob, ha lavorato per la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Per oltre dieci anni, prima di dedicarsi interamente allo Studio, Cristiano Poponcini si è occupato anche di formazione professionale, svolgendo attività di relatore su temi come la Legge Fallimentare e le Procedure Concorsuali Minori e collaborando con realtà di formazione come Zucchetti Software Giuridico.

  • Riva Acciaio: l’economia circolare applicata alla siderurgia

    Leader italiano nel settore, Riva Acciaio è stata una delle prime realtà a coniugare attività siderurgica e attenzione all’ambiente.

    Riva Acciaio

    Riva Acciaio: come la siderurgia può contribuire alla circolarità

    Con il Paese sempre più avviato verso la transizione ecologica, anche il settore siderurgico deve porsi l’obiettivo di allineare i propri processi industriali ai target nazionali ed europei sul clima. Un percorso che Riva Acciaio ha intrapreso ormai da anni, consapevole del ruolo fondamentale rivestito dalla siderurgia nello sviluppo sostenibile. È il motivo che ha portato lo storico leader dell’acciaio italiano a condividere il documento dal titolo “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”. Promosso dal Ministero dello Sviluppo economico e dal Ministero dell’Ambiente, il vademecum nasce con lo scopo di fornire un inquadramento generale sui principi dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico del Paese sul tema. Una delle sezioni principali del documento è dedicata proprio al cambiamento di paradigma che deve avvenire nel mondo dell’impresa, con focus sui nuovi modelli di produzione, il recupero e il riutilizzo dei materiali e il design dei prodotti. Chi si occupa di produrre acciaio parte da una posizione avvantaggiata: si tratta infatti di uno dei materiali più riciclabili al mondo e soprattutto capace di mantenere intatte le proprietà. Un esempio di circolarità applicata ai processi siderurgici sono gli end of waste utilizzati da Riva Acciaio, ossia rottami ferrosi che vengono impiegati per alimentare i forni elettrici degli impianti di Caronno Pertusella (VA) e di Lesegno (CN).

    Riva Acciaio: la storia della società

    Azienda italiana leader nel settore siderurgico, Riva Acciaio nasce in seno al Gruppo Riva e sviluppa la sua produzione su 5 stabilimenti (Caronno Pertusella (VA), Lesegno (CN), Sellero, Malegno e Cerveno in Valle Camonica (BS)). Nei 60 anni di attività si è specializzata in prodotti lunghi e acciai di qualità, investendo continuamente in innovazione attenzione all’ambiente. Il simulatore termomeccanico “Gleeble 3800” ne rappresenta il fiore all’occhiello, consentendo di effettuare test e analisi su micro-campioni che vengono poi sfruttati su larga scala. Riva Acciaio ha mantenuto standard elevati nel tempo, certificati dal Sistema di Gestione della Qualità adottato, secondo le norme UNI EN ISO 9001 e IATF16949 e secondo la norma UNI EN ISO 14001 per l’ambiente e la UNI EN ISO 45001 per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il laboratorio di ricerca dello stabilimento di Lesegno è alla base delle innovazioni in ambito siderurgico, insieme alle collaborazioni con il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l’Università di Pisa.

  • Alessandro Azzi tra i protagonisti del libro “Credito e responsabilità sociale” di Elena Beccalli

    Pubblicato da Vita e Pensiero, l’ultimo lavoro della professoressa Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze Bancarie – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si focalizza su come il credito, e in particolare la sua forma mutualistica, sia sempre più allineato al concetto di responsabilità sociale. Al testo ha collaborato anche Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC.

    Alessandro Azzi

    Alessandro Azzi: il sistema delle BCC come freno alla crisi

    Tra gli effetti del Covid-19 l’aumento delle disuguaglianze è forse quello più evidente. Secondo gli ultimi dati Istat, attualmente in Italia oltre 5,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. La pandemia ha fatto dunque emergere nuovi bisogni che il mondo del credito ha dovuto intercettare. "Credito e responsabilità sociale" è un volume che offre una panoramica sull’impatto storico che il credito, in particolare quello mutualistico di comunità, ha avuto in termini di responsabilità sociale sui territori. Elena Beccalli, collaborando con esperti come Alessandro Azzi, Pietro Cafaro, Mario Anelli e Sergio Gatti, rivolge la sua attenzione al contributo che le forme di credito mutualistico hanno garantito sia alla finanza, aumentandone la biodiversità, ma soprattutto al concetto di "generatività efficiente". Nel testo un focus particolare è dedicato al tema dell’insolvenza, uno stato patrimoniale ancora oggi caratterizzato da una forte connotazione negativa. Tema che porta poi l’autrice ad affrontare anche il prestito di soccorso e l’accesso al microcredito per i soggetti considerati non più "bancabili". Il sistema delle BCC si conferma, soprattutto nel contesto attuale, come uno degli strumenti più efficienti per lo sviluppo dei territori sia dal punto di vista economico che sociale. La testimonianza portata da Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC, riguarda ad esempio iniziative recenti come "Mutue di Comunità", nata proprio per contrastare la crisi innescata dal Covid-19.

    Alessandro Azzi: "Mutue di Comunità", un nuovo welfare è possibile

    "Mutue di Comunità" è un progetto che si pone l’obiettivo di creare un nuovo sistema di welfare "allargato" destinato a clienti, dipendenti e soci delle BCC che aderiscono all’iniziativa. La volontà della Federazione Lombarda delle BCC guidata da Alessandro Azzi è quella di rinnovare il ruolo delle banche di credito cooperativo nello sviluppo delle comunità territoriali. Tramite associazioni mutualistiche costituite per affiancarsi alle BCC locali, si avrà accesso a nuove forme di sussidio e rimborso a copertura delle spese familiari nel campo della salute, della cultura e della formazione. All’impegno delle 3 associazioni mutualistiche già operanti da alcuni anni sul territorio, si aggiunge quello di 8 nuovi soggetti costituiti nel corso del 2021 e di altre 9 associazioni che nasceranno nei prossimi mesi. Ad occuparsi del coordinamento del progetto la Federazione guidata da Alessandro Azzi, impegnata anche nel supporto amministrativo e nell’assistenza comunicativa. Il progetto nasce in collaborazione con COMIPA, il Consorzio tra Mutue Italiane di Previdenza e Assistenza.

  • Focus sul profilo professionale di Stefania Bariatti

    Stefania Bariatti è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano. Oltre ai vari incarichi come docente, grazie alle esperienze acquisite negli anni, è arrivata a ricoprire ruoli apicali presso diverse associazioni di categoria. Le sue attività si svolgono, su vari fronti, sia in Italia che in ambito internazionale.

    Stefania Bariatti

    Stefania Bariatti: l’attività accademica

    Stefania Bariatti è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Divenuta ricercatrice di Diritto Internazionale nel 1983, assume il ruolo di professore ordinario nel 1994. È stata docente di Diritto dell’Unione Europea, Diritto della Concorrenza e Diritto Internazionale nelle Università di Sassari e Milano-Bicocca. Si è dedicata, a partire dal 2002, agli insegnamenti di Diritto Internazionale, Diritto Internazionale Privato e Processuale e International Insolvency Law presso l’Università degli Studi di Milano. L’impegno di Stefania Bariatti in ambito accademico comprende altri incarichi di prestigio, che la portano a tenere diversi corsi e seminari anche in università straniere. È autrice di 150 pubblicazioni in italiano, inglese, francese e tedesco: si è occupata, in particolare, di Diritto Internazionale Privato, Diritto dell’Unione Europea e Diritto Internazionale. È inoltre attiva come co-direttore della Rivista di Diritto Internazionale Privato e Processuale, nonché membro della redazione e del comitato scientifico di varie riviste scientifiche sia italiane che straniere.

    Stefania Bariatti: gli altri incarichi

    Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano, Stefania Bariatti ha assunto di recente gli incarichi di Board Member negli organi di governo di società quotate, così da apportare il patrimonio di competenze acquisiste presso organi accademici (Università di Sassari e Milano-Bicocca) e fondazioni no profit (CNPDS-Centro Nazionale di prevenzione e Difesa Sociale e Tecnomed). Oggi è nel Consiglio di Amministrazione di A2A S.p.A., Mediaset NV e BNL S.p.A. (Gruppo BNP Paribas), dove ricopre inoltre la carica di Presidente e membro di comitati endoconsiliari. Stefania Bariatti è stata Presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., dove è stata anche membro del comitato rischi, e di SIAS S.p.A. (Gruppo Gavio). Ha fatto inoltre parte del Consiglio di ASTM S.p.A. (Gruppo Gavio) e SIT Group S.p.A. Grazie a queste esperienze, è giunta a ricoprire ruoli apicali presso diverse associazioni di categoria. A livello internazionale ha svolto e svolge tutt’ora un’intensa attività di rappresentanza o su indicazione del Governo italiano. Dal 2011, ad esempio, è membro del Gruppo di esperti della Commissione Europea sul diritto dell’insolvenza.

  • Centri storici, sicurezza e accessibilità: il contributo di Pietro Vignali

    Pietro Vignali, Sindaco di Parma dal 2007 al 2011, riflette sui nuovi bisogni emersi nelle città a causa della pandemia.

    Pietro Vignali

    Pietro Vignali: per rilanciare le città serve un modello europeo

    L’emergenza sanitaria e i suoi effetti socio-economici hanno cambiato il volto delle città. Il Covid-19 ha accentuato problematiche quali desertificazione dei centri storici, mancanza di sicurezza e quartieri periferici sempre più degradati. La riqualificazione dei centri urbani diventa dunque fondamentale in ottica di rilancio post-Covid. A dirlo è Pietro Vignali, ex Sindaco di Parma. Riguardo ai centri storici, un suggerimento arriva dai modelli europei. Grazie allo sviluppo e alla programmazione di iniziative culturali, commerciali e logistiche con la creazione di centri commerciali naturali come avevo fatto durante il mio mandato, è possibile creare un ambiente cittadino economicamente e socialmente sostenibile. Non solo. C’è bisogno inoltre di una riqualificazione del patrimonio di edilizia pubblica e di un grande piano casa che punti sull’Housing sociale, progetti che oggi necessitano di figure specializzate. L’ex Sindaco porta l’esempio del “City Manager”, introdotto negli anni del suo mandato proprio con lo scopo di rilanciare il centro storico di Parma. Si tratta di interventi che producono effetti collaterali estremamente positivi, spiega Pietro Vignali, in particolare in tema di vivibilità e sicurezza.

    Pietro Vignali: Forze dell’Ordine da sole non garantiscono la sicurezza

    La sicurezza urbana è uno dei temi principali affrontati da Pietro Vignali: “Non possiamo far finta di non vedere cosa succede nelle strade della città. Ma non si può pensare di risolvere i tantissimi problemi di degrado e microcriminalità solo con le Forze dell’Ordine, che sono poche e che hanno già tanti problemi più complessi di sicurezza pubblica da seguire”. Una possibile strada potrebbe essere quella di una riforma della Polizia municipale, che potrebbe garantire presidi fissi nei punti critici, sia di giorno che di notte, preservando “vivibilità e qualità della vita”, in particolare nelle città di medie dimensioni. L’ex Sindaco di Parma, che durante il suo mandato aveva elaborato la carta di Parma che era diventato un decreto legge sulla sicurezza urbana, sa bene che l’impiego delle Forze dell’Ordine da solo non è tuttavia sufficiente. Servizi mezzi pubblici migliori, accessibilità e rivitalizzazione sono gli elementi che consentono alle persone di riappropriarsi degli spazi pubblici in tutta sicurezza. Concetto valido soprattutto per i quartieri periferici, conclude Pietro Vignali, che oggi rischiano di diventare dei veri e propri ghetti.

  • Non solo stile ed eleganza ma anche sostenibilità: il Palazzo Ravasio ideato da Antonio Franchi

    Antonio Franchi è alla guida di un progetto di ristrutturazione che cambierà l’anima di Palazzo Ravasio rendendola più “green”.

    Antonio Franchi

    La mission del progetto sviluppato da Antonio Franchi su Palazzo Ravasio

    Palazzo Ravasio è un antico edificio veronese la cui storia risale al 1924, anno in cui Giuseppe Ravasio acquistò il fabbricato, che fu in seguito demolito e ricostruito per realizzare un palazzo dallo stile monumentale contenente al suo interno degli appartamenti signorili. Per modernizzare l’iconico edificio ci si è affidati alla società guidata da Antonio Franchi, The Residenze, che ha messo a punto un progetto per rendere Palazzo Ravasio un esempio di edilizia ecosostenibile. Il team di The Residenze sa bene, ad esempio, che il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici sono tra i principali responsabili dell’inquinamento cittadino e per questo motivo, per la nuova versione di Palazzo Ravasio, mirano a “tagliare” la dipendenza dai fossili, orientandosi verso delle forme di energia più pulite. Un altro aspetto diventato fondamentale è il benessere umano, adesso al centro del progetto. Prestando particolare attenzione alla scelta dei materiali costruttivi e alla qualità dell’aria si garantisce un buon livello di comfort psicofisico degli occupanti. Sono questi gli obiettivi che il team guidato da Antonio Franchi intende raggiungere.

    Antonio Franchi: i materiali “green” utilizzati nella ristrutturazione

    Oltre all’installazione di impianti di ultima generazione e di sistemi di isolamento che ridurranno i consumi, garantendo al contempo il massimo comfort, l’intervento di ristrutturazione portato avanti da Antonio Franchi su Palazzo Ravasio prevede l’impiego di materiali ecosostenibili. L’isolamento termico, ad esempio, sarà assicurato da una controparete costituita da due pannelli isolanti in fibra di canapa vegetale e altri materiali che garantiscono anche un controllo dell’umidità e una riduzione degli inquinanti. Le pareti saranno poi rivestite con biointonaco (a base di calce naturale) e rifiniti con un’idropittura organica minerale eco-compatibile. I pavimenti in parquet saranno invece realizzati con legname biocompatibile e posati con una tecnica che non prevede l’utilizzo di collanti chimici. Persino i rivestimenti e le finestre dovranno essere ecocompatibili, con i primi prodotti con ceramica sostenibile di alta qualità e le seconde in legno lavorato con tecniche altamente sostenibili.

  • House to House, opportunità e traguardi: il profilo dell’azienda

    La filosofia aziendale di Nicola Lunardon: House to House, nata nel 2006, si è specializzata negli anni in elettrodomestici e prodotti naturali per il bucato.

    House to House

    House to House: traguardi e riconoscimenti internazionali

    House to House offre una grande opportunità lavorativa a chiunque desideri avvicinarsi, a prescindere dalle esperienze precedenti”: la filosofia aziendale, come ha sottolineato in diverse occasioni il fondatore e Presidente Nicola Lunardon, si basa infatti sulla consapevolezza che “tutti possono trovare il proprio spazio e creare il proprio futuro”. L’importante è “essere determinati, porsi un obiettivo e non perderlo mai di vista”: a loro si rivolge House to House, a quanti abbiano voglia di mettersi davvero in gioco e per loro costruisce opportunità lavorative concrete. L’azienda, specializzata in elettrodomestici e prodotti naturali per il bucato, è nata nel 2006 per migliorare la quotidianità delle famiglie italiane: inclusa nel 2019 nella classifica promossa da “Il Sole 24 Ore” delle 350 realtà italiane con il maggiore aumento di fatturato nel periodo 2014-17, è pronta oggi a dare via a un nuovo progetto di espansione aziendale inserendo nuovi collaboratori in tutta Italia per ripartire sempre più fortemente dopo la pandemia e far fronte alle nuove richieste che arriveranno.

    Innovazione e sostenibilità: l’anima ecologica ed efficace dei prodotti per il bucato House to House

    Innovare per rinnovare è la formula che ha portato House to House a crescere esponenzialmente negli anni, al punto da essere premiata a livello internazionale anche dal “Financial Times” per il trend di crescita. L’attenzione per le persone passa oggi anche attraverso la cura del pianeta: per questo l’azienda specializzata nel settore del bucato domestico negli ultimi anni ha puntato sempre più fortemente anche sulla sostenibilità e sulla creazione di prodotti in grado di contraddistinguersi per il forte principio di ecologia insito, realizzati per raggiungere il massimo livello di efficacia senza alterare l’equilibrio del pianeta. L’ampia offerta di House to House include i Prodigi della Natura, derivanti da materie prime di origine vegetale e composti da ingredienti che provengono dal mondo della cosmesi, per rispettare la pelle. Ma anche prodotti come Agento Absolute, innovativo apparecchio multifunzione che asciuga il bucato in pochi minuti, igienizza e abbatte drasticamente lo stiro. E Hydra Absolute, che lava e igienizza completamente il bucato in soli 25 minuti. Entrambi i prodotti hanno vinto il Red Dot Design Award, il premio “Best of the best”, per il loro principio di ecologia, design, facilità d’uso, materie prime di qualità e risultati straordinari sul bucato.

  • Natea, Next4 e Butterfly sottoscrivono aumento di capitale: il commento di Davide D’Arcangelo

    Neonatologia e sviluppo tecnologico, “A-round” da 300mila euro per Natea. Davide D’Arcangelo: “Stiamo già immaginando sviluppo su mercati internazionali”.

    Davide D'Arcangelo

    Davide D’Arcangelo (Next4): Natea presto punto di riferimento per le strutture sanitarie

    “Cartella Clinica Elettronica” è un software dedicato alle terapie intensive neonatali. Il programma, attraverso tecniche di Deep Learning e Intelligenza Artificiale, è capace di elaborare i dati raccolti dalla strumentazione elettromedicale, riducendo così il rischio clinico per i piccoli pazienti. Si tratta di una delle principali novità sviluppate da Natea, start up nata quest’anno e che ha recentemente chiuso un aumento di capitale da 300mila euro. A coprire il primo Round di finanziamento Next4, club deal investor fondato da Davide D’Arcangelo, e Butterfly, azienda specializzata in soluzioni tecnologiche avanzate per la gestione dei processi decisionali. L’operazione consentirà alla start up il lancio dei primi prodotti basati sull’IA, lo sviluppo di nuovi software e il consolidamento della rete di relazioni sorta con diversi Enti di ricerca e Innovazione. “La crescita dell’impegno di Next4, già socio, è una testimonianza di fiducia da parte di tanti investitori – ha detto Mauro Cofelice, CEO di Natea – Inoltre, l’ingresso di Butterfly nel capitale sociale ci permetterà di allargare il nostro network dal punto di vista dello sviluppo tecnico”. Soddisfatto anche il Founder di Next4: “Siamo certi – ha dichiarato Davide D’Arcangeloche nel medio periodo Natea potrà diventare un punto di riferimento importante per le strutture sanitarie del Paese e stiamo già immaginando uno sviluppo sui mercati internazionali”.

    Davide D’Arcangelo (Next4): Natea protagonista dello sviluppo della sanità in chiave digitale

    Grazie alla nuova liquidità, nei prossimi mesi la start up potrà concentrarsi sul completamento della suite di prodotti relativi al progetto “Cartella”. L’obiettivo è sviluppare strumenti di nuova generazione che possano contribuire alla sopravvivenza neonatale, accompagnando i pazienti dalla nascita alla dismissione dell’ospedale. Per Davide D’Arcangelo il lavoro di Natea dimostra l’importanza dello sviluppo della sanità in chiave digitale: “Si tratta di uno dei temi strategicamente più rilevanti per il Paese – ha spiegato l’Innovation Manager – e questo è vero a maggior ragione per la terapia intensiva neonatale, che è stata ancora poco impattata dalle potenzialità del 4.0″. Che sotto questo punto di vista ci sia bisogno di un maggiore impegno non lo suggeriscono solo le parole di Davide D’Arcangelo, ma i numeri. Oggi infatti 1 bambino su 10 nasce prematuro e nel 2020 le complicazioni da parto prematuro hanno causato oltre 1 milione di decessi.

  • Italchimica attenta all’ambiente

    Italchimica è tra le maggiori produttrici di detergenti e cosmetici nel Paese: nei suoi quasi 20 anni di vita è riuscita a diventare un punto di riferimento nel settore della pulizia professionale, sia in Italia che all’estero.

    Italchimica

    La storia di Italchimica

    Italchimica nasce a Padova nel 2003 su iniziativa della famiglia Fioretto, che decide di creare una società basata sui principi di innovazione e trasparenza. A soli tre anni dalla fondazione, l’azienda inizia un percorso di crescita e ampliamento per consolidare la propria esperienza ed estendere la capacità produttiva che la porta all’acquisizione di India S.p.A. nel 2006. Nel 2010 sorge l’Headquarters di Italchimica, ovvero la sede legale-amministrativa e produttiva, ubicata nella zona industriale di Padova. Nel 2013 nascono due brand della “Divisione Professional”, che apre la strada ad un ampliamento dell’offerta con diverse linee produttive ed uno showroom aziendale nel 2020. L’azienda oggi è attiva in 51 Paesi e ha raggiunto un fatturato di 93 milioni di euro.

    Italchimica e l’ambiente

    I valori che da sempre contraddistinguono Italchimica, vale a dire italianità, innovazione e trasparenza, sono strettamente connessi a una grande attenzione per l’ambiente. L’azienda ha infatti allineato i propri obiettivi aziendali con l’Agenda 2030 dell’ONU. Inoltre, dal 2019 Italchimica pubblica su base volontaria un Rapporto di Sostenibilità in cui vengono forniti, in maniera del tutto trasparente, dati e informazioni in materia ambientale, sociale ed economica. Ad oggi, l’azienda è l’unica in Italia nel settore della detergenza e della cosmetica ad aver pubblicato un Report di Sostenibilità riconosciuto dalla Global Reporting Initiative, un’organizzazione internazionale indipendente. Infine, gli elevati standard di qualità, sicurezza e tutela ambientale sono attestati dalle Certificazioni di sistema ISO 14001, ISO 45001, ISO 9001 e BRC e dalle Certificazioni di prodotto Presidio Medico Chirurgico, EU Ecolabel e CAM.

  • Superbonus, online l’ebook dello Studio Legale di Andrea Mascetti su come gestire i contenziosi

    Pubblicato da Maggioli Editore, “Superbonus 110. Come evitare e gestire il contenzioso” nasce da una collaborazione tra gli esperti dello Studio Legale di Andrea Mascetti e AC Avvocati.

    Andrea Mascetti

    Studio Legale di Andrea Mascetti: Superbonus, con AC Avvocati un vademecum dedicato ai giuristi

    Al 30 settembre il totale degli investimenti ammessi nell’ambito del Superbonus 110% ammonta a circa 7,5 miliardi. I dati, recentemente rilasciati dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), non lasciano dubbi sulla portata dell’iniziativa introdotta nel 2020 dal D.L. “Rilancio”. Una novità che, dal punto di vista normativo, deve ancora dispiegare i suoi effetti in termini di potenziali profili di illegittimità. Lo Studio Legale di Andrea Mascetti e AC Avvocati hanno deciso di collaborare per fare luce sul tema. Le due law firm hanno da poco annunciato l’uscita di “Superbonus 110%. Come evitare e gestire il contenzioso”, una vera e propria guida dedicata ai giuristi. Edito da Maggioli Editore, il volume offre una serie di indicazioni su come prepararsi ad affrontare i possibili (e anche numerosi, visti i dati ENEA) contenziosi futuri legati al Superbonus. L’ebook si sofferma non solo sugli aspetti della responsabilità civilistica, ma prende in considerazione anche gli aspetti penali e tributari. Tra gli esperti del settore che hanno lavorato alla stesura del vademecum l’avvocato Andrea Mascetti, fondatore dello Studio omonimo, Vincenzo Cristiano, Angelo Carlo Colombo, Chiara Colonetti, Monica Alberti, Monica Biella, Nicolò Filippo Boscarini, Paola Balzarini e Paolo Alessandro Bancher.

    Studio Legale di Andrea Mascetti: il profilo di una delle top legal firm italiane

    Fondato a Varese nel 2004, in poco più di 15 anni lo Studio Legale di Andrea Mascetti è riuscito a distinguersi diventando una delle migliori boutique legali della Penisola. Un’eccellenza riconosciuta anche dalla rivista “Capital”, che nel 2021 ha promosso lo Studio inserendolo nella top 50 delle legal firm italiane in diritto amministrativo e tra le prime dieci del territorio lombardo. Tra i punti di forza della realtà varesina, che attualmente opera anche attraverso la sede di Milano, la diversificazione e il costante aggiornamento dei servizi legali offerti in campo giudiziale e stragiudiziale. Grazie ad una squadra composta da 9 professionisti esperti, lo Studio guidato da Andrea Mascetti è in grado di fornire assistenza a privati, aziende ed enti pubblici, oltre che nell’ambito del diritto amministrativo, civile e penale, anche nel diritto dell’arte e in materia di web reputation. La legal firm è inoltre specializzata nella consulenza, predisposizione e implementazione dei modelli organizzativi ex D.Lgs. n. 231/2001.

  • Strategie di economia circolare nel settore siderurgico: Gruppo Riva

    Il primo operatore siderurgico italiano, Gruppo Riva, ha messo al centro della propria politica aziendale la sostenibilità ambientale, adottando strategie di economia circolare.

    Gruppo Riva

    La storia di Gruppo Riva

    Gruppo Riva oggi gode del primato di principale operatore siderurgico in Italia ed è anche tra i primi in Europa. Fondato nel 1954 da Emilio Riva, sorge in un momento molto propizio per il settore siderurgico, nell’Italia del dopoguerra. La sua crescita ha accompagnato la ripresa italiana e ha pian piano portato l’azienda ad espandersi anche all’estero attraverso l’acquisizione di grandi realtà produttive in alcuni dei principali Paesi europei: Francia, Spagna, Belgio e Germania. Gruppo Riva è specializzato nei prodotti lunghi e acciai di qualità, realizzati con le acciaierie ad arco elettrico. All’azienda si riconosce anche il fatto di aver introdotto in Italia la prima colata continua curva a tre linee, messa in funzione per la prima volta nel giugno del 1964.

    Gruppo Riva: il contributo all’economia circolare

    Da anni Gruppo Riva ha fatto della sostenibilità ambientale uno dei punti cardine della propria strategia. Per questo motivo l’azienda ha iniziato un percorso volto a promuovere l’economia circolare, in linea con le richieste del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente. Il contributo di Gruppo Riva alla transizione ecologica è da ritrovare nei modelli adottati nei suoi impianti, ovvero l’utilizzo di polimeri nella produzione dell’acciaio ed il recupero delle scorie in un nuovo ciclo produttivo. Per quanto riguarda quest’ultimo procedimento, ad esempio, le scorie che vengono prodotte dagli scarti dello stabilimento vengono inviate ad impianti che la trasformano in conglomerati cementizi e bituminosi.