Viste le vicissitudini ormai note, l’Argentina è un paese tecnicamente ormai fallito. La crisi costante nella quale si trova avvolta l’economia del paese non conosce fine. Dal Brasile però arriva una sponda importante da parte del neopresidente Lula che potrebbe cambiare gli scenari.
La corte dei BRICS all’economia Argentina
Occorre fare un passo indietro come premessa. Nel 2001 un gruppo di paesi che All’epoca erano considerati emergenti – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – si sono riuniti per cercare delle sinergie che consentissero una crescita più vigorosa alle rispettive economie. E’ nato così il BRICS.
Adesso proprio i vicini di casa brasiliani stanno spingendo affinché anche l’Argentina ne entri a fare parte.
Fuga dalla crisi
Al di là dell’eventuale beneficio di questa prospettiva (sul quale nutriamo forti dubbi), il fatto vero è che l’Argentina ha bisogno di una svolta per rialzare la sua economia. L’inflazione è ai massimi storici, la liquidità piange e il peso argentino è ai minimi storici rispetto al dollaro (dati Pocket Option Italia).
Lula tira i fili
Il grande promotore di questo allargamento all’economia Argentina è il nuovo presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva. Che in realtà non lo fa in modo disinteressato.
Infatti l’Argentina è il terzo partner commerciale brasiliano (dopo Cina e Usa), e importa dal Brasile soprattutto prodotti industriali. Questo significa che se la crisi dell’economia argentina sfociasse in una ondata di insolvenze delle imprese e dello Stato argentini, il Brasile ne subirebbe pesanti conseguenze.
Ecco perchè Lula spinge per portarla nei BRICS, con la promessa di un maxi prestito da parte della New Development Bank, conosciuta appunto come banca dei BRICS, a capo della quale c’è Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile e dello stesso partito di Lula (ma pure della stessa famiglia politica del presidente argentino Alberto Fernandez).
La deoccidentalizzazione dell’Argentina
In questo modo l’Argentina verrebbe sottratta anche al controllo del Fondo Monetario Internazionale, al quale è vincolata per un maxi prestito da 45 miliardi di dollari concesso poco più di un anno fa, al quale si sono aggiunti questa primavera altri 5,4 miliardi.
Anche per questo, la sua economia è ormai “dollarizzata”. Entrare nel giro dei BRICS romperebbe questa correlazione tra valute, spingendo l’Argentina sotto la sfera di influenza di Paesi come Cina e Russia. Non sarebbe una novità da poco, se la seconda economia del Sudamerica sposterebbe il suo asse verso oriente.
L’istituto centrale di Francoforte ha sperimentato l’utilizzo della moneta digitale, che potrebbe essere sviluppata da un pool sufficientemente ampio di fornitori europei. Inoltre la BCE sottolinea che ci sono diverse opzioni di progettazione per individuare la soluzione tecnica migliore per un euro virtuale.
Lo stagno avrà un ruolo importante nella transizione digitale ed energetica grazie ad alcune sue qualità caratteristiche.
La vera miccia che rischia di innescare una crisi economica globale, ancora più feroce di quella attuale, è la recente mossa dell’OPEC+. Il cartello dei produttori ha infatti deciso di tagliare la produzione di greggio di un milione di barili in un giorno.
Nel 2020 e 2021 il contesto è stato caratterizzato da tassi di interesse molto bassi, un aumento della digitalizzazione all’interno delle famiglie e misure restrittive legate alla crisi sanitaria.
A fotografare la situazione ci ha pensato un rapporto realizzato da AGICI con Intesa San Paolo. Da esso emerge che i ricavi e gli investimenti delle utility italiane sono cresciuti nel 2022.
Dal prossimo aprile al timone della banca centrale nipponica ci sarà kazuo Ueda. Prenderà il posto di Haruiko Kuroda alla guida dell’istituto nell’ultimo decennio. La scelta di Ueda in realtà è stata un passo obbligato, visto che gli altri candidati hanno rifiutato l’incarico.
L’annuncio di questo progetto verrà fatto dal presidente brasiliano Lula e da quello argentino Fernandez. Analogamente a quanto accaduto per l’euro nel vecchio continente, anche la valuta unica sudamericana comincerebbe a circolare parallelamente alle valute preesistenti. Gradualmente ne prenderebbe poi il posto.
Siamo in un periodo in cui l’inflazione ha superato il tasso in doppia cifra. Ci vorranno mesi prima che scenda a livelli – sebbene ancora altissimi – più accettabili. Ma fino a quel momento l’inflazione agirà come una sorta di tassa silenziosa, che giorno dopo giorno erode i risparmi che sono parcheggiati sui conti correnti.
In questo periodo natalizio c’è in special modo un fattore scaramantico che fai incrociare le dita e trepidare gli investitori di Wall Street. Il cosiddetto Santa Claus rally, ossia la corsa al rialzo dei titoli azionari nell’ultimo spicchio dell’anno e nei primi giorni di quello successivo.
Quello che sta emergendo, soprattutto in tempi recenti, è una netta differenza nell’approccio adottato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.
Il rinnovato interesse da parte degli investitori istituzionali verso il “mattone” italiano è testimoniato dai dati riguardanti il terzo trimestre del 2022.
Tuttavia, il grosso vantaggio dell’ex presidente nella corsa elettorale si è ridotto progressivamente, di pari passo con il miglioramento dell’economia brasiliana, che sta beneficiando anche della riduzione delle pressioni inflazionistiche. Non si può escludere che Bolsonaro riesca a piazzare il colpo di coda per ribaltare un esito che sembra. Le sorprese sono sempre possibili.
La banca di cui parliamo è Fineco, che si è confermata tra le eccellenze globali della sostenibilità. Infatti l’agenzia indipendente Standard Ethics1 ha confermato il rating della banca al livello “EE+” (Very Strong2). Per intenderci, Fineco è una delle due sole banche al mondo che hanno ottenuto questo giudizio di sostenibilità, quello più solido che attualmente viene assegnato.
I timori di contrazione economica, e quindi il calo della domanda, si sposano malissimo con il rincaro delle materie prime e dei prezzi dell’energia. A certe condizioni, per molti è meglio non produrre affatto piuttosto che farlo in perdita. E così il mercato dei metalli ha perso valore.
Dopo aver faticosamente imboccato la via di uscita dal tunnel del Covid, la siderurgia adesso si trova in una situazione ancora peggiore. Perché gli ordini in aumento non bastano, se i costi per produrli diventano esorbitanti a causa delle bollette.
Dallo studio della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, che ha analizzato l’attività di trading in azioni tra gennaio 2019 e settembre 2021, emerge quindi una crescita significativa dell’interesse verso il mercato azionario da parte del mondo del piccolo risparmio.
In questa ottica, scienziati ed investitori sembrano non avere dubbi sul ruolo che in futuro rivestirà l’idrogeno verde.
Si tratta di uno scenario che i dati sugli asset under Management delle banche italiane stanno palesando già da molte settimane se non mesi. È proprio in questo ambito infatti che il deterioramento del sentiment degli investitori si riflette immediatamente.
Secondo i dati pubblicati periodicamente dal Bloomberg Billionaires Index, le 500 persone più ricche del mondo hanno perso dall’inizio dell’anno 1.400 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra shock, tenuto conto che equivale quasi al Pil della Russia interna (secondo la Banca mondiale nel 2020 ammontava a 1.483 miliardi).
Senza dubbio l’invasione della Russia in Ucraina ha modificato gli scenari globali dell’economia. Ha rallentato la ripresa post-Covid, mentre ha spinto con forza la crescita dell’inflazione.
La piattaforma digitale lanciata da Banca Intesa si chiama “Incent Now“. E’ stata realizzata con la collaborazione di Deloitte, una delle “big Four” del settore consulenza e revisione. Cosa fondamentale: l’accesso alla piattaforma digitale Incent Now è gratuita per i clienti di Banca Intesa Sanpaolo.
E’ abbastanza evidente che la Cina da decenni ambisce a rompere l’egemonia del dollaro sui mercati internazionali, creando un secondo polo che abbia il renminbi come riferimento. Non vuole scalzarlo, ma vuole porsi come alternativa forte.
Le rotte sul mercato del gas russo non solo non hanno deviato, ma addirittura negli ultimi anni si sono intensificate. Anziché migliorare la situazione, l’abbiamo peggiorata.
Nella primo report rilasciato dall’Authority in questo 2022, vengono messi in evidenza i fattori di rischio e le vulnerabilità dei mercati finanziari.
Anche se la Cina è ben lontana dall’essere considerato un mercato sviluppato, non ha più neppure delle caratteristiche tali da poterlo assimilare ai mercati emergenti.