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Fai da te: l’installazione della vasca da bagno


L’installazione di una nuova vasca da bagno non ad incasso non è difficile quanto sembra. Ovviamente, però, bisogna avere alcune accortezze ed avere tutti gli attrezzi e gli elementi necessari, non da ultimi i raccordi idraulici e un buon silicone per le guarnizioni.

Per la rimozione della vecchia vasca da bagno, bisogna ricordarsi di chiudere l’impianto idraulico. Quindi si può procedere a tagliare le tubature di adduzione e quelle del troppopieno e dello scarico. Una volta ‘liberata’ la vasca potremo rimuoverla e procedere alla preparazione del pavimento e della parete che accoglieranno la nuova vasca. Entrambi questi elementi dovranno infatti essere impermeabili e se per il pavimento le piastrelle sono sufficienti, per il muro bisognerà prima applicare un primer accompagnato da un prodotto che assicuri l’impermeabilizzazione del muro. Se la vasca è dotata di piedini, la prima cosa da fare sarà di assicurarli avvitandoli ai fori di fissaggio.

Poi si potrà procedere con i rubinetti ed i flessibili (per il loro posizionamento corretto vi invitiamo a chiedere informazioni al vostro rivenditore: se questi sono sul bordo della vasca, infatti, bisognerà forare il punto dove andrà collocato il rubinetto!). Poi bisogna dedicarsi al bocchettone: questo deve essere collegato al sifone e al tubo di scarico. Se il bocchettone ha una vite di fissaggio al centro, bisognerà collocarlo al di sotto della vasca mettendo la griglia sullo scarico dall’interno della vasca. Per fissarlo, poi, basterà stringere la vite centrale.

Fatto questo bisognerà solo mettere il troppopieno e il coperchio, avvitandoli entrambi. Per lo scorrimento, suggeriamo di stringerlo solo con le mani al fine di non rendere tutto il blocco troppo duro per un eventuale smontaggio. Adesso che avrete tutte le tubazioni al loro posto potrete collocare la vasca da bagno. Ovviamente l’uso di una livella è altamente consigliato anche per controllare che i piedini siano stati avvitati alla medesima altezza. Se la vasca da bagno è una freestanding, il lavoro sarà ora completato. Se la vasca da bagno necessita di tasselli, ricordatevi poi di mettere una guarnizione in silicone tra i bordi e il muro così da evitare che l’acqua possa infiltrarsi.

Se nell’immaginario comune le vasche da bagno sono tutte rettangolari, il mercato offre molte soluzioni. Ci sono infatti le vasche a ‘spicchio’ che sono ideali per il posizionamento negli angoli oppure quelle rotonde per chi ha un bagno sufficientemente grande e ama l’originalità. Ci sono poi le vasche per persone disabili o anziane che sono predisposte per un facile accesso e dispongono di tutti gli elementi di sicurezza.

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Livelle Sola: il meglio per l’edilizia


Dire Sola significa riferirsi a uno dei più grandi produttori di livelle, flessometri, laser, squadre, stadie e altri elementi per la misurazione che ci sono al mondo. E questa notorietà è data soprattutto dalla massima professionalità che da sempre la contraddistingue.

Pensate che Sola ha cominciato a costruire livelle a fiala nel 1949 e già nel 1958, oltre alla livella a fiala regolabile, metteva in produzione la prima livella in alluminio. È del 1966 il brevetto delle saldature delle fiale a ultrasuoni, del 1994 la certificazione ISO 9001 e del 2004 la nascita della rivoluzionaria livella a fiala BIG X. Adesso, solo per le livelle a bolla, Sola ha ben sette categorie: le livelle a profilo cilindrico, in ghisa, in plastica, con profilo AD I, ad acqua senza dimenticare le livelle speciali e gli inclinometri.

Fiore all’occhiello di tutti questi prodotti è la fiala che ha trent’anni di garanzia sulla tenuta e venti di resistenza alla luce (e questo è fondamentale per una costante precisione nella lettura nel tempo). E per una misurazione perfetta, queste fiale non generano elettricità statica, che è una delle fonti principali di minor precisione, e non risentono della temperatura. Pensate: da meno 20 a più 60 gradi C, non ci saranno variazioni!

E per quanto riguarda la resistenza del vetro? Il materiale utilizzato è vetro acrilico infrangibile con il quale vengono prodotte le fiale a blocco (molto resistenti soprattutto per le misurazioni capovolte) e le tradizionali fiale a cilindro (più economiche e adatte ad un uso non gravoso). Tutte le fiale delle livelle, comunque, sono sottoposte a controllo elettronico per garantire la massima affidabilità. Ovviamente tutti questi prodotti hanno una lente di ingrandimento sulla fiala che permette la lettura anche a chi non ha più la vista perfetta. E per lavorazioni in luoghi dove la luce è scarsa, il rivestimento fluorescente fornisce l’illuminazione sufficiente alla lettura.

Avete visto quanta qualità e quanta attenzione a tutti i particolari che però diventano fondamentali per chi lavora nell’edilizia come professione? Ma veniamo adesso ai singoli modelli di livelle a bolla: tralasciando quelli tradizionali, noi vorremmo concentrarci su quelli così detti ‘speciali’. Questi consentono le misurazioni su elementi particolari come i montanti oppure su piccole superfici (la livella a croce, ad esempio, è grande solo 45 x 60 mm ed è dotata di due fiale cilindriche perpendicolari: queste livelle sono imbattibili per la regolazione di piccoli elettrodomestici come lavatrici e lavastoviglie ma anche per l’assestamento di camper o veicoli di grande dimensione).

Per i produttori di macchinari, poi, ci sono le fiale cilindriche in vetro acrilico con liquido verde che sono come dei piccoli bottoni applicabili anche su lame rotanti ed elementi di officina. Ma anche per chi ama il bricolage c’è un prodotto ideale: il livello tascabile con base magnetica che è perfetto per la casa, l’ufficio e per i piccoli lavori come la posa di un quadro oppure di una mensola.

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I TASSELLI, LE LORO TIPOLOGIE, IL LORO UTILIZZO


Il tassello è un sistema di fissaggio. Per sceglierlo, è importante conoscere sia il tipo di muro o di superficie di ancoraggio e sia il peso e l’utilizzo del pezzo che andiamo a fissare. I tasselli si dividono in diverse categorie: fissaggi leggeri, fissaggi pesanti, tasselli chimici e per fissaggi speciali. I primi si utilizzano soprattutto in casa: un quadro, una lampada, un piccolo supporto per oggetti leggeri ma anche pensili da cucina, accessori per il bagno, canaline elettriche… con i tasselli giusti tutti questi lavori diventano semplici da eseguire e di sicuro successo.

I tasselli per fissaggi leggeri, il tassello ‘classico’ è quello in nylon che spesso ha due alette per evitare che l’avvitamento del trapano faccia fuoriuscire il tassello dall’alloggiamento (come già sappiamo, la posa di un tassello prevede il posizionamento del tassello nel foro: qui verrà poi alloggiata la vite di sostegno). Della stessa famiglia, però, sono anche i tasselli ad ancora, a gancio o ad occhiolo che sono particolarmente utili per strutture a tensione. Per i fissaggi pesanti, invece, ci vogliono dei tasselli che possono resistere anche alle sollecitazioni più gravi. Al posto del nylon, questi sono spesso prodotti in acciaio il che li rende particolarmente versatili anche per l’utilizzo in esterni. Anche in questa tipologia ci sono tasselli con occhioli e ganci anche se qui parliamo di reali tensostrutture oppure cavi posti per il posizionamento di pali o strutture non perpendicolari al terreno.

Se però il muro o la superficie dove dobbiamo mettere il nostro tassello non è omogenea (come nel caso dei mattoni forati), allora la risposta giusta ci viene dai tasselli chimici che comunque sono dotati di una calza che evita che il prodotto chimico si disperda negli spazi interni. Il tassello chimico usufruisce di materiali ad alta resistenza (come i bicomponenti) e vengono di solito utilizzati con una pistola che ha il beccuccio spiralato che, al momento dell’uso, mescola il prodotto con l’induritore. La scelta tra tasselli ad alta resistenza e quelli chimici deriva dal tipo di base sul quale avviene l’applicazione anche se, in linea di massima, però, possiamo riconoscere altri tre elementi: le condizioni ambientali, l’entità del carico (intensità, tipo e direzione di carico) e la geometria del substrato.

Ci sono poi i tasselli per fissaggi speciali che hanno bisogno di particolari accessori per il loro posizionamento: stiamo parlando di fissaggi su rivestimenti a cappotto, termosifoni, sanitari, ovvero tutti gli elementi che hanno bisogno di un altro supporto per essere fissati. In questo caso, fondamentale è valutare bene il peso dell’oggetto e il suo posizionamento. Quando dovete eseguire un fissaggio sia pesante che leggero, praticate sempre un foro preciso e perpendicolare usando la sola rotazione nel trapano. Se l’elemento è particolarmente duro, però, non abbiate timore di ricorrere alla rotopercussione. Ponete attenzione alla pulizia del foro prima di procedere: se il foro è piccolo potete usare un soffio d’aria. Se il foro è di grandi dimensioni, anche lo scovolino può dare ottimi risultati.

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LE POMPE A SPALLA: VIENI A CONOSCERLE


Da oggi, il portale di Ferramentaonline, si arricchisce di una nuova sezione dedicata alle pompe a pressione. Queste completano la parte relativa al giardinaggio, dove i clienti possono trovare tutto quello che serve alla cura del giardino, dell’orto e del verde in genere. Offrendo solo prodotti di qualità, per le pompe si sono scelte solo quelle della ditta Dal Degan, presente sul mercato dal 1870. Ovviamente la qualità è eccelsa, i materiali usati sono tecnologici e testati, ma quello che più rende uniche queste pompe a pressione è l’attenzione verso chi le utilizza. Questo non è banale se pensiamo quanto sia difficile a volte utilizzare gli utensili per poi avere risultati mediocri… ma vediamo da vicino quali sono questi elementi.

Pompe a spalla

Prendiamo come esempio la pompa Diana, che è una pompa a spalla per l’irrorazione di antiparassitari, anticrittogamici, pesticidi e qualunque posa di materiale atto alla nebulizzazione non aggressivo. Il serbatoio è capiente ed è realizzato, nel pieno rispetto dell’ambiente, in polietilene riciclabile. Questo è anche trattato in modo da non subire la degradazione con i raggi ultravioletti del sole.

Pensate però che questo serbatoio ha una fascia trasparente che vi consentirà non solo di vedere la quantità di liquido rimanente ma anche di poter miscelare con precisione i vari prodotti. Inoltre, l’ampia imboccatura di riempimento, vi permetterà di versare con facilità i prodotti e di non avere sbavature. Inoltre, il filtro a tazza con sezione a maglie strette eviterà che corpuscoli o piccoli pezzi di materiale entrino nel serbatoio rovinando la lancia. Se siete mancini, oppure se la vostra mano destra è occupata, la leva di utilizzo è prevista sia per la posizione a destra che a sinistra. In tutto il disegno della pompa, grande importanza è stata data all’ergonomia. L’angolo di azionamento della leva, infatti, è fatto così da ridurre il senso di fatica e anche gli spallacci sono regolabili a seconda della fisonomia e dell’utilizzo.

E se mentre lavoro voglio fare una pausa senza togliermi dalle spalle il serbatoio? Ovviamente Dal Degan ha pensato anche a questo fornendo il prodotto con un gancio facile da raggiungere posto sul fianco e pensato per riporre la lancia. Se comunque questo è il modello Diana, vi invitiamo a guardare tutte le proposte per trovare quello che fa per voi: ogni pompa a spalla, infatti, ha diverse caratteristiche. La pompa Venere, ad esempio, ha il pompante di serie in acciaio inox che però su richiesta può essere in rame/ottone).

Per quanto riguarda gli accessori, poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Avendo anni di professionalità ed esperienza alle spalle, la vostra pompa potrà essere equipaggiata come meglio vi aggrada. Inoltre troverete sempre tutti i pezzi di ricambio e un valido servizio di custumer care per domande e approfondimenti.

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IL SALVAVITA: ALCUNE COSE IMPORTANTI DA SAPERE


Il settore elettrico è un campo molto delicato. L’elettricità infatti è un pericolo che non bisogna mai sottovalutare anche considerando che tutta la nostra vita si basa sul suo utilizzo: la lampada da tavolo, la lavastoviglie, il computer… ovunque c’è elettricità e quindi è buona norma conoscere i rischi e impostare il suo utilizzo nella massima accortezza. In questo ambito, un elemento da conoscere è il così detto salvavita il cui nome tecnico è interruttore differenziale. Il suo funzionamento si basa sulla somma algebrica delle correnti che passano tra la fase e il neutro. Questa somma deve essere uguale a zero: diversamente, infatti, significa che ci sono delle dispersioni di corrente al di fuori dell’impianto. In poche parole, verso terra.

E qui possiamo capire perché il salvavita in realtà si chiama interruttore differenziale. Questo infatti è tarato sulla rilevazione della differenza di tensione e, quando la avverte, entra in azione. Ovviamente la definizione di ‘differenza uguale a zero’ non è totalmente esatta in quanto nessun impianto è così perfetto da avere dispersioni nulle. Per questo si parla anche di valore di soglia sotto al quale il salvavita non interviene. Questo tipo di interruttore è fondamentale perché può indicare sia la presenza di un contatto che la possibilità che qualche componente di un elettrodomestico abbia perso di isolamento, facendo passare parte della corrente nella parte metallica. Se non ci fosse l’allaccio a terra, in questa situazione ci ritroveremmo anche solo a toccare l’elettrodomestico e a rimanere con molta probabilità fulminati.

Ma come mai, a volte, il salvavita scatta anche se non ci sono le condizioni? Questo succede per l’intervento di elementi esterni come può essere ad esempio un temporale: questo infatti, attraverso le scariche elettriche dei fulmini, può provocare degli sbalzi di tensione che il nostro apparecchio rileva come in sopra soglia. Lo stesso può fare l’utilizzo di alcuni elettrodomestici ad alto valore di assorbimento: questo problema comunque può essere facilmente risolto chiamando un elettricista e facendo alzare il limite della corrente di soglia. La consapevolezza che comunque ci siano gli interruttori differenziali, però, non deve mai indurci a sottovalutare i pericoli: ricordatevi, ogni volta che dovete fare qualsiasi attività legata all’impianto elettrico (anche per la sostituzione di una lampadina) di scollegare l’impianto.

E soprattutto per i piccoli elettrodomestici, come la yogurtiera oppure lo spremi agrumi, una volta terminato l’uso ricordatevi di staccare sempre la spina. A volte basta una goccia di liquido oppure le mani bagnate a provocare grossi incidenti. Un piccolo accorgimento che avevano sempre i nostri nonni e che può tornare utile è quello di indossare, durante piccoli lavori di manutenzione o riparazione dell’impianto, delle calzature isolanti come un paio di zoccoli di legno oppure della scarpe di gomma.

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STIVALE LAUTARET E GUANTI TERMICI: IDEALI PER L’INVERNO


Con l’arrivo dell’inverno i lavori che necessariamente devono essere fatti all’esterno diventano più pesanti a causa del freddo. In cantiere, in officina, in magazzino ma anche in giardino oppure in garage, se la morsa delle basse temperature si fa sentire diventa tutto più difficile. Oggi però, grazie ai nuovi tessuti e ai nuovi materiali, si possono avere indumenti caldi e non necessariamente di spessori troppo elevati soprattutto per coprire le estremità che sono quelle a maggior esposizione. A questo scopo, consigliamo due prodotti: lo stivale invernale di Panoply e i guanti termici MaxiTherm.

Stivale da lavoro invernale

Entrambi sono prodotti non specificatamente di sicurezza ma per lavori generici sono ottimali. Pensate che gli stivali, per un maggior isolamento, hanno la pianta del piede in polipropilene a cui è stato aggiunto dell’alluminio (volendo, inoltre, sul mercato ci sono anche le solette anatomiche in gel che, oltre a dare maggiore comfort, permettono una buona traspirazione e il mantenimento della temperatura). Poi c’è la suola termica che, oltre ad essere la vera barriera contro il freddo, è anche antiscivolo e con disegno autopulente. Per poter lavorare anche con la pioggia, la parte superiore dello stivale ed il gambaletto hanno il trattamento Teflon che protegge dal bagnato offrendo anche una temperatura ideale per il piede. Questo prodotto è stato studiato molto bene anche nei particolari: i gancetti, ad esempio, sono antiruggine e anticorrosione nonché privi di nichel. Le cuciture, invece, sono tutte con filo ad alta resistenza e sono foderate dove c’è maggior frizione con i materiali. Ovviamente, non essendoci il puntale in alluminio e neppure la lamina antiforo, questi non possono essere considerati DSA. Con gli stivali per l’inverno Lautaret, dunque, i nostri piedi staranno al caldo.

Ma le mani? Per questo noi vi consigliamo i guanti termici MaxiTherm che sono l’ideale quando le mani devono essere ben protette e fuori fa freddo. La particolarità di questo prodotto è l’avere il rivestimento in lattice naturale che viene disposto su una fodera senza cuciture: questo evita che, soprattutto quando l’uso è prolungato, si possano formare pieghe o piccole increspature destinate a irritare la pelle. La fodera, inoltre, è in flanella per mantenere sempre una buona temperatura senza dimenticare il comfort. L’eccessiva sudorazione viene evitata attraverso la tecnologia di immersione piana ‘flat dopping’ che migliora la traspirazione. Per quanto riguarda l’esterno, questi guanti hanno un’ottima finitura antiscivolo perfetta anche per i lavori in luoghi umidi. Inoltre hanno il design ergonomico che rende i movimenti meno faticosi e questo è di gran vantaggio soprattutto per gli usi prolungati.

L’abbinamento stivali-guanti adatti alle basse temperature, come dicevamo prima, è adatto a molti lavori e applicabile a diversi settori di attività quale la conservazione frigorifera, i trasporti e la logistica, i sevizio bagagli negli aeroporti e in tutte quelle attività generiche in ambienti freddi e umidi.

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LE FORBICI PROFESSIONALI: INDISPENSABILI IN TANTE OCCASIONI


Le forbici sono un utensile molto comune. Pochi però forse sanno che questo ormai può essere acquistato in diversi modelli, tutti studiati per far fronte a diverse attività con il massimo del risultato. Le forbici da cucina, infatti, non vanno bene per il giardinaggio o il taglio di plastiche e tessuti. Al contrario, le forbici professionali possono essere addirittura un impiccio per chi invece ne ha bisogno per usi hobbistici o casalinghi.

Forbici multiuso

Tralasciando la forbice tradizionale, vorremmo parlarvi dei modelli più professionali (quelli usati dal falegname o dal muratore, per intenderci) ma che possono essere ideali anche per piccoli lavori sia in casa che in giardino. Un esempio è rappresentato dalle forbici multiuso a lame dentate, realizzate interamente in inox. Pensate che in soli 73 grammi, queste offrono manici speciali antiurto, un perno a vite regolabile con la quale è possibile regolare la tensione delle lame e la totale copertura contro la corrosione. Inoltre, le lame dentate offrono un’incredibile precisione di taglio su numerosi materiali: lamierino, tubi in gomma, cartone… e anche il vostro giardinaggio può trarne beneficio dal momento che i piccoli rami che si trovano magari in posti nascosti, possono essere rimossi con precisione preservando la pianta da inutili strappi o lesioni.

Le forbici multiuso sono proposte da varie case ma solo alcune uniscono all’alta prestazionalità dell’utensile anche piccoli accorgimenti come ad esempio la possibilità di lavarle in lavatrice oppure l’affilaforbici che, con pochi e semplici movimenti, vi permette di avere sempre le lame affilate ed efficienti. Una di queste è ad esempio al Fiskas Italy, rinomata ormai per i suoi prodotti sempre in linea con chi deve, effettivamente, usarli. Ma se i tagli devono essere su materiali più robusti oppure devono servirvi per tagliare rami fino a 22 mm di diametro, allora la scelta deve ricadere su un utensile più grosso sia come dimensioni che come leve. Ecco allora le forbici professionali a cesoia che, oltre a manici ergonomici per una migliore impugnatura, spesso hanno anche la lama in materiale antiaderente così da ridurre la frizione delle lame durante il taglio. Il rimando meccanico, inoltre, fa si che queste tendano sempre alla posizione aperta e favoriscano così il taglio con una sola mano.

Se siete mancini, guardate sempre se il prodotto che state per acquistare è studiato per un taglio anche con la mano sinistra oppure abbia un’impostazione ambidestra. Questo può influire di molto sulla velocità del lavoro ed eviterà che vi stanchiate prima del previsto. Se comunque dovete tagliare materiali particolari e molto duri, come rami secchi oppure plastiche invecchiate, e le forbici non vi sembrano sufficienti, pensate anche che adesso sul mercato ci sono coltelli veramente affidabili (alcuni hanno addirittura il manico con i paradita) con lame non solo in acciaio inox ma anche carbonio: anche qui, vi invitiamo a guardare nella vostra ferramenta di fiducia per scoprire un mondo molto variegato e pieno di importanti soluzioni.

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Le lame circolari: come fare una scelta oculata


Le lami circolari servono per le lavorazioni con diversi elettroutensili: seghe circolari da banco o portatili, troncatrici, smerigliatrici… i prodotti sono innumerevoli per questo è bene conoscere le varie tipologie per poter affrontare l’acquisto delle lame in serenità. Per semplificare la spiegazione, possiamo dire che le lame circolari appartengono a quattro macro categorie: quelle a dentatura grossa, a dentatura fine, a dentatura in carburo e per tranciare. Le prime sono utilizzate soprattutto nella grande industria dal momento che queste servono per agire su pezzi di grandi dimensioni, tendenzialmente di legno (nell’industria si usano anche le lame circolari al widia o lama al widiam che hanno dei riporti in metallo duro in carbonio di tungsteno). Sempre per lavorazioni industriali ma anche per piccole lavorazioni di precisione, poi, ci sono le lame a dentatura fine. Per i lavori su metalli, su pietra o comunque materiali particolarmente resistenti la scelta deve ricadere sulla lama (o disco) studiato per la tranciatura. Grazie alle sue caratteristiche di resistenza alla temperatura, lunga durata nel tempo, efficienza massima anche se sottoposto a lavorazioni gravose con una velocità di taglio superiore alla media, però, adesso sono sempre più utilizzate le lame in carburo. Non necessitando di frequenti affilature, infatti, questo prodotto permette di guadagnare in tempo e denaro. Inoltre, grazie al trattamento antiossidazione che può essere facilmente apposto, le lame non rischiano ne’ la ruggine e neppure la decadenza dovuta a fattori di storaggio non ideali, come quelli in presenza di un alto grado di umidità.

Grazie ai riduttori, che permettono l’utilizzo dello stesso disco anche su più elettroutensili dal momento che sono in grado di diminuire il diametro del foro centrale, però, la stessa lama può fornire diverse lavorazioni: i riduttori possono rimpicciolire il foro da 4 a 10 millimetri. L’unico svantaggio di un elemento quale è il carburo è il costo un po’ più elevato rispetto alle lame circolari tradizionali.

C’è comunque un buon compromesso: le lame in acciaio cromato o in acciaio vanadio. Questi offrono le stesse prestazioni a livello di lavorazione: ovviamente, però, non hanno la stessa resistenza nel tempo. Inoltre, hanno una minor performance nei tagli ad alta velocità. E per quanto riguarda la manutenzione? Essendo oggetti da taglio, le lame devono essere pulite molto bene alla fine della lavorazione. Questa pulizia deve essere fatta anche sull’elettroutensile per evitare che residui di lavorazione possano emergere con le vibrazioni. C’è poi l’affilatura che, per le lame più tecniche, deve essere attuata da una ditta specializzata. Il settore della lama circolare, per il taglio di qualunque materiale dall’alluminio al legno, ha delle regole di sicurezza molto severe. Prima cosa da ricordare è spegnere l’elettroutensile prima di qualunque operazione di manutenzione e soprattutto se dovete interrompere il vostro lavoro per fare altro (basta un attimo infatti perché il pulsante dell’accensione venga premuto). Inoltre non dovete mai toccare la lama ancora in movimento ed evitare che sul bancone ci siano oggetti o attrezzi che siano da ostacolo alla linea di taglio. Occhiali, tuta, guanti e mascherina sono ovviamente degli elementi da non dimenticare mai.

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Lucidatura o satinatura… devo acquistare due utensili diversi?


Il fai da te sta prendendo sempre più piede: se una volta questo era appannaggio unicamente degli uomini che comunque si limitavano alla tinteggiatura delle scale della cantina oppure al posizionamento delle mensole in cucina, adesso anche le donne e i ragazzi stanno entrando nella ‘cerchia’ e le varie attività svolte sono anche di un certo impegno. Seguendo la crescita di questo fenomeno, anche la ferramenta si è evoluta fornendo utensili ed elettroutensili di facile utilizzo ma che possono svolgere attività anche professionali come la lucidatura e la satinatura dei metalli. La lucidatura, giusto per fermare il concetto, è il processo con il quale si può trasformare una superficie ‘grezza’ in una superficie lucida che è capace di riflettere la luce. La satinatura, invece, si attua quando si vuole che la parte lavorata diventi opaca.

L’azione che sottende a tutte e due le lavorazioni è l’abrasione ovvero l’azione meccanica prodotta da un utensile sull’oggetto o la zona su cui si vuole intervenire. Per queste lavorazioni ci sono degli elettroutensili dedicati che ormai da diversi anni riescono, in un unico prodotto, a dare risultati notevoli con la massima facilità di utilizzo. Lucidatrici o satinatrici, dunque, spesso forniscono entrambe le opzioni. Importante fattore da esaminare nell’acquisto di questo prodotto è la trasmissione, che spesso è a doppia riduzione e ha la coppia massima che permette al motore di avere meno sforzo e durare negli anni. Appunto perché studiate per il fai da te, inoltre, sia le lucidatrici che le satinatrici hanno la regolazione manuale della velocità, protezione di sovraccarico e riduzione dei giri in caso di sovraccarico (a volte, infatti, non conoscendo le reali potenzialità dell’elettroutensile molti rischiano di sottoporlo a carichi troppo gravosi!). Ma dove si possono usare le satinatrici? Se volgiamo analizzare il settore professionale dobbiamo citare il settore dell’arredamento in inox (quali le cucine professionali oppure l’arredobagno) oppure quelle lavorazioni dove l’acciaio è presente nelle rifiniture.

C’è poi l’industria alimentare e la produzione e la manutenzione di macchinari e impianti per l’industria. Se poi volgiamo scendere più in particolare nel campo del fai da te, gli utilizzi sono infiniti perché vanno dal campo delle rifiniture di oggetti, maniglie o elementi decorativi alla creazione di suppellettili o elementi per la casa, il garage e per il giardino. E per finire, ecco una carrellata sui materiali: tutti i tipi di acciaio sia normale che speciale, i metalli non ferrosi, le leghe di metallo, la ghisa, il titanio, la pietra e il legno senza dimenticare la plastica, la vernice, la lacca e lo stucco. Molto interessanti sono i kit che vengono creati per dare all’utente anche tutti gli accessori che possono servire: per andare su esempi concreti, pensate che la satinatrice ESM 1310 Set di Eibenstock, oltre all’elettroutensile di altissima qualità e testato sia nella satinatura che nella lucidatura ha un kit di mole di finitura (1 mola a lamelle abrasive, una per la lucidatura ruvida, una mola combi e una in nylon) oltre a una mola in gomma per anelli di tela abrasiva e i relativi anelli.

Questo permette non solo di smerigliare grandi superfici o rimuovere saldature, togliere strati ossidati, eseguire la sbavatura e la pulitura, ma anche di rimuovere lacche e materiali di copertura, ed eseguire la satinatura su diversi tipi di superfici. Ma allora che cosa aspettate? Guardate la sezione dedicata alle satinatrici e lucidatrici su Ferramentaonline e scegliete il vostro prodotto!

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GLI UTENSILI MULTIFUNZIONE: IDEALI PER IL FAI DA TE


Il fai da te è diventato molto popolare negli ultimi anni, sia per motivi economici che per la versatilità degli utensili. Inoltre, tra le persone che si dedicano a queste attività, oltre che agli uomini di tutte le età, adesso troviamo anche donne e giovani che hanno la possibilità di approfondire tutti gli argomenti anche via web grazie a portali dedicati e a rubriche dove vengono trattati i lavori più comuni. Tinteggiare, carteggiare, costruire piccoli mobili da qualche anno sono cose accessibili a tutti, come la possibilità di raggiungere buoni risultati. Un aiuto che sicuramente ha incrementato questa crescente adesione è venuto sicuramente dagli utensili multifunzione che permettono di fare diversi tipi di lavoro senza dover acquistare un prodotto per ognuno di essi.

Prendiamo ad esempio la smerigliatrice: questo è un utensile importante, soprattutto nella parte finale del lavoro quando serve un buon lavoro di rifinitura. Ma quante persone possono permettersi una smerigliatrice che smeriglia e basta? Per questo, Bosh ha creato un utensile che non solo può essere utilizzato a questo scopo ma che anche può essere usato come attrezzo da taglio, troncatura e levigatura. L’utensile è molto potente ma facile da usare: pensate che la velocità di taglio può essere regolata in movimento solo con l’azione su di una rotellina. Inoltre, la vite universale permette la sostituzione rapida e semplice di tutti gli accessori con il solo utilizzo di una chiave a brugola.

Un’altra caratteristica importante è la possibilità di utilizzo in tutte le situazioni grazie alla possibilità di angolazioni diverse il cui utilizzo è reso ancora più ergonomico dall’impugnatura soft grip e dall’attacco per l’aspirazione della polvere che non impedisce i movimenti. Ma se poi vogliamo qualcosa di ancora più prestazionale, allora possiamo guardare a tutte le proposte di attrezzi multifunzionali che vengono assieme agli avvitatori. L’avvitatore è un trapano che ha una regolazione elettronica dei giri e di forza di torsione, è reversibile e di solito ha un mandrino auto serrante che permette un cambio veloce degli attrezzi da utilizzare. Le sue applicazioni sono fin troppo conosciute: per questo, vorremmo dare più attenzione agli attrezzi multifunzionali. Questi sono delle basi sulle quali possono essere inseriti degli elementi di varia natura che servono per diverse operazioni. C’è per esempio il raschietto, oppure la lama per il legno, i platorelli di varia misura oppure il sostegno per mettere la carta abrasiva.

La sostituzione degli elementi avviene sempre in modo semplice e veloce. Il tempo di utilizzo di entrambi gli elettroutensili è di solito lungo dal momento che le marche più rinomate di solito dotano i loro prodotti di batteria al litio che garantisce grandi prestazioni anche dopo un lungo tempo di inattività e la possibilità di ricarica veloce. Ovviamente, se avete già un trapano buono che è sufficiente per tutti i vostri lavori, potrete acquistare anche l’utensile multifunzione da solo e scegliere tra gli accessori che più vi servono (Machita, ad esempio, propone un attrezzo multifunzione con ben 42 accessori: per il trasporto, c’è anche una valigetta molto pratica dotata di alloggiamenti).

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PULIRE I PENNELLI: FARLO BENE PER CONSERVARLI A LUNGO


Avere i pennelli ben puliti significa poterli usare più volte e quindi avere un notevole risparmio sia di denaro che di tempo. Soprattutto i pennelli e i plafoni di buona qualità, che devono essere acquistati se si vogliono avere risultati molto simili a quelli professionali, se riacquistati possono incidere sul budget che abbiamo deciso per il nostro lavoro senza contare al tempo per andare in ferramenta, scegliere il prodotto giusto e tornare poi a casa. Ricordiamo poi che i pennelli possono essere utilizzati per più lavorazioni (pulizia, verniciatura, incollaggi, lucidature) per cui la pulizia è fondamentale.

pennelli e rulli

Per cominciare, bisogna dire che le pitture possono essere ad acqua o con solventi e che ogni tipi di verniciatura richiede un metodo di pulizia diverso. Una cosa che comunque è importante fare subito dopo l’acquisto è quella di lasciare i nostri ‘strumenti di lavoro’ a bagno nell’olio di lino per almeno dodici ore. Questo servirà a trattare le setole così da renderle meno assorbenti nei confronti delle vernici. Per le pitture a base di acqua è importante lavare i pennelli sotto il getto di acqua corrente del rubinetto.

L’ideale sarebbe anche di massaggiare le setole durante questa attività con del sapone di Marsiglia avendo cura di passare bene anche la base delle setole. Se un po’ di vernice è rimasta sulla ghiera dalle attività precedenti, per toglierla basta mettere il pennello a bagno nell’aceto per poi sciacquarlo con acqua saponata. Ricordatevi di scrollarlo bene e di asciugare il più possibile soprattutto la zona della ghiera: se questa si arrugginisce, infatti, può rendere molto fragile e quindi poco performante il nostro pennello. Per l’asciugatura è bene appendere il pennello all’aria utilizzando l’occhiello che di solito è presente all’estremità del manico. Se però le vernici sono a base di solvente, dovrete prendere uno straccio imbevuto di acquaragia (anche se qualunque altro diluente, come la trementina, può andare bene) e passare bene tra le setole. Cercate di fare il tutto nel minor tempo possibile dal momento che il solvente corrode comunque le setole. Fatto questo dovrete passare al lavaggio vero e proprio che consiste nell’immergere il pennello (ma non la ghiera!) in un contenitore colmo di acquaragia o trementina per poi levarlo pochi minuti dopo e passarlo con lo straccio. Fate questo più volte così da essere sicuri di aver eliminato ogni traccia di vernice.

Per finire, comunque, un bel bagno nell’acqua e sapone di Marsiglia aiuterà le setole a restare più morbide. Riponete i vostri pennelli solo quando questi saranno interamente asciutti così da evitare che le setole si attacchino tra di loro. Inoltre, abbiate cura di riporli con le setole completamente orizzontali: a volte, infatti, la fretta di riporli nel cassetto o nella cassetta porta attrezzi fa piegare alcune setole che poi difficilmente ritorneranno nella loro posizione originale (e questo può portare a difficoltà nella stesa della vernice).

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COME STUCCARE LE CREPE


Le crepe sono una realtà con la quale tutti noi abbiamo a che fare prima o poi. Ovviamente queste non pregiudicano la stabilità dell’edificio ma spesso sono così brutte da vedere (e sembra impossibile ma appaiono sempre nelle zone di muro più in vista) che la riparazione diventa quasi una priorità nella manutenzione. Ma come fare per avere una stuccatura liscia e duratura? Quali strumenti occorre avere? Come si interviene in modo efficace?

Stucco

Ma partiamo con ordine: per stuccare bisogna avere spatole di dimensioni adatte all’intervento, carta abrasiva a grana fine, uno scalpellino per allargare la fessura oppure la crepa e infine lo stucco. Questo può essere in polvere oppure già pronto. Se il primo ha bisogno solitamente di una certa esperienza per la giusta diluizione, il secondo può essere acquistato a seconda delle crepe che si devono lavorare (stucco per legno, per calcestruzzo…). Da pochi anni, inoltre, esiste anche lo stucco all’acqua (il Lampostucco) che è un prodotto a base di vinilversalato in emulsione acquosa: questo è sicuramente un materiale amico dell’ambiente e offre una versatilità e una facilità di applicazione veramente unica.

Prima di intervenire, la crepa va leggermente allargata con lo scalpellino al fine di creare una superficie adatta alla presa dello stucco. Poi, dovrete cercare di ripulire bene la superficie da eventuali residui di lavorazione e pulviscolo. A questo punto bisogna preparare lo stucco. Per quanto riguarda lo stucco per le pareti, questo va ammorbidito. Per fare questo basta prendere due spatole e passare lo stucco da una all’altra. Lo stesso dovrete fare anche per lo stucco per il legno anche se, quando questo è a cera o a gommalacca, lo stesso risultato si può ottenere anche grazie al riscaldamento del materiale. Una volta ammorbidito lo stucco e ‘preparato’ la crepa bisogna incominciare a riempire la crepa con una noce di stucco e distribuirla bene. Fate attenzione di raggiungere tutti i punti della superficie facendo più pressione dove vedete piccoli interstizi. Prendete poco materiale alla volta e fate il lavoro con calma e soprattutto con estrema cura. Una volta colmata la fessura, lasciate che lo stucco si secchi (se preferite fare il lavoro più velocemente, in commercio ci sono anche stucchi che possono essere pitturati appena stesi: chiedete al vostro ferramenta di fiducia!).

Per rendere la parte stuccata in linea con la superficie agirete con della carta abrasiva. Per le prime passate potrete usare una carta abrasiva a grana grossa ma per la rifinitura finale una carta abrasiva a grana sottile sicuramente vi aiuterà a concludere meglio il vostro lavoro. E la colorazione finale? Fino a qualche tempo fa, riverniciare o ripitturare le parti stuccate poteva rappresentare un problema dal momento che la superficie disomogenea poteva acquisire un colore diverso rispetto all’insieme. Con i prodotti che adesso si possono acquistare, invece, questo ormai non succede più sia perché le vernici e le pitture sono molto più versatili rispetto a quelle di un tempo e sia perché gli stucchi sono studiati così da essere dei prodotti ideali sotto tutti i punti di vista.

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MASTICE REFRATTARIO: UN PRODOTTO IMPORTANTE PER CAMINETTI E STUFE


Chi possiede un caminetto o una stufa deve anche essere in grado di fare dei piccoli lavori di manutenzione come la riparazione di crepe e fessure. Per questo è stato creato il mastice refrattario, un riempitivo che ha come base il vetro solubile e che è adatto per tutti i lavori destinati a resistere anche ad alte temperature.

Come prima cosa bisogna sottolineare che il mastice refrattario è diverso dal silicone adatto alle alte temperature. Se il primo infatti si indurisce diventando un tutt’uno solidale con il materiale sul quale è applicato, il secondo rimane allo stato gommoso anche dopo molto tempo passata l’applicazione. Per questo viene applicato non su superfici compatte ma su elementi che comunque devono avere un certo gioco tra di loro come le testate, le calotte oppure le tubazioni dei motori a scoppio. Tra il mastice e il silicone c’è anche una differenza per quanto riguarda la temperatura a cui entrambi resistono: se per il mastice questa è di oltre 1000° con punte di 1250° per brevi periodi, quella del silicone termoresistente solo di 300°. Questo sigillante siliconico, inoltre, è prodotto anche per dare un certo valore estetico al lavoro e per questo non cambia colore anche se esposto a lungo al sole o agli agenti atmosferici e non è soggetto a microfessure superficiali.

Il mastice refrattario, invece, serve appunto per ‘riempire’ buchi e fessure ma anche per montare e sigillare piccole costruzioni destinate all’alloggiamento del fuoco come caminetti e barbecue. Il posizionamento del prodotto è molto semplice: basta infatti inumidire la superficie, spruzzare uno strato uniforme di sigillante e levigarlo prima che questo si asciughi con una spatola umida. Per le crepe molto profonde, l’operazione va ripetuta più volte fino a totale riempimento. L’unico accorgimento che bisogna avere per utilizzare al meglio il mastice refrattario è quello di seguire con attenzione le indicazioni relative al tempo di essiccazione e prendere in considerazione anche le condizioni climatiche nelle quali lavoriamo (un ambiente secco sicuramente farà agire il prodotto prima di un ambiente umido o freddo).

Questo potrebbe infatti influire sulla buona riuscita della nostra attività creando nuove crepe oppure portando allo sgretolamento del sigillante. Una volta portato a completa asciugatura (questo avviene solitamente in più di 24 ore) il mastice refrattario deve essere riscaldato così da portare a compimento la sua trasformazione e farlo diventare solidale con la superficie. Eventuali residui si potranno comunque rimuovere con un panno bagnato mentre quelli secchi con una passata di spatola.

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RACCORDI IDRAULICI, ACCESSORI E CONSIGLI: DA OGGI SI ACQUISTA ONLINE!


Per la ferramenta, l’acquisto online è sicuramente vantaggioso: prima di tutto si può fare l’ordine in qualunque momento della giornata (e spesso il momento migliore è quando l’utensile o il prodotto ci vengono a mancare!), non ci si deve spostare da casa o dall’azienda, ci si può prendere tutto il tempo necessario per scegliere e confrontare, si riceve la merce a casa senza perdere tempo.

L’online è anche una scelta sicura dal momento che è prevista anche la resa e si può acquistare con carte prepagate. Per chi si occupa di idraulica o solamente si prende cura della manutenzione della casa, l’online è favoloso anche per quanto riguarda la scelta e la vastità di gamma di ogni singolo prodotto. Online infatti i prodotti sono veramente numerosi: dalle riduzioni di varia grandezza ai bocchettoni e alle calotte a tappo, dai raccordi idraulici a gomito di varia grandezza a quelli a T… quante volte abbiamo perso tanto tempo a guardare nei grandi negozi senza una guida specializzata! E non parliamo poi della rubinetteria che, per essere mantenuta a dovere, ha bisogno di guarnizioni, parti di ricambio su misura, cacciaviti e utensili dedicati.

Sui portali online invece tutto diventa semplice e veloce, pur che questi siano di qualità: in questo tipo di portali, infatti, basta digitare il nome del prodotto per avere subito una scheda dettagliata, l’immagine (che si può anche ingrandire e a volte ruotare per vedere il prodotto a 360°), e spesso anche altri utensili simili o compatibili. Questo aiuta molto tutti coloro che si sono avvicinati al fai da te da poco e non conoscono a pieno tutta l’offerta relativa a ogni singolo prodotto. A riguardo di questo argomento, i portali di ferramenta veramente fatti bene hanno anche delle interessanti sezioni dedicate agli approfondimenti: cambiare una guarnizione, scegliere il rubinetto più adatto (anche con miscelatore) oppure i raccordi idraulici per sistemarlo… le soluzioni proposte sono spesso molto facili da attuare e, considerando la possibilità di comprare tutto quello che serve in un solo posto, fa diventare anche una riparazione un momento divertente e destinato ad avere sicuro successo.

Infine, poi, bisogna parlare anche della velocità di spedizione e la possibilità di ritornare dei prodotti che, una volta visti, non si sono rivelati quelli che noi pensavamo. Insomma, acquistare on line è decisamente vantaggioso anche se è necessario sempre (ma questo lo si fa anche nei negozi ‘tradizionali’) affidarsi a portali credibili, che sono online da molto tempo e che hanno la sede in Italia (questo è molto utile per i resi e per eventuali problemi legati alle garanzie).

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Ami la natura? Allora usa solo shopper e sacchetti biodegradabili


Per anni, andando a fare la spesa oppure piccoli acquisti nei negozi, non abbiamo nemmeno preso in considerazione la possibilità di portare con noi una borsa nella quale riporre le cose comperate. Ovunque, infatti, dai supermercati ai piccoli punti vendita, ogni prodotto veniva automaticamente messo in un sacchetto di plastica che poi veniva gettato (magari dopo solo un utilizzo) nella spazzatura.

C’è da dire che pochi sapevano che per il degrado completo di una di queste borse realizzate con i derivati del petrolio ci vogliono quasi 1000 anni senza pensare alle difficoltà del grosso quantitativo di materiale immesso nelle discariche. La brutta abitudine di non portare con sé borse idonee ha creato grossi problemi all’ambiante tanto che, nel 2011, grazie alla norma comunitaria En 13432 i sacchetti sono stati banditi. I benefici sono stati subito evidenti dato che dalle 145mila tonnellate per anno si è passati a 115mila (sempre tanti, ma ben il 20% in meno!).

Come conseguenza, per supplire alla funzione dei sacchetti di plastica si sono fatte avanti due proposte: quelle delle shoppers riciclabili e biodegradabili. Le borse o i sacchetti riciclabili sono realizzati con materiali che ne permettono la trasformazione attraverso il canale della plastica. Sono solitamente più robusti, possono essere utilizzati varie volte, hanno dimensioni anche grandi ma non possono essere usati per la raccolta dell’umido dal momento che non hanno all’interno fibre vegetali o materiale biodegradabile. Diverse sono invece le borse shopper biodegradabili. Queste sono realizzati con materie prime vegetali come ad esempio il mais, fibre e olio di girasole. Già dal tatto si possono identificare perché sono molto morbide e quasi vellutate.

Questo prodotto, seppure ideale dal punto di vista della salvaguardia della natura dal momento che con un litro d’olio di girasole e mezzo chilo di mais si producono ben 100 shopper bio, non ha incontrato il favore del pubblico. La delicatezza, l’impossibilità di essere di grandi dimensioni, la facilità con la quale, staccandone una dall’altra, si creano buchi o strappi hanno messo in luce la diversità di queste borse con quelle che eravamo abituati ad usare.

Ma i vantaggi sono molti, anche per la vita pratica di casa: una volta utilizzati per la spesa, infatti, questi sono ideali per la raccolta dell’umido e fanno risparmiare l’acquisto dei sacchetti bio appositamente progettati. Inoltre, le shopper biodegradabili sono adatte anche alla conservazione del cibo e della verdura dal momento che non rilasciano materie nocive alla salute e hanno anche un alto grado di traspirabilità. Interessante è stato un dibattito nato dopo la messa in commercio di queste buste bio: diverse associazioni legate al sociale ma anche singoli individui hanno evidenziato che le materie prime utilizzate potrebbero invece essere devolute a tutti coloro che non hanno da mangiare, soprattutto nei paesi del terzo mondo. E soprattutto l’utilizzo dei mais ha indignato molti, considerando la versatilità e l’importanza nutrizionale del materiale.

Diciamo che la risposta non è banale, ma bisogna sicuramente pensare che la produzione genera indotto e quindi guadagno per le persone che lavorano nel settore… per chi comunque fosse d’accordo con questo punto di vista, una buona soluzione può essere sicuramente quella delle borse in tela, corda o yuta che sono resistenti, naturali, versatili e comode da tenere sempre anche in borsa.

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LA SICUREZZA: SEGUIRE LE NORME E’ SEMPRE CONVENIENTE


Il fai da te è una bellissima attività: ti consente di fare le cose come si preferisce, lascia ampio spazio all’iterazione con altre persone che amano la stessa occupazione, da molta soddisfazione e, non ultima cosa, permette di risparmiare. Chiamare un idraulico per cambiare la cartuccia del rubinetto significa spendere non solo sul materiale ma anche sulla chiamata e sulle ore di lavoro. Lo stesso si può dire per le cose auto-costruite che rendono personale l’ambiente ed evitano lunghe scelte nei grandi magazzini o nei negozi di arredamento. Ma lavorare da soli significa anche incorrere in pericoli che possono danneggiare sia la salute sia il luogo dove si sta effettuando il lavoro. Ecco perché è importante conoscere alcune norme da seguire sempre, anche quando non sembrerebbe necessario. Come regole generali possiamo partire dalla protezione personale: adesso sul mercato si trovano tanti prodotti che non sono fastidiosi da usare e che possono veramente salvarci gli occhi, la pelle o le mani (parliamo di guanti, occhiali, tute, maschere di protezione). Passando poi agli attrezzi, prima di utilizzare un utensile il cui utilizzo non ci è chiaro o familiare, è sempre utile leggere bene le istruzioni e la parte relativa alla sicurezza. Se l’utensile è comperato di seconda mano, tutte queste informazioni si possono ricavare dall’utilizzatore precedente. Come la conoscenza di quello che stiamo usando è importante, così è fondamentale non utilizzare gli attrezzi per scopi per i quali questi non sono progettati (vedi l’uso di cacciaviti per sistemare la posizione dei fili elettrici). Quando lavorate con l’elettricità, la prudenza deve essere doppia dal momento che spesso si parla di corrente a 220 w. Di conseguenza, quando vi accingete a questo tipo di attività, ricordatevi sempre di staccare l’interruttore generale oppure, se parliamo di elettrodomestici, la spina che le collega al muro. Anche i fili elettrici sotto tensione sono un pericolo: massima prudenza anche nei singoli attrezzi con i quali li maneggiate. E i fili volanti? Questi sono molto pericolosi perché, nella concentrazione del lavoro, può capitare di toccarli. Di conseguenza, siate sempre accorti nel mettere al loro estremo del nastro adesivo (questo è ancora più importante quando dovete serrarli: con la mancanza di aria e il surriscaldamento un incendio potrebbe accorrere senza molta difficoltà). Per l’idraulica, possiamo dire che la chiusura del rubinetto centrale e la lontananza di apparecchi elettrici sono le cose più importanti a cui fare attenzione, ricordandosi di lavorare sempre con le mani asciutte. Particolarmente pericolosi sono i lavori di falegnameria e di taglio: qui basta un attimo e da un piccolo lavoro possono nascere brutte conseguenze. Guanti adeguati, una mascherina per la polvere e un buon paio di occhiali di sicurezza sono il minimo: ad ogni lavoro, poi, dovrete calcolare bene che cosa vi serve per lavorare con serenità. Un aiuto? Sicuramente dal vostro ferramenta di fiducia troverete il consiglio che serve!

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CAMBIARE LA CARTUCCIA DEL RUBINETTO MISCELATORE


Ormai in tutte le case ci sono i rubinetti miscelatori. Questi sono veramente pratici perché ci permettono di avere l’acqua sempre alla stessa temperatura e, grazie ad un solo gesto, fanno si che il flusso si possa interrompere evitando inutili sprechi (anche di elettricità e gas considerando l’uso della caldaia). Gli unici due lati negativi di questo rubinetto, però, sono il costo e la manutenzione che non sempre si può fare da soli.

Ma ci sono piccoli interventi che anche un amante del fai da te può compiere in assoluta sicurezza. Uno di questi è il cambio della cartuccia. Ecco come si fa. Per prima cosa, usando la massima delicatezza e dopo aver chiuso il rubinetto generale, dovete smontare la leva del monocomando. Questo si fa alzando la leva e smontando il tappino di plastica che troverete al di sotto. Una volta tolta la leva troveremo il perno sul quale è fissata che potremmo togliere facilmente svitandolo (se avete difficoltà, potete usare una chiave a fascia come quella che si usa per smontare il filtro nel motore).

Finalmente, troveremo il sistema che tiene bloccata la cartuccia. Per smontarlo gli idraulici hanno una chiave particolare: per l’hobbista, invece, la stessa funzione potrà essere svolta da un giravite che, posto su una delle alette del blocco, e grazie a piccoli colpi di martello, aprirà il sistema di sbloccaggio. Per sfilare la cartuccia dovrete usare la massima cautela perché questa, al di sotto, ha una guarnizione di gomma che si rompe facilmente. Spesso infatti le incrostazioni di calcaree tendono ad incollarla ai vari elementi e, se la si solleva con troppa forza, inevitabilmente si rompe. Un buon consiglio è usare un po’ di anticalcare e aspettare un paio di minuti che questo faccia effetto.

Per sostituire la cartuccia vi invitiamo a prendere la vostra e recarvi con essa nel negozio di ferramenta: i modelli di rubinetti sono numerosi e potrebbe essere noioso fare più viaggi inutilmente. I più arditi, vedendo che nella cartuccia non ci sono rotture meccaniche del pezzo, potranno provare a revisionarla da soli (in effetti, una cartuccia ben revisionata può avere ancora molti anni di vita davanti): ma per questo vi invitiamo a chiedere al vostro idraulico oppure a persone esperte.

Per riposizionare la cartuccia dovrete prima pulire la guarnizione e ingrassarla con della vasellina oppure con dell’olio alimentare (questo accorgimento eviterà che la guarnizione si secchi e si screpoli nel tempo). Ricordatevi anche di pulire il rubinetto nel suo interno dando molta cura alla pulizia della filettatura. Anche qui, un po’ di grasso non può se non essere di beneficio. Per riassemblare il rubinetto dovrete solo ripercorrere le varie fasi al contrario dando particolare importanza al giusto posizionamento della cartuccia e cercando di avvitare il blocco della leva con sufficiente forza così che non si allenti con l’uso.

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COME REALIZZARE IN CASA DEI CANALI DI ESTRAZIONE: CONSIGLI


Con le attuali contingenze, anche i modelli abitativi si stanno trasformando. Se una volta la casa si cercava più spaziosa e grande possibile, infatti, adesso sono preferite cubature più limitate e si è disposti a fare anche qualche piccolo sacrificio per adattarsi a spazi forse non proprio adatti. Tra le tante cose (come il ricavare più spazio da soppalchi oppure adattare gli sgabuzzini a camere armadio), sicuramente può succedere di dover realizzare una ventilazione forzata per una piccola stanza che non ha accesso all’esterno dal momento che non possiede una finestra o una qualunque apertura. In verità, a volte la finestra può anche esserci ma se questa è esposta su una strada particolarmente trafficata o rumorosa può non essere di alcun utilizzo.

La ventilazione forzata può avere la seguente definizione: l’espulsione dell’aria viziata da un ambiente. E dove può essere necessaria? Il caso tipico è la piccola taverna che, nata come cantina, viene utilizzata come spazio per il fai da te oppure per i giochi dei bambini. Oppure, e questo succede in piccoli ambienti come gli studi di estetisti oppure di liberi professionisti, la ventilazione forzata è necessaria per avere aria fresca e respirabile quando la sala d’aspetto è ricavata al centro delle stanze operative. Prima cosa da acquistare per costruire un sistema di estrazione efficace è l’estrattore. Questo preleverà l’aria dall’ambiente e la porterà fuori: ovviamente questo provocherà una depressione che richiamerà aria dagli ambienti circostanti. La sua potenza deve essere calcolata in base alla massa di aria che questo deve spostare: un estrattore che ha una portata di 150 metri cubi di aria per ora, se posto in un ambiente di 15 metri quadri con 2,70 metri di altezza, potrà estrarre un volume d’aria pari a cinque volte quello della stanza.

ventilazione

Un altro dato tecnico che è fondamentale è la prevalenza: questa esprime la lunghezza entro la quale è garantita la portata. Solitamente, e questo vale per gli espiratori elettrici di una certa importanza, la prevalenza è indicata nelle istruzioni e quindi basterà seguire quanto detto. Per la costruzione dei canali ci sono due vie: quello del ‘fai da te integrale’ e quello più veloce che utilizza pezzi già costruiti e facilmente assemblabili.

Il primo prevede l’acquisto di un materiale adatto (come, ad esempio, il poliuretano espanso ricoperto di alluminio) che poi si può piegare con le lame per i pannelli così da ottenere un condotto di superficie interna 20×20 cm. Basterà poi la colla vinilica e il silicone per le parti di raccordo del canale (per maggiore sicurezza, si può anche rendere più sicure le giunture con del nastro adesivo in alluminio). Per chi invece avesse meno tempo o desiderasse un lavoro più bello da vedere sotto un lato estetico, sul mercato si possono trovare tubi piatti, giunti orizzontali e a curva piatta, che si fissano al muro con della ferramenta dedicata. Il colore solitamente è bianco e quindi adattabile a qualunque arredamento.

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I GENERATORI DI CORRENTE E IL CAMPER


La vita sul camper: che meraviglia e che senso di libertà. Ma fino a che punto devono arrivare le comodità? Questo è il punto di partenza per analizzare la funzionalità e la convenienza dei generatori di corrente per l’utilizzo in camper. Alcuni infatti sono dei ‘puristi’ e non vogliono avere a che fare anche in vacanza con tecnologia e elettrodomestici: basta la cura del motore e delle options che ci sono già.

generatore di corrente

Ma molti altri, invece, trovano che avere a disposizione alcune comodità (come l’aria condizionata, il microonde oppure il frullatore) renda la vacanza ancora più godibile. Ma per questo, ci vuole un generatore di corrente. Prima informazione da sfatare è che a impegni di corrente importante ci vogliano generatori di grandi dimensioni. Questo non è vero perché anche un piccolo generatore da 2KWh è in grado di alimentare qualsiasi tipo di elettrodomestico ad alto assorbimento, compresa l’aria condizionata. Questo inoltre è in grado anche di caricare la batteria dei servizi così da renderla sempre efficiente e pronta all’uso. In pratica, possiamo dire che il generatore può essere paragonato ad una enorme riserva di corrente con tensione a 220V: in pratica, è come essere a casa!

Si può poi anche scegliere il tipo di generatore tra fissi e portatili. I primi vengono posizionati solitamente nel gavone posteriore del camper e possono essere azionati con i comandi posti sul cruscotto o nella zona giorno. I secondi, decisamente meno costosi rispetto ai primi, stanno nel gavone ma per utilizzarli devono essere posti accanto al camper. Ma quali sono le limitazioni? Una è sicuramente il rumore: per quanto i gruppi elettrogeni siano silenziati, il sistema che li alimenta è pur sempre quello di un motore a scoppio. Se tendenzialmente all’interno dell’abitacolo chiuso questo non disturba in modo particolare, il problema si pone nei campeggi dove i vicini, sono veramente ‘vicini’!

Al rumore poi si aggiungono i gas di scarico dal momento che il generatore viene alimentato a benzina o a diesel (e anche per il carburante, bisognerà mettere da parte un piccolo budget per non avere sorprese a fine vacanza). Meno problematico è il peso che si aggira, per un generatore piccolo, sui 30 chili per poi salire a seconda dell’aumento della cilindrata.

A questo punto, è chiaro che le possibilità sono due. La prima, nel caso in cui ci fosse bisogno di maggiore corrente, ricorrere ai pannelli solari o pile a combustibile Efoy: qui abbiamo il massimo rispetto della natura e dei nostri vicini di campeggio. Volendo però utilizzare un generatore di corrente si può sia cercare una piazzola un po’ appartata e magari recintata con arbusti per attutire il rumore oppure dedicarsi di più al turismo al di fuori dei campeggi, dove anche un po’ di rumore viene tollerato. Attenzione però: tutti i generatori di corrente devono avere ben visibile la marcatura CE!

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IL FILO COTTO NERO: PRODUZIONE E USO


Il filo cotto nero è un prodotto molto utilizzato ma pochi sanno come viene prodotto e soprattutto perché si chiama ‘cotto’: se ad una prima vista questo aggettivo pare quasi derivare da un modo di dire, in realtà esso deriva da una lavorazione fondamentale e attuata proprio per dare quelle caratteristiche di robustezza e di reazione al carico di rottura che lo rendono diverso da tutti gli altri tipi di fili.

Il filo cotto nero viene prodotto con due lavorazioni susseguenti. La prima è quella di trafilatura che consiste, appunto, nella trafilatura del materiale di partenza (vergella) e la sua trasformazione in filo. A questo segue la cottura che consiste in un trattamento termico di cottura. Questo avviene in forni di ricottura elettrici che operano in atmosfera controllata. Questo momento della lavorazione è molto importante perché riporta la struttura delle fibre alla condizione di partenza grazie all’abbassamento del carico di rottura. Con questa operazione di cottura il filo recupera le sue originali capacità di allungamento ed acquista un’elevata duttilità. Per rendere il prodotto più resistente anche agli agenti atmosferici, questo viene poi sottoposto ad un terzo trattamento che è quello della zincatura. Questo tipo di filo è diverso dal filo cotto bianco che, anche dopo la lavorazione, mantiene la brillantezza e la pulizia di superficie che a volte sono necessarie per determinati usi.

filo cotto

Il filo così trattato viene usato principalmente in edilizia per la legatura di ferro ma anche per varie applicazioni connesse alla logistica. Nell’industria, invece, questo è usato come materiale per le recinzioni, per la creazione di vari tipi di rete come quella a maglia sciolta, da pascolo, elettrosaldata e per tutta la legatura di residui. Nel settore agricolo questo si vede spesso nelle vigne, nei frutteti ma anche nelle serre o comunque in tutte quelle circostanze in cui bisogna avvalersi di una legatura solida e duratura.

Per prendere in considerazione le lavorazioni da svolgere quotidianamente dobbiamo far riferimento al settore imballaggio dove il filo cotto, grazie alla sua bassa resistenza meccanica e alla sua malleabilità, è adatto a legare balle di materiali di scarto o di riciclo: i materiali che possono essere legati insieme sono dei più disparati (cellulosa, fibre, residui). Quando un singolo operatore forma da solo i gruppi di materiale, molto utile è l’attoricigliatore tiralegacci professionale. Questo utilizza dei legacci di metallo con due occhielli ai lati. Dopo aver passato il legaccio attorno alla parte da chiudere o agli estremi del filo, prendendo insieme questi due occhielli e con un’azione torcente da parte dell’operatore, si può attuare un fissaggio che diverrà praticamente permanente. I legacci si possono trovare sul mercato con diverse misure. Anche le matassone di filo nero cotto hanno diversi pesi e lunghezze.

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FRESATRICE PER GIUNZIONI DOMINO DF 500 Q-PLUS


La fresatrice per giunzioni modello Domino DF 500 Q-Plus è uno di quei prodotti per i quali Festool è conosciuta in tutto il mondo e che veramente risolvono i problemi.

La fresatura, ad esempio, pone diverse problematiche a seconda del materiale che viene lavorato e di solito deve essere affrontata con componentistica adatta. Per non parlare delle giunzioni! Festool, invece, è riuscita ancora una volta a creare un utensile praticamente universale che, grazie alle sue multifunzioni, è pratico e realmente efficace.

Ma andiamo con ordine: in che cosa consiste il sistema di giunzione Domino? In poche parole possiamo dire che questo è fatto da una fresatrice per giunzioni appositamente progettata che viene utilizzata con un perno con la forma della giunzione ovale Domino. Grazie alla rotazione e al movimento pendolare che agiscono nello stesso momento, viene fresata un’asola con una sola passata. Ovviamente tutta la meccanica e la parte elettrica dell’utensile sono garantiti Festool il che significa una manutenzione minima e la sicurezza di poter lavorare bene e senza interruzioni per anni.

I punti di forza sono molteplici: prima di tutto, questo può essere usato sia per pannelli che per cornici e telai. Poi è decisamente più stabile grazie alla sua forma speciale e alla superficie di incollaggio del pannello più grande di quelle che di solito vengono impiegate. Questo, assieme alla quasi assenza di contraccolpi e ai riscontri regolabili in modo semplice e veloce, contribuisce ad una precisione senza pari (ricordiamo inoltre che l’angolo di fresatura è orientabile e la profondità può essere regolabile con cinque profondità differenti).

E poi c’è la velocità: il primo foro, infatti, viene allineato e fresato molto facilmente dal momento che l’utensile è dotato di perni di battuta che combaciano perfettamente. Questo inoltre fissa i pezzi tra i quali dovete realizzare le giunzioni in modo perfetto e a livello di spigolo.

Ma quali sono i settori principali di applicazione? Sicuramente, quello che offre il maggior numero di possibilità è quello della costruzione dei mobili e delle finiture interne. Poter eseguire anche lavori di alta precisione senza dover cambiare più volte componenti, infatti, è un elemento da non trascurare perché salva tempo e regala quella ‘serenità’ d’animo che aiuta a fare le cose meglio e con maggior soddisfazione. C’è poi la costruzione delle finestre e le giunzioni di cornici, telai e pannelli che sono fondamentali soprattutto per lavori veloci come quelli negli stand fieristici oppure nell’allestimento di un set fotografico.

Pur essendo un utensile professionale che sicuramente non deve mancare nell’officina di un carpentiere o nelle dotazioni del cantiere, la fresatrice Festool è un ottimo aiuto anche per gli amanti del fai da te che apprezzano l’utilizzo di macchinari di alta qualità e dalla funzionalità garantita. La fresatrice ha una garanzia di tre anni e può essere portata, per manutenzione o riparazioni, nei numerosi centri assistenza Festool.

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COME POSARE LE PIASTRELLE SENZA CHIEDERE AL PROFESSIONISTA


Posare le piastrelle senza chiedere al professionista? Può sembrare una cosa impossibile invece, per piccole superfici, è un’operazione che richiede un po’ di tempo e di giusta attrezzatura ma che non necessita di una grande esperienza e di una non comune manualità. Tralasciando i lavori più complessi, oggi vorremmo parlarvi di come realizzare una superficie piastrellata con la posa incollata: questo è uno dei modi più semplici di operare ma può essere utile soprattutto per piccoli spazi oppure per abbellire angoli della casa e del giardino.

Gli attrezzi che si devono avere sono gli utensili da misurazione (metro, livella a bolla, spago gessato, squadra, matita, righello) e quelli per lavorare sul materiale (crocette, spatola dentellata, tenaglia da piastrellista, frattazzo di legno, raschietto di gomma, secchio e spugna, mazza di gomma, tagliapiastrelle e ginocchiere, fondamentali per evitare di dover interrompere il lavoro a causa del dolore alle ginocchia). Sia se la posa deve avvenire sulla soletta di cemento o su un rivestimento di tipo agglomerato, come prima cosa dovete pulire la soletta con l’aspiratore e lavarla con un prodotto alcalino.

A questo punto potrete mettere già un primo strato di malta per livellare le irregolarità del suolo e poi procedere per la tracciatura che deve procedere secondo due assi perpendicolari che si tracciano con lo spago, partendo dal centro della stanza. Qui verranno appoggiate le piastrelle: ricordatevi di lasciare però lo spazio per la fuga tra una striscia e l’altra e di prendere le piastrelle da pacchetti diversi così da ottenere un colore più omogeneo. Se alcune piastrelle dovranno essere tagliate, non ricorrete a utensili di ripiego ma fornitevi di un tagliapiastrelle che vi darà un taglio netto e preciso (per i tagli circolari dovrete usare una pinza da piastrellista o per la ceramica e mettere del nastro adesivo sulla mattonella per evitare di sbeccare lo smalto). La posa incomincia con l’incollaggio. La colla va messa su piccole zone così che non si asciughi mentre voi state operando in un altro settore. Con la cazzuola dovete stenderla bene così che non si creino dislivelli. Adesso potete posare la piastrella dopo aver messo nelle intersezioni le crocette che determineranno l’esatta distanza. Una volta posate le piastrelle picchiettatele con il martello in modo che aderiscano bene alla colla. Togliete quindi le crocette e lasciate asciugare.

Poi procedete con le fughe: ricordatevi, prima di applicare il prodotto, di pulire bene per favorire l’aderenza. Poi spalmate il prodotto per le giunture stando attenti di spalmarlo in senso obliquo rispetto all’orientamento delle piastrelle. Questa operazione deve essere fatto con un raschietto in gomma morbida per colmare il giunto in profondità. Non mettete mai materiale sul perimetro della stanza dal momento che qui verranno posizionati i battiscopa.

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GLI ASPIRATORI ELETTRICI E MANUALI IN CASA E IN AZIENDA


Aspiratori elettrici e aspiratori manuali… ma quali dei due devo scegliere per casa mia oppure per l’azienda? Molto spesso questo quesito non trova risposta a causa di una scarsa conoscenza della funzionalità di entrambi. Di conseguenza, qui vogliamo proporvi alcuni approfondimenti che vi aiuteranno ad orientarvi.

Incominciamo con gli aspiratori elettrici: questi sono sul mercato in varie versioni, dalle più semplici alle più avanzate tecnologicamente. La versione base (e forse la più conosciuta) è quella la cui accensione viene comandata da un interruttore. A volte, e questo accade spesso nelle cucine di casa oppure nei bagni ciechi, questo può anche essere collegato all’impianto di illuminazione per avere sempre aria in movimento quando la luce è accesa. Pur rivelandosi di estrema comodità, questo tipo di aspiratori elettrici è adatto solo a luoghi piccoli dove gli eventuali elettrodomestici vengono usati per poco tempo.

aspiratori

Nei luoghi più grandi, nelle cucine semi-professionali o nelle aziende, spesso troviamo installati gli aspiratori elettrici con timer che permettono una pianificazione dell’arieggiamento scollegata con l’uso effettivo di elettrodomestici o utensili all’interno dell’ambiente. Inoltre, questi spesso sono anche collegati ad un umidostato che fa intervenire l’aspiratore elettrico quando il grado di umidità supera determinati parametri. Questo tipo di aspiratore elettrico di nuova generazione adesso sta prendendo sempre più piede perché, oltre ad essere molto efficace come funzionalità, protegge anche gli operatori dall’inquinamento acustico per il quale la legge stabilisce determinati parametri (se gli ambienti residenziali non sono sottoposti ad alcuna norma, infatti, i luoghi industriali e commerciali devono sottostare all’articolo 41 del D.L. del 15 agosto 1991, n.27, che prevedere di ‘ridurre al minimo i rischi derivanti dall’esposizione al rumore’).

A differenza degli aspiratori elettrici, quelli manuali ovviamente non hanno il problema dell’essere ‘rumorosi’ ma sicuramente non offrono la potenza di aspirazione e l’efficienza di quelli elettrici. Tuttavia, per luoghi non molto grandi questi possono essere ideali, sia perché si possono aprire manualmente solo quando ce ne effettivo bisogno e sia perché, non facendo praticamente alcun rumore, rispettano la quiete effettiva del posto. Tutti gli aspiratori, sia elettrici che manuali, hanno una buona resistenza nel tempo. Questi infatti hanno l’elica in alluminio e sono verniciati a forno il che li previene sia da eventuali corrosioni che dalla perdita del colore originale. Sono molto facili da mantenere dal momento che basta passarli con un panno umido o un leggero sgrassante in modo da rimuovere la polvere ed eventuale grasso stratificato.

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CALZATURE DI SICUREZZA: FONDAMENTALI IN ANTINFORTUNISTICA


Se un tempo le calzature di sicurezza si limitavano a scarponcini un po’ più pesanti oppure con la punta rafforzata, adesso le cose sono decisamente cambiate: ogni tipologia di lavoro, infatti, ha una calzatura dedicata che è stata appositamente studiata per dare non solo protezione ma anche sicurezza nei movimenti. Questo tipo di scarpe deve essere scelto con estrema cautela dal momento che spesso queste vengono utilizzate ancor più delle scarpe normali o da tempo libero.

calzature di sicurezza

Prima di tutto, dunque, attenzione soprattutto ai materiali che sono a contatto con i piedi: non sempre infatti l’interno della calzatura è interamente realizzato in materiali naturali e questo può comportare fastidi e vesciche, senza menzionare poi le irritazioni che possono essere anche di grave entità. I materiali naturali, inoltre, sono anche prestazionali dal punto di vista del comfort, dal momento che donano alla calzatura la giusta morbidezza interna anche dopo un uso prolungato. C’è poi la forma della scarpa che deve contenere il piede e seguirne la conformazione morfologica: al suo interno, però, deve esserci abbastanza spazio per far si che il piede, gonfiandosi naturalmente durante lo sforzo e il passare delle ore, non diventi compresso (a questo proposito, delle calzature con i lacci possono essere una buona soluzione).

Una volta analizzato l’interno, potrete passare a fare le vostre considerazioni sull’esterno della scarpa. Lavoro in cantiere? Lavoro in officina? Devo camminare spesso su terreni sconnessi? Le domande sono tante e le calzature devono proteggere i piedi non solo dalle aggressioni esterne (che nei cantieri vanno dallo schiacciamento alla perforazione e alle vibrazioni) ma anche nel contatto con il suolo, quando c’è pericolo di scivolamento su superfici coperte da grasso e olio oppure da fanghiglia o ghiaino.

I minimi requisiti per le scarpe antinfortunistica sono la punta rinforzata da un puntale di acciaio o di lamina metallica antiperforazione, delle suole con un grip appropriato, devono essere resistenti all’acqua e al calore, dar la giusta protezione ai malleoli ed essere facili e veloci da sfilare nel caso in cui il piede rimanesse incastrato oppure ci fosse una perdita di sostanze acide sulla scarpa.

Per chi volesse approfondire, la norma EN 344 offre tutti i requisiti generali richiesti dalle calzature di sicurezza. Se il vostro è un caso specifico, però, allora li dovrete andare alle norme EN 345, EN 346 e EN 347 sulla sicurezza che potrete trovare facilmente navigando in internet. La norma che comunque è strettamente dedicata alle calzature di sicurezza è la EN 356. Qui troviamo la definizione di scarpe S (Safety= sicurezza) che sono generalmente calzature di sicurezza di base (marcate con le lettere SB = sicurezza di base). Queste devono avere un’altezza minima della tomaia, puntale per proteggere contro gli urti con livello di energia pari a 200 Jules, tomaia in pelle ‘crosta’ o simili, fodera anteriore, sottopiede, suola in diversi materiali anche liscia. Nelle calzature di sicurezza SB i seguenti requisiti sono indicati con S1, S2 ed S3: antistaticità, assorbimento di energia del tacco, impermeabilità della tomaia, suola antiscivolo, suola con tasselli, fodera posteriore della tomaia in pelle fiore, lamine antiforo. La norma EN 346 sulle calzature antinfortunistica, invece, si riferisce alle ‘calzature protettive’.

La norma EN 347 si riferisce alle calzature dette ‘calzature da lavoro’ o ‘professionali’ e prevede l’assenza de un puntale di protezione contro urti e schiacciamento e la marcatura ‘O’ (Occupational) al posto di S o P. Nell’acquisto delle vostre calzature antinfortunistiche rivolgetevi sempre ad un esperto che saprà consigliarvi sul prodotto giusto da utilizzare: la sicurezza in cantiere e sul lavoro è importante e deve essere curata in tutti i minimi dettagli.

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IL SEGHETTO ALTERNATIVO DIVENTA VINCENTE CON LAME DI QUALITA’


Il seghetto alternativo FCJ65V3 di Hitachi ha un nuovo design studiato per dare sia comfort all’operatore che la massima resa sul materiale. Per una maggiore efficienza, l’elettroutensile è montato su cuscinetti a sfera e ha una base in acciaio temperato regolabile a 45 gradi. Il numero di giri può essere regolato elettronicamente e il piano di lavoro rimane sempre pulito grazie alla sua capacità soffiante (volendo, si può anche facilmente applicare un aspiratore esterno).

seghetto alternativo

Il seghetto non è pensato per un uso professionale ma può essere un valido partner anche dell’hobbista più esigente (ricordiamo che la potenza assorbita è di W 400 e la regolazione base di 45 gradi sia a destra che a sinistra). Ma che cosa può rendere questo seghetto alternativo ancora più performante? Sicuramente un set di lame per legno e materiali ferrosi che da oggi propone MPS, azienda tedesca che produce lame e che è ormai conosciuta in tutto il mondo. Il set è composto da cinque lame con le quali è possibile tagliare anche il materiale più duro: il materiale con il quale sono realizzate, la qualità costruttiva e il passo variabile, infatti, le rendono assolutamente vincenti.

Ma vediamo il prodotto da vicino: nel set c’è una lama per tagli curvi, una universale per legni duri e teneri, una lama che permette il taglio senza schegge su legno, laminati e plastica, una lama per il taglio su materiale sottile e quindi non particolarmente resistente come l’acciaio dolce, l’alluminio, il plexiglas e una lama universale per spessori diversi che però offre la possibilità di tagli dritti nel legno tenero, nel legno duro, nel legno con i chiodi e nell’acciaio inossidabile. Incredibili sono le prestazioni su lavori per i mobili ad incasso oppure per l’accomodamento di ante e cassetti. Ovviamente, per tutti coloro che necessitano prestazioni particolari, l’azienda MPS ha creato lame speciali. Una di queste è la lama bimetallica al cobalto che, oltre ad usufruire delle prestazioni di resistenza di questo metallo, ha la lama fresata e ondulata il che permette anche lunghi periodi di utilizzo senza il minimo degrado. Per chi invece ha bisogno di tagliare vetro, porcellana, piastrelle, marmo, vetroresina, acciaio e materiali consimili, MPS consiglia le sue lame a corda al carburo di tungsteno con ottime capacità di taglio e resistenza (la lama da taglio è in metallo ed è rivestita da una lega che nasce dalla combinazione tra carbonio e tungsteno): ovviamente questo modello è utilizzabile sono con seghetti manuali e seghetti da 15 centimetri.

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ELETTROUTENSILI DISPONIBILI ‘A PACCHETTO’


Gli elettroutensili disponibili sul mercato sono veramente tanti. E questo perché ogni lavoro ha bisogno di un prodotto adatto, con caratteristiche specifiche.

Ma qual è il grosso problema nel farsi un parco macchinari completo? Di sicuro il prezzo che spesso porta ad acquistare elettroutensili di qualità non eccelsa che compromettono i risultati. Per ovviare a questo sgradevole inconveniente e proporre qualcosa di utile ai propri clienti, Ferramentaonline mette a disposizione dei pacchetti vantaggio con due o più utensili, compresi di accessori.

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Molto interessante, ad esempio, è il pacchetto con l’avvitatore Hitachi DS10DFL a cui viene associato anche un martello tassellatore. Con il primo, grazie alla sua leggerezza e praticità, potrete svitare ed avvitare viti nel legno e viti metriche standard M6 (pensate che questo martello può forare il legno fino ad un massimo di 21 mm e l’acciaio fino a 10 mm). Con il secondo, invece, grazie all’azione combinata di rotazione e percussione potrete forare il cemento armato e i mattoni mentre utilizzando la sola azione di rotazione potrete fare fori nell’acciaio (13 mm), nel legno (32 mm), nel calcestruzzo (24 mm) e avvitare viti di fissaggio e viti da legno.

Per cambiare tipo di utensile, un altro pacchetto molto interessante è quello della smerigliatrice Hitachi 2000W G23SR con il disco diamantato Ironrode per granito. La smerigliatrice, ha un motore estremamente potente che è protetto dalle polveri ed è resistente ai sovraccarichi. Inoltre, ha le spazzole che sono accessibili dall’esterno il che rende l’operazione di sostituzione rapida e facile da attuare. Con la smerigliatrice potrete tagliare cemento sintetico, pietre, mattoni ma anche fare lavori di rifinitura, sbavatura e taglio. Ma quali vantaggi apporta alla smerigliatrice il disco diamantato? Questo è un disco di nuova generazione dalle prestazioni incredibili: pensate che può tagliare anche il cemento armato, il granito, il klinker, il porfido e il ferro con estrema facilità. Il disco ha segmenti di altezza 10 mm.

E per terminare questa breve carrellata sulla convenienza dei pacchetti di Ferramentaonline, vogliamo citare la troncatrice Hitachi C12YA che viene fornita con il banco di lavoro (l’elemento base per poter lavorare con velocità e precisione). La troncatrice ha un motore ad induzione da 1500 W e una lama di diametro da 305 mm che si può inclinare a seconda delle lavorazione. Il motore è silenzioso, potente e soprattutto non necessita di alcuna manutenzione. Per mantenere i pezzi in posizione, accanto alla troncatrice potrete acquistare anche il banco che ha un’apertura normale di 990 cm e massima di 1850 cm. Può portare un carico di 15 kg. Ma le proposte di Ferammentaonline non finiscono qui: vi invitiamo a visitare il portale e in particolare la sezione ‘utensili elettrici’ dove troverete tante proposte tra cui scegliere la vostra.

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PACCHETTO KIT DI MATERIALI PER REGGIATURA: TUTTO A DISPOSIZIONE


La reggiatrice è un macchinario che può essere automatico o semi automatico che serve per sigillare, principalmente le scatole di cartone. Il suo utilizzo è pressoché universale dal momento che ogni azienda per piccola che sia ha la necessità di chiudere scatole e cartoni in modo sicuro, evitando la fuoriuscita del materiale.

La bandella di plastica che viene usata per la sigillatura, che è disponibile in varie misure e spessori in base all’utilizzo, è chiamata reggetta e solitamente il materiale prescelto è il polipropilene. Questo è un polimero termoplastico con una buona resistenza termica e una bassa densità, ma soprattutto ha un elevato carico di rottura e non teme le abrasioni. Questo però è solo uno dei materiali che si possono avere dal momento che, per chi avesse bisogno di ancora più resistenza, ci sono anche le reggette metalliche che solitamente hanno i bordi arrotondati per evitare che l’operatore possa tagliarsi. Queste ultime, che hanno un allungamento medio inferiore al 2%, sono però utilizzate solo per carichi estremamente pesanti come fasce di legno o colli anche di dimensioni importanti.

Le reggette vengono solitamente vendute in bobine che vanno dai 900 ai 2000 metri di lunghezza. Queste, soprattutto quando sono di grandi dimensioni, possono essere trasportate con i portareggia che sono delle strutture in ferro con le ruote e in grado di rimanere in piedi da sole. Hanno spesso un piccolo contenitore sulla parte superiore per avere i sigilli sempre a portata di mano. Una volta che la reggetta viene fatta passare attorno al cartone da sigillare, per tenderla bene in modo che non scappi dal pacco si utilizza un tendireggia (solitamente manuale) che ha delle leve in acciaio rivestite di gomma antiscivolo per evitare che la reggetta esca dai binari. Anche le impugnature sono rivestite in gomma per dare il massimo grip. Ovviamene i tendireggia esistono anche meccanici e di grandi dimensioni per l’utilizzo su scala industriale.

Kit per la sigillatura

Solitamente il tendireggia può fissare più misure di regge, con larghezze diverse. Per quanto riguarda i sigilli, questi possono essere di plastica oppure di metallo. Per far si che gli addetti abbiano tutto quello che serve, Ferramentaonline mette a disposizione dei suoi clienti due kit completi per reggiatura grande e piccola che consistono in: due reggette in polipropilene nero, con superficie goffrata, un tendireggia manuale con leve rivestite in gomma antiscivolo, un portareggia in ferro per bobine di grandi dimensioni con portasigilli e una confezione da 2000 o 3000 sigilli aperti bulinati da utilizzare con il tendireggia manuale.

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REGGI MENSOLE: COME SCEGLIERLI E COME FISSARE LE MENSOLE


Sul mercato, oggi ci sono numerosi tipi di reggimensole: ci sono quelle per il vetro e il legno, quelle per le mensole in metallo… prima di sceglierle e di applicarle, però, dobbiamo analizzare bene che cosa poi andremo a disporre sul piano.

Se infatti la mensola dovrà solo essere adibita a piccoli oggetti leggeri, anche i reggimensola potranno essere piccoli e non particolarmente resistenti e ci potremo sbizzarrire anche sulle geometrie. Se invece sulla mensola vogliamo mettere libri o accessori pesanti, allora non solo dovremo valutare con cura le basi di appoggio ma dovremo anche studiare il tipo sia di mensola che di muro.

Questo infatti può essere pieno, di calcestruzzo o di cartongesso e se per le cose leggere tutte queste tipologie possono andare bene, per i carichi gravosi dovremo cercare muri pieni o al massimo di calcestruzzo: il cartongesso, infatti, pur essendo un tipo di muro estremamente versatile ha molta poca capacità di portata (questo vale anche per i quadri: se sono di grandi dimensioni, è meglio scegliere un altro posizionamento!). Ma procediamo con ordine. Una volta scelto il materiale e le dimensioni della nostra mensola e aver acquistato il reggimensola adatto al tipo di muro, dovremo procurarci un trapano, un punteruolo, una livella a bolla, le viti e i tasselli.

Per il posizionamento, pensate ancora una volta all’uso: alta, bassa, a lato del muro… dove trovate più comodo trovare i vostri oggetti? Arrivati a queste conclusioni, potrete prendere la mensola, posizionarla e con la matita segnare un piccolo tratto di riferimento. Poi, con la livella a bolla, tracciate una linea parallela al pavimento. Vi ricordiamo che le livelle a bolla sono disponibili in tanti modelli anche se, per il fai da te, molto consigliabili sono quelle tascabili: occupano poco posto nella cassetta degli attrezzi e possono essere di fatto veri e propri utensili professionali, come ad esempio il modella Sola PTM5 che ha una fiala che nulla ha da invidiare alle livelle di fascia più elevata.

Fatto questo dovrete fissare i sostegni alle mensole utilizzando viti e cacciavite (per i più attrezzati, ci sono anche gli avvitatori elettrici: fate attenzione però a non inserire la vite troppo a fondo ma lasciatela a livello). La mensola va ora messa sopra la linea che avete tracciato: con la matita dovete adesso segnare i punti dove vanno le viti così poi, prima con il punteruolo o poi con il trapano, potrete realizzare gli alloggiamenti per la viti. Attenzione anche qui al tipo di muro: le punte per il trapano sono diverse se si tratta di muro, legno o cartongesso. Anche il diametro, ovviamente, deve essere ricercato in base a quello della vite da inserire. Una volta fatti i buchi inserite i tasselli, poi avvicinate i reggimensola (che adesso saranno attaccati alla mensola) al muro e sovrapponeteli ai tasselli. Avvitate le viti e il gioco è fatto.

Se volete applicare più mensole una sopra l’altra, vi ricordiamo di rifare di nuovo i controlli con la bolla, segnando ogni cosa con la matita: andare a occhio può riservare bruttissime sorprese!

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FEIN MULTI MASTER QUICKSTART EDITION E’ UN PARTNER INSOSTITUIBILE


Il Fein Multi Master Quickstart Edition è un nuovo ‘gioiello’ della casa madre tedesca che vanta il primato di essere stato il primo produttore al mondo di elettroutensili e l’inventore del trapano elettrico portatile. Questa levigatrice oscillante multiuso ha un movimento oscillante che, unito alla potenza degli ingranaggi di trasmissione, riesce ad ottenere una velocità di lavoro sorprendente. Inoltre, grazie ai numerosi accessori, riesce a dare la massima soddisfazione su tanti tipi di lavorazioni.

Il Fain Multi Master è indistruttibile (ha forcelle ricavate per microfusione di precisione, cuscinetti a sfere e aghi solo di alta qualità, albero portautensili in acciaio, …), duraturo (la testa ad ingranaggi in pregiata lega di alluminio, accoppiamento assolutamente stabile degli ingranaggi, alta resistenza alle sollecitazioni meccaniche esterne, collare di fissaggio resistente quando utilizzato in versione stazionaria con supporto di foratura o con impiego dispositivo di battuta), pratico (sistema brevettato per il cambio utensile senza chiavi di servizio, trasmissione della forza al 100%, accessori ruotabili in 8 posizioni ogni 45°) e tecnologicamente all’avanguardia (ampiezza di oscillazione 2×1,6 gradi, frequenza di taglio regolabile, silenzioso anche durante la smerigliatura e la raspatura).

Inoltre è particolarmente maneggevole grazie all’impugnatura Softgrip, resistente per l’indotto con attacchi collettore saldati e l’avvolgimento di indotto e magnete protetti con uno speciale bendaggio che lo rende affidabile anche contro polveri aggressive e molto affidabile (elettronica completamente sigillata, resistenza alla sporcizia e alle vibrazioni). E per ultimo possiamo anche dire che questa nuova levigatrice oscillante multiuso ha anche una grande capacità di carico e una potenza incredibile data dal motore ad alte prestazioni Fein, realizzato con un’alta percentuale di rame.

Ma la cosa che rende l’elettroutensile veramente speciale sono gli accessori, che sono numerosi e tutti estremamente efficaci: con Fein Multimaster Quickstart Edition potrete levigare e lucidare anche profili e spazi ristretti, davanzali in pietra, porte di garage e tutto in estrema pulizia grazie al sistema integrato di aspirazione della polvere. Per il taglio, invece, potrete facilmente realizzare canaline per cavi, aperture in legno da edilizia, adattare cartongesso, eseguire il taglio a filo di tubazioni e la rimozione dell’intonaco o segare giunti di dilatazione. Per le ristrutturazioni, non avrete problemi anche se dovrete operare in spazi ristretti: rimuovere vecchi rivestimenti in moquette o pvc, tagliare il parquet, i laminati e gli infissi con precisione, smerigliare il parquet dove ci sono angoli o spigoli… potrete fare tutto in poco tempo e con risultati incredibili.

La versione Multi Master Quick Start Edition comprende un Fein Multi Master FMM 250 Q/ Quick in, un platorello non forato, cinque fogli abrasivi con grana diversa, una lama da taglio universale (E-CUT, dentatura bimetallica di larghezza 44 mm), una spatola rigida e una borsa sportiva in tessuto, pratica e resistente, per avere a vostra diposizione nel momento opportuno tutta la vostra attrezzatura.

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LEVIGATRICE DELTA DTS 400 EQ-PLUS, IDEALE PER SUPERFICI PICCOLE


La levigatrice Delta DTS 400 EQ-Plus di Festool è quello che tutti i carpentieri, gli operai ma anche gli amanti del fai da te hanno sempre sognato. Quante volte, infatti, un lavoro non viene rifinito bene perché una delle parti che si vuole levigare è troppo piccola e quindi non raggiungibile con una normale levigatrice? Oppure quante volte dopo alcune ore di lavoro si sente il braccio stanco e indolenzito?

Sempre attenta a tutte le esigenze dei suoi clienti, la Festool ha messo in produzione questa nuova macchina per levigare piccola come dimensioni, agevole da guidare anche con una mano sola e dal peso ridotto (1,1 kg.!). La sua forma ergonomica a ‘ferro da stiro’, inoltre, permette di raggiungere anche angoli stretti, spigoli, profili e tutti i punti difficilmente accessibili.

La levigatrice ha l’aspirazione della polvere integrata: questo è utile non solo per lavorare meglio ma anche per aver sempre visibile la parte sulla quale si vuole operare. Inoltre, collegando l’unità mobile d’aspirazione, l’equipaggiamento antistatico impedisce che l’utensile abbia delle scosse: questo è ideale, soprattutto quando si devono asportare le vernici sul metallo.

Le principali applicazioni della levigatrice DELTA DTS 400 EQ-PLUS sono la levigatura di superfici piccole, di legni naturali e impiallacciature prima della verniciatura. Inoltre, è possibile anche levigare materiali diversi a filo bordo. Grazie alla sua leggerezza, anche i lavori sopra testa non sono più un problema, come anche le superfici verticali. Anche gli interstizi con questo utensile sono facili da sverniciare per non parlare di tutto quello che si può fare in casa.

Ma ecco alcuni dati tecnici: la levigatrice ha un assorbimento elettrico di 200W, il numero di giri si adegua al materiale che viene lavorato e si mantiene costante senza l’intervento dell’operatore, ha una corsa di levigatura di 2 mm, una piastra di levigatura intercambiabile con misure 100X150 mm e il diametro dell’attacco di aspirazione per la polvere di 27 mm. La levigatrice è garantita per tre anni e di tutti i pezzi è possibile trovare il ricambio: una bella cosa considerando che spesso questo genere di piccolo utensile viene realizzato proprio con l’idea che una volta guasto basta solo ricomprarlo.

levigatrice festoolPer i professionisti ricordiamo che, per avere sempre tutto a portata di mano, è possibile acquistare il sistema SYSTAINER SYS T-LOC: questo è un comodo bauletto con gli alloggiamenti per tutti gli accessori, macchine, attrezzi, minuteria e altro materiale. Grande vantaggio è dato dal portare le cose sempre con voi e di trovarle sempre in ordine anche quando vi spostate. Organizzazione, professionalità, funzionalità: ecco di che cosa ha bisogno oggi l’artigiano e quello che Festool mette sempre a disposizione anche con i suoi utensili più piccoli come la levigatrice DELTA DTS 400 EQ-PLUS.

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