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5 consigli per la formazione del personale retail

Gestire un negozio al dettaglio implica la supervisione delle attività di vendita del personale di vendita. Infatti, il successo della tua attività dipende dalla tua capacità di formare le persone che lavorano per te.

Quando hai addetti alle vendite adeguatamente formati e motivati, i tuoi clienti ricevano le migliori informazioni possibili su prodotti e servizi e vivono una migliore esperienza di acquisto. Questo fatto porta a risultati sempre migliori

Inoltre, addetti alle vendite altamente qualificati semplificano il tuo lavoro come proprietario o gestore di un negozio: puoi avere piena fiducia che i tuoi dipendenti rappresentino al meglio la tua attività quando non ci sei.

E quando sei in negozio, puoi concentrarti su altre attività essenziali sapendo che il tuo team di vendita si sta comportando in modo ottimale.

La formazione del personale retail può quindi avere un enorme impatto sulla tua attività.

Diamo quindi un’occhiata ad alcuni importanti argomenti di formazione sulla vendita al dettaglio su cui puoi concentrarti nella tua attività.

Ricordati che la formazione del personale non dovrebbe finire solo perché il programma o il periodo di formazione è terminato. Per ottenere i migliori risultati, fai in modo che l’apprendimento e lo sviluppo siano uno sforzo continuo nella tua azienda.

5 consigli per la formazione del personale retail:

1. IL CLIENTE VIENE PRIMA DI TUTTO

Molti addetti alle vendite hanno la tendenza a mettere se stessi e i propri obiettivi al centro del proprio lavoro. Ma non è così.

Concentrandosi troppo sul dover vendere perdono di vista l’obiettivo del loro lavoro.

Insegna ai tuoi addetti alle vendite ad avere come obiettivo il desiderio di accontentare le esigenze del cliente. Il loro scopo dovrebbee

Quando sanno esattamente cosa vuole il cliente e perché, possono mettere a punto il loro messaggio di vendita per soddisfare le sue esigenze.

2. ISPIRARE FIDUCIA DIMOSTRANDO DI CONOSCERE IL PRODOTTO

Non c’è nulla di peggio che avere a che fare con personale che si dimostra incompetente.

Tutti i clienti odiano quando ottengono risposte imprecise alle loro domande e riescono quasi sempre capire quando un addetto alle vendite è impreparato sul prodotto in questione.

Una volta che il personale retail conosce e comprende a fondo il proprio prodotto, può trasmettere tale conoscenza in modo efficace al cliente, comunicando fiducia e invogliandolo all’acquisto.

3. CONCENTRARSI SUI VANTAGGI, NON SOLO SULLE CARATTERISTICHE

Spesso i rappresentanti alle vendite rispondono alle domande del cliente snocciolando un elenco di caratteristiche o specifiche. Ma non è ciò di cui il cliente ha davvero bisogno.

È più utile invece mettere in risalto ciò che le caratteristiche di un prodotto possono effettivamente fare per il cliente. Quindi, dare consigli e suggerimenti su come utilizzare il prodotto e prendersene cura.

4. PREPARARSI ALLE OBIEZIONI

I clienti hanno bisogno di sentirsi come se stessero facendo un buon investimento acquistando un prodotto. Per questo motivo fanno molte domande, in modo di essere rassicurati.

Quindi, se il cliente ha una preoccupazione per il prezzo, il valore, le caratteristiche o le recensioni dei prodotti, è proprio in questo momento che l’addetto alle vendite deve dimostrare le sue qualità di venditore.

5. SAPERE ASCOLTARE E OSSERVARE

È importante capire il prima possibile cosa cerca il cliente in un prodotto. Di solito sta cercando di migliorare il proprio stile di vita in una forma o nell’altra. Ma come?

Potrebbe essere per un regalo o per ricavarne il piacere che deriva dall’utilizzo personale del prodotto.

Un buon venditore deve essere in grado di captare questi segnali e ricollegali alla sua presentazione del prodotto.

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Come funziona l’armocromia

Ciascun set di colori nell’armocromia condivide proprietà specifiche, ovvero proprietà che corrispondono alle caratteristiche combinate di pelle, capelli e occhi.

In quale modo può esserti utile l’armocromia?

Conoscere quali sono i tuoi colori ti apre gli occhi a nuove possibilità e ti aiuta a fare acquisti con un giudizio migliore.

Sapevi che i colori hanno tre proprietà principali che rendono facile organizzarli in gruppi?

Sono questi:

– Tonalità: quanto colore caldo (giallo) o freddo (blu) contiene
– Valore: quanto è chiaro o scuro (in altre parole, quanto bianco).
– Croma: quanto è puro e ombreggiato (in altre parole, quanto grigio).

Dai un’occhiata all’immagine della ruota dei colori che ti mostra tutte le tonalità. il blu è su un lato e il giallo è sul lato opposto del blu. Il blu è il massimo del fresco e il giallo è il massimo del caldo. Sono tonalità opposte.

Pertanto, se si taglia a metà la ruota dei colori, si ottiene un lato freddo e uno caldo. I colori caldi sono sul lato giallo e i colori freddi sono sul lato blu.

La ruota dei colori mostra solo le tonalità di colore. Tuttavia, una ruota dei colori effettiva (e un’analisi approfondita del colore stagionale) include la differenza di valore e croma possibile con i colori.

– Il valore va dal chiaro allo scuro (in altre parole, quanto bianco).
– Il croma va da chiaro/puro a sfumato/attenuato (in altre parole, quanto grigio).

È qui che il colore può essere raggruppato in molti altri modi.

Invece di solo caldo o freddo, puoi avere qualsiasi miscela di caldo, freddo, chiaro, scuro, puro e attenuato.

Le quattro stagioni vengono utilizzate nell’armocromia perché si allineano perfettamente con i quattro gruppi principali di colori utilizzati nell’analisi del colore.

Non è una correlazione perfetta ma funziona abbastanza bene:

– Valore luce + tonalità calda + Croma puro = Primavera. In primavera troverai colori chiari e vibranti che sono caldi (gialli e verdi) e chiari.
– Valore scuro + Tonalità calda + Croma attenuato = Autunno. I colori dell’autunno sono scuri e profondi e contengono molto giallo, quindi sono caldi.
– Valore luce + Tonalità fredda + Croma attenuato = Estate. Anche i fiori e le foglie in questa stagione sono leggeri ma hanno proprietà più fresche e tenui.
– Valore scuro + Tonalità fredda + Croma puro = Inverno. Questa stagione fredda ha anche colori scuri e profondi ma sono di natura decisamente fresca a causa del ghiaccio (grigio).

La pelle, i capelli e gli occhi di una persona riflettono anche una combinazione unica di tonalità, valore e croma.

Quando scegli la tua stagione, stai cercando il raggruppamento di colori che corrispondono alla tua colorazione naturale.

Ecco una corrispondenza tra le proprietà del colore e le proprietà di una persona in modo da sapere cosa stiamo cercando:

– La tonalità (calda o fredda) è determinata principalmente dal sottotono della pelle. Tuttavia, quando il sottotono della pelle non è molto evidente, occhi e capelli possono dare indizi.
– Il valore (chiaro o scuro) si trova principalmente nei capelli, ma spesso anche gli occhi danno indizi.
– Il croma si trova principalmente negli occhi. Ma coinvolge anche il livello di contrasto tra i capelli, la pelle e gli occhi. L’alto contrasto è considerato luminoso o puro. Il contrasto basso è considerato morbido o attenuato.

Ecco i vantaggi che derivano dalla conoscenza dei tuoi colori migliori:

1. Ti aiuta ad avere un aspetto più vivace e sano. Se indossi i colori che si intonano alla tua carnagione, la tua pelle appare più chiara, i cerchi sotto gli occhi sono ridotti al minimo e i tuoi denti e il bianco degli occhi sembrano più bianchi. Hai un aspetto più sano e un naturale “splendore”.

2. Ti aiuta a individuare più facilmente una tavolozza di colori per il tuo guardaroba. Se stai cercando di trovare una combinazione di colori, potresti sentirti sopraffatto dalla grande varietà di colori, non sapendo da dove iniziare. Sapere quali colori ti stanno meglio diventa il tuo punto di partenza.

3. Ti fa risparmiare denaro e ti aiuta a fare un uso migliore di ciò che acquisti. Quando indossi i colori che ti fanno stare meglio, tendi ad amare di più quei vestiti. Graviterai naturalmente verso di loro e li utilizzerai sempre di più.

4. Ti aiuta a comprare vestiti che si combinano facilmente perchè hanno lo stesso croma. La miscelazione dei colori funziona quando i colori contengono la stessa quantità di grigio. Mescolare colori che hanno il grigio con colori puri non funziona: una frustrazione comune che puoi incontrare quando non sai quale tipo di colore cercare.

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L’importanza della sicurezza sul posto di lavoro

La sicurezza sul posto di lavoro è diventata una delle principali priorità per le aziende di tutto il mondo. Poiché i luoghi di lavoro sicuri sono anche più produttivi, i datori di lavoro stanno cercando di trovare nuovi modi per mantenere i loro dipendenti al sicuro e in salute.

La sicurezza dei lavoratori si riferisce alla fornitura di un ambiente di lavoro sicuro, dispositivi e procedure di sicurezza, con il fine ultimo di garantire la salute dei lavoratori.

Nel 2020 la sicurezza sul lavoro è diventata una delle principali preoccupazioni per molti datori di lavoro. Non solo la pandemia COVID-19 sta provocando enormi problemi, ma l’emergere del lavoro a distanza sta rendendo più difficile per i datori di lavoro raggiungere i loro dipendenti in smart working.

Approfondiamo l’importanza della sicurezza sul lavoro da diversi punti di vista:

I DIPENDENTI

I dipendenti apprezzano gli ambienti di lavoro sicuri in quanto questo è un segno che il datore di lavoro ha a cuore il loro benessere. Pertanto, i dipendenti che si sentono sicuri sul lavoro sono anche più fedeli ai loro datori di lavoro e rimangono più a lungo all’interno delle loro aziende.

D’altro canto, coloro che non si sentono al sicuro sono molto più propensi a cercare nuovi datori di lavoro.

FINANZE AZIENDALI

Siccome le aziende hanno l’obbligo di garantire condizioni di lavoro sicure, la mancanze di misure di sicurezza adeguate può anche avere gravi conseguenze legali e finanziarie per i datori di lavoro.

PRODUTTIVITÀ

I dipendenti che si sentono al sicuro nel loro ambiente di lavoro sono anche più produttivi di quelli che hanno un certo livello di ansia e paura a causa dell’insicurezza. L’eliminazione dei rischi sul posto di lavoro consente ai dipendenti di fare sempre del proprio meglio.

REPUTAZIONE AZIENDALE

Le aziende che non investono nella sicurezza sul lavoro sviluppano rapidamente una reputazione negativa che ha un grande impatto sul branding e sugli sforzi effettuati per l’attrazione dei talenti. Inoltre, i clienti dell’azienda, i competitors e il pubblico in generale spesso percepiscono tali società come poco professionali.

Come conseguenza, meno dipendenti fanno domanda per entrare in azienda e i lavoratori più qualificati spesso cercano lavoro altrove.

Quali sono le migliori pratiche da mettere in atto per avere una maggiore sicurezza sul posto di lavoro?

Le aziende con dipendenti ad alto rischio di infortunio, spesso dispongono di strategie di sicurezza sul lavoro ben progettate. Poiché sono consapevoli delle conseguenze del trascurare la sicurezza sul lavoro, comprendono che avere un buon piano può migliorare in modo significativo la salute, la sicurezza e il benessere dei loro dipendenti.

Diamo uno sguardo ad alcune delle migliori pratiche per garantire condizioni di lavoro sicure.

1. Identificare tutti i rischi per la sicurezza sul lavoro.
2. Definire le politiche di sicurezza e ricordare ai dipendenti di seguirle.
3. Mantenere i dipendenti istruiti e aggiornati sulle norme di sicurezza.
4. Designare un rappresentante dei lavoratori per la salute e la sicurezza.
5. Incoraggiare il coinvolgimento e la partecipazione dei dipendenti.
6. Consentire un facile accesso a documenti e informazioni.
10. Riconoscere coloro che seguono le regole e i regolamenti.

In passato, i documenti sulla sicurezza sul lavoro erano spesso conservati in raccoglitori cartacei ed era impossibile mantenere le informazioni sempre aggiornate e accessibili a tutti coloro che ne avevano bisogno. Inoltre, era estremamente difficile creare e distribuire contenuti accattivanti che i dipendenti avrebbero letto.

Con l’avanzamento della tecnologia, non è più così. Oggi è molto più semplice garantire che le informazioni sulla sicurezza siano sempre aggiornate e immediatamente accessibili ai dipendenti a rischio, grazie ad email, messaggi, app aziendali.

Anche se ogni ambiente di lavoro è diverso e le funzioni dei dipendenti variano drasticamente, ci sono alcuni suggerimenti per la sicurezza sul lavoro che sono comuni a tutti i datori di lavoro.

Ecco alcuni suggerimenti per te:

1. Sii consapevole delle tue responsabilità legali.
2. Impegnati a mantenere la salute e la sicurezza sul lavoro sempre in primo piano.
3. Acquisisci familiarità con tutte le potenziali situazioni pericolose sul posto di lavoro.
4. Rivedi spesso le politiche e procedure di sicurezza.
5. Tieniti informato con gli aggiornamenti sulla sicurezza dell’azienda.
6. Identifica, valuta e gestisci i pericoli sul posto di lavoro.
7. Informa, forma e supervisiona i tuoi dipendenti sulle pratiche di sicurezza.
8. Garantisci che gli incidenti siano segnalati, registrati e indagati.
9. Condividi le tue preoccupazioni con i dipendenti.
10. Assicurati di essere preparato per le emergenze.

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Guida alla gestione degli affitti brevi

Hai un appartamento da mettere in affitto? Decidere se affittare il tuo appartamento a breve termine su una piattaforma come Airbnb o se cercare inquilini a lungo termine può essere una scelta difficile.

Da un lato, puoi aspettarti un numero di richieste più alto con gli affitti a breve termine, tuttavia, si tratta spesso di affitti stagionali e, soprattutto, la gestione degli affitti a breve termine richiede un certo coinvolgimento nella gestione da parte del proprietario.

Le persone si aspettano un servizio eccellente ed un esperienza di qualità quando affittano un appartamento su Airbnb. Dopotutto, sono in vacanza, e una recensione negativa può causare un danno drastico al tuo business.

Quindi, prima di creare i tuoi account su Airbnb, Booking o Homeaway, devi porti alcune domande:

– Hai tempo a sufficienza per offrire un servizio che possa considerarsi eccezionale?
– Vivi vicino al tuo appartamento?
– Sei contattabile a qualsiasi ora?
– L’appartamento si trova vicino a una popolare meta turistica?
– La tua proprietà è adatta allo smart working?
– È provvista di WiFi?
– È arredata, ben tenuta e pulita?

Una volta deciso che la tua proprietà e il tuo stile di investimento sono adatti all’affitto a breve termine, eccoti alcuni suggerimenti per gestire un appartamento su Airbnb e piattaforme simili.

1) STUDIA LA DISCIPLINA FISCALE

Essere un proprietario comporta alcune normative fiscali vantaggiose. Tuttavia, non conoscere la legge, potrebbe portarti a ricevere delle sanzioni.

Ai sensi della legge n.50/2017, gli affitti brevi non devono avere una durata superiore ai 30 giorni. Dunque non può essere ritenuto affitto di breve durata il contratto stipulato con un conduttore e rinnovato in modo da superare i 30 giorni nell’arco di un anno.

Non tutti i contratti di locazione di breve durata, però, possono essere ritenuti locazioni brevi. La normativa vigente stabilisce infatti che il contratto sia stipulato tra persone fisiche e che la locazione avvenga per meri fini residenziali. Sono escluse quindi le locazioni che rientrano nell’esercizio di impresa ed immobili che non si trovino sul territorio italiano.

2) UN SERVIZIO ECCEZIONALE È IL CUORE DEL TUO BUSINESS

La prima regola degli affitti per le vacanze è che un affitto a breve termine vive e muore in base alle recensioni che riceve. Le recensioni negative vedranno aumentare i giorni vacanti e diminuire l’importo giornaliero che puoi addebitare.

Cose semplici, come consigli sulle cose da fare nelle vicinanze, i migliori eventi locali, i migliori ristoranti e una mappa con l’indicazione del supermercato più vicino, aiuteranno i tuoi ospiti a godersi meglio il soggiorno.

Inoltre, un piccolo regalo di benvenuto è un’altra cosa che i migliori host includono nel servizio. Può trattarsi di cibo, oppure una guida turistica con un biglietto allegato.

3) TIENI D’OCCHIO LE SPESE

Ricordati che avrai le utenze da pagare, le spese di pulizia, i costi di manutenzione e possibili imprevisti. E non dimenticare che le piattaforme come Airbnb chiedono la loro quota per il servizio.

Ogni spesa deve essere contabilizzata e deve avere una motivazione razionale.

Immagina di dover spiegare ogni singola spesa a un partner commerciale. Un giorno, lui ti viene a chiedere perchè hai speso 500 Euro per lenzuola e cuscini. Come la metti?

Sebbene tu voglia offrire ai tuoi ospiti un alto livello di esperienza, dovresti bilanciarlo attentamente con il tuo reddito per ottenere un flusso di cassa positivo.

Ricordati che il tuo obiettivo è guadagnare.

4) MANTIENI L’APPARTAMENTO IN BUONE CONDIZIONI

Questo punto sembrerebbe abbastanza semplice. Ma analizziamo comunque uno scenario… sarà divertente.

“Stai andando in vacanza. Sei emozionato perchè è la prima volta che riesci a partire con la tua famiglia dopo numerosi mesi di lockdown. Inoltre, l’Airbnb che hai prenotato, dalle immagini, sembra davvero fantastico.
Guidi per qualche ora con i bambini che chiacchierano e fanno chiasso sul sedile posteriore della macchina.
Finalmente, Google Maps ti porta a destinazione. C’è una cassetta di sicurezza con le chiavi. La apri, entri in casa e una sensazione di depressione ti colpisce allo stomaco.
La tua famiglia entra dopo di te e il chiacchiericcio eccitato che è durato per ore si attenua in un silenzio minaccioso.
La mancanza di pulizia e il disordine di questo appartamento hanno, senza dubbio, rovinato la tua vacanza.
La rabbia prende il posto della depressioni. Decidi che farai tutto il possibile per assicurarti che questo non accada a un altro vacanziere entusiasta.
Ora la tua missione, il tuo unico scopo, è quello di descrivere tutta la tua rabbia in una lunga recensione.
Ma non basta. Contatti anche Airbnb per lamentarti del cattivo stato dell’appartamento che hai affittato.”

Non credere che si tratti di un esempio estremo. Ci sono molti casi come questo.

Penso di aver chiarito il punto a sufficienza: mantieni la proprietà pulita e in ordine, oppure subisci l’ira degli ospiti scontenti (e di Airbnb in seconDa battuta).

5) ADDEBITA TARIFFE COMPETITIVE

Stabilire il prezzo dell’affitto di un appartamento è sempre una sfida. Molte cose possono determinare l’importo dell’affitto: i servizi, la posizione, la metratura e altro ancora.

Per determinare l’importo da addebitare potrebbero essere necessari un pò di tentativi ed errori e potrebbe anche essere necessario modificare il prezzo a seconda della stagione.

Ti consigliamo di fare alcune ricerche di mercato complete. Guarda le proprietà simili alla tua pubblicate sul tuo stesso portale (Airbnb in questo caso) e utilizza le loro tariffe come linea guida.

6) LE FOTOGRAFIE SONO ESSENZIALI!

Avere ottime fotografie è fondamentale. Vale la pena usare una buona macchina fotografica, con il grandangolare, o anche assumere un fotografo professionista se necessario.

Ecco solo tre statistiche che dimostrano quanto sia importante avere fotografie di qualità:

– Il 60% delle persone fa clic su un appartamento solo se è presente un immagine.
– Le pagine con molte immagini ottengono il 94% di visualizzazioni in più.
– Gli ospiti trascorrono il 60% del loro tempo nella ricerca di proprietà guardando le immagini.

Assicurati di avere delle buone fotografie per mostrare al meglio i punti di forza della tua proprietà.

7) UTILIZZA UN SOFTWARE PER LA GESTIONE DEGLI IMMOBILI

Puoi affidare la gestione del tuo appartamento in affitto a una società professionale.

Le società di gestione affitti turistici utilizzano piattaforme software che automatizzano le infinite funzioni di tipo burocratico, la sincronizzazione con i più importanti canali di prenotazione online (come Airbnb, HomeAway, Booking o Trivago), la gestione contabile e la domotica.

In questo modo non dovrai pensarci di persona, ma potrai concentrarti sull’accoglienza degli ospiti e l’espansione del suo business.

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Che cosa sono e come funzionano le aste immobiliari?

Le aste immobiliari costituiscono una delle strade migliori per acquistare un immobile ad un prezzo agevolato. Vediamo che cosa sono e come funzionano.

Un’asta immobiliare (o asta giudiziaria) è una particolare attività processuale che si tiene presso l’ufficio aste giudiziarie dei tribunali, e attraverso cui il Giudice dell’Esecuzione, a seguito di un’esecuzione immobiliare o di un fallimento, dispone la vendita forzata di uno o più immobili di proprietà dell’esecutato o del fallito, al fine di ottenere una liquidità con la quale soddisfare i creditori.

Tutti possono partecipare, tranne il debitore. Inoltre, per partecipare, non è necessaria l’assistenza di un legale o di altro professionista.

Possono prendere parte alle aste sia le persone fisiche che le società.

Se a partecipare è un privato cittadino, deve fare richiesta di partecipazione in carta bollata in cancelleria del Tribunale che ha affisso l’avviso.

Se si tratta di una società, la domanda di partecipazione va sottoscritta e presentata dal legale rappresentante. Alla domanda deve essere allegato anche il certificato di iscrizione al Registro delle imprese e i documenti da cui risultano i poteri del legale rappresentante.

Acquistare tramite aste immobiliari è conveniente. Il prezzo dell’immobile viene stimato da un perito del Tribunale e si pagano solo gli oneri fiscali e le eventuali agevolazioni di Legge.

La sola condizione da rispettare è effettuare il saldo del prezzo entro un limite di tempo: solitamente da un minimo di 60 ad un massimo di 120 giorni.

Le spese da sostenere sono le seguenti:

– Pagamento di un deposito cauzionale tra il 10% e il 20% dell’offerta, che verrà restituita se alla fine non ci si aggiudica l’immobile.
– Spese accessorie relative ad imposte e delegato alla vendita ossia colui che viene incaricato dal Tribunale per tutte le attività burocratiche legate alla messa in asta.
– Se il precedente proprietario non ha pagato le spese condominiali, l’acquirente è tenuto a pagarle al suo posto per l’anno in corso e quello precedente.
– A queste spese potrebbero essere aggiunte anche quelle per la sanatoria urbanistica e catastale, nel caso di difformità catastali o abusi edilizi.

Non si pagano oneri notarili o di mediazione.

Non appena il prezzo viene saldato, il Giudice trasferisce la proprietà all’acquirente con decreto di trasferimento e il Tribunale provvede a trascrivere nei registri immobiliari.

Le aste prevedono anche la cancellazione di ipoteche e pignoramenti, se presenti.

Le aste giudiziarie possono avvenire secondo due modalità: con incanto e senza incanto.

ASTE IMMOBILIARI CON INCANTO

Affinché possa avere luogo l’aggiudicazione è necessario che venga effettuata almeno un’offerta in aumento rispetto al prezzo base o successivamente ribassato, e ciascuna offerta in aumento all’incanto dovrà essere pari all’importo indicato espressamente in ordinanza.

Nei 10 giorni successivi all’incanto chiunque può formulare un’offerta di acquisto che dovrà superare di almeno un quinto il valore raggiunto nell’incanto. L’aggiudicazione diventa definitiva trascorsi i 10 giorni.

In caso di aggiudicazione l’offerente è tenuto al versamento del saldo prezzo e degli oneri, diritti e spese di vendita nel termine indicato in offerta, ovvero, entro sessanta giorni dalla aggiudicazione definitiva.

ASTE IMMOBILIARI SENZA INCANTO

I partecipanti devono presentare le offerte d’acquisto in busta chiusa entro le ore 12 del giorno lavorativo anteriore alla vendita.

Sulla busta non dovrà essere apposta alcuna indicazione da parte dell’offerente. L’offerta è segreta ed irrevocabile e dovrà contenere: il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, codice fiscale, domicilio, stato civile, recapito telefonico del soggetto cui andrà intestato l’immobile (non sarà possibile intestare l’immobile a soggetto diverso da quello che sottoscrive l’offerta), i dati identificativi del bene per il quale l’offerta è proposta, l’indicazione del prezzo offerto, che non potrà essere inferiore al prezzo minimo indicato nell’avviso di vendita, l’espressa dichiarazione di aver preso visione della perizia di stima.

In caso di presenza di più offerte valide si procede alla gara sulla base della offerta più alta. Il bene verrà aggiudicato definitivamente a chi avrà effettuato il rilancio più alto, la cui entità dovrà essere conforme a quanto espressamente indicato in ordinanza.

In caso di aggiudicazione l’offerente è tenuto al versamento del saldo prezzo e degli oneri, diritti e spese di vendita nel termine indicati in ordinanza.

Articolo offerto da Geometra David Romano – Consulente Aste Immobiliari

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Formazione e Sicurezza Lavoratori a Brescia

Dal 1989 Sicuram Service programma e gestisce la formazione e sicurezza a Brescia e in Lombardia. Contattaci per un preventivo gratuito e senza impegno.

Formazione lavoratori

I corsi di formazione per la sicurezza dei lavoratori tenuti dai nostri tecnici/avvocati qualificati presso la nostra sede o direttamene presso le aziende, permettono di accrescere le conoscenze dei compiti e dei rischi, nell’ottica di una riduzione del rischio infortuni all’interno di ogni azienda.

Staff tecnico e competente

lo staff tecnico è composto da professionisti qualificati, Sicuram ha maturato una esperienza trentennale garantendo affidabilità e competenza nei settori produttivi metalmeccanici, metallurgici, galvanici, legno, marmo e terziario.

Software sicurezza

Gestionale 4.0 con report mensili inviati con scadenze che permettono di potere assolvere a tutti gli obblighi formativi e tecnici evitando sanzioni e verbali con il supporto tecnico dello staff Sicuram.

Unico interlocutore

Scegliere Sicuram oggi, significa affidarsi ad un partner unico che ti seguirà in tutte le tue esigenze di formazione e sicurezza, con sopralluoghi pianificati e consulenza specifica e mirate alle tue esigenze.

Ad oggi le aziende che si sono avvalse della collaborazione di Sicuram possono dichiarare che:

– Il 99% ha diminuito in modo significativo il rischio sanzionatorio grazie all’utilizzo del software JOB81 e a sopralluoghi costanti.
– Il 90% ha diminuito il rischio infortunio grazie a audit e studio degli infortuni e dei quasi infortuni
– Il 100% ha accresciuto le conoscenze specifiche dei propri lavoratori con incontri mirati alle singole figure aziendali (preposti/aspp/dirigenti)
– Ha permesso di pianificare con notevole anticipo la formazione dei lavoratori in modo da ridurre al minimo i fermi produttivi
– Ha la possibilità di pianificare con facilità i propri costi sulla sicurezza grazie alle scadenze inviate dal software job81
– Ha ridotto del 100% il consumo di carta grazie all’archiviazione digitalizzata sul software Job81

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Scienza e Tecnologia

Come funziona il laser a diodo?

Il laser a diodo è un trattamento di epilazione che viene definita come progressiva e permanente, e che ad oggi rappresenta sicuramente un metodo di grande efficacia in quanto consente, seduta dopo seduta, di indebolire il pelo e risolvere definitivamente il problema dei peli superflui.

A differenza della luce pulsata, che emette luce non coerente, l’apparecchiatura al diodo laser emette una luce coerente a 808 nm non visibile, permettendo di colpire in modo più efficace il cromoforo senza danneggiare il tessuto circostante.

Il laser a diodo consente l’uso di spot di grandi dimensioni e raggiunge anche i follicoli posti in profondità. Permette di effettuare trattamenti di epilazione in tempi minori rispetto alla luce pulsata, con risultati superiori e più duraturi. Il laser facilita l’esecuzione dei trattamenti, che sono più piacevoli sia da effettuare che da ricevere.

La depilazione, o più correttamente epilazione laser, è il trattamento per rimuovere progressivamente (ovvero in varie sedute e nel corso del tempo), ed impedire la ricrescita, dei peli superflui che possono crescere in varie zone del corpo.

Questo tipo di trattamento è sempre più richiesto, sia da uomini che da donne, in quanto un’eccessiva o anomala presenza di peli (es. irsutismo) può provocare imbarazzo ed insicurezze, e quindi si ricorre alla epilazione laser per motivi prevalentemente estetici.

In particolare i laser per la depilazione hanno come bersaglio la melanina presente nel bulbo pilifero. Il laser emette un fascio di luce molto concentrata, che viene assorbita direttamente e selettivamente dalla melanina che è presente nel bulbo del pelo.

Mediante fototermolisi selettiva l’energia luminosa emessa dal laser produce energia termica (calore), causando un’ esplosione delle cellule del bulbo pilifero e l’eliminazione dello stesso, ed impedendo quindi in futuro la ricrescita dei peli.

La seduta di epilazione laser è indolore, il paziente non avverte particolari stimoli dolorosi, solo un leggero calore. La zona interessata viene preventivamente rasata e deve essere detersa e priva di creme, profumi, deodoranti o qualunque prodotto che possa interagire. Si stende sulla zona un leggero film di gel trasparente, e quindi si procede all’applicazione del laser. Dopo il trattamento può comparire un leggero arrossamento della pelle (eritema follicolare), che scompare spontaneamente dopo il trattamento stesso.

Vantaggi del laser a diodo:

– Veloce, sicuro ed efficace
– Sicuro su ogni tipo di pelle, anche abbronzata
– Utilizzabile durante tutto l’anno, anche d’estate
– Trattamenti sempre più confortevoli
– Risultati duraturi nel tempo
– Tempi di trattamenti ridotti rispetto alla luce pulsata
– Risultati già visibili dopo la prima seduta.

L’intervallo tra le sedute ed il numero di applicazioni varia in base ai singoli casi e al tipo di problematica.

Nelle settimane precedenti al trattamento, e immediatamente dopo, si deve evitare l’esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA e non assumere farmaci che aumentino la sensibilità della pelle alla luce. I filtri solari sono indispensabili prima di esporre la zona trattata ai raggi solari per evitare rischi di iper-pigmentazioni.

Scopri di più.

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Scienza e Tecnologia

Quando è meglio sottoporsi alla depilazione laser?

Ogni pelo ha un suo ciclo di vita autonomo, che consiste in tre fasi: anagen, catagen e telogen. Bisogna tenerne conto quando ci si sottopone alla depilazione laser.

Nella fase Anagen, all’interno del bulbo pilifero si formano nuove cellule, i melanociti, che costituiranno il pelo ad una velocità di circa 1 cm al mese.

Nella fase Catagen, che segue la fase Anagen, il follicolo pilifero si restringe e il bulbo pilifero si separa dalla papilla dermica che lo nutre. Il pelo può rimanere ancorato al follicolo ma cade facilmente con leggeri sfregamenti causati per esempio dal lavarsi e dall’asciugarsi.

Nell’ultima fase, la Telogen, il pelo termina definitivamente la sua crescita ma rimane attaccato al follicolo pilifero. Quest’ultimo continua a restringersi, il bulbo pilifero si distanzia ulteriormente dalla papilla dermica e il pelo può cadere. Conclusasi questa fase, il follicolo pilifero rientra nella fase Anagen.

Si forma quindi un nuovo pelo che, crescendo, porta all’espulsione del vecchio pelo in fase Telogen, qualora quest’ultimo non fosse già caduto spontaneamente.

Quando si interviene con il laser, è difficile eliminare tutti i peli nello stesso momento, perché possono trovarsi in fasi diverse: alcuni stanno crescendo, altri sono a metà del loro ciclo vitale, altri ancora stanno per cadere.

Per essere sicuri di eliminarli alla radice è necessario colpirli nella fase anagen, cioè quando i bulbi piliferi sono ancora saldamente attaccati alla coppa germinativa.

Questo perché l’efficacia del trattamento dipende dalla quantità di energia luminosa assorbita dalla melanina, che è la sostanza che conferisce il colore scuro al pelo. Nella fase Anagen è presente molta melanina all’interno del bulbo pilifero, quindi più energia sarà assorbita, e il bulbo sarà distrutto.

Un ulteriore motivo dell’efficacia del trattamento in fase Anagen è rappresentato dal fatto che il fusto del pelo è connesso al bulbo pilifero solo in questo momento del ciclo del pelo mentre ne è sconnesso nelle altre fasi.

Solo se il laser riesce a “bruciare” questa struttura il pelo non ricrescerà. Ecco perché, per ottenere risultati duraturi, è necessario sottoporsi a un discreto numero di sedute, con cadenza regolare e per alcuni mesi, durante i quali è meglio non esporsi al sole.

Il rischio, altrimenti, potrebbe essere la formazione di antiestetiche macchie cutanee (discromie): di colore scuro se ci si espone al sole mentre si sta seguendo il trattamento o chiaro se la pelle è già abbronzata.

Il numero delle sedute varia da 5 a 8, con intervalli di tempo di un mese per le prime 2 sedute e di circa 2 mesi per le successive. Con questo protocollo generalmente si ottiene una depilazione permanente del 99% dell’area trattata.

Al termine, sono consigliabili sono una o due sedute di richiamo ogni anno.

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Salute e Benessere

Metodi di epilazione permanente

L’epilazione è una tecnica che consiste nella rimozione di tutto il pelo, bulbo pilifero compreso.

Tra i metodi di epilazione, questi sono i principali:

1) Ceretta a caldo: Rimuove i peli grossi ed è quindi indicata per il volto e l’inguine. I peli ricrescono in media dopo circa 20 giorni. Si possono ottenere risultati eccellenti. Dopo la sua applicazione, la superficie cutanea risulta completamente liberata dai peli superflui, liscia e compatta. Generalmente sono a base di cera d’api o colofonia e, attraverso appositi fornelli vengono portate alla temperatura di liquefazione, stese sulla superficie cutanea e una volta solidificate si procede allo strappo del pelo che viene eliminato alla radice. È una metodica di medio dolore che va evitata a soggetti con problemi vascolari e richiede la precauzione di evitare scottature con cere ad elevata temperatura. Dopo aver strappato la striscia di cera, la pelle risulta sempre un poco irritata, viene quindi applicata una crema o lozione per calmare questa irritazione. Prima del trattamento sarebbe bene frizionare la zona da depilare con soluzione idroalcolica ad azione antisettica.

2) Ceretta a freddo: EÈ una tecnica dolorosa che rimuove i peli grossi e sottili, indicata per la depilazione di gambe e braccia. Generalmente sono a base di sostanze a base di cera, applicata sulla zona da epilare viene coperta da striscie di tessuto che aderiscono alla cera e vengono poi strappate portando con se i peli che vengono eliminati alla radice. I peli ricrescono di media ogni 20-30 giorni.

3) Apparecchi elettrici: Simili al rasoio sono costituiti da una spirale rotante che , passata sulla pelle intrappola il pelo traendolo verso l’esterno. Rimuovono i peli grossi presenti su superfici piatte dove la cute è meno sensibile, sono quindi indicati per l’epilazione delle gambe. Il pelo viene estirpato fino al bulbo, ma nel caso di peli più sottili e corti l’apparecchio non è efficace poiché i peli sfuggono all’aggancio e si spezzano. La ricrescita del pelo avviene di media ogni 15 giorni.

4) Elettrodepilazione: La soluzione definitiva si ottiene con l’elettrodepilazione chiamata anche diatermocoagulazione che viene realizzata mediante l’utilizzo di corrente elettrica continua o ad alta frequenza che applicata al follicolo pilifero, trasformandosi in energia termica, determina la distruzione, con conseguente asportazione del pelo (tramite pinzetta) in esso alloggiato. È una tecnica consigliabile per il trattamento del viso, della pancia e dell’areola mammaria. Per ottenere risultati soddisfacenti in certi casi occorre mettere in programma un periodo di trattamento piuttosto lungo che varia in dipendenza della vastità delle zone da trattare. Lo strumento consiste in un elettrodo sottoforma di ago collegato ad un generatore di corrente. Un cattivo uso dell’ago e un’intensità della scarica elettrica troppo forte può dar luogo a piccole macchie o cicatrici. Dopo il trattamento sarebbe bene disinfettare l’area ed applicare una crema antibiotica.

5) Elettrodepilazione definitiva con sonda: Esiste un’alternativa all’ago elettrico: è un trattamento che si serve di un’apparecchiatura elettronica fornita di una sonda che agisce alla radice del pelo in assoluta assenza di dolore. È un metodo che fonda la sua efficacia sulla contemporanea azione di più fattori tra i quali il calore dovuto alla radiofrequenza e l’uso, sulla superficie della pelle da trattare di estratti vegetali e oli essenziali che facilitano la penetrazione della corrente agendo da conduttori elettrici. Finito il tempo di azione della sonda, i peli, il cui bulbo vitale è andato incontro ad atrofia, vengono estirpati con la ceretta. Dopo alcune applicazioni, il pelo si assottiglia fino a scomparire definitivamente. Il tempo necessario per conseguire questo risultato varia da persona a persona a seconda della zona che si vuole depilare, rispetto all’ago c’è bisogno di molte più sedute e, se lo strappo con la ceretta non è stato ben eseguito, il pelo che ricresce può incarnirsi.

6) Laser: Il laser è un fascio di luce monocromatico emesso ad una determinata lunghezza d’onda capace di assorbire l’energia luminosa emessa da determinate strutture target (in questo caso la melanina) che la convertono in energia termica dando luogo ad una termolisi. Poiché la melanina è presente anche nel derma in misure diverse si hanno risultati variabili da individuo ad individuo (si ottengono ottimi risultati su pelli molto chiare e peli scuri).

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Salute e Benessere

Metodi di depilazione

La depilazione consiste nella rimozione del pelo a partire dal punto di emersione a livello della cute. È un metodo indolore, ma entro 3 giorni i peli cominciano a ricrescere.

Tra i metodi di depilazione, questi sono i principali:

1) Crema depilatoria: Rimuove i peli grossi ed è indicata per la depilazione di gambe, viso, inguine. Il vantaggio principale è una ricrescita più lenta rispetto alla rasatura e l’assoluta mancanza di sensazioni dolorose. È necessario evitare i tempi di esposizione lunghi che causano irritazione della pelle a causa di forti agenti chimici presenti. Si possono verificare eritema, prurito e bruciore dovuti all’aggressione delle cheratine dello strato corneo. Frequente è la comparsa di follicoliti

2) Depilazione con lama: Rimuove tutti i peli e può essere effettuata con un rasoio elettrico o lametta. I nuovi rasoi a doppia lama permetto una rasatura più profonda. È un metodo di depilazione preferito dagli uomini per la barba e dalle donne per gambe ed ascelle. Nella depilazione con lama il pelo sezionato ricrescerà presto più robusto e, a lungo andare si ha l’inconveniente dell’irrobustimento dei peli folletto e quindi la trasformazione in peli terminali; se il pelo ricrescendo trova ostruito lo sbocco del canale pilare, può cambiare direzione e finire lateralmente nel derma o nell’epidermide dando vita al pelo incarnito

3) Depilazione con strappo: È una tecnica di rimozione dei peli grossi (sopracciglia) effettuata con pinzetta. Viene usata per depilare piccole superfici (mento e labbro superiore, ad esempio), ove compaiono alcuni peli rari ed isolati. La depilazione con pinzetta deve essere eseguita nel senso della crescita del pelo che può essere rimosso alla radice. Può essere causa di peli incarniti.

4) Depilazione con lamina abrasiva: Indicato per gambe, guance e ascelle e consiste nello strofinare in verso orario una lamina abrasiva sulla zona da trattare. L’attrito consuma il pelo tagliandolo al punto di sbocco o a livello della cute. E’ un metodo sconsigliato poiché il pelo ricresce più ispessito.

Come già scritto, con la depilazione entro 3 giorni i peli cominciano a ricrescere.

Con l’epilazione invece i tempi sono più lunghi, dalle 4 settimane che si ottiene con la ceretta all’epilazione permanente che otteniamo con il laser, grazie al quale sono sufficienti 1 o 2 sedute di mantenimento all’anno per liberarsi dai peli superflui. Questo accade solo una volta raggiunto l’obiettivo dell’abbattimento del patrimonio pilifero dell’80% che si ottiene dopo circa 8 sedute.

Articolo offerto da Medestetique Brescia

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Servizi

Sicurezza sul lavoro e ambiente

Il testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un complesso di norme della Repubblica Italiana, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, emanate con il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.

Il decreto legislativo 81/2008 propone un sistema di gestione della sicurezza e della salute in ambito lavorativo preventivo e permanente, attraverso:

1) l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio;
2) la riduzione, che deve tendere al minimo, del rischio;
3) il continuo controllo delle misure preventive messe in atto;
4) l’elaborazione di una strategia aziendale che comprenda tutti i fattori di una organizzazione (tecnologie, organizzazione, condizioni operative, ecc…).

Il decreto, inoltre, ha definito in modo chiaro le responsabilità e le figure in ambito aziendale per quanto concerne la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o cercando di ridurre al massimo i rischi che possono procurare dei danni a questi soggetti.

Il datore di lavoro, in virtù di queste sue responsabilità, deve anche adempiere agli obblighi che gli impongono di mettere nelle condizioni il lavoratore di utilizzare macchinari, utensili e strumentazioni che non presentino nessun rischio per la salute e l’integrità.

A questo si affianca anche l’obbligo di informare e formare i dipendenti circa i pericoli che possono derivare da un utilizzo non idoneo dei macchinari e degli utensili.

A tal proposito, recentemente il D.Lgs. 106/2009, rispetto al D.Lgs. 81/2008, ha previsto delle sanzioni penali più pesanti per la violazione di questi obblighi.

Oltre al dovere di informare, al datore di lavoro viene anche attribuito il compito di vigilare e verificare il rispetto da parte dei lavoratori delle norme antinfortunistiche.

Il datore di lavoro ha quindi un duplice obiettivo: garantire una corretta informazione ed un esatto addestramento, e osservare attentamente che quanto insegnato sia poi messo in pratica dai dipendenti.

Sicuram si rivolge principalmente alle aziende del territorio bresciano operanti nel settore metalmeccanico, galvanico, delle fonderie, della lavorazione di marmo e legno, tutte con elevato rischio infortunistico.

Lo staff è composto da tecnici e consulenti qualificati con esperienza decennale nel settore della sicurezza e dell’ambiente.

Nel corso degli anni l’aumento degli obblighi legislativi e delle esigenze delle aziende clienti ha portato Sicuram ad ampliare l’offerta dei servizi proposti approfondendo l’ambito della Sorveglianza Sanitaria, sviluppando corsi di Formazione come previsto dal D.Lgs 81/08, offrendo tutela legale in materia di privacy e fornendo assistenza per la certificazione delle macchine.

Dopo trent’anni, migliaia di infortuni gestiti, e collaborazioni con professionisti esperti, oggi Sicuram si propone come partner ideale per la consulenza in sicurezza sul lavoro e ambiente a Brescia e Lombardia, garantendo soluzioni concrete e diminuendo i rischi di sanzioni all’interno delle proprie aziende clienti.

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Salute e Benessere Scienza e Tecnologia

L’epilazione permanente con la luce pulsata

L’epilazione a luce pulsata è un trattamento più recente del laser. Lo scopo finale dell’epilazione a luce pulsata è quello di indurre l’assottigliamento progressivo e il diradamento della peluria, rallentandone fortemente la ricrescita e rendendola non visibile ad occhio nudo.

Il principio d’azione della luce pulsata è paragonabile a quello dell’epilazione laser, con la differenza che quest’ultima tecnologia agisce a lunghezze d’onda unidirezionali e monocromatiche.

Lo spot di luce pulsata ricerca la melanina, il pigmento che dà colore scuro al pelo, raggiunto il quale, l’energia veicolata nel follicolo si trasforma in calore, provocando una termocoagulazione.

Perciò basta irradiare la zona da epilare con la luce pulsata perchè la melanina faccia scaricare l’energia luminosa nel bulbo pilifero che verrà distrutto insieme alle cellule germinative del pelo, senza danneggiare i tessuti circostanti.

La luce pulsata è adatta sia per il viso che per il corpo e rende possibile il trattamento di zone anche ampie in tempi molto ridotti rispetto alle altre tecniche.

Prima di sottoporre la pelle ai flash della luce pulsata, il cliente indossa degli occhiali protettivi e si applica un apposito gel che agisce sia da conduttore dell’energia luminosa, sia da protettore della cute.

La pelle verrà poi in alcuni casi raffreddata attraverso una apparecchiatura che emette aria fredda, in altri casi il raffreddamento avviene attraverso il contatto con manipoli già raffreddati al loro interno.

Si procede quindi allo sparo degli impulsi che vengono emessi dal manipolo ad intervalli regolari. In pochi tempo si possono trattare zone estese come gli arti inferiori, oppure circoscritte come il labbro superiore.

Al termine della seduta di fotoepilazione, la superficie della pelle verrà ripulita dal gel e da residui costituiti da peli che si sono “staccati” durante il trattamento mentre la restante parte dei peli che si trova sotto la cute cadrà spontaneamente nell’arco di alcuni giorni.

Dopo ogni seduta è indispensabile adottare una totale protezione solare.

Le sedute verranno poi ripetute ad intervalli mensili ed ogni volta verranno eliminati i peli che si trovano in fase “Anagen” ovvero in fase di attività.

Ad ogni trattamento i peli in fase anagen sono circa il 20%, per questo motivo sono necessarie un minimo di 4/5 sedute, a distanza 30-40 giorni l’una, per ottenere risultati ottimali.

Il numero delle sedute dipende dalla zona da trattare e varia da una persona all’altra.

Bisogna inoltre tener conto della sensibilità individuale in ogni persona, dovuta all’età, alla situazione ormonale, come gli stati di iperandrogenismo, al tipo di pelle e di crescita, dal ciclo follicolare di ciascuno, sesso e razza, al tipo di trattamento adoperato dalla persona precedentemente. Perciò non è possibile stabilire a priori quante sedute siano necessarie per ciascuna persona.

La luce pulsata di ultima generazione:

– È veloce, tratta in pochissimo tempo ampie zone del corpo
– È efficace e sicura anche nelle zone più delicate
– Agisce in profondità
– Permette i massimi risultati nella lotta ai peli superflui.

Articolo offerto da https://www.epilcentre.com/

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Salute e Benessere

Differenze tra Epilazione e Depilazione

La superficie cutanea, sia nell’uomo che nella donna, è ricoperta di peli. Nella donna si ha solitamente, una sottile peluria, che talora può infittirsi e dare luogo alla formazione di veri e propri peli determinando un inestetismo.

La rimozione di questo inestetismo deve tenere presente il ciclo vitale del pelo. Questo ha tre fasi:

1) Anagen (fase di crescita)
2) Catagen (fase di maturità)
3) Telogen (fase di riposo con successiva caduta).

Nella fase di Anagen si forma una nuova matrice del pelo che dopo aver preso contatto con la papilla sottostante si riporta nel derma in modo che il nuovo pelo sviluppandosi allontana il pelo vecchio. Durante la fase di Catagen il pelo cresce lungo il canale follicolare e in Telogen il pelo emigra verso la superficie.

Le tre fasi non sono sincrone, per cui sono presenti contemporaneamente peli nelle varie fasi. Conseguentemente, nessun trattamento elimina definitivamente e in una solo seduta tutti i peli superflui, ma ogni seduta ne riduce il numero indebolendo progressivamente i peli stessi. Pertanto per ottenere buoni risultati occorrono diverse sedute.

I termini depilazione ed epilazione non sono sinonimi.

Sia l’epilazione che la depilazione riguardano la rimozione dei peli superflui.

I prodotti per la depilazione sono preparati o processi che vengono utilizzati per eliminare i peli attraverso un processo di rimozione nella loro parte visibile. Il metodo più comune di provvedere alla depilazione è con la rasatura.

Un’altra opzione popolare è quella di usare prodotti chimici per la depilazione che funzionano rompendo i legami di solfuro che collegano le catene proteiche e che danno forza al pelo. Così facendo i peli vengono disintegrati.

I sistemi comunemente adottati per la depilazione rimuovono i peli solo in superficie e senza il dolore tuttavia, essi hanno l’inconveniente di creare spesso irritazione alla pelle, potenziale e noto effetto collaterale tipico dei prodotti per la depilazione.

L’epilazione provvede invece alla rimozione di tutti i peli nella loro interezza, compresa la parte sotto la pelle. Così facendo la mancata crescita dei peli dura molto più a lungo rispetto alla depilazione. Tra i metodi più comunemente usati per l’epilazione abbiamo il laser e la luce pulsata.

La depilazione è un metodo rapido e indolore, mentre invece l’epilazione a seconda del tipo è molto più elaborata.

Con la depilazione, entro 3 giorni i peli cominciano a ricrescere; con l’epilazione invece i tempi sono più lunghi, dalle 4 settimane che si ottiene con la ceretta all’epilazione permanente che otteniamo con il laser, grazie al quale sono sufficienti 1 o 2 sedute di mantenimento all’anno per liberarsi dai peli superflui. Questo accade solo una volta raggiunto l’obiettivo dell’abbattimento del patrimonio pilifero dell’80% che si ottiene dopo circa 8 sedute.

Dobbiamo però parlare di epilazione “permanente”, non “definitiva”. Il limite non è legato alla tecnologia delle macchine, sempre più avanzate, ma a elementi che condizionano il ciclo di vita del pelo che nasce, cresce e poi muore.

L’effetto del trattamento dipende dalla quantità di energia luminosa assorbita dalla melanina quando il follicolo pilifero è in fase attiva (anagen). I follicoli silenti, che non producono peli, possono però attivarsi sotto stimolo di ormoni o farmaci.

Per questo motivo è più corretto parlare di epilazione progressivamente permanente dato che il risultato che possiamo ottenere sui follicoli attivi permane nel tempo.

Articolo offerto da Epilcentre Brescia

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Salute e Benessere

Depilarsi con la luce: l’epilazione laser

L’epilazione laser è l’unico trattamento progressivamente definitivo che, per mezzo di alcune sedute, permette di garantire l’effetto desiderato.

Il laser è un fascio di luce monocromatico emesso ad una determinata lunghezza d’onda capace di assorbire l’energia luminosa emessa da determinate strutture target ( in questo caso la melanina ) che la convertono in energia termica dando luogo ad una termolisi. Poiché la melanina è presente anche nel derma in misure diverse si hanno risultati variabili da individuo ad individuo ( si ottengono ottimi risultati su pelli molto chiare e peli scuri ).

Largamente impiegato è il laser a Diodo ( una fonte luminosa che emette nello specchio dell’infrarosso ) che permette di trattare tutti i tipi di pelle anche le più scure poiché non è la melanina che assorbe il raggio. Nella prima seduta viene sempre effettuato un controllo della zona da trattare al fine di verificare le possibilità di trattamento e soprattutto i risultati raggiungibili.

È fondamentale escludere che sotto una peluria eccessiva si nasconda una malattia ovarica, surrenalitica o di altra origine. Proprio per questo è bene far precedere il trattamento di depilazione da una accurata visita da un dermatologo che valuterà l’eventuale necessità di effettuare ulteriori accertamenti.

È importante valutare il fototipo cutaneo, la dimensione, la profondità ed il colore dei peli, lo stato della cute, l’assenza di processi infiammatori che potrebbero vanificare il trattamento.

I peli presenti debbono avere la lunghezza di circa 1-2 mm, saranno eventualmente accorciati, eliminando il fusto del pelo; in questo modo si garantisce che tutta la potenza del laser diodico venga indirizzata e convogliata verso il bulbo pilifero.

Il laser diodico può trattare efficacemente e in maniera risolutiva tutte le sedi corporee. Non solo le tradizionali zone di trattamento femminile quali l’area del baffo, del mento, delle gambe e dell’inguine, ma anche negli uomini aree più ampie quali la schiena, il torace e la nuca.

La depilazione con laser diodico avviene senza danneggiare i tessuti circostanti in quanto il suo bersaglio selettivo è il bulbo pilifero che viene progressivamente distrutto.

Altri laser con lunghezza d’onda differenti vengono posti sul mercato per l’epilazione. Si tratta di apparecchi con differente tecnologia che oltre ad essere meno efficienti sull’obiettivo depilazione, possono arrecare gravi danni alla cute (bruciature, escare, ecc.) in quanto lavorano con lunghezza d’onda non selettiva sul bulbo pilifero ma che coinvolge anche altri tessuti.

Quando il pelo viene raggiunto dalla luce laser, si avverte soltanto una leggera sensazione di calore. Questa sensazione assolutamente non fastidiosa significa per l’operatore aver prescelto i corretti parametri personalizzati e quindi aver raggiunto l’obiettivo della depilazione.

Tutti si possono sottoporre al trattamento con il laser diodico, tutti i tipi di pelle e tutti i colori e dimensioni dei peli ( tranne i peli bianchi ). Non vi sono effetti collaterali indesiderati nel trattamento con il laser, né nell’immediato né a distanza di tempo. Può manifestarsi, per pelli estremamente chiare e sensibili, un leggero arrossamento che scompare dopo qualche ora dal trattamento.

Non è possibile ottenere una depilazione completa in un’unica seduta in quanto occorre adeguarsi al ciclo di vita del pelo. Infatti il laser agisce unicamente sui bulbi piliferi attivi, cioè nella fase di crescita. Occorrono pertanto da un minimo di 4 ad un massimo di 10 sedute.

Tra una seduta e l’altra devono passare mediamente 3-4 settimane al fine di raggiungere tutti i peli della zona nella fase di crescita. Dalle migliaia di casi trattati in tutto il mondo, risulta dopo ogni seduta, una reale diminuzione della crescita dei peli tra il 20% e il 35% del totale.

Articolo offerto da Epilcentre.it

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Scienza e Tecnologia

Depilazione laser: quali risultati aspettarsi?

La depilazione laser rappresenta oggi, sia per le donne che per gli uomini, l’intervento estetico richiesto con maggior frequenza.

La tendenza è per una epilazione rapida e indolore, in grado di offrire una straordinaria combinazione di energia luminosa con il contemporaneo raffreddamento della pelle ed un eccezionale sistema di sicurezza.

Sono finiti i tempi in cui era necessario depilarsi frequentemente. L’epilazione laser è di lunga durata.

La depilazione tramite laser si fonda sul principio del selettivo assorbimento della luce da parte della melanina contenuta all’interno dei fonicoli piliferi. La luce assorbita è trasformata in calore che determina la distruzione definitiva dei peli.

Impulsi accuratamente controllati, composti da un mix di energia di tipo elettrico e ottico, penetrano nell’intero follicolo pilifero e lo distruggono, senza danneggiare la pelle.

Il raffreddamento attivo della superficie cutanea e il controllo dell’impedenza della pelle, effettuato in modo automatico e continuo, garantiscono il massimo della sicurezza.
Quali zone del corpo possono essere sottoposte ad un epilazione di lunga durata?

Labbro superiore, guance, mento, orecchie, ascelle, zona bikini, ventre, gambe, glutei, petto e schiena. Si possono eliminare tutti i peli superflui.

Chi si può sottoporre al trattamento?

Praticamente tutti i soggetti con peluria o peli superflui di colore nero, scuro, biondo (ma non biondo chiaro) fatta eccezione per i soggetti con i peli chiari, bianchi per i quali questo tipo di Laser, come del resto altri tipi, è inefficace.

È possibile ottenere un’epilazione di lunga durata con una sola seduta?

No.

Poiché la luce laser è assorbita dai peli in fase di crescita attiva, è necessario eseguire sedute multiple, il cui numero e il cui intervallo tra sedute dipende dall’area da trattare.

Tutti i follicoli piliferi che il giorno dell’epilazione non si trovano nella fase appropriata per il trattamento devono essere sottoposti ad un trattamento successivo.

La quota di follicoli piliferi in tale fase di crescita varia in base alla zona del corpo, con la conseguenza di un diverso numero di trattamenti necessari.

Per il viso è possibile ottenere un buon risultato dopo un numero di sedute che varia da 2 a 5, per il resto del corpo le sedute possono variare da un minimo di 4 a un massimo di 8.

Fastidi durante il trattamento?

Durante il trattamento e a seconda delle zone il paziente può avvertire bruciore o lievi fitte dolorose, ma subito si può abbassare la potenza del Laser . Certo ciò può andare a discapito della percentuale di peli che cadranno definitivamente e quindi si può prospettare l’eventualità di una seduta in più, ma quello che è importante e che va costantemente sottolineato alla paziente è che così facendo non ci sono fastidi o effetti collaterali.

Cosa succederà dopo il trattamento?

Il trattamento in genere è ben tollerato da quasi tutti i pazienti, che avvertono solo una lieve sensazione di pizzicore.

Dopo una seduta la zona trattata presenta un aspetto diverso da paziente a paziente. Possono manifestarsi un leggero arrossamento o una irritazione che scompaiono in un breve arco di tempo.

Il trattamento è comunque privo di seri effetti collaterali e non provoca cicatrici.

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Servizi

Sanificazione del Tessile per gli Hotel

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle sue considerazioni operative per la gestione del virus COVID-19, ha preparato un documento, indirizzato ad alberghi e strutture ricettive per il turismo, che prevede raccomandazioni per le diverse attività svolte all’interno dell’hotel, al fine di proteggere la salute del personale e dei suoi clienti, essendo queste strutture caratterizzate da un alto grado di interazione tra ospiti e lavoratori.

Le misure di prevenzione che l’OMS identifica per il personale comprendono l’igiene delle mani costante e accurata, l’uso delle protezioni respiratorie in pubblico, una buona igiene respiratoria e il distanziamento sociale.

I tessuti, le lenzuola e gli indumenti devono essere riposti in appositi sacchetti contrassegnati e suddivisi per tipologia di biancheria e maneggiati con cura per evitare la generazione di aerosol, con conseguente potenziale contaminazione degli operatori e delle superfici.

La detergenza/lavaggio di tessuti, biancheria da letto, da tavola, da bagno e indumenti utilizzati nelle strutture turistico ricettive – oltre a rimuovere sporco, macchie e odori sgradevoli – deve garantire la loro sanificazione, ovvero l’eliminazione di microrganismi potenzialmente patogeni e la riduzione della carica microbica presente sugli stessi.

In questo processo – influenzato da tempo, temperatura, meccanica e chimica – i composti ossidanti, come il cloro o la candeggina con ossigeno attivato, il pH e la temperatura, garantiscono un’efficace azione disinfettante, anche nei confronti dei virus.

E’ pertanto raccomandato il lavaggio in lavatrice con temperature dell’acqua a 60° gradi o superiori

con detergente per il lavaggio industriale della biancheria, in quanto tali temperature inattivano i

microrganismi e garantiscono un elevato livello di igienizzazione dei tessuti.

Si possono utilizzare temperature più basse, ma al fine di mantenere le prestazioni antimicrobiche, la diminuzione della temperatura deve essere compensata dall’aumento di una o più delle altre variabili del processo di detergenza/sanificazione (esempio candeggianti e/o agenti disinfettanti) validato e documentabile.

BUONE PRATICHE, RACCOMANDAZIONI E FREQUENZA DI CAMBIO DEI TESSILI

Raccogliere la biancheria sporca in contenitori chiusi (sacchi o sacconi in carrelli) manipolandola e scuotendola il meno possibile nell’ambiente prima dell’inserimento nel contenitore stesso e dell’invio all’impresa qualificata (sia essa esterna o interna all’organizzazione) addetta al lavaggio e alla sanificazione.

Sostituire la biancheria da letto e da bagno utilizzata con biancheria sanificata da impresa qualificata, dotata di certificazione UNI EN 14065 , secondo un’adeguata frequenza di cambio dei tessili.

RACCOMANDAZIONI PER I PERCORSI DELLA BIANCHERIA

La Norma UNI EN 14065 garantisce il controllo della biocontaminazione dei tessili fino alla consegna al cliente. Pertanto, si raccomanda alle strutture alberghiere e strutture ricettive di avere cura di salvaguardare le qualità igieniche dei tessili sanificati, anche nelle fasi di stoccaggio presso i magazzini o carrelli di piano del prodotto pulito, fino all’utilizzo nelle camere.

Necessaria inoltre una suddivisione della biancheria sporca per tipologia in modo tale da evitare successive rischiose ed inutili manipolazioni da parte del personale.

La suddivisione standard per tipologia è la seguente:

1) Lenzuola e copripiumino (coprimaterasso in funzione del tipo e degli accordi con la lavanderia)

2) Federa (copricuscino in funzione del tipo e degli accordi con la lavanderia)

3) Piumino (coprimaterasso e copricuscino in funzione del tipo e degli accordi con la lavanderia)

4) Biancheria da bagno

Altrettanta cura la struttura ricettiva dovrà porla nel percorso della biancheria sporca dal letto o bagno, passando dall’eventuale deposito di piano fino al punto di arrivo centrale della biancheria sporca dove accede la lavanderia industriale per il ritiro della stessa.

Puo itrovare il protocollo completo nella sezione News del sito della lavanderia industriale Padana Emmedue.

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Servizi

Che cosa è l’attestazione SOA

L’attestazione SOA è la certificazione obbligatoria per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori, ovvero un documento necessario e sufficiente a comprovare, in sede di gara, la capacità dell’impresa di eseguire, direttamente o in subappalto, opere pubbliche di lavori con importo a base d’asta superiore a € 150.000.

L’attestato SOA attesta e garantisce il possesso da parte dell’impresa del settore delle costruzioni di tutti i requisiti previsti dalla attuale normativa in ambito di Contratti Pubblici di lavori.

Ha validità quinquennale e viene rilasciata a seguito di un’istruttoria di validazione dei documenti prodotti dall’impresa da appositi Organismi di Attestazione, ovvero società autorizzate ad operare dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP).

Il decreto correttivo del Codice degli appalti (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2011 – decreto milleproroghe) prevede la possibilità, a partire dal 17 ottobre 2008 e fino al 31 marzo 2011, di dimostrare i requisiti tecnici considerando i lavori degli ultimi 10 anni e i requisiti economici (fatturato, costo del personale ed attrezzature) scegliendo i migliori 5 anni degli ultimi 10.

L’attestazione SOA qualifica l’impresa ad eseguire appalti per categorie di opere e classifiche di importi. Le categorie di opere a cui si può richiedere di essere attestati sono 48: 13 di esse sono opere generali (edilizia civile e industriale, strade, fogne e acquedotti, restauri di beni immobili etc.) e 35 di esse sono opere specializzate (restauri di superfici decorate, impianti, scavi, demolizioni, arginature, arredo urbano, finiture tecniche, finiture in legno, in vetro e in gesso, etc.).

Le classifiche di importi a cui si può richiedere di essere attestati (inizialmente 8, riportate in lire nel DPR 25 gennaio 2000, n. 34, e successivamente 10, inserite arrotondate nel DPR 5 ottobre 2010, n. 207 art. 61 comma 4), sono, in euro:

  1. I fino a € 258.000
  2. II fino a € 516.000
  3. III fino a € 1.033.000
  4. III-bis fino a € 1.500.000
  5. IV fino a € 2.582.000
  6. IV-bis fino a € 3.500.000
  7. V fino a € 5.165.000
  8. VI fino a € 10.329.000
  9. VII fino a € 15.494.000
  10. VIII per importi oltre € 15.494.000 (convenzionalmente stabilito in € 20.658.000, relativamente al rispetto dei requisiti)

Esse abilitano l’impresa a partecipare ad appalti per importi pari alla relativa classifica accresciuta di un quinto (cioè incrementata del 20%).

La classifica di importo è ovviamente commisurata alla capacità tecnica ed economica dell’impresa.

Per Qualificazioni in classifiche maggiori alla II è necessario dimostrare il possesso di un Sistema di Qualità aziendale, certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001.

L’Organismo di Attestazione, in sede di istruttoria di qualificazione, è tenuto a verificare la veridicità e la sostanza di tutte le dichiarazioni e di tutti i documenti prodotti dall’impresa prima del rilascio dell’Attestazione SOA, sia attraverso l’interrogazione di sistemi informativi, sia contattando direttamente l’Ente competente.

Requisiti SOA di Ordine Generale

Regolarità ai fini della normativa antimafia e requisiti di moralità professionale(assenza di condanne incidenti sulla moralità professionale per i titolari, i rappresentanti legali, i direttori tecnici, i soci di società di persone ecc. la verifica riguarda anche i soggetti cessati dalla carica nell ’anno antecedente la data di sottoscrizione del contratto con la SOA).

Iscrizione al Registro delle Imprese e assenza di procedure concorsuali(fallimento, concordato preventivo, ecc.).

Regolarità e assenza di gravi violazioni nello svolgimento della attività d’impresa(assenza di errori gravi nell’esecuzione di lavori pubblici, di irregolarità fiscali (non devono esserci cartelle esattoriali notificate oltre i 5000 euro di importo e non rateizzate) , di false dichiarazioni, di gravi infrazioni in materia di sicurezza, assenza di sanzioni interdittive, ecc.).

Non aver prodotto false dichiarazioni con dolo o colpa grave.

Regolarità ai fini della norma che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili.

Regolarità del DURC(Documento Unico di Regolarità Contributiva).

Requisiti SOA di Ordine Speciale

Idonee referenze bancarie.

Cifra d’affari in lavori pari al 100% degli importi delle classifiche richieste nelle varie categorie.

Patrimonio netto di valore positivo riferito all’ultimo bilancio depositato (solo per i soggetti tenuti alla redazione del bilancio).

Idonea attrezzatura tecnica non inferiore al 2% della cifra d’affari in lavori (attrezzatura in proprietà, in leasing o in noleggio); l’ammontare dell’attrezzatura a nolo non può superare il 60% del valore totale.

Idoneo organico medio annuo dimostrato dal costo complessivo sostenuto per il personale dipendente non inferiore al 15% della cifra d’affari in lavori, di cui il 40% per il personale operaio; in alternativa il costo del personale assunto a tempo indeterminato non inferiore al 10% della cifra d’affari in lavori, di cui l’80% riferito a personale tecnico laureato o diplomato. In caso di società di persone o imprese individuali è possibile usufruire della “retribuzione convenzionale INAIL, solo pero’ nel caso sia prevista la presenza di un socio o piu soci lavoratore dalle scritture contabili”.

Requisiti SOA di capacità tecnica e direttore tecnico

Idonea direzione tecnica, il direttore tecnico deve essere in possesso di idoneo titolo di studio o, per classifiche fino alla III-bis, di esperienza professionale quinquennale come direttore di cantiere; deve possedere i requisiti generali previsti dalla norma ; il ruolo di direttore tecnico può essere ricoperto dal titolare dell’impresa, dal legale rappresentante, dal socio, dall’amministratore, da un dipendente o da un professionista esterno in possesso di contratto d’opera professionale regolarmente registrato.

Per imprese individuali costituite ante Marzo 2000, il ruolo del direttore tecnico può essere svolto dal titolare d’impresa senza occorrenza di dimostrazioni ulteriori.

Esecuzioni di lavori nell’arco temporale degli ultimi 15 anni, nelle singole categorie di importo non inferiore al 90%di quello della classifica richiesta.

Lavori di punta:esecuzione di un lavoro o, in alternativa, di due lavori o, in alternativa, di tre lavori in ogni categoria richiesta di importo rispettivamente pari al 40% (1 lavoro), al 55% (2 lavori), al 65% (3 lavori) di quello della classifica richiesta.

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Business

Software per la sicurezza sul lavoro

Il nuovo software per la sicurezza sul lavoro, Job81, ti permette di avere sempre sottocchio le esigenze della tua azienda a tutti gli obblighi di sicurezza e ambiente evitandoti problemi e sgradevoli quanto onerose sanzioni.

Il testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un complesso di norme della Repubblica Italiana, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, emanate con il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.

Il decreto legislativo 81/2008 propone un sistema di gestione della sicurezza e della salute in ambito lavorativo preventivo e permanente, attraverso:

1) l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio;
2) la riduzione, che deve tendere al minimo, del rischio;
3) il continuo controllo delle misure preventive messe in atto;
4) l’elaborazione di una strategia aziendale che comprenda tutti i fattori di una organizzazione (tecnologie, organizzazione, condizioni operative, ecc…).

Il decreto, inoltre, ha definito in modo chiaro le responsabilità e le figure in ambito aziendale per quanto concerne la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o cercando di ridurre al massimo i rischi che possono procurare dei danni a questi soggetti.

Il datore di lavoro, in virtù di queste sue responsabilità, deve anche adempiere agli obblighi che gli impongono di mettere nelle condizioni il lavoratore di utilizzare macchinari, utensili e strumentazioni che non presentino nessun rischio per la salute e l’integrità.

A questo si affianca anche l’obbligo di informare e formare i dipendenti circa i pericoli che possono derivare da un utilizzo non idoneo dei macchinari e degli utensili.

A tal proposito, recentemente il D.Lgs. 106/2009, rispetto al D.Lgs. 81/2008, ha previsto delle sanzioni penali più pesanti per la violazione di questi obblighi.

Oltre al dovere di informare, al datore di lavoro viene anche attribuito il compito di vigilare e verificare il rispetto da parte dei lavoratori delle norme antinfortunistiche.

Il datore di lavoro ha quindi un duplice obiettivo: garantire una corretta informazione ed un esatto addestramento, e osservare attentamente che quanto insegnato sia poi messo in pratica dai dipendenti.

Il software per la sicurezza sul lavoro Job81 è nato per permettere di tenere sempre sottocchio tutti gli obblighi di sicurezza e ambiente evitando al datore di lavoro problemi e sgradevoli quanto onerose sanzioni.

Aggiornamenti normativi automatici

Il software gestionale online per la sicurezza e per la gestione della documentazione dedicato ad aziende, professionisti e RSPP, viene tempestivamente aggiornato per adempiere alla normativa di riferimento.

Semplice reperibilità delle informazioni

Job81 ragiona come te! La piattaforma è studiata per rendere ogni operazione pratica e veloce: tutto viene catalogato con una logica impeccabile per aver sempre chiara la situazione dei dipendenti e dell’azienda.

Zero costi hardware grazie al cloud

Tutti i dati inseriti vengono salvati in cloud azzerando la possibilità di perdere informazioni importanti a causa di potenziali attacchi alla sicurezza della rete aziendale.

Riduzione dei tempi di lavoro

Il responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) grazie al software gestionale per la sicurezza perde meno tempo nella verifica della situazione aziendale e ha più tempo per seguire altre attività.

Digitalizzazione dei documenti

E’ ora di dire addio ai documenti cartacei per azzerare il rischio di smarrimento o di errore in fase di archiviazione. Job81 prevede la digitalizzazione di ogni tipo di documento in modo da facilitarne la ricerca e l’archiviazione.

Rischio sanzioni ridotto al minimo

Per evitare di incorrere in procedimenti penali e sanzioni amministrative, Job81 mette a disposizione dell’utente una panoramica aziendale per avere sempre sotto mano la situazione formativa e le certificazioni di ogni dipendente.

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Società

Visura catastale. A cosa serve e come richiederla

La visura catastale è un documento rilasciato dall’Agenzia delle entrate della Repubblica Italiana che riporta i dati tecnici e identificativi di terreni e fabbricati registrati presso il Catasto, l’archivio ufficiale di tutti i beni immobili presenti sul territorio nazionale.

Tutte le informazioni che si trovano in una visura catastale sono pubbliche e chiunque può avere accesso ai dati, naturalmente nel rispetto delle norme previste per legge. L’unica limitazione riguarda le planimetrie la cui consultazione è riservata solo a coloro che hanno diritto sull’immobile o alle persone delegate.

TIPI DI VISURA

Quando si richiede una visura catastale possono essere effettuate diverse tipologie di ricerche, in base alle informazioni che si hanno a disposizione:

– Immobile, quando siamo a conoscenza dei dati identificativi;
– Soggetto: quando siamo a conoscenza dei proprietari del bene;
– Partita: oramai in disuso, è un numero che identifica l’insieme di immobili su cui vantano contemporaneamente diritti, in un determinato periodo, i medesimi soggetti (ditta catastale).

Per quanto riguarda il periodo di riferimento, la visura può essere:

– Attuale: se vogliamo una visura riferita alla situazione catastale attuale;
– Storica: se vogliamo un elenco di tutte le situazioni relative al periodo richiesto compresa l’attuale; ad esempio se vogliamo conoscere i proprietari in un determinato anno o cosa è accaduto sull’immobile (passaggi notarili, cambi di reddito etc.).

COME LEGGERE UNA VISURA CATASTALE

Quella che segue è una spiegazione schematica dei dati contenuti in una visura catastale:

– Tipologia di visura: Viene indicata la tipologia di visura catastale richiesta (Visura per immobile o Visura per soggetto) e la data di aggiornamento dei servizi informatizzati del catasto.
– Dati della richiesta: In tale campo si individua il nominativo ricercato, riportando l’indicazione dell’estensione della ricerca (catasto terreni o catasto urbano) e la provincia di riferimento.

Nel caso del CATASTO URBANO le informazioni sono le seguenti:

– Soggetto individuato: Riporta l’anagrafica completa del soggetto individuato, così come registrata presso l’Agenzia delle Entrate.
– Indicazione unità immobiliari: Viene indicato il Comune in cui si trovano le unità immobiliari ed il relativo codice catastale di riferimento.
– Dati identificativi: Sono i dati che permettono di individuare con certezza le unità immobiliari in carico al soggetto (Sezione urbana, Foglio, Particella, Subalterno).
– Dati classamento: Sono l’insieme dei dati che permettono di ottenere la relativa rendita dell’unità immobiliare (Zona Censuaria, Micro zona, Categoria, Classe, Consistenza, Rendita).
– Altre informazioni: Vengono indicate informazioni aggiuntive relative all’unità immobiliare. Tali informazioni possono non essere presenti per le unità accampionate prima dell’entrata in vigore del DPR 138/98 (Indirizzo, Dati derivanti da, Annotazioni).
– Totale: Riporta la sintesi del numero dei vani, della consistenza e della Rendita totale delle unità immobiliari inerenti ad ogni gruppo di unità immobiliari.
– Intestazione: Sono indicate tutte le persone fisiche e giuridiche che godono dei diritti sugli immobili rilevati (Dati Anagrafici, Codice Fiscale, Diritti e Oneri Reali, Dati derivanti da).

Per quanto riguarda il CATASTO TERRENI, le informazioni sono le seguenti:

– Dati identificativi: Sono i dati che permettono di individuare i terreni in carico al soggetto (Foglio, Particella, Subalterno).
– Dati classamento: Qualità, Classe, Superficie, Reddito.
– Altre informazioni: Vengono indicate informazioni aggiuntive quali l’anno ed il numero dell’ultimo frazionamento che ha interessato il terreno in carico al soggetto.

A COSA SERVE LA VISURA CATASTALE

La visura catastale consente ai soggetti privati e giuridici di reperire i dati catastali di immobili, terreni e fabbricati appartenenti a altre persone fisiche e giuridiche, ma la sua utilità è prevalentemente informativa. I dati contenuti nella visura catastale non hanno infatti valenza legale, in quanto il catasto è definito un ente non probatorio. I dati contenuti possono perciò non rispecchiare la realtà dei fatti, per esempio gli intestatari di un immobile possono non essere corretti, oppure variare nel tempo.

Per i motivi sopracitati, se si vuole far valere un qualche diritto reale su un immobile, terreno o fabbricato, è necessario recuperare un titolo di proprietà presso la Conservatoria dei registri immobiliare del territorio in cui si trova il bene. Tale documento può essere comunque ottenuto rivolgendosi al pubblico ufficiale che ha stipulato lo stesso atto, oppure, nel caso in cui il notaio non eserciti più la professione, recandosi presso l’archivio notarile competente per territorio.

Le visure catastali sono utili per diverse finalità:

– ricavare i dati necessari per compilazione Modello Unico o Modello 730,
– rilevare rendita catastale e superficie per il pagamento di tributi,
– come documento da allegare alla richiesta di allacciamento utenze,
– come documento da allegare alle pratiche di compravendita immobili, richieste di mutuo o pratiche di successione,
– per controllare la propria posizione presso il Catasto.

COME RICHIEDERE LA VISURA CATASTALE

Ci sono diverse modalità attraverso cui si può ottenere la visura catastale di un immobile:

– Presso gli uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate. Occorre compilare un apposito modulo che è possibile trovare online sul sito dell’Agenzia delle Entrate;
– Online attraverso il servizio Consultazione personale del sito dell’Agenzia delle Entrate;
– Tramite lo Sportello Amico di Poste Italiane. Il servizio è disponibile presso tutti gli uffici postali che espongono il logo Sportello Amico. Per la richiesta della visura catastale occorre compilare sempre l’apposito modulo.

Il Geometra La Placa offre la sua consulenza a Milano e Provincia sulle seguenti materie Prevenzione incendio, Sicurezza sul lavoro e Consulenza tecnica.

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Scienza e Tecnologia

Tutto quello che devi sapere per usare la tua TV come monitor del PC

Presto o tardi ti sei sicuramente chiesto anche tu come sarebbe avere un monitor gigante collegato al tuo computer. Pensa ad esempio quanto sarebbero più immersivi i tuoi giochi se avessi un monitor da 50 o 60 pollici invece di un monitor standard da 24 pollici!

Purtroppo, sebbene sia possibile utilizzare una TV come monitor del computer, ciò non significa che sia sempre l’opzione migliore.

In effetti si tratta di una soluzione meno attraente e conveniente di quanto possa sembrare (oltre a più costoso). C’è una ragione per cui le TV ad alta definizione (HDTV) in svendita nei supermercati non vanno a ruba per essere usate come monitor economici.

Nonostante ciò, puoi sicuramente utilizzare una HDTV come schermo del tuo PC.

Ecco tutto ciò che devi sapere su come impostare un televisore come monitor per il tuo computer.

TV AL POSTO DEL MONITOR: SI PUÒ FARE?

La risposta in breve è “Sì”.

Potrebbe essere necessario un cavo speciale, a seconda delle uscite del tuo PC e degli ingressi della tua HDTV, e dovrai controllare un paio di impostazioni, ma non dovresti avere troppi problemi ad agganciare la maggior parte dei PC moderni alla maggior parte dei moderni televisori HD.

I moderni televisori ad alta definizione hanno uscite HDMI. Alcuni televisori HD più vecchi hanno ingressi DVI e alcuni hanno ingressi VGA specificatamente progettati per l’uso del PC.

Se la tua scheda grafica ha un’uscita HDMI sei a posto: basta usare un cavo HDMI per collegare il tuo PC alla televisione.

Se stai utilizzando una scheda grafica o una scheda madre più vecchia che ha solo un’uscita DVI, puoi acquistare un cavo adattatore DVI-HDMI e collegarlo all’uscita HDMI della tua TV HD.

I vecchi televisori ad alta definizione e alcuni vecchi computer che dispongono solo di ingressi e uscite VGA non sono invece una scelta ideale. VGA è infatti un segnale analogico che restituisce un’immagine molto più sfocata e con una risoluzione più bassa di quella ottenibile con un cavo HDMI o DVI.

Se usi DVI o VGA, molto probabilmente dovrai collegare l’audio del tuo PC alla TV separatamente, oppure utilizzare altoparlanti esterni o cuffie.

IMPORTANTE: VERIFICA LA RISOLUZIONE DELLA SCHEDA GRAFICA

Per prima cosa dovrai determinare se la tua scheda grafica (o la grafica integrata del tuo PC) è in grado di trasmettere alla risoluzione della tua TV ad alta definizione.

Se la scheda grafica non è sufficientemente potente rischia di surriscaldarsi e di bruciare! Quindi, mi raccomando, non prendere sotto gamba questo passaggio perché è importantissimo.

1) Per prima cosa devi individuare la risoluzione della tua HDTV consultando il manuale del produttore.

Alcuni televisori ad alta definizione hanno risoluzioni non standard: non è detto quindi che la tua HDTV sia supportata. Tuttavia, la maggior parte delle HDTV si attiene alle risoluzioni standard 720p, 1080p o 4K.

2) Quindi, verifica la massima risoluzione supportata dalla tua scheda grafica/grafica integrata accedendo alle impostazioni del tuo monitor.

Coincide? Allora è tutto okay!

Se invece la tua scheda grafica non è abbastanza potente per supportare la risoluzione dello schermo, non collegarlo.

DENSITÀ DEI PIXEL E QUALITÀ DELL’IMMAGINE

Ci sono alcuni fattori da tenere a mente se desideri utilizzare un HDTV come monitor di un computer.

La densità dei pixel, o il numero di pixel racchiusi in un pollice quadrato dello schermo (misurato in pixel per pollice o ppi), è il fattore più importante da considerare.

Uno schermo per laptop da 15,6 pollici con una risoluzione di 1920 x 1080 ha una densità di pixel di 141,21ppi, mentre uno schermo HDTV da 32 pollici con la stessa risoluzione ha una densità di pixel significativamente inferiore, di soli 68,84ppi.

Più bassa è la densità dei pixel, meno chiara e dettagliata è l’immagine.

TV COME MONITOR: NE VALE LA PENA?

Dipende.

Se il tuo obiettivo è quello di risparmiare tenendo comunque un buon rapporto qualità/prezzo, sappi che una HDTV non ti farà necessariamente risparmiare rispetto a un monitor.

In effetti, se sei in procinto di acquistare un nuovo schermo, il consiglio è quello di acquistare un monitor per computer.

Per prima cosa, i televisori HD più piccoli ed economici hanno in genere una risoluzione di 720p, mentre i monitor con prezzi simili sono quasi sempre 1080p. Quindi, se stai cercando qualcosa di meno di 27 pollici, una HDTV sarà probabilmente più costosa e con una risoluzione inferiore.

Se stai cercando qualcosa di più grande di 27 pollici, ricorda che la densità dei pixel diminuisce in modo significativo con ogni pochi pollici che guadagni, e c’è una buona ragione per cui i produttori di TV HD suggeriscono di sedersi a qualche metro di distanza dai loro schermi.

Se hai bisogno di un monitor da lavoro per leggere le e-mail da vicino o come schermo per vedere film, è consigliabile qualcosa con una densità di pixel abbastanza alta affinché il testo sia leggibile e le immagini del film non sgranate.

E ricorda sempre che un display di grandi dimensioni può comunque causare affaticamento della vista e del collo se ti siedi troppo vicino.

Link: Riparazione computer Roma

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Scienza e Tecnologia

Come evitare il surriscaldamento del computer

Quando il computer è acceso quasi tutti i suoi componenti elettronici si riscaldano e in alcuni casi possono surriscaldarsi e danneggiarsi.

L’esposizione costante alle alte temperature può causare gravi danni alle componenti della scheda madre. Il surriscaldamento può quindi distruggere e ridurre la durata dei componenti all’interno del computer.

Il principale vantaggio di mantenere il computer “fresco” è quindi quello di aiutarti a evitare costose riparazioni in futuro

Ecco un elenco di modi per mantenere fresco il tuo PC:

SPEGNI IL COMPUTER QUANDO NON VIENE UTILIZZATO

Un computer continua a produrre calore finché è in esecuzione, anche quando non lo si utilizza.

Anche a modalità “ibernazione” non va bene, poiché lascia il disco in rotazione riducendo la vita della stesso. Anche per  solo poco tempo di inattività, ad esempio per la pausa pranzo, spegni il computer.

PULISCI REGOLARMENTE IL COMPUTER

È essenziale pulire regolarmente il computer, in particolare le ventole di raffreddamento.

Le ventole collegate all’interno del case del computer vengono utilizzate per il raffreddamento attivo del computer. Nel tempo, polvere e sporco possono accumularsi in questi ventilatori. Lo sporco accumulato può rallentare o, nel peggiore dei casi, impedire alle ventole di funzionare.

Se le ventole non riescono a espellere l’aria calda abbastanza velocemente, alcune parti interne alla fine si surriscaldano.

Per pulire la ventola di raffreddamento segui questi passi:

1) Spegni il computer e scollega i cavi dalla presa elettrica;
2) Apri il case togliendo le viti con un cacciavite;
3) Pulisci la ventola utilizzando un compressore ad aria compressa (quelli che si usano per gonfiare i pneumatici) tenendoti a una distanza adeguata dalla ventola in modo che il getto non soffi troppo forte contro di essa (provalo prima sulla tua mano per misurarne la potenza), facendo attenzione a tenere la ventola ferma con le dita, un’eccessiva rotazione in un solo verso danneggerebbe irrimediabilmente la Bronzina (o Cuscinetto di rotazione) della ventola stessa

Raccomandazioni importanti:

1) non spruzzare, non versare liquidi e non inserire oggetti direttamente nelle parti del computer.
2) Non usare le bombolette ad aria compressa. Nelle bombolette non c’è veramente aria compressa come il nome suggerisce, ma composti chimici liquidi che si trasformano in gas all’uscita dalla bomboletta.

Già che ci sei puoi prendere in considerazione di pulire anche monitor, tastiera e mouse. Il tuo computer te ne sarà certamente grato.

NON LIMITARE IL FLUSSO D’ARIA ATTORNO AL COMPUTER

Prima di tutto assicurati di collocare il computer in una stanza in grado di fornire sempre un flusso d’aria sufficiente sollevandolo da terra almeno di 30 cm, altrimenti si crea l’effetto “aspirapolvere”.

Ricorda che il PC non deve trovarsi accanto ad altri oggetti che impediscono la circolazione dell’aria, come pareti, mobili o altri elettrodomestici. Dovrebbero esserci almeno due o tre pollici di spazio su entrambi i lati del case.

Poiché la maggior parte dell’aria calda esce dalla presa d’aria sul retro del case del computer, questa parte dovrebbe essere completamente chiara e aperta.

È importante che la posizione fisica non contribuisca ulteriormente al calore del computer.

Accertati che il PC non sia posizionato nelle vicinanze di un forno, un frigorifero, apparecchi di cottura e altre cose che possono soffiare aria calda o trasferire calore nel sistema del computer.

Se la stanza in cui si trova non corrisponde a questi requisiti, prendi in considerazione di spostare il computer in un ambiente più fresco e pulito. Una stanza climatizzata è l’ideale.

USA IL COMPUTER CON LA CUSTODIA CHIUSA

Sembrerebbe logico tenere aperto il case mentre il computer è in esecuzione per mantenerlo più fresco. Non è forse vero?

Non lo è.

Il problema è che sporcizia e polvere si possono accumulare e ostruire più rapidamente le ventole del computer quando il case viene aperto. Ciò può causare il rallentamento o la rottura delle ventole stesse.

VALUTA DI INSTALLARE UNA VENTOLA SUPPLEMENTARE

Questa piccola ventola può essere collegata alla parte anteriore o posteriore del case del computer.

Esistono due tipi di ventole: una in grado di aspirare aria più fresca nella custodia e una in grado di espellere l’aria calda dalla custodia. L’installazione è un ottimo modo per raffreddare il tuo computer.

CAMBIA LA VENTOLA PER LA CPU

La CPU è il componente più importante all’interno del computer. Quando si eseguono applicazioni impegnative, la CPU e la scheda grafica si surriscaldano.

Prendi in considerazione l’acquisto di una ventola per la CPU di alta qualità e più grande in grado di mantenere la temperatura della CPU più bassa rispetto alla ventola CPU pre-installata sul tuo computer.

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Etica e Società

Divise da lavoro e loro significato

Sono molte le professioni che richiedono divise da lavoro di tipo specialistico, adeguate all’attività che si sta svolgendo.

Parliamo ad esempio del personale che lavora presso le fabbriche o le industrie, le professioni nel settore medico-sanitario, la ristorazione e tanto altro ancora: sono sempre di più infatti i settori in cui si decide di vestire il proprio personale in divisa, a cominciare dalle catene di negozi che richiedono, se non proprio una divisa, un abbigliamento particolare al proprio personale.

O all’industria alimentare che richiede mascherina, cuffietta, camice e guanti. Oppure al personale ospedaliero che ha bisogno di un abbigliamento speciale dalla testa ai piedi.

L’abbigliamento da lavoro è un tipo di indumento preposto allo svolgimento di una determinata attività e va quindi indossato prima di lavorare e tolto prima di lasciare il posto di lavoro. Solitamente chi lavora in divisa dovrebbe anche evitare di indossare troppi effetti personali come orologio e gioielli qualsiasi altra cosa che potrebbe essere di impedimento per il normale svolgimento delle attività lavorative.

È anche importante occuparsi della pulizia e dell’ordine del proprio abbigliamento da lavoro, esattamente come se si trattasse dei nostri abiti di ogni giorno. Anche i piccoli dettagli, infatti, vanno a vantaggio dell’immagine dell’azienda per cui si lavora e in questo caso il rispetto è d’obbligo.

Inoltre, adeguati capi di abbigliamento da lavoro possono anche essere utili nella prevenzione di eventuali incidenti, soprattutto per determinate categorie di lavoratori, ad esempio gli operai, che indossano accessori e indumenti antinfortunistici come caschi, mascherine, guanti speciali, scarpe rinforzate.

Anche l’igiene è un aspetto di fondamentale importanza per quel che riguarda l’abbigliamento da lavoro, che in particolar modo in alcuni ambiti lavorativi potrebbero diventare un ricettacolo di microbi.

L’abbigliamento da lavoro ha origine nell’ambiente industriale e in altre categorie lavorative, dove vengono impiegate persone per il lavoro all’aria aperta, ad esempio gli operatori ecologici, oppure nelle mense, dove è comunque richiesto un abbigliamento particolare.

Indipendentemente dall’attività lavorativa svolta, gli indumenti da lavoro hanno il comune denominatore della sicurezza. In alcuni settori industriali, come ad esempio l’industria, l’abito da lavoro è uno standard e un must per qualsiasi persona lavori all’interno di una determinata azienda.

Questa esigenza deriva naturalmente dal tipo di lavoro svolto: nelle industrie infatti gli operai sono spesso a contatto con materiali che possono sporcare, lasciare odori sgradevoli o essere in ogni modo dannosi o pericolosi per la salute, che si tratti di liquidi bollenti o di acidi, o dei prodotti chimici che spesso vengono utilizzati anche nell’industria alimentare.

Solitamente in questo settore lavorativo l’abbigliamento da lavoro è realizzato in cotone, nella maggior parte dei casi con colorazione blu, e con una trama particolarmente resistente in modo da non sfibrarsi a causa dei ripetuti lavaggi energici spesso ad alte temperature.

Ovviamente i capi di abbigliamento da lavoro non vengono utilizzati solo nel settore industriale privato ma in qualsiasi attività lavorativa dove si trattano materiali particolari o si svolgono lavori fisicamente impegnativi, basta pensare agli operai che lavorano per la creazione del manto stradale di strade e autostrade o chi si occupa di smaltimento di rifiuti.

Oltre a sicurezza personale, spesso gli indumenti da lavoro servono anche a garantire la massima igiene sul posto di lavoro, ad esempio quando parliamo del settore della ristorazione e delle aziende ospedaliere.

Gli ospedali (sia le strutture pubbliche che quelle private),le cliniche, i laboratori di analisi e tutti i luoghi di lavoro del settore sanitario prevedono l’utilizzo da parte del personale di un abbigliamento adeguato, che serve in primo luogo come segno di riconoscimento sia per le varie persone che vi lavorano, che spesso non sono poche, sia per i fruitori del servizio, che sanno identificare senza problemi un camice bianco.

Articolo offerto da La Bottega del Camice, divise da lavoro Brescia.

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Etica e Società

La storia dell’abbigliamento

L’abbigliamento nasce in tempi preistorici per rispondere a esigenze di tipo utilitaristico. Esso protegge il corpo umano dai pericoli dell’ambiente: sia agenti atmosferici (freddo, pioggia, sole..), sia insetti, sostanze tossiche, armi e altri rischi alla sicurezza personale.

Tutti gli scavi finora effettuati che hanno portato al rinvenimento di oggetti e resti fossili risalenti al Paleolitico (da circa 2,5 milioni a 11-10.000 anni fa) non hanno portato alla luce elementi che possano dimostrare con sicurezza l’utilizzo di oggetti di abbigliamento da parte di ominidi in quel periodo.

Il ritrovamento di rudimentali strumenti in pietra, realizzati con la tecnica della pietra scheggiata, atti con ogni probabilità alla trasformazione delle pelli in indumenti, ha però portato molti antropologi a sostenere che già 18.000 anni fa (periodo Magdaleniano), e forse anche prima, gli uomini utilizzassero pelli per coprirsi.

In questo contesto la ragione fondamentale per cui gli esseri umani cominciarono a lavorare le pelli, per poi indossarle, è da ricercarsi nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri animali, dalle intemperie. Non sono comunque da sottovalutare altri fattori.

Tra questi occorre citare la funzione simbolica dell’abbigliamento: indossare la pelle di un altro animale era equivalente a identificarsi con esso, oltre a dimostrare la propria forza, con cui si era ucciso lo stesso. Con ogni probabilità l’introduzione delle pelli per coprire il corpo ha un legame anche con delle forme primitive di pudore.

Questo contravviene alcune teorie secondo le quali il senso del pudore sia stata una condizione psicologica dettata dall’abbigliamento: essendo gli altri appartenenti alle comunità primitive coperti, l’uomo nudo percepiva la propria diversità dalla norma ed era portato ad equipararsi agli altri per non essere “escluso”.

L’adozione di forme di abbigliamento agli albori della civiltà umana è quindi dovuta sia ad un fattore funzionale (protezione del corpo) sia a fattori di altra natura (simbolici, religiosi, psicologici, ecc.).

Durante gli ultimi millenni dell’Età della pietra l’utilizzo di pelli di animali per coprirsi si diffuse tra gli uomini. Una vera e propria rivoluzione nel costume avvenne nel momento in cui si diffuse tra le civiltà preistoriche la lavorazione dei tessuti, che spesso garantivano maggiore protezione dal freddo e una maggiore reperibilità.

La nascita della tessitura, avvenuta intorno al VI-V millennio, portò ad una notevole crescita dell’uso delle vesti, che venivano tessute anche grazie ai primi telai, che apparvero proprio nel Neolitico, anche se erano assai rudimentali. La filatura e la tessitura furono introdotte nel mondo antico grazie agli strumenti, che gli uomini preistorici iniziarono ad utilizzare intorno al 4500 a.C.

Nel Mondo antico l’abbigliamento era costituito esclusivamente da oggetti filati di tessuto, e l’utilizzo di pelli di animale fu ben presto superato nella maggior parte delle comunità già a partire dal I millennio a.C. I tessuti utilizzati variano a seconda del luogo: ad esempio in Cina era assai sviluppata la produzione della seta, in India la canapa ed il cotone ed in Egitto il lino.

In Europa occorre ricordare come i Fenici furono i primi a praticare la tintura dei tessuti, grazie alla scoperta del pigmento della porpora, ricavato dall’essiccazione del murice.

A questo punto dell’evoluzione umana l’abbigliamento non era più visto esclusivamente come metodo per proteggersi da intemperie o altri agenti esterni, ma costituiva soprattutto un simbolo di appartenenza ad un gruppo (economico, religioso, politico, ecc.). I popoli mediterranei consideravano la porpora un bene di lusso ed i Fenici ottennero grossi guadagni vendendola alle altre popolazioni. Tra gli altri tessuti utilizzati nel mondo antico ricordiamo il cotone, la lana e il bisso.

L’Impero Romano con la sua grande espansione venne in contatto con gli usi ed i costumi di molte popolazioni, dalle quali importò l’utilizzo di alcuni tessuti per il vestiario quotidiano o riservato ai più ricchi. Vengono così confezionati abiti come la toga, la tunica ed il pallio.

Dopo Roma la filatura e la tessitura di seta, lino e lana diventano comuni a gran parte delle comunità europee, in particolare quella Bizantina, grazie ai suoi rapporti privilegiati (data la collocazione geografica) con l’Oriente. Di queste tre fibre tessili la più diffusa in questo periodo fu certamente la lana, sia per ragioni economiche (l’allevamento di ovini era abbastanza diffuso) che funzionali (alta capacità termica della stessa).

Lo sviluppo del settore tessile conosce un fermento, almeno per quanto riguarda l’Europa, a partire dai primi secoli del I millennio d.C., grazie soprattutto ad una rinascita degli scambi commerciali sia tra le nazioni sia tra Oriente ed Occidente. In Italia l’importazione di tessuti era uno dei fattori che produssero più ricchezza per le repubbliche marinare, anche se assunse un certo rilievo anche il commercio interno, soprattutto per rifornire le città più ricche (Firenze, Palermo, Lucca, ecc.).

L’abbigliamento di lusso o comunque con materiali pregiati rimase appannaggio delle classi nobiliari, delle corti di re e imperatori e dei ceti più abbienti (grandi commercianti, banchieri, ecc.). La qualità generale delle vesti comunque aumenta anche per le fasce di popolazione meno agiate, anche grazie all’adozione di strumenti che permettono una maggiore precisione nella sartoria: il ditale, gli aghi d’acciaio, le forbici a lame incrociate.

Lo sviluppo dell’abbigliamento era andato di pari passo con quello della tecnologia tessile, in particolare con lo sviluppo dei telai: nel 1790, nell’ambito della Rivoluzione industriale, Joseph-Marie Jacquard inventa l’omonimo telaio, che permette di aumentare sia la precisione sia la velocità di produzione dei tessuti.

L’evoluzione tecnologica si estende anche ai filatoi: tutto ciò attribuisce il primato nell’industria tessile ai paesi che per primi sono investiti dal fenomeno della rivoluzione industriale, tra tutti l’Inghilterra. Il mercato del vestiario conosce una crescita continua: la produzione tessile si meccanicizza e razionalizza assumendo notevoli dimensioni, rendendo l’industria dell’abbigliamento la più sviluppata del periodo.

Tra le fine del Settecento e l’Ottocento l’industria tessile è in grado di soddisfare le richieste, oltre che delle classi più abbienti, anche della media e bassa borghesia. Durante il XIX secolo cominciano ad apparire quei tipi di vestiti che sono utilizzati ancora oggi: aderenti al corpo, con le maniche, leggeri o pesanti, con stoffe prevalentemente scure.

Il miglioramento delle condizioni igieniche, assieme a quelle economiche, permette ad una buona parte della popolazione europea e nord-americana di indossare la biancheria. Il 1842 è un’altra data fondamentale: John J. Greenough brevetta la macchina per cucire, con la quale gli indumenti possono essere confezionati con grande velocità, ed il risparmio di denaro che ne deriva fa sì che la produzione può assumere dimensioni ancora più vaste.

L’industria dell’abbigliamento può adesso realizzare la produzione in serie dei vestiti, favorendo la creazione di centri industriali tessili e di grandi magazzini per la vendita dei loro prodotti. Successivamente, sia nell’Ottocento che nel secolo successivo, il perfezionamento della macchina per cucire permetterà di meccanizzare anche altre operazioni (ricamo, soprafilo, rammendo, cucitura dei bottoni, ecc.).

L’abbigliamento conobbe, nel XX secolo, una evoluzione straordinaria, ed una espansione produttiva e tecnologica senza pari. I due conflitti mondiali, ed i relativi dopoguerra, portano, dapprima, la crisi economica in molte nazioni: i materiali pregiati diventano appannaggio di pochissimi, mentre si diffondono quelli di recupero (lana riciclata, sughero per le scarpe).

In seguito, con il miglioramento della situazione economica, si ha un sempre maggiore sviluppo dell’industria del vestiario, che introduce, oltre ad una grandissima scelta di nuovi prodotti (busti, tailleur, gonne, jeans, tute da sport tanto per citarne alcuni) anche la scelta di nuovi materiali frutto della tecnologia come le fibre artificiali e sintetiche, meno costose e adattabili a situazioni diverse (tecnofibra).

Articolo offerto da La Bottega del Camice, abbigliamento professionale Brescia.

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Etica e Società

L’igiene degli abiti da lavoro

L’igiene è un aspetto di fondamentale importanza per quel che riguarda l’abbigliamento da lavoro, che in particolar modo in alcuni ambiti lavorativi potrebbero diventare un ricettacolo di microbi.

Nella maggior parte dei casi il lavaggio di questi indumenti viene eseguito da ditte esterne specializzate nell’igienizzazione delle divise da lavoro, ma ci sono casi in cui lo si può fare anche da soli, utilizzando una normale lavatrice avendo comunque cura di non lavarli insieme agli altri indumenti e di utilizzare detergenti che abbiano anche una funzione antibatterica che garantisca un livello di pulizia più profondo e accurato, soprattutto nel caso di indumenti che vengono utilizzati in particolari ambienti ad esempio quello della ristorazione o quello medico-sanitario.

Oltre a sicurezza personale, spesso gli indumenti da lavoro servono anche a garantire la massima igiene sul posto di lavoro, ad esempio quando parliamo del settore della ristorazione.

Non per niente, cuochi, barman e camerieri nella maggior parte dei casi svolgono la loro attività in divisa, con l’aggiunta di cuffiette, camici e guanti per chi lavora a contatto con il cibo nelle fasi di preparazione. Il tutto, nel rispetto delle basilari norme igienico sanitarie previste per il settore della preparazione degli alimenti che andranno serviti al pubblico.

Dalle grandi mense aziendali o scolastiche fino ad arrivare al ristorante di quartiere, un abbigliamento adeguato per chi lavora in cucina a contatto con il cibo è obbligatorio e regolato da una serie di normative di legge.

Nel settore sanitario e ospedaliero, più che in tanti altri, è di fondamentale importanza la questione igienica, in quanto si è sempre a contatto con i degenti e spesso le spore e i batteri si attaccano ai tessuti e vengono trasportati dentro e fuori dagli ospedali, con conseguenti rischi sia per i degenti che per il personale.

Nel caso in cui non si utilizzino i lavaggi industriali, infatti, è necessario prestare particolare attenzione alla pulizia e al lavaggio degli indumenti da lavoro, avendo cura di utilizzare il pre-lavaggio e speciali prodotti battericidi come ad esempio il Napisan, per citarne uno. Anche il lavaggio a secco è un metodo di lavaggio altamente disinfettante che può essere utilizzato per questo tipo di indumento.

Certo, la cosa migliore sarebbe sterilizzare gli indumenti con lavaggi a 100 gradi, che assicura un’igienizzazione completa pur rispettando i tessuti. Per effettuare questa sterilizzazione bisogna necessariamente lavare gli indumenti in lavanderia, specificando il tipo di lavaggio richiesto.

Articolo offerto da La Bottega del Camice, abiti da lavoro brescia.

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Etica e Società

Storia del ricamo

Il ricamo ha origini antichissime e si distingue in:

– Ricamo bianco, così detto anche se eseguito con fili colorati, per la biancheria personale e da casa.
– Ricamo fantasia, in cui viene sfruttato ogni tipo di materiale: seta, lana, cordoncino, lustrino, ecc.
– Ricamo in colore, per ottenere effetti suggestivi.
– Su tela, a fili contati.
– In oro, per parati e tessuti importanti, con seta e oror, molto in rilievo e resistente, per paramenti e arazzi.
– Ricami a riporto, che si ottengono con l’applicazione di tessuti diversi da quello del fondo per ottenere un dato disegno.
– ricamo ad arazzo, uno dei più antichi, a fili contati, che riproduce scene di caccia, di ambienti familiari o soggetti sacri.
– ricamo lamellato, molto delicato, per il quale si usa un ago piatto a 2 buchi.
– ricamo in metallo, per bandiere, gagliardetti e altre applicazioni di carattere militare.

Vi sono poi il ricamo umbro, a colori, quello persiano, fastoso e ricco, il ricamo a giorno, a bandiera, a intaglio e tanti altri.

Il ricamo rappresentava il modo più semplice per impreziosire e personalizzare i capi d’abbigliamento indossati da personaggi di grande risalto politico o religioso, aumentandone così dignità e prestigio.
In Italia, e precisamente in Sicilia, questa arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che vi introducono laboratori di tessitura e di ricamo, rispettivamente Thiraz e Rakam, dai quali escono manti cerimoniali di grande pregio. La parola ricamo, infatti, deriva dal lemma arabo raqm (racam) che significa “segno, disegno”.

La Chiesa assegna al ricamo il compito di edificazione religiosa. Il materiale che il Medioevo offriva per i soggetti era inesauribile, le figure del Vecchio e del Nuovo Testamento e la crescente schiera di Santi presentava un’infinita abbondanza di avvenimenti interessanti e meravigliosi. Dal Medioevo fino al XVI secolo inoltrato, i ricami sono sovente portatori di tradizioni popolari e di poesia, ma anche di leggende profondamente radicate nell’animo dei popoli.

Durante il regno dei Normanni, in particolare di Ruggero II, la maestria dei ricamatori e tessitori è tale che i loro manufatti sono degni di Papi e Imperatori. I motivi ornamentali sono, in quell’epoca, ancora limitati a pochi elementi fitomorfi (albero della vita, giglio) e zoomorfi (grifoni, pappagalli, aquile), resi in maniera schematica ed essenziale.

Ci rimane, quale monumentale testimonianza, il Mantello da incoronazione del Sacro Romano Impero, ricamato con oro e perle, con un motivo di cammelli assaliti da leoni tigrati, a specchio, separati da una palma da datteri, simbolo dell’albero della vita. Fu ordinato nel 1133 e fu portato a termine nel 1134; ora è conservato nel Kurstgeveben Museum di Vienna. Molto probabilmente la tecnica e i decori sono stati portati presso le altre maggiori corti della Penisola dalle stesse maestranze arabo-sicule, costrette a fuggire sulla fine del secolo XIII a seguito della rivoluzione dei Vespri.

La moda dei ricami coinvolge le “nobili et virtuose donne” europee, che continuano a trovare in quest’arte un modo materiale e spirituale di evadere dalla quotidianità familiare. A Venezia si occupa di ricamo persino suor Arcangela Tarabotti, la scrittrice femminista ante litteram.

Si diffondono ovunque gli Istituti di religiose che accolgono giovinette abbandonate per insegnare loro un mestiere, di ricamatrice o merlettaia, e per aiutarle poi, anche con l’apporto di una dote messa da parte in anni di lavoro all’interno del collegio, ad inserirsi degnamente in società.

In Francia la riorganizzazione dell’Arti e dell’Artigianato determinata dall’accorta politica di Jean Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV, riunisce in un unico luogo, dov’era esistita la Manifattura d’Arazzi di Gobelins, tutti i laboratori destinati a produrre soltanto per il re. Sotto la direzione del pittore Le Brun, dal 1663, una équipe di artisti rinomati, tra cui scultori, architetti, ebanisti, incisori, tessitori e ricamatori, vengono riuniti nella “Grande Fabrique” per creare gli arredi dei sontuosi interni ed il guardaroba personale del loro sovrano.

Nel Settecento si assiste addirittura ad un aumento di ricami, anche se forse meno rilevati e spessi.

Viene usato prevalentemente per l’abbigliamento maschile, “camiciole” e “velade” si arricchiscono di bassorilievi auro-serici lungo le bottonerie e sui bottoni, attorno alle tasche, a sottolineare gli orli degli scolli, gli spacchi, risvolti, sui paramani delle maniche sagomate. Sono per lo più fiori, di tutte le tipologie, a mazzi, a tralci a ghirlande, intrecciati a nastri, nodi d’amore, nappe, conchiglie e piume.

Articolo offerto da La Bottega del Camice, abbigliamento da lavoro Brescia.

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Le calze come status symbol nella storia

Le calze vengono usate dall’uomo sin dai tempi antichi, non solo per proteggere il piede o tenerlo più comodo ma come elemento di attrazione e distinzione sociale.

La loro storia risale addirittura alla civiltà egizia, dove la nobiltà ne faceva sfoggio. E sappiamo che durante l’impero romano erano molto apprezzati e diffusi dei calzini corti fatti di tessuto di lana.

Nel Medioevo vi fu una vera e propria rivoluzione nell’abbigliamento maschile: vide la luce la calzamaglia da uomo. Questa era ben lontana dalle calze maglie attuali da donna, infatti era confezionata con tessuti pesanti preziosi dai colori sgargianti.

Le calze erano parte integrante dell’abbigliamento e non un indumento intimo. La calza era per lo più solata con la punta a volte lunghissima, imbottita di crine per evitare che si piegasse sotto il piede. In Italia tuttavia non si arrivò agli eccessi della Francia, dove questa sorta di calzature, chiamate alla “poulaines”, avevano punte esageratamente lunghe da doverle reggere con un cordoncino fissato al ginocchio.

Questa moda fu di nuovo sostituita con il ritorno all’uso dei calzettoni lunghi e delle brache fino al tempo della Rivoluzione francese quando le brache si trasformarono in calzoni attillati che arrivavano fino al ginocchio, abbinati a delle calze. In questo periodo i colori andarono via smorzandosi.

Solo nel 1400 la calza diventò uso comune per le donne che le iniziarono a utilizzarle sotto i vestiti per il freddo.

Il vero e proprio cambiamento nella storia della calza è avvenuto con la rivoluzione industriale in Inghilterra e con quella politica in Francia; queste due nazioni sono sicuramente state, in tempi moderni, delle protagoniste della moda e dell’estetica. Infatti è in queste due nazioni che la calza, usata prima come protagonista dell’abbigliamento maschile, comincia ad essere coperta dai pantaloni e limitarsi ad occhieggiare da sotto al risvolto inferiore.

Nel 1589 in Inghilterra fu costruito il primo telaio per produrre le calze in quantità industriale. Le calze dunque in quella epoca erano considerate indumento status symbol per persone di alto livello sociale, ma con la diffusione del telaio in America le calze divennero presto un indumento accessibile a tutti. Iniziò il primo businnes delle calze.

Solo nel 1938 con la scoperta della fibra di naylon da parte di Wallace Carothers si diede impulso alla massiccia produzione di calze.

Negli anni ’50 iniziò la produzione delle calze da donna, sia velate che colorate, ma l’imposizione delle gonne ancora sotto al ginocchio non dettero la notorietà che le calze avrebbero già dovuto avere. Con gli anni ’60 l’azienda americana Du Pont lanciò sul mercato la calza di Lycra, che iniziò a diffondersi dopo il 1965, quando, insieme all’avvento della minigonna rappresentò una svolta per la moda femminile.

Attualmente la funzione della calza è quella di proteggere il piede dalla frizione con la scarpa e dal freddo. Per questi motivi i tessuti più adatti tra i quali scegliere le calze e con i quali confezionare questi indumenti sono sicuramente il cotone, la lana e il cachemire.

Infatti, questi materiali, permettono una migliore traspirazione della pelle e mantengono basso il livello di sudorazione e surriscaldamento del piede. Vi sono poi le calze di seta, più raffinate ma meno pratiche e più costose.

Anche se seminascosta dal pantalone o dalla gonna lunga, la calza ha comunque la sua importanza nell’impatto estetico perché aggiunge una nota di colore che va ad aggiungersi a quelle che conferiscono gli altri capi di abbigliamento.

Consigli per le calze da uomo: tranne casi eccezionali, legati all’abbigliamento esclusivamente sportivo, la calza va portata sempre lunga, a coprire il polpaccio. Un altro errore di ordine estetico da evitare è quello di indossare calze bianche (tranne che d’estate ed esclusivamente sotto pantaloni bianchi).

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Etica e Società

La storia degli Hotel in Italia

È molto difficile attribuire una data certa alla nascita dei primi hotel in Italia. Sappiamo attraverso scritti che delle prime strutture di accoglienza nacquero durante importanti manifestazioni sportive e religiose risalenti all’età classica.

Sono giunti a noi documenti più dettagliati e descrittivi dei primi “Hotel a Roma” sviluppati lungo le Vie consolari che servivano a fornire vitto, alloggio e un ricovero per i cavalli.

Si dovevano mostrare al loro interno scarni ed essenziali, gestiti da persone che molto spesso non godevano di un ottima fama e provenivano dai ceti più bassi della società. Il bere troppo diffuso e il vizio del gioco, portarono nell’alto Medioevo queste taverne ad un grande declino e solamente nel basso medioevo, con la nascita delle prime Hosterie si ebbe una ripresa di questo tipo di attività.

Fino ai primi del settecento, veniva spesso preferita soprattutto dagli alti ranghi della società l’ospitalità privata, poi con l’intensificarsi degli scambi commerciali e del commercio, divenne necessario sviluppare una vera e propria industria alberghiera atta a dare accoglienza ad una clientela più eterogenea dovuta a un turismo in grande espansione.

Il turismo di massa si e affermato in Italia alla fine degli anni ’50 favorendo l’uniformazione dei modelli culturali delle diverse classi sociali e determinando una nuova trama, più completa e complessa, del tessuto sociale. Per la prima volta anche le classi più deboli disposero di tempo libero, con la possibilita’ di occuparlo in vacanze organizzate che ricalcavano gli schemi dei servizi fino ad allora riservati al turismo d’élite.

Negli anni ‘6O del Novecento il “boom economico” italiano e il riassetto finanziario di molti Paesi europei, finalmente usciti dalle devastazioni causate dalla seconda guerra mondiale, coincise con un rinnovato interesse per la nostra penisola.

Scandinavi, inglesi, francesi, svizzeri, americani e tanti giapponesi affollarono l’Italia, che agli occhi del visitatore sembrava un’immensa pinacoteca, un unico museo con testimonianze archeologiche e reperti di tutti i secoli, un’enorme fonte termale, un formidabile ventaglio di colorite tradizioni, e così via.

Con la presenza di tanti stranieri cominciarono a circolare il marco tedesco, il dollaro americano e molte altre valute, definite nel loro insieme “valuta forte”.

In quegli anni si registrarono l’avanzamento della societa tecnologica, l’aumento dei consumi, la crescita del reddito nazionale.

Da allora il turismo ha fatto registrare una crescita costante nel movimento dei viaggiatori, negli arrivi alle frontiere, nelle presenze negli esercizi alberghieri ed extralbeghieri.

Padana Emmedue, lavanderia industriale con oltre 50 anni di esperienza nel noleggio biancheria, è in grado di offrire un servizio puntuale, 7 giorni su 7, per hotel, centri benessere e ristoranti delle province di Brescia, Verona, Bergamo, Milano, Mantova e Piacenza.

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Scienza e Tecnologia

A cosa servono le linee vita?

Lo scopo di un sistema anticaduta é quello di consentire che il lavoro da svolgere ad alta quota sia eseguito in sicurezza.

Nei lavori in quota, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto, e quando il dislivello è maggiore di quello imposto dalla legislazione vigente (2 mt), devono essere adottate misure di protezione collettive (parapetti, ponteggi, impalcature, reti, ecc), in mancanza di queste e/o per eliminare rischi residui occorre utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale combinati con ancoraggi singoli o linee vita rigide o flessibili che siano. Come previsto dal D.L. 81 del 9 aprile 2008 art. 115.

Nei lavori in quota si è esposti a rischi, sia di caduta dall’alto o strettamente legati ad essa, sia di natura diversa in relazione alla attività specifica da svolgere e che procurano morte o lesioni corporali o danni alla salute.

Si individuano le seguenti tipologie:

1.Rischio prevalente di caduta a seguito di cadute dall’alto.

2.Rischio conseguente alla caduta derivante da:
a)Oscillazione del corpo con urto contro ostacoli (effetto pendolo)
b)Sollecitazioni trasmesse dall’imbragatura sul corpo al momento dell’arresto della
caduta
c)Tempo di permanenza in sospensione inerte al dispositivo di arresto caduta.

3. Rischio connesso al DPI anticaduta:
a)Non perfetta adattabilità del DPI
b)Intralcio ai movimenti provocato dal DPI
c)Rischio di inciampo su parti del DPI.

4. Rischi innescanti la caduta:
a)Poca aderenza delle calzature
b)Vertigini
c)Abbagliamento
d)Scarsa visibilità
e)Colpo di calore
f)Repentino abbassamento della temperatura

5. Rischi specifici dell’attività lavorativa:
a)Natura meccanica (urti, tagli, caduta di oggetti, ecc)
b)Natura termica (scintille, fiamme libere, ecc)
c)Natura chimica
d)Natura elettrica

6. Rischi di natura atmosferica:
a)Vento
b)Pioggia
c)Ghiaccio o neve sul piano di calpestio

Le tipologie di caduta considerate sono:

1. Caduta libera. Distanza di caduta, prima che il sistema di arresto inizi a prendere carico, è superiore ai 0,6 mt, sia in caduta verticale che in caduta inclinata dove non sia possibile camminare senza l’aiuto di un corrimano. La caduta libera massima consentita è comunque comunque contenuta in mt 1,5 mt contenuta in mt 1,5 mt. Naturalmente lo spazio di arresto potrà essere superiore determinato dalla tipologia degli assorbitori, dall’allungamento fisico/meccanico del sistema sollecitato.

2. Caduta libera limitata. Come sopra ma da 0 a 0,6 mt.

3. Caduta contenuta. Spazio percorso non in caduta libera ma in fase di rallentamento/arresto per intervento dei sistemi di assorbimento di energia. Non oltre i 0,6 mt.

4. Caduta totalmente prevenuta. Situazione in cui non si può cadere per un sistema di trattenuta che impedisce all’operatore di raggiungere la zona a rischio.

La “linea vita” è normalmente costituita da un insieme di ancoraggi e funi orizzontali in acciaio che consente a più operatori di agganciarsi con mezzi di protezione individuale e di lavorare su coperture edili con un’ampia libertà di movimenti in completa sicurezza.

È necessario realizzare uno studio preliminare in funzione delle tipologie di coperture affidando l’installazione di quanto serve solo a personale qualificato.

Alla Misa Srl siamo specializzati in manutenzione e ispezione di Sistemi Anticaduta. Progettazione, collaudo e manutenzione di Linee Vita. Revisione di Imbracature e DPI Anticaduta.

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Etica e Società

Storia del matrimonio

Sposarsi al giorno d’oggi non è una cosa facile. Spesso, nel rapporto matrimoniale, non è sufficiente l’amore reciproco ma assumono notevole importanza circostanze economiche, che, in ogni caso, costituiscono la base della pianificazione familiare.

Ma, per conoscere a fondo tutti gli aspetti del matrimonio può essere interessante andare indietro nel tempo e capire cosa è cambiato nel corso degli anni.

La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium che ha per radice mater (madre). Nell’antica Roma, il matrimonio era un’istituzione fondata sul diritto naturale, definita come unione sessuale di un uomo e di una donna.

In una prima fase, presupponeva la sottomissione della donna all’autorità (manus) dell’uomo: questa forma di matrimonio, cum manu, riconosceva all’uomo, nei confronti della moglie, un potere analogo a quello esercitato sui figli e sugli schiavi.

Successivamente, al matrimonio cum manu subentrò il matrimonio sine manu, fondamentalmente libero e basato sul consenso degli sposi. Dal fatto che il matrimonio non si basi più su unione fisica ma sul consenso, derivano alcune importanti conseguenze, tra cui la legittimazione del divorzio, sia consensuale sia su iniziativa di uno dei due coniugi.

Nel passato si riteneva che il matrimonio fosse uno strumento per il marito per assoggettare la moglie al suo controllo: Infatti, la donna nel momento in cui si sposava, veniva considerata di proprietà del marito. E fu con il diritto romano che il matrimonio venne cominciò ad essere considerato un libero accordo tra due persone che decidono di vivere insieme.

La situazione cambiò poi radicalmente con l’avvento del cristianesimo. Il matrimonio divenne infatti un sacramento e venne considerato come fine principale quello della procreazione dei figli; fu anche previsto che l’unione tra marito e moglie fosse indissolubile ed inammissibile qualsiasi forma di scioglimento volontario.

Detta impostazione del matrimonio è rimasta valida in Italia fino alle soglie di questo secolo.Nel corso della storia del matrimonio furono spesso applicate diverse restrizioni, in alcuni casi molto particolari.

In tal senso va detto dell’endogamia, che limitava la scelta del coniuge esclusivamente all’interno della stessa cerchia etnica, religiosa, tribale o all’interno della stessa classe sociale. Venne universalmente proibito poi l’incesto, ossia i rapporti, siano essi matrimoniali o solo sessuali, tra genitori e figli.

Invece, il matrimonio tra fratelli e sorelle , solitamente vietato, fu permesso, o addirittura imposto in alcune civiltà quali l’Antico Egitto, in Persia, in Uganda, fra gli Incas, alla Hawaii e nello Sri Lanka. Nella maggior parte delle società il matrimonio fu comunque ” esogamo “, ossia proibito anche entro gradi di parentela più estesi (ad esempio, fra cugini).

A seguito della Riforma protestante, della Rivoluzione industriale e della diffusione dell’ideologia individualista, tipica delle società moderne, il matrimonio, visto come istituzione, subì diversi mutamenti.

Attualmente, ad esempio, la scelta del coniuge avviene principalmente per amore ma vi sono casi in cui, pur apparendo una scelta del tutto individuale, essa viene fortemente influenzata da numerosi fattori, come le diseguaglianze sociali, le pressioni etniche e religiose, quelle socioeconomiche.

In molti paesi, il matrimonio, riconosciuto indissolubile ad eccezione di casi particolari dalla Chiesa cattolica, ortodossa ed induista, è divenuto revocabile mediante la separazione legale ed il divorzio.

La Chiesa cattolica concede lo scioglimento del vincolo matrimoniale solo in particolari casi e dopo l’intervento del tribunale della Sacra Rota.Secondo la religione induista la moglie doveva seguire il marito anche dopo la morte.

Esisteva infatti un rito, detto suttee, vietato nel 1829 ma ancora diffusi nei primi del Novecento, nel quale la vedova era costretta a morire arsa sul rogo che avrebbe bruciato il corpo del marito defunto.Nei tempi antecedenti la rivoluzione industriale quando le famiglie erano considerate unità dedite al lavoro, la scelta del coniuge, spesso non era determinata dall’amore, bensì dagli interessi.

I proprietari terrieri, ad esempio, influenzavano la scelta del coniuge dei loro dipendenti, in quanto li consideravano una loro proprietà. Tra i nobili esisteva la regola che il marito e la moglie dovevano appartenere alla stessa classe sociale, mentre in India, il presupposto era appartenere alla stessa casta.

In tal modo la ricchezza portava ricchezza e chi era povero lo diventava sempre più.In questo senso, in alcuni paesi orientali (Malaysia, India, Giappone ecc.), sono molto comuni i fidanzamenti o i matrimoni tra bambini, in cui è ovviamente determinante la scelta dei genitori.

In Cina, fino agli anni Cinquanta, spesso accadeva addirittura che lo sposo e la sposa si incontrassero per la prima volta il giorno delle nozze.

Fino a poco qualche tempo fa, l’età in cui la donna arrivava al matrimonio era, mediamente, 23 anni, mentre, per l’uomo, si attestava intorno ai 26 anni.Ultimamente, la tendenza è in notevole rialzo.

Detto aumento dell’età media, se da un lato è dovuto al prolungamento degli anni di studio, dall’altro dipende dalla maggiore libertà a disposizione dei e dal miglior tenore di vita di cui godono.

Questo articolo è stato offerto da Blanca Riso e Perle. Ti aspettiamo da Blanca Riso e Perle, un moderno atelier a Rovato (BS) in cui potrete progettare il vostro giorno più bello scegliendo tra gli splendidi abiti da sposa in esposizione.

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Cosa è l’Attestazione SOA

L’attestazione SOA è il documento, rilasciato dalle Società Organismi di Attestazione (SOA), che dimostra il possesso dei requisiti di cui all’art. 8 della Legge 11/02/1994, n. 109.

Il possesso della qualificazione attestata dalla certificazione SOA è sufficiente ad assolvere ogni onere documentale circa la dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria ai fini dell’affidamento dei lavori di importo superiore a euro 150.000, nonché a garantire la stazione appaltante in ordine all’affidabilità dell’impresa certificata.

Le tipologie di imprese che possono richiedere ed eventualmente ottenere l’attestazione di qualificazione sono : le imprese individuali, le società di persone ( S.n.c., S.a.s), le società di capitali ( S.r.l., S.p.a., S.a.p.a.), le società cooperative, i consorzi tra cooperative di p. l., i consorzi tra imprese artigiane e i consorzi stabili. La validità dell’attestazione è di tre anni, come detta il D.P.R.34/2000 ed è rinnovabile.

L’Attestazione viene rilasciata da apposite Società Organismo di Attestazione (SOA) che accertano ed attestano l’esistenza nei soggetti esecutori di lavori pubblici dei requisiti di ordine generale, tecnico-organizzativi, economico-finanziari.

Di fatto, in luogo dell’iscrizione all’Albo Nazionale Costruttori (oggi abolito) e in virtù della nuova normativa in ambito di appalti pubblici, l’Attestazione SOA è oggi un documento necessario per comprovare la capacità dell’Impresa a sostenere ogni appalto pubblico di fornitura e posa in opera con importo a base d’asta superiore a €. 150.000,00 (sia esso in appalto o in subappalto).

Tale certificazione, che ha validità quinquennale (a condizione che ne venga richiesta conferma al terzo anno di rilascio), viene valutata sulla base di un’analisi degli ultimi cinque anni di attività dell’Impresa, precedenti alla richiesta di attestazione. L’Attestazione SOA qualifica l’Impresa ad eseguire appalti per categorie di opere e classifiche di importi.

Le categorie di opere in cui si potrà ottenere la Qualificazione sono 52:

> 13 di esse rappresentano opere di carattere generale (edilizia civile e industriale, fogne e acquedotti, strade, restauri, etc.)
> 39 di esse sono riconducibili ad opere specializzate (impianti, restauri di superfici decorate, scavi, demolizioni, arredo urbano, finiture tecniche, finiture in legno, in vetro e in gesso, arginature etc.).
La categoria di opere è legata all’attività aziendale ed alla tipologia dei lavori eseguiti dall’impresa durante il suddetto periodo di riferimento.

Le classifiche di qualificazione a cui si può richiedere di essere attestati sono 8, ovvero in Euro:

> I pari a €. 258.228,00
> II pari a €. 516.457,00
> III pari a €. 1.032.913,00
> IV pari a €. 2.582.284,00
> V pari a €. 5.164.569,00
> VI pari a €. 10.329.138,00
> VII pari a €. 15.493.707,00
> VIII Per importi illimitati

ed abilitano l’Impresa a partecipare ad appalti con importi pari alla relativa classifica, accresciuta del 20%. La classifica di importi sarà commisurata alla capacità economica e tecnica dell’Impresa.

Le Società Organismi di Attestazione (SOA) sono organismi di diritto privato con forma giuridica di S.p.A., autorizzati dall’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, che accertano l’esistenza nei soggetti esecutori di Lavori Pubblici degli elementi di qualificazione, ovvero della conformità dei requisiti alle disposizioni comunitarie in materia di qualificazione dei soggetti esecutori di Lavori Pubblici, riassunti nel Regolamento per il Sistema di Qualificazione, Decreto del Presidente della Repubblica 25.01.1000, n. 34.

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